martedì 18 agosto 2026

Meloni smantella il welfare per gli anziani non autosiffcienti. Il regalo del Governo Meloni che non dimenticheremo al momento delle elezio ni ( da Il Fatto Quotidiano.it, di Enza Plotino). Nostro commento

 

Perché i decreti meloniani hanno smantellato la legge per gli anziani non autosufficienti

Tutte le migliori intenzioni contenute nella riforma si si sono arenate. All’intento di rimettere al centro le persone, la destra ha risposto con approssimazione e propaganda assistenziale
Perché i decreti meloniani hanno smantellato la legge per gli anziani non autosufficienti

Gli anziani siamo noi! Ci dirigiamo a gambe levate verso un invecchiamento della popolazione ed un aumento vertiginoso di quella non autosufficiente per la quale la Riforma n.33 del 2023, che era stata presentata dal governo Draghi e che andava incontro alle esigenze degli anziani non autosufficienti e alle loro famiglie, rappresentava un atto importante atteso da 30 anni per eliminare le debolezze e le mancanze del welfare attuale. Purtroppo la riforma è finita nelle mani del governo Meloni, e quella che poteva essere un vero passo avanti per 10 milioni di persone, anziani, famigliari e caregiver di professione per i quali la legge introdotta grazie al Pnrr puntava a ridisegnare il sistema di welfare per rispondere alla loro sempre più diffusa presenza e a bisogni di cura sempre più complessi e che voleva colmare la mancanza in Italia di un servizio domiciliare pubblico progettato per la non autosufficienza, è precipitata nell’obbrobrio attuativo (Decreti attuativi del 2023) approvato dal governo Meloni, in palese contraddizione con le indicazioni della Delega.

Perché ne parlo oggi? Perché si iniziano a vederne gli effetti. Milioni di anziani, soprattutto non autosufficienti, con le loro famiglie, lasciati senza risorse, senza assistenza qualificata, senza servizi domiciliari anziché in strutture residenziali, senza prevenzione e, per peggiorare questo quadro già drammatico, smantellando il principio cardine del nostro welfare, quello della protezione universale, prevedendo, per ricevere assistenza, di dover dimostrare ridotte disponibilità economiche. Ciliegina sulla torta, le Regioni tagliate completamente fuori dai decreti. In nessun passaggio, sebbene l’assistenza agli anziani venga realizzata a livello territoriale, quindi sancendo alte possibilità di fallimento nella fase di attuazione degli interventi.

Tutte le migliori intenzioni contenute nella riforma si si sono arenate, bloccandosi definitivamente, nelle leggi attuative promosse da Meloni. All’intento di rimettere al centro le persone, la destra ha risposto con approssimazione, ideologia a favore dei ricchi, di coloro che possono e con bieca propaganda assistenziale.

La riforma aveva l’intento di superare la frammentazione delle misure e dei servizi, dare risposte diverse ai diversi bisogni, puntare a percorsi di assistenza semplici ed unitari, riportare la tutela pubblica della non autosufficienza. I decreti meloniani non prevedono risorse per rendere concrete le indicazioni normative, cancellano l’accesso universalistico ai servizi, dimenticano l’assistenza domiciliare integrata, peraltro in coerenza con l’impostazione generale del governo in materia di welfare: destrutturazione dei servizi di territorio, abbandono delle politiche di prevenzione e prossimità. Un disastro che 10 milioni di persone pagheranno sulla propria pelle.

E’ urgente, in un programma del centrosinistra che si rispetti, l’impegno a ritornare allo spirito e ai principi universalistici e solidaristici della Riforma, smantellando l’obbrobrio della destra e ripristinando l’approccio giusto ad una problematica drammaticamente attuale per milioni di famiglie.


COMMENTO

Per la Meloni e il suo governo di dilettanti ( e diciamo pure anche di 'delinquenti') le spese esorbitanti che una famiglia deve sostenere per assistere un membro non autosufficiente - quelle per le cosiddette badanti assunte con regolare contratto - non possono essere detratte dal reddito. E' consentito detrarne una parte minima solo se la soglia di reddito non  supera i 40.000 Euro LORDI. Perchè chi percepisce reddito da lavoro o pensione di quella cifra il Governo e i suoi mandarini che ogni mese hanno una busta paga intorno ai 20.000 Euro, considerano da ricchi. Farabutti! E la Giorgia che è fra questi, in vita sua, dopo il lavoro da baby sitter a casa di Fiorello, durante gli studi superiori, non ha mai più lavorato. Perciò se lei smettesse di colpo di fare attività politica - sua fonte da sempre ed esclusiva di reddito - non saprebbe fare un altro lavoro - la stessa cosa vale per il suo sodale Salvini.

 Capito Giorgetta, che da vent'anni percepisce lo stipendio da parlamentare che è vicino a quello dei  capi di industrie pubbliche?

Ed anche ora che la Cassazione ha riconosciuto il diritto di chi assiste un familiare non autosufficiente malato grave a detrarre interamente le spese per l'assistenza, senza legarle al reddito, Lei pensa a fare le vacanze, tenera mamma con sua figlia, e non spinge l'Agenzia delle Entrate ad emettere il relativo decreto per far propria la sentenza della Cassazione. Chissenefrega! finché può mungere la 'vacca' Italia, il Governo delle Destre provvede a mungerla, occupato a far questo da mattina a sera                                                                               (Pietro Acquafredda) 

Meloni dove trova il tempo per occuparsi di canzonette e parolieri? ( P.A.)

Due interventi di Giorgia, a distanza di pochi giorni l'uno dall'altro, per due occasioni che hanno  a che fare con la musica, diciamo così. 

Abbastanza inusuali, se dobbiamo ricordare che la prima e finora unica volta che Lei è entrata in teatro, è stato, già grandicella, alla Scala all'indomani della sua elezione, a baccetto del bellimbusto suo compagno, poi scaricato, causa indecenza nei comportamenti e nelle parole. 

Doloroso il primo: la morte di Francesco Guccini;  festivo il secondo: i 90 anni di Mogol.

La premier che avrebbe ben altri c... a cui pensare - ma ai quali evidentemente non pensa - ha 'pianto' per la morte di Guccini le cui canzoni di protesta in gioventù avrebbe cantato. Il povero cantautore poeta bolognese si sarà rivoltato nella tomba, visto che proprio della 'destra' Giorgia, ne aveva detto peste e corna.

 Il secondo, per i 90 anni di Mogol, già santificato dalla Destra ed accolto dal 'nerissimo' La Russa, in Senato come fosse un capo di Stato, premiato con alta onorificenza, un paio di anni fa.

 Possono bastare migliaia di canzonette a far dimenticare la condizione del Paese' Giorgia evidentemente pensa di sì. 

Mentre i giornali fanno notare come con il suo Governo abbia smantellato la riforma del welfare che Draghi aveva avviato  ed impostato, specie per il capitolo di aiuto ai più bisognosi, anziani e malati che necessitano della presenza dello Stato per l'asssistenza

 Adesso in cima ai suoi pensieri ci sono le elezioni, ormai prossime e la spina nel fianco di Vannacci, che lei teme perchè pensa che possa contribuire alla sua nonelezione.

 C'è solo da augurarsi che gli italiani, con noi, decidano finalmente di liberarsi di questi dilettanti affamati di potere e  poltrone e inabili a governare.

Papa Leone a Rimini il 22 agosto. Una Messa che sembra più un concerto

 

angelus del papa 16 agosto 2026

650 coristi, 115 musicisti e un centinaio tra tecnici e volontari: è la formazione musicale che sabato 22 agosto animerà al Porto di Rimini la Messa celebrata da Papa Leone XIV, la più grande mai riunita per una liturgia nella Diocesi riminese. 44 anni dopo Giovanni Paolo II. 

Il progetto nasce dalla volontà del vescovo Nicolò Anselmi di coinvolgere tutti i cori della Diocesi, dai più strutturati ai gruppi delle comunità più piccole: nelle prime settimane le adesioni avevano superato le 950 unità, poi assestate sugli attuali 650 coristi con la definizione del percorso di preparazione. Il primo canto della celebrazione sarà "Chiesa di Dio... Popolo in festa".    

A coordinare il coro saranno sette direttori,  mentre l'orchestra, composta soprattutto da giovani dell'Orchestra Eyos del liceo 'Einstein' di Rimini insieme a musicisti di altri licei e conservatori della regione, sarà diretta dal maestro, Davide Tura. Nel coro cantano fianco a fianco una ragazza di 14anni e una corista di 85, oltre a una madre con la figlia, che sarà anche voce solista del salmo responsoriale.    

"Non è un concerto - dice Filippo Marsciani, coordinatore del progetto - è la Chiesa di Rimini che canta". Le prove vanno avanti da settimane, prima nella chiesa di San Nicolò al Porto e nelle ultime fasi anche in Cattedrale.   Sabato, poi un'altra formazione accompagnerà invece l'incontro del Pontefice con le persone fragili in Basilica Cattedrale: il Coro ecumenico della Diocesi, nato quattordici anni fa e composto da cantori italiani, ucraini e russi, che per l'occasione si distribuirà nelle diverse realtà musicali della visita. Il gruppo proporrà nella cappella di San Nicola il canto "Vjeruju - Credo", della tradizione bizantino-slava, con la voce solista di padre Dimitri. All'ingresso e all'uscita del Pontefice suonerà invece la Mondaino Young Orchestra, formazione di circa trenta elementi.

Quasi 600 i volontari in campo già da settimane. 

Il programma della giornata

Dopo la mattinata a San Marino, Leone XIV alle 15 arriverà al Meeting dove incontrerà il popolo di Comunione e Liberazione.

Poi, dalle 17, un percorso in papa mobile proposto dal vescovo, attraverso la città e tutte le sue anime.

Alle 17:30 in Duomo l'incontro con le persone fragili: disabili, carcerati, ragazzi delle comunità di recupero.

Poi il Papa percorrerà il lungomare, dove lo aspetteranno i turisti e gli operatori balneari.

Infine, alle 18:30, la Santa Messa nella spiaggia del porto.

Tutto esaurito per Leone al Meeting di Rimini

"L’affetto e l’attesa del popolo del Meeting per la visita di Papa Leone XIV si sono tradotti in una risposta straordinaria e numeri da record - fa sapere l'organizzazione del Meeting in una nota -. In pochissime ore dall’apertura delle prenotazioni, si è registrato un vero e proprio boom di traffico sul sito web e sull’applicazione ufficiale della manifestazione, portando all’esaurimento dei quasi 20.000 posti a sedere disponibili.  Dal Grand Auditorium all’Auditorium Intesa Sanpaolo D3, fino alla Sala Neri e a tutti gli altri spazi predisposti all’interno della Fiera di Rimini: la risposta del pubblico testimonia il profondo legame e la grande attesa che circondano la presenza del Pontefice". 

Leone XIV, si legge ancora nella nota, "attraverserà il quartiere fieristico per incontrare e salutare i partecipanti. Per assicurare la massima inclusione e fare in modo che nessuno rimanga escluso, l’organizzazione ha predisposto una rete di schermi aggiuntivi in tutta la Fiera, sui quali verrà trasmessa integralmente in diretta ogni fase della visita". "Desideriamo ringraziare di cuore le migliaia di persone che oggi hanno manifestato il desiderio di esserci. È l’abbraccio del popolo del Meeting al Papa, una visita pensata sin dall’inizio come un incontro con tutti", sottolinea il direttore del Meeting, Francesco Perazzini.

Palestinesi segnati con numeri sulla fronte ( Rainews.it) Ebrei che hanno dimenticato troppo presto ( P.A.)

 

Un Palestinese fermato e poi marchiato con un numero dall'esercito israeliano

Un nuovo episodio controverso riaccende le polemiche sulla condotta delle forze armate israeliane in Cisgiordania. Ahmed Hatna, un residente della località di Qabatiyah, nel nord della regione, è stato rilasciato dopo un fermo dei militari con il numero "44" marchiato a pennarello sulla fronte e sulle braccia. Secondo fonti locali, la stessa sorte è toccata ad altri palestinesi trattenuti durante un blitz condotto lunedì dalle forze di difesa israeliane (IDF), alcuni dei quali avrebbero denunciato anche percosse e interrogatori durissimi.

Il caso, portato alla luce dal quotidiano Haaretz, ha suscitato una dura reazione politica. Ahmad Tibi, membro della Knesset e leader del partito arabo-israeliano Ta'al, ha denunciato l'accaduto sui social media definendolo un segno di disumanizzazione che "richiama periodi bui" della storia.

La versione dell'IDF e i precedenti

In una prima nota, l'esercito israeliano ha spiegato che l'operazione ha interessato circa una cinquantina di edifici per rintracciare individui sospettati di pianificare attentati, portando all'arresto di due persone e all'interrogatorio di diversi residenti. Successivamente, le IDF hanno ammesso che i soldati coinvolti hanno "contrassegnato i sospetti interrogati nell'ambito dell'operazione", definendo l'azione grave, esprimendo un richiamo formale nei confronti dei militari e assicurando che saranno tratti gli opportuni insegnamenti.

Non si tratta di un caso isolato: già nello scorso mese di aprile l'esercito si era trovato a definire una "cattiva valutazione" un episodio analogo, in cui alcuni soldati avevano scritto dei numeri sulle mani di donne palestinesi all'ingresso del campo profughi di Jenin.

 

Tensioni crescenti e attacchi a Gaza

L'episodio di Qabatiyah si inserisce in un contesto di forte escalation in tutta la Cisgiordania, caratterizzato da crescenti azioni violente dei coloni estremisti. A Qusra, un gruppo di coloni mantiene da giorni sotto assedio alcune abitazioni palestinesi, creando il rischio concreto che le famiglie rimangano prive di acqua e medicinali. Blocco ed espropri si registrano anche in altre zone: nella Cisgiordania centrale sono stati appiccati incendi ai campi, a Beita si contano due feriti dopo un'irruzione e nel sud è stata persino attaccata un'ambulanza in transito.

Nel frattempo, non si fermano le ostilità nella Striscia di Gaza. Secondo fonti mediatiche locali, sei persone — tra cui un bambino — sono rimaste uccise e dieci sono ferite in un raid aereo nei pressi del porto di Gaza City. L'esercito israeliano ha comunicato di aver condotto un "attacco di precisione" mirato contro operativi di Hamas.