martedì 2 giugno 2026

Salvini SCIOPERA ogni giorno con l'Intelligenza, l'efficienza e i doveri di politico. Tutti alla parata eccetto lui che lavora al Mit, per lui l'unico giorno di lavoro. Forse

 

2 Giugno, Salvini assente alla parata dei Fori Imperiali. Fonti: "Al Mit per evitare scioperi"

 Scoppia il caso politico nel giorno della Festa della Repubblica. L’assenza del vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, alla tradizionale parata del 2 giugno ai Fori Imperiali accende il dibattito tra gli alleati di governo e le opposizioni. Mentre dal Mit blindano il ministro (“È al lavoro sui dossier urgenti”), il vicepremier Antonio Tajani commenta: “Un peccato quando si manca”. Mentre Ignazio La Russa taglia corto: “Ognuno è dove vuole”. 

Fonti vicine al Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti gettano subito acqua sul fuoco con una nota ufficiale sui motivi dell’assenza. Matteo Salvini “ha passato tutta la mattinata al lavoro, come ieri peraltro, su trasporti e opere pubbliche da completare, Pnrr in primis”. L’obiettivo prioritario del ministro, spiegano dal Mit, è in queste ore soprattutto quello di “evitare lo sciopero dei ferrovieri proclamato per il prossimo 11 giugno”

Le giustificazioni tecniche non bastano però a evitare le fibrillazioni politiche all’interno della maggioranza. Intercettato a margine delle celebrazioni a Roma, l’altro vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha commentato l’assenza del collega di governo senza troppi giri di parole: “Salvini assente? Non so, lo dovete domandare a lui. Non c’erano neanche Conte e la Schlein, non li ho visti. È un peccato quando si manca…”. 

Da parte sua il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha spostato il focus anche sulle assenze del centrosinistra: “Tranne Italia Viva, non ho visto un solo capogruppo dell’opposizione”, ha osservato a margine dei Fori Imperiali. 

A chi gli domandava esplicitamente un giudizio sulla scelta del leader leghista, La Russa ha tagliato corto: “Salvini assente? Ognuno è dove vuole. Ma io non chiedo mai dove sono, sono altri che hanno la mania di chiedere…”. 

Opéra Bastille. Ercole Amante, in prima assoluta mondiale di Antonia Bambo ( 1640-1715)

 L'Opera di Parigi (Opéra National de Paris) ha portato in scena  all'Opéra Bastille la prima rappresentazione assoluta di Ercole amante della compositrice veneziana del XVIII secolo Antonia Bembo. L'opera è stata diretta dal maestro Leonardo García Alarcón. 

L'evento ha rappresentato un debutto storico, inserendo per la prima volta nel repertorio dell'Opera di Parigi una partitura della Bembo, compositrice fuggita a Parigi da Venezia per scappare da un marito violento e protetta alla corte di Luigi XIV. 
 Antonia Bembo (1640-1715) fu allieva di Francesco Cavalli a Venezia e si distinse per una scrittura che unisce la vocalità virtuosistica italiana allo stile francese. 
 Ercole amante fu composta nel 1707 utilizzando lo stesso libretto precedentemente musicato dal suo maestro Cavalli.
 La prima all'Opéra Bastille è stata diretta dal Maestro Leonardo García Alarcón, con la regia di Netia Jones, offrendo al pubblico un affresco barocco che riflette, nelle passioni e nei tormenti dell'opera, anche le vicende personali e travagliate dell'autrice.

Noa contro il Governo del suo Paese che fa la guerra, e Netanyahu pazzo ( da Fanpage.it, di Gennaro Marco Duello)

 

Noa a L’aria che tira: “Netanyahu fa la guerra solo per restare al potere, è un bugiardo e in Israele nessuno lo vuole”

La cantante israeliana Noa, ospite di David Parenzo a L'aria che tira, non ha usato mezzi termini per descrivere la situazione in Israele e il ruolo del primo ministro Benjamin Netanyahu nel prolungare il conflitto. Parole nette, cariche di dolore, da chi conosce e vive quei luoghi dove tutto il mondo ha gli occhi puntati.

"Siamo nelle mani di un pazzo"

"La guerra non è popolare per niente, è terribile, un incubo", dice la cantante israeliana. "Tutti i giorni perdiamo soldati e gli israeliani sono scioccati. Traumatizzati dall'ultima guerra in Libano. Nessuno vuole la guerra in Libano. Nessuno vuole che Hezbollah spari missili sul nord d'Israele". È quando parla del premier israeliano che il tono si fa più tagliente. "Siamo nelle mani di un pazzo come Netanyahu, che sta facendo la guerra solo per rimanere al potere".

Noa invoca anche la responsabilità americana: "Gli americani devono raggiungere accordi con tutto il Medio Oriente per risollevare la situazione". Un appello che guarda oltre i confini israeliani e riconosce il ruolo degli Stati Uniti come attore determinante per qualsiasi prospettiva di pace.

"O moriamo o viviamo": le elezioni come spartiacque

Guardando alle prossime elezioni, Noa non nasconde l'urgenza. "Credo che il popolo israeliano compirà una scelta storica. È di importanza critica. O moriamo o viviamo". Parole che suonano come un appello diretto ai suoi connazionali. La diagnosi sul premier è definitiva: "Se non ci sbarazziamo di Netanyahu e di questa mafia al governo, Israele sprofonderà in un buco nero. Quando uno osserva quest'uomo sa che è un bugiardo, che cerca di restare fuori dal carcere". Il riferimento è al processo per corruzione che pende sul premier, elemento che Noa considera inseparabile dalle sue scelte politiche e militari.

"Si deve ritirare. È stato al potere per vent'anni e non ha portato benessere a Israele, solo una bugia dopo l'altra". Un bilancio impietoso, pronunciato da una voce che viene da dentro quella società, non da un osservatore esterno