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martedì 20 dicembre 2016

Stati generali della cultura: Art Bonus al centro dell'attenzione. Gli assessori Bergamo e Del Corno le star della giornata. Chiusura con Franceschini

 Con l'intervista al ministro Franceschini curata da Roberto Napoletano, il più sfiduciato  fra i direttori di giornali italiani, imputato  nel processo aziendale del disastro economico del suo giornale e delle attività parallele del gruppo ' Sole 24 Ore', organizzatore degli 'Stati generali della Cultura', dal 2012, giunti alla quinta edizione, si è chiusa la giornata di interventi che si era aperta con le due star della giornata e cioè i due assessori alla cultura dei Comuni di Roma e Milano, Bergamo e Del Corno, con i quali il conduttore, giornalista del gruppo (Radio 24) è stato particolarmente sollecito nel tempestarli di domande, soprattutto Bergamo,  che ha pure tentato di mettere in difficoltà.
A cominciare dalla sua nomina - poche ore fa - a vicesindaco, che il suo collega milanese ha salutato come una grande cosa positiva, mentre noi- modestissimamente - oltremodo negativa per la cultura a Roma, sebbene il suo nuovo incarico gli dia più peso nella giunta, con la Raggi e con i Cinquestelle.

L'assessore Bergamo ha retto bene, anche se il suo discorso girava intorno al 'fare sistema' che deve superare l'attuale condizione della cultura a Roma, dove vi sono oltre una decina di soggetti, eccellenti, ma che agiscono ciascuno per proprio conto, e assorbono insieme oltre il 90% dei fondi destinati alla cultura.
Alla domanda,  con i brusii della platea (fra tre e quattrocento gli intervenuti, non uno di più) sui criteri che guidano il suo assessorato,  particolarmente nella scelta dei privati che chiedono di intervenire   per la tutela e  la conservazione dei beni artistici, dopo una velata accusa dell'intervistatore di giudicare con criteri ideologici e politici, Bergamo ha risposto che soldi da chi fabbrica cannoni lui non li vuole. Ma  Il tema è tornato anche successivamente alla ribalta.

Se, ad esempio, Finmeccanica volesse intervenire, investendo in cultura a Roma, che si fa? Un altro dei partecipanti ha risposto che le istituzioni non possono ergersi a giudici  anche del ministero dell'interno o della difesa che li ha già giudicati,  e perciò l'intervento di 'Finmeccanica' a Milano è stato ben accetto.
 La Todini a capo di Poste italiane ha rammnentato i suoi interventi che  priviliegiano le fondazioni liriche ed i teatri su tutto il territorio, come su tutto il territorio si estende la presenza dell'azienda  pubblica.

Secondo il sovrintendente della Scala, Pereira, l'intervento dei privati nella gestione delle fondazioni liriche, e dei beni culturali in generale, non è solo  auspicabile, è semplicemente necessario ed indispensabile, senza di esso  dovrebbero tutti chiudere, perchè il finanziamento pubblico non è sufficiente. Ma i privati  - ha sottolineato Pereira, che come cercatore di soldi è molto più bravo che come sovrintendente, lui stesso se ne è sempre fatto vanto) - occorre andarseli a cercare; ne esistono, bisogna scovarli in ogni parte del mondo, ed i sovrintendenti non dovrebbero disdegnare di andare in giro a cercare privati disposti ad investire nelle istituzioni italiane.
 Naturalmente il tema del ritorno per privati ed aziende è stato anche affrontato da chi ha invitato i presenti a non guardare con disprezzo chi investe - soprattutto le aziende - nel settore e vuole vedere i frutti di tale investimento. Perché non accettare che a fronte di un grande investimento ci sia la richiesta di accomunare un marchio ad un bene che si è contribuito a  salvare?

Bergamo è intervenuto sulla polemica che lo contrappose in settembre a Paolo Bulgari che aveva finanziato il restauro della Scalinata di Trinità dei Monti  e che chiedeva che la scalinata venisse chiusa di notte per evitare che nel giro di poco tempo venisse nuovamente deturpata. Bergamo si fece allora - e lo ha ribadito anche oggi - difensore del popolo e di quel bene pubblico, ma non ha detto se sta già cercando il finanziatore del restauro, che certamente non sarà così lontano.

Fuortes, che  parlava sia come commissario dell'Arena che come sovrintendente dell'Opera di Roma ha detto che è dimostrato come l'appeal dell'Opera non sia diminuito nonostante viviamo nell'epoca del 'virtuale', e perciò va, oltre che sostenuto, soddisfatto.
Rosanna Purchia, sovrintendente del San Carlo di Napoli, ha manifestato le difficoltà che il sud, anche in questo campo, ha da superare rispetto al nord; e Chiarot nella sua duplice veste di sovrintendente della Fenice e presidente dell'ANFOLS , dopo aver assicurato che le Fondazioni lavorano ormai a pieno regime, anche più di quanto non dicano i dati degli 'eventi' - questa terribile schifosa parola è ormai usatisima! - ha detto che l'ANFOLS proprio in questi mesi si sta confrontando con  il Ministro sulle ultime leggi che riguardano il settore. E il Ministro ha fatto pesare  i 10 milioni  di Euro, extra FUS. da destinare alle Fondazioni, in rapporto alla loro capacità di procurarsi soldi privati (da singoli o aziende, ma anche, immaginiamo, dal botteghino, già preso in considerazione dai criteri del finanziamento FUS). Ed, da non sottovalutare, i quasi 300 milioni di Euro  del bonus per i diciottenni da spendere in 'cultura', per cinema teatro musica,musei, libri e dischi.

E' anche intervenuto Michele dall'Ongaro, sovrintendente dell'Accademia di Santa Cecilia, forte dell'esibizione accolta calorosamente, ad inizio di manifestazione, di una delle Orchestre giovanili dell'Accademia, diretta dal bravo Simone Genuini, che conosciamo dai banchi del Conservatorio dove ha studiato anche con noi, all'Aquila.
 L'Accademia è l'unica istituzione sinfonica  fra le 14 fondazioni liriche, dunque i suoi compiti non avendo opere da rappresentare, sono rispetto alle altre ridotti. Come più ridotto è il suo bilancio, nel quale forte è la presenza delle entrate proprie e degli sponsor o soci fondatori forti.
 Notevole è la attività dell'Accademia rivolta ai ragazzi  che si accostano alla musica per 'farla' sia nelle orchestre che nei cori. Ottimo. Ma ciò che Dall'Ongaro non ha detto è che per questa complessa ed ampia attività, l'Accademia, attraverso le quote versate dai ragazzi, ricava benefici anche economici - senza dire poi che questa attività ha anche sponsor e benefattori dedicati. Come pure ha dimenticato di dire che il suo compenso annuo è il massimo del consentito, e cioè di 240.000 Euro, uguale forse a quello di Pereira che ha molti più impegni di lui; e di ben 80.000 Euro superiore a quello, per esempio, del sovrintendente della Fenice o del Regio di Torino (60.000 Euro in più) che sono teatri con i bilanci in ordine. Perchè questa magnanimità nei confronti di dell'Ongaro? Semplicemente perché è lui stesso a darseli (certo attraverso il CdA che presiede), anche se ha fatto uno sconto. Perchè Cagli (ed anche Berio, prima di Cagli) che lo ha preceduto nell'incarico, aveva un compenso di 330.000 Euro circa, che sono tantissimi in rapporto al bilancio dell'Accademia, e molti  più ancora se raffrontati al compenso di Pereira, in rapporto con l'ammontare del bilancio della Scala. E Pereira ha molto più da fare di Dall'Ongaro, sia chiaro. Inutile allora piangere sempre miseria; comincino a tagliarsi gli stipendi che sono  sinceramente troppo alti ed anche ingiustificati.

martedì 31 maggio 2016

La riforma della musica in Italia deve cominciare con la cacciata dei cattivi amministratori

La soluzione più logica e più semplice, alla fine, è quella che si rifiuta. E, di fatto,  si lasciano le istituzioni  cuocersi nel brodo del malaffare e della cattiva amministrazione. E perchè si rifiuta? Perchè il potere utilizza anche le istituzioni musicali, come qualunque altra cosa in Italia, a suo uso e consumo, non badando a spese.
 Prendiamo un esempio. Quello del Teatro San Carlo di Napoli. Commissariato  una decina di anni fa. Commissario Nastasi. Viene mandato a casa il sovrintendente dell'epoca, Gioacchino Lanza Tomasi, si insedia Nastasi, fa al teatro una ricca iniezione di soldi freschi, ed il teatro è risanato. E Nastasi, con la faccia tosta che si ritrova, pubblicamente, qualche tempo dopo, loda il sovrintendente commissariato, affermando che era uno dei migliori su piazza. E siccome ormai il San Carlo veleggiava spedito, con i soldi del ministero,  Nastasi aprì un Museo del teatro, mandò i complessi a san Francisco, e  Pantalone paga.
Piccolo particolare:  Nastasi affida il coordinamento del neonato Museo alla sua mogliettina, nata Minoli, di nome Giulia, alla quale deve ingiungere di tornare  Roma, quando lo scandalo viene alla luce del sole.
Perchè parliamo di Napoli? Perchè nei progetti del ministero, sarebbe uno dei tre o quattro teatri lirici da lasciare ( oltre Milano, Roma e forse anche Palermo, scelti a caso, badando alla loro distribuzione geografica sul territorio. Una bestialità!)), conducendo gli altri nella sezione 'teatri di tradizione'- i quali, in Italia, succhierebbero meno soldi e andrebbero meglio delle fondazioni liriche, alcune delle quali sembrano perdere pubblico, anche perché agli amministratori non frega assolutamente nulla, visto che continuano a spendere  spandere, nonostante la cattiva situazione economica in cui versano.
 Torniamo a Napoli. E' di questi giorni la notizia che il prossimo 3 giugno, Orchestra Coro e solisti del San Carlo andranno a Milano per eseguire la Nona di Beethoven sotto la direzione di Zubin Mehta, in Duomo, per una storica ricorrenza della veneranda Fabbrica del Duomo.
La trasferta è stata ovviamente caldeggiata da Rosanna Purchia che prima di approdare a Napoli ha fatto la sua carriera a Milano, al Piccolo. e viene finanziata da chi? dal ministero, dal teatro, dalla Fabbrica del Duomo? Non importa chi la finanzia. Chiunque sia, si tratta di soldi buttati, perchè a Milano ci sono orchestre che con minor spesa, ma egual risultato artistico, potrebbero eseguire la Nona in Duomo? Allora perchè far venire a Milano i complessi del teatro napoletano? Ci piacerebbe che qualcuno rispondesse e desse conto dello spreco di soldi pubblici, sapendo bene che mai a nessuno verrà in mente di chiedere conto.

domenica 1 maggio 2016

Ma come li fanno questi bilanci le nostre Fondazioni liriche?

Chissà se a voi fa lo stesso effetto. A noi sembra di non capire, anzi di capire che le cose non stanno poi tanto bene come alcuni annunci trionfali sui pareggi di bilancio sventolati dalle fondazioni liriche vorrebbero farci credere.  Perchè, in tutta sincerità,  come non rilevare che tali annunci contrastano in tutta evidenza con dichiarazioni di segno opposto?
 L'ultimo esempio ci ha colpiti. Il Teatro  San Carlo di Napoli - più precisamente il suo CdI che sta per Consiglio di Indirizzo, l'ammodernamento franceschiniano del vecchio e consunto Consiglio di Amministrazione - ha approvato il suo pareggio di bilancio per il 2015, ottavo di seguito, Anzi, ad essere precisi, ha registrato tale bilancio un attivo di circa 180.000 Euro ( che magari in un teatro non spendaccione potrebbe voler dire un allestimento non faraonico, ma presentabile). Si può non credere a quanto certificato dal CdI del teatro, anche in assenza di un soggetto terzo ed esterno che certifichi il bilancio medesimo, come ormai fanno in molti? Certamente no. Anni addietro quando un consigliere comunale di Roma avanzò il sospetto che il bilancio di 'Musica per Roma', allora guidata da Carlo Fuortes, fosse fintamente attivo, l'amministratore gli disse che il bilancio era stato certificato da una società di revisione esterna e che  se avesse continuato ad insistere nella sua accusa lo avrebbe querelato.
  Si può dire altrettanto del bilancio del San Carlo? Non non dubitiamo che sia risultato in pareggio, come ci dice il CdI. Però, d'altro canto, come conciliarlo con i commissariamenti del Teatro (Nastasi dal 2007 al 20011, e poi ancora  un secondo commissariamento, successivo), e con le dichiarazioni che lo stesso Nastasi rendeva ad un giornale di Napoli, in attesa che giungessero da Roma i soldi del fondo 'salvateatri' che avrebbero portato denaro fresco nelle casse per sanare tutti  i debiti pregressi e portare nuova linfa al patrimonio? Nastasi diceva che il San Carlo era un ammalato gravissimo che appena ora stava uscendo dal coma. Questo diceva Nastasi alla fine del 2014. In meno di due anni un miracolo anche pregresso: e cioè otto anni consecutivi di bilancio in pareggio.

Un fenomeno passato, che oggi ci fa essere più guardinghi verso tutti, si verificò all'Opera di Roma,  sotto la sovrintendenza De Martino, prima del commissariamento di Carlo Fuortes, quando per anni il CdA ( allora si chiamava ancora con quel nome scassato!) certificava bilanci in pareggio, mentre poi si scoprì che c'era un buco quanto una voragine.
Certo che a Napoli non è così, perché non è vero che  tutto il mondo è paese.

Sempre a Napoli ora si pone il problema della nomina del direttore musicale, che il potente governatore De LUCA, renziano, vorrebbe fosse Daniel Oren, che forse non va giù alla Purchia, sovrintendente, e neanche al sindaco De Magistris, anti renziano, che ora si trovano sulla stessa barricata contro De Luca. Purchia ha detto che ci sta pensando, trattandosi di una nomina non di poco conto; e ha aggiunto che la nomina del direttore musicale spetta, sentita l'orchestra, a Lei e solo a lei. Ancora!

Analoghe perplessità ci vengono da altri bilanci in via di approvazione, dopo che l'ing. Pinelli, dimissionario dalla gestione del cosiddetto Fondo 'Bray', aveva segnalato due gravi criticità a Firenze e Bologna. sottolineando che non vedeva come potessero essere superate. No, caro Pinelli, sono state superate bellamente. Come? Boh!

A Bologna hanno licenziato una trentina di persone per aderire alla legge 'salva teatri', i sindacati accusano  i dirigenti  che si sarebbero aumentati gli stipendi, il direttore amministrativo spinge per trovare nuovi sponsor 'senza i quali chissà dove si va a finire', e  aggiunge che è fondamentale ridurre le spese. In ossequio a tale proposito il sovrintendente Sani annuncia per il 2018 - quando dovrebbe assolutamente raggiungere (aver raggiunto) il pareggio di bilancio, il teatro organizzerà un nuovo festival estivo 'Festival dell'Opera italiana'. Con quali soldi? Sani dice che dovrà trovarli nei privati. Quali privati ? Non lo dice perchè non sa.

A Firenze, la riunione per l'approvazione del bilancio 2015 dell'Opera , è stata rinviata perché non erano presenti tutti i consiglieri. I sindacati denunciano che  il pareggio annunciato non convince. Ma anche il sovrintendente - nonostante il pareggio  di bilancio? - va dicendo che se le cose non cambiano si va tutti a casa. Parlava del teatro ma anche del Maggio - come faceva anche il direttore generale Triola, il quale accusava che il Maggio deve richiamare gente e non i soliti gatti della 'crema' fiorentina. Cioè - voleva dire Triola - il Maggio deve tornare ad essere quello di qualche anno fa? Certo deve tornare ad essere - precisiamo noi -   quello di prima della gestione commissariale del solito Nastasi e del regno  Giambrone- Arcà. Trotta, trotta!

Ha ragione Triola. Però, il Maggio di quest'anno   vi sembra  che abbia attuato una svolta di programma? Eccolo, in sintesi:  un concerto celebrativo per cominciare in onore di Mehta; un paio di titoli operistici, fuori repertorio; un serie di concertini beethoveniani, con vari fortepiani in collaborazione con l'Accademia del Fortepiano  - manco fosse la scuola di Neuhaus! ;la calata di un gruppo di grandi orchestre (che presumiamo costosissime, e perciò difficili da ripagare con i biglietti venduti); infine, la lirica per tutti, d'estate. E' questa la rivoluzione che dovrebbe mettere fine al periodo di crisi dell'Opera di Firenze, segnare la svolta e scongiurare del tutto la chiusura  entro un paio di anni al più tardi?

E non finisce qui. I giornali giorni fa, parlando della crisi dell'Arena di Verona, anticipavano la possibilità che nel breve volgere di qualche settimana anche altri teatri avrebbero potuto dichiarare lo stato di crisi. Ci sembra di aver letto i nomi di Bari e Palermo, oltre naturalmente a Firenze e Bologna.

sabato 28 novembre 2015

Annunciazione, annunciazione. Una tecnica abusata che non convince.

Non riusiamo più a ricordare quante volte Alemanno, nel corso della sua permanenza in Campidoglio abbia inaugurato il cosiddetto 'Ponte della Musica', monumento allo spreco voluto, finanziato e fatto innalzare da Walter Veltroni a Roma, maestro dell'annunciazione quasi giornaliera, a rotta di collo. Anche  Alemanno, per superare il suo maestro e predecessore, non s'è tirato mai  indietro. Non ricordiamo le volte che lo si è annunciato prima che i lavori fossero definitivamente conclusi, ed il ponte aperto al traffico pedonale - ogni giorno lo attraverseranno al massimo un centinaio di persone, se pure. E poi, dopo annunci  su annunci, la grande solenne inaugurazione del 'Ponte della Musica' che  ha conservato tale denominazione, in quanto pensato per collegare il Foro italico, dalle parti dello stadio del tennis e dell'ISEF,  all'Auditorium di Roma, ma alla quale una seconda se ne è aggiunta, per volere del colto Alemanno e di una nutrita truppa del generone romano, con il nome di 'Armando Trovajoli', da poco deceduto all'epoca,  caldeggiata da tanti musicisti e non che frequentavano la sua villa all'Olgiata. Non che Trovajoli non meritasse una dedica, ma prima di lui, a Roma, in Italia, sarebbe stato più opportuno intitolare quel ponte che so a Verdi, o a Vivaldi, e se poi non si voleva scendere negli oscuri lontani anfratti della storia, perchè non a Nino Rota che senz'altro nel mondo è straconosciuto, molto più di Trovajoli che resta comunque, anche dopo l'intitolazione  del Ponte della Musica, agli occhi del mondo uno sconosciuto (perchè non può essere una canzone, per quanto popolare, a renderlo immediatamente noto).
 Ma ora ci interessa di più restare sul tema  della tecnica degli 'annunci' cari a chi governa, specie quando riguardano imprese dal lungo iter ( che, a loro volta, permettono di parlarne tante volte) , dall'impegnativa realizzazione, e dall'inutile esistenza per la collettività.
Non fu ancora Alemanno che più d'una volta, tre almeno, in un anno o poco più, a sparare quel progetto che aveva in mente solo lui - e chi altri?- di trasformare una delle caserme di via Guido Reni in teatro? E sapete quale ragione vi adduceva? La ragione che l'Auditorium - che non aveva avuto la fortuna di inaugurare lui - di teatri non ne ha neanche uno, ma solo sale da concerto, e perchè, a suo modo di vedere, lui che l'Opera non la frequentava mai, il Costanzi e il Nazionale non erano più sufficienti ad ospitare l'intensissima  attività lirica del teatro dell'Opera. Bastava aspettare qualche mese per capire che i due preesistenti teatri erano già troppo, per un teatro condannato dagli vertici che lui aveva voluto ed insediato,  praticamente all'inattività e che quel progetto  di Alemanno era una bufala.
 Meno fanno e più le sparano grosse per coprire il vuoto della loto insignificante amministrazione. E' una tecnica collaudata dei nostri politici, compreso Renzi che  la conosce alla perfezione e l'adopera.
 Ci sono teatri d'opera italiani i cui sovrintendenti  sparano ogni giorno annunci per qualunque cosa appena fatta, da fare, da progettare,  o che mai si farà. Intanto beccatevi l'annuncio! Il teatro San Carlo di Napoli è un modello per tutti: la sovrintendente Purchia, e il direttore artistico Pinamonti non lasciano passare giorno senza annunci. Non importa quello che si annuncia, purchè si annunci. Ad esempio, il calendario 'educational' del teatro è il più fitto e importante del pianeta, così hanno annunciato.  Ieri abbiamo segnalato come anche Fuortes, a  Roma, se la batte con la Purchia, in fatto di annunci.
 A tanto attivismo  fa da pendant la totale assenza di alcuni enti dalla passerella dell'annunciazione; di alcuni teatri non sappiamo neanche se sono ancora aperti; mentre ve ne sono altri, e sono  da imitare, i quali riservano tale tecnica, ridimensionata per decenza ed opportunità,  alle imprese che  lo meritano, abbassando invece i toni in tutti gli altri casi nei quali segnalerebbero nient'altro che la semplice routine, non sempre  di livello, come invece dovrebbe anch'essa essere.
 Tanto per non assistere anche noi muti, eccovi un annuncio. Senza voler stilare una nuova classifica, che lasciamo ad una rivista di musica che nelle classifiche si è specializzata, ma solo nelle classifiche, vorremmo  poter registrare una volta, con criteri oggettivi, non come quelli  infami e truffaldini  del logaritmo usato da Nastasi quand'era al Ministero, di quanto è cresciuta la qualità di orchestre e cori italiani negli ultimi anni.  Potremmo forse scoprire che orchestre e cori delle nostre fondazioni liriche stanno migliorando, perchè no?  E se invece scoprissimo il contrario? Avremmo ragioni su ragioni per batterci  perchè migliorino, sospendendo, per qualche tempo, gli infiniti annunci non veritieri.

domenica 11 ottobre 2015

Christillin all'ENIT - Premio del Mibact al Teatro San Carlo - Tenore 'in polo' spopola su You Tube

L'ENIT era da tempo commissariato e si diceva pure che aveva fatto il suo tempo e doveva essere soppresso. All'improvviso il ministro Franceschini ci ripensa e mette a capo della struttura, rinnovata, l'efficiente Cristiilin, gran signora torinese con cognome francese, fresca dei successi al Museo Egizio e prima ancora alle Olimpiadi invernali di Torino.
Nei giorni precedenti la svolta il Corriere aveva segnalato che anche all'ENIT carrozzone statale per gente raccomandata, gli stipendi degli impiegati andavano da un minimo di 60.00 ad un massimo di 80.000. La Cristillin, che certamente di soldi non ha davvero bisogno ha dichiarato in tv che il suo stipendio è di 70.000 Euro. Per lei è un punto d'onore tentare i dare una scossa al placido turismo italiano che di anno in anno va perdendo posizioni sul mercato mondiale. E come poteva essere altrimenti?
Ricordate il famoso portale che il governo Berlusconi pagò alcuni milioni di Euro, brutto, pieno zeppo di errori (per questo la Gelmini volle introdotto obbligatoriamente l'inglese nelle scuole. Per i futuri addetti al sito del turismo italiano) e con una musica di sottofondo tratta dalla Carmen di Bizet. Sito che fa il paio con quello altrettanto idiota dell'EXPO:Very bello!
 Il MIbact quando dà i premi  sorpende tutti. Immancabilmente.
 Un pò di anni fa, dopo la  brevissima esperienza della Crivellenti come sovrintendente , il Teatro Comunale di Cagliari ebbe un premio analogo, immaginiamo con motivazioni similari a quelle con cui ora arriveranno al Teatro San Carlo di Napoli, 2 milioni di Euro per il " VALORE DELLA PRODUZIONE, QUALITA' E GESTIONE VIRTUOSA"
 Chi ha valutato tali parametri? l'algoritmo al quale Nastasi poco prima di darsi allafuga dal Ministero aveva affidato la valutazione delle istituzioni di spettacolo italian, cancellandone di fatto alcune centinaia dal finanziamento statale attraverso il FUS? No,  sicuramente per questi premi, sospetti, l'algoritmo non funziona e oltre tutto sarebbe troppo lento, perchè almeno per il San Carlo i 2 milioni premierebbero la trionfante stagione estiva del teatro. Ma allora chi ha deciso questi premi?
 A noi viene il dubbio che sia stato il colpo di coda cosiddetto di Salvo Nastasi prima di lasciare il Collegio romano Per la semplice ragione che sia a Cagliari che a Napoli le due sovrintendenti sono state messe lì da Nastasi, anche contro il parere, nel caso della Purchia a Napoli, del presidente del teatro, il sindaco De Magistris.  Con i premi Nastasi vuole ad ogni costo dimostrare che le sue scelte erano giuste.  Ma se così è, faccia tornare a Cagliari al Crivellenti, ora che la sovrintendenza di quel teatro è vacante. E non ci venga a dire che ora sta a Palazzo Chigi, anzi a Bagnoli. A noi non la racconta con Franceschini che dipendeva da lui per ogni decisione.
 C'è un giovane tenore italiano, siciliano(?), di nome - se non andiamo errati - Paolo Fanale che popola su You Tube: il tenore con la polo che spopola 'per' la polo. Spopolerà anche se metterà una camicia?

martedì 8 settembre 2015

La VECCHIA Italia dura a morire impedisce la nascita della NUOVA Italia

 A partire dalle istituzioni, dove la VECCHIA Italia si è radicata da tempo e sradicarla, per impiantarne una NUOVA di zecca appare ogni volta, ad ogni nuovo tentativo, impresa impossibile. E' da quarant'anni circa che si discute dell'alleggerimento del nostro sistema  parlamentare bicamerale;  con Renzi, ma anche prima di lui, si torna a parlarne,  e mentre si era prima tutti d'accordo nella sua soppressione, ad eccezione ovviamente degli stesi senatori - i quali non si sono ridotti neanche gli stipendi per sè e per tutti i dipendenti delle camere, e perciò  potevano autoridursi ? - ed oggi alla viglia di una imminente discussione in aula, si rimette tutto in discussione. I senatori, quale che sia il loro numero - almeno su quello, sulla sua riduzione, c'è un qualche accordo? e perchè non si parla della riduzione anche dei parlamentari? - devono essere eletti, sostiene l'intransigente Brunetta, senza la modifica dell'art.2 del disegno di legge, dove si dovrebbe parlare appunto della elezione dei senatori ( ed ha aggiunto senza la modifica, nella legge elettorale del soggetto avente diritto al premio di maggioranza:coalizione e non lista) non se ne fa nulla. Punto a a capo, senza nulla concludere.

 Alla Biennale di Venezia si prospetta la riconferma per il terzo incarico consecutivo di Paolo Baratta alla presidenza. Ma come, non ci si doveva fermare a due, al massimo, e nel caso di Baratta forse a quarto, essendo già stato altre due volte presidente,  non consecutivamente? Sì per tutti ci si doveva e deve fermarsi a due, ma per Baratta. No, lo ha previsto l'ultima legge di stabilità, che ha derogato al principio dei due incarichi consecutivi. Quando ci sono gli amici non si guarda in faccia a niente e  nessuno. Anche il direttore della sezione cinema, verrà prorogato di 12 mesi, come sia lui che Baratta speravano, si auguravano ed hanno ottenuto. Pur avendo denunciato quest'ultimo che in Italia si fanno molti film, troppi, dunque se ne devono fare meno, mentre loro due restano ancora per molti troppi anni al timone dell'Istituzione veneziana. Mentre nel resto del mondo ad ogni scadenza di mandato i vertici vengono rinnovati senza che caschi il mondo. In Italia no.

In Campidoglio tira una brutta aria, solo Marino non se ne accorge, fa finta di non accorgersi. Perchè non l'hanno mandato a casa? Non ne ha combinate già troppe,  perfino la lunga vacanza in America mentre Roma era messa a fuoco e fiamme dai clan malavitosi ed attendeva il suo ritorno per dare il via ai lavori del Giubileo che non saranno mai finiti in tempo? Adesso se la prende con Alfano - che già di suo ha tante colpe  al quale imputa di essere stato con Alemanno meno duro che con lui, perchè ambedue appartenevano al medesimo partito; dimenticando però che se lui non va a casa dipende solo dall'imminente Giubileo, dalla paura di perdere il Campidoglio da parte delle forze di sinistra e dalla volontà di resistere dei consiglieri comunali fino alla fine della legislatura, perchè anche loro 'tengono famiglia'.
 E lui continua con la solita lentezza che ha fatto iniziare troppo tardi i lavori del Giubileo, solo perchè ha lottato strenuamente per mesi contro la nomina di un Commissario, la qual cosa ora ha dovuto subire, pur recalcitrando.
 E con la sua solita e proverbiale lentezza, altro rimprovero che Roma gli fa - non ha ancora nominato il nuovo Amministratore delegato di Musica per Roma, lo spagnolo Noriega - esperto di corride e sponsorizzazioni, come sottolinea oggi sul Corriere maliziosamente Paolo Conti - dopo averlo  scelto fra centinaia di candidati che avevano risposto ad un bando internazionale del quale Marino si vantava, ed averne resa nota l'elezione già un mese fa. Marino ancora non lo nomina (chissà con cosa sta barattando il decreto di nomina, a questo punto urgentissimo) ed anche il gioiello - così lo chiamano - dell'Auditorium rischia di perdere lucentezza ed accumulare ritardi.

Toh, chi si rivede. Paolo Pinamonti, musicologo veneziano, graziato da Mario Messinis, all'epoca sovrintendente della Fenice,  che lo mise a fare il direttore artistico,  e, finito il mandato di Messinis come di Pinamonti,  richiesto dal teatro di Lisbona, dopo il quale anche Madrid, non volendo privarsi della sua competenza,  lo chiamò a dirigere il teatro della Zarzuela.
 Ora, al termine del mandato madrileno, ecco che Pinamonti riciccia a Napoli, al  Teatro San Carlo, chiamato dalla Purchia, messa e confermata lì da Nastasi,  contro il parere di De Magistris. Sempre meglio,quanto a competenza del suo predecessore De Vivo, fattosi direttore artistico sul campo- sappiamo come- senza nessuna credenziale precedente in fatto di preparazione, oltre quella di alcune recensioni discografiche per il vecchissimo Radio Corriere tv. Buonanima. Ma Pinamonti deve per forza fare il direttore artistico a vita? Non poteva tornare in laguna  e mettersi, al Lido,  meritatamente con i piedi a mollo?

Lamberto Sposini, vittima di un gravissimo problema, negli studi della 'Vita in diretta', alcuni anni fa, s'è rivolto alla magistratura chiedendo alla RAI per 'ritardi nei soccorsi' danni per 10.000.000,00 di Euro; la sua richiesta è stata respinta dal tribunale, in febbraio, Sposini ha presentato ricorso, e l'udienza è stata fissata per il luglio 2016, nel frattempo...
 Analoga attesa, nonostante i proclami di Zingaretti, si ha nella prenotazione di visite mediche specialistiche in ospedali e analisi. Ad una nostra conoscente che aveva bisogno dell'eletrocardiogramma, e che aveva telefonato per questo ad un ospedale, hanno fissato un appuntamento per marzo del 2016, nel frattempo...

sabato 20 giugno 2015

La stagione 'D'ORO' del Teatro San Carlo

Lasciamo da parte gli appelli ideologici rivolti al principale 'attore' della stagione del San Carlo, il pubblico, come si leggono nell'appello della sua sovrintendente, Rosanna Purchia, prima a bagnomaria anche per l'opposizione del sindaco della città, presidente del teatro napoletano, e poi rimessa in corsa dal ministero di Nastasi - che la volle come commissaria per la sovrintendenza, all'epoca del suo commissariamento per deficit del teatro,  quando mise anche, creandolo appositamente, la sua mogliettina a capo del neonato Museo del Teatro, ben stipendiata, come si conviene alla mogliettina di un direttore generale; ora ha lasciato l'incarico - e veniamo alla stagione che abbiamo letto appena qualche istante fa.
Se dobbiamo proprio dire, fra la stagione sinfonica del teatro San Carlo e quella dell'Opera di Roma - uno non ha direttore artistico e l'altro ne ha ben due - non c'è proprio paragone, quella del teatro napoletano è di gran lunga migliore, e vi compaiono direttori  davvero prestigiosi, non quelli 'per finta' che il sovrintendente Fuortes si ostina a definire pur essi prestigiosi.
Anche la stagione d'opera, ricca di molti titoli, fra i quali anche quelli relativi alle celebrazioni di Paisiello non è male, c'è repertorio, grande repertorio ed anche titoli meno noti o meno frequentati. Ed anche nella buca d'orchestra presenze eccellenti, a cominciare da Mehta, Luisi e Steinberg (che ne dirige più d'una d'opera: sarà forse il prossimo direttore musicale?) a Santi, Zukerman, a Ferro ad Oren- rispunta anche Cristian Badea, ma dove l'hanno ripescato?; e, per non lasciarci sfuggire il boccone più prelibato, c'è anche Chiara Muti -  si alliscia la figlia per avere il papà, che però ha detto che fino a quando ci sono gli attuali vertici al San Carlo, non mette più piede, mentre sua figlia, invece... - che debutta nella regia di un capolavoro mozartiano - 'Le nozze di Figaro', con la direzione di Ferro. E non manca anche  balletto.
Tutto questo in un teatro che non ha direttore artistico come lo aveva fino alla fine dell'anno scorso, al cui fianco lavorava come capo della segreteria artistica, l'attuale segretario artistico ( detto 'direttore della programmazione) del teatro che è là dai tempi di Lanza Tomasi, di Panni e via  dicendo, m. Francesco Andolfi, il quale ha inserito nella programmazione anche un pianista - che si dice osannato da Muti e candidato da Paolo Isotta alla sovrintendenza- per far capire che a Napoli non si nutre rancore con gli avversari, quando risultano vinti e sconfitti ( nella carica di sovrintendente, ovvio); stessa consolazione per un altro sconfitto, Filippo Zigante.
 Insomma viene da pensare che  non le prime donne ma i loro aiutanti siano in molti casi più utili e di più larghe vedute delle stesse primedonne alle quali la vulgata vuole affidata la direzione di un teatro. I quali aiutanti, c'è da scommettere, ne sanno molto di più - per lo meno hanno imparato tutto il necessario,  stando al fianco delle stesse primedonne e lavorando sodo dietro le quinte.
 Del resto i casi di Bologna e Roma, con due direttori artistici, tali o facenti funzione, come Sani ( nelle doppia veste di sovrintendenne e direttore artistico) e Battistelli,  per i quali il grande melodramma non rappresenta certo  il terreno nel quale  essi si muovono con maggiori ed approfondite conoscenze, dimostrano come nell'un caso ( Bologna) il direttore sia più intraprendente in fatto di regia (toppando naturalmente, perchè vuole anche chiamare registi che sbalordiscano e basta o  i suoi amici di sempre che  sbalordiscano per la loro incapacità registica) meno sul repertorio, e meno ancora sui cast vocali; e nell'altro ( Roma), il sovrintendente debba  mandar giù  due direttori artistici, e ingoiare anche un festival - addirittura un festival - contemporaneo, per dare spazio a Battistelli,  mantenendo anche Vlad per il melodramma, che è il massimo; e debba farneticare dicendo che se non apre al contemporaneo il teatro d'opera è morto. Tié!
A Napoli non c'è direttore artistico, c'è un buon 'segretario artistico' che ha un curriculum normale ma ricco soprattutto di attestazioni di stima in ogni posto in cui  ha lavorato, che non si può dire faccia peggio di Bologna e Roma dove invece i direttori artistici ci sono, pur non essendo all'altezza  di quanto richiesto da un teatro d'opera. E' così.

martedì 12 maggio 2015

La commedia infinita del teatro d'opera in Italia. Professionisti e dilettanti.Protagonisti e comparse


Per effetto della legge 'Valore cultura' i vertici delle nostre fondazioni liriche alla fine del 2014 sono decaduti, e subito dopo tutti ricomposti, in gran parte all'insegna del dilettantismo, con molti debutti, ed altrettante riconferme. Tutto come prima, come sempre.E qualche volta anche peggio.
Si è generata una nebulosa per cui fare cose lontane da quelle che si sanno veramente fare è sexy ed attraente. E i risultati, purtroppo, si vedono”- ha scritto Roberto Cotroneo sul settimanale del 'Corriere'. E ciò, in Italia vale dappertutto; ad eccezione di quei pochissimi settori nei quali se sei una schiappa si vede subito e ti buttano fuori, come nel campo della ricerca, bistrattata in Italia, anche perchè i fondi per gli studi in quel caso non te li dà nessuno.
Nelle fondazioni liriche, un settore nel quale il nostro paese dovrebbe eccellere, i vertici sono stati alla fine dello scorso anno, rinnovati in gran parte, ed alcuni riconfermati, gli elementi per una svolta decisiva non si vedono. La legge che imponeva il rinnovo dei consigli di gestione, che un tempo si chiamavano CdA ( Consigli di Amministrazione) ed oggi Consigli di Indirizzo (CdI), ha ridotto il numero dei loro componenti, e li ha privati di alcune loro mansioni importanti; nello stesso tempo maggiore autonomia ha riconosciuto al sovrintendente, una sorta di amministratore delegato; senza però stabilire se ai cattivi amministratori si debba richiedere conto dei buchi di bilancio, come necessario e salutare.
Ha stabilito, invece, che le Fondazioni liriche che navigano in cattive acque, possono chiedere il 'salvagente' del fondo speciale, a patto che osservino alcune disposizioni, alla stregua di ciò che l'Europa e il FMI pretendono dalla Grecia, per scongiurarne il fallimento.
Ma quella stessa legge che impone alle fondazioni che la scelta dei suoi amministratori debba spettare al Ministero risulta fra le più disattese, specie da quelle fondazioni i cui amministratori locali sono in grado di fare la voce grossa con 'mezzodisastro' Franceschini e 'grande&grosso' Nastasi, e che in alcuni casi, hanno fatto bene ad alzare la voce nei riguardi del Ministero che invece di amministrare il settore, passa il suo tempo a mettere il potere in mani amiche, anche se incapaci. Sta qui il punto. E del resto è questo un gioco che la politica conosce bene. Ministri e sottosegretari girano come trottole da un ministero all'altro, senza avere competetnza in nessuno, lasciando perciò grande spazio di manovra ai superburocrati che fanno il buono e cattivo tempo. A causa di ministri incompteneti, essi pure dilettanti.
Nel braccio di ferro fra Ministero ( leggi: Nastasi) e sindaci che vogliono farsi valere, in alcuni casi vincono i sindaci ( come per il Teatro Petruzzelli a Bari, dove il sindaco, Decaro, ha imposto Biscardi, che il Ministero non voleva; ed a Verona dove Girondini, imposto da Tosi, è stato confermato dal Ministero); in altri la spunta il Ministero, fottendosene delle tensioni che possono sorgere far sovrintendente e sindaco ( presidente del teatro) al quale il sovrintendente è inviso, come nel caso di Napoli, dove il Ministero starebbe per riconfermare la Purchia, sostenuta da 'grande&grosso', Nastasi. In ogni caso, a dispetto dei disastrati conti delle fondazioni, a Verona come a Napoli, ed anche a Bari che comunque è un caso a parte, perchè la più giovane fondazioni lirica d'Italia.
Per questo, coloro i quali nutrono tanti sospetti nei riguardi di Nastasi, potentissimo e protettissimo, a causa dell'incompetenza dei vari ministri, e in forza dei suoi padrini eccellenti, vedi Gianni Letta, hanno tutte le ragioni possibili dalla loro parte. Ci si può fidare di un direttore generale, commissario di un teatro, nel quale crea un Museo per mettervi come coordinatrice sua moglie, come nel caso del MeMus del Teatro san Carlo, dove fino all'altro ieri figurava in pianta stabile, come coordinatrice, Giulia Minoli, sua moglie? E non è che un esempio della tracotanza del potere.
Un altro capitolo che meriterebbe maggiore attenzione da parte del ministero è quello dei compensi sia ai vertici delle Fondazioni che agli artisti scritturati, dove vige la più totale anarchia. Alla Scala, ad esempio, Lissner aveva un compenso da manager di azienda privata, intorno al 1.000.000 di Euro, tutto compreso, mentre ora a Pereira è stato riconosciuto un compenso nella norma, e cioè di 240.000 Euro; e Santa Cecilia l'unica 'sinfonica' fra le fondazioni, riconosceva a Bruno Cagli un compenso di oltre 300.000 Euro, nonostante che avesse egli una affollata direzione artistica, con dirigenti e consulenti. E comunque il presidente/sovrintendente dell'Accademia prenderebbe lo stesso stipendio del direttore generale della Rai, che ha ben altre responsabilità.
Recentemente una rivista ha fatto i conti, su dati forniti dallo stesso Ministero, in tasca ad ogni fondazione, rilevandovi anomalie e disparità che il Ministero ben conosce ma che si guarda dall'eliminare. E così il sovrintendente dell'Arena guadagna 240.000 Euro; Vergnano del Regio di Torino, quasi 190.000 di Euro; Giambrone, a Palermo, 170.000; Chiarot a Venezia 165.000, mentre il suo direttore artistico, Ortombina, 167.000; Ernani a Bologna ne prendeva fino a febbraio, quad'era in carica, soltanto 120.000, e non sappiamo ancora quanti ne daranno a Nicola Sani, suo successore.
A queste ed altre anomalie, un'altra se ne è aggiunta negli ultimi anni. I ritardati pagamenti agli artisti, specie se giovani. Ritardi di mesi quando non addirittura di anni (Cagliari - si dice - è in cima alla lista delle fondazioni che non pagano), con richieste di riduzione di cachet, nonostante il ritardo; e ritardi negli stipendi dei dipendenti delle Fondazioni. Insomma un settore in grave crisi - una decina di fondazioni su quattordici sono con l'acqua alla gola e obbligate a ricorrere al fondo speciale di salvaguardia - mentre il Ministero continua a gestire le poltrone, sulle quali ha la faccia tosta di rimettervi amministratori, mesi prima commissariati.
Anche il Governo sembra disinteressato al settore, salvo che per il completamento del teatro della città del premier, tant'è che non ha ancora dato la sveglia a Franceschini e non si è ancora posto il problema dell'allontanamento di Nastasi dalla sua poltronissima, nonostante le numerose critiche che gli sono piovute e gli piovono ogni giorno addosso, anche dal suo stesso partito ( Orfini lo ha fatto in più di una occasione pubblica); mentre lui, Nastasi, ora vanta anche l'amicizia di Nardella.
Ed ora un rapido giro fra tutte le fondazioni, cominciando da Torino.
Al Regio di Torino regna incontrastato, da troppi anni, Walter Vergnano, cresciuto alla scuola del barone Francesco Agnello, nel CIDIM. Il dissidio che lo opponeva al suo direttore musicale, Noseda, sembra essere ufficialmente ricomposto, con l'arrivo di Gaston Fournier, costretto a sloggiare dalla Scala di Pereira, come direttore artistico. Torino si conferma come una delle fondazioni con i conti in ordine - così si dice, salvo poi a chiedere soccorso al Comune per la ricostituzione del patrimonio – e con la trinità di vertice in ordine: sovrintendente, direttore artistico, direttore musicale: 'unicuique suum', che tradotto vuol dire a ciascuno il suo mestiere. Ed ha anche annunciato la prossima stagione, come usa fare da qualche anno.
All'Arena di Verona il sindaco Tosi, che ha la maggioranza nel neo Consiglio di Indirizzo della Fondazione, è riuscito a far digerire al ministero la riconferma del sovrintendente Girondini, raro esempio di geometra sovrintendente, contro il quale s'era addirittura pronunciata una accolta di musicologi e musicisti, e nonostante che la platea più grande d'Europa presenti una voragine nei conti altrettanto grande. Al suo posto di direttore artistico resta Paolo Gavazzeni, della ben nota famiglia ( alla quale appartiene anche il critico musicale del 'Giornale', che ha rapporti di consulenza con il Teatro Comunale di Bologna, come fosse la cosa più normale del mondo). A Verona, Nastasi non ha potuto o voluto far nulla, forse perchè Girondini, per lungo tempo a capo dell'associazione che riunisce le fondazioni liriche italiane, s'era guadagnato, a dispetto di tutti, il lasciapassare per la riconferma, proprio dal Ministero. Tosi aveva fatto un bando per la ricerca del nuovo sovrintendente. Si sono presentati una quarantina di candidati, fra i quali non c'era Girondini. Fatto sta che, fottendosene sia del bando che delle candidature farsa, alla fine è rimasto Girondini.
Al Teatro Giuseppe Verdi di Trieste, c'è stata una svolta nella gestione, con l'arrivo di Francesco Pace, il quale, pur fuori dal giro, ha sbaragliato la lunga lista di concorrenti, compreso il sovrintendente uscente, Orazi, al quale sembrava essere stato promesso( da chi?) il Teatro San Carlo di Napoli; dove Nastasi riuscirà ad imporre la Purchia commissariata, nonostante il commissariamento e l'aperta opposizione di De Magistris.
La Fondazione triestina sembra oltre i confini italiani, di essa poco si sa ed ancor meno si scrive sui giornali, è come situata in una zona franca. L'arrivo di un manager, che sembra competente, forse la farà svoltare e rientrare nel gioco delle fondazioni italiane e magari farle aumentare la produzione e la qualità.
Al Teatro La Fenice di Venezia le cose sono rimaste come erano prima del grande (finto) cambiamento. Al vertice Cristiano Chiarot; direttore artistico Ortombina; è andato via solo il direttore principale, Matheuz, il venezuelano, che con i vertici non andava più d'accordo, dopo i primi mesi di idillio lavorativo, e le cui direzioni sono state troppe volte aspramente criticate; ma anche il prezioso coordinatore della direzione artistica, Piearangelo Conte, ha preso la strada di Firenze. Fra breve, al posto di Matheuz, arriverà un altro giovane, straniero, raccomandatissimo, e forse sarà quello venuto via da Valencia. La fondazione veneziana ha da qualche anno i conti in ordine, così dicono tutti oltre i vertici medesimi, ( a fine aprile è stato presentato il bilancio del 2014, certificato da società esterna, dal quale risulta anche un leggero attivo!) e un indice di produttività fra i massimi, al punto da essere portata a modello in Italia; ha una programmazione di diverse annualità, molto varia, un pò stagione e un pò festival, ed una calendarizzazione a metà strada fra quella di un teatro 'italiano'(teatro di regia) ed uno 'tedesco' ( (teatro di repertorio) e sul podio esibisce regolarmente anche grandi bacchette, come ad esempio Chung. Non c'è che da augurarle che duri. Perchè ciò potrebbe, tra breve, farle ottenere anche l'autonomia di gestione, da poco riconosciuta alla Scala e a Santa Cecilia.
Il Teatro alla Scala, dopo l'uscita anzitempo di Lissner e di tutta la sua corte ( direzione artistica, ufficio stampa) si è messo nelle mani di Alexander Pereira per i prossimi cinque anni, dimenticando il passo falso con cui aveva iniziato la sua collaborazione - gli spettacoli acquistati dal 'suo' festival di Salisburgo - e rinunciando al periodo di prova contemplato nel suo primo contratto. Ora gli è stato riconosciuto un buon stipendio ( 240.000 Euro, con un netto risparmio su Lissner, un quarto appena), sta gestendo il teatro nel periodo dell'Expo, ha già presentato la prossima stagione, annunciando una quindicina di titoli d'opera e cinque o sei di balletto, e sembra ormai accettato dal CdI del teatro, dal sindaco (che non si ricandiderà ) ed anche dal Ministero, da dove Nastasi aveva fatto capire che per quel posto di sovrintendente, o magari di Commissario ( prima della definitiva assunzione di Pereira) era lui ancora una volta interessato. Pensare che come commissario, pur restando sempre direttore generale del Ministero, s'era già fatto, senza grandi risultati, il giro di molti teatri italiani, da Firenze a Napoli, a Bari; e anche in altri avrebbe voluto mettere piede, come Milano, appunto, Roma, e Genova (dove aveva mandato un suo fedelissimo, un vero disastro) lasciando in tutti i casi, dopo il suo ritorno al Ministero, un equilibrio così instabile che, dopo pochi mesi, dava luogo a nuovi buchi di bilancio. Ora la Scala avrà nuovamente anche un direttore musicale, Riccardo Chailly, che ha promesso, d'accordo con Pereira, di far tornare il teatro milanese a risplendere soprattutto nella tradizione del melodramma italiano che Lissner-Barenboim avevano deliberatamente tentato in tutti i modi di oscurare, togliendogli la sua più preziosa identità storico musicale.
Scendendo verso ovest, la prima tappa è al Teatro Carlo Felice di Genova, dove da poco è approdato il nuovo sovrintendente nella persona di Maurizio Roi, proveniente dalla Toscanini di Parma. Il teatro ha vissuto e forse vive ancora momenti drammatici: senza vertici e senza soldi; e Roi ha il compito di portare nel teatro più moderno d'Italia, un po' di pace e serenità e di avviarlo a navigazione sicura.
Asnche al Teatro Comunale di Bologna c'è stato ultimamente un cambio al vertice; mandato a casa (perchè? per limiti di età?) Francesco Ernani, ha preso il suo posto Nicola Sani che di Ermani era consulente per la direzione artistica, e che forse vorrà tenere per sé il doppio incarico, avvalendosi della collaborazione del direttore musicale, il giovane Mariotti, pesarese/rossiniano di origine, formazione ed ascendenza, gratificato da frequenti successi. Ernani aveva dichiarato di aver trovato un bilancio disastrato, ereditato dalla gestione Tutino; non sappiamo se tale buco sia stato nel frattempo risanato; certo è che in un teatro che non ha i conti in ordine, metterci come sovrintendente un debuttante in tale ruolo, qual è da considerarsi Nicola Sani, è un rischio serio, affatto calcolato. La programmazione del teatro bolognese si segnala per la novità delle proposte e per la calata in Italia di regie 'di sorpresa' come è nello stile e d 'abitudine per Nicola Sani che altrettanto aveva fatto anche a Roma, dove pure vi era stato chiamato da Ernani.
L'Opera di Firenze che sembrava navigare in acque tranquille dopo l'arrivo di Francesco Bianchi, banchiere, alla sovrintendenza, ha scioperato nella serata inaugurale del Maggio. E' stato fra i primi dei nostri teatri a rinnovare il Consiglio di Indirizzo e ad indicare Bianchi sovrintendente, subito nominato da Nastasi, amico di Nardella, in ossequio al volere del premier. Come coordinatore artistico è arrivato dalla Fenice Pierangelo Conte, che il suo apprendistato l'ha fatto per molti anni in laguna e che ora ha la possibilità di gestire in prima persona la programmazione di un grande storico teatro. A Firenze c'è anche la figura del direttore generale:Alberto Triola, che a Bologna era l'ombra di Tutino, e che ha lavorato alla Scala e dirige il Festival di Martina Franca, e che perciò mette il naso anche nella programmazione artistica ( sua l'idea dell'opera nuova di Tutino a Firenze).
Ma la calma in teatro è solo apparente. Per l'ennesima volta il pagamento degli stipendi è stato ritardato e ritardi ci sono pure nel pagamento degli artisti ospiti, Mehta, direttore a vita dell'orchestra, sembra da tempo in procinto di lasciare, e così, nelle more, Firenze s'è lasciata sfuggire Daniele Gatti, accolto trionfalmente ad Amsterdam, al Concertgebow; Maggiodanza, il corpo di ballo del teatro, è stato sciolto e licenziato, e il nuovo teatro ha bisogno di altre consistenti risorse economiche per essere completato. Dove li troverà ora che l'occasione dell'anniversario 150° dell'Unità d'Italia è passato e la cricca è finita dietro le sbarre? Ma forse Renzi li troverà in un modo o nell'altro, per darli al teatro d'opera della sua città ed agli amici Nardella e Bianchi.
Al Teatro Lirico di Cagliari è andata in scena l'ennesima tragicommedia per la succesione a Mauro Meli , tornato per la seconda volta in Sardegna, e per la seconda volta fatto fuori dal rinnovato CdI. Meli era tornato a Cagliari dopo l'uscita di scena della Crivellenti, nominata sovrintendente per volontà e virtù di Gianni Letta e Salvo Nastasi. Per la successione a Meli, richiamato per evitare che la nave affondasse, il sindaco Zedda aveva bandito il solito concorso farsa, al quale s'era naturalmente presentato anche Meli, inviso al sindaco,ma gradito e sostenuto dalla Barracciu, ora sottosegretario ai beni Culturali, per volontà di Renzi, il quale per proteggerla dal fuoco amico del suo stesso PD, a seguito delle spese pazze di carburante delle quali non aveva saputo dare convincenti giustificazioni, l'ha chiamata sul continente.
A Cagliari è approdata Angela Spocci, anzi riapprodata. Conosce l'amministrazione a causa di precedenti importanti incarichi, ma deve ricostruire il teatro, formulare in breve una programmazione, che ora manca, e fare ogni cosa perchè i buchi di bilancio vengano coperti e mai più prodotti. Impresa non facile. E poi avrà bisogno anche di un direttore artistico che l'affianchi e, perchè no, anche di un direttore musicale, perchè un'orchestra, che spesso è stata osannata da giornalisti prezzolati, ma che è passata attraverso tempeste di ogni genere e di lunga durata è chiaro che ha bisogno di essere rifondata. Avrà la Spocci la forza ed anche i mezzi per permettersi un direttore stabile dell'orchestra, a questo punto molto utile, anzi indispensabile? Apprendiamo , mentre scriviamo, che i sindacati chiedono le dimissioni della Spocci, per incapacità, calo vistoso di pubblico e di abbonamenti. Ci risiamo.
E Roma? Sempre meno ladrona di quanto i ladri della Lega di Bossi e Salvini farebbero intendere. Mandati a casa gli incapaci di professione che hanno avuto all'Opera per un triennio il loro quartier generale, il Teatro dell'Opera sembra navigare in acque più tranquille pur ricorrendo alla legge Bray, il cui sovrintendente da poco è stato ufficialmente nominato, Carlo Fuortes. Il quale, nei mesi del casino generale, aveva persino carezzato l'insane progetto di 'esternalizzare' orchestra e coro, facendo la figura dell'ignorante agli occhi dell'Europa musicale. Non agli occhi dell' ignorante Marino e della sua collaboratrice Marinelli che, anche per amor di partito, ne hanno elogiato le doti di amministratore, nelle quali erano compresi anche i modi spicci e i passi falsi. Il quale, per una ennesima decisione di non scegliere, ha lasciato i suoi più stretti collaboartori al loro posto ( da Alessio Vlad a Roberto Gabbiani) ha annunciato l'arrivo come direttrice del corpo di ballo della debuttante nel ruolo Eleonora Abbagnato, la bravisima ed avvenente ballerina, moglie di un calciatore di una squadra cittadina e perciò accasata a Roma, la cui nomina è un'ulteriore dimostrazione della incapacità ed inadeguatezza di Fuortes e Marino a governare una istituzione come il teatro dell'Opera. Anche Caracalla nelle loro mani finirà per diventare un circo equestre o una 'disneyland' dello spettacolo, con rovine originali. Il tempo lo dirà. Ed ora temiamo anche per l'annunciata prossima nomina del direttore musicale, purtroppo minacciata. Mentre Fuortes ha annunciato che il suo tetaro varà non uno ma due direttori artistici, il secondo ( o primo?) è Battistelli, relegato al ruolo di programmare il 'moderno' in teatro e la la stagione sinfonica.
Dall'altra parte del Tevere viaggia tranquilla l'Accademia di Santa Cecilia, dove da poco è cambiato il timoniere, che ora è Michele dall'Ongaro, gran manovratore, mentre tutto lo staff creato da Cagli e ben oleato e foraggiato economicamente, resta lo stesso, come pure al suo posto resta Antonio Pappano, vera gloria dell'Accademia, per i prossimi cinque anni. Dall'Ongaro viene alla scuola di Cagli e perciò è assai difficile, a dispetto delle dichiazioni di inizo mandato, come quella di una maggiore attenzione agli artisti italiani, che qualcosa possa cambiare. E del resto Dall'Ongaro agli italiani non ha mai prestato attenzione, anche nel suo precedente incarico all'Orchestra sinfonica nazionale della Rai di Torino; perchè dovrà fare a Roma ciò che non ha mai fatto a Torino? Comunque a Santa Cecilia, finchè c'è Pappano c'è speranza, andato via lui, i Cagli, un tempo, o i Dall'Ongaro ora, poco o nulla possono fare.
Il Teatro San Carlo di Napoli nella tempesta, con il braccio di ferro tra il sindaco De Magistris, in minoranza nel CdI, e il ministero di Nastasi, per la nomina del nuovo sovrintendente, che Nastasi vorrebbe ancora Purchia e De Magistris assolutamente no, ha vinto proprio il Ministero. Riconfermata, la Purchia, la signora ragioniera, richiamerà il direttore artistico De Vivo, geometra (come assicurano i bene informati napoletani)? Solo con la riconferma della Purchia il teatro potrà godere di tanti benefici ministeriali, come, in passato, quell'enorme dispendio di denaro pubblico che è stata la inutile trasferta americana, a San Francisco, dei complessi del teatro, interamente finanziata da Nastasi che voleva dar lustro al teatro di cui era stato fino a poco prima commissario. Una vergogna. Per la quale, solo per questa, dovrebbero indagarlo e metterlo fuori gioco. Il posto lasciato vuoto dalla Purchia a Catania, dove si era impegnata con il sindaco Bianco a trasferirsi, è stato felicemente occupato da Roberto Grossi, presidente di Federculture, già direttore generale di Santa cecilia, persona per bene e competente e con molte idee.
Il Teatro Petruzzelli di Bari, la più giovane tra le Fondazioni liriche italiane, con qualche vantaggio che tale gioventà presenta, sembra messo in sicurezza dal sindaco Decaro, che ha voluto al vertice come presidente- unico caso in Italia dove le Fondazioni sono presiedute dai sindaci - lo scrittore-magistrato Carofiglio, che ha sostenuto la riconferma di Massimo Biscardi alla sovrintendenza (ruolo nel quale anche lui è un vero debuttante, avendo sempre svolto mansioni di direttore artistico), benchè osteggiato - come riferiscono i bene informati - da Nastasi, sempre lui. Basta! Ora il teatro barese ha bisogno di tutto: di una programmazione vera, degna di una fondazione lirica almeno come produttività; dopo l'uscita di scena di Daniele Rustioni, finito al Teatro di Lione in Francia, di un direttore musicale senza il quale una orchestra giovane rischia di restare sempre giovane e non maturare mai, ed ha bisogno anche di idee oltre che di soldi che comunque Decaro non gli farà mancare.
Infine il Teatro Massimo di Palermo dove è tornato, come il postino del celebre film, per la seocnda volta, Franceco Giambrone, attendente del sindaco palermitano. Lui il Massimo l'aveva già governato una volta, ne era uscito fra polemiche e anche debiti(?), era rimasto per qualche tempo a spasso - insegnando in varie università come in Italia è accaduto a vari amministratori che avrebbero dovuto essere titolari di diritto delle cattedre di 'disastro economico' - per poi approdare a Firenze da dove era dovuto andar via, sempre per i suoi meriti di cattivo amministratore. A Palermo ha chiamato un debuttante nella direzione artistica, Oscar Pizzo, che le ossa se le è fatte con 'Contemporanea', all'Auditorium di Roma, fedelissimo di Fuortes, ma assolutamente a digiuno di teatro d'opera e di vocalità; per l'una e l'altra mancanza supplisce Giambrone, il quale s'è voluto circondare di un altro siciliano per la direzione stabile dell'orchestra: Gabriele Ferro che, in questa stagione, visto il suo importante ruolo, dirige un titolo appena.
                                                                      (SUONO, mensile. per gentile concessione)







martedì 28 aprile 2015

Dal ministero di Franceschini e Nastasi buone e cattive notizie. Purchia, Girondini, Grossi,Orchestra Verdi di Milano

Cominciamo dalle notizie  cattive, così ce le leviamo subito di torno. Nastasi l'ha avuta vinta al San Carlo dove ha fatto confermare dal suo ubbidiente ministro, Rosanna Purchia come sovrintendente, nonostante che la sua riconferma fosse stata avversata pubblicamente dal sindaco di Napoli, presidente della Fondazione San carlo. Nastasi l'ha sostenuta e l'ha confermata. E questa è una notizia non cattiva , ma cattivissima.
 Stesso discorso all'Arena di Verona, dove nonostante l'opposizione del mondo musicale - che si era espresso anche attraverso una denuncia pubblica  sui giornali -  la permanenza di Girondini, con tutto il suo buco di bilancio, grande quanto la platea dell'Arena, e, diciamo anche, nonostante la grande platea dell'Arena, è stato voluto, sostenuto dal sindaco Tosi, che l'ha fatto digerire al Consiglio di Indirizzo della Fondazione, naturalmente tutta dalla sua parte,  è stata avallata, ratificata da Franceschini.
 All'indomani della riforma delle Fondazioni lirico-sinfoniche, con la nascita del CdI, al posto del CdA, s'era detto che d'ora in avanti, sulle nomine decideva il Ministro, che cessava di essere quindi un passacarte, agli ordini dei CdA. Falso, adesso Franceschini fa l'avallatore di decisioni altrui, come ai vecchi tempi, come sempre, salvo i casi in cui, in aperto contrasto con tutti, non lui quanto Nastasi, non imponga le sue decisioni anche al ministro, come per la Purchia.
Ristabilita e re-intronata a Napoli la Purchia, restava vuota la casella del Massimo Bellini di Catania, ente regionale, di una certa storia ed importanza, dove si sarebbe dovuta trasferire la Purchia, invitata da Bianco, sindaco.
 Via la Purchia, Bianco ha assunto una decisione che porterà molti benefici. Ha chiamato alla sovrintendenza Roberto Grossi che tutti conosciamo. Direttore generale a Santa Cecilia negli anni di Berio e primi anni di Cagli, passato poi a presiedere Federculture, poi al Maxxi ed all'Accademia di belle arti, cofondatore con Abbado del Sistema delle orchestre e cori giovanili in Italia, sul modello venezuelano di Abreu...insomma uno che il mondo musicale e dello spettacolo conosce bene anche da amministratore. E' la prima volta che fa il sovrintendente, ma sicuramente farà molto meglio di altri che fanno per la prima volta i sovrintendenti, senza aver mai amministrato una fondazione prima.
 Ora Grossi attende solo che la Assemblea siciliana e Crocetta diano il loro nulla osta alla sua nomina ( il teatro riceve cospicui finanziamenti dalla Regione a statuto speciale, ed ecco la ragione del nulla osta, che speriamo arrivi prestissimo, come non è nel costume della Regione siciliana quando le cose non le interessano particolarmente). Grossi ha molte idee e noi attendiamo che presto si insedi e cominci a lavorare.
 La vera grande bella notizia, dopo quella della nomina di Grossi, è l'avvenuta ammissione della Orchestra e Coro 'Giuseppe Verdi' di Milano, dopo oltre vent'anni di travagli assurdi, nel gruppo delle ICO, quattordicesima. Le ICO sono le cosiddette Istituzioni Concertistico Orchestrali, delle quali l'orchestra milanese diverrà senz'altro la capofila, per qualità delle prestazioni e della programmazione ed indice - altissimo - di produttività. Speriamo solo che Nastasi che in tutti  questi anni se ne è fregato della Orchestra milanese, non si vendichi ora riducendo i finanziamenti statali destinateli, in ragione  e proporzione della produzione e qualità dell'attività della Verdi da tutti riconosciute ed anche lodate.
 In questo caso Franceschini ha mostrato di  potere, qualora lo voglia, non tener conto dei pareri, non sempre i migliori, del suo consigliere factotum.
 Ma forse dopo questo faticosissimo colpo di mano e di testa, Franceschini avrà bisogno di una lunga convalescenza durante la quale lascerà le redini del Ministero nuovamente nelle mani del 'grande & grosso' direttore generale.

martedì 21 aprile 2015

Fondazioni liriche. A proposito di rinnovo dei vertici gestionali ed artistici, dal Teatro San Carlo all'Opera di Roma.

"A detta di molti - scriveva non più tardi  di un mese fa, l'autorevole 'Corriere del mezzogiorno' - fra i favoriti per la successione a  Rosanna Purchia, come sovrintendente del Teatro San Carlo, ci sarebbe Catello De Martino". Ma no? Ma sì! Questo nostro paese non manca mai di meravigliarci. Catello sarebbe dovuto finire ai domiciliari, già ora è indagato per il buco colossale al Teatro dell'Opera di Roma - sanzionato di recente anche dal TAR dove lui aveva presentato ricorso contro il suo licenziamento - ed invece... lui si candida a Verona, a Cagliari ed in qualunque altro teatro si debbano rinnovare i vertici, perfino a Napoli, dove a detta di molti - che non osiamo definire - sarebbe fra i favoriti. Quegli stessi che lo riterrebbero fra i favoriti non ci hanno spiegato con quale curriculum ed anche con quale faccia Catello si presenti ancora in giro a bussare alle porte delle sovrintendenze dei teatri.
 In questo momento non sappiamo se la Purchia sia stata confermata dal Ministero, meglio:  sia stata confermata dal suo amico e protettore Nastasi che ha procurato un impiego a sua moglie, Giulietta Minoli, nel neonato MeMus del Teatro ( pare che la Signora sia stata fatta licenziare dal medesimo Nastasi, per il timore di denunce di irregolarità riguardo a quella nomina), ma della Purchia ancora non si sa; telefoneremo più tardi per vere notizie fresche ( nel sito del teatro napoletano non compaiono né sovrintendente né direttore artistico e dunque la barca del teatro, da due mesi almeno o forse più, naviga senza timonieri.
 Chissà che avrà fatto il sindaco di Catania, dopo lo schiaffo della Purchia che prima s'è fatta nominare e poi ha rinunciato per restare a Napoli, dietro evidente assicurazione di Nastasi, il 'gran manovratore' del Ministero del povero Franceschini,' mezzo disastro'.
 E a Roma cosa è successo nel frattempo? Carlo Fuortes ha proceduto alla nomina della direzione artistica che oggi è duplice: Battistelli, Vlad; triplice se ci si mette anche la direttrice del ballo, Abbagnato.
Ma allora nulla è cambiato: Fuortes si tiene Vlad, la manina  corta di Muti. No, a leggerle con attenzione, le cose stanno diversamente. Fuortes voleva cambiare Alessio Vald con Giorgio Battistelli, ma quando il nuovo direttore artistico 'in pectore' gli ha rivelato in privato, che il repertorio del melodramma non  è il suo forte, Fuortes  per non fare un altro buco nell'acqua,  gli ha messo al fianco Vlad, riconfermandolo, e dando a Giorgio quel che potrebbe essere di Giorgio. e cioè il teatro contemporaneo e il repertorio sinfonico.
 In verità avrebbe anche potuto tenere solo Battistelli, perchè in teatro, il lavoro più difficile, quello della confezione dei cast, lo fa altra persona, a Roma ( Nicoletta Finzi) come a Milano ( ora l'austriaco Toni Gradsack, fino a poco tempo fa 'el greco', potentissimo ).
Allora, nel caso dei teatri d'opera la cui attività si fonda prevalentemente sul grande repertorio cosa fanno i direttori artistici? Scelgono i titoli del cartellone.

P.S. Ha vinto Nastasi, Rosanna Purchia confermata sovrintendente, come si evince dall'annuncio della prossima tournée del San Carlo in Ungheria, le cui spese le sosterrà sicuramente il Ministero di Nastasi, come già fece con la costosissima trasferta a San Francisco. 

venerdì 27 marzo 2015

Girondini riconfermato sovrintendente all'Arena di Verona. L'ha avuta vinta Tosi; dove si vede che Franceschini non conta.

Napoli e Verona: due casi due tecniche due vincitori due diversi suggeritori. Stessi guai.
A Napoli l'ha avuta vinta Nastasi che ha riconfermato lui stesso la Purchia alla sovrintendenza, alla faccia di De Magistris che con la Purchia non ha rapporti neppure di buona creanza. Come sono i conti non sappiamo, tanto è sempre la stessa storia. A Napoli, Teatro San Carlo, c'è un  Museo di fresca costituzione, un tempo curato dalle amorevoli mani della Giulietta Minoli in Nastasi, mentre ora non sappiamo che fine abbia fatto, e via dicendo. Ed un Museo, inutilissimo, anche  Verona.
 Dove agli stessi problemi, si risponde con diverso copione. Girondini, l'ex sovrintendente, voleva lasciare. Vero? Sembrerebbe di no. Anzi una protesta pubblica  aveva chiesto, anche attraverso le pagine del Corriere, di metterlo a riposo, mentre le cronache idiote indirizzate a persone ritenute allocche, dicono che si è ricandidato dopo le insistenti richieste del suo già benefattore Tosi, sindaco, ed ora candidato alla Regione Veneto. Il CdI, nel quale il sindaco ha la maggioranza, ha fatto il suo nome al ministro, il quale lo ha rinominato. E Girondini, alla faccia di tutti quelli che l'hanno di fatto protestato, è ancora lì.
 Uno si chiede: dateci una sola ragione per convincere anche noi che Girondini abbia i titoli per restare nonostante che tutti, per semplice invidia (?), lo avrebbero voluto mandare a casa. La prima più importante ed unica ragione è che è l'uomo di Tosi. E basta. Ma come va la gestione dell'Arena? A gonfie vele nel rosso. L'Arena? Non è possibile, con quella platea oceanica. Sì, ma circa il 6o% dei biglietti rimane invenduto e non per ragioni atmosferiche.  Ecco perchè si parla di un buco di circa 40 milioni di Euro, alla stregua del teatro peggio gestito di Italia, e con una capienza talmente ridotta che ogni spettacolo diventa un costo.
 Girondini, infine, pare sia indagato per due diverse inchieste che hanno naturalmente sempre a che vedere con l'Arena.
 Alle accuse Girondini risponde che sì l'Arena è grande, ma ha anche grandi spese. Certo. ma probabilmente da parte della sovrintendenza c'è stata una continua eccessiva elargizione al personale che ora dovrà sottoporsi ad una cura dimagrante fortissima. E forse si ricorrerà, oltre che alle scenografie virtuali, anche alle comparse virtuali.
 Anni fa si scoprì che la società che gestiva la biglietteria, faceva la cresta, tratteneva percentuali alte e pagava molto in ritardo. Va ancora così? Oggi si accusa Girondini per la società che gestisce le vendite in Arena: un caso analogo?
 E poi c'è il Museo dell'Opera 'virtuale'. ormai non basta più neanche l'Opera reale. Il Museo che si chiama dispettosamente AMO ( Museo Arena Opera) è un monumento allo spreco. Qualcosa da spartire con quello del Teatro san Carlo? Spreco identico. Identica mangiatoia, a Verona comunale, a Napoli soprattutto ministeriale.
A Napoli come a Verona nessuno dei dirigenti dei due teatri crede nell'Opera, a Napoli si sfruttano i Mondiali di calcio, a Verona si pattina sul ghiaccio d'inverno, in uno spettacolo agghiacciante, presentato per la Tv da una matrona rosa confetto, assolutamente fuori luogo e fuori ruolo.
 Così va la lirica in Italia dalla 'nordica' Verona alla 'sudica' Napoli.

mercoledì 25 marzo 2015

Renzi muoviti su Nastasi!

Insomma è mai possibile che Lupi se ne è dovuto andare dal ministero perchè ha chiesto al suo dipendente Incalza di intervenire sul suo amico e compagno di giochi Perotti, per trovare un posto a suo figlio, che si è ben laureato, tanto da  ricevere da Perotti in regalo un Rolex, e Nastasi che crea - appositamente, ci viene il dubbio! - al Teatro san Carlo, durante il periodo in cui del teatro lui era commissario, un Museo , MeMus, a capo del quale mette sua moglie Giulia Minoli, avete capito, non una qualsiasi, come cooordinatrice,  non ha fatto nulla di strano e resta ancora al suo posto? Che cazzo di paese è questo?
 Ciò che ha fatto Nastasi è più grave di quello che ha fatto Lupi. Perchè l'ex ministro ha chiesto ad uno che a sua volta  chiesto ad un altro un posto a suo figlio; Nastasi, ha fatto spendere allo Stato i soldi per la creazione del Museo del teatro - inaugurato da Napolitano, capito che giri? - e prima di andarsene da Napoli, dunque ancora da commissario, o appena terminato il suo incarico - la gravità del sopruso non cambia - ci ha messo sua moglie a 4000 Euro mensili (stando a quanto rivelò a suo tempo Dagospia: come si vede la faccenda è nota da tempo, senza che nessuno si sia mai mosso)  il doppio del figlio di Lupi, ingegnere, mentre la 'giulietta' di 'romeo' Nastasi (inanellata a Filicudi , Gianni Letta suo compare di nozze) non aveva - ci sembra - nessuna qualifica per diventare la coordinatrice di un Museo del melodramma, oltre quella di essere figlia di Giovanni Minoli che il Ministero di Nastasi mise a capo di un altro museo, torinese, forse contemporaneamente all'incarico di sua figlia: una specialità di famiglia finché comanda Nastasi.
La faccenda dunque è assai più grave, ma Renzi è ancora più cieco e sordo.
 Non sappiamo se tuttora la giulietta sia ancora al san Carlo, dove per la seconda volta il suo 'romeo' vuole la Purchia, e l'avrà; ma anche l'avesse rapita per portarsela nel suo nido d'amore romano, tutta per sè, dopo il faticosissimo periodo napoletano, ogni giorno su è giù con l'Alta velocità, perchè Renzi non chiede alla giulietta di romeo Nastasi, la restituzione dei soldi precepiti,senza merito altro oltre quello di essere la giulietta di romeo Nastasi?  E, poi, non lo manda a casa?

martedì 24 marzo 2015

Soldi a Pereira, mentre ancora non si sa quanti per Fuortes e dall'Ongaro e neppure Sani. Nastasi riconferma, contro il sindaco, Purchia a Napoli

Alexander Pereira, per decisione del CdI, prenderà a stagione 240.000 Euro, che è quanto si può prendere dopo il tetto stabilito dal governo. E Fuortes? E Dall'Ongaro? e Sani, a Bolgogna. il capitolo 'amministrazione trasparente' delle singole fondazioni è sempre occultato,  fottendosene di quanto ha raccomandato, nazi prescritto, il ministero. A proposito del quale, se neanche ora, con tutta l'angelica dedizione della Madia ed il velocismo decisionale di Renzi non si mette mano alla rotazione dei massimi dirigenti, non lo si farà mai più. Ed anche questo giro Nastasi resterà al suo posto, una specie di Incalza al Ministero della cultura. Con una sola differenza. che Incalza, per quanto regnasse despota, aveva per lo meno i collaudatori, a fine opera, Nastasi non ha nemmeno quelli. Quando lui decide che il San Carlo, che lui presiede da commissario, deve andare a Chicago per la Messa da requiem di Verdi, e qualcuno gli fa notare che non è il caso: costa troppo, non serve e che vuole andare a dimostrare il san Carlo - lui lo fa andare lo stesso e gli trova i soldi per andarci: glieli da lui, dalla casa del Ministero.  A cose fatte chi gli va a contestare che è stata una trasferta beffa, inutile e costosa? nessuno, perchè al suo ministero non ci sono i collaudatori, e qualora ci fossero, sarebbero, anche quelli, scelti da Nastasi. Ora l'hanno messo in mezzo - giustamente - per i lavori al Teatro grande di Pompei. Come credete che andrà a finire? Nastasi ne uscirà come al solito immacoltao, contano troppo i suoi padrini e protettori.
 Ora, l'ha fatta per l'ennesima volta, assai grossa. Sempre al san carlo, per la successione alla purchia, alla quale, per sua volontà succederà la Purchia. E Renzi? Troppo piccole beghe per  interessarsene? Si sbaglia, se non coglie neppure ora l'occasione, Nastasi resterà lì per altri trent'anni, giacchè è ancora troppo giovane, anche se grande&grosso - ma solo di stazza. Ora a Napoli, appena lui, Nastasi, l'avrà nominata per la seconda volta, si avrà un teatro retto da una sovrintendente, in rotta di collisione con il presidente del CdI, il sindaco De Magistris. Ma Nastasi, non si ferma davanti a nulla e nessuno, mentre Renzi, continua a fair finta di niente.

lunedì 16 marzo 2015

Esegeti di Riccardo Muti - troppi, al Corriere della Sera - per l'intervista del celebre direttore sul Teatro San Carlo.

 Riccardo Muti ha concesso un' intervista al 'Mattino', quotidiano di Napoli,  nella quale s'è  espresso a proposito della successione alla sovrintendenza del Teatro San Carlo, affermando che vorrebbe prossimo sovrintendente una personalità di livello e competenza internazionali - come dargli torto?- mentre  assecondando il sindaco De Magistris che non vuole la riconferma della sovrintendente uscente, Rosanna Purchia, alla chiamata si sarebbe presentata una schiera di signori 'nessuno', perfino l'ex sovrintendente dell'Opera di Roma,  Catello De Martino, artefice del disastro del Teatro della Capitale. Che lui naturalmente nega anche in faccia ai rilievi della Corte dei Conti e forse anche della magistratura ordinari. De Martino, detto per inciso, non si è candidato solo a Napoli, anche a Verona. quando si dice la faccia...
 Nastasi che ce l'ha messa, preme per farvi restare la Purchia, De Magistris non la vuole, il Consiglio di indirizzo chi indicherà fra gli oltre 40 che si sono candidati?
 Ma Muti a chi si riferiva  parlando delle caratteristiche del prossimo sovrintendente? Secondo Valerio Cappelli, sul Corriere di oggi, un tempo esegeta fidato del direttore e cantor dell'ex sovrintendente De Martino, quando era in sella, e del suo  scudiero Alessio Vlad, suo carissimo amico, il nome è pronto lì: Rosanna Purchia che ha sanato i bilanci... Ma non c'era un commissario al Teatro san Carlo,negli ultimi mesi? E perchè un commissario se la Purchia amministrava bene il teatro? C'era arrivato solo perchè s'erano dimessi un pò di consiglieri del CdA? O forse la Purchia il ministero di Nastasi ce l'ha tenuta comunque là, perchè era una sua diretta emanazione?
Paolo Isotta, sempre sul medesimo Corriere e sempre oggi, spiega l'internazionalità espressa ed auspicata da Muti. Il Maestro non intendeva dire 'uno straniero', ma una personalità di 'livello internazionale'. E precisa, ad usum del maestro Muti, che fra i candidati, di personalità di livello internazionale  ve ne sono almeno tre: il grandissimo direttore d'orchestra, Elio Boncompagni, anni 82, già sovrintendente in altri capitali europee; il pianista Nazzareno Carusi, anni 45, responsabile per la musica di Forza Italia e per Isotta uno dei più grandi pianisti viventi, e c'è anche una signora, Elsa Evangelista, direttrice del Conservatorio di Napoli, ma di lei che è una signora niente anni. Ci venga un colpo se abbiamo mai sentito parlare di Carusi e della Evangelista. Si vede che siamo ormai fuori del giro e perciò disinformati.
 Poi Muti rivela la vera ragione della sua fuga da Roma. L'ambiente poco tranquillo e  perciò insicuro per il lavoro, emerso, ancor prima degli scioperi estivi, al tempo della tournée in Giappone.  Cappelli precisa un pò di cose che nell'intervista precise non sono e poi contraddice apertamente il maestro  quando parla della acustica del san Carlo, ritenuta ottima da Muti e che Valerio Cappelli, riportando un'opinione di De Simone,  ritiene deteriorata dopo i lavori di restauro, curati da Elisabetta Fabbri,  alla quale i restauri furono affidati  da Nastasi, che la volle anche a Bari per il Petruzzelli ed altrove, ovunque ci fosse da restaurare un teatro, Scala e Fenice compresa e pure a Firenze, dove proprio oggi , ma per la celebre caserma, è intervenuta la magistratura, anche con arresti.
 Insomma mentre sembra da una parte che Cappelli fiancheggi le scelte del Ministero e di Nastasi, che nelle sue preferenze ha preso il posto che un tempo era di De Martino; nel caso dell'acustica del san Carlo, forse ignora che la longa manus  che ha affidato all'architetto Elisabetta Fabbri,  era proprio quella di Nastasi, commissario del teatro durante i lavori e dopo, quando trovò il tempo ed il modo di piazzarvi anche la sua mogliettina in un museo del teatro ( MeMus) che  a qualcuno sembrò creato apposta. E non si meravigli nessuno  di questa malignità. troppe se ne sono viste nel nostro paese sotto il sole, per non dar credito anche a quest'ultima.
 Ora ai due  esegeti del pensiero mutiano, autorevolissimi, un altro umilmente osa aggiungersi. Noi. Per dire al maestro Muti che stimiamo perfino quando non condividiamo alcune sue scelte, che la stessa internazionalità del sovrintendente del san Carlo, avrebbe dovuto pretenderla anche a Roma, quando all'Opera accettò che la dirigessero, negli anni di sua permanenza,  De Martino e Vlad che certamente questo profilo internazionale non avevano.

domenica 15 marzo 2015

Popolo di eroi: Zigante,Orazi,Pietrantonio,Di Benedetto,Carusi,Rendine,Meli... e di eroine: Purchia.

Dell'eroina Purchia abbiamo già parlato in questi giorni. Lei è già scaduta al Teatro san Carlo di Napoli, ma desidera restarvi, contro il parere di De Magistris. Se gli andrà male ha in tasca la nomina al Teatro Bellini di Catania. Insomma certe eroine una volta scoperte tutti se le contendono. Ci sembra di rileggere la storia di Georg PhilipTelemann, grande quanto la Purchia, sovrintendente ad Amburgo, fattosi incaricare a Lipsia, facendo scartare Bach, per ottenere da Amburgo un trattamento migliore, come poi accadrà, lasciando Lipsia al povero Johann Sebastian Bach. E' il destino dei/delle grandi.
 Tutti gli altri, eroi  ciascuno a suo modo, compongono la squadra degli aspiranti alla sovrintendenza del Teatro san Carlo di Napoli.
A cominciare da Nazzareno Carusi, pianista, divenuto da poco responsabile per la musica di Forza Italia, e perciò candidato n.1 per tutte le sovrintendente che si libereranno d'ora in avanti.
Per seguire con Sergio Rendine, compositore di un certo successo, che il giro delle sette chiese -anche se basiliche minori fino ad ora (Chieti,Lecce,Palermo) - lo ha già fatto; di cui però  si dice che è stato bruciato proprio nei giorni scorsi. E, perciò, nonostante gli appoggi di una superpotente e supermisteriosa lobby,  sul san Carlo è costretto a mettere una croce sopra.
C'è poi Filippo Zigante, scartato subito perché non  ha l'età, anzi perché l'età l'ha superata a tempo; gli hanno detto di pazientare ancor per 4 anni per andare a sostituire Lanza Tomasi che di anni ne ha 81, mentre  lui appena 77.
 C'è poi Di Benedetto che  dopo gli anni gloriosi - da eroe! - passati, dopo la Scala, a santa Cecilia con Berio, ha cominciato a girare all'impazzata ( Genova, Cagliari) da dove avanza e pretende buonuscite che chissà se un giorno vedrà. Riuscirà questa volta il nostro eroe a rimettersi in sella?
 E Claudio Orazi? Da poco disarcionato da cavallo a Trieste, per farvi salire Stefano Pace, con gli attributi a posto, spera di risalire in sella  a Napoli. L'impresa più memorabile che si ricordi di Orazi è il progetto della copertura dell'Arena di Verona, per non far bagnare le scenografie. Il progetto fu presentato - lo ricordiamo come fosse oggi - nella sede della Stampa estera a Roma, fra le risa generali. Se ce la farà a Napoli occorrerà stare attenti  a non assecondarlo nel suo progetto di scoperchiare - solo d'estate - il san Carlo.
 E Maurizio Pietrantonio? Sono passati i bei ( ?) tempi della sua sovrintendenza a Cagliari, della quale si ricorda l'assunzione, poi denunciata ( che carattere!), per consiglio e suggerimento di Nastasi e Letta, della signora Crivellenti, come responsabile della biglietteria, per ritrovarsela, alla sua uscita,  catapultata sulla poltrona di sovrintendente. Che svolse divinamente a detta anche di Davide Livermore, il regista che in questi giorni sta per volare alla volta di Valencia. Lui assicura che la Crivellenti è la migliore sovrintendente su piazza. Perchè, allora, non la prende a lavorare con lui a Valencia, visto che lei lo chiamò a Cagliari per una regia ( I Sardana)? Perchè non si è presentata a Napoli? Pietrantonio al san Carlo ha già un precedente; non sappiamo però se ciò  possa costituire titolo di merito.
 E poi c'è Mauro Meli. Mettiamoci l'anima in pace; ce lo ritroveremo in tutti i posti dove ci sarà un posto di vertice libero. Dopo Cagliari, Milano e Parma, e di nuovo a Cagliari, ha concorso a Verona, a Cagliari ancora, ed ora a Napoli, e forse più avanti anche in tutta Italia. Perchè no? Lui è  più eroe ed eroico di tanti. Ha solo il difetto di spendere molto, come l'hanno accusato sempre, e lui sempre ha negato.

Quanto conta l'età? Conta e non conta. Conta per Filippo Zigante ma non per Gioacchino Lanza Tomasi

Quando abbiamo letto la notizia recente della nomina ministeriale di Gioacchino Lanza Tomasi a sovrintendente dell'Istituto Nazionale del Dramma Antico di Siracusa, età 81 anni, ci siamo detti che anche noi, che di anni ne abbiamo ancora qualcuno sotto i settanta, potevamo concorrere  a qualche incarico nel settore di nostra competenza, anche se dobbiamo notare pure che il nobile principe palermitano dai teatri d'opera è finito a dirigere un istituto di teatro di prosa classico, dall'oggi al domani e senza un corso accelerato di aggiornamento. Non fa nulla, direte, in fondo si tratta di territori contigui.
 Dunque l'età non conta e del resto come si può buttare in discarica una personalità come il principe Lanza, solo perchè ha 81 anni?  Franceschini e Nastasi della premiata ditta del 'Collegio Romano', e di chissà quante altre ditte e sottoditte, hanno fatto bene a conferirgli quel prestigioso incarico, fottendosene delle direttive di Renzi in tema di rottamazione.
 Poi arriva il concorso ( manifestazione di interesse così si dice oggi, per la sovrintendenza del Teatro san Carlo di Napoli, dove c'è un commissario, Michele Lignola - messo lì dal governo e  che è il presidente di Confindustria Campania, a causa delle dimissioni di gran parte del precedente consiglio di amministrazione - il quale lascia lì sia sovrintendente che direttore artistico - cosiddetti! - i quali giungono a fine mandato e perciò si procede al reperimento dei nuovi vertici. Manifestano interesse ( presentano la loro candidatura) per quell'incarico, per il quale il sindaco De Magistris non ci vuole più la Purchia ( la quale s'è parato il 'lato b' tenendo in serbo il medesimo incarico a Catania, se a Napoli le andasse male) in tanti a cominciare da Filippo Zigante, che al San carlo è già stato direttore artistico e che ora vorrebbe cambiare casacca proponendosi come sovrintendente (nell'Italia di oggi, detto per inciso, la differenza  fra direzione artistica e sovrintendenza in un grande teatro non è più vista come dirimente, in fondo un incarico vale l'altro, tanto poi c'è il ministero che manda il commissario a ripianare  debiti e teatro, mandando a casa  mezzo personale).
 Zigante no, non può concorrere, scrive 'Il mattino' dell'altro ieri, per limiti di età: infatti il maestro Zigante ha 77 anni. Il maestro se l'è presa, ma dal ministero gli hanno assicurato che succederà a Lanza Tomasi a Siracusa, non appena finirà l'incarico, giusto quando anche Zigante avrà 81 anni, e cioè fra quattro anni. a Zigante non resta che attendere con calma.
 Come si vede, con l'intervento miracoloso del Ministero, a tutto c'è rimedio

giovedì 12 marzo 2015

Nastasi può continuare impunemente? Paolo Isotta sul Corriere torna ad accusarlo per la seconda volta. Noi lo facciamo da anni. Purchia a napoli la manda Nastasi, non la vuole De magistris

Per parlarne già la seconda volta, in pochi mesi, sul 'Corriere della Sera', del direttore generale al Ministero, facendo nome e cognome,  il nostro collega illustrissimo, Paolo Isotta, deve averne piene le tasche. Di Salvo Nastasi. Certo c'è anche chi - pochissimi, anzi quasi nessuno - ne parla da anni e spessissimo, come noi facciamo da tempo, benchè non autorevoli quanto il nostro collega, e su mezzi di informazione non titolati come il suo, ma  sempre  per la medesima  buona causa. Quale? Frenare, meglio stroncare lo strapotere di Nastasi che comanda come un satrapo, e fa danni su danni nel mondo musicale, imponendo persone di sua fiducia ma non meritevoli, e metodi di gestione che dire clientelari è eufemistico . Egli è forte e resta tale da tempo immemorabile -  da quando ce lo mise un dimenticato ministro del governo Berlusconi - perchè ha padrini e protettori eccellenti: leggi Letta zio.
 Isotta ne ha parlato per il caso dell'Orchestra e Coro 'Giuseppe Verdi' di Milano, il cui profilo giuridico all'interno delle categorie  in cui si articola il mondo musicale italiano non si riesce a definire. Insomma nonostante che abbia oltre vent'anni di vita, che abbia un suo auditorium, e che faccia attività 365 giorni all'anno, la nobile orchestra milanese non riceve dal FUS, GESTITO da NASTASI, complice Franceschini 'mezzo disastro' che naturalmente non  capisce nulla in materia, quel che si merita. Ed ora per l'ennesima volta Franceschini - c'è da credergli? - dopo l'accusa lanciatagli anche da Isotta appunto, ha promesso di occuparsene. C'è da credergli finché c'è Nastasi che non se ne è occupato volutamente da molti anni a questa parte, cioè da quando il problema è venuto alla luce in tutta la sua drammatica urgenza?
Isotta, nel caso dell'Orchestra Verdi ha denunciato esplicitamente trattamenti di favore riservati da Nastasi a certi festival di 'amici', di Nastasi, come  Ravenna, Spoleto, Torre del Lago e dello stesso Isotta ( Ravenna in primo luogo, ma anche Spoleto), di contro alla durezza con cui ha trattato il caso della Verdi.
 Isotta, proprio oggi, torna ad accusare Nastasi, quale protettore di Rosanna Purchia, sovrintendente da lui voluta ed ora scaduta del Teatro San Carlo, a sua volta protettrice del direttore artistico, pur esso scaduto, Vincenzo De Vivo (non vorremmo dare un dispiacere a Isotta ricordandogli che la carriera del giovane De Vivo iniziò alle calcagne di  Francesco Siciliani, ed è proseguita alle calcagne di Giorgio Vidusso, dal che, dopo tali esperienze e credenziali - ' le calcagne di' - il grande salto a Bologna, con quel dilettante amatore di musica che è Stefano Mazzonis, messo lì da Pierferdinando Casini, ed  ora solidamente ancorato al Teatro di Liegi). Lui la vorrebbe ancora in quell'incarico, mentre Isotta che conosce evidentemente bene la situazione del teatro della sua città, l'ha spesso criticata per incapacità e per scelte assolutamente indegne di un teatro di tale rilievo storico, fra cui la nomina del direttore musicale Luisotti, per Isotta non all'altezza della carica; per l'occasione persa di far tornare Muti; per  la scelta ingiuriosa di fare un balletto sul 'Requiem' di Mozart ( nel mezzo c'e stata anche la idiota decisione di far vedere, proiettandole su grande schermo, le partite dei mondiali, in teatro, prima o dopo un concerto); e  per aver avallato la scelta del direttore musicale di far pagare al teatro una costosa trasferta a Chicago dove egli  ha un altro incarico, complice Nastasi, che ha riservato per l'occasione al teatro - di cui era stato fino a poco prima commissario - un contributo ministeriale per la trasferta.
 Adesso Nastasi vorrebbe che la Purchia restasse a Napoli, nonostante che Lei sia stata indicata dal sindaco di Catania, Bianco, a sovrintendente del Teatro Bellini; la Purchia,  in spregio alla designazione catanese, avrebbe proposto la sua ricandidatura al San Carlo e Nastasi  spinge per la sua riconferma.
   Sempre Isotta, con altri illustri colleghi ed esponenti del mondo musicale italiano, aveva firmato una petizione per la non riconferma di Girondini a sovrintendente dell'Arena di Verona.  Il sindaco aveva fatto un bando pubblico per la successione a Girondini; si sono presentati una trentina di candidati, la rosa dei candidabili si è ristretta a quattro; e fra i quattro non c'è Girondini. Ora, da poco, s'è insediato il Consiglio di indirizzo presieduto da Tosi e sapete chi il consiglio  ha indicato al Ministro per la carica di sovrintendente? Girondini. Ancora il Ministro non ha fatto la nomina, vero. Ma è evidente come vanno le cose.
 Per Isotta e tutti quelli che la pensano come lui, sarebbe il terzo smacco, se la Purchia venisse rieletta e Girondini pure, e la Verdi affondasse nella palude dell'indecisione. Tutta colpa di Nastasi; ma questo non dovrebbe farlo desistere dalla denuncia.

giovedì 5 marzo 2015

Finto bando pubblico per manifestazione di interesse alla nomina di sovrintendente delle fondazioni liriche.Napoli,verona,cagliari, parma...

Da qualche mese la democrazia s'è impiantata prepotentemente nella gestione delle nostre istituzioni culturali, prime fra tutte le fondazioni liriche che rappresentano una rete ben distribuita sul territorio, produttiva se viene ben amministrata, e di enorme interesse per lo sviluppo.
 D'ora in avanti, viene da pensare che episodi come quelli del Teatro Massimo di Palermo dove il sindaco Orlando ha messo a capo, per sua insindacabile volontà e disposizione, il suo assessore Giambrone - già al secondo giro, essendo passato anni fa dall'assessorato comunale al teatro - non si verificheranno più in Italia.
 Quando si deve scegliere il vertice di una fondazione lirica che ha una notevole responsabilità in fatto di gestione e di promozione culturale, i sindaci - che restano, nonostante la loro palese ignoranza in materia, a capo delle fondazioni liriche, del loro consiglio di indirizzo intendiamo - si stanno a bituando ad utilizzare lo strumento del bando pubblico. Chi intende essere valutato per la sovrintendenza di una fondazione lirica, ritenendo di avere titoli ed esperienza necessari ed adeguiati,  segnali il suo nome all'ente, accludendo il suo curriculum di studi e professionale. Chi averà più titoli ed esperienza sarà prescelto. Tutto bene, sì. Salvo che per una postilla del bando. I sindaci non sono tenuti a scegliere necessariamente dall'elenco dei candidati, possono insomma fottersene e fare di testa propria.
 E' quanto è accaduto, ad esempio, a Parma, al Teatro Regio - che non è  fondazione lirica, sebbene abbia un passato ed una storia assolutamente grandiosi. Pizzarotti ha fatto anche lui un bando, ha creato una commissione esaminatrice e poi ha scelto due persone  che non si erano neppure candidate. Non vogliamo difendere i candidati ritenuti idonei dalla commissione presieduta da Cristiano Chiarot, sovrintendente della Fenice. Anche il candidato segnalato dalla Commissione non aveva i requisiti di esperienze neppure di preparazione per ottenere quell'incarico. E, perciò, in quel caso ci sentiamo di dire, per le nostre modeste conoscenze, che quella Commissione aveva toppato, oppure aveva scelto il meno peggio in fatto di preparazione ed esperienza.
 Anche il Teatro di Cagliari, dopo l'uscita di Meli, era ricorso al medesimo bando. Fra i candidati ci sembra abbia fatto una scelta giusta, nominando Angela Spocci, che non apparterrà alla crema della crema del mondo musicale, però il mestiere di sovrintendente lo ha già fatto e pure a Cagliari, da commissario, anni fa.
 Ora ci prova anche Napoli per sostituire la Purchia, il cui mandato è terminato. E anche nel bando del San Carlo, firmato da De Magistris, c'è la solita clausola di salvaguardia del conosciuto vizio della politica di impicciarsi di cose che non conosce e non capisce. E siamo certi che la scelta anche a Napoli avverrà per insindacabile decisione di De Magistris che presiede il cosiddetto Consiglio di indirizzo.
Come del resto è accaduto a Roma, dove la riconferma di Fuortes - che ancora non molla 'Musica per Roma', per la quale il sindaco ha promesso anche lì un bando internazionale, che ancora non si è visto -  è stata fatta da un Consiglio di indirizzo nel quale siede la crocerossina Maria Pia Garavaglia, la scrittrice e televisiva Maria Pia Ammirati, una signora addetta alle pubbliche relazioni - della quale non ricordiamo il nome, ci perdoni - ed un economista. Dunque ha scelto Marino, incurante della figuraccia che lui e Fuortes hanno fatto agli occhi del mondo con la cosiddetta minacciata 'esternalizzazione'. Vedremo cosa saprà fare Fuortes. Per ora il bilancio l'ha sanato il governo ( Legge Bray) e non lui, e gli sponsor ancora non li ha nè trovati nè portati, solo minacciati. Staremo a vedere.
 A Genova ha scelto il sindaco Doria, chiamando da Parma  Maurizio Roi ( a Parma Genova era già ricorsa in un'altra occasione. Speriamo vada tutto bene, visto che quello genovese è uno dei teatri nella grande tormenta). Ed anche Bologna, spodestato Ernani, ha messo in trono Sani, per volontà esclusiva, divina addirittura, nonostante la matrice politica del sindaco.
 Trieste, sembra fuori dei confini italiani, facciamo fatica a capire che cosa succede lì.
 Ora c'è anche il Caso Arena di Verona, il cui sovrintendente uscente, Girondini, imposto già una volta dal democratico Tosi, senza averne competenza ed esperienza, ma solo fedeltà al sindaco, era  stato contestato anche pubblicamente, da alcuni esponenti  del mondo musicale che ne chiedevano la destituzione. E invece no, dopo il bando, e le infinite candidature, come i sovrintendenti appartenenti alla 'compagnia di giro per le sovrintendenze' fra cui anche Catello De Martino, Francesco Ernani, Angela Spocci, Mauro Meli, e pure Ferdinando Pinto, il quale si sarà detto. ma se partecipano tutti quei... perchè non posso partecipare io, in considerazione del glorioso passato della sua gestione al Petruzzelli, ante incendio; ed altri trentacinque candidati, quell'elenco è stato stracciato dal sindaco.Tosi se ne è fregato di tutto e tutti ed ha fatto candidare dal Consiglio di indirizzo nuovamente Girondini che, ovviamente non compare in quell'elenco. A Lui pensa Tosi.
 Ci dite, di grazia, perchè dovremmo credere alle riforme ed alla volontà del ministero di Franceschini e Nastasi di voltar pagina.