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mercoledì 2 novembre 2016

Teatro Comunale di Bologna. In casa PD c'è maretta a causa delle decisioni della Commissione Centrale Musica del Ministero di Franceschini

Qualche mese fa, ad inizio estate, s'era fatto sentire Vergnao, sovrintendente a Torino, quando aveva ammonito la Commissione Centrale Musica, in procinto di esaminare  qualitativamente i dati delle produzioni delle Fondazioni liriche, a guardar bene le carte, essendosi ritenuto, nell'anno precedente, sottostimato in tale giudizio.  Forse accogliendo tale invito,  l'esame della qualità delle produzioni del 2015 era stata più favorevole al Regio di Torino, come pure alla Fenice - sulla cui complessiva produzione e conduzione, il giudizio è da tempo positivo.

Perché tanta attenzione al giudizio di una commissione, la cui autorevolezza è data solo dalla nomina ministeriale e da nessun altro  merito o capacità vantabile dai singoli componenti?
Perchè, secondo il decreto, infame, di Nastasi, avallato dal solito 'mezzodisastro' Franceschini, il 25% dell'attribuzione del FUS dipende dal giudizio di qualità stilato dalla commissione, soi disant: Centrale Musica; ed il restante 75%, per il 50% dalla quantità della produzione e , per il restante 25%, dalla autonoma  capacità delle Fondazioni di procurarsi mezzi, attraverso soprattutto sponsor.
 Contro quel decreto era stata avanzata obiezione al TAR che l'aveva accolta, dichiarando al Ministero che quel decreto era contro la legge, e dunque invitandolo a cambiare musica.
 'Mezzodisastro' che aveva fatto? Aveva opposto che si sarebbe rivolto al Consiglio di Stato, e nell'attesa della decisione,  che avrebbe sospeso il pagamento dei finanziamenti alle Fondazioni liriche. Un vero e proprio ricatto: Zitti altrimenti vi metto il cappio alla gola! Cosa sia successo è cosa nota: quella sentenza è stata momentaneamente sospesa per continuare l'erogazione dei finanziamenti pubblici alle Fondazioni liriche.

Adesso che la Commissione s'è nuovamente riunita, ad inizio estate, ed ha preso in esame i resoconti artistici dell'anno precedente, il Comunale di Bologna, e non solo quello, è stato penalizzato da un giudizio artistico negativo, con conseguente decurtazione dei fondi. Ma come,  accusa, l'assessore alla cultura del Comune, PD come Franceschini? Il giudizio della Commissione è da modificarsi, se non altro perché  quella stagione giudicata non positivamente dalla Commissione, è stata per più di una occasione premiata dal giudizio dei Critici musicali italiani,  pur accettando che non sempre coincide con il giudizio della commissione e neppure con quello del pubblico.

E da questo contrasto insanabile in casa PD,  piovono contestazioni fra Comunale di Bologna, retto dal PDino Nicola Sani - come anche dal Comune in mano al PD - ed il ministero del PDino 'mezzodisastro ' Franceschini, che rischia di portare sull'orlo del fallimento il disastrato teatro bolognese, premiato dai critici ma amministrato malamente dalla dirigenza.

mercoledì 22 luglio 2015

La rivista che un tempo piaceva- senza ragione- ed ora non piace più, con mille ragioni

Con una nota inviata ad una agenzia di stampa l'associazione che raggruppa le Fondazioni lirico sinfoniche, ha risposto ad alcuni appunti mossi ai teatri italiani in tema di repertorio, da una rivista di musica. A proposito delle mensili  'similinchieste' della rivista, l'ultima delle quali riguardava appunto  i teatri lirici, abbiamo scritto qualche settimana fa, dicendo che la deprecata, dalla rivista, 'arenizzazione' dei nostri teatri,  appare a  noi  come una sorta di manna, quando i titoli programmati - 'di repertorio', che strettamente inteso non comprende solo Tosche e Traviate - vengono presentati 'comme il faut' ; e consentono di vedere ogni anno almeno una qualche Traviata o Tosca. Ce lo dicano gli acuti ricercatori della rivista delle 'similinchieste', se non dobbiamo gioire dei teatri pieni?
 Colpisce  che l'Anfols, per bocca del suo presidente, abbia sentito il bisogno di rimbeccare le conclusioni della rivista, di smentirla, solo perchè dava addosso, acriticamente, ai teatri; mentre andava bene quando distribuiva, senza ragione, 'dieci a lode' a troppi sovrintendenti di ultima generazione.
A dimostrazione del valore delle 'similinchieste della rivista di musica italiana, valgano due esempi: nessuno si è rivoltato contro la rivista quando scriveva, un esempio tra mille, che l'Orchestra di Santa Cecilia, con tutto il rispetto, era la prima o la seconda nel mondo ( Boom!) o che la Callas era la più grande cantante del secolo (davvero?). Bufala nel primo caso, ovvia banalità nel secondo: queste le conclusioni delle similinchieste?
Recita il comunicato dell'Anfols:
Il nostro comparto è protagonista di un grande sforzo organizzativo e artistico, per salvaguardare la vita delle Fondazioni liriche italiane e conseguentemente i loro progetti culturali oltre alle migliaia di posti di lavoro che ne dipendono. Sono aumentati pubblico, produzione e produttività e questi non paiono essere dati positivi”. È quanto scrive l’Anfols, in una nota a firma del suo presidente, Cristiano Chiarot.
Secondo la rivista a fronte di un innegabile aumento di produttività e presenza di pubblico, più volte sottolineato in precedenti inchieste, le Fondazioni liriche mostrerebbero cartelloni sempre più appiattiti sul repertorio tradizionale: allestimenti di ‘Tosche’ e ‘Traviate’ in aumento, e sempre meno novità o riscoperte, con messe in scena di opere del Novecento o del Barocco a fare da cenerentole. “Gli esami per le Fondazioni liriche non finiscono mai e ciò è sempre di aiuto anche se va rilevato che spesso, purtroppo, in sede di giudizio non tutti gli aspetti delle questioni sollevate sono valutati adeguatamente”. Il sovrintendente della Fenice, nel suo ruolo di presidente dell’Anfols, rivendica “lo sforzo compiuto da tutte le Fondazioni per dare spazio a nuove produzioni e nuovi autori”.
“Nell’analizzare le stagioni – si legge ancora nella nota – ad esempio, forse non si sarebbe dovuto dimenticare l’andamento del Fus e come nessuna delle dodici fondazioni liriche aderenti all’Anfols ha ricevuto finanziamenti straordinari, anzi stiamo aspettando con trepidazione i risultati degli sforzi che il ministro Franceschini sta facendo per reintegrare il taglio apportatoci nel Fus del 2015″. “Evidentemente - conclude Chiarot - questo riassetto ha convinto molti a non ripetere gli errori del passato, relativamente a scelte di programmazione e di gestione che avevano messo a repentaglio la vita stessa delle nostre istituzioni”.

giovedì 9 aprile 2015

Amministrazione trasparente OSCURATA alla IUC e al Comunale di Bologna

E' da tempo che ci battiamo perché i dati relativi ai compensi dei vertici e dei collaboratori  apicali delle istituzioni musicali, in primis le Fondazioni lirico-sinfoniche,  finanziate con soldi pubblici, siano presenti sui siti ufficiali delle istituzioni, ed accessibili a tutti, nella pagina 'Amministrazione trasparente'. Come prescrive la legge ( DL 33/13). Notiamo, invece, che per venire a capo di detta pagina, quando è presente, occorre  superare un percorso ad ostacoli fatto apposta perché tali dati non sino facilmente accessibili a chiunque voglia conoscerli, senza che la legge che li prescrive  faccia nulla per rimediarvi (per la solita perversa complicità che lega istituzioni e ministero -Nastasi - che dovrebbe, invece, vigilare sull'osservanza di tale norma e che aveva minacciato un taglio ai finanziamenti laddove tali dati non fossero stati forniti). Noi saremmo anche per la pubblicità dei compensi agli artisti scritturati. per la semplice ragione che anche lì,  quando si discute del problema, si leggono cose inverosimili e lontanissime dalla realtà, mentre poi si riscontra nei rari casi scandalosi che vengono alla luce, come si spenda senza regole. Come ci pare, a tal proposito, di aver letto per le recite di Turandot andata in scena  l'estate scorsa al Lirico di Cagliari, gestione Meli, costato al pari di un allestimento scaligero. Può farlo un ente che ha voragini nel bilancio? E il Ministero può lasciar correre, senza intervenire?
 Crediamo che se anche i cachet degli artisti fossero resi pubblici, tanti casini, imbrogli, compensi esosi da un lato e ritardi vergognosi nei pagamenti ai più deboli, potrebbero finalmente essere archiviati.
 A tale proposito, lo abbiamo più volte scritto, non riusciamo a leggere da nessuna parte, nel sito della Istituzione Universitaria dei Concerti (IUC) di Roma, quale sia il compenso di Francesca Fortuna, direttore generale dell'istituzione; mentre leggiamo che tutti gli altri componenti il consiglio direttivo - nel quale siede un'altra Fortuna (Altea, chi è)  - e quello artistico, collaborarono GRATUITAMENTE. Perchè soltanto del direttore generale, che non compare nelle due liste di collaboratori gratuiti, non possiamo sapere quanto guadagna? Non è facoltativo da parte della IUC renderlo noto. Lo prescrive la legge.
 Come non riusciamo ancora a leggere sul sito del Teatro Comunale di Bologna, dove da un paio di mesi si è insediato il nuovo sovrintendente Nicola Sani che, evidentemente, già direttore artistico, vorrà tenere per sé le due cariche, quanto guadagni ad anno nel quinquennio in cui resterà in carica.
 Certo si è insediato da poco, ma  il suo compenso  dovrebbe essere stato già stabilito, perché allora non viene  reso noto nella pagina 'amministrazione trasparente', dove i dati più recenti riguardano il 2014?
Nel caso del Comunale di Bologna e di  Nicola Sani  ci spinge una curiosità ulteriore. Ernani, suo predecessore, guadagnava meno di tutti gli altri sovrintendente in Italia ( 120.000 Euro circa) e lui, allora consulente per la direzione artistica, neppure 70.000 Euro. Ci piacerebbe sapere se, ora, nella doppia carica di sovrintendente e direttore artistico, abbia intenzione di cumulare i due compensi, anche per rifarsi di quello abbastanza basso della sua precedente prestazione bolognese. Faceva così Cagli, beneficiando a Santa Cecilia di un compenso annuo di ben oltre 300.000 Euro, sebbene avesse poi una schiera di collaboratori per la direzione artistica che quindi troppo cara veniva a costare, e fa così anche dall'Ongaro, suo successore, che ha fissato il suo compenso al massimo previsto dalla legge: 240.000 Euro.
 Mentre fa il furbo Fuortes, all'Opera di Roma, dove ha dichiarato di percepire appena (!) 177.000 Euro, dimenticando di annotare che, nei primi cinque mesi di quest'anno, Musica per Roma, dove resta ancora Amministratore delegato, lo compenserà con altri 62.000 Euro che portano il suo compenso totale per il 2015, a 239.000 Euro, ben al di sotto del suo omologo a Santa Cecilia.  Di Un ( pardon:1.000) Euro.
 A quando allora, la pubblicazione?

martedì 20 gennaio 2015

Al Comunale di Bologna stanno per cambiare le cose? Sani sovrintendente?

Sembrerebbe di sì, se ci si attiene semplicemente ad una notizia apparsa l'altro ieri sui  giornali ( Corriere, intervista di Valeri Cappelli), e cioè che Nicola Sani succederà a Francesco Ernani sulla poltrona di sovrintendente dello storico teatro bolognese, dove in questi anni, ancora in coppia con Ernani (che l'ha chiamato dopo la comune esperienza all'Opera di Roma, da dove furono fatti sloggiare con l'arrivo di Alemanno al Campidoglio, e con la spinta di Nastasi che voleva far pagare a Ernani  le critiche mossegli pubblicamente), ha retto il teatro, per volontà della ex commissaria comunale Cancellieri che ha sempre avuto una stima profonda di Ernani.
Ora, al giro di boa impresso dalla nuova legge Bray ( 'Valore cultura') nei teatri si stanno insediando i nuovi 'consigli di indirizzo', che devono segnalare al ministro una terna di candidati alla sovrintendenza, il quale fa poi la scelta.
E, sembra, che per Bologna la scelta che si farà, salvo cambiamenti dell'ultimo minuto, sarà quella di Nicola Sani. Compositore del filone 'suoni (elettronici) e immagini', messosi in luce attraverso la Fondazione Scelsi dove ha dimostrato di saperci fare per Scelsi, ed anche per sé - meritato riconoscimento - passato poi per la avventura, stroncata anzitempo, all'Opera di Roma, dove aveva dalla sua tutti i giornali avanguardisti ( nel senso dei giornali che plaudono sempre alle regie d'avanguardia, un pò meno alle esecuzioni di qualità con cast appropriati), per finire poi a Bologna dove proseguendo sulla linea 'romana' ha  parallelamente dato spazio a filoni  concertistici, di quelli che ancora una volta piacciono ai giornali 'avanguardistici', mettendoci dentro  chi ( anche figli di...) si tira dietro altrettanti giornali amici, sempre con progetti 'sinistri' (di sinistra, s'intende) molto apprezzati ( Luigi Nono, Resistenza, musica russo-sovietica), meritandosi poi anche di essere considerato un lavoratore indefesso ed a baso costo( lui è il meno pagato dei direttori artistici in Italia,  salvo Palermo, dove Oscar Pizzo lavora gratis).
 Ora , invece, forse con la benedizione di Nastasi che farebbe pagare a Ernani quel che non è riuscito a fargli pagare a Roma, Sani sarebbe il candidato più quotato per la successione  come sovrintendente.  E noi siamo felici. Per lui, Sani intendiamo.
Ma non siamo altrettanto felici per il teatro. Si può essere contenti di un nuovo sovrintendente di un importante teatro che non ha mai e altrove fatto il sovrintendente, quindi senza alcuna esperienza di gestione generale di una importante istituzione - nulla a che vedere con la Fondazione Scelsi?
 Non sarebbe meglio un amministratore provetto con la passione della musica, lasciando continuare a Sani il lavoro di direzione artistica nella quale a detta di tutti ci sa fare?  In  fondo sarebbe più logico mandarlo alla Scala ( dove comunque c'è una rete di protezione artistica che supplisce alle deficienze di qualunque direttore artistico) sempre come direttore artistico, che  promuoverlo a Bologna come sovrintendente.

martedì 18 novembre 2014

Bologna contro Firenze. Perchè nessuno fa il nome di Mario Messinis

La notizia dell'arrivo a Bologna, il prossimo dicembre per il 'Bologna Festival' - la cui direzione artistica, dalla notte dei tempi, è affidata a Mario Messinis, critico musicale del Gazzettino di Venezia e negli anni passati, anche e contemporaneamente, direttore della Biennale o Sovrintendente della Fe nice, Premio 'una vita nella musica', e mille altri incarichi anche per Casa Ricordi, assieme a quello di professore al Conservatorio veneziano - tutto regolare? - dell'Orchestra dell'Opera di Firenze con il suo direttore Zubin Mehta, ha creato tensione  fra  i rappresentanti sindacali del Comunale di Bologna che avrebbero voluto che ad essere invitati fossero i complessi del Comunale bolognese. Perchè - hanno detto - dare ad 'altri' quasi 100.000 Euro (quanto sarebbe il costo di quel concerto), in un periodo di crisi?
 Hanno ragione? Hanno torto? Forse l'una e l'altro. Hanno ragione a dire che su un budget di 300.000 Euro circa, spenderne 100.000 per avere un'orchestra che si può ascoltare facendo il viaggio di un'ora da Bologna a Firenze, non è il caso, specie in periodo di crisi.
Hanno torto se pensano che in ogni caso, qualunque manifestazione di ogni genere, debba  utilizzare sempre e solo le forse cittadine. In questo secondo caso sbagliano. Noi abbiamo da sempre sostenuto che la mania di rivolgersi all'estero, così frequente nell'Italia provinciale, intrallazzona,mazzettara e scambista( non in ambito sessuale, o forse anche) , andrebbe sanzionata ufficialmente dal ministero che finanzia in massima parte le attività musicali in Italia, dai teatri alla più piccola associazione. Circoscrivere la ricerca di forze lavorative al perimetro ristretto di una città nella quale una manifestazione ha luogo è forse troppo.
 E' curioso però che in questa disputa nessuno tiri fuori,  chiamandolo a 'discolparsi' Mario Messinis,  direttore artistico del 'Bologna Festival' e dunque artefice di tale macroscopico errore, al di là della pretesa dei musicisti del Teatro Comunale di Bologna. Le manifestazione musicali alle quali Messinis - SEMPRE GRATUITAMENTE, ovvio - ha prestato qualche scintilla del suo genio creativo, ancora in perenne eruzione a dispetto degli anni, sono tante; mai un appunto è stato mosso all'utilizzo dei fondi, come invece si è fatto in questa occasione, mentre invece sarebbe stato opportuno ed utile ficcarci il naso per scoprire magari che dietro titoli solitamente di grande impatto, c'erano poi scelte abbastanza dozzinali.  Alle quali scelte potremmo riportare anche questa incriminata. ma , come si sa, gli intoccabili sono tali perchè non vanno toccati, e perchè guai a chi li tocca.
 Ci viene da riflettere anche su un altro festival che fa sfilare sotto le volte del Tempio malatestiano orchestre di pregio e dunque anche costose: la 'Sagra malatestiana' di Rimini, città che noi abbiamo sempre associato alle vacanze di mare  e non ad un festival di orchestre. Per esempio, chi lo paga quel festival? e i soldi chi controlla che vengano spesi bene?
 Semplici domande di un cronista curioso. Non accuse gratuite.