martedì 24 febbraio 2026

La città più GIOVANILE e la qualità della vita ai massimi in Italia è... ( da Men's Health, di Nicolò Gelao)

 

Se stai pensando che sia legato alla movida notturna, ti sbagli di grosso: qui gli under 35 vivono benissimo durante il giorno© The sunny side - Getty Images

Nel nostro Paese, quando si parla di città più giovanile in Italia, l’istinto porta subito alle grandi città: Milano per le opportunità, Bologna per l’università, Roma per l’offerta ricca di culturaTorino per la scena creativa. Ma per molti under 35 la realtà è più complicata: affitti alti, mobilità non sempre semplice, lavori spesso instabili e spazi sociali che cambiano rapidamente. Per questo l’idea di giovanilità oggi non coincide solo con la nightlife o con i grandi eventi, ma con un mix concreto di servizi, lavoro, costi sostenibili, cultura accessibile e qualità del tempo libero. Conta sempre di più quanto è facile vivere bene e non solo divertirsi, tra i 18 e i 35 anni.

La città più giovanile in Italia non l'avresti davvero mai immaginata

Ed è qui che sorprende (ma fino a un certo punto) il dato: secondo l’indice Qualità della vita dei giovani elaborato da Il Sole 24 Ore su Lab24, Gorizia è la provincia dove i giovani vivono meglio, al primo posto in classifica: è lei la città più giovanile in Italia. L’indice fotografa le opportunità offerte ai residenti tra 18 e 35 anni e si basa su 15 indicatori: non è quindi una percezione social, ma una lettura numerica di fattori legati a servizi, condizioni di vita e opportunità. In più, il report segnala che Gorizia è in testa per il secondo anno consecutivo, un dettaglio importante perché indica una tendenza stabile, non un picco momentaneo.

Perché questa città è così adatta agli under 35?

Ma cosa rende Gorizia così “giovane” nella pratica? Prima di tutto, è una città a misura d’uomo: ci si muove bene, si vive il centro storico senza stress e si ha la sensazione che la cultura sia tutta a portata di mano. Poi c’è il fattore identitario che la rende diversa da qualunque altra città italiana: il confine. Gorizia dialoga con Nova Gorica in una dimensione sempre più integrata e questo, per chi ha meno di 35 anni, significa esperienze ibride e continue.

Non a caso, il territorio ha vissuto una spinta enorme con GO! 2025la Capitale europea della cultura transfrontaliera: anche se l’anno-evento è passato, lascia un’eredità di programmazione, luoghi e abitudini culturali più internazionali. E sul piano delle cose da fare, la città ha un pacchetto perfetto per un weekend (o per viverci): il Castello di Gorizia con vista sulla città e sul confine, la simbolica Piazza Transalpina, dove la storia del confine si tocca con mano, il centro tra piazze e caffè, e poi le escursioni nel verde e nelle colline del vino poco fuori. Gorizia è così tanto giovanile non perché faccia rumore per tutta la nottema perché rende più semplice la vita quotidiana dei giovani e oggi è questo, più di tutto, a fare la differenza.

Festival della Valle d'Itria n.52. Dal 12 luglio al 2 agosto ( da Valleditrianotizie)

 

Festival della Valle d’Itria: dal 14 luglio al 2 agosto l’edizione n. 52

Dal 14 luglio al 2 agosto la 52ª edizione del Festival della Valle d’Itria curata dalla direttrice artistica Silvia Colasanti. A Martina Franca di scena opere, concerti, incontri sul tema del Mediterraneo, culla del mito, crocevia di culture, mare che accoglieDa


 -


 “Mediterraneo”, culla del mito, crocevia di culture, mare che accoglie: questo il tema del 52° Festival della Valle d’Itria che si terrà a Martina Franca (TA) e in alcuni luoghi storici del territorio pugliese dal 14 luglio al 2 agosto. Organizzato dalla Fondazione Paolo Grassi, il Festival è curato per il secondo anno dalla direttrice artistica e compositrice Silvia Colasanti.

Musica che riflette sul proprio presente e che ci offre una lente per leggere la realtà” racconta Silvia Colasanti. “Così ho proseguito il percorso intrapreso nella precedente edizionepresentando per il 2026 lavori che spaziano dal ‘700 alla musica dei nostri giorni, in un viaggio musicale nel Mediterraneo, mare che grazie alla sua posizione di ponte tra continenti ha favorito la nascita e lo sviluppo di grandi civiltà ed è stato palcoscenico delle gesta di dei ed eroi, scenario di mitiAnche mare di frontiere, di migrazioni e di incontri, luogo dove si intrecciano destini, culture e tradizioni diverse. La musica è la voce che racconta queste storie, che sa esprimere speranze e paure di chi attraversa il mare in cerca di una vita migliore: il nostro Festival vuole essere una riflessione su questa complessità, su questa ricchezza culturale e umana che il Mediterraneo rappresenta”...


LE TRE NUOVE PRODUZIONI LIRICHE

Sono tre le nuove produzioni liriche, i cui titoli erano stati già anticipati a fine Festival 2025: nella cornice di Palazzo Ducale martedì 14 luglio (ore 21, repliche il 26, 29 luglio e il 1° agosto) il Festival inaugura con Alfredo Casella – La favola di Orfeo / Igor Stravinskij – Pulcinella, un dittico di opere che reinterpretano il mito e la tradizione classica in chiave novecentesca e che ci porta alle radici della nostra cultura. Il primo, di rara rappresentazione, è un’opera da camera in un atto, scritta da Casella nel 1932, il secondo, più noto, è un balletto con canto in un atto del 1920, che Stravinskij compose prendendo spunto dalle maschere della tradizione mediterranea e la musica del Settecento napoletano. Regia e coreografia saranno di Jean Renshaw, artista anglo-tedesca già ospite del Festival; Nicolò Umberto Foron, promettente talento classe 1998, già affermato sulla scena internazionale e per la prima volta impegnato in Italia nella direzione di un’opera, guida l’Orchestra e il Coro del Teatro Petruzzelli di Bari.

Ancora a Palazzo Ducale il 25 luglio (ore 21, repliche il 28, 31 luglio, 2 agosto) per la Carmen di Georges Bizet. La celebre opéra-comique viene presentata nella partitura originale del 1874 come prima assoluta in forma scenica, restituendo al pubblico una versione mai rappresentata finora, grazie alla recente revisione critica di Paul Prévost per l’editore Bärenreiter. La partitura che sarà eseguita è quella originariamente predisposta dal compositore, prima che i dirigenti dell’Opéra Comique di Parigi chiedessero importanti cambiamenti. Fabio Luisi, direttore musicale del Festival, guida l’Orchestra e il Coro del Teatro Petruzzelli di Bari offrendo per la prima volta nella sua lunga carriera la lettura del capolavoro di Bizet, mentre regia, scene e costumi saranno di Denis Krief, artista di grande e consolidata esperienza che torna a Martina Franca dopo una lunga assenza.

Il schiavo di sua moglie (1672) dramma per musica in un prologo e tre atti di Francesco Provenzale, è la terza, nuova, produzione in scena il 24 luglio nel Chiostro del Carmine di Martina Franca (ore 21, repliche il 27 e 30 luglio). Confermando l’attenzione verso la riscoperta e le rarità del repertorio barocco, il Festival allestisce in prima esecuzione in tempi moderni una delle opere più celebri del musicista napoletano del Seicento, grazie al lungo lavoro di ricerca su Provenzale di Antonio Florio musicologo e direttore, alla guida del complesso barocco, da lui fondato, Cappella Neapolitana. Il cast sarà formato dagli allievi dell’Accademia del Belcanto “Rodolfo Celletti” che approfondiranno lo studio dell’opera nel loro percorso di perfezionamento; firma la regia Rita Cosentino, già apprezzata nella regia di due produzioni degli ultimi anni, nonché curatrice dei laboratori didattici del Festival.

Il MEDITERRANEO SECONDO BALIANI, UN NUOVO PROGETTO PER IL FESTIVAL

Alle tre produzioni liriche, si affianca un altro progetto ispirato al tema del Mediterraneo che il Festival ha commissionato a Marco Baliani, scrittore, attore e regista dedito a un teatro di ricerca e di impegno civile. Vennero da ogni dove andrà in scena il 20 e 21 luglio al Chiostro di San Domenico (ore 21). Con Baliani ritroviamo la voce di Vincenzo Capezzuto, artista a tutto tondo, affiancato da Luciano Orologi (sax), Giancarlo Bianchetti (chitarra classica) e Marco Forti (contrabbasso), per uno spettacolo che è intreccio di musica, canzoni e racconti intorno al tema del viaggio per mare, viaggio che a volte è transito, altre volte fuga, altre volte ancora disperato tentativo di approdo.

I CONCERTI, IL PROGETTO “IN ORBITA”, IL CONVEGNO

Come di consueto, parte integrante saranno i numerosi concerti lirici, sinfonici e cameristici, che arricchiranno la programmazione del Festival valorizzando chiostri, basiliche, masserie, luoghi storici e di grande bellezza del barocco martinese e del territorio pugliese. Saranno tutti dedicati ad approfondire e a riflettere sul tema “Mediterraneo” e sulla musica dei compositori in cartellone.

Il Concerto dello Spirito alla Basilica di San Martino (17 luglio, ore 21) vedrà protagonista l’Orchestra ICO della Magna Grecia diretta da Giovanni Pelliccia (viola solista Francesco Peverini) con musiche di Stravinskij, Britten e la prima assoluta di Lamento dal mare del giovane compositore spagnolo Jorge Coll Navarro. Il 19 luglio all’Orchestra dell’Accademia Teatro alla Scala (che torna a Martina Franca dopo essere stata nel 2025 l’orchestra di due produzioni del Festival) spetta il Concerto Sinfonico a Palazzo Ducale, diretta dal trentenne Diego Ceretta, solista l’affermata violinista Francesca Dego (musiche di Stravinskij, Schubert e Castelnuovo-Tedesco).

I tre Concerti del Sorbetto fra Chiostro di San Domenico e Chiostro delle Agostiniane (ore 18), ospitano il Quartetto Adorno (18 luglio) e il giovane violinista Paride Losacco (1° agosto) in un percorso nel Novecento storico italiano ed europeo, presentando pagine di Casella, Stravinskij e Ravel per quartetto d’archi e Petrassi, Stravinskij, Prokof’ev e Kurtág per violino solo. Gli artisti dell’Accademia del Belcanto “Rodolfo Celletti” con il pianista Francisco Manuel Soriano approfondiranno invece il ricco repertorio della musica vocale francese di Otto-Novecento, ruotando intorno alla celebre Habanera di Bizet (25 luglio).

Quattro infine gli appuntamenti (ore 21) di “Mediterraneo in musica” fra chiostri e masserie del territorio della Valle d’Itria: si inizia il 16 luglio al Leonardo Trulli Resort di Locorotondo con il Concerto del Mediterraneo e gli allievi dell’Accademia “Rodolfo Celletti”; il 18 luglio a Cisternino, nella Chiesa Madre San Nicola, violoncello solo con Danilo Squitieri un viaggio di più secoli che parte dalla Prima Suite di Bach fino ad Alone di Giovanni Sollima; il 22 luglio (ore 21) alla Masseria Palesi di Martina Franca Notturno Adriatico un concerto sul tema del mare nella musica del XX e XXI secolo con Francesco D’Orazio al violino e Liubov Gromoglasova al pianoforte; infine il 23 luglio Pino De Vittorio sarà protagonista di Tarantelle del rimorso al Chiostro di San Domenico, una serata dedicata al repertorio di tarantelle del Gargano e di canti del Sud Italia di cui De Vittorio, accompagnato dal chitarrista Marcello Vitale, è fra i maggiori interpreti.

In programma anche il Convegno di studi “Riscoprire l’antico nel Novecento. Mito e Mediterraneo in Stravinskij e Casella” in collaborazione con l’Associazione Docenti Universitari Italiani di Musica. Il convegno, aperto a studiosi e momento di formazione per il pubblico del Festival, approfondisce le modalità attraverso cui gli immaginari dell’antico, del mito e del Mediterraneo si ri-compongono nella musica del Novecento, con particolare riferimento alle poetiche di Stravinskij e Casella, due autori in cui il dialogo con l’antico assume una valenza simbolica profonda.

Dopo il successo degli ultimi anni, anche quest’anno il Festival avrà la sua anteprima con la rassegna “In Orbita” (10-12 luglio, ore 21), approdando nelle piazze e contrade di Martina Franca. Due gli appuntamenti in programma: il 10 e 11 luglio Naufragi, uno spettacolo di teatro e musica liberamente ispirato a La tempesta di Shakespeare, prodotto dalla Fondazione Arturo Toscanini con cui la Fondazione Paolo Grassi rinnova la collaborazione: il Trio d’archi della Filarmonica Arturo Toscanini e gli attori della compagnia teatrale Anellodebole coinvolgeranno il pubblico che diventa parte dello spettacolo, stimolando la riflessione sul naufragio reale e metaforico, sul viaggio e sulla migrazione. In quartetto all’opera (12 luglio), vedrà invece il pianista Francesco Libetta affiancarsi ai suoi allievi dei corsi della Fondazione Paolo Grassi – Christian De Nicolais, Simone Mao Giovanni Mascia – in un programma di ampio respiro fra opere di Verdi e Mozart, con sinfonie, valzer e melodie, fino al celebre Quartetto dal Rigoletto, tutto eseguito sul pianoforte: un solo strumento che si presta a essere suonato a due o quattro mani, ma anche a sei, otto, o con una mano sola.

Abbonamento alle 3 Opere da 120 a 70 euro.

Biglietti opere da 70 a 30 euro; concerti da 40 a 5 euro; Concerto dello spirito e Concerto a Cisternino ingresso libero su prenotazione.

Agevolazioni dedicate per senior, under 30 e 18. Vendita on line su vivaticket.com

Info: tel. +39 080 4805100, info@festivaldellavalleditria.it

lunedì 23 febbraio 2026

San Francesco è il suo esempio e il suo messaggio cristiano. Non è quelle quattro ossa esposte al pubblico. Si rischia solo di soddisfarne il voyerismo ed un viaggio-gita nella magnifica Assisi (AGI)

 

Ad Assisi per la prima volta l'ostensione delle reliquie di San Francesco

 Per la prima volta, le reliquie di San Francesco sono esposte al pubblico ad Assisi, in Umbria, in occasione dell'800° anniversario della morte del Santo. Le spoglie di San Francesco sono custodite all'interno di una teca di plexiglass riempita di azoto con l'iscrizione latina "Corpus Sancti Francisci" (Il Corpo di San Francesco).

San Francesco, morto il 3 ottobre 1226, fondò l'ordine francescano dopo aver rinunciato alle sue ricchezze e aver dedicato la sua vita ai poveri.

Il significato dell'esposizione 

Ad Assisi per la prima volta l'ostensione delle reliquie di San Francesco

Giulio Cesareo, direttore della comunicazione del convento francescano di Assisi, ha affermato di sperare che l'esposizione possa essere "un'esperienza significativa" sia per i credenti che per i non credenti. Cesareo, frate francescano, ha affermato che lo stato "danneggiato" e "consumato" delle ossa dimostra che San Francesco "si è donato completamente" all'opera della sua vita.

Ad Assisi per la prima volta l'ostensione delle reliquie di San Francesco

La storia delle reliquie di San Francesco

Ad Assisi per la prima volta l'ostensione delle reliquie di San Francesco

Le sue spoglie, che saranno esposte fino al 22 marzo, furono traslate nella basilica costruita in onore del santo nel 1230.

Ma fu solo nel 1818, dopo scavi condotti nella massima segretezza, che la sua tomba fu riscoperta.

A parte le precedenti esumazioni per ispezione e analisi scientifica, le ossa di San Francesco sono state esposte solo una volta, nel 1978, a un pubblico molto limitato e per un solo giorno.

Ad Assisi per la prima volta l'ostensione delle reliquie di San Francesco

Come sono esposte e protette le spoglie

Solitamente nascosta alla vista, la teca trasparente che contiene le reliquie dal 1978 è stata estratta sabato dalla cassa metallica in cui è custodita, all'interno della sua tomba di pietra nella cripta della basilica.

La teca si trova a sua volta all'interno di un'altra teca di vetro antiproiettile e antieffrazione.

Le telecamere di sorveglianza saranno attive 24 ore su 24 per una maggiore protezione delle spoglie.

Afflusso di visitatori e aspettative

Le prenotazioni per vedere le spoglie del santo ammontano già a "quasi 400.000 persone provenienti da ogni parte del mondo, con ovviamente una netta predominanza dall'Italia", ha affermato Marco Moroni, guardiano del convento francescano.

"Ma abbiamo anche brasiliani, nordamericani, africani", ha aggiunto

In questo periodo dell'anno piuttosto tranquillo, la basilica di solito riceve 1.000 visitatori al giorno nei giorni feriali, che salgono a 4.000 nei fine settimana.

I francescani hanno dichiarato di aspettarsi 15.000 visitatori al giorno nei giorni feriali e fino a 19.000 il sabato e la domenica per l'esposizione delle spoglie, che durerà un mese.

La venerazione delle reliquie nella tradizione cristiana

"Fin dall'inizio, fin dai tempi delle catacombe, i cristiani hanno venerato le ossa dei martiri, le reliquie dei martiri, e non l'hanno mai vissuto come qualcosa di macabro", ha detto Cesareo.