Sicurezza, il decreto Ku Klux Klan fa tremare il governo Meloni: perché Mattarella può fermarlo
Credo che violare il diritto alla difesa sia un reato. E pagare qualcuno per commettere un reato immagino che sia un ulteriore reato. Non so se si può parlare di corruzione, ma si tratta di qualcosa di molto simile

Se passerà il decreto sicurezza così come è oggi, dopo lo sciagurato emendamento col quale si esercita una vera e propria azione corruttiva nei confronti degli avvocati, sarà molto difficile sostenere che l’Italia è pienamente dentro i canoni dello Stato di diritto. Avvocati, magistrati, giuristi, costituzionalisti sono assolutamente unanimi: quell’emendamento è una follia, è illegale prima ancora che anticostituzionale, e va fermato. In queste condizioni è molto difficile che il presidente della Repubblica possa non intervenire per sbarrarlo. Anche se, naturalmente, uno scontro tra governo e Quirinale, su un tema così delicato, avrebbe conseguenze molto forti e aprirebbe una vera e propria crisi istituzionale. Qui sono in gioco i principi dello stato liberale. L’unica via d’uscita sarebbe che la maggioranza trovi il modo per ritirare quell’emendamento. Ma questo deve avvenire in settimana, perché il 25 aprile il decreto scade.
Vediamo bene di che cosa si tratta. Diciamo subito che il decreto sicurezza in moltissime sue parti era considerato incostituzionale dai giuristi prima ancora dell’emendamento. In ogni caso si tratta di un decreto fortemente repressivo, tipico dei regimi reazionari, e discriminatorio nei confronti degli immigrati. Dunque, fondamentalmente, a sfondo xenofobo o razzista. Nel decreto, per esempio, sono introdotte delle limitazioni al “gratuito patrocinio” per gli stranieri candidati all’espulsione. Sebbene esista un articolo della Costituzione, il 24, che impone il gratuito patrocinio per tutte le persone non abbienti. Ma l’emendamento presentato da quattro parlamentari del centrodestra (Fratelli d’Italia, Forza Italia, Noi moderati e Lega) va molto oltre l’estremismo presente nel decreto. Offre agli avvocati che convinceranno i loro assistiti ad accettare senza fare opposizione il rimpatrio (cioè, in pratica, l’espulsione) un compenso in denaro. Un po’ più di 600 euro. Cosa vuol dire questo? Che lo Stato paga l’avvocato perché rinunci a sostenere l’immigrato che si oppone alla sua espulsione e anzi operi per convincerlo alla resa. Diciamo che viene offerto un pagamento in denaro in cambio del tradimento della propria etica professionale e della violazione del diritto alla difesa. Credo che violare il diritto alla difesa sia un reato. E pagare qualcuno per commettere un reato immagino che sia un ulteriore reato. Non so se si può parlare di corruzione, ma ad occhio si tratta di qualcosa di molto simile. E non avevo mai sentito parlare di una legge che è essa stessa un reato.


