martedì 5 maggio 2026

Teatro La Fenice. B.V. licenziata. La storia, in breve, cominciata male e finita, come doveva, malissimo (Pietro Acquafredda)

 

Chi ha pensato, anche per un attimo, che potesse concludersi diversamente la brutta storia di B.V. prima nominata direttore ( al maschile) musicale dell'Orchestra del Teatro La Fenice di Venezia, e poi cacciata , a suo dire, in malo modo attraverso comunicato, ha preso un abbaglio.

Mai e poi mai sarebbe potuto accadere che, ad ottobre, quando la donna giovane e bella direttrice si sarebbe dovuta presentare per la sua prima prova, sul podio dell'Orchestra  del teatro veneziano, venisse accolta  con favore, o senza apparente ostilità.

Può un direttore dirigere un'orchestra della quale, non per prove andata male, senza aver mai messo piede in teatro, ha detto peste e corna?  Accusa che la direttrice, cacciata dal teatro ha girato a sua volta all'orchestra ed allo stesso sovrintendente che, a suo dire, dopo averla nominata, per ordini superiori, non l'avrebbe difesa come e quando doveva?

La storia inizia, siamo convinti, male, quando la direttrice, di famiglia neofascista ( ma questo non conta, a dispetto delle motivazioni insistenti in sua difesa della sua stessa parte politica!) dichiara il suo amore sco09nfinato per Giorgia Meloni: donna, giovane, prima Premier in Italia. La quale, in tutta risposta, non tarda a dichiarare la sua ammirazione per una direttrice d'orchestra, che, chiaramente ( avverbio che la Premier usa decine di volte in ogni sua apparizione pubblica!!!) non può valutare dal punto di vista strettamente musicale.

Non è il suo mestiere, e questo possiamo perdonarglielo. Mentre non possiamo fare altrettanto per la sua continua determinazione a indicare e volere in ogni campo, per incarichi anche di grande responsabilità e prestigio, persone a tutti note per la loro fedeltà al partito delle 'Sorelle d'Italia', piuttosto che per la necessaria riconosciuta competenza . Alle 'Fratelle d'Italia' questo l'hanno rimproverato anche noti esponenti della loro stessa parte politica.

Torniamo a B.V. La sua carriera, iniziata prima che Giorgia Meloni salisse al Governo, si era svolta fra normale 'gavetta' e tiepide attestazioni di stima - a differenza di quanto accaduto a molti altri giovani che, in questa o quella professione musicale, hanno mostrato evidenti segni di genialità, maturazione e competenza, a dispetto dell'età.

Questo è ciò che è accaduto a B.V. Non vengano a raccontare storie diverse.



Poi arriva, sempre per la ragione che Lei è donna giovane e bella e tiene in mano la bacchetta, la sua apparizione sul palco di Sanremo che certamente non rappresenta per una direttrice d'orchestra, una vetrina di eccellenza ( basta guardare quelli che fanno il suo stesso mestiere durante il festival per mettersi letteralmente le mani nei capelli: dilettanti allo sbaraglio, che, dobbiamo e vogliamo dirlo, non è il caso di B.V.)

Accade poi che Giorgia Meloni diventi Premier e che le due donne stringano un sodalizio per reciproco sostegno: B.V. loda la premier (che naturalmente la pensa come Lei, anche se senza tessera di partito); e la Premier alla disperata ricerca di qualcuno che possa avviare una egemonia della Destra nel settore della cultura, fa conto su di lei.

Comincia così questa storia che porterà i servi sciocchi del potere a voler assecondare questo patto, e le due dirette interessate (Giorgia e Arianna) a dar ordine di candidarla in ogni dove.

E così la giovane donna bella ma ancora acerba direttrice d'orchestra viene proposta in tutta la Penisola ed anche fuori, laddove arriva la mano governativa: istituti di cultura all'estero, manifestazioni istituzionali, comparse promozionali.

Naturalmente mancando una solida preparazione, a gavetta non ancora completata, arrivano i primi inciampi, che la Destra con tutto il codazzo di incapaci e dilettanti si affretta ad attribuire alle idee politiche della direttrice.

Mentre non è così. I suoi maestri - interpellati privatamente - ci hanno detto che era una studentessa diligente, ma che prima di esporsi come lei ha fatto, avrebbe avuto bisogno di lavorare ancora per non deludere le aspettative accese dal solito mix :'donna, giovane, bella'. Insufficiente per una carriera. E Lei non l'ha fatto. Ha contato eccessivamente sull'appoggio del Partito al Governo, che ha ufficializzato in più occasioni la sua appartenenza e fedeltà, con premi ed attestazioni di eccellenza, senza valore e credibilità, che, lo ripetiamo, lei ancora non ha, ma forse avrà in futuro - glielo auguriamo.

La Destra ha avuto la risposta facile a tali contestazioni: ma perchè la sinistra non ha fatto altrettanto in passato? A noi vengono in mente i casi di Gioacchino Lanza Tomasi o Michelangelo Zurletti. Questi due nomi, fra i tanti che potremmo citare, erano in cima alla lista dei professionisti del partito da sistemare, e venivano, fino a quando non sono stati poi sistemati, candidati ad ogni incarico che si rendeva disponibile in campo musicale. Naturalmente stiamo parlando di professionisti competenti , benché sistemati per la stessa logica. Il caso di B.V. è chiaramente opposto, trattandosi di una direttrice le cui capacità sono in molti a ritenere modeste (e noi siamo, modestamente, fra questi).

Arriva però il momento in cui la direttrice scalpita per ottenere un incarico. E allora, il già miracolato Colabianchi ( miracolato, per il suo incarico alla Fenice), forse spinto dalle 'Fratelle d'Italia', od anche semplicemente per ingraziarsele di più e ringraziarle del miracolo ricevuto, la nomini direttrice musicale . Senza nessuna interlocuzione - come si usa dire spesso oggi - con l'Orchestra, imponendola, senza valutare le possibili conseguenze, anche sindacali, di tale co0mportamento. E inizia il calvario per una direttrice che se avesse continuato a lavorare nelle periferie del mondo forse avrebbe potuto col tempo avvicinarsi ai centri che contano. Dove, lo ripetiamo, lei ancora non ha messo mai piede, mentre lo hanno potuto mettere alcune sue colleghe donne anch'esse, anche senza il partito alle spalle, evidentemente molto brave.

Naturalmente la donna giovane bella ma inesperta, ha pensato che l'appoggio delle 'Fratelle d'Italia' avrebbe avuto la meglio sulla sfiducia e ostilità dell'orchestra, e così ha cominciato non un avvio di collaborazione, ma una guerra aperta, e tutto sommato, il licenziamento l'ha salvata da una conclusione ancora più drammatica del licenziamento. Quella di esser letteralmente cacciata dall'orchestra, sfiduciata. Altro che il  semplice, anche innocuo?, telegramma, come ha fatto Colabianchi.

Adesso perchè alla storia iniziata male e finita peggio si metta la parola fine, è necessario che Colabianchi che è , irresponsabilmente, all'origine, di molti dei mali di B.V. , si dimetta.

E cosa resta da fare a B.V.? Andarsene in Argentina, dove si sente a casa sua, continuare a studiare e lavorare, per migliorare, ma tenendosi alla larga dall'Italia, anche dovessero richiamarla, perchè Le farebbero comunque del male.

lunedì 4 maggio 2026

Il Cinque Maggio. Ode del grande, ed oggi bistrattato, scrittore Alessandro Manzoni. Per la morte di Napoleone Bonaparte

                                                      IL CINQUE MAGGIO[


Ei fu.[2] Siccome immobile,
     Dato il mortal sospiro,[3]
     Stette la spoglia immemore
     Orba di tanto spiro,
     Così percossa, attonita
     La terra al nunzio sta,[4]
          Muta pensando all’ultima
     Ora dell’uom fatale;[5]
     Nò sa quando una simile
     Orma di piè mortale
     La sua cruenta polvere
     A calpestar verrà.

Lui folgorante[6] in solio[7]
     Vide il mio genio e tacque;[8]
     Quando, con vece assidua,[9]
     Cadde, risorse[10] e giacque,
     Di mille voci al sonito
     Mista la sua non ha:
          Vergin di servo encomio
     E di codardo oltraggio,[11]
     Sorge or commosso al subito

     Sparir di tanto raggio;[12]
     E scioglie all’urna un cantico[13]
     Che forse non morrà.

Dall’Alpi alle Piramidi,
     Dal Manzanarre[14] al Reno,
     Di quel securo il fulmine
     Tenea dietro al baleno;
     Scoppiò da Scilla al Tanai,
     Dall’uno all’altro mar.
          Fu vera gloria? Ai[15] posteri
     L’ardua sentenza: nui
     Chiniam la fronte al Massimo
     Fattor, che volle in lui
     Del creator suo spirito
     Più vasta orma stampar.

La procellosa e trepida
     Gioia[16] d’un gran disegno,
     L’ansia d’un cor[17] che indocile
     Serve,[18] pensando al regno;[19]
     E il giunge, e tiene un premio
     Ch’era follia sperar;[20]
          Tutto ei provò: la gloria
     Maggior dopo il periglio,
     La fuga[21] e la vittoria,
     La reggia[22] e il tristo esiglio:[23]
     Due volte nella polvere,
     Due volte sull’altar[24].

Ei si nomò: due secoli,
     L’un contro l’altro armato,
     Sommessi a lui si volsero,[25]
     Come aspettando il fato;
     Ei fe’ silenzio, ed arbitro
     S’assise in mezzo a lor.

          E sparve,[26] e i dì nell’ozio
     Chiuse in sì breve sponda,
     Segno d’immensa invidia[27]
     E di pietà profonda,
     D’inestinguibil odio[28]
     E d’indomato amor.

Come sul capo al naufrago
     L’onda s’avvolve e pesa,
     L’onda su cui del misero,
     Alta pur dianzi e tesa,[29]
     Scorrea la vista a scernere
     Prode remote invan;
          Tal su quell’alma il cumulo
     Dello memorie scese![30]
     Oh quante volte ai posteri
     Narrar sè stesso imprese,
     E sull’eterne pagine
     Cadde la stanca man!

Oh quante volte,[31] al tacito
     Morir d’un giorno inerte,
     Chinati i rai fulminei,
     Le braccia al sen conserte,[32]
     Stette, e dei dì che furono
     L’assalse il sovvenir!
          E ripensò[33] le mobili
     Tende, e i percossi valli,
     E il lampo de’ manipoli,
     E l’onda dei cavalli,
     E il concitato imperio,
     E il celere ubbidir.[34]

Ahi! forse a tanto strazio
     Cadde lo spirto anelo,[35]
     E disperò; ma valida

     Venne una man dal cielo,
     E in più spirabil aere
     Pietosa il trasportò;
          E l’avviò, pei[36] floridi
     Sentier della speranza,
     Ai campi eterni, al premio
     Che i desidèri[37] avanza,
     Dov’è[38] silenzio e tenebre
     La gloria che passò.

Bella Immortal! benefica[39]
     Fede ai trionfi avvezza![40]
     Scrivi ancor questo,[41] allegrati;
     Chè più superba altezza
     Al disonor del Golgota
     Giammai non si chinò.
          Tu dalle stanche ceneri
     Sperdi ogni ria parola:
     Il Dio che atterra e suscita,
     Che affanna e che consola,
     Sulla deserta coltrice
     Accanto a lui posò.

Roma. Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea. Marinella Senatore, artista dell'anno, espone

 

 Marinella Senatore è stata scelta come "Artista dell'anno" della Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma. Il museo fino al 31 dicembre dedica a lei una sala con più di 40 opere tra disegni, collage, arazzi, che segnano un momento di svolta nella ricerca dell'artista, introducendo per la prima volta nel suo linguaggio il paesaggio e la tessitura come assi portanti della sua pratica. Nucleo centrale della sala sono i quattro arazzi monumentali inediti "The Theatre of Commons", realizzati con la Chanakya School of Craft di Mumbai. Su una parete sono esposti i 32 disegni "It's Time to Go Back to the Street", oltre ai cinque disegni della serie dedicata alla Divina Commedia, su un'altra i due collage inediti "The Creation of a Context". L'artista ha spiegato: "Il tema, il significato che unisce tutti questi lavori, che ovviamente hanno un linguaggio diverso, è sempre uno: è la comunità, l'appartenenza, la coesistenza. Io faccio arte partecipativa e l'ho iniziato a fare in Italia in anni in cui ci si interrogava su cosa fosse la partecipazione, come includere e coinvolgere il pubblico in una maniera più attiva e credo di aver tracciato dei percorsi, anche abbastanza avveniristici, per così dire. E adesso ci sono più di 8 milioni e mezzo di persone da raccontare in questi 23 anni di carriera, ed è quello che vedrete nei collages, negli arazzi e nei disegni". Parallelamente alla mostra è previsto un programma di visiting artist promosso e organizzato dalla direttrice della Galleria Renata Cristina Mazzantini: un ciclo di incontri, laboratori ed eventi aperti al pubblico, agli studiosi e agli studenti delle Accademie e delle facoltà di Valle Giulia

Biennale chiude ai Russi, Santa Cecilia ( Accademia) sempre aperta ( da Lettera43)

 

La Russia è un problema in Biennale ma non a Santa Cecilia: le pillole del giorno (  ingresso sede storica di Via Vittoria)

Gianni Letta, vicepresidente dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e, da fine marzo, Accademico effettivo «per il suo impegno nel mondo culturale e per la sensibilità dimostrata da sempre verso la musica», è un nume tutelare importante. Perché mentre alla Biennale d’Arte di Venezia continua la bagarre sulla partecipazione della Russia tra Pietrangelo Buttafuoco e il governo, l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia invita, e senza alcun problema, una marea di artisti russi. Il 6 maggio, la sala Sinopoli all’Auditorium Parco della Musica accoglierà il ritorno di Arcadi Volodos, «tra i pianisti di recital più apprezzati dal pubblico, esibitosi l’ultima volta due anni fa nelle sale ceciliane. Riconosciuto a livello internazionale per la raffinatezza del suo tocco e l’assoluta padronanza tecnica». Volodos, per la cronaca, è nato a San Pietroburgo, dove ha studiato pianoforte, al conservatorio, perfezionandosi in seguito con Galina Egiazarova a Mosca. E nella stagione estiva si esibiranno «il direttore Stanislav Kochanovsky, nato a San Pietroburgo, e il pianista Nikolai Lugansky, nato a Mosca, interprete tra i più autorevoli del repertorio tardoromantico russo, e ospite regolare delle stagioni ceciliane».

Massimo Biscardi, sovrintendente dell’Accademia di Santa Cecilia e Sergio Mattarella (Imagoeconomica).

Armenia, Yerevan. Vertice della Comunità Politica Europea (Cpe). Conclusioni ( da Euronews Italia, di Jorge Liboreiro)

 

La Comunità politica europea in Armenia.© European Union, 2026.

L’ottava riunione della Comunità politica europea (Cpe), ospitata a Yerevan, in Armenia, ha messo in luce le profonde tensioni e trasformazioni che attraversano il continente. Nato nei primi mesi della guerra tra Russia e Ucraina, il formato si conferma uno spazio informale di dialogo, più orientato a incontri bilaterali che a decisioni vincolanti.

Accanto alle consuete foto di rito, il vertice ha però offerto discussioni sostanziali su sicurezza, energia e rapporti internazionali. Ecco i principali punti emersi.

L’assenza pesante di Friedrich Merz

Tra i temi più discussi, l’assenza del cancelliere tedesco Friedrich Merz, protagonista di una recente controversia geopolitica. Le sue dichiarazioni sull’Iran hanno irritato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha reagito annunciando il ritiro di 5.000 soldati americani dalla Germania e minacciando nuovi dazi sulle auto europee.

Una mossa che potrebbe colpire duramente l’economia tedesca, fortemente dipendente dall’export automobilistico. A Yerevan, i leader europei hanno evitato di alimentare ulteriormente le tensioni transatlantiche.

Il segretario generale della Nato Mark Rutte ha parlato di “delusione” da parte americana, mentre l’Alto rappresentante Kaja Kallas ha ribadito l’impegno europeo a rafforzare la difesa comune.

Video correlato: Cosa resta del vertice CPE di Yerevan: assenze pesanti, guerra e sfide globali (Euronews (Italiano))

Il protagonismo di Mark Carney

A colmare il vuoto lasciato da Merz è stato il primo ministro canadese Mark Carney, primo leader non europeo a partecipare a un vertice Cpe. La sua presenza ha attirato grande attenzione, con numerosi incontri bilaterali.

Carney si è presentato come sostenitore di un ordine internazionale basato su regole, in contrapposizione a visioni più transazionali. Ha inoltre rilanciato l’idea di una cooperazione tra “medie potenze” per bilanciare il peso globale di Stati Uniti e Cina.

Volodymyr Zelensky e la guerra al centro del vertice

La guerra in Ucraina è rimasta il tema centrale del vertice. Il presidente Volodymyr Zelensky ha avuto numerosi incontri bilaterali, tra cui con Keir Starmer, chiedendo un rafforzamento del sostegno militare.

Zelensky ha inoltre sollecitato l’apertura dei negoziati per l’adesione all’Ue e invitato i leader europei a mantenere una linea dura sulle sanzioni contro la Russia.

Un punto particolarmente delicato è stato quello dei possibili negoziati con Mosca: il leader ucraino ha chiesto una posizione europea unitaria nei futuri colloqui.

Scontro diplomatico con Ilham Aliyev

Momenti di tensione si sono registrati quando il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev ha criticato duramente il Parlamento europeo, accusandolo di diffondere “calunnie”.

La risposta è arrivata dalla presidente del Parlamento, Roberta Metsola, che ha difeso il ruolo democratico dell’istituzione.

Nonostante lo scontro, la partecipazione di Aliyev è stata vista come un segnale positivo nel processo di pace con l’Armenia dopo anni di conflitto.

Energia e dipendenze: l’Europa sotto pressione

Uno dei temi più urgenti è stato quello delle dipendenze energetiche ed economiche. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha avvertito che la dipendenza dai combustibili fossili rende l’Europa vulnerabile.

Il presidente francese Emmanuel Macron ha ampliato il discorso, mettendo in guardia anche dalla dipendenza dalla Cina e dagli Stati Uniti, soprattutto in ambito difensivo.

Entrambi hanno sottolineato la necessità di rafforzare l’autonomia strategica europea senza però chiudersi al mondo.

Verso un nuovo asse Ue-Regno Unito

Il vertice ha anche offerto un’occasione per rilanciare i rapporti tra Unione europea e Regno Unito dopo la Brexit.

Von der Leyen e Keir Starmer hanno discusso della possibile partecipazione britannica a un fondo europeo da 90 miliardi di euro per il sostegno all’Ucraina. I negoziati sono ancora in corso, ma entrambe le parti vedono in questo dialogo un passo verso una collaborazione più stretta.

Il vertice Cpe di Yerevan ha confermato che l’Europa si trova in una fase di profonda ridefinizione. Tra tensioni geopolitiche, nuove alleanze e sfide economiche, il continente cerca un equilibrio in un contesto globale sempre più instabile.

Più che produrre decisioni immediate, la Comunità politica europea si conferma uno spazio strategico per costruire relazioni e orientare il futuro politico del continente.