lunedì 20 aprile 2026

Trump: se Teheran non accetta l'accordo distruggeremo il paese: centrali e ponti. Questo pazzo americano continua a giocare alla guerra ( da Open.online, di Alessandro D'Amato)

 

Trump: "Se l'Iran non accetta l'accordo lo distruggiamo". Catturata nave di Teheran che fo...

AGI - Un nuovo round negoziale tra Usa e Iran con la mediazione del Pakistan potrebbe iniziare martedì a Islamabad, mentre lo Stretto di Hormuz rimane di fatto chiuso e si avvicina la scadenza del cessate il fuoco di due settimane. La delegazione americana, ha annunciato Donald Trump, arriverà nella serata di domani nella capitale del Pakistan per ulteriori negoziati sulla fine della guerra. A guidare il team di Washington sarà di nuovo il vicepresidente JD Vance, accompagnato dai principali collaboratori di Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner.

Trump: "Se l'Iran non accetta l'accordo lo distruggiamo". In Pakistan ci saranno anche Van...

Usa cattura nave di Teheran che forzava il blocco

Trump: "Se l'Iran non accetta l'accordo lo distruggiamo". In Pakistan ci saranno anche Van...

Una nave iraniana che ha tentato di forzare il blocco navale è stata catturata dalla Marina statunitense. Lo ha annunciato Donald Trump che ha aggiunto che nel corso dell'operazione sono stati sparati colpi contro il mercantile iraniano nel Golfo dell'Oman.

"Oggi, una nave mercantile battente bandiera iraniana, la Touska, lunga quasi 270 metri e con un peso quasi pari a quello di una portaerei, ha tentato di forzare il nostro blocco navale, ma non è andata bene per loro", ha scritto Trump in un post condiviso su X "Il cacciatorpediniere lanciamissili della Marina statunitense USS Spruance ha intercettato la Touska nel Golfo dell'Oman, intimando loro di fermarsi",

"L'equipaggio iraniano si è rifiutato di obbedire, quindi la nostra nave li ha fermati immediatamente aprendo una falla nella sala macchine. Al momento, i Marines statunitensi hanno preso in custodia la nave", ha aggiunto Trump "La Touska è soggetta a sanzioni del Dipartimento del Tesoro statunitense a causa dei suoi precedenti di attività illegali. Abbiamo il pieno controllo della nave e stiamo verificando cosa c'è a bordo!".

Trump: "Se l'Iran non accetta l'accordo lo distruggiamo". In Pakistan ci saranno anche Van...

Trump: senza accordo distruggeremo le centrali elettriche

Trump: "Se l'Iran non accetta l'accordo lo distruggiamo". In Pakistan ci saranno anche Van...

Trump ha ribadito la minaccia di "neutralizzare" le centrali elettriche e i ponti iraniani se Teheran non dovesse accettare un accordo: "Stiamo offrendo un accordo molto equo e ragionevole e spero che lo accettino. Se non lo faranno, gli Stati Uniti distruggeranno ogni singola centrale elettrica e ogni singolo ponte in Iran", ha scritto il presidente Usa su Truth.

Teheran non conferma la sua partecipazione al nuovo giro di colloqui, anzi lascia trapelare tramite l'agenzia di stampa Tasnim vicina ai Pasdaran, che non accetterà di sedersi al tavolo finché permarra' il blocco statunitense sullo stretto di Hormuz. Una mossa probabilmente tattica. Resta il fatto che il passaggio a Hormuz rimane uno dei nodi più delicati della trattativa. Teheran e Washington si accusano a vicenda di avere chiuso lo stretto in violazione dell'accordo di cessate il fuoco e la via navigabile del Golfo Persico, fondamentale per l'approvvigionamento globale, oggi è a tutti gli effetti bloccata. La situazione di stallo a Hormuz potrebbe essere un possibile fattore scatenante per un nuovo conflitto, qualora i negoziati fallissero. Le forze iraniane impediscono di fatto il passaggio delle navi, mentre la Marina statunitense continua a bloccare i porti iraniani nel tentativo di fare pressione sulla leadership iraniana affinché accetti le condizioni americane per una pace duratura.

Trump: "Se l'Iran non accetta l'accordo lo distruggiamo". In Pakistan ci saranno anche Van...

Le posizioni sul programma nucleare

Trump: "Se l'Iran non accetta l'accordo lo distruggiamo". In Pakistan ci saranno anche Van...

Nei giorni scorsi Trump ha ripetuto che l'Iran ha acconsentito a quasi tutte le richieste americane sul programma nucleare. Tesi smentita seccamente dai leader iranianiMohammad Bagher Ghalibaf, il capo negoziatore iraniano, ha dichiarato in un discorso televisivo che gli Stati Uniti non sono riusciti a fare pressione sull'Iran tramite ultimatum né a ottenere il sostegno internazionale per la guerra. Ora l'Iran spera di consolidare, attraverso la diplomazia, quelli che i suoi leader considerano successi militari, ha affermato Ghalibaf, che è anche presidente del Parlamento iraniano. Ciononostante, ha aggiunto, l'esercito iraniano è pronto a riprendere i combattimenti in qualsiasi momento.

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La questione dello stretto di Hormuz

Trump: "Se l'Iran non accetta l'accordo lo distruggiamo". In Pakistan ci saranno anche Van...

Venerdì il ministro degli Esteri iraniano ha dichiarato lo stretto aperto alle navi commerciali, a condizione che seguano una rotta designata dall'Iran. L'annuncio è giunto in risposta all'inizio del cessate il fuoco in Libano tra Israele e Hezbollah. Ma meno di un giorno dopo, l'esercito iraniano ha nuovamente rafforzato il controllo sullo stretto, dichiarando che sarebbe rimasto chiuso in rappresaglia per la decisione del Trump di imporre un blocco statunitense alle navi provenienti dai porti iraniani. L'annuncio di venerdì sulla riapertura dello stretto ha fatto registrare uno dei più bruschi cali giornalieri dei prezzi del petrolio nella storia, e i mercati azionari hanno raggiunto massimi storici. Il fatto che la riapertura non sia ancora avvenuta come previsto potrebbe generare nuova volatilità all'apertura dei mercati.

Il fronte libanese

Sul fronte libanese della guerra, nonostante la tregua di 10 giorni in vigore tra Israele e Libano, almeno tre soldati sono stati uccisi nelle ultime 24 ore. Tra le vittime due soldati israeliani e un militare francese delle forze di pace. Hezbollah, accusato di almeno un attacco, ma ha negato qualsiasi coinvolgimento. Anche l'esercito libanese ha accusato Israele di "violazioni" del cessate il fuoco.

Al Bano in Russia per cantare e difende PutIn( da Fanpage.it) Lecciso non riesce più a trattenerlo a casa? Con lui c'è anche Pupo. L'altro eroe, poligamo di fatto, che ci rappresenta. Povera l'Itali ( P.A.)

 

Al Bano si dice pacifista ma torna in concerto in Russia e difende Putin: “In Ucraina ha difeso quello che doveva”

Al Bano è tornato un'altra volta in Russia per un concerto. E ogni volta che accade, il cantante di Cellino San Marco scatena polemiche. Il Paese di Putin, infatti, ha invaso l'Ucraina quattro anni fa, scatenando una guerra in Europa e di conseguenza sono scattate delle sanzioni nei suoi confronti. Sanzioni che non hanno mai messo in difficoltà il cantante, una delle voci più amate in Est Europa e in Russia, dove torna periodicamente, accolto da decine di migliaia di persone. Avviene lo stesso con un pugno di cantanti italiani che hanno trovato la loro fortuna a quelle latitudini, un altro, per esempio, è Pupo, anch'egli al centro di polemiche ogni volta che vola in Russia.

Lo schema si ripete, Al Bano viene invitato in Russia e i media gli chiedono conto di quello che sta succedendo in Ucraina e il cantante spiega che lui è un uomo di pace e va ovunque lo chiamano. E soprattutto arriva una dichiarazione su Putin. Questa volta Franco del Corriere della Sera gli ha chiesto se gli facesse più paura per le sorti mondiali il Presidente russo oppure quello degli Stati Uniti, Donald Trump e la risposta è stata scontata: "A me fanno paura i pazzi. Putin, secondo me, ha difeso quello che doveva difendere" ha detto, lanciandosi in un'analisi geopolitica.

Al Bano, infatti, ha raccontato la storia per cui per anni in Donbass russi e ucraini hanno convissuto felicemente finché questi ultimi non hanno cominciato a sparare addosso ai russi, scatenando la risposta di Putin: "E quindi i russi hanno fatto quello che hanno fatto" è il virgolettato riportato dal quotidiano milanese. Insomma, Al Bano difende la propaganda russa e si scaglia, piuttosto, contro Trump, più pazzo di Putin: "Ne fa una buona e quattro sbagliate: ora per lui ogni occasione è buona per scatenare la guerra". Il cantante, quindi, scende in campo per difendere le sue posizioni e la possibilità di tornare a cantare in un Paese dove difficilmente si può criticare il capo.

Il cantante, inoltre, continua a raccontarsi come un pacifista e a definire il lavoro del cantante come quello del dottore, impossibilitato a dire no quando viene chiamato. Senza rendersi conto dell'esagerazione, Al Bano si difende dalla domanda sul perché non sia andato a cantare in Ucraina da quando è cominciata la guerra, spiegando che è solo perché non lo chiamano, anzi lui ha anche ospitato una famiglia di profughi ucraini perché "sono super partes, sono anti-guerra, sono un pacifista nato e un messaggero di pace".

Questi suoi viaggi continui in Russia a cantare lo hanno portato, meno di un anno fa, a battibeccare pubblicamente anche con l'ex moglie, Romina Power. Al Bano, infatti, fu invitato a cantare e commise una gaffe: intervistato dal Tg1 cercò di giustificare la tranquillità del Paese di Putin sorprendendosi che non ci fossero bombe. "Tu accendi il televisore in Italia e sembra che qua bombe, cannoni da tutte le parti. A te risulta?" chiese il cantante alla giornalista che, infatti, gli rispose che la guerra non era lì. In quei giorni, Romina Power criticò la scelta di cantare "Felicità" in un paese in guerra e lui rispose piccato definendola una "coltellata mediatica" e spiegando che non canterebbe la canzone semplicemente perché non era stata invitata.

Insomma, chiedere ad Al Bano di prendere posizione contro l'invasione russa è inutile perché il cantante crede che non ci sia stata alcuna invasione, ma solo un'azione di difesa. I concerti in Russia sono troppo importanti per il cantante di Cellino, la fama in Est Europa è immensa per potersi permettere di criticare Putin e diventare persona non gradita. Nessuno nega il pacifismo di Al Bano, ma va anche dimostrato, se non con i fatti almeno con le parole e la difesa geopolitica di un attacco guerrafondaio non è la cosa più vicina all'idea di difesa della pace.