lunedì 26 ottobre 2026

Stampa. La censura per non turbare l'opinione pubblica

 

Giornalisti in piazza contro "la censura usata per non turbare l'opinione pubblica"© Provided by ANSA

(ANSA) - GENOVA, 26 OTT - "Da qualche mese in Liguria le forze dell'ordine censurano volutamente nei loro resoconti quotidiani fatti di cronaca come furti, rapine, truffe agli anziani, violenze sessuali e accoltellamenti perché secondo un'indicazione arrivata 'da Roma' i giornalisti 'creano allarme sociale'. È una vergogna nazionale che ci riporta indietro ai momenti più bui del Paese. La stampa non può essere soggetta a censure, meno che mai a censure preventive". Lo denuncia la segretaria generale della Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi) Alessandra Costante al presidio di protesta davanti alla Prefettura di Genova organizzato dall'Ordine dei giornalisti della Liguria, dall'Associazione ligure giornalisti e dal Gruppo cronisti liguri. 'Stop alla censura': è lo striscione srotolato dai manifestanti davanti al palazzo del governo. Sono stati distribuiti volantini in difesa dell'articolo 21 della Costituzione.

Giornalisti in piazza contro "la censura usata per non turbare l'opinione pubblica"© Provided by ANSA

"Non fornire informazione su reati che creano 'allarme sociale' significa intervenire pesantemente sul diritto all'informazione - sottolinea il presidente dell'Ordine nazionale dei giornalisti Carlo Bartoli in un messaggio di sostegno alla mobilitazione -. Un danno al diritto costituzionale dei cittadini a essere informati, per lo stesso operato delle forze dell'ordine e per la trasparenza dell'azione della magistratura". (ANSA).

Giornalisti in piazza contro "la censura usata per non turbare l'opinione pubblica"© Provided by ANSA
Giornalisti in piazza contro "la censura usata per non turbare l'opinione pubblica"© Provided by ANSA
Giornalisti in piazza contro "la censura usata per non turbare l'opinione pubblica"

Orban, dopo che ce lo siamo finalmente tolto... Trump lo vorrebbe ( d'accordo Cina e Russia)come segretario generale dell'ONU

 L’amministrazione Trump avrebbe incoraggiato Viktor Orbán a candidarsi alla carica di segretario generale delle Nazioni Unite, con l’obiettivo di farne un candidato sostenuto da Stati Uniti, Russia e Cina. L’indiscrezione, riportata dal Wall Street Journal, delinea un’ipotesi diplomatica ancora senza conferme ufficiali e che, se concretizzata, dovrebbe superare l’ostacolo degli altri membri permanenti del Consiglio di Sicurezza.

Secondo il quotidiano statunitense, l’idea sarebbe stata avanzata per prima proprio da Washington. Alcuni funzionari americani ritengono che anche Mosca e Pechino potrebbero appoggiare l’ex primo ministro ungherese, sulla base di precedenti consultazioni diplomatiche. Non sarebbe stata, tuttavia, presa alcuna decisione definitiva.

Un funzionario del Dipartimento di Stato avrebbe riconosciuto che la proposta può sembrare, a prima vista, folle. Eppure, secondo due funzionari citati dal Wall Street Journal, uno statunitense e uno di un altro Paese, quando Stati Uniti, Russia e Cina concordano su un obiettivo al Consiglio di Sicurezza, "di solito ottengono ciò che vogliono".

Al momento, però, nessuna delle parti coinvolte ha confermato l'ipotesi. Non sono arrivate conferme dalla Casa Bianca, da Mosca o da Pechino, né da Orbán.

Le indiscrezioni sui possibili incarichi internazionali di Orbán

Le voci su un possibile incarico internazionale per Orbán circolano da mesi. Alla fine di maggio, il giornalista investigativo ungherese Szabolcs Panyi aveva riferito nella newsletter di VSquare di discussioni negli ambienti vicini al movimento MAGA, citando fonti ungheresi e straniere con contatti diplomatici.

Secondo quelle ricostruzioni, si sarebbe cercato per Orbán un incarico di alto livello in ambito internazionale, nel quale l'immunità diplomatica associata alla posizione avrebbe potuto avere un peso rilevante.

Ad agosto, sulla base di nuove informazioni, Panyi aveva indicato anche la possibilità di un ruolo nella FIFA o di vice segretario generale delle Nazioni Unite. Il portavoce stampa di Fidesz, il partito di Orbán, Bertalan Havasi aveva allora liquidato le notizie sui possibili incarichi come "fake news".

La prospettiva di una candidatura alla guida dell'ONU rappresenterebbe un passaggio ben più significativo: il segretario generale è il massimo funzionario amministrativo dell'organizzazione e svolge anche un ruolo politico e diplomatico centrale nella gestione delle crisi internazionali.

Ákos Szilágyi, uno dei più grandi fan di Viktor Orbán, il 14 aprile 2026 nella sua casa di Budapest sistema la maglietta da lui disegnata, su cui compaiono Orbán e Donald AP Photo/Denes Erdos

Perché il sostegno di Trump non basta

Il mandato dell'attuale segretario generale, António Guterres, scade il 31 dicembre 2026. La scelta del successore passa attraverso una procedura che attribuisce un ruolo decisivo al Consiglio di Sicurezza, composto da 15 membri.

Per raccomandare un candidato servono almeno nove voti favorevoli e nessun veto da parte dei cinque membri permanenti: Stati Uniti, Russia, Cina, Francia e Regno Unito. Solo dopo la raccomandazione del Consiglio, il segretario generale viene nominato dall'Assemblea Generale.

Anche se Washington, Mosca e Pechino convergessero su Orbán, quindi, il sostegno dei tre Paesi non sarebbe sufficiente a garantirne l'elezione. Francia e Regno Unito potrebbero bloccare la candidatura con un veto.

L'eventuale accordo tra le tre maggiori potenze militari e diplomatiche sarebbe comunque un elemento di forte rilievo, soprattutto in una fase in cui le divisioni internazionali rendono difficile raggiungere un consenso sulle principali questioni di sicurezza globale.

Barletta. Domenica 25 ottobre. Musica Divina. Festival Corale Pugliese di Musica Sacra. Il Coro di Trinitapoli. Foto ricordo sotto il 'Colosso' di Barletta

 





Gran Bretagna. Alberi di Natale dismessi per salvare le coste dall'erosione ( da Il Messaggero)

 

Oltre 2,000 alberi di Natale sepolti sotto la sabbia: il trucco degli inglesi per proteggere le coste© - licenza temporanea -

In Gran Bratagna gli alberi di Natale, una volta finite le festività, hanno una seconda vita. Vengono utilizzati per ricostruire le dune e contrastare l'erosione costiera. Accade a St. Annes, nella contea del Lancashire, dove un progetto ambientale recupera gli abeti dismessi per trattenere la sabbia e rafforzare la barriera naturale tra il mare e le zone abitate. L'iniziativa si chiama Fylde Sand Dunes Project e coinvolge associazioni ambientaliste, amministrazioni locali e volontari. L'obiettivo è ripristinare un sistema dunale che negli ultimi 150 anni ha perso circa l'80% della propria estensione, anche a causa dell'urbanizzazione e dell'erosione.

Come vengono utilizzati gli alberi di Natale

Il metodo sfrutta la capacità dei rami di rallentare il vento e trattenere i granelli di sabbia. Gli alberi vengono collocati all'interno di trincee scavate sulla spiaggia, lasciando scoperta parte dei rami. In questo modo, la sabbia trasportata dal vento si accumula progressivamente intorno ai tronchi, formando nuovi rilievi. Successivamente vengono introdotte piante autoctone, come lo sparto pungente, le cui radici contribuiscono a consolidare il terreno e stabilizzare le dune. Il sistema viene integrato con barriere di legno e altre strutture vegetali.

Oltre 2.000 alberi recuperati nel 2026

Il progetto si basa anche sulla partecipazione dei residenti, che possono consegnare gli alberi nei punti di raccolta predisposti dopo le festività. I volontari si occupano poi di trasportarli e sistemarli lungo i tratti di costa individuati. Nel 2026 circa 650 volontari hanno interrato 2.000 alberi di Natale lungo tre chilometri di spiaggia. I risultati sono già visibili in alcune aree: dal 2013 il litorale ha guadagnato tra i 60 e i 90 metri di terreno. Le dune svolgono inoltre una funzione di protezione per le abitazioni: secondo i dati del programma, attualmente difendono 493 immobili dall'erosione costiera e altri otto dal rischio di inondazioni.


domenica 25 ottobre 2026

Mattarella: gettare semi della pace spetta ai governi, ma tutti facciano la loro parte (da La Repubblica)

 

CERIMONIA DI CONSEGNA DELLE STELLE AL MERITO DEL LAVORO PER L’ANNO 2026© IMAGOECONOMICA VIA QUIRINALE.IT

"La forza delle religioni è importante. Possono usare, con il coraggio che viene dalle Fedi, dalla dimensione spirituale che alimenta la cultura, il pensiero, il cammino, l'azione. Sono l'esempio di come il dialogo, il rispetto della diversità, la solidarietà fanno crescere fiducia e alimentano coesione e sicurezza". Lo scrive il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in un messaggio alla Comunità di Sant'Egidio in occasione dell'incontro internazionale per la pace di Assisi.

"L'inerzia - sottolinea il capo dello Stato - è ingiustificabile. Conflitti, ingiustizie, povertà, sopraffazioni sono prodotti umani. Gettare i semi della pace, sconfiggere i pregiudizi, ricostruire il diritto, equità, libertà dove sono stati calpestati è opera che, certamente, riguarda i governi e le istituzioni, ma nessuno è dispensato dal compiere la propria parte. Ciascuna donna, ciascun uomo può mettere in campo la propria passione, esercitare la propria responsabilità, per rendere possibili tratti di un mondo in pace".

Mattarella aggiunge: "Ricorrono 40 anni dall'incontro di amicizia e di preghiera che Giovanni Paolo II promosse ad Assisi, la città di San Francesco. Leader religiosi provenienti da tutto il mondo si trovarono insieme per dare testimonianza alla pace e alla fraternità, per ribadire che non si può uccidere, non si può sfruttare, non si può sottomettere il nome di Dio. Quello di Assisi fu un evento profetico".

"La Comunità di Sant'Egidio - prosegue - si è fatta animatrice di incontri internazionali che, anno dopo anno, hanno inteso ravvivare lo 'spirito di Assisi' mentre le guerre, le diseguaglianze, la volontà di potenza e dominio facevano sentire sempre più il loro peso oppressivo sul corso della storia. Siamo riconoscenti per questo prezioso impegno".