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giovedì 10 agosto 2017

Cristiano Chiarot. Il primo caso di sovrintendente in due Fondazioni liriche italiane, che, giunto a Firenze, ' fa cessare' due dirigenti, Triola e Fassone, senza che vi sia una sommossa in teatro

Chiarot è andato a Firenze, all'Opera del capoluogo toscano, a salvare la barca lasciata in balia del mare grosso dei debiti da Bianchi ( il quale ha mollato il timone 'per motivi personali o professionali', la versione ufficiale- ci pare di ricordare) in effetti perchè all'Opera di Firenze durante la sua gestione, prima da commissario e poi da sovrintendente, non ha raddrizzato il timone della nave in pericolo di affondamento.

 A Chiarot, che ormai gode della fama di bravo amministratore per il settennato trascorso alla Fenice, il gravoso compito di mettere una pezza al buco dei conti che ormai si vede ad un miglio di distanza, perchè non è un buco ma una voragine, come denunciato anche dal commissario governativo, ing. Sole.

 Senonchè, nonostante si sia trasferito definitivamente a Firenze, per un triennio, il suo nome compare ancora, sul sito del teatro veneziano, come Sovrintendente. E rappresenta perciò l'unico caso di un sovrintendente che tiene il piede, contemporaneamente, in due scarpe - che la legge non consente e neppure prevede. Perchè?

Nonostante si sia fatto il nome di Ortombina, come suo successore, fin dai giorni ancora precedenti l'uscita di Chiarot, tale nomina non viene ancora ratificata da chi dovrebbe: prima dal sindaco Brugnaro e poi  da Franceschini. E pure, nonostante vi sia chi consideri la soluzione Ortombina quella più in linea con la precedente gestione ed anche la più economica, la nomina di Ortombina a sovrintendente, affiancato dal direttore amministrativo, mantenendo anche quella di direttore artistico - che è il mestiere che ha sempre fatto, bene o male non importa - non è la soluzione ottimale nè in via di principio nè di fatto.
 In via di principio perchè starebbe a dimostrare che i due incarichi, diversissimi, non hanno bisogno di due persone;  e in via di fatto perchè il direttore artistico di un teatro svolge un impegnativo, e perciò non cumulabile, lavoro che nulla ha a che fare con la sovrintendenza. Insomma sarebbe una soluzione, interna ed anche economica, ma un pasticcio.

Però Brugnaro rimanda la decisione alle cosiddette calende greche. Perché non si sbriga? Forse spera che Chiarot alzi bandiera bianca in poco tempo e torni a Venezia?

Mentre sì è sbrigato Chiarot, appena sbarcato a Firenze, a mettere un pò d'ordine nella dirigenza - e ne dà conto sul sito dell'istituzione fiorentina, alla voce 'DIRIGENTI CESSATI'.

Intorno ad alcuni dirigenti giravano molte voci, relative alla loro inutilità, in quanto doppioni, e ai loro generosi compensi. Come nel caso di Alberto Triola che è stato licenziato dal suo incarico di direttore generale ( o direttore operativo. che animale è questo?) alla viglia della sua impresa annuale estiva a Martina Franca, un festival che ha preso, senza consenso, dalle mani del precedente direttore, Segalini, e che, onestamente, coltiva con cura.

Triola era arrivato a Firenze con la Colombo sovrintendente, e dopo le dimissioni del fuggitivo Paolo Arcà. Arrivato Bianchi come commissario, a digiuno di teatro lirico, ma forte dell'amicizia sua e di suo fratello con il premier Renzi, Triola dovette darsi da fare in un ruolo mai chiarito. Quando Bianchi divenne sovrintendente ed arrivò anche un segretario artistico, Pierangelo Conte,  ed era previsto ed esisteva un direttore amministrativo, Giuseppe Bargiacchi, venne confermato il contratto di Triola come direttore generale. Chiarot ha giustamente licenziato il Triola, non per incompatibilità con Martina Franca che con il teatro fiorentino condivide anche il direttore musicale Fabio Luisi, ma perchè a Firenze era ormai in sovrappiù, inutile ed anche costoso. Via uno.

Stessa sorte è toccata ad un altro dirigente, Fabio Fassone, che aveva l'incarico di 'Direttore Marketing, Comunicazione e Corporate', salito agli onori degli altari dell'amministrazione della cultura con Berio ed il suo giro. Se si legge il suo curriculum ancora visibile sul sito fiorentino, ma come 'dirigente cessato' si resta a bocca aperta per molte delle sue qualifiche - senza che se ne comprenda bene lo specifico.  Sembra che auditorium, teatri, sale da concerto costruite da Renzo Piano, sia stato in effetti Fassone a fare il progetto in vece dell'architetto,  che ne fu semplice esecutore, aiutato dal suo studio.

E questo lavoro veniva ben compensato. Per il 2016, si legge la specifica di lavoro e i relativi compensi. Il compenso base è di 80.000 Euro annui; ai quali se ne aggiungono 12.500 se si raggiungono determinati obiettivi di biglietteria; ed ulteriori 12.500, se si raggiungono determinati risultati nel campo delle sponsorizzazioni private. Dunque svelato l'arcano, Fabio Fassone doveva lavorare per la biglietteria e le sponsorizzazioni.  E il 'corporate', nel suo incarico, che voleva dire?

Chiarot che alla Fenice ha sommato nelle sue mani anche l'incarico del marketing che aveva già prima di diventare sovrintendente, di Fassone poteva fare a meno. Anche perché si trattava di uno di quegli incarichi un pò fumosi, con i quali si premiano, solitamente, servitori - di chi non importa - fedeli.

Nessuno ha protestato per i due licenziamenti, che anzi in moltissimi ne saranno stati soddisfatti, perchè  da tempo negli uffici dell'Opera di Firenze si mormorava degli eccessivi dirigenti e dei loro compensi, anch'essi eccessivi. Non risolvono i problemi di Firenze, ma in tanto fanno a risparmiare al teatro quasi 250.000 Euro all'anno, che non è poco, perchè rappresenta la spesa con cui Chiarot si impegnava per la voce 'allestimenti', a Venezia. .

Certo Triola e Fassone dovranno trovarsi un altro lavoro, ma la cosa non ci riguarda, Fassone potrebbe tornare anche ai suoi giovanili amori per la gastronomia, come abbiamo visto esibirsi, disinvolto, accanto a Licia Colò, un una puntata di 'Geo' di anni fa.

mercoledì 24 maggio 2017

I 'signori' di Firenze ed il Vicerè della Campania vendono fumo.

Se si va indietro nel tempo, anzi nei secoli, la storia di Firenze e della sua Signoria, racconta di feste sontuose in varie circostanze,  specie in occasione di matrimoni fra dinastie, a molte delle quali sono legati brandelli importantissimi anche della storia della musica.
E c'è da pensare, a proposito di alcune di esse, che svuotassero le casse della Signoria, ma che le stesse venissero subito dopo nuovamente riempite con l'imposizione di nuove tasse ad hoc - le nostre 'accise'. Con la differenza che delle accise si conosce lo scopo iniziale, come delle tasse della Signoria, ma non se ne vede mai la fine. E non è che a Napoli le cose andassero diversamente, nei secoli.

Ora quei fasti, senza avere il potere e la ricchezza di vicerè e signori di una volta, ma credendosi signori o vicerè, alcuni governanti di  oggi vogliono rinverdire spendendo e spandendo soldi pubblici.

Lo ha fatto l'anno scorso, l'ineffabile vicerè De Luca, governatore della CAMPANIA, quando ha invitato l'Orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia con Antonio Pappano, per due concerti nel cortile della reggia di Caserta. Costo due milioni di Euro circa. Un costo esorbitante per raccontare all'Italia che 'De Luca c'è', senza che ce ne fosse bisogno, visto che le numerose uscite del governatore campano sono divenute  pubblico argomento di conversazione ed anche di ironia e satira esilaranti, in tutto il paese. E senza che egli avesse soldi da buttare, in una regione che ha bisogno di moltissime cose ed è in continua emeregenza.

Anche a Firenze, dove l'Opera è la peggiore delle 14 fondazioni liriche italiane, per condizione economica - c'è una voragine nei suoi conti, una montagna di passivo - il sindaco della città Nardella, che è anche presidente dell'Opera, d'accordo con il sovrintendente Francesco Bianchi, fratello del più noto avvocato che appartiene al 'giglio magico' più esclusivo dell'ex premier, Renzi, sia l'anno scorso che quest'anno, a chiusura dello storico 'Maggio fiorentino' - che di storico oggi conserva ben poco -  ha invitato l'orchestra più blasonata del continente europeo, e cioè i Berliner Philharmoniker , diretti da Gustavo Dudamel quest'anno, che  altri soldi farà uscire da quelle casse già dissanguate. E non c'è altro scopo per tale invito che quello di mostrare, nonostante i problemi, che  occorre far comunque festa.

Tale iniziativa, all'indomani delle dimissioni di Bianchi - che se ne è andato per non essere riuscito a far entrare un Euro in più in  quelle casse, le altre ragioni sono solo di facciata - ci fa pensare ad un modo di pensare che avvicina, curiosamente, Napoli a Firenze. Ci raccontano alcuni amici napoletani che molte signore, anche quando erano ridotte in miseria, invitate a serate importanti si vestivano dei pochi stracci che ancora avevano, ma sopra si mettevano la pelliccia per nascondere lo stato pietoso nel quale la miseria l'aveva ridotte. Firenze  sta facendo la stessa cosa.  Mentre se non si ha più una lira in cassa, ci si  dovrebbe astenere dal partecipare a certe feste, che servono solo a vendere fumo, industriandosi invece nel cercare qualunque modo per tornare a guadagnare. Che è ciò che il nuovo sovrintendente fiorentino Cristiano Chiarot dovrebbe pensare a fare,  senza che possiamo ancora sapere se ci riuscirà.

P.S. Se volete sapere come  Francesco Bianchi ha mantenuto, ansi aumentato il buco di bilancio non dovete che partecipare alla sua conferenza, in programma proprio questi giorni al Maggio fiorentino. Spiegherà quanto non sia facile amministrare le fondazioni liriche, specie per mantenere inalterato il passivo di bilancio. Dirà come lui l'ha ben amministrata la sua. Con quale faccia?

martedì 21 marzo 2017

Opera di Firenze. Arriva Cristiano Chiarot come sovrintendente..Lascerà La Fenice

Il consiglio di indirizzo, organo amministrativo dell'Opera di Firenze, presieduto dal sindaco Dario Nardella, ha deciso per il dopo Bianchi, il sovrintendente che ha rassegnato anzitempo le dimissioni, per tornare al suo lavoro di avvocato 'più remurato e più soddisfacente'.
 Ha proposto al ministro Franceschini, per la ratifica della nomina, il nome di Cristiano Chiarot, sovrintendente della Fenice, e presidente dell'An.Fo.Ls.

Chiarot ha ottenuto all'interno del Consiglio, maggiori consensi degli altri due contendenti/ candidati. Alberto Triola, direttore generale dell'Opera di Firenze (lui era il candidato proposto nel caso si fosse adottata una 'soluzione interna' , ma che ora resta al suo posto, nonostante si sia sbracciato da sempre per la prima carica del teatro) e Nicola Sani, che sarebbe stato tolto al Teatro Comunale di Bologna che attraversa da mesi un guado pericoloso. Lo si voleva rimuovere per premiarlo, ma di cosa non si sa, o per toglierlo dai guai che non è riuscito a risolvere, tenendolo ancora a galla, brazie ai suoi  non tanto occulti sponsor.

Perchè Chiarot? Perchè arriva dalla fondazione veneziana carico di onori e con la fama di buono, anzi ottimo, amministratore, da  cinque/sei anni circa. In effetti La Fenice ha i conti in ordine da tempo e, nella sua programmazione, ha saputo mettere insieme il repertorio con le novità. Ma c'è un però. Venezia è un porto di mare ed ha un teatro abbastanza piccolo, 1000 posti. Firenze, pur meta di tanti turisti, non ha lo stesso appeal di Venezia, ed ha un teatro grande quasi il doppio, che non è facile riempire quasi ogni sera in cui c'è spettacolo, se si vuole risanare il bilancio. Ed ha, da non sottovalutare, un teatro ancora da terminare.

Chiarot, già candidato dopo Lissner alla Scala, ed anche all'Opera di Roma prima di Fuortes, nonostante a fine mandato a Firenze sia in età di pensione, potrebbe coronare, se  dovesse continuare la sua fama di buon  amministratore, proprio alla Scala, dopo Pereira. Ma Firenze , anche sotto questo profilo, non è Venezia. Bianchi esce di scena perchè il suo teatro ha grossi guai che lui non è riuscito evidentemente a risolvere e che ora Chiarot si troverà davanti non appena si trasferirà.
Si trasferirà da solo? Negli altri casi sopra citati era certo che non si sarebbe trasferito da solo. Questo non è dato sapere. A Firenze, intanto, troverà il suo ex segretario artistico, Pierangelo Conte, ora nell'incarico, di fatto, di direttore artistico e pure il direttore musicale, Fabio Luisi, che a Capodanno scorso ha diretto l'ormai celebre Concerto di Capodanno, trasmesso in diretta da Rai 1, un concerto ormai famoso e consolidato nel favore del pubblico che, però, negli ultimi anni, per scelte sbagliate della direzione artistica, ha visto diminuire sensibilmente  il pubblico televisivo, arrivato poco sopra i 4 milioni, mentre fino a tre anni fa toccava i 4.500.000. E il Concerto di Capodanno dovrà lasciarlo in dotazione a venezia, anche se- è noto- non è stato lui a inventarlo, o portarcelo, e curarne il successo.

Forse Chiarot vorrà portarsi con sè Ortombina, il direttore artistico, con il quale, da quel che si sa, i rapporti non sono mai stati idilliaci ma che, nonostante tutto, ha fatto sempre da spalla al sovrin tendente. Così forse Conte potrebbe tornare, anche se dopo appena qualche anno,  e se lo volesse, nella sua Venezia.

Ma potrebbe anche essere, ulteriore ipotesi, che Firenze si trasformi da trono di gloria in tomba per Chiarot, incapace in un teatro assai complicato di rimettere ordine, al punto da fargli lasciare Firenze per tornarsene a casa, prima ancora della fine del suo incarico... e addio sogni di gloria.

Intanto la prima visita a Firenze di Chiarot coinciderebbe con  lo sciopero nazionale e relativa manifestazione delle fondazioni liriche italiane proprio a Firenze. Una bella accoglienza che dovrebbe far riflettere il nuovo aitante sovrintendente.

giovedì 15 settembre 2016

Vergnano, secolare sovrintendente del Teatro Regio di Torino, si rivolge alla commissione Musica del MIBAC, presieduta da Toniolo.Toniolo chi? Ancora lui!

Alla vigilia della riunione della Commissione centrale Musica del Mibac che dovrà valutare a chi dare il restantel 25 per cento del FUS ( che per il 50 %  viene assegnato in base alla produzione, e per un altro 25% in base alla capacità dell'istituzione di procacciarsi sponsor e soldi, autonomamente) valutando la qualità della programmazione, Walter Vergnano, sovrintendente  già diciassettenne - ora basta! - del Teatro Regio di Torino, si rivolge ai membri di detta commissione e chiede giustizia.
Chi sono i componenti? Presidente Valerio Toniolo - del quale raccontiamo di seguito vita e miracoli - poi due onesti professionisti, ma  forse a digiuno della materia sulla quale  consigliare il ministro e permeabili a qualunque decisione altra - al ministro i consigli che contano li dà qualcun altro, un tempo era  Nastasi -  come  Angelo Licalsi e Anna Menichetti ( di cui gesta da raccontare non ne abbiamo);  e poi il direttore di Musica Jazz, Filippo Bianchi (che forse di teatri e di opera lirica poco sa) e Antonio Princigalli (del clan dei pugliesi, portato al ministero da Bray, occupato in Puglia Sound, che non sappiamo cosa sia, ma sappiamo che con teatri, festival - che non sia la taranta- e istituzioni concertistiche niente ha a che fare).
 A questi illustri incompetenti (non per loro colpa) ma soprattutto ubbidienti, Vergnano si rivolge perchè esaminino bene le carte e decidano in base ad una valutazione accurata e nient'altro.  Come non sapesse che Franceschini ed il suo clan le decisioni che contano le hanno già prese e che la riunione della commissione è solo una foglia di fico - in balia dei venti che spirano di volta in volta al Ministero - che copre le vergogne che sono abituati a praticare.
  Vergano si fa sentire dopo che è rimasto scottato dagli stanziamenti dell'anno scorso che, a suo modo di vedere, non hanno valutato a dovere la qualità della programmazione del Teatro Regio, con  conseguenti riflessi negativi sull'attribuzione del FUS. La qual cosa preoccupa oggi più  di ieri Vergano, dopo che la nuova sindaca di Torino ha dichiarato di voler smantellare la 'Fondazione per la cultura ecc.'. di Torino di cui era domina la signora Larotella, moglie di Vergnano, che aveva come compito precipuo quello di procurare soldi alle istituzione culturali torinesi, compresa quella al cui vertice, da troppi anni, è suo marito: il Teatro Regio di Torino. Ora che i protettori del Sovrintendente non comandano più - Fassino - Vergnano teme che la sua poltrona, come  già quella di sua moglie non si regga più in piedi.

E, comunque, Vergnano come tutti gli altri sovrintendenti delle Fondazioni liriche, hanno di che preoccuparsi. Della commissione abbiamo scritto, abbastanza male, già su questo blog, come anche sul presidente Toniolo.  Altrimenti non si spiegherebbe come mai Silvia Colasanti , membro di quella commissione, si  sia dimessa, rimpiazzata da Anna Menichetti.  Su Toniolo e sulla Commissione, a seguire, riproponiamo quanto abbiamo scritto nei mesi scorsi in  questo blog. Abbastanza esauriente per capire l'aria che tira al Ministero, con tutti i ministri.

                                         Ne ' I Borghi' si gioca ai tre ladroni

Un nostro assiduo lettore ci invia un articolo di ieri ( Il Tempo) assicurandoci che 'ci interesserà'. Ha ragione. Che dice l'articolo?
Dice di un triplo finanziamento  fatto dalla Regione, guidata dalla Polverini, per lo stesso avvenimento musicale  che riguardava i giovani - nel cui nome troppi misfatti ed imbrogli si compiono - e al quale partecipava anche Ennio Morricone, che naturalmente è del tutto estraneo alla storia, e semmai ne sarebbe vittima.
L'avvenimento cui si fa riferimento ebbe luogo all'Auditorium Conciliazione (siamo nel 2014) che è gestito dalla società ' I Borghi srl' di proprietà dei Cesa - sì, loro che dicono di essere scesi in politica per il bene della 'ggente, della quale fa parte anche la loro famiglia - passata poi di mano e finita in quelle di tale Carducci, il quale a sua volta, divenuto presidente del Consiglio regionale , sotto Polverini, cede l'impresa a Valerio Toniolo, altro Rutelli boy's, come il Carducci, Dal che si deduce che il Rutelli con la sua 'margherita' ne ha allevati di procacciatori di affari per sè...
 A Valerio Toniolo, Rutelli  e poi i Cesa non si sono accontentati di fargli amministrare  la società che gestisce l'Auditorium,  ristrutturato con i soldi Arcus, e finanziato negli anni dalla Polverini( in tre anni gli ha destinato quasi 1.500.000 Euro) ed anche , prima, da Marrazzo ( quasi 500.000 Euro in due anni - i quali volevano un auditorium ' nella disponibilità della Regione' per le loro manifestazioni - ma lo hanno infilato in organi di gestione della cosa pubblica. Toniolo è passato , dai tempi di Rutelli ministro, in tutte le Commissioni del Ministero della Cultura, commissioni di teatro, musica, danza, circhi: le commissioni che consigliano al ministro chi finanziare con il FUS ed anche di quanto finanziare gli idonei.
 Non bastasse, nella stessa società ed anche in alcune delle tre associazioni destinatarie del finanziamento di cui scrive 'Il tempo', c'è anche una signora Toniolo, evidentemente moglie o sorella o figlia...  o qualcosa che ha a che fare con il Toniolo, Valerio, che siede anche nel consiglio di Presidenza dell'AGIS - non si capisce se a titolo personale, come esperto di musica, danza teatro e circhi - come lo avrebbe laureato Rutelli -  come rappresentante del ministero nelle cui commissioni egli siede da  subito dopo l'esame di maturità, o come amministratore de 'I Borghi srl' , rappresentando anche sua sorella o moglie o figlia, con il che si vede che si occupa anche di trovare lavoro a chi non ne ha, ed in tempi come i nostri è una sacrosanto compito che va comunque compensato.
 Di Valerio Toniolo e dell'affaire ' I Borghi srl' abbiamo scritto altre volte, ed una volta ricevemmo una risposta da parte dell'interessato che voleva spiegarci come era tutto regolare. Sì, ha ragione, tutto regolare, come conferma anche quest'ultima storia.


                                               *************

Qualche anno fa su Music@ ( n. 7, marzo-aprile 2008) in un articolo intitolato ‘ una vera schifezza’ raccontavamo l’orrore dell’ultimo regalo fatto dal ministro Rutelli  al mondo della cultura italiano, prima di abbandonare definitivamente il Ministero: nelle commissioni  consultive per musica e danza aveva nominato persone senza competenza in materia, oppure vecchi mammasantissima ai quali  erano addebitabili  disastri  nei bilanci delle istituzioni che avevano in precedenza presieduto. Nella commissione musica, all’epoca, sedeva Valerio Toniolo,  e non era la prima volta che Rutelli lo sceglieva come suo ‘aiutante di campo’: prima era stato anche nella commissione cinema. Evidentemente non poteva farne a meno. Toniolo ci contattò, promettendoci che ci avrebbe mostrato le sue credenziali in fatto di musica. Non lo incontrammo allora.

I giornali ( La Repubblica, con una dettagliata ricostruzione) a seguito dello scandalo alla regione Lazio,  hanno tirato fuori anche il nome di Toniolo,  in relazione all’Auditorium Conciliazione,  concesso in gestione dal Vaticano  alla società ‘I Borghi’( di Lorenzo Cesa e Matteo, suo figlio) ristrutturato con i soldi di ARCUS ( vi dice qualcosa?),  con la quale la Regione ha  stipulato un contratto milionario (1.300.000  Euro circa) per tre anni, a partire dal 2010,  per avere un  luogo di ‘rappresentanza’. Il 2010 è l’anno in cui la Polverini arriva alla Regione e con Lei anche Francesco Artemisio Carducci, già assessore del sindaco Rutelli,  che  alla Regione è capogruppo UDC. Naturalmente Carducci, nonostante il cognome illustre, deve lasciare al momento dell’incarico in Regione,  quello di amministratore de ‘I Borghi’ che gli era stato passato da Cesa, quando anche la sua presenza come amministratore si era resa incompatibile con le sue cariche politiche. Da Cesa a Carducci,  e da Carducci a Toniolo,  suo fedelissimo, che ancora oggi siede in una di quelle Commissioni  ministeriali ( Danza. Dal cinema alla musica, alla danza!) ed amministra, attraverso la società ‘ I borghi’ dei Cesa, l’Auditorium Conciliazione che fra breve ospiterà l'ennesima edizione del 'Concerto di Natale' e che non è stato concesso al Nobel Dario Fo.

                                                    ************                             Commis 
                                +++++                      sione Musica. Cercansi candidati
Il criticatissimo ministro Franceschini, che al 'Salone del libro' di Torino, forse per dire ' io esisto', se ne è uscito con una boutade  sul contrasto libri/tv, che gli ha meritato i fischi dei presenti e, all'indomani, di tutta la stampa, se ne è inventata un'altra che potrebbe mettere a soqquadro l'addormentato ed inattivo suo ministero, non sappiamo se in accordo con Nastasi, indicato da tutti come  fonte e causa di molti casini nel settore dello spettacolo dal vivo.
Franceschini ha fatto un bando, leggibile sul sito del Ministero, con il quale  mette a concorso, per titoli, i posti di membri delle varie commissioni consultive del Ministero, quelle che danno pareri al Ministro per l'assegnazione dei fondi alle varie istituzioni. Un ruolo niente affatto ininfluente: nella nostra lunga carriera di giornalista abbiamo visto tanta gente inutile e squalificata, emergere dalla palude, solo perchè componente di una di quelle commissioni.
La cosa non ci sembra malvagia, a patto che a presiedere la commissione che esaminerà le candidature non  ci sia Nastasi  che, sebbene conosca l'ambiente dello spettacolo dal vivo, ama  circondarsi  - come è sempre  accaduto per le commissioni passate - di servi fedelissimi; e che  se raggiunto da una raccomandazione per tizio o caia, mettiamo da parte di Letta suo sponsor ed anche testimone di nozze, non può certo dirgli di no.
Nastasi, in passato, ha messo  di tutto e di più nella commissione musica, che naturalemente conosciamo meglio delle altre. Ci ha messo persone vicino a Rutelli, come quel Toniolo, del quale sembrava non potersi fare a meno, al punto che gli ha fatto fare il giro di tutte le commissioni, senza che per nessuna fosse un esperto; oppure ci ha infilato amministratori che avevano lasciato istituzioni rinomate in una voragine di debiti chiamati poi come esperti a valutare l'operato di altre consimili istituzioni ed a  suggerirne l'ammontare del contributo statale, vedi il caso di Tutino; o raccomandati di varia natura ed incompetenza. Nastasi, tanta è la sua spocchia,  che s'è spinto in qualche occasione a lodare pubblicamente amministratori che per cattiva amministrazione lui avrebbe dovuto pubblicamente accusare; lo ha  fatto - vergogna!- con Gioacchino Lanza Tomasi, definendolo uno dei migliori amministratori che le fondazioni liriche abbiano mai avuto. E il buco nero del San carlo, per citare solo l'ultimo fatto sotto la gestione del principe?
Perché Nastasi, da quello che qualche volta è filtrato dalle stanze segrete delle commissioni, avrebbe fatto fare il lavoro ai commissari, ma poi avrebbe deciso lui, costringendoli a firmare  decisioni non condivise, senza che mai nessuno - che servi sarebbero altrimenti - avesse denunciato apertamente l'accaduto o si fosse dimesso per protesta. In quelle commissioni , insomma ,  sarebbe accaduto  tutto il peggio che si possa pensare. E perciò Nastasi, deve essere tenuto fuori dalla commissione giudicatrice.
La formi il Ministro, con persone di  sicura autonomia e comprovata professionalità - valli a trovare - senza che il grande, grosso direttore generale si impicci. Se Nastasi invece la presiederà, vuol dire che quel concorso è una FARSA.
 Lo sapremo presto se è una farsa, semplicemente leggendo i nomi dei  soli componenti, anche se riteniamo  opportuno che venissero rese note anche le candidature. Noi stessi abbiamo deciso di inviare la nostra candidatura. Ma temiamo che il grande grosso direttore generale, difficilmente farà scegliere i membri delle commissioni, nell'elenco ristrettissimo dei giornalisti che lo hanno criticato, quando  non si sono trovati d'accordo con le sue decisioni. E noi siamo fra quei pochissimi.


giovedì 26 maggio 2016

Un branco di iene pronte a finire il melodramma in Italia. Prove generali a verona e firenze. Ma Il capobranco va cercato a Roma, al ministero

La situazione delle Fondazioni liriche italiane è grave,  anzi gravissima. Non solo perché da qualche mese nuove criticità si sono manifestate  a Verona, Firenze, ed anche Bologna, ma perché attaccandosi ad esse, mal gestite dalla politica - non lo si dimentichi in nessuna circostanza - si sente dire in giro che  al Ministero di Franceschini stanno pensando ad un riassetto legislativo e giuridico delle fondazioni liriche italiane. Non si vuole chiudere nessuno dei 14 teatri, ma molte delle fondazioni sì, riducendole, secondo alcune voci, a tre o quattro: Scala, Opera e Santa Cecilia a Roma, San Carlo a Napoli. Alle quali si potrebbero aggiungere, ma solo in veste di festival storici, con personalità giuridica e gestionale 'a tempo:' Verona ( Festival areniano estivo) e Maggio musicale a Firenze. Portando tutte le altre fuori dal comparto ridottissimo delle Fondazioni, secondo quel che Franceschini sta meditando; e per i due festival  per comprenderli nell'apposito comparto, magari con qualche prerogativa maggiore degli altri, essendo fra i festival storici italiani ( chissà cosa diranno a Spoleto, alla Sagra umbra, ma anche i più giovani sebbene non più giovanissimi Ravenna festival, Rossini Opera Festival, Romaeuropa Festival.... ma cosa volete che importi a Franceschini, che quei festival li chiama, per non perdere tempo, con i rispettivi acronimi: RAF, ROF, REF, e che vuol far piazza pulita del tessuto musicale italiano, come del resto da tempo gli andava suggerendo il salvatore di Bagnoli, Nastasi,  già affossatore della musica,  dandone la responsabilità a quell'infame algoritmo che da solo ha bussato al ministero ed ha detto di voler ridurre spesa e pretendenti della musica in Italia e gli hanno risposto: venga avanti!
 In attesa di questo nerissimo futuro sul quale si sono concentrate le attenzione delle fameliche iene ministeriali, il cui capobranco ha il cognome che comincia con la F - e il seguito nol dico! - si stanno facendo le prove generali  della distruzione, cominciando da Verona e Firenze.

A Verona, per la cui fondazione lirica, il gran governatore Zaia, per metterla in quel posto al dissidente Tosi, propone di fondere le due fondazioni venete, Verona e Venezia in un'unica istituzione, seppure con programmi che non posso essere uguali, e neppure somigliarsi lontanamente per la diversa vocazione, storia e missione delle due entità - ma allora che balzana idea è quella di Zaia?
Nel frattempo ci pensa il Commissario a far piazza pulita di ciò che lui reputa zavorra. Il commissario Fuortes chiude il corpo di ballo (che è di sole 8 unità e di infiniti aggiunti stagionali, e perciò non così grave, ma comunque grave è lo stesso!) e vuole fermare l'attività per due mesi, ma anche l'apertura e funzionalità della Fondazione Arena, ogni stagione, fra ottobre e novembre, risparmiando  naturalmente stipendi e spese) E Tosi non sembra sgradire. Cosa gliene fotte a lui dell'Arena se non può metterci più la copia perfetta di Girondini che in quasi dieci anni alla guida dell'Arena con la benedizione e protezione di Tosi, oggi viene a dare la colpa del buco nei conti e nel patrimonio a chi ha gestito l'Arena fino al 2007 ( Orazi, ndr.). Lui, bravo amministratore, in questi dieci anni, che ha fatto? Non poteva  pian piano riportare i conti dell'Arena sulla giusta strada? No, s'è dato lo stipendio più alto di tutti i sovrintendente italiani, e crediamo anche un premio di produzione aggiuntivo - causa produzione maggior debito - si è nominato anche un vice direttore artistico - solo per restare nelle cose che traspaiono all'esterno, mentre  gettiamo un velo pietoso sulla pessima amministrazione della fondazione, già stigmatizzata da mezzo mondo musicale al momento, lo scorso anno, della sua riconferma quinquennale, strenuamente voluta da Tosi, e contro la quale Zaia, il fiero  leone veneto, non ha mosso un dito se non per benedirla. Poi la scissione nella Lega, gli ha fatto cambiare idea e quella benedizione si è trasformata  nel 'pollice verso'  contro Tosi, Girondini, ed ora contro la stessa Fondazione Arena, a favore di Venezia. E Chiarot, a capo della Fenice, che replica sommessamente,  un incomprensibile 'vediamo, ma prima salviamo Verona dalla bancarotta'.

 Anche a Firenze le acque sono agitatissime,  e gli argini del suo fiume  non reggono all'urto e sprofondano. Nardella, che dal suo compagno Renzi ha avuto in premio svariati milioni per completare il nuovo teatro dell'opera, è in rotta di collisione con il sovrintendente Bianchi, messo lì da lui e da Renzi ed ora sul gozzo sia a lui che a Renzi- ma nessuno dei due vuol darlo a vedere - ed al teatro  tutto intero. Bianchi ha un teatro divorato dai debiti e dal deficit, e che ti fa? alla chetichella, aumenta gli stipendi ai manager - all'insaputa di Nardella, come ha dichiarato l'interessato - sebbene egli presieda il Consiglio di indirizzo. Insomma nella merda fin sopra i capelli.
Nardella dice di voler attendere l'incontro già fissato ai primi di giugno con Francechini, il famelico ministro, quando forse verrà messo a parte del manifesto funebre già pronto in tipografia per gran parte delle Fondazioni liriche. Ed allora, almeno in quel caso, non così improbabile, vogliamo vedere se il mondo musicale italiano marcerà compatto contro Franceschini, magari portandolo in ceppi nel Colosseo restaurato e  liberando dalle gabbie qualche leone tenuto a stecchetto perchè si avventi, famelico, sulla preda ministeriale.

domenica 1 maggio 2016

Ma come li fanno questi bilanci le nostre Fondazioni liriche?

Chissà se a voi fa lo stesso effetto. A noi sembra di non capire, anzi di capire che le cose non stanno poi tanto bene come alcuni annunci trionfali sui pareggi di bilancio sventolati dalle fondazioni liriche vorrebbero farci credere.  Perchè, in tutta sincerità,  come non rilevare che tali annunci contrastano in tutta evidenza con dichiarazioni di segno opposto?
 L'ultimo esempio ci ha colpiti. Il Teatro  San Carlo di Napoli - più precisamente il suo CdI che sta per Consiglio di Indirizzo, l'ammodernamento franceschiniano del vecchio e consunto Consiglio di Amministrazione - ha approvato il suo pareggio di bilancio per il 2015, ottavo di seguito, Anzi, ad essere precisi, ha registrato tale bilancio un attivo di circa 180.000 Euro ( che magari in un teatro non spendaccione potrebbe voler dire un allestimento non faraonico, ma presentabile). Si può non credere a quanto certificato dal CdI del teatro, anche in assenza di un soggetto terzo ed esterno che certifichi il bilancio medesimo, come ormai fanno in molti? Certamente no. Anni addietro quando un consigliere comunale di Roma avanzò il sospetto che il bilancio di 'Musica per Roma', allora guidata da Carlo Fuortes, fosse fintamente attivo, l'amministratore gli disse che il bilancio era stato certificato da una società di revisione esterna e che  se avesse continuato ad insistere nella sua accusa lo avrebbe querelato.
  Si può dire altrettanto del bilancio del San Carlo? Non non dubitiamo che sia risultato in pareggio, come ci dice il CdI. Però, d'altro canto, come conciliarlo con i commissariamenti del Teatro (Nastasi dal 2007 al 20011, e poi ancora  un secondo commissariamento, successivo), e con le dichiarazioni che lo stesso Nastasi rendeva ad un giornale di Napoli, in attesa che giungessero da Roma i soldi del fondo 'salvateatri' che avrebbero portato denaro fresco nelle casse per sanare tutti  i debiti pregressi e portare nuova linfa al patrimonio? Nastasi diceva che il San Carlo era un ammalato gravissimo che appena ora stava uscendo dal coma. Questo diceva Nastasi alla fine del 2014. In meno di due anni un miracolo anche pregresso: e cioè otto anni consecutivi di bilancio in pareggio.

Un fenomeno passato, che oggi ci fa essere più guardinghi verso tutti, si verificò all'Opera di Roma,  sotto la sovrintendenza De Martino, prima del commissariamento di Carlo Fuortes, quando per anni il CdA ( allora si chiamava ancora con quel nome scassato!) certificava bilanci in pareggio, mentre poi si scoprì che c'era un buco quanto una voragine.
Certo che a Napoli non è così, perché non è vero che  tutto il mondo è paese.

Sempre a Napoli ora si pone il problema della nomina del direttore musicale, che il potente governatore De LUCA, renziano, vorrebbe fosse Daniel Oren, che forse non va giù alla Purchia, sovrintendente, e neanche al sindaco De Magistris, anti renziano, che ora si trovano sulla stessa barricata contro De Luca. Purchia ha detto che ci sta pensando, trattandosi di una nomina non di poco conto; e ha aggiunto che la nomina del direttore musicale spetta, sentita l'orchestra, a Lei e solo a lei. Ancora!

Analoghe perplessità ci vengono da altri bilanci in via di approvazione, dopo che l'ing. Pinelli, dimissionario dalla gestione del cosiddetto Fondo 'Bray', aveva segnalato due gravi criticità a Firenze e Bologna. sottolineando che non vedeva come potessero essere superate. No, caro Pinelli, sono state superate bellamente. Come? Boh!

A Bologna hanno licenziato una trentina di persone per aderire alla legge 'salva teatri', i sindacati accusano  i dirigenti  che si sarebbero aumentati gli stipendi, il direttore amministrativo spinge per trovare nuovi sponsor 'senza i quali chissà dove si va a finire', e  aggiunge che è fondamentale ridurre le spese. In ossequio a tale proposito il sovrintendente Sani annuncia per il 2018 - quando dovrebbe assolutamente raggiungere (aver raggiunto) il pareggio di bilancio, il teatro organizzerà un nuovo festival estivo 'Festival dell'Opera italiana'. Con quali soldi? Sani dice che dovrà trovarli nei privati. Quali privati ? Non lo dice perchè non sa.

A Firenze, la riunione per l'approvazione del bilancio 2015 dell'Opera , è stata rinviata perché non erano presenti tutti i consiglieri. I sindacati denunciano che  il pareggio annunciato non convince. Ma anche il sovrintendente - nonostante il pareggio  di bilancio? - va dicendo che se le cose non cambiano si va tutti a casa. Parlava del teatro ma anche del Maggio - come faceva anche il direttore generale Triola, il quale accusava che il Maggio deve richiamare gente e non i soliti gatti della 'crema' fiorentina. Cioè - voleva dire Triola - il Maggio deve tornare ad essere quello di qualche anno fa? Certo deve tornare ad essere - precisiamo noi -   quello di prima della gestione commissariale del solito Nastasi e del regno  Giambrone- Arcà. Trotta, trotta!

Ha ragione Triola. Però, il Maggio di quest'anno   vi sembra  che abbia attuato una svolta di programma? Eccolo, in sintesi:  un concerto celebrativo per cominciare in onore di Mehta; un paio di titoli operistici, fuori repertorio; un serie di concertini beethoveniani, con vari fortepiani in collaborazione con l'Accademia del Fortepiano  - manco fosse la scuola di Neuhaus! ;la calata di un gruppo di grandi orchestre (che presumiamo costosissime, e perciò difficili da ripagare con i biglietti venduti); infine, la lirica per tutti, d'estate. E' questa la rivoluzione che dovrebbe mettere fine al periodo di crisi dell'Opera di Firenze, segnare la svolta e scongiurare del tutto la chiusura  entro un paio di anni al più tardi?

E non finisce qui. I giornali giorni fa, parlando della crisi dell'Arena di Verona, anticipavano la possibilità che nel breve volgere di qualche settimana anche altri teatri avrebbero potuto dichiarare lo stato di crisi. Ci sembra di aver letto i nomi di Bari e Palermo, oltre naturalmente a Firenze e Bologna.

venerdì 1 gennaio 2016

La legge di stabilità ha graziato le fondazioni liriche italiane

Nella sua relazione al Parlamento, relazione semestrale, resa nota a fine novembre, il commissario Pinelli preposto dal Governo a gestire il fondo 'salva teatri  lirici' ( che la legge di stabilità 2016 ha arricchito di 10 milioni di Euro), ha segnalato le criticità dei nostri teatri. indicando dapprima quelli che hanno difficoltà nel mettersi in regola con il pareggio di bilancio, da effettuarsi entro il 2016, e gli altri che hanno chiesto di accedere al fondo che può salvarli dal fallimento e per per questo - come previsto dalla legge - hanno presentato piani per ridurre i costi ed aumentare le entrate, oltre che risanare il passivo pregresso.
 In quella relazione, guarda caso, i teatri maggiormente  pericolanti erano quelli di Firenze - che ha attinto dal fondo , la somma più alta: 35 milioni di Euro - e quello di Bologna che presentava criticità nel raggiungimento del pareggio di bilancio. Per Firenze, si è subito fatto avanti il sovrintendente Bianchi, annunciando che il passivo di 6 milioni, segnalato da Pinelli era rientrato e nel secondo semestre dell'anno  i conti stavano andando a gonfie vele, e che,  dunque, alla fine del 2105 Firenze avrebbe avuto il pareggio di bilancio.  Ma con quale miracolosa operazione Bianchi non l'ha spiegato.
 A Bologna,  il teatro retto da Nicola Sani, il ricercato del momento nel campo degli operatori musicali, Pinelli sul pareggio di bilancio metteva una pietra tombale, riscontrando come le spese  fossero aumentate mentre non in altrettanta misura anche le entrate. Ma  Sani sicuramente farà il miracolo ed anche più grosso di Firenze, e Pinelli sarà scornato nelle sue previsioni catastrofiche.  Altrimenti che Sani sarebbe? Lo vogliono tutti e già in molti se lo sono assicurati da Siena a Venezia a Parma a Roma a Bologna, e chissà quanti altri ancora lo faranno nel corso del 2016, quando si troveranno dinanzi al miracolo della moltiplicazione delle entrate e dimezzamento delle spese.
 Gli altri teatri, a detta di Pinelli, hanno presentato piani credibili e si sarebbero incamminati  sulla strada del risanamento.
 Insomma le pecore nere, che nere dimostreranno con essere quando saranno resi noti i consuntivi del 2015, sono i teatri della città del premier e quello del manager più ricercato in Italia ed Europa.
 Ma anche Pinelli crede ai miracoli? E il premier? Almeno il premier no, se ha graziato le fondazioni allungando i tempi entro i quali dovranno mettersi in regola, spostando il termine ultimo dal 2016 al 2018.
 Nella legge di stabilità appena approvata, chiamata anche 'milleproroghe', Renzi temendo di doversi  rassegnare al fallimento del teatro della sua città al quale ha appena fatto avere i fondi necessari per  completare i lavori del nuovo teatro - a lui del Teatro di Bologna non frega nulla, semmai interessa il sindaco PD della città - ha concesso ancora due anni ai teatri perchè raggiungano una volta per tutte il 'pareggio di bilancio'.
 E Cagliari? Dove mancava la programmazione per la stagione in  corso, e dove è appena giunto il duo formato da Orazi  e Meli? E' un teatro che veleggia  tranquillo? Non si sa. Ceto è che non ha fatto ricorso al fondo  di Pinelli? E forse evita il fallimento, non avendo programmato quasi nulla nella stagione appena trascorsa, ed avendo utilizzati i fondi statali quasi esclusivamente per pagare i dipendenti, non spendendo una lira in più per la programmazione e chiudendo quindi il bilancio in pareggio. Salvo poi a ricominciare.  Perché non fanno così tutti gli altri teatri? Auguri per il 2018!

martedì 22 dicembre 2015

Zubin Mehta's story. Sul 'Corriere della Sera', in tre atti.

La storia del direttore Zubin Mehta si arricchisce di un nuovo atto, il terzo, sempre ad opera del 'Corriere della Sera'.
 Nel primo atto veniva rappresentato il disappunto del direttore cacciato - la verità è  proprio questa - dopo trent'anni di onorato servizio all'Opera di Firenze, contro la sua volontà.  Nulla poteva contro il sindachetto di Firenze ed il sovrintendente del teatro  che avevano preso tale decisione chiamandovi a sostituirlo Fabio Luisi. E questo accadeva una settimana dopo che Mehta aveva aperto la stagione al San Carlo di Napoli che lo reclamava come direttore principale, mentre Nardella,  nel caso vedovo inconsolabile di Mehta, fingeva di tenere molto alla sua  presenza  a Firenze. Questo primo atto della 'Zubin Mehta's story' recava la firma di Valerio Cappelli, il primo a raccogliere il pianto amaro, disperato del direttore .
 Il secondo atto della storia, sempre ad opera del 'Corriere', veniva inscenato da Marco Gasperetti, il quale capovolgeva la situazione. Mehta sapeva già della sua uscita, e lo sapeva già a Napoli, ha finto solo di cadere dalle nuvole, quando è stato dato l'annuncio dell'arrivo di Fabio Luisi a Firenze.
Perchè allora tacere, anche quando Nardella rivendicava la 'fiorentinità' di Mehta, e non gridargli pubblicamente: 'ipocrita e bugiardo d'un sindachetto!'? Per  proprio tornaconto. Messo a conoscenza di tale avvicendamento, ormai deciso, stava trattando con Nardella e Bianchi, il sovrintendente, un'uscita 'onorevole', diciamo così. Che avrebbe ottenuto con quell'incarico da direttore 'emerito onorario a vita' - una  vera idiozia per la prima volta utilizzata -  che gli sarebbe servito per continuare a dirigere a Firenze, e, nello stesso tempo, permesso di girare il mondo e magari di fermarsi sempre più spesso a Napoli. E tutto questo mentre non pochi critici non erano entusiasti della inaugurazione del San Carlo. E noi, fra questi, che  abbiamo spento la tv dopo il primo atto, quando abbiamo capito che la regia faceva acqua e il direttore tirava a campare non potendo dare (o ottenere) di più, e con la protagonista assolutamente fuori ruolo, la quale, proprio perchè ha fatto centinaia di volte  Carmen, sarebbe ora che si metta a riposo ( ma questo nessuno glielo ha detto). Dunque, alla fine del secondo atto, Zubin Mehta faceva la figura non del condottiero pugnalato alle spalle, ma del perdente opportunista che tratta la sua resa, cercando di trarne il vantaggio maggiore.
Terzo  atto, ancora sul 'Corriere', che si è distinto fra tutti i giornali nel seguire questa vicenda. Autore Enrico Girardi. che ha difeso l'operato di Mehta a Napoli: il direttore a Napoli ha fatto bene, con le forze  che aveva a disposizione. In sostanza, l'orchestra è quella che è,  e di più non poteva ottenere, la regia era scialba ed inconsistente, e il cast di basso profilo, salva solo la Buratto ( Micaela). Fine.
 A questo punto, a sipario calato, entra in scena il teatro sempre  attivissimo a  cantar vittoria: la 'Carmen' è stata seguitissima sui social, ed anche il pubblico al San Carlo è stato numeroso ( non importa se poi i giornali hanno scritto che gli applausi sono stati assai tiepidi); anche la cena  di gala è stata molto apprezzata - Mattarella l'ha gradita ed ha promesso di tornare a cenare al San Carlo - al punto che  una seconda cena viene allestita questa volta per i poveri, rivelando anche il volto 'solidale' del teatro napoletano.
 La storia finisce con il classico 'e vissero tutti  abbastanza felici e contenti', compreso Mehta.

domenica 20 dicembre 2015

Zubin Mehta s'è salvato dalle 'Idi' del Maggio.

Zubin Mehta, volevano farlo fuori senza un briciolo di galateo, e di rispetto per il suo passato ( forse solo per quello, se il suo presente, a detta di molti, non è molto lusinghiero per lui, la critica lo bistratta, come ha fatto per la sua recente 'Carmen' a Napoli) Nardella  il 'sindachetto'  ( senza offesa per il grande sindaco, solo perchè l'appellativo 'alla De Luca' è divertente) e il sovrintendente dell'Opera di Firenze ( ex Maggio Fiorentino), Francesco Bianchi.
Ma il noto direttore ha sventato la congiura che mirava a colpirlo alle spalle per  fargli fare la fine di Cesare, benché egli godesse di un salvavita fino a tutto il 2017, quando scade il suo contratto con l'Orchestra.
 Sia chiaro, i vertici bene hanno fatto a cercare ed individuare il suo successore anzitempo - così si deve fare in maniera che il passaggio da uno all'altro, venga programmato e previsto in ogni particolare, senza scossoni per l'istituzione.  E, infatti, da mesi si parlava della successione a Mehta, e sulla bocca di molti era corso il nome di Gatti, il quale ha atteso invano la nomina - come è accaduto  anche per la Scala, dove l'ha spuntata Chailly, nonostante la sua lunga collaborazione con Pereira a Zurigo; alla fine il direttore milanese è volato ad Amsterdam per assumere l'incarico di direttore al Concertgebow ( chissà che non ripercorra in futuro lo stesso tragitto di Chailly: dopo Amsterdam, Lispia e poi, succedendo a Chailly, la Scala).
 Mehta perciò sapeva che al 2017 sarebbe terminato il suo incarico,  ma in questi giorni, quando secondo una ricostruzione fatta oggi dal 'Corriere', a firma Marco Gasperetti, di segno opposto a quella di ieri di Valerio Cappelli, avrebbe fatto l'offeso solo per ottenere  una migliore  uscita, con un titolo ( strombazzatto dall'ufficio stampa del teatro, come fosse una grande cosa, mentre non lo è affatto, e se  viene adottato ora per la prima volta è solo perché è apparso una farsa a tutti quelli che hanno  finora governato l'orchestra fiorentina),  che suona : direttore 'onorario a vita', e che gli permetterebbe di dirigere ancora a Firenze e nello stesso tempo anche altrove, come ha sempre fatto, principalmente in Israele; e forse d'ora in vanti a Napoli, magari con un incarico ufficiale.
 Insomma tutta quella manfrina Mehta l'avrebbe fatta per ottenere una più vantaggiosa - anche meritata - indennità di fine servizio, dopo trent'anni alla guida dell'orchestra fiorentina, che a lui deve molto. Nonostante la manfrina del direttore, il comportamento dei dirigenti fiorentini è, secondo noi, da censurare.

Sul fronte economico, risulta abbastanza inspiegabile l'uscita di Bianchi che ha voluto smentire, a pochi giorni di distanza, la relazione del commissario Pinelli, quello che gestisce il Fondo salvafondazioni liriche. Il quale non più tardi di una decina di giorni fa, parlando dell'Opera di Firenze, nella sua relazione semestrale ( relativa al primo semestre 2015), rilevava  un deficit di 4,5 milioni di Euro nei primi sei mesi, e metteva in guardia il teatro fiorentino che, andando avanti così  avrebbe chiuso il bilancio in netto passivo. Bianchi ha detto che prevede di chiudere il bilancio annuale in pareggio, e perciò nonostante le perplessità espresse dal Commissario sul possibile pareggio di bilancio dell'Opera di Firenze, Bianchi avrebbe dichiarato che quel passivo è stato colmato ed altro non ve ne sarà per il secondo semestre. Speriamo. Altrimenti, nel 2016, proprio l'Opera di Firenze che al Fondo governativo ha chiesto 34 milioni di Euro, per mettere una pietra sopra i suoi debiti pregressi di gestione e di patrimonio, dovrà portare i libri contabili in tribunale e dichiarare fallimento. Che avverrebbe proprio quando il governo dell'ex sindaco Renzi- ne approfitti, questo è l'ultimo treno per Firenze - ha dato il via libera ai fondi per il completamento dei lavori nel nuovo teatro.

sabato 19 dicembre 2015

Opera di Firenze. Zubin Mehta # stai sereno

Nardella, come del resto il suo capo Renzi, il galateo l'ha appeso nell'educandato dei padri salesiani, oltre che al Conservatorio di Firenze dove il diploma in violino gli avrebbe dovuto consigliare un pizzico di rispetto verso una delle glorie della direzione d'orchestra che da trent'anni ha scelto di lavorare e vivere a Firenze: Zubin Mehta. Trent'anni sono una vita. Certamente. E, dopo trent'anni si può anche dare una svolta alla vita. Meglio se  lo  decide il diretto interessato e non altri per lui. E poi ricevere il 'benservito' in maniera così incivile da un 'sindachetto' - come direbbe il governatore  De Luca - è troppo.
 Il 'sindachetto' fiorentino ha accompagnato Mehta a Napoli per l'Inaugurazione del Teatro San Carlo, alla presenza di Mattarella. Come fa un sindaco normale che,  esportando un prodotto comunale all'estero - da Firenze  a Napoli-  lo scorta. E, infatti, quando De Magistris ha fatto balenare l'idea che sarebbe stato felice di avere a Napoli Zubin Mehta con un incarico syabile, Nardella sembra gli abbia detto: " tu sei scemo, Mehta è di Firenze, il suo incarico finirà nel 2017, poi si vedrà". Insomma in trasferta il sindachetto è sembrato volersi tenere stretto Mehta a Firenze, difendendolo dall'assalto di De Magistris; una volta tornato a Firenze, ha usato con Mehta lo stesso trucco che Renzi usò con Letta.
 Non sono trascorsi neppure otto giorni e il sindachetto  lo licenzia, contro la volontà dell'interessato,  e d'accordo con il sovrintendente dell'Opera di Firenze, Francesco Bianchi, anch'egli della corte renziana, il quale ha dichiarato - da quanto è dato leggere oggi sul 'Corriere della Sera', a firma Valerio Cappelli - che si è chiusa un'epoca ed ora c'è bisogno di sangue giovane, non ricordiamo se abbia deto testualmente ha detto 'carne giovane, con una  espressione più tipica dello 'slang' renziano. Al suo posto è stato già nominato Fabio Luisi che comunque arriverà stabilmente a Firenze, dopo che avrà concluso il suo contratto con il Metropolitan, nel 2017. Dunque dal 2018 - solo i tempi delle scelte sono giusti, in questo fattaccio fiorentino - Firenze  perde definitivamente Mehta, se non lo perderà quasi subito il direttore che ha ragione a sentirsi offeso e trattato nel peggiore dei modi.
 Nulla contro Fabio Luisi, mentre molto ci sarebbe da dire sia di Bianchi che di Nardella, soprattutto per il loro comportamento inqualificabile.
 Perchè non si può costringere un direttore come Mehta a dichiarare: io non voglio andare via da Firenze, perché devo? Nardella, il sindachetto, avrebbe fatto notare che ancora nel 2017 Zubin Mehta ha in contratto la direzione di un'opera ( forse l'inaugurazione del Maggio) aggiungendo che Mehta può dirigere quando vuole a Firenze e che potrebbe formularsi per lui un incarico come 'direttore principale emerito a vita', della stessa fatta di quello inventato a Roma per Muti: 'direttore onorario a vita'- l'uno e l'altro che che hanno il sapore della beffa, ma forse anche dell' insulto.
 Se a loro discolpa Bianchi - che è a capo di uno dei teatri economicamente più disastrati d'Italia, assieme a quello di Bologna - e Nardella - al quale si rimprovera l'ipocrisia di  quella manfrina napoletana- hanno qualcosa da dire lo dicano per non essere giudicati in base al loro gesto inqualificabile ed incivile.  Ci dicano se Mehta costava troppo per un teatro disastrato; se non andava più d'accordo con l'Orchestra; se non partecipava alle scelte artistiche del teatro; e stava poco tempo a Firenze, in rapporto ai suoi compensi. Questi ragioni vorremmo sentire, e non quelle anagrafiche; pur convenendo che trent'anni, o giù di lì, in uno stesso incarico sono tanti  anche per un direttore. Perchè allora non lo sono per un sovrintendente, o per un politico?
Si può infine impedire a Mehta di essere presente con il sindachetto ed il sovrintendente nel momento in cui viene data comunicazione ufficiale  all'orchetsra?
 Si precisa che Luisi sarà da gennaio già al lavoro a Firenze perchè assumerà l'incarico di 'direttore musicale' e di direttore artistico consigliere del sovrintendete.
 E Napoli spera nell'arrivo di Mahta.

lunedì 14 dicembre 2015

Il buco dell'Opera di Firenze è una voragine

Quando abbiamo letto la relazione del Commissario che amministra e gestisce il fondo per il salvataggio (dai fallimenti) del comparto delle Fondazioni lirico-sinfoniche, ci sono venuti i brividi vedendo che la cifra, in assoluto la più alta, di cui ha bisogno una delle 14 Fondazioni per salvarsi, è quella dell' Opera di Firenze: 34 milioni di Euro. Che devono servire, essendo concessi dallo Stato alle Fondazioni in difficoltà, a coprire il deficit accumulato negli anni, non a pagare  nello stesso tempo la cattiva amministrazione che, secondo il Commissario, è da ravvisare in alcuni comportamenti non ancora del tutto in linea con quanto previsto dalla legge,  almeno per il periodo del primo semestre  2015, oggetto della  sua relazione.
 Le fondazione che usufruiscono di tali somme per sanare i debiti pregressi relativi al bilancio ed al patrimonio, se non si mettono in regola entro il 2016, e cioè se non fanno corrispondere attivo e passivo, entrate ed uscite, devono essere dichiarate fallite, chiudere ecc.. con tutte le conseguenze legali di simili situazioni.
 Ora l'Opera di Firenze è quella che sembra correre maggiori rischi per il presente ed il futuro.
 Adesso a Firenze c'è il commissario, un commissario di fiducia del premier e del suo socio Nardella, e sarebbe davvero il colmo se  proprio il teatro toscano - quello nel quale il premier Renzi, s'è allenato a non addormentarsi durante le recite d'opera dei drammoni wagneriani, ai quali l'ha sottoposto Zubin Mehta, negli anni passati,come ha dichiarato pensando di essere spiritoso - risultasse fra i meno virtuosi e fosse costretto a chiudere. Ed a lasciare incompiuto il nuovo teatro, che  ha bisogno ancora di una bella manciata di milioni ( 150, se non andiamo errati) per essere terminato, altrimenti si andrebbe ad aggiungere alle già numerose incompiute della storia, nel qual genere il nostro paese vanta un primato mondiale.
 E' chiaro che ora il sovrintendente, già commissario di fiducia di Renzi, Bianchi, correrà ai ripari, facendo tesoro anche dei consigli elargiti gratuitamente - non come quella montagna di soldi per ripianare le voragini del debito che comporta il pagamento di interessi seppure agevolati -  dal Commissario del Governo attraverso la sua relazione semestrale, pena il fallimento, come abbiamo detto.
 Ma come si è giunti a questa situazione? Chi li ha fatti tutti quei debiti? Si può dare la colpa a quella poveretta della Colombo, l'ing. Francesca Colombo, che ha governato il teatro per poco più di un anno, prima di Bianchi, e che appena arrivata fu costretta a dichiarare che non aveva i soldi per pagare gli stipendi, pregando quindi i dipendenti di pazientare per un pò? Certo che no. La colpa  è degli amministratori del teatro che si sono succeduti alla gestione commissariale di Nastasi, che a avrebbe messo le cose a posto -altrimenti che commissario del ciufolo è stato? - e che hanno preceduto quella della Colombo, e cioè Francesco Giambrone e Paolo Arcà, sovrintendente il primo, direttore artistico il secondo.
 Giambrone, prima e più di Arcà, ha la  responsabilità di quel buco madornale, fuori di dubbio. E che ne  è stato dopo? Giambrone s'è sfilato appena intravista la possibilità di esser cacciato; Arcà s'è fermato per un po ancora e poi, quando la Colombo stava per abbandonare, in tempo anche lui, è andato a svernare altrove, dicendo che 'aveva altri progetti più interessanti cui dedicarsi'.  E  poi ?Poi, semplicemente, il sindaco di Palermo, al cui servizio Giambrone ha sempre lavorato, l'ha nominato sovrintendente del Teatro Massimo della capitale dell'isola?
 Ora se un amministratore dopo aver male amministrato viene anche premiato ( il caso in Italia è abbastanza frequente, come insegna anche quello recente di Banca Marche, con Bianconi) cosa ci si può attendere in tutta risposta? Che vada a fare buchi o voragini altrove.

domenica 20 settembre 2015

Qualche aggiunta all'inchiesta dell'Espresso sui RENZOMANDATI. Bianchi 2 ,Barracciu, Orchestra della Toscana

Già son tanti, ma non sono tutti i 'Renzomandati' elencati dall'Espresso. Il nome di una  'Renzomandata' sfuggita al settimanale, è balzato fuori proprio oggi, mentre pensavamo a lei, non avendola vista inserita nell'elenco.
Si tratta della bella sottosegretaria sarda alla Cultura, Barracciu, che Renzi ha portato a Roma per toglierla dalle grinfie  del suo stesso partito sardo, e attutire il clamore inchieste della magistratura per alcune sue spese con soldi pubblici che, da quel che si è letto sui giornali, sono apparse troppo eccessive. Di lei, da quando è a Roma, non si è mai sentito parlare, e per questo ci eravamo preoccupati, lavorando ella in un ministero che ci è particolarmente caro.
 Detto fatto, anche Lei in capo ad un tweet s'è fatta viva e con un secondo   s'è rimangiata quello che aveva scritto nel primo. Aveva detto che l'assemblea al Colosseo era un 'reato'. E subito dopo, quando le hanno detto che i reati sono altri - ad esempio, spese  non motivate e comunque eccessive che fanno ipotizzare un furto - precisare che lei aveva usato una iperbole e che la comunicazione per tweet la mette in difficoltà, essendo lei abituata a spiegare per filo e per segno il suo pensiero e non con quattro parole. Chissà cos'altro avrebbe potuto aggiungere alla prima panzana se le fosse stato concesso uno spazio maggiore.
 Comunque, per usare una iperbole anche noi, siamo felici di sapere che anche Lei al ministero di Franceschini, per volontà di Renzi, C'E', anche se non riusciamo a capire cosa faccia.
 Fra i Renzomandati c'è anche da scrivere il nome dell'altro Bianchi, oltre quello del legale di Renzi messo a capo dell'ENEL,  e si tratta del sovrintendente dell'Opera di Firenze.
 E, infine, anche  tutta Firenze è 'Renzomanata'; lo è anche l'Orchestra della Toscana, formazione orchestrale ridotta rispetto, ad esempio, alla Orchestra Verdi di Milano, ridotta nel numero, nella produttività e nella qualità rispetto all'orchestra milanese, ma ai vertici del finanziamento del FUS, per decisione di Nastasi, amico fraterno di Renzi, dai tempi della sua permanenza a Firenze. Ci avevano detto che Nastasi era amico di Nardella che lo aveva presentato e raccomandato a Renzi; dobbiamo correggerci. Fu Rutelli, altro campione passato dal Collegio romano come  ministro, a presentare  Nastasi a Renzi.
 Ma l'elenco non finisce qui.

martedì 12 maggio 2015

La commedia infinita del teatro d'opera in Italia. Professionisti e dilettanti.Protagonisti e comparse


Per effetto della legge 'Valore cultura' i vertici delle nostre fondazioni liriche alla fine del 2014 sono decaduti, e subito dopo tutti ricomposti, in gran parte all'insegna del dilettantismo, con molti debutti, ed altrettante riconferme. Tutto come prima, come sempre.E qualche volta anche peggio.
“ Si è generata una nebulosa per cui fare cose lontane da quelle che si sanno veramente fare è sexy ed attraente. E i risultati, purtroppo, si vedono”- ha scritto Roberto Cotroneo sul settimanale del 'Corriere'. E ciò, in Italia vale dappertutto; ad eccezione di quei pochissimi settori nei quali se sei una schiappa si vede subito e ti buttano fuori, come nel campo della ricerca, bistrattata in Italia, anche perchè i fondi per gli studi in quel caso non te li dà nessuno.
Nelle fondazioni liriche, un settore nel quale il nostro paese dovrebbe eccellere, i vertici sono stati alla fine dello scorso anno, rinnovati in gran parte, ed alcuni riconfermati, gli elementi per una svolta decisiva non si vedono. La legge che imponeva il rinnovo dei consigli di gestione, che un tempo si chiamavano CdA ( Consigli di Amministrazione) ed oggi Consigli di Indirizzo (CdI), ha ridotto il numero dei loro componenti, e li ha privati di alcune loro mansioni importanti; nello stesso tempo maggiore autonomia ha riconosciuto al sovrintendente, una sorta di amministratore delegato; senza però stabilire se ai cattivi amministratori si debba richiedere conto dei buchi di bilancio, come necessario e salutare.
Ha stabilito, invece, che le Fondazioni liriche che navigano in cattive acque, possono chiedere il 'salvagente' del fondo speciale, a patto che osservino alcune disposizioni, alla stregua di ciò che l'Europa e il FMI pretendono dalla Grecia, per scongiurarne il fallimento.
Ma quella stessa legge che impone alle fondazioni che la scelta dei suoi amministratori debba spettare al Ministero risulta fra le più disattese, specie da quelle fondazioni i cui amministratori locali sono in grado di fare la voce grossa con 'mezzodisastro' Franceschini e 'grande&grosso' Nastasi, e che in alcuni casi, hanno fatto bene ad alzare la voce nei riguardi del Ministero che invece di amministrare il settore, passa il suo tempo a mettere il potere in mani amiche, anche se incapaci. Sta qui il punto. E del resto è questo un gioco che la politica conosce bene. Ministri e sottosegretari girano come trottole da un ministero all'altro, senza avere competetnza in nessuno, lasciando perciò grande spazio di manovra ai superburocrati che fanno il buono e cattivo tempo. A causa di ministri incompteneti, essi pure dilettanti.
Nel braccio di ferro fra Ministero ( leggi: Nastasi) e sindaci che vogliono farsi valere, in alcuni casi vincono i sindaci ( come per il Teatro Petruzzelli a Bari, dove il sindaco, Decaro, ha imposto Biscardi, che il Ministero non voleva; ed a Verona dove Girondini, imposto da Tosi, è stato confermato dal Ministero); in altri la spunta il Ministero, fottendosene delle tensioni che possono sorgere far sovrintendente e sindaco ( presidente del teatro) al quale il sovrintendente è inviso, come nel caso di Napoli, dove il Ministero starebbe per riconfermare la Purchia, sostenuta da 'grande&grosso', Nastasi. In ogni caso, a dispetto dei disastrati conti delle fondazioni, a Verona come a Napoli, ed anche a Bari che comunque è un caso a parte, perchè la più giovane fondazioni lirica d'Italia.
Per questo, coloro i quali nutrono tanti sospetti nei riguardi di Nastasi, potentissimo e protettissimo, a causa dell'incompetenza dei vari ministri, e in forza dei suoi padrini eccellenti, vedi Gianni Letta, hanno tutte le ragioni possibili dalla loro parte. Ci si può fidare di un direttore generale, commissario di un teatro, nel quale crea un Museo per mettervi come coordinatrice sua moglie, come nel caso del MeMus del Teatro san Carlo, dove fino all'altro ieri figurava in pianta stabile, come coordinatrice, Giulia Minoli, sua moglie? E non è che un esempio della tracotanza del potere.
Un altro capitolo che meriterebbe maggiore attenzione da parte del ministero è quello dei compensi sia ai vertici delle Fondazioni che agli artisti scritturati, dove vige la più totale anarchia. Alla Scala, ad esempio, Lissner aveva un compenso da manager di azienda privata, intorno al 1.000.000 di Euro, tutto compreso, mentre ora a Pereira è stato riconosciuto un compenso nella norma, e cioè di 240.000 Euro; e Santa Cecilia l'unica 'sinfonica' fra le fondazioni, riconosceva a Bruno Cagli un compenso di oltre 300.000 Euro, nonostante che avesse egli una affollata direzione artistica, con dirigenti e consulenti. E comunque il presidente/sovrintendente dell'Accademia prenderebbe lo stesso stipendio del direttore generale della Rai, che ha ben altre responsabilità.
Recentemente una rivista ha fatto i conti, su dati forniti dallo stesso Ministero, in tasca ad ogni fondazione, rilevandovi anomalie e disparità che il Ministero ben conosce ma che si guarda dall'eliminare. E così il sovrintendente dell'Arena guadagna 240.000 Euro; Vergnano del Regio di Torino, quasi 190.000 di Euro; Giambrone, a Palermo, 170.000; Chiarot a Venezia 165.000, mentre il suo direttore artistico, Ortombina, 167.000; Ernani a Bologna ne prendeva fino a febbraio, quad'era in carica, soltanto 120.000, e non sappiamo ancora quanti ne daranno a Nicola Sani, suo successore.
A queste ed altre anomalie, un'altra se ne è aggiunta negli ultimi anni. I ritardati pagamenti agli artisti, specie se giovani. Ritardi di mesi quando non addirittura di anni (Cagliari - si dice - è in cima alla lista delle fondazioni che non pagano), con richieste di riduzione di cachet, nonostante il ritardo; e ritardi negli stipendi dei dipendenti delle Fondazioni. Insomma un settore in grave crisi - una decina di fondazioni su quattordici sono con l'acqua alla gola e obbligate a ricorrere al fondo speciale di salvaguardia - mentre il Ministero continua a gestire le poltrone, sulle quali ha la faccia tosta di rimettervi amministratori, mesi prima commissariati.
Anche il Governo sembra disinteressato al settore, salvo che per il completamento del teatro della città del premier, tant'è che non ha ancora dato la sveglia a Franceschini e non si è ancora posto il problema dell'allontanamento di Nastasi dalla sua poltronissima, nonostante le numerose critiche che gli sono piovute e gli piovono ogni giorno addosso, anche dal suo stesso partito ( Orfini lo ha fatto in più di una occasione pubblica); mentre lui, Nastasi, ora vanta anche l'amicizia di Nardella.
Ed ora un rapido giro fra tutte le fondazioni, cominciando da Torino.
Al Regio di Torino regna incontrastato, da troppi anni, Walter Vergnano, cresciuto alla scuola del barone Francesco Agnello, nel CIDIM. Il dissidio che lo opponeva al suo direttore musicale, Noseda, sembra essere ufficialmente ricomposto, con l'arrivo di Gaston Fournier, costretto a sloggiare dalla Scala di Pereira, come direttore artistico. Torino si conferma come una delle fondazioni con i conti in ordine - così si dice, salvo poi a chiedere soccorso al Comune per la ricostituzione del patrimonio – e con la trinità di vertice in ordine: sovrintendente, direttore artistico, direttore musicale: 'unicuique suum', che tradotto vuol dire a ciascuno il suo mestiere. Ed ha anche annunciato la prossima stagione, come usa fare da qualche anno.
All'Arena di Verona il sindaco Tosi, che ha la maggioranza nel neo Consiglio di Indirizzo della Fondazione, è riuscito a far digerire al ministero la riconferma del sovrintendente Girondini, raro esempio di geometra sovrintendente, contro il quale s'era addirittura pronunciata una accolta di musicologi e musicisti, e nonostante che la platea più grande d'Europa presenti una voragine nei conti altrettanto grande. Al suo posto di direttore artistico resta Paolo Gavazzeni, della ben nota famiglia ( alla quale appartiene anche il critico musicale del 'Giornale', che ha rapporti di consulenza con il Teatro Comunale di Bologna, come fosse la cosa più normale del mondo). A Verona, Nastasi non ha potuto o voluto far nulla, forse perchè Girondini, per lungo tempo a capo dell'associazione che riunisce le fondazioni liriche italiane, s'era guadagnato, a dispetto di tutti, il lasciapassare per la riconferma, proprio dal Ministero. Tosi aveva fatto un bando per la ricerca del nuovo sovrintendente. Si sono presentati una quarantina di candidati, fra i quali non c'era Girondini. Fatto sta che, fottendosene sia del bando che delle candidature farsa, alla fine è rimasto Girondini.
Al Teatro Giuseppe Verdi di Trieste, c'è stata una svolta nella gestione, con l'arrivo di Francesco Pace, il quale, pur fuori dal giro, ha sbaragliato la lunga lista di concorrenti, compreso il sovrintendente uscente, Orazi, al quale sembrava essere stato promesso( da chi?) il Teatro San Carlo di Napoli; dove Nastasi riuscirà ad imporre la Purchia commissariata, nonostante il commissariamento e l'aperta opposizione di De Magistris.
La Fondazione triestina sembra oltre i confini italiani, di essa poco si sa ed ancor meno si scrive sui giornali, è come situata in una zona franca. L'arrivo di un manager, che sembra competente, forse la farà svoltare e rientrare nel gioco delle fondazioni italiane e magari farle aumentare la produzione e la qualità.
Al Teatro La Fenice di Venezia le cose sono rimaste come erano prima del grande (finto) cambiamento. Al vertice Cristiano Chiarot; direttore artistico Ortombina; è andato via solo il direttore principale, Matheuz, il venezuelano, che con i vertici non andava più d'accordo, dopo i primi mesi di idillio lavorativo, e le cui direzioni sono state troppe volte aspramente criticate; ma anche il prezioso coordinatore della direzione artistica, Piearangelo Conte, ha preso la strada di Firenze. Fra breve, al posto di Matheuz, arriverà un altro giovane, straniero, raccomandatissimo, e forse sarà quello venuto via da Valencia. La fondazione veneziana ha da qualche anno i conti in ordine, così dicono tutti oltre i vertici medesimi, ( a fine aprile è stato presentato il bilancio del 2014, certificato da società esterna, dal quale risulta anche un leggero attivo!) e un indice di produttività fra i massimi, al punto da essere portata a modello in Italia; ha una programmazione di diverse annualità, molto varia, un pò stagione e un pò festival, ed una calendarizzazione a metà strada fra quella di un teatro 'italiano'(teatro di regia) ed uno 'tedesco' ( (teatro di repertorio) e sul podio esibisce regolarmente anche grandi bacchette, come ad esempio Chung. Non c'è che da augurarle che duri. Perchè ciò potrebbe, tra breve, farle ottenere anche l'autonomia di gestione, da poco riconosciuta alla Scala e a Santa Cecilia.
Il Teatro alla Scala, dopo l'uscita anzitempo di Lissner e di tutta la sua corte ( direzione artistica, ufficio stampa) si è messo nelle mani di Alexander Pereira per i prossimi cinque anni, dimenticando il passo falso con cui aveva iniziato la sua collaborazione - gli spettacoli acquistati dal 'suo' festival di Salisburgo - e rinunciando al periodo di prova contemplato nel suo primo contratto. Ora gli è stato riconosciuto un buon stipendio ( 240.000 Euro, con un netto risparmio su Lissner, un quarto appena), sta gestendo il teatro nel periodo dell'Expo, ha già presentato la prossima stagione, annunciando una quindicina di titoli d'opera e cinque o sei di balletto, e sembra ormai accettato dal CdI del teatro, dal sindaco (che non si ricandiderà ) ed anche dal Ministero, da dove Nastasi aveva fatto capire che per quel posto di sovrintendente, o magari di Commissario ( prima della definitiva assunzione di Pereira) era lui ancora una volta interessato. Pensare che come commissario, pur restando sempre direttore generale del Ministero, s'era già fatto, senza grandi risultati, il giro di molti teatri italiani, da Firenze a Napoli, a Bari; e anche in altri avrebbe voluto mettere piede, come Milano, appunto, Roma, e Genova (dove aveva mandato un suo fedelissimo, un vero disastro) lasciando in tutti i casi, dopo il suo ritorno al Ministero, un equilibrio così instabile che, dopo pochi mesi, dava luogo a nuovi buchi di bilancio. Ora la Scala avrà nuovamente anche un direttore musicale, Riccardo Chailly, che ha promesso, d'accordo con Pereira, di far tornare il teatro milanese a risplendere soprattutto nella tradizione del melodramma italiano che Lissner-Barenboim avevano deliberatamente tentato in tutti i modi di oscurare, togliendogli la sua più preziosa identità storico musicale.
Scendendo verso ovest, la prima tappa è al Teatro Carlo Felice di Genova, dove da poco è approdato il nuovo sovrintendente nella persona di Maurizio Roi, proveniente dalla Toscanini di Parma. Il teatro ha vissuto e forse vive ancora momenti drammatici: senza vertici e senza soldi; e Roi ha il compito di portare nel teatro più moderno d'Italia, un po' di pace e serenità e di avviarlo a navigazione sicura.
Asnche al Teatro Comunale di Bologna c'è stato ultimamente un cambio al vertice; mandato a casa (perchè? per limiti di età?) Francesco Ernani, ha preso il suo posto Nicola Sani che di Ermani era consulente per la direzione artistica, e che forse vorrà tenere per sé il doppio incarico, avvalendosi della collaborazione del direttore musicale, il giovane Mariotti, pesarese/rossiniano di origine, formazione ed ascendenza, gratificato da frequenti successi. Ernani aveva dichiarato di aver trovato un bilancio disastrato, ereditato dalla gestione Tutino; non sappiamo se tale buco sia stato nel frattempo risanato; certo è che in un teatro che non ha i conti in ordine, metterci come sovrintendente un debuttante in tale ruolo, qual è da considerarsi Nicola Sani, è un rischio serio, affatto calcolato. La programmazione del teatro bolognese si segnala per la novità delle proposte e per la calata in Italia di regie 'di sorpresa' come è nello stile e d 'abitudine per Nicola Sani che altrettanto aveva fatto anche a Roma, dove pure vi era stato chiamato da Ernani.
L'Opera di Firenze che sembrava navigare in acque tranquille dopo l'arrivo di Francesco Bianchi, banchiere, alla sovrintendenza, ha scioperato nella serata inaugurale del Maggio. E' stato fra i primi dei nostri teatri a rinnovare il Consiglio di Indirizzo e ad indicare Bianchi sovrintendente, subito nominato da Nastasi, amico di Nardella, in ossequio al volere del premier. Come coordinatore artistico è arrivato dalla Fenice Pierangelo Conte, che il suo apprendistato l'ha fatto per molti anni in laguna e che ora ha la possibilità di gestire in prima persona la programmazione di un grande storico teatro. A Firenze c'è anche la figura del direttore generale:Alberto Triola, che a Bologna era l'ombra di Tutino, e che ha lavorato alla Scala e dirige il Festival di Martina Franca, e che perciò mette il naso anche nella programmazione artistica ( sua l'idea dell'opera nuova di Tutino a Firenze).
Ma la calma in teatro è solo apparente. Per l'ennesima volta il pagamento degli stipendi è stato ritardato e ritardi ci sono pure nel pagamento degli artisti ospiti, Mehta, direttore a vita dell'orchestra, sembra da tempo in procinto di lasciare, e così, nelle more, Firenze s'è lasciata sfuggire Daniele Gatti, accolto trionfalmente ad Amsterdam, al Concertgebow; Maggiodanza, il corpo di ballo del teatro, è stato sciolto e licenziato, e il nuovo teatro ha bisogno di altre consistenti risorse economiche per essere completato. Dove li troverà ora che l'occasione dell'anniversario 150° dell'Unità d'Italia è passato e la cricca è finita dietro le sbarre? Ma forse Renzi li troverà in un modo o nell'altro, per darli al teatro d'opera della sua città ed agli amici Nardella e Bianchi.
Al Teatro Lirico di Cagliari è andata in scena l'ennesima tragicommedia per la succesione a Mauro Meli , tornato per la seconda volta in Sardegna, e per la seconda volta fatto fuori dal rinnovato CdI. Meli era tornato a Cagliari dopo l'uscita di scena della Crivellenti, nominata sovrintendente per volontà e virtù di Gianni Letta e Salvo Nastasi. Per la successione a Meli, richiamato per evitare che la nave affondasse, il sindaco Zedda aveva bandito il solito concorso farsa, al quale s'era naturalmente presentato anche Meli, inviso al sindaco,ma gradito e sostenuto dalla Barracciu, ora sottosegretario ai beni Culturali, per volontà di Renzi, il quale per proteggerla dal fuoco amico del suo stesso PD, a seguito delle spese pazze di carburante delle quali non aveva saputo dare convincenti giustificazioni, l'ha chiamata sul continente.
A Cagliari è approdata Angela Spocci, anzi riapprodata. Conosce l'amministrazione a causa di precedenti importanti incarichi, ma deve ricostruire il teatro, formulare in breve una programmazione, che ora manca, e fare ogni cosa perchè i buchi di bilancio vengano coperti e mai più prodotti. Impresa non facile. E poi avrà bisogno anche di un direttore artistico che l'affianchi e, perchè no, anche di un direttore musicale, perchè un'orchestra, che spesso è stata osannata da giornalisti prezzolati, ma che è passata attraverso tempeste di ogni genere e di lunga durata è chiaro che ha bisogno di essere rifondata. Avrà la Spocci la forza ed anche i mezzi per permettersi un direttore stabile dell'orchestra, a questo punto molto utile, anzi indispensabile? Apprendiamo , mentre scriviamo, che i sindacati chiedono le dimissioni della Spocci, per incapacità, calo vistoso di pubblico e di abbonamenti. Ci risiamo.
E Roma? Sempre meno ladrona di quanto i ladri della Lega di Bossi e Salvini farebbero intendere. Mandati a casa gli incapaci di professione che hanno avuto all'Opera per un triennio il loro quartier generale, il Teatro dell'Opera sembra navigare in acque più tranquille pur ricorrendo alla legge Bray, il cui sovrintendente da poco è stato ufficialmente nominato, Carlo Fuortes. Il quale, nei mesi del casino generale, aveva persino carezzato l'insane progetto di 'esternalizzare' orchestra e coro, facendo la figura dell'ignorante agli occhi dell'Europa musicale. Non agli occhi dell' ignorante Marino e della sua collaboratrice Marinelli che, anche per amor di partito, ne hanno elogiato le doti di amministratore, nelle quali erano compresi anche i modi spicci e i passi falsi. Il quale, per una ennesima decisione di non scegliere, ha lasciato i suoi più stretti collaboartori al loro posto ( da Alessio Vlad a Roberto Gabbiani) ha annunciato l'arrivo come direttrice del corpo di ballo della debuttante nel ruolo Eleonora Abbagnato, la bravisima ed avvenente ballerina, moglie di un calciatore di una squadra cittadina e perciò accasata a Roma, la cui nomina è un'ulteriore dimostrazione della incapacità ed inadeguatezza di Fuortes e Marino a governare una istituzione come il teatro dell'Opera. Anche Caracalla nelle loro mani finirà per diventare un circo equestre o una 'disneyland' dello spettacolo, con rovine originali. Il tempo lo dirà. Ed ora temiamo anche per l'annunciata prossima nomina del direttore musicale, purtroppo minacciata. Mentre Fuortes ha annunciato che il suo tetaro varà non uno ma due direttori artistici, il secondo ( o primo?) è Battistelli, relegato al ruolo di programmare il 'moderno' in teatro e la la stagione sinfonica.
Dall'altra parte del Tevere viaggia tranquilla l'Accademia di Santa Cecilia, dove da poco è cambiato il timoniere, che ora è Michele dall'Ongaro, gran manovratore, mentre tutto lo staff creato da Cagli e ben oleato e foraggiato economicamente, resta lo stesso, come pure al suo posto resta Antonio Pappano, vera gloria dell'Accademia, per i prossimi cinque anni. Dall'Ongaro viene alla scuola di Cagli e perciò è assai difficile, a dispetto delle dichiazioni di inizo mandato, come quella di una maggiore attenzione agli artisti italiani, che qualcosa possa cambiare. E del resto Dall'Ongaro agli italiani non ha mai prestato attenzione, anche nel suo precedente incarico all'Orchestra sinfonica nazionale della Rai di Torino; perchè dovrà fare a Roma ciò che non ha mai fatto a Torino? Comunque a Santa Cecilia, finchè c'è Pappano c'è speranza, andato via lui, i Cagli, un tempo, o i Dall'Ongaro ora, poco o nulla possono fare.
Il Teatro San Carlo di Napoli nella tempesta, con il braccio di ferro tra il sindaco De Magistris, in minoranza nel CdI, e il ministero di Nastasi, per la nomina del nuovo sovrintendente, che Nastasi vorrebbe ancora Purchia e De Magistris assolutamente no, ha vinto proprio il Ministero. Riconfermata, la Purchia, la signora ragioniera, richiamerà il direttore artistico De Vivo, geometra (come assicurano i bene informati napoletani)? Solo con la riconferma della Purchia il teatro potrà godere di tanti benefici ministeriali, come, in passato, quell'enorme dispendio di denaro pubblico che è stata la inutile trasferta americana, a San Francisco, dei complessi del teatro, interamente finanziata da Nastasi che voleva dar lustro al teatro di cui era stato fino a poco prima commissario. Una vergogna. Per la quale, solo per questa, dovrebbero indagarlo e metterlo fuori gioco. Il posto lasciato vuoto dalla Purchia a Catania, dove si era impegnata con il sindaco Bianco a trasferirsi, è stato felicemente occupato da Roberto Grossi, presidente di Federculture, già direttore generale di Santa cecilia, persona per bene e competente e con molte idee.
Il Teatro Petruzzelli di Bari, la più giovane tra le Fondazioni liriche italiane, con qualche vantaggio che tale gioventà presenta, sembra messo in sicurezza dal sindaco Decaro, che ha voluto al vertice come presidente- unico caso in Italia dove le Fondazioni sono presiedute dai sindaci - lo scrittore-magistrato Carofiglio, che ha sostenuto la riconferma di Massimo Biscardi alla sovrintendenza (ruolo nel quale anche lui è un vero debuttante, avendo sempre svolto mansioni di direttore artistico), benchè osteggiato - come riferiscono i bene informati - da Nastasi, sempre lui. Basta! Ora il teatro barese ha bisogno di tutto: di una programmazione vera, degna di una fondazione lirica almeno come produttività; dopo l'uscita di scena di Daniele Rustioni, finito al Teatro di Lione in Francia, di un direttore musicale senza il quale una orchestra giovane rischia di restare sempre giovane e non maturare mai, ed ha bisogno anche di idee oltre che di soldi che comunque Decaro non gli farà mancare.
Infine il Teatro Massimo di Palermo dove è tornato, come il postino del celebre film, per la seocnda volta, Franceco Giambrone, attendente del sindaco palermitano. Lui il Massimo l'aveva già governato una volta, ne era uscito fra polemiche e anche debiti(?), era rimasto per qualche tempo a spasso - insegnando in varie università come in Italia è accaduto a vari amministratori che avrebbero dovuto essere titolari di diritto delle cattedre di 'disastro economico' - per poi approdare a Firenze da dove era dovuto andar via, sempre per i suoi meriti di cattivo amministratore. A Palermo ha chiamato un debuttante nella direzione artistica, Oscar Pizzo, che le ossa se le è fatte con 'Contemporanea', all'Auditorium di Roma, fedelissimo di Fuortes, ma assolutamente a digiuno di teatro d'opera e di vocalità; per l'una e l'altra mancanza supplisce Giambrone, il quale s'è voluto circondare di un altro siciliano per la direzione stabile dell'orchestra: Gabriele Ferro che, in questa stagione, visto il suo importante ruolo, dirige un titolo appena.
                                                                      (SUONO, mensile. per gentile concessione)







martedì 14 aprile 2015

Zubin Mehta lascerà l'Opera di Firenze dopo il 2017

Della successione al noto direttore indiano, fedelissimo alla sua orchestra fiorentina, al punto di scegliere di vivere in una bella dimora sulle colline, si parla da tempo, e negli ultimi mesi s'é perfino detto che stava lì lì per lasciare il suo posto a Daniele Gatti. Nelle more dell'indecisione, Gatti è stato nominato ad Amsterdam, al Concertgebouw, e perciò addio Firenze. Vuoi mettere Amsterdam con Firenze? Ora il sovrintendente Bianchi, a margine della presentazione dell'opera inaugurale del prossimo Maggio ( settantottesimo), ha annunciato che  si sta pensando al successore di Mehta, che comunque resterà legato all'Opera di Firenze anche dopo il 2017, e che  lo sarà per l'eternità, direttore a vita', che è poi la sorte dei direttori che lasciano, da karajan (Berliner) a Muti (Opera di Roma).
 L'unica cosa che  Bianchi deve fare e presto è pensare ad un nome di prestigio, per ridare, qualora lo abbia perso anche solo in parte o corra il pericolo di perderlo in futuro, smalto all'orchestra. E perciò bando ai giovanotti che  in questi ultimi tempi, sull'esempio, da non imitare, della Scala gestione Lissner, hanno scorazzato in Italia, e scelta di una bacchetta sicura, anche non italiana, come nella tradizione fiorentina, dopo Muti.
 Le orchestre italiane, tutte senza eccezione, hanno bisogno di direttori autorevoli e preparati, senza dei quali, in un batter d'occhio le orchestre si adagiano e finiscono agli ultimi posti della classifica di eccellenza. I grandi teatri, quelli che vantano storica tradizione, devono assicurarsi grandi direttori. Questa regola di buon senso non conosce eccezioni. Ogni volta che si è voluto disattenderla, la catastrofe si è puntualmente presentata. E i giovani, i giovani, per i quali quasi ogni giorno ci battiamo? I giovani, specie nella direzione d'orchestra - che è cosa molto diversa da uno strumento - devono fare il loro  apprendistato non alla Scala o in altri prestigiose istituzioni; queste  devono sempre rappresentare un traguardo ed un punto di arrivo, mai di partenza, anche in presenza di particolari doti. Mentre oggi accade che un qualunque giovane, dotato, basta che goda dell' appoggio di un direttore celebre, e debutta alla Scala, anche se non sa tenere ancora la bacchetta in mano. Non deve generare qualche sospetto, il fatto che queste improvvise fortune tocchino quasi sempre direttorini stranieri, mai un giovane italiano al quale si domanda di fare la gavetta fuori Italia o in Italia, prima di accedere ai grandi palcoscenici del suo e nostro paese?
Perciò Bianchi scelga sulla base della bravura, dell'esperienza ed anche del carisma ( un pò non guasta), il suo prossimo direttore stabile. E non chieda consigli a Nardella, o peggio a Renzi o addirittura a Nastasi - che negli ultimi tempi sì  è distinto soprattutto per pasticci e casini e che nulla sa della materia - si fidi di chi della materia ne capisce e non ha nessun figlio di... da proporre .

venerdì 20 febbraio 2015

Maggio fiorentino 2015. Se questo può essere il festival di un grande teatro

Leggendo il programma del prossimo Maggio Fiorentino, 78° della storia, si resta un pò perplessi dalle opere in cartellone. Certo si tratta di un festival, ma è un festival ospitato in una grande città ed in uno dei grandi teatri, nuovissimo - sempre che venga completato - e con una capienza di tutto rispetto, il che rende tale festival, alle origini con funzioni diverse da oggi,un festival sui generis. L'eventuale paragone con Ravenna o Spoleto non può essere fatto. Sono festival che sperimentano ma in luoghi e spazi piccoli ecc...
Si programma il Fidelio, poi un'opera di Britten, Il giro di vite, (che, se ricordiamo, era in cartellone l'anno scorso e poi venne cancellata), Candide di Bernstein e il Pelléas di Debussy. Insomma nessuna opera di repertorio. Un festival con tale fisionomia può andar bene a Martina Franca( dove lavora Triola, direttore generale del Maggio), può funzionare a Jesi (da dove veniva il consulente artistico che ora non figura più nell'organigramma del Maggio, ma che certo ha lavorato a questo programma; mentre oggi ricopre la carica di coordinatore artistico, Pierangelo Conte) ma meno a Firenze.
Allora vien da chiedersi se un festival così particolare non debba tener presente, nella programmazione, esigenze che riguardano l'interesse del pubblico; senza fissarsi prevalentemente sugli specialisti e sui riscontri che opere non molto frequentate esercitano sui critici che, come è noto, non riempiono i teatri e non pagano neppure il biglietto.
Bianchi deve pensare anche e soprattutto a riempire il teatro, non dimenticando il suo obbligo a presentare spettacoli sempre di altissima qualità.
Con queste tecniche negli anni passati, e forse ancora oggi, si imbarcavano carovane di critici per Palermo e Cagliari, accolti sempre in pompa magna e ben ospitati, i quali tutti, indistintamente, scrivevano bene e 'facevano aria' ai nomi degli amministratori, proprio mentre chiudevano orecchie e occhi su quel che ascoltavano e che si vedeva in palcoscenico.
Bianchi, che chiude il corpo di ballo, non può consentire che la programmazione del suo teatro sia troppo anomala rispetto agli standard di un grande teatro pubblico, finanziato con i nostri soldi e che, salvo le specifiche tradizioni storiche, deve anche pensare a conservare e tener viva la grande tradizione del melodramma, soprattutto italiana.
Le collaborazioni poi con Valencia, dove il sovrintendente è in galera per spese pazze ed altro, per via della compresenza di Mehta, e quella con Jesi ( ma non c'era di meglio?); e, per un'altra opera, anche con Tutino, un tempo padrone di Triola, sono cose che gettano sospetti di congreghe e scambi di favori per riconoscenza, che al pubblico che paga non interessano, e che sono ancora duri a morire.


Su tutto questo sarebbe opportuno che il sovrintendente Bianchi e, con lui, il sindaco violinista Nardella, facessero qualche riflessione. Per il resto, buon Maggio!