De Caluwe a Salisburgo
Sarà il nuovo direttore artistico

Peter de Caluwe, già alla guida della Monnaie di Bruxelles, sarà il nuovo direttore artistico del Festival di Salisburgo dall'autunno 2027.

Peter de Caluwe, già alla guida della Monnaie di Bruxelles, sarà il nuovo direttore artistico del Festival di Salisburgo dall'autunno 2027.

Il Reggio Parma Festival presenta un cartellone 2026 che conferma la vocazione della rassegna a mettere in dialogo musica contemporanea, teatro, opera e nuova drammaturgia. Quattro nuovi appuntamenti, distribuiti tra Festival Aperto a Reggio Emilia, Festival Verdi/Ramificazioni e Teatro Festival a Parma, affiancheranno la terza edizione delle Giornate d’Autore, dedicate alla drammaturgia europea contemporanea. Il progetto nasce dalla collaborazione tra Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, Fondazione Teatro Due e Fondazione Teatro Regio di Parma, con l’obiettivo di costruire un percorso condiviso tra due città e tre istituzioni teatrali.
Salvatore Sica, dallo scorso mese di lugli nuovo presidente di Reggio Parma Festival, ha dichiarato: «È per me un vero piacere presentare il cartellone 2026 di Reggio Parma Festival, il primo del mio mandato da presidente. Anche quest’anno la scelta è quella di promuovere la nuova autorialità, la sperimentazione, l’intersezione tra le arti sostenendo la progettazione artistica delle fondazioni teatrali socie. Si aggiunge così un nuovo tassello del cammino di Reggio Parma Festival verso il consolidarsi di una prassi artistica e di collaborazione tra le progettualità e le specificità dei nostri teatri».

Ad aprire la programmazione sarà 11.000 Saiten di Georg Friedrich Haas, concerto-installazione affidato all’Ensemble Klangforum Wien e ospitato al Capannone 15 delle Reggiane Parco Innovazione di Reggio Emilia (26 settembre, ore 19.00 e 22.00). La composizione, pensata per cinquanta pianoforti e un ensemble di venticinque strumenti, colloca il pubblico al centro di un’esperienza sonora immersiva fondata sull’esplorazione microtonale e su una diversa percezione dello spazio acustico. Il percorso proseguirà a Parma nell’ambito di Ramificazioni del Festival Verdi, quest’anno dedicato al tema dei “mondi lontani”. Al Teatro Farnese debutterà Zenobia Regina di Lucia Ronchetti (15 ottobre, ore 21.00), spettacolo in forma di concerto che intreccia italiano e arabo, canto e drammaturgia recitata, strumenti della tradizione siriana e scrittura contemporanea.
All’Auditorium del Carmine sarà poi eseguito Mantra di Karlheinz Stockhausen (22 ottobre, ore 20.30), pagina per due pianoforti, percussioni ed elettronica, con Ciro Longobardi, Andrea Rebaudengo, Walter Prati e Massimo Mariani. A chiudere i quattro spettacoli del cartellone sarà Rendez-vous, inserito nel Teatro Festival a cura di Fondazione Teatro Due (25 ottobre, ore 16.00). In scena Victoria Thierrée Chaplin, Jean-Baptiste Thierrée, Aurélia e James Thierrée tornano a condividere un percorso artistico che attraversa memoria familiare, circo, teatro, musica e poesia, trasformando frammenti di una lunga storia scenica in una nuova creazione sospesa tra passato e presente.

Completa il programma la terza edizione delle Giornate d’Autore, in programma a Teatro Due (28-31 ottobre), con incontri e letture dedicati alla drammaturgia contemporanea internazionale. Coordinata da Florian Borchmeyer, l’iniziativa ospiterà, tra gli altri, Dea Loher, Marion Siéfert, Pat To Yan, Mazlum Nergiz, Liwaa Yazji, Lilly Busch e Ian De Toffoli. Per i quattro spettacoli sono previsti biglietti con sconto del 25% sull’acquisto di almeno due appuntamenti e un servizio di pullman gratuito tra Reggio Emilia e Parma, prenotabile al momento dell’acquisto. Tutte le informazioni sono disponibili sul sito del Reggio Parma Festival.
"Ho ricordato più volte anche la necessità dell'integrazione degli studenti stranieri, in tutte le decisive sfumature dell'espressione, che va sempre pensata nella sua complessità: evitare alla radice qualunque discriminazione, rimuovere le cause anche linguistiche di un'inaccettabile marginalizzazione - con particolare attenzione all'effettiva padronanza della lingua italiana, perché senza conoscenza della nostra lingua, senza la padronanza della nostra lingua non c'è vera integrazione, non c'è successo scolastico e non c'è futuro all'interno della nostra società" .
Così il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara durante l'inaugurazione dell'anno scolastico ad Amatrice.
Rivolgo un saluto molto cordiale a tutti i presenti e a chi ci segue da remoto.
Riparte la scuola. Inizia un nuovo anno scolastico.
Come sempre. Ma non è una replica sempre uguale.
È un tratto di strada nuovo quello che comincia. Sono nuove le classi, nuovi gli studi che si affrontano, nuovi i ragazzi e le ragazze delle prime classi, ma soprattutto è nuovo il mondo, che cambia velocemente.
Un percorso aperto, sempre nuovo. Da affrontare con la speranza di dare e ricevere di più. Di crescere e di costruire.
La scuola prepara il futuro, come ben sappiamo. Tessendo insieme conoscenze e creatività, cultura e dialogo tra le persone.
Ricominciare da questa bella scuola ricostruita, da Amatrice, da Arquata del Tronto, da Norcia, da tutti i luoghi colpiti dal terremoto di dieci anni fa, dalle ferite profonde sofferte da queste comunità esprime il senso di quanto sia importante questo nostro ripartire.
Amatrice, Arquata del Tronto, Norcia, nella giornata della scuola, sono capitali d’Italia per sottolineare la centralità del percorso di ricostruzione e il dovere e la volontà di condividerne attese e prospettive.
Ringrazio il Ministro Valditara per le sue considerazioni. Ringrazio tutti coloro che si sono adoperati per dar vita ai momenti che stiamo vivendo qui, nella Scuola Sergio Marchionne; di cui saluto i ragazzi e le ragazze, i docenti, i collaboratori.
Ringrazio chi ci ha condotto in maniera così brillante, gli artisti, i campioni dello Sport, il personale del Ministero dell’Istruzione, le istituzioni e i cittadini di Amatrice.
Viviamo un cambiamento d’epoca. Grandi e veloci trasformazioni stanno mutando sia il contesto che la nostra quotidianità. La società, come sempre, ha bisogno della scuola, e di una scuola all’altezza dei tempi nuovi, per difendere la civiltà che è stata conquistata e per progredire ancora.
Come sempre, anche nei nostri giorni si tende a concentrarsi sul presente. A consumare nell’oggi le risorse. È invece necessario investire sul futuro. Sarà più forte e resiliente un Paese che investe sulla scuola e sulla conoscenza.
Del resto, macchine sempre più intelligenti, per essere governate a vantaggio delle persone e delle comunità, hanno bisogno di persone sempre più preparate, più responsabili; e più ricche di valori.
I compiti educativi e formativi sono sempre stati cruciali. Ma oggi, se possibile, lo sono ancora di più.
Soprattutto oggi educare vuol dire, insieme a trasmettere conoscenze, promuovere talento e partecipazione; vuol dire sviluppare le qualità intellettuali e morali, vuol dire formare personalità libere e mature, capaci di contribuire alla vita di comunità.
Abbiamo costruito nei decenni una buona scuola. Grazie al lavoro di tanti. Dobbiamo farla diventare migliore, sapendo innovare.
Nell’universo digitale l’intelligenza artificiale e le reti social sono motori di grande potenza che offrono opportunità fino a ieri inimmaginabili.
Dobbiamo peraltro saperne rimuovere i pericoli: di manipolazione della realtà, di colonizzazione del pensiero e dei sentimenti, di compressione – nascosta, invisibile, ma sostanziale - della libertà personale, di impoverimento dell’originalità e della creatività.
Il progresso non va ostacolato, né temuto, né seguito con passività. Va orientato e continuamente verificato quanto alla garanzia del primato della persona. Per questo è necessario che le generazioni più giovani - e più capaci di usare i nuovi strumenti – crescano, tenendo insieme conoscenza e umanità, capacità tecnologiche e solidarietà.
Compito della scuola è formare ragazze e ragazzi che abbiano voglia di adoperare le potenzialità dei loro cellulari per pensare in proprio, liberamente, e non per consegnarsi a qualcuno che pensi al loro posto; per cercare spazi nuovi e non per rassegnarsi a ciò che l’algoritmo decide di proporci.
Custodire e allenare la nostra umanità e le nostre menti, senza farle atrofizzare dallo strapotere computazionale: questa è missione della scuola.
Scoprire il proprio talento e contrastare l’omologazione sono anche chiavi per combattere dipendenze e solitudini.
Oggi tutto ciò che accade ci sembra vicino. Siamo inondati di parole e di immagini che provengono da ogni dove. Il paradosso è che nel mezzo di tante comunicazioni incessanti si può soffrire di isolamento e di abbandono.
La scuola deve includere, recuperare, ricostruire. I nostri bambini, i nostri studenti sono avanti a noi per tante cose, ma sappiamo che hanno bisogno di trovare fiducia, che il disagio può nascondersi nei loro comportamenti. Può nascondersi persino ai genitori.
Serve padronanza degli strumenti tecnici, ma servono anzitutto valori umani. Nella scuola la convivenza e il rispetto devono prevalere mettendo al bando la violenza.
La violenza si manifesta in molte forme. Prepotenze esplicite, gruppi e bande che si consolidano fuori dalle aule. Le violenze contro gli insegnanti: l’ultimo grave episodio di pochi giorni addietro si aggiunge a quelli già avvenuti in passato, non dimenticati. Talvolta da parte di ragazzi, più di frequente di genitori, ben più colpevoli in questo tradimento del loro compito educativo; sottraendosi alla indispensabile alleanza con gli insegnanti.
Ci sono violenze più subdole che richiedono antenne sensibili: il bullismo che infierisce sul più debole, la diversità e la debolezza che diventano causa di umiliazione, il disinteresse di chi volta le spalle davanti ad atti di viltà travestiti da bravate.
Sono intollerabili gli episodi di violenza e di sopraffazione ai danni di ragazze e sono inaccettabili anche quelle forme più ovattate di oppressione nei loro confronti, quelle pretese miserabili di supremazia e di impossessamento.
Più che un codice di comportamento la scuola deve aiutare a riconoscere un’etica condivisa. Gli insegnanti non devono, quindi, essere lasciati soli dalla società e le istituzioni non devono recedere dalla loro responsabilità in contesti difficili. Con un impegno rinnovato per sconfiggere la dispersione scolastica.
La scuola è la leva più efficace di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia figli di emigrati.
La scuola prepara tutti – “E’ aperta a tutti”: così dispone l’art. 34 della Costituzione.
Deve stabilire legami, conquistare la fiducia delle famiglie, aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere, a rendere più sicure le nostre comunità, a unire e a non lacerare, superando i muri della diffidenza e dell’incomunicabilità. La scuola è chiamata a produrre coesione sociale.
Gli studenti non sono semplici utenti della scuola.
La società ha bisogno della loro voce.
Ragazze e ragazzi, rendetevi ancora più protagonisti della vita scolastica. Con la vostra consapevolezza, con il vostro impegno.
Conoscenza e studio sono importanti per la vita. Non un sapere astratto o soltanto astratto, teorico. Ma un sapere che si unisce all’amicizia, alla premura per chi ci sta accanto, alla responsabilità verso gli altri. Questa è la strada della libertà. La nostra libertà è autentica se la libertà esiste per tutti.
Dobbiamo essere padroni dei nostri tempi. “C’è un legame stretto – sono parole dello scrittore Milan Kundera – tra lentezza e memoria, tra velocità e oblio”. Ciò che si acquisisce senza la fretta di correre resta impresso nella memoria di una persona, ciò che si prende in velocità, spesso distrattamente, viene facilmente dimenticato.
La rapidità sembra diventata una condizione esistenziale. La scuola deve invece restare uno spazio di equilibrio dove si mira non alla lentezza ma alla solidità e, quindi, a uno sviluppo integrale della persona.
Care ragazze e cari ragazzi, vi viene detto spesso che siete voi il futuro. Lo siete già oggi.
Dovete, allo stesso tempo, voi, costruirlo e abitarlo.
Buona scuola a tutti!
Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha assegnato al suo stilista Domenico Vacca l’incarico di consigliere per il cinema e gli audiovisivi. Si tratta di un ruolo che non prevede alcun compenso, ma – spiega Repubblica – la nomina ha comunque destato perplessità al Collegio Romano: Vacca, amico di vecchia data di Giuli, ha vestito diverse star del cinema ma non è mai stato coinvolto in prima persona nella produzione o promozione di film e serie tv.
Sul sito del nuovo consigliere di Giuli, fondatore (nel 2002) e direttore creativo del marchio del lusso che porta il suo nome, si legge che Vacca è «uno degli stilisti più amati da Hollywood». Nel corso degli anni ha «creato il guardaroba degli attori protagonisti di più di cinquanta film e serie televisive tra cui Denzel Washington in American Gangster, Al Pacino in The Son of No One, Dustin Hoffman in Stranger Than Fiction, Harrison Ford in Morning Glory, Glenn Close in Damages». Tanti poi gli attori che lo hanno scelto per i red carpet: da Daniel Day Lewis a Mickey Rourke, fino Steve Carrell, Will Farrell e Jack Black. «Questo nuovo incarico mi offre la possibilità di mettere a frutto l’esperienza maturata in oltre 25 anni di attività nel cinema e nell’audiovisivo a livello internazionale, ponendola al servizio del ministro nell’individuazione di strategie e iniziative capaci di valorizzare e promuovere l’industria cinematografica, l’audiovisivo e la creatività italiana nel mondo», ha dichiarato Vacca.
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E’ morto all’età di 85 anni il principe Diofebo Meli Lupi di Soragna. Esponente di una delle più antiche famiglie della nobiltà italiana, era l’ultimo “Principe del Sacro Romano Impero” ed è stato una figura capace di coniugare il prestigio della propria storia familiare con una spiccata ironia, un carattere affabile e una grande passione per lo sport.
Nato a Varese nel 1941, si era laureato in Scienze Politiche all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Dopo il servizio come ufficiale di complemento negli Alpini, aveva lavorato per alcuni anni a Londra nel settore della finanza, prima di rientrare in Italia dopo la morte del padre e dedicarsi all’azienda agricola di famiglia e alla gestione della storica Rocca di Soragna (Parma). Il castello, elegante residenza nobiliare le cui origini risalgono al XIV secolo, è stato per anni uno dei luoghi simbolo della vita culturale e mondana del territorio. Meli Lupi ne aveva mantenuto aperte le porte alle visite e aveva spesso messo gli spazi della Rocca a disposizione per eventi culturali, serate di gala e iniziative benefiche. Tra gli ospiti illustri anche la principessa Margaret, sorella della regina Elisabetta II, che visitò Soragna nel 1988.
A rendere particolarmente popolare il principe Diofebo Meli Lupi di Soragna, tuttavia, non erano soltanto il casato e i titoli nobiliari. Era soprattutto la sua personalità, caratterizzata da eleganza, simpatia e un marcato senso dell’umorismo. Una verve che lo aveva portato anche davanti alle telecamere, con diverse partecipazioni televisive e, in particolare, al “Maurizio Costanzo Show”. Nel corso delle sue apparizioni televisive aveva raccontato, con la naturalezza che lo contraddistingueva, alcuni degli episodi più curiosi della propria vita: dalla partecipazione, come invitato, al matrimonio di Grace Kelly con il principe Ranieri di Monaco alle serate del mercoledì nello scantinato di Busseto con gli amici del gruppo del “Bunker”.