Il duo Orazi-Meli al vertice del Teatro Lirico di Cagliari è una vera sorpresa e pone non pochi interrogativi.
Orazi viene nominato sovrintendente, sconfiggendo di fatto il suo antagonista Meli - uscito dal teatro appena l'anno scorso, per far posto alla disastrosa gestione della signora Spocci che è dovuta tornare a casa per non essere stata capace neanche di approntare un programma - e alla prima riunione del CDI, chiama al suo fianco Mauro Meli, come direttore artistico.
La notizia era stata anticipata da Luigi Boschi nel suo blog 'parmense' - di recente oscurato dalla magistratura, perchè raccontava, in taluni in casi in anticipo su tutti, fatti di cui si era tutti all'oscuro denunciandone le manovre non sempre specchiate da cui erano scaturiti. Tutti l'avevano smentita, perchè Boschi suggeriva di considerare la nomina di Meli frutto di un accordo preventivo alla nomina di Orazi. E come altro giustificare tale decisione al primo CDI del teatro cagliaritano?
Insomma Meli cacciato o uscito dalla porta è rientrato dalla finestra, e forse ad Orazi, i poteri occulti dei quali si paventa l'intrusione ( 'muratori' e non solo), hanno fatto firmare un impegno prima di salire al vertice di Cagliari: appena nominato chiama al tuo fianco Meli. Capito? E Orazi 'lo sventurato', ubbidì. A seguire, per modo di dire, il CDI orgoglioso di tale salomonica soluzione ha nominato Meli direttore artistico.
Solo la 'Sacra Muratoria Unita' ha lavorato a Cagliari? E la Barracciu, contro il sindaco, ma da sempre protettrice e sponsor di Meli, è rimasta a guardare, nonostante tutto il suo ascendente su Renzi?
Adesso Orazi, che avrebbe risanato i bilanci del Teatro Verdi di Trieste ( secondo il Commissario straordinario del Governo, Pinelli che lo ha scritto nella sua relazione semestrale, appena pubblicata) ma non è stato confermato sovrintendente, essendogli stato preferito Pace , deve fare altrettanto a Cagliari, ripianando i debiti lasciti da Meli, il quale nega ma i fatti lo contraddicono. Ma deve fare anche attenzione a chiudere sempre a chiave la cassa del teatro, e a girare con pochi soldi in tasca, perché Meli è sempre in agguato, anche se i buchi eventualmente lasciati nel bilancio, non li ha fatti per sé ma per la gloria del teatro d'opera e per qualche agente.
C'è però un vantaggio da non sottovalutare in questo terzo ritorno di Meli a cagliari, e cioè che potrebbe aiutare Orazi a entrare nei segreti del bilancio che conosce ancor meglio del sovrintendente, per risanarlo. Si spera.
Un'ultima annotazione che è più una curiosità: nella relazione semestrale del Commissario Pinelli, non compare mai il Teatro lirico di Cagliari. Perchè? Forse che non ha chiesto aiuto per ripianare i bilanci, o non ha risanamenti da fare? Oppure, perchè i dati relativi all'ultima gestione, neanche quelli, sono pervenuti al Commissario, come prevede la legge?
Il Petruzzelli di Bari, che invece gli aiuti al fondo governativo per il risanamento li ha chiesti, retto da Massimo Biscardi, per molti anni sodale 'artistico' di Meli al Teatro di Cagliari, sembra incamminarsi per le 'vie del grande oriente', partendo da Ravenna, dove si esibisce spesso e da dove ha richiesto a gran voce Chiara Muti, per la regia di 'Nozze di Figaro', per la quale avrebbe fatto bene a chiedere la preziosa consulenza delle due autrici di 'Susanna non viene', una delle quali gli avrebbe potuto fornire indicazioni preziose anche in altri campi, di cui è riconosciuta esperta.
Sono spuntati nella programmazione sinfonica alcuni nomi di compositori di oggi, gli stessi che sono ricorsi in passato in elenchi muratoriali; all'appello manca solo una ideologa di tale congrega, attiva anche in campo musicale. La notizia l'abbiamo appresa dall'ultimo numero di 'Contrappunti', diretto da Franco Chieco che, per sopraggiunti limiti di età (beato lui che è arrivato così arzillo alla veneranda età raggiunta, cessa (forse?) del tutto le pubblicazione, dopo vent'anni di onorato servizio). Naturalmente 'Contrappunti', sempre a fianco del Petruzzelli, dopo l'arrivo di Biscardi ma anche prima, non parla di congreghe; la riflessione è venuta a noi, dopo la lettura di quei nomi, gli unici 'contemporanei', segnalatisi negli ultimi anni per la loro 'inattività' nel campo della composizione, controbilanciata dalla 'superattività' nel campo della gestione di istituzioni musicali.
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martedì 15 dicembre 2015
giovedì 3 dicembre 2015
Orazi e Sardazi. Arriva al Lirico di Cagliari il nuovo sovrintendente
Lo Sferisterio di Macerata, dove s'è fatto le ossa il giovane Claudio Orazi ( sovrintendente e direttore artistico, così dice il suo curriculum, ma con quali competenze nella direzione artistica non lo spiega) dal 1992 al 2002), è un trampolino di lancio per sovrintendenti. Eccezion fatta per due casi: per Pizzi, che non deve essere lanciato da nessuna altra parte, facendo meglio il lavoro per il quale è noto, e per Katia Ricciarelli che ora s'è ridotta a fare la giurata nei programmi della 'Maria nazionale' ed a a cantare per qualche matrimonio; mentre sembra far bene nel ruolo di attrice, sebbene nuovissimo per lei.
E' stato così per Orazi, e sarà certamente così anche per Micheli, il regista, che con qualche escamotage - come quello di dedicare tutta una stagione estiva alle donne, facendole salire perfino in palcoscenico, ad esempio per Traviata e Tosca - fa parlare di sé, richiama la critica (che, detto sottovoce, sbarca a Macerata, presenta un'opera, prende il suo gettone di presenza, e poi di corsa al computer a tessere le lodi del sovrintendente) ed intanto le sue azioni salgono in un paese di ciechi, lui che di occhi ne ha tre - il terzo è quello lungo che gli fa organizzare il futuro - e gli incarichi fioccano. Anche Micheli, negli ultimi mesi, è stato dato per candidato a molte sovrintendenze.
Lo Sferisterio somiglia all'Accademia Filarmonica Romana, trampolino di lancio per sovrintendenze in teatri del nord, di alcuni aitanti e noti massoncelli.
Per tornare a Orazi, dopo Macerata, egli vola all'Arena: gli spazi all'aperto si somigliano - hanno pensato gli acuti governanti veronesi - e chi più di lui li conosce, lui che per dieci anni s'è fatto ogni volta centinaia di vasche dell'oblungo Sferisterio? Perciò facciamolo venire qui. E Orazi, prende baracca e burattini e si trasferisce a Verona, dove resta per un settennato circa. A Verona si fa suggeritore di un progetto avveniristico: ricoprire l'Arena; e, a Roma, nella sede della Stampa estera, arriva a mostrare ai giornalisti il modellino della copertura (zona palcoscenico; certamente folle, ma non quanto quello di voler coprire l'intera arena per non perdere le entrate nella serate di pioggia. Chissà che la copertura generale non avrebbe costituito la seconda tappa della copertura parziale minacciata e mai attuata, nelle intenzioni di Orazi; mentre ora di quell'insano progetto torna a parlare quell'aquila veronese di Tosi, il sindaco).
Sette anni dopo. Orazi lascia o gli fanno lasciare - non ricordiamo. Ricordiamo solo che anche a Verona andò in scena il solito copione: grosso buco di bilancio e, perciò, addio Orazi.
Un paio d'anni a spasso, ma consulente del Ministero degli esteri per i grandi festivals internazionali che Orazi ha naturalmente frequentato, ma non creato - dio sa se ce n'è bisogno di altri in Italia e nel mondo, dove sono già tanti ! ma di un consulente invece sì, non si sa mai - come era specificato nell'incarico agli Esteri; e poi chiamato come commissario al disastrato Teatro Verdi di Trieste. Evidentemente, al Ministero pensano che chi ha lasciato e creato buchi di bilancio sappia anche come risanarli i buchi di bilancio e perciò si toglie da un teatro dove ha procurato guai e si spedisce a risanare i guai che altri hanno creato altrove.
Dopo neppure due anni da commissario viene nominato sovrintendente, sempre al Verdi di Trieste, dove si trasferisce con la famiglia, contando di restarci per un quinquennio circa. Sennonché quando ai Consigli di amministrazione subentrano i Consigli di indirizzo - chi non comprende la differenza, non potrà mai apprezzare la rivoluzione copernicana introdotta da 'mezzodisastro' Franceschini e 'grande&grosso' Nastasi - si dimette. Una pura formalità - come gli hanno fatto credere - mentre alle sue spalle trama il sindaco di Trieste, Consolino pare si chiami, che sceglie come nuovo sovrintendente Pace. E Orazi, non potendo far nulla, si deve dare pace. Ironia della sorte, ma è così.
Daranno la colpa di tale avvicendamento alla scarsa efficienza del marketing e della comunicazione del teatro triestino, alla dott.ssa Cavalieri, da un trentennio al teatro, e che ora, da quel che si legge sul sito ufficiale del Verdi, hanno mandato a casa; o forse è andata in pensione, meritata.
Ma Orazi diceva mesi fa, dopo l'uscita d Trieste, che gli avevano promesso Napoli, cioè il San Carlo, dove invece la Purchia, tenuta in piedi da Nastasi resiste, e miete un successo dopo l'altro, come il ritorno del grande ( grande di che? ) Daniel Oren - secondo i proclami che quotidianamente giungono dal teatro.
Ora nel disastratissimo Teatro Lirico di Cagliari sbarca Orazi, dopo un periodo travagliato - perciò disastratissimo - che ha visto avvicendarsi, con alterne fortune, più numerose quelle negative: Crivellenti, poi Meli, poi Spocci ed ora Orazi.
Orazi avrà da lavorare giorno e notte a Cagliari, per dare un pò di pace ed anche una lucidatina al teatro; anche lì dovrà dare una sistemata ai conti che certamente brillano, ma di rosso.
Perchè quel teatro se un periodo luccicante ha avuto senz'altro è stato quello del 'primo' regno Meli, il sovrintendente di manica e borsa larga - lui ha minacciato denuncia contro chi gli addebita, come noi abbiamo fatto tante volte, buchi nel bilancio - distintosi per aver dato una mano al povero agente monegasco della 'Old and New Montecarlo', Valentin Proczinski che di soldi dal Lirico di Cagliari troppi ne ha 'presi' - diciamo così - per portarvi le vedettes che poi ripartivano con le tasche piene, da svuotare nel Principato. Anche queste sono calunnie, caro Meli, che, anche nell'ultimo suo passaggio dal Lirico, prima della Spocci, per una messinscena della Turandot, se non andiamo errati, si è letto che abbia speso una cifra spropositata, fuori di ogni grazia di dio?
Meli, purtroppo è stato scavalcato prima dalla Spocci ed ora da Orazi, e nulla potrà per tornare in corsa, mancandogli la protezione e spinta dell'ex sottosegretaria Barracciu, ed avendo ieri, come oggi e sempre, contro il sindaco di Cagliari.
Non ci resta perciò che augurare ad Orazi buon lavoro e lunga permanenza fra i Sardazi, per riportare un teatro della provincia isolana agli antichi splendori, per anni finti, ma che nulla gli impedisce di trasformare, d'ora in avanti, in splendori veri.
E' stato così per Orazi, e sarà certamente così anche per Micheli, il regista, che con qualche escamotage - come quello di dedicare tutta una stagione estiva alle donne, facendole salire perfino in palcoscenico, ad esempio per Traviata e Tosca - fa parlare di sé, richiama la critica (che, detto sottovoce, sbarca a Macerata, presenta un'opera, prende il suo gettone di presenza, e poi di corsa al computer a tessere le lodi del sovrintendente) ed intanto le sue azioni salgono in un paese di ciechi, lui che di occhi ne ha tre - il terzo è quello lungo che gli fa organizzare il futuro - e gli incarichi fioccano. Anche Micheli, negli ultimi mesi, è stato dato per candidato a molte sovrintendenze.
Lo Sferisterio somiglia all'Accademia Filarmonica Romana, trampolino di lancio per sovrintendenze in teatri del nord, di alcuni aitanti e noti massoncelli.
Per tornare a Orazi, dopo Macerata, egli vola all'Arena: gli spazi all'aperto si somigliano - hanno pensato gli acuti governanti veronesi - e chi più di lui li conosce, lui che per dieci anni s'è fatto ogni volta centinaia di vasche dell'oblungo Sferisterio? Perciò facciamolo venire qui. E Orazi, prende baracca e burattini e si trasferisce a Verona, dove resta per un settennato circa. A Verona si fa suggeritore di un progetto avveniristico: ricoprire l'Arena; e, a Roma, nella sede della Stampa estera, arriva a mostrare ai giornalisti il modellino della copertura (zona palcoscenico; certamente folle, ma non quanto quello di voler coprire l'intera arena per non perdere le entrate nella serate di pioggia. Chissà che la copertura generale non avrebbe costituito la seconda tappa della copertura parziale minacciata e mai attuata, nelle intenzioni di Orazi; mentre ora di quell'insano progetto torna a parlare quell'aquila veronese di Tosi, il sindaco).
Sette anni dopo. Orazi lascia o gli fanno lasciare - non ricordiamo. Ricordiamo solo che anche a Verona andò in scena il solito copione: grosso buco di bilancio e, perciò, addio Orazi.
Un paio d'anni a spasso, ma consulente del Ministero degli esteri per i grandi festivals internazionali che Orazi ha naturalmente frequentato, ma non creato - dio sa se ce n'è bisogno di altri in Italia e nel mondo, dove sono già tanti ! ma di un consulente invece sì, non si sa mai - come era specificato nell'incarico agli Esteri; e poi chiamato come commissario al disastrato Teatro Verdi di Trieste. Evidentemente, al Ministero pensano che chi ha lasciato e creato buchi di bilancio sappia anche come risanarli i buchi di bilancio e perciò si toglie da un teatro dove ha procurato guai e si spedisce a risanare i guai che altri hanno creato altrove.
Dopo neppure due anni da commissario viene nominato sovrintendente, sempre al Verdi di Trieste, dove si trasferisce con la famiglia, contando di restarci per un quinquennio circa. Sennonché quando ai Consigli di amministrazione subentrano i Consigli di indirizzo - chi non comprende la differenza, non potrà mai apprezzare la rivoluzione copernicana introdotta da 'mezzodisastro' Franceschini e 'grande&grosso' Nastasi - si dimette. Una pura formalità - come gli hanno fatto credere - mentre alle sue spalle trama il sindaco di Trieste, Consolino pare si chiami, che sceglie come nuovo sovrintendente Pace. E Orazi, non potendo far nulla, si deve dare pace. Ironia della sorte, ma è così.
Daranno la colpa di tale avvicendamento alla scarsa efficienza del marketing e della comunicazione del teatro triestino, alla dott.ssa Cavalieri, da un trentennio al teatro, e che ora, da quel che si legge sul sito ufficiale del Verdi, hanno mandato a casa; o forse è andata in pensione, meritata.
Ma Orazi diceva mesi fa, dopo l'uscita d Trieste, che gli avevano promesso Napoli, cioè il San Carlo, dove invece la Purchia, tenuta in piedi da Nastasi resiste, e miete un successo dopo l'altro, come il ritorno del grande ( grande di che? ) Daniel Oren - secondo i proclami che quotidianamente giungono dal teatro.
Ora nel disastratissimo Teatro Lirico di Cagliari sbarca Orazi, dopo un periodo travagliato - perciò disastratissimo - che ha visto avvicendarsi, con alterne fortune, più numerose quelle negative: Crivellenti, poi Meli, poi Spocci ed ora Orazi.
Orazi avrà da lavorare giorno e notte a Cagliari, per dare un pò di pace ed anche una lucidatina al teatro; anche lì dovrà dare una sistemata ai conti che certamente brillano, ma di rosso.
Perchè quel teatro se un periodo luccicante ha avuto senz'altro è stato quello del 'primo' regno Meli, il sovrintendente di manica e borsa larga - lui ha minacciato denuncia contro chi gli addebita, come noi abbiamo fatto tante volte, buchi nel bilancio - distintosi per aver dato una mano al povero agente monegasco della 'Old and New Montecarlo', Valentin Proczinski che di soldi dal Lirico di Cagliari troppi ne ha 'presi' - diciamo così - per portarvi le vedettes che poi ripartivano con le tasche piene, da svuotare nel Principato. Anche queste sono calunnie, caro Meli, che, anche nell'ultimo suo passaggio dal Lirico, prima della Spocci, per una messinscena della Turandot, se non andiamo errati, si è letto che abbia speso una cifra spropositata, fuori di ogni grazia di dio?
Meli, purtroppo è stato scavalcato prima dalla Spocci ed ora da Orazi, e nulla potrà per tornare in corsa, mancandogli la protezione e spinta dell'ex sottosegretaria Barracciu, ed avendo ieri, come oggi e sempre, contro il sindaco di Cagliari.
Non ci resta perciò che augurare ad Orazi buon lavoro e lunga permanenza fra i Sardazi, per riportare un teatro della provincia isolana agli antichi splendori, per anni finti, ma che nulla gli impedisce di trasformare, d'ora in avanti, in splendori veri.
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martedì 12 maggio 2015
La commedia infinita del teatro d'opera in Italia. Professionisti e dilettanti.Protagonisti e comparse
Per effetto della legge
'Valore cultura' i vertici delle nostre fondazioni liriche alla fine
del 2014 sono decaduti, e subito dopo tutti ricomposti, in gran parte
all'insegna del dilettantismo, con molti debutti, ed altrettante
riconferme. Tutto come prima, come sempre.E qualche volta anche peggio.
“ Si è generata una
nebulosa per cui fare cose lontane da quelle che si sanno veramente
fare è sexy ed attraente. E i risultati, purtroppo, si vedono”-
ha scritto Roberto Cotroneo sul settimanale del 'Corriere'. E ciò,
in Italia vale dappertutto; ad eccezione di quei pochissimi settori
nei quali se sei una schiappa si vede subito e ti buttano fuori, come
nel campo della ricerca, bistrattata in Italia, anche perchè i
fondi per gli studi in quel caso non te li dà nessuno.
Nelle fondazioni liriche,
un settore nel quale il nostro paese dovrebbe eccellere, i vertici
sono stati alla fine dello scorso anno, rinnovati in gran parte, ed
alcuni riconfermati, gli elementi per una svolta decisiva non si
vedono. La legge che imponeva il rinnovo dei consigli di gestione,
che un tempo si chiamavano CdA ( Consigli di Amministrazione) ed
oggi Consigli di Indirizzo (CdI), ha ridotto il numero dei loro
componenti, e li ha privati di alcune loro mansioni importanti;
nello stesso tempo maggiore autonomia ha riconosciuto al
sovrintendente, una sorta di amministratore delegato; senza però
stabilire se ai cattivi amministratori si debba richiedere conto
dei buchi di bilancio, come necessario e salutare.
Ha stabilito, invece, che
le Fondazioni liriche che navigano in cattive acque, possono chiedere
il 'salvagente' del fondo speciale, a patto che osservino alcune
disposizioni, alla stregua di ciò che l'Europa e il FMI pretendono
dalla Grecia, per scongiurarne il fallimento.
Ma quella stessa legge
che impone alle fondazioni che la scelta dei suoi amministratori
debba spettare al Ministero risulta fra le più disattese, specie da
quelle fondazioni i cui amministratori locali sono in grado di fare
la voce grossa con 'mezzodisastro' Franceschini e 'grande&grosso'
Nastasi, e che in alcuni casi, hanno fatto bene ad alzare la voce nei
riguardi del Ministero che invece di amministrare il settore, passa
il suo tempo a mettere il potere in mani amiche, anche se incapaci.
Sta qui il punto. E del resto è questo un gioco che la politica
conosce bene. Ministri e sottosegretari girano come trottole da un
ministero all'altro, senza avere competetnza in nessuno, lasciando
perciò grande spazio di manovra ai superburocrati che fanno il buono
e cattivo tempo. A causa di ministri incompteneti, essi pure
dilettanti.
Nel braccio di ferro fra
Ministero ( leggi: Nastasi) e sindaci che vogliono farsi valere, in
alcuni casi vincono i sindaci ( come per il Teatro Petruzzelli a
Bari, dove il sindaco, Decaro, ha imposto Biscardi, che il Ministero
non voleva; ed a Verona dove Girondini, imposto da Tosi, è stato
confermato dal Ministero); in altri la spunta il Ministero,
fottendosene delle tensioni che possono sorgere far sovrintendente e
sindaco ( presidente del teatro) al quale il sovrintendente è
inviso, come nel caso di Napoli, dove il Ministero starebbe per
riconfermare la Purchia, sostenuta da 'grande&grosso', Nastasi.
In ogni caso, a dispetto dei disastrati conti delle fondazioni, a
Verona come a Napoli, ed anche a Bari che comunque è un caso a
parte, perchè la più giovane fondazioni lirica d'Italia.
Per questo, coloro i
quali nutrono tanti sospetti nei riguardi di Nastasi, potentissimo e
protettissimo, a causa dell'incompetenza dei vari ministri, e in forza
dei suoi padrini eccellenti, vedi Gianni Letta, hanno tutte le
ragioni possibili dalla loro parte. Ci si può fidare di un direttore
generale, commissario di un teatro, nel quale crea un Museo per
mettervi come coordinatrice sua moglie, come nel caso del MeMus del
Teatro san Carlo, dove fino all'altro ieri figurava in pianta
stabile, come coordinatrice, Giulia Minoli, sua moglie? E non è che
un esempio della tracotanza del potere.
Un altro capitolo che
meriterebbe maggiore attenzione da parte del ministero è quello dei
compensi sia ai vertici delle Fondazioni che agli artisti
scritturati, dove vige la più totale anarchia. Alla Scala, ad
esempio, Lissner aveva un compenso da manager di azienda privata,
intorno al 1.000.000 di Euro, tutto compreso, mentre ora a Pereira è
stato riconosciuto un compenso nella norma, e cioè di 240.000 Euro;
e Santa Cecilia l'unica 'sinfonica' fra le fondazioni, riconosceva a
Bruno Cagli un compenso di oltre 300.000 Euro, nonostante che avesse
egli una affollata direzione artistica, con dirigenti e consulenti.
E comunque il presidente/sovrintendente dell'Accademia prenderebbe lo
stesso stipendio del direttore generale della Rai, che ha ben altre
responsabilità.
Recentemente una rivista
ha fatto i conti, su dati forniti dallo stesso Ministero, in tasca
ad ogni fondazione, rilevandovi anomalie e disparità che il
Ministero ben conosce ma che si guarda dall'eliminare. E così il
sovrintendente dell'Arena guadagna 240.000 Euro; Vergnano del Regio
di Torino, quasi 190.000 di Euro; Giambrone, a Palermo, 170.000;
Chiarot a Venezia 165.000, mentre il suo direttore artistico,
Ortombina, 167.000; Ernani a Bologna ne prendeva fino a febbraio,
quad'era in carica, soltanto 120.000, e non sappiamo ancora quanti ne
daranno a Nicola Sani, suo successore.
A queste ed altre
anomalie, un'altra se ne è aggiunta negli ultimi anni. I ritardati
pagamenti agli artisti, specie se giovani. Ritardi di mesi quando non
addirittura di anni (Cagliari - si dice - è in cima alla lista
delle fondazioni che non pagano), con richieste di riduzione di
cachet, nonostante il ritardo; e ritardi negli stipendi dei
dipendenti delle Fondazioni. Insomma un settore in grave crisi - una
decina di fondazioni su quattordici sono con l'acqua alla gola e
obbligate a ricorrere al fondo speciale di salvaguardia - mentre il
Ministero continua a gestire le poltrone, sulle quali ha la faccia
tosta di rimettervi amministratori, mesi prima commissariati.
Anche il Governo sembra
disinteressato al settore, salvo che per il completamento del teatro
della città del premier, tant'è che non ha ancora dato la sveglia a
Franceschini e non si è ancora posto il problema
dell'allontanamento di Nastasi dalla sua poltronissima, nonostante le
numerose critiche che gli sono piovute e gli piovono ogni giorno
addosso, anche dal suo stesso partito ( Orfini lo ha fatto in più di
una occasione pubblica); mentre lui, Nastasi, ora vanta anche
l'amicizia di Nardella.
Ed ora un rapido giro fra
tutte le fondazioni, cominciando da Torino.
Al Regio
di Torino regna incontrastato, da troppi
anni, Walter Vergnano, cresciuto
alla scuola del barone Francesco Agnello, nel CIDIM. Il dissidio che
lo opponeva al suo direttore musicale, Noseda, sembra essere
ufficialmente ricomposto, con l'arrivo di Gaston Fournier, costretto
a sloggiare dalla Scala di Pereira, come direttore artistico. Torino
si conferma come una delle fondazioni con i conti in ordine - così
si dice, salvo poi a chiedere soccorso al Comune per la
ricostituzione del patrimonio – e con la trinità di vertice in
ordine: sovrintendente, direttore artistico, direttore
musicale: 'unicuique suum', che tradotto vuol dire a ciascuno il suo
mestiere. Ed ha anche annunciato la prossima stagione, come usa fare
da qualche anno.
All'Arena
di Verona il
sindaco Tosi, che ha la maggioranza nel neo Consiglio di Indirizzo
della Fondazione, è riuscito a far digerire al ministero la
riconferma del sovrintendente Girondini,
raro
esempio di geometra sovrintendente, contro il quale s'era addirittura
pronunciata una accolta di musicologi e musicisti, e nonostante che
la platea più grande d'Europa presenti una voragine nei conti
altrettanto grande. Al suo posto di direttore artistico resta Paolo
Gavazzeni, della ben nota famiglia ( alla quale appartiene anche il
critico musicale del 'Giornale', che ha rapporti di consulenza con il
Teatro Comunale di Bologna, come fosse la cosa più normale del
mondo). A Verona, Nastasi non ha potuto o voluto far nulla, forse
perchè Girondini, per lungo tempo a capo dell'associazione che
riunisce le fondazioni liriche italiane, s'era guadagnato, a dispetto
di tutti, il lasciapassare per la riconferma, proprio dal Ministero.
Tosi aveva fatto un bando per la ricerca del nuovo sovrintendente. Si
sono presentati una quarantina di candidati, fra i quali non c'era
Girondini. Fatto sta che, fottendosene sia del bando che delle
candidature farsa, alla fine è rimasto Girondini.
Al
Teatro Giuseppe Verdi di Trieste, c'è
stata una svolta nella gestione, con l'arrivo di Francesco
Pace, il
quale, pur fuori dal giro, ha sbaragliato la lunga lista di
concorrenti, compreso il sovrintendente uscente, Orazi, al quale
sembrava essere stato promesso( da chi?) il Teatro San Carlo di
Napoli; dove Nastasi riuscirà ad imporre la Purchia commissariata,
nonostante il commissariamento e l'aperta opposizione di De
Magistris.
La
Fondazione triestina sembra oltre i confini italiani, di essa poco
si sa ed ancor meno si scrive sui giornali, è come situata in una
zona franca. L'arrivo di un manager, che sembra competente, forse
la farà svoltare e rientrare nel gioco delle fondazioni italiane e
magari farle aumentare la produzione e la qualità.
Al
Teatro La Fenice di Venezia le
cose sono rimaste come erano prima del grande (finto) cambiamento. Al
vertice Cristiano Chiarot; direttore
artistico Ortombina; è andato via solo il direttore principale,
Matheuz, il venezuelano, che con i vertici non andava più d'accordo,
dopo i primi mesi di idillio lavorativo, e le cui direzioni sono
state troppe volte aspramente criticate; ma anche il prezioso
coordinatore della direzione artistica, Piearangelo Conte, ha preso la
strada di Firenze. Fra breve, al posto di Matheuz, arriverà un
altro giovane, straniero, raccomandatissimo, e forse sarà quello
venuto via da Valencia. La fondazione veneziana ha da qualche anno i
conti in ordine, così dicono tutti oltre i vertici medesimi, ( a
fine aprile è stato presentato il bilancio del 2014, certificato da
società esterna, dal quale risulta anche un leggero attivo!) e un
indice di produttività fra i massimi, al punto da essere portata a
modello in Italia; ha una programmazione di diverse annualità, molto
varia, un pò stagione e un pò festival, ed una calendarizzazione
a metà strada fra quella di un teatro 'italiano'(teatro di regia) ed
uno 'tedesco' ( (teatro di repertorio) e sul podio esibisce
regolarmente anche grandi bacchette, come ad esempio Chung. Non c'è
che da augurarle che duri. Perchè ciò potrebbe, tra breve, farle
ottenere anche l'autonomia di gestione, da poco riconosciuta alla
Scala e a Santa Cecilia.
Il
Teatro alla Scala,
dopo l'uscita anzitempo di Lissner e di tutta la sua corte (
direzione artistica, ufficio stampa) si è messo nelle mani di
Alexander Pereira per
i prossimi cinque anni, dimenticando il passo falso con cui aveva
iniziato la sua collaborazione - gli spettacoli acquistati dal 'suo'
festival di Salisburgo - e rinunciando al periodo di prova
contemplato nel suo primo contratto. Ora gli è stato riconosciuto un
buon stipendio ( 240.000 Euro, con un netto risparmio su Lissner, un
quarto appena), sta gestendo il teatro nel periodo dell'Expo, ha già
presentato la prossima stagione, annunciando una quindicina di titoli
d'opera e cinque o sei di balletto, e sembra ormai accettato dal CdI
del teatro, dal sindaco (che non si ricandiderà ) ed anche dal
Ministero, da dove Nastasi aveva fatto capire che per quel posto di
sovrintendente, o magari di Commissario ( prima della definitiva
assunzione di Pereira) era lui ancora una volta interessato. Pensare
che come commissario, pur restando sempre direttore generale del
Ministero, s'era già fatto, senza grandi risultati, il giro di molti
teatri italiani, da Firenze a Napoli, a Bari; e anche in altri
avrebbe voluto mettere piede, come Milano, appunto, Roma, e Genova
(dove aveva mandato un suo fedelissimo, un vero disastro) lasciando
in tutti i casi, dopo il suo ritorno al Ministero, un equilibrio così
instabile che, dopo pochi mesi, dava luogo a nuovi buchi di bilancio.
Ora la Scala avrà nuovamente anche un direttore musicale, Riccardo
Chailly, che ha promesso, d'accordo con Pereira, di far tornare il
teatro milanese a risplendere soprattutto nella tradizione del
melodramma italiano che Lissner-Barenboim avevano deliberatamente
tentato in tutti i modi di oscurare, togliendogli la sua più
preziosa identità storico musicale.
Scendendo
verso ovest, la prima tappa è al Teatro
Carlo Felice di Genova,
dove da poco è approdato il nuovo sovrintendente nella persona di
Maurizio
Roi,
proveniente dalla Toscanini di Parma. Il teatro ha vissuto e forse
vive ancora momenti drammatici: senza vertici e senza soldi; e Roi ha
il compito di portare nel teatro più moderno d'Italia, un po' di
pace e serenità e di avviarlo a navigazione sicura.
Asnche
al Teatro Comunale di Bologna
c'è stato ultimamente un cambio al vertice; mandato a casa (perchè?
per limiti di età?) Francesco Ernani, ha preso il suo posto Nicola
Sani che di
Ermani era consulente per la direzione artistica, e che forse vorrà
tenere per sé il doppio incarico, avvalendosi della collaborazione
del direttore musicale, il giovane Mariotti, pesarese/rossiniano di
origine, formazione ed ascendenza, gratificato da frequenti successi.
Ernani aveva dichiarato di aver trovato un bilancio disastrato,
ereditato dalla gestione Tutino; non sappiamo se tale buco sia stato
nel frattempo risanato; certo è che in un teatro che non ha i conti
in ordine, metterci come sovrintendente un debuttante in tale ruolo,
qual è da considerarsi Nicola Sani, è un rischio serio, affatto
calcolato. La programmazione del teatro bolognese si segnala per la
novità delle proposte e per la calata in Italia di regie 'di
sorpresa' come è nello stile e d 'abitudine per Nicola Sani che
altrettanto aveva fatto anche a Roma, dove pure vi era stato
chiamato da Ernani.
L'Opera di Firenze che
sembrava navigare in acque tranquille dopo l'arrivo di Francesco
Bianchi, banchiere,
alla sovrintendenza, ha scioperato nella serata inaugurale del
Maggio. E' stato fra i primi dei nostri teatri a rinnovare il
Consiglio di Indirizzo e ad indicare Bianchi sovrintendente, subito
nominato da Nastasi, amico di Nardella, in ossequio al volere del
premier. Come coordinatore artistico è arrivato dalla Fenice
Pierangelo Conte, che il suo apprendistato l'ha fatto per molti anni
in laguna e che ora ha la possibilità di gestire in prima persona la
programmazione di un grande storico teatro. A Firenze c'è anche la
figura del direttore generale:Alberto Triola, che a Bologna era
l'ombra di Tutino, e che ha lavorato alla Scala e dirige il Festival
di Martina Franca, e che perciò mette il naso anche nella
programmazione artistica ( sua l'idea dell'opera nuova di Tutino a
Firenze).
Ma
la calma in teatro è solo apparente. Per l'ennesima volta il
pagamento degli stipendi è stato ritardato e ritardi ci sono pure
nel pagamento degli artisti ospiti, Mehta, direttore a vita
dell'orchestra, sembra da tempo in procinto di lasciare, e così,
nelle more, Firenze s'è lasciata sfuggire Daniele Gatti, accolto
trionfalmente ad Amsterdam, al Concertgebow; Maggiodanza, il corpo di
ballo del teatro, è stato sciolto e licenziato, e il nuovo teatro ha
bisogno di altre consistenti risorse economiche per essere
completato. Dove li troverà ora che l'occasione dell'anniversario
150° dell'Unità d'Italia è passato e la cricca è finita dietro le
sbarre? Ma forse Renzi li troverà in un modo o nell'altro, per darli
al teatro d'opera della sua città ed agli amici Nardella e Bianchi.
Al
Teatro Lirico di Cagliari
è andata in scena l'ennesima tragicommedia per la succesione a Mauro
Meli , tornato per la seconda volta in Sardegna, e per la seconda
volta fatto fuori dal rinnovato CdI. Meli era tornato a Cagliari dopo
l'uscita di scena della Crivellenti, nominata sovrintendente per
volontà e virtù di Gianni Letta e Salvo Nastasi. Per la
successione a Meli, richiamato per evitare che la nave affondasse, il
sindaco Zedda aveva bandito il solito concorso farsa, al quale s'era
naturalmente presentato anche Meli, inviso al sindaco,ma gradito e
sostenuto dalla Barracciu, ora sottosegretario ai beni Culturali, per
volontà di Renzi, il quale per proteggerla dal fuoco amico del suo
stesso PD, a seguito delle spese pazze di carburante delle quali non
aveva saputo dare convincenti giustificazioni, l'ha chiamata sul
continente.
A
Cagliari è
approdata Angela Spocci, anzi
riapprodata. Conosce l'amministrazione a causa di precedenti
importanti incarichi, ma deve ricostruire il teatro, formulare in
breve una programmazione, che ora manca, e fare ogni cosa perchè i
buchi di bilancio vengano coperti e mai più prodotti. Impresa non
facile. E poi avrà bisogno anche di un direttore artistico che
l'affianchi e, perchè no, anche di un direttore musicale, perchè
un'orchestra, che spesso è stata osannata da giornalisti
prezzolati, ma che è passata attraverso tempeste di ogni genere e
di lunga durata è chiaro che ha bisogno di essere rifondata. Avrà
la Spocci la forza ed anche i mezzi per permettersi un direttore
stabile dell'orchestra, a questo punto molto utile, anzi
indispensabile? Apprendiamo , mentre scriviamo, che i sindacati
chiedono le dimissioni della Spocci, per incapacità, calo vistoso di
pubblico e di abbonamenti. Ci risiamo.
E
Roma? Sempre meno ladrona di quanto i ladri della Lega di Bossi e
Salvini farebbero intendere. Mandati a casa gli incapaci di
professione che hanno avuto all'Opera per un triennio il loro
quartier generale, il Teatro
dell'Opera
sembra navigare in acque più tranquille pur ricorrendo alla legge
Bray, il
cui sovrintendente da poco è stato ufficialmente nominato,
Carlo Fuortes. Il
quale, nei mesi del casino generale,
aveva
persino carezzato l'insane progetto di 'esternalizzare' orchestra e
coro, facendo la figura dell'ignorante agli occhi dell'Europa
musicale. Non agli occhi dell' ignorante Marino e della sua
collaboratrice Marinelli che, anche per amor di partito, ne hanno
elogiato le doti di amministratore, nelle quali erano compresi anche
i modi spicci e i passi falsi. Il quale, per una ennesima decisione
di non scegliere, ha lasciato i suoi più stretti collaboartori al
loro posto ( da Alessio Vlad a Roberto Gabbiani) ha annunciato
l'arrivo come direttrice del corpo di ballo della debuttante nel
ruolo Eleonora Abbagnato, la bravisima ed avvenente ballerina, moglie
di un calciatore di una squadra cittadina e perciò accasata a Roma,
la cui nomina è un'ulteriore dimostrazione della incapacità ed
inadeguatezza di Fuortes e Marino a governare una istituzione come il
teatro dell'Opera. Anche Caracalla nelle loro mani finirà per
diventare un circo equestre o una 'disneyland' dello spettacolo, con
rovine originali. Il tempo lo dirà. Ed ora temiamo anche per
l'annunciata prossima nomina del direttore musicale, purtroppo
minacciata. Mentre Fuortes ha annunciato che il suo tetaro varà non
uno ma due direttori artistici, il secondo ( o primo?) è
Battistelli, relegato al ruolo di programmare il 'moderno' in teatro
e la la stagione sinfonica.
Dall'altra
parte del Tevere viaggia tranquilla l'Accademia
di Santa Cecilia, dove
da poco è cambiato il timoniere, che ora è Michele
dall'Ongaro,
gran manovratore, mentre tutto lo staff creato da Cagli e ben oleato
e foraggiato economicamente, resta lo stesso, come pure al suo posto
resta Antonio Pappano, vera gloria dell'Accademia, per i prossimi
cinque anni. Dall'Ongaro viene alla scuola di Cagli e perciò è
assai difficile, a dispetto delle dichiazioni di inizo mandato, come
quella di una maggiore attenzione agli artisti italiani, che qualcosa
possa cambiare. E del resto Dall'Ongaro agli italiani non ha mai
prestato attenzione, anche nel suo precedente incarico all'Orchestra
sinfonica nazionale della Rai di Torino; perchè dovrà fare a Roma
ciò che non ha mai fatto a Torino? Comunque a Santa Cecilia, finchè
c'è Pappano c'è speranza, andato via lui, i Cagli, un tempo, o i
Dall'Ongaro ora, poco o nulla possono fare.
Il
Teatro
San Carlo di Napoli
nella tempesta, con il braccio di ferro tra il sindaco De Magistris,
in minoranza nel CdI, e il ministero di Nastasi, per la nomina del
nuovo sovrintendente, che Nastasi vorrebbe ancora Purchia e De
Magistris assolutamente no, ha vinto proprio il Ministero.
Riconfermata, la Purchia, la signora ragioniera, richiamerà il
direttore artistico De Vivo, geometra (come assicurano i bene
informati napoletani)? Solo con la riconferma della Purchia il teatro
potrà godere di tanti benefici ministeriali, come, in passato,
quell'enorme dispendio di denaro pubblico che è stata la inutile
trasferta americana, a San Francisco, dei complessi del teatro,
interamente finanziata da Nastasi che voleva dar lustro al teatro di
cui era stato fino a poco prima commissario. Una vergogna. Per la
quale, solo per questa, dovrebbero indagarlo e metterlo fuori gioco.
Il posto lasciato vuoto dalla Purchia a Catania,
dove si era impegnata con il sindaco Bianco a trasferirsi, è stato
felicemente occupato da Roberto
Grossi,
presidente di Federculture, già direttore generale di Santa
cecilia, persona per bene e competente e con molte idee.
Il
Teatro
Petruzzelli di Bari,
la più giovane tra le Fondazioni liriche italiane, con qualche
vantaggio che tale gioventà presenta, sembra messo in sicurezza dal
sindaco Decaro, che ha voluto al vertice come presidente- unico caso
in Italia dove le Fondazioni sono presiedute dai sindaci - lo
scrittore-magistrato Carofiglio, che ha sostenuto la riconferma di
Massimo
Biscardi
alla sovrintendenza (ruolo nel quale anche lui è un vero debuttante,
avendo sempre svolto mansioni di direttore artistico), benchè
osteggiato - come riferiscono i bene informati - da Nastasi, sempre
lui. Basta! Ora il teatro barese ha bisogno di tutto: di una
programmazione vera, degna di una fondazione lirica almeno come
produttività; dopo l'uscita di scena di Daniele Rustioni, finito
al Teatro di Lione in Francia, di un direttore musicale senza il
quale una orchestra giovane rischia di restare sempre giovane e non
maturare mai, ed ha bisogno anche di idee oltre che di soldi che
comunque Decaro non gli farà mancare.
Infine
il Teatro
Massimo di Palermo dove
è tornato, come il postino del celebre film, per la seocnda volta,
Franceco Giambrone, attendente
del sindaco palermitano. Lui il Massimo l'aveva già governato una
volta, ne era uscito fra polemiche e anche debiti(?), era rimasto
per qualche tempo a spasso - insegnando in varie università come in
Italia è accaduto a vari amministratori che avrebbero dovuto essere
titolari di diritto delle cattedre di 'disastro economico' - per poi
approdare a Firenze da dove era dovuto andar via, sempre per i suoi
meriti di cattivo amministratore. A Palermo ha chiamato un
debuttante nella direzione artistica, Oscar Pizzo, che le ossa se le è
fatte con 'Contemporanea', all'Auditorium di Roma, fedelissimo di
Fuortes, ma assolutamente a digiuno di teatro d'opera e di vocalità;
per l'una e l'altra mancanza supplisce Giambrone, il quale s'è
voluto circondare di un altro siciliano per la direzione stabile
dell'orchestra: Gabriele Ferro che, in questa stagione, visto il suo
importante ruolo, dirige un titolo appena.
(SUONO, mensile. per gentile concessione)
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giovedì 5 marzo 2015
Finto bando pubblico per manifestazione di interesse alla nomina di sovrintendente delle fondazioni liriche.Napoli,verona,cagliari, parma...
Da qualche mese la democrazia s'è impiantata prepotentemente nella gestione delle nostre istituzioni culturali, prime fra tutte le fondazioni liriche che rappresentano una rete ben distribuita sul territorio, produttiva se viene ben amministrata, e di enorme interesse per lo sviluppo.
D'ora in avanti, viene da pensare che episodi come quelli del Teatro Massimo di Palermo dove il sindaco Orlando ha messo a capo, per sua insindacabile volontà e disposizione, il suo assessore Giambrone - già al secondo giro, essendo passato anni fa dall'assessorato comunale al teatro - non si verificheranno più in Italia.
Quando si deve scegliere il vertice di una fondazione lirica che ha una notevole responsabilità in fatto di gestione e di promozione culturale, i sindaci - che restano, nonostante la loro palese ignoranza in materia, a capo delle fondazioni liriche, del loro consiglio di indirizzo intendiamo - si stanno a bituando ad utilizzare lo strumento del bando pubblico. Chi intende essere valutato per la sovrintendenza di una fondazione lirica, ritenendo di avere titoli ed esperienza necessari ed adeguiati, segnali il suo nome all'ente, accludendo il suo curriculum di studi e professionale. Chi averà più titoli ed esperienza sarà prescelto. Tutto bene, sì. Salvo che per una postilla del bando. I sindaci non sono tenuti a scegliere necessariamente dall'elenco dei candidati, possono insomma fottersene e fare di testa propria.
E' quanto è accaduto, ad esempio, a Parma, al Teatro Regio - che non è fondazione lirica, sebbene abbia un passato ed una storia assolutamente grandiosi. Pizzarotti ha fatto anche lui un bando, ha creato una commissione esaminatrice e poi ha scelto due persone che non si erano neppure candidate. Non vogliamo difendere i candidati ritenuti idonei dalla commissione presieduta da Cristiano Chiarot, sovrintendente della Fenice. Anche il candidato segnalato dalla Commissione non aveva i requisiti di esperienze neppure di preparazione per ottenere quell'incarico. E, perciò, in quel caso ci sentiamo di dire, per le nostre modeste conoscenze, che quella Commissione aveva toppato, oppure aveva scelto il meno peggio in fatto di preparazione ed esperienza.
Anche il Teatro di Cagliari, dopo l'uscita di Meli, era ricorso al medesimo bando. Fra i candidati ci sembra abbia fatto una scelta giusta, nominando Angela Spocci, che non apparterrà alla crema della crema del mondo musicale, però il mestiere di sovrintendente lo ha già fatto e pure a Cagliari, da commissario, anni fa.
Ora ci prova anche Napoli per sostituire la Purchia, il cui mandato è terminato. E anche nel bando del San Carlo, firmato da De Magistris, c'è la solita clausola di salvaguardia del conosciuto vizio della politica di impicciarsi di cose che non conosce e non capisce. E siamo certi che la scelta anche a Napoli avverrà per insindacabile decisione di De Magistris che presiede il cosiddetto Consiglio di indirizzo.
Come del resto è accaduto a Roma, dove la riconferma di Fuortes - che ancora non molla 'Musica per Roma', per la quale il sindaco ha promesso anche lì un bando internazionale, che ancora non si è visto - è stata fatta da un Consiglio di indirizzo nel quale siede la crocerossina Maria Pia Garavaglia, la scrittrice e televisiva Maria Pia Ammirati, una signora addetta alle pubbliche relazioni - della quale non ricordiamo il nome, ci perdoni - ed un economista. Dunque ha scelto Marino, incurante della figuraccia che lui e Fuortes hanno fatto agli occhi del mondo con la cosiddetta minacciata 'esternalizzazione'. Vedremo cosa saprà fare Fuortes. Per ora il bilancio l'ha sanato il governo ( Legge Bray) e non lui, e gli sponsor ancora non li ha nè trovati nè portati, solo minacciati. Staremo a vedere.
A Genova ha scelto il sindaco Doria, chiamando da Parma Maurizio Roi ( a Parma Genova era già ricorsa in un'altra occasione. Speriamo vada tutto bene, visto che quello genovese è uno dei teatri nella grande tormenta). Ed anche Bologna, spodestato Ernani, ha messo in trono Sani, per volontà esclusiva, divina addirittura, nonostante la matrice politica del sindaco.
Trieste, sembra fuori dei confini italiani, facciamo fatica a capire che cosa succede lì.
Ora c'è anche il Caso Arena di Verona, il cui sovrintendente uscente, Girondini, imposto già una volta dal democratico Tosi, senza averne competenza ed esperienza, ma solo fedeltà al sindaco, era stato contestato anche pubblicamente, da alcuni esponenti del mondo musicale che ne chiedevano la destituzione. E invece no, dopo il bando, e le infinite candidature, come i sovrintendenti appartenenti alla 'compagnia di giro per le sovrintendenze' fra cui anche Catello De Martino, Francesco Ernani, Angela Spocci, Mauro Meli, e pure Ferdinando Pinto, il quale si sarà detto. ma se partecipano tutti quei... perchè non posso partecipare io, in considerazione del glorioso passato della sua gestione al Petruzzelli, ante incendio; ed altri trentacinque candidati, quell'elenco è stato stracciato dal sindaco.Tosi se ne è fregato di tutto e tutti ed ha fatto candidare dal Consiglio di indirizzo nuovamente Girondini che, ovviamente non compare in quell'elenco. A Lui pensa Tosi.
Ci dite, di grazia, perchè dovremmo credere alle riforme ed alla volontà del ministero di Franceschini e Nastasi di voltar pagina.
D'ora in avanti, viene da pensare che episodi come quelli del Teatro Massimo di Palermo dove il sindaco Orlando ha messo a capo, per sua insindacabile volontà e disposizione, il suo assessore Giambrone - già al secondo giro, essendo passato anni fa dall'assessorato comunale al teatro - non si verificheranno più in Italia.
Quando si deve scegliere il vertice di una fondazione lirica che ha una notevole responsabilità in fatto di gestione e di promozione culturale, i sindaci - che restano, nonostante la loro palese ignoranza in materia, a capo delle fondazioni liriche, del loro consiglio di indirizzo intendiamo - si stanno a bituando ad utilizzare lo strumento del bando pubblico. Chi intende essere valutato per la sovrintendenza di una fondazione lirica, ritenendo di avere titoli ed esperienza necessari ed adeguiati, segnali il suo nome all'ente, accludendo il suo curriculum di studi e professionale. Chi averà più titoli ed esperienza sarà prescelto. Tutto bene, sì. Salvo che per una postilla del bando. I sindaci non sono tenuti a scegliere necessariamente dall'elenco dei candidati, possono insomma fottersene e fare di testa propria.
E' quanto è accaduto, ad esempio, a Parma, al Teatro Regio - che non è fondazione lirica, sebbene abbia un passato ed una storia assolutamente grandiosi. Pizzarotti ha fatto anche lui un bando, ha creato una commissione esaminatrice e poi ha scelto due persone che non si erano neppure candidate. Non vogliamo difendere i candidati ritenuti idonei dalla commissione presieduta da Cristiano Chiarot, sovrintendente della Fenice. Anche il candidato segnalato dalla Commissione non aveva i requisiti di esperienze neppure di preparazione per ottenere quell'incarico. E, perciò, in quel caso ci sentiamo di dire, per le nostre modeste conoscenze, che quella Commissione aveva toppato, oppure aveva scelto il meno peggio in fatto di preparazione ed esperienza.
Anche il Teatro di Cagliari, dopo l'uscita di Meli, era ricorso al medesimo bando. Fra i candidati ci sembra abbia fatto una scelta giusta, nominando Angela Spocci, che non apparterrà alla crema della crema del mondo musicale, però il mestiere di sovrintendente lo ha già fatto e pure a Cagliari, da commissario, anni fa.
Ora ci prova anche Napoli per sostituire la Purchia, il cui mandato è terminato. E anche nel bando del San Carlo, firmato da De Magistris, c'è la solita clausola di salvaguardia del conosciuto vizio della politica di impicciarsi di cose che non conosce e non capisce. E siamo certi che la scelta anche a Napoli avverrà per insindacabile decisione di De Magistris che presiede il cosiddetto Consiglio di indirizzo.
Come del resto è accaduto a Roma, dove la riconferma di Fuortes - che ancora non molla 'Musica per Roma', per la quale il sindaco ha promesso anche lì un bando internazionale, che ancora non si è visto - è stata fatta da un Consiglio di indirizzo nel quale siede la crocerossina Maria Pia Garavaglia, la scrittrice e televisiva Maria Pia Ammirati, una signora addetta alle pubbliche relazioni - della quale non ricordiamo il nome, ci perdoni - ed un economista. Dunque ha scelto Marino, incurante della figuraccia che lui e Fuortes hanno fatto agli occhi del mondo con la cosiddetta minacciata 'esternalizzazione'. Vedremo cosa saprà fare Fuortes. Per ora il bilancio l'ha sanato il governo ( Legge Bray) e non lui, e gli sponsor ancora non li ha nè trovati nè portati, solo minacciati. Staremo a vedere.
A Genova ha scelto il sindaco Doria, chiamando da Parma Maurizio Roi ( a Parma Genova era già ricorsa in un'altra occasione. Speriamo vada tutto bene, visto che quello genovese è uno dei teatri nella grande tormenta). Ed anche Bologna, spodestato Ernani, ha messo in trono Sani, per volontà esclusiva, divina addirittura, nonostante la matrice politica del sindaco.
Trieste, sembra fuori dei confini italiani, facciamo fatica a capire che cosa succede lì.
Ora c'è anche il Caso Arena di Verona, il cui sovrintendente uscente, Girondini, imposto già una volta dal democratico Tosi, senza averne competenza ed esperienza, ma solo fedeltà al sindaco, era stato contestato anche pubblicamente, da alcuni esponenti del mondo musicale che ne chiedevano la destituzione. E invece no, dopo il bando, e le infinite candidature, come i sovrintendenti appartenenti alla 'compagnia di giro per le sovrintendenze' fra cui anche Catello De Martino, Francesco Ernani, Angela Spocci, Mauro Meli, e pure Ferdinando Pinto, il quale si sarà detto. ma se partecipano tutti quei... perchè non posso partecipare io, in considerazione del glorioso passato della sua gestione al Petruzzelli, ante incendio; ed altri trentacinque candidati, quell'elenco è stato stracciato dal sindaco.Tosi se ne è fregato di tutto e tutti ed ha fatto candidare dal Consiglio di indirizzo nuovamente Girondini che, ovviamente non compare in quell'elenco. A Lui pensa Tosi.
Ci dite, di grazia, perchè dovremmo credere alle riforme ed alla volontà del ministero di Franceschini e Nastasi di voltar pagina.
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lunedì 9 febbraio 2015
Angela Spocci è sovrintendente a Cagliari. Come andò invece la nomina della Crivellenti? Per Lei garantì Zedda, sindaco SEL di Cagliari
Finalmente 'mezzo disastro' Franceschini che aveva firmato a tamburo battente, fermandosi di notte al Collegio romano, la nomina di Nicola Sani a sovrintendente a Bologna, nel timore che i suoi padrini ci ripensassero ( al ministro, tuttavia, non importa affatto che il suddetto neosovrintendente sia anche consulente artistico della Accademia Chigiana di Siena, pur essa finanziata dal Ministero. L'ennesima schifezza con l'imprimatur ministeriale!) ha dovuto, con un pò di 'prescia' in più, firmare anche la nomina di Angela Spocci che, prima della indicazione di Nicola Sani per Bologna, era giunta sul suo tavolo dal Consiglio di indirizzo del Teatro cagliaritano. Segno evidente che l'opposizione della Barracciu - suo sottosegretario, che tifava per la riconferma di Mauro Meli, osteggiato invece da Massimo Zedda, SEL, sindaco della città - non ha convinto il ministro.
La Spocci è candidato affidabile, conosce il mestiere ed a Cagliari ci è già passata negli anni scorsi.
Pur non essendo noi fra i fans di Meli, dobbiamo ripetere che questi cambi a breve distanza nella dirigenza del teatro, non fanno bene, anche se poi Nastasi lo premia per la buona amministrazione e la produttività. Che risate!!!!
E lo premia per il periodo in cui governava la Crivellenti, sovrintendente per volontà di Zedda che conosceva 'la Marcella e garantiva per Lei'. Che la Crivellenti sia barese e Zedda sia del partito del governatore pugliese Vendola, anch'egli SEL, non vuol dire nulla; per lo meno riguardo al primo sbarco della signora a Cagliari. Perchè la Crivellenti era arrivata a Cagliari, per lavorare alla biglietteria del teatro, dietro richiesta e raccomandazione del duo Letta-Nastasi che lo aveva raccomandato al sovrintendente dell'epoca (Pietrantonio), che lo ha rivelato ai magistrati. Non stava, forse, allo sportello, magari si occupava della biglietteria in generale. Ma questo vuol dire poco, perchè anche Caligola nominò senatore il suo cavallo; sebbene l'avesse fatto in spregio alla classe politica, sulla quale grandiosa era la figura che faceva anche il suo cavallo.
Dalla biglietteria, Zedda, che conosceva la Marcella, ha garantito per Lei, e l'ha catapultata alla sovrintendenza, e così da 1500 Euro che prendeva al mese, il suo stipendio è aumentato dieci volte per un mestiere che Lei non conosceva affatto, ma la cui gestione - miracolo! - dal sempre presente Nastasi è arrivato al teatro un premio-produzione.
E' chiaro ora come avvengono certe nomine ed anche certe carriere? Ancora e sempre nel segno della vergogna, dell'intrallazzo, delle trame, con lo zampino onnipotente della politica, senza la quale difficilmente una persona, pur meritevole e competente, può aspirare a un incarico qualunque.
Come arrivò Zedda a decidere per la Crivellenti sovrintendente? Dopo aver esaminato 44 candidature, senza trovarne una sola che lo soddisfacesse. Faccia di...
La Spocci è candidato affidabile, conosce il mestiere ed a Cagliari ci è già passata negli anni scorsi.
Pur non essendo noi fra i fans di Meli, dobbiamo ripetere che questi cambi a breve distanza nella dirigenza del teatro, non fanno bene, anche se poi Nastasi lo premia per la buona amministrazione e la produttività. Che risate!!!!
E lo premia per il periodo in cui governava la Crivellenti, sovrintendente per volontà di Zedda che conosceva 'la Marcella e garantiva per Lei'. Che la Crivellenti sia barese e Zedda sia del partito del governatore pugliese Vendola, anch'egli SEL, non vuol dire nulla; per lo meno riguardo al primo sbarco della signora a Cagliari. Perchè la Crivellenti era arrivata a Cagliari, per lavorare alla biglietteria del teatro, dietro richiesta e raccomandazione del duo Letta-Nastasi che lo aveva raccomandato al sovrintendente dell'epoca (Pietrantonio), che lo ha rivelato ai magistrati. Non stava, forse, allo sportello, magari si occupava della biglietteria in generale. Ma questo vuol dire poco, perchè anche Caligola nominò senatore il suo cavallo; sebbene l'avesse fatto in spregio alla classe politica, sulla quale grandiosa era la figura che faceva anche il suo cavallo.
Dalla biglietteria, Zedda, che conosceva la Marcella, ha garantito per Lei, e l'ha catapultata alla sovrintendenza, e così da 1500 Euro che prendeva al mese, il suo stipendio è aumentato dieci volte per un mestiere che Lei non conosceva affatto, ma la cui gestione - miracolo! - dal sempre presente Nastasi è arrivato al teatro un premio-produzione.
E' chiaro ora come avvengono certe nomine ed anche certe carriere? Ancora e sempre nel segno della vergogna, dell'intrallazzo, delle trame, con lo zampino onnipotente della politica, senza la quale difficilmente una persona, pur meritevole e competente, può aspirare a un incarico qualunque.
Come arrivò Zedda a decidere per la Crivellenti sovrintendente? Dopo aver esaminato 44 candidature, senza trovarne una sola che lo soddisfacesse. Faccia di...
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sabato 7 febbraio 2015
Franceschini , ministro a due velocità, che intenzioni ha sulle Fondazioni liriche?
Franceschini, come ci sembra di poter dedurre dalle notizie in nostro possesso, ha passato la notte di giovedì nel suo ufficio al Collegio romano, per perfezionare a tempo di record, assistito dallo scudiero manovratore Nastasi, la nomina di Nicola Sani a Sovrintendente del Teatro comunale di Bologna, come gli era stato indicato e chiesto dal Consiglio di indirizzo del teatro.
Dal Consiglio di indirizzo del Teatro di Cagliari è stato indicato, da qualche tempo, come prossimo sovrintendente del teatro la dott. Angela Spocci. Forse prima che a Bologna facessero il nome di Sani. Sani ha ottenuto la nomina, la Spocci ancora no.
Perchè questo doppia velocità?
Perchè la Spocci ha al Ministero un nemico, senza colpa alcuna. Il sottosegretario Barracciu, sostenuta da Renzi che l'ha strappata dalle grinfie del PD sardo. Il sindaco della città Zedda, con la nomina del nuovo Consiglio di indirizzo è stato felice di far decadere Mauro Meli dalla carica di Sovrintendente, per mettercene un altro, un altro qualunque andava bene, purchè non Meli. Per fortuna la scelta è caduta sulla Spocci che ha esperienza da vendere. Ma che aspetta a nominarla Franceschini?
Meli, osteggiato da Zedda (SEL), processato per la nomina della Crivellenti (spinta da Letta e Nastasi) è sostenuto dalla Barracciu (PD) - vincitrice alla primarie per la regione in Sardegna ma, perchè subito indagata per le spese con fondi regionali, dovette dimettersi dalla corsa - la quale è sostenuta da Renzi che l'ha fatta sottosegretario (la Barracciu, prima della sua carriera conseguente alla discesa in politica, era un insegnante di lettere nelle scuole superiori, dunque nessuna o quasi professionalità poteva la signora vantare nel campo dei beni culturali, come del resto Franceschini; mentre ne ha da vendere solo l'altro sottosegretario che viene dal FAI, la Buitoni), il quale Renzi è il capo del governo che ha fatto ministro della cultura Franceschini, 'mezzo disastro'.
Forse il ritardo nella convalida delle nomina della Spocci va ricercata proprio nel labirinto delle vendette politiche nella medesima sinistra, tra PD e SEL.
Franceschini, ha 'spacchettato' finalmente il FUS, destinando alle Fondazioni liriche per il 2015 5 milioni di fondi in meno, a pari ammontare del FUS nel 2014 e 2015;mentre ha aumentato i fondi per il cinema.
Verrebbe quindi da domandarsi quale intenzioni abbia il ministro sulle Fondazioni liriche, se sono le stesse più volte espresse dal suo suggeritore Nastasi, e se fra le sue intenzioni vì è anche quella di ridurne il numero, cominciando col ridurne i finanziamenti.
E, infine, far ritornare il potere di nomina nelle mani del Ministro e nelle stanze del Ministero, non può voler dire che la politica di nuovo vuole ingabbiare tutto, musica ed opera comprese, nonostante i guai che in passato ha già prodotto così facendo?
Dal Consiglio di indirizzo del Teatro di Cagliari è stato indicato, da qualche tempo, come prossimo sovrintendente del teatro la dott. Angela Spocci. Forse prima che a Bologna facessero il nome di Sani. Sani ha ottenuto la nomina, la Spocci ancora no.
Perchè questo doppia velocità?
Perchè la Spocci ha al Ministero un nemico, senza colpa alcuna. Il sottosegretario Barracciu, sostenuta da Renzi che l'ha strappata dalle grinfie del PD sardo. Il sindaco della città Zedda, con la nomina del nuovo Consiglio di indirizzo è stato felice di far decadere Mauro Meli dalla carica di Sovrintendente, per mettercene un altro, un altro qualunque andava bene, purchè non Meli. Per fortuna la scelta è caduta sulla Spocci che ha esperienza da vendere. Ma che aspetta a nominarla Franceschini?
Meli, osteggiato da Zedda (SEL), processato per la nomina della Crivellenti (spinta da Letta e Nastasi) è sostenuto dalla Barracciu (PD) - vincitrice alla primarie per la regione in Sardegna ma, perchè subito indagata per le spese con fondi regionali, dovette dimettersi dalla corsa - la quale è sostenuta da Renzi che l'ha fatta sottosegretario (la Barracciu, prima della sua carriera conseguente alla discesa in politica, era un insegnante di lettere nelle scuole superiori, dunque nessuna o quasi professionalità poteva la signora vantare nel campo dei beni culturali, come del resto Franceschini; mentre ne ha da vendere solo l'altro sottosegretario che viene dal FAI, la Buitoni), il quale Renzi è il capo del governo che ha fatto ministro della cultura Franceschini, 'mezzo disastro'.
Forse il ritardo nella convalida delle nomina della Spocci va ricercata proprio nel labirinto delle vendette politiche nella medesima sinistra, tra PD e SEL.
Franceschini, ha 'spacchettato' finalmente il FUS, destinando alle Fondazioni liriche per il 2015 5 milioni di fondi in meno, a pari ammontare del FUS nel 2014 e 2015;mentre ha aumentato i fondi per il cinema.
Verrebbe quindi da domandarsi quale intenzioni abbia il ministro sulle Fondazioni liriche, se sono le stesse più volte espresse dal suo suggeritore Nastasi, e se fra le sue intenzioni vì è anche quella di ridurne il numero, cominciando col ridurne i finanziamenti.
E, infine, far ritornare il potere di nomina nelle mani del Ministro e nelle stanze del Ministero, non può voler dire che la politica di nuovo vuole ingabbiare tutto, musica ed opera comprese, nonostante i guai che in passato ha già prodotto così facendo?
sabato 31 gennaio 2015
Ultimissime dal mondo della musica. Zocaro, Micheli, Spocci, Regina per Fuortes
Nei giorni scorsi è scomparso Ettore Zocaro, un nostro amico, uno dei pochissimi veri amici. Giornalista dell'Ansa noto a tutti da una vita, commesso viaggiatore instancabile per seguire teatro soprattutto, ma anche cinema, danza ed opera; memoria storica degli ultimi cinquanta -sessant'anni di vita culturale in Italia, di cui è stato attento onesto ed acuto osservatore, ed anche studioso.
Ci dispiace veramente che sia morto. Ma tant'è arriva per tutti quel momento, e poi aveva quasi 93 anni, una bella età specie per chi, con qualche acciacco, è stato attivo e sveglio fino all'ultimo. Ciao Ettore.
Il ministro Franceschini ha nominato i due membri che rappresenteranno il suo Ministero all'interno del CDA del Teatro alla Scala, uno di questi è una riconferma ( Zanbon), l'altro è di fatto un ritorno, Francesco Micheli, già nel CDA della Scala fino al 2011, fondatore e deus ex machina di MiTo ( il festival estivo che lega Torino a Milano, e diretto dalla sua amica l'ing. Francesca Colombo ( già alla Scala, con Fontana e poi al Maggio Fiorentino, dal quale dovette andar via dopo poco tempo per perchè il bilancio, che aveva promesso in pareggio, non era riuscito a pareggiare, e saldamente insediata a MiTo del suo amico Micheli, che non ha mai lasciato, oltre che, successivamente, anche al Ponchielli di Cremona - 'se non la Scala grande, almeno quella piccola', avrebbe preteso l'avvenente ingegnere) presidente del Conservatorio Verdi di Milano, e fondatore del Concorso pianistico 'Micheli' - di cui non si sa che fine abbia fatto, dopo due o tre brillanti edizioni.
Ora torna alla Scala, per volere di Franceschini, essendo egli, Micheli, del giro di Renzi. Bentornato finanziere.
Angela Spocci è stata indicata dal nuovo consiglio di amministrazione del Teatro Lirico di Cagliari, presieduto dal sindaco Zedda come nuovo sovrintendente al ministro Franceschini che dovrebbe nominarla ufficialmente.
Sostituisce dopo solo sei mesi dal suo ritorno nell'isola Mauro Meli, assai gradito alla Barracciu, sottosegretario del ministero di Franceschini per volere espresso di Renzi, dopo che la bella signora era stata indagata per spese illecite con fondi pubblici e mandata via dall'isola, e altrettanto assai sgradito a Zedda, che l'avrebbe avuta vinta. Ora occorre attendere la nomina del Ministro, alvo che il suo suggeritore non gli consigli di non firmare la nomina. Ma sarebbe un fatto assai grave, perchè la Spocci, che da Cagliari come commissario c'è già passata anni fa, ha tutte le carte in regola per fare il sovrintendente. Lei non è una musicista, quindi dovrà nominare a sua volta un direttore artistico. Meli, che invece è musicista, chitarrista diplomato per la precisione, ma che ha fatto una gran carriera anche se continuamente funestata da bilanci non proprio brillanti, faceva a meno di un direttore artistico e si faceva bastare una segreteria molto attrezzata, per condurre le danze della programmazione artistica lui in prima persona. magari ascoltando i suggerimenti di qualche ben noto agente, non di pubblica sicurezza.
Ciò che ci mette pensiero è che il Teatro di Cagliari, già disastrato ( ma premiato dal ministero per produttività e bilanci in ordine - una beffa ed anche un insulto! -) non può cambiare dirigenza ogni sei mesi, perché così non ci sarà mai un vero colpevole di eventuali altri futuri disastri, e la programmazione artistica sarà di conseguenza disastrosa, nonostante alcuni 'specchietti per le allodole', o 'stivaletti', se si vuole, al loro secondo round cagliaritano.
In una intervista apparsa oggi sul Messaggero, Aurelio Regina, presidente di Musica per Roma e titolare di una nota manifattura di tabacchi che, in piena crisi dell'opera aveva dedicato un sigaro al disastrato teatro retto da Fuortes, 'l'esternalizzatore', ha dichiarato che l'AD di Musica per Roma, Fuortes, ha fatto così bene anche quest'anno che il problema di lasciare una delle due responsabilità apicali ( sovrintendente dell'Opera) non si pone.
Ci dispiace veramente che sia morto. Ma tant'è arriva per tutti quel momento, e poi aveva quasi 93 anni, una bella età specie per chi, con qualche acciacco, è stato attivo e sveglio fino all'ultimo. Ciao Ettore.
Il ministro Franceschini ha nominato i due membri che rappresenteranno il suo Ministero all'interno del CDA del Teatro alla Scala, uno di questi è una riconferma ( Zanbon), l'altro è di fatto un ritorno, Francesco Micheli, già nel CDA della Scala fino al 2011, fondatore e deus ex machina di MiTo ( il festival estivo che lega Torino a Milano, e diretto dalla sua amica l'ing. Francesca Colombo ( già alla Scala, con Fontana e poi al Maggio Fiorentino, dal quale dovette andar via dopo poco tempo per perchè il bilancio, che aveva promesso in pareggio, non era riuscito a pareggiare, e saldamente insediata a MiTo del suo amico Micheli, che non ha mai lasciato, oltre che, successivamente, anche al Ponchielli di Cremona - 'se non la Scala grande, almeno quella piccola', avrebbe preteso l'avvenente ingegnere) presidente del Conservatorio Verdi di Milano, e fondatore del Concorso pianistico 'Micheli' - di cui non si sa che fine abbia fatto, dopo due o tre brillanti edizioni.
Ora torna alla Scala, per volere di Franceschini, essendo egli, Micheli, del giro di Renzi. Bentornato finanziere.
Angela Spocci è stata indicata dal nuovo consiglio di amministrazione del Teatro Lirico di Cagliari, presieduto dal sindaco Zedda come nuovo sovrintendente al ministro Franceschini che dovrebbe nominarla ufficialmente.
Sostituisce dopo solo sei mesi dal suo ritorno nell'isola Mauro Meli, assai gradito alla Barracciu, sottosegretario del ministero di Franceschini per volere espresso di Renzi, dopo che la bella signora era stata indagata per spese illecite con fondi pubblici e mandata via dall'isola, e altrettanto assai sgradito a Zedda, che l'avrebbe avuta vinta. Ora occorre attendere la nomina del Ministro, alvo che il suo suggeritore non gli consigli di non firmare la nomina. Ma sarebbe un fatto assai grave, perchè la Spocci, che da Cagliari come commissario c'è già passata anni fa, ha tutte le carte in regola per fare il sovrintendente. Lei non è una musicista, quindi dovrà nominare a sua volta un direttore artistico. Meli, che invece è musicista, chitarrista diplomato per la precisione, ma che ha fatto una gran carriera anche se continuamente funestata da bilanci non proprio brillanti, faceva a meno di un direttore artistico e si faceva bastare una segreteria molto attrezzata, per condurre le danze della programmazione artistica lui in prima persona. magari ascoltando i suggerimenti di qualche ben noto agente, non di pubblica sicurezza.
Ciò che ci mette pensiero è che il Teatro di Cagliari, già disastrato ( ma premiato dal ministero per produttività e bilanci in ordine - una beffa ed anche un insulto! -) non può cambiare dirigenza ogni sei mesi, perché così non ci sarà mai un vero colpevole di eventuali altri futuri disastri, e la programmazione artistica sarà di conseguenza disastrosa, nonostante alcuni 'specchietti per le allodole', o 'stivaletti', se si vuole, al loro secondo round cagliaritano.
In una intervista apparsa oggi sul Messaggero, Aurelio Regina, presidente di Musica per Roma e titolare di una nota manifattura di tabacchi che, in piena crisi dell'opera aveva dedicato un sigaro al disastrato teatro retto da Fuortes, 'l'esternalizzatore', ha dichiarato che l'AD di Musica per Roma, Fuortes, ha fatto così bene anche quest'anno che il problema di lasciare una delle due responsabilità apicali ( sovrintendente dell'Opera) non si pone.
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