mercoledì 28 ottobre 2026

Meloni non perde occasione per scagliarsi contro la magistratura ( da Il Giornale di Sicilia). In Italia la magistratura è ANCORA indipendente dal Governo, capito Giorgia? ( P.A.)

 

Siher è libero, la giudice non convalida l’arresto. Meloni: dalla gip una decisione vergognosa. Replica l'Anm

«Una decisione vergognosa». Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in un video sui social commenta la decisione della gip di Milano Tiziana Landoni, che ha disposto la liberazione di Youssef Siher, il ricercatore 30enne fermato la notte di sabato scorso in qualità di amministratore del canale Telegram "Movimento 17 ottobre" aperto dopo la due giorni di saccheggi e devastazioni a Milano.

«Penso - aggiunge - che questa sia una mortificazione insopportabile del lavoro delle forze dell’ordine, degli inquirenti, del Ministero degli interni e in generale di tutti coloro che si adoperano per difendere la gente perbene dal rischio di vedere devastate le proprie città e i propri esercizi commerciali».

La nota dell'Anm

«La nostra piena solidarietà alla gip di Milano, oggetto di un attacco scomposto da parte della presidente del Consiglio dei ministri. Le decisioni dei magistrati si possono contestare nel merito e impugnare all’interno dei procedimenti. La delegittimazione dei colleghi, persino da chi ricopre le più alte cariche istituzionali, è invece un ormai consueto esercizio di intimidazione che non dovrebbe appartenere a uno Stato di diritto. Un esercizio insopportabile». Lo dichiara la Giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati.

«Autonomia e indipendenza della magistratura - aggiunge il sindacato delle toghe - sono due capisaldi della democrazia, in cui i magistrati non possono essere il nemico da additare in ogni circostanza all’interno del dibattito pubblico. Questo comportamento arreca un danno alla credibilità delle istituzioni».

Israele. Il problema è Netanyahu, ma è anche - e forse soprattutto - Israele che lo vota ancora dopo tutto... ( da Fanpage.it, di Francesco Cancellato)

 Il problema è Israele, non Netanyahu

Dopo aver imbarcato in coalizione due terroristi eversivi come Bezalel Smotrich e Itamar Ben Gvir, con cui fino a pochi mesi prima non voleva nemmeno farsi fotografare assieme.

Dopo aver proposto una riforma della giustizia che avrebbe depotenziato la Corte Suprema e trasformato di fatto Israele in un’autocrazia.

Dopo le inchieste per corruzione a suo carico, che hanno scoperchiato – come minimo – un giro di regali imbarazzante e una gestione del potere da satrapo babilonese.

Dopo che giornali autorevolissimi come Haaretz hanno dimostrato che il governo israeliano sapeva cosa Hamas stava architettando per il 7 ottobre, ma non ha fatto nulla per evitare l'attacco terroristico di Hamas.

Dopo aver raso al suolo Gaza dopo la strage del 7 ottobre, senza alcuna remora verso la popolazione civile, con un’azione militare per la quale è stata usata – con cognizione di causa, da organismi internazionali  qualificati a usarla – la parola genocidio.

Dopo un mandato di arresto per crimini di guerra della Corte Penale Internazionale.

Dopo 21mila bambini morti, 30mila bambini feriti, e 800mila bambini sfollati. 

Dopo il ripristino della pena di morte in Israele per chi compie atti di terrorismo “con l'intento di negare l'esistenza dello Stato di Israele”, cioè solo contro persone non sioniste, quindi palestinesi o comunque arabe.

Dopo i rapimenti di cittadini europei, su imbarcazioni europee, in acque internazionali o addirittura di Paesi europei che volevano rompere un blocco navale illegale.

Dopo una guerra in Iran che ha messo in ginocchio l’economia globale, scatenata assieme agli Usa di Trump senza alcun motivo valido, se non quello di rovesciare un regime ostile a Israele.

Dopo aver sabotato in ogni modo le trattative degli Usa con l’Iran per la riapertura dello stretto di Hormuz, incurante dei contraccolpi sull’economia globale della chiusura di uno degli stretti marini più strategici del mondo per il mercato dell’energia e dei fertilizzanti.

Dopo la copertura politica e giudiziaria alle razzie e alle violenze dei coloni in Cisgiordania, col deliberato intento di negare ogni possibilità di nascita di una qualsivoglia autorità nazionale palestinese, in violazione degli accordi di Oslo del 1993.

Dopo tutto questo – e sicuramente ci dimentichiamo qualcosa – il Likud del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è ancora il primo partito in Israele, diversi punti avanti a quello del rivale Gavi Eisenkot. E, mentre scriviamo, la coalizione di governo è quella che più si avvicina a formare una maggioranza.

Dopo le elezioni del 27 ottobre 2026, comunque finiranno, abbiamo se non altro capito che Netanyahu è il perfetto rappresentante dell’opinione pubblica israeliana e del suo elettorato. E che la maggioranza relativa – forse addirittura quella assoluta – ha gradito quel che ha fatto.

Dopo oggi, comunque la pensiate su quel che è stato, sarà dura scindere le responsabilità di Netanyahu da quelle degli israeliani. 

Antonio Fanna, lo studioso che scoprì e catalogò Vivaldi, è scomparso. Aveva 10 anni ( Gdm, di Stefano Nardelli)

 

La scomparsa di Antonio Fanna

Muore a cento anni il musicologo che nel 1947 fondò l’Istituto Italiano Antonio Vivaldi, avviando la pubblicazione sistematica delle opere del compositore veneziano


Antonio Fanna
Antonio Fanna

Antonio Fanna, nato a Treviso il 7 aprile 1926, è morto a cent’anni da pochi mesi compiuti. Musicologo e organizzatore culturale, è stato uno dei protagonisti della riscoperta moderna di Antonio Vivaldi, contribuendo a trasformare il compositore veneziano da autore noto soprattutto per poche pagine celebri a presenza stabile nelle sale da concerto e nei cataloghi discografici di tutto il mondo.

La storia comincia nel dopoguerra. Nel 1947, appena ventenne, Fanna fonda con Angelo Ephrikian l’Istituto Italiano Antonio Vivaldi, affidando a Gian Francesco Malipiero la direzione artistica. L’obiettivo è ambizioso: rendere accessibile un patrimonio musicale in gran parte inedito, attraverso la pubblicazione sistematica delle partiture. In un’Italia ancora segnata dalle distruzioni belliche, l’impresa unisce ricerca musicologica, editoria e pratica esecutiva, con il sostegno della casa editrice Ricordi.

Il lavoro procede fino a rendere disponibile una parte consistente della produzione strumentale vivaldiana. Nel 1968 Fanna pubblica per Ricordi il catalogo tematico delle opere strumentali, strumento fondamentale per identificare e ordinare la musica del compositore. Nel 1978 dona l’Istituto alla Fondazione Giorgio Cini, sull’isola di San Giorgio Maggiore a Venezia, assicurandogli una nuova prospettiva internazionale. Accanto alla pubblicazione delle partiture, prendono impulso le edizioni critiche della musica vocale sacra e profana e delle opere teatrali, con il contributo di studiosi come Michael Talbot, Peter Ryom e Reinhard Strohm. L’Istituto diventa così un punto di riferimento per la comunità scientifica vivaldiana. Nel 1997 Fanna lascia la direzione al figlio Francesco, che prosegue il lavoro paterno.

Il lascito di Fanna non si misura soltanto nei cataloghi e nelle edizioni. Il flautista, direttore d’orchestra e studioso Federico Maria Sardelli, che proprio grazie a lui pubblicò alcuni dei suoi più importanti saggi su Vivaldi, ne ricorda la passione, il rigore e la determinazione, sempre lontani dai riflettori. Nel 1994 Fanna lo contattò personalmente, dopo aver accolto un suo studio sull’iconografia vivaldiana: una telefonata fatta di domande e curiosità che aprì al giovane ricercatore le porte della comunità internazionale degli studiosi.

Fanna aveva compreso che restituire Vivaldi al mondo significava anzitutto rendere disponibili le fonti, offrire agli interpreti testi affidabili e creare le condizioni per una ricerca condivisa. Un lavoro paziente, spesso invisibile al pubblico, ma decisivo per la diffusione della musica del compositore. "Grazie, caro padre degli studi vivaldiani",  scrive Sardelli. Un’eredità che continua a vivere ogni volta che una partitura di Vivaldi torna sul leggio di un musicista.

martedì 27 ottobre 2026

Venezia. Palazzo Vendramin Grimani. In mostra tesori musicali cartacei di antichi fondi ( Griman, Marcello) e concerto

 La Fondazione dell’Albero d’Oro  ha presentato a Palazzo Vendramin Grimani di Venezia un dittico musicale dedicato alla riscoperta del proprio patrimonio archivistico. Per la prima volta, il pubblico potrà avvicinarsi al fondo musicale delle famiglie Grimani e Marcello, oggi nuovamente conservato a Palazzo, attraverso le fonti originali e la loro restituzione in musica. Protagonista dei due appuntamenti il Quatuor Elmire, che recentemente ha conquistato il secondo premio al prestigioso Concorso di Ginevra, chiamato a riportare all’ascolto pagine rare e inedite, e a metterle in dialogo con il grande repertorio europeo della musica da camera.

Il programma: la conferenza della musicologa Véronique Boudier, dedicata alla scoperta di una parte degli archivi, seguita da un concerto commentato nel quale l’esecuzione dei brani sarà accompagnata da approfondimenti e chiavi di ascolto (24 ottobre); il concerto del Quatuor Elmire, che metterà a confronto il Quartetto n. 3 di Antonio Angelo Miari, fino a oggi inedito, e il Quartetto «Razumovsky» op. 59 n. 1 di Ludwig van Beethoven.

La storia di Anna, 84 ANNI, COSTRETTA A VIVERE IN MACCHINA, nel paese governato da donna, madre italiana, cattolica di nome Giorgia ( TGCOM24)

 

Vive in auto a 84 anni a Milano, la storia di Anna: "Nonostante tutto sono viva e ho ancora il sorriso"© Da video

In collegamento con "Dentro la Notizia" la signora Anna, 84 anni ed ex professoressa originaria di Bari, racconta di vivere in auto a Milano dopo che la sua unica figlia ha venduto l'appartamento in cui abitava prendendosi tutto il ricavato in denaro. "Nonostante tutto sono viva, non ho perso né memoria né movimento, e ho ancora il sorriso", commenta.

   

"È quasi un mese che abito in macchina, sono stata quasi sei mesi a casa di una signora che conoscevo da un paio d'anni. È difficile trovare una casa perché gli affitti sono molto cari qui a Milano. Vado a lavarmi alle docce pubbliche perché sono sempre stata abituata così fin da piccola", prosegue la signora Anna.

"Non voglio piangere, vorrei poter ridere sempre - aggiunge commossa - Intorno a me ci sono degli esseri umani con il cuore grande che mi stanno aiutando. Stanno lavorando per me", dice parlando dell'associazione che si sta occupando di darle una casa. "In auto non ci tornerà assolutamente. Per ora la signora sono due notti che dorme in un albergo ma l'appello che vorrei fare è quello di cercare per Anna un bilocale da condividere con un'altra persona, così ha la compagnia e in due possono dividersi le spese" conclude il responsabile dell'associazione milanese.