lunedì 20 aprile 2026

Governo. Nel decreto 'sicurezza' l'ennesimo, emendamento CORRUTTIVO. Che vergogna! ( da L'Unità, di Piero Sansonetti)

Sicurezza, il decreto Ku Klux Klan fa tremare il governo Meloni: perché Mattarella può fermarlo

Credo che violare il diritto alla difesa sia un reato. E pagare qualcuno per commettere un reato immagino che sia un ulteriore reato. Non so se si può parlare di corruzione, ma si tratta di qualcosa di molto simile




Foto Roberto Monaldo / LaPresse
Foto Roberto Monaldo / LaPresse

Se passerà il decreto sicurezza così come è oggi, dopo lo sciagurato emendamento col quale si esercita una vera e propria azione corruttiva nei confronti degli avvocati, sarà molto difficile sostenere che l’Italia è pienamente dentro i canoni dello Stato di diritto. Avvocati, magistrati, giuristi, costituzionalisti sono assolutamente unanimi: quell’emendamento è una follia, è illegale prima ancora che anticostituzionale, e va fermato. In queste condizioni è molto difficile che il presidente della Repubblica possa non intervenire per sbarrarlo. Anche se, naturalmente, uno scontro tra governo e Quirinale, su un tema così delicato, avrebbe conseguenze molto forti e aprirebbe una vera e propria crisi istituzionale. Qui sono in gioco i principi dello stato liberale. L’unica via d’uscita sarebbe che la maggioranza trovi il modo per ritirare quell’emendamento. Ma questo deve avvenire in settimana, perché il 25 aprile il decreto scade.

Vediamo bene di che cosa si tratta. Diciamo subito che il decreto sicurezza in moltissime sue parti era considerato incostituzionale dai giuristi prima ancora dell’emendamento. In ogni caso si tratta di un decreto fortemente repressivo, tipico dei regimi reazionari, e discriminatorio nei confronti degli immigrati. Dunque, fondamentalmente, a sfondo xenofobo o razzista. Nel decreto, per esempio, sono introdotte delle limitazioni al “gratuito patrocinio” per gli stranieri candidati all’espulsione. Sebbene esista un articolo della Costituzione, il 24, che impone il gratuito patrocinio per tutte le persone non abbienti. Ma l’emendamento presentato da quattro parlamentari del centrodestra (Fratelli d’Italia, Forza Italia, Noi moderati e Lega) va molto oltre l’estremismo presente nel decreto. Offre agli avvocati che convinceranno i loro assistiti ad accettare senza fare opposizione il rimpatrio (cioè, in pratica, l’espulsione) un compenso in denaro. Un po’ più di 600 euro. Cosa vuol dire questo? Che lo Stato paga l’avvocato perché rinunci a sostenere l’immigrato che si oppone alla sua espulsione e anzi operi per convincerlo alla resa. Diciamo che viene offerto un pagamento in denaro in cambio del tradimento della propria etica professionale e della violazione del diritto alla difesa. Credo che violare il diritto alla difesa sia un reato. E pagare qualcuno per commettere un reato immagino che sia un ulteriore reato. Non so se si può parlare di corruzione, ma ad occhio si tratta di qualcosa di molto simile. E non avevo mai sentito parlare di una legge che è essa stessa un reato.

Polignano a mare. parata di Bande musicali nel segno di Domenico Modugno ( da Il messaggero)

 

 Con la parata delle bande musicali guidate da Renzo Rubino, che hanno attraversato i luoghi simbolo di Polignano a Mare, e con la visita nei luoghi del cuore di Domenico Modugno a San Pietro Vernotico, si è conclusa nella giornata di ieri "Nel segno di Domenico Modugno: canzone d'autore, cinema, luoghi del cuore", la tre giorni inserita nel progetto "Polignano a Mare Città della Musica". Le bande, espressione identitaria della cultura musicale pugliese, hanno coinvolto cittadini e visitatori in un percorso partecipato tra le strade della città: un momento corale in cui pubblico e musicisti hanno condiviso alcuni dei brani più amati del repertorio di Modugno, da Ciao ciao bambina a Resta cu mme, fino alla tappa finale sul lungomare, davanti alla statua a lui dedicata, dove le note di Nel blu, dipinto di blu hanno accompagnato la chiusura della manifestazione. Nel corso della tre giorni, Polignano a Mare ha ospitato un programma articolato di incontri, talk e momenti di approfondimento che hanno restituito la complessità della figura di Modugno, non solo come riferimento centrale della canzone d'autore italiana, ma anche come protagonista del mondo del cinema e dello spettacolo. In particolare, il pomeriggio di sabato ha visto alternarsi panel dedicati al rapporto tra musica, interpretazione e linguaggi artistici, insieme a un focus sulla dimensione cinematografica dell'opera di Modugno in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia - Cineteca Nazionale, che ha riportato a Polignano materiali d'archivio e testimonianze del suo percorso formativo. A chiudere la giornata, la proiezione del film Nel blu dipinto di blu (1959) ha offerto al pubblico un ulteriore sguardo sul legame tra musica e cinema nella sua produzione artistica. Un percorso che ha confermato la volontà di costruire, attraverso "Polignano a Mare Città della Musica", un progetto culturale capace di svilupparsi nel tempo, mettendo in dialogo memoria e contemporaneità, ricerca e spettacolo, e dando forma a una collaborazione tra Polignano a Mare, San Pietro Vernotico e Lampedusa e Linosa, rafforzata dalla firma dell'accordo di collaborazione tra i Comuni, che unisce tre territori attorno alla figura e all'eredità culturale di Domenico Modugno, aprendo a nuove prospettive di sviluppo culturale condiviso. Mentre cala il sipario su questa tre giorni, l'appuntamento è ora a settembre, quando la città tornerà ad animarsi con "Polignano a Mare Città della Musica" per tre giornate di eventi dal vivo ed incontri dedicati alla musica e al cantautorato, all'arte e al cinema, ancora una volta nel segno di Domenico Modugno, in programma il 4, 5 e 6 settembre 2026.

Sospetto di insider trading dietro gli annunci di Trump. Ne approfitta anche la sua famiglia se non lui medesimo? ( da Open.online, di Cecilia Dardana)

 

donald trump

In un mercato finanziario che vive di millisecondi, avere la notizia giusta prima degli altri non è solo fortuna, è una miniera d’oro. Secondo un’inchiesta della Bbc, il secondo mandato di Donald Trump sarebbe finito sotto i riflettori anche per un’anomalia sistematica, in cui flussi di denaro colossali che si muovono sui mercati finanziari pochi minuti prima che il Presidente faccia annunci in grado di spostare miliardi di dollari. L’inchiesta ha analizzato i volumi di scambio incrociandoli con le dichiarazioni pubbliche. Ciò che è stato riscontrato sono picchi di attività sospette che, per molti analisti, portano la firma dell’insider trading illegale.

Le scommesse sull’attacco Usa al Venezuela

All’epoca dell’attacco Usa al Venezuela un account scommise su Polymarket – di cui il figlio del Presidente, Donald Trump Jr, è investitore e consulente – sulla caduta di Maduro la somma di 30 mila dollari, guadagnandone 400 mila. La storia si è ripetuta settimane dopo con l’Iran. Mentre Stati Uniti e Israele si preparavano a colpire Teheran sul mercato predittivo basato sulle criptovalute venivano scambiati 529 milioni di dollari in scommesse sulla data degli attacchi. E sei account nuovi – creati a febbraio – avevano guadagnato circa 1 milione puntando sul 28 febbraio. Con acquisti poche ore prima delle esplosioni. 

Le scommesse sulla guerra in Iran

Altri casi eclatanti riguardano il settore energetico durante le recenti tensioni in Medio Oriente. Il 9 marzo 2026, mentre Trump dichiarava in un’intervista alla Cbs che la guerra era «praticamente completata», il prezzo del petrolio è crollato del 25% in un solo minuto. Tuttavia, i dati della Bbc mostrano che una massa enorme di scommesse al ribasso era stata piazzata ben 47 minuti prima che l’intervista venisse resa pubblica sui social media. Un copione quasi identico si è ripetuto il 23 marzo, quando un post di Trump su una «risoluzione totale» delle ostilità è stato preceduto di 14 minuti da un volume di scambi definito «anormale» dagli esperti, permettendo a ignoti trader di incassare profitti milionari su un calo dei prezzi dell’11%.

Il precedente dei dazi

Stessa cosa era successa ad aprile dello scorso anno, quando nel “Liberation Day” i mercati globali erano stato scossi dopo che Trump aveva annunciato una pausa di 90 giorni sui dazi. Mentre l’indice S&P 500 registrava uno dei rialzi più alti dal dopoguerra, alcuni trader avevano iniziato a scommettere pesantemente sul segno “più” appena 18 minuti prima della dichiarazione ufficiale. In quel brevissimo intervallo, scommesse da 2 milioni di dollari si sono trasformate in guadagni da 20 milioni, sollevando le proteste di diversi senatori Democratici che hanno chiesto l’intervento della Securities and Exchange Commission (SEC).

La replica della Casa Bianca

Nonostante la Casa Bianca definisca queste ricostruzioni «basate sul nulla e irresponsabili», un’email interna trapelata il mese scorso rivela che l’amministrazione ha ufficialmente avvertito lo staff di non utilizzare informazioni riservate per scommettere sui mercati. Eppure, come confermano i giuristi alla Bbc, perseguire questi reati rimane un’impresa titanica. Anche di fronte a movimenti di capitale che gridano al “leak”, identificare la fonte originale dell’informazione è quasi impossibile.

Governo. Decreto 'Primo maggio'. Alt agli aumenti di stipendio previsti, conferma dei bonus ( da Fanpage.it, di Luca Pons)

 

Primo Maggio, il governo Meloni frena sugli aumenti di stipendio e rinnova i bonus che ci sono già

Il governo Meloni ha deciso di mettere da parte la prima versione del decreto Primo maggio, quella che fonti di maggioranza avevano diffuso quasi due settimane fa e che prevedeva una serie di misure mirate alle buste paga. Il motivo è che una parte di queste norme aveva sollevato le proteste di sindacati e associazioni datoriali, perché rischiavano di aiutare i cosiddetti ‘contratti pirata'; ma soprattutto che è difficile trovare abbastanza soldi per inserire tutto quanto.

Perciò adesso si riparte con una bozza decisamente più moderata, in vista del Consiglio dei ministri che si riunirà il 30 aprile. Un "provvedimento organico per rafforzare i dati positivi del mondo del lavoro degli ultimi anni", come ha dichiarato la ministra del Lavoro Marina Calderone in una nota. A disposizione ci sarebbero circa 500 milioni di euro, ma si proverà ad alzare la quota almeno fino 800 milioni o un miliardo per fare spazio ad altre misure. Si prevede di rinnovare alcuni bonus per le assunzioni – quelli per giovani e Zes scadono il 30 aprile – e di inserire delle norme a tutela dei rider. Non si parla della loro paga, ma di tutele contro le dinamiche del caporalato, in risposta alle inchieste della Procura di Milano.

Bonus giovani under 35 verso il rinnovo fino a fine anno

Il 30 aprile andranno in scadenza il bonus giovani e il bonus Zes, due misure che il governo Meloni aveva cancellato con l'ultima legge di bilancio, salvo poi recuperarle con il decreto Milleproroghe. Ma solo, appunto, per quattro mesi. Il decreto Primo maggio dovrebbe garantire la loro durata almeno fino alla fine del 2026. Potrebbe anche renderli strutturali, cioè in vigore sempre, senza bisogno di rinnovi continui, ma per farlo servono decisamente più soldi.

Il bonus giovani consiste in uno sconto sui contributi per le aziende che assumono a tempo indeterminato una persona under 35 che non ha mai avuto un posto fisso. Se questa assunzione aumenta il numero complessivo di dipendenti dell'azienda rispetto all'anno prima, lo sgravio vale il 100% dei contributi; se invece non lo fa (magari perché è un'assunzione effettuata per sostituire qualcuno che ha lasciato il posto) vale solo il 70%. La distinzione tra questi due casi potrebbe saltare, con il nuovo decreto, dato che diverse imprese non l'hanno gradita.

Il tetto massimo è comunque di 500 euro al mese, mentre sale a 650 euro al mese nelle Regioni Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria, Sardegna, Marche e Umbria.

Il bonus donne per l'assunzioni di lavoratrici in condizioni di svantaggio è già valido fino alla fine dell'anno – anche questo ripescato con l'ultimo decreto Milleproroghe, a marzo, dato che era saltato in manovra a dicembre. È possibile però che il governo decida di varare una nuova misura riguardante l'occupazione femminile, o di estendere la durata del bonus anche nel 2027. Su questo il governo sta ancora valutando come muoversi, anche in base ai soldi a disposizione.

Il pacchetto per i rider

Le altre norme più significative che dovrebbero finire nel decreto Primo maggio, allo stato attuale, sono quelle che riguardano i rider. I lavoratori delle piattaforme digitali potrebbero ricevere un aiuto non economico, ma giuridico. Si pensa, infatti, di recepire una direttiva europea del 2024 (l'Italia non l'ha ancora messa in atto) che dovrebbe fare sì che, sul piano legale, i rider siano considerati dei dipendenti delle piattaforme, e non lavoratori autonomi. Questo potrebbe spingere, nel tempo, a contratti migliori.

C'è anche l'ipotesi di aggiungere delle tutele contro il caporalato. Obbligare i rider ad autenticarsi, con Spid o con Carta d'identità elettronica (Cie) per evitare che gli account siano gestiti in modo illecito. E prevedere che le aziende debbano registrare sempre le consegne e le paghe in database accessibili, tra l'altro, all'Ispettorato del lavoro. Insomma, non interventi che portano a un incremento delle paghe ma piuttosto correzioni normative per migliorare le condizioni di lavoro, in prospettiva.

Le altre misure per la busta paga in sospeso

Su molte delle altre iniziative che il governo aveva inizialmente inserito nel decreto Primo maggio al momento pende un punto interrogativo. Si era parlato di alzare la soglia esentasse dei fringe benefit a 3mila euro, di rendere strutturale la detassazione sui turni di lavoro straordinario o notturno, di fare la stessa cosa con i premi di produttività e anche con gli aumenti dovuti ai rinnovi di contratto collettivo.

Al momento sembra che le ultime due norme potrebbero rientrare nel decreto: la conferma della detassazione per le somme in più in busta paga che derivano da un rinnovo del contratto collettivo, per tutti coloro che prendono meno di 33mila euro all'anno di stipendio; e la tassazione sui premi di produttività ridotta all'1%, per aumentare il netto e spingere le aziende a utilizzarli in modo più ampio. Tutto però dipenderà dalle risorse che il governo riuscirà a trovare.