sabato 3 ottobre 2026

Il chirurgo sardo, Paolo Sassu, che ha trapiantato due mani e sogna un centro 'bionico' nella sua Sardegna ( da La Nuova Sardegna)

 

Paolo Sassu, il chirurgo sardo che ha trapiantato due mani: «Ora sogno un centro di bionica in Sardegna»

Viste da un profano, le cose che fa sembrano fantascienza. Eppure, non è il personaggio di un romanzo di Mary Shelley. Paolo Sassu è un super chirurgo cagliaritano, specialista in ortopedia e traumatologia al Rizzoli di Bologna, con un curriculum internazionale lungo un chilometro. Tra gli interventi più complessi fatti dallo specialista sardo c’è sicuramente il doppio trapianto di mani su una paziente svedese, un’operazione trasformata in un documentario per la televisione di stato. Sassu, poi, è reduce da un altro intervento complicatissimo che ha restituito il futuro a bambino di Panama.

Dottor Sassu, perché è stato così importante l’intervento fatto a Panama?

«Perché abbiamo lavorato sulla ricostruzione di una parte del corpo che mancava per via un tumore. Il bimbo poteva essere salvato anche senza il nostro intervento, ma sarebbe stato necessario amputare il braccio e avrebbe perso una parte del suo futuro».

In che modo avete lavorato?

«Quando siamo costretti ad asportare grossa parte di un arto, la parte importante è la ricostruzione che garantirà, in futuro, una migliore qualità delle vita. Quindi abbiamo preso il tessuto da una zona sana, il femore, con tutti i vasi sanguigni, e lavorando al microscopio lo abbiamo reimpiantato sulla “testa” dell’omero in modo che potesse sopravvivere e svilupparsi grazie a quella che noi chiamiamo “placca di accrescimento” e che hanno tutte le ossa dei bambini».

Come è accaduto che un’equipe italiana operasse a Panama?

«Il merito è di un collega panamense che si è specializzato al Rizzoli e che è rimasto in contatto con il mio collega oncologo Costantino Errani. Gli è capitato il caso e ha pensato di chiedere una consulenza. Siccome sarebbe servito ricostruire l’arto, sono stato contattato anche io perché sono tra i pochi specialisti che possono fare questo tipo di intervento».

Quando ha annunciato la riuscita di questo intervento ha anche sottolineato l’importanza delle buone notizie in ambito sanitario.

«Certo. È necessario diffondere le buone notizie perché lavorando in giro per il mondo ho notato la nostra propensione alla ricerca delle negatività. Le complicazioni, nel mondo della sanità, ci sono ovunque. Non ne ha solo chi non opera. Anche nel Nord Europa e negli Stati Uniti ci sono tanti problemi, solo che loro danno la giusta dimensione a quello che accade. Ecco, noi in Italia abbiamo tantissime eccellenze che spesso passano in secondo piano».

Tuttavia i problemi rimangono. Ad esempio in Sardegna facciamo fatica a trovare medici di famiglia e tantissimi cittadini non hanno accesso alla medicina di base.

«Ma anche questo è un problema comunissimo. Ho lavorato per dieci anni in Svezia dove esiste lo stesso identico problema. Tutti i medici vorrebbero lavorare a Stoccolma, Goteborg o a Malmoe. Nessuno vorrebbe andare nelle zone remote. Idem in Canada».

E come hanno risolto?

«Faccio l’esempio del Canada, dove i neo specializzati andavano a lavorare per due anni nelle aree più remote del Paese e ottenevano anche alcuni incentivi specifici. È capitato anche a me, quando sono arrivato in Canada sarei potuto finire per due anni nelle aree remote».

Adesso invece è rientrato in pianta stabile in Italia dopo una lunga esperienza svedese. Come mai?

«Nostalgia, c’è poco da fare. Ad una certa età riaffiora questo sentimento. Quando hai vent’anni non vedi l’ora di vedere il mondo, poi senti il bisogno di tornare a casa. In Svezia stavo bene ma l’Italia è bellissima. Noi sardi, poi, in fatto di nostalgia siamo dei veri campioni».

Come si trova al Rizzoli di Bologna?

«Abbastanza bene, è un ospedale all’avanguardia che mi permette di fare ricerca e di trovare soluzioni non convenzionali a problemi che sembrano non avere soluzioni. Mi riferisco ai tetraplegici, agli amputati o alle persone che hanno subito lesioni devastanti al sistema nervoso».

A proposito, il doppio trapianto di mani che ha effettuato in Svezia sembra una storia di fantascienza. Che esperienza è stata?

«La più bella della mia vita, perlomeno dal punto di vista lavorativo. Parliamo di una donna che è rimasta per tanti anni senza mani. Io ho avuto la fortuna di vedere le sue nuove mani che prendevano colore e venivano rivascolarizzate per poi ritornare a muoversi. È stato fantastico».

Si sente ancora l’emozione nella sua voce.

«Noi italiani siamo così, abbiamo un’empatia superiore rispetto a tutti gli altri. La paziente, dopo la degenza, è rimasta un mese in città per la riabilitazione e ogni sabato e domenica, quando non aveva appuntamenti in ospedale, andavo nel suo albergo per aiutarla nella riabilitazione. Sono stato io il primo a tagliarle le unghie».

Vi sentite ancora?

«Certo, spesso. Da poco mi ha mandato un video in cui faceva giardinaggio. Adesso può rimettere gli anelli, fare la manicure... Sembrano cose banali, ma è questo che intendo quando dico che oltre a salvare i pazienti abbiamo il compito di restituirgli la vita. Questo, poi, è un caso particolare. È nato un legame tra noi. Pensi che mi madre, dopo l’intervento, le ha mandato un set di creme idratanti per le mani».

Ritornando alle storie di “fantascienza”, ci sono limiti a quello che la medicina potrà fare in futuro?

«Difficile dirlo, quello che è sicuro è che siamo in mezzo ad una rivoluzione, neanche tanto lenta, generata dall’intelligenza artificiale. Una cosa che mi fa piacere ma allo stesso tempo mi disturba. L’esperienza e l’empatia umana restano fondamentali, senza queste doti sarà comunque impossibile fare alcune cose. Allo stesso tempo, con l’Ia potremo realizzare ciò che prima era impossibile. Mi riferisco alla radiologia, alla lettura delle immagini radiografiche, alle loro interpretazioni. Ci aiuterà anche nei test diagnostici e, soprattutto nel campo della bionica, per tutti gli algoritmi necessari per far muovere le protesi, per decodificare i segnali nervosi e trasmetterli agli arti bionici. È una nuova frontiera che presto sarà molto più accessibile e che ci aiuterà a risolvere situazioni che prima non erano nemmeno immaginabili».

A proposito di futuro, ritornerà in Sardegna?

«È il mio sogno. Ritorno spessissimo a casa, la mia famiglia è in Sardegna ma spero, prima o poi, di riuscire ad aprire un cento specializzato in chirurgia e nelle ricostruzioni bioniche».

Un po’ come fanno i calciatori, chiuderà la carriera a casa?

«Lo spero. Magari aprendo davvero un centro di eccellenza proprio in mezzo al Mediterraneo. Cosa si può volere di più? Poi con le connessioni che abbiamo, anche con gli Usa, la cosa sta diventando sempre più interessante».

L'Opéra di Montecarlo parla italiano. Mattarella a teatro con i principi Alberto II e Charlène (da Montecarloin)

 

MATTARELLA A MONACO: SERATA ALL’OPERA CON CECILIA BARTOLI

Il concerto voluto dal Principe Alberto II in onore del Presidente italiano, seguito dalla cena a Palazzo e dal brindisi dedicato all’amicizia tra Italia e Monaco.

LL.AA..SS. i Principi Alberto II e Charlene con il Presidente Sergio Mattarella e la figlia Laura, pronti per la serata all'Opera Garnier a Monte-Carlo
LL.AA..SS. i Principi Alberto II e Charlene con il Presidente Sergio Mattarella e la figlia Laura, pronti per la serata all’Opera Garnier a Monte-Carlo, ft©PalaisPrincier M.Alesi

La prima giornata della visita di Stato del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel Principato si è conclusa nel segno della musica e dei profondi legami tra Monaco e l’Italia.

Alberto II e la Principessa Charlene hanno accolto all’ingresso dell’Opera Garnier di Monte-Carlo il Presidente Mattarella, accompagnato dalla figlia Laura, per il concerto voluto dal Sovrano in suo onore.

Alla serata erano presenti anche S.A.R. la Principessa di Hannover, il Ministro di Stato Christophe Mirmand, i membri del Governo e numerose autorità monegasche.

Protagonista sul palcoscenico Cecilia Bartoli, direttrice dell’Opera de Monte-Carlo, insieme all’Orchestra del Principe e al Coro dell’Opera, sotto la direzione di Gianluca Capuano.

Anziana di 90 anni chiede risonanza in ospedale. Risposta: venga nel 2029. Dove sta l'attenzione del Governo per la sanità e gli anziani più fragili?

 

Anziana di 90 anni prenota una risonanza al cervello: l'ospedale le dà appuntamento al 2029. «Non ho i soldi per un esame privato»© Ansa

Trani, ospedale San Nicola Pellegrino. Rosa Toto ha 90 anni e da qualche tempo fatica a ricordare: vuoti di memoria sempre più frequenti, segnali che il fratello Franco, che la accudisce, non esita a definire quelli di una demenza senile bisognosa di interventi rapidi. Il medico di famiglia ha prescritto una risonanza magnetica al cervello e al tronco encefalico, indicando come priorità la lettera B, cioè "breve". Ma l'appuntamento che le è stato proposto è fissato per il 3 settembre 2029: oltre tre anni di attesa.

Dall'ospedale, racconta Franco, il consiglio è stato di ripresentarsi nei prossimi giorni sperando che si liberi un posto. Una prospettiva troppo incerta per chi non può permettersi di aspettare. Il ricorso al privato, d'altra parte, è fuori portata: la sorella destina quasi tutta la pensione all'affitto, e una visita a pagamento costerebbe circa 200 euro. «Non sapremmo a chi chiedere aiuto», dice a Repubblica il fratello di Rosa.

La famiglia non ha ancora tentato altri centri prenotazione della zona, e dall'ospedale di Trani nessuno li ha indirizzati altrove. Ma le notizie sulle liste d'attesa, spiega Franco, non lasciano molte speranze neppure altrove. Se la situazione non cambierà, si rivolgeranno al Tribunale per i diritti del malato.

USA. Se vincerà le elezioni 'di medio termine' nel mondo tornerà la pace (Iran) ed il benessere ( 5.000 Euro ad ogni americano) - promette Trump ( Adnkronos). Ma se perderà le elezioni - cosa assai probabile - cosa accadrà?( P.A.)

 

Iran, la promessa di Trump: "La guerra finirà dopo le elezioni di midterm"

Il presidente ha preso la parola nel corso del comizio elettorale a Mobile, in Alabama

Inchingolo (Fs): “Entreremo nella Fondazione Digithon”

Iran, la promessa di Trump:



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La guerra contro l'Iran finirà presto, "probabilmente subito dopo le elezioni di midterm". Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump nel corso del comizio elettorale a Mobile, in Alabama, una delle tappe del tour per sostenere i repubblicani in vista delle elezioni di midterm. "Teheran non avrà mai armi nucleari", ha aggiunto.

Le dichiarazioni arrivano mentre fonti della Cbs hanno rivelato che il gruppo d'attacco della portaerei USS Theodore Roosevelt e il gruppo anfibio della USS Makin Island sono diretti verso il Medio Oriente: al loro arrivo, gli Stati Uniti potrebbero disporre nella regione di tre gruppi di portaerei, con un contingente di circa 20mila uomini.

Donald Trump è poi tornato a promettere 5mila dollari per ogni cittadino americano se il partito Repubblicano vincerà le elezioni di metà mandato. "Se vincono i Democratici, ci sarà una depressione economica, secondo me, simile a quella del 1929. Non sarà un bel momento", ha detto Trump nel corso del suo comizio elettorale a Mobile, in Alabama. "Se vincono i Repubblicani, ognuno di voi avrà 5.000 dollari in tasca e il nostro Paese vivrà un successo economico senza precedenti", ha aggiunto.