martedì 22 settembre 2026

Meloni fa le pulci a Mattarella sulla presenza di stranieri nelle classi in Italia. Quand'era ministro... ( da La Repubblica)

 

BOL200926-84.JPG© AGF

"Non credo che il Presidente della Repubblica abbia paura delle classi ghetto, nel senso che io chiaramente ho letto questa interpretazione delle parole di ieri del presidente della Repubblica che erano delle parole per contestare l'iniziativa del governo" sulla limitazioni degli studenti stranieri in classe, "ma personalmente non la leggo così. Non la leggo così perché il presidente della Repubblica, per l'appunto, dice che la scuola deve non creare ghetti". Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ospite a 'Cinque Minuti' in onda questa sera su Rai1.

"Ora, il ghetto è chiaramente molto più semplice se tu prendi un bambino straniero che non parla la nostra lingua e lo metti in una classe dove la prevalenza degli studenti non parla la nostra lingua. Questo è il ghetto. Mentre creare una distribuzione più equa delle classi, delle classi più equilibrate, serve proprio a impedire un ghetto. Il presidente della Repubblica parla di superare le incomunicabilità e qual è la base per superare l'incomunicabilità? È la lingua. Tant'è che noi parliamo, appunto, di una migliore distribuzione dei ragazzi stranieri che non parlano la nostra lingua. E, tra l'altro, voglio dire, oggi lo hanno scritto diversi quotidiani, il presidente della Repubblica quando era ministro dell'Istruzione, redigeva circolari che, più o meno anche lì invitavano a non concentrare i ragazzi stranieri nella stessa classe, ma perché è una misura di buon senso. E io quindi, mi pare che sia giusto, buon senso", conclude la premier.

"Sono norme di buonsenso che servono anche per un fatto di sicurezza", provvedimenti "simili che vietano di presentarsi con il volto coperto esistono in mezza Europa e in molti Stati islamici". Così la premier sulla proposta del divieto del burqa a scuola. "Molti opinionisti del mondo islamico leggono questa misura" che "non ha nulla a che fare con la misura della discriminazione", afferma la presidente del Consiglio a 'Porta a porta'.

Parma Capitale Europea dei Giovani 2027 (Adnkronos)

 

Giovani e istituzioni, la sfida di Parma Capitale Europea dei Giovani 2027




Parma si prepara al 2027, quando sarà Capitale Europea dei Giovani, con un programma dedicato alla partecipazione delle nuove generazioni. A Milano la presentazione del progetto e i risultati di una survey AstraRicerche condotta su oltre 2.000 giovani europei: emerge un forte coinvolgimento nella vita pubblica, ma anche una distanza nel rapporto con le istituzioni. Al centro del modello di Parma ci sono strumenti come lo Youth Test e il Consiglio Locale dei Giovani.

Trump all'ONU: ho cambiato il palcoscenico del mondo ( meglio prima). Se l'Iran non accetta la tregua la anniento ( da Il Messaggero) E' chiaro che alla vigilia delle elezioni di medio termine ha una paura matta il bullo americano( P.A.)

 

Trump, il discorso all'Onu: l'elogio all'America e al suo esercito, la guerra in Iran, il messaggio a Putin© Ansa

E' un Trump piu contenuto quello che parla dal pulpito dell'81esima Assemblea generale delle Nazioni Unite. E' un presidente sicuramente piu preoccupato del calo dei consensi in vista delle elezioni americane di midterm rispetto a quello fresco di vittoria di un anno fa, in cui attaccava Canada, Europa, Cina e Sud America. Seppure e un presidente sempre dotato di una certa 'spacconeria': «Altri parlavano di pace, io l'ho realizzata», dice ricordando di aver posto fine a ben 8 guerre. Nel suo discorso non mancano i leitmotiv con cui e solito arringare gli americani, come «l'America e tornata, e piu forte che mai», «Stiamo vivendo eta dell'oro». 

 

Tuttavia, il Donald Trump che parla all'Onu e un presidente fiaccato da mesi di guerra contro l'Iran, da un continuo tira e molla internazionale tra Russia e Ucraina (conflitto che aveva promesso di far terminare non appena entrato in carica, un anno e mezzo fa) e che deve fare i conti con un crollo nei sondaggi in vista delle elezioni di meta mandato (dovuto soprattutto all'impennata dei prezzi del petrolio). Secondo un sondaggio di NBC News pubblicato domenica, infatti, il 43% degli elettori registrati intende usare il proprio voto per il Congresso, previsto per questo autunno, per inviare «un segnale di opposizione al Presidente Trump»; si tratta di un livello record nei sondaggi dell'emittente dal 1998 a oggi. E quindi, ecco che l'accordo con Teheran si raggiungera «dopo le elezioni di midterm», annuncia, promettendo che di conseguenza «i prezzi del petrolio si abbasseranno» e che «saranno ancora piu bassi di quanto erano all'inizio del conflitto».

Prevedere la fine della guerra dopo le elezioni serve agli obiettivi politici di Trump, poiche permette agli elettori di credere che il conflitto - e il conseguente rincaro della benzina - terminera a breve. Forse serve anche a placare alcuni malumori sul conflitto all'interno del suo stesso partito repubblicano. Tuttavia, in passato le previsioni di Trump sulla durata della guerra si sono rivelate azzardate. Inizialmente, lui e la sua amministrazione avevano previsto che il conflitto sarebbe durato dalle 4 alle 6 settimane. Sono passati ormai quasi sette mesi. Ma Trump torna a giustificare la necessita di aver attaccato l'Iran: bisognava impedire a Teheran di ottenere armi nucleari. E ribadisce: «l'Iran non avra mai l'arma nucleare». Il presidente tuttavia esorta le altre nazioni a unirsi all'America nell'isolare economicamente Teheran costringendolo cosi a sedersi al tavolo dei negoziati. «Devo prendere una decisione importante. Si raggiungera un accordo con l'Iran che permetta loro di ricostruire e creare un Paese molto piu grande di quanto non sia mai stato in passato?" dice Trump. «Oppure annientero la Repubblica Islamica, e lo faro rapidamente, senza mai dare loro la possibilita di uccidere e distruggere di nuovo persone e nazioni? Li spingo all'inferno, senza alcuna possibilita di sopravvivenza ne speranza di grandezza o generazioni future? Ma credo che raggiungeremo un accordo subito dopo le elezioni».

Il discorso ha rappresentato l'ultima delle motivazioni addotte da Trump per la guerra con l'Iran. In precedenza, aveva citato diverse ragioni per gli attacchi congiunti USA-Israele di febbraio, tra cui il programma nucleare di Teheran, il sostegno a gruppi regionali per conto terzi (proxy) e la prospettiva di un cambio di regime. L'Iran ha sempre negato di voler sviluppare armi nucleari. Allo stesso modo, promette, «risolveremo il conflitto» tra Ucraina e Russia «piu velocemente di quando si pensi». E manda un messaggio a Putin: «Deve mettere fine alla guerra». «25.000 giovani soldati per lo piu stanno morendo ogni mese, 25.000 al mese. Guardo sempre le foto dei campi di battaglia e non vorrei piu vederle, sono terribili. E gli Stati Uniti risolveranno questa questione in un modo o nell'altro, la risolveremo e anche velocemente», spiega Trump ricordando di aver sottoscritto una nuova legge che gli concede l'autorita per imporre dazi «e se necessario li usero» contro Mosca. «E il momento di porre fine al massacro»

Scuola di Musica di Fiesole. Borse di studio

 

Un aiuto concreto per gli studi musicali

Agevolare gli studenti che scelgono la Scuola per la loro formazione musicale è tra gli obiettivi della Fondazione. Consapevole dell’onere economico rappresentato dagli studi musicali, e nello spirito di accoglienza che da sempre la contraddistingue, la Scuola mette in atto per l’AA 2026-2027 tre diverse azioni di sostegno.

Un bando individua otto studenti fuorisede iscritti ai corsi AFAM di I e II livello, che potranno beneficiare di un sussidio mensile di 200 euro quale contributo alle spese necessarie all’alloggio, a condizione che non risultino assegnatari della borsa di studio DSU (Diritto allo Studio Universitario).
Scadenza 5 ottobre 2026.

Un secondo bando mette a concorso due borse di studio del valore di 500 euro ciascuna, che saranno assegnate ad altrettanti studenti dei corsi AFAM a fronte dello svolgimento di attività di riordino e catalogazione presso la biblioteca della Scuola.
Scadenza 30 ottobre 2026.

Un terzo bando offre ad un massimo di 15 studenti di tutti i percorsi formativi – che si trovino in una documentata difficoltà economica o in situazioni personali e/o familiari di particolare gravità – la possibilità di usufruire di un contributo di 500 euro sotto forma di borsa di studio.
Scadenza 15 gennaio 2027

Dai Meloni, cambia i vertici dell'Istat, fagli capire ai tuoi che se non votano la 'tua' legge elettorale... ( da Open.online)

 

giorgia meloni

Un intervento a tutto campo, tra le curve della legge elettorale e i numeri stretti dei conti pubblici. Dagli studi delle trasmissioni di Bruno Vespa, Cinque minuti e Porta a porta, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni traccia la rotta della maggioranza, alza il tiro sulla tenuta del governo alla Camera e non risparmia note polemiche all’indirizzo dei tecnici dell’Istat e dei governatori d’opposizione.

Il nodo del voto segreto e la sfida alla Camera

A riaccendere le polveri sul percorso della riforma elettorale è l’esito dei recenti passaggi parlamentari. Meloni decide di andare al muro contro muro, trasformando il prossimo passaggio a Montecitorio in un vero e proprio test di tenuta politica per la sua maggioranza. «Quando non è passato l’emendamento sulle preferenze alla Camera con un voto segreto si è detto che il governo non aveva più la fiducia del Parlamento», scandisce la premier senza troppi orpelli tattici. «Chiaramente nel momento in cui torna alla Camera credo che vada fatta chiarezza sull’accusa che veniva fatta: se non c’è la fiducia del governo, penso che ne dobbiamo prendere atto».

Sul tavolo resta anche la decisione di accantonare l’ipotesi del ballottaggio, misura finita al centro delle barricate sollevate dalle opposizioni. La Presidente del Consiglio rispedisce al mittente l’accusa di voler blindare le regole del gioco a proprio vantaggio: «Non penso che ci si possa disegnare addosso le leggi elettorali», replica, aggiungendo che la riforma «è una legge che favorisce i cittadini, non il centrodestra né il centrosinistra» e che il suo unico scopo è dare «la possibilità di realizzare il programma di chi vince».

Conti pubblici: l’amaro in bocca per il deficit al 3,1%

Sul fronte dei saldi di finanza pubblica, il quadro tracciato dall’Istat con il rapporto Deficit/Pil al 3,1% per il 2025 frena le ambizioni di un’uscita anticipata dalla procedura d’infrazione europea. Un traguardo sfiorato che la premier commenta con la metafora del «hai fatto trenta, eri molto vicino al trentuno».

«Sono chiaramente dispiaciuta perché noi abbiamo fatto un lavoro da questo punto di vista molto complesso in questi anni che ci ha portato a diminuire il deficit», ammette Meloni. «Stare sotto il 3% ci avrebbe consentito in anticipo sulla tabella di marcia di uscire dalla procedura di infrazione, ma vuol dire che andremo avanti per quella che era la tabella di marcia».

Il rammarico della premier si trasforma però rapidamente in una velata contestazione dei metodi di rilevazione dell’Istituto nazionale di statistica. A far discutere è la concomitanza tra il dato sul deficit e la revisione al rialzo della crescita del 2024. «Il dato sul deficit mi rammarica anche perché nella stessa giornata in cui l’Istat dice che siamo a 3,08 dice anche che rivede le stime della crescita del 2024. È accaduto ogni anno che dopo un anno sono state riviste in crescita, non so se l’Istat sottostima gli italiani o il governo e questo mi dispiace, non vorrei che succedesse anche fra tre anni», conclude la premier.

Bollo auto e Sanità: lo scontro con le Regioni

L’ultimo fronte di scontro aperto riguarda la proposta di abolizione del bollo auto, finita nel mirino dei governatori di centrosinistra preoccupati per eventuali tagli ai bilanci locali e alla spesa sanitaria. Meloni smonta la ricostruzione dei presidenti di Regione definendola «strumentale» e basata su «accuse abbastanza gravi».

«Le regioni sanno benissimo che la misura non viene pagata dalle regioni che vengono rimborsate dallo Stato», puntualizza la Premier, assicurando che «niente viene tagliato alla sanità». Poi la stoccata finale ai governatori del campo largo: «Possono sempre far pagare il bollo, ma penso non lo faranno».