venerdì 17 aprile 2026

Ungheria. Magyar scatenato. Chi ben comincia ... intanto licenzia il presidente ungherese Sulyok (da Corriere Toscano)

 

Magyar scatenato ‘licenzia’ il presidente ungherese e caccia in diretta la giornalista del programma di punta: “La fabbrica di bugie finirà”

Di uno che è riuscito a mandare a casa dopo 16 anni il premier ungherese Viktor Orbán, il minimo che si possa dire è che ha le idee chiare, e che non teme di sostenerle. A pochi giorni dalla sua schiacciante vittoria alle elezioni del 12 aprile, talmente ampia che lo stesso primo ministro uscente non ha potuto far altro che prenderne atto, Peter Magyar si è tolto più di un sassolino dalla scarpa. E così, in occasione di un’intervista sulla tv pubblica e dopo aver incontrato il presidente ungherese Tamás Sulyok, non ha perso occasione di entrare a gamba tesa su alcuni temi che gli stanno a cuore.

Quanto a Sulyok, dopo averlo incontrato a Palazzo Sándor ha scritto su X: “Non è degno di rappresentare l’unità della nazione ungherese. Non è idoneo a svolgere il ruolo di garante della legalità. Non è adatto a essere un’autorità morale né un modello di riferimento”. E per essere ancora più chiari ha aggiunto: “Dopo la formazione del nuovo governo, deve lasciare immediatamente l’incarico”.

Ad accompagnare queste parole senza appigli, una foto dei due che in effetti mostra una certa mancanza di feeling, e il tag al profilo del presidente, per essere certi che non si perda il post. Al momento, Sulyok non ha replicato.

Sempre per parlar chiaro, in un’intervista alla tv di Stato M1, mercoledì scorso dopo un passaggio anche a Radio Kossuth, Magyar ha prima sottolineato in modo ironico l’asservimento dei media statali al governo: “Mi guardo intorno un attimo ed è una bella sensazione essere qui un anno e mezzo dopo, dopo quel 26 settembre 2024 quando sono stato qui l’ultima volta, quando per l’ultima volta hanno lasciato entrare il leader del partito più grande”.

E poi, dopo aver rintuzzato le proteste della giornalista che lo stava intervistando (e che ha sostenuto che Magyar sia stato invitato più volte, cosa da lui smentita), il leader politico ha calato l’asso di bastoni: “Questa fabbrica di bugie finirà dopo la formazione del governo Tisza. Sospenderemo immediatamente questo servizio di notizie false che si svolge qui e creeremo le condizioni per media indipendenti, obiettivi e imparziali insieme agli altri partiti parlamentari e alle altre organizzazioni professionali”.

“Sappiamo che non esiste un media perfetto, ma quello che è successo qui dal 2010, per il quale anche Goebbels o il dittatore nordcoreano si sarebbero leccati le dita, dato che non è stata detta una sola parola di verità, è certo che non può continuare”.

Il controllo dei media da parte del governo Orban è una delle tante violazioni dello Stato di diritto che hanno messo Budapest in collisione con Bruxelles nell’era Fidesz. Tanto che l’Ue ha bloccato 18 miliardi di fondi destinati all’Ungheria a causa dell’arretramento democratico del Paese.

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha affermato martedì su X: “C’è un lavoro rapido da fare per ripristinare, riallineare e riformare” le politiche ungheresi al fine di sbloccare i fondi. Ha aggiunto: “Ripristinare lo stato di diritto. Riallinearsi ai nostri valori europei condivisi. E riformare, per sbloccare le opportunità offerte dagli investimenti europei”.

Bruxelles si aspetta anche lo sblocco, da parte di Magyar, del prestito da 90 miliardi, stoppato da Orban ma vitale per l’Ucraina. Il leader di Tisza ha detto che il suo Paese non parteciperà al prestito ma che acconsentirà alla sua erogazione, tuttavia potrebbe anche usare il suo ok come contropartita per ottenere quanto prima lo svincolo dei fondi destinati a Budapest.

Algeria. Il Papa compra una collanina, esposta su una bancarella davanti alla 'Casa delle Agostiniane': 'per mia nipote'

 

Un filmato, divenuto in queste ore virale sui social, ritrae papa Leone nella Casa delle agostiniane a Bab El Oued ad Algeri davanti a un banchetto di gioielli realizzati da un gruppo di artigiane locali. Il Pontefice è intento a scegliere una collanina e poi spiega: «Non è per me, ma per mia nipote»

giovedì 16 aprile 2026

Montaruli interroga Piantedosi su Askatasuna (da Il Giornale, di Francesco Boezi) Prossima interrogazione su Casa Pound e i postfascisti del suo stesso partito, FdI ( P.A.)

 

"Askatasuna come Hezbollah": esplode il caso. E Fdi interroga Piantedosi

Askatasuna - si legge nelle intercettazioni pubblicate dal Giornale - avrebbe voluto diventare come Hezbollah, organizzazione paramilitare e terroristica libanese, strutturata poi anche come partito politico. Oppure, al limite, qualcosa di simile all'Eta, organizzazione terroristica basca, che ha messo a ferro e fuoco un pezzo della Spagna almeno sino al 2018.

Il piano oscuro del centro sociale autonomo di Torino ha scosso la politica, tanto che Augusta Montaruli, parlamentare di Fdi, ha deciso di interrogare sul caso il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi. Nelle carte della Procura, che dal primo grado sono confluite nel secondo, si legge: "Indicativo in tal senso è quanto emerso durante la conversazione... nel corso della quale... sottolineano la necessità di intraprendere un percorso che li porti, anche se ci vorrà del tempo, ad una dimensione tipo partito, tipo alla Hezbollah o alla sudamericana o Eta... a quella roba lì alla spagnola, sudamericana, medio orientale".

Il fatto che "Aska" volesse costituirsi alla maniera di Hezbollah è, per la Montaruli, "un elemento determinante che dimostra non solo come lo sgombero dello stabile di Torino fosse quanto mai necessario ma anche quanto il pericolo vada ulteriormente scongiurato senza abbassare mai la guardia perseverando nell’opera di smantellare cellule estremiste il cui obiettivo è solo l’inaccettabile conflittualità contro lo Stato". E per questo l'esponente meloniana ha scelto d'interrogare Piantedosi.

In primo grado, il Tribunale di Torino non ha riconosciuto l'associazione a delinquere per alcuni militanti del centro sociale torinese. Il processo d'appello è in corso. E la seconda udienza è prevista per il 18 maggio. "Aska" si è data appuntamento nell'aula tra un mese per solidarizzare con gli imputati.