venerdì 24 aprile 2026

Rinascimento. Nei dipinti i personaggi hanno semrpe la fronte 'alta'. Perchè ( da Storia che Passione, di Manuela Chimera)

 Fateci caso: i dipinti del Rinascimento presentano una caratteristica assai peculiare. Stiamo parlando delle fronti alte. Ma non con una semplice attaccatura di capelli un po’ altina, ma una fronte che sembra una pista di atterraggio, un po’ in stile Bene Jesserit, per intenderci. Ma perché dipingevano in questo modo le fronti?

Le fronti alte del Rinascimento

Crediti foto: @Petrus Christus, Public domain, via Wikimedia Commons

Il Rinascimento europeo coprì un arco temporale che andò avanti dal XIV al XVII secolo. Sappiamo che durante tale lasso di tempo le arti prosperarono, producendo nomi del calibro di Leonardo Da VinciMichelangelo, Raffaello e Botticelli.

Ma oltre a questi nomi, nelle nostre menti sono rimaste impresse le fronti eccessivamente alte raffigurate in molti dipinti dell’epoca. Soprattutto le raffigurazioni femminili presentavano fronti molto alte, sottolineate spesso da cappelli, copricapi e sopracciglia.

Pittori come Roiger vn der Weyden, Petrus Christus o anche Jan van Eyck erano soliti dipingere così le donne aristocratiche. E anche i dipinti sacri si presentavano così. Quante Madonne con fronte chilometrica ci sono, nell’arte? Tantissime.

Crediti foto: @Workshop of Rogier van der Weyden, Public domain, via Wikimedia Commons

Ebbene, il motivo di questo stilema non era frutto di un’esagerazione creativa. Semplicemente i pittori si limitavano a portare su tela i canoni di bellezza dell’epoca. Durante il Rinascimento, infatti, una fronte alta e ampia era considerata un segno distintivo di bellezza, virtù e anche intelligenza femminile.

Tutto ciò forniva anche un aspetto più infantile ai visi delle persone, forse nel tentativo di immortalarne i valori di purezza e innocenza ricercati in quel periodo.

Non si sa dove e perché tale tendenza sia emersa, ma forse fu anche la letteratura a influenzarla, con particolare riferimento alla poesia. Nel XIV secolo, per esempio, Petrarca scrisse più di 300 sonetti alla sua amata Laura, descrivendone spesso la sua fronte.

Crediti foto: @Jan van Eyck, Public domain, via Wikimedia Commons

Anche nel Prologo generale dei Racconti di Canterbury di Geoffrey Chaucer, scritti fra il 1387 e il 1400, l’autore descrive una suora indicando alcuni canoni di bellezza tipici del Rinascimento: il naso fine, la bocca piccola e la fronte ampia.

Influenze poetiche come queste potrebbero aver reso popolare, soprattutto negli ambienti aristocratici, il fatto che avere una fronte ampia fosse segno di bellezza.

Anche Agnolo Firenzuola nel suo Dialogo delle bellezze delle donne intitolato Celso, dedicato alle donne pratesi, sottolinea come la fronte doveva essere ampia e alta, fornendo anche misure precise: “Molti preferiscono che l’altezza, misurata dall’attaccatura dei capelli al bordo delle sopracciglia e del naso, sia un terzo del viso”.

Zelensky vuole a tutti i costi entrare nella UE

 

"La nostra esperienza per rafforzare l'Europa" Milano, 24 apr. (askanews) - Durante l'incontro con i leader europei a Cipro, successivo all'approvazione del prestito di 90 miliardi di euro all'Ucraina, Volodymyr Zelensky ha affermato che il Paese è pronto per diversi cicli di negoziati e che "manterrà la pressione" per la sua adesione all'Ue. "Desideriamo moltissimo (entrare nell'UE), e ribadisco sempre che non dipende dalla decisione dell'Ucraina e del popolo ucraino. Abbiamo già deciso di voler entrare nell'UE il prima possibile, e l'UE ci ha aiutato durante questa guerra, e continua a farlo, e ora condivideremo le nostre conoscenze e la nostra esperienza per rafforzare l'Europa. Tutti riconoscono che abbiamo un'esperienza unica", ha sottolineato Zelensky.

Guerra USA-Iran- Il Governo cinese consiglia ai connazionali di lasciare l'Iran: 'Evacuate il prima possibile!'. Si teme la ripresa delle azioni di guerra? (da Il Giornale, di Federico Giuliani)

 

“Evacuate il prima possibile”: cosa c'è dietro l'avviso cinese sull'Iran

L'ultima volta che l'ambasciata cinese a Teheran ha diffuso un comunicato del genere è stato alla vigilia dello scoppio della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. Era il 27 febbraio e Pechino consigliava ai propri connazionali presenti sul territorio iraniano "di rafforzare le misure di sicurezza e di evacuare il prima possibile", citando un "significativo aumento dei rischi per la sicurezza esterna". Adesso la missione cinese in Iran è tornata a lanciare un allarme simile. Ambasciata e consolati hanno emesso un avviso esortando i cittadini cinesi a seguire scrupolosamente le linee guida di sicurezza, a esercitare la massima cautela, a evitare aree sensibili come installazioni militari e governative e, se possibile, a evacuare o trasferirsi in regioni più sicure. Ecco che cosa sta succedendo.

L'allarme dell'ambasciata cinese

La notizia è stata riportata dai principali media cinesi. Il quotidiano Global Times, per esempio, ha scritto che il ministero degli Esteri di Pechino ha da tempo sconsigliato qualsiasi viaggio in Iran. Non solo: in un messaggio diffuso tramite l'account WeChat ufficiale dell'ambasciata si legge che, sebbene alcune parti dello spazio aereo iraniano siano state riaperte, la situazione regionale rimane altamente incerta e il contesto di sicurezza complesso e in continua evoluzione.

L'avviso diventa ancora più chiaro: in caso di emergenza, i cittadini dovrebbero contattare tempestivamente la polizia locale e chiedere assistenza alle missioni diplomatiche cinesi.

Le autorità del Dragone hanno anche avvertito che tutti coloro che dovessero recarsi in Iran nonostante l'avviso potrebbero affrontare rischi per la sicurezza estremamente elevati, e che la loro capacità di ricevere assistenza consolare potrebbe essere significativamente compromessa. In altre parole, la Cina ha nuovamente invitato i suoi cittadini residenti in Iran a lasciare il Paese il prima possibile, avvertendo che i rischi per la sicurezza permangono nonostante il fragile cessate il fuoco che ha sospeso gli attacchi.

Che cosa succede in Iran

In questo momento la guerra in l'Iran si trova in una fase di stallo molto precaria, con violazioni del cessate il fuoco, tensioni navali latenti e negoziati ancora in alto mare che mantengono elevato il rischio di un'improvvisa escalation. Ricordiamo che Donald Trump ha esteso il cessate il fuoco precedentemente stabilito per aprire la strada a un secondo round di colloqui a Islamabad, capitale del Pakistan, Paese chiave per la mediazione tra le parti. Tuttavia, dal momento l'Iran si è rifiutato di partecipare all'incontro - citando richieste eccessive da parte degli Stati Uniti e violazioni che minano il quadro del cessate il fuoco - i negoziati sono in un limbo.

In attesa che la diplomazia faccia il suo corso, c'è chi è convinto di un fatto: la Cina teme che le minacce reciproche tra l'Iran e i suoi avversari possano degenerare in una nuova fase di confronto diretto in qualsiasi momento. Da qui l'avvertimento ai connazionali di lasciare al più presto il territorio iraniano. Tanto più se dai negoziati dovesse emergere una fumata nera.

Giuli, il ministro, diserterà le cerimonie inaugurali della prossima Biennale Arte.

 



Il ministro della Cultura Alessando Giuli non parteciperà a Venezia nelle giornate di pre-apertura della 61a Esposizione d’Arte della Biennale né alla cerimonia di inaugurazione, prevista il 9 maggio. Lo comunica una nota nel Mic.

Giuli, nei mesi passati, si è espresso in aperto dissenso con la decisione del presidente della fondazione Pietrangelo Buttafuoco di permettere la riapertura del padiglione russo per la prima volta dal 2022. Ora il ministro annuncia ufficialmente che non prenderà parte agli eventi istituzionali che apriranno la rassegna.

Il Codice Sinaitico, la BIbbia più antica del mondo, è custodito, a gruppi di fogli, in diverse biblioteche europee ( Monastero santa Caterina, monte Sinai, Londra, Lipsia, San Pietroburgo)

 Il Codice sinaitico è un tesoro di valore incalcolabile. Questo manoscritto, che prende il nome dal monastero di Santa Caterina, ai piedi del monte Sinai, in Egitto, dove fu conservato fino alla metà del XIX secolo, fu copiato verso la metà del IV secolo (tra il 330 e il 350 d.C.) da un gruppo di almeno tre copisti che lo scrissero in greco contemporaneamente. Si tratta, infatti, del manoscritto più antico esistente che contiene la Bibbia cristiana in greco, nonché della migliore e più antica testimonianza di alcuni libri della versione greca dell’Antico Testamento, come la Settanta o Bibbia dei Settanta.

In origine, questo manoscritto onciale (tutto il testo è scritto in lettere maiuscole) conteneva sia l’Antico sia il Nuovo testamento (inclusi gli apocrifi biblici) in un unico grande volume, anche se fino a noi è giunta soltanto quest’ultima parte. L’opera, inoltre, è celebre non solo per alcune varianti testuali insolite (come l’assenza del racconto della Resurrezione di Cristo alla fine del Vangelo di San Marco), ma anche perché il suo testo contiene un numero considerevole di correzioni.

Il Codice sinaitico, un libro fondamentale

Scritto su pergamena, originariamente in fogli doppi, il Codice sinaitico, composto da un totale di 346 fogli scritti in quattro colonne e con dimensioni di 380 mm di altezza per 345 di larghezza, è fondamentale per la comprensione della storia della Bibbia cristiana. Infatti, è uno dei primi tre manoscritti in cui fu copiata la raccolta completa dei libri che compongono la Bibbia cristiana antica. Così, oltre alla Settanta e al Nuovo testamento, l’opera include anche alcuni libri aggiuntivi, come i Maccabei e la Sapienza del Siracide, la cosiddetta Epistola di Barnaba e una raccolta di testi nota come il Pastore di Erma, che compare alla fine del Nuovo Testamento.

Il codice sinaitico è fondamentale per comprendere la storia della Bibbia cristiana

Dettaglio di una delle pagine del Codice sinaitico© FOTO: British Library

Ciononostante, si sa molto poco sull’origine di questo codice. Alcuni storici ipotizzano che possa essere stato scritto ad Alessandria o a Roma, e lo hanno persino associato alle cinquanta copie delle Scritture che si dice siano state commissionate dall’imperatore Costantino.

Per quanto riguarda la sua scoperta, essa si deve a Konstantin von Tischendorf, un teologo protestante, linguista e studioso di manoscritti tedesco, che nel 1844 si recò al monastero di Santa Caterina. Nella sua biblioteca scoprì 129 fogli dell’Antico testamento gettati in un cestino, insieme ad altri manoscritti che erano stati scartati. Quelle pagine erano ciò che restava del Codice sinaitico. Alla domanda rivolta al bibliotecario del monastero su quei fogli, questi rispose: «sono spazzatura. Devono essere distrutti bruciandoli nei forni del monastero».

La Bibbia in un solo libro

Come era rilegato il Codice sinaitico? Il manoscritto è composto da fascicoli di otto fogli doppi disposti uno sopra l’altro e piegati a metà per formare un blocco completo, un formato che nel Medioevo fu estremamente popolare. Inoltre, la maggior parte dei fascicoli contiene quattro fogli, salvo due che ne contengono cinque. Come abbiamo visto, i fogli erano realizzati in pergamena, utilizzando principalmente pelli di vitello e di pecora (si stima che per la loro realizzazione siano state necessarie le pelli di circa 360 animali). Tuttavia, Tischendorf, il suo scopritore, inizialmente ritenne, osservandone l’eccellente qualità, che la pergamena fosse stata realizzata con pelle di antilope.

Il codice è composto da fascicoli di otto fogli doppi disposti uno sopra l’altro e piegati a metà

Ritratto del teologo tedesco e scopritore del Codice Sinaitico, Konstantin von Tischendorf© Foto: PD

Allo stesso modo, le sue dimensioni sono sorprendenti. Infatti, il manoscritto del Codice sinaitico è uno dei primi libri di grande formato rilegati sopravvissuti alla tarda Antichità. Contenere l’intera Bibbia cristiana in un unico volume, rappresenta una grande innovazione, poiché da quel momento in poi i libri rilegati con pagine di pergamena iniziarono a sostituire i rotoli di papiro fino ad allora predominanti. L’importanza della sua rilegatura potrebbe essere paragonata all’introduzione della stampa secoli dopo.

Progetto di digitalizzazione

Attualmente il codice è suddiviso in quattro parti, distribuite in diverse istituzioni. Una parte si trova in possesso della British Library di Londra e comprende 347 fogli che contengono l’intero Nuovo testamento. Dodici fogli e altri quattordici frammenti sono conservati nel monastero di Santa Caterina; appartengono all’inizio e alla fine del codice. Altri quarantatrè fogli si trovano nella Biblioteca dell’Università di Lipsia e, infine, i frammenti di tre pagine sono conservati nella Biblioteca Nazionale Russa di San Pietroburgo.

Attualmente il codice è suddiviso in quattro parti distribuite in diverse istituzioni

Attualmente, il Codice sinaitico si trova distribuito in quattro biblioteche europee© FOTO: British Library

L’importanza di questo manoscritto per gli studiosi e per tutti coloro che sono interessati ai temi biblici è tale che nel giugno del 2005 è stata annunciata la creazione di un consorzio (The Codex Sinaiticus Project), al quale hanno partecipato le quattro biblioteche che lo conservano, con l’obiettivo di realizzare un’edizione digitale del codice. Questo progetto ha digitalizzato le immagini e utilizzato una tecnologia iperspettrale per consentire la ricerca di eventuali testi nascosti nelle pergamene, frutto delle correzioni, oppure di testi andati perduti a causa del passare dei secoli. È disponibile online dal 6 luglio 2009.