domenica 22 febbraio 2026

Arena di Verona. Cerimonia di chiusura delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026

 Ieri sera nell'Arena di Gasdia e Mazzi vestita a festa e premiata dal Governo 'amico' con 20 milioni di Euro che serviranno a mettere degli ascensori per salire fino agli ultimi piani dell'immenso spazio veronese ( un'opera buona per coprire una vera schifezza) si è conclusa l'Olimpiade invernale, inaugurata due settimana fa nello spazio altrettanto immenso dello stadio di Milano. Certo che non si poteva spazio migliore per mostrare l'Italia bella da mostrare al pubblico di mezzo mondo. Solo che per mostrare l'Italia bella si ricorre anche al brutto. Ieri sera si è visto di tutto, anche qualcosa di bello come la sfilata delle delegazioni e l'allegra brigata degli atleti  di un centinaio di paesi che ha partecipato alla cerimonia.

 Di assolutamente brutto c'era la musica- ancora storpiato l'Inno nazionale, un'orchestrina al Filarmonico, un complesso rock e via con melodramma e canzonette, la cui scelta chissà se qualcuno l'ha capita.

 Mentre si è capito benissimo che Mazzi ne ha approfittato per fare ancora un regalo all'0Arena dell'amica Gasdia.

M;ancava solo Trump che alla fine ha rinunciato a venire in Italia, e mancavo anche io, semplicemente perchè non sono stato invitato.

Gran Bretagna. Re Carlo potrebbe abdicare prima del tempo. Per un 'cancro' che ha un nome: il fratello Andrea ( da Il Mattino)

 

Principe Andrea, Re Carlo sapeva degli affari segreti del fratello: le email che aprono un nuovo scandalo reale© Internet (altro)

L’arresto di Andrea Mountbatten-Windsor, avvenuto lo scorso giovedì mattina, ha riportato sotto i riflettori dell’opinione pubblica un episodio risalente a sette anni fa che coinvolge direttamente re Carlo III, allora ancora Principe di Galles. Secondo un’esclusiva del Mail on Sunday, il sovrano sarebbe stato a conoscenza dei legami finanziari segreti che il fratello intratteneva con il controverso uomo d’affari britannico David Rowland. A informarlo sarebbe stata una serie di email inviate da un informatore anonimo.

Chi è David Rowland, «uomo di fiducia» di Andrea

Dopo aver esaminato il materiale, il giornale sostiene che Andrea avrebbe consentito a Rowland di partecipare attivamente alle sue attività ufficiali. Il duca di York parlò di lui anche a Jeffrey Epstein, definendolo il suo «uomo di fiducia in fatto di denaro». Insieme al figlio Jonathan, Rowland accompagnò Andrea in diversi viaggi in Cina e negli ex Stati sovietici tra il 2001 e il 2011, quando ricopriva il ruolo di inviato commerciale del Regno Unito.

Nelle email si fa riferimento a presunti «abusi di David Rowland nei confronti della famiglia reale». Da un lato, Andrea avrebbe sfruttato la propria posizione per fini personali; dall’altro, il banchiere avrebbe beneficiato di una connessione privilegiata con gli Windsor. In uno dei messaggi si afferma: «Le azioni di Sua Altezza Reale il Duca di York suggeriscono che considera il suo rapporto con David Rowland più importante di quello con la sua famiglia». Rowland avrebbe «pagato il Duca di York per ottenere una licenza bancaria in Lussemburgo per la sua banca privata, Banque Havilland», includendo presunti dettagli del conto bancario di Andrea.

Le rivelazioni sulle attività economiche di Andrea

La corrispondenza fa parte di una più ampia serie di rivelazioni sulle attività economiche del duca di York pubblicate dal Mail on Sunday. In una conversazione con Jonathan Rowland, il fratello del sovrano avrebbe parlato di colloqui incoraggianti con importanti leader politici britannici, lasciando intendere la possibilità di sfruttare i propri contatti istituzionali anche per scopi privati. Avrebbe inoltre utilizzato il suo ruolo ufficiale per negoziare accordi personali sulla vendita di petrolio alla Cina, con l’obiettivo di ottenere profitti insieme a Jeffrey Epstein. Le email riportano anche che avrebbe invitato Jonathan Rowland a partecipare a incontri ufficiali a Buckingham Palace, facilitando i suoi contatti con funzionari governativi, e condiviso informazioni riservate sui propri viaggi, consentendogli di trarre vantaggio dalle missioni diplomatiche.

La proposta di legge

Intanto si moltiplicano le richieste affinché il governo escluda Andrea dalla linea di successione al trono, dove attualmente occupa l’ottavo posto. Secondo il ministro della Difesa Luke Pollard, «è la cosa giusta da fare». Sulla vicenda è intervenuta anche Gloria Allred, l’avvocata che ha rappresentato 27 vittime di Epstein, dichiarando alla BBC: «Re Carlo e tutti i membri della famiglia reale hanno affermato di sostenere le vittime. Il modo migliore per dimostrarlo è sottoporsi a interrogatori della polizia, se richiesto, o offrirsi volontariamente di farlo. Chiedo rispettosamente che raccontino ciò che Andrew potrebbe aver loro detto sul suo rapporto con Jeffrey Epstein».

Anche diversi esponenti politici britannici hanno sollecitato un intervento delle autorità. Il ministro dell’Interno ombra Chris Philp ha dichiarato: «Queste nuove rivelazioni del Mail on Sunday sono scioccanti, ma non sorprendenti. La polizia dovrebbe indagare immediatamente. Andrea ha agito in modo vergognoso e deve essere chiamato a rispondere delle sue azioni. Nessuno è al di sopra della legge». Il ministro degli Esteri ombra Priti Patel ha aggiunto: «Ogni giorno emergono nuove rivelazioni, ed è urgente che la polizia indaghi». Robert Jenrick, portavoce del Tesoro di Reform UK, ha infine affermato: «Non si deve lasciare nulla di intentato per stabilire la verità. Andrea ha gravemente danneggiato la reputazione della Gran Bretagna sulla scena internazionale attraverso la sua associazione con Epstein».

Teatro La Fenice, Concerto di Capodanno 2027. Colabianchi ci sta facendo sbellicare dalle risate, parlando di B.V.

 Colabianchi ha annunciato il nome del direttore del Concerto di Capodanno 2027, l'ambitissima ed invidiatissima vetrina tv del teatro veneziano. Gianandrea Noseda. Deludendo i molti che pensavano che il soldatino, agli ordini romani di Via della scrofa e Palazzo Chigi, l'avrebbe fatta grossa, decidendo di affidarlo a B.V.

Perchè la grande direttrice ( tale solo per l'ignorante mondo politico di destra, cui Lei ha dichiarato convinta appartenenza - tale padre, Forza Nuova, tale figlia!) non potrà a causa di impegni precedenti. Vedrà, consultando la sua agenda quali impegni potrà onorare, fra quelli che Colabianchi vorrà e dovrà affidarle, come da contratto: opera, concerti, evento.

 Noi stiamo ancora a ridere di fronte alla recita 'da buffo' del sovrintendente della Fenice. B.V. a detta della Destra al potere, tutti la cercano tutti la vogliono. E Lei? Si ostina a voler andare dove non la cercano e soprattutto non la vuole nessuno ad eccezione di Colabianchi che, nominandola, ha fatto atto di ubbidienza a chi l'ha graziato imponendolo al teatro veneziano, e cioè le Fratelle d'Italia Meloni in primis.

 Ma anche la scelta di Noseda (musicista certo di altro livello rispetto alla scarsa B.V.), ha, secondo noi, una ragione di carattere parapolitico.

 Noseda è attualmente stabile in Usa, ma nelle ultime settimane si è parlato di lui, definendolo in certo modo 'filo trumpiano' per il fatto che, a differenza di molti noti musicisti che hanno deciso, per protesta, di disdire i loro impegni al Kennedy Center, dopo che il 'bullo' presidente ha voluto il suo nome accanto a quello del celebre presidente assassinato, nella intitolazione del Center, lui, invece, ha deciso di restare. Giustificandosi: la politica deve restare fuori della musica; lui sta nella musica, e vuole tenersi alla larga dalle polemiche di carattere politico.

Ripensando alla giustificazione addotta da Colabianchi per giustificare il mancato incarico a B.V. per la direzione del prossimo concerto di Capodanno: ha troppi impegni internazionali, non c'ha neanche  un giorno libero per dirigere il Concerto di Capodanno', ci viene ancora da ridere, e non sappiamo dirvi quando faremo riposare le nostre ganasce già ora provate. 

                                                                (Pietro Acquafredda)

Concerto di Capodanno 2027 della Fenice. Lo dirigerà Gianandrea Noseda, non B.V. come in molti temevano ( da Open, di Cecilia Dardana). Cara Open il sovrintendete si chiama COLABIANCHI

 

Beatrice Venezi non dirigerà il concerto di Capodanno 2027 al Teatro La Fenice. Capobianchi: «Ecco perché non ci sarà»

beatrice venezi
beatrice venezi
La scelta è ricaduta su Gianandrea Noseda, attuale direttore della National Symphony Orchestra di Washington

Non sarà Beatrice Venezi a salire sul podio del tradizionale concerto di Capodanno al

 Teatro La Fenice nel 2027. A chiarirlo è il sovrintendente Nicola Capobianchi

che spiega come la direttrice musicale designata avesse già preso altri impegni: 

«Per il primo giorno dell’anno del 2027 la direttrice aveva già altri impegni professionali».

 L’assenza dal prestigioso appuntamento televisivo non esclude però un ruolo di primo piano

gione 2026-27. Venezi potrebbe infatti dirigere l’opera inaugurale di novembreFedora

di Umberto Giordano, che aprirà ufficialmente la nuova stagione del teatro veneziano. 

«Dobbiamo capire se nell’agenda della Venezi c’è spazio per questo impegno anche se il suo

 contratto non specifica in quali momenti della stagione debba dirigere», aggiunge

 Capobianchi.

L’incarico a Gianandrea Noseda

Il suo incarico quadriennale come direttrice musicale della Fenice scatterà nell’ottobre 2026.

 Per questo, in molti davano per scontata la sua presenza già alla ribalta del concerto

 di Capodanno, una delle vetrine più seguite grazie alla diretta Rai. Alla fine, però, la scelta

 è ricaduta su Gianandrea Noseda, attuale direttore della National Symphony Orchestra

 di Washington, nome di riconosciuto prestigio internazionale. Del resto, il concerto di 

Capodanno veneziano è storicamente affidato a bacchette di grande esperienza – 

da Myung-Whun Chung a Daniel Harding, da Fabio Luisi a Michele Mariotti – e la decisione

coinvolge anche la Rai, chiamata a garantire un nome capace di assicurare qualità musicale

e richiamo televisivo.

Cosa prevede la nomina di Venezi

Resta dunque da capire quali appuntamenti della stagione saranno affidati alla direttrice. 

Il contratto prevede due titoli d’opera, tre concerti sinfonici e un grande evento, ma non 

è ancora chiaro quali saranno le produzioni prescelte. Tra le ipotesi, il concerto in piazza

 San Marco o una tournée internazionale, equiparata contrattualmente a un grande evento.

 Intanto prosegue la mobilitazione di orchestra e coro contro una nomina che ha suscitato

 divisioni interne. Le spillette di sostegno alla protesta – oltre diecimila, partite da Venezia

 verso l’Italia e l’estero – continuano a circolare. Alcuni direttori ospiti le hanno indossate

 sul bavero durante le esecuzioni in laguna, mentre il confronto sul futuro artistico della

 Fenice resta aperto.

Chopin. Notturno a Parigi. Film ( da Rolling Stone)

 

«La musica è l’unica vita che conosco», dice Fryderyk Chopin alla madre. È la battuta al centro della clip che vi mostriamo in anteprima tratta dal film Chopin – Notturno a Parigi, una monumentale produzione polacca che ripercorre gli ultimi momenti della vita del compositore e che sarà nelle sale italiane dal 26 febbraio con Europictures.

Diretto da Michał Kwieciński e interpretato da Eryk Kulm, che ha eseguito personalmente tutte le opere presenti nel film, il film mostra un lato del leggendario compositore polacco che non si trova nei libri di storia: quello di un dandy amante del divertimento, celebre per il suo senso dell’umorismo, un virtuoso del pianoforte e un uomo affascinante che, nonostante la malattia, ha goduto della vita fino all’ultimo respiro.

Eryk Kulm è Fryderyk Chopin. Foto: Europictures

«Abbiamo realizzato un film che speriamo sorprenda tutti coloro che non conoscono la vita di Fryderyk Chopin, basato esclusivamente su eventi reali», ha dichiarato il regista. «Nella sua breve vita è stato accompagnato da tre forze – amore, musica e malattia – che si sono contese la sua anima fino alla fine. Ed è proprio questo il cuore del nostro film: il destino e la psiche di un uomo bello e unico. Ho voluto mostrare la lotta tra la Morte e la Musica, impegnate in una battaglia per l’anima di Chopin, senza che nessuna delle due sia disposta a cedere».

Nel cast del film troviamo anche il veterano francese Lambert Wilson alias Re Luigi Filippo I e Joséphine de La Baume nei panni di George Sand.

sabato 21 febbraio 2026

L'Ucraina chiusa in un guscio di noce: "ora lo sappiamo, nessuno ci salverà" ( da Corriere della Sera, di Paolo Giordano)

 

L'Ucraina chiusa in un guscio di noce: «Ora lo sappiamo, nessuno ci salverà»

Nel quartiere dove abito, a Roma, c’è una chiesa in cui la comunità ucraina si riunisce ogni domenica. È dedicata a Sergio e Bacco, due santi soldati. Durante la messa i fedeli sono così tanti da saturare l’interno. Gli altri occupano parte della piazza, ascoltano la voce del sacerdote dall’altoparlante. Pregano per le cose per cui preghiamo tutti, e pregano per altre che non ci riguardano, la fine della guerra, la liberazione dell’Ucraina, i parenti e gli amici al freddo e al fronte. È questo surplus di preghiere a dare ai loro volti una contrizione particolare, che dal 24 febbraio 2022 non è mai davvero cambiata.

Tutto intorno c’è la vita romana, la fontana con i gradini su cui bivaccano i turisti, i tavolini dei bar, la pizza al taglio. Così la guerra a est continua a vivere anche qui, in questa parte di Europa in pace, ma è come racchiusa nei silenzi, dentro gusci di noce che ci permettono di evitarla quanto vogliamo.

Vale anche per me. A Natale ho comprato un addobbo di lana al banchetto discreto davanti alla chiesa ucraina, ma il più delle volte tiro dritto. A malapena mi soffermo a pensare a tutto ciò che si nasconde dietro la compostezza dei fedeli, alla sofferenza, all’ingiustizia. Forse sta nell’ordine naturale delle cose. La guerra dura da quattro anni, che in realtà sono dodici, e al di là di annunci e titoli non se ne intravede la fine. È una guerra lunghissima, incistata. In molti lo avevano presentito da subito che il tempo sarebbe stato infine l’arma russa di distruzione più micidiale.

Come sempre, prima di mettermi a scrivere di Ucraina, ho mandato dei messaggi alle persone che conosco lì. Una ragazza che finora era stata incrollabile ha risposto così alla mia richiesta di sintetizzare un pensiero sulla ricorrenza che si avvicina: «Questa volta non posso aiutarti. Mi dispiace. Non riesco nemmeno più a raccogliere i miei pensieri».

Nell’ultimo anno l’Ucraina tutta si è chiusa in un guscio di noce. Si è asserragliata non solo verso il confine est ma anche, emotivamente, verso ovest. Più del protrarsi infinito dell’invasione, è stato il primo anno di presidenza Trump a cambiare qualcosa nel profondo. L’imboscata a Zelensky alla Casa Bianca. La fotografia di Trump e Putin a passeggio in Alaska, appesa con finta nonchalance in quelle stesse stanze. Gli sfregi, i capricci, l’ambivalenza spietata del governo degli Stati Uniti.

Ma non solo loro. Anche da noi l’Ucraina riempie i media, poi viene eclissata, poi ricompare. Uno scandalo di corruzione fa mormorare a molti «eh, lo vedi che dopotutto». Un’Europa sempre più imbarazzata, balbettante, alla fine fa la cosa giusta — inviare armi, sostenere, schierarsi a favore — ma dopo iter ogni volta più penosi, fatti di calcoli tattici ed elucubrazioni. Intanto è il quarto inverno con l’elettricità a sprazzi, un inverno più inclemente di altri, a decine di gradi sotto zero, un inverno che non ha nessun riguardo per la nostra geopolitica.

In un articolo per il New York Times la giornalista Nataliya Gumenyuk ha scritto: «La lezione dell’ultimo anno, nel bene o nel male, è che il mondo non verrà a salvarci». Mi ha trafitto soprattutto l’inciso, «nel bene o nel male», for better or for worse. Trasmette la stessa rassegnazione che ho sentito nel messaggio della mia amica, ma anche una presa di distanza, una constatazione senza lacrime. Parole che arrivano dall’interno del guscio.

Un atleta olimpionico vuole indossare un casco che omaggia i suoi colleghi, giovanissimi, uccisi al fronte oppure da civili. Fra loro anche una judoka di nove anni, Victoria Ivashko, della quale altrimenti non avremmo mai conosciuto il nome. Ma gli viene impedito di farlo. C’è un regolamento sui simboli a cui non si può derogare. L’atleta rinuncia alla competizione, non piange. La presidente del comitato che gli ha impedito di gareggiare, invece, piange. Le dispiace ed è sincera ma nemmeno lei può farci nulla, il regolamento prevede normalità e neutralità. Il regolamento è il regolamento.

Solo che, nella vita dell’atleta, gli ultimi quattro anni che poi sono dodici non hanno proprio nulla di normale o di neutrale. E questa deroga perenne è iniziata, ironicamente, proprio al termine di altre olimpiadi invernali, quelle del 2014, che si tenevano in Russia, a Sochi, ospitate dal presidente Putin, il preludio festoso all’occupazione della Crimea. Mi chiedo come dobbiamo apparire agli occhi dell’atleta, con la nostra pretesa di normalità e neutralità, con i nostri regolamenti, ma non riesco a rispondermi. So che non siamo all’altezza del suo casco e dei suoi morti. Il massimo che possiamo fare, perciò, è occuparci di noi. Cosa pensiamo della sua ostinazione, del suo senso di opportunità? Cosa pensiamo della pax olimpica? Cosa pensiamo, noi, di noi?

Quattro anni. Personalmente, c’è una sola lezione che ho appreso con chiarezza: che talvolta l’ambizione acritica alla pace favorisce la violenza peggiore. Anzi no, ce n’è anche un’altra: che dai luoghi sicuri non si capisce quasi nulla della verità.

Dopo tutto questo tempo il dibattito italiano sull’Ucraina è più intorbidato che mai. Potrei elencare le persone che tengono ancora il punto — politici, giornalisti, intellettuali, organizzazioni non governative — e non ci metterei molto. A essersi infoltita parecchio, invece, è la schiera di coloro che in modi più o meno velati, più o meno coscienti, agevolano la propaganda russa. A essersi ingrossato è quel substrato di ideologie novecentesche marcite che è emerso fin dai primi giorni. Ma anche questo, forse, sta nell’ordine naturale delle cose. Perché chi deve ribadire in continuazione la verità, soffiare sul vapore della propaganda per disperderlo, prima o poi perde slancio e si stanca. La falsità, l’irragionevolezza alla lunga affaticano.

Temo che sull’Ucraina succederà infine come per la pandemia, dove le uniche voci ancora in circolazione sono di chi vuole una resa dei conti sulle mascherine, il lockdown, i vaccini, mentre tutti gli altri sono ormai altrove. Un’altra strategia bellica che si nutre del tempo.

Secondo la tradizione, i santi soldati Sergio e Bacco vennero portati al tempio di Giove e invitati a ripudiare la loro fede cristiana. Si rifiutarono. Allora furono vestiti con abiti femminili e costretti a sfilare per la città. Bacco venne lapidato; Sergio dovette camminare con dei chiodi conficcati nei piedi, prima della decapitazione.

Scrive Nataliya Gumenyuk: «Ciò che mi è chiaro è che questa guerra non sembra più un’interruzione; è semplicemente la realtà». La realtà. Il punto è quello dall’inizio e lo è ancora. Chi vuole vederla, chi ha la forza di continuare a vederla, chi distoglie lo sguardo, chi la altera per i propri scopi. Mentre noi ci disperdiamo nel vapore delle fantasie negoziali, della retorica pacifista, della propaganda russa, l’Ucraina persevera nei suoi conti con la realtà, che è fatta di droni, missili, sabotaggi, trincee, diaspora e mattoni scaldati sui fornelli perché irradino calore nella notte. Continua a fare quello che deve dentro il suo guscio di noce ogni giorno più duro. E continuerà, con sacrificio, nel martirio, fino a quando sarà necessario.