Cattivo sangue non mente. La passione smodata per la regia nel teatro d'opera, Nicola Sani l'aveva dimostrata già alla sua prima esperienza di direttore artistico all'Opera di Roma, chiamatovi da Ernani, su indicazione dello stesso partito che governa Bologna. In quei mesi dell'Opera di Roma si parlava quasi esclusivamente per le regie 'trasgressive' che facevano la gioia di Sani, il quale in tale ambito era forse più competente che nel melodramma - come ebbe a malignare un compositore suo sodale (Battistelli), del quale pure s'era malignato altrettanto( Bruno Cagli, all'epoca candidato assieme a Battistelli alla carica di Sovrintendente di Santa Cecilia).
Del resto, ancora quando era a capo della fabbrica 'Scelsi' (la cui conduzione 'manageriale' era stata la sua fortuna) Nicola Sani s'era pavoneggiato per una regia sull'amato musicista al Festival di Salisburgo, affidata a Christoph Marthaler, che anche noi vedemmo in occasione della prima. Si trattava di uno spettacolo ORIGINALE sul musicista osannato nel mondo, di cui Sani per anni è stato il predicatore più accanito ed efficiente, ricevendone benefici anche per se stesso. Lapalissiano!
Marthaler aveva costruito da zero, INVENTANDOLO, uno spettacolo sull'enigmatico musicista, ed andava bene così.
Altra cosa è affidare ad un regista come Marthaler o altri - di cui Sani va pazzo - la regia di un melodramma, metti come 'Il ratto dal serraglio di Mozart, che sta per inaugurare la stagione a Bologna, con la direzione di Znajder - violinista passato alla direzione che debutta in buca - e con la regia 'trasgressiva', per la gioia di Sani -ma non si sa se anche del pubblico - di Martin Kusej, in parte ( ma solo in parte, perché anche in un festival di tradizioni 'avanguardiste', gli hanno detto di non strafare) battezzata all'ultima edizione di Aix-en-Provence, che l'ha prodotta con il Teatro di Brema, e che ora, per effetto dell'importazione italiana, risulta coprodotta anche da Bologna.
Dove in tutta evidenza a Kusej gli hanno detto: dagli giù senza pietà. E lui, invitato a nozze, l'ha fatto.
Di tale insensata accelerazione, noi non ne avremmo saputo, se una candidata a sindaco di Bologna, bocciata dagli elettori, non avesse ' RUBATO' - tutta una finta !- una foto nel corso delle prove. Una foto che ritrae in scena un gruppo di personaggi che sembrano prelevati dai crudelissimi paesaggi ISIS ed impiantati sul palcoscenico bolognese.
Senza questo trucco e l'altro del convegno tenutosi ieri, intitolato 'Islam fra Oriente ed Occidente', dell'inaugurazione di stagione al Comunale di Bologna, dove un attento e munifico mecenate ha rifatto le poltrone di platea, nessuno avrebbe parlato in positivo.
Negli ultimi mesi il Teatro bolognese e la sua gestione sono finiti spessissimo sui giornali, è vero, ma a causa delle finanze disastrate e del possibile fallimento, e della 'ristrutturazione', cosiddetta, con il licenziamento di 30 dipendenti, per il quale la 'prima' potrebbe saltare, causa sciopero solidale.
Dunque la favola della bella Costanza, tenuta segregata da un Pascià nel suo harem, alla fine liberata dallo stesso Pascià ' clemente' - e misericordioso, aggiungiamo noi - viene rivista attraverso la lente deformante delle atrocità che l'Islam commette anche sulle donne.
A questo punto, capita l'antifona, occorre riconoscere a Kusej che qualcosa ci ha risparmiato, nel racconto del rapimento della bella fanciulla ad opera di pirati, e cioè la tentatrice allusione ai nostri due marinai che avendo sparato all'indirizzo di pirati, sono stati tenuti prigionieri in India ed attendono ancora il verdetto definitivo dei vari tribunali.
A margine di tutta questa vicenda è da registrare la crepa creatasi nella schiera dei giornalisti sostenitori del teatro di regia, nel quale un altro sovrintendente, quello di Roma, Fuortes, è il portabandiera riconosciuto, assieme a Sani.
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sabato 14 gennaio 2017
Teatro Comunale di Bologna. Una crepa fra i giornalisti, sostenitori ad oltranza della 'regia' nel teatro d'opera
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sabato 3 dicembre 2016
Enrico Prampolini approda al MACRO di Roma. Dodici anni fa l'ultima, importante, mostra a Città di Castello
Era il 2004, per un anno curammo la direzione artistica del castellano 'Festival delle Nazioni'- su indicazione di Salvatore Sciarrino alla cupola messa a capo del festival, dove tuttora impera - e per l'occasione pensammo ad una mostra d'arte da affiancare al grosso delle manifestazioni, che erano naturalmente musicali, altrimenti non avremmo accettato.
Avevamo da poco, per ragioni di studio preso contatti con l'Archivio storico dell'Opera di Roma, guidato tuttora da Francesco Reggiani, nel quale prendemmo di visione di molti documenti sul famoso festival di 'Musica contemporanea' che ebbe luogo, in pieno regime, nel 1842, durante il quale si ebbero rappresentazioni anche di opere, bollate come 'musica degenerata' dal nazismo, e fra le tante, anche di un 'opera di Malipiero resa celebre anche per i bozzetti e figurini di Prampolini.
Ci venne l'idea di ospitarvi una mostra, nel corso del festival, per illustrare la lunga collaborazione del noto pittore con l'Opera di Roma, durata dal 1931 al 1953.
Cui rivolgemmo all'allora sovrintendente, Ernani, che fece sua la nostra idea e procedemmo ad organizzare la mostra. Noi, naturalmente, solo dal punto di vista organizzativo, affidando la cura e la scelta del materiale ad uno studioso come Maurizio Calvesi, allora a capo della Fondazione Burri di Città di Castello. Il prof. Calvesi scelse i bozzetti da mostrare - che arrivavano ad oltre cento e perciò non potevamo esporli tutti - ma ne esponemmo, tuttavia, una settantina che illustravano tutti i lavori fatti per l'Opera di Roma.
Era la prima volta che il bellissimo materiale usciva dall'Archivio dell'Opera di Roma in così gran quantità. Calvesi prsentò l'opera di Prampolini nel bel catalogo a colori, presente e consultabile nel sistema bibliotecario italiano.
La mostra ospitata nello storico Palazzo Vietlli a Sant'Egidio restò aperta per tutta la durata del festival ( 21 agosto- 5 settembre) dopo di che il prezioso materiale fu riconsegnato all'Archivio dell'Opera di Roma. In tutti questi anni, in varie occasioni abbiamo visto esposti nel foyer alcuni bozzetti.
Ora una mostra su Prampolini - naturalmente non solo quello conservato nell'Archivio storico dell'Opera. si apre al MACRO di Roma.
A Città di Castello la direzione stabile del festival che ha preso il nostro posto e che da allora non è mai più cambiata, ha proseguito sulla strada dell'arte visiva, proiettando su palazzi e mura cittadine le opere di Michelangelo, Leonardo o Raffaello. Contro i quali, anche un Prampolini dal vero, non poteva certo averla vinta.
Avevamo da poco, per ragioni di studio preso contatti con l'Archivio storico dell'Opera di Roma, guidato tuttora da Francesco Reggiani, nel quale prendemmo di visione di molti documenti sul famoso festival di 'Musica contemporanea' che ebbe luogo, in pieno regime, nel 1842, durante il quale si ebbero rappresentazioni anche di opere, bollate come 'musica degenerata' dal nazismo, e fra le tante, anche di un 'opera di Malipiero resa celebre anche per i bozzetti e figurini di Prampolini.
Ci venne l'idea di ospitarvi una mostra, nel corso del festival, per illustrare la lunga collaborazione del noto pittore con l'Opera di Roma, durata dal 1931 al 1953.
Cui rivolgemmo all'allora sovrintendente, Ernani, che fece sua la nostra idea e procedemmo ad organizzare la mostra. Noi, naturalmente, solo dal punto di vista organizzativo, affidando la cura e la scelta del materiale ad uno studioso come Maurizio Calvesi, allora a capo della Fondazione Burri di Città di Castello. Il prof. Calvesi scelse i bozzetti da mostrare - che arrivavano ad oltre cento e perciò non potevamo esporli tutti - ma ne esponemmo, tuttavia, una settantina che illustravano tutti i lavori fatti per l'Opera di Roma.
Era la prima volta che il bellissimo materiale usciva dall'Archivio dell'Opera di Roma in così gran quantità. Calvesi prsentò l'opera di Prampolini nel bel catalogo a colori, presente e consultabile nel sistema bibliotecario italiano.
La mostra ospitata nello storico Palazzo Vietlli a Sant'Egidio restò aperta per tutta la durata del festival ( 21 agosto- 5 settembre) dopo di che il prezioso materiale fu riconsegnato all'Archivio dell'Opera di Roma. In tutti questi anni, in varie occasioni abbiamo visto esposti nel foyer alcuni bozzetti.
Ora una mostra su Prampolini - naturalmente non solo quello conservato nell'Archivio storico dell'Opera. si apre al MACRO di Roma.
A Città di Castello la direzione stabile del festival che ha preso il nostro posto e che da allora non è mai più cambiata, ha proseguito sulla strada dell'arte visiva, proiettando su palazzi e mura cittadine le opere di Michelangelo, Leonardo o Raffaello. Contro i quali, anche un Prampolini dal vero, non poteva certo averla vinta.
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martedì 16 giugno 2015
Lionello Cammarota era candidato alla direzione del teatro dell'Opera di Roma. Lo afferma il diretto interessato
Lionello Cammarota fu messo sotto processo per una brutta storia di irregolarità, ancor più più brutta perchè giocata sulla pelle degli studenti del Conservatorio di cui all'epoca era direttore. Avrebbe utilizzato i fondi europei per dei corsi 'fantasma' , nonostante che agli allievi altrettanto fantasma fossero stati dati i relativi diplomi, non 'fantasma'. Cammarota rivendica l'aver segnalato egli stesso alla magistratura ed al MIUR ( il Ministero, per intenderci) le irregolarità a lui contestate. Ma chi era il direttore del Conservatorio che avrebbe dovuto vigilare sulle presunte irregolarità?
Passiamo sopra alcune incongruenze del caso, resta che oggi la magistratura l'ha scagionato da ogni accusa. E noi ne prendiamo atto, e siamo contenti per lui.
Ma la vera notizia è che Cammarota vorrebbe essere risarcito di un altro doppio danno, oltre quello di immagine, naturalmente. Quello di non essere diventato, a seguito del processo, direttore dell'Opera di Roma ed anche Presidente del Conservatorio, del quale era stato direttore e che all'epoca aveva a presidente, se non sbagliamo, tale Visconti, il cui nome - ma forse è un omonimo - le ultime cronache, non rose, della Capitale hanno messo in evidenza.
Chi aveva promesso a Cammarota che l'avrebbe nominato direttore dell'Opera? Alemanno che all'epoca era sindaco di Roma? per quali meriti, esperienza e titoli?
E già che Alemanno aveva voluto come suo personale consulente artistico all'Opera Colabianchi, dopo l'uscita di Ernani e Sani, accasatisi poi a Bologna. Se Colabianchi, perchè non anche io ? Aveva ragionato Cammarota che lo sperava. Ma forse si sbagliava.
Come si era sbagliato anche un'altra volta, precedentemente, al tempo del trasferimento all'Auditorium della preziosa sezione della Biblioteca dell'Accademia di Santa Cecilia, che faceva tutt'uno con quella in dotazione al Conservatorio. Ci furono infinite proteste di musicologi e musicisti. protestò anche Petrassi, dicendo che i libri sono beni preziosi ma fragili, meglio custodirli bene dove si trovano.Non si oppose Cammarota, allora direttore del Conservatorio.
Cammarota, assecondando Luciano Berio, nella sua decisione di trasferire il patrimonio dell' Accademia nella nuova sede, smembrando la celebre biblioteca, e scontentando tanti studiosi che ormai facevano riferimento alla biblioteca di Via dei Greci, sperava quella volta di essere aiutato a diventare 'accademico di santa cecilia'. Aiutato da Berio. Sì, campa cavallo. Cosa ne poteva venire al celebre musicista dalla promozione di Camamrota? Speranza anche quella volta andata in fumo.
Si tratta di fatti ben noti, noi stessi ne scrivemmo all'epoca su uno dei giornali ai quali collaboravamo.
Ci siamo sbagliati. Il quotidiano 'Il tempo' riferendo del totale scagionamento di Cammarota dalle accuse dei corsi e diplomi 'fantasma', sostiene che il duplice danno recato a Cammarota riguardava oltre la direzione del Teatro dell'Opera, anche la Presidenza dell'Accademia di santa Cecilia. E questa chi gliela aveva promessa? E magari anche la Presidenza della Repubblica, conquistata per un pugno di voti in più, da Giorgio Napolitano.
Passiamo sopra alcune incongruenze del caso, resta che oggi la magistratura l'ha scagionato da ogni accusa. E noi ne prendiamo atto, e siamo contenti per lui.
Ma la vera notizia è che Cammarota vorrebbe essere risarcito di un altro doppio danno, oltre quello di immagine, naturalmente. Quello di non essere diventato, a seguito del processo, direttore dell'Opera di Roma ed anche Presidente del Conservatorio, del quale era stato direttore e che all'epoca aveva a presidente, se non sbagliamo, tale Visconti, il cui nome - ma forse è un omonimo - le ultime cronache, non rose, della Capitale hanno messo in evidenza.
Chi aveva promesso a Cammarota che l'avrebbe nominato direttore dell'Opera? Alemanno che all'epoca era sindaco di Roma? per quali meriti, esperienza e titoli?
E già che Alemanno aveva voluto come suo personale consulente artistico all'Opera Colabianchi, dopo l'uscita di Ernani e Sani, accasatisi poi a Bologna. Se Colabianchi, perchè non anche io ? Aveva ragionato Cammarota che lo sperava. Ma forse si sbagliava.
Come si era sbagliato anche un'altra volta, precedentemente, al tempo del trasferimento all'Auditorium della preziosa sezione della Biblioteca dell'Accademia di Santa Cecilia, che faceva tutt'uno con quella in dotazione al Conservatorio. Ci furono infinite proteste di musicologi e musicisti. protestò anche Petrassi, dicendo che i libri sono beni preziosi ma fragili, meglio custodirli bene dove si trovano.Non si oppose Cammarota, allora direttore del Conservatorio.
Cammarota, assecondando Luciano Berio, nella sua decisione di trasferire il patrimonio dell' Accademia nella nuova sede, smembrando la celebre biblioteca, e scontentando tanti studiosi che ormai facevano riferimento alla biblioteca di Via dei Greci, sperava quella volta di essere aiutato a diventare 'accademico di santa cecilia'. Aiutato da Berio. Sì, campa cavallo. Cosa ne poteva venire al celebre musicista dalla promozione di Camamrota? Speranza anche quella volta andata in fumo.
Si tratta di fatti ben noti, noi stessi ne scrivemmo all'epoca su uno dei giornali ai quali collaboravamo.
Ci siamo sbagliati. Il quotidiano 'Il tempo' riferendo del totale scagionamento di Cammarota dalle accuse dei corsi e diplomi 'fantasma', sostiene che il duplice danno recato a Cammarota riguardava oltre la direzione del Teatro dell'Opera, anche la Presidenza dell'Accademia di santa Cecilia. E questa chi gliela aveva promessa? E magari anche la Presidenza della Repubblica, conquistata per un pugno di voti in più, da Giorgio Napolitano.
giovedì 9 aprile 2015
Amministrazione trasparente OSCURATA alla IUC e al Comunale di Bologna
E' da tempo che ci battiamo perché i dati relativi ai compensi dei vertici e dei collaboratori apicali delle istituzioni musicali, in primis le Fondazioni lirico-sinfoniche, finanziate con soldi pubblici, siano presenti sui siti ufficiali delle istituzioni, ed accessibili a tutti, nella pagina 'Amministrazione trasparente'. Come prescrive la legge ( DL 33/13). Notiamo, invece, che per venire a capo di detta pagina, quando è presente, occorre superare un percorso ad ostacoli fatto apposta perché tali dati non sino facilmente accessibili a chiunque voglia conoscerli, senza che la legge che li prescrive faccia nulla per rimediarvi (per la solita perversa complicità che lega istituzioni e ministero -Nastasi - che dovrebbe, invece, vigilare sull'osservanza di tale norma e che aveva minacciato un taglio ai finanziamenti laddove tali dati non fossero stati forniti). Noi saremmo anche per la pubblicità dei compensi agli artisti scritturati. per la semplice ragione che anche lì, quando si discute del problema, si leggono cose inverosimili e lontanissime dalla realtà, mentre poi si riscontra nei rari casi scandalosi che vengono alla luce, come si spenda senza regole. Come ci pare, a tal proposito, di aver letto per le recite di Turandot andata in scena l'estate scorsa al Lirico di Cagliari, gestione Meli, costato al pari di un allestimento scaligero. Può farlo un ente che ha voragini nel bilancio? E il Ministero può lasciar correre, senza intervenire?
Crediamo che se anche i cachet degli artisti fossero resi pubblici, tanti casini, imbrogli, compensi esosi da un lato e ritardi vergognosi nei pagamenti ai più deboli, potrebbero finalmente essere archiviati.
A tale proposito, lo abbiamo più volte scritto, non riusciamo a leggere da nessuna parte, nel sito della Istituzione Universitaria dei Concerti (IUC) di Roma, quale sia il compenso di Francesca Fortuna, direttore generale dell'istituzione; mentre leggiamo che tutti gli altri componenti il consiglio direttivo - nel quale siede un'altra Fortuna (Altea, chi è) - e quello artistico, collaborarono GRATUITAMENTE. Perchè soltanto del direttore generale, che non compare nelle due liste di collaboratori gratuiti, non possiamo sapere quanto guadagna? Non è facoltativo da parte della IUC renderlo noto. Lo prescrive la legge.
Come non riusciamo ancora a leggere sul sito del Teatro Comunale di Bologna, dove da un paio di mesi si è insediato il nuovo sovrintendente Nicola Sani che, evidentemente, già direttore artistico, vorrà tenere per sé le due cariche, quanto guadagni ad anno nel quinquennio in cui resterà in carica.
Certo si è insediato da poco, ma il suo compenso dovrebbe essere stato già stabilito, perché allora non viene reso noto nella pagina 'amministrazione trasparente', dove i dati più recenti riguardano il 2014?
Nel caso del Comunale di Bologna e di Nicola Sani ci spinge una curiosità ulteriore. Ernani, suo predecessore, guadagnava meno di tutti gli altri sovrintendente in Italia ( 120.000 Euro circa) e lui, allora consulente per la direzione artistica, neppure 70.000 Euro. Ci piacerebbe sapere se, ora, nella doppia carica di sovrintendente e direttore artistico, abbia intenzione di cumulare i due compensi, anche per rifarsi di quello abbastanza basso della sua precedente prestazione bolognese. Faceva così Cagli, beneficiando a Santa Cecilia di un compenso annuo di ben oltre 300.000 Euro, sebbene avesse poi una schiera di collaboratori per la direzione artistica che quindi troppo cara veniva a costare, e fa così anche dall'Ongaro, suo successore, che ha fissato il suo compenso al massimo previsto dalla legge: 240.000 Euro.
Mentre fa il furbo Fuortes, all'Opera di Roma, dove ha dichiarato di percepire appena (!) 177.000 Euro, dimenticando di annotare che, nei primi cinque mesi di quest'anno, Musica per Roma, dove resta ancora Amministratore delegato, lo compenserà con altri 62.000 Euro che portano il suo compenso totale per il 2015, a 239.000 Euro, ben al di sotto del suo omologo a Santa Cecilia. Di Un ( pardon:1.000) Euro.
A quando allora, la pubblicazione?
Crediamo che se anche i cachet degli artisti fossero resi pubblici, tanti casini, imbrogli, compensi esosi da un lato e ritardi vergognosi nei pagamenti ai più deboli, potrebbero finalmente essere archiviati.
A tale proposito, lo abbiamo più volte scritto, non riusciamo a leggere da nessuna parte, nel sito della Istituzione Universitaria dei Concerti (IUC) di Roma, quale sia il compenso di Francesca Fortuna, direttore generale dell'istituzione; mentre leggiamo che tutti gli altri componenti il consiglio direttivo - nel quale siede un'altra Fortuna (Altea, chi è) - e quello artistico, collaborarono GRATUITAMENTE. Perchè soltanto del direttore generale, che non compare nelle due liste di collaboratori gratuiti, non possiamo sapere quanto guadagna? Non è facoltativo da parte della IUC renderlo noto. Lo prescrive la legge.
Come non riusciamo ancora a leggere sul sito del Teatro Comunale di Bologna, dove da un paio di mesi si è insediato il nuovo sovrintendente Nicola Sani che, evidentemente, già direttore artistico, vorrà tenere per sé le due cariche, quanto guadagni ad anno nel quinquennio in cui resterà in carica.
Certo si è insediato da poco, ma il suo compenso dovrebbe essere stato già stabilito, perché allora non viene reso noto nella pagina 'amministrazione trasparente', dove i dati più recenti riguardano il 2014?
Nel caso del Comunale di Bologna e di Nicola Sani ci spinge una curiosità ulteriore. Ernani, suo predecessore, guadagnava meno di tutti gli altri sovrintendente in Italia ( 120.000 Euro circa) e lui, allora consulente per la direzione artistica, neppure 70.000 Euro. Ci piacerebbe sapere se, ora, nella doppia carica di sovrintendente e direttore artistico, abbia intenzione di cumulare i due compensi, anche per rifarsi di quello abbastanza basso della sua precedente prestazione bolognese. Faceva così Cagli, beneficiando a Santa Cecilia di un compenso annuo di ben oltre 300.000 Euro, sebbene avesse poi una schiera di collaboratori per la direzione artistica che quindi troppo cara veniva a costare, e fa così anche dall'Ongaro, suo successore, che ha fissato il suo compenso al massimo previsto dalla legge: 240.000 Euro.
Mentre fa il furbo Fuortes, all'Opera di Roma, dove ha dichiarato di percepire appena (!) 177.000 Euro, dimenticando di annotare che, nei primi cinque mesi di quest'anno, Musica per Roma, dove resta ancora Amministratore delegato, lo compenserà con altri 62.000 Euro che portano il suo compenso totale per il 2015, a 239.000 Euro, ben al di sotto del suo omologo a Santa Cecilia. Di Un ( pardon:1.000) Euro.
A quando allora, la pubblicazione?
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giovedì 5 marzo 2015
Finto bando pubblico per manifestazione di interesse alla nomina di sovrintendente delle fondazioni liriche.Napoli,verona,cagliari, parma...
Da qualche mese la democrazia s'è impiantata prepotentemente nella gestione delle nostre istituzioni culturali, prime fra tutte le fondazioni liriche che rappresentano una rete ben distribuita sul territorio, produttiva se viene ben amministrata, e di enorme interesse per lo sviluppo.
D'ora in avanti, viene da pensare che episodi come quelli del Teatro Massimo di Palermo dove il sindaco Orlando ha messo a capo, per sua insindacabile volontà e disposizione, il suo assessore Giambrone - già al secondo giro, essendo passato anni fa dall'assessorato comunale al teatro - non si verificheranno più in Italia.
Quando si deve scegliere il vertice di una fondazione lirica che ha una notevole responsabilità in fatto di gestione e di promozione culturale, i sindaci - che restano, nonostante la loro palese ignoranza in materia, a capo delle fondazioni liriche, del loro consiglio di indirizzo intendiamo - si stanno a bituando ad utilizzare lo strumento del bando pubblico. Chi intende essere valutato per la sovrintendenza di una fondazione lirica, ritenendo di avere titoli ed esperienza necessari ed adeguiati, segnali il suo nome all'ente, accludendo il suo curriculum di studi e professionale. Chi averà più titoli ed esperienza sarà prescelto. Tutto bene, sì. Salvo che per una postilla del bando. I sindaci non sono tenuti a scegliere necessariamente dall'elenco dei candidati, possono insomma fottersene e fare di testa propria.
E' quanto è accaduto, ad esempio, a Parma, al Teatro Regio - che non è fondazione lirica, sebbene abbia un passato ed una storia assolutamente grandiosi. Pizzarotti ha fatto anche lui un bando, ha creato una commissione esaminatrice e poi ha scelto due persone che non si erano neppure candidate. Non vogliamo difendere i candidati ritenuti idonei dalla commissione presieduta da Cristiano Chiarot, sovrintendente della Fenice. Anche il candidato segnalato dalla Commissione non aveva i requisiti di esperienze neppure di preparazione per ottenere quell'incarico. E, perciò, in quel caso ci sentiamo di dire, per le nostre modeste conoscenze, che quella Commissione aveva toppato, oppure aveva scelto il meno peggio in fatto di preparazione ed esperienza.
Anche il Teatro di Cagliari, dopo l'uscita di Meli, era ricorso al medesimo bando. Fra i candidati ci sembra abbia fatto una scelta giusta, nominando Angela Spocci, che non apparterrà alla crema della crema del mondo musicale, però il mestiere di sovrintendente lo ha già fatto e pure a Cagliari, da commissario, anni fa.
Ora ci prova anche Napoli per sostituire la Purchia, il cui mandato è terminato. E anche nel bando del San Carlo, firmato da De Magistris, c'è la solita clausola di salvaguardia del conosciuto vizio della politica di impicciarsi di cose che non conosce e non capisce. E siamo certi che la scelta anche a Napoli avverrà per insindacabile decisione di De Magistris che presiede il cosiddetto Consiglio di indirizzo.
Come del resto è accaduto a Roma, dove la riconferma di Fuortes - che ancora non molla 'Musica per Roma', per la quale il sindaco ha promesso anche lì un bando internazionale, che ancora non si è visto - è stata fatta da un Consiglio di indirizzo nel quale siede la crocerossina Maria Pia Garavaglia, la scrittrice e televisiva Maria Pia Ammirati, una signora addetta alle pubbliche relazioni - della quale non ricordiamo il nome, ci perdoni - ed un economista. Dunque ha scelto Marino, incurante della figuraccia che lui e Fuortes hanno fatto agli occhi del mondo con la cosiddetta minacciata 'esternalizzazione'. Vedremo cosa saprà fare Fuortes. Per ora il bilancio l'ha sanato il governo ( Legge Bray) e non lui, e gli sponsor ancora non li ha nè trovati nè portati, solo minacciati. Staremo a vedere.
A Genova ha scelto il sindaco Doria, chiamando da Parma Maurizio Roi ( a Parma Genova era già ricorsa in un'altra occasione. Speriamo vada tutto bene, visto che quello genovese è uno dei teatri nella grande tormenta). Ed anche Bologna, spodestato Ernani, ha messo in trono Sani, per volontà esclusiva, divina addirittura, nonostante la matrice politica del sindaco.
Trieste, sembra fuori dei confini italiani, facciamo fatica a capire che cosa succede lì.
Ora c'è anche il Caso Arena di Verona, il cui sovrintendente uscente, Girondini, imposto già una volta dal democratico Tosi, senza averne competenza ed esperienza, ma solo fedeltà al sindaco, era stato contestato anche pubblicamente, da alcuni esponenti del mondo musicale che ne chiedevano la destituzione. E invece no, dopo il bando, e le infinite candidature, come i sovrintendenti appartenenti alla 'compagnia di giro per le sovrintendenze' fra cui anche Catello De Martino, Francesco Ernani, Angela Spocci, Mauro Meli, e pure Ferdinando Pinto, il quale si sarà detto. ma se partecipano tutti quei... perchè non posso partecipare io, in considerazione del glorioso passato della sua gestione al Petruzzelli, ante incendio; ed altri trentacinque candidati, quell'elenco è stato stracciato dal sindaco.Tosi se ne è fregato di tutto e tutti ed ha fatto candidare dal Consiglio di indirizzo nuovamente Girondini che, ovviamente non compare in quell'elenco. A Lui pensa Tosi.
Ci dite, di grazia, perchè dovremmo credere alle riforme ed alla volontà del ministero di Franceschini e Nastasi di voltar pagina.
D'ora in avanti, viene da pensare che episodi come quelli del Teatro Massimo di Palermo dove il sindaco Orlando ha messo a capo, per sua insindacabile volontà e disposizione, il suo assessore Giambrone - già al secondo giro, essendo passato anni fa dall'assessorato comunale al teatro - non si verificheranno più in Italia.
Quando si deve scegliere il vertice di una fondazione lirica che ha una notevole responsabilità in fatto di gestione e di promozione culturale, i sindaci - che restano, nonostante la loro palese ignoranza in materia, a capo delle fondazioni liriche, del loro consiglio di indirizzo intendiamo - si stanno a bituando ad utilizzare lo strumento del bando pubblico. Chi intende essere valutato per la sovrintendenza di una fondazione lirica, ritenendo di avere titoli ed esperienza necessari ed adeguiati, segnali il suo nome all'ente, accludendo il suo curriculum di studi e professionale. Chi averà più titoli ed esperienza sarà prescelto. Tutto bene, sì. Salvo che per una postilla del bando. I sindaci non sono tenuti a scegliere necessariamente dall'elenco dei candidati, possono insomma fottersene e fare di testa propria.
E' quanto è accaduto, ad esempio, a Parma, al Teatro Regio - che non è fondazione lirica, sebbene abbia un passato ed una storia assolutamente grandiosi. Pizzarotti ha fatto anche lui un bando, ha creato una commissione esaminatrice e poi ha scelto due persone che non si erano neppure candidate. Non vogliamo difendere i candidati ritenuti idonei dalla commissione presieduta da Cristiano Chiarot, sovrintendente della Fenice. Anche il candidato segnalato dalla Commissione non aveva i requisiti di esperienze neppure di preparazione per ottenere quell'incarico. E, perciò, in quel caso ci sentiamo di dire, per le nostre modeste conoscenze, che quella Commissione aveva toppato, oppure aveva scelto il meno peggio in fatto di preparazione ed esperienza.
Anche il Teatro di Cagliari, dopo l'uscita di Meli, era ricorso al medesimo bando. Fra i candidati ci sembra abbia fatto una scelta giusta, nominando Angela Spocci, che non apparterrà alla crema della crema del mondo musicale, però il mestiere di sovrintendente lo ha già fatto e pure a Cagliari, da commissario, anni fa.
Ora ci prova anche Napoli per sostituire la Purchia, il cui mandato è terminato. E anche nel bando del San Carlo, firmato da De Magistris, c'è la solita clausola di salvaguardia del conosciuto vizio della politica di impicciarsi di cose che non conosce e non capisce. E siamo certi che la scelta anche a Napoli avverrà per insindacabile decisione di De Magistris che presiede il cosiddetto Consiglio di indirizzo.
Come del resto è accaduto a Roma, dove la riconferma di Fuortes - che ancora non molla 'Musica per Roma', per la quale il sindaco ha promesso anche lì un bando internazionale, che ancora non si è visto - è stata fatta da un Consiglio di indirizzo nel quale siede la crocerossina Maria Pia Garavaglia, la scrittrice e televisiva Maria Pia Ammirati, una signora addetta alle pubbliche relazioni - della quale non ricordiamo il nome, ci perdoni - ed un economista. Dunque ha scelto Marino, incurante della figuraccia che lui e Fuortes hanno fatto agli occhi del mondo con la cosiddetta minacciata 'esternalizzazione'. Vedremo cosa saprà fare Fuortes. Per ora il bilancio l'ha sanato il governo ( Legge Bray) e non lui, e gli sponsor ancora non li ha nè trovati nè portati, solo minacciati. Staremo a vedere.
A Genova ha scelto il sindaco Doria, chiamando da Parma Maurizio Roi ( a Parma Genova era già ricorsa in un'altra occasione. Speriamo vada tutto bene, visto che quello genovese è uno dei teatri nella grande tormenta). Ed anche Bologna, spodestato Ernani, ha messo in trono Sani, per volontà esclusiva, divina addirittura, nonostante la matrice politica del sindaco.
Trieste, sembra fuori dei confini italiani, facciamo fatica a capire che cosa succede lì.
Ora c'è anche il Caso Arena di Verona, il cui sovrintendente uscente, Girondini, imposto già una volta dal democratico Tosi, senza averne competenza ed esperienza, ma solo fedeltà al sindaco, era stato contestato anche pubblicamente, da alcuni esponenti del mondo musicale che ne chiedevano la destituzione. E invece no, dopo il bando, e le infinite candidature, come i sovrintendenti appartenenti alla 'compagnia di giro per le sovrintendenze' fra cui anche Catello De Martino, Francesco Ernani, Angela Spocci, Mauro Meli, e pure Ferdinando Pinto, il quale si sarà detto. ma se partecipano tutti quei... perchè non posso partecipare io, in considerazione del glorioso passato della sua gestione al Petruzzelli, ante incendio; ed altri trentacinque candidati, quell'elenco è stato stracciato dal sindaco.Tosi se ne è fregato di tutto e tutti ed ha fatto candidare dal Consiglio di indirizzo nuovamente Girondini che, ovviamente non compare in quell'elenco. A Lui pensa Tosi.
Ci dite, di grazia, perchè dovremmo credere alle riforme ed alla volontà del ministero di Franceschini e Nastasi di voltar pagina.
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lunedì 9 febbraio 2015
SANI RESTA ANCHE ALLA ACCADEMIA CHIGIANA DI SIENA, MENTRE SI TRASFERISCE A BOLOGNA.
Alla fine di ottobre 2014, Bennici ha lasciato la direzione artistica della Chigiana di Siena, dopo 17 anni ininterrotti di gloria, senza che riprendesse per una sola volta in tutti questi anni in mano la viola, che ha pensato bene di donare alla Chigiana, salutando la storica istituzione di alta formazione musicale.
Il nuovo presidente della Chigiana il prof. Clarich, neopresidente anche della Fondazione del Monte dei Paschi, ha chiamato, con un telegramma urgente, a sostituirlo, dal 1 novembre, il m. Nicola Sani, il cui incarico sarebbe dovuto terminare alla fine di gennaio 2015. Nel frattempo ha diffuso un bando internazionale per la ricerca del nuovo direttore artistico. Ed ha anche formato una commissione che esaminerà le candidature, formata da Pereira, che lavorava alla Olivetti prima di intraprendere la carriera di operatore musicale che l'ha portato fino alla Scala, Cagli, che a giorni dovrebbe lasciare l'Accademia di santa Cecilia, dopo una ventina di interminabili anni, e da una signora che farebbe di nome Paola Toniolo Messinis ( niente a che vedere con il celebre critico votato all'avanguardia?).
Nel mentre che la commissione esamina le candidature, fra le quali circolano alcuni nomi di aspiranti 'a tutto', ben noti alle italiche cronache, il presidente Clarich ha pensato di prolungare l'incarico di consulente a Nicola Sani, fino a settembre 2015, e cioè fino a dopo la fine dell'attività didattica e festivaliera estiva della Chigiana.
Per l'attività didattica - il settore nel quale Sani sarebbe maggiormente specializzato - Sani per il momento, anche perchè non ha avuto materialmente il tempo per cambiare le cose, ha confermato tutti i corsi della stagione passata, ad eccezione di quello tenuto da Bacalov ( musica per film) che ha cancellato, mentre ne ha aggiunto uno di percussioni, richiestissimo secondo le ampie informazioni di Sani.
Il quale intanto, per ragioni che hanno a che fare con i rapporti con il Ministero, ha dovuto impegnarsi quasi esclusivamente, nei rari momenti in cui ha distolto la sua attenzione dal Comunale di Bologna ( dove era consulente artistico di Ernani), del programma concertistico della prossima 'Settimana Musicale Senese'. La qual cosa deve aver fatto in un baleno, data la sua svelta competenza in fatto di direzione artistica.
Ora dai primi di questo febbraio, Sani è il nuovo sovrintendente del Teatro Comunale di Bologna , in sostituzione di Ernani - del quale non si sa che fine lo attenda, fuori o dentro il teatro; consulente di quello che fino all'altro ieri era stato suo dipendente e consulente? - e che, probabilmente, manterrà anche la carica di direttore artistico - che è quello che ha fatto da anni - e sarà invece affiancato da responsabili amministrativi che vigileranno sulla cassa del teatro, che, a detta di Ernani, era stata lasciata semivuota dal suo predecessore Tutino, l'operista indaffarato. Un settore nel quale Sani non ha mai messo le mani e che perciò è forse non capace a reggere.
E la Chigiana? Alla Chigiana dedicherà qualche briciola del suo tempo preziosissimo ed ormai richiesto in tutto il mondo. Di questo passo, fra qualche anno, dopo Hinterhauser, ce lo ritroveremo anche a Salisburgo, o forse alla Scala, dopo Pereira.
C'è chi avverte, a giustificazione di certe carriere improvvise e fulminee, che in favore sia di Sani che di alcuni candidati alla direzione artistica della Chigiana, di cui si conoscono già i nomi, c'è tutto uno sventolio di grembiulini fra Bologna e Siena. Come sbagliarsi?
Sani, infine, è anche consigliere di amministrazione dell'Archivio Luigi Nono di Venezia. E, come volevasi dimostrare, a Bologna non c'è stagione e festival senza NONO.
P.S. Alla Chigiana Sani ha mantenuto lo stesso stile di Bologna. Nelle dichiarazioni ufficiali, nessun ringraziamento o saluto per Ernani, suo predecessore ed anche sponsor, a Bologna, come nessun ringraziamento o saluto a Siena per Aldo Bennici,semplice suo predecessore per molti anni . Lo stile non è acqua per un uomo tutto d'un pezzo come Sani che, di conseguenza, per nessuna ragione al mondo lo cambierebbe.
Il nuovo presidente della Chigiana il prof. Clarich, neopresidente anche della Fondazione del Monte dei Paschi, ha chiamato, con un telegramma urgente, a sostituirlo, dal 1 novembre, il m. Nicola Sani, il cui incarico sarebbe dovuto terminare alla fine di gennaio 2015. Nel frattempo ha diffuso un bando internazionale per la ricerca del nuovo direttore artistico. Ed ha anche formato una commissione che esaminerà le candidature, formata da Pereira, che lavorava alla Olivetti prima di intraprendere la carriera di operatore musicale che l'ha portato fino alla Scala, Cagli, che a giorni dovrebbe lasciare l'Accademia di santa Cecilia, dopo una ventina di interminabili anni, e da una signora che farebbe di nome Paola Toniolo Messinis ( niente a che vedere con il celebre critico votato all'avanguardia?).
Nel mentre che la commissione esamina le candidature, fra le quali circolano alcuni nomi di aspiranti 'a tutto', ben noti alle italiche cronache, il presidente Clarich ha pensato di prolungare l'incarico di consulente a Nicola Sani, fino a settembre 2015, e cioè fino a dopo la fine dell'attività didattica e festivaliera estiva della Chigiana.
Per l'attività didattica - il settore nel quale Sani sarebbe maggiormente specializzato - Sani per il momento, anche perchè non ha avuto materialmente il tempo per cambiare le cose, ha confermato tutti i corsi della stagione passata, ad eccezione di quello tenuto da Bacalov ( musica per film) che ha cancellato, mentre ne ha aggiunto uno di percussioni, richiestissimo secondo le ampie informazioni di Sani.
Il quale intanto, per ragioni che hanno a che fare con i rapporti con il Ministero, ha dovuto impegnarsi quasi esclusivamente, nei rari momenti in cui ha distolto la sua attenzione dal Comunale di Bologna ( dove era consulente artistico di Ernani), del programma concertistico della prossima 'Settimana Musicale Senese'. La qual cosa deve aver fatto in un baleno, data la sua svelta competenza in fatto di direzione artistica.
Ora dai primi di questo febbraio, Sani è il nuovo sovrintendente del Teatro Comunale di Bologna , in sostituzione di Ernani - del quale non si sa che fine lo attenda, fuori o dentro il teatro; consulente di quello che fino all'altro ieri era stato suo dipendente e consulente? - e che, probabilmente, manterrà anche la carica di direttore artistico - che è quello che ha fatto da anni - e sarà invece affiancato da responsabili amministrativi che vigileranno sulla cassa del teatro, che, a detta di Ernani, era stata lasciata semivuota dal suo predecessore Tutino, l'operista indaffarato. Un settore nel quale Sani non ha mai messo le mani e che perciò è forse non capace a reggere.
E la Chigiana? Alla Chigiana dedicherà qualche briciola del suo tempo preziosissimo ed ormai richiesto in tutto il mondo. Di questo passo, fra qualche anno, dopo Hinterhauser, ce lo ritroveremo anche a Salisburgo, o forse alla Scala, dopo Pereira.
C'è chi avverte, a giustificazione di certe carriere improvvise e fulminee, che in favore sia di Sani che di alcuni candidati alla direzione artistica della Chigiana, di cui si conoscono già i nomi, c'è tutto uno sventolio di grembiulini fra Bologna e Siena. Come sbagliarsi?
Sani, infine, è anche consigliere di amministrazione dell'Archivio Luigi Nono di Venezia. E, come volevasi dimostrare, a Bologna non c'è stagione e festival senza NONO.
P.S. Alla Chigiana Sani ha mantenuto lo stesso stile di Bologna. Nelle dichiarazioni ufficiali, nessun ringraziamento o saluto per Ernani, suo predecessore ed anche sponsor, a Bologna, come nessun ringraziamento o saluto a Siena per Aldo Bennici,semplice suo predecessore per molti anni . Lo stile non è acqua per un uomo tutto d'un pezzo come Sani che, di conseguenza, per nessuna ragione al mondo lo cambierebbe.
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sabato 7 febbraio 2015
Nicola Sani, nominato sovrintendente a Bologna, ringrazia tutti tranne uno. Ma Sani, zitto zitto, era approdato anche alla Chigiana. Evidentemente era il suo momento che tuttora continua.
Nicola Sani, 53 anni, compositore, elettronico soprattutto nel settore suoni&luci, video compositore (?), indicato dal nuovo Consiglio di indirizzo del Teatro Comunale di Bologna, come candidato sovrintendente al ministro Franceschini è stato da questi nominato già l'altro ieri sovrintendente.
La carriera di Sani come operatore musicale, iniziata molti anni fa in nome di Scelsi, quale responsabile della fondazione romana intitolata alla sorella del noto musicista, è abbastanza recente e risale agli ultimi anni Duemila, a Roma, chiamatovi da Francesco Ernani, come direttore artistico all'Opera, su indicazione - si disse - del governatore Marrazzo. All'uscita di Ernani dall'Opera di Roma, con la giunta Alemanno, anche Sani fu fatto accomodare fuori. Ernani, successivamEnte, dall'allora prefetto Cancellieri fu chiamato prima a Catania, per un brevisismo periodo, e successivamente a Bologna,; e Ernani, a sua volta chiamè come consulente del sovrintendente per la direzione artistica nuovamente Nicola Sani,il quale per un triennio ha lavorato a fianco di Ernani.
Ora la svolta. Ernani che fine ha fatto? Ha chiesto di andare in pensione? E' stato messo alla porta dagli amministratori rossi bolognesi? O, a Bologna come a Roma, sarà stata la mano morta di Nastasi a mandarlo a casa?
Non lo sappiamo, né ci interessa.
Oggi, leggiamo in un comunicato del teatro bolognese, che il ministro ecc... ha nominato Sani ecc....
il quale ringrazia il ministro, ringrazia il consiglio di indirizzo che ha fatto il suo nome ( non ringrazia il sindaco solo perchè egli è compreso nel consiglio di indirizzo, ed anche per non dare - forse- troppo nell'occhio, e ringrazia anche questi e quello.
L'unico che Sani non ringrazia è Ernani.
P.S. Nell'inseguire ciò che accadeva ed accade nei nostri teatri lirici, ci siamo persi ancora una medaglia che Nicola Sani s'è appuntato sul petto, quella di consulente artistico dell'Accademia Musicale Chigiana, dal 1 novembre 2014.L'incarico è terminato a gennaio di quest'anno, alla fine di gennaio, quando è stato nominato sovrintendente di Bologna, dopo che ne era stato consulente artistico, in coppia con la Chigiana? No, leggere post del 9 febbraio per l'aggiornamento.
Evidentemente è il suo momento; se potessero, coloro i quali tengono le fila dell'organizzazione musicale in Italia, ma anche di altro, lo farebbero SOVRINTENDENTE D' ITALIA.
P.P.S. Nel messaggio inviato a tutti i lavoratori del Teatro Comunale. Sani, evidentemente ravvedutosi dal precedente sgarbo, ha ringraziato in modo particolare anche Ernani. Bravo.
La carriera di Sani come operatore musicale, iniziata molti anni fa in nome di Scelsi, quale responsabile della fondazione romana intitolata alla sorella del noto musicista, è abbastanza recente e risale agli ultimi anni Duemila, a Roma, chiamatovi da Francesco Ernani, come direttore artistico all'Opera, su indicazione - si disse - del governatore Marrazzo. All'uscita di Ernani dall'Opera di Roma, con la giunta Alemanno, anche Sani fu fatto accomodare fuori. Ernani, successivamEnte, dall'allora prefetto Cancellieri fu chiamato prima a Catania, per un brevisismo periodo, e successivamente a Bologna,; e Ernani, a sua volta chiamè come consulente del sovrintendente per la direzione artistica nuovamente Nicola Sani,il quale per un triennio ha lavorato a fianco di Ernani.
Ora la svolta. Ernani che fine ha fatto? Ha chiesto di andare in pensione? E' stato messo alla porta dagli amministratori rossi bolognesi? O, a Bologna come a Roma, sarà stata la mano morta di Nastasi a mandarlo a casa?
Non lo sappiamo, né ci interessa.
Oggi, leggiamo in un comunicato del teatro bolognese, che il ministro ecc... ha nominato Sani ecc....
il quale ringrazia il ministro, ringrazia il consiglio di indirizzo che ha fatto il suo nome ( non ringrazia il sindaco solo perchè egli è compreso nel consiglio di indirizzo, ed anche per non dare - forse- troppo nell'occhio, e ringrazia anche questi e quello.
L'unico che Sani non ringrazia è Ernani.
P.S. Nell'inseguire ciò che accadeva ed accade nei nostri teatri lirici, ci siamo persi ancora una medaglia che Nicola Sani s'è appuntato sul petto, quella di consulente artistico dell'Accademia Musicale Chigiana, dal 1 novembre 2014.L'incarico è terminato a gennaio di quest'anno, alla fine di gennaio, quando è stato nominato sovrintendente di Bologna, dopo che ne era stato consulente artistico, in coppia con la Chigiana? No, leggere post del 9 febbraio per l'aggiornamento.
Evidentemente è il suo momento; se potessero, coloro i quali tengono le fila dell'organizzazione musicale in Italia, ma anche di altro, lo farebbero SOVRINTENDENTE D' ITALIA.
P.P.S. Nel messaggio inviato a tutti i lavoratori del Teatro Comunale. Sani, evidentemente ravvedutosi dal precedente sgarbo, ha ringraziato in modo particolare anche Ernani. Bravo.
giovedì 5 febbraio 2015
Nomine,nomine,nomine. Sani, Fuortes, Finocchiaro e...
Cominciamo da Fuortes che da più d'un anno ha il piede nelle due scarpe: dell'Opera di Roma ( Capitale. Di che?) e di Musica per Roma. Quando arrivò all'Opera, lasciando da commissario il Teatro Petruzzelli di Bari, ma sempre inchiodato a Musica per Roma - quanto ha avuto da fare quel ragazzo - il sindaco Marino assicurò che quell'anomala situazione era transitoria e che presto, anche per i dolori che avrebbe avuto al piede il povero Fuortes, tenendolo in due scarpe, una delle due scarpe l'avrebbe smessa. E' passato un anno, nessuno s'è dato pena di ricordargli quella promessa, del tutto ovvia ed arriviamo a qualche settimana fa, quando Marino afferma che in fondo due incarichi non sono poi tanti, se vi è stato chi di incarichi ne ha avuti contemporaneamente sette-otto. Evviva la faccia di....
Oggi , leggiamo su Repubblica, il sindaco Marino, proprio lui, vuole Fuortes all'Opera mentre vuole che venga sostituito a Musica per Roma, dove un invito, neanche implicito, a restare gli era stato rivolto dal sigaraio romano che preside Musica per Roma, che aveva detto che l'avere il piede in due scarpe di Fuortes, non ha danneggiato nè l'una nè l'altra delle due scarpe( bilanci in attivo), e neppure ha fatto male al piede di Fuortes che quindi poteva restare nella attuale situazione. Si riferiva Aurelio Regina, anch'egli in scadenza, ai buoni risultati di Musica per Roma - nonostante, aggiungiamo noi, l'assenza di Fuortes, presente però, sempre, alle conferenze stampa.
E veniamo a Nicola Sani, consulente per la direzione artistica al Teatro di Bologna, che il sindaco PD - l'annotazione non è irrilevante - proporrà come sovrintendente e che Franceschini non potrà che accettare. Con la necessità, subito dopo, da parte del teatro di dotarsi di esperti in amministrazione. Viene allora da chiedersi, se non era più opportuno nominare Sani direttore artistico - che è il mestiere che ha fatto in questi anni, più o meno lodevolmente, ma lo ha fatto - piuttosto che sovrintendente - che è un mestiere che ora farebbe per la prima volta, per il quale non è preparato, come apparirà anche all'illuminato sindaco PD oltre che al ministro ed al suo servitore Nastasi - ed al quale tuttavia lo si nomina? Ed Ernani, che lo aveva chiamato sia a Roma che a Bologna? Se ne va in pensione? E' stato fatto fuori ed ora gli si darebbe il contentino di un incarico alle dipendenze di colui che prima era stato un suo dipendente?
Infine il grande progetto di Renzi sul Mezzogiorno, con la creazione di un nuovo ministero, udite udite: per la promozione e cura del Mezzogiorno d'Italia (vecchissimo, abolito ed ora da risorgere, al contrario di tani enti inutili che si dovevano abolire e sono rimasti sempre in vita!), per il quale circolano già alcuni nomi, fra i quali quello della Finocchiaro, non eletta presidente della Repubblica e quindi da compensare con il dicastero di fresca invenzione, da Renzi.
Noi che conosciamo i gusti e le preferenze di Renzi, osiamo consigliarlo sul nome del prossimo Ministro del Mezzogiorno, una sorta di paese nel paese, o di paese altro dal nostro paese.
Gli consigliamo una che donna è donna, carina è carina, giovane è giovane - che è il triplice canone delle ministre renziane - e di problemi della politica estera si è sempre occupata. Il suo nome è Lia Quartapelle. Ci dia ascolto, non se ne pentirà, farà comunque meglio della Madia, anche se non potrà mai eguagliare la Boschi, che del suo gabinetto è la cavalla vincente.
Oggi , leggiamo su Repubblica, il sindaco Marino, proprio lui, vuole Fuortes all'Opera mentre vuole che venga sostituito a Musica per Roma, dove un invito, neanche implicito, a restare gli era stato rivolto dal sigaraio romano che preside Musica per Roma, che aveva detto che l'avere il piede in due scarpe di Fuortes, non ha danneggiato nè l'una nè l'altra delle due scarpe( bilanci in attivo), e neppure ha fatto male al piede di Fuortes che quindi poteva restare nella attuale situazione. Si riferiva Aurelio Regina, anch'egli in scadenza, ai buoni risultati di Musica per Roma - nonostante, aggiungiamo noi, l'assenza di Fuortes, presente però, sempre, alle conferenze stampa.
E veniamo a Nicola Sani, consulente per la direzione artistica al Teatro di Bologna, che il sindaco PD - l'annotazione non è irrilevante - proporrà come sovrintendente e che Franceschini non potrà che accettare. Con la necessità, subito dopo, da parte del teatro di dotarsi di esperti in amministrazione. Viene allora da chiedersi, se non era più opportuno nominare Sani direttore artistico - che è il mestiere che ha fatto in questi anni, più o meno lodevolmente, ma lo ha fatto - piuttosto che sovrintendente - che è un mestiere che ora farebbe per la prima volta, per il quale non è preparato, come apparirà anche all'illuminato sindaco PD oltre che al ministro ed al suo servitore Nastasi - ed al quale tuttavia lo si nomina? Ed Ernani, che lo aveva chiamato sia a Roma che a Bologna? Se ne va in pensione? E' stato fatto fuori ed ora gli si darebbe il contentino di un incarico alle dipendenze di colui che prima era stato un suo dipendente?
Infine il grande progetto di Renzi sul Mezzogiorno, con la creazione di un nuovo ministero, udite udite: per la promozione e cura del Mezzogiorno d'Italia (vecchissimo, abolito ed ora da risorgere, al contrario di tani enti inutili che si dovevano abolire e sono rimasti sempre in vita!), per il quale circolano già alcuni nomi, fra i quali quello della Finocchiaro, non eletta presidente della Repubblica e quindi da compensare con il dicastero di fresca invenzione, da Renzi.
Noi che conosciamo i gusti e le preferenze di Renzi, osiamo consigliarlo sul nome del prossimo Ministro del Mezzogiorno, una sorta di paese nel paese, o di paese altro dal nostro paese.
Gli consigliamo una che donna è donna, carina è carina, giovane è giovane - che è il triplice canone delle ministre renziane - e di problemi della politica estera si è sempre occupata. Il suo nome è Lia Quartapelle. Ci dia ascolto, non se ne pentirà, farà comunque meglio della Madia, anche se non potrà mai eguagliare la Boschi, che del suo gabinetto è la cavalla vincente.
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martedì 20 gennaio 2015
Al Comunale di Bologna stanno per cambiare le cose? Sani sovrintendente?
Sembrerebbe di sì, se ci si attiene semplicemente ad una notizia apparsa l'altro ieri sui giornali ( Corriere, intervista di Valeri Cappelli), e cioè che Nicola Sani succederà a Francesco Ernani sulla poltrona di sovrintendente dello storico teatro bolognese, dove in questi anni, ancora in coppia con Ernani (che l'ha chiamato dopo la comune esperienza all'Opera di Roma, da dove furono fatti sloggiare con l'arrivo di Alemanno al Campidoglio, e con la spinta di Nastasi che voleva far pagare a Ernani le critiche mossegli pubblicamente), ha retto il teatro, per volontà della ex commissaria comunale Cancellieri che ha sempre avuto una stima profonda di Ernani.
Ora, al giro di boa impresso dalla nuova legge Bray ( 'Valore cultura') nei teatri si stanno insediando i nuovi 'consigli di indirizzo', che devono segnalare al ministro una terna di candidati alla sovrintendenza, il quale fa poi la scelta.
E, sembra, che per Bologna la scelta che si farà, salvo cambiamenti dell'ultimo minuto, sarà quella di Nicola Sani. Compositore del filone 'suoni (elettronici) e immagini', messosi in luce attraverso la Fondazione Scelsi dove ha dimostrato di saperci fare per Scelsi, ed anche per sé - meritato riconoscimento - passato poi per la avventura, stroncata anzitempo, all'Opera di Roma, dove aveva dalla sua tutti i giornali avanguardisti ( nel senso dei giornali che plaudono sempre alle regie d'avanguardia, un pò meno alle esecuzioni di qualità con cast appropriati), per finire poi a Bologna dove proseguendo sulla linea 'romana' ha parallelamente dato spazio a filoni concertistici, di quelli che ancora una volta piacciono ai giornali 'avanguardistici', mettendoci dentro chi ( anche figli di...) si tira dietro altrettanti giornali amici, sempre con progetti 'sinistri' (di sinistra, s'intende) molto apprezzati ( Luigi Nono, Resistenza, musica russo-sovietica), meritandosi poi anche di essere considerato un lavoratore indefesso ed a baso costo( lui è il meno pagato dei direttori artistici in Italia, salvo Palermo, dove Oscar Pizzo lavora gratis).
Ora , invece, forse con la benedizione di Nastasi che farebbe pagare a Ernani quel che non è riuscito a fargli pagare a Roma, Sani sarebbe il candidato più quotato per la successione come sovrintendente. E noi siamo felici. Per lui, Sani intendiamo.
Ma non siamo altrettanto felici per il teatro. Si può essere contenti di un nuovo sovrintendente di un importante teatro che non ha mai e altrove fatto il sovrintendente, quindi senza alcuna esperienza di gestione generale di una importante istituzione - nulla a che vedere con la Fondazione Scelsi?
Non sarebbe meglio un amministratore provetto con la passione della musica, lasciando continuare a Sani il lavoro di direzione artistica nella quale a detta di tutti ci sa fare? In fondo sarebbe più logico mandarlo alla Scala ( dove comunque c'è una rete di protezione artistica che supplisce alle deficienze di qualunque direttore artistico) sempre come direttore artistico, che promuoverlo a Bologna come sovrintendente.
Ora, al giro di boa impresso dalla nuova legge Bray ( 'Valore cultura') nei teatri si stanno insediando i nuovi 'consigli di indirizzo', che devono segnalare al ministro una terna di candidati alla sovrintendenza, il quale fa poi la scelta.
E, sembra, che per Bologna la scelta che si farà, salvo cambiamenti dell'ultimo minuto, sarà quella di Nicola Sani. Compositore del filone 'suoni (elettronici) e immagini', messosi in luce attraverso la Fondazione Scelsi dove ha dimostrato di saperci fare per Scelsi, ed anche per sé - meritato riconoscimento - passato poi per la avventura, stroncata anzitempo, all'Opera di Roma, dove aveva dalla sua tutti i giornali avanguardisti ( nel senso dei giornali che plaudono sempre alle regie d'avanguardia, un pò meno alle esecuzioni di qualità con cast appropriati), per finire poi a Bologna dove proseguendo sulla linea 'romana' ha parallelamente dato spazio a filoni concertistici, di quelli che ancora una volta piacciono ai giornali 'avanguardistici', mettendoci dentro chi ( anche figli di...) si tira dietro altrettanti giornali amici, sempre con progetti 'sinistri' (di sinistra, s'intende) molto apprezzati ( Luigi Nono, Resistenza, musica russo-sovietica), meritandosi poi anche di essere considerato un lavoratore indefesso ed a baso costo( lui è il meno pagato dei direttori artistici in Italia, salvo Palermo, dove Oscar Pizzo lavora gratis).
Ora , invece, forse con la benedizione di Nastasi che farebbe pagare a Ernani quel che non è riuscito a fargli pagare a Roma, Sani sarebbe il candidato più quotato per la successione come sovrintendente. E noi siamo felici. Per lui, Sani intendiamo.
Ma non siamo altrettanto felici per il teatro. Si può essere contenti di un nuovo sovrintendente di un importante teatro che non ha mai e altrove fatto il sovrintendente, quindi senza alcuna esperienza di gestione generale di una importante istituzione - nulla a che vedere con la Fondazione Scelsi?
Non sarebbe meglio un amministratore provetto con la passione della musica, lasciando continuare a Sani il lavoro di direzione artistica nella quale a detta di tutti ci sa fare? In fondo sarebbe più logico mandarlo alla Scala ( dove comunque c'è una rete di protezione artistica che supplisce alle deficienze di qualunque direttore artistico) sempre come direttore artistico, che promuoverlo a Bologna come sovrintendente.
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lunedì 10 novembre 2014
Monta la protesta delle fondazioni liriche in Piazza santi Apostoli a roma
Inutile attendersi folle oceaniche, ma rappresentanti di quasi tutte le fondazioni liriche con relativi striscioni sì, questa mattina a Roma c'erano. E c'erano anche in buon numero rappresentanti sindacali, qualche parlamentare ( Vincenzo Vita) e qualche sovrintendente ( Franceso Ernani, cacciato a malo modo da Roma per insediarvi De Martino artefice primo del disastro poi condotto bellamente a termine da Fuortes). E, infine, il segretario generale della Federazione internazionale dei musicisti,
attori ed artisti di cinema e audiovisivi, venuto personalmente a portare la sua solidarietà ai musicisti dell'Opera di Roma, ai quali "si vuole far pagare, nonostante che i loro compensi siano un buon 20% al di sotto di ciò che mediamente si guadagna in Europa, il malgoverno del teatro della capitale; mettendo in atto un progetto FOLLE - ha detto proprio così. E' impensabile che un teatro con attività regolare possa avvalersi di orchestra e coro esternalizzati. Non accade in nessun altro posto in Europa - come ha sottolineato anche la associazione dei sovrintendenti dei teatri d'Europa.
Oggi, a pensarla diversamente sono rimasti solo Fuortes, l'assessore Marinelli, oltre naturalmente a Marino, Franceschini ( per il quale 14 teatri in Italia sono troppi - in Europa si sono oltre 400 teatri, in Italia il 3% circa del totale - secondo una ricerca della Bocconi - e per il ministro anche questi 14 sono troppi), e naturalmente l'onnipresente ed onnipotente Nastasi, il quale esprime anche il gradimento su questo o quel sovrintendente e può anche capitare che uno non gli sia simpatico e perciò ne chieda la testa. Ora ciò che pensiamo di Nastasi non possiamo esprimerlo come vorremmo, correremmo il sicuro rischio di una querela. Ma che un direttore generale siccome protetto, anzi superprotetto, debba fare il buono e cattivo tempo in Italia, al punto da prefiggersi di voler smantellare il sistema musicale, e ciò che sta accadendo a Roma sotto la sua abile regia, è la prova generale , questo è troppo anche per il 'grande, grosso e...'- bocca mia statti zitta! - direttore generale, che vuole tutti precari, ad eccezione della sua mogliettina che ha messo in pianta stabile a Napoli, al San Carlo, in un museo del teatro che forse ha creato per questo. Non si creda che non possano essere andate così le cose, in Italia avviene anche di molto peggio. Sull'argomento il grande, grosso e... direttore generale non risponde alle reiterate accuse.
No, abbiamo dimenticato un fiancheggiatore convinto del 'sistema Fuortes': il giornalista del Corriere che pure oggi torna a pontificare: hanno dato la solidarietà ai musicisti del teatro della capitale solo coloro che non hanno mai lavorato a Roma, come è capitato a lui, Cappelli, anche nel periodo di De Martino, quando tutto filava liscio! e che perciò non sanno cosa voglia dire lavorare con i sindacati con il fucile spianato pronti a sparare.
Per fortuna che in Italia oltre Fuortes, a suo dire, c'è ancora qualche altro sovrintendete in gamba, come quello di Firenze, Bianchi, economista come Fuortes, e il non economista Chiarot a Venezia. Gli altri sono tutti espressione della politica e perciò incapaci.
Cappelli approfitta per dirci che Muti farà comunque 'Ernani' a Salisburgo, ma lo farà con la sua Cherubini. Povera Orchestra dell' Opera!
Dal palco qualcuno ha anche messo i puntini sulle i delle dichiarazioni che si fanno, senza verificare, questi giorni. Si parla, hanno detto, di 'costi fissi', parlando di noi. Ma come si può parlare dei musicisti, che sono il cardine della produzione, in termini di costi fissi? Forse ai costi fissi appartengono tutti gli amministrativi e gli altri che riempiono gli uffici e che a Roma sono ben oltre le 300 unità, comprendendovi naturalmente anche i tecnici. Parlano mai di costi fissi parlando della biglietteria o di altri servizi strettamente connessi alla produzione? No, dei musicisti sì.
E teniamo anche presente che sul bilancio dell'Opera il costo dei musicisti è di appena il 20%, del bilancio. E, infine , hanno fatto notare che il deficit di quasi 4 milioni che ora si vorrebbe far pagare ai soli musicisti non riguarda il deficit pregresso ma quello del bilancio preventivo del 2015. Ma chi ha fatto tale bilancio preventivo, se non Fuortes? Dunque il buco era da prevedere, nonostante le capacità dell'economista. perché se è vero che gli scioperi di Caracalla hanno prodotto qualche ammanco, il ricavato degli sponsor era solo previsto anzi ipotetico, sulla base di quale elemento concreto non si sa, né l'economista Fuortes l'ha mai detto, facendo nomi e cognomi di sponsor che si sarebbero tirati indietro.
Dunque del buco che ora si vuol colmare facendo pagare il conto ai soli musicisti, il colpevole, l'unico colpevole e responsabile è Fuortes. Ecco perchè quando i sindacati - che naturalmente hanno i loro torti marci, inutile negarlo - chiedono di vedere nel dettaglio il piano industriale di Fuortes, non hanno affatto torto.
attori ed artisti di cinema e audiovisivi, venuto personalmente a portare la sua solidarietà ai musicisti dell'Opera di Roma, ai quali "si vuole far pagare, nonostante che i loro compensi siano un buon 20% al di sotto di ciò che mediamente si guadagna in Europa, il malgoverno del teatro della capitale; mettendo in atto un progetto FOLLE - ha detto proprio così. E' impensabile che un teatro con attività regolare possa avvalersi di orchestra e coro esternalizzati. Non accade in nessun altro posto in Europa - come ha sottolineato anche la associazione dei sovrintendenti dei teatri d'Europa.
Oggi, a pensarla diversamente sono rimasti solo Fuortes, l'assessore Marinelli, oltre naturalmente a Marino, Franceschini ( per il quale 14 teatri in Italia sono troppi - in Europa si sono oltre 400 teatri, in Italia il 3% circa del totale - secondo una ricerca della Bocconi - e per il ministro anche questi 14 sono troppi), e naturalmente l'onnipresente ed onnipotente Nastasi, il quale esprime anche il gradimento su questo o quel sovrintendente e può anche capitare che uno non gli sia simpatico e perciò ne chieda la testa. Ora ciò che pensiamo di Nastasi non possiamo esprimerlo come vorremmo, correremmo il sicuro rischio di una querela. Ma che un direttore generale siccome protetto, anzi superprotetto, debba fare il buono e cattivo tempo in Italia, al punto da prefiggersi di voler smantellare il sistema musicale, e ciò che sta accadendo a Roma sotto la sua abile regia, è la prova generale , questo è troppo anche per il 'grande, grosso e...'- bocca mia statti zitta! - direttore generale, che vuole tutti precari, ad eccezione della sua mogliettina che ha messo in pianta stabile a Napoli, al San Carlo, in un museo del teatro che forse ha creato per questo. Non si creda che non possano essere andate così le cose, in Italia avviene anche di molto peggio. Sull'argomento il grande, grosso e... direttore generale non risponde alle reiterate accuse.
No, abbiamo dimenticato un fiancheggiatore convinto del 'sistema Fuortes': il giornalista del Corriere che pure oggi torna a pontificare: hanno dato la solidarietà ai musicisti del teatro della capitale solo coloro che non hanno mai lavorato a Roma, come è capitato a lui, Cappelli, anche nel periodo di De Martino, quando tutto filava liscio! e che perciò non sanno cosa voglia dire lavorare con i sindacati con il fucile spianato pronti a sparare.
Per fortuna che in Italia oltre Fuortes, a suo dire, c'è ancora qualche altro sovrintendete in gamba, come quello di Firenze, Bianchi, economista come Fuortes, e il non economista Chiarot a Venezia. Gli altri sono tutti espressione della politica e perciò incapaci.
Cappelli approfitta per dirci che Muti farà comunque 'Ernani' a Salisburgo, ma lo farà con la sua Cherubini. Povera Orchestra dell' Opera!
Dal palco qualcuno ha anche messo i puntini sulle i delle dichiarazioni che si fanno, senza verificare, questi giorni. Si parla, hanno detto, di 'costi fissi', parlando di noi. Ma come si può parlare dei musicisti, che sono il cardine della produzione, in termini di costi fissi? Forse ai costi fissi appartengono tutti gli amministrativi e gli altri che riempiono gli uffici e che a Roma sono ben oltre le 300 unità, comprendendovi naturalmente anche i tecnici. Parlano mai di costi fissi parlando della biglietteria o di altri servizi strettamente connessi alla produzione? No, dei musicisti sì.
E teniamo anche presente che sul bilancio dell'Opera il costo dei musicisti è di appena il 20%, del bilancio. E, infine , hanno fatto notare che il deficit di quasi 4 milioni che ora si vorrebbe far pagare ai soli musicisti non riguarda il deficit pregresso ma quello del bilancio preventivo del 2015. Ma chi ha fatto tale bilancio preventivo, se non Fuortes? Dunque il buco era da prevedere, nonostante le capacità dell'economista. perché se è vero che gli scioperi di Caracalla hanno prodotto qualche ammanco, il ricavato degli sponsor era solo previsto anzi ipotetico, sulla base di quale elemento concreto non si sa, né l'economista Fuortes l'ha mai detto, facendo nomi e cognomi di sponsor che si sarebbero tirati indietro.
Dunque del buco che ora si vuol colmare facendo pagare il conto ai soli musicisti, il colpevole, l'unico colpevole e responsabile è Fuortes. Ecco perchè quando i sindacati - che naturalmente hanno i loro torti marci, inutile negarlo - chiedono di vedere nel dettaglio il piano industriale di Fuortes, non hanno affatto torto.
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sabato 25 ottobre 2014
L'Opera di Roma chiede ai sindacati di risolvere i problemi che dovrebbe, invece, risolvere il sovrintendente
Una riunione dopo l'altra sia del CDA che dei sindacati con il rappresentante del teatro, che in questi ultimi tempi non è più il sovrintendente, codardo, ma il direttore del personale. Insomma il sovrintendente che , per la sua parte, ha creato problemi, ora quei problemi li dà da risolvere al direttore del personale, perché lui ha deciso di non farsi vedere. Naturalmente, resta inteso che i sindacati di problemi ne hanno creato anche loro. Ed anche tanti, ma non tutti quelli che ora si vorrebbe loro attribuire, come quello della scappata degli sponsor. Argomento davvero specioso.
Di sponsor importanti il teatro non ne ha avuti nel periodo in cui al Campidoglio ha regnato Alemanno, a Piazza Gigli il suo 'inviato speciale' De Martino, con il compito di 'mettere ordine nei conti lasciati in rosso da Ernani', la qual cosa lui ha poi fatto con il buco da 13 milioni, e al Costanzi regnava Muti - almeno per un triennio. Sponsor zero, nonostante che per un periodo nel CDA dell'Opera Alemanno avesse cooptato (costretto) personalità del mondo delle istituzioni e della finanza che poi si sono una dopo l'altra defilate. Ora all'improvviso c'era, a detta del teatro, una fila di sponsor che premevano per entrare a donare i loro soldi ad un teatro in profonda crisi e con un sindaco che adesso, ma non solo adesso, viene bocciato anche dal suo partito, dopo la solenne bocciatura dei suoi cittadini che hanno valutato zero la sua gestione.
I sindacati - non si capisce però se tutti o buona parte di essi, ma si vorrebbe che fossero tutti, ovviamente - si sono dichiarati disponibili a trattare per aumentare, e di molto, la produttività ( si dice del 40%, che a noi sembra troppo e dettato quasi esclusivamente dalla buona volontà, e non da convinzione e da calcoli sicuri), mentre invece nulla si dice degli altri punti importanti ( l'integrativo, ed i vari capitoli poco chiari, come quello dei permessi artistici).
A proposito di questi ultimi, il teatro ha fatto sapere, attraverso il direttore del personale che, d'ora in avanti, secondo la legge, tali permessi devono essere richiesti con almeno venti giorni di anticipo e non è detto che saranno sempre accordati, perchè il teatro valuterà la qualità delle prestazioni esterne dei vari artisti. Ma se esisteva questa legge, perchè Fuortes non spiega come mai nell'anno circa di sua gestione abbia concesso tali permessi - ha specificato quasi 1000 in un anno, una enormità! - richiesti non secondo le disposizioni di legge e per prestazioni esterne anche disonorevoli (si dovrebbe dire: IGNOBILI, anche di alcune delle prestazioni interne al teatro, come le Toccate e Fuga); perchè Fuortes ha lasciato andare le cose per il verso sbagliato e solo ora tira fuori le irregolarità che non ha saputo stroncare subito, all'indomani del suo arrivo in teatro?
E perchè non ha messo subito fine ai contratti di esterni chiamati per raggiungere gli organici di volta in volta richiesti da questo o quel titolo, ma mancanti a causa dell'assenteismo di vario genere dei titolari?
Ai sindacati il CDA chiede ora una ricetta per risparmiare i 4 milioni di Euro che mancherebbero al bilancio, per le minori entrate a seguito degli scioperi e per la fuga dei sponsor. La quale somma verrebbe trovata attraverso la esternalizzazione bocciata dal mondo intero fuorchè da Fuortes e Marino e Franceschini (e non dimentichiamoci di Nastasi, che questa sua miracolosa ricetta va predicando da tempo: si ricordi la sua relazione, inviata e non letta di persona, per la vergogna ed il timore dei fischi, al convegno di Firenze di un paio di anni fa!).
Il teatro - cioè Fuortes e non il direttore del personale, insieme a Marino - incontri i sindacati e stabilisca con loro un patto su cui ricocostruire sulle rovine del teatro una nuova pace, più giusta e produttiva, con meno privilegi.
Questo deve saper fare Fuortes.E non andare a fare le conferenza stampa dell'Auditorium o sfilare sul carpet che per lui è rosso, ma per la vergogna.
Di sponsor importanti il teatro non ne ha avuti nel periodo in cui al Campidoglio ha regnato Alemanno, a Piazza Gigli il suo 'inviato speciale' De Martino, con il compito di 'mettere ordine nei conti lasciati in rosso da Ernani', la qual cosa lui ha poi fatto con il buco da 13 milioni, e al Costanzi regnava Muti - almeno per un triennio. Sponsor zero, nonostante che per un periodo nel CDA dell'Opera Alemanno avesse cooptato (costretto) personalità del mondo delle istituzioni e della finanza che poi si sono una dopo l'altra defilate. Ora all'improvviso c'era, a detta del teatro, una fila di sponsor che premevano per entrare a donare i loro soldi ad un teatro in profonda crisi e con un sindaco che adesso, ma non solo adesso, viene bocciato anche dal suo partito, dopo la solenne bocciatura dei suoi cittadini che hanno valutato zero la sua gestione.
I sindacati - non si capisce però se tutti o buona parte di essi, ma si vorrebbe che fossero tutti, ovviamente - si sono dichiarati disponibili a trattare per aumentare, e di molto, la produttività ( si dice del 40%, che a noi sembra troppo e dettato quasi esclusivamente dalla buona volontà, e non da convinzione e da calcoli sicuri), mentre invece nulla si dice degli altri punti importanti ( l'integrativo, ed i vari capitoli poco chiari, come quello dei permessi artistici).
A proposito di questi ultimi, il teatro ha fatto sapere, attraverso il direttore del personale che, d'ora in avanti, secondo la legge, tali permessi devono essere richiesti con almeno venti giorni di anticipo e non è detto che saranno sempre accordati, perchè il teatro valuterà la qualità delle prestazioni esterne dei vari artisti. Ma se esisteva questa legge, perchè Fuortes non spiega come mai nell'anno circa di sua gestione abbia concesso tali permessi - ha specificato quasi 1000 in un anno, una enormità! - richiesti non secondo le disposizioni di legge e per prestazioni esterne anche disonorevoli (si dovrebbe dire: IGNOBILI, anche di alcune delle prestazioni interne al teatro, come le Toccate e Fuga); perchè Fuortes ha lasciato andare le cose per il verso sbagliato e solo ora tira fuori le irregolarità che non ha saputo stroncare subito, all'indomani del suo arrivo in teatro?
E perchè non ha messo subito fine ai contratti di esterni chiamati per raggiungere gli organici di volta in volta richiesti da questo o quel titolo, ma mancanti a causa dell'assenteismo di vario genere dei titolari?
Ai sindacati il CDA chiede ora una ricetta per risparmiare i 4 milioni di Euro che mancherebbero al bilancio, per le minori entrate a seguito degli scioperi e per la fuga dei sponsor. La quale somma verrebbe trovata attraverso la esternalizzazione bocciata dal mondo intero fuorchè da Fuortes e Marino e Franceschini (e non dimentichiamoci di Nastasi, che questa sua miracolosa ricetta va predicando da tempo: si ricordi la sua relazione, inviata e non letta di persona, per la vergogna ed il timore dei fischi, al convegno di Firenze di un paio di anni fa!).
Il teatro - cioè Fuortes e non il direttore del personale, insieme a Marino - incontri i sindacati e stabilisca con loro un patto su cui ricocostruire sulle rovine del teatro una nuova pace, più giusta e produttiva, con meno privilegi.
Questo deve saper fare Fuortes.E non andare a fare le conferenza stampa dell'Auditorium o sfilare sul carpet che per lui è rosso, ma per la vergogna.
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sabato 11 ottobre 2014
Gatti e Mariotti, ma anche Ernani, Chailly e Pereira
Gatti, Daniele Gatti. Gli hanno fatto fare il giro del mondo in quarantotto ore: da Firenze a Torino, dopo aver scartato definitivamente la Scala del suo amico Pereira, offerta al milanesissimo Chailly, tre quarti di nobiltà scaligera e milanese; alla fine l'ha scritturato Amsterdam. Chissà che non faccia lo stesso percorso che ha già fatto Chailly: Amsterdam, Lipsia e poi Milano. In fondo Gatti condivide anche con Chailly il medesimo destino, ottimi direttori entrambi, ma sempre secondi. Per capirci, se Pappano avesse deciso di mollare Londra e Roma , per trasferirsi a Milano, non ci sarebbe stata lotta; avrebbe vinto lui su Gatti e anche su Chailly, e Fournier sarebbe rimasto alla Scala, nonostante Pereira. Della serie 'se mia nonna ecc...ec... ma le cose non sono andate così.
A Bologna hanno fatto un contratto a Mariotti, 'in grande ascesa' - scrivono - della premiata ditta pesarese, dove il teatro passa le estati per la generosità di Mariotti padre.
A proposito di Bologna, anzi di Francesco Ernani, sovrintendente a Bologna, e prima a Roma, scrivono di lui, oggi, che ai tempi della sua sovrintendenza a Roma, si facevano qualcosa come 260 spettacoli, alzate di sipario, per essere più precisi, l'anno. Con tutta la stima per Ernani, 260 ci sembran troppi. Ma forse noi ci siamo distratti e non abbiamo tenuto il conto.
A Bologna hanno fatto un contratto a Mariotti, 'in grande ascesa' - scrivono - della premiata ditta pesarese, dove il teatro passa le estati per la generosità di Mariotti padre.
A proposito di Bologna, anzi di Francesco Ernani, sovrintendente a Bologna, e prima a Roma, scrivono di lui, oggi, che ai tempi della sua sovrintendenza a Roma, si facevano qualcosa come 260 spettacoli, alzate di sipario, per essere più precisi, l'anno. Con tutta la stima per Ernani, 260 ci sembran troppi. Ma forse noi ci siamo distratti e non abbiamo tenuto il conto.
venerdì 12 settembre 2014
Carlo Fuortes ha creato l'Opera Card. Escluse dalla convenzione Santa Cecilia e Musica per Roma
Carlo Fuortes, sovrintendente del Teatro dell'Opera di Roma Capitale - usiamo la dizione esatta per quanto troppo lunga e ridondante, senza giustificazione - ha affidato, come allegato, al 'Venerdì' di Repubblica ( un settimanale che i dati di vendita danno in cima alla classifica settimanale della vendita dei quotidiani italiani) il programma della prossima stagione, che si apre a novembre con l'Aida diretta da Riccardo Muti, che ad inizio stagione, e poi verso la fine, dà, ogni anno, il sospirato segno della sua presenza nel teatro come 'direttore onorario a vita' (incarico che, a giudicare dalla presenza effettiva sembra più 'onorario' che 'a vita'; anche se è vero che un impegno così 'onorario' si può accettare a vita, perché comunque non peserà mai troppo).
Fuortes ha elencato i punti forti della programmazione, che consistono nell'aumento della produzione, e nella calata a Roma di registi di fama internazionale, l'unica novità, che comunque prosegue quello che ha fatto al Petruzzelli (dove altro non ci sembra che abbia fatto, oltre che lasciarvi una sua collaboratrice che sovrintende alla formazione dei cast) e che a Roma, fece già Nicola Sani, al tempo della sua direzione artistica, linea che ora persegue anche a Bologna dove si è ricomposto il team romano, Ernani-Sani, scalzato da Alemanno per metterci due autentici fuoriclasse: De Martino e Vlad.
L'aumento di produzione porta le recite operistiche a 71, da fine novembre ad ottobre ( naturalmente non c'è ancora la programmazione di Caracalla - che l'Opera di Roma capitale annuncia, come è d'uso nei grandi teatri del mondo - alla vigilia della inaugurazione della stagione estiva, per la gioia dei vacanzieri 'dell'ultimo minuto'); e quelle di balletto a 43, per complessive 114 contro le 89 della stagione passata - come scrive Fuortes.
Probabilmente non ci sarà il cambio del maestro del corpo di ballo, legato strettamente a Muti, che deve averla spuntata - o no?- giacché ancora a febbraio ( il contratto di Misha scade a fine anno) egli firma una coreografia (ma forse è roba vecchia?), e resteranno i massimi dirigenti nei punti chiave, perchè sostenuti da Muti, Vlad ad esempio; mentre ancora non s'è visto lo sbarco ufficiale dei 'fuorte's boys'.
Poi annuncia una novità, la nascita dell'OPERA CARD, un segno tangibile di fedeltà premiata che dà sconti a destra e sinistra, in istituzioni culturali come in esercizi commerciali, in hotel e forse anche ristoranti e, perché no, anche night e piano bar della Capitale - la buttiamo lì, anche se non abbiamo controllato.
Mancano fra le istituzioni convenzionate, con le quali si ha diritto a sconti sul prezzo dei biglietti, sia l'Accademia di Santa Cecilia e che la 'sua' (sua di Fuortes, ancora!) Musica per Roma. Perchè? Teme la concorrenza, dimostrando di aver ristretto la sua visuale d'orizzonte, con un dietrofront inspiegabile rispetto alla politica attuata da un decennio all'Auditorium Parco della Musica? La marcia in più dell'Auditorium, che all'inizio della sua gestione fece gridare a tanti 'al lupo al lupo!' era proprio la varietà dei generi che, nei diversi spazi, l'auditorium andava proponendo, favorendo un travaso di pubblico da un settore all'altro. Come poi è accaduto con un grande vantaggio per il pubblico ed anche per l'Auditorium, per il cui successo anche economico non possono non considerarsi i semplici 'affitti' degli spazi che , non comportano spese produttive, ma forniscono introiti considerevoli, in ragione dei numeri di simili 'ospitate', e per la ridotta prestazione di semplici servizi.
In altre città italiane c'è una CARD culturale che associa tutte le realtà 'del tempo libero'- chiamiamole così - alte e basse, come l'Auditorium di Roma ha insegnato, dai ristoranti alla campagna amica alla pista di ghiaccio, ai festival di tango, ma anche di filosofia e della scienza ed alle manifestazioni che rappresentano spaccati di civiltà e culture lontanissime dalla nostra.
Roma dovrebbe ispirarsi a questo tipo di CARD, senza steccati inutili ed esclusioni ingiustificate.
Tornando, per finire, all'Opera di Roma Capitale, speriamo che questa stagione se la cavi, anche con i sindacati e con i conti - e non parliamo di quelli nobiliari.
Fuortes ha elencato i punti forti della programmazione, che consistono nell'aumento della produzione, e nella calata a Roma di registi di fama internazionale, l'unica novità, che comunque prosegue quello che ha fatto al Petruzzelli (dove altro non ci sembra che abbia fatto, oltre che lasciarvi una sua collaboratrice che sovrintende alla formazione dei cast) e che a Roma, fece già Nicola Sani, al tempo della sua direzione artistica, linea che ora persegue anche a Bologna dove si è ricomposto il team romano, Ernani-Sani, scalzato da Alemanno per metterci due autentici fuoriclasse: De Martino e Vlad.
L'aumento di produzione porta le recite operistiche a 71, da fine novembre ad ottobre ( naturalmente non c'è ancora la programmazione di Caracalla - che l'Opera di Roma capitale annuncia, come è d'uso nei grandi teatri del mondo - alla vigilia della inaugurazione della stagione estiva, per la gioia dei vacanzieri 'dell'ultimo minuto'); e quelle di balletto a 43, per complessive 114 contro le 89 della stagione passata - come scrive Fuortes.
Probabilmente non ci sarà il cambio del maestro del corpo di ballo, legato strettamente a Muti, che deve averla spuntata - o no?- giacché ancora a febbraio ( il contratto di Misha scade a fine anno) egli firma una coreografia (ma forse è roba vecchia?), e resteranno i massimi dirigenti nei punti chiave, perchè sostenuti da Muti, Vlad ad esempio; mentre ancora non s'è visto lo sbarco ufficiale dei 'fuorte's boys'.
Poi annuncia una novità, la nascita dell'OPERA CARD, un segno tangibile di fedeltà premiata che dà sconti a destra e sinistra, in istituzioni culturali come in esercizi commerciali, in hotel e forse anche ristoranti e, perché no, anche night e piano bar della Capitale - la buttiamo lì, anche se non abbiamo controllato.
Mancano fra le istituzioni convenzionate, con le quali si ha diritto a sconti sul prezzo dei biglietti, sia l'Accademia di Santa Cecilia e che la 'sua' (sua di Fuortes, ancora!) Musica per Roma. Perchè? Teme la concorrenza, dimostrando di aver ristretto la sua visuale d'orizzonte, con un dietrofront inspiegabile rispetto alla politica attuata da un decennio all'Auditorium Parco della Musica? La marcia in più dell'Auditorium, che all'inizio della sua gestione fece gridare a tanti 'al lupo al lupo!' era proprio la varietà dei generi che, nei diversi spazi, l'auditorium andava proponendo, favorendo un travaso di pubblico da un settore all'altro. Come poi è accaduto con un grande vantaggio per il pubblico ed anche per l'Auditorium, per il cui successo anche economico non possono non considerarsi i semplici 'affitti' degli spazi che , non comportano spese produttive, ma forniscono introiti considerevoli, in ragione dei numeri di simili 'ospitate', e per la ridotta prestazione di semplici servizi.
In altre città italiane c'è una CARD culturale che associa tutte le realtà 'del tempo libero'- chiamiamole così - alte e basse, come l'Auditorium di Roma ha insegnato, dai ristoranti alla campagna amica alla pista di ghiaccio, ai festival di tango, ma anche di filosofia e della scienza ed alle manifestazioni che rappresentano spaccati di civiltà e culture lontanissime dalla nostra.
Roma dovrebbe ispirarsi a questo tipo di CARD, senza steccati inutili ed esclusioni ingiustificate.
Tornando, per finire, all'Opera di Roma Capitale, speriamo che questa stagione se la cavi, anche con i sindacati e con i conti - e non parliamo di quelli nobiliari.
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vlad
mercoledì 27 novembre 2013
Domande
PENSIONE E LIQUIDAZIONE PER GLI STATALI. Diciamo, innanzitutto, che le pensioni basse noi statali ce le meritiamo, come diretta conseguenza dei salari bassi, a loro volta diretta conseguenza del basso impegno. E questo vale anche nella scuola dove noi abbiamo lavorato fino a qualche mese fa, per quaranta e più anni, ininterrottamente. La ragione dei bassi stipendi e dunque, a fine corsa, delle basse pensioni, per la scuola, ha però una motivazione aggiuntiva. Il piccolo pegno da pagare per il privilegio di aver lavorato a contato con i giovani, elisir di giovinezza mentale, se non proprio per tutti, almeno per noi.
Dunque tutto regolare? Sì, assolutamente. Ora però la nostra domanda è un'altra ed è in qualche modo legata all'entrata in vigore delle leggi, ed alla loro retroattività. Un interesse che ci lega - l'unico- al povero Cavaliere. La nuova legge di stabilità prevede che coloro i quali andranno in pensione, fra gli statali - i pochi che non moriranno prima, per fame - avranno la liquidazione non entro i sei mesi successivi all'uscita dal lavoro - come già aveva penalizzato gli statali in pensione il governo Monti - bensì nei dodici mesi successivi, sempre che non superi i 100.000 Euro - pericolo che non corre la quasi totalità degli statali; nel qual caso la liquidazione dovrebbe arrivare in due tranches e in due annui. Ora la legge di stabilità con questo nuovo regalo agli statali, dovrebbe riguardare i pensionandi dal 2014. DOMANDA: noi che siamo andati in pensione alla fine di ottobre 2013 avremo anche questo regalo, oltre la mancanza di contratto che ci è stata regalata dal 2010, e della quale non finiremo mai di ringraziare quei fottuti nostri governanti? Si attende risposta da chi sa fornirla
CONDUTTORI. Sempre più spesso , a proposito dei direttori d'orchestra, leggiamo usato il termine 'conduttore' che tradurrebbe alla lettera l'inglese 'conductor', giacchè in inglese 'director' è il termine che qualifica l'autore di uno spettacolo, il nostro 'regista'. Ma allora perchè creare ancora altra confusione sotto il cielo della nostra lingua , dove di termini fuori luogo se ne usano già troppi , come ad esempio nel caso del termine 'politico' con il quale solitamente si indicano degli analfabeti, degli affaristi, dei servi, delle ex escort, dei ladroni, e qualche volta dei drogati, ma sempre e comunque dei privilegiati, mai persone dediti alla cosa pubblica, o al bene comune? DOMANDA: i direttori d'orchestra non sarebbe meglio chiamarli con il loro nome italiano?
LINGUA. Non l'organo tante volte tirato in ballo in queste settimane, perchè usatissimo da chi di lavoro fa l'adulatore; bensì l'insieme di termini che servono per esprimerci e comunicare. A tal proposito, proprio oggi, sul 'Messaggero', a firma R. S., leggiamo dell'apertura della stagione all'Opera di Roma, con l'Ernani di Verdi diretto da Muti, questa sera. Leggiamo testualmente: 'Oggi alla 19, Riccardo Muti salirà sul podio del titolo verdiano scelto per inaugurare ecc...'. Quando leggiamo quel che abbiamo letto, ci viene subito l'impulso a salire in cattedra, per rimettere a posto le regole della logica linguistica. Come fa Muti, per quanto agile atleta come non è più, a salire sul 'podio del titolo'? Stesso errore nell'occhiello dell'articolo. Non solo come fa a salire sul 'podio del titolo', ma dove lo va a cercare il 'podio del titolo' per salirvi sopra? Non sarebbe stato più prosaico - per questo forse abbandonato? - ma più chiaro, scrivere salirà sul podio 'per il titolo'? In questo secondo caso, anche il non più giovanissimo Muti ce la fa a salire sul podio, dove, sul leggio, per evitargli la scalata al 'podio del titolo', gli faranno trovare pronta la 'partitura del titolo', scrivere: la 'partitura' - mi raccomando ' non la 'potatura del titolo'. Coraggio, sarà per un altra volta!
L'unica cosa che oggi non abbiamo letto sul 'Messaggero', nelle paginate dedicate all'Opera, è la consueta frase 'fortemenete voluto dal sovrintendente De Martino' : Ma perchè questa stagione non l'ha voluta, come le altre, 'fortemente' il sovrintendente De Martino? Non sarà che sta facendo già le valigie per traslocare e allora è meglio prepararsi a saltare sul carro del vincitore prossimo, prendendo le distanze da quello passato, ora in disgrazia, causa bilanci? DOMANDA: E' così?
Le risposte sono gradite.
Dunque tutto regolare? Sì, assolutamente. Ora però la nostra domanda è un'altra ed è in qualche modo legata all'entrata in vigore delle leggi, ed alla loro retroattività. Un interesse che ci lega - l'unico- al povero Cavaliere. La nuova legge di stabilità prevede che coloro i quali andranno in pensione, fra gli statali - i pochi che non moriranno prima, per fame - avranno la liquidazione non entro i sei mesi successivi all'uscita dal lavoro - come già aveva penalizzato gli statali in pensione il governo Monti - bensì nei dodici mesi successivi, sempre che non superi i 100.000 Euro - pericolo che non corre la quasi totalità degli statali; nel qual caso la liquidazione dovrebbe arrivare in due tranches e in due annui. Ora la legge di stabilità con questo nuovo regalo agli statali, dovrebbe riguardare i pensionandi dal 2014. DOMANDA: noi che siamo andati in pensione alla fine di ottobre 2013 avremo anche questo regalo, oltre la mancanza di contratto che ci è stata regalata dal 2010, e della quale non finiremo mai di ringraziare quei fottuti nostri governanti? Si attende risposta da chi sa fornirla
CONDUTTORI. Sempre più spesso , a proposito dei direttori d'orchestra, leggiamo usato il termine 'conduttore' che tradurrebbe alla lettera l'inglese 'conductor', giacchè in inglese 'director' è il termine che qualifica l'autore di uno spettacolo, il nostro 'regista'. Ma allora perchè creare ancora altra confusione sotto il cielo della nostra lingua , dove di termini fuori luogo se ne usano già troppi , come ad esempio nel caso del termine 'politico' con il quale solitamente si indicano degli analfabeti, degli affaristi, dei servi, delle ex escort, dei ladroni, e qualche volta dei drogati, ma sempre e comunque dei privilegiati, mai persone dediti alla cosa pubblica, o al bene comune? DOMANDA: i direttori d'orchestra non sarebbe meglio chiamarli con il loro nome italiano?
LINGUA. Non l'organo tante volte tirato in ballo in queste settimane, perchè usatissimo da chi di lavoro fa l'adulatore; bensì l'insieme di termini che servono per esprimerci e comunicare. A tal proposito, proprio oggi, sul 'Messaggero', a firma R. S., leggiamo dell'apertura della stagione all'Opera di Roma, con l'Ernani di Verdi diretto da Muti, questa sera. Leggiamo testualmente: 'Oggi alla 19, Riccardo Muti salirà sul podio del titolo verdiano scelto per inaugurare ecc...'. Quando leggiamo quel che abbiamo letto, ci viene subito l'impulso a salire in cattedra, per rimettere a posto le regole della logica linguistica. Come fa Muti, per quanto agile atleta come non è più, a salire sul 'podio del titolo'? Stesso errore nell'occhiello dell'articolo. Non solo come fa a salire sul 'podio del titolo', ma dove lo va a cercare il 'podio del titolo' per salirvi sopra? Non sarebbe stato più prosaico - per questo forse abbandonato? - ma più chiaro, scrivere salirà sul podio 'per il titolo'? In questo secondo caso, anche il non più giovanissimo Muti ce la fa a salire sul podio, dove, sul leggio, per evitargli la scalata al 'podio del titolo', gli faranno trovare pronta la 'partitura del titolo', scrivere: la 'partitura' - mi raccomando ' non la 'potatura del titolo'. Coraggio, sarà per un altra volta!
L'unica cosa che oggi non abbiamo letto sul 'Messaggero', nelle paginate dedicate all'Opera, è la consueta frase 'fortemenete voluto dal sovrintendente De Martino' : Ma perchè questa stagione non l'ha voluta, come le altre, 'fortemente' il sovrintendente De Martino? Non sarà che sta facendo già le valigie per traslocare e allora è meglio prepararsi a saltare sul carro del vincitore prossimo, prendendo le distanze da quello passato, ora in disgrazia, causa bilanci? DOMANDA: E' così?
Le risposte sono gradite.
martedì 26 novembre 2013
Tanto tuonò che alla fine il temporale si allontanò
Alla vigilia della prima dell' Ernani, con Muti sul podio, titolo inaugurale della stagione all'Opera di Roma, da ogni parte cadevano fulmini e si udivano tuoni - gli uni e le altre ambasciatori di un autentico temporale che stava per scatenarsi all'interno del teatro. Ma già qualcuno aveva avvertito che si trattava di un casotto armato ad arte, e che poi, ad un passo dalla rottura definitiva delle trattative fra le parti, sarebbe arrivata la pace, seppure momentanea ed incerta. Perchè se è vero che l'inaugurazione di stagione è l'occasione migliore per far sapere al mondo che il teatro esiste, è vero anche che far casino proprio in quell'occasione dispone malamente l'opinione pubblica. E così è stato; ieri mattina un incontro con il direttore artistico Alessio Vlad - chissà cosa avrà detto ai dipendenti, prima di tutto a orchestra e coro, se ha compiuto un miracolo più grande di Muti ! - e ieri pomeriggio tutti in Campidoglio, dove dopo ore di discussione è stata firmata la tregua. Fulmini e tuoni ve ne sono ancora ma la tempesta che facevano temere s'è spostata altrove o semplicemente procrastinata. Della tempesta pronta ad esplodere, solo un segno, nel rinnovato Teatro nazionale, dove si è svolta la consegna dei premi di danza, voluti ed organizzati dalla Fondazione che fa capo alla commissariata Accademia nazionale di Danza, all'Aventino. Beh, mentre c'era la consegna dei premi e i ballerini danzavano, sul palcoscenico ha cominciato a piovere, letteralmente, fra la sorpresa generale - al punto che la maggiore abilità dei ballerini si stimava per la loro capacità di evitare la pioggia e le pozzanghere, nella sala che l'Opera ha appena fatto restaurare, e dove si dovrebbe svolgere una stagione di alta qualità, ma galleggiante.
lunedì 18 novembre 2013
Ernani Francesco, la vendetta
Mentre Riccardo Muti, sicuramente teso per le acque agitate del Teatro dell'Opera sta spiegandoal pubblico convenuto all'Opera Ernani di Giuseppe Verdi, che fra qualche giorno dirigerà per l'apertura di stagione a Roma, si consuma la vendetta dell'altro Ernani, Francesco, mandato via dall'Opera di Roma quattro anni fa, con l'accusa di aver 'truccato' i bilanci - erano in rosso e lui li faceva figurare in pareggio al punto che da una organizzazione che riunisce i teatri d'opera europei aveva ricevuto un premio per buona amministrazione - ed ora sovrintendente a Bologna, chiamato dalla Cancellieri all''epoca commissario al Comune di Bologna, la quale lo aveva già voluto come consulente sovrintendete a Catania, dove poco prima era stata commissario.
Approdato al comune Alemanno, volle fare piazza pulita dei dirigenti delle massime istituzioni cittadine, messi lì dai precedenti amministratori. E come si fa, di punto in bianco? Li si accusa di truccare i bilanci, meglio di averli passivi. Ernani si difese, ma a nulla servì. Dovette abbandonare il campo, e al suo posto Alemanno si inventò sovrintendente e direttore artistico senza storia senza passato:De Martino, Colabianchi.. Una vera invenzione. Prima suoi consulenti, di lui commissario, poi amministratori in proprio. l'allora consulente alla direzione artistica aveva un curriculum praticamente nullo; il titolo di maggior pregio era aver diretto in occasione di celebrazioni in onore di Almirante e di essere vicino agli ambienti della destra che, come si sa, in fatto di cultura fanno piangere dalla disperazione. Si vide in quel periodo il palco reale dell'Opera frequentato da gente che si sentiva più a suo agio negli spettacoli televisivi, nei piano bar e nei salotti romaneschi. Quel consulente alla direzione artistica dovette abbandonare anche lui, quando fu ingaggiato Muti e volle alla direzione artistica Alessio, figlio di Roman Vlad. Niente di speciale, anche perché l'Alessio che aveva fatto il giro di qualche teatro, a Genova ad esempio era dovuto andare via, perché protestato dalle maestranze del teatro. E allora perché chiamarlo a Roma? Per lasciare mano libera a Muti. E qui il direttore, ci perdonerà ha compiuto il suo più grande errore. Lui non vuole che il teatro nel quale ha un incarico stabile, anche se semplicemente 'onorario benché a vita' - formula assai singolare - sia retto da persone in gamba e competenti.
In tutti questi anni, tre o quattro, il Corriere della Sera, per bocca di Valerio Cappelli, ha inneggiato ai signori del Costanzi, senza distinzione. Ancora oggi ha l'impudenza di scrivere che la direzione artistica, cioè il suo amico Alessio, è il migliore in circolazione- quando non si vuole vedere, si possono tenere anche gli occhi aperti e nulla si vedrà!
Lui, Cappelli, ha sempre fatto il portavoce dell'Opera , dietro suggerimento di Filippo Arriva, che non è mai arrivato prima di Cappelli - a dispetto del cognome - dal quale ha ottenuto notizie in anteprima, in cambio del 'fiancheggiamento' a Muti, al teatro ed ai suoi manager. D'altro canto quest'estate la sua pièce su Carlos Kleiber è andata anche a Caracalla. Una ricompensa per i tanti servigi resi?
Mai in questi anni che abbia sollevato il Cappelli qualche dubbio sull'amministrazione del teatro, come invece ha cominciato a fare all'improvviso qualche settimana fa, al punto da meritarsi una lettera di smentita di Bruno Vespa, alla quale ha replicato, perchè chiamato in causa, Lissner, e lo stesso Cappelli che ha contestato molte delle affermazioni di Vespa che smentiva le accuse fatte proprie da Cappelli, sulle quali è tornato , sempre sul Corriere, nuovamente e proprio oggi, chiedendo di vedere quei bilanci che, secondo i revisori, non brillano, e che lui spera di poter vedere, almeno quando il CDA, fra breve, andrà a casa.
Noi lo abbiamo detto molte volte. La storia è sempre la stessa. I buoni amministratori si valutano in base alla fedeltà al governo di turno. Catello De Martino era al suo debutto da sovrintendente. Corriere e Messaggero lo hanno incoronato come sovrintendente più bravo d'Italia, e poi... e poi spuntano i buchi di bilancio , appena in Campidoglio cambia il governo che non è disposto a dare tutto quello che gli viene richiesto per tappare i buchi.
Almeno sul fatto che l'Opera di Roma sia il teatro più finanziato dalle amministrazioni comunali, con ben 20 milioni di Euro all'anno; che sia un teatro con un pubblico che non raggiunge nemmeno le 200.000 unità, che abbia soltanto 3.000 abbonati, che fa poco più cinquanta-sessanta recite d'opera l'anno e infesta la sua programmazione di spettacolini e concertini davvero imbarazzanti - il direttore artistico sommo, ovviamente in questo non ha nessuna responsabilità secondo Valerio Cappelli - che abbia introiti propri che superano di poco il milione di Euro, che non si sia procurato soci e sponsor importanti, questo non si può negare, tutto il resto è propaganda. Meglio: è stato propaganda; ed ora non più. Muti avrà fra gli ascoltatori il ministro Bray, ed il suo maggiordomo Nastasi, legato a Muti da lunga data, e spera di poter ottenere ciò che ottenne da Tremonti: allora salvò i teatri, adesso spera di salvare il suo di teatro. Lui certamente , comunque vadano le cose, si salverà, ma il suo teatro si salverà solo con lui, e con buoni amministratori che lo affiancano nell'impresa ardua di riportarlo agli antichi splendori, come nè Catello De Martino nè Alessio Vlad saranno mai in grado di fare.
Approdato al comune Alemanno, volle fare piazza pulita dei dirigenti delle massime istituzioni cittadine, messi lì dai precedenti amministratori. E come si fa, di punto in bianco? Li si accusa di truccare i bilanci, meglio di averli passivi. Ernani si difese, ma a nulla servì. Dovette abbandonare il campo, e al suo posto Alemanno si inventò sovrintendente e direttore artistico senza storia senza passato:De Martino, Colabianchi.. Una vera invenzione. Prima suoi consulenti, di lui commissario, poi amministratori in proprio. l'allora consulente alla direzione artistica aveva un curriculum praticamente nullo; il titolo di maggior pregio era aver diretto in occasione di celebrazioni in onore di Almirante e di essere vicino agli ambienti della destra che, come si sa, in fatto di cultura fanno piangere dalla disperazione. Si vide in quel periodo il palco reale dell'Opera frequentato da gente che si sentiva più a suo agio negli spettacoli televisivi, nei piano bar e nei salotti romaneschi. Quel consulente alla direzione artistica dovette abbandonare anche lui, quando fu ingaggiato Muti e volle alla direzione artistica Alessio, figlio di Roman Vlad. Niente di speciale, anche perché l'Alessio che aveva fatto il giro di qualche teatro, a Genova ad esempio era dovuto andare via, perché protestato dalle maestranze del teatro. E allora perché chiamarlo a Roma? Per lasciare mano libera a Muti. E qui il direttore, ci perdonerà ha compiuto il suo più grande errore. Lui non vuole che il teatro nel quale ha un incarico stabile, anche se semplicemente 'onorario benché a vita' - formula assai singolare - sia retto da persone in gamba e competenti.
In tutti questi anni, tre o quattro, il Corriere della Sera, per bocca di Valerio Cappelli, ha inneggiato ai signori del Costanzi, senza distinzione. Ancora oggi ha l'impudenza di scrivere che la direzione artistica, cioè il suo amico Alessio, è il migliore in circolazione- quando non si vuole vedere, si possono tenere anche gli occhi aperti e nulla si vedrà!
Lui, Cappelli, ha sempre fatto il portavoce dell'Opera , dietro suggerimento di Filippo Arriva, che non è mai arrivato prima di Cappelli - a dispetto del cognome - dal quale ha ottenuto notizie in anteprima, in cambio del 'fiancheggiamento' a Muti, al teatro ed ai suoi manager. D'altro canto quest'estate la sua pièce su Carlos Kleiber è andata anche a Caracalla. Una ricompensa per i tanti servigi resi?
Mai in questi anni che abbia sollevato il Cappelli qualche dubbio sull'amministrazione del teatro, come invece ha cominciato a fare all'improvviso qualche settimana fa, al punto da meritarsi una lettera di smentita di Bruno Vespa, alla quale ha replicato, perchè chiamato in causa, Lissner, e lo stesso Cappelli che ha contestato molte delle affermazioni di Vespa che smentiva le accuse fatte proprie da Cappelli, sulle quali è tornato , sempre sul Corriere, nuovamente e proprio oggi, chiedendo di vedere quei bilanci che, secondo i revisori, non brillano, e che lui spera di poter vedere, almeno quando il CDA, fra breve, andrà a casa.
Noi lo abbiamo detto molte volte. La storia è sempre la stessa. I buoni amministratori si valutano in base alla fedeltà al governo di turno. Catello De Martino era al suo debutto da sovrintendente. Corriere e Messaggero lo hanno incoronato come sovrintendente più bravo d'Italia, e poi... e poi spuntano i buchi di bilancio , appena in Campidoglio cambia il governo che non è disposto a dare tutto quello che gli viene richiesto per tappare i buchi.
Almeno sul fatto che l'Opera di Roma sia il teatro più finanziato dalle amministrazioni comunali, con ben 20 milioni di Euro all'anno; che sia un teatro con un pubblico che non raggiunge nemmeno le 200.000 unità, che abbia soltanto 3.000 abbonati, che fa poco più cinquanta-sessanta recite d'opera l'anno e infesta la sua programmazione di spettacolini e concertini davvero imbarazzanti - il direttore artistico sommo, ovviamente in questo non ha nessuna responsabilità secondo Valerio Cappelli - che abbia introiti propri che superano di poco il milione di Euro, che non si sia procurato soci e sponsor importanti, questo non si può negare, tutto il resto è propaganda. Meglio: è stato propaganda; ed ora non più. Muti avrà fra gli ascoltatori il ministro Bray, ed il suo maggiordomo Nastasi, legato a Muti da lunga data, e spera di poter ottenere ciò che ottenne da Tremonti: allora salvò i teatri, adesso spera di salvare il suo di teatro. Lui certamente , comunque vadano le cose, si salverà, ma il suo teatro si salverà solo con lui, e con buoni amministratori che lo affiancano nell'impresa ardua di riportarlo agli antichi splendori, come nè Catello De Martino nè Alessio Vlad saranno mai in grado di fare.
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domenica 17 novembre 2013
E sarà un successo
Quando sento o leggo espressioni di tale tenore un brivido percorre il mio corpo e la mia mente, perchè temo per la salute mentale di chi simili panzane va dicendo o scrivendo, anticipando gli eventi.. L'ultima volta l'ho letta oggi, sul Messagero, a firma L.D.L. ( Laus Deo Laus?) - che non so chi sia - altrimenti avvertirei di corsa il suo medico curante perchè lo tenga d'occhio. Perchè tanta premura - vi domanderete - per uno sconosciuto? Perchè so come vanno queste cose. L.D.L. parlava della presentazione dell'Ernani di Giuseppe Verdi che Muti farà domani pomeriggio al Teatro dell'Opera, in attesa della prima fissata al 27 novembre , se ricordiamo bene. La platea del teatro dovrebbe accogliere 1500, ma molti di più saranno gli aspiranti a quei posti e dunque parecchi di loro resteranno fuori., scrive L.D.L. SE domani pomeriggio arrivassero all'Opera di Roma non 1500 ma 2000 interessati alla presentazione dell'opera, giovani soprattutto, noi saremmo i primi ad essere felici. Perchè intendiamoci, non siamo contenti che simili iniziative non abbiamo successo. Temiamo solo che i disorganizzati organizzatori del teatro non riescano a far capire l'importanza di un simile incontro con il noto direttore Riccardo Muti. Perchè tanta sfiducia? Perchè ragioniamo avendo ancora presente la desolante scena alla quale assistemmo, giusto due anni fa, nell'Aula magna della Sapienza, quando Muti - da gran parlatore - spiegò al pubblico Attila di Giuseppe Verdi, in procinto di dirigerla in teatro. L'Aula magna della Sapienza era piena- anzi vuota- per metà; e gran parte degli occupanti si vide, poco dopo l'inizio dell'incontro, che apparteneva a quella schiera di studenti 'deportata' in simili occasioni, senza grande convinzione, e che guadagnò appena possibile l'uscita, dopo ininterrotto chiacchiericcio. Lo stesso Muti ebbe a meravigliarsi, considerando che incontri analoghi fatti all'università di Milano avevano avuto la sala piena. E allora? Nasce da qui il nostro timore, e cioè che anche domani neanche 1500 ascoltatori abbiano a reperirsi per ascoltare Muti, in una città che supera i 4 milioni di abitanti e che di università ne ha almeno quattro o cinque.
Sui giornali analogo tono trionfante negli annunci della prossima stagione, quando si legge che al teatro romano si dà la 'grande' opera, dove basterebbe soltanto che si scrivesse che si dà l'opera- che è grande di per se stessa. perchè se si ha a scrivere la 'grande'opera, vuol dire che dell'opera si ha bassa considerazione. Accade ogni volta che incautamente si usa quell'aggettivo: la RAI dice 'la grande musica' e per la RAI la grande musica è mettiamo 'Renzo Arbore' o chiunque altro, mai che sia la musica quella grande veramente che non necessita dello spreco di aggettivi. Quando si legge la 'grande orchestra' state certi che si tratta di un'orchestra rimediata, magari numericamente consistente; quando si dice noi siamo il nuovo 'grande partito' per la 'grande Italia', il riferimento è alle recenti dichiarazioni di Alfano che certamente non rappresenta un grande partito e non lavora per la grande Italia, visti i risultati degli ultimi tempi, occorre diffidare.
Lasciamo stare, perciò, gli aggettivi e lavoriamo perchè sia veramente un successo, alla prova dei fatti. Prima meglio tacere, tanto quella banalissima frase non porta pubblico. Che, invece, arriva, come nel caso delle lezioni tenute da Pappano all'Auditorium nella sala Santa Cecilia, la domenica mattina, con almeno 7-800 posti occupati, con biglietto, e non gratuitamente come all'Opera. Vuol dire allora che Pappano richiama più di Muti. Certamente no. Forse che l'Auditorium ha più appeal del Teatro dell'Opera? Forse sì. Ma vuol dire, soprattutto, che Santa Cecilia ci sa fare più dell'Opera.
P.S. Forse L.D.L. è una sigla che non cela persona alcuna. Lo deduciamo dal fatto che assai spesso leggiamo comunicati inviatici da varie istituzioni musicali che poi vediamo pubblicati quasi integralmente con quella sigla sul giornale. Dunque L.D.L. è nessuno e centomila.
Sui giornali analogo tono trionfante negli annunci della prossima stagione, quando si legge che al teatro romano si dà la 'grande' opera, dove basterebbe soltanto che si scrivesse che si dà l'opera- che è grande di per se stessa. perchè se si ha a scrivere la 'grande'opera, vuol dire che dell'opera si ha bassa considerazione. Accade ogni volta che incautamente si usa quell'aggettivo: la RAI dice 'la grande musica' e per la RAI la grande musica è mettiamo 'Renzo Arbore' o chiunque altro, mai che sia la musica quella grande veramente che non necessita dello spreco di aggettivi. Quando si legge la 'grande orchestra' state certi che si tratta di un'orchestra rimediata, magari numericamente consistente; quando si dice noi siamo il nuovo 'grande partito' per la 'grande Italia', il riferimento è alle recenti dichiarazioni di Alfano che certamente non rappresenta un grande partito e non lavora per la grande Italia, visti i risultati degli ultimi tempi, occorre diffidare.
Lasciamo stare, perciò, gli aggettivi e lavoriamo perchè sia veramente un successo, alla prova dei fatti. Prima meglio tacere, tanto quella banalissima frase non porta pubblico. Che, invece, arriva, come nel caso delle lezioni tenute da Pappano all'Auditorium nella sala Santa Cecilia, la domenica mattina, con almeno 7-800 posti occupati, con biglietto, e non gratuitamente come all'Opera. Vuol dire allora che Pappano richiama più di Muti. Certamente no. Forse che l'Auditorium ha più appeal del Teatro dell'Opera? Forse sì. Ma vuol dire, soprattutto, che Santa Cecilia ci sa fare più dell'Opera.
P.S. Forse L.D.L. è una sigla che non cela persona alcuna. Lo deduciamo dal fatto che assai spesso leggiamo comunicati inviatici da varie istituzioni musicali che poi vediamo pubblicati quasi integralmente con quella sigla sul giornale. Dunque L.D.L. è nessuno e centomila.
lunedì 14 ottobre 2013
Roma. E' tempo di ricominciare
Il calendario
musicale di ottobre segnala quattro dei cinque debutti delle più importanti
stagioni romane. Comincia , il 19, l’ Istituzione Universitaria dei Concerti (Aula
magna della Minerva) con Salvatore Accardo ( serie di concerti Minerva) e ‘I
Turchini’ di Antonio Florio ( serie Calliope). All’indomani, il 20, prende il via la stagione
vera e propria dell’Orchestra Sinfonica di Roma (Auditorium della
Conciliazione) diretta dal suo fondatore e direttore Francesco La Vecchia (
qualche giorno dopo che l’Orchestra stabile ha eseguito a Roma, Palermo e
Firenze il ‘Requiem’ di Verdi, e la
China National Opera House ha
messo in scena ‘Il Trovatore’ ) con
‘Petruska’ di Strawinsky e ‘Romeo e Giulietta’ di Prokofiev . La Vecchia può vantarsi
di aver fatto emergere dal
dimenticatoio molti musicisti italiani del Primo Novecento, e di cedere il podio, in questa stagione, anche
ad altri direttori - era ora! - benchè tutti stranieri, di nazioni sperdute e
pressochè sconosciuti.
A seguire, il 21, Santa Cecilia ( Auditorium Parco della Musica)
inaugura con Maurizio Pollini la
stagione da camera; e, il 26, la stagione sinfonica, con i complessi al gran
completo, noti solisti, e la direzione
di Tony Pappano. In programma l’opera ‘Peter Grimes’ di Benjamin Britten,
che quasi sicuramente finirà in CD, per onorare il centenario della nascita del
musicista, il più noto del Novecento inglese. C’è poi, il 31, il concerto
inaugurale, al Teatro Olimpico, della
stagione della Accademia Filarmonica Romana che, quest’anno, registra anche un cambio di direzione
artistica – fuori Sandro Cappelletto, dentro Cesare Mazzonis, che ha lo stesso incarico all’Orchestra
Nazionale della Rai di Torino – con la pianista Angela Hewitt, in un programma
interamente dedicato a Bach,
accompagnata dall’Orchestra da camera della Rai di Torino - quella di
Mazzonis, per intenderci, perché Mazzonis, venendo a Roma intende procurare altro lavoro alla sua orchestra.
Buon ultima, la ‘sorellastra pigra’ Teatro dell’ Opera che avvierà la nuova stagione a fine novembre con ‘Ernani’
di Giuseppe Verdi ; Muti sul podio. La
stagione è stata annunciata in ottobre, come, del resto, fanno tutti i grandi
teatri internazionali che non l’annunciano mai con mesi e mesi di anticipo.
Seppur diverse fra loro, le stagioni romane si somigliano
tutte per la preoccupante e dissennata
assenza di interpreti italiani dai rispettivi cartelloni.
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mercoledì 2 ottobre 2013
Basterà Muti a fermare Marino?
I giornali, specie quelli che seguono da vicino e
con occhi di particolare benevolenza le sorti dell’Opera di Roma – tanto per parlar chiaro: Corriere e Messaggero – non hanno potuto non notare con sorpresa
che alla presentazione della stagione
2013-2014 , fatta come sempre con un ritardo che rimanda al paleolitico della managerialità, e
cioè il 30 settembre 2013, a meno di due mesi dall’inaugurazione della nuova
stagione (con Muti direttore, ‘Ernani’ di Giuseppe Verdi), il sindaco di Roma,
presidente della Fondazione operistica cittadina, era assente. Assenza
giustificata , diplomaticamente, con ragioni di ‘forza maggiore’ per ‘impegni
isituzionali’, evidentemente più istituzionali della stagione dell’Opera. La stessa assenza che, però, non
destava particolari sospetto negli anni di Alemanno, perché, giornali compresi,
tutti sapevamo che Alemanno sebbene assente, giustificato o ingiustificato che
fosse, era sempre presente al momento in cui occorreva mettere denaro fresco
mano nella casse dell’Opera. Ora forse non sarà più così, e perciò
quell’assenza desta sospetti. E,
infatti, a chi ha letto i giornali non sarà sfuggita qualche frase buttata qua
e là dal principale fiancheggiatore/sostenitore/cantore del teatro, dal ‘Corriere
della Sera’, nella persona di Valerio Cappelli, il quale, per la prima volta,
s’è lasciato scappare – proprio lui che
non ha mai fatto trapelare, prima d’ora, eventuali e neppure possibili
falle nell’amministrazione del teatro
– che il sindaco vuole vederci chiaro
nell’amministrazione del teatro; perchè al Comune, che ha un buco difficile da
coprire, lasciatogli evidentemente dall’ottimo amministratore Alemanno ( perché
quasi 900 milioni di Euro di buco neppure
un Marino superman avrebbe potuto farli in pochissimi mesi), l’Opera costa la non modica cifra di 20
milioni per anno. Bilancio reso ancora più negativo, dalla constatazione che quella enorme costosissima macchina , ha
scarsa produttività e i ‘tutto esaurito’ sono solo nei ricordi di un tempo. E
già. Lo stesso Marino, presente alle recenti
repliche di ‘Nabucco’, ha notato parecchi buchi in platea e nei palchi , e, dopo i successi a Salisburgo di Muti, si va domandando come mai il direttore, lì
faccia ‘tutto esaurito’ ed a Roma no!
Verrà, poi, anche il momento in cui si domanderà
perchè questo dato non sia emerso mai dalle pagine del ‘Messaggero’ e ‘Corriere’, che un giorno sì e l’altro pure
cantano le glorie dell’Opera e inneggiano ai suoi amministratori. Muti,
naturalmente, è fuori discussione, senza di lui, l’Opera di Roma sarebbe già
affondata. Ma non basta Muti a evitare al teatro l’analisi di costi e benefici che
Marino sta compiendo. Dalla quale al sindaco
risulterebbe che l’Opera di Roma - come anche altre istituzioni o iniziative di
spettacolo ( leggi: Festa del Cinema, carrozzone, inutile per qualcuno, troppo
costoso per tutti!) – il Comune dà troppi soldi, non sempre ben amministrati e
fatti fruttare.
Chi segue da vicino queste faccende sa che cosa
succede ad ogni giro di poltrone nel
potere cittadino. Si mandano a casa i manager messi nei vari posti di comando dall’amministrazione precedente,
per metterci i propri. E per compiere una simile operazione, talvolta suicida,
ci si inventa qualunque cosa, anche falsità. Esattamente come ha fatto Alemanno
prima di Marino, per estromettere Ernani e metterci il suo eroe, Catello De Martino,
al suo primo incarico al vertice di una impresa, per giunta culturale. A
volerla dire tutta, Catello e Alessio Vlad, il quale per il ‘Corriere’ è un
ottimo direttore artistico, senza discussione!- hanno avuto il beneplacito di
Muti, nel caso di Catello, e per Vlad, figlio di Roman, una sua precisa
indicazione. Quindi nella scelta dei manager c’è, eccome, lo zampino anzi la
zampata di Muti. De Martino ha chiuso per il quarto anno consecutivo il bilancio
in pareggio, è vero; però al modico costo per le casse comunali di 20 milioni
di Euro, per anno. E, se adesso, a causa delle difficoltà economiche del
Comune, Marino decidesse di tagliare questo suo consistente finanziamento,
come chiuderebbe il bilancio, Catello? Indovinate!
Se Marino
dovesse mettere in atto, senza sbandierarlo ai quattro venti anche per non
urtare Muti, un taglio al finanziamento del Comune, anche perchè nonostante
questa montagna di soldi, l’Opera governata ‘magnificamente’, secondo i
fiancheggiatori della stampa, non è riuscita a trovare risorse proprie, e
dipendendo quindi quasi esclusivamente dal finanziamento del FUS e del Comune,
nel bilancio si aprirebbe una grossa crepa, e De Martino potrebbe essere
mandato a casa. E l’ottimo direttore artistico Alessio Vlad che quest’anno ha
messo in cartellone a Caracalla anche una pièce di Valerio Cappelli, suo poeta di corte, che
fine farebbe? Muti lo difenderebbe a spada tratta, nonostante gli errori di
programmazione ai quali forse solo quest’anno si pone rimedio, con una sterzata
evidente verso il repertorio più popolare, nei confronti del quale il
professorino Vlad mostra disprezzo -
perché quegli ‘errori’ di programmazione recano anche la sua firma? E come
giustificare il botteghino non sempre assediato dai melomani, anche quando è in
cartellone Muti? Non c’è scusa: questa si chiama inefficienza ed incapacità di
gestione. Noi stessi presenti ad una magnifica lezione di Muti alla Sapienza,
in occasione della prima di ‘Attila’ di Giuseppe Verdi, abbiamo notato, non
senza sconcerto, la platea mezza vuota e in gran parte occupata da liceali
costretti dai loro insegnanti ma recalcitranti e rumorosi, e dalla corte universitaria del gaffeur Frati. All’indomani, sui giornali
leggemmo della folla che aveva riempito l’Aula magna dell’Università. Beh,
Catello come giustifica i tanti vuoti delle prime, almeno fin quando le
frequentavamo, mentre adesso non siamo più ospiti graditi né di Catello né di Arriva, e noi immaginiamo, indirettamente, con la
complicità di Muti !)in platea, nonostante gli inviti sempre abbondanti al
‘generone’ romano. Cattiva gestione, nessuna attenzione alla creazione di un
pubblico, quando non c’è.
Si apre per
l’Opera di Roma, certamente una fase delicata, molto delicata. Forse qualche
freno ad una forte possibile azione di Marino sarà costituita dalla presenza di
Muti, che non si può far scappare da Roma. Sarebbe la fine. Ma certo non si può
subire una cattiva amministrazione, anche se Muti dovesse risentirsi. Noi,
facciamo notare, indipendentemente dalla valutazione della gestione dell’Opera
di questi anni, sulla qual tante volte abbiamo espresso riserve oltre che
qualche appunto al comportamento inqualificabile di suoi dirigenti – che, come
sempre, si comincia a tagliare la cultura che, evidentemente, anche Marino, considera
un bene non necessario, anzi accessorio.
Infine, un
piccolo appunto; a Muti, questa volta. Ma era proprio necessario affidare a sua
figlia Chiara, caro maestro, la regia di ‘Manon’, dopo che quest’estate aveva
già ‘registrato’ Purcell a Caracalla, e negli anni passati al Nazionale, sia
Chiara che sua moglie, Cristina, avevano debuttato come attrice e regista? Con
tutto il potere che ha e le conoscenze in mezzo mondo, non le riesce, caro
maestro, di trovar lavoro per la sua famiglia altrove e non nel teatro dove lei
è sovrano assoluto? Perché, anche se
nessuno glielo dice apertamente - come stiamo facendo noi - sono in tanti,
quasi tutti, a pensarla in questa maniera.
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giovedì 19 settembre 2013
Marino, la vendetta. Ma l'Opera va maneggiata con cura, c'è Muti
Sembra un film già visto. Cambia l'amministrazione comunale, cambia anche il colore e, naturalmente, a tutti quelli che sono stati messi ai posti di comando dalla precedente amministrazione viene inviato il segnale che è ora che facciano le valigie e si preparino a sloggiare. L'aveva fatto Alemanno, in combutta con Nastasi, nei confronti di Ernani, allora sovrintendente, che si voleva tutti i costi mandare a casa, trovando accuse di comodo; ora quelle stesse accuse, magari con qualche dato oggettivo, possono ugualmente trovarsi contro Catello De Martino ed Alessio Vlad. Dal teatro, ufficialmente, non filtra ancora nulla, ma le notizie arrivano, più veloci dei comunicati stampa, dalle pagine del Corriere, a firma Valerio Cappelli , che arriva, comunque e sempre, prima dell'ufficio stampa di Filippo Arriva, il quale, per i tempi, si contenta del cognome.
Proprio oggi Cappelli scriveva, a proposito del prossimo giro di poltrone, a firma Marino, che il sindaco non è contento nè della Festa del cinema - che vorrebbe forse far tornare sotto le ali di Bettini e della sua corte, mandando a casa Muller- nè dell'Opera, per la scarsa produttività, a fronte degli enormi costi per il Comune. E già. Quando l'amministrazione è amica, i buchi non saltano mai fuori perchè li si tappano con soldi aggiuntivi. Lo faceva Veltroni, per l'Auditorium che dai primi anni chiudeva in pareggio, se non addirittura in attivo, l'ha fatto evidentemente Alemanno con l'Opera, mentre non l'ha fatto con l'Auditorium che restava nelle mani di un uomo per tutte le stagioni, della scuderia Veltroni-Bettini, che fa di nome Carlo Fuortes, amministratore delegato dall'origine. Con Alemanno si cambiò il presidente di Musica per Roma, mandando a casa Borgna, troppo targato, e lasciandovi Fuortes che evidentemente sa nuotare in tutte le acque, a seconda dei casi, e può vantare, soprattutto, a causa di tutte le attività non di spettacolo che l'Auditorium ospita nei suoi spazi, entrate cospicue. Ora il sindaco Marino non toccherà certamente l'Auditorium, nella persona di Fuortes, mentre vuole mandare a casa il presidente che non ha intenzione di schiodare. Ma all'Opera? Lui dice, secondo quanto ha scritto Cappelli, che sicuramente registra umori e notizie anche dall'interno del teatro, che l'Opera costa molto e produce poco. Esattamente ciò che tutti pensavano e pensano, ma che nessuno denuncia, per il timore di far scappare Muti anche da Roma, dopo di che è facile immaginarsi il declino del teatro. Forse sottovoce, lentamente Marino si appresta a venire a patti con Muti, senza irritarlo, ma potrebbe chiedere che gli attuali amministratori, con tutto il loro codazzo, abbandonino il campo.
Muti li difenderà al punto da legare al destino degli attuali amministratori anche il suo? Oppure alzerà la voce, ma senza sgolarsi, esattamente come fece in favore di Ernani fino a quando rimase a Roma?
In un altro caso, quello del Palazzo delle esposizioni e delle scuderie del Quirinale, collegati, Marino non ascolti i consigli di Veltroni, che vorrebbe al vertice di quelle prestigiose istituzioni un suo fedelissimo, Giorgio Van Straten che già fece transitare a Roma per l'Agis, la Rai e poi spedì a Firenze al Teatro del Maggio e fece dimettere poco prima che scoppiasse il bubbone del buco di bilancio, sotto la sua gestione, a seguito della cui scoperta, arrivò il salvatore Nastasi, che ripianò quella voragine, preparando il terreno per altre trivellazioni e conseguenti buchi.
Proprio oggi Cappelli scriveva, a proposito del prossimo giro di poltrone, a firma Marino, che il sindaco non è contento nè della Festa del cinema - che vorrebbe forse far tornare sotto le ali di Bettini e della sua corte, mandando a casa Muller- nè dell'Opera, per la scarsa produttività, a fronte degli enormi costi per il Comune. E già. Quando l'amministrazione è amica, i buchi non saltano mai fuori perchè li si tappano con soldi aggiuntivi. Lo faceva Veltroni, per l'Auditorium che dai primi anni chiudeva in pareggio, se non addirittura in attivo, l'ha fatto evidentemente Alemanno con l'Opera, mentre non l'ha fatto con l'Auditorium che restava nelle mani di un uomo per tutte le stagioni, della scuderia Veltroni-Bettini, che fa di nome Carlo Fuortes, amministratore delegato dall'origine. Con Alemanno si cambiò il presidente di Musica per Roma, mandando a casa Borgna, troppo targato, e lasciandovi Fuortes che evidentemente sa nuotare in tutte le acque, a seconda dei casi, e può vantare, soprattutto, a causa di tutte le attività non di spettacolo che l'Auditorium ospita nei suoi spazi, entrate cospicue. Ora il sindaco Marino non toccherà certamente l'Auditorium, nella persona di Fuortes, mentre vuole mandare a casa il presidente che non ha intenzione di schiodare. Ma all'Opera? Lui dice, secondo quanto ha scritto Cappelli, che sicuramente registra umori e notizie anche dall'interno del teatro, che l'Opera costa molto e produce poco. Esattamente ciò che tutti pensavano e pensano, ma che nessuno denuncia, per il timore di far scappare Muti anche da Roma, dopo di che è facile immaginarsi il declino del teatro. Forse sottovoce, lentamente Marino si appresta a venire a patti con Muti, senza irritarlo, ma potrebbe chiedere che gli attuali amministratori, con tutto il loro codazzo, abbandonino il campo.
Muti li difenderà al punto da legare al destino degli attuali amministratori anche il suo? Oppure alzerà la voce, ma senza sgolarsi, esattamente come fece in favore di Ernani fino a quando rimase a Roma?
In un altro caso, quello del Palazzo delle esposizioni e delle scuderie del Quirinale, collegati, Marino non ascolti i consigli di Veltroni, che vorrebbe al vertice di quelle prestigiose istituzioni un suo fedelissimo, Giorgio Van Straten che già fece transitare a Roma per l'Agis, la Rai e poi spedì a Firenze al Teatro del Maggio e fece dimettere poco prima che scoppiasse il bubbone del buco di bilancio, sotto la sua gestione, a seguito della cui scoperta, arrivò il salvatore Nastasi, che ripianò quella voragine, preparando il terreno per altre trivellazioni e conseguenti buchi.
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