Le manifestazioni giovanili, spesso sfociate in atti violenti, in Francia come in Italia “hanno motivazioni differenti” ma “c’è un elemento che accomuna” questi paesi è cioè “il fatto che, l’anno prossimo, si terranno delle elezioni di estrema importanza”. Lo afferma l’ex premier Mario Draghi in un’intervista a Bloomberg per un podcast registrato in occasione di un evento a New York spiegando che però “questa è, per così dire, solo la cornice”.
“La spiegazione più solida risiede, a mio avviso, nel blocco delle aspettative: i giovani hanno la sensazione che nessuno li ascolti. La maggior parte delle persone – ricorda – desidera crescita e giustizia sociale – o meglio, una crescita accompagnata da giustizia sociale. Per i giovani, la giustizia sociale si traduce in giustizia
intergenerazionale”.
“E quando la crescita viene a mancare – osserva – diventa molto difficile garantire tutto ciò e questo genera ansia”.
Per Draghi “si percepisce un blocco nelle dinamiche sociali, si ha la sensazione di non riuscire a trovare facilmente un lavoro. I giovani percepiscono una società in rapidissima trasformazione tecnologica e si sentono impreparati ad affrontarla”.
E sullo sfondo, ricorda, “a questo si aggiungono altre circostanze” quali “il ruolo di determinati attori politici” che giocano sulle dinamiche di massa, sugli scontri e sulla violenza “che va condannata in ogni circostanza”. “Fattori che però – conclude – agiscono più come amplificatori che come vere e proprie spiegazioni”.
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