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La notizia era attesa, anzi temuta nella cerchia dei consiglieri del presidente Trump: e se il lunedì nero dell’Iran ha preso il sopravvento sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo, negli Usa invece è esplosa la bomba-rimborsi. Non è vero infatti che ci vorranno anni e anni per risarcire le migliaia e migliaia di aziende americane e extra-America dei danni causati dagli aumenti doganali. Trump aveva dichiarato che la battaglia legale per il risarcimento avrebbe potuto protrarsi per cinque anni. No, ne basteranno in tantissimi casi molto meno. E questo per tutti, consumatori, importatori, e soprattutto per le aziende italiane, è una bella notizia.
Rimborsi per 175 miliardi
Lunedì 2 marzo una corte d’appello federale ha infatti respinto la richiesta di Trump di rinviare il procedimento dei rimborsi. E, di conseguenza, miliardi di risarcimenti agli importatori potrebbero arrivare prima di quanto vorrebbe l’amministrazione.
Dopo questa pronuncia ne stanno arrivando a catena anche altre. Ed è una botta pesantissima poiché solo la prima tranche, quella delle big della logistica capitanate dal giganteFed Ex, riguarda circa 2.000 aziende, con la richiesta di un risarcimento di ben 175 miliardi di dollari che, in sede di giudizio potrebbero essere di meno, ma di poco. Mentre, ed è qui il lato nascosto e peggiore per Trump, i miliardi di dollari che il presidente vantava di avere procurato al bilancio federale, sono 133. E attenzione. Si tratta soltanto di rimborsi per controversie – gestite dai migliori studi internazionali di avvocati – che riguardano una delle tante categorie colpite dalle decisioni di Trump, quella della logistica, perché poi ci sono migliaia di cause intentate da società che fanno parte dei 300mila importatori americani.
Tornando all’ordinanza del 2 marzo, la Corte d’Appello Federale degli Stati Uniti per il Circuito Federale ha rinviato il giudizio alla, CIT, U.S. Court of International Trade, cioè la Corte per il Commercio Internazionale degli Stati Uniti. Quest’ultima potrebbe ora stabilire se e come gli importatori possano recuperare fino a 175 miliardi di dollari.
Il parere degli avvocati
Di questo nuovo sviluppo ecco la parte probabilmente più importante che abbiamo approfondito, consultando i pareri di alcuni degli studi di avvocati coinvolti nella controversia. Nel rinviare alla U.S. Court of International Trade ogni decisione la Corte d’Appello Federale ne ha infatti implicitamente riconosciuto – anzi, confermato – l’esclusiva competenza. Non solo.
L’orientamento? Sì ai rimborsi. Perché già il 15 dicembre scorso la CIT ha stabilito di avere l’autorità di ordinare la riliquidazione e il rimborso delle tariffe dell’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) qualora la Corte Suprema degli Stati Uniti dichiari, come è accaduto, tali tariffe illegali. E non si tratta di un’isolata sentenza. Contro un eccesso e una caos di tariffe doganali imposte senza motivazioni precise, la tradizione legislativa e procedurale delle corti degli Stati Uniti ha, anche in un passato recente, sempre privilegiato la libertà di mercato. Con alcune eccezioni, riguardanti solo i casi in cui le importazioni da tassare riguardavano prodotti fabbricati in dumping (dimostrato).
Si muovono associazioni e Stati
ll governatore dell’Illinois, JB Pritzker, democratico e antagonista di Trump, ha chiesto un rimborso a nome dei 5,11 milioni di famiglie del suo Stato. “I dazi sono costati a ogni famiglia dell’Illinois 1.700 dollari, ovvero 8,7 miliardi di dollari e il mancato pagamento comporterà ulteriori provvedimenti”. Il tesoriere del Nevada, Zach Conine, ha presentato al governo federale una richiesta di pagamento per 2,1 miliardi di dollari per recuperare i costi dei dazi. Ma sono in arrivo anche richieste da parte di associazioni imprenditoriali e del trade di stati governati da repubblicani.