La Russia ha annunciato il suo debito pubblico totale. Secondo la Banca centrale della Federazione Russa ammonta a 319,8 miliardi di dollari e continua a salire sempre più vertiginosamente. In base a questi dati si evince che il debito pubblico russo è aumentato di 30 miliardi di dollari nell’ultimo anno, quindi del 10,4%, passando da 289,9 miliardi di dollari alla fine di dicembre 2024 a 319,8 miliardi di dollari nello stesso periodo del 2025.
Questo importante aumento, tuttavia, non è stato distribuito nel tempo. Ben 11,4 miliardi di dollari si sono aggiunti soltanto nell’ultimo trimestre del 2025, un incremento del 3,8% rispetto al periodo fino a settembre. Intanto, il debito estero supera per la prima volta in vent’anni la soglia di 60 miliardi di dollari, con 61,9 miliardi di dollari all’inizio dell’anno.
La Russia ha annunciato il suo debito pubblico
Guerra e sanzioni stanno rendendo le dinamiche economiche sempre più altalenanti e imprevedibili. Per più di 2 anni Mosca ha stupito tutto il mondo con una resistenza impareggiabile, contenendo gli effetti del debito mantenendo l’aumento del Pil a ritmi sostenuti, raggiungendo pur dopo la contrazione un +4% annuale nel 2023 e nel 2024. Quando poi sembrava che la Russia avesse trovato la chiave per un debito relativamente basso se consideriamo il rapporto con il Pil anche quest’ultimo ha cominciato a mostrare i primi segni di sofferenza effettiva.
La crescita del Paese è sempre più contenuta, oltre che non rappresentativa. Pochi settori (tra cui soprattutto il manifatturiero) si trascinano dietro un aumento marginale, mentre la quasi totalità dell’economia russa crolla addosso ai cittadini. La pressione fiscale è sempre più spietata e l’economia di guerra non riesce più a trascinare la crescita, mentre è passato l’effetto - scatenato dalla guerra stessa - che ha visto petrolio e gas a prezzi stellari. In altri termini, la sofferenza economica della Russia è ormai a livelli record, tanto che nemmeno il Cremlino la nega più, per quanto cerchi di simulare un certo livello di controllo che sembra non appartenergli più.
In ogni caso, la Banca centrale russa calcola il debito pubblico della nazione in un totale di 319,8 miliardi di dollari. Le stesse previsioni del Paese, ultimamente sempre più ottimistiche rispetto alle possibilità effettive, non sono per nulla incoraggianti. Mosca punta a una crescita economica dell’1,3% nel 2026, leggermente meglio dell’anno passato ma ben lontana dagli standard di una potenza mondiale di queste proporzioni. Le previsioni del governo sugli investimenti non sono affatto migliori: si passa dal +1,7% del 2025 a un -0,5% per il 2026.
Gli unici dati che si salvano nel bilancio russo riguardano il settore della difesa, che comunque non ha più i ritmi iniziali, e il surplus commerciale stimato in 123 miliardi di dollari nel 2026. L’acquisto di materie prime dalla Russia continua a fare grossi numeri nonostante le sanzioni, ma piuttosto che tenere in piedi il Paese sta finanziando il proseguimento del conflitto in Ucraina.
Il costo della guerra in Ucraina
La guerra sta rovinando sempre di più il Paese e la parte peggiore è che il punto di non ritorno raggiunto sarà evidente soltanto alla fine del conflitto, quando non sarà più possibile contare sulla guerra per lanciare fumo negli occhi. Non che sia facile già ora, perché la popolazione russa non può ignorare la carenza di carburanti e generi alimentari, la pressione fiscale elevata anche sui beni di prima necessità, la disoccupazione. Il regime russo riesce a sedare le rimostranze, ma è difficile dire per quanto sarà sufficiente.
I cittadini russi si accorgono bene che la situazione non è quella loro presentata, motivo per cui gli sforzi del Cremlino vanno nella presentazione di un futuro migliore, ricompense per i sacrifici fatti dalla nazione, anche se sappiamo che Mosca uscirà dissezionata dalla guerra indipendentemente dal suo esito. Vale la pena evidenziare l’intervento di Kaja Kallas, alto rappresentante Ue, durante l’ultima giornata della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco:
Cerchiamo di essere lucidi riguardo alla Russia: non è una superpotenza. Dopo oltre un decennio di conflitti, inclusi quattro anni di guerra su vasta scala, la Russia ha avanzato di poco rispetto alle linee del 2014. Il costo? 1,2 milioni di vittime. Oggi la Russia è distrutta, la sua economia è a pezzi, è scollegata dai mercati energetici europei e i suoi stessi cittadini stanno fuggendo. In realtà, la minaccia più grande che la Russia rappresenta ora è quella di ottenere più risultati al tavolo delle trattative di quanti ne abbia ottenuti sul campo di battaglia.
Il problema è che finora Putin si è dimostrato disposto a pagare qualsiasi prezzo per proseguire il conflitto e anzi più determinato che mai a concluderlo valorosamente. Presto capiremo se qualcosa è cambiato, vista la dichiarata apertura del Cremlino all’imposizione di una governance esterna temporanea in Ucraina per porre fine al conflitto. Un passo avanti nei negoziati o un altro distrattore mentre si intensificano gli attacchi?