martedì 6 ottobre 2026

USA. La donna sopravvissuta a due iniezioni letali, riprende conoscenza e parla ( da Il Mattino)

 

Christa Pike, la donna condannata a morte e sopravvissuta a due iniezioni letali «ha ripreso conoscenza e parla»

Condannata a morte negli Usa, resta ammanettata e incatenata alle caviglie pur avendo subito gravi lesioni alle braccia a causa delle flebo di pentobarbital che avrebbero dovuto ucciderla


 

Christa Pike, la donna sopravvissuta a due iniezioni letali, ha ripreso conoscenza e parla. Lo hanno reso noto i suoi avvocati che hanno definito questo ultimo uno sviluppo «senza precedenti». La Pike - hanno detto i legali - resta ammanettata e incatenata alle caviglie pur avendo subito gravi lesioni alle braccia a causa delle flebo di pentobarbital che avrebbero dovuto ucciderla.

Il caso di Christa Pike

La Pike era stata ricoverata la sera del 30 settembre dopo il flop dell'esecuzione nella camera della morte del carcere di massima sicurezza Riverbend di Nashville.

Chi è la Pike

La donna, che ha 50 anni, era stata condannata a morte per l'omicidio di una coetanea commesso quando aveva 18 anni mentre il suo complice, che ne aveva 17, ha ricevuto la pena del carcere a vita con la possibilità di sconti di pena.

La prognosi per Christa resta al momento poco chiara: «Come minimo dobbiamo aspettarci tempi lunghi per la ripresa», hanno detto gli avvocati Randy Spivey e Kelly Gleason. «Siamo incredibilmente grati al team medico dell'ospedale che ha curato Christa in modo eccezionale».

Dall'Ucraina alla Francia. Due notizie da brividi

    Ucraina. Nella grande città Ucraina, ZAPORIZZJA, in cui c'è la famosa centrale nucleare, è stato da poco inaugurato il primo 'ASIILO SOTTERRANEO'. Saranno mai bambini felici e, poi, adulti normali,  costretti ogni giorno, a nascondersi, come topi, nelle viscere della terra?

 Francia. A Parigi ed in molte altre grandi città francesi dilaga la protesta degli studenti delle superiori e dell'università che stanno mettendo a fuoco interi quartieri e che costringono le forze di polizia a fronteggiarli in tenuta antisommossa.  Uno degli slogan della protesta, alla quale si rimprovera di non essere pacifica - come avrebbe potuto essere, se non vi fossero state infiltrazioni dei soliti promotori di disordini - era: ' 1 insegnante per 30 studenti nella classi,  5 poliziotti per ogni manifestante nelle piazze'. 

 Dall'altra sponda dell'Atlantico torna a tuonare il pazzo americano: le proteste studentesche in Francia sono alimentate dai musulmani che intendono islamizzare l'Occidente. E il disagio dovuto alle grandi emergenze scolastiche? Non esiste.

Pinocchio e Collodi ( Carlo Lorenzini). Nascita del capolavoro, nel racconto del fratelòlo0 dello scrittore, contenuto in in un quaderno recentemente scoperto ( Rai news.it) Giordano Bruno Guerri presidente anche della Fondazione Collodi

 

Copertina Pinocchio in mostra a Romics 2026

Un eccezionale ritrovamento documentale arricchisce il patrimonio letterario di Carlo Collodi. Ad annunciarlo è stato il presidente della Fondazione Nazionale Carlo Collodi Giordano Bruno Guerri nel corso del convegno al Senato.

Un quaderno di 250 pagine svela i segreti del burattino

Nel corso del convegno al Senato intitolato "'C'era una volta... satira e patria nel genio immortale di Collodi'", promosso dal senatore Maurizio Gasparri e arricchito dalla presenza del ministro della Cultura Alessandro Giuli e del cantautore Edoardo Bennato, è stato annunciato un ritrovamento eccezionale. In occasione delle celebrazioni per il bicentenario della nascita di Carlo Collodi, il presidente della Fondazione Nazionale Carlo Collodi, Giordano Bruno Guerri, ha rivelato il rinvenimento, all'interno di un archivio privato, di un quaderno inedito di ben 250 pagine scritto da Ippolito Lorenzini, fratello dell'autore. 

Il documento raccoglie notizie inedite sulla stesura di Pinocchio, offrendo uno sguardo intimo e familiare sull'intera genesi del celebre capolavoro.

I prossimi progetti culturali

Durante l'evento, che ha visto anche l'attivazione di uno speciale annullo filatelico da parte di Poste Italiane, Guerri ha tracciato un bilancio positivo sul futuro della Fondazione. 

I debiti sono stati completamente saldati e sono molteplici le iniziative in cantiere: tra queste spiccano la traduzione di Pinocchio in lingua kazaka, l'uscita a novembre di un docufilm Rai dedicato a Collodi e l'installazione di luminarie natalizie a tema a Monopoli, che successivamente troveranno dimora definitiva nel Parco di Collodi.

Giuli ha definito Pinocchio "un romanzo di formazione per ognuno di noi: un classico che insegna la carità, la moralità e la presa di coscienza di cosa significa, fino in fondo, essere umani". Da parte sua, Gasparri ha evidenziato l'impegno patriottico dell'autore e il valore universale dell'opera: "Celebrare i duecento anni dalla nascita di Carlo Lorenzini significa rendere omaggio a un patriota delle guerre d'Indipendenza e a un genio della nostra cultura. 

In Pinocchio c'è la descrizione completa della nostra società e della natura umana, una storia immortale capace di ispirare il cinema, l'animazione di Walt Disney e i grandi nomi della musica italiana".

Ad arricchire il convegno è stata la partecipazione straordinaria di Bennato: "Figure come il Gatto e la Volpe nella favola sono due malfattori che approfittano della buona fede dei giovani. Eppure, anche attraverso la musica, finiscono per diventare persino simpatici o divertenti: rappresentano la scorciatoia, il concorso per voci nuove, l'illusione del successo facile. Dall'altra parte c'è la Fata Turchina, che rappresenta l'affettività e la sensibilità femminile, un elemento fondamentale e vincente, specialmente oggi".

Cerno può difendere la sua incoerenza/ coerenza dalle pagine del giornale che dirige? Bella coerenza ( da Il Giornale, di Alessandra Corradi)

 

Tommaso Cerno in occasione della presentazione del programma RAI �2 di picche�, Milano, 05 ottobre 2026 ANSA / MATTEO BAZZI

Ci sono parole che nella vita pubblica pesano come un macigno, ma la parola “tradimento” per il direttore Tommaso Cerno diventa un’altra cosa: una chiave di lettura della vita, una rottura dei canoni e, soprattutto, una forma di libertà. Nel suo libro “Le ragioni di Giuda” (Rizzoli) c’è la politica ma anche la presa di distanza dall’ipocrisia dei conformismi, ma soprattutto c’è un’autobiografia introspettiva e senza sconti, che ha spiegato lui stesso in un’intervista a L’Edicola.

Il libro si apre con una rivendicazione: “Io non sono il traditore, io sono il tradimento”. Il racconto di Cerno rivendica il coraggio di non restare imbrigliati nelle appartenenze di comodo, perché “in Italia essere coerenti significa spesso stare attaccati al posto, non alle idee. Io preferisco restare attaccato alle idee. Se un partito cambia opinione e pretende che tu cambi con lui, chiamando questa cosa ‘coerenza’, sta mentendo al Paese”. Ma esiste il privato oltre al pubblico e in quella sfera il direttore spiega che il tradimento che più chi fa male è quello che ritiene di aver fatto nei confronti dei genitori: “Ho lasciato casa molto presto perché volevo capire se avessi un futuro nel mestiere che mi piaceva. Prima ancora che il giornalismo, era il bisogno di esprimermi. Ho sempre pensato che i genitori fossero esterni, che i figli dovessero andare via e costruirsi la propria vita. Poi li ho persi entrambi da poco e ho cominciato a sentirli quasi più vivi dopo morti. Ho capito che, anche se i genitori ti vogliono bene e ti perdonano, non stare vicino alla famiglia può essere una forma di egoismo. Io non sono stato vicino alla mia famiglia quanto avrei potuto”.

Cerno è un giornalista che non ha paura di esporsi e di dire la sua verità, anche andando controvento e controcorrente ma sotto questa patina, sotto il coraggio delle battaglie pubbliche emerge la storia di un uomo formato da un Friuli di confine, da un’infanzia complessa e dalla consapevolezza che la storia non è mai una sola. “Ero un bambino povero, nel senso che non potevo permettermi di girare il mondo. Sono cresciuto in un luogo dove la storia era talmente potente che sembrava quasi non esistere, perché per decenni è stata nascosta. Da noi il 25 aprile non coincideva con la fine di tutto”, ha spiegato il direttore, aggiungendo di essere cresciuto “con l’idea che la storia non fosse mai una sola”.

Cerno è stato uno dei coraggiosi, parola che ritorna nella storia della sua vita, a non nascondere il proprio orientamento sessuale negli Ottanta, parlando apertamente della sua omosessualità. E rivendica questa scelta, ricordando che in quegli anni “essere gay significava essere davvero una minoranza. Ma anche divertirsi un sacco. Io facevo il Gay Pride quando essere gay significava davvero esporsi. Io mi battevo per l’uguaglianza, non per essere classificato come un insetto. Le battaglie per l’uguaglianza non possono trasformarsi in un’occupazione militare della coscienza”. Il direttore ha spiegato di amare “il consenso ma coltivo il dissenso” per poi aggiungere: “Mi incazzo con i bugiardi, non con gli avversari”. Ma sono gli attentati alla libertà a dare maggiormente fastidio a Cerno, che oggi vede “meccanismi illiberali a sinistra. Il politicamente corretto, le parole che qualcuno decide si possano o non si possano usare. Nel secolo scorso associavamo la censura alla destra; oggi io vedo forme di censura che arrivano da sinistra. Il problema non è il colore della bandiera, ma il metodo”. E rivendica che a tenerlo vivo è “la mia incoerenza”, che “è la temperatura corporea di una persona che non agisce per un secondo fine. Quando sarò diventato prevedibile, quando mi sarò accucciato in uno di quei posti confortevoli dove tutti pensano allo stesso modo, venite a prendermi e portatemi via: vorrà dire che non ho più niente da dire”.