martedì 28 aprile 2026

La Destra e la Cultura. Occasione da non sprecare ( da Il Giornale, di Alessandro Gnocchi). Caro Alessandro, non pensi che l'occasione l'abbia già sprecata, pechè il suo fallimento è sotto gli occhi di tutti? ( P.A.)

 

La destra e la cultura. Occasione da non sprecare tra caos e ripicche

C'è un momento, nella storia di ogni cultura politica, in cui essa deve scegliere se diventare tradizione viva o museo di se stessa. La destra italiana, e più in generale quella europea, sta attraversando quel momento con una curiosa combinazione di euforia e cecità.

Il problema non è la mancanza di idee e tanto meno la mancanza di maestri. Del Noce, Schmitt, Eliot, Scruton. Von Hayek, Von Mises, Popper. Croce, Longanesi, Prezzolini. Un pantheon eccellente, estremamente vario, che trova la sua ragione d'essere nella convinzione comune che il conservatore, come diceva Prezzolini, sia l'uomo del dopodomani, che ci porterà nel futuro senza cadere nell'abbaglio del progressismo. Qualcosa si muove. Esiste una generazione di intellettuali che prova a fare sul serio: a ragionare sul limite della tecnocrazia, a difendere la sovranità senza scivolare negli errori del Novecento, a recuperare il senso del sacro senza consegnarsi ai bigotti. Il problema è tradurre tutto quanto in politica. La destra è andata al governo in Italia e cresce in Europa. E il governo è il luogo in cui le culture politiche o si temprano o si dissolvono.

Venezia, in queste settimane, offre due esempi. Il primo: Beatrice Venezi, nominata direttore musicale della Fenice con la benedizione politica del centrodestra, è stata licenziata dalla stessa Fondazione il 26 aprile dopo mesi di guerriglia interna, con l'accusa di dichiarazioni offensive verso l'orchestra. Si può ragionare sulla qualità della nomina, sul metodo, sulle responsabilità reciproche. Ma resta il fatto che la destra ha trasformato una direttrice d'orchestra in una bandiera ideologica prima ancora che alzasse la bacchetta; e che, una volta logorata, l'abbia scaricata. Il secondo esempio viene dalla Biennale Arte 2026, dove il ministro Giuli e il presidente Buttafuoco si sono scontrati sulla riammissione del Padiglione russo, con Giuli che diserterà l'inaugurazione del 9 maggio e l'Unione europea pronta a tagliare i finanziamenti all'istituzione veneziana. Due figure della destra culturale, si suppone con una visione del mondo almeno compatibile. E invece... Come mai sono esplose le differenze? La destra culturale ha oggi una responsabilità che non aveva quando era minoranza. Allora poteva permettersi l'esilio interiore, la purezza dell'opposizione, il lusso della coerenza assoluta. Adesso deve dimostrare di poter essere la coscienza, quando necessario critica, del centrodestra al governo. E anche di saper mediare senza accapigliarsi alla prima difficoltà.

L'occasione c'è. Una cultura di destra capace di leggere il presente (la crisi dell'ordine liberale, la questione demografica, il ritorno della guerra in Europa) potrebbe indirizzare il dibattito pubblico in modo sostanziale. A condizione di non sprecare l'opportunità in riti celebrativi e regolamenti di conti interni. Gli elettori del centrodestra (e non solo loro) aspettavano dal dopoguerra di poter mettere in circolo le proprie idee e i propri autori, esclusi dalla sinistra più settaria d'Europa. Un fallimento sarebbe impossibile da sopportare.

B.V. La risposta poco convicente dopo il licenziamento dalla Fenice

Intanto prendiamo atto che  la risposta che si annuncia al licenziamento, è avvenuta per mezzo del 'capo ufficio stampa' di B.V. ( insomma come una star ha uno staff stampa e perfino un capo! pensavamo che solo una come J.L. potesse permetterselo, invece...). Apprendiamo poi - la recita continua: siamo sempre più convinti che l'uscita di scena in questo modo sia stata preparata, perchè non apparisse disonorevole per la direttrice, e per poter inserire B.V. nel martirologio politico - che il licenziamento le è stato comunicato dal suo amico, complice e sponsor, ma non in proprio, Colabianchi (ex) tramite lettera, dopo che la notizia era prima apparsa sui giornali.

 Si fa fatica a credere a questa versione. Come è possibile che Colabianchi non le abbia comunicato che  quelle sue dichiarazioni non potevano avere altro esito che il suo licenziamente, perchè lei si era data la zappa sui piedi; e dopo che tutto il partito, da Donzelli a Mollicone a Speranzon fino alle Sorelle 'Fratelle d'Italia', era stato investito della questione?

 Avrebbe dovuto capire che quella stessa politica che l'aveva portata sugli altari - senza che avesse fatto miracolo alcuno - ora la gettava nella polvere (ci si perdoni il paragone audace, riemerso dalle nebbie scolastiche ormai lontanissime).

Lei ha pensato di poter forzare, ogni giorno di più, mentre avrebbe dovuto capire che tira oggi  e tira domani, può accadere che la corda si spezzi. E la Sorella d'Italia, Giorgia, l'ha dovuta mollare. Anche perchè in queste settimane 'nere' (non solo per il colore del suo partito)  del suo Governo, non poteva accusare un colpo ulteriore.

Comunque  aldilà delle modalità del licenziamento sulle quali la direttrice minaccia di tornare, con chi altro può prendersela ? Con i critici che quasi in coro le hanno detto che lei è una direttrice 'senza infamia e senza lode' - come si dice - e perciò non matura per assumere - non solo ora - un incarico di prestigio e di grande responsabilità dal quale dipende il futuro artistico - positivo o negativo - di un'orchestra?

 Dovrebbe prendersela solo con sé stessa che ha pensato di potersi permettere qualunque cosa, pensando di avere le spalle coperte dalla politica. Le ha avute certo, ma quella stessa politica ora ha deciso che non può più difenderla e sostenerla, perchè l'ha fatta grossa, e per non subire contraccolpi l'ha mollata al suo destino. Che sarà in salita perchè dopo un simile incidente chi rischierà di chiamarla a dirigere?

 Come si fa , dopo mesi di polemiche. a gettare ombre e fango sull'orchestra che avrebbe dovuto guidare da direttrice musicale? Solo una che ha perso la testa non si rende conto della gravità delle sue dichiarazioni al quotidiano argentino.

 E comunque, come Lei stessa ha dichiarato, ha la strada aperta proprio nel paese del 'segaiolo' Milei. Se ne stia lì. Non ha confessato che lì si sente più a casa  che in Italia?

 Ora l'ultima scena che attendiamo per completare la commedia/tragedia veneziana è quella delle dimissioni di Colabianchi che, non si dimentichi, è all'origine di questo casino aperto per favorire una protetta della Premier, alla quale lui pure era riconoscente per  l' incarico (contestato) di sovrintendente alla Fenice.

lunedì 27 aprile 2026

B.V. risponde al licenziamento ( Adnkronos, di Paolo Martini) Fa la martire - come previsto da copione, lei 'underdog' come la Premier, mentre il suo 'capo ufficio stampa' annuncia reazioni

 

Beatrice Venezi licenziata dal Teatro La Fenice: "Offesa e bullizzata dagli orchestrali negli ultimi mesi"

La direttrice d'orchestra: "Io ragazza di provincia che si è fatta da sola, non piaccio alla Casta"

Beatrice Venezi (Fotogramma/Ipa)
Beatrice Venezi (Fotogramma/Ipa)


Beatrice Venezi rompe il silenzio il giorno dopo il suo licenziamento dal Teatro La Fenice. "Sono stata offesa e bullizzata dagli orchestrali negli ultimi mesi" rivela la direttrice d'orchestra in una nota , sostenendo di "non aver mai mancato di rispetto a lavoratori di nessun teatro". "Prendo atto della dichiarazione del sovrintendente e della decisione della Fondazione Teatro La Fenice, che andrà comunque chiarita nelle motivazioni e a cui si dovrà rispondere in modo opportuno" aggiunge.


L'istituzione veneziana ha interrotto, infatti, ogni futura collaborazione con la 36enne maestra lucchese, che lo scorso 22 settembre era stata designata direttrice musicale a partire dal 1° ottobre 2026. Un comunicato, inviato all'Adnkronos dal giornalista Aldo Belli, capo ufficio stampa di Beatrice Venezi, precisa che "solo successivamente" alla comunicazione pubblica di Colabianchi, l'artista "ha ricevuto una lettera formale di risoluzione della nomina" e che l'interessata "si astiene da ogni commento sull'eleganza della forma".

La nota diffusa da Venezi sottolinea che è "evidente che le dichiarazioni rese dal maestro Venezi al quotidiano argentino 'La Nacion' il 23 aprile scorso" - quelle in cui si accusava di nepotismo l'orchestra e che hanno innescato la reazione di Colabianchi - "avrebbero dovuto essere lette nel contesto dell'intervista e non distorte e strumentalizzate. E' stata dichiarata una idea specifica e circostanziata che non poteva essere travisata".

"Mai sono mancata e mai mancherò di rispetto ai lavoratori di nessun teatro - dichiara Beatrice Venezi - a differenza di quanto invece ho ricevuto dai lavoratori de La Fenice negli ultimi otto mesi, che mi hanno costantemente e sistematicamente diffamata, calunniata, offesa e bullizzata, su social, giornali, tv in Italia e in tutto il mondo, con l'intento dichiarato di danneggiare la mia immagine professionale e conseguentemente la mia carriera".

La nota inviata all'Adnkronos ricorda che a tal proposito è "sufficiente scorrere la cronaca italiana e non solo dalla fine del 2025 per constatare la reiterata comunicazione lesiva del 'rispetto' dovuto al maestro Venezi". "In Italia essere giovane è un handicap e, poi, donna un aggravante. Il mio è il successo di una ragazza di provincia che si è fatta da sola. E questo non piace alla Casta", conclude Venezi. (di Paolo Martini)

B.V. via dalla Fenice. Scelta autonoma dl teatro? ( da IL Messaggero, di Gabriele Tommasi)

 

Beatrice Venezi licenziata dal teatro La Fenice: chi ha voluto far calare il sipario sulla direttrice d'orchestra vicina a Meloni

La "bacchetta" legata a FdI ha pagato pegno per un'intervista rilasciata a un quotidiano argentino. Ecco i motivi che hanno spinto il governo a non difenderla


Beatrice Venezi (foto di repertorio LaPresse)

Non sono le dimissioni di un membro di governo ma un addio pur sempre pesante per il mondo meloniano. La cacciata di Beatrice Venezi dal teatro "La Fenice" segna un punto di non ritorno per il centrodestra. La direttrice d'orchestra rappresentava una sorta di "bandiera culturale" per Fratelli d'Italia. Il suo allontanamento si inserisce lungo la scia di vari addii dall'esecutivo. La "pulizia primaverile" di Giorgia Meloni è arrivata all'indomani della sconfitta al referendum sulla giustizia, una battaglia politica su cui il governo si giocava molto.

La frase dietro alla rottura

Qualche parola di troppo ha fatto deflagrare in maniera definitiva il caso. Tutto è partito da un'intervista rilasciata da Venezi al quotidiano argentino La Nación. In quell’occasione la direttrice aveva rivendicato il proprio percorso sottolineando di "non avere padrini". Ma c'è stato un passaggio in particolare che ha suscitato parecchie discussioni e determinato la fine del rapporto di stima e fiducia tra la direttrice d'orchestra e il mondo del centrodestra. "Questa è un’orchestra dove le posizioni si tramandano praticamente di padre in figlio", ha affermato Venezi.

Beatrice Venezi durante la giornata conclusiva della conferenza programmatica di Fratelli d'Italia al MiCo di Milano (foto LaPresse)
Beatrice Venezi durante la giornata conclusiva della conferenza programmatica di Fratelli d'Italia al MiCo di Milano (foto LaPresse)

Le frasi pubblicate sul quotidiano argentino hanno indotto la fondazione del teatro "La Fenice" a chiudere ogni collaborazione futura con la direttrice d'orchestra. La decisione è stata comunicata dal sovrintendente Nicola Colabianchi con una nota in cui l'allontanamento è stato motivato per le "reiterate e gravi dichiarazioni pubbliche" ritenute "offensive e lesive del valore artistico e professionale" del teatro veneziano e della sua orchestra. La scelta del sovrintendente ha ricevuto in qualche modo il beneplatico da parte del governo. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli infatti ha preso atto della decisione di Colabianchi, "assunta in autonomia e indipendenza" e ha confermato "al sovrintendente de La Fenice la sua più completa fiducia". Una scelta per "sgomberare il campo da equivoci, tensioni e strumentalizzazioni d'ogni ordine e grado nell'interesse del teatro e della città di Venezia". Una decisione che però ha determinato una rottura irreversibile tra Venezi e il mondo meloniano che l'ha sempre sostenuta nei suoi "momenti difficili".

Il legame con FdI

Già perché Venezi negli ultimi mesi si è dovuta difendere da molte polemiche. Nata a Lucca nel 1990 e tra le direttrici più note della nuova generazione, il suo nome era finito da un bel po' al centro di un acceso dibattito. La nomina alla Fenice aveva sollevato critiche di una parte dei lavoratori e del mondo musicale. Il motivo? Un curriculum ritenuto inadeguato rispetto ai direttori musicali del passato. Spesso le opposizioni hanno sostenuto che la sua ascesa fosse dovuta soprattutto alla vicinanza con Giorgia Meloni.


La direttrice d'orchestra ha un "pedigree politico" piuttosto definito. Suo padre, l'immobiliarista Gabriele Venezi, si era candidato nel 2007 come sindaco di Lucca nelle liste di Forza nuova. Nel 2021 Venezi ha partecipato al festival di Sanremo e rifiutato l'appellativo di "direttrice", chiedendo di essere chiamata piuttosto "direttore". Un gesto piaciuto molto a quella parte politica che sarebbe poi salita a Palazzo Chigi dopo le elezioni politiche del 2022. Il "licenziamento improvviso" porterebbe la firma di chi finora l'ha sempre sostenuta: Fratelli d'Italia. Venezi ha potuto fare sempre affidamento sulla sponda politica di soggetti rilevanti del mondo meloniano, come ad esempio il presidente della commissione Cultura alla Camera Federico Mollicone.

Il presidente della commissione Cultura alla Camera ed esponente di FdI Federico Mollicone (foto LaPresse)
Il presidente della commissione Cultura alla Camera ed esponente di FdI Federico Mollicone (foto LaPresse)

Secondo alcune ricostruzioni la parola "fine" è stata determinata da una giornata di interlocuzioni all'interno di FdI tra alcuni big come il responsabile nazionale dell'organizzazione Giovanni Donzelli, lo stesso Giuli e il coordinatore del partito in Veneto Raffaele Speranzon. L'allontanamento di Venezi sarebbe più da ricondurre a un cambio di passo nella strategia della presidente del Consiglio. Infatti dopo la sconfitta alle urne sulle giustizia la leader di FdI sembrerebbe intenzionata a non "difendere più nessuno". Palazzo Chigi però ha smentito qualsiasi ipotesi definendola "priva di ogni fondamento". La presidente del Consiglio non sarebbe stata coinvolta "in alcun modo sul tema e quindi non avrebbe potuto dare alcun 'via libera'". Il riferimento è a un retroscena pubblicato sul Corriere della sera in cui si attribuivano alla presidente del Consiglio alcune parole all'allontanamento di Venezi. "È una scelta inevitabile, ormai è indifendibile", sono le dichiarazioni riportate dal quotidiano milanese.

Il rapporto speciale con Meloni

Il legame tra la presidente della Consiglio e la direttrice d'orchestra ha radici ben solide. In un'intervista a L'Espresso del 2022 Venezi ha espresso parole di apprezzamento verso la leader di FdI. "Ho molta stima di Giorgia Meloni, come donna, prima di tutto. Una donna del genere nel nostro panorama politico italiano, e non solo, non l’abbiamo ancora vista, sinceramente", aveva affermato. "Queste sono considerazioni personali che faccio, più che una vera e propria appartenenza a uno schieramento politico. Apro le braccia a una parte politica che finalmente riconosce l’importanza della cultura e della nostra tradizione come valore fondante di un Paese. Ed è la prima volta che lo vedo", aveva aggiunto Venezi.

Nel 2022 Meloni incensava la direttrice d'orchestra per un suo intervento sulla cultura come elemento identitario. Le sue parole venivano definite "orgogliose e coraggiose". Dal momento in cui la leader di Fratelli d'Italia è andata a Palazzo Chigi Venezi è diventata una figura di riferimento culturale. Nel novembre 2022 veniva nominata consigliere per la Musica dall'allora ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano. Un anno prima la direttrice d'orchestra riceveva dalle mani dello stesso Mollicone il premio Atreju 2021. Un riconoscimento che solitamente viene dato a personalità che si sono distinte in vari ambiti proprio in occasione della manifestazione organizzata dal partito di Giorgia Meloni. Attestati di stima che appaiono distanti anni luce dopo l'allontanamento dal teatro “La Fenice”.



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Beatrice Venezi licenziata dal teatro La Fenice: chi ha deciso l'allontanamento della direttrice d'orchestra vicina a Meloni
https://www.today.it/politica/dimissioni-beatrice-venezi-governo-meloni.html
© Today

Teatro La Fenice. Chi ha deciso veramente l'allontanamento di B.V.( da today.it,di Riccardo Pieroni)

 

Beatrice Venezi licenziata dal teatro La Fenice: chi ha voluto far calare il sipario sulla direttrice d'orchestra vicina a Meloni

La "bacchetta" legata a FdI ha pagato pegno per un'intervista rilasciata a un quotidiano argentino. Ecco i motivi che hanno spinto il governo a non difenderla


Beatrice Venezi (foto di repertorio LaPresse)

Non sono le dimissioni di un membro di governo ma un addio pur sempre pesante per il mondo meloniano. La cacciata di Beatrice Venezi dal teatro "La Fenice" segna un punto di non ritorno per il centrodestra. La direttrice d'orchestra rappresentava una sorta di "bandiera culturale" per Fratelli d'Italia. Il suo allontanamento si inserisce lungo la scia di vari addii dall'esecutivo. La "pulizia primaverile" di Giorgia Meloni è arrivata all'indomani della sconfitta al referendum sulla giustizia, una battaglia politica su cui il governo si giocava molto.

La frase dietro alla rottura

Qualche parola di troppo ha fatto deflagrare in maniera definitiva il caso. Tutto è partito da un'intervista rilasciata da Venezi al quotidiano argentino La Nación. In quell’occasione la direttrice aveva rivendicato il proprio percorso sottolineando di "non avere padrini". Ma c'è stato un passaggio in particolare che ha suscitato parecchie discussioni e determinato la fine del rapporto di stima e fiducia tra la direttrice d'orchestra e il mondo del centrodestra. "Questa è un’orchestra dove le posizioni si tramandano praticamente di padre in figlio", ha affermato Venezi.

Beatrice Venezi durante la giornata conclusiva della conferenza programmatica di Fratelli d'Italia al MiCo di Milano (foto LaPresse)
Beatrice Venezi durante la giornata conclusiva della conferenza programmatica di Fratelli d'Italia al MiCo di Milano (foto LaPresse)

Le frasi pubblicate sul quotidiano argentino hanno indotto la fondazione del teatro "La Fenice" a chiudere ogni collaborazione futura con la direttrice d'orchestra. La decisione è stata comunicata dal sovrintendente Nicola Colabianchi con una nota in cui l'allontanamento è stato motivato per le "reiterate e gravi dichiarazioni pubbliche" ritenute "offensive e lesive del valore artistico e professionale" del teatro veneziano e della sua orchestra. La scelta del sovrintendente ha ricevuto in qualche modo il beneplatico da parte del governo. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli infatti ha preso atto della decisione di Colabianchi, "assunta in autonomia e indipendenza" e ha confermato "al sovrintendente de La Fenice la sua più completa fiducia". Una scelta per "sgomberare il campo da equivoci, tensioni e strumentalizzazioni d'ogni ordine e grado nell'interesse del teatro e della città di Venezia". Una decisione che però ha determinato una rottura irreversibile tra Venezi e il mondo meloniano che l'ha sempre sostenuta nei suoi "momenti difficili".

Il legame con FdI

Già perché Venezi negli ultimi mesi si è dovuta difendere da molte polemiche. Nata a Lucca nel 1990 e tra le direttrici più note della nuova generazione, il suo nome era finito da un bel po' al centro di un acceso dibattito. La nomina alla Fenice aveva sollevato critiche di una parte dei lavoratori e del mondo musicale. Il motivo? Un curriculum ritenuto inadeguato rispetto ai direttori musicali del passato. Spesso le opposizioni hanno sostenuto che la sua ascesa fosse dovuta soprattutto alla vicinanza con Giorgia Meloni.

I lavoratori contro l'incarico della direttrice: "Non è all'altezza"

La direttrice d'orchestra ha un "pedigree politico" piuttosto definito. Suo padre, l'immobiliarista Gabriele Venezi, si era candidato nel 2007 come sindaco di Lucca nelle liste di Forza nuova. Nel 2021 Venezi ha partecipato al festival di Sanremo e rifiutato l'appellativo di "direttrice", chiedendo di essere chiamata piuttosto "direttore". Un gesto piaciuto molto a quella parte politica che sarebbe poi salita a Palazzo Chigi dopo le elezioni politiche del 2022. Il "licenziamento improvviso" porterebbe la firma di chi finora l'ha sempre sostenuta: Fratelli d'Italia. Venezi ha potuto fare sempre affidamento sulla sponda politica di soggetti rilevanti del mondo meloniano, come ad esempio il presidente della commissione Cultura alla Camera Federico Mollicone.

Il presidente della commissione Cultura alla Camera ed esponente di FdI Federico Mollicone (foto LaPresse)
Il presidente della commissione Cultura alla Camera ed esponente di FdI Federico Mollicone (foto LaPresse)

Secondo alcune ricostruzioni la parola "fine" è stata determinata da una giornata di interlocuzioni all'interno di FdI tra alcuni big come il responsabile nazionale dell'organizzazione Giovanni Donzelli, lo stesso Giuli e il coordinatore del partito in Veneto Raffaele Speranzon. L'allontanamento di Venezi sarebbe più da ricondurre a un cambio di passo nella strategia della presidente del Consiglio. Infatti dopo la sconfitta alle urne sulle giustizia la leader di FdI sembrerebbe intenzionata a non "difendere più nessuno". Palazzo Chigi però ha smentito qualsiasi ipotesi definendola "priva di ogni fondamento". La presidente del Consiglio non sarebbe stata coinvolta "in alcun modo sul tema e quindi non avrebbe potuto dare alcun 'via libera'". Il riferimento è a un retroscena pubblicato sul Corriere della sera in cui si attribuivano alla presidente del Consiglio alcune parole all'allontanamento di Venezi. "È una scelta inevitabile, ormai è indifendibile", sono le dichiarazioni riportate dal quotidiano milanese.

Il rapporto speciale con Meloni

Il legame tra la presidente della Consiglio e la direttrice d'orchestra ha radici ben solide. In un'intervista a L'Espresso del 2022 Venezi ha espresso parole di apprezzamento verso la leader di FdI. "Ho molta stima di Giorgia Meloni, come donna, prima di tutto. Una donna del genere nel nostro panorama politico italiano, e non solo, non l’abbiamo ancora vista, sinceramente", aveva affermato. "Queste sono considerazioni personali che faccio, più che una vera e propria appartenenza a uno schieramento politico. Apro le braccia a una parte politica che finalmente riconosce l’importanza della cultura e della nostra tradizione come valore fondante di un Paese. Ed è la prima volta che lo vedo", aveva aggiunto Venezi.

Nel 2022 Meloni incensava la direttrice d'orchestra per un suo intervento sulla cultura come elemento identitario. Le sue parole venivano definite "orgogliose e coraggiose". Dal momento in cui la leader di Fratelli d'Italia è andata a Palazzo Chigi Venezi è diventata una figura di riferimento culturale. Nel novembre 2022 veniva nominata consigliere per la Musica dall'allora ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano. Un anno prima la direttrice d'orchestra riceveva dalle mani dello stesso Mollicone il premio Atreju 2021. Un riconoscimento che solitamente viene dato a personalità che si sono distinte in vari ambiti proprio in occasione della manifestazione organizzata dal partito di Giorgia Meloni. Attestati di stima che appaiono distanti anni luce dopo l'allontanamento dal teatro “La Fenice”.



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Beatrice Venezi licenziata dal teatro La Fenice: chi ha deciso l'allontanamento della direttrice d'orchestra vicina a Meloni
https://www.today.it/politica/dimissioni-beatrice-venezi-governo-meloni.html
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