martedì 3 novembre 2026

Usa. Elezioni di medio termine. Il primo senatore musulmano. Fa differenza la religione? ( da Open.online)

 Il medico 41enne strappa il seggio al Senato al repubblicano Mike Rogers. E rafforza l'ala sinistra dei Democratici in vista della corsa per la Casa Bianca

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Medico, musulmano di origini egiziane e sostenuto dalla sinistra di Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez, ma anche da Barack Obama. Alle Midterm che segnano la riscossa dei Democratici dopo due anni all’opposizione arriva anche la vittoria di Abdul El-Sayed. Il 41enne conquista il seggio al Senato in Michigan, battendo il repubblicano Mike Rogers e raccogliendo l’eredità del democratico Gary Peters, e diventa così il primo senatore musulmano nella storia degli Usa. Una vittoria che assume un significato nazionale, anche alla luce degli attacchi personali ricevuti durante la campagna da Donald Trump e delle divisioni emerse all’interno del Partito democratico.

Chi è e cosa vuole Abdul El-Sayed

Nato in Michigan da una famiglia di origini egiziane, El-Sayed ha studiato medicina alla Columbia University. Dopo l’attività accademica, ha diretto il dipartimento della Sanità di Detroit e successivamente quello della contea di Wayne. Nel 2018 si era già candidato alle primarie democratiche per la carica di governatore del Michigan, senza ottenere la nomination. La sua piattaforma politica punta sull’assistenza sanitaria universale, sulla riduzione del costo della vita, sull’accesso alla casa e sulla limitazione dell’influenza dei grandi finanziatori sulla politica. Tra i suoi slogan: «Denaro fuori dalla politica, denaro nelle vostre tasche, Medicare per tutti». Durante la campagna ha inoltre criticato i dazi e le loro conseguenze sull’industria automobilistica.

Spagna. Il ministro dei Trasporti si dimette dopo gli incidenti ferroviari. In Italia, Salvini resta al suo posto, nonostante i disastri nel settore dei trasporti, per non far cadere il Governo, e perdere egli stesso la poltrona ( P.A.)

 

Spagna, il ministro dei trasporti Puente si dimette in seguito al grave incidente ferroviario


Il ministro dei Trasporti spagnolo, Oscar Puente, ha annunciato le sue dimissioni in seguito alla tragedia ferroviaria nella quale sono morte 69 persone e circa 200 feriti

. Lo riportano i media spagnoli, secondo cui il ministro al termine della sua audizione davanti al Congresso per riferire sull'incidente ferroviario di Urda, ha detto che

"un ministro dei Trasporti di un Paese come la Spagna non può rimanere in carica dopo due incidenti in meno di un anno".

Adesso il mondo può voltare pagina, dopo la scoppola sonora CHE TRUMP HA PRESO ALLE ELEZIONI DI MEDIO TERMINE?

 Adesso possiamo sperare che si volti pagina in Usa, Europa e nel mondo, dopo che il tronfio presidente degli Stati Uniti, che da quando è arrivato alla Casa Bianca per il secondo mandato, non ha combinato che guai e non solo nel  suo paese, a seguito della mazzata sonora alle elezioni di medio termine, quando il suo partito ha perso sia la Camera che il Senato americano? Sperarlo è lecito, almeno dalle prime dichiarazione dell'anatroccolo zoppo che ha attribuito la sconfitta alla guerra in Iran che gli americani non vogliono (perchè troppo è già costata in termini economici) e che si è precipitato a dichiarare che presto gli aiuti al socio israeliano Netanyahu cesseranno e dunque il fronte di guerra nel Medioriente si chiuderà? Sperarlo è lecito, ma si volterà davvero pagina?

 Il bullo americano, acciaccato dalla sconfitta, si è affrettato a dire che  non sarà più il 'signor veto' - come aveva dichiarato alla vigilia delle elezioni, se avessero vinto i Democratici - ma che collaborerà con i vincitori.

 Niente ancora sulla guerra in Ucraina, e sull'amico Putin, e neppure sul  possibile quasi certo prossimo fronte di guerra annunciato in più occasioni: Cuba.

 Le ultime dal fronte ucraino sono che prossimamente si vedranno in tre per trattare: Putin, Trump, Zelensky. Resta fuori l'Europa ma forse riapparirà all'orizzonte della trattativa fra breve.

Dunque si può sperare? Sarebbe lecito e perfino ragionevole, se non sapessimo che  da Trump-Bombolo ( secondo l'efficace definizione di Veltroni) c'è da aspettarsi tutto.

 Intanto c'è la buona, anzi ottima notizia, che il popolo americano ha finalmente aperto gli occhi, pentendosi amaramente della fiducia accordata al folle presidente che se in un obiettivo non ha mancato è quello di favorire i suoi amici stramilionari, e fare affari per sè e la sua famiglia. Alla faccia dell'America First!  

BruttaMà, di Diaco, censurata dalla Rai( da Fan Page.it, di Andrea Parrella). E' che questi yuppie, ' 'con tanta voglia di crescere', appena gli dai una mano pensano di prendersi anche il braccio (P.A.)

 

Bufera in Rai dopo l’intervista di Diaco a Ravagnani, Carlucci furiosa e stop a concorrenti di Ballando a BellaMà

Quello che doveva essere un semplice passaggio promozionale tra programmi della stessa azienda si è trasformato in un vero e proprio caso televisivo nei corridoi di Viale Mazzini. L'atteggiamento di Pierluigi Diaco durante l'intervista all'ex sacerdote Alberto Ravagnani, andata in onda a BellaMà, avrebbe scatenato una tensione fortissima in Rai, provocando la reazione sdegnata e perentoria del gruppo di lavoro di Ballando con le Stelle.

Stando a quanto apprende Fanpage in queste ore, l'eccesso di invadenza del conduttore di Rai 2 avrebbe fatto letteralmente imbestialire Milly Carlucci. A far traboccare il vaso potrebbe non essere stata solo la valanga di domande intime sulla sfera sessuale e sull'orientamento personale rivolte a Ravagnani, ma anche la stoccata diretta che Diaco ha mandato allo show del sabato sera di Rai 1, sottolineando in diretta all'ospite: "Non ti faccio venire qui a fare la passerella di Ballando con le Stelle". Per poi correggersi e precisare che il programma del sabato sera è così popolare da non averne bisogno.

La sanzione: veto totale sulle ospitate da Diaco

Le conseguenze di questo cortocircuito interno non si sono fatte attendere e rischiano di segnare una spaccatura netta interna alla Rai. Da quanto risulta a Fanpage, l'intenzione del gruppo di lavoro guidato da Milly Carlucci sarebbe immediata e drastica: nessun altro concorrente di questa edizione di Ballando con le Stelle sarà più ospite di Pierluigi Diaco nelle prossime settimane. Un vero e proprio "embargo" televisivo che punirebbe la linea aggressiva scelta da BellaMà e la scarsa tutela riservata a un volto arruolato dal programma ammiraglio del sabato sera.

L'intervista della discordia: cosa è successo in diretta

Il terremoto nasce da un faccia a faccia che ha lasciato attoniti sia i telespettatori che la dirigenza Rai. Invito alla mano, Ravagnani si era presentato nel salotto di Rai 2 per raccontare la sua esperienza nello show del sabato sera. Diaco, tuttavia, ha spinto fin da subito l'intervista sul terreno personale, chiedendo all'ex prete senza troppi complimenti: "Sei attratto dagli uomini o dalle donne?" e incalzandolo sulla sua vita intima dopo l'addio alla tonaca: "Non so se l'hai già sperimentata con una persona… Sì o no?".

Di fronte al palese imbarazzo di Ravagnani e al suo tentativo di difendere la riservatezza, Diaco non ha fatto passi indietro, rivendicando il diritto di fare domande "al limite della maleducazione". A quel punto Ravagnani ha detto chiaramente di essere in imbarazzo e di avere diritto a non rispondere.

Taglio stipendi dei magistrati? Gratteri, nel salotto di Gruber, a La7: tagliamoli anche ai Parlamentari ( da Fanpage.it, di Gennaro Marco Duello)

 

Gratteri a Otto e mezzo: taglio agli stipendi dei magistrati sì, ma anche ai parlamentari

Lilli Gruber gli porge la domanda che il governo ripete da settimane: i magistrati guadagnano troppo? Nicola Gratteri non si mette in difesa. Rilancia. “Tagliamoci tutti lo stipendio. Io sono d’accordo”. Poi arriva la condizione, ed è lì che il discorso cambia direzione. Il procuratore capo di Napoli, ospite di Otto e mezzo lunedì 2 novembre su La7 con Italo Bocchino in studio, ha trasformato la polemica sugli arretrati delle toghe in una domanda rivolta a chi quella polemica l’ha aperta.

La puntata di ieri con Gratteri è stata vista da 1.976.814 spettatori con il 9.57% di share. Otto e mezzo è ripartita così dopo una settimana intensa che, proprio a Fanpage.it, abbiamo chiamato "la settimana perfetta di Lilli Gruber" perché gli ascolti sono stati molto alti, i più alti da quando la stagione è cominciata.

Mille euro in meno, a una condizione

La cifra la mette sul tavolo lui. “Se la politica dice che lo stipendio è alto, quello dei magistrati abbassiamolo di 1.000 euro, però abbassiamo anche quello dei parlamentari”. E sui parlamentari Gratteri è preciso nel bersaglio: “Guadagnano 15mila al mese per stare due giorni e mezzo a settimana”.

Il procuratore ha poi parlato di sé, della sua giornata in ufficio che comincia alle 7.30 e finisce la sera, e ha ricordato che per sedersi negli studi televisivi usa giorni di ferie. Un dettaglio personale che serve a costruire il contrasto: da una parte chi è in procura tutti i giorni, dall’altra chi a Montecitorio e Palazzo Madama si concentra su metà settimana.

La domanda su Palazzo Chigi

Il secondo affondo riguarda la sede del governo. “Però qualcuno mi spieghi perché quest’anno ai funzionari di Palazzo Chigi è stato aumentato lo stipendio di 500 euro e sono state fatte nuove assunzioni, senza che nessuno si sia scandalizzato. Dobbiamo essere coerenti. Vogliamo abbassare lo stipendio ai magistrati?”.

È il cuore dell’argomento di Gratteri: se il problema è la spesa pubblica, il criterio deve valere per tutti, non solo per la categoria che in questo momento è in rotta di collisione con l’esecutivo.

Arretrati, non aumenti: da dove nasce lo scontro

Per capire perché un procuratore discuta di buste paga in prima serata bisogna tornare al 2021. Un decreto del governo Draghi fissò al 4,85% l’adeguamento triennale degli stipendi dei magistrati per il periodo 2018-2020. L’Associazione nazionale magistrati fece ricorso e nel 2025 il Consiglio di Stato le diede ragione: il calcolo era sbagliato, perché pesava troppo le categorie più numerose e meno pagate del pubblico impiego e lasciava fuori alcune voci. Rifatti i conti, l’Istat ha portato la percentuale al 6,22%.

Lo Stato deve quindi pagare la differenza. Nel documento programmatico della manovra sono finiti circa 970 milioni, costo lordo complessivo per circa 11mila magistrati tra ordinari, amministrativi e contabili. A metà ottobre Giorgia Meloni ha annunciato che non avrebbe firmato il Dpcm che sblocca le somme, parlando di un miliardo e invitando l’Anm a un confronto. Il sindacato delle toghe ha contestato le cifre: secondo il presidente Giuseppe Tango, a un magistrato con trent’anni di servizio spetterebbero in tutto circa 15mila euro, a chi è a inizio carriera intorno ai 5mila. Lo stesso Gratteri, prossimo alla pensione, aveva quantificato la sua quota in circa 13mila euro.

A Otto e mezzo il procuratore ha ripreso il filo: “Sulla decisione del Consiglio di Stato, non parliamo di un aumento di stipendio. Negli anni passati è stato fatto un calcolo errato sull’adeguamento. Meloni è stata imprudente a dire che non firma. Mediaticamente è efficace, ma sa che verrà nominato un commissario e che il pagamento avverrà comunque. Sono soldi che spettano ai magistrati per legge”. E sull’importo reale: “Ancora in questo momento nessuno sa quanto è”.

Il meccanismo automatico, ha spiegato Gratteri, esiste proprio per evitare che giudici e pubblici ministeri debbano contrattare il proprio stipendio con il potere politico. È lo stesso principio difeso dall’Anm, che ha respinto l’idea di una trattativa con Palazzo Chigi.