Due, due soltanto questa volta, che hanno a che fare, ambedue, con la tv.
I giornali annunciano che la 'prima' della Scala - con Andrea Chenier diretto da Chailly - il prossimo sette dicembre verrà trasmesso indiretta su Rai 1, invece che sul canale deputato per la 'riserva musicale', Rai 5. E per mostrare che, semel in anno, la Rai fa le cose come si deve, attrezza la diretta con un conduttore, anzi due, un maschietto ed una femminuccia. Il primo in carne, come del resto quasi sempre, questa volta il direttore di Rai News 24, Di Bella; la seconda , una silfide bionda, Milly Carlucci.
Sicuramente il primo spiegherà la storia del protagonista dell'opera, la seconda si dedicherà alle signore che solitamente a Sant'Ambrogio, sfoggiano abiti più improbabili ed altrettali scollature, da esibire e confrontare nel foyer, durante l'intervallo dell'opera.
Gli ascolti saranno certamente più lusinghieri di quelli che avrebbe garantito il passaggio su Rai 5- dove quasi sempre a malapena si raggiungono le 100.000 unità e lo share si ferma allo stesso livello della ancor flebile crescita italiana, cioè ai decimali. Ma come al solito mostreranno la incongruità dei conduttori rispetto all'opera. I quali, o vengono scelti fra competenti ai quali però nessuno insegna quale linguaggio usare in tv parlando di melodramma, oppure ci si affida a volti noti, anche fisicamente estranei all'opera, ed anche questa volta, la doppia scelta annunciata non fa eccezione.
Si aggiunga poi il fatto che il titolo inaugurale non è certo dei più popolari e che a risollevare le sorti dello share non basterà la presenza della bella protagonista Anna Netrebko, per far concludere , alla fine, che l'opera non si addice alla tv.
Si registra questi giorni un 'Concerto di Natale' uno dei tanti che le tv mandano in onda durante le feste e che non è quello registrato nella Basilica di san Francesco di Assisi e che va in onda su Rai 1 il giorno di Natale, dopo la benedizione papale.
Quello di cui vi parliamo viene registrato in Sala Nervi, in Vaticano, e lo trasmetterà Mediaset. Ciò che ci ha incuriositi è la presenza di un'orchestra il cui nome ci fa sorridere e dire che solo in Italia, provincia del mondo musicale, possono accadere cose simili, senza che nessuno le noti e si indigni. Al concerto partecipano numerosi cantanti, sul podio il m. Renato Serio, e l'orchestra impegnata - udite udite - raccogliticcia, sia chiaro!- è l' ORCHESTRA sinfonica UNIVERSALE ITALIANA. Non bastava uno solo degli aggettivi che, in coppia, appaiono improbabili?
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venerdì 1 dicembre 2017
Le cose che non capiremo mai
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sabato 18 marzo 2017
Opera di Roma. Un premio e una mazzata
Dopo il Premio Abbiati, come migliore 'spettacolo' ad un titolo della passata stagione, non si è fatta attendere la mazzatta per l'Opera di Roma. Una associazione ha, infatti, inoltrato un esposto alla Corte dei Conti perchè indaghi se il finanziamento comunale al Teatro dell'Opera di Roma non sia frutto di eccessivo buon cuore e di troppa benevolenza, dato che è il più alto destinato dai Comuni alle proprie Fondazioni liriche - forse un tempo lo superava in magnanimità, quello erogato al Teatro Massimo di Palermo; adesso non sappiamo.
Il Comune di Roma, da Alemanno in poi ha dato all'Opera di Roma dai 16 ai 20 milioni di Euro l'anno. Non male, senonchè il teatro con una gestione di incapaci e sperperatori, se non anche di mariuoli, s'è trovato nella merda. Con la Raggi in Campidoglio, e l'assessore Bergamo che vuole accorpare - in realtà già anni fa si parlò di accorpare Opera e Santa Cecilia; crediamo fu proprio Fuortes, al massimo della sua creatività, a suggerire l'accorpamento, al momento della ventilata chiusura dell'Opera e dell'Orchestra esternalizzata ( ci viene ancora da ridere al semplice pensiero della follia fuortesiana). Ora quel progetto potrebbe trovare sbocco nelle intenzioni non più segrete dell'assessore Bergamo che mentre a Bruxelles, a capo di un organismo comunitario fino a qualche mese fa, lottava per tenere invita tutte le istituzioni culturali del 'vecchio continente', inseditao a Roma, invece, si da da fare per accorparle, in pratica cancellarle dalla faccia della terra.
La questione dei finanziamenti va esaminata da un altro punto di vista. E, per Roma, da un punto di vista del tutto particolare. Sappiamo tutti come le amministrazioni amiche diano tutti i soldi richiesti dalle istituzioni comunali, se a capo vi hanno messo amici o amici degli amici; e che questi soldi tendano immancabilmente a diminuire al cambio di amministrazione se non si è potuto scalzare dai vertici gli amici dei precedenti amministratori.
A Roma, dopo la 'manica larga' di Alemanno con De Martino sovrintendente e Muti direttore, con l'avvento di Marino e con la prospettiva di mandare fallita l'Opera che presentava una voragine nei bilanci, nonostante i finanziamenti allegri e l'ancor più allegra gestione dell'epoca, il vento non cambiò, perchè Marino e Franceschini avevano messo in teatro quel salvatore e fattore di miracoli che si chiama Fuortes. Dunque avevano già cambiato timoniere e al 'loro' timoniere assicurarono tutto l'aiuto possibile. Fuortes, inutile negarlo e salvo prova contraria, ha riportato i conti in ordine - ma anche lui ha speso qualche volta oltre misura, come nel caso della Traviata 'con Coppola e Valentino', il cui costo complessivo chissà quando verrà ripagato - ma con l'arrivo dei Cinquestelle il vento è cambiato ancora una volta e i soldi del Comune sono diminuiti.
L'indagine della Corte dei Conti dovrebbe stabilire se, comunque, dal 2008 ad oggi il Comune ha finanziato 'con eccesso' l'Opera facendole correre il pericolo di spendere e spandere senza criterio.
E perciò il tribunale contabile dovrebbe indagare non solo il Comune ma anche l'Opera. Il primo, per capire perchè tanti soldi dati al Teatro - più di qualunque altro Comune a qualunque teatro, Scala inclusa che riceve dal Milano un terzo di quanto riceve l'Opera dal Campidoglio; il secondo, per sapere se era giusto richiedere tanti soldi e come li ha spesi.
Il nostro personalissimo parere, con tutta l'antipatia non celata che nutriamo nei confronti di Fuortes, è che i soldi spesi in un teatro, se ben amministrato e produttivo come dovrebbe, sono sempre meglio spesi rispetto a quelli impiegati in mazzette, opere fatte male, favoritismi ed altre indecenze di cui il mondo è pieno. Perchè il teatro vuol dire civiltà, bellezza, crescita culturale e sociale dei cittadini dunque soldi spesi bene.
Da un punto di vista giuridico e contabile non sappiamo come finirà questa storia. Si parla già di possibile danno erariale a carico sia del Comune che dell'Opera. Ma se si dovesse concludere con la riduzione dei fondi destinati dal Comune all'Opera di Roma - speriamo di no - l'entità del futuro finanziamento all'Opera deve essere comunicato qualche tempo prima, per non farlo ripiombare nel passivo di bilancio, questa volta per colpa del Comune, della Corte dei Conti e di quella associazione che ha avviato l'indagine e che benemerita non si rivelerà.
Il Comune di Roma, da Alemanno in poi ha dato all'Opera di Roma dai 16 ai 20 milioni di Euro l'anno. Non male, senonchè il teatro con una gestione di incapaci e sperperatori, se non anche di mariuoli, s'è trovato nella merda. Con la Raggi in Campidoglio, e l'assessore Bergamo che vuole accorpare - in realtà già anni fa si parlò di accorpare Opera e Santa Cecilia; crediamo fu proprio Fuortes, al massimo della sua creatività, a suggerire l'accorpamento, al momento della ventilata chiusura dell'Opera e dell'Orchestra esternalizzata ( ci viene ancora da ridere al semplice pensiero della follia fuortesiana). Ora quel progetto potrebbe trovare sbocco nelle intenzioni non più segrete dell'assessore Bergamo che mentre a Bruxelles, a capo di un organismo comunitario fino a qualche mese fa, lottava per tenere invita tutte le istituzioni culturali del 'vecchio continente', inseditao a Roma, invece, si da da fare per accorparle, in pratica cancellarle dalla faccia della terra.
La questione dei finanziamenti va esaminata da un altro punto di vista. E, per Roma, da un punto di vista del tutto particolare. Sappiamo tutti come le amministrazioni amiche diano tutti i soldi richiesti dalle istituzioni comunali, se a capo vi hanno messo amici o amici degli amici; e che questi soldi tendano immancabilmente a diminuire al cambio di amministrazione se non si è potuto scalzare dai vertici gli amici dei precedenti amministratori.
A Roma, dopo la 'manica larga' di Alemanno con De Martino sovrintendente e Muti direttore, con l'avvento di Marino e con la prospettiva di mandare fallita l'Opera che presentava una voragine nei bilanci, nonostante i finanziamenti allegri e l'ancor più allegra gestione dell'epoca, il vento non cambiò, perchè Marino e Franceschini avevano messo in teatro quel salvatore e fattore di miracoli che si chiama Fuortes. Dunque avevano già cambiato timoniere e al 'loro' timoniere assicurarono tutto l'aiuto possibile. Fuortes, inutile negarlo e salvo prova contraria, ha riportato i conti in ordine - ma anche lui ha speso qualche volta oltre misura, come nel caso della Traviata 'con Coppola e Valentino', il cui costo complessivo chissà quando verrà ripagato - ma con l'arrivo dei Cinquestelle il vento è cambiato ancora una volta e i soldi del Comune sono diminuiti.
L'indagine della Corte dei Conti dovrebbe stabilire se, comunque, dal 2008 ad oggi il Comune ha finanziato 'con eccesso' l'Opera facendole correre il pericolo di spendere e spandere senza criterio.
E perciò il tribunale contabile dovrebbe indagare non solo il Comune ma anche l'Opera. Il primo, per capire perchè tanti soldi dati al Teatro - più di qualunque altro Comune a qualunque teatro, Scala inclusa che riceve dal Milano un terzo di quanto riceve l'Opera dal Campidoglio; il secondo, per sapere se era giusto richiedere tanti soldi e come li ha spesi.
Il nostro personalissimo parere, con tutta l'antipatia non celata che nutriamo nei confronti di Fuortes, è che i soldi spesi in un teatro, se ben amministrato e produttivo come dovrebbe, sono sempre meglio spesi rispetto a quelli impiegati in mazzette, opere fatte male, favoritismi ed altre indecenze di cui il mondo è pieno. Perchè il teatro vuol dire civiltà, bellezza, crescita culturale e sociale dei cittadini dunque soldi spesi bene.
Da un punto di vista giuridico e contabile non sappiamo come finirà questa storia. Si parla già di possibile danno erariale a carico sia del Comune che dell'Opera. Ma se si dovesse concludere con la riduzione dei fondi destinati dal Comune all'Opera di Roma - speriamo di no - l'entità del futuro finanziamento all'Opera deve essere comunicato qualche tempo prima, per non farlo ripiombare nel passivo di bilancio, questa volta per colpa del Comune, della Corte dei Conti e di quella associazione che ha avviato l'indagine e che benemerita non si rivelerà.
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venerdì 27 maggio 2016
Dagospia ha perso la tramontana. Ancora sulla Traviata glam di Valentino, Coppola ( e Verdi)
Roberto D'Agostino che si è presentato anche lui alla serata glam dell'Opera di Roma in tenuta da cavernicolo ( pizzolungo, codino... ma quando crescerà?) ma con ai polsi gemelli 'cazzuti'( anzi 'cazzetti' di corallo, che scoperta!), ha voluto sul suo cliccatissimo sito (Dagospia) fare il difensore d'ufficio della Capitale, che si sta riscattando, dopo che negli ultimi anni l' ha condannato a tutti i gironi dell'inferno, cominciando intanto dal luccicante Teatro dell' Opera, contro il quale, proprio in ragione della sua rinascita - di cui la Traviata era esempio palese - c'è chi complotta, temendone il riscatto definitivo che ad altri teatri ( uno solo, inutile farne il nome: Scala) che, da sempre, hanno monopolizzato l'attenzione italiana ed internazionale, non può in alcun modo piacere.
Ha dalla sua parte, D'Agostino, anche la paginata nel 'New York Times' - quando mai prima d'ora? solo ai tempi di Veltroni sindaco, quando nel seno del Campidoglio allevava anche quella serpe di Odevaine) dedicata alla Traviata di Verdi - per il giornale USA era la Traviata di Valentino e di Coppola - e lo sfavillante red carpet di attrici, modelle, ex calciatori e qualche politico, interessato a farsi vedere per raccattare qualche voto, che hanno affollato la serata mondana targata Valentino. Nessuno contesta tutto questo.
Perchè allora prendere le difese dell'Opera di Roma e denunciare il complotto ai suoi danni, se già questi elementi per l'acuto e cattivissimo fustigatore Dagospia - che era una volta! - raccontano che il vento è cambiato?
Perchè, a quanto si legge in un circostanziato articolo del suo sito, nel quale si dà il lungo elenco degli ospiti glam della serata, le pochissime, ininfluenti recensioni dei cattivi critici musicali - figurarsi, ormai non esistono più neanche i critici - sarebbero state pagate , oltre che suggerite, forse addirittura dettate dal quel poveretto di Pereira, sovrintendente milanese, il quale teme che il risveglio dell'Opera di Roma possa nuocere al suo teatro, la Scala di Milano.
In fondo quei due gufi di critici musicali che hanno mosso qualche appunto alla Traviata di Roma hanno solo detto che dalla regista Coppola ci si attendeva un lavoro più approfondito e personale, pur senza stravolgimenti, sull'opera verdiana, e che per la parte musicale l'opera non poteva contare sugli stessi numeri del red carpet, affollato certo più per via di Valentino e di Coppola, per la quale ultima anche da New York erano arrivate a Roma sue amiche, che per Verdi, la cui Traviata si può vedere ed ascoltare anche altrove, con migliori esiti. Anche a Milano.
Ha dalla sua parte, D'Agostino, anche la paginata nel 'New York Times' - quando mai prima d'ora? solo ai tempi di Veltroni sindaco, quando nel seno del Campidoglio allevava anche quella serpe di Odevaine) dedicata alla Traviata di Verdi - per il giornale USA era la Traviata di Valentino e di Coppola - e lo sfavillante red carpet di attrici, modelle, ex calciatori e qualche politico, interessato a farsi vedere per raccattare qualche voto, che hanno affollato la serata mondana targata Valentino. Nessuno contesta tutto questo.
Perchè allora prendere le difese dell'Opera di Roma e denunciare il complotto ai suoi danni, se già questi elementi per l'acuto e cattivissimo fustigatore Dagospia - che era una volta! - raccontano che il vento è cambiato?
Perchè, a quanto si legge in un circostanziato articolo del suo sito, nel quale si dà il lungo elenco degli ospiti glam della serata, le pochissime, ininfluenti recensioni dei cattivi critici musicali - figurarsi, ormai non esistono più neanche i critici - sarebbero state pagate , oltre che suggerite, forse addirittura dettate dal quel poveretto di Pereira, sovrintendente milanese, il quale teme che il risveglio dell'Opera di Roma possa nuocere al suo teatro, la Scala di Milano.
In fondo quei due gufi di critici musicali che hanno mosso qualche appunto alla Traviata di Roma hanno solo detto che dalla regista Coppola ci si attendeva un lavoro più approfondito e personale, pur senza stravolgimenti, sull'opera verdiana, e che per la parte musicale l'opera non poteva contare sugli stessi numeri del red carpet, affollato certo più per via di Valentino e di Coppola, per la quale ultima anche da New York erano arrivate a Roma sue amiche, che per Verdi, la cui Traviata si può vedere ed ascoltare anche altrove, con migliori esiti. Anche a Milano.
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mercoledì 10 febbraio 2016
Teatro dell'Opera di Roma. Fabbrica: programma per giovani artisti. Al Teatro San Carlo si impara l'orchestra
Chi segue questo blog con una certa regolarità sa che con Fuortes, sovrintendente dell'Opera di Roma, non siamo teneri. Ma non per partito preso. Infatti lo eravamo quando era a 'Musica per Roma', pur criticando la sua tendenza a crearsi una compagnia di giro da portarsi appresso in ogni peregrinazione, Bari compresa, e compresa anche l'Opera di Roma.
Dove però ha iniziato con il piede sbagliato, quando - per far vedere chi era - ha fatto la voce grossa sparando quella idiozia della esternalizzazione di orchestra e coro, mostrando immediatamente di avere nonostante la statura mediatica, i piedi d'argilla, ed attirandosi, per quella sua uscita, le critiche di mezzo mondo che ha pensato: se il il giorno si vede dal mattino, Fuortes comincia davvero male. E lì sono cominciate le nostre critiche sulle sue reali capacità di reggere un teatro, istituzione molto differente dall'Auditorium, dove in fondo non faceva che l'affittacamere, anche se 'cinquestelle'.
Poi ha finto una vittoria - di Pirro - e subito dopo ha fatto marcia indietro, creando all'Opera di Roma le condizioni per una vita non splendente, basterebbe normale, per intanto.
La stampa, anche dopo quello scivolone, non ha cambiato idea su di lui, lo ha sempre appoggiato, salvo nelle poche settimane di quella sortita sciagurata, e continua tuttora ACRITICAMENTE ad appoggiarlo. Lo appoggia anche quando dice che all'Opera di Roma sta riportando grandi direttori, ed a tutti è evidente che così non è, semmai vi sta portando noti registi. E sull'orchestra si guarda bene dal fare il benchè minimo accenno, mentre la stampa dovrebbe essere più critica, ma senza pregiudizi.
Un'orchestra non diventa da 'normale' 'ottima' per decisione del sovrintendente. Il quale s'è tenuto chi governava il teatro anche prima ecc... ecc... lo abbiamo scritto infinite volte ed anche altro.
Ma ora arriva questa notizia che non possiamo non condividere. Una ventina di giovani, pare selezionatissimi, prenderà parte ad un programma riservato ai giovani artisti, in tutte le arti dell'opera: si chiama 'Fabbrica'; ha preso già il via; durerà due semestri; e riserverà ai fortunatissimi prescelti la possibilità di lavorare a fianco delle maestranze e degli artisti ospiti, per apprendere 'a bottega' il mestiere dell'opera.
Il progetto è reso possibile, s'è vantato Franceschini, dall'Art Bonus che ha facilitato le sponsorizzazioni di alcune importanti società del nostro paese, in base alle quali i ragazzi godranno di una borsa di studio di 14.000 Euro, 7.000 a semestre, che consentirà loro di risiedere nella Capitale.
Ci auguriamo solo che non serva soltanto a realizzare uno spettacolo per il festival 'Contemporanea' 2017, voluto e diretto da Giorgio Battistelli, il direttore artistico dell'opera 'ai mezzi' con Alessio Vlad.
Al Teatro San Carlo è partita, quasi contemporaneamente, un'Accademia che insegna ai giovani musicisti a stare in orchestra, d'intesa con il Conservatorio di Avellino (perchè non quello di Napoli, più logico e naturale?). Quello che per decenni ha fatto la Scuola di Fiesole, e, più di recente, anche la Scala.
Ciò che di queste iniziative non ci convince o potrebbe non convincerci è che, finito il corso, la Fabbrica, l'Accademia, questi giovani vengano rimandati a casa, anche quelli veramente bravi. Con tanti saluti e senza troppi grazie.
Dove però ha iniziato con il piede sbagliato, quando - per far vedere chi era - ha fatto la voce grossa sparando quella idiozia della esternalizzazione di orchestra e coro, mostrando immediatamente di avere nonostante la statura mediatica, i piedi d'argilla, ed attirandosi, per quella sua uscita, le critiche di mezzo mondo che ha pensato: se il il giorno si vede dal mattino, Fuortes comincia davvero male. E lì sono cominciate le nostre critiche sulle sue reali capacità di reggere un teatro, istituzione molto differente dall'Auditorium, dove in fondo non faceva che l'affittacamere, anche se 'cinquestelle'.
Poi ha finto una vittoria - di Pirro - e subito dopo ha fatto marcia indietro, creando all'Opera di Roma le condizioni per una vita non splendente, basterebbe normale, per intanto.
La stampa, anche dopo quello scivolone, non ha cambiato idea su di lui, lo ha sempre appoggiato, salvo nelle poche settimane di quella sortita sciagurata, e continua tuttora ACRITICAMENTE ad appoggiarlo. Lo appoggia anche quando dice che all'Opera di Roma sta riportando grandi direttori, ed a tutti è evidente che così non è, semmai vi sta portando noti registi. E sull'orchestra si guarda bene dal fare il benchè minimo accenno, mentre la stampa dovrebbe essere più critica, ma senza pregiudizi.
Un'orchestra non diventa da 'normale' 'ottima' per decisione del sovrintendente. Il quale s'è tenuto chi governava il teatro anche prima ecc... ecc... lo abbiamo scritto infinite volte ed anche altro.
Ma ora arriva questa notizia che non possiamo non condividere. Una ventina di giovani, pare selezionatissimi, prenderà parte ad un programma riservato ai giovani artisti, in tutte le arti dell'opera: si chiama 'Fabbrica'; ha preso già il via; durerà due semestri; e riserverà ai fortunatissimi prescelti la possibilità di lavorare a fianco delle maestranze e degli artisti ospiti, per apprendere 'a bottega' il mestiere dell'opera.
Il progetto è reso possibile, s'è vantato Franceschini, dall'Art Bonus che ha facilitato le sponsorizzazioni di alcune importanti società del nostro paese, in base alle quali i ragazzi godranno di una borsa di studio di 14.000 Euro, 7.000 a semestre, che consentirà loro di risiedere nella Capitale.
Ci auguriamo solo che non serva soltanto a realizzare uno spettacolo per il festival 'Contemporanea' 2017, voluto e diretto da Giorgio Battistelli, il direttore artistico dell'opera 'ai mezzi' con Alessio Vlad.
Al Teatro San Carlo è partita, quasi contemporaneamente, un'Accademia che insegna ai giovani musicisti a stare in orchestra, d'intesa con il Conservatorio di Avellino (perchè non quello di Napoli, più logico e naturale?). Quello che per decenni ha fatto la Scuola di Fiesole, e, più di recente, anche la Scala.
Ciò che di queste iniziative non ci convince o potrebbe non convincerci è che, finito il corso, la Fabbrica, l'Accademia, questi giovani vengano rimandati a casa, anche quelli veramente bravi. Con tanti saluti e senza troppi grazie.
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domenica 22 novembre 2015
Ci risiamo con la CGIL. Alla Scala.
Ricordate l'ammutinamento dei minoritari dipendenti iscritti alla CGIL dell'Opera di Roma che avevano deciso, in aperto disaccordo con le altre sigle sindacali, CISL e UIL, che costituivano la maggioranza degli iscritti fra i lavoratori dell'Opera di Roma, di affondare la nave? E ricordate che, poi, l'allora timoniere minacciava di salvarla, mandando ancora più a fondo la stessa nave, opponendo agli scioperanti - una minoranza, una parte esigua della ciurma che il capo pirata poteva con diverse maniere anche ricondurre a meno bellicosi pensieri - l'esternalizzazione dei lavoratori preposti alla sua navigazione artistica? Beh, tutta quella brutta storia che esposero il timoniere di allora, ancora al comando per meriti acquisiti sul campo - anzi, in mare - si risolse con un buco nell'acqua, che in mare non è difficile fare: quando l'insano proposito risolutorio del timoniere, dal mondo intero criticato, rientrò, la ciurma ritornò a ramazzare la nave ed a tirar su le vele per la ripresa della navigazione. Che ora, miracolosamente, prosegue spedita. Boh!
Quella stessa sigla sindacale ha già fatto qualche guaio a Milano ed un altro ancora ne minaccia, Ha fatto saltare, alla Scala, non più tardi di una decina di giorni fa uno spettacolo di balletto con Bolle ed una stella ospite, quando il sovrintendente s'era detto convinto che con i tecnici restanti, quelli che non intendevano scioperare, il balletto sarebbe andato in scena. Ed invece no, le convinzioni del timoniere scaligero si sono scontrate - probabilmente - con la capacità di far proseliti della minuta ciurma della CGIL del teatro milanese, che lamentava la mancanza di personale fra i tecnici di palcoscenico.
Ora quella ciurmetta si rifa viva e minaccia scioperi durante le prove, ma rassicura sulla prima, a Sant'Ambrogio, della Giovanna D'Arco verdiana che Chailly sta concertando nel suo primo anno da direttore musicale della Scala - ma il suo incarico, formalmente, attende le dimissioni, anticipate, da Lipsia. E le ragioni dell'agitazione stanno sempre nella richiesta, non esaudita, di assumere altri tecnici di palcoscenico, necessari, a loro dire.
Certo è assai curioso che proprio quando il governo, su spinta anche di Franceschini - sarà vero?- ha varato la legge che equipara musei monumenti e siti archeologici ai servizi pubblici, con conseguenti leggi più restrittive sulle agitazioni sindacali, sono ripresi scioperi ed assemblee durante l'orario di lavoro nei siti archeologici, nei musei e nei monumenti più importanti di Roma ( Colosseo e Foro romano, fra i più importanti) ed anche nei teatri, come insegna la Scala. Da non equiparare ai musei per nessuna ragione, salvo quando per colpa di un pugno di agitati della ciurma, la nave della musica, dopo le mazzate di Nastasi, dovesse andare a sbattere sugli scogli, affondando, e chiudendola ai naviganti.
P.S apprendiamo che gli scioperi alla Scala sono stati sospesi, la sovrintendenza ha accolto le richieste dei lavoratori, quanto meno ha raggiunto un accordo.
Quella stessa sigla sindacale ha già fatto qualche guaio a Milano ed un altro ancora ne minaccia, Ha fatto saltare, alla Scala, non più tardi di una decina di giorni fa uno spettacolo di balletto con Bolle ed una stella ospite, quando il sovrintendente s'era detto convinto che con i tecnici restanti, quelli che non intendevano scioperare, il balletto sarebbe andato in scena. Ed invece no, le convinzioni del timoniere scaligero si sono scontrate - probabilmente - con la capacità di far proseliti della minuta ciurma della CGIL del teatro milanese, che lamentava la mancanza di personale fra i tecnici di palcoscenico.
Ora quella ciurmetta si rifa viva e minaccia scioperi durante le prove, ma rassicura sulla prima, a Sant'Ambrogio, della Giovanna D'Arco verdiana che Chailly sta concertando nel suo primo anno da direttore musicale della Scala - ma il suo incarico, formalmente, attende le dimissioni, anticipate, da Lipsia. E le ragioni dell'agitazione stanno sempre nella richiesta, non esaudita, di assumere altri tecnici di palcoscenico, necessari, a loro dire.
Certo è assai curioso che proprio quando il governo, su spinta anche di Franceschini - sarà vero?- ha varato la legge che equipara musei monumenti e siti archeologici ai servizi pubblici, con conseguenti leggi più restrittive sulle agitazioni sindacali, sono ripresi scioperi ed assemblee durante l'orario di lavoro nei siti archeologici, nei musei e nei monumenti più importanti di Roma ( Colosseo e Foro romano, fra i più importanti) ed anche nei teatri, come insegna la Scala. Da non equiparare ai musei per nessuna ragione, salvo quando per colpa di un pugno di agitati della ciurma, la nave della musica, dopo le mazzate di Nastasi, dovesse andare a sbattere sugli scogli, affondando, e chiudendola ai naviganti.
P.S apprendiamo che gli scioperi alla Scala sono stati sospesi, la sovrintendenza ha accolto le richieste dei lavoratori, quanto meno ha raggiunto un accordo.
mercoledì 11 novembre 2015
Non c'è due senza tre. Di direttori 'onorari a vita' o 'emeriti': da Muti a Temirkanov, e di nuovo a Muti
Ha cominciato Riccardo Muti, al quale il titolo di 'direttore onorario a vita' dell'Orchestra dell'Opera di Roma gli ha portato un tale sfiga che dopo pochissimi anni si è dimesso, e quel titolo onorifico è rimasto appeso nella bacheca del teatro, mentre l'interessato se l'è scrollato di dosso come si fa con la polvere caduta sull'abito scuro.
Un giorno andrebbe raccontata la storia vera dell'arrivo di Muti a Roma, della sua permanenza e del suo addio che è riuscito a rompere un'amicizia che durava da anni fra il direttore e Paolo Isotta- che l'ha raccontato nel suo ultimo libro. Quel titolo onorifico dato ad un direttore appena sbarcato a Roma, serviva solo a mostrare a tutti che in qualche maniera il teatro l'aveva legato a sé; non avendo ottenuto che il direttore assumesse l'incarico, vero, di direttore musicale. Se ne è confezionato uno finto, di incarico. Di più, quel titolo onorifico non è che gli abbia portato bene a Muti.
A Roma, come abbiamo già segnalato ieri, ad un altro direttore, Yuri temirkanov, viene attribuito quel titolo onorifico da parte dell' Orchestra dell'Accademia di santa Cecilia, e speriamo che non gli porti altrettanto sfiga. L'Accademia spiega che è la prima volta che tale titolo viene attribuito ad un direttore. E Bernstein? No, lui era 'presidente onorario dell'orchestra ' non sappiamo se a vita , o soltanto per un pò. E lui, non ricordiamo più se per sdebitarsi con Siciliani, a seguito di tale titolo, o per meritarselo, oltre le sue abituali presenze in stagione ( come del resto fa Yuri Temirkanov), venne a Roma a tenere un corso per giovani direttori d'orchestra, che si portò dagli USA (fra quelli italiani nessuno venne ammesso a seguire tale corso come allievo effettivo, non avendo superato la prova di idoneità; e, se non ricordiamo male, a quel corso partecipò da semplice uditore anche l'attuale sovrintendente dall'Ongaro - o forse ricordiamo male?) e eseguì una memorabile 'Bohème' all'Auditorium della Conciliazione con cantanti giovani , AMERICANI. L'orchestra era galvanizzata dal direttore, come anche tutti i giovani interpreti.
Adesso un nuovo caso sta per verificarsi, riguardante questa volta un direttore cui quel titolo ha già creato qualche imbarazzo, e cioè Riccardo Muti. La Scala, Pereira in persona, non sa più cosa fare per farlo tornare a dirigere, ci sta provando in tutti i modi; a luglio una mostra gli verrà dedicata, per festeggiare i suoi 75 anni, ed in più, sempre nella prospettiva del ritorno, si agita l'intenzione di volerlo nominare 'direttore emerito', onorificenza di nuovo, freschissimo, caduco conio; sebbene lui alla Scala ci sia già stato per quasi vent'anni; come anche Abbado, al quale quel titolo non è stato mai dato anche recentissimamente.
Che Muti debba dirigere anche alla Scala, e - secondo noi - dovrebbe dirigere anche a Santa Cecilia come pure all'Opera di Roma ed nche altrove in Italia, non certo dappertutto, è perfino superfluo ribadirlo- se fossimo in un paese normale, e noi non lo siamo. Invece, Muti, in Italia, può decidere di dirigere solo la sua Orchestra Cherubini, e nessuno può dirgli nulla. Cosa, ad esempio?
Ma che il noto direttore, accetti un altro incarico onorifico come 'captatio benevolentiae' per il suo ritorno alla Scala, o come risarcimento postumo, non crediamo accetterà nè che gli faccia bene accettarlo. E lui che è mezzo napoletano oltre che mezzo pugliese, conosce bene il detto :' timeas Mediolanenses et dona ferentes'. In guardia maestro, se vuole tornare a dirigere l'Orchestra della Scala, lo faccia anche senza il titolo di ' direttore emerito'.
Un giorno andrebbe raccontata la storia vera dell'arrivo di Muti a Roma, della sua permanenza e del suo addio che è riuscito a rompere un'amicizia che durava da anni fra il direttore e Paolo Isotta- che l'ha raccontato nel suo ultimo libro. Quel titolo onorifico dato ad un direttore appena sbarcato a Roma, serviva solo a mostrare a tutti che in qualche maniera il teatro l'aveva legato a sé; non avendo ottenuto che il direttore assumesse l'incarico, vero, di direttore musicale. Se ne è confezionato uno finto, di incarico. Di più, quel titolo onorifico non è che gli abbia portato bene a Muti.
A Roma, come abbiamo già segnalato ieri, ad un altro direttore, Yuri temirkanov, viene attribuito quel titolo onorifico da parte dell' Orchestra dell'Accademia di santa Cecilia, e speriamo che non gli porti altrettanto sfiga. L'Accademia spiega che è la prima volta che tale titolo viene attribuito ad un direttore. E Bernstein? No, lui era 'presidente onorario dell'orchestra ' non sappiamo se a vita , o soltanto per un pò. E lui, non ricordiamo più se per sdebitarsi con Siciliani, a seguito di tale titolo, o per meritarselo, oltre le sue abituali presenze in stagione ( come del resto fa Yuri Temirkanov), venne a Roma a tenere un corso per giovani direttori d'orchestra, che si portò dagli USA (fra quelli italiani nessuno venne ammesso a seguire tale corso come allievo effettivo, non avendo superato la prova di idoneità; e, se non ricordiamo male, a quel corso partecipò da semplice uditore anche l'attuale sovrintendente dall'Ongaro - o forse ricordiamo male?) e eseguì una memorabile 'Bohème' all'Auditorium della Conciliazione con cantanti giovani , AMERICANI. L'orchestra era galvanizzata dal direttore, come anche tutti i giovani interpreti.
Adesso un nuovo caso sta per verificarsi, riguardante questa volta un direttore cui quel titolo ha già creato qualche imbarazzo, e cioè Riccardo Muti. La Scala, Pereira in persona, non sa più cosa fare per farlo tornare a dirigere, ci sta provando in tutti i modi; a luglio una mostra gli verrà dedicata, per festeggiare i suoi 75 anni, ed in più, sempre nella prospettiva del ritorno, si agita l'intenzione di volerlo nominare 'direttore emerito', onorificenza di nuovo, freschissimo, caduco conio; sebbene lui alla Scala ci sia già stato per quasi vent'anni; come anche Abbado, al quale quel titolo non è stato mai dato anche recentissimamente.
Che Muti debba dirigere anche alla Scala, e - secondo noi - dovrebbe dirigere anche a Santa Cecilia come pure all'Opera di Roma ed nche altrove in Italia, non certo dappertutto, è perfino superfluo ribadirlo- se fossimo in un paese normale, e noi non lo siamo. Invece, Muti, in Italia, può decidere di dirigere solo la sua Orchestra Cherubini, e nessuno può dirgli nulla. Cosa, ad esempio?
Ma che il noto direttore, accetti un altro incarico onorifico come 'captatio benevolentiae' per il suo ritorno alla Scala, o come risarcimento postumo, non crediamo accetterà nè che gli faccia bene accettarlo. E lui che è mezzo napoletano oltre che mezzo pugliese, conosce bene il detto :' timeas Mediolanenses et dona ferentes'. In guardia maestro, se vuole tornare a dirigere l'Orchestra della Scala, lo faccia anche senza il titolo di ' direttore emerito'.
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domenica 21 giugno 2015
Quando non fare domande è più grave perfino del non dare risposte
Come è possibile che Ministeri, Asl, la stessa Agenzia delle Entrate, e pure Palazzo Chigi non abbiamo pagato le tasse comunali da anni, accumulando nei confronti del Comune di Roma un debito di quasi 30 milioni di Euro? Chi per anni, e fino ad oggi, sì fino ad oggi perchè il caso non è ancora risolto, non è andato a bussare alle loro porte per riscuotere i crediti vantati dal Comune, mentre a distanza di qualche mese verrebbe improrogabilmente a bussare alla nostra porta per esigere tributi di molto, ma molto minore entità, e, se non paghiamo, precederebbe con il sequestro o l'ipoteca di beni? Dal Comune rispondono che un dirigente dell'ufficio incaricato di tali riscossioni è in permesso sindacale, e perciò assente per lunghi periodi. Tutto regolare. Perchè, invece, il dirigente dell'ufficio preposto alla riscossione delle tasse varie dai comuni cittadini sembra che lavori anche di notte, per l'impressione che si ha di lui nell'opinione pubblica: un vero persecutore?
E il colabrodo del patrimonio immobiliare del Comune di Roma? Chi dovrebbe porsi le domande necessarie, come quella, ad esempio, del perchè quando il Comune affitta un suo appartamento - solitamente a gente che può pagare o che forse non ne avrebbe diritto - lo fa a prezzi calmierati, quando poi lui intende , per sua necessità, affittare un appartamento, lo paga a prezzi di mercato dieci cento volte più alti? Tutti fessi i dirigenti comunali ed i sindaci che li hanno messi in quei posti di responsabilità, oppure in gran parte furbi, profittatori e ladri, diciamolo con chiarezza? E perchè mai nessuno ha chiesto loro di pagare il conto?
Ci sono poi casi davvero impressionanti per la loro illegalità. C'è una immobiliarista, discendente di una famosa famiglia di costruttori che ha, a Roma soltanto, un patrimonio immenso; la quale affitta al Comune di Roma quasi 1500 appartamenti, da anni, destinati alle politiche abitative del Comune medesimo. Il Comune naturalmente le paga gli affitti, ma nessuno del medesimo Comune che paga gli affitti va a chiedere alla signora il pagamento delle tasse comunali sulle proprietà immobiliari. Nessuno, proprio nessuno pone alla sig.ra Armellini - è questo il suo cognome - una simile domanda. Non gliela pone nemmeno un politico di lungo corso, socialista e milanese, gran fustigatore delle malefatte pubbliche, che si chiama Tabacci, legato sentimentalmente alla signora. Possible mai che la signora non abbia mai rivelato al suo compagno una tale abnorme situazione? E possibile anche che il suo compagno non le abbia mai detto: cocca mia, ma lo sai che stai evadendo le tasse? Evidentemente è stato possibile.
Come altrettanto possibile fu, anni fa, che il procuratore generale di Milano, Francesco Saverio Borrelli, cognato di Roman Vlad, all'epoca direttore artistico della Scala, aiutante al seguito Paolo Arcà, che sicuramente ebbe tante volte ospite della sua casa milanese, non gli domandasse come conciliava il suo insegnamento al Conservatorio dell'Aquila ed il suo lavoro 'subordinato e continuativo' - con timbratura di cartellino - alla Scala di Milano. Quella domanda non gliela fece, ma avrebbe dovuto fargliela, essendo a conoscenza della sua professione anteriore e parallela di insegnante in un pubblico Conservatorio. Non credete? La risposta sarebbe stata la seguente. caro procuratore, ho fatto una richiesta di aspettativa per gravi motivi di famiglia, il direttore del Conservatorio - a conoscenza della reale situazione, anche perchè la Scala non è in Africa - ha fatto finta di crederci, l'ha accettata e concessa, ben sapendo che era falsa; e così io posso essere per gran parte dell'anno qui a Milano a lavorare alla Scala. Borrelli non fece mai ad Arcà quella domanda, perchè? Siamo sicuri che non gliel' abbia fatta altrimenti Arcà avrebbe risolto la sua situazione secondo la legge, e cioè dimettendosi dal Conservatorio. Invece l'insegnamento lo ha sempre mantenuto, anzi se lo è fatto spostare a Milano, per renderselo più agevole e più vicino al secondo lavoro e nessuno gli ha detto mai nulla. Noi lo abbiamo scritto parecchie volte e su diverse riviste. silenzio assoluto. Una volta ci dissero che avremmo dovuto sporgere denuncia in tribunale, ed allora la cosa sarebbe stata presa in esame. Come è accaduto, sempre nel Conservatorio aquilano, che alcuni anni fa un insegnante, nominato direttore artistico di un teatro di provincia, a seguito di denuncia dell'amministrazione comunale, sia stato processato e condannato a restituire all'amministrazione scolastica i compensi degli anni del doppio incarico che, evidentemente , non avrebbe dovuto avere.
Pensate che la cosa non accada più? che non accada tuttora, nei conservatori o tanti altri pubblici uffici? Vi sbagliate. Noi stessi, proprio sulla rivista del Conservatorio aquilano, Music@, che abbiamo inventato e diretto per anni, abbiamo denunciato altri casi. Mai alla denuncia è seguita richiesta di spiegazioni e rimozione delle incompatibilità che tuttora esistono. Perchè? Semplicemente perchè chi doveva porsi simili domande non lo ha mai fatto, lasciando incancrenire tante patenti illegalità, di cui tutti paghiamo il prezzo.
E il colabrodo del patrimonio immobiliare del Comune di Roma? Chi dovrebbe porsi le domande necessarie, come quella, ad esempio, del perchè quando il Comune affitta un suo appartamento - solitamente a gente che può pagare o che forse non ne avrebbe diritto - lo fa a prezzi calmierati, quando poi lui intende , per sua necessità, affittare un appartamento, lo paga a prezzi di mercato dieci cento volte più alti? Tutti fessi i dirigenti comunali ed i sindaci che li hanno messi in quei posti di responsabilità, oppure in gran parte furbi, profittatori e ladri, diciamolo con chiarezza? E perchè mai nessuno ha chiesto loro di pagare il conto?
Ci sono poi casi davvero impressionanti per la loro illegalità. C'è una immobiliarista, discendente di una famosa famiglia di costruttori che ha, a Roma soltanto, un patrimonio immenso; la quale affitta al Comune di Roma quasi 1500 appartamenti, da anni, destinati alle politiche abitative del Comune medesimo. Il Comune naturalmente le paga gli affitti, ma nessuno del medesimo Comune che paga gli affitti va a chiedere alla signora il pagamento delle tasse comunali sulle proprietà immobiliari. Nessuno, proprio nessuno pone alla sig.ra Armellini - è questo il suo cognome - una simile domanda. Non gliela pone nemmeno un politico di lungo corso, socialista e milanese, gran fustigatore delle malefatte pubbliche, che si chiama Tabacci, legato sentimentalmente alla signora. Possible mai che la signora non abbia mai rivelato al suo compagno una tale abnorme situazione? E possibile anche che il suo compagno non le abbia mai detto: cocca mia, ma lo sai che stai evadendo le tasse? Evidentemente è stato possibile.
Come altrettanto possibile fu, anni fa, che il procuratore generale di Milano, Francesco Saverio Borrelli, cognato di Roman Vlad, all'epoca direttore artistico della Scala, aiutante al seguito Paolo Arcà, che sicuramente ebbe tante volte ospite della sua casa milanese, non gli domandasse come conciliava il suo insegnamento al Conservatorio dell'Aquila ed il suo lavoro 'subordinato e continuativo' - con timbratura di cartellino - alla Scala di Milano. Quella domanda non gliela fece, ma avrebbe dovuto fargliela, essendo a conoscenza della sua professione anteriore e parallela di insegnante in un pubblico Conservatorio. Non credete? La risposta sarebbe stata la seguente. caro procuratore, ho fatto una richiesta di aspettativa per gravi motivi di famiglia, il direttore del Conservatorio - a conoscenza della reale situazione, anche perchè la Scala non è in Africa - ha fatto finta di crederci, l'ha accettata e concessa, ben sapendo che era falsa; e così io posso essere per gran parte dell'anno qui a Milano a lavorare alla Scala. Borrelli non fece mai ad Arcà quella domanda, perchè? Siamo sicuri che non gliel' abbia fatta altrimenti Arcà avrebbe risolto la sua situazione secondo la legge, e cioè dimettendosi dal Conservatorio. Invece l'insegnamento lo ha sempre mantenuto, anzi se lo è fatto spostare a Milano, per renderselo più agevole e più vicino al secondo lavoro e nessuno gli ha detto mai nulla. Noi lo abbiamo scritto parecchie volte e su diverse riviste. silenzio assoluto. Una volta ci dissero che avremmo dovuto sporgere denuncia in tribunale, ed allora la cosa sarebbe stata presa in esame. Come è accaduto, sempre nel Conservatorio aquilano, che alcuni anni fa un insegnante, nominato direttore artistico di un teatro di provincia, a seguito di denuncia dell'amministrazione comunale, sia stato processato e condannato a restituire all'amministrazione scolastica i compensi degli anni del doppio incarico che, evidentemente , non avrebbe dovuto avere.
Pensate che la cosa non accada più? che non accada tuttora, nei conservatori o tanti altri pubblici uffici? Vi sbagliate. Noi stessi, proprio sulla rivista del Conservatorio aquilano, Music@, che abbiamo inventato e diretto per anni, abbiamo denunciato altri casi. Mai alla denuncia è seguita richiesta di spiegazioni e rimozione delle incompatibilità che tuttora esistono. Perchè? Semplicemente perchè chi doveva porsi simili domande non lo ha mai fatto, lasciando incancrenire tante patenti illegalità, di cui tutti paghiamo il prezzo.
venerdì 19 giugno 2015
Così Franceschini e Nastasi danno i soldi ai loro amici
Se si va sul sito del Ministero, al capitolo 'atti alla firma' o appena firmati dal Ministro si legge di come, alla chetichella, si danno soldi agli amici e tolgono ai nemici - ma per avere notizia di questi ultimi bisogna passare intere giornate davanti al computer, perché sono nascoste in chissà quale piega dei siti.
Ora il Ministro, dietro saggio consiglio del suo capocabinetto e direttore generale, il vero grande manovratore del ministero affidato di volta in volta a persone a digiuno della materia, la cui presenza aumenta ogni giorno il potere del dirigente, ha attribuito una somma pari a 1.300.000 Euro circa ciascuno alla Scala ed all'Opera di Roma, in data 5 maggio, a seguito di relazioni pervenute al Ministero una alla fine di aprile e l'altra al principio - vedete come la burocrazia corre, abbandonando l'antica lentezza (quando vuole!)? Vien da chiedersi la ragione di tale stanziamento aggiuntivo, e la risposta si trova negli articoli 6 e 7 della Legge n.800, del 14 agosto 1967, dove si legge che La Scala è 'ente di particolare interesse nazionale nel campo musicale'; e che l'Opera di Roma ha la la particolare 'funzione di rappresentanza svolta nella sede della Capitale d'Italia'. Se avessero i due enti, anzi Fondazioni, aggiunto di recente meriti particolari a tale loro funzione 'genetica' e dunque senza merito alcuno, l'aggiunto finanziamento avrebbe avuto un senso. Invece, e lo diciamo particolarmente per Roma, dove il teatro altro che rappresentanza, ha dato scandalo negli ultimi tempi, ora lo si va anche a premiare. Bravo Franceschini, marito della Di Biase, che continua ad avere qualche stretto rapporto con l'Amministrazione capitolina da cui dipende l'Opera di Roma, e bravo Nastasi sempre pronto a correre in soccorso degli amici, ed a saltare sul loro carro, anche se non sono vincitori.
Ora il Ministro, dietro saggio consiglio del suo capocabinetto e direttore generale, il vero grande manovratore del ministero affidato di volta in volta a persone a digiuno della materia, la cui presenza aumenta ogni giorno il potere del dirigente, ha attribuito una somma pari a 1.300.000 Euro circa ciascuno alla Scala ed all'Opera di Roma, in data 5 maggio, a seguito di relazioni pervenute al Ministero una alla fine di aprile e l'altra al principio - vedete come la burocrazia corre, abbandonando l'antica lentezza (quando vuole!)? Vien da chiedersi la ragione di tale stanziamento aggiuntivo, e la risposta si trova negli articoli 6 e 7 della Legge n.800, del 14 agosto 1967, dove si legge che La Scala è 'ente di particolare interesse nazionale nel campo musicale'; e che l'Opera di Roma ha la la particolare 'funzione di rappresentanza svolta nella sede della Capitale d'Italia'. Se avessero i due enti, anzi Fondazioni, aggiunto di recente meriti particolari a tale loro funzione 'genetica' e dunque senza merito alcuno, l'aggiunto finanziamento avrebbe avuto un senso. Invece, e lo diciamo particolarmente per Roma, dove il teatro altro che rappresentanza, ha dato scandalo negli ultimi tempi, ora lo si va anche a premiare. Bravo Franceschini, marito della Di Biase, che continua ad avere qualche stretto rapporto con l'Amministrazione capitolina da cui dipende l'Opera di Roma, e bravo Nastasi sempre pronto a correre in soccorso degli amici, ed a saltare sul loro carro, anche se non sono vincitori.
giovedì 30 aprile 2015
Dall'Ongaro e Sani, non rinunciano neanche alle briciole.
"È il direttore d’orchestra Riccardo Chailly il protagonista della puntata di “Petruska” dal titolo “Il quarto enigma di Turandot”, che Rai Cultura trasmette su Rai5 giovedì 30 aprile alle 21.15. Michele dall’Ongaro lo incontra alla Scala di Milano, teatro del quale è Direttore Principale, dopo aver analizzato l’ultimo capolavoro di Puccini rimasto incompiuto: la “Turandot”. Chailly racconta il suo amore per la voce umana, il suo percorso artistico, la tecnica direttoriale e il suo rapporto con la tradizione interpretativa. L’incontro si conclude con l’analisi del finale della “Turandot” nella versione di Luciano Berio, che Chailly dirigerà il giorno seguente, 1° maggio 2015, in occasione dell’inaugurazione della programmazione scaligera per l’Expo, e che sarà trasmessa in diretta su Rai5 a partire dalle ore 19.40".
Da questo comunicato si deduce che Michele dall'Ongaro, attuale Presidente/Sovrintendente/Direttore artistico dell'Accademia nazionale di Santa Cecilia continuerà a fare l'intervistatore del programma Petruska di Rai 5. E' la prima volta che ciò accade, e non c'è giustificazione che tenga; almeno altre dieci persone o forse molti di più, avrebbero potuto intervistare Chailly e sostituire Dall'Ongaro, anche a 'Petruska', visto che è nel nuovo incarico da metà febbraio.
E' l'unico caso AL MONDO del responsabile di una delle più prestigiose istituzioni musicali al mondo che va a fare l'intervistatore, per non mollare l'osso della visibilità televisiva. Anche uno con incarico di minor prestigio avrebbe rinunciato a quel ruolo di gran lunga inferiore, dall'Ongaro no.
E per restare in argomento, la premiata fabbrica dei poteri occulti ha messo a segno un altra vittoria nella sua azione espansiva. Nicola Sani non è più consulente dell'Accademia Chigiana. Dopo essere stato nominato sovrintendente a Bologna, è stato promosso direttore artistico anche della prestigiosa istituzione senese per il prossimo triennio, oltre naturalmente a mantenere anche gli altri incarichi di cui si fa un elenco nel comunicato ufficiale di poche ora fa.
"Nicola Sani è il nuovo direttore artistico dell’Accademia musicale Chigiana per il triennio 2015-2018. La nomina è stata deliberata all’unanimità durante il Consiglio di Amministrazione che si è riunito ieri, tra una rosa di tre finalisti. Sani presterà la propria collaborazione per la futura programmazione delle attività dell’Accademia e per l’implementazione del nuovo piano di rilancio nell’ambito artistico e culturale della Chigiana nel contesto nazionale ed internazionale”.
Nato a Ferrara nel 1961, compositore, direttore artistico, manager culturale e giornalista, Sani è attualmente sovrintendente del Teatro Comunale di Bologna, consigliere di amministrazione della Fondazione Archivio Luigi Nono di Venezia, consigliere artistico della Iuc-Istituzione universitaria dei concerti di Roma, consulente dell’Accademia tedesca Villa Massimo e dell’American Academy in Rome per l’Italian Affiliated Fellowship".
Da questo comunicato si deduce che Michele dall'Ongaro, attuale Presidente/Sovrintendente/Direttore artistico dell'Accademia nazionale di Santa Cecilia continuerà a fare l'intervistatore del programma Petruska di Rai 5. E' la prima volta che ciò accade, e non c'è giustificazione che tenga; almeno altre dieci persone o forse molti di più, avrebbero potuto intervistare Chailly e sostituire Dall'Ongaro, anche a 'Petruska', visto che è nel nuovo incarico da metà febbraio.
E' l'unico caso AL MONDO del responsabile di una delle più prestigiose istituzioni musicali al mondo che va a fare l'intervistatore, per non mollare l'osso della visibilità televisiva. Anche uno con incarico di minor prestigio avrebbe rinunciato a quel ruolo di gran lunga inferiore, dall'Ongaro no.
E per restare in argomento, la premiata fabbrica dei poteri occulti ha messo a segno un altra vittoria nella sua azione espansiva. Nicola Sani non è più consulente dell'Accademia Chigiana. Dopo essere stato nominato sovrintendente a Bologna, è stato promosso direttore artistico anche della prestigiosa istituzione senese per il prossimo triennio, oltre naturalmente a mantenere anche gli altri incarichi di cui si fa un elenco nel comunicato ufficiale di poche ora fa.
"Nicola Sani è il nuovo direttore artistico dell’Accademia musicale Chigiana per il triennio 2015-2018. La nomina è stata deliberata all’unanimità durante il Consiglio di Amministrazione che si è riunito ieri, tra una rosa di tre finalisti. Sani presterà la propria collaborazione per la futura programmazione delle attività dell’Accademia e per l’implementazione del nuovo piano di rilancio nell’ambito artistico e culturale della Chigiana nel contesto nazionale ed internazionale”.
Nato a Ferrara nel 1961, compositore, direttore artistico, manager culturale e giornalista, Sani è attualmente sovrintendente del Teatro Comunale di Bologna, consigliere di amministrazione della Fondazione Archivio Luigi Nono di Venezia, consigliere artistico della Iuc-Istituzione universitaria dei concerti di Roma, consulente dell’Accademia tedesca Villa Massimo e dell’American Academy in Rome per l’Italian Affiliated Fellowship".
martedì 21 aprile 2015
Fondazioni liriche. A proposito di rinnovo dei vertici gestionali ed artistici, dal Teatro San Carlo all'Opera di Roma.
"A detta di molti - scriveva non più tardi di un mese fa, l'autorevole 'Corriere del mezzogiorno' - fra i favoriti per la successione a Rosanna Purchia, come sovrintendente del Teatro San Carlo, ci sarebbe Catello De Martino". Ma no? Ma sì! Questo nostro paese non manca mai di meravigliarci. Catello sarebbe dovuto finire ai domiciliari, già ora è indagato per il buco colossale al Teatro dell'Opera di Roma - sanzionato di recente anche dal TAR dove lui aveva presentato ricorso contro il suo licenziamento - ed invece... lui si candida a Verona, a Cagliari ed in qualunque altro teatro si debbano rinnovare i vertici, perfino a Napoli, dove a detta di molti - che non osiamo definire - sarebbe fra i favoriti. Quegli stessi che lo riterrebbero fra i favoriti non ci hanno spiegato con quale curriculum ed anche con quale faccia Catello si presenti ancora in giro a bussare alle porte delle sovrintendenze dei teatri.
In questo momento non sappiamo se la Purchia sia stata confermata dal Ministero, meglio: sia stata confermata dal suo amico e protettore Nastasi che ha procurato un impiego a sua moglie, Giulietta Minoli, nel neonato MeMus del Teatro ( pare che la Signora sia stata fatta licenziare dal medesimo Nastasi, per il timore di denunce di irregolarità riguardo a quella nomina), ma della Purchia ancora non si sa; telefoneremo più tardi per vere notizie fresche ( nel sito del teatro napoletano non compaiono né sovrintendente né direttore artistico e dunque la barca del teatro, da due mesi almeno o forse più, naviga senza timonieri.
Chissà che avrà fatto il sindaco di Catania, dopo lo schiaffo della Purchia che prima s'è fatta nominare e poi ha rinunciato per restare a Napoli, dietro evidente assicurazione di Nastasi, il 'gran manovratore' del Ministero del povero Franceschini,' mezzo disastro'.
E a Roma cosa è successo nel frattempo? Carlo Fuortes ha proceduto alla nomina della direzione artistica che oggi è duplice: Battistelli, Vlad; triplice se ci si mette anche la direttrice del ballo, Abbagnato.
Ma allora nulla è cambiato: Fuortes si tiene Vlad, la manina corta di Muti. No, a leggerle con attenzione, le cose stanno diversamente. Fuortes voleva cambiare Alessio Vald con Giorgio Battistelli, ma quando il nuovo direttore artistico 'in pectore' gli ha rivelato in privato, che il repertorio del melodramma non è il suo forte, Fuortes per non fare un altro buco nell'acqua, gli ha messo al fianco Vlad, riconfermandolo, e dando a Giorgio quel che potrebbe essere di Giorgio. e cioè il teatro contemporaneo e il repertorio sinfonico.
In verità avrebbe anche potuto tenere solo Battistelli, perchè in teatro, il lavoro più difficile, quello della confezione dei cast, lo fa altra persona, a Roma ( Nicoletta Finzi) come a Milano ( ora l'austriaco Toni Gradsack, fino a poco tempo fa 'el greco', potentissimo ).
Allora, nel caso dei teatri d'opera la cui attività si fonda prevalentemente sul grande repertorio cosa fanno i direttori artistici? Scelgono i titoli del cartellone.
P.S. Ha vinto Nastasi, Rosanna Purchia confermata sovrintendente, come si evince dall'annuncio della prossima tournée del San Carlo in Ungheria, le cui spese le sosterrà sicuramente il Ministero di Nastasi, come già fece con la costosissima trasferta a San Francisco.
In questo momento non sappiamo se la Purchia sia stata confermata dal Ministero, meglio: sia stata confermata dal suo amico e protettore Nastasi che ha procurato un impiego a sua moglie, Giulietta Minoli, nel neonato MeMus del Teatro ( pare che la Signora sia stata fatta licenziare dal medesimo Nastasi, per il timore di denunce di irregolarità riguardo a quella nomina), ma della Purchia ancora non si sa; telefoneremo più tardi per vere notizie fresche ( nel sito del teatro napoletano non compaiono né sovrintendente né direttore artistico e dunque la barca del teatro, da due mesi almeno o forse più, naviga senza timonieri.
Chissà che avrà fatto il sindaco di Catania, dopo lo schiaffo della Purchia che prima s'è fatta nominare e poi ha rinunciato per restare a Napoli, dietro evidente assicurazione di Nastasi, il 'gran manovratore' del Ministero del povero Franceschini,' mezzo disastro'.
E a Roma cosa è successo nel frattempo? Carlo Fuortes ha proceduto alla nomina della direzione artistica che oggi è duplice: Battistelli, Vlad; triplice se ci si mette anche la direttrice del ballo, Abbagnato.
Ma allora nulla è cambiato: Fuortes si tiene Vlad, la manina corta di Muti. No, a leggerle con attenzione, le cose stanno diversamente. Fuortes voleva cambiare Alessio Vald con Giorgio Battistelli, ma quando il nuovo direttore artistico 'in pectore' gli ha rivelato in privato, che il repertorio del melodramma non è il suo forte, Fuortes per non fare un altro buco nell'acqua, gli ha messo al fianco Vlad, riconfermandolo, e dando a Giorgio quel che potrebbe essere di Giorgio. e cioè il teatro contemporaneo e il repertorio sinfonico.
In verità avrebbe anche potuto tenere solo Battistelli, perchè in teatro, il lavoro più difficile, quello della confezione dei cast, lo fa altra persona, a Roma ( Nicoletta Finzi) come a Milano ( ora l'austriaco Toni Gradsack, fino a poco tempo fa 'el greco', potentissimo ).
Allora, nel caso dei teatri d'opera la cui attività si fonda prevalentemente sul grande repertorio cosa fanno i direttori artistici? Scelgono i titoli del cartellone.
P.S. Ha vinto Nastasi, Rosanna Purchia confermata sovrintendente, come si evince dall'annuncio della prossima tournée del San Carlo in Ungheria, le cui spese le sosterrà sicuramente il Ministero di Nastasi, come già fece con la costosissima trasferta a San Francisco.
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martedì 20 gennaio 2015
Al Comunale di Bologna stanno per cambiare le cose? Sani sovrintendente?
Sembrerebbe di sì, se ci si attiene semplicemente ad una notizia apparsa l'altro ieri sui giornali ( Corriere, intervista di Valeri Cappelli), e cioè che Nicola Sani succederà a Francesco Ernani sulla poltrona di sovrintendente dello storico teatro bolognese, dove in questi anni, ancora in coppia con Ernani (che l'ha chiamato dopo la comune esperienza all'Opera di Roma, da dove furono fatti sloggiare con l'arrivo di Alemanno al Campidoglio, e con la spinta di Nastasi che voleva far pagare a Ernani le critiche mossegli pubblicamente), ha retto il teatro, per volontà della ex commissaria comunale Cancellieri che ha sempre avuto una stima profonda di Ernani.
Ora, al giro di boa impresso dalla nuova legge Bray ( 'Valore cultura') nei teatri si stanno insediando i nuovi 'consigli di indirizzo', che devono segnalare al ministro una terna di candidati alla sovrintendenza, il quale fa poi la scelta.
E, sembra, che per Bologna la scelta che si farà, salvo cambiamenti dell'ultimo minuto, sarà quella di Nicola Sani. Compositore del filone 'suoni (elettronici) e immagini', messosi in luce attraverso la Fondazione Scelsi dove ha dimostrato di saperci fare per Scelsi, ed anche per sé - meritato riconoscimento - passato poi per la avventura, stroncata anzitempo, all'Opera di Roma, dove aveva dalla sua tutti i giornali avanguardisti ( nel senso dei giornali che plaudono sempre alle regie d'avanguardia, un pò meno alle esecuzioni di qualità con cast appropriati), per finire poi a Bologna dove proseguendo sulla linea 'romana' ha parallelamente dato spazio a filoni concertistici, di quelli che ancora una volta piacciono ai giornali 'avanguardistici', mettendoci dentro chi ( anche figli di...) si tira dietro altrettanti giornali amici, sempre con progetti 'sinistri' (di sinistra, s'intende) molto apprezzati ( Luigi Nono, Resistenza, musica russo-sovietica), meritandosi poi anche di essere considerato un lavoratore indefesso ed a baso costo( lui è il meno pagato dei direttori artistici in Italia, salvo Palermo, dove Oscar Pizzo lavora gratis).
Ora , invece, forse con la benedizione di Nastasi che farebbe pagare a Ernani quel che non è riuscito a fargli pagare a Roma, Sani sarebbe il candidato più quotato per la successione come sovrintendente. E noi siamo felici. Per lui, Sani intendiamo.
Ma non siamo altrettanto felici per il teatro. Si può essere contenti di un nuovo sovrintendente di un importante teatro che non ha mai e altrove fatto il sovrintendente, quindi senza alcuna esperienza di gestione generale di una importante istituzione - nulla a che vedere con la Fondazione Scelsi?
Non sarebbe meglio un amministratore provetto con la passione della musica, lasciando continuare a Sani il lavoro di direzione artistica nella quale a detta di tutti ci sa fare? In fondo sarebbe più logico mandarlo alla Scala ( dove comunque c'è una rete di protezione artistica che supplisce alle deficienze di qualunque direttore artistico) sempre come direttore artistico, che promuoverlo a Bologna come sovrintendente.
Ora, al giro di boa impresso dalla nuova legge Bray ( 'Valore cultura') nei teatri si stanno insediando i nuovi 'consigli di indirizzo', che devono segnalare al ministro una terna di candidati alla sovrintendenza, il quale fa poi la scelta.
E, sembra, che per Bologna la scelta che si farà, salvo cambiamenti dell'ultimo minuto, sarà quella di Nicola Sani. Compositore del filone 'suoni (elettronici) e immagini', messosi in luce attraverso la Fondazione Scelsi dove ha dimostrato di saperci fare per Scelsi, ed anche per sé - meritato riconoscimento - passato poi per la avventura, stroncata anzitempo, all'Opera di Roma, dove aveva dalla sua tutti i giornali avanguardisti ( nel senso dei giornali che plaudono sempre alle regie d'avanguardia, un pò meno alle esecuzioni di qualità con cast appropriati), per finire poi a Bologna dove proseguendo sulla linea 'romana' ha parallelamente dato spazio a filoni concertistici, di quelli che ancora una volta piacciono ai giornali 'avanguardistici', mettendoci dentro chi ( anche figli di...) si tira dietro altrettanti giornali amici, sempre con progetti 'sinistri' (di sinistra, s'intende) molto apprezzati ( Luigi Nono, Resistenza, musica russo-sovietica), meritandosi poi anche di essere considerato un lavoratore indefesso ed a baso costo( lui è il meno pagato dei direttori artistici in Italia, salvo Palermo, dove Oscar Pizzo lavora gratis).
Ora , invece, forse con la benedizione di Nastasi che farebbe pagare a Ernani quel che non è riuscito a fargli pagare a Roma, Sani sarebbe il candidato più quotato per la successione come sovrintendente. E noi siamo felici. Per lui, Sani intendiamo.
Ma non siamo altrettanto felici per il teatro. Si può essere contenti di un nuovo sovrintendente di un importante teatro che non ha mai e altrove fatto il sovrintendente, quindi senza alcuna esperienza di gestione generale di una importante istituzione - nulla a che vedere con la Fondazione Scelsi?
Non sarebbe meglio un amministratore provetto con la passione della musica, lasciando continuare a Sani il lavoro di direzione artistica nella quale a detta di tutti ci sa fare? In fondo sarebbe più logico mandarlo alla Scala ( dove comunque c'è una rete di protezione artistica che supplisce alle deficienze di qualunque direttore artistico) sempre come direttore artistico, che promuoverlo a Bologna come sovrintendente.
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domenica 30 novembre 2014
Muti ha finalmente fatto chiarezza sulla ragione della sua fuga da Roma e prima da Milano
Nei giorni scorsi s'erano diffuse voci, talune evidentemente false, sulla fuga del grande direttore dalla Capitale. S'era detto che con la nuova gestione del teatro, che doveva risanare i conti, il grande Maestro non avrebbe più trovato i cordoni della borsa sempre allargati ad ogni sua richiesta, perché così si sarebbe rischiato non il semplice (semplice, tanto per dire ) licenziamento degli orchestrali e coristi, ma la chiusura totale, per fallimento, del teatro. E queste voci s'erano fatte insistenti quando, alla prima di Rusalka, costata di allestimento appena 50.000 Euro, erano venute fuori che il costo dell'Aida cancellata, causa 'diserzione' del noto direttore, sarebbe stato di1.500.000 Euro che, uniti forse ad una cifra pari o di poco inferiore al costo delle future 'Nozze di Figaro' avrebbe reso ancor più drammatico il deficit del teatro. Ora con la cancellazione dei due titoli 'mutiani', gli allestimenti fatti in casa (che non è detto siano sempre e comunque peggiori di quelli faraonici come si usano nei nostri teatri abituati a spendere e spandere, anche inutilmente ) e le più miti pretese di orchestra e coro rientrati in teatro, il sovrintendente - quello attuale o chi gli dovesse succedere, come noi speriamo per la figuraccia di Fuortes di fronte al mondo musicale - potrà riprendere la navigazione, sempre che i sindacati non producano nuovi scossoni ( con scioperi od altre azioni dimostrative), con maggiore tranquillità.
Dunque le ristrettezze del bilancio potrebbero aver costretto Muti a tagliare la corda ? Non è detto che sia stata la vera ragione, perché poi il Maestro, al di là degli allestimenti, quel che sa fare bene è far suonare l'orchestra e cantare i cantanti, solisti e coro. E questo lo sanno bene i suoi nemici, perfino quelli che mettono l'accento sul suo cattivo carattere.
E Milano, A Milano era successo qualcosa di analogo, Muti aveva lasciato la capitale del nord, perché non si sentiva più bene in quel teatro, dopo una ventina d'anni di permanenza stabile, e perchè non andava più d'accordo con il 'coniuge' amministrativo della Scala, cioè Fontana. Queste ragioni possono aver influito sulla decisione traumatica anche lì di Muti di abbandonare il teatro, nel quale sarà difficile che egli faccia ritorno, la qual cosa vale anche per Roma. E vale ancora di più, dopo che è divenuta chiarissima la ragione principale del duplice abbandono, dove i problemi con Roma e Milano c'entrano poco.
Muti e famiglia non vogliono più passare lunghi periodi in città nelle quali la qualità della vita non è buona. Da ciò la decisione di ritirarsi, in Italia, a Ravenna, risultata la città in cima alla classifica delle città italiane in cui si vive meglio.
L'avevamo sospettato.
Dunque le ristrettezze del bilancio potrebbero aver costretto Muti a tagliare la corda ? Non è detto che sia stata la vera ragione, perché poi il Maestro, al di là degli allestimenti, quel che sa fare bene è far suonare l'orchestra e cantare i cantanti, solisti e coro. E questo lo sanno bene i suoi nemici, perfino quelli che mettono l'accento sul suo cattivo carattere.
E Milano, A Milano era successo qualcosa di analogo, Muti aveva lasciato la capitale del nord, perché non si sentiva più bene in quel teatro, dopo una ventina d'anni di permanenza stabile, e perchè non andava più d'accordo con il 'coniuge' amministrativo della Scala, cioè Fontana. Queste ragioni possono aver influito sulla decisione traumatica anche lì di Muti di abbandonare il teatro, nel quale sarà difficile che egli faccia ritorno, la qual cosa vale anche per Roma. E vale ancora di più, dopo che è divenuta chiarissima la ragione principale del duplice abbandono, dove i problemi con Roma e Milano c'entrano poco.
Muti e famiglia non vogliono più passare lunghi periodi in città nelle quali la qualità della vita non è buona. Da ciò la decisione di ritirarsi, in Italia, a Ravenna, risultata la città in cima alla classifica delle città italiane in cui si vive meglio.
L'avevamo sospettato.
domenica 9 novembre 2014
Alla Scala di Milano quando scioperano non fanno come all'Opera di Roma
'Ciao, Alexander'. Alexander è Pereira, il sovrintendente della Scala. 'Possiamo parlarti', prosegue il capo banda (musicale) a nome di tutti. 'Per giorno 19 stiamo pensando di scioperare. E siccome sappiamo che lo sciopero potrebbe far saltare la recita in programma del 'Simone' diretta da Barenboim - sempre che non la faccia saltare lui che in queste settimane fa la spola fra Berlino e Milano, prendendo due aerei al giorno: stasera dirige la 'Nona' per l'anniversario della caduta del muro a Berlino, e domani una recita del 'Simone' verdiano a Milano - e potrebbe anche recare qualche danno alla preparazione del 'Fidelio' inaugurale che andrà in scena fra meno di un mese, vogliamo parlarti, anticipandoti che mancando ancora nove giorni allo sciopero; e che possiamo anche accordarci e ritirarlo'. Che stile sindacale, il capo banda ( musicale) milanese.
A Milano scioperano i tecnici che non hanno ancora ricevuto la diaria per il viaggio in Kazakistan, dove sono andati a montare le scene dell'Aida di Zeffirelli furioso; e le maschere , precarie, assunte ogni anno e, a quel che si dice, sotto organico. 'Alexander facci sapere, noi lo sciopero vorremmo evitarlo, anche per il momento particolare'. Alexander promette che troverà una soluzione e si congedono. Prima di salutarli, Alexander azzarda al capobanda: 'aspetto sempre la vostra risposta per il primo maggio 2015, quando si inaugura l'EXPO e noi abbiamo in programma 'Turandot'.' Non preoccuparti, lo sciopero lo abbiamo solo minacciato, ti pare che scioperiamo proprio nel giorno in cui la Scala e Milano sono sotto i riflettori mondiali?' Ciao, ciao. E via.
A Roma no, lo sciopero - anche qui l'annuncio lo dà sempre il capo banda (sempre musicale, tale e quale a Milano) - viene minacciato ed attuato, quasi senza preavviso. 'Potremmo scioperare per la prima ed anche per tutte le recite seguenti', minaccia al cospetto del direttore del personale, non del sovrintendente Fuortes, che non si fa vedere e che i sindacati non vuole proprio vederli, in trasferta a Musica per Roma. Uomo avvisato...
Mentre fervono le prove e si è ad una settimana dalla prima, dalla sovrintendenza nessuna risposta né incontro o colloquio. E allora durante una prova, non importa chi sta sul podio, anche Muti, il capo banda annuncia: dobbiamo interrompere la prova, maestro, perché abbiamo una assemblea sindacale, per decidere se proseguire nella lotta. Valerio Cappelli, che all'Opera di Roma ha diretto parecchi titoli, come ha scritto sul Corriere, sa cosa voglia dire interrompere le prove e riprenderle magari dopo un'ora, senza la certezza che andranno poi fino alla fine dell'orario. Così non si lavora. E poi magari il clima di incertezza arriva a lambire anche la vigilia della prima, fino a sfidare i vertici del teatro, e la prima stessa, annunciando, in barba al pubblico, che la recita, quella sera, non può aver luogo perché l'orchestra ed il coro - non tutto beninteso, ma non si fa in tempo a chiamare degli aggiunti - hanno deciso di scioperare. E la recita seguente? si vedrà. Intanto qualche volta ci si attrezza ad andare in scena con l'accompagnamento del solo pianoforte, fra i fischi e i buu di chi ha pagato il biglietto e si vede trattato a pesci in faccia.
Alexander studia come risolvere il problema, Fuortes - a Roma il 'tu' non è ammesso, anche perchè il capo banda e la banda intera ( musicale l'uno e l'altra) il sovrintendente non lo vedono neppure - da dietro le quinte attende che siano tutti sfiniti ed affamati per venire a patti, come sembrerebbe aver ottenuto, secondo la vulgata giornalistica, alla viglia di avviare il disastro per il quale s'è beccato,fregandosene, gli insulti di mezzo mondo.
A Milano scioperano i tecnici che non hanno ancora ricevuto la diaria per il viaggio in Kazakistan, dove sono andati a montare le scene dell'Aida di Zeffirelli furioso; e le maschere , precarie, assunte ogni anno e, a quel che si dice, sotto organico. 'Alexander facci sapere, noi lo sciopero vorremmo evitarlo, anche per il momento particolare'. Alexander promette che troverà una soluzione e si congedono. Prima di salutarli, Alexander azzarda al capobanda: 'aspetto sempre la vostra risposta per il primo maggio 2015, quando si inaugura l'EXPO e noi abbiamo in programma 'Turandot'.' Non preoccuparti, lo sciopero lo abbiamo solo minacciato, ti pare che scioperiamo proprio nel giorno in cui la Scala e Milano sono sotto i riflettori mondiali?' Ciao, ciao. E via.
A Roma no, lo sciopero - anche qui l'annuncio lo dà sempre il capo banda (sempre musicale, tale e quale a Milano) - viene minacciato ed attuato, quasi senza preavviso. 'Potremmo scioperare per la prima ed anche per tutte le recite seguenti', minaccia al cospetto del direttore del personale, non del sovrintendente Fuortes, che non si fa vedere e che i sindacati non vuole proprio vederli, in trasferta a Musica per Roma. Uomo avvisato...
Mentre fervono le prove e si è ad una settimana dalla prima, dalla sovrintendenza nessuna risposta né incontro o colloquio. E allora durante una prova, non importa chi sta sul podio, anche Muti, il capo banda annuncia: dobbiamo interrompere la prova, maestro, perché abbiamo una assemblea sindacale, per decidere se proseguire nella lotta. Valerio Cappelli, che all'Opera di Roma ha diretto parecchi titoli, come ha scritto sul Corriere, sa cosa voglia dire interrompere le prove e riprenderle magari dopo un'ora, senza la certezza che andranno poi fino alla fine dell'orario. Così non si lavora. E poi magari il clima di incertezza arriva a lambire anche la vigilia della prima, fino a sfidare i vertici del teatro, e la prima stessa, annunciando, in barba al pubblico, che la recita, quella sera, non può aver luogo perché l'orchestra ed il coro - non tutto beninteso, ma non si fa in tempo a chiamare degli aggiunti - hanno deciso di scioperare. E la recita seguente? si vedrà. Intanto qualche volta ci si attrezza ad andare in scena con l'accompagnamento del solo pianoforte, fra i fischi e i buu di chi ha pagato il biglietto e si vede trattato a pesci in faccia.
Alexander studia come risolvere il problema, Fuortes - a Roma il 'tu' non è ammesso, anche perchè il capo banda e la banda intera ( musicale l'uno e l'altra) il sovrintendente non lo vedono neppure - da dietro le quinte attende che siano tutti sfiniti ed affamati per venire a patti, come sembrerebbe aver ottenuto, secondo la vulgata giornalistica, alla viglia di avviare il disastro per il quale s'è beccato,fregandosene, gli insulti di mezzo mondo.
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