domenica 15 febbraio 2026

Adesso la Russia non nasconde più le crepe nella sua economia (da Money.it, di Ylena D'Errico)

 

La Russia ha annunciato il suo debito pubblico© Money.it

La Russia ha annunciato il suo debito pubblico totale. Secondo la Banca centrale della Federazione Russa ammonta a 319,8 miliardi di dollari e continua a salire sempre più vertiginosamente. In base a questi dati si evince che il debito pubblico russo è aumentato di 30 miliardi di dollari nell’ultimo anno, quindi del 10,4%, passando da 289,9 miliardi di dollari alla fine di dicembre 2024 a 319,8 miliardi di dollari nello stesso periodo del 2025.

Questo importante aumento, tuttavia, non è stato distribuito nel tempo. Ben 11,4 miliardi di dollari si sono aggiunti soltanto nell’ultimo trimestre del 2025, un incremento del 3,8% rispetto al periodo fino a settembre. Intanto, il debito estero supera per la prima volta in vent’anni la soglia di 60 miliardi di dollari, con 61,9 miliardi di dollari all’inizio dell’anno.

La Russia ha annunciato il suo debito pubblico

Guerra e sanzioni stanno rendendo le dinamiche economiche sempre più altalenanti e imprevedibili. Per più di 2 anni Mosca ha stupito tutto il mondo con una resistenza impareggiabile, contenendo gli effetti del debito mantenendo l’aumento del Pil a ritmi sostenuti, raggiungendo pur dopo la contrazione un +4% annuale nel 2023 e nel 2024. Quando poi sembrava che la Russia avesse trovato la chiave per un debito relativamente basso se consideriamo il rapporto con il Pil anche quest’ultimo ha cominciato a mostrare i primi segni di sofferenza effettiva.

La crescita del Paese è sempre più contenuta, oltre che non rappresentativa. Pochi settori (tra cui soprattutto il manifatturiero) si trascinano dietro un aumento marginale, mentre la quasi totalità dell’economia russa crolla addosso ai cittadini. La pressione fiscale è sempre più spietata e l’economia di guerra non riesce più a trascinare la crescita, mentre è passato l’effetto - scatenato dalla guerra stessa - che ha visto petrolio e gas a prezzi stellari. In altri termini, la sofferenza economica della Russia è ormai a livelli record, tanto che nemmeno il Cremlino la nega più, per quanto cerchi di simulare un certo livello di controllo che sembra non appartenergli più.

In ogni caso, la Banca centrale russa calcola il debito pubblico della nazione in un totale di 319,8 miliardi di dollari. Le stesse previsioni del Paese, ultimamente sempre più ottimistiche rispetto alle possibilità effettive, non sono per nulla incoraggianti. Mosca punta a una crescita economica dell’1,3% nel 2026, leggermente meglio dell’anno passato ma ben lontana dagli standard di una potenza mondiale di queste proporzioni. Le previsioni del governo sugli investimenti non sono affatto migliori: si passa dal +1,7% del 2025 a un -0,5% per il 2026.

Gli unici dati che si salvano nel bilancio russo riguardano il settore della difesa, che comunque non ha più i ritmi iniziali, e il surplus commerciale stimato in 123 miliardi di dollari nel 2026. L’acquisto di materie prime dalla Russia continua a fare grossi numeri nonostante le sanzioni, ma piuttosto che tenere in piedi il Paese sta finanziando il proseguimento del conflitto in Ucraina.

Il costo della guerra in Ucraina

La guerra sta rovinando sempre di più il Paese e la parte peggiore è che il punto di non ritorno raggiunto sarà evidente soltanto alla fine del conflitto, quando non sarà più possibile contare sulla guerra per lanciare fumo negli occhi. Non che sia facile già ora, perché la popolazione russa non può ignorare la carenza di carburanti e generi alimentari, la pressione fiscale elevata anche sui beni di prima necessità, la disoccupazione. Il regime russo riesce a sedare le rimostranze, ma è difficile dire per quanto sarà sufficiente.

I cittadini russi si accorgono bene che la situazione non è quella loro presentata, motivo per cui gli sforzi del Cremlino vanno nella presentazione di un futuro migliore, ricompense per i sacrifici fatti dalla nazione, anche se sappiamo che Mosca uscirà dissezionata dalla guerra indipendentemente dal suo esito. Vale la pena evidenziare l’intervento di Kaja Kallas, alto rappresentante Ue, durante l’ultima giornata della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco:

Cerchiamo di essere lucidi riguardo alla Russia: non è una superpotenza. Dopo oltre un decennio di conflitti, inclusi quattro anni di guerra su vasta scala, la Russia ha avanzato di poco rispetto alle linee del 2014. Il costo? 1,2 milioni di vittime. Oggi la Russia è distrutta, la sua economia è a pezzi, è scollegata dai mercati energetici europei e i suoi stessi cittadini stanno fuggendo. In realtà, la minaccia più grande che la Russia rappresenta ora è quella di ottenere più risultati al tavolo delle trattative di quanti ne abbia ottenuti sul campo di battaglia.

Il problema è che finora Putin si è dimostrato disposto a pagare qualsiasi prezzo per proseguire il conflitto e anzi più determinato che mai a concluderlo valorosamente. Presto capiremo se qualcosa è cambiato, vista la dichiarata apertura del Cremlino all’imposizione di una governance esterna temporanea in Ucraina per porre fine al conflitto. Un passo avanti nei negoziati o un altro distrattore mentre si intensificano gli attacchi?

Gaza, Israele, Cisgiordania, Board of Peace, Trump... (da Rai News.it)

  Trump lancia il suo "Board of Peace": 5 miliardi per Gaza e il nodo degli osservatori

Dal suo resort di Mar-a-Lago, dove trascorre il weekend festivo, Donald Trump prepara la prima riunione del Board of Peace, prevista per il 19 febbraio all'Institute of Peace di Washington, organismo già ribattezzato con il suo nome. Il Presidente ha annunciato i primi risultati di quello che, a suo dire, «si rivelerà l'organismo internazionale più influente della storia». Attraverso un post su Truth, Trump ha spiegato che gli Stati membri hanno già impegnato oltre 5 miliardi di dollari per gli sforzi umanitari e la ricostruzione di Gaza, oltre a migliaia di unità destinate alla forza internazionale di stabilizzazione e alla polizia locale per mantenere la sicurezza.

Trump ha ricordato le tappe che hanno portato alla nascita del Consiglio, definendolo un organismo dal «potere illimitato». «Lo scorso ottobre — ha scritto — ho pubblicato un piano per la fine definitiva del conflitto a Gaza e la nostra visione è stata adottata all'unanimità dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite». Il Presidente ha poi rivendicato il merito di aver facilitato l'invio di aiuti a velocità record e di aver ottenuto il rilascio di tutti gli ostaggi. Infine, ha ricordato l'incontro di Davos dello scorso mese con i venti membri fondatori per presentare una visione che punta alla «pace nel mondo».

Ad oggi, circa trenta Paesi hanno aderito formalmente, inclusi diversi leader sovranisti e autocrati: dall'Arabia Saudita di Mohammad bin Salman alla Turchia di Erdogan, fino all'Argentina di Milei e all'Ungheria di Viktor Orbán (unico Paese UE insieme alla Bulgaria). Tuttavia, l'elenco dei presenti alla riunione di giovedì 19 febbraio è ancora in via di definizione. Oltre a Orbán, ha confermato il premier albanese Edi Rama, mentre sarà assente Benjamin Netanyahu. Il premier israeliano, irritato dalla presenza di alcuni storici nemici di Israele, ha aderito al Consiglio solo in extremis e invierà il Ministro degli Esteri Gideon Sa'ar.

L'Italia, che ha rifiutato l'invito a far parte del Board citando «insormontabili limiti costituzionali», parteciperà comunque alla riunione di Washington come "Paese osservatore". Si tratta di un escamotage diplomatico — non previsto dallo statuto — adottato anche dalla Romania e da Cipro per superare ostacoli formali o imbarazzi politici. Anche la Commissione Europea sarà presente «in tono minore» con la Commissaria al Mediterraneo Dubravka Šuica; fonti di Bruxelles chiariscono che l'intenzione è partecipare alla discussione sulla ricostruzione di Gaza, senza però fornire un sostegno politico esplicito al Board.

Il Board of Peace continua infatti a ricevere critiche per la sua struttura, definita da molti una «mini-ONU personale» di Trump. Il Tycoon presiede l'organismo con un mandato senza scadenza e i seggi permanenti sono riservati a chi versa immediatamente un miliardo di dollari (promessi finora solo da USA ed Emirati). Nel comitato esecutivo siedono figure fedelissime a Trump come Jared Kushner e Marco Rubio. L'Alta Rappresentante UE, Kaja Kallas, ha sollevato dubbi sulla legittimità dello statuto, sottolineando come non rifletta la risoluzione ONU originale, che avrebbe dovuto limitare il mandato al 2027 e alla sola area di Gaza.

Il Card. Pizzaballa: "La pace ha bisogno di condizioni e fiducia, oggi non ci sono. La congiuntura locale e internazionale non va verso un'alba di pace"

"Parlare di pace in Terra Santa oggi non ha molto senso. La pace ha bisogno di condizioni, contesto, di una volontà, di una politica che non c'è, ma anche di un'opinione  pubblica. La pace ha bisogno di fiducia e in guerra, specie quella in  Terra Santa, la prima vittima è la fiducia. Anche quando la guerra  sarà terminata, non si tornerà alla situazione precedente e non  sappiamo cosa ci sarà dopo. Questa fase richiederà molte risorse  spirituali, prima che politiche". Lo ha detto il cardinale  Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, ad un evento della Diocesi di Arezzo. "La situazione a breve e medio termine non è destinata a cambiare  molto - ha detto il card. Pizzaballa - Non saranno Abu Mazen o  Netanyahu a costruire la pace, servono nuove figure capaci di portare  nuove visioni. Inutile farsi illusioni di chissà quali cambiamenti. La congiuntura locale e internazionale non va verso un'alba di pace.  Questo non è il tempo dei grandi gesti, ma quello del preparare,  tenere vicine le persone che vogliono la pace, perché un giorno ci  sarà bisogno di loro per ricostruire. Non abbiamo armi, ma l'unica  cosa che abbiamo sono le parole. Questa guerra, soprattutto in questa, il linguaggio non è stato secondario, abbiamo sentito evocare a più  riprese parole terribili come apartheid, genocidio, un linguaggio  violento porta violenza, possono toglierci tutto, ma non le parole.  Ora dobbiamo usare un linguaggio dignitoso che non chiuda, non crei  barriere, ma apra orizzonti. Educare alla pace è necessario, il  desiderio di pace, deve diventare cultura. Superando la tentazione dell'esito e tenendo vivo il desiderio". Il cardinale Pierbattista Pizzaballa ha poi concelebrato oggi con il  vescovo di Arezzo, Andrea Migliavacca, la solennità della Madonna del  Conforto nel Duomo. Nell'omelia, richiamando il profeta Isaia,  Pizzaballa ha ricordato che mentre annunciava "a Gerusalemme sarete  consolati", la città era "desolata e distrutta". Davanti c'erano  macerie, eppure nella fede il profeta vedeva "un banchetto di festa".  "Un'immagine che parla anche a noi: dove vediamo solo macerie… Isaia  ci dice che nella fede si può vedere anche qualcosa oltre la realtà  immediata - ha spiegato - È una scelta del cuore, perché si vede con  gli occhi, ma si vede soprattutto con il cuore. Di fronte a una stessa realtà due persone possono vedere e leggere in maniera totalmente  diversa quello che hanno di fronte a seconda di cosa hanno nel cuore". Quelle macerie non sono solo pietre: sono "disastri umani nelle relazioni, nella vita". E tuttavia "non è tutto perduto, si può  ricominciare", da Gaza alla Cisgiordania, fino alle nostre famiglie,  "dappertutto c'è bisogno di ricostruire, di sanare, di guarire".

L'Idf colpisce Jihad islamica in Libano, 4 morti

Le forze di difesa israeliane Idf affermano di aver effettuato un attacco aereo contro membri del gruppo terroristico palestinese Jihad islamica nella città libanese di Majdal Anjar, circa 40 chilometri nord del confine con Israele. Lo riferisce il Times of Israel, precisando che militari non hanno fornito ulteriori dettagli al momento, ma che l'agenzia di stampa statale libanese afferma che l'attacco ha causato la morte di quattro persone

L'Idf conferma: "Colpiti terroristi venuti fuori dai tunnel a Khan Younis"

"Nelle ultime 24 ore, l'Idf e lo Shin Bet hanno attaccato terroristi a Gaza City, nel nord della Striscia e a Khan Yunis in risposta all'uscita di terroristiarmati da una struttura sotterranea vicino alle forze armate di ieri", ha detto un portavoce dell'Idf. "I miliziani attaccati stavano lavorando per ripristinare le capacità delle organizzazioni terroristiche. In uno degli attacchi, è stato eliminato Ahmed Bayuk, infiltratosi nella base di Re'im durante il massacro del 7 ottobre 2023", ha detto. L'esercito ha anche confermato che in un raid di lunedì scorso, in risposta a un attacco di uomini armati contro le truppe a Rafah, ha ucciso il comandante della Jihad islamica palestinese Azem Abu Huli, che guidava le forze d'élite della Jihad islamica nel centro della Striscia, ed era responsabile della fornitura di armi ad altri terroristi e dell'avanzamento degli attacchi contro le truppe.  Abu Huli era al comando dei terroristi della Jihad islamica che invasero Israele il 7 ottobre e, durante la guerra, addestrò anche gli agenti "amettere in pratica scenari che prevedevano il rapimento di soldati dell'Idf ", ha aggiunto il portavoce.

Il Qatar critica la decisione di registrazione dei terreni in Cisgiordania

Il Qatar condanna l'avvio, da parte del governo di Israele, di una procedura di registrazione dei terreni in Cisgiordania per la prima volta dal 1967, definendola "un'estensione dei suoi piani illegali per privare il popolo palestinese dei propri diritti". E' quanto riferisce The Times of Israele.Il ministero degli Esteri del Qatar sottolinea "la necessità di solidarietà internazionale per fare pressione sull'occupazione affinché interrompa l'attuazione della decisione ed evitarne le gravi ripercussioni". La procedura di registrazione consentirà la registrazione dei terreni presso l'autorità per il registro dei terreni, se non sono attualmente registrati come proprietà privata. I ministri che hanno avviato l'iniziativa affermano che consentirà la registrazione di ampie fasce di terreno allo Stato.

Il presidente palestinese Abbas: "Da Israele annessione de facto della Cisgiordania. Onu e Usa intervengano"

"Una grave escalation e una flagrante violazione del diritto internazionale" che equivale a una "annessione de facto". Così l'ufficio del presidente dell'Autorità nazionale palestinese (Anp), Mahmoud Abbas,  ha definito la decisione di Israele di riavviare il processo di registrazione dei terreni nella Cisgiordania occupata, il che significa che, quando  Israele avvierà il processo di registrazione dei terreni per una determinata area, chiunque rivendichi la proprietà di un terreno dovrà presentare i documenti che ne attestino la titolarità. Abbas ha invitato la comunità internazionale, in particolare il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e gli Stati Uniti, a intervenire immediatamente.

Tel Aviv:è cresciuto a 22 il numero degli arresti a Bnei Brak, dove ci sono state violenze e scontri tra ultraortodossi e polizia

E' cresciuto a 22 il numero degli arresti a Bnei Brak dove ci sono state violenze e scontri tra ultraortodossi e polizia dopo che due soldatesse sono state scortate via dagli agenti, inseguite da una folla. Manifestanti hanno lanciato pietre contro gli agenti, ribaltato un auto della polizia e incendiato una moto delle forze dell'ordine.

L' Idf dichiara di aver intercettato un drone usato per il contrabbando di armi

Un altro tentativo di introdurre di nascosto armi dall'Egitto in Israele utilizzando un drone è stato sventato, afferma l'esercito. Idf afferma che le truppe della Brigata regionale di Paran, durante le scansioni effettuate oggi al confine, hanno individuato un drone precedentemente abbattuto. Il drone trasportava 10 pistole e 30 caricatori. Le armi sono state consegnate alla polizia per ulteriori indagini.In precedenza, le Idf avevano annunciato di aver abbattuto un drone che trasportava tre fucili d'assalto oltre il confine egiziano