giovedì 30 aprile 2026

B.V. passerà alla Lega, che l'ha difesa, abbandonando FdI che l'ha mollata, come 'carne da macello': 'ho sbagliato ad accettare l'invito della MELONI a suonare alla vigilia delle ultime elezioni politiche' ( da Virgilio, di Mauro Di Gregorio)

 

Beatrice Venezi pentita d'aver accettato l'invito di Meloni, "carne da macello, tornassi indietro non cederei"

Beatrice Venezi a tutto campo dopo il licenziamento dalla Fenice: Meloni, il sovrintendente e gli strascichi giudiziari della vicenda

Beatrice Venezi infine è stata costretta a lasciare, dopo il licenziamento dalla

 Fondazione Teatro La Fenice di Venezia. Ma la separazione professionale fra la

 direttrice d’orchestra e il teatro ha recato con sé uno strascico di polemiche.

nezi porta avanti un atto d’accusa ai vertici dell’istituzione e si toglie qualche 

sassolino dalla scarpa parlando del Governo guidato da Giorgia Meloni

La bacchetta sostiene di essere stata trattata come “carne da macello”


Beatrice Venezi licenziata dalla Fenice

Beatrice Venezi si dice “serena”, nonostante il verminaio di polemiche. 

La direttrice d’orchestra ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera da Los Angeles.

Il licenziamento dalla Fenice di Venezia è arrivato subito dopo un’altra intervista,

 quella rilasciata da Venezi al giornale argentino La Nacion.

ANSA   La bacchetta aveva parlato di posti nell’orchestra della Fenice che “si 


. Il licenziamento è arrivato quasi subito, con una 

nota che parlava di “reiterate e gravi dichiarazioni pubbliche” della Venezi, 

ritenute dalla Fondazione “offensive e lesive”.

Nella sua più recente intervista al Corriere, Venezi ha aggiustato il tiro e se l’è presa 

direttamente con il sovrintendente Nicola Colabianchi.

“Non ho accusato nessuno di nepotismo. La notizia alla Nacion parla chiaro. E poi 

vogliano parlare della disparità di trattamento da parte della fondazione nei miei 

confronti? I dipendenti sono andati avanti per mesi con denigrazioni e 

diffamazioni, con il tacito consenso del sovrintendente“, ha detto.


Poi l’affondo: “Se si fanno proclami dal palco durante un concerto senza il via libera

 del sovrintendente si rischiano lettere e sanzioni, che dalla fondazione non sono

 mai arrivate ai responsabili”.

Beatrice Venezi e l’ipotesi nepotismo

Venezi è poi tornata su quella che a qualcuno è suonata come un’accusa di 

nepotismo: “Mai detto. Ma al momento di scegliere, l’appartenenza a una famiglia 

di musicisti gioca un ruolo. Un vantaggio competitivo che io non ho mai avuto”.

Venezi e Meloni

“Non ho sentito nessuno di FdI. Le uniche testimonianze di solidarietà le ho avute da SalviniCeccardi e Santanchè. Se tornassi indietro non cederei alla richiesta insistente di Meloni di suonare a un convegno di FdI, prima del voto del 2022″, ha ammesso Beatrice Venezi.


Che lamenta di avere subito “danni” e di essere diventata “carne da macello“. 

Il Governo, ha sostenuto, non l’ha aiutata perché lei non ha “tessere” e non 

è “funzionale”.

L’aspetto legale della vicenda, ha assicurato Venezi, è “in costruzione”. 

Che si ritiene vittima: “Ho subìto una campagna diffamatoria, fino al bullismo“.

Ipotesi Venezi al Petruzzelli di Bari

La Lega spinge per portare Beatrice Venezi al teatro Petruzzelli di Bari. Così si legge

 in una nota della Lega barese: “Abbiamo inviato una nota formale al Sovrintendente

 Carusi per richiedere di valutare la possibilità che la Direttrice Beatrice Venezi 

possa collaborare musicalmente, in un prossimo futuro, con la Fondazione 

Petruzzelli. Si tratta di una delle poche donne direttrici d’orchestra, di grande

 esperienza internazionale e di elevata capacità musicale, che del tutto ingiustamente

 e strumentalmente è stata recentemente allontanata dal Teatro La Fenice con 

atteggiamenti che appaiono sessisti e gravemente discriminatori”.

L'orchestra della Fenice ha come alleata B.V. contro il Sovrintendente, del quale, in coro, si chiedono le dimisisoni,.. che sarebbero sacrosante ( Rai News.it)

 Non c'è pace per il Gran Teatro La Fenice di Venezia. Ogni giorno va in scena uno spettacolo diverso. Niente applausi, solo code polemiche e velenose. Le luci della ribalta il 29 aprile si sono accese con l'intervista a tutta pagina sul Corriere della Sera di Beatrice Venezi, fresca di licenziamento da direttore musicale del teatro veneziano. E nel mirino della maestra è finito proprio chi l'aveva scelta per quel incarico, impallinando il sovrintendente Nicola Colabianchi che per 7 mesi ha difeso la scelta contro tutto e contro tutti. 


Da strenuo difensore di VeneziColabianchi passa così nel campo avverso. Dice Venezi da Los Angeles: "i dipendenti sono andati avanti per mesi con denigrazioni e diffamazioni e lo hanno fatto con il tacito consenso del sovrintendente". Che replica con un secco "Nessun commento". La pace in teatro non si vede. Perchè ad aver sfiduciato il sovrintendente sono stati proprio gli orchestrali che decideranno le prossime mosse. Sia come collettivo, sia a titolo personale. Già perché Venezi, come un fiume in piena fa nomi e cognomi dei presunti “figli di”. Orchestrali entrati per concorso. "Un vantaggio competitivo quello del nome - dice - che io non ho mai avuto". L'intervista lascia il segno. Prossime puntate dal teatro al tribunale.

     

Travaglio sul 'Caso' Minetti'. L'obiettivo segreto è Mattarella ( da L'Unità, di Piero Sansonetti)

 

travaglio mattarella (1)

Sulla base delle informazioni di cui disponiamo, e della nostra esperienza, ieri abbiamo intitolato così la prima pagina: “L’obiettivo è Mattarella”. Ovviamente riferendoci al caso Minetti. Oggi abbiamo letto il “Fatto Quotidiano” – che è l’autore e il motore dello scandalo – e l’editoriale del suo direttore, cioè di Marco Travaglio, e abbiamo avuto conferma piena e incontestabile della nostra tesi. Nel senso che Travaglio lo ha dichiarato apertamente: puntiamo a Matterella e vi spiego perché. Casomai ora bisognerà capire il perché dell’attacco a Mattarella e anche provare a indovinare quali siano le forze che ci sono dietro.

Trascrivo solo qualche riga dell’editoriale di Travaglio: “Ora vorrebbero farci credere che… è tutta colpa di Nordio…. E che il Quirinale non c’entra niente. Ma Mattarella presenziò ai funerali di Stato di Berlusconi, pregiudicato e finanziatore della mafia… promosse cavaliere del lavoro la figlia Marina… non ha avuto scrupoli a graziare l’igienista dentale berlusconiana…Sono mesi che il lato oscuro del potere lavora al “berluswashing” per spacciare il peggio del centrodestra – cioè Forza Italia – per la sua parte “buona”, nella speranza di traslocare nell’altro campo in salsa “salisiana” per l’ennesima ammucchiata in stile Draghi”.

Il lettore disattento potrebbe avere l’impressione che nel ragionamento ci sia un salto logico. Cosa c’entra il caso Minetti con le strategie politiche di Mattarella? Si direbbe che non c’entri niente e che forse Travaglio ha fatto un po’ di confusione. No: non è il tipo che fa confusione. In realtà quel che dice nel suo editoriale è molto semplice: il caso Minetti ci serve a colpire Mattarella e a far saltare il suo disegno contro la Meloni. Una volta accertato il senso dello scandalo Minetti, per quel che riguarda i suoi realizzatori, si tratta di capire se davvero il motivo per il quale si vuole colpire Mattarella sia semplicemente quello di difendere Giorgia Meloni, o se invece ci sia un disegno (come abbiamo accennato sull’Unità di ieri) diverso da quello di Travaglio e cioè il progetto di mandare a casa il presidente della Repubblica anzitempo e anticipare di due anni le elezioni del nuovo presidente, evitando il rischio che nel prossimo Parlamento non ci sia una maggioranza di destra, o comunque una maggioranza sufficiente. Le due ipotesi sono entrambe aperte, e probabilmente non in contrasto tra loro.

Ancora più aperte sono le ipotesi sui mandanti dell’operazione, e forse anche degli artefici. Diciamo che in Italia, quando capisci che c’è una congiura – e in questo caso mi pare indubitabile – se pensi che ci sia lo zampino dei servizi segreti è difficile che ti sbagli. Dal caso Sifar (1964) in poi (Anche in quell’occasione alla fine saltò un presidente della Repubblica, ma quella volta in modo e per ragioni del tutto opposte).

Dopodiché, quel che colpisce di questa brutta pagina di cronaca politico-giudiziaria, è il cinismo e la ferocia verso il bambino. Gettato nella polemica come il pomo di mela che provocò la guerra di Troia. È considerato un dettaglio, un oggetto, un effetto collaterale. A nessuno interessa la sua sorte. Perché se davvero a qualcuno interessasse, le sole tre domande da farsi sarebbero queste: è vero che questo bambino è malato? È vero che Minetti si è presa cura e si sta prendendo cura di lui? È vero che l’ha fatto operare a Boston? Chiuso. Se a queste tre domande la risposta è positiva non c’è più molto da indagare, si tratta solo di affermare un principio elementare ma disconosciuto che è quello secondo il quale l’interesse del bambino fa premio su ogni altra considerazione.

P.S. Ho visto che in un articolo del Fatto Quotidiano l’Unità è inserita nell’elenco dei giornali che hanno fatto retromarcia sulla grazia alla Minetti e al suo bambino. È una informazione sbagliata. L’Unità non ha fatto nessuna retromarcia. Personalmente continuo a considerare un’orda di vigliacchi quelli che si sono scatenati sul web contro Mattarella e contro l’istituto della grazia. E continuo a pensare che Il Fatto ha svolto in questa occasione un ruolo nefasto.

Hoara Borselli, capisco la solidarietà fra donne dello stesso partito, ma le sciocchezze non sono consentite neanche in questo caso. Il licenziamento è stato il modo più indolore per chiudere una storia nata malissimo. E B.V. vale poco( P.A.)

 Colpo di scena (o forse no) sia sul caso Venezi che sul caso dello storico Teatro delle Vittorie di Roma (che è in vendita). Il ministro Giuli, rispondendo a una domanda di Fiorello, ha detto che "se ci saranno i piccioli", cioè i soldi, lo Stato comprerà il Teatro delle Vittorie (per decenni protagonista della storia della Rai) e ne darà la direzione a Beatrice Venezi. Esultanza di Fiorello. Il quale poi però si è chiesto: "Sarà una cosa seria o una provocazione?". Probabile che sia solo una provocazione.

Ieri mattina era sceso in campo un gruppo di consiglieri comunali di Bari, appartenenti alla Lega. Con una proposta che ha l'obiettivo di riparare, almeno parzialmente, alla cacciata della Venezi, formalmente licenziata dalla Fenica per avere rilasciato un'intervista sgradita a un quotidiano argentino. In realtà la decisione di metterla alla porta è stata presa per una serie di ragioni più semplici ma indicibili: perché è donna, perché è brava, perché è bella, perché è giovane, e soprattutto perché è dichiaratamente di destra. Misoginia, invidia, e arroganza radical chic. Questa è la miscela.

I leghisti di Bari hanno preso carta e penna e hanno scritto una bella lettera al sovrintendente del Teatro Petruzzelli. Che è un musicista di grande esperienza e ottima fama: Nazzareno Carusi, designato da una maggioranza di sinistra e considerato al di sopra delle parti.

Scrivono i consiglieri baresi: "Le chiediamo di voler cortesemente valutare la possibilità di sottoscrivere collaborazioni artistico- professionali con la direttrice d'orchestra Beatrice Venezi".

Adesso bisognerà aspettare la decisione del sovrintendente. E anche augurarsi che la solidarietà per Venezi si allarghi.

Lei stessa ieri ci ha confessato di averne ricevuta molto poca dal mondo politico. Solo Salvini le ha dimostrato vicinanza e affetto. Insieme però a migliaia di cittadini, di destra ma anche di sinistra, che l'hanno seppellita di messaggi amichevoli e di stima.

Il licenziamento di Beatrice Venezi dalla Fenice pone un problema serio al mondo musicale italiano. Possibile che sia un mondo che di fronte a una artista di indiscutibile valore internazionale non è in grado di fare altro che una operazione di rigetto in nome di un'ideologia di sinistra e di una difesa corporativa dei propri privilegi?

Su questo Beatrice Venezi ha idee molto chiare. Ed è molto polemica, soprattutto con il sovrintendente della Fenice, Nicola Colabianchi, che è colui che ha firmato il suo licenziamento. Ma è anche polemica con la politica.

Le ho fatto notare che Colabianchi ha deciso di licenziarla perché sostiene che con l'intervista a La Nacion lei ha offeso l'orchestra. "Non ho offeso l'orchestra", mi ha risposto. "La verità è che io subisco da settembre un attacco continuo che viene da dentro la Fenice, una campagna diffamatoria e di bullismo che ha lo scopo di distruggere la mia carriera. La Fenice non mi ha difeso. La libertà di espressione da parte loro, certamente esiste. Come mai la mia no? Io chiedo: chi ha permesso che mi si attaccasse pubblicamente parlando dal palco? E le spillette contro di me, e il lancio di volantini, e le interviste su tutti i media nazionali e internazionali? La Fondazione ha mosso un dito in mia difesa? Non dico che dovesse prendere dei provvedimenti, ma almeno una lettera di richiamo. Lei capisce la sproporzione tra quello che ho detto io e le contumelie che sono state gettate addosso a me?".

È vero - le chiedo - che lei ha detto che il teatro è in mano ai sindacati? Mi risponde: "Mi pare che la mia cacciata dimostri che avevo ragione. Lo sa di che cosa aveva paura l'orchestra? Del nuovo. Sapevano che io ero arrivata per rinnovare. E non volevano nessun rinnovamento. Certo, è molto più facile fare tutti gli anni Traviata e Barbiere di Siviglia. Temevano che io rompessi gli equilibri". Di fronte a questa situazione come ha reagito il sovrintendente Colabianchi? "Si è adeguato - mi ha risposto Venezi - ha lasciato che il sindacato mantenesse il controllo artistico. Perché? Perché lui è interessato mantenere suoi due stipendi". In che senso - chiedo - due stipendi? "Sì, lui è sia sovrintendente che direttore artistico. E non ha rinunciato a uno dei due stipendi. Li somma". Però - chiedo - l'orchestra della Fenice è una orchestra di valore? Venezi sorride, risponde sottovoce: "La Fenice è una istituzione prestigiosissima in tutto il mondo. Per la sua storia. L'orchestra della Fenice non è nemmeno tra le 100 migliori orchestre del mondo. Faccia lei. Ho sentito che si sono paragonati alla Berliner Philharmoniker. Mi viene da ridere. Credo che non siano in grado neppure di allacciare le scarpe a quelli della Berliner Philharmoniker".


P.S.

 E poi  non  c'è una delle orchestra dirette da B.V.  nel corso della sua cosiddetta 'carriera internazionale' che possa rientrare fra le prime 500 al mondo. L'orchestra della Fenice rientra certamente fra le prime 100. E forse anche fra le prime 50, altrimenti non l'avrebbero diretta musicisti di grande valore. 

Io stesso l'ho difesa  ogni volta che, in occasione del Concerto di Capodanno (per il quale avevo ricevuto dalla Rai un incarico di 'consulenza artistica, durato oltre un decennio) qualcuno scriveva: l'Orchestra della Fenice non è certo paragonabile ai Wiener Philharmoniker. Paragone che via via è stato ragionevolmente dismesso, dopo il successo tv del suddetto Concerto ( un successo superiore a quello del fratello viennese) e dopo che a dirigerlo erano stati chiamati direttori fra i più grandi e noti del panorama internazionale.

 Ai quali - detto senza che lo abbia a sentire B.V. - la direttrice, prima nominata contro qualunque regola artistica, e poi licenziata dal suo stesso sponsor, Colabianchi (in nome delle Fratelle d'Italia, Giorgia e Arianna) non appartiene e chissà se apparterrà mai. Comunque nessuno vieta a nessuno di continuare a scrivere,  come fa l'ennesima Hoara Borselli, mendacemente, che B.V. è  una grandissima direttrice con una carriera internazionale.

 Per noi, è una che fa la direttrice, non per meriti professionali, ma in buona parte perchè è  DONNA, GIOVANE, BELLA E DI DESTRA. E continuerà almeno fino a quando questa destra sgangherata, analfabeta e affamata di poltrone sarà al governo. (Pietro Acquafredda)