Secondo il Financial Times, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sarebbe pronto a imporre nuovi dazi su decine di Paesi già questa settimana, prima che venerdì scada il dazio globale temporaneo del 10%.
Il Financial Times riferisce che i primi dazi ad entrare in vigore dovrebbero essere in linea con il 10% attualmente applicato, anche se Washington starebbe lavorando ad altre indagini commerciali che potrebbero fornirgli la base legale per proporne di più elevati.
Nel 1977,Stephen Kingpubblicòun romanzoche aveva scritto nel 1965, quando aveva meno di 20 anni: solo a posteriori i suoi fan si accorsero che era dello stesso autore diCarrie eShining. Fu infatti il primo dei libri firmati con lo pseudonimoRichard Bachman: gli altri furonoLa lunga marcia,Uscita per l'inferno,L'uomo in fuga, L'occhio del male eI vendicatori eBlaze. Anni dopo, a partire dal 1997, iniziò ilritiro diOssessione dagli scaffali dellelibrerie e King annunciò la decisione dinon ristamparlo mai più. Per quale motivo?
Per capirlo, bisogna innanzitutto spiegare di cosa parla Ossessione, il cui titolo originale è Rage. Sul sito ufficiale dello scrittore, la sinossi è la seguente:
Uno studente liceale disturbato e con problemi di autorità uccide uno dei suoi insegnanti e prende in ostaggio il resto della sua classe. Nel corso di un lungo, teso e insopportabile pomeriggio caldo, Charlie Decker spiega cosa lo ha portato a questa drastica sequenza di eventi, e allo stesso tempo decostruisce le personalità dei suoi compagni di classe, costringendo ciascuno a giustificare la propria esistenza.
Oltre alla trama del romanzo, sulla pagina di Rage è possibile trovare una nota, che dice: "Su richiesta di Stephen, questo romanzo non sarà stampato in futuro a causa della natura delicata del contenuto".
Come lo stesso autore ha spiegato e argomentato più volte, King è rimasto impressionato dalla somiglianza tra alcuni massacri nelle scuole degli Stati Uniti con i fatti raccontati nel suo libro. A volte, sono stati gli stessi attentatori a fare riferimento al volume, o a lasciare indizi che suggerissero che lo avevano letto.
Nell'armadietto di Michael Carneal, che nel dicembre 1997 aprì il fuoco su alcuni studenti a West Paducah, nel Kentucky, fu ritrovata una copia di Ossessione. L'anno prima, Barry Loukaitis, che uccise due studenti e il professore di algebra a Moses Lake, Washington, citò proprio questo passaggio, contenuto in Ossessione: "This sure beats algebra, doesn't it?" ("Questo è molto meglio dell'algebra, no?").
Dopo aver chiesto all'editore di ritirare il libro, King è tornato sull'argomento: nel 2007, ad esempio, scrisse, nell'introduzione a Blaze, che il divieto di stampa su Ossessione fosse "una cosa buona". In un precedente discorso, nell'ambito della Vermont Library Conference del 1999, disse di credere che Carneal avesse letto il suo libro:
Se penso che Ossessione possa aver incoraggiato Carneal, o qualsiasi altro giovane disadattato, a ricorrere alle armi? È una domanda importante, perché va al cuore della questione di chi sia la colpa. Mi si potrebbe anche domandare se credo che la semplice presenza di un'arma faccia sì che alcune persone desiderino di usarla.
La risposta - ha continuato - è preoccupante, ma va affrontata: in alcuni casi, sì. Probabilmente è così. Spesso? No, non credo. Quanto spesso è troppo spesso? Non sta a me o a qualsiasi altra persona dirlo. È una domanda a cui ogni pezzo della nostra società deve rispondere da solo, come ogni Stato, per esempio, deve rispondere alla domanda su quando un bambino è abbastanza grande per avere la patente di guida o per comprare un drink".
Oggi alcune copie di Ossessione possono essere reperite online. I prezzi variano da diverse decine ad alcune centinaia di euro.
Il Jeansmusic Festival 2026 parte domani, mercoledì 22 luglio, da Nardò. Ad inaugurare la sesta edizione della rassegna sarà "Tunnel", il nuovo progetto della violinista, cantante e compositrice Vera Andrea Longo, in programma al Chiostro dei Carmelitani (ore 21, ingresso libero). Un concerto originale che intreccia voce, violino, pianoforte, ukulele e percussioni africane in un racconto musicale intimo e contemporaneo, segnando il debutto del suo nuovo album.
Sono le piazze storiche, i chiostri e i castelli del Salento ad accogliere il JeansMusic Festival - organizzato dall'Associazione Orchestra Filarmonica di Lecce, con la direzione artistica del direttore d'orchestra, pianista e compositore Matthieu Mantanus – che porta quindici appuntamenti ad ingresso libero tra Lecce, Nardò, Otranto, Corigliano d'Otranto e Santa Maria di Leuca, proponendo un viaggio musicale che attraversa generi, epoche e linguaggi diversi, confermando la vocazione della manifestazione a coniugare eccellenza artistica, accessibilità e valorizzazione del territorio. Dalla lirica alla musica da camera, dal repertorio contemporaneo alle contaminazioni tra jazz, tango e musica sudamericana, il JeansMusic Festival riunisce nel Salento interpreti di primo piano della scena internazionale e giovani talenti emergenti. Tra i protagonisti spiccano il SIGNUM Saxophone Quartet, ensemble considerato tra i migliori al mondo, il sassofonista Jacopo Taddei, artista in residenza dell'edizione 2026, il clarinettista Fabrizio Meloni, storico primo clarinetto del Teatro alla Scala, il fisarmonicista Samuele Telari, protagonista delle principali stagioni concertistiche internazionali, la violinista, cantante e compositrice Vera Andrea Longo e il pianista Federico Primiceri. Completano il programma l'Orchestra Filarmonica di Lecce, impegnata nelle produzioni liriche e sinfoniche del Festival, i direttori Ernesto Colombo e Roberto Gianola, i solisti Hiroko Morita e Vitaliy Kovalchuk e un cast di giovani interpreti che daranno vita a nuove produzioni e riletture del grande repertorio operistico, in un dialogo costante tra tradizione e innovazione.
La sesta edizione del Festival segna anche un ulteriore passo nella sua crescita, vedendolo inserito tra i progetti finanziati dal Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo del Ministero della Cultura. Un riconoscimento che conferma il ruolo del JeansMusic Festival come uno dei principali appuntamenti musicali dell'estate pugliese grazie al suo impegno per la costruzione di un’identità riconoscibile, fondata sulla qualità artistica, sull'incontro tra grandi interpreti e giovani talenti e sulla valorizzazione dei luoghi simbolo del Salento.
"Il Jeans Music Festival - spiega il consigliere delegato alla Cultura Francesco Plantera - ha il grande pregio di far coesistere meravigliosamente i generi, le epoche e i linguaggi musicali, partendo dall'opera e passando dal jazz, dal tango e da tante altre cose. Una manifestazione che attraverso la musica esalta il talento e promuove il territorio".
Anche la Francia vieta i social ai minori di 15 anni: in Parlamento via libera alla legge
Il Parlamento francese ha dato il via libera definitivo al disegno di legge che vieta l'uso dei social network ai minori di 15 anni, una prima assoluta al livello europeo, la cui entrata in vigore è prevista per
settembre al fine di tutelare la salute di bambini e adolescenti.
Dopo l'approvazione in Senato a metà pomeriggio, anche i deputati dell'Assemblea Nazionale hanno approvato la riforma con 279 voti a favore e 81 contrari. Il provvedimento rappresentava una promessa di Emmanuel Macron e un'iniziativa chiave dell'ultima fase del suo mandato.
La legge imporrà alle piattaforme l'adozione di sistemi di verifica dell'età. Il testo prevede inoltre il
Quell’aria dall’Andrea Chénier nella prigione di Astrakhan
Nel 1919, durante la Guerra d’indipendenza lettone, il cantante Jānis Vītiņš (foto 1) arruolato con il grado di tenente nell’esercito nazionale, amava esibirsi in un quartetto vocale. A Daugavpils rimase ferito nei combattimenti contro unità militari antinazionalistiche guidate dal generale russo Pavel Bermondt-Avalov mentre nel novembre 1919 da eroe di guerra espugnò Dreimaņi. Dal 1920 studiò canto con Ernests Vītings presso il conservatorio di Riga e, dato il ritardo negli studi accumulato da combattente al fronte, superò un esame accademico equivalente a sei classi di scuola superiore.
Vītiņš debuttò nell’opera in qualità di tenore lirico nel ruolo di Wilhelm in Mignon di Ambroise Thomas e, dopo il forfait del tenore Rūdolfs Bērziņš, interpretò Radamès nella Aida di Giuseppe Verdi; assunto stabilmente nel corpo solisti della Latvijas Nacionālā Opera di Riga, grazie a una borsa di studio si perfezionò nel 1928 a Milano con Giuseppe Anselmi, nel medesimo anno ottenne uno strepitoso successo interpretando Andrea Chénier nell’omonima opera di Umberto Giordano.
Dal 1929 in poi calcò i più grandi palcoscenici di Dessau, Berlino, Lipsia, Colonia, Duisburg, Stettino, Breslavia ed Essen come pure in Cecoslovacchia, Jugoslavia, Svizzera, Paesi Bassi e Finlandia utilizzando lo pseudonimo Jan Wittin. Nel 1937 rientrò stabilmente nel corpo solisti della Latvijas Nacionālā Opera e portò per la prima volta in Lettonia il capolavoro di Giordano, Andrea Chénier.
A seguito dell’occupazione sovietica nel 1940 rifiutò la nomina a direttore della Latvijas Nacionālā Opera propostagli dal governo fantoccio della Lettonia socialista e si unì alla resistenza antisovietica ma il 6 marzo 1941 fu arrestato a Riga dalla polizia segreta del NKGB con la falsa accusa di spionaggio a favore della Germania. Pochi giorni dopo, il tribunale militare del presidio di Stalingrado condannò Vītiņš alla pena di morte per tradimento della patria e, trasferito su treno merci presso la prigione di Astrakhan, all’alba del 29 novembre 1941 fu giustiziato mediante fucilazione.
Prima di essere fucilato Vītiņš chiese e ottenne il permesso di cantare un’aria dalla sua opera preferita, Andrea Chénier, uno strano e tragico destino fece sì che morisse giustiziato come l’eroe giordaniano che nell’opera viene ghigliottinato alle prime ore del mattino del 25 luglio 1794 nel cortile del carcere di San Lazzaro a Parigi. Come consuetudine del regime comunista sovietico nei riguardi dei musicisti caduti in disgrazia, le registrazioni discografiche di Vītiņš nonché la sua memoria artistica e biografica furono cancellati dai programmi storici, musicali e radiotelevisivi del Paese.
Jānis Šmits
Riparato in Canada dopo aver partecipato ai moti rivoluzionari antizaristi del 1905, tra il 1911 e il 1917 il direttore di coro lettone Jānis Šmits lavorò come responsabile della biblioteca russa di Winnnipeg (Manitoba) dedicandosi parallelamente a lingue e teologia, organizzò una notevole attività corale; dotato di profonda coscienza ideologica, rifiutò la Chiesa luterana baltica controllata dall’élite nobiliare tedesca per abbracciare il presbiterianesimo, nel 1917 si trasferì a Vladivostok dove lavorò come docente di inglese sino al 1919 allorquando poté finalmente tornare in Lettonia.
Tra il 1920–1939 Šmits fu direttore dell’Istituto di lingua inglese di Riga, scrisse libri di testo per lo studio della lingua inglese ma il 14 giugno 1941, poco prima del ritiro delle truppe sovietiche dalla Lettonia a seguito dell’operazione Barbarossa, fu arrestato dalla polizia segreta sovietica e trasferito presso il gulag Usol’skij ITL di Solikamsk nell’Oblast’ di Molotov. A causa delle severe condizioni di detenzione le sue condizioni fisiche precipitarono notevolmente rendendolo inabile ai lavori forzati, pertanto l’autorità del gulag ne dispose il trasferimento in regime di confino obbligatorio presso un insediamento urbano speciale nel territorio di Krasnojarsk.
Šmits morì nell’agosto 1942 di consunzione fisica e inedia in un vagone bestiame ferroviario stipato di prigionieri durante il trasferimento verso il sito di confino: in base alle testimonianze dei sopravvissuti il suo cadavere fu scaricato frettolosamente dal treno e seppellito con altrettanta fretta lungo i margini della linea ferroviaria siberiana.
Robert Emanuel Heilbut
Medesimo destinò toccò al compositore ebreo olandese Robert Emanuel Heilbut (foto 2) imbarcato sull’ultimo treno partito da Bergen-Belsen il 19 aprile 1945, morì nel tratto ferroviario tra Finsterwalde e Falkenberg in un vagone di treno merci piombato e riempito all’inverosimile di deportati, ma in questo caso i soldati britannici che fermarono il treno a Tröbitz riportarono pietosamente il cadavere di Heilbut a Bergen-Belsen e lo seppellirono. Quando l’uomo in agonia rende lo spirito declamando “commendo spiritum meum” al 30° minuto dell’oratorio Transitus animae di Lorenzo Perosi, l’ascoltatore prova come un sussulto proveniente da profondità inimmaginabili, il cuore letteralmente si arresta per un secondo quando entra l’arpa con un immenso arpeggio in mi minore a segnare il trapasso; è un momento ma la musica ha il raro dono di eternare l’attimo in una sorta di eco che si sgancia dal tempo reale perpetuandosi.
Mi piace immaginare che gli ultimi pensieri di questi uomini siano stati belli e liberi, pensieri di musica come le note dell’Andrea Chénier sulle quali il tenore Vītiņš si spense; dopo 40 anni di ricerche abbiamo appena scalfito la superficie di questa inesplorata letteratura musicale concentrazionaria.
Nelle profondità dell’oceano di musica prodotta in ghetti, lager e gulag si nascondeva la volontà e determinazione di cambiare il mondo e gli uomini che lo abitano; nei prossimi 40 anni toccherà lavorare di trivella e perforare il tunnel che ancora ci divide da uomini e donne sui quali si accanì la peggior sorte possibile del Novecento.
«Quanto accaduto a Bologna è inaccettabile. Sul decesso di Abderrahim Fakir è doveroso che vengano accertate eventuali responsabilità con il massimo rigore. La verità va ricercata fino in fondo, senza pregiudizi e senza sconti per nessuno. Ma nulla può giustificare la violenza contro le Forze dell'Ordine». Lo afferma sui social la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, commentando gli episodi di violenza a Bologna nel corso della manifestazione per la morte di Abderrahim Fakir».
«Chi ha scelto di usare questa vicenda come pretesto per mettere a ferro e fuoco la città, aggredire gli agenti e seminare violenza, mettendo a rischio anche l'incolumità di cittadini del tutto estranei ai disordini, non cercava la verità: cercava lo scontro». Lo afferma sui social la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, commentando la morte di Abderrahim Fakir a Bologna e le manifestazioni di ieri. «Alimentare un clima di odio e di delegittimazione verso un intero Corpo dello Stato è un atto di grave irresponsabilità - aggiunge Meloni -. Trasformare migliaia di donne e uomini in divisa in un bersaglio significa colpire chi ogni giorno serve l'Italia con professionalità, sacrificio e coraggio».