martedì 12 maggio 2026

Roma. Concorso lirico 'Ottavio Ziino' 2026., con il patrocinio dell' Accademia di Santa Cecilia. Iscrizioni entro il 30 giugno

 

Concorso Ottavio Ziino 2026: al Parco della Musica con il patrocinio di Santa Cecilia

Il 25° Concorso internazionale lirico “Ottavio Ziino” si svolgerà a Roma dal 18 al 20 settembre 2026, con semifinali e finale ospitate presso l’Auditorium Parco della Musica. L’iniziativa è promossa dall’Associazione Il Villaggio della Musica con il patrocinio dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia.

La scadenza per le iscrizioni, da effettuarsi esclusivamente tramite video – con almeno un brano in lingua italiana – è fissata al 30 giugno 2026. La quota di partecipazione è di 100 euro. Possono concorrere cantanti nati dopo il 1° gennaio 1993.

A presiedere la giuria sarà Massimo Biscardi, presidente e sovrintendente dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia (Italia).
La commissione sarà inoltre composta da:
Silvia Colasanti – Direttrice artistica del Festival della Valle d’Itria Martina Franca, compositrice (Italia)
Jaakko Kortekangas – Direttore dell’Amministrazione artistica del Festival di Bregenz (Austria)
Fulvio Macciardi – Sovrintendente e direttore artistico del Teatro di San Carlo a Napoli (Italia)
Ville Matvejeff – Direttore generale e artistico del Festival dell’Opera di Savonlinna (Finlandia)
Laura Nicorescu – Responsabile del progetto Young Singers, Festival di Salisburgo (Austria)
Federico Pupo – Direttore artistico del Teatro Carlo Felice di Genova (Italia)
Elena Rizzo – Responsabile del casting della Fondazione Teatro Petruzzelli e dei Teatri di Bari (Italia)
Christian Schirm – Direttore artistico dell’Académie de l’Opéra National de Paris (Francia)
Marco Tutino – Direttore artistico del Teatro G. Verdi di Pisa, compositore (Italia)
Wally Santarcangelo – Direttore artistico del Concorso internazionale d’Opera Ottavio Ziino (Italia)

Il primo premio ammonta a 10.000 euro e comprende la Coppa “Ottavio Ziino”; previsti inoltre un secondo premio da 5.000 euro e un terzo da 2.500 euro. Accanto ai riconoscimenti principali figurano il Premio speciale “Fabrizio Biondi” da 2.000 euro, il Premio della critica da 1.500 euro, più quattro premi da 1.000 euro ciascuno: Premio “Massimo Filippucci e Maria Laura Cannilla”, Premio “Maria Zunica”, Premio Voce Emergente e Premio del pubblico. Gli organizzatori annunciano inoltre ulteriori premi ancora da definire.

Tutti i semifinalisti riceveranno il rimborso della quota di iscrizione, mentre ai finalisti sarà riconosciuto un rimborso viaggio fino a 400 euro.

Fra le opportunità collegate al concorso figura la possibilità, per vincitori selezionati, di essere invitati all’edizione 2027 del Festival della Valle d’Itria per ruoli operistici o concerti, su decisione della direzione artistica. Un cantante under 30 potrà inoltre sostenere un’audizione per lo Young Singers Project del Festival di Salisburgo. I candidati selezionati potranno essere proposti direttamente dai membri della giuria e dalle istituzioni partner per produzioni operistiche, concerti e collaborazioni artistiche internazionali.

Nel corso degli anni il concorso ha annoverato tra i propri vincitori artisti oggi affermati nei principali teatri internazionali, tra cui Jessica Pratt, Marina Rebeka, Federica Lombardi, Simone Piazzola, Claudio Sgura, Veronica Simeoni, Antonio Poli ed Emily Pogorelc.

Le iscrizioni possono essere effettuate sul sito: www.clioz.net

Venezia. Palazzetto Bru Zsne. Stagione 2026-27 ( da GdM, di Stefano Nardelli)

 

Presentata a Parigi la stagione 2026-2027 del Palazzetto Bru Zane, che conferma la propria vocazione internazionale frutto dell’intreccio fra ricerca musicologica, produzione artistica e valorizzazione del repertorio dimenticato francese dell’Ottocento. Cuore della programmazione saranno i due grandi festival ospitati nella sede veneziana: Grandval, una nobile all'avanguardia Beethoven oltre i confini. Il primo, in programma tra settembre e ottobre 2026, rende omaggio alla compositrice francese Clémence de Grandval, figura centrale del romanticismo musicale ma a lungo relegata ai margini della storia ufficiale, della quale è da poco uscito il libro-disco dedicato a Mazeppa nella collana “Opéra français”. Concerti cameristici, mélodies, pagine orchestrali e appuntamenti divulgativi ricostruiranno il profilo di un’autrice che seppe imporsi in un ambiente dominato dagli uomini, nonostante i pregiudizi legati sia al genere sia alla sua appartenenza aristocratica. Il secondo festival, previsto tra marzo e maggio 2027, presenterà invece la produzione musicale in Francia nell'epoca in cui Beethoven diventava un modello musicale nel periodo compreso tra il 1782 e il 1827. Entrambi i cicli saranno accompagnati da conferenze, attività didattiche e concerti nella sede veneziana del Palazzetto, confermando Venezia come laboratorio europeo di riscoperta del repertorio romantico francese.

Accanto ai festival veneziani, la nuova stagione mette in luce la rete di collaborazioni internazionali costruita dal Palazzetto Bru Zane negli ultimi anni con alcuni dei più importanti teatri e istituzioni musicali europee. Particolarmente significativa è la relazione con Budapest, dove il Müpa e la Hungarian National Philharmonic ospiteranno due grandi produzioni in forma di concerto: La belle au bois dormant di Charles Silver nell’ottobre 2026 e La Carmélite di Reynaldo Hahn nell’aprile 2027, entrambe dirette da György Vashegyi. A Monaco di Baviera prosegue invece il rapporto con il Münchner Rundfunkorchester, protagonista nel gennaio 2027 della riscoperta di Lancelot di Victorin Joncières al Prinzregententheater, nuova tappa di un percorso dedicato all’opera francese fin de siècle. Anche Parigi resta un asse fondamentale della strategia artistica del Palazzetto: il Théâtre des Champs-Élysées ospiterà infatti la versione concertante di Roma di Jules Massenet, realizzata insieme all’Orchestre Philharmonique de Monte-Carlo e al Chœur de Radio France, oltre alla rarissima Roméo et Juliette di Daniel Steibelt diretta da Christophe Rousset. Queste produzioni, spesso nate dalla collaborazione con orchestre, festival e teatri internazionali, testimoniano il ruolo del Palazzetto Bru Zane come motore europeo della rinascita dell’opera romantica francese, tanto in forma scenica quanto concertante.

La stagione conferma inoltre il forte investimento editoriale e discografico del centro veneziano, impegnato non solo nella produzione di concerti ma anche nella ricostruzione filologica delle partiture e nella diffusione del repertorio attraverso registrazioni, edizioni critiche e pubblicazioni scientifiche. Oltre alla pubblicazione di un album sinfonico e corale con la Hungarian National Philharmonic Orchestra diretto da György Vashegyi, è annunciata l'uscita di Médée di Luigi Cherubini nella sua versione originale di “tragédie lyrique”, mentre numerose produzioni della stagione — da Roma di Massenet a Lancelot di Joncières fino a La Carmélite di Hahn — saranno registrate per il catalogo Bru Zane Label. Il lavoro editoriale riguarda anche la ricostruzione delle fonti musicali: molte opere programmate sono state recuperate da archivi europei e nuovamente rese eseguibili grazie alle edizioni musicali del Palazzetto, spesso realizzate a partire da manoscritti incompleti o materiali orchestrali dispersi


Parma. Filarmonica Toscanini. Stagione 2026-27

 È stata presentata ieri, domenica 10 maggio, presso l’Auditorium Paganini di Parma la Stagione 2026/2027 della Filarmonica Arturo Toscanini, un cartellone che mette al centro l’identità sinfonica dell’orchestra e il dialogo tra grande repertorio e musica contemporanea. In programma diciotto appuntamenti sinfonici dal 14 novembre 2026 al 28 maggio 2027, affiancati da attività cameristiche, rassegne diffuse sul territorio e progetti speciali della Fondazione Arturo Toscanini.


Presentazione stagione 2026/2027 Filarmonica Arturo Toscanini (foto Luca Pezzani)
Presentazione stagione 2026/2027 Filarmonica Arturo Toscanini (foto Luca Pezzani)

 La seconda stagione di lavoro con Kent Nagano, il dialogo con una protagonista  

della scena contemporanea come Missy Mazzoli e il percorso di giovani direttori

 come Stepan Armasar, accompagnati e riconosciuti a livello internazionale anche 

grazie alla Toscanini Competition, raccontano un’idea precisa di sviluppo, radicata

 nel territorio ma capace di parlare al panorama musicale globale».

Kent Nagano (foto Lyodoh Kaneko)
Kent Nagano (foto Lyodoh Kaneko)

Al centro della stagione torna Kent Nagano, Principal Artistic Partner della 

Filarmonica Arturo Toscanini, impegnato in quattro concerti a partire

 dall’inaugurazione del 14 novembre 2026. Il direttore guiderà anche la 

Nona Sinfonia di Beethoven per il tradizionale appuntamento di Capodanno, 

la Quarta Sinfonia di Mahler in aprile e, in maggio, il Triplo Concerto di Beethoven

 con Sergej Khachatryan, Daniel Müller-Schott e Mari Kodama. Un percorso

 pensato come costruzione di un suono riconoscibile e di una specifica identità

 artistica per l’orchestra.

Missy Mazzoli (foto Marylene Mey)
Missy Mazzoli (foto Marylene Mey)

La musica del nostro tempo è un asse dichiarato della programmazione. 

Missy Mazzoli, compositrice in residenza, apre la stagione con

River Rouge Transfiguration, accanto al Concerto per pianoforte di Schumann

 e alla Quarta Sinfonia di Brahms. Il 6 febbraio Francesco Cilluffo dirigerà

 una prima italiana di Nico Muhly, co-commissione internazionale, in un itinerario 

che tocca anche Tobias Picker, Philip Glass e John Williams e che vede protagonisti 

i Brooklyn Rider, ensemble newyorkese in residenza, attesi inoltre il 21 maggio con

 Josep Vicent in un programma che accosta Schönberg e Berlioz. La chiusura del 28

 maggio è affidata a Kazushi Ono con Ruhige Stadt di Filippo Del Corno, accanto 

al Terzo Concerto per pianoforte di Rachmaninov e a pagine da Romeo e Giulietta 

di Prokof’ev.

Brooklyn Rider (foto Marco Giannavola)
Brooklyn Rider (foto Marco Giannavola)

Il 2027 porta con sé ricorrenze significative: il 25 marzo Kristiina Poska dirigerà

 il concerto Omaggio a Toscanini per il 160° anniversario della nascita del Maestro, 

in un anno che incrocia anche l’anniversario beethoveniano. Ampio spazio

 è riservato ai giovani interpreti, a partire dal 28 novembre, quando debutta

 Stepan Armasar con la violinista Francesca Dego, mentre il 4 dicembre 

Donato Renzetti dirigerà Yifan Wu nella Rapsodia su un tema di Paganini 

di Rachmaninov.


Accanto ai sinfonici, la Fondazione amplia l’offerta con I Concerti della Gazzetta

 al CPM Toscanini, Musica tra le Navate nelle chiese cittadine e Visioni Sonore

nei musei, rafforzando la presenza della Filarmonica Toscanini a Parma e sul

 territorio.

Per informazioni e aggiornamenti sulla stagione 2026/2027 all’Auditorium 

Paganini, la Fondazione invita a consultare il sito ufficiale.

Licei, linee guida e programmi. Indicazione nazionali del Mim ( da la tecnica della scuola)

 

Indicazioni Nazionali licei, nella lista dei filosofi consigliati non ci sono Marx o Spinoza: prof universitari lanciano petizione

Redazione

Indicazioni Nazionali secondo ciclo: il 22 aprile è stato pubblicato il testo della bozza del nuovo documento volto a riformare i programmi della scuola secondaria di secondo grado.

Si è aperta ora la fase di consultazione con il mondo della scuola. Per la prima volta le Indicazioni saranno inviate specificamente anche ai rappresentanti delle Consulte studentesche. Il Ministro le adotterà ufficialmente solo al termine del percorso di ascolto della comunità scolastica. 

La protesta

Ci sono alcune proteste: sessanta prof universitari si sono espressi contro i nuovi programmi di filosofia con una petizione. Tra i firmatari, come riporta La Repubblica, ci sono Massimo Cacciari, Giuseppe Licata e Gaetano Lettieri.

Un appello duro non solo contro chi, scelto dal ministero dell’Istruzione e del Merito, quei programmi l’ha scritti e viene accusato di “dilettantismo“, ma anche contro il Governo, le cui decisioni culturali sarebbero una “polpetta avvelenata” lasciata in pasto alla scuola e ai giovani.

Si tratta di questo: dovendo indicare, anche se a titolo esemplificativo e non vincolante, quali sono i filosofi e le filosofe meritevoli di essere studiati, i programmi elaborati dalla commissione procedono alla “temeraria esclusione”, così la giudicano i prof, di alcuni grandi classici della tradizione moderna e contemporanea, “veri e propri giganti della filosofia razionalista e materialista e, più in generale, del pensiero critico”.

Di chi si parla? Per limitarsi “ai casi più sconcertanti” mancano Spinoza, Leibniz e Marx. Un buco evidente anche se, a sentire gli insegnanti incaricati dal Mim, sarebbero ricompresi, in “metafisica, empirismo e razionalismo in età moderna”, “la reazione all’hegelismo” e “il marxismo nella scuola di Francoforte”.

La lista degli autori, a quanto risulta a La Repubblica, non è farina del sacco della commissione di insegnanti di filosofia che hanno lavorato al testo ma una aggiunta, certamente legittima e puramente indicativa, della “commissione madre”.

L’annuncio del Mim

Ecco la scheda del Mim sulle Indicazioni Nazionali per i licei: “Con il testo licenziato dalla commissione ministeriale e da oggi offerto alla consultazione pubblica e ai diversi stakeholders, l’Italia compie un passo significativo nella ridefinizione del secondo ciclo di istruzione. Non si tratta di una semplice revisione di programmi: è un ripensamento strutturale della funzione formativa del Liceo, del rapporto tra discipline e tra scuola e società. 

Una delle novità più rilevanti sul piano didattico-epistemologico è l’introduzione di una sezione intitolata “Perché studiare questa disciplina”. Questa sezione pone un’esigenza che è epistemologica e didattica insieme: illuminare il valore formativo di ogni disciplina, agganciando i saperi appresi alla realtà contemporanea e alla motivazione ad apprendere degli studenti. 

Forse la novità più attesa dagli addetti ai lavori: la Geostoria scompare. Al primo biennio, Storia e Geografia tornano a configurarsi come discipline distinte, ciascuna con la propria specificità metodologica e, per la Geografia, con manuali propri. La Geografia recupera la sua autonomia scientifica e torna a formare cittadini capaci di orientarsi nella complessità del mondo contemporaneo. La Storia, invece, estende il proprio arco temporale fino alla svolta cinese e ai nuovi equilibri geopolitici, con una scansione che dal nucleo euro-occidentale si apre progressivamente ai nuovi scenari globali. La centralità della storia dell’Italia e dell’Occidente non è un ripiegamento provinciale: è riconoscimento dell’eredità universale che quella tradizione ha consegnato al mondo moderno — la statualità, i diritti della persona, i fondamenti della ricerca scientifica.

La scelta di incentrare lo studio della storia sulle vicende dell’Italia e dell’Occidente risponde a un’esigenza di profondità, non di chiusura e ovviamente non significa affatto non studiare le altre civiltà e la loro storia.

Le nuove Indicazioni di matematica non si limitano a riordinare i nuclei tematici: propongono un ripensamento profondo della disciplina come esperienza intellettuale. Le tecniche restano, ma cessano di essere il fine. Diventano strumenti per comprendere concetti, modelli e decisioni — ovvero per esercitare quella cittadinanza attiva e critica che è l’obiettivo ultimo del percorso liceale.

Tre novità strutturali meritano attenzione. La prima: l’errore è riconosciuto come parte integrante del lavoro intellettuale, momento fecondo da attraversare con consapevolezza — non stigma da evitare. La seconda: per la prima volta, le Indicazioni trattano esplicitamente il tema dell’intelligenza artificiale, affidando alla matematica il compito di fornire i concetti e il linguaggio che stanno alla base dei sistemi di AI. La terza: il quinto anno introduce uno spazio strutturato di approfondimento in cui lo studente connette la matematica alla scienza, alla storia delle idee o ai propri interessi personali.

Questa apertura interdisciplinare e alla storia del pensiero matematico riposiziona la disciplina: non più torre d’avorio, ma sistema di idee in dialogo con tutti gli ambiti del sapere.

In attuazione della Legge 132/2025 e dell’AI Act europeo, l’intelligenza artificiale entra nei Licei non come oggetto di fascinazione tecnologica, ma come territorio critico da governare. L’obiettivo è formare una coscienza digitale capace di distinguere tra la simulazione algoritmica — la doxa — e il sapere validato — l’epistéme. L’IA è al tempo stesso oggetto di studio e dispositivo metodologico: gli studenti imparano a usarla consapevolmente, ma anche a interrogarla, a riconoscerne i limiti, a tutelarne i confini rispetto alla propria libertà intellettuale. Il pensiero matematico e il pensiero critico diventano le due leve attraverso cui la scuola presidia l’autonomia del soggetto nell’era degli algoritmi.

L’obiettivo non è addestrare studenti all’uso degli strumenti digitali: è formarli a governarli con consapevolezza.

Il rilancio della lettura come pratica identitaria è uno dei fili rossi delle nuove Indicazioni. Lo scopo dell’insegnamento letterario è che gli studenti prendano gusto alla lettura — e che da ciò che leggono ricavino strumenti per capire meglio se stessi e il mondo. Una formulazione semplice, quasi disarmante, ma di grande densità pedagogica. La letteratura del passato è presentata come specchio dell’esperienza umana da mettere in relazione con quella ancora acerba degli studenti. Leggere i classici non è un atto di deferenza verso il canone: è un modo per capire da dove si viene, cosa si pensa, cosa si desidera. E per poter cambiare, crescere, auto-crearsi. La lingua italiana, in questo quadro, è bene culturale da salvaguardare — lo ribadisce la Corte costituzionale — e strumento di accesso alla conoscenza in un contesto plurilingue.

La Filosofia nei Licei assume una doppia caratterizzazione. Da un lato è pratica concreta — esercizio di riflessione, interrogazione, giudizio, argomentazione. Dall’altro consegna un sapere storico e teorico, una tradizione di autori e testi da conoscere e approfondire. Le due dimensioni non si escludono: si integrano nella formazione di studenti capaci di argomentare una tesi anche in forma scritta, di riconoscere la diversità dei metodi con cui la ragione giunge a conoscere il mondo. Un approccio che richiede ai docenti di uscire dalla comodità del commento storiografico per entrare nella dimensione del laboratorio del pensiero — dove l’errore, l’incertezza e il conflitto tra posizioni diverse diventano risorse e non ostacoli.

In continuità con la scuola del primo ciclo, i Licei dedicano ampio spazio all’educazione emotiva e relazionale così come al contrasto di ogni forma di violenza e di discriminazione. Il rispetto è riconosciuto come presupposto etico che precede e fonda l’agire civile: non una norma da rispettare, ma una disposizione da coltivare. La scuola è chiamata a costruire i fondamenti della convivenza pluralistica, dove l’inclusione non è concessione ma architrave della cultura occidentale moderna. La cura delle relazioni e dell’empatia è presentata come dimensione strutturale del curricolo — non come aggiunta soft alla formazione disciplinare. Una scelta che interpella in modo diretto la professionalità docente e la cultura organizzativa delle scuole”.

I prossimi passi

Dopo la pubblicazione del documento sarà sottoposto al Cspi e ad altri organi di controllo prima della firma definitiva del ministro prima dell’adozione, presumibilmente, nel settembre 2027.

Le novità

Torna la geografia, come materia autonoma – addio alla “geostoria” –, ma in compenso la storia sarà incentrata più sull’eredità dell’Occidente e meno sul resto del mondo. L’Eurasia e l’Estremo Oriente faranno capolino invece nei programmi di lingue, dove verranno introdotti dei sillabi specifici per il russo e il cinese, che mancavano nelle vecchie indicazioni.

Lo studio del greco antico, inoltre, scrive La Repubblica, prevederà la drammatizzazione come strumento didattico.

Anche le ore di italiano saranno ispirate al principio del primato della lingua italianarichiamato dalla Corte Costituzionale. Ci sarà un paragrafo specifico anche sull’Intelligenza artificiale che dovrebbe essere impiegata trasversalmente un po’ in tutte le discipline – previa (si suppone) accurata formazione dei docenti che in genere dei nuovi chatbot ne sanno assai meno dei loro alunni.

Scuola. Tagli nei licei a Filosofia. Professori universitari e intellettuali definiscono 'disastro'. 'polpetta avvelenata' del governo, l'esclusione di alcuni autori dai nuovi programmi di filosofia

 

Baruch Spinoza nel 1665 circa

Il mondo della scuola è sempre più in agitazione contro le decisioni del ministero guidato da Giuseppe Valditara. Questa volta sotto accusa è la revisione delle indicazioni nazionali per i licei.

Sessanta tra docenti dell'Università e intellettuali, tra i quali spiccano Massimo Cacciari, Giuseppe Licata e Gaetano Lettieri, firmano una lettera aperta definendo un "disastro" l'esclusione di autori come Marx, Spinoza, Fichte e Schelling dai nuovi programmi di filosofia

Secondo i firmatari, si tratta di una "polpetta avvelenata" lanciata da un governo che tenta di imporre la propria "egemonia culturale" a fine legislatura, sacrificando la formazione critica delle nuove generazioni. La filosofia, spiegano, “serve a sviluppare il pensiero critico e la comprensione della complessità”.

Loredana Perla, presidente della commissione ministeriale, replica precisando che è in corso una "democratica consultazione", che "ogni contributo verrà tenuto in considerazione" e che il nuovo impianto lascia libertà al docente "senza voler imporre un elenco obbligatorio".

Le reazioni politiche sono immediate e taglienti. 

Per la senatrice del Pd Cecilia d'Elia "è evidente il tentativo di incidere sulla cosiddetta 'egemonia culturale', attraverso scelte discrezionali e discutibili da parte del ministero". Ancora più duro il commento di Peppe De Cristofaro (Avs): "Quella di Valditara è una vera e propria ossessione ideologica. Siamo di fronte a un'operazione culturale gravissima che compromette il carattere aperto e democratico dell'istruzione pubblica".

  

Ma le tensioni sui programmi di filosofia si inseriscono in un clima già surriscaldato da altre decisioni del ministro dell'Istruzione e del Merito.

La riforma degli istituti tecnico-professionali, incentrata sul codiddetto modello "4+2", è nel mirino di sindacati e associazioni studentesche. 

La critica principale riguarda la riduzione del percorso di studi da cinque a quattro anni, che comporterebbe il sacrificio della formazione culturale a vantaggio di una specializzazione precoce. Molti docenti temono che questo schema trasformi gli istituti in canali di addestramento su misura per le aziende, svuotando la scuola della sua funzione generale. Sotto accusa anche l'ingresso dei privati nella gestione dei programmi e nell'insegnamento, con il rischio di accentuare le disuguaglianze e legare gli studenti alle volubili necessità del mercato del lavoro locale invece di garantire una preparazione solida e spendibile a lungo termine. 

Presentando il suo libro martedì a Teramo, il ministro Giuseppe Valditara ha difeso la riforma dell'istruzione tecnica e professionale, nonostante la protesta di sindacati e studenti: "Accusarmi di voler creare nuovi schiavi degli imprenditori è fuori dal tempo", ha dichiarato, rivendicando anche l'efficacia dei metal detector mobili per sequestrare armi nelle scuole.