domenica 31 maggio 2026

Al toro in Galleria a Milano sono spariti i coglioni, dopo il restauro ( da Open.online, di Gianluca Brambilla)

 

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Sta facendo discutere il restauro di uno dei mosaici più amati da cittadini e turisti a Milano. Nei giorni scorsi, l’assessore comunale alle Opere pubbliche, Marco Granelli, ha pubblicato sui social una foto del celebre toro dentro la Galleria Vittorio Emanuele, quella che collega il Duomo con il teatro La Scala. «Come previsto, il mosaico del toro è tornato in Galleria Vittorio Emanuele, completamente restaurato. Complimenti al nostro artigiano per il lavoro di restauro del mosaico», scrive Granelli con tono entusiasta.

La polemica sui social

Il toro raffigurato sul pavimento della Galleria è un’attrazione particolarmente cara ai turisti, che sono soliti fare un giro di tacco sui testicoli dell’animale come portafortuna. Il problema, evidenziano diversi commenti spuntati online, è che il restauro sembra aver privato il toro proprio di quegli attributi che tanto piacciono ai turisti. «Manca qualcosa, come del resto a molte persone di questi tempi», si legge in un commento. Qualcuno pubblica anche una foto del mosaico prima del restauro, da cui emerge la differenza tra prima e dopo.

La spiegazione del Comune

In realtà, specificano dal Comune, gli “attributi” del toro ci sono. E sono stati restaurati con tessere realizzate con marmo rosa, ripristinando così il colore originale del mosaico. Al momento, il mosaico è ancora coperto per stabilizzare i lavori del restauro. Nell’ultimo intervento del Comune, risalente al 2017, era stato utilizzato un marmo più scuro.

La storia si ripete a Benevento. Quale? 'Questo a me, questo a te e - facendo il gesto dell'ombrello - questo all'India ( RaiNews,.it)

 

Palazzo Corte dei Conti, Roma

Risparmiavano sui servizi assistenziali da fornire nei centri per l'accoglienza dei migranti del consorzio "Maleventum", destinando poi il denaro sottratto a scopi personali, come viaggi, soggiorni e accessori di lusso.

Ammonta a 1,3 milioni di euro il danno erariale che la Guardia di Finanza di Benevento e la Procura Regionale per la Campania della Corte dei conti (vice procuratore Davide Vitale, procuratore Giacinto Dammicco) contestano a otto persone, tra cui figurano ex dipendenti della Prefettura di Benevento: a tutti i finanzieri del nucleo di polizia economico-finanziaria hanno notificato altrettanti inviti a dedurre. 

L'inchiesta 

L'inchiesta della procura contabile nasce dalla trasmissione, nel dicembre 2018, del procedimento penale sfociato lo scorso 21 aprile in una sentenza di condanna emessa dal tribunale di Benevento.

Gli inviti a dedurre sono stati recapitati a Paolo Di Donato, ritenuto amministratore di fatto e dominus del Consorzio Maleventum, e agli amministratori e rappresentanti legali dell'ente tra il 2014 e il 2018: si tratta di Renza Fusco, Elio Ouechtati, Giuseppe Caligiure e Giovanni Pollastro.

Tra i destinatari anche Felice Panzone, ex funzionario della Prefettura di Benevento addetto alla gestione dei centri di accoglienza, e gli ex dirigenti dell'Area Immigrazione della Prefettura Maria Rita Circelli e Giuseppe Canale.

A Panzone, in particolare, viene contestato di avere lanciato dei veri e propri alert (utilizzando determinate frasi) per avvisare dell'imminenza dei controlli nei centri da parte degli ispettori (di Prefettura, Asl, Nas e anche delle delegazioni dell'Onu), e di non avere avviato le procedure previste per sanzionare le criticità riscontrate. Analogo discorso anche per gli altri ex dirigenti dell'Area Immigrazione della Prefettura di Benevento che non avrebbero applicato le penalità previste dal contratto e le misure previste in caso di irregolarità.

Secondo quanto emerso dagli accertamenti, tra il 2014 e il 2018, al Consorzio Maleventum sarebbero confluiti attraverso la Prefettura di Benevento oltre 20 milioni di euro erogati dal Ministero dell'Interno per accogliere i richiedenti protezione internazionale. Una ingente somma di denaro parte della quale finita nelle tasche degli amministratori del consorzio e dei loro familiari. I controlli eseguiti dai finanzieri nei centri del consorzio hanno consentito di constatare gravi carenze igienico-sanitarie, sovraffollamento, beni e servizi essenziali insufficienti, assenza degli adeguati standard di sicurezza e, quindi, il mancato rispetto degli obblighi previsti dai capitolati di appalto.

Secondo quanto contestato dalla Procura contabile, i risparmi conseguiti sarebbero stato usati, tra l'altro, per acquisti in negozi di note griffe di moda (Hermès, Chanel e Prada), viaggi e soggiorni, trasferimenti di denaro a familiari del gestore di fatto e altre operazioni ritenute dagli inquirenti estranee agli scopi per i quali erano stati concessi i finanziamenti pubblici.