sabato 31 marzo 2018

Lega e Cinquestelle alla prova del governo in comune

Ieri Lilli Gruber, nel suo programma serale su La 7, ha mostrare ai suoi ospiti un breve filmato nel quale erano condensate le botte da orbi che Lega e Cinquestelle si son dati vicendevolmente  durante la campagna elettorale. Ci è mancato poco che  scendessero anche nel personale, aggettivando, come solo chi non ha nulla da perdere sa fare, perfino mogli e compagne.

 Ed ora, a elezioni avvenute, senza che ci sia un vincitore in grado di governare da solo, Lega e Cinquestelle dovrebbero, dimenticare  tutto il fango che vicendevolmente si sono gettati in faccia, per governare insieme? Pare proprio di sì. Perchè  nè l'una nè gli altri  vogliono farsi scappare l'occasione di  mostrare come sanno governare. Nel terrore generale dell'Italia e dell'Europa.

 E, infatti, mentre cominciano a fare sconti sulla  attraente lista della spesa che avevano esposto ai cittadini prima del voto, sembrano fare a gara  a chi  riesce a non  essere messo alla prova, per il timore di fallire nel raggiungimento degli obiettivi che , già sulla carta, facevano sorgere non pochi dubbi.

  I Cinquestelle chiedono di avere l'incarico a formare il governo, sapendo che non ci riusciranno e quindi potranno sempre dire alle prossime elezioni, sicuramente  non molto lontane, che non gli  è stata data la possibilità di governare, altrimenti avrebbero rivoltato l'Italia come un pedalino. E nel caso  Mattarella glielo affidasse l'incarico, sanno che governare con la destra nella quale c'è anche Berlusconi, non sarà possibile, perchè altrimenti perderebbero proprio la faccia. Nel frattempo, avendo fatto  asso piglia tutto negli incarichi in Parlamento, dichiarano di volersi battere da subito per annullare i vitalizi. Almeno  potranno dire che loro,  finalmente nella casta, sono contro la casta.

E La Lega? Salvini sa che  nessuno accetterebbe, dentro e fuori Italia, un governo con lui premier e perciò gioca a tenere sotto tiro il suo  avversario o contendente, Di Maio, del quale vuole sembrare a tutti i costi più accomodante perfino più gentile, mostrando un volto che ancora oggi  mai nessuno aveva potuto cogliere nei dirigenti leghisti, ed ancor meno nel duro  Salvini.

 Intanto la Lega ha deciso con gli altri partner del centrodestra di volersi recare alle consultazioni da Mattarella in ordine sparso. E allora che fine  farebbe la coalizione che avrebbe vinto, per finta, le le elezioni?

La vera novità, dunque, sta nel fatto che Forza Italia, avrebbe deciso di andare da Mattarella con il suo capo, Berlusconi,  facendo finta di non sapere che tale decisione creerebbe non pochi imbarazzi istituzionali. Per la ragione che Berlusconi è stato condannato con sentenza definitiva per evasione fiscale ed anche altro ed è ancora  sotto processo per numerose altre storie, che ha perso il titolo di cavaliere ed è stato privato dei cosiddetti 'diritti civili' ecc... ecc... pur avendo scontato la pena e avendo richiesto di esser riabilitato, perchè si ritiene perseguitato.
Mattarella dovrebbe dirgli apertamente che non può riceverlo, anzi che non  intende riceverlo, dando ordine in portineria di non farlo passare per non essere costretto, una volta salito  al Quirinale, a metterlo alla porta, perchè Berlusconi ha anche abbastanza anni per non dover subire, umanamente, un simile affronto.

 Imbarazzo uguale dovrebbe avere anche l'attuale presidente del Senato, senatrice Casellati, strenua sostenitrice di Berlusconi, benefattore suo e della sua famiglia ( sua figlia ha lavorato a Publitalia per un certo tempo) che Lei ha sempre difeso contro la magistratura ingiusta che 'fa politica'. Che dirà a Mattarella di Berlusconi? Nel segreto del colloquio al colle si rimangerà tutto?

I motivi di imbarazzo, come si vede sono più d'uno, e comunque troppi per passare inosservati. A questi noi ne vogliamo aggiungere un altro, che non ha a che vedere con le consultazioni,  ma che riguarda direttamente Berlusconi, il quale da sempre ha avuto una badante.
Lui certo può permettersela, eccome, e ne ha anche diritto sia per l'età che per gli acciacchi. Però non abbiamo mai capito come mai la badante se la sia scelta fra le file dei suoi parlamentari: prima la Rossi ora la Ronzulli.  Insomma il Parlamento gli avrebbe messo a disposizione non solo i portaborse, come  fa con tutti gli altri eletti, ma anche un parlamentare, anzi una parlamentare, nelle funzioni di badante o 'femme de chambre', come direbbe Macron. A noi sembra, oltre che imbarazzante, anche ingiurioso. Ma Berlusconi non intende rinunciarvi, aggiungendola ai numerosi suoi impiegati e dipendenti, in servizio permanete  nella succursale del Parlamento, come Romani, Bergamini, Mulè.

E i contadini dell'Ulivo? Abbattuti per il magro raccolto delle ultime politiche, stanno a guardare.

venerdì 30 marzo 2018

Fabrizio Frizzi. Lasciatelo riposare in pace. Basta con l'ignobile sfruttamento

Continua ancora l'onda lunga della commozione che ha investito l'opinione pubblica, e, purtroppo, anche degli sciacalli sempre pronti ad approfittare  della morte di una persona gentile e perbene che la malattia ha strappato ai suoi troppo presto, Fabrizio Frizzi.
 Al suo funerale, in molti hanno pianto, sia in piazza che nella chiesa, lacrime sincere; mentre crediamo assai meno alle lacrime finte  di molti sepolcri imbellettati  piazzati nelle prime file della chiesa degli artisti in Piazza del Popolo.

 La Rai ha continuato ancora per giorni a sfruttare la tragica occasione, per  accreditarsi come la casa degli italiani dove solo poteva vivere quell'anima gentile di Fabrizio. Ma molti sanno che non è così.

 L'ondata di commozione vera della gente comune prodotto però anche un effetto anomalo, quando ha messo alla gogna coloro che non si sono mostrati in pubblico con la lacrima nella borsetta, pronti a sfoderarla a favore di telecamera.

Ieri, sul Corriere della Sera, due articoli, uno dei quali poderoso, davano ragione di critiche rivolte alla  Hunziker che  al funerale non s'era presentata in gramaglie. Ed un secondo, molto lungo che riferiva come la Carlucci non se la sarebbe sentita di andare in onda con 'Ballando', questa sera, perchè il dolore della morte di Fabrizio, suo amico da decenni, era ancora troppo forte ed inconsolabile, rimettendosi per la decisione definitiva  al volere dell'azienda. Insomma la Carlucci sarebbe stata così addolorata da temere di non riuscire a fare il suo lavoro a servizio della Rai e del pubblico? Boh! Alla morte di Ballandi , anche allora aveva pianto pubblicamente,  ma non s'era spinta a tanto, come per Frizzi.

 L'unica cosa  sensata che abbiamo letto in quel lungo pezzo del Corriere era quando la Carlucci ha suggerito ai dirigenti Rai di assumere, in segno di riconoscenza nei confronti di Frizzi che in Rai ha speso tutta la sua vita professionale, sua moglie Carlotta Mantovan, giornalista.

 Non dovrebbe essere  impossibile e neanche difficile. In Rai negli anni, quasi una regola, sono stati assunti figli, mogli ed amanti di dirigenti andati in pensione, o appena  intronizzati, o in procinto di esserlo, per non dare nell'occhio.  Tanto che in questi giorni ancora una volta è scoppiata una polemica relativa al 'posto ereditato'.

Perché, allora, non farlo alla luce del sole per la moglie ancora giovane, con figlia piccolissima, di uno dei volti più noti ed amati della televisione pubblica? Che aspettano? Si appuntino sul petto un'altra medaglia, questa sì,  'al merito' più di altre.

SOS ORGANO. A proposito del nuovo disco della cantautrice CARLOT-TA

Abbiamo  letto proprio oggi sul Venerdì di Repubblica di una cantautrice vercellese, giovane, nota con lo pseudonimo di CARLOT-TA, che ha appena inciso un nuovo disco, cantando, come di consueto, in inglese  ma  accompagnandosi, questa volta, con un organo del Settecento, a canne secche, che Lei stessa suona. E quale  non è stata la  nostra sorpresa nel  leggere di questo particolare tipo di canne, riferite ad un organo antico, come tanti se ne vedono ed ascoltano ancora in Italia.

Noi  che conosciamo discretamente l'organo strumento, un pò anche la relativa letteratura musicale, e   ci vantiamo di avere più di una infarinatura sull'organaria  antica a moderna, siamo rimasti di stucco nel leggere per la prima volta di canne 'secche'.

Ci siamo domandati cosa volesse dire quell'aggettivo riferito alle canne di un organo, che sono in parte metalliche,in parte lignee. Secca sta per 'non grassa', oppure secca come sinonimo di 'essiccata', sta dunque  per 'non umida'?

 Il dubbio che ci ha assaliti alla lettura ora non smette di tormentarci. Per porre fine a tale tormento chiediamo aiuto agli organari italiani, piccoli e grandi e sono tanti, perchè ci spieghino cosa voglia dire organo 'a canne secche'. Fino a quando non ce lo spiegheranno non dormiremo sonni tranquilli.

SOS ORGANARI, aiutateci!

Vi raccontiamo come nacque 'SCENA DI VENTO' per piccola orchestra di Salvatore Sciarrino. A futura memoria

Dopo aver raccontato l'altro ieri l'origine del Quartetto n.9  per archi di Salvatore Sciarrino, tenuto a battesimo il 29 settembre 2012, a Sansepolcro, dal Quartetto Prometeo,  nella Sala del Museo Civico, dove è tornato a risplendere, fresco di restauro, l'affresco di Piero della Francesca, La Resurrezione, crediamo  utile ricordare le circostanze nelle quali nacque un'altra composizione di Sciarrino, che fummo noi a suggerire ed a far commissionare dal Festival delle Nazioni di Città di Castello, nell'anno 2004, quando avemmo la responsabilità della direzione artistica del festival tifernate.
Anche perchè il musicista,  che pur ha scritto numerose presentazioni per le sue composizioni, raccontandone talvolta anche la genesi,  per quei tre pezzi che compongono ' Scena di vento' non  scrive nulla nel suo catalogo ufficiale, oltre  l'annotazione del festival che glieli commissionò.

 Verso la fine del festival, edizione XXXVII del 2004, che ci proponemmo fosse dedicato interamente alla 'Nuova Italia' - a mostrare cioè le nuove generazioni di interpreti ed anche a far riascoltare i grandi capolavori della musica italiana - precisamente il 4 settembre, negli Ex Essiccatoi del Museo Burri,  mettemmo in calendario l'esecuzione del celebre melologo di Richard Strauss Enoch Arden da Tennyson.
 Per quell'esecuzione, in un luogo così suggestivo, invitammo due  artisti fra i più apprezzati della scena teatrale e musicale italiana: Piera Degli Esposti, voce recitante, e Emanuele Arciuli, pianoforte.

Ci interessava  affermare soprattutto il valore di questo pianista che  una bella fetta della sua attività di interprete aveva destinato alla musica d'oggi ed a quella americana del Novecento. Piera Degli Esposti era  ed è tuttora un monumento vivente del nostro teatro e dunque per il nostro festival era un grande onore ospitarla.

Enoch Arden ci fece venire l'idea di chiedere a Sciarrino di scrivere  qualcosa da abbinare a quel melologo, che lo incorniciasse in qualche modo -  perchè, come nel caso del Quartetto n.9, la nostra designazione a direttore artistico avvenne con ritardo e chiedere al m. Sciarrino  di scrivere  per il festival  ( per la cui direzione lui stesso ci aveva proposto) una composizione  autonoma,  risultò imposssibile a  causa dei suoi precedenti gravosi impegni compositivi.

 Fu così che nacquero quei tre pezzi per un ensemble strumentale abbastanza sui generis ( affidati a strumentisti dell'Orchestra Verdi di Milano, diretti da Roberto Polastri), e che punteggiarono il melologo straussiano, fungendo da preludio interludio e finale. E, infatti, nel catalogo del festival Sciarrino aveva specificato : Tre sipari per Enoch Arden. Questa  specifica, poi  è scomparsa nel catalogo ufficiale del compositore;  e della Scena di vento, articolata in tre pezzi per ensemble, s'è persa ogni nozione circa la sua origine.

Quella serata fu memorabile. Chissà che una volta Radio Tre non la rimandi in onda, così come la registrò e trasmise in diretta. Era Radio Tre guidata da Michele Dall'Ongaro che con il 'nostro' festival si mostrò molto interessato. Temiamo che pensasse già a come far fruttare negli anni seguenti quella sua benevola attenzione - come ha fatto tante altre volte con  altri festival e istituzioni. Ma forse questo è solo un nostro cattivo pensiero. (Nè noi,  nè lui,  potevamo sapere che sarebbe stata l'unica edizione a noi affidata, a causa di dissidi  con  i reggitori  amministrativi del festival che mal tollerarono la nostra autonomia  decisionale nel campo della programmazione artistica.  Chi ha preso il nostro posto è lì da quindici anni. Chissà perchè! )

P.S. Ieri ascoltando per radio, a Radio Tre appunto, una intervista a Mario Messinis, a proposito del Bologna Festival, la cui direzione artistica gli  è affidata  ininterrottamente dal secolo scorso (dal 1993, e quindi da 25 anni, mentre lui di anni ne ha 86) ci è venuto da domandarci come mai la nostra direzione del Festival delle Nazioni , nonostante sia stata una delle più belle edizioni della sua storia, sia durata solo un anno e quella di Messinis al Bologna Festival duri da parecchi decenni. Non siamo riusciti a trovare una risposta  soddisfacente e logica. 
 Se qualcuno dei nostri lettori riuscisse a trovarla e ce la indicasse, gli saremmo grati.

giovedì 29 marzo 2018

Gli italiani si informano soprattutto attraverso la rete, pur ritenendola INAFFIDABILE, secondo il rapporto AGCOM

Gli italiani accedono all’informazione online prevalentemente attraverso fonti algoritmiche (in particolare social network e motori di ricerca), consultate dal 54% della popolazione, a scapito delle fonti editoriali come siti web e app di editori tradizionali o nativi digitali (39%).
E’ quanto emerge dal Rapporto sul consumo di informazione nel 2017 redatto dall’Autorita’ per le garanzie nelle comunicazioni. Secondo il report, la quasi totalita’ della popolazione italiana (97%) accede ai media anche per informarsi ed oltre l’80% lo fa quotidianamente.
La dieta informativa degli italiani e’ caratterizzata da uno spiccato fenomeno di cross-medialita’ che riguarda oltre i tre quarti della popolazione.  Solo la tv resiste ancora come mezzo dotato di un suo bacino (circa l’8% della popolazione) di utenza esclusiva. Rimane una nicchia di popolazione (5%) che non si informa affatto (almeno attraverso i mezzi di comunicazione di massa).

TV AL TOP, CRESCE IL WEB, TENGONO I QUOTIDIANI
La tv resta il mezzo con la maggiore valenza informativa, sia per frequenza di accesso anche a scopo informativo (90%), sia per importanza e attendibilita’ percepite. I quotidiani, benche’ consultati per informarsi tutti i giorni da meno del 20% degli individui, guadagnano terreno.
Ma a crescere e’ soprattutto Internet: il 70% della popolazione vi si affida per reperirvi notizie tanto da farlo salire al secondo posto per frequenza di accesso quando la finalita’ d’uso e’ informativa; piu’ di un quarto della popolazione lo reputa la fonte principale per informarsi. Tuttavia, l’attendibilita’ percepita delle fonti informative online rimane mediamente inferiore rispetto a quella delle fonti tradizionali. C’e’ pero’ un problema di fiducia ed affidabilita’: meno del 24% della popolazione ritiene i social affidabili. Sempre secondo la ricerca, un quarto dei minori non si informa o lo fa usando un solo mezzo di informazione, che e’ il web.

mercoledì 28 marzo 2018

La bellezza che salva. Dal diario del capitano inglese Anthony Clarke

Accadde nel 1944, ed io avevo 28 anni. Ero allora comandante di squadra nella batteria ‘A’ ChestnutTroop, Primo Reggimento, R.H.A. Il reggimento fungeva da artiglieria di sostegno all’indipendente Nona brigata corazzata e i Chestnut erano d’appoggio al Terzo Ussari. Ricordo che per un certo periodo restammo di stanza intorno a Città di Castello e che poi muovemmo verso nord. Fu durante questo spostamento che mi comandarono di trovare un punto d’osservazione che dominasse Sansepolcro.
 Da principio avanzai col mio carro sui declivi orientali delle colline che davano ad est, poi proseguii a piedi sui crinali, con un segnalatore ed una radio portatile, fino a raggiungere i più avanzati pendii. Ricavammo uno spiazzo all’interno di un gran cespuglio, ci sistemammo nella maniera più comoda possibile – stavamo infatti per trascorrervi l’intera giornata – e ci mettemmo ad osservare e ad aspettare. Non eravamo in comunicazione diretta con le nostre batterie (il che può aver avuto una qualche influenza su ciò che accadde in seguito), perché la nostra radio non ne aveva la portata. Eravamo, però, in contatto con il carro, la cui radio era sintonizzata con quella della batteria.
 Detti l’ordine che un cannone di una data fila e portata sparasse un colpo solo da qualche parte nel mezzo della valle; in questa maniera, se avessi dovuto cannoneggiare all’improvviso, avrei saputo quali ordini impartire, senza arrabattarmi qua e là con carta geografica e goniometro. I nostri cannoni si trovavano due o tre miglia a sud.

Restammo quindi in attesa. Sorse il sole nel cielo terso; davanti a noi si vedeva chiaramente Sansepolcro. C’era il sospetto che il nemico fosse ancora in città - mi dissero via radio - e, di conseguenza, dovevo cannoneggiarla prima che le nostre truppe si avvicinassero. Così regolai il tiro sulla città e feci partire due o tre scariche di batteria. Marcus Klinton, mio comandante di batteria, mi informò via radio che c’erano abbastanza munizioni e, perciò, potevo procedere ed anche usarne a mio piacimento. Il mattino seguente sarebbe stato lanciato l’attacco e nostro compito era liberare prima la città. Così cominciai a cannoneggiare Sansepolcro. Intanto con il binocolo scrutavo di lontano la città metro per metro, senza riuscire a scorgere da nessuna parte il minimo segno della presenza del nemico, anche se ciò naturalmente non voleva dire che avesse abbandonato la città.

In quel preciso istante, cominciò a tormentarmi un dubbio. Ma io il nome di Sansepolcro lo conoscevo già! Perché conoscevo quel nome? L’avevo sentito da qualche parte? Se me lo ricordavo, doveva essere stato in relazione a qualcosa di importante? Ma non riuscivo a ricordare bene né dove né quando.
 Nel frattempo io e il segnalatore ricevemmo la visita di un ragazzo, coperto di stracci, con un cane. Gli dicemmo:” Tedeschi…Sansepolcro”, indicando la città. Lui scosse il capo, fece una smorfia e indicò le colline. I tedeschi avevano abbandonato Sansepolcro; era, dunque, una ulteriore conferma alla mia ipotesi.

Fu allora che mi tornò in mente la ragione per cui conoscevo già il nome di Sansepolcro: “La più bella pittura del mondo!”.
 Dovevo avere diciotto anni circa quando lessi un saggio di Aldous Huxley . Ricordavo con chiarezza la descrizione del suo faticoso viaggio da Arezzo a Sansepolcro e, tuttavia, quanto meritasse farlo quel viaggio, dato che a Sansepolcro c’era la Resurrezione di Piero della Francesca, “la più bella pittura del mondo”.

Feci il calcolo dei bossoli sparati e fui sicuro che, se non avessi ancora distrutto “la più bella pittura del mondo”, avrei potuto, proseguendo il bombardamento, danneggiarla gravemente. Così feci cessare il fuoco. L’ufficiale superiore che comandava l’operazione mi chiamò via radio per sapere perché avevo interrotto il bombardamento; lo rassicurai, dicendogli che non vedevo postazioni nemiche da bombardare.  Non avendo certezze sulla presenza del nemico a Sansepolcro, mi resi conto che avevo preso una decisione molto coraggiosa ma rischiosa, che avrebbe potuto costarmi la corte marziale, qualora la fanteria alleata, entrando a Sansepolcro, fosse stata sorpresa ed attaccata nella sua avanzata. Ci fu un’interruzione della comunicazione radio che mi salvò dall’obbligo di fornire una ulteriore spiegazione. Io e il segnalatore ci sedemmo sotto le fronde che ci nascondevano, scrutammo ancora con il binocolo la città, senza scorgere ombra del nemico. Quando fece buio, ci ritirammo e tornammo alla postazione della batteria.

Il giorno dopo facemmo il nostro ingresso a Sansepolcro, senza perdite per noi e senza incontrare resistenza. Domandai subito dove si trovava la Resurrezione. Ci andai e vidi che il Palazzo comunale era intatto. Entrai, ed eccola sana e salva, e magnifica la Resurrezione di Piero,”la più bella pittura del mondo”,  così come l’aveva descritta Huxley:

Dipinta ad affresco, i suoi colori chiari eppure sottilmente sobri risaltano sulla parete con intatta freschezza. Non dobbiamo ricorrere all’immaginazione per indovinare la bellezza; è là, dinanzi a noi in tutto il suo splendore. Piero ha fatto della semplice composizione triangolare il simbolo tematico. La base del triangolo è costituita dal sepolcro; mentre i soldati che dormono attorno ad esso hanno la funzione di indicare, con le loro posture, il convergere verso l’alto dei lati, i quali si incontrano al vertice, sul volto del Cristo risorto.  Il quale si sta ergendo con un vessillo nella mano destra e con il piede sinistro già alzato e appoggiato sull’orlo del sepolcro, pronto ad incamminarsi per il mondo. Nessun altra struttura geometrica avrebbe potuto essere più semplice ed adatta. Ma l’essere che si leva dalla tomba dinanzi ai nostri occhi è molto più simile ad un eroe di Plutarco che al Cristo della religione cristiana. Il suo corpo è sviluppato alla perfezione come quello di un atleta greco, ed emana una tale forza che la ferita sulla massa muscolare del fianco appare quasi irrilevante. Il volto è deciso, pensieroso; gli occhi freddi. L’intera figura è espressione del potere fisico ed intellettuale. E’ l’ideale classico che risorge dalla tomba nella quale era giaciuto per molte centinaia di anni, incredibilmente più maestoso e bello della stessa realtà  classica” (Aldous Huxley)

 La gente aveva cominciato a ripararla con sacchetti di sabbia, ma erano arrivati solo all’altezza della vita del Cristo risorto. Alzai gli occhi al soffitto e realizzai che sarebbe stata sufficiente una granata per distruggere quel capolavoro. Talvolta mi chiedo come mi sarei sentito, ora, se mi fosse capitato di distruggere la Resurrezione. Per un momento ho pensato di scrivere ad Aldous Huxley. Ciò che era accaduto avrebbe potuto costituire un bell’esempio del potere della letteratura, e di come la penna sia più potente della spada!

 Sono tornato a Sansepolcro molti anni dopo; il sindaco Ottorino Goretti (sindaco dal 1964 al 1976) mi consegnò le chiavi della città, onorandomi della cittadinanza. 

Così parlò il sindaco Goretti: ”Ricorre quest’anno il ventennale della Liberazione; e mentre torna alla mente il ricordo di eventi tristi e tragici, con gioia vogliamo ricordare e celebrare un avvenimento  ispirato  da calorosa e profonda umanità, e  dal rispetto ed amore  per la civiltà e la storia. Quanto accadde in quel lontano 1944, ad opera del capitano Clarke che salvò la Resurrezione di Piero della Francesca e Sansepolcro dal bombardamento, sta a ricordarci come l’attenzione alla cultura e all’arte abbia sconfitto la brutalità della guerra. Possiamo, perciò, sperare che vedremo un giorno la fine delle guerre, che le nostre comunità potranno vivere in armonia ,  e  che  l’arte e la cultura porteranno, finalmente, la pace fra i popoli”.

 (Il capitano inglese, Anthony Clarke, insignito della Croce militare per ‘valore e coraggio in combattimento’ è morto nel 1981, a Cape Town, in Sudafrica, dove si era ritirato aprendo una importante libreria.  A Sansepolcro, una via porta il suo nome, a ricordo di quando la Resurrezione salvò Sansepolcro dal bombardamento).(Testo raccolto e rielaborato da Pietro Acquafredda

Sansepolcro ha salvato la Resurrezione di Piero della Francesca. Altre volte è stata la Resurrezione a salvare Sansepolcro

Terminato il lungo restauro, il grande affresco di Piero della Francesca, La Resurrezione, è tornato a risplendere nelle sale del Museo Civico di Sansepolcro. Il restauro che ha restituito all'affresco colori vivaci e fatto emergere particolari, soprattutto nel paesaggio, prima coperti dalla patina del tempo - da quando l'affresco è stato dipinto ad oggi sono trascorsi oltre cinquecento anni, senza che fosse mai prima sottoposto ad un restauro radicale - è stato reso possibile dalla munificenza di un cittadino svizzero che molti anni fa aveva lavorato da dirigente alla Buitoni che aveva sede proprio a Sansepolcro. il cav. Osti , il quale ha donato 100.000 Euro ai quali si sono aggiunti i 40.000 messi dal Comune, e che hanno rappresentato il costo totale del restauro, durato 18 mesi.

Se non ci fosse stata la donazione del cav. Osti, quanto altro tempo avrebbe dovuto attendere  per il restauro il famoso dipinto? Franceschini , che spende una ventina di milioni del Ministero per ricostruire la platea lignea del Colosseo - dove speriamo che lo sbranino i leoni dell'opinione pubblica -  non aveva i soldi, pochi tutto sommato, necessari per restaurare uno dei più famosi dipinti di uno dei più grande artisti in assoluto?

Sansepolcro, impegnandosi nel restauro ha voluto compensare quella Resurrezione ed il suo autore che altre volte  l'avevano salvata dalla distruzione.
 Ed una su tutte, nel 1944, raccontata in un commovente resoconto da un ufficiale inglese, cui è intitolata una strada a Sansepolcro, il quale non bombardò la città - come gli era stato ordinato - perchè ricordandosi di aver letto in gioventù un celebre passo dello scrittore Huxley il quale  scriveva di aver visitato a Sansepolcro La Resurrezione di Piero della Francesca, la più bella pittura del mondo, non volle rendersi responsabile di una sua possibile distruzione, a causa del bombardamento.
 Terminato l'assedio alla cittadina, il capitano  Anthony Clarke - questo era il suo nome - entrò  in città  e si recò immediatamente a vedere se La Resurrezione era intatta. Il suo racconto, estasiato, alla vista dell'affresco è commovente.

 In ricordo di quel salvataggio di Sansepolcro da sicura distruzione, ad opera della bellezza, nel 2012, quando Sansepolcro celebrò il millenario dalla sua fondazione, il sindaco, Daniela Frullani,  ci chiese di pensare ad una degna celebrazione, che noi progettammo  fin nei particolari,  e che ebbe luogo il 29 settembre  nella sala della Resurrezione del Museo Civico, sotto gli occhi del Cristo risorto di Piero.

  Ecco come andò la cosa. Sottoponemmo al m. Sciarrino per l'occasione una  nostra idea, certo impegnativa, ma che il musicista avrebbe accolto in pieno se la nostra proposta gli fosse giunta con il necessario anticipo. Gli proponemmo di  scrivere una sorta di 'Via musicae' o 'Via artis', sulla falsariga dei 'Quadri di un'esposizione' di Mussorgsky, sapendo della passione e conoscenza che dell'arte aveva  il maestro e delle ricchezze  pittoriche  di cui Sansepolcro è depositaria, da Raffaellino del Colle (Madonna delle Grazie), a Luca Signorelli (Crocifissione) a Rosso Fiorentino ( Deposizione) alla Resurrezione.  La 'via artis' avrebbe dovuto contemplare alcune stazioni  nei luoghi in cui ammirare tali opere, per concludersi sotto La Resurrezione , partendo dalla Crocifissione di Luca Signorelli. Fra le varie stazioni, che sicuramente Sciarrino avrebbe saputo 'inventarsi', un interludio strumentale - pensavamo alla 'promenade' dei Quadri - magari rifacendosi alla grande tradizione strumentale italiana antica.

Alla fine Sciarrino, per varie ragioni, prima fra tutte il fattore 'tempo', optò per la scrittura del Quartetto n.9 per archi - eseguito in prima assoluta sotto il famoso affresco, dal Quartetto 'Prometeo'  - che volle comunque dedicare a Piero della Francesca,  cui diede il titolo :Ombre nel mattino di Piero.

 La serata celebrativa del 29 settembre risultò così articolata. In apertura tre brani per quartetto d' archi di Sciarrino , elaborazioni di Sonate di  Domenico Scarlatti; nel mezzo il racconto del diario del Capitano Clarke proposto con grandissima efficacia e partecipazione da Fabrizio Gifuni e, a conclusione, l'esecuzione del nuovo Quartetto, commissionato al musicista dal Comune di Sansepolcro, per il millenario della città.

 Il Comune accettò quella nostra proposta celebrativa,  volendo in certa maniera tornare ai tempi antichi quando una festa comportava quasi sempre  l'inaugurazione di una opera nuova o l'esecuzione di una musica scritta per l'occasione, ma anche perchè il connubio fra arte del passato (l'affresco di Piero) e  arte del presente ( Quartetto di Sciarrino)  aveva convinto sia Sindaco che Assessore alla cultura.

martedì 27 marzo 2018

La Casellati vuole cambiare il vocabolario ' di genere' in uso sotto la Boldrini. Ma dobbiamo pure dimenticare tante cose ignominiose dette dalla Casellati nel corso delle sei Legislature da parlamentare

"Elisabetta Casellati, seconda carica dello Stato, è stata chiara fin dalla sua prima uscita pubblica: “preferisco essere chiamata Presidente e non Presidentessa” sottinteso, come invece faceva Laura Boldrini.
Musica celestiale per le orecchie di chi non ne poteva più di 5 lunghissimi anni di continui storpiamenti del vocabolario italiano che richiamarono addirittura il monito del presidente emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano.
La Boldrini ha angustiato gli italiani con atteggiamenti provocatori ed indisponenti che la consegnano alla storia della Repubblica come una dei peggiori Presidenti della Camera.
In effetti ce ne stavamo per liberare definitivamente, essendo stata annichilita nell’uninominale del suo collegio, ma purtroppo un perverso meccanismo del nefando Rosatellum ce l’ha riconsegnata nel proporzionale e così ce la dovremo sorbire altri cinque anni, ma fortunatamente, non più da Presidente ma da semplice “deputatessa”."

                                                                                                              (da Affari Italiani)

Per la società ha contato più Fabrizio Frizzi o Josè Antonio Abreu? Abreu più di Frizzi. Allora perchè da due giorni, soprattutto in tv, si parla solo di Frizzi e di Abreu solo qualche articolo sui giornali?


Capiamo la commozione per la morte di una persona, volto noto della tv, in età ancora giovane e il cui tratto distintivo era  la gentilezza che lo ha reso familiare, più di chiunque altro, nel paese, al punto che in tanti, tantissimi, abbiano dichiarato di considerarlo uno 'di famiglia' , senza aver avuto mai rapporti con lui.

 E capiamo anche che la tv, ferita per la morte del suo  presentatore (di una settantina di programmi in quasi 40 anni di carriera), ne  abbia raccontato ieri la vita in lungo e largo non una ma infinite volte, ed ancora lo farà domani quando ci saranno i funerali, ed anche oggi mostrando la fila di persone che  vogliono dargli l'ultimo saluto  passando  davanti al feretro esposto nella sala degli Arazzi della Rai, a Viale Mazzini, la sua casa.

Sabato sera, un giorno prima di Frizzi, è morto in Venezuela,  José Antonio Abreu, di origini italiane, dopo lunga malattia, a 78 anni, dopo aver a lungo lottato contro il cancro. Chi lo ha conosciuto ed incontrato stenta ad immaginare come il quel corpo contorto, minuscolo, quasi attorcigliato su se stesso -  aveva in questo qualche rassomiglianza con Madre Teresa di Calcutta - potesse annidarsi  una forza, una passione, forte della quale, è riuscito a  riscattare migliaia, forse qualche milione di ragazzi dei bassifondi venezuelani, dando loro una speranza che si chiama 'MUSICA', e mettendogli  nelle mani uno strumento musicale. Abreu ha compiuto un vero miracolo, salvando centinaia, forse milioni, di ragazzi dalla malavita e dalla droga ed aprendo loro  una finestra sulla bellezza.

Abreu meriterebbe - in verità l'ha meritato già tante volte nel corso della sua vita - una attenzione forte e mondiale. Ed invece crediamo  non l'abbia avuta. Sicuramente non quanto Frizzi. Lo piangeranno in Venezuela, paese che  sta vivendo momenti davvero drammatici, assai meno nel mondo.

 Ameremmo che affetto stima e ringraziamento fossero rivolti  anche ad Abreu, come a Frizzi; anzi- lo confessiamo -  ad Abreu più di Frizzi. Perchè Frizzi è stata una persona per bene, ma tutti lo consociamo perchè volto tv;  mentre Abreu, altrettanto noto nel mondo, senza esser volto tv, ha fatto del bene a tanti ragazzi.

lunedì 26 marzo 2018

2018. Anno europeo del patrimonio culturale.Il Parlamento ratifichi la Convenzione

La Convenzione del Consiglio d’Europa sul valore dell’eredità culturale per la società, siglata a Faro nel 2005, è stata sottoscritta dall’Italia nel 2013, ma non è ancora stata ratificata dal Parlamento italiano.

Il disegno di legge governativo di ratifica della Convenzione ha concluso il suo iter in Commissione al Senato ed è in attesa dell’approvazione da parte dell’Assemblea.

La Convenzione, introducendo i concetti di eredità culturale e di comunità di ereditàpromuove una nuova visione del rapporto tra patrimonio culturale e le comunità che lo custodisconoriconosce che l’eredità culturale rientra tra i diritti dell’individuo a partecipare alla vita culturale e ne rimarca il valore ed il potenziale quale risorsa per lo sviluppo sostenibile e per la qualità della vita, incoraggiando processi di valorizzazione partecipativi.

L’importanza e la portata innovativa della Convenzione ne rendono urgente la ratifica da parte del nuovo Parlamento, in coincidenza con il 2018 Anno europeo del patrimonio culturale.
 


Giulia Minoli, questi giorni, finalmente mette in mostra il suo talento di autrice e regista con le manifestazioni a favore della legalità. Tutto cominciò con quella sua onlus 'Co2 Crisis Opportunity', nell'Aquila del post terremoto


Odio l’inglese perché non lo conosco. Ma questa espressione riesco a tradurla anch’io. Co2 è la formula chimica dell’anidride carbonica;  The Crisis Opportunity onlus sta per ‘Opportunità delle crisi’; oppure, traducendo liberamente: ‘le crisi sono – possono diventare – un’opportunità’, E l’anidride carbonica che c’entra? C’entra perché anche l’anidride carbonica, quel puzzo orrendo che, metaforicamente, sprigiona da imbrogli e malaffare, se opportunamente stimolata, per effetto della fotosintesi ( per favore non dileggiamo anche la chimica!) può trasformarsi in ossigeno che dà la vita.

Ma a chi? ‘Co2 Crisis Opportunity’ con tutta la sua carica di ottimismo è il nome che si è scelto una onlus, no profit, che ha fra i soci fondatori la Dott. Giulia Minoli, oggi vice presidente. Presidente è Rachele Bonani che in questi ultimi mesi è spesso intervenuta per difendere l’onorabilità della sua associazione, sulla quale organi di stampa avevano avanzato qualche dubbio. Ora, via il vocabolario.

La storia si tinge di sentimento e di arte, e, in certo modo, si parte dall’Aquila, dal dannato terremoto i cui segni sono tutti ancora ben visibili. Con lo slogan 'non di solo pane si nutre l’uomo’, specie in periodo di crisi, Salvatore Nastasi, intraprendente direttore generale del MIBAC (Ministero dei beni culturali; quanto ci fanno ridere le sigle: GNAM, ROF, REF…) propone alla Protezione Civile di tener sollevato il morale dei disastrati aquilani con spettacoli di vario genere.

La protezione civile, sollecitata da Nastasi, affida la realizzazione di quell’estate (che vide, a L’Aquila, anche il m. Muti ) alla onlus che dimostra come trarre ‘opportunità dalle crisi’. Ma per chi? Quel semplice nome calzava a pennello. Il consiglio/invito a rivolgersi a detta onlus, venne da Protezione Civile e Rai Educational di Giovanni Minoli. Ma galeotta fu quell’estate 2009, perché fece sbocciare l’amore tra la giovane Giulia Minoli, vice presidente della onlus, laureata in filosofia e in regia cinematografica (per seguire, nei suoi progetti di studentessa, le orme della madre?) e il potente direttore generale dello spettacolo, Nastasi ( tutte queste notizie si ricavano da internet!).

Nel frattempo, evidentemente, si intensifica la conoscenza fra Nastasi ed il futuro suocero, scoprendovi la sua passione per l’arte. Sta di fatto che in quello stesso agosto, Minoli viene eletto presidente del Museo di arte contemporanea del Castello di Rivoli che non sappiamo, in tutta sincerità, quanto c’entri con il Ministero di Nastasi ( ancora di Bondi, per la verità). Certo, colpisce la vicinanza e concomitanza di certi fatti.

Passa un anno da quell’estate e i due piccioncini si sposano nell’isola di Filicudi, davanti ad un parterre di invitati da matrimonio 'di stato'. Intanto Nastasi deve aver scoperto che la passione per l’arte i Minoli ce l’hanno nel sangue, se, verso la fine del 2011, in partenza da Napoli, al termine del commissariamento, lascia la sua dolce metà a ‘dirigere’(‘coordinare’, per la precisione; così si legge sul sito del teatro napoletano) il neonato Museo del Teatro San Carlo (MeMus, ancora una sigla).“MeMus e la mostra Arte all'opera”, ha dichiarato Nastasi, “sono un atto d'amore nei confronti del Teatro e della cultura musicale napoletana” e di sua moglie - potremmo aggiungere noi. Alla fine, le crisi offrono sempre una qualche opportunità, come recita il nome della onlus, no profit. 
                                                                     (P. A. su Music@, 2012)

L'altro ieri, nel martoriato Venezuela, è scomparso a 78 anni, José Antonio Abreu, l'apostolo della musica. Un breve ricordo


Procurare strumenti musicali ad un milione di ragazzi” è il prossimo obiettivo di Josè Antonio Abreu, 66 anni, padre del ‘Sistema nazionale delle orchestre giovanili ed infantili’ fondato trent’anni fa, dove bambini e ragazzi, tolti dalla strada, fanno musica quotidianamente.

Il mio progetto – racconta Abreu - nacque con una finalità prevalentemente sociale: togliere dalla strada e riscattare dalla povertà bambini e ragazzi attraverso la musica. Solitamente i programmi sociali sono rivolti a procurare cibo, medicinali ed altri generi di prima necessità. A pochi viene in mente, invece, che l’uomo è anche anima, e che la musica e l’arte in genere, possano nutrirlo e guarirlo. Io ho pensato alla musica perchè sono un musicista”.

“ L'orchestra perché è la rappresentazione, in miniatura, di una società solidale, dove i componenti sono interdipendenti dove i più grandi fanno da guida ai più piccoli. In linea di principio non siamo interessati ad allevare solisti. La musica che si produce è il risultato di un lavoro d’insieme. Oggi, in Venezuela, nelle centinaia di orchestre suonano oltre duecentocinquantamila ragazzi; e trecentomila circa cantano nei cori diffusi in tutto il paese, che conta 24 milioni di abitanti. Naturalmente, talenti ve ne sono in gran numero e sono d’esempio e di incoraggiamento per tutti. Ma il mio interesse è rivolto prevalentemente all’orchestra ed al lavoro d’insieme".

"Prossimo obiettivo: fondare un’orchestra ed un coro in ogni città e villaggio, per contrastare l’avanzata della droga. La droga corre? Io voglio far correre anche la musica. Dove arriva la droga può arrivare la musica. Voglio dare uno strumento a un milione di ragazzi e bambini. Ogni ragazzo è orgoglioso del suo strumento, si sente responsabile del dono che gli è stato fatto, lo accudisce, diventa tutt’uno con lo strumento e non lo lascia neanche un giorno muto. Ecco da dove nasce uno dei nostri slogan: Scuola e Strumento".

Oltre l’obiettivo interno, vogliamo internazionalizzare ed esportare il nostro sistema. Abbiamo già formato orchestre giovanili anche in altri paesi ed una che riunisce giovani del continente latinoamericano. All’Occidente chiediamo di aiutarci, procurandoci strumenti, e mandandoci musicisti a lavorare con i nostri ragazzi”.

Salvate i ragazzi da questi pazzi idioti. Salvateli anche dai loro amministratori sciocchi e irresponsabili







Al Ministro della Pubblica Istruzione
Agli Assessori Regionali e Provinciali di questo Paese
chiedo di non autorizzare, nè promuovere, incontri sul tema della caccia nelle scuole. Qualsiasi alone di 'nobiltà' possa venire assegnato a questa 'pratica' è solo un'iniziativa ipocrita. Perchè gli interlocutori sono menti plasmabili e l'inganno è dietro l'angolo: bambini e ragazzi minorenni ai quali si raccontano 'fiabe' dove i fucili non fanno male ma sono elementi culturali e consentono svago e divertimento!

Sul quotidiano Il Giorno di Brescia dell'11.3.2018 si legge che in una scuola elementare di di Brescia, da qualche settimana i cacciatori fanno lezione in classe. Organizzata dal Consorzio Armaioli portano cani e volatili imbalsamati. Vengono raccontate 'favole' che riabilitano il cacciatore in veste di custode della natura e... le mamme ringraziano! (e non è ironia) perché così si valorizza la tradizione. In Valtrompia, terra di fucili e tradizioni venatorie, la caccia è considerata cosa buona e giusta, da imparare sui banchi di scuola. E hanno già chiamato dalle scuole di Sarezzo, Polaveno, Lodrino per ospitare anch'essi queste lezioni così educative. Come racconta Il Giorno, anche il sindaco di Gardone, Pierangelo Lancelotti, plaude: «Capisco che per chi non vive da queste parti sia un progetto strano. Ma per noi avere a che fare con un fucile è normale".

'Normale' appare anche per la Regione Veneto e la Provincia di Treviso che hanno patrocinato un''iniziativa simile titolata: “Giovani a caccia di esperienze”.

Un genere di esperienza da lasciare sempre e solo a persone maggiorenni, che hanno già raggiunto quella maturità che consenta loro di non confondere un fucile vero con quello dei videogame.

Boldrini e Grasso sono partiti in vantaggio rispetto a Fico e Casellati, salvo poi ad allinearsi a tutti gli altri che li hanno preceduti, dopo lo scioglimento delle Camere

Il vantaggio dei due ex presidenti di Camera e Senato , Boldrini e Grasso, sugli attuali, i neo eletti Fico e Casellati, sta nel fatto che i primi due  assunsero le rispettive carche ai vertici del Parlamento italiano, senza essere stati prima attivi politicamente, ma solo negli ambii delle rispettive professioni, nelle quali potevano vantare un curriculum di tutto rispetto, e quando aprivano bocca non lo facevano per favorire questa o quella parte politica o per danneggiare ora l'una ora l'altra.

 Dunque furono issati sugli scranni più prestigiosi di Camera e Senato, in qualche modo vergini. Si poteva essere d'accordo o meno sulle rispettive nomine - ma dopo la Pivetti  chiunque può aspirare a quelle cariche - ma nessuno poteva contestare loro di aver onorato le rispettive professioni, senza demeriti: la magistratura e la cooperazione internazionale.  Che erano poi le ragioni principali per cui i rispettivi schieramenti politici li avevano candidati. Avevano spesso anche loro parlato di fatti che conoscevano bene e sui quali potevano esprimere pensieri ponderati; in base ad essi la gente li conosceva ed apprezzava e, di conseguenza li  ha mandati in Parlamento, dove,  esattamente come è avvenuto l'altro ieri, per evitare stalli nelle nomine dei presidenti dei due rami del Parlamento, qualcuno li tirò fuori dal cilindro magico li propose e le assemblee li votarono.

 E, bisogna anche dirlo - contrariamente a quello che pensano Salvini o Calderoli  che è meglio ignorarli per la vergogna che ne deriverebbe per loro -   Grasso e la Boldrini, hanno tenuto onorevolmente e per tutto il periodo del loro mandato alti i nomi delle due Camere.

Poi, a Camere sciolte, anche loro hanno fatto passi falsi, come tutti i politici . Se avessero taciuto avrebbero creato meno sconquasso alle rispettive parti politiche e forse sarebbero stati rieletti senza disonore. E, invece, si son messi a fare  quello che fanno tutti, dimentichi di essere stati  per un quinquennio AUTORITA' DI GARANZIA.

Lo svantaggio con cui, invece, partono sia la Casellati che Fico è dato dal fatto che ambedue, vengono dalla politica, dove hanno lavorato chi più chi meno  in questo o quel partito: la Casellati addirittura dal 1994, in Forza Italia, e Fico nei Cinquestelle, dal 2013. In questi anni, la Casellati da più tempo rispetto a Fico, ha offerto molte occasioni per essere accusata di partigianeria ( e forse anche di piaggeria, nel suo caso, da parte di Berlusconi, suo benefattore politico).

A parte quella vergognosa scivolata sui senatori a vita, Lei che non ha  nessun merito nè scientifico nè sociale, che tutti i senatori a vita citati hanno e in abbondanza,  ha difeso negli anni il suo benefattore politico, anche contro l'evidenza nei vari inciampi in cui l'ex Cavaliere è caduto: politici e giudiziari alcuni, morali e civili altri. Secondo Lei il condannato Berlusconi non ha commesso nè frode fiscale, di cui è stato accusato e condannato  dalla Cassazione, nè evasione ed altro ancora. Basta un sua dichiarazione a chiarire i termini della questione che certamente alla neo presidente del Senato - seconda carica dello Stato - non fa onore:
" Cassazione o meno, Berlusconi,  è e rimane l'unico e irrinunciabile leader politico di Forza Italia e del centrodestra. Oggi con una sentenza che completa un percorso giudiziario lastricato da distorsioni giuridiche, palesi incostituzionalità, si è raggiunto il traguardo coltivato da vent'anni di estromettere Berlusconi dalla scena politica. Un vero e proprio scippo della democrazia. Ma stiamo sereni".
 No, con queste affermazioni, noi non siamo affatto sereni sulla neo presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati; anzi nutriamo qualche serio dubbio che Lei sia in grado di svolgere  il suo mandato parlamentare con assoluta correttezza istituzionale.

 Roberto Fico desta minori preoccupazioni e per la sua giovane età e anche per la sua non ancora lunga carriera politica,  Presidente in Commissione di Vigilanza Rai. E forse  può anche vantare il merito di  aver affrontato a viso aperto Di Maio.

Le sue esternazioni  pubbliche,  poi, a confronto di quelle imbarazzanti della Casellati, sembrano addirittura  amenità da 'bar sport', come quella su Beppe Grillo, suo  e di tutto il Movimento, vero unico capo: "Per me Beppe Grillo è patrimonio mondiale dell'umanità come le Dolomiti, la costiera amalfitana ( non anche la 'pastiera' napoletana? forse l'ha dimenticata ) e la musica". Bravo Fico, adesso datti da fare per tagliare, come hai detto, i costi della democrazia, cominciando dai privilegi dei rappresentanti del popolo nel Parlamento che presiedi. Daje, Fico!

domenica 25 marzo 2018

Consiglio alla Raggi per coprire i fori romani

Le buche, o come dicevano gli antichi, i 'fori' a Roma rappresentano da mesi l'emergenza n.1 della Capitale. Non l'unica, perchè conviviamo da tempo  anche con l'emergenza rifiuti e, siccome non c'è due senza tre, con  l'emergenza  trasporti.

 In fondo, tre emergenze, piccole tutto sommato, se paragonate alle grandi emergenze italiane e non solo romane, cioè l'emergenza politica e quella del debito pubblico e quella del lavoro. Ma se intanto si cominciassero a risolvere  le emergenze che abbiamo definito 'piccole', se non altro perchè limitate ad una città, seppure Capitale, saremmo già un bel passo avanti. E fra esse una almeno potrebbe forse essere risolta, perchè si sa come farlo, ed i soldi- se non se li rubano strada facendo, come hanno   quasi sempre fatto - ci sarebbero.

L'emergenza 'fori' romani ha una soluzione  a portata di mano. La sindaca e l'assessore competente, congiuntamente, hanno inviato una delegazione a Milano, per interrogare il sindaco Sala sulle buche che ci sono a Roma ma non a Milano, quantomeno nella stessa quantità;  non si tratta di diversa percezione. Le buche a Roma ci sono, non v'è strada senza, e si possono, anzi si devono risolvere.

Sala gli ha detto che a Milano c'è una squadra di una settantina di addetti, in servizio permanete, pronta ad intervenire, in ogni momento e con tempestività, sulle strade del capoluogo milanese. Ma non può essere questa la ricetta che salva Roma dai suoi 'fori'. Anche perchè di squadre 'tappabuche'  ne esistono. A Roma, squadre di volontari che si danno da fare, a proprie spese,  a differenza dell'immobile Giunta, per tappare con asfalto a presa istantanea le buche segnalate dai cittadini.

 Il rimedio, dicevamo, esiste, basta applicarlo. Alla viglia del Giubileo della Misericordia, Roma si dette una  sistematina stradale, sotto il Commissario Tronca. Uno dei lavori più imponenti, ma non l'unico del genere, fu il nuovo manto stradale della via Nomentana, da Piazza Sempione al Raccordo anulare. Alcuni chilometri di strada che negli anni successivi al Giubileo, nonostante pioggia e neve ed altro ancora, sono lì come appena fatti. Mai una buca, oltre quelle che  i vari servizi comunali  ( luce, gas, acqua, fogne) ogni tanto creano per interventi imprevisti o  di emergenza, salvo poi a rattoppare in maniera abbastanza soddisfacente le buche procurate.

 Perciò, invece che inviare una delegazione a Milano, basterebbe che la sindaca Raggi o il suo vice Bergamo con l'assessore o assessori competenti andassero a guardar i capitolati degli appalti assegnati da Tronca,  nel caso dei lavori stradali alla viglia del Giubileo. Prenderebbero visione, con la massima precisione della qualità dell'asfalto di quei lavori. Se seguissero quell'esempio, saremmo sicuri che  quattro o cinque anni - almeno quanti ne sono trascorsi dal Giubileo ad oggi -  ma forse anche più, le buche non  sarebbero uno dei grandi problemi a Roma.

 Che aspettano?

Adesso la Presidente del Senato può ridurrre a Palazzo Madama le spese per la musica, come fece, a suo tempo , anche al Ministero della salute, assumendo sua figlia Ludovica. Assuma suo figlio Alvise, direttore d'orchestra

La neo presidente del Senato, fresca di visita al Quirinale, è volata a Genova, dove suo figlio Alvise,  al Teatro Carlo Felice, dirige, per due recite, La Rondine di Giacomo Puccini, alternandosi in buca con Acquaviva, direttore artistico del teatro genovese,  impegnato in questo caso anche nella direzione d'orchestra. Alvise Casellati e Giuseppe Acquaviva, due irregolari del podio per le quattro recite della non frequentatissima opera di Puccini.   I due direttori della Rondine genovese non possono certo considerarsi  'di prima fascia' e neppure di 'seconda';  forse di 'terza' o 'quarta' ? meglio  'irregolari', senza ulteriore non esaltante classifica professionale.
 E di fatto come giudicare un direttore che esercita da qualche anno ma che dirige solo in un teatro, Genova, per lo più - Fenice a parte  qualche rarissima volta - che non può neanche considerarsi fra i teatri più prestigiosi ed ambiti d'Italia?

 Ora però Alvise Casellati, con sua madre  Presidente del Senato, può avere la grande occasione.
 Si sa che il Senato, per anni, ha avuto un consulente per i concerti - come se ne ospitasse alcuni regolarmente, mentre invece era soltanto una marchetta a favore di un vecchio notabile. Perchè non affidare l'incarico a suo figlio, invece che al vecchio notabile che senz'altro tornerà a bussare alla porta dei suoi  sodali politici?

 La Casellati ha agito risoluta in tal senso, già molti anni fa, prendendo sua figlia Ludovica come capo di gabinetto, il suo, appena nominata sottosegretaria al Ministero della salute, ai tempi del Ministro Sirchia. In quel caso la strappò a Publitalia dove il suo padrone dell'epoca, Berlusconi, da lei strenuamente difeso in più occasioni, l'aveva piazzata. La figlia della Casellati aveva rinunciato ad uno stipendio  consistente in Publitalia, accontentandosi di appena 60.000 Euro  del Ministero, per dare una mano alla mamma. Nel caso di Alvise, libero professionista, sua madre non deve strapparlo da niente e da nessuno, meglio ancora!

 E poi, un passo dietro l'altro, nulla vieta alla Casellati, alla stregua di quel che ha fatto Grasso con Gianna Fratta, altra direttrice di circuiti tortuosi ed irregolari, di affidare proprio al suo Alvise la direzione del 'Concerto di Natale' in Senato, e magari, poi, anche di candidarlo o farlo candidare! , sempre sull'esempio di quello che ha fatto Grasso con la Fratta, alle prossime politiche che, con questi chiari di luna, non si annunciano lontanissime. Augurando naturalmente al Casellati candidato, sorte migliore della Fratta, bocciata dagli elettori.

Imploriamo solo la Casellati di non fare  anche ciò che fece Grasso, che ci disse che la Fratta era una delle più grandi direttrici del mondo. Almeno questa panzana la Casellati ce la risparmi.

Così parlò Maria Elisabetta Alberti Casellati, Presidente del Senato

"Pur rispettando il Capo dello Stato e i senatori a vita, dalle carte trasmesse alla Giunta, non sono emersi elementi sufficienti a identificare gli ALTISSIMI meriti scientifici e sociali di CLAUDIO ABBADO, ELENA CATTANEO,RENZO PIANO e CARLO RUBBIA".
Senza commento.

sabato 24 marzo 2018

La Presidente del Senato, Casellati, ha un figlio direttore d'orchestra, Alvise ( dal settimanale PANORAMA)

L’avvocato che volle farsi direttore d’orchestra ha 40 anni e l’orgoglio di chi sa che seguire i sogni può essere la chiave di volta di una vita. Era il 2007 quando Alvise Casellati, padovano, fino ad allora enfant prodige dell’avvocatura newyorkese d’affari, finì in ospedale per un problema "che i medici" racconta adesso con un sorriso "non riuscirono a spiegare e che mi tenne per sei mesi in uno stato di grande ansia. Fu allora che capii che, se si ha un sogno nella vita, non si deve aspettare il momento giusto, l’occasione giusta, il tempo opportuno per realizzarlo. Perché quel tempo potrebbe non arrivare mai".
Così l’avvocato, che a poco più di trent’anni, dopo un master in diritto d’autore alla Columbia University, era già a capo dell’ufficio legale di un importante fondo immobiliare valutato "1 billion of euros", ma che aveva pure nel cassetto un diploma in violinoconseguito nel 1994 presso il Conservatorio di Padova, s’iscrive ai corsi serali della Juilliard school of music di New York, una delle più prestigiose al mondo, per diventare direttore d’orchestra. "La storia della mia famiglia" continua Casellati "è sempre stata indissolubilmente legata alla musica. Il mio trisavolo ricevette da Gioacchino Rossini un diploma honoris causa in composizione. Il mio bisnonno era amico della famiglia Wagner, la nonna era una grande concertista. A casa c’erano tre pianoforti e però mio padre, quando ero piccolo, mi mise in mano un violino. Fu così che iniziai il conservatorio. E però la musica veniva sempre, comunque, dopo la scuola, dopo l’università; questa era la filosofia di famiglia".
Ma la passione è un demone che non sente ragioni e così, dopo 4 anni di studio alla Juilliard, l’avvocato opta per il part-time presso lo studio legale così da avere più tempo da dedicare all’attività di direttore d’orchestra; e nel marzo del 2011 dirige il suo primo concerto italiano, alla Fenice di Venezia, in occasione del 150° dell’Unità d’Italia. "Emozione immensa debuttare alla Fenice" racconta ancora Casellati "anche perché in quel momento ho capito che ce l’avevo fatta. Il mio sogno era lì e non l’avrei più lasciato". L’anno scorso arriva la scelta definitiva: "Decido di lasciare New York e la carriera legale, torno in Italia. Da allora le occasioni di lavorare non mi sono mai mancate: ho diretto l’orchestra dei Pomeriggi musicali di Milano, l’Orchestra del Veneto, la sinfonica di San Remo e molte altre, fino all’ultimo concerto che ho tenuto il 29 giugno, con l’orchestra del Carlo Felice di Genova, per il Festival dei Due mondi di Spoleto: anche questa una grande emozione".
All’inizio avrà ricevuto molte critiche, forse anche qualche accusa d’incoscienza, per la scelta di lasciare una brillante carriera legale e dedicarsi alla musica… Beh, qualche critica sì. La scelta che ho fatto può sembrare incomprensibile. Ma io ho seguito la passione della vita e ora sono un uomo felice.
Un uomo felice che ha ancora spazio per i sogni?
Quello sempre, spero di riuscire un giorno a dirigere al Teatro alla Scala. E perché no, al Metropolitan di New York.
                                                                                (Dal settimanale Panorama 2013)

Così fan tutte. Anche la Casellati, presidente del senato. Assunse sua figlia come capo segreteria quando era sottosegretario.

Era il 2005 e la senatrice Maria Elisabetta Alberti Casellati, eletta oggi alla presidenza della camera alta[VIDEO], ricopriva l'incarico di sottosegretario alla Salute nel Governo Berlusconi quando il Corriere della Sera, a firma di Gian Antonio Stella, scoprì a suo carico un vero e proprio atto di nepotismo. Nonostante all'epoca avesse dichiarato 'urbi et orbi' che avrebbe governato come se fosse una buona madre di famiglia, l'attuale seconda carica dello Stato, eletta con il voto del centrodestra e del Movimento Cinquestelle, assunse la figlia Ludovica quale Capo della Segreteria del sottosegretario di Stato alla Salute, ovvero sua madre.

Così rispose la figlia alle fondate accuse di nepotismo

Come raccontava Gian Antonio Stella, con l'ironia che lo ha sempre contraddistinto, le giustificazioni della figlia della neo presidentessa del Senato fecero acqua da tutte le parti. La giovane Ludovica sosteneva di aver fatto 10 anni di dura gavetta, di avere le carte in regola e di non essere certamente il tipo che potesse essere accusata di fare carriera perché figlia di una madre importante. Peccato che il grande editorialista del Corriere avesse all'epoca fatto una serie di ricerche su internet scoprendo che la giovane non aveva competenza alcuna sul mondo della sanità e, ironia della sorte, scoprì che lavorava per Publitalia, la celebre società di raccolta pubblicitaria del gruppo Berlusconi. Giusto per trovare l'ennesimo collegamento di carattere nepotistico.

Una svista dei Cinquestelle il voto alla Casellati?

Questo episodio relativamente lontano viene oggi ricordato dopo le vicende accadute nelle ultime 24 ore nei palazzi romani della politica. Infatti la Casellati è diventata presidente del Senato grazie ad un vero e proprio blitz condotto da Matteo Salvini [VIDEO]per 'obbligare' Silvio Berlusconi a sacrificare la candidatura di Paolo Romani, considerato invotabile dal movimento guidato da Luigi Di Maio.
Una sua condanna passata in giudicato per peculato era in fatti vista come incompatibile con i requisiti etici che i Cinquestelle avevano richiesto alla coalizione di centrodestra ed in particolare a Forza Italia per poter votare un candidato in comune. Sui social si sono scatenate le ironie, e molti fedelissimi pentastellati hanno rimproverato i leader del movimento di non aver approfondito a sufficienza la carriera politica della neoeletta #Presidente del Senato. Ma oramai i giochi sono fatti e adesso il pensiero è rivolto alle prossime consultazioni del presidente Sergio Mattarella. #elezioni politiche 2018

giovedì 22 marzo 2018

Nessuna indulgenza verso Paolo Romani. E' incandidabile alla presidenza del Senato

E' incandidabile. Ne siamo cionvinti ma non per far piacere  ai Cinquestelle di Di Maio. Paolo Romani è  incandidabile perché ci è già cascato una volta nel peculato - nonostante la modica quantità - e nelle false dichiarazioni. Ed anche perchè è un ex dipendente dell'ex capo di Forza Italia - 'ex' perché ormai al tramonto definitivo - anch'egli  destinatario di una condanna definitiva, per un reato ancora più grave, ed anche per altre condannucce, non certo del tutto irrilevanti. E da lui potrebbe anche prendere ordini  da Presidente eletto del Senato.

 Nei giorni scorsi ci siamo indignati, noi moltissimo,  una prima volta, leggendo dell'ex presidente del Senato, Schifani, che con la dotazione  riservata a tutti gli ex Presidenti delle Camere - una dotazione che è un furto legale: 17.000 Euro mensili! - aveva beneficiato , attraverso consulenze, la fidanzata di suo figlio e la di lei madre.

 Ed una seconda volta quando abbiamo letto del giudice della Consulta,  NicolòZanon, accusato di aver fatto usare la macchina di servizio a sua moglie per scopi che 'di servizio' non erano, chiedendone le dimissioni. Respinte solo perchè per il principio secondo cui "simile non mangia simile" gli altri giudici della Consulta le hanno respinte, assicurandosi, anticipatamente, la solidarietà di tutti gli altri, nel caso in cui in futuro dovessero incappare nella stessa 'leggerezza' - leggerezza un corno! - del collega.

E Paolo Romani  -candidato da Berlusca alla presidenza del Senato, con l'avallo di Salvini che ha ottenuto in cambio la candidatura di Fedriga alla presidenza della Regione Friuli-Venezia Giulia, e il diritto a guidare nelle consultazioni tutto il Centrodestra all'interno del quale ha ricevuto la migliore affermazione alle recenti Politiche - che ha fatto di così grave per essere incandidabile agli occhi di molti?

 Se ci siamo indignati per Schifani e Zanon non possiamo non indignarci con Romani per il caso per cui è stato già condannato in definitiva 'per peculato' dalla Cassazione, per fatti che risalgono agli anni 2011-12. Quando aveva tre o quattro incarichi pubblici contemporaneamente - come fossero bruscolini! -  a seguito dei quali gli era stato fornito un telefonino di servizio. Che Lui ha  dato in dotazione ed uso effettivi a sua figlia, la quale se ne è servita anche durante una sua permanenza negli USA. E che quando è stato smarrito dalla figlia, lui è andato a denunciarne lo smarrimento, ma poi avendone ricevuto un secondo con nuova sim e  medesimo numero, ha nuovamente dato alla figlia,  la quale ha fatto arrivare una bolletta assai vicina ai 13.000 Euro in poco più di un anno di uso indebito. Accusato di peculato s'è scusato dicendo che, essendo troppo indaffarato, non poteva occuparsi della fine del suo telefonino, e che la figlia glielo avrebbe in qualche modo sottratto' - a sua insaputa. una storia vecchia che si ripete! - una prima, ed una seconda dopo lo smarrimento. Il papà vittima  del furto 'famigliare' ha naturalmente pagato il conto salato, non vergognandosi di dire una bugia alla quale nessuno ha creduto.

Ora  se di  Schifani e Zanon diciamo che non meritano di occupare la poltrona che occupano od hanno occupato, al punto da chiederne le dimissioni, nel caso di Zanon,  sapendo già del peccatore Romani e del suo peccato,  perchè dobbiamo chiudere gli occhi e giurare  con la mano sul fuoco - che speriamo sia quasi spento - che non  sbaglierà  ancora? Ma se lo ha già fatto, non possiamo accordargli il credito che la presidenza del Senato esige. Si tratta della seconda carica dello Stato, secondo solo a Mattarella, dunque abbastanza influente in molte circostanze e passaggi delicati della vita repubblicana. 

Attenti ai social! Dallo scandalo Facebook-Cambridge Analytica, all'archivio dell'umanità di Salt Lake City

Per fortuna non abbiamo avuto mai una particolare predilezione né inclinazione versi i social, per il fatto che non siamo interessati né a partecipare agli altri i casi nostri né a conoscere quelli degli altri. Ed ora, dopo lo scandalo Facebook-Cambrigde Analytica ( che è una società di marketing online vicina alla destra americana, che avrebbe condotto alla vittoria elettorale Trump) in fondo possiamo essere soddisfatti e della nostra convinzione e della conseguente scelta di non far parte della grande comunità dei chiacchieroni e ascoltatori. 

Questo nostro blog, Il Menestrello, che ha già quasi cinque anni ed alcune migliaia di post, non appartiene a questo genere genere di social; e se,  in diversi casi,  racconta fatti di vita lo fa esclusivamente perché utili a capire certi fatti di carattere prevalentemente professionale e in grado di far meglio comprendere le ragioni del  loro svolgimento.

Nello scandalo  Facebook-Cambridge Analytica, che ha messo in pubblico non la lettura del romanzo dell'umanità, come potrebbe emergere dalle singole vite ivi narrate, quanto piuttosto  il dannosissimo intervento dei social nelle scelte di mercato e financo politiche dei popoli - qualcuno ha addirittura parlato di 'democrazia a rischio' - abbiamo apprezzato l'assunzione di responsabilità del  giovane paperone Zuckerberg: " sono responsabile di quanto successo; abbiamo commesso errori".

Adesso tocca vedere se i ripari ai quali ha annunciato di ricorrere  riusciranno non solo a ridurre i danni ma ad impedire che in futuro altri  se ne procurino agli inconsci navigatori che raccontano alla propria cerchia di amici i casi loro, non rendendosi conto che quei casi sono - sarebbero - di dominio pubblico, possono cioè finire sotto gli occhi di milioni di persone che non sono interessati ma che potrebbero servirsene per scopi tutt'altro che leciti ed innocui.

Un noto esperto di internet ha scritto, già molti anni prima che esplodessero gli scandali  social, mettendo in guardia tutti: " se la tua storia d'amore sta per finire è probabile che Facebook lo sappia prima di te' . E se Facebook si desse da fare per chissà quali scopi a farla finire prima ancora che tu lo decida e magari anche contro la tua volontà?

 I danni che la rete può procurare  in parte li consociamo. Ma i numerosi episodi di bullismo filmati e diffusi che in taluni casi hanno avuto conseguenze drammatiche, rappresentano solo in piccolo ciò che i social possono produrre a livello mondiale. A questi ora si aggiungono quelli della 'manipolazione' di massa delle convinzioni politiche ed anche di altro genere dei singoli.

 Questo scandalo ci ha fatto venire in mente un altro caso, che per ora non ha generato  scandali,  solo qualche comprensibile  preoccupazione, ma che potrebbe un  giorno farlo scoppiare. Ne siamo a conoscenza da tempo e riguarda i Mormoni ovvero  la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni, CHE IN ITALIA CONTANO  15.000 ADEPTI CIRCA e nel mondo 10 milioni, e che   stanno realizzando a Roma il più grande  centro europeo - dalle parti della Bufalotta. Un centro religioso,  dove già si vede su una delle guglie svettanti del tempio, un angelo dorato con la tromba del giudizio pronto a farla squillare, indentificativo della loro credenza religiosa, sulla cui autenticità molti molti dubbi sono stati avanzati.

 A Salt Lake City, nello Utah, dove  c'è il loro centro mondiale, esiste  un archivio mastodontico informatizzato al quale si può accedere  gratuitamente( www.familysearch.org) nel quale sono stati  schedati  all'incirca 2 miliardi di persone ( nel dettaglio: 35 milioni di famiglie; 5 milioni di bobine,   in cui sono disponibili 26 milioni di registri di 300 pagine circa ciascuno: una quantità sbalorditiva), le genealogie  dei singoli raccolte digitalizzando, in anni ed anni  di lavoro e ricerche, milioni di archivi  civili e religiosi.

 Cosa potrebbe accadere non ad un singolo Stato, come  agli Usa ed anche alla Russia nel caso di Cambridge  Analytica, ma all'umanità intera se un giorno qualcuno utilizzasse quell'archivio dell'umanità a scopi non leciti? Ve lo immaginate cosa potrebbe farne un dittatore pazzo, come quello nordcoreano che anche senza quell'archivio  mette paura al mondo intero? A noi fa semplicemente terrore!