mercoledì 2 settembre 2026

Poste Italiane si ingrandiscono

 Da giorni in tv passa la pubblicità dell'Opas lanciata da Poste Italiane su Tim invitando i sottoscrittori a parteciparvi. Senza entrare nel merito dei tecnicismi dell'operazione, la pubblicità fa notare che negli ultimi anni Poste Italiane ha distribuito dividendi  interessanti perchè la sua 'produttività' è aumentata.

 Che significa, e a chi ha portato vantaggi tale aumento di produttività e di dividendi?

 Poste italiane  s'è fatta più ricca a scapito dei cittadini. Lunghe file agli uffici postali, sempre sotto dimensionati nel personale, aumenti dei costi per i cittadini,  e poi distribuzione della posta  non  più quotidiana come  un tempo.

  Non si preoccupa neppure del successo che hanno i vari gestori del commercio on line che ricevono ordini e provvedono alla consegna anche in ventiquattrore, e forse anche a costi competitivi. 

 Se Poste Italiane avesse aumentato la produttività non tagliando i servizi ai cittadini, allora sì potrebbe vantare i successi, che ora vanta senza motivo, nascondendo come li ha ottenuti, il prezzo cioè pagato dai cittadini

Modi a Putin: basta con la guerra in Ucraina, per il bene dell'umanità ( Adnkronos)

 

Narendra Modi e Vladimir Putin alla Shanghai Cooperation Organisation (Ipa)

“Dobbiamo passare da una guerra senza fine alla fine della guerra”. L’invito, praticamente un sollecito, è arrivato ieri al presidente russo Vladimir Putin – che non è apparso felicissimo di sentirselo dire -, da un suo alleato di fatto, il primo ministro indiano Narendra Modi, secondo cui “dobbiamo muoverci in questa direzione: è fondamentale per tutta l’umanità”. “Ogni giorno che la guerra continua, l’umanità viene essenzialmente fatta regredire di un passo”, ha continuato Modi in occasione del vertice della Shanghai Cooperation Organisation in corso a Bishkek (Kirghizistan), aggiungendo che “l’India sostiene qualsiasi iniziativa di pace in Ucraina”.

Secca la risposta di Putin: “Grazie mille, primo ministro. Stiamo procedendo su questa strada“. Finora, però, Mosca non è arretrata di un millimetro rispetto alle sue condizioni massimaliste per cessare le ostilità, richieste che Kiev considera una capitolazione e quindi irricevibili.

Il presidente russo ha poi affermato che il conflitto sia una “conseguenza di un colpo di Stato provocato e sostenuto dall’Occidente” in Ucraina nel 2014. E ci sarebbe una “seconda ragione”, ovvero “il costante tentativo dell’Occidente di attirare l’Ucraina nella Nato“. “Come abbiamo ripetutamente sottolineato, ciò rappresenta una minaccia diretta alla sicurezza della Russia”, ha dichiarato Putin.

Crepe nell’alleanza India-Russia?

Mentre queste affermazioni non sembrano particolarmente concilianti, il fatto che sia un alleato a chiedere di cessare le ostilità potrebbe stupire. Ma non deve.

Modi intanto ha riaffermato i legami con Putin definendolo “mio amico” ed elogiando i crescenti rapporti economici tra India e Russia, basati sull’energia: Nuova Delhi è, insieme a Pechino, uno dei maggiori acquirenti di petrolio russo, cosa che ha contribuito in questi anni a tenere a galla l’economia della Federazione e la guerra in Ucraina. Il premier indiano ha poi affermato che il capo del Cremlino sarà ricevuto con tutti gli onori al vertice dei Brics che si terrà nella sua capitale il 12 e 13 settembre.

Video correlato: Ucraina, Modi a Putin: "Dobbiamo impegnarci per porre fine alla guerra" (LaPresse Italy)

Putin dal canto suo ha sottolineato il rafforzamento dei legami tra i due Paesi sulla base dei principi di “un partenariato speciale e privilegiato“.

Perché Modi ha sollecitato Putin

In effetti, Modi non ha intenzione di interrompere i rapporti con la Russia: la sua posizione riflette una dottrina geopolitica ben precisa chiamata “autonomia strategica“. Nuova Delhi e Mosca mantengono una storica partnership, legata soprattutto a enormi forniture energetiche (come il petrolio russo a basso costo), alla cooperazione militare e a patti logistici come il patto Relos.

Tuttavia, l’India non è un alleato formale della Russia nel senso militare del termine e non appoggia l’invasione dell’Ucraina. I motivi per cui Modi insiste pubblicamente sulla fine delle ostilità e sulla via della diplomazia si basano su calcoli strategici precisi.

Il fattore Cina

Il prolungarsi della guerra in Ucraina e il conseguente isolamento internazionale della Russia stanno spingendo Putin sempre più tra le braccia di Pechino. Per l’India, la Cina rappresenta la principale minaccia geopolitica e di sicurezza, come dimostrano anche i frequenti scontri sui confini himalayani. Modi vuole che la guerra finisca anche per evitare che la Russia diventi un partner subordinato e totalmente dipendente dalla Cina.

Bilanciamento tra Est e Ovest

L’India vuole mantenere una posizione di centralità globale. Se da un lato partecipa a vertici eurasiatici non-occidentali come la Sco o i Brics insieme a Russia e Cina, dall’altro coltiva strettissimi legami economici e tecnologici con gli Stati Uniti e l’Unione europea. Modi si presenta come la voce del ‘Sud del mondo’, un mediatore che “non è neutrale, ma è schierato dalla parte della pace“.

Interessi economici globali

La stabilità dei mercati globali, dei prezzi alimentari e delle catene di approvvigionamento è fondamentale per la crescita economica interna dell’India. Come ha ribadito lo stesso Modi a Bishkek, “ogni giorno di guerra rappresenta un passo indietro per l’umanità”, ed è nell’interesse indiano che le sanzioni e i blocchi commerciali legati al conflitto si esauriscano il prima possibile.

Da sinistra, Narendra Modi e Vladimir Putin alla Shanghai Cooperation Organisation (Ipa)

La Shanghai Cooperation Organisation

Oltre al messaggio, è importante il contesto in cui questo è stato lanciato. La Shanghai Cooperation Organisation è stata creata nel 2001 come forum per la sicurezza da Cina, Russia, Kazakhistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan, e nel tempo si è allargata a 10 membri (tra cui l’Iran, presente al tavolo di questi due giorni) e a una quindicina di Paesi osservatori. Attualmente ‘pesa’ per metà della popolazione del pianeta e circa un quarto del Pil mondiale.

Non ha però un corrispondente peso politico e pratico, sia perché i suoi obiettivi e programmi rimangono vaghi, sia perché i suoi membri hanno interessi diversi e spesso divergenti.

Il triangolo Xi-Putin-Modi

Nonostante non sia un’organizzazione coerente, Cina e Russia tendono a presentare la Sco come uno dei pilastri di un ordine internazionale alternativo a quello dominato dagli Stati Uniti, utilizzandola come piattaforma attraverso cui rafforzare il ruolo dei Paesi eurasiatici e del ‘Global South’ nelle istituzioni e negli equilibri internazionali, riducendo la centralità politica dell’Occidente.

Non a caso il presidente cinese Xi Jinping e Putin hanno ribadito la solidità della loro partnership strategica. Xi ha parlato della necessità cooperare, insieme ad altri Paesi, per “rafforzare le forze che guidano la riforma della governance globale e promuovono un mondo multipolare equo e ordinato“, in una situazione internazionale in cui “le incertezze e i fattori imprevedibili sono aumentati notevolmente”. Affermazioni che portano avanti la “strategia di Tianjin” espressa nel precedente vertice tenutosi nella omonima città cinese nel 2025.

L’incontro di Bishkek ha messo dunque in evidenza il peso geopolitico del triangolo Modi-Xi-Putin: tre grandi potenze eurasiatiche intenzionate a mantenere e rafforzare canali di cooperazione indipendenti dalle dinamiche occidentali. Ma con l’India che tiene il piede in due staffe, cercando di stabilizzare i rapporti con Pechino, continuando a mantenere stretti rapporti con Mosca – spronandola allo stesso tempo in un senso favorevole ai propri interessi -, senza entrare pienamente in un fronte anti-occidentale.

martedì 1 settembre 2026

Morto il 'Priore di Bose' Si spegne un faro di luce sul nostro mondo ( da Fanpage,it)

 

Morto Enzo Bianchi, monaco fondatore della comunità di Bose che venne allontanato da Papa Francesco

Si è spento questa mattina all’ospedale Molinette di Torino Enzo Bianchi, 83 anni, tra i principali fondatori della comunità monastica di Bose, nata nel 1965 in provincia di Biella. Monaco, saggista, esperto di biblismo, ma anche instancabile viaggiatore e cuoco appassionato, Bianchi aveva lasciato la guida della Comunità monastica di cui era priore nel 2017: nel 2020 era stato infatti allontanato da Bose per volontà di Papa Francesco e dei vertici della Santa Sede. Dopo quell’esperienza ha fondato Casa della Madia, fraternità monastica situata ad Albiano d’Ivrea. Da allora si era progressivamente ritirato anche a causa di problemi di salute e negli ultimi giorni le sue condizioni si erano aggravate per uno scompenso renale che lo aveva portato in coma metabolico fino alla morte.

Chi era Enzo Bianchi

Nato nel 1943 a Castel Boglione, nell'astigiano, dopo aver iniziato gli studi in economia Enzo Banchi è diventato un punto di riferimento spirituale per intere generazioni, soprattutto nell'ambito del dialogo tra credenti e non credenti. Figura carismatica del post Concilio Vaticano II, riconosciuto uomo di preghiera e di pace, Bianchi era comparso l'ultima volta sulla scena pubblica nel maggio scorso quando a Torino aveva presentato un volume di padre Antonio Spadaro, segretario del Dicastero della Cultura vaticano ed ex direttore di Civiltà cattolica. Negli ultimi anni aveva trattato, tra gli altri, il tema della messa con il rito antico, dibattendo con altri teologi e storici di Chiesa sempre mantenendo posizioni in difesa del Concilio e delle sue riforme.

Le divergenze con Papa Francesco

Nel 2017 Enzo Bianchi aveva molto sofferto per il contrasto sorto con Papa Francesco che voleva un cambio alla guida della Comunità per evitare quelle che secondo Bergoglio erano delle eccessive concentrazioni di potere. Dopo un lungo tira e molla, passato anche per l'intervento di uno psicanalista inviato direttamente dal Vaticano, Bianchi aveva infine deciso di obbedire al Santo Padre non senza dolore. "Sono nell’esilio che mi hanno inflitto", aveva avuto modo di scrivere, prima di fondare una nuova comunità, la Casa di Madia, rimanendo un punto di riferimento della Chiesa progressista con numerosi interventi sui media, in particolare sul quotidiano La Stampa.