Sembra, da quel che si è letto ieri, che a Caracalla Carmen di Bizet, l'opera di punta della presente stagione - le altre due sono Nabucco e Tosca - abbia fatto furore; e l'aumento di pubblico - come scriveva Rory Cappelli su Repubblica - abbia riguardato oltre Caracalla ( il dato era riferito però solo a Carmen) anche la rassegna dell'Auditorium, Luglio suona bene che quest'anno ha superato , quanto a pubblico, anche la stagione precedente.
Prima di analizzare il dato relativo a Carmen, due cose vogliamo dire alla Cappelli.
Primo, che Carmen che si è vista ed ascoltata a Caracalla , 'in versione pop... nella riduzione diretta da....' altro non era che la Carmen di Bizet, come un teatro d'opera propone ogni volta. Nessuna riduzione dunque, caso mai avrebbe dovuto scrivere . ' con la direzione di...' che è ben altra cosa.
Secondo, che i dati di affluenza di pubblico di questo luglio all'Auditorium, meno male che hanno superato quelli della stagione 2016, quando toccarono il minimo degli anni vicini .
Perciò se Capeplli, Rory, si documentasse sui dati prima di scrivere e capisse che la Carmen di Caracalla non era stata 'ridotta 'se non per Lei, povera!, farebbe più bella figura.
Ed ora veniamo a Fuortes ed ai suoi successi alle terme di Caracalla per Carmen. Finora non ha sparato cifre sull'affluenza, si è solo limitato a far dire ai suoi megafoni ufficiali, che nelle dieci recite l'opera di Bizet ha fatto incassare al teatro 1.200.000 Euro. Un modo nuovo di offrire dati che lo mette al riparo da critiche - conti alla mano - relativi alla disponibilità dei posti ( 4000 posti per sera) ed alla loro occupazione.
I biglietti per Carmen andavano da 25 Euro a 100 per le poltronissime. Se il teatro ha incassato 1.200.000 Euro è certo che la platea delle dici recite dell'opera non è stata mai piena dal primo all'ultimo posto. Infatti considerando che la disponibilità complessiva per le dieci repliche era di 40.000 posti, la somma sbandierata verrebbe dall'occupazione di tutti i posti a 30 Euro. E siccome i biglietti partivano da quasi 30 Euro ( 25 per la precisione) per salire fino a 100, vuol dire che quei posti non sono stati occupati tutti ogni sera, altrimenti l'incasso avrebbe avuto ben altra consistenza.
Dunque anche questa volta, nonostante gli strombazzamenti ai quali siamo abituati, l'Opera di Roma a Caracalla ha avuto una 'vittoria di Pirro-Fuortes', per Carmen. Per gli altri titoli...
Quanto agli incassi, sempre Fuortes, e sempre per Caracalla 2017, ha rivelato che quest'anno si è incassato 4.120.000 circa di Euro, contro i 3.340.000 circa dell'anno scorso, con un aumento di 780.000 Euro.
Rifacciamo qualche conto? Sempre secondo Fuortes, il successo della stagione è stata Carmen che nelle 10 repliche ha fatto incassare 1.2000.000 Euro; e perciò le altre 19 serate complessivamente quasi 3.000.000, perciò un pò più- come media- di Carmen. Come fa allora ad essere il successo di Caracalla 2017, se le altre 19 serate hanno fatto guadagnare di media oltre 150.000 Euro a sera, contro le 120.000 di Carmen?
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venerdì 4 agosto 2017
martedì 25 aprile 2017
Fratelli d'Italia ( Canto degli Italiani) inno nazionale PROVVISORIO da 70 anni. E poi ci lamentiamo se non lo cantano tutti
Nella rubrica della posta, sbrigata da Paolo Conti, sulle pagine dell'inserto romano del Corriere, un lettore si lamenta per lo spettacolo, che definisce indecente, al quale ha assistito involontariamente nei giorni scorsi a Piazza san Silvestro, in pieno centro a Roma. Ricordiamo solo che quella Piazza un tempo deturpata dai capolinea di numerose linee tramviarie, è stata trasformata negli anni scorsi da Paolo Portoghesi, al tempo di Alemanno sindaco, in una vera piazza ( confessiamo che non l'abbiamo ancora vista, pur abitando a Roma), con alberi e panchine (mantenendo forse, del vecchio arredo, solo i cessi sotto il piano stradale).
Il turista italiano in visita a Roma ha raccontato che c'era un concerto della Banda dell'Aeronautica, che in apertura ha suonato, come di prammatica, l'Inno nazionale, cioè a dire Fratelli d'Italia. Delle oltre cento persone presenti nella piazza, che sedevano o bivaccavano, solo quattro o cinque si sono alzate in piedi, le altre hanno proseguito nelle loro attività e chiacchiere come se nulla fosse. E forse poco più delle quattro o cinque persone hanno accompagnato col canto il suono della banda. Ma questo il turista non lo annota.
Scandalo: ma come si ascolta l'Inno nazionale, al quale il presidente Ciampi ha dedicato tanta attenzione, come se si ascoltasse un motivetto di Pupo o dei Pooh, anzi con minore partecipazione e nessun rispetto?
Il turista sa che la polemica su come ascoltare, e se cantarlo o meno, l'Inno nazionale divampa da qualche anno, da quando ci si accorse che i calciatori non lo cantavano (perchè non lo conoscevano, mentre ora devono aver seguito un corso accelerato per impararlo) e come loro anche molti politici, i quali di seguire un corso accelerato per impararlo se ne fottono letteralmente.
Perchè scandalizzarsi se da oltre settant'anni Fratelli d'Italia, assunto dal primo governo italiano nel 1946, PROVVISORIAMENTE come inno nazionale è ancora nella stessa condizione? E cioè nella condizione di 'inno nazionale provvisorio' ( a differenza del tricolore che è la 'bandiera italiana per legge'), perchè le 17 legislature che si sono da allora succedute non sono mai riuscite a fare un decreto per renderlo definitivo? Non si venga a dire che si è ancora nell'imbarazzo della scelta tra Fratelli d'Italia e Va pensiero, anche se il celebre coro verdiano disegnerebbe assai meglio la condizione miserevole e di schiavitù nella quale il popolo italiano vive da tempo, disamorato sfiduciato e, a differenza degli ebrei che lo cantano nel Nabucco, senza speranza di cambiamento reale.
Il turista italiano in visita a Roma ha raccontato che c'era un concerto della Banda dell'Aeronautica, che in apertura ha suonato, come di prammatica, l'Inno nazionale, cioè a dire Fratelli d'Italia. Delle oltre cento persone presenti nella piazza, che sedevano o bivaccavano, solo quattro o cinque si sono alzate in piedi, le altre hanno proseguito nelle loro attività e chiacchiere come se nulla fosse. E forse poco più delle quattro o cinque persone hanno accompagnato col canto il suono della banda. Ma questo il turista non lo annota.
Scandalo: ma come si ascolta l'Inno nazionale, al quale il presidente Ciampi ha dedicato tanta attenzione, come se si ascoltasse un motivetto di Pupo o dei Pooh, anzi con minore partecipazione e nessun rispetto?
Il turista sa che la polemica su come ascoltare, e se cantarlo o meno, l'Inno nazionale divampa da qualche anno, da quando ci si accorse che i calciatori non lo cantavano (perchè non lo conoscevano, mentre ora devono aver seguito un corso accelerato per impararlo) e come loro anche molti politici, i quali di seguire un corso accelerato per impararlo se ne fottono letteralmente.
Perchè scandalizzarsi se da oltre settant'anni Fratelli d'Italia, assunto dal primo governo italiano nel 1946, PROVVISORIAMENTE come inno nazionale è ancora nella stessa condizione? E cioè nella condizione di 'inno nazionale provvisorio' ( a differenza del tricolore che è la 'bandiera italiana per legge'), perchè le 17 legislature che si sono da allora succedute non sono mai riuscite a fare un decreto per renderlo definitivo? Non si venga a dire che si è ancora nell'imbarazzo della scelta tra Fratelli d'Italia e Va pensiero, anche se il celebre coro verdiano disegnerebbe assai meglio la condizione miserevole e di schiavitù nella quale il popolo italiano vive da tempo, disamorato sfiduciato e, a differenza degli ebrei che lo cantano nel Nabucco, senza speranza di cambiamento reale.
martedì 15 settembre 2015
Festival di Pompei 2015. Il Festival che non c'è. Che roba è questa?
Le
seguenti repliche di "Tosca" sono state annullate: 4,16,23
e 30 agosto; 6 settembre
Le seguenti repliche de "La traviata" sono state annullate: dal 5 al 29 agosto; 2,5, e 12 settembre
Le seguenti repliche di "Nabucco" sono state annullate: Dal 4 al 27 agosto; 3 settembre
Tutte le repliche di "Carmen Suite" in programma dal 7 agosto al 18 settembre sono state annullate
Tutte le repliche di "Carla Fracci Stars" in programma dall'11 agosto all'11 settembre sono state annullate
Tutte le repliche di "Il lago dei cigni" in programma dal 14 agosto al 14 settembre sono state annullate
Tutte le repliche di "Il barbiere di Siviglia" in programma dal 10 agosto al 18 settembre sono state annullate
Il rimborso dei biglietti potrà essere richiesto presso il Punto Vendita in cui è stato effettuato l'acquisto entro e non oltre il 30 settembre.
Lo spettacolo "Le 4 stagioni di Vivaldi " in programma a Pompei (Quadriportico) il 16 agosto è stato annullato, causa avverse condizioni meteo.
I biglietti già acquistati rimangono validi per le date in programma il 23 o il 27 agosto.
Il rimborso dei biglietti potrà essere richiesto presso il Punto Vendita in cui è stato effettuato l'acquisto entro e non oltre il 30 settembre.
P.S.
Si tratta di una ulteriore impresa fallimentare del ministro Franceschini, del suo direttore ( per fortuna ex) Nastasi e del sovrintendente di Pompei, Osanna.
Le seguenti repliche de "La traviata" sono state annullate: dal 5 al 29 agosto; 2,5, e 12 settembre
Le seguenti repliche di "Nabucco" sono state annullate: Dal 4 al 27 agosto; 3 settembre
Tutte le repliche di "Carmen Suite" in programma dal 7 agosto al 18 settembre sono state annullate
Tutte le repliche di "Carla Fracci Stars" in programma dall'11 agosto all'11 settembre sono state annullate
Tutte le repliche di "Il lago dei cigni" in programma dal 14 agosto al 14 settembre sono state annullate
Tutte le repliche di "Il barbiere di Siviglia" in programma dal 10 agosto al 18 settembre sono state annullate
Il rimborso dei biglietti potrà essere richiesto presso il Punto Vendita in cui è stato effettuato l'acquisto entro e non oltre il 30 settembre.
Lo spettacolo "Le 4 stagioni di Vivaldi " in programma a Pompei (Quadriportico) il 16 agosto è stato annullato, causa avverse condizioni meteo.
I biglietti già acquistati rimangono validi per le date in programma il 23 o il 27 agosto.
Il rimborso dei biglietti potrà essere richiesto presso il Punto Vendita in cui è stato effettuato l'acquisto entro e non oltre il 30 settembre.
P.S.
Si tratta di una ulteriore impresa fallimentare del ministro Franceschini, del suo direttore ( per fortuna ex) Nastasi e del sovrintendente di Pompei, Osanna.
lunedì 25 maggio 2015
Novità dal Sole 24 ore. Si rappresenta Ermanno Cavazzoni con la musica di Lucia Ronchetti
Non è la prima volta che Lucia Ronchetti, per un suo lavoro di teatro musicale mette mano ( meglio: utilizza) ad un testo di Ermanno Cavazzoni; l'ha già fatto con 'Anatra al sale' qualche anno fa.
In questi giorni al Teatro Nazionale di Mannheim Lucia Ronchetti presenta la sua nuova opera, dal titolo 'Esame di mezzanotte', su libretto di Ermanno Cavazzoni. Regia, scene e costumi di Achim Freyer.
L'opera, giusto il libretto di Cavazoni ( elaborato da un testo precedente o scritto appositamente per la Ronchetti, non sappiamo) racconta dell'incubo ricorrente di un certo Giro Lamenti, il quale deve sostenere l'esame di maturità...
La novità maggiore della nuova opera viene proprio dal 'Sole 24 Ore' che, nella pagina 'Musica' di domenica 24 di questo mese, titola in alto, con foto tessera di Cavazzoni. ' L'opera di Cavazzoni a Mannheim'. E nel testo aggiunge che la musica della nuova opera è di Lucia Ronchetti.
Abbiamo interpellato, a seguito di tale rivoluzionaria novità, la redazione del famoso quotidiano; la risposta è stata che non avevano più spazio per un titolo più lungo, che era però nelle loro intenzioni e cioè:'L'opera di Cavazzoni a Mannheim con l'accompagnamento musicale di Ronchetti'.
Esattamente come si faceva un tempo quando si scriveva sui giornali: 'Alla Scala la nuova opera, Nabucco, di Temistocle Solera, con accompagnamento musicale di Giuseppe Verdi'.
Complimenti al Sole 24 ore. Dell'avvenire!
In questi giorni al Teatro Nazionale di Mannheim Lucia Ronchetti presenta la sua nuova opera, dal titolo 'Esame di mezzanotte', su libretto di Ermanno Cavazzoni. Regia, scene e costumi di Achim Freyer.
L'opera, giusto il libretto di Cavazoni ( elaborato da un testo precedente o scritto appositamente per la Ronchetti, non sappiamo) racconta dell'incubo ricorrente di un certo Giro Lamenti, il quale deve sostenere l'esame di maturità...
La novità maggiore della nuova opera viene proprio dal 'Sole 24 Ore' che, nella pagina 'Musica' di domenica 24 di questo mese, titola in alto, con foto tessera di Cavazzoni. ' L'opera di Cavazzoni a Mannheim'. E nel testo aggiunge che la musica della nuova opera è di Lucia Ronchetti.
Abbiamo interpellato, a seguito di tale rivoluzionaria novità, la redazione del famoso quotidiano; la risposta è stata che non avevano più spazio per un titolo più lungo, che era però nelle loro intenzioni e cioè:'L'opera di Cavazzoni a Mannheim con l'accompagnamento musicale di Ronchetti'.
Esattamente come si faceva un tempo quando si scriveva sui giornali: 'Alla Scala la nuova opera, Nabucco, di Temistocle Solera, con accompagnamento musicale di Giuseppe Verdi'.
Complimenti al Sole 24 ore. Dell'avvenire!
mercoledì 2 ottobre 2013
Basterà Muti a fermare Marino?
I giornali, specie quelli che seguono da vicino e
con occhi di particolare benevolenza le sorti dell’Opera di Roma – tanto per parlar chiaro: Corriere e Messaggero – non hanno potuto non notare con sorpresa
che alla presentazione della stagione
2013-2014 , fatta come sempre con un ritardo che rimanda al paleolitico della managerialità, e
cioè il 30 settembre 2013, a meno di due mesi dall’inaugurazione della nuova
stagione (con Muti direttore, ‘Ernani’ di Giuseppe Verdi), il sindaco di Roma,
presidente della Fondazione operistica cittadina, era assente. Assenza
giustificata , diplomaticamente, con ragioni di ‘forza maggiore’ per ‘impegni
isituzionali’, evidentemente più istituzionali della stagione dell’Opera. La stessa assenza che, però, non
destava particolari sospetto negli anni di Alemanno, perché, giornali compresi,
tutti sapevamo che Alemanno sebbene assente, giustificato o ingiustificato che
fosse, era sempre presente al momento in cui occorreva mettere denaro fresco
mano nella casse dell’Opera. Ora forse non sarà più così, e perciò
quell’assenza desta sospetti. E,
infatti, a chi ha letto i giornali non sarà sfuggita qualche frase buttata qua
e là dal principale fiancheggiatore/sostenitore/cantore del teatro, dal ‘Corriere
della Sera’, nella persona di Valerio Cappelli, il quale, per la prima volta,
s’è lasciato scappare – proprio lui che
non ha mai fatto trapelare, prima d’ora, eventuali e neppure possibili
falle nell’amministrazione del teatro
– che il sindaco vuole vederci chiaro
nell’amministrazione del teatro; perchè al Comune, che ha un buco difficile da
coprire, lasciatogli evidentemente dall’ottimo amministratore Alemanno ( perché
quasi 900 milioni di Euro di buco neppure
un Marino superman avrebbe potuto farli in pochissimi mesi), l’Opera costa la non modica cifra di 20
milioni per anno. Bilancio reso ancora più negativo, dalla constatazione che quella enorme costosissima macchina , ha
scarsa produttività e i ‘tutto esaurito’ sono solo nei ricordi di un tempo. E
già. Lo stesso Marino, presente alle recenti
repliche di ‘Nabucco’, ha notato parecchi buchi in platea e nei palchi , e, dopo i successi a Salisburgo di Muti, si va domandando come mai il direttore, lì
faccia ‘tutto esaurito’ ed a Roma no!
Verrà, poi, anche il momento in cui si domanderà
perchè questo dato non sia emerso mai dalle pagine del ‘Messaggero’ e ‘Corriere’, che un giorno sì e l’altro pure
cantano le glorie dell’Opera e inneggiano ai suoi amministratori. Muti,
naturalmente, è fuori discussione, senza di lui, l’Opera di Roma sarebbe già
affondata. Ma non basta Muti a evitare al teatro l’analisi di costi e benefici che
Marino sta compiendo. Dalla quale al sindaco
risulterebbe che l’Opera di Roma - come anche altre istituzioni o iniziative di
spettacolo ( leggi: Festa del Cinema, carrozzone, inutile per qualcuno, troppo
costoso per tutti!) – il Comune dà troppi soldi, non sempre ben amministrati e
fatti fruttare.
Chi segue da vicino queste faccende sa che cosa
succede ad ogni giro di poltrone nel
potere cittadino. Si mandano a casa i manager messi nei vari posti di comando dall’amministrazione precedente,
per metterci i propri. E per compiere una simile operazione, talvolta suicida,
ci si inventa qualunque cosa, anche falsità. Esattamente come ha fatto Alemanno
prima di Marino, per estromettere Ernani e metterci il suo eroe, Catello De Martino,
al suo primo incarico al vertice di una impresa, per giunta culturale. A
volerla dire tutta, Catello e Alessio Vlad, il quale per il ‘Corriere’ è un
ottimo direttore artistico, senza discussione!- hanno avuto il beneplacito di
Muti, nel caso di Catello, e per Vlad, figlio di Roman, una sua precisa
indicazione. Quindi nella scelta dei manager c’è, eccome, lo zampino anzi la
zampata di Muti. De Martino ha chiuso per il quarto anno consecutivo il bilancio
in pareggio, è vero; però al modico costo per le casse comunali di 20 milioni
di Euro, per anno. E, se adesso, a causa delle difficoltà economiche del
Comune, Marino decidesse di tagliare questo suo consistente finanziamento,
come chiuderebbe il bilancio, Catello? Indovinate!
Se Marino
dovesse mettere in atto, senza sbandierarlo ai quattro venti anche per non
urtare Muti, un taglio al finanziamento del Comune, anche perchè nonostante
questa montagna di soldi, l’Opera governata ‘magnificamente’, secondo i
fiancheggiatori della stampa, non è riuscita a trovare risorse proprie, e
dipendendo quindi quasi esclusivamente dal finanziamento del FUS e del Comune,
nel bilancio si aprirebbe una grossa crepa, e De Martino potrebbe essere
mandato a casa. E l’ottimo direttore artistico Alessio Vlad che quest’anno ha
messo in cartellone a Caracalla anche una pièce di Valerio Cappelli, suo poeta di corte, che
fine farebbe? Muti lo difenderebbe a spada tratta, nonostante gli errori di
programmazione ai quali forse solo quest’anno si pone rimedio, con una sterzata
evidente verso il repertorio più popolare, nei confronti del quale il
professorino Vlad mostra disprezzo -
perché quegli ‘errori’ di programmazione recano anche la sua firma? E come
giustificare il botteghino non sempre assediato dai melomani, anche quando è in
cartellone Muti? Non c’è scusa: questa si chiama inefficienza ed incapacità di
gestione. Noi stessi presenti ad una magnifica lezione di Muti alla Sapienza,
in occasione della prima di ‘Attila’ di Giuseppe Verdi, abbiamo notato, non
senza sconcerto, la platea mezza vuota e in gran parte occupata da liceali
costretti dai loro insegnanti ma recalcitranti e rumorosi, e dalla corte universitaria del gaffeur Frati. All’indomani, sui giornali
leggemmo della folla che aveva riempito l’Aula magna dell’Università. Beh,
Catello come giustifica i tanti vuoti delle prime, almeno fin quando le
frequentavamo, mentre adesso non siamo più ospiti graditi né di Catello né di Arriva, e noi immaginiamo, indirettamente, con la
complicità di Muti !)in platea, nonostante gli inviti sempre abbondanti al
‘generone’ romano. Cattiva gestione, nessuna attenzione alla creazione di un
pubblico, quando non c’è.
Si apre per
l’Opera di Roma, certamente una fase delicata, molto delicata. Forse qualche
freno ad una forte possibile azione di Marino sarà costituita dalla presenza di
Muti, che non si può far scappare da Roma. Sarebbe la fine. Ma certo non si può
subire una cattiva amministrazione, anche se Muti dovesse risentirsi. Noi,
facciamo notare, indipendentemente dalla valutazione della gestione dell’Opera
di questi anni, sulla qual tante volte abbiamo espresso riserve oltre che
qualche appunto al comportamento inqualificabile di suoi dirigenti – che, come
sempre, si comincia a tagliare la cultura che, evidentemente, anche Marino, considera
un bene non necessario, anzi accessorio.
Infine, un
piccolo appunto; a Muti, questa volta. Ma era proprio necessario affidare a sua
figlia Chiara, caro maestro, la regia di ‘Manon’, dopo che quest’estate aveva
già ‘registrato’ Purcell a Caracalla, e negli anni passati al Nazionale, sia
Chiara che sua moglie, Cristina, avevano debuttato come attrice e regista? Con
tutto il potere che ha e le conoscenze in mezzo mondo, non le riesce, caro
maestro, di trovar lavoro per la sua famiglia altrove e non nel teatro dove lei
è sovrano assoluto? Perché, anche se
nessuno glielo dice apertamente - come stiamo facendo noi - sono in tanti,
quasi tutti, a pensarla in questa maniera.
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venerdì 30 agosto 2013
Abbado o Muti ? Meglio Abbado di Muti, come senatore a vita.Almeno per ora
Da tempo si diceva della imminente nomina di quattro senatori a vita; e da tempo si diceva anche che l'orientamento della Presidenza della repubblica era di reperirli fra le personalità che hanno onorato il nostro paese, nell'ambito delle rispettive professioni. Per la ben nota disaffezione nei riguardi della politica, nessuno ipotizzava che fra i senatori a vita potessero esserci dei politici di professione, come ad esempio Berlusconi; e nel caso in cui Napolitano avesse nominato Berlusconi senatore a vita, prima della condanna, chissà quale altro lungo e travagliato dibattito avrebbe innescato dopo la sua condanna in Cassazione: un senatore 'a vita' decade, può decadere o no? Meglio, perciò, come è andata con la scelta di quattro eminenti personalità, un grande architetto, un fisico premio Nobel, una scienziata ed un musicista.
Senonché, per quest'ultima categoria, da tempo si facevano non uno ma due nomi, due nomi notissimi: Abbado e Muti. E, in favore di Muti, in una delle ultime recite di 'Nabucco' all'Opera di Roma, al momento del celebre 'Va pensiero', erano stati fatti piovere dal loggione e dai palchi più alti, volantini con la scritta 'Riccardo Muti senatore a vita'. Il dilemma di chi nominare dei due è stato il vero problema di Napolitano per queste nomine. Egli è legato forse da più tempo ad Abbado, anche per affinità ideologica; a Muti lo lega la comune origine napoletana ( anche se il direttore è molfettese, pugliese dunque, d'origine) e una grande simpatia, che ha radici nella comune 'napoletanità', tante volte di recente manifestata. Se li avesse nominati ambedue avremmo avuto anche al Senato la diatriba su chi dei due è meglio - come senatore, s'intende- perchè per la rispettiva carriera di direttore gli estimatori dell'uno non hanno nessun punto di contatto e condivisione con quelli dell'altro. O forse il Senato non avrebbe riattizzato le polemiche perchè nessuno dei due si sarebbe distinto per quantità e qualità di presenze? Per quantità perchè ancora impegnatissimi nella professione; per qualità perchè del loro comune settore di appartenenza in questo paese e nelle aule parlamentari, ben poco si parla.
Napolitano ha fatto semplicemente e saggiamente una scelta anagrafica. Se avesse scelto Muti, qualcuno avrebbe potuto risentirsi. Abbado, che festeggia ottant'anni, se non altro per ragioni anagrafiche, ha cinque punti in più di Muti, per il quale c'è ancora tempo, alla prossima tornata di nomine a vita. Oltre tutto lui è già direttore 'a vita' seppure 'onorario' dell'Opera di Roma.
giovedì 18 luglio 2013
Muti continui a fare il direttore. Faccia altri il senatore a vita
Volendo o dovendo fare la mia biografia come membro del Parlamento, non vi sarebbe che a stampare nel bel mezzo di un foglio bianco, a grandi caratteri - i 450 non sono realmente che 449, perchè Verdi, come deputato, non esiste.
Quel che scriveva Giuseppe Verdi, in una lettera autoironica all'amico librettista Piave, della sua esperienza di parlamentare, ci è venuto in mente leggendo della recita di 'Nabucco' diretta da Riccardo Muti all'Opera di Roma, nel corso della quale il noto direttore ha bissato il coro 'Va pensiero'. I giornali hanno sottolineato la commozione che sempre prende nell'ascoltare quell'intenso canto di prigionia. Ma, sempre a leggere i giornali, si veniva a sapere che, durante il 'Va pensiero', dai palchi sono piovuti sulla platea migliaia di volantini, a disturbare ( profanare?) quel coro. 'Viva Verdi', si leggeva in tanti; 'Viva il presidente Napolitano', in tanti altri, 'Muti senatore a vita', in altri ancora. Ci è parso allora che la commozione sulla quale avevano insistito i giornali fosse finta, e, comunque, artefatta per via di quei volantini, preparati e lanciati ad arte nel clou della rappresentazione. E, ancora, ci sorprendeva la campagna per la nomina di Muti a senatore a vita. Le parole di Verdi siano di monito. Riccardo Muti, per fare il senatore - che non sappiamo con quali esiti avrebbe a farlo ( in quell'aula tante buone intenzioni si sono arenate)- dovrebbe lasciare di fare il direttore- che sappiamo egli fare ai massimi livelli. Sempre che non accetti di farlo, per far contenti i suoi sostenitori, ma sapendo in partenza che la sua presenza in Senato sarebbe molto simile a quella di Verdi nel parlamento di Cavour, cioè a dire nulla.
Quel che scriveva Giuseppe Verdi, in una lettera autoironica all'amico librettista Piave, della sua esperienza di parlamentare, ci è venuto in mente leggendo della recita di 'Nabucco' diretta da Riccardo Muti all'Opera di Roma, nel corso della quale il noto direttore ha bissato il coro 'Va pensiero'. I giornali hanno sottolineato la commozione che sempre prende nell'ascoltare quell'intenso canto di prigionia. Ma, sempre a leggere i giornali, si veniva a sapere che, durante il 'Va pensiero', dai palchi sono piovuti sulla platea migliaia di volantini, a disturbare ( profanare?) quel coro. 'Viva Verdi', si leggeva in tanti; 'Viva il presidente Napolitano', in tanti altri, 'Muti senatore a vita', in altri ancora. Ci è parso allora che la commozione sulla quale avevano insistito i giornali fosse finta, e, comunque, artefatta per via di quei volantini, preparati e lanciati ad arte nel clou della rappresentazione. E, ancora, ci sorprendeva la campagna per la nomina di Muti a senatore a vita. Le parole di Verdi siano di monito. Riccardo Muti, per fare il senatore - che non sappiamo con quali esiti avrebbe a farlo ( in quell'aula tante buone intenzioni si sono arenate)- dovrebbe lasciare di fare il direttore- che sappiamo egli fare ai massimi livelli. Sempre che non accetti di farlo, per far contenti i suoi sostenitori, ma sapendo in partenza che la sua presenza in Senato sarebbe molto simile a quella di Verdi nel parlamento di Cavour, cioè a dire nulla.
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