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martedì 15 dicembre 2015

Dal Petruzzelli di Bari al Lirico di Cagliari, dove sì è insediato il duo Orazi-Meli: Sacra Muratoria Unita

Il duo Orazi-Meli al vertice del Teatro Lirico di Cagliari  è una vera  sorpresa e pone non pochi interrogativi.
Orazi viene nominato sovrintendente, sconfiggendo di fatto il suo antagonista Meli - uscito dal teatro appena l'anno scorso, per far posto alla disastrosa gestione della signora Spocci che è dovuta tornare a casa per non essere stata capace neanche di approntare un programma - e  alla prima riunione del CDI, chiama al suo fianco Mauro Meli, come direttore artistico.
La notizia era stata anticipata da Luigi Boschi nel suo blog  'parmense'  - di recente oscurato dalla magistratura, perchè raccontava, in taluni in casi in anticipo su tutti, fatti di cui si era tutti all'oscuro denunciandone le manovre non sempre specchiate da cui erano scaturiti. Tutti l'avevano smentita, perchè Boschi suggeriva di considerare la nomina di Meli frutto di un accordo preventivo alla nomina di Orazi. E come altro giustificare tale decisione al primo CDI del teatro cagliaritano?
Insomma Meli cacciato o uscito dalla porta è rientrato dalla finestra, e forse ad Orazi, i poteri occulti dei quali si paventa l'intrusione ( 'muratori' e non solo), hanno fatto firmare un impegno prima di salire al vertice di Cagliari: appena nominato chiama al tuo fianco Meli. Capito? E Orazi 'lo sventurato', ubbidì. A seguire, per modo di dire, il CDI orgoglioso di tale salomonica soluzione ha nominato Meli direttore artistico.
 Solo la 'Sacra Muratoria Unita' ha lavorato a Cagliari? E la Barracciu, contro il sindaco,  ma da sempre protettrice e sponsor di Meli, è rimasta a guardare, nonostante tutto il suo ascendente su Renzi?
 Adesso Orazi, che avrebbe risanato i bilanci del Teatro Verdi di Trieste ( secondo il Commissario straordinario del Governo, Pinelli che lo ha scritto nella sua relazione semestrale, appena pubblicata) ma non è stato confermato sovrintendente, essendogli stato preferito Pace , deve fare altrettanto a Cagliari,  ripianando i debiti lasciti da Meli, il quale nega ma i fatti lo contraddicono. Ma deve fare anche attenzione a chiudere sempre a chiave la cassa del teatro, e a girare con pochi soldi in tasca, perché Meli  è sempre in agguato, anche se i buchi eventualmente lasciati nel bilancio, non li ha fatti per sé ma per la gloria del teatro d'opera e per qualche agente.
 C'è però un vantaggio da non sottovalutare in questo terzo ritorno di Meli a cagliari, e cioè che potrebbe aiutare Orazi a entrare nei segreti del bilancio che conosce ancor meglio del sovrintendente, per risanarlo. Si spera.
 Un'ultima annotazione che è più una curiosità: nella relazione semestrale del Commissario Pinelli, non compare mai il Teatro lirico di Cagliari.  Perchè? Forse che non ha chiesto aiuto per ripianare i bilanci, o non ha risanamenti da fare? Oppure,  perchè i dati relativi all'ultima gestione, neanche quelli, sono pervenuti al Commissario, come prevede la legge?
 Il Petruzzelli di Bari, che invece gli aiuti al fondo governativo per il risanamento li ha chiesti, retto da Massimo Biscardi, per molti anni sodale 'artistico' di Meli al Teatro di Cagliari, sembra incamminarsi per le 'vie del grande oriente', partendo da Ravenna, dove si esibisce spesso e da dove ha richiesto a gran voce Chiara Muti, per la regia di 'Nozze di Figaro', per la quale avrebbe fatto bene a chiedere la preziosa consulenza delle due autrici di 'Susanna non viene', una delle quali gli avrebbe potuto fornire indicazioni preziose anche in altri campi, di cui è riconosciuta esperta.
Sono spuntati nella programmazione sinfonica alcuni nomi di compositori di oggi, gli stessi che sono ricorsi in passato in elenchi muratoriali; all'appello manca solo una ideologa di tale congrega, attiva anche in campo musicale. La notizia l'abbiamo appresa dall'ultimo numero di 'Contrappunti', diretto da Franco Chieco che, per sopraggiunti limiti di età (beato lui che è arrivato così arzillo alla veneranda età raggiunta, cessa (forse?) del tutto le pubblicazione, dopo vent'anni di onorato servizio). Naturalmente 'Contrappunti', sempre a fianco del Petruzzelli, dopo l'arrivo di Biscardi ma anche prima, non parla di congreghe; la riflessione è venuta a noi, dopo la lettura di quei nomi, gli unici 'contemporanei',  segnalatisi negli ultimi anni per la loro 'inattività' nel campo della composizione, controbilanciata dalla 'superattività' nel campo della gestione di istituzioni musicali.

giovedì 3 dicembre 2015

Orazi e Sardazi. Arriva al Lirico di Cagliari il nuovo sovrintendente

Lo Sferisterio di Macerata, dove s'è fatto le ossa il giovane Claudio Orazi ( sovrintendente e direttore artistico, così dice il suo curriculum, ma con quali competenze nella direzione artistica non lo spiega) dal 1992 al 2002), è un trampolino di lancio per sovrintendenti. Eccezion fatta per due casi:  per Pizzi, che non deve essere lanciato da nessuna altra parte, facendo meglio il lavoro per il quale è noto, e per  Katia Ricciarelli che ora s'è ridotta a fare la giurata nei programmi della 'Maria nazionale' ed a a cantare per qualche matrimonio; mentre sembra far bene nel ruolo di attrice,  sebbene nuovissimo per lei.
E' stato così per Orazi,  e sarà certamente così anche per Micheli, il regista, che con qualche escamotage - come quello di dedicare tutta una stagione estiva alle donne, facendole salire perfino in palcoscenico, ad esempio per Traviata e Tosca -  fa parlare di sé, richiama la critica (che, detto sottovoce, sbarca a Macerata, presenta un'opera, prende il suo gettone di presenza, e poi di corsa al computer a tessere le lodi del sovrintendente) ed intanto le sue azioni salgono in un paese di ciechi, lui che di occhi ne ha tre - il terzo è quello lungo che gli fa organizzare il futuro - e gli incarichi fioccano. Anche Micheli, negli ultimi mesi, è  stato dato per  candidato a molte sovrintendenze.
Lo Sferisterio somiglia all'Accademia Filarmonica Romana, trampolino di lancio per sovrintendenze in teatri del nord, di alcuni aitanti e noti massoncelli.
Per tornare a Orazi, dopo Macerata, egli vola all'Arena: gli spazi all'aperto si somigliano - hanno pensato gli acuti governanti veronesi - e chi più di lui  li conosce, lui che per dieci anni s'è fatto ogni volta centinaia di vasche dell'oblungo Sferisterio? Perciò facciamolo venire qui. E Orazi, prende baracca e burattini e  si trasferisce a Verona, dove resta per un settennato circa. A Verona si fa suggeritore di un progetto avveniristico: ricoprire l'Arena; e, a Roma, nella sede della Stampa estera,  arriva a mostrare ai giornalisti il modellino della copertura (zona palcoscenico; certamente folle, ma non quanto quello di  voler coprire l'intera arena per non perdere le entrate nella serate di pioggia. Chissà che la copertura generale  non avrebbe costituito la seconda tappa della copertura parziale minacciata e mai attuata, nelle intenzioni di Orazi; mentre  ora di quell'insano progetto torna a parlare quell'aquila veronese di Tosi, il sindaco).
Sette anni dopo.  Orazi lascia o gli fanno lasciare - non ricordiamo. Ricordiamo solo che anche a Verona andò in scena il solito copione: grosso buco di bilancio e, perciò, addio Orazi.
 Un paio d'anni a spasso, ma consulente del Ministero degli esteri per i grandi festivals internazionali che Orazi ha naturalmente frequentato, ma non creato - dio sa se ce n'è bisogno di altri in Italia e nel mondo, dove sono già tanti ! ma di un consulente invece sì, non si sa mai - come era specificato nell'incarico agli Esteri; e poi chiamato come commissario al disastrato Teatro Verdi di Trieste. Evidentemente, al Ministero pensano che chi ha lasciato e creato buchi di bilancio sappia anche come risanarli i buchi di bilancio e perciò si toglie da un teatro dove ha procurato guai e si spedisce a risanare i guai che altri hanno creato altrove.
 Dopo neppure due anni da commissario viene nominato sovrintendente, sempre al Verdi di Trieste, dove si trasferisce con la famiglia, contando di restarci per un quinquennio circa. Sennonché  quando ai Consigli di amministrazione subentrano i Consigli di indirizzo - chi non comprende la differenza, non potrà mai apprezzare la rivoluzione copernicana introdotta da 'mezzodisastro'  Franceschini e 'grande&grosso' Nastasi - si dimette. Una pura formalità - come gli hanno fatto credere - mentre alle sue spalle trama il sindaco di Trieste, Consolino pare si chiami, che sceglie come nuovo sovrintendente Pace. E Orazi, non potendo far nulla, si deve dare pace. Ironia della sorte, ma è così.
Daranno la colpa di tale avvicendamento alla scarsa efficienza del marketing e della comunicazione del teatro triestino, alla dott.ssa Cavalieri, da un trentennio al teatro, e che ora, da quel che si legge sul sito ufficiale del Verdi,  hanno mandato a casa; o forse è andata in pensione, meritata.
Ma Orazi diceva mesi fa, dopo l'uscita d Trieste, che gli avevano promesso Napoli, cioè il San Carlo, dove invece la Purchia, tenuta in piedi da Nastasi resiste, e miete un successo dopo l'altro, come il ritorno del grande ( grande di che? ) Daniel Oren - secondo i proclami che quotidianamente giungono dal teatro.
 Ora nel disastratissimo Teatro Lirico di Cagliari sbarca Orazi, dopo un periodo travagliato - perciò disastratissimo - che ha visto avvicendarsi, con alterne fortune, più numerose quelle negative: Crivellenti, poi Meli, poi Spocci ed ora Orazi.
Orazi avrà da lavorare giorno e notte a Cagliari, per dare un pò di pace ed anche una lucidatina al teatro; anche lì dovrà dare una sistemata ai conti che certamente brillano, ma di rosso.
Perchè quel teatro se un periodo luccicante ha avuto senz'altro è stato quello del 'primo' regno Meli, il sovrintendente di manica e borsa larga - lui ha minacciato denuncia contro chi  gli addebita, come noi abbiamo fatto tante volte, buchi nel bilancio - distintosi per aver dato una mano al povero agente monegasco della 'Old and New Montecarlo', Valentin Proczinski che di soldi dal Lirico di Cagliari troppi ne ha 'presi' - diciamo così - per portarvi le vedettes che poi ripartivano con le tasche piene, da svuotare nel Principato. Anche queste sono calunnie, caro Meli, che, anche nell'ultimo  suo passaggio dal Lirico, prima della Spocci, per una messinscena della Turandot, se non andiamo errati, si è letto che abbia speso una cifra spropositata, fuori di ogni grazia di dio?
 Meli,  purtroppo è stato scavalcato prima dalla Spocci ed ora da Orazi,  e nulla potrà per tornare in corsa, mancandogli la protezione e spinta dell'ex sottosegretaria Barracciu, ed avendo ieri, come oggi  e sempre, contro il sindaco di Cagliari.
 Non ci resta perciò che augurare ad Orazi buon lavoro e lunga permanenza fra i Sardazi, per riportare un teatro della provincia isolana agli antichi splendori, per anni finti, ma che nulla gli impedisce di trasformare, d'ora in avanti, in splendori veri.

martedì 12 maggio 2015

La commedia infinita del teatro d'opera in Italia. Professionisti e dilettanti.Protagonisti e comparse


Per effetto della legge 'Valore cultura' i vertici delle nostre fondazioni liriche alla fine del 2014 sono decaduti, e subito dopo tutti ricomposti, in gran parte all'insegna del dilettantismo, con molti debutti, ed altrettante riconferme. Tutto come prima, come sempre.E qualche volta anche peggio.
“ Si è generata una nebulosa per cui fare cose lontane da quelle che si sanno veramente fare è sexy ed attraente. E i risultati, purtroppo, si vedono”- ha scritto Roberto Cotroneo sul settimanale del 'Corriere'. E ciò, in Italia vale dappertutto; ad eccezione di quei pochissimi settori nei quali se sei una schiappa si vede subito e ti buttano fuori, come nel campo della ricerca, bistrattata in Italia, anche perchè i fondi per gli studi in quel caso non te li dà nessuno.
Nelle fondazioni liriche, un settore nel quale il nostro paese dovrebbe eccellere, i vertici sono stati alla fine dello scorso anno, rinnovati in gran parte, ed alcuni riconfermati, gli elementi per una svolta decisiva non si vedono. La legge che imponeva il rinnovo dei consigli di gestione, che un tempo si chiamavano CdA ( Consigli di Amministrazione) ed oggi Consigli di Indirizzo (CdI), ha ridotto il numero dei loro componenti, e li ha privati di alcune loro mansioni importanti; nello stesso tempo maggiore autonomia ha riconosciuto al sovrintendente, una sorta di amministratore delegato; senza però stabilire se ai cattivi amministratori si debba richiedere conto dei buchi di bilancio, come necessario e salutare.
Ha stabilito, invece, che le Fondazioni liriche che navigano in cattive acque, possono chiedere il 'salvagente' del fondo speciale, a patto che osservino alcune disposizioni, alla stregua di ciò che l'Europa e il FMI pretendono dalla Grecia, per scongiurarne il fallimento.
Ma quella stessa legge che impone alle fondazioni che la scelta dei suoi amministratori debba spettare al Ministero risulta fra le più disattese, specie da quelle fondazioni i cui amministratori locali sono in grado di fare la voce grossa con 'mezzodisastro' Franceschini e 'grande&grosso' Nastasi, e che in alcuni casi, hanno fatto bene ad alzare la voce nei riguardi del Ministero che invece di amministrare il settore, passa il suo tempo a mettere il potere in mani amiche, anche se incapaci. Sta qui il punto. E del resto è questo un gioco che la politica conosce bene. Ministri e sottosegretari girano come trottole da un ministero all'altro, senza avere competetnza in nessuno, lasciando perciò grande spazio di manovra ai superburocrati che fanno il buono e cattivo tempo. A causa di ministri incompteneti, essi pure dilettanti.
Nel braccio di ferro fra Ministero ( leggi: Nastasi) e sindaci che vogliono farsi valere, in alcuni casi vincono i sindaci ( come per il Teatro Petruzzelli a Bari, dove il sindaco, Decaro, ha imposto Biscardi, che il Ministero non voleva; ed a Verona dove Girondini, imposto da Tosi, è stato confermato dal Ministero); in altri la spunta il Ministero, fottendosene delle tensioni che possono sorgere far sovrintendente e sindaco ( presidente del teatro) al quale il sovrintendente è inviso, come nel caso di Napoli, dove il Ministero starebbe per riconfermare la Purchia, sostenuta da 'grande&grosso', Nastasi. In ogni caso, a dispetto dei disastrati conti delle fondazioni, a Verona come a Napoli, ed anche a Bari che comunque è un caso a parte, perchè la più giovane fondazioni lirica d'Italia.
Per questo, coloro i quali nutrono tanti sospetti nei riguardi di Nastasi, potentissimo e protettissimo, a causa dell'incompetenza dei vari ministri, e in forza dei suoi padrini eccellenti, vedi Gianni Letta, hanno tutte le ragioni possibili dalla loro parte. Ci si può fidare di un direttore generale, commissario di un teatro, nel quale crea un Museo per mettervi come coordinatrice sua moglie, come nel caso del MeMus del Teatro san Carlo, dove fino all'altro ieri figurava in pianta stabile, come coordinatrice, Giulia Minoli, sua moglie? E non è che un esempio della tracotanza del potere.
Un altro capitolo che meriterebbe maggiore attenzione da parte del ministero è quello dei compensi sia ai vertici delle Fondazioni che agli artisti scritturati, dove vige la più totale anarchia. Alla Scala, ad esempio, Lissner aveva un compenso da manager di azienda privata, intorno al 1.000.000 di Euro, tutto compreso, mentre ora a Pereira è stato riconosciuto un compenso nella norma, e cioè di 240.000 Euro; e Santa Cecilia l'unica 'sinfonica' fra le fondazioni, riconosceva a Bruno Cagli un compenso di oltre 300.000 Euro, nonostante che avesse egli una affollata direzione artistica, con dirigenti e consulenti. E comunque il presidente/sovrintendente dell'Accademia prenderebbe lo stesso stipendio del direttore generale della Rai, che ha ben altre responsabilità.
Recentemente una rivista ha fatto i conti, su dati forniti dallo stesso Ministero, in tasca ad ogni fondazione, rilevandovi anomalie e disparità che il Ministero ben conosce ma che si guarda dall'eliminare. E così il sovrintendente dell'Arena guadagna 240.000 Euro; Vergnano del Regio di Torino, quasi 190.000 di Euro; Giambrone, a Palermo, 170.000; Chiarot a Venezia 165.000, mentre il suo direttore artistico, Ortombina, 167.000; Ernani a Bologna ne prendeva fino a febbraio, quad'era in carica, soltanto 120.000, e non sappiamo ancora quanti ne daranno a Nicola Sani, suo successore.
A queste ed altre anomalie, un'altra se ne è aggiunta negli ultimi anni. I ritardati pagamenti agli artisti, specie se giovani. Ritardi di mesi quando non addirittura di anni (Cagliari - si dice - è in cima alla lista delle fondazioni che non pagano), con richieste di riduzione di cachet, nonostante il ritardo; e ritardi negli stipendi dei dipendenti delle Fondazioni. Insomma un settore in grave crisi - una decina di fondazioni su quattordici sono con l'acqua alla gola e obbligate a ricorrere al fondo speciale di salvaguardia - mentre il Ministero continua a gestire le poltrone, sulle quali ha la faccia tosta di rimettervi amministratori, mesi prima commissariati.
Anche il Governo sembra disinteressato al settore, salvo che per il completamento del teatro della città del premier, tant'è che non ha ancora dato la sveglia a Franceschini e non si è ancora posto il problema dell'allontanamento di Nastasi dalla sua poltronissima, nonostante le numerose critiche che gli sono piovute e gli piovono ogni giorno addosso, anche dal suo stesso partito ( Orfini lo ha fatto in più di una occasione pubblica); mentre lui, Nastasi, ora vanta anche l'amicizia di Nardella.
Ed ora un rapido giro fra tutte le fondazioni, cominciando da Torino.
Al Regio di Torino regna incontrastato, da troppi anni, Walter Vergnano, cresciuto alla scuola del barone Francesco Agnello, nel CIDIM. Il dissidio che lo opponeva al suo direttore musicale, Noseda, sembra essere ufficialmente ricomposto, con l'arrivo di Gaston Fournier, costretto a sloggiare dalla Scala di Pereira, come direttore artistico. Torino si conferma come una delle fondazioni con i conti in ordine - così si dice, salvo poi a chiedere soccorso al Comune per la ricostituzione del patrimonio – e con la trinità di vertice in ordine: sovrintendente, direttore artistico, direttore musicale: 'unicuique suum', che tradotto vuol dire a ciascuno il suo mestiere. Ed ha anche annunciato la prossima stagione, come usa fare da qualche anno.
All'Arena di Verona il sindaco Tosi, che ha la maggioranza nel neo Consiglio di Indirizzo della Fondazione, è riuscito a far digerire al ministero la riconferma del sovrintendente Girondini, raro esempio di geometra sovrintendente, contro il quale s'era addirittura pronunciata una accolta di musicologi e musicisti, e nonostante che la platea più grande d'Europa presenti una voragine nei conti altrettanto grande. Al suo posto di direttore artistico resta Paolo Gavazzeni, della ben nota famiglia ( alla quale appartiene anche il critico musicale del 'Giornale', che ha rapporti di consulenza con il Teatro Comunale di Bologna, come fosse la cosa più normale del mondo). A Verona, Nastasi non ha potuto o voluto far nulla, forse perchè Girondini, per lungo tempo a capo dell'associazione che riunisce le fondazioni liriche italiane, s'era guadagnato, a dispetto di tutti, il lasciapassare per la riconferma, proprio dal Ministero. Tosi aveva fatto un bando per la ricerca del nuovo sovrintendente. Si sono presentati una quarantina di candidati, fra i quali non c'era Girondini. Fatto sta che, fottendosene sia del bando che delle candidature farsa, alla fine è rimasto Girondini.
Al Teatro Giuseppe Verdi di Trieste, c'è stata una svolta nella gestione, con l'arrivo di Francesco Pace, il quale, pur fuori dal giro, ha sbaragliato la lunga lista di concorrenti, compreso il sovrintendente uscente, Orazi, al quale sembrava essere stato promesso( da chi?) il Teatro San Carlo di Napoli; dove Nastasi riuscirà ad imporre la Purchia commissariata, nonostante il commissariamento e l'aperta opposizione di De Magistris.
La Fondazione triestina sembra oltre i confini italiani, di essa poco si sa ed ancor meno si scrive sui giornali, è come situata in una zona franca. L'arrivo di un manager, che sembra competente, forse la farà svoltare e rientrare nel gioco delle fondazioni italiane e magari farle aumentare la produzione e la qualità.
Al Teatro La Fenice di Venezia le cose sono rimaste come erano prima del grande (finto) cambiamento. Al vertice Cristiano Chiarot; direttore artistico Ortombina; è andato via solo il direttore principale, Matheuz, il venezuelano, che con i vertici non andava più d'accordo, dopo i primi mesi di idillio lavorativo, e le cui direzioni sono state troppe volte aspramente criticate; ma anche il prezioso coordinatore della direzione artistica, Piearangelo Conte, ha preso la strada di Firenze. Fra breve, al posto di Matheuz, arriverà un altro giovane, straniero, raccomandatissimo, e forse sarà quello venuto via da Valencia. La fondazione veneziana ha da qualche anno i conti in ordine, così dicono tutti oltre i vertici medesimi, ( a fine aprile è stato presentato il bilancio del 2014, certificato da società esterna, dal quale risulta anche un leggero attivo!) e un indice di produttività fra i massimi, al punto da essere portata a modello in Italia; ha una programmazione di diverse annualità, molto varia, un pò stagione e un pò festival, ed una calendarizzazione a metà strada fra quella di un teatro 'italiano'(teatro di regia) ed uno 'tedesco' ( (teatro di repertorio) e sul podio esibisce regolarmente anche grandi bacchette, come ad esempio Chung. Non c'è che da augurarle che duri. Perchè ciò potrebbe, tra breve, farle ottenere anche l'autonomia di gestione, da poco riconosciuta alla Scala e a Santa Cecilia.
Il Teatro alla Scala, dopo l'uscita anzitempo di Lissner e di tutta la sua corte ( direzione artistica, ufficio stampa) si è messo nelle mani di Alexander Pereira per i prossimi cinque anni, dimenticando il passo falso con cui aveva iniziato la sua collaborazione - gli spettacoli acquistati dal 'suo' festival di Salisburgo - e rinunciando al periodo di prova contemplato nel suo primo contratto. Ora gli è stato riconosciuto un buon stipendio ( 240.000 Euro, con un netto risparmio su Lissner, un quarto appena), sta gestendo il teatro nel periodo dell'Expo, ha già presentato la prossima stagione, annunciando una quindicina di titoli d'opera e cinque o sei di balletto, e sembra ormai accettato dal CdI del teatro, dal sindaco (che non si ricandiderà ) ed anche dal Ministero, da dove Nastasi aveva fatto capire che per quel posto di sovrintendente, o magari di Commissario ( prima della definitiva assunzione di Pereira) era lui ancora una volta interessato. Pensare che come commissario, pur restando sempre direttore generale del Ministero, s'era già fatto, senza grandi risultati, il giro di molti teatri italiani, da Firenze a Napoli, a Bari; e anche in altri avrebbe voluto mettere piede, come Milano, appunto, Roma, e Genova (dove aveva mandato un suo fedelissimo, un vero disastro) lasciando in tutti i casi, dopo il suo ritorno al Ministero, un equilibrio così instabile che, dopo pochi mesi, dava luogo a nuovi buchi di bilancio. Ora la Scala avrà nuovamente anche un direttore musicale, Riccardo Chailly, che ha promesso, d'accordo con Pereira, di far tornare il teatro milanese a risplendere soprattutto nella tradizione del melodramma italiano che Lissner-Barenboim avevano deliberatamente tentato in tutti i modi di oscurare, togliendogli la sua più preziosa identità storico musicale.
Scendendo verso ovest, la prima tappa è al Teatro Carlo Felice di Genova, dove da poco è approdato il nuovo sovrintendente nella persona di Maurizio Roi, proveniente dalla Toscanini di Parma. Il teatro ha vissuto e forse vive ancora momenti drammatici: senza vertici e senza soldi; e Roi ha il compito di portare nel teatro più moderno d'Italia, un po' di pace e serenità e di avviarlo a navigazione sicura.
Asnche al Teatro Comunale di Bologna c'è stato ultimamente un cambio al vertice; mandato a casa (perchè? per limiti di età?) Francesco Ernani, ha preso il suo posto Nicola Sani che di Ermani era consulente per la direzione artistica, e che forse vorrà tenere per sé il doppio incarico, avvalendosi della collaborazione del direttore musicale, il giovane Mariotti, pesarese/rossiniano di origine, formazione ed ascendenza, gratificato da frequenti successi. Ernani aveva dichiarato di aver trovato un bilancio disastrato, ereditato dalla gestione Tutino; non sappiamo se tale buco sia stato nel frattempo risanato; certo è che in un teatro che non ha i conti in ordine, metterci come sovrintendente un debuttante in tale ruolo, qual è da considerarsi Nicola Sani, è un rischio serio, affatto calcolato. La programmazione del teatro bolognese si segnala per la novità delle proposte e per la calata in Italia di regie 'di sorpresa' come è nello stile e d 'abitudine per Nicola Sani che altrettanto aveva fatto anche a Roma, dove pure vi era stato chiamato da Ernani.
L'Opera di Firenze che sembrava navigare in acque tranquille dopo l'arrivo di Francesco Bianchi, banchiere, alla sovrintendenza, ha scioperato nella serata inaugurale del Maggio. E' stato fra i primi dei nostri teatri a rinnovare il Consiglio di Indirizzo e ad indicare Bianchi sovrintendente, subito nominato da Nastasi, amico di Nardella, in ossequio al volere del premier. Come coordinatore artistico è arrivato dalla Fenice Pierangelo Conte, che il suo apprendistato l'ha fatto per molti anni in laguna e che ora ha la possibilità di gestire in prima persona la programmazione di un grande storico teatro. A Firenze c'è anche la figura del direttore generale:Alberto Triola, che a Bologna era l'ombra di Tutino, e che ha lavorato alla Scala e dirige il Festival di Martina Franca, e che perciò mette il naso anche nella programmazione artistica ( sua l'idea dell'opera nuova di Tutino a Firenze).
Ma la calma in teatro è solo apparente. Per l'ennesima volta il pagamento degli stipendi è stato ritardato e ritardi ci sono pure nel pagamento degli artisti ospiti, Mehta, direttore a vita dell'orchestra, sembra da tempo in procinto di lasciare, e così, nelle more, Firenze s'è lasciata sfuggire Daniele Gatti, accolto trionfalmente ad Amsterdam, al Concertgebow; Maggiodanza, il corpo di ballo del teatro, è stato sciolto e licenziato, e il nuovo teatro ha bisogno di altre consistenti risorse economiche per essere completato. Dove li troverà ora che l'occasione dell'anniversario 150° dell'Unità d'Italia è passato e la cricca è finita dietro le sbarre? Ma forse Renzi li troverà in un modo o nell'altro, per darli al teatro d'opera della sua città ed agli amici Nardella e Bianchi.
Al Teatro Lirico di Cagliari è andata in scena l'ennesima tragicommedia per la succesione a Mauro Meli , tornato per la seconda volta in Sardegna, e per la seconda volta fatto fuori dal rinnovato CdI. Meli era tornato a Cagliari dopo l'uscita di scena della Crivellenti, nominata sovrintendente per volontà e virtù di Gianni Letta e Salvo Nastasi. Per la successione a Meli, richiamato per evitare che la nave affondasse, il sindaco Zedda aveva bandito il solito concorso farsa, al quale s'era naturalmente presentato anche Meli, inviso al sindaco,ma gradito e sostenuto dalla Barracciu, ora sottosegretario ai beni Culturali, per volontà di Renzi, il quale per proteggerla dal fuoco amico del suo stesso PD, a seguito delle spese pazze di carburante delle quali non aveva saputo dare convincenti giustificazioni, l'ha chiamata sul continente.
A Cagliari è approdata Angela Spocci, anzi riapprodata. Conosce l'amministrazione a causa di precedenti importanti incarichi, ma deve ricostruire il teatro, formulare in breve una programmazione, che ora manca, e fare ogni cosa perchè i buchi di bilancio vengano coperti e mai più prodotti. Impresa non facile. E poi avrà bisogno anche di un direttore artistico che l'affianchi e, perchè no, anche di un direttore musicale, perchè un'orchestra, che spesso è stata osannata da giornalisti prezzolati, ma che è passata attraverso tempeste di ogni genere e di lunga durata è chiaro che ha bisogno di essere rifondata. Avrà la Spocci la forza ed anche i mezzi per permettersi un direttore stabile dell'orchestra, a questo punto molto utile, anzi indispensabile? Apprendiamo , mentre scriviamo, che i sindacati chiedono le dimissioni della Spocci, per incapacità, calo vistoso di pubblico e di abbonamenti. Ci risiamo.
E Roma? Sempre meno ladrona di quanto i ladri della Lega di Bossi e Salvini farebbero intendere. Mandati a casa gli incapaci di professione che hanno avuto all'Opera per un triennio il loro quartier generale, il Teatro dell'Opera sembra navigare in acque più tranquille pur ricorrendo alla legge Bray, il cui sovrintendente da poco è stato ufficialmente nominato, Carlo Fuortes. Il quale, nei mesi del casino generale, aveva persino carezzato l'insane progetto di 'esternalizzare' orchestra e coro, facendo la figura dell'ignorante agli occhi dell'Europa musicale. Non agli occhi dell' ignorante Marino e della sua collaboratrice Marinelli che, anche per amor di partito, ne hanno elogiato le doti di amministratore, nelle quali erano compresi anche i modi spicci e i passi falsi. Il quale, per una ennesima decisione di non scegliere, ha lasciato i suoi più stretti collaboartori al loro posto ( da Alessio Vlad a Roberto Gabbiani) ha annunciato l'arrivo come direttrice del corpo di ballo della debuttante nel ruolo Eleonora Abbagnato, la bravisima ed avvenente ballerina, moglie di un calciatore di una squadra cittadina e perciò accasata a Roma, la cui nomina è un'ulteriore dimostrazione della incapacità ed inadeguatezza di Fuortes e Marino a governare una istituzione come il teatro dell'Opera. Anche Caracalla nelle loro mani finirà per diventare un circo equestre o una 'disneyland' dello spettacolo, con rovine originali. Il tempo lo dirà. Ed ora temiamo anche per l'annunciata prossima nomina del direttore musicale, purtroppo minacciata. Mentre Fuortes ha annunciato che il suo tetaro varà non uno ma due direttori artistici, il secondo ( o primo?) è Battistelli, relegato al ruolo di programmare il 'moderno' in teatro e la la stagione sinfonica.
Dall'altra parte del Tevere viaggia tranquilla l'Accademia di Santa Cecilia, dove da poco è cambiato il timoniere, che ora è Michele dall'Ongaro, gran manovratore, mentre tutto lo staff creato da Cagli e ben oleato e foraggiato economicamente, resta lo stesso, come pure al suo posto resta Antonio Pappano, vera gloria dell'Accademia, per i prossimi cinque anni. Dall'Ongaro viene alla scuola di Cagli e perciò è assai difficile, a dispetto delle dichiazioni di inizo mandato, come quella di una maggiore attenzione agli artisti italiani, che qualcosa possa cambiare. E del resto Dall'Ongaro agli italiani non ha mai prestato attenzione, anche nel suo precedente incarico all'Orchestra sinfonica nazionale della Rai di Torino; perchè dovrà fare a Roma ciò che non ha mai fatto a Torino? Comunque a Santa Cecilia, finchè c'è Pappano c'è speranza, andato via lui, i Cagli, un tempo, o i Dall'Ongaro ora, poco o nulla possono fare.
Il Teatro San Carlo di Napoli nella tempesta, con il braccio di ferro tra il sindaco De Magistris, in minoranza nel CdI, e il ministero di Nastasi, per la nomina del nuovo sovrintendente, che Nastasi vorrebbe ancora Purchia e De Magistris assolutamente no, ha vinto proprio il Ministero. Riconfermata, la Purchia, la signora ragioniera, richiamerà il direttore artistico De Vivo, geometra (come assicurano i bene informati napoletani)? Solo con la riconferma della Purchia il teatro potrà godere di tanti benefici ministeriali, come, in passato, quell'enorme dispendio di denaro pubblico che è stata la inutile trasferta americana, a San Francisco, dei complessi del teatro, interamente finanziata da Nastasi che voleva dar lustro al teatro di cui era stato fino a poco prima commissario. Una vergogna. Per la quale, solo per questa, dovrebbero indagarlo e metterlo fuori gioco. Il posto lasciato vuoto dalla Purchia a Catania, dove si era impegnata con il sindaco Bianco a trasferirsi, è stato felicemente occupato da Roberto Grossi, presidente di Federculture, già direttore generale di Santa cecilia, persona per bene e competente e con molte idee.
Il Teatro Petruzzelli di Bari, la più giovane tra le Fondazioni liriche italiane, con qualche vantaggio che tale gioventà presenta, sembra messo in sicurezza dal sindaco Decaro, che ha voluto al vertice come presidente- unico caso in Italia dove le Fondazioni sono presiedute dai sindaci - lo scrittore-magistrato Carofiglio, che ha sostenuto la riconferma di Massimo Biscardi alla sovrintendenza (ruolo nel quale anche lui è un vero debuttante, avendo sempre svolto mansioni di direttore artistico), benchè osteggiato - come riferiscono i bene informati - da Nastasi, sempre lui. Basta! Ora il teatro barese ha bisogno di tutto: di una programmazione vera, degna di una fondazione lirica almeno come produttività; dopo l'uscita di scena di Daniele Rustioni, finito al Teatro di Lione in Francia, di un direttore musicale senza il quale una orchestra giovane rischia di restare sempre giovane e non maturare mai, ed ha bisogno anche di idee oltre che di soldi che comunque Decaro non gli farà mancare.
Infine il Teatro Massimo di Palermo dove è tornato, come il postino del celebre film, per la seocnda volta, Franceco Giambrone, attendente del sindaco palermitano. Lui il Massimo l'aveva già governato una volta, ne era uscito fra polemiche e anche debiti(?), era rimasto per qualche tempo a spasso - insegnando in varie università come in Italia è accaduto a vari amministratori che avrebbero dovuto essere titolari di diritto delle cattedre di 'disastro economico' - per poi approdare a Firenze da dove era dovuto andar via, sempre per i suoi meriti di cattivo amministratore. A Palermo ha chiamato un debuttante nella direzione artistica, Oscar Pizzo, che le ossa se le è fatte con 'Contemporanea', all'Auditorium di Roma, fedelissimo di Fuortes, ma assolutamente a digiuno di teatro d'opera e di vocalità; per l'una e l'altra mancanza supplisce Giambrone, il quale s'è voluto circondare di un altro siciliano per la direzione stabile dell'orchestra: Gabriele Ferro che, in questa stagione, visto il suo importante ruolo, dirige un titolo appena.
                                                                      (SUONO, mensile. per gentile concessione)







giovedì 5 marzo 2015

Finto bando pubblico per manifestazione di interesse alla nomina di sovrintendente delle fondazioni liriche.Napoli,verona,cagliari, parma...

Da qualche mese la democrazia s'è impiantata prepotentemente nella gestione delle nostre istituzioni culturali, prime fra tutte le fondazioni liriche che rappresentano una rete ben distribuita sul territorio, produttiva se viene ben amministrata, e di enorme interesse per lo sviluppo.
 D'ora in avanti, viene da pensare che episodi come quelli del Teatro Massimo di Palermo dove il sindaco Orlando ha messo a capo, per sua insindacabile volontà e disposizione, il suo assessore Giambrone - già al secondo giro, essendo passato anni fa dall'assessorato comunale al teatro - non si verificheranno più in Italia.
 Quando si deve scegliere il vertice di una fondazione lirica che ha una notevole responsabilità in fatto di gestione e di promozione culturale, i sindaci - che restano, nonostante la loro palese ignoranza in materia, a capo delle fondazioni liriche, del loro consiglio di indirizzo intendiamo - si stanno a bituando ad utilizzare lo strumento del bando pubblico. Chi intende essere valutato per la sovrintendenza di una fondazione lirica, ritenendo di avere titoli ed esperienza necessari ed adeguiati,  segnali il suo nome all'ente, accludendo il suo curriculum di studi e professionale. Chi averà più titoli ed esperienza sarà prescelto. Tutto bene, sì. Salvo che per una postilla del bando. I sindaci non sono tenuti a scegliere necessariamente dall'elenco dei candidati, possono insomma fottersene e fare di testa propria.
 E' quanto è accaduto, ad esempio, a Parma, al Teatro Regio - che non è  fondazione lirica, sebbene abbia un passato ed una storia assolutamente grandiosi. Pizzarotti ha fatto anche lui un bando, ha creato una commissione esaminatrice e poi ha scelto due persone  che non si erano neppure candidate. Non vogliamo difendere i candidati ritenuti idonei dalla commissione presieduta da Cristiano Chiarot, sovrintendente della Fenice. Anche il candidato segnalato dalla Commissione non aveva i requisiti di esperienze neppure di preparazione per ottenere quell'incarico. E, perciò, in quel caso ci sentiamo di dire, per le nostre modeste conoscenze, che quella Commissione aveva toppato, oppure aveva scelto il meno peggio in fatto di preparazione ed esperienza.
 Anche il Teatro di Cagliari, dopo l'uscita di Meli, era ricorso al medesimo bando. Fra i candidati ci sembra abbia fatto una scelta giusta, nominando Angela Spocci, che non apparterrà alla crema della crema del mondo musicale, però il mestiere di sovrintendente lo ha già fatto e pure a Cagliari, da commissario, anni fa.
 Ora ci prova anche Napoli per sostituire la Purchia, il cui mandato è terminato. E anche nel bando del San Carlo, firmato da De Magistris, c'è la solita clausola di salvaguardia del conosciuto vizio della politica di impicciarsi di cose che non conosce e non capisce. E siamo certi che la scelta anche a Napoli avverrà per insindacabile decisione di De Magistris che presiede il cosiddetto Consiglio di indirizzo.
Come del resto è accaduto a Roma, dove la riconferma di Fuortes - che ancora non molla 'Musica per Roma', per la quale il sindaco ha promesso anche lì un bando internazionale, che ancora non si è visto -  è stata fatta da un Consiglio di indirizzo nel quale siede la crocerossina Maria Pia Garavaglia, la scrittrice e televisiva Maria Pia Ammirati, una signora addetta alle pubbliche relazioni - della quale non ricordiamo il nome, ci perdoni - ed un economista. Dunque ha scelto Marino, incurante della figuraccia che lui e Fuortes hanno fatto agli occhi del mondo con la cosiddetta minacciata 'esternalizzazione'. Vedremo cosa saprà fare Fuortes. Per ora il bilancio l'ha sanato il governo ( Legge Bray) e non lui, e gli sponsor ancora non li ha nè trovati nè portati, solo minacciati. Staremo a vedere.
 A Genova ha scelto il sindaco Doria, chiamando da Parma  Maurizio Roi ( a Parma Genova era già ricorsa in un'altra occasione. Speriamo vada tutto bene, visto che quello genovese è uno dei teatri nella grande tormenta). Ed anche Bologna, spodestato Ernani, ha messo in trono Sani, per volontà esclusiva, divina addirittura, nonostante la matrice politica del sindaco.
 Trieste, sembra fuori dei confini italiani, facciamo fatica a capire che cosa succede lì.
 Ora c'è anche il Caso Arena di Verona, il cui sovrintendente uscente, Girondini, imposto già una volta dal democratico Tosi, senza averne competenza ed esperienza, ma solo fedeltà al sindaco, era  stato contestato anche pubblicamente, da alcuni esponenti  del mondo musicale che ne chiedevano la destituzione. E invece no, dopo il bando, e le infinite candidature, come i sovrintendenti appartenenti alla 'compagnia di giro per le sovrintendenze' fra cui anche Catello De Martino, Francesco Ernani, Angela Spocci, Mauro Meli, e pure Ferdinando Pinto, il quale si sarà detto. ma se partecipano tutti quei... perchè non posso partecipare io, in considerazione del glorioso passato della sua gestione al Petruzzelli, ante incendio; ed altri trentacinque candidati, quell'elenco è stato stracciato dal sindaco.Tosi se ne è fregato di tutto e tutti ed ha fatto candidare dal Consiglio di indirizzo nuovamente Girondini che, ovviamente non compare in quell'elenco. A Lui pensa Tosi.
 Ci dite, di grazia, perchè dovremmo credere alle riforme ed alla volontà del ministero di Franceschini e Nastasi di voltar pagina.

lunedì 9 febbraio 2015

Angela Spocci è sovrintendente a Cagliari. Come andò invece la nomina della Crivellenti? Per Lei garantì Zedda, sindaco SEL di Cagliari

Finalmente 'mezzo disastro' Franceschini che aveva firmato a tamburo battente, fermandosi di notte al Collegio romano, la nomina di Nicola Sani a sovrintendente a Bologna, nel timore che i suoi padrini ci ripensassero ( al ministro, tuttavia, non importa affatto che il suddetto neosovrintendente sia anche consulente artistico della Accademia Chigiana di Siena, pur essa finanziata dal Ministero. L'ennesima schifezza con l'imprimatur ministeriale!) ha dovuto, con un pò di 'prescia' in più, firmare anche la nomina di Angela Spocci che, prima della indicazione di Nicola Sani per Bologna, era giunta  sul suo tavolo dal Consiglio di indirizzo del Teatro cagliaritano. Segno evidente che l'opposizione della Barracciu - suo sottosegretario, che tifava per la riconferma di Mauro Meli, osteggiato invece da Massimo Zedda, SEL, sindaco della città - non ha convinto il ministro.
 La Spocci è  candidato affidabile, conosce il mestiere ed a Cagliari ci è già passata negli anni scorsi.
 Pur non essendo noi fra i fans di Meli, dobbiamo ripetere che questi cambi  a breve distanza nella dirigenza del teatro, non fanno bene, anche se poi Nastasi lo premia per la buona amministrazione e la produttività. Che risate!!!!
 E lo premia per il periodo in cui governava  la Crivellenti, sovrintendente per volontà di Zedda che conosceva 'la Marcella e garantiva per Lei'.  Che la Crivellenti sia barese e  Zedda  sia del partito del governatore pugliese Vendola, anch'egli SEL, non vuol dire nulla; per lo meno riguardo al primo sbarco della signora a Cagliari. Perchè la Crivellenti era arrivata a Cagliari, per lavorare alla biglietteria del teatro, dietro richiesta e raccomandazione del duo Letta-Nastasi che lo aveva raccomandato al sovrintendente dell'epoca (Pietrantonio), che lo ha rivelato ai magistrati. Non stava, forse, allo sportello, magari si occupava della biglietteria in generale. Ma questo vuol dire poco, perchè anche Caligola nominò senatore  il suo cavallo; sebbene l'avesse fatto in spregio alla classe politica, sulla quale grandiosa era  la figura che faceva anche il suo cavallo.
Dalla biglietteria, Zedda, che conosceva la Marcella, ha garantito per Lei, e l'ha catapultata alla sovrintendenza, e così da 1500 Euro che prendeva al mese, il suo stipendio  è aumentato dieci volte per un mestiere che Lei non conosceva affatto, ma la cui gestione - miracolo! - dal sempre presente Nastasi è arrivato  al teatro un premio-produzione.
 E' chiaro ora come avvengono certe nomine ed anche certe carriere? Ancora e sempre nel segno della vergogna, dell'intrallazzo, delle trame, con lo zampino onnipotente della politica, senza la quale difficilmente una persona, pur meritevole e competente, può aspirare a un incarico qualunque.
 Come arrivò Zedda a decidere per la Crivellenti sovrintendente? Dopo aver esaminato 44 candidature, senza trovarne una sola che lo soddisfacesse. Faccia di...

sabato 7 febbraio 2015

Franceschini , ministro a due velocità, che intenzioni ha sulle Fondazioni liriche?

Franceschini, come ci sembra di poter dedurre dalle notizie in nostro possesso, ha passato la notte di giovedì nel suo ufficio al Collegio romano, per perfezionare a tempo di record, assistito dallo scudiero manovratore Nastasi, la nomina di Nicola Sani a Sovrintendente del Teatro comunale di Bologna, come gli era stato indicato e chiesto dal Consiglio di indirizzo del teatro.
 Dal Consiglio di indirizzo del Teatro di Cagliari  è stato indicato, da qualche tempo, come prossimo sovrintendente del teatro la dott. Angela Spocci. Forse prima che a Bologna facessero il nome di Sani. Sani ha ottenuto la nomina, la Spocci ancora no.
Perchè questo doppia velocità?
 Perchè la Spocci ha al Ministero un nemico, senza colpa alcuna. Il sottosegretario Barracciu, sostenuta da Renzi che l'ha strappata dalle grinfie del PD sardo. Il sindaco della città Zedda, con la nomina del nuovo Consiglio di indirizzo è stato felice di far decadere Mauro Meli dalla carica di Sovrintendente, per mettercene un altro, un altro qualunque andava bene, purchè non Meli. Per fortuna la scelta è caduta sulla Spocci che ha esperienza da vendere. Ma che aspetta a nominarla Franceschini?
 Meli, osteggiato da Zedda (SEL), processato per la nomina della Crivellenti (spinta da Letta e Nastasi) è sostenuto dalla Barracciu (PD) - vincitrice alla primarie per la regione in Sardegna ma, perchè subito indagata per le spese con fondi regionali, dovette dimettersi dalla corsa - la quale è sostenuta da Renzi che l'ha fatta sottosegretario (la Barracciu, prima della sua carriera conseguente alla discesa in politica, era un insegnante di lettere nelle scuole superiori, dunque nessuna o quasi professionalità  poteva la signora vantare nel campo dei beni culturali, come del resto Franceschini; mentre ne ha da vendere solo l'altro sottosegretario che viene dal FAI, la Buitoni), il quale Renzi è il capo del governo che ha fatto ministro della cultura Franceschini, 'mezzo disastro'.
 Forse il ritardo nella convalida delle nomina della Spocci  va ricercata proprio nel labirinto delle vendette politiche nella medesima sinistra, tra PD e SEL.
 Franceschini, ha 'spacchettato' finalmente  il FUS, destinando alle Fondazioni liriche per il 2015  5 milioni di fondi in meno, a pari ammontare del FUS nel 2014 e 2015;mentre ha aumentato i fondi per il cinema.
Verrebbe quindi da domandarsi quale intenzioni abbia il ministro sulle Fondazioni liriche, se sono le stesse più volte espresse dal suo suggeritore Nastasi, e se  fra le sue intenzioni vì è anche quella  di ridurne il numero, cominciando col ridurne i finanziamenti.
 E, infine, far ritornare il potere di nomina nelle mani del Ministro e nelle stanze del Ministero, non può voler dire che la politica di nuovo vuole ingabbiare tutto, musica ed opera comprese, nonostante i guai che in passato ha già prodotto così facendo?

sabato 31 gennaio 2015

Ultimissime dal mondo della musica. Zocaro, Micheli, Spocci, Regina per Fuortes

Nei giorni scorsi è scomparso Ettore Zocaro, un nostro amico, uno dei pochissimi veri amici. Giornalista  dell'Ansa noto a tutti da una vita, commesso viaggiatore instancabile per seguire teatro soprattutto, ma anche cinema, danza ed opera; memoria storica degli ultimi cinquanta -sessant'anni di vita culturale in Italia, di cui è stato attento onesto ed acuto osservatore, ed anche studioso.
Ci dispiace veramente che  sia morto. Ma tant'è arriva per tutti quel momento, e poi aveva quasi 93 anni, una bella età specie per chi, con qualche acciacco, è stato attivo e sveglio fino all'ultimo. Ciao Ettore.
 Il ministro Franceschini ha nominato i due membri che rappresenteranno il suo Ministero all'interno del CDA del Teatro alla Scala, uno di questi è una riconferma ( Zanbon), l'altro è di fatto un ritorno, Francesco Micheli, già  nel CDA della Scala fino al 2011, fondatore e deus ex machina di MiTo ( il festival estivo che lega Torino a Milano, e diretto dalla sua amica l'ing. Francesca Colombo ( già alla Scala, con Fontana e poi al Maggio Fiorentino, dal quale dovette andar via dopo poco tempo per perchè il bilancio, che aveva promesso in pareggio, non era riuscito a pareggiare, e saldamente insediata a MiTo del suo amico Micheli, che non ha mai lasciato, oltre che, successivamente, anche al Ponchielli di Cremona - 'se non la Scala grande, almeno quella piccola', avrebbe preteso l'avvenente ingegnere) presidente del Conservatorio Verdi di Milano, e fondatore del Concorso pianistico 'Micheli' - di cui non si sa che fine abbia fatto, dopo due o tre brillanti edizioni.
Ora torna alla Scala, per volere di Franceschini, essendo egli, Micheli, del giro di Renzi.  Bentornato finanziere.
Angela Spocci è stata indicata dal nuovo consiglio di amministrazione del Teatro Lirico di Cagliari, presieduto dal sindaco Zedda come nuovo sovrintendente al ministro Franceschini che dovrebbe nominarla ufficialmente.
 Sostituisce dopo solo sei mesi dal suo ritorno nell'isola Mauro Meli, assai gradito alla Barracciu, sottosegretario del ministero di Franceschini per volere espresso di Renzi, dopo che la bella signora  era stata indagata per spese illecite con fondi pubblici e mandata via dall'isola, e altrettanto assai sgradito a Zedda, che l'avrebbe avuta vinta. Ora occorre attendere la nomina del Ministro, alvo che il suo suggeritore non gli consigli di non firmare la nomina. Ma sarebbe un fatto assai grave, perchè la Spocci, che da Cagliari come commissario c'è già passata  anni fa, ha tutte le carte in regola per fare il sovrintendente. Lei non è una musicista, quindi dovrà nominare a sua volta un direttore artistico. Meli, che invece è musicista, chitarrista diplomato per la precisione, ma che ha fatto una gran carriera anche se continuamente funestata da bilanci non proprio brillanti, faceva a meno di un direttore artistico e si faceva bastare una segreteria molto attrezzata, per condurre le danze della programmazione artistica lui in prima persona. magari ascoltando i suggerimenti di qualche ben noto agente, non di pubblica sicurezza.
 Ciò che ci mette pensiero è che il Teatro di Cagliari, già disastrato ( ma premiato dal ministero per produttività e bilanci in  ordine - una beffa ed anche un insulto! -) non può cambiare dirigenza  ogni sei mesi, perché così non ci sarà mai un vero colpevole di eventuali altri futuri disastri, e la programmazione artistica sarà di conseguenza disastrosa, nonostante alcuni 'specchietti per le allodole', o 'stivaletti', se si vuole, al loro secondo round cagliaritano.
In una intervista apparsa oggi sul Messaggero, Aurelio Regina, presidente di Musica per Roma e titolare di una nota manifattura di tabacchi che, in piena crisi dell'opera aveva dedicato un sigaro al disastrato teatro retto da Fuortes, 'l'esternalizzatore', ha dichiarato che l'AD di Musica per Roma, Fuortes, ha fatto così bene anche quest'anno che il problema di lasciare una delle due responsabilità apicali ( sovrintendente dell'Opera) non si pone.