martedì 20 ottobre 2026

Meloni antiproteste. Selvaggia Lucarelli: Giorgia, ovvero 'della repressione mai dell'ascolto' ( da CinemaSerieTv)

 Selvaggia Lucarelli attacca Giorgia Meloni dopo il video con cui la presidente del Consiglio ha annunciato un nuovo decreto per contrastare le violenze durante le manifestazioni, con nuove misure penali, responsabilità economiche per i danni e la possibilità di applicare il fermo preventivo anche ai minorenni. La giornalista ha affidato a Instagram una lunga critica al provvedimento, accusando il governo di rispondere al disagio sociale con la repressione anziché interventi capaci di affrontare le cause della rabbia giovanile.

Nel suo intervento, Meloni ha presentato le principali novità del decreto approvato dal Consiglio dei ministri dopo gli episodi di violenza registrati a Milano e in altre città italiane. Tra le misure annunciate figurano un nuovo reato legato alla partecipazione violenta alle manifestazioni, con pene fino a cinque anni di carcere e multe fino a 20mila euro, e il principio secondo cui chi provoca danni deve risarcirli, con la responsabilità dei genitori per i figli minorenni.

Il provvedimento interviene inoltre sulla disciplina relativa ai ragazzi tra i 14 e i 18 anni, rendendo operativa la presunzione della capacità di comprendere le proprie azioni, salvo prova contraria, e ampliando ai minorenni la possibilità di fermo preventivo. Meloni ha annunciato anche l’invio di 500 militari in più a Milano fino alla fine dell’anno e un potenziamento delle risorse per la giustizia minorile.

“Manifestare è un diritto, mettere a ferro e fuoco le nostre città non lo è”, ha dichiarato la presidente del Consiglio, ribadendo la volontà di contrastare con fermezza devastazioni e saccheggi.

Selvaggia Lucarelli a Verissimo

La replica di Selvaggia Lucarelli è stata durissima. La giornalista ha contestato l’impostazione repressiva delle misure annunciate da Meloni, sostenendo che punizioni più severe e nuove norme non siano la risposta al disagio e alla rabbia dei giovani.

“Brava Giorgia. Rispondi al disagio, alla rabbia sociale, alla mancanza di un’idea di presente e di futuro con la repressione. È proprio una bella trovata”, ha scritto su Instagram, criticando in particolare le conseguenze che il carcere potrebbe avere sui minorenni e il rischio che, anziché favorire il reinserimento, finisca per alimentare nuove forme di delinquenza.

“Fai partorire nuove leggi a questo governo sempre gravido di norme e punizioni per i giovani. Spaventali, annuncia nuovi reati con la camicetta bianca inamidata e l’aria torva da matrigna, ricorda ancora una volta alle nuove generazioni che questo governo è capace di schiaffi e mai di ascolto. Fai arrestare, manganellare, interrogare, perquisire, vai Giorgia, sempre più dura, sempre più cattiva”

Lucarelli ha poi attaccato il governo per quella che considera una politica fatta di divieti e punizioni, senza sufficiente attenzione alle condizioni sociali ed economiche delle nuove generazioni. Nel mirino anche la responsabilità economica attribuita alle famiglie per i danni provocati dai figli e l’annuncio dell’invio di altri militari a Milano.

“Sei la villain delle nuove generazioni: contesti l’ambizione di un futuro migliore come aggravante”, ha scritto la giornalista, accusando la presidente del Consiglio di colpire soprattutto i ragazzi e le famiglie più povere.

Nella parte finale del suo intervento, Lucarelli ha sostenuto che l’inasprimento delle misure di sicurezza rischi di alimentare proprio quella rabbia che il governo dichiara di voler contenere. “È il vantaggio di governare senza risolvere i problemi: non resti mai senza nemici“, ha scritto, contestando una strategia che, a suo giudizio, rischia di trasformare il disagio sociale in un problema esclusivamente di ordine pubblico.

La giornalista ha concluso con un avvertimento rivolto direttamente a Meloni: “Speriamo che tu riesca a spegnere gli incendi meglio di come stai alimentando la rabbia, ma temo che ciò che tu vedi ‘acqua’ sia un fiume in piena. Di benzina”. Un attacco che mette al centro lo scontro tra la linea del governo, orientata a rafforzare gli strumenti di sicurezza, e la richiesta di affrontare anche le cause sociali della protesta.

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