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sabato 22 aprile 2017

A Nerò, lo rifamo l'incendio de Roma? Prossimamente un musical sul Palatino

La celebre battuta di Petrolini che rappresentando l'incendio di Roma,  mostra Tigellino che riferisce a Nerone che tutto quel frastuono sotto il suo palazzo - a morte l'incendiario, gridavano i romani! - era perché i romani 'litigheno' e non perchè Roma stava andando a fuoco, non la riascolteremo nel prossimo musical che si sta già allestendo sul Palatino, a firma Migliacci, cinto di un gruppetto di nobel dello spettacolo, che andrà in scena  da giugno a settembre e che ha già ricevuto l'ok del Ministero, tanto che si sta montando palco e platea (500 posti) e presto anche le gradinate che porteranno la capienza complessiva a 3000 posti. Sul Palatino si giocherà su luci costumi e musiche; attendersi l'acume e l'ironia di Petrolini è speranza vana. Il ministero ha già ricevuto 250.000 Euro per l'uso del sito ma che potrebbe raddoppiare con il 3% sugli introiti dei biglietti venduti. Franceschini assicura che quei soldi serviranno alla manutenzione del Palatino, dove sorgeva la dimora dell'imperatore incendiario.
 E proprio sulla questione 'Nerone sì Nerone no sul Palatino' s'è incendiato il dibattito, per ora solo quello, nella speranza che presto qualcuno getti acqua sul fuoco anche del  semplice dibattito.

Mentre scriviamo ci viene in mente che già anni fa si parlò di un musical  di analogo argomento; l'avrebbe dovuto produrre l'ex sovrintendente del Petruzzelli, Pinto - se la memoria non ci tradisce. Ma poi il progetto, viste le ben note sorti del Petruzzelli, fu scaramanticamente abbandonato.

C'è chi dice che un luogo conosciuto in tutto il mondo, all'ombra del Colosseo, sacro alla memoria della civiltà romana, non può essere profanato con un musical. E noi in linea di principio, potremmo sposare un simile  parere, se facciamo leva sul ricordo di due estati fa quando sempre al Foro si ospitò un concerto OSCENO promosso e finanziato da un ricchissimo malese, il pirata, per fa sfilare, in passerella, sua moglie, di professione cantante. Con la complicità del Ministero, del Vaticano e dell'Opera di Roma.

E saremmo ancora di più in accordo con tale parere se pensiamo che  Villa Adriana a Tivoli per anni è stata concesso ad un soggetto che vi ha fatto un festivalino VERGOGNOSO; o che il magnifico Cortile di sant'Ivo alla Sapienza, ogni estate da tempo immemorabile,  viene concesso ad un'orchestrina che certamente non è il meglio che si possa immaginare in un luogo altrettanto unico al mondo.Per tutte queste ragioni diremmo: Nerone no, non  deve tornare ad incendiare, anche se soltanto  con la fantasia del pubblico, il Palatino.

Poi però, sposando in parte la tesi del Ministero, pensiamo che l'uso corretto, con spettacoli di qualità, non profani un sito storico archeologico di tale importanza; anzi potrebbe farlo conoscere meglio al mondo intero e  procurare i fondi necessari per la sua tutela. S'è già fatto al Colosseo , in omaggio a Della Valle che l'ha restaurato, con una serata di gala. Che c'è di male? Magari ci fossero tanti Della Valle, poco importa se  in cambio chiedessero di poter usufruire per qualche rara occasione dei siti che hanno restaurato, tirando fuori milioni di euro dalle proprie tasche.

Naturalmente occorre avere sicurezza che una volta smantellato palco platea e gradinate sul Palatino, nulla sia stato danneggiato e tutto torni come prima, anzi più bello e curato di prima. Già di questo, noi ci accontenteremmo.

giovedì 5 marzo 2015

Finto bando pubblico per manifestazione di interesse alla nomina di sovrintendente delle fondazioni liriche.Napoli,verona,cagliari, parma...

Da qualche mese la democrazia s'è impiantata prepotentemente nella gestione delle nostre istituzioni culturali, prime fra tutte le fondazioni liriche che rappresentano una rete ben distribuita sul territorio, produttiva se viene ben amministrata, e di enorme interesse per lo sviluppo.
 D'ora in avanti, viene da pensare che episodi come quelli del Teatro Massimo di Palermo dove il sindaco Orlando ha messo a capo, per sua insindacabile volontà e disposizione, il suo assessore Giambrone - già al secondo giro, essendo passato anni fa dall'assessorato comunale al teatro - non si verificheranno più in Italia.
 Quando si deve scegliere il vertice di una fondazione lirica che ha una notevole responsabilità in fatto di gestione e di promozione culturale, i sindaci - che restano, nonostante la loro palese ignoranza in materia, a capo delle fondazioni liriche, del loro consiglio di indirizzo intendiamo - si stanno a bituando ad utilizzare lo strumento del bando pubblico. Chi intende essere valutato per la sovrintendenza di una fondazione lirica, ritenendo di avere titoli ed esperienza necessari ed adeguiati,  segnali il suo nome all'ente, accludendo il suo curriculum di studi e professionale. Chi averà più titoli ed esperienza sarà prescelto. Tutto bene, sì. Salvo che per una postilla del bando. I sindaci non sono tenuti a scegliere necessariamente dall'elenco dei candidati, possono insomma fottersene e fare di testa propria.
 E' quanto è accaduto, ad esempio, a Parma, al Teatro Regio - che non è  fondazione lirica, sebbene abbia un passato ed una storia assolutamente grandiosi. Pizzarotti ha fatto anche lui un bando, ha creato una commissione esaminatrice e poi ha scelto due persone  che non si erano neppure candidate. Non vogliamo difendere i candidati ritenuti idonei dalla commissione presieduta da Cristiano Chiarot, sovrintendente della Fenice. Anche il candidato segnalato dalla Commissione non aveva i requisiti di esperienze neppure di preparazione per ottenere quell'incarico. E, perciò, in quel caso ci sentiamo di dire, per le nostre modeste conoscenze, che quella Commissione aveva toppato, oppure aveva scelto il meno peggio in fatto di preparazione ed esperienza.
 Anche il Teatro di Cagliari, dopo l'uscita di Meli, era ricorso al medesimo bando. Fra i candidati ci sembra abbia fatto una scelta giusta, nominando Angela Spocci, che non apparterrà alla crema della crema del mondo musicale, però il mestiere di sovrintendente lo ha già fatto e pure a Cagliari, da commissario, anni fa.
 Ora ci prova anche Napoli per sostituire la Purchia, il cui mandato è terminato. E anche nel bando del San Carlo, firmato da De Magistris, c'è la solita clausola di salvaguardia del conosciuto vizio della politica di impicciarsi di cose che non conosce e non capisce. E siamo certi che la scelta anche a Napoli avverrà per insindacabile decisione di De Magistris che presiede il cosiddetto Consiglio di indirizzo.
Come del resto è accaduto a Roma, dove la riconferma di Fuortes - che ancora non molla 'Musica per Roma', per la quale il sindaco ha promesso anche lì un bando internazionale, che ancora non si è visto -  è stata fatta da un Consiglio di indirizzo nel quale siede la crocerossina Maria Pia Garavaglia, la scrittrice e televisiva Maria Pia Ammirati, una signora addetta alle pubbliche relazioni - della quale non ricordiamo il nome, ci perdoni - ed un economista. Dunque ha scelto Marino, incurante della figuraccia che lui e Fuortes hanno fatto agli occhi del mondo con la cosiddetta minacciata 'esternalizzazione'. Vedremo cosa saprà fare Fuortes. Per ora il bilancio l'ha sanato il governo ( Legge Bray) e non lui, e gli sponsor ancora non li ha nè trovati nè portati, solo minacciati. Staremo a vedere.
 A Genova ha scelto il sindaco Doria, chiamando da Parma  Maurizio Roi ( a Parma Genova era già ricorsa in un'altra occasione. Speriamo vada tutto bene, visto che quello genovese è uno dei teatri nella grande tormenta). Ed anche Bologna, spodestato Ernani, ha messo in trono Sani, per volontà esclusiva, divina addirittura, nonostante la matrice politica del sindaco.
 Trieste, sembra fuori dei confini italiani, facciamo fatica a capire che cosa succede lì.
 Ora c'è anche il Caso Arena di Verona, il cui sovrintendente uscente, Girondini, imposto già una volta dal democratico Tosi, senza averne competenza ed esperienza, ma solo fedeltà al sindaco, era  stato contestato anche pubblicamente, da alcuni esponenti  del mondo musicale che ne chiedevano la destituzione. E invece no, dopo il bando, e le infinite candidature, come i sovrintendenti appartenenti alla 'compagnia di giro per le sovrintendenze' fra cui anche Catello De Martino, Francesco Ernani, Angela Spocci, Mauro Meli, e pure Ferdinando Pinto, il quale si sarà detto. ma se partecipano tutti quei... perchè non posso partecipare io, in considerazione del glorioso passato della sua gestione al Petruzzelli, ante incendio; ed altri trentacinque candidati, quell'elenco è stato stracciato dal sindaco.Tosi se ne è fregato di tutto e tutti ed ha fatto candidare dal Consiglio di indirizzo nuovamente Girondini che, ovviamente non compare in quell'elenco. A Lui pensa Tosi.
 Ci dite, di grazia, perchè dovremmo credere alle riforme ed alla volontà del ministero di Franceschini e Nastasi di voltar pagina.