lunedì 27 aprile 2026

Iran. Nuova proposta agli USA per aprire lo Stretto di Hormuz (da Lettera43)

 

La proposta dell’Iran agli Usa per riaprire Hormuz

L’Iran avrebbe presentato agli Stati Uniti una nuova proposta per la riapertura dello Stretto di Hormuz e per l’avvio di colloqui sul programma nucleare di Teheran in una fase successiva. Lo riporta Axios. Secondo le fonti, la nuova proposta sarebbe stata presentata agli Usa tramite i mediatori pakistani. «La diplomazia è in una fase di stallo e la leadership iraniana è divisa su quali concessioni sul nucleare debbano essere messe sul tavolo. La proposta iraniana aggirerebbe questo problema, puntando a un accordo più rapido», osserva Axios. La proposta «si concentra sulla risoluzione della crisi relativa allo Stretto e al blocco statunitense. Come parte di questo accordo, il cessate il fuoco verrebbe esteso per un lungo periodo oppure le parti si accorderebbero su una fine definitiva della guerra». Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump dovrebbe tenere lunedì un incontro sull’Iran con i suoi principali collaboratori per la sicurezza nazionale e la politica estera per discutere dello stallo nei negoziati e dei possibili prossimi passi.

Almeno 2.400 i marittimi bloccati nello Stretto di Hormuz

Secondo un’associazione di categoria delle compagnie di navigazione petrolifera, ripresa dalla Bbc, sono circa 2.400 i marittimi che sono rimasti bloccati su oltre 105 petroliere nello Stretto di Hormuz, chiuso al traffico marittimo. Tim Wilkins, direttore generale dell’associazione di categoria dei trasportatori di petroliere Intertanko, ha spiegato che a bordo si registrano «un’enorme quantità di ansia, stress e stanchezza, poiché gli equipaggi devono gestire le provviste di base, tra cui cibo e acqua, e svolgere compiti pratici come la rimozione dei rifiuti». Senza contare l’incertezza in merito a quando potranno tornare a casa.

IUC. Aula Magna 'La Sapienza'. Concerto celebrativo bicentenario relazioni diplomatiche fra Vaticano e Brasile (Comunicato)

                                                    Istituzione Universitaria dei Concerti

I CONCERTI DELL’AULA MAGNA

Concerto fuori abbonamento 

Martedì 28 aprile . ore 20.30 

ORCHESTRA SINFONICA GIOVANILE CHIQUINHA GONZAGA
LUDHYMILA BRUZZI direttrice d’orchestra
Partecipazione speciale di FLOR GIL
Soliste CLARYSSE AMARAL, NATHALY JOYCE, THALITA BRAZ

***

PER LA PRIMA VOLTA IN ITALIA, L’ORCHESTRA SINFONICA GIOVANILE BRASILIANA COMPOSTA UNICAMENTE DA MUSICISTE, “CHIQUINHA GONZAGA” FARÀ IL SUO DEBUTTO A ROMA AD APRILE 2026 PER LA TOURNÉE “CONEXÃO VATICANO”

In occasione del bicentenario delle relazioni diplomatiche tra il Brasile e la Santa Sede, l’Orchestra Sinfonica Giovanile Chiquinha Gonzaga si esibirà per il pubblico italiano alla Sapienza Università di Roma e parteciperà all’udienza in Vaticano


L’Istituzione Universitaria dei Concerti propone martedì 28 aprile alle 20.30 in Aula Magna, uno speciale concerto fuori abbonamento che vedrà come protagonista l’Orquestra Sinfônica Juvenil Chiquinha Gonzaga. 

 

Composta esclusivamente da giovani strumentiste di Rio de Janeiro, l’Orquestra Sinfônica Juvenil Chiquinha Gonzaga farà il suo debutto in Italia nell’aprile 2026. Il gruppo si esibirà presso l’Aula Magna della Sapienza Università di Roma il 28 aprile alle ore 20:30 e in altri spazi culturali di Roma e parteciperà all’udienza con il Papa in Vaticano il 29 aprile. Il tour “Conexão Vaticano” si svolgerà dal 23 aprile al 1° maggio e fa parte del programma delle celebrazioni per il bicentenario delle relazioni diplomatiche tra il Brasile e la Santa Sede. Fondata nel 2021 con l'obiettivo di aumentare la presenza delle ragazze nella musica orchestrale, l'Orchestra Chiquinha Gonzaga è una formazione esclusivamente femminile, composta da 52 strumentiste di età compresa tra i 13 e i 21 anni. Porta il nome della prima direttrice d'orchestra del Brasile, simboleggiando un'eredità di lotta, libertà e protagonismo femminile. Dato che solo le studentesse con i migliori risultati scolastici partecipano agli scambi internazionali, si osserva una profonda trasformazione di mentalità: si tratta di giovani che, in molti casi, sono le prime della loro famiglia ad accedere all'università e a costruire progetti di vita più ambiziosi e sostenibili, dimostrando il potere trasformativo della musica.

Mollicone questo diceva di B.V al momento della sua nomina. Per non dimenticare ( da Corriere del veneto, di Giuseppe Alberto Falci, ottobre 2025)

 

Mollicone (FdI): «Il caso Venezi alla Fenice? Paga lo scotto di non appartenere ai circoletti di sinistra»


Il presidente della commissione Cultura: «L’hanno addirittura accusata di essere bella»

«Il caso Venezi alla Fenice? Paga lo scotto di non appartenere ai circoletti di sinistra»

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Federico Mollicone, presidente di Fratelli d’Italia della commissione Cultura della Camera: la nomina di Beatrice Venezi come direttrice d’orchestra del Teatro La Fenice ha scatenato scioperi, abbonamenti cancellati e la protesta delle maestranze. Insomma, un grande caos. È stato un errore sceglierla?
«Abbiamo visto i sindacati dei musicisti indire scioperi, proteste e raccogliere firme perché non si poteva e non si può immaginare che una donna non di sinistra possa andare a dirigere un’orchestra. Fanno sorridere le motivazioni delle accuse: una direttrice l’ha accusata di essere “bella”, come se fosse una colpa. Io aggiungerei che non è solo “bella”, ma anche brava. A lei faccio i miei complimenti e un in bocca al lupo, così come faccio i complimenti a Nicola Colabianchi — direttore d’orchestra e compositore di spessore, oltre che già direttore artistico al Teatro dell’Opera di Roma e Sovrintendente a Cagliari — per averla nominata e al ministro Alessandro Giuli e il sottosegretario Gianmarco Mazzi per averla pubblicamente sostenuta».

Sarà brava, come dice lei, ma l’obiezione di chi protesta è che non abbia il curriculum per rivestire quella carica perché non comparabile con i predecessori. È tutta colpa del cv, quindi, o sta pagando la vicinanza alla destra?
«Paga il non appartenere al “circoletto”. Ha più di 160 concerti sinfonici e 50 spettacoli d’opera all’attivo, è stata tra i talenti di Forbes under 30, ha codiretto Sanremo... Beatrice Venezi è una professionista riconosciuta internazionalmente. La sinistra ulula solo perché non ha tessere di partito».

A suo avviso, potrà esserci un ripensamento?
«La nomina è autonoma da parte del Sovrintendente, come è successo in passato e come succede in tutte le fondazioni lirico sinfoniche. La scelta è sempre su base tecnica. Nessuno lo può mettere in discussione».

Possiamo dire che esiste già un amichettismo di destra?
«Nessun amichettismo. Esiste la volontà di costruire una sintesi nazionale e rendere finalmente plurali le istituzioni culturali. A Bologna è stata nominata Elisabetta Riva, che viene dal Teatro Colon di Buenos Aires e non è ascrivibile a nessuna parte politica. Nessuno parlava di amichettismo di sinistra quando c’era Dario Franceschini al governo, eppure basta andare a vedere le nomine fatte al tempo per capire il criterio utilizzato».

C’è un dettaglio che è emerso in questi mesi: alla fine i nomi proposti dalla destra per i vari incarichi sono sempre gli stessi: avete una carenza di classe dirigente?
«È la classica domanda che viene sollevata quando la persona nominata è lontana dalla cupola di sinistra. Il nostro governo cerca la sintesi anche laddove ci sono maggioranze asimmetriche nelle fondazioni e nelle istituzioni culturali. Purtroppo, come a Firenze con Marco Giorgetti, è la sinistra a fare epurazioni. Da pochi giorni è stato nominato al Teatro Stabile di Catania, dove, siamo sicuri, farà un grande lavoro».

Dopo tre anni di governo siete sempre convinti che l’Italia resti un Paese dove l’egemonia culturale è ascritta alla sinistra?
«Vogliamo che gli italiani si riconoscano in un immaginario italiano superando il concetto di “egemonia” e arrivando ad una sintesi tra diverse culture. Quella che oggi resiste non è una egemonia culturale partitica ma una casta “intellettuale”, autonominatasi così dall’élite di sinistra».

domenica 26 aprile 2026

Il licenziamento della direttrice B.V dalla Fenice non conclude definitivamente la brutta storiaccia. Si attendono...

Il licenziamento di B.V. pone in certo modo fine a otto mesi di polemiche forti e continue fra la direttrice immeritevole dell'incarico e l'orchestra del Teatro cui veniva preposta, ed anche, si pensa, alle  sue difese immeritate da parte di esponenti del partito della Premier, mai del mondo musicale. 

 Sebbene non avesse ancora materialmente assunta la funzione di 'direttrice musicale' dell'orchestra, il solo pensiero che sarebbe in ottobre accaduto, faceva trepidare chi l'aveva nominata, e cioè Colabianchi e il partito di entrambi, che è poi quello stesso della Premier, della quale, anche nell'intervista argentina alla base della sua cacciata da Venezia si è dichiarata 'devotissima ammiratrice'.

 Ora, però, dopo infinite difese della giovane bella invidiata direttrice (ma non si aggiunge mai anche 'impreparata' ad assumere l'impegno alla Fenice), si attendono le dichiarazioni innanzitutto della Premier o di sua sorella  Arianna che regge, secondo voci diffuse, l'ufficio delle nomine nel partito e fuori, e che sono state alla base dell'ascesa, mai musicale, di B.V.

O la Premier e sua sorella, come accade da sempre, faranno le 'conigliette' trincerandosi, per convenienza, dietro un silenzio compassionevole?

 Ma ci attendiamo anche che parli Giuli che ha benedetto il licenziamento assunto 'in piena autonomia' dal sovrintendente - notare la sottolineatura, non richiesta e non necessaria, del ministro -  e che ha la direttrice a libro paga nel suo ministero. Può restarvi una che  ha scompigliato il mondo musicale italiano, ha espresso su una delle nostre  orchestre giudizi  riprovevoli e che dichiara di star meglio nel paese del presidente 'motosega', che in Italia? In che cosa può dar consigli al ministro una così?  Ci attendiamo che lasci l'ufficio a via del Collegio romano ed una dichiarazione di Giuli di tale tenore: la direttrice B.V. ha rassegnato, 'in piena autonomia' le dimissioni da consulente di questo ministero.

 Dovrebbe dire una parola anche  l'ex sottosegretario Mazzi, passato ora a dirigere il Turismo, strenuo difensore di B.V. Anche per quella sua dichiarazione, nell'intervista argentina, sulle novità che voleva impiantare a Venezia, perchè il teatro non fosse frequentato in prevalenza da 'turisti distratti'. Perchè colpevolizzare i turisti che si avvicinano, non importa per quali ragioni, al teatro musicale?

 Ma attendiamo anche che si esprima Mollicone, l'agente di turismo messo a capo del settore 'cultura' del Partito dalle Meloni, oltre che  presiedente di una importante commissione parlamentare, il quale in questi lunghi otto mesi si è sbracciato  spessissimo in difesa della giovane bella e donna direttrice affiliata. Anche lui ha perso la parola?

Su parlate, anche se - come immaginiamo - continuerete a dire idiozie sull'argomento, come avete sempre fatto in questi mesi.

Ora, dopo che, fortunatamente per noi e per l'orchestra del teatro e per  il buon nome dei musicisti italiani, B.V. è uscita di scena, le preoccupazioni  del mondo musicale si rivolgano alla riforma del settore  già annunciata e temuta per il tentativo riposto di assoggettare il mondo musicale al potere politico di turno, con i risultati che il caso veneziano ha messo sotto gli occhi di tutti: disastrosi!

Anche i TG parlano del licenziamento, atteso ed improrogabile, della direttrice B.V. dal Teatro La Fenice ( da Tg La7, di Vittorio Russo)

 

La Fenice licenzia il direttore Venezi: perché la decisione di interrompere tutte le collaborazioni

La decisione del sovrintendente Colabianchi dopo l’intervista a “La Nación”

La Fondazione Teatro La Fenice di Venezia ha deciso di annullare tutte le collaborazioni future con la direttrice d’orchestra, Beatrice Venezi. La comunicazione è arrivata attraverso una nota ufficiale firmata dal sovrintendente, Nicola Colabianchi, che sancisce una rottura netta dopo settimane di tensioni e dichiarazioni controverse.

La decisione della Fondazione

Secondo quanto si legge nella nota, la scelta è maturata in seguito alle “reiterate e gravi dichiarazioni pubbliche” della direttrice, ritenute “offensive e lesive del valore artistico e professionale” del teatro veneziano e della sua orchestra.

La Fondazione sottolinea come tali affermazioni siano “incompatibili con i principi” dell’istituzione e con il rispetto dovuto ai professori d’orchestra, elemento considerato centrale per il funzionamento e il prestigio della Fenice.

Nel comunicato si ribadisce, inoltre, l’impegno a promuovere un ambiente basato su “rispetto reciproco, collaborazione costruttiva ed eccellenza artistica”, valori che – secondo la direzione – sarebbero stati messi in discussioni dalle parole della direttrice.

Le frasi contestate e l’intervista a “La Nación”

Alla base della rottura ci sono alcune dichiarazioni rilasciate da Venezi al quotidiano argentino, “La Nación”. Nell’intervista, la direttrice aveva rivendicato il proprio percorso affermando:
“Io non ho padrini, non provengo da una famiglia di musicisti”, aggiungendo poi che all’interno dell’orchestra della Fenice le posizioni si tramanderebbero “praticamente di padre in figlio”.

Parole interpretate come un’accusa di nepotismo, che hanno suscitato una reazione immediata da parte della Fondazione. Già nei giorni precedenti, Colabianchi aveva preso le distanze da tali dichiarazioni, difendendo la “ottima qualità” dell’orchestra.

Una nomina già contestata

La rottura arriva in un contesto già teso. Lo scorso 22 settembre, Venezi era stata designata direttore musicale stabile della Fenice, con incarico a partire dal 1° ottobre 2026 e della durata di quattro anni. Tuttavia, sin dall’annuncio, l’orchestra e il coro avevano espresso forti perplessità, entrando in stato di agitazione (video allegato). Alla base della protesta, il giudizio di una parte dei musicisti secondo cui il curriculum della direttrice non sarebbe stato adeguato al prestigio del teatro veneziano.

L’intervista e le successive polemiche sono state, perciò, la “goccia che hanno fatto traboccare il vaso”, portando alla decisione definitiva di interrompere ogni rapporto.

Il commento del ministro Giuli

Sulla vicenda è intervenuto anche il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, che ha dichiarato di “prendere atto” della decisione del sovrintendente, sottolineando come sia stata assunta in piena autonomia e indipendenza.

Giuli ha anche espresso “completa fiducia” nei confronti di Colabianchi, auspicando che la scelta possa “sgomberare il campo da equivoci, tensioni e strumentalizzazioni”, nell’interesse del teatro e della città di Venezia.

La Rsu della Fenice: "Soddisfatti"

La Rsu della Fondazione Teatro La Fenice ha espresso “soddisfazione per la decisione della Direzione di annullare le collaborazioni con la Maestra Beatrice Venezi”. “Si tratta di un atto doveroso nei confronti di un'Istituzione d'eccellenza e delle sue maestranze, le cui professionalità sono state oggetto di dichiarazioni pubbliche gravi, infondate e lesive della dignità del lavoro”, si legge in una nota a commento dell'interruzione di ogni collaborazione tra il Teatro veneziano e la direttrice d'orchestra. “Questo risultato è il frutto diretto della compattezza e dell’unità dimostrata da tutte le lavoratrici e i lavoratori di ogni reparto del Teatro, ma anche del suo pubblico a cui siamo enormemente grati, e di una città come Venezia che lotta ogni giorno per la propria dignità - prosegue la nota – La solidarietà di tutte le Fondazioni liriche italiane e non, nonché delle più varie realtà culturali, ha dato alla nostra battaglia una forza che spesso ci ha commossi e che ci ha resi simbolo di un mondo che troppo spesso viene lasciato ai margini della politica del paese culla stessa del Melodramma”. “Siamo orgogliosi di non aver abbassato mai nemmeno per un secondo il nostro sguardo a conferma che la cultura e la musica non hanno colori e non temono il confronto con la verità”, si legge infine.

Chi è Beatrice Venezi

Beatrice Venezi, nata a Lucca nel 1990, è una delle direttrici d’orchestra italiane più note a livello mediatico. Diplomata in pianoforte, si è affermata nel panorama musicale internazionale dirigendo orchestre in Italia e all’estero.

Negli anni ha affiancato all’attività artistica anche un’intensa presenza pubblica e istituzionale: è stata consulente del Ministero della Cultura e figura spesso al centro del dibattito culturale e politico. Autrice di libri divulgativi sulla musica classica, Venezi ha costruito la propria immagine anche come promotrice di un linguaggio più accessibile per il grande pubblico, suscitando al tempo stesso consenso e critiche nel mondo musicale.

Ora, dopo il suo licenziamento dal Teatro La Fenice, si attende il passaggio di B.V. da FdI alla Lega. Parla come Salvini

 Non saranno sfuggite a chi ha avuto modo di leggere l'intervista di B.V, al quotidiano argentino La Nacion - su questo blog l'abbiamo pubblicata nell'originale e chiunque può leggerla - alcune frasi della direttrice, quando dichiara di essersi sentita subito ben accolta a Buenos Aires, fin dalla prima sua direzione, e di sentirsi bene in quel paese, che considera quasi come una sua seconda patria, ma che potrebbe diventare la 'prima'.

E infatti sottolinea: qui mi sento meglio che in Italia, o in Europa, perchè l'Italia come l'Europa non sono più quelle di una volta; la solidarietà, l'accoglienza non vi sono più di casa, mentre lo sono nella popolazione argentina. 

 Queste sue parole - improvvide e stupide, lo ripetiamo - al di là della normale, comprensibile captatio benevolentiae verso un paese lontano che, a suo dire, l'ha accolta con calore, fanno eco a quelle dette da quell'altro genio italico che di nome fa Matteo Salvini, il quale a Mosca per 'affari' (di partito), sulla Piazza rossa, indossando una maglietta con sul petto l'effigie di Putin, ebbe a dire che in Russia si sentiva più a casa che in Italia.

 Perchè allora non vi rimase? E non si  fermò lì, ebbe l'ardire (lui che  è come B.V. un graziato della fortuna, immeritatamente) che lui avrebbe ceduto volentieri 'due Mattarella' per 'un Putin'. Mascalzone!

 Potrebbe la ciuccia direttrice avercela con FdI, che non l'avrebbe difesa  fino in fondo mollandola, e per questo passare al Partito di Salvini che, in fatto di merito, è all'avanguardia, a cominciare dal segretario  e giù giù fino all'ultimo leghista che conta. 

LIcenziata dalla Fenice ( da Il Fatto Quotidiano)

 

Il Teatro La Fenice “licenzia” Beatrice Venezi: “Annullata ogni collaborazione” dopo l’accusa di nepotismo all’orchestra

La decisione, comunica il sovrintendente, "a seguito delle reiterate e gravi dichiarazioni pubbliche del maestro, offensive e lesive del valore artistico e professionale" dei musicisti
Il Teatro La Fenice “licenzia” Beatrice Venezi: “Annullata ogni collaborazione” dopo l’accusa di nepotismo all’orchestra
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La Fondazione Teatro La Fenice, attraverso il sovrintendente Nicola Colabianchi, comunica di aver deciso di “annullare tutte le collaborazioni future con il maestro Beatrice Venezi”, nominata direttrice musicale del teatro lirico veneziano. La decisione, spiega una nota, è “maturata anche a seguito delle reiterate e gravi dichiarazioni pubbliche del maestro, offensive e lesive del valore artistico e professionale della Fondazione Teatro La Fenice e della sua orchestra”. Il riferimento è a un’intervista rilasciata il 23 aprile scorso al giornale argentino La Nación, in cui Venezi ha accusato l’orchestra di nepotismo: “Non vengo da una famiglia di musicisti. E questa è un’orchestra nella quale i posti si passano praticamente di padre in figlio”, le sue parole. Per il sovrintendente, “tali affermazioni, non condivise nel merito e nei giudizi espressi, risultano incompatibili con i principi della Fondazione e con la tutela e rispetto dovuto ai professori d’orchestra”. La Fondazione, conclude, “ribadisce il proprio impegno nella promozione di un ambiente professionale fondato sul rispetto reciproco, sulla collaborazione costruttiva e sull’eccellenza artistica”.

Era stato proprio Colabianchi, lo scorso settembre, a nominare tra le polemiche Venezi come direttrice del teatro, con incarico di quattro anni a partire dal 1° ottobre 2026. Da allora l’orchestra e il coro sono enrati in stato di agitazione, ritenendo non all’altezza del prestigio della Fenice il curriculum della direttrice, vicina ideologicamente al centrodestra (è diventata nota per la sua richiesta di essere chiamata “direttore” e non “direttrice”). La protesta dei lavoratori era stata messa in atto con particolare evidenza alla prima dello scorso anno, con una pioggia di volantini in platea, e durante il concerto di Capodanno del 2026, a cui musicisti e coristi si erano presentati indossando una spilla con il disegno di una chiave di violino. A marzo, al momento della ratifica della nomina da parte del Consiglio d’indirizzo della Fondazione, si erano dimessi sia il consulente del Teatro Domenico Muti, figlio del celebre direttore d’orchestra Alessandro, sia Alessandro Tortato, consigliere d’indirizzo nominato dal governo. Anche alcuni abbonati storici avevano scritto ai dirigenti della Fondazione, presieduta dal sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, minacciando di stracciare la tessera.

In questo quadro, l’intervista a La Nación ha innescato lo strappo definitivo: sabato la rappresentanza sindacale dei lavoratori del teatro aveva espresso “profonda costernazione e amarezza” per le parole della direttrice, definite “gravi, false e offensive”, nonché “incompatibili con le condizioni necessarie per costruire un rapporto di fiducia e una collaborazione artistica proficua”: “Offendere i lavoratori e il pubblico del Teatro – non è solo un atto di scortesia istituzionale, ma un attacco diretto all’identità stessa della Fondazione. La direzione d’orchestra e di coro non può prescindere dal mutuo rispetto e da un clima di armonia professionale che le parole della maestra Venezi hanno pesantemente e unilateralmente compromesso“, affermava la Rsu in un comunicato. Quella dei giorni scorsi, peraltro, non è la prima dichiarazione in cui la direttrice accusa i lavoratori: “All’estero ci si chiede come sia possibile che un teatro o una fondazione finanziata con fondi pubblici dello Stato sia di fatto gestita dai sindacati”, aveva detto a gennaio. Deridendo la “protesta delle spille” al concerto di Capodanno: “Personalmente le avrei fatte un po’ più stilizzate, magari anche con uno Swarovski”.

Sul “licenziamento” di Venezi interviene con una nota il ministero della Cultura: il ministro Alessandro Giuli, si legge, “prende atto della decisione di Nicola Colabianchi, assunta in autonomia e indipendenza, e conferma al sovrintendente de La Fenice la sua più completa fiducia. Con l’auspicio che tale scelta possa sgomberare il campo da equivoci, tensioni e strumentalizzazioni d’ogni ordine e grado”. Polemico invece il capogruppo M5s al Senato Luca Pirondini, di professione orchestrale: “Ci voleva una intervista in Argentina per fare capire al sovrintendente della Fenice Colabianchi che era necessario chiudere il rapporto con il maestro Venezi. Siamo stati in questi mesi al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori dell’orchestra, e non appena abbiamo letto le ultime dichiarazioni di Venezi ne abbiamo stigmatizzato subito la gravità e la totale incompatibilità con il ruolo che avrebbe dovuto ricoprire. Colabianchi avrà capito che arrivati a questo punto o cadeva Venezi o cadeva lui, e ha deciso per la prima. Resta però una rottura tardiva: ha preso una decisione che avrebbe dovuto prendere molto tempo fa”.