Tre italiani su quattro (75%) sono stati vittime almeno una volta di inganni a tavola. Dai prodotti stranieri spacciati per italiani, come l'olio d'oliva tunisino nei supermercati e nei ristoranti, alle etichette ingannevoli fino a vere e proprie truffe. È quanto emerge dal rapporto Coldiretti/Censis «La filiera della buona salute: la centralità del cibo italiano», presentato in occasione del Forum Internazionale dell'Agricoltura e dell'Alimentazione, organizzato da Coldiretti, con la collaborazione di The European House - Ambrosetti, che si terrà martedì 20 e mercoledì 21 a Roma.
Un fenomeno pericoloso che ha fatto crescere nei cittadini una voglia di «tolleranza zero» dinanzi a quelle che non sono più considerate semplici furbizie tutto sommato poco rilevanti, ma vere e proprie minacce alla salute pubblica a cui applicare sanzioni severe. Agli inganni tra gli scaffali o ai tavoli dei locali si sommano peraltro le difficoltà ad identificare il vero prodotto italiano. Al 74% è capitato di cercare prodotti 100% italiani senza riuscire a trovarli, mentre il 64% non ha trovato in etichetta l'origine di un prodotto.
Come limitare il fenomeno
Non sorprende dunque che per l'89% degli intervistati servano leggi severe contro le frodi sulla qualità e sulla provenienza, mentre l'88% considera le etichettature ingannevoli sull'origine una minaccia per la salute pubblica. Un passo importante in tale direzione è stata l'approvazione della legge sui reati agroalimentari, ispirata alla cosiddetta «Legge Caselli», fortemente sostenuta da Coldiretti e ottenuta dopo oltre un decennio di impegno e fondamentale per rafforzare la lotta alle agromafie e garantire maggiore chiarezza lungo tutta la filiera.
Gli obblighi e i controlli innovativi
L'altro passo deve essere ora quello di estendere l'obbligo dell'indicazione d'origine su tutti gli alimenti in commercio nell'Unione Europea, assieme all'introduzione dei controlli innovativi basati su risonanza magnetica, mappa genomica e mappatura isotopica con la creazione della prima banca dati varata nell'ambito del Coltivaitalia.
La trasparenza resta, infatti, il «faro» delle richieste dei cittadini come evidenziato dal rapporto Coldiretti/Censis. L'84% vuole conoscere la reale provenienza degli alimenti e dei loro ingredienti e l'80% chiede l'obbligo di indicarla anche nei ristoranti. Difendere l'origine significa tutelare insieme cittadini, qualità e agricoltura italiana.