La guerra in Medio Oriente sta facendo riaffiorare gli storici talloni d'Achille dell'economia italiana con la forte dipendenza dalle importazioni energetiche abbinata al rischio di una crescente instabilità politica e di bilancio in vista delle elezioni del 2027 che sta penalizzando i titoli di Stato.
I rendimenti dei Btp a due anni sono aumentati di 75 punti base a marzo, registrando il maggiore incremento mensile dal 2022 e superando di almeno 10 punti base quelli di Francia, Spagna e Germania.
E se l'annuncio di una tregua in Medio Oriente all'inizio del mese ha offerto un po' di sollievo ai mercati obbligazionari, i rendimenti del due anni italiano, ancora intorno al 2,8%, restano ben al di sopra dei livelli precedenti agli attacchi di Usa e Israele contro l'Iran iniziati a fine febbraio.
Anche dopo la tregua, i rendimenti italiani hanno continuato a salire, raggiungendo nell'asta a medio lungo di venerdì il livello più alto da luglio 2024.
Inoltre, il lungo periodo di "luna di miele" della premier Giorgia Meloni - che aveva conquistato la fiducia dei mercati dopo il suo insediamento nel 2022 grazie alla stabilità del suo governo e a una politica di bilancio relativamente prudente - sembra ora volgere al termine.
RISCHIO RECESSIONE
Quella italiana è l'economia europea più dipendente dal gas, che rappresenta il 38% delle sue forniture energetiche, secondo l'Energy Institute di Londra. È anche il maggior importatore dell'Unione Europea di gas naturale liquefatto attraverso il Golfo Persico.
"Con la prospettiva di aumenti prolungati dei prezzi dell'energia, gli investitori sono molto preoccupati per le prospettive di crescita dell'Italia", ha detto Hauke Siemssen, strategist di Commerzbank.
La banca prevede che la terza economia della zona euro registrerà due trimestri consecutivi di calo del Pil, configurando una recessione tecnica.
I rendimenti dei Btp a 10 anni sono aumentati di circa 80 punti base a marzo, dopo l'inizio della guerra con l'Iran, ben oltre l'incremento di circa 60 punti base della controparte francese e dei 45 punti di quella tedesca.
Lo spread Italia-Germania si è arrampicato oltre i 100 punti base, al massimo degli ultimi nove mesi.
Ciò rende più costoso per Roma finanziare il proprio debito pubblico, salito lo scorso anno al 137% del Pil e in proporzione il secondo più elevato della zona euro dopo quello della Grecia.
I Btp a 10 anni offrono inoltre il rendimento più alto tra i 21 Paesi del blocco.
Secondo gli analisti, il conflitto con l'Iran è servito a far ricordare che, nonostante le dichiarazioni del governo su un miglioramento dei fondamentali economici, il debito italiano resta il più vulnerabile dell'area euro alle ondate di avversione al rischio sui mercati finanziari.
"Per me i Btp sono una sorta di proxy del rischio globale", ha detto Steven Major, global macro advisor presso la società di intermediazione Tradition a Dubai.
Con una crescita prevista pari ad appena lo 0,4% quest'anno e allo 0,6% nel 2027, l'Italia è l'economia con l'espansione più lenta tra i Paesi avanzati del G20, secondo le previsioni di primavera dell'Ocse.
NON SOLO UN PROBLEMA DI ECONOMIA
I problemi di Giorgia Meloni non sono solo di natura economica. Il mese scorso la premier ha subito una netta sconfitta al referendum sulla riforma della giustizia e, nei giorni successivi, ha ottenuto le dimissioni del ministro del Turismo e di due funzionari governativi.
La stabilità politica di cui l'Italia ha goduto negli ultimi tre anni appare ora più fragile, così come l'assunto, fino a poco tempo fa molto forte, che la premier vincerà un secondo mandato alle elezioni del 2027.
"La posizione di Meloni sta diventando più precaria", ha scritto Eurasia Group in una nota ai clienti.
"La sconfitta al referendum ha privato il governo di una vittoria politica su un cavallo di battaglia e ha dimostrato che una maggioranza significativa può coalizzarsi contro di esso", ha aggiunto.
In questo contesto, alcuni analisti osservano che è probabile un allentamento della prudenza di bilancio e ricordano che sia Meloni sia il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti stanno chiedendo a Bruxelles di sospendere le regole di bilancio dell'Unione Europea se la guerra in Iran dovesse protrarsi.
Finora l'Ue però ha ignorato gli appelli.
"Penso che la combinazione della sconfitta sulla riforma della giustizia, l'avvicinarsi delle elezioni del 2027 e l'aumento dei prezzi dell'energia aumenti gli incentivi per il governo ad allentare la politica di bilancio per alimentare il consenso popolare", spiega Franziska Palmas, senior economist per l'Europa di Capital Economics.
Tuttavia, i margini di manovra di Meloni per questo genere di politiche sono stati ridotti dalla notizia, diffusa il mese scorso, che il deficit italiano del 2025 si è attestato al 3,1% del Pil, mancando l'obiettivo del 3,0% e impedendo all'Italia di uscire quest'anno dalla procedura disciplinare Ue per deficit eccessivo.
Nonostante i vincoli europei, Capital Economics stima che il deficit di quest'anno salirà al 3,5% del Pil, invece di scendere al 2,8% come previsto dal governo.
Siemssen di Commerzbank prevede che la percezione positiva degli investitori sui titoli di Stato italiani difficilmente sarà pienamente ripristinata anche dopo la fine delle turbolenze in Medio Oriente.
"Mi aspetto che gli spread Btp-Bund tornino a restringersi", ha detto, "anche se probabilmente non ai livelli precedenti alla guerra con l'Iran".