domenica 5 luglio 2026

Parigi. Palais Garnier (ed anche l'ìOpéra Bastille) chiude per lavori di ristrutturazione ( GdM, di Stefano Nardelli)

 

Palais Garnier (Foto Loic Venance/AFP)
Palais Garnier (Foto Loic Venance/AFP)

Il vasto piano di ammodernamento dell'Opéra national de Paris subisce una profonda revisione. Palais Garnier, che avrebbe dovuto chiudere per due anni a partire dall'estate del 2027, resterà invece inaccessibile per cinque anni, fino al 2032. A determinare il cambio di programma è la presenza di una quantità di piombo nella torre scenica molto superiore a quanto inizialmente previsto, una criticità emersa nel corso degli studi preparatori che rende necessario un intervento di bonifica più complesso e lungo. I lavori interesseranno il cuore tecnico dello storico teatro inaugurato nel 1875. L'obiettivo resta quello di modernizzare completamente le attrezzature sceniche, ormai obsolete, adeguandole agli standard contemporanei di sicurezza e funzionalità. Tuttavia, le operazioni di rimozione del piombo impongono protocolli particolarmente rigorosi, con tempi inevitabilmente più lunghi rispetto alle previsioni originarie.

Le conseguenze non riguardano soltanto il Palais Garnier. L'intero programma di ristrutturazione dei due principali teatri dell'Opéra national de Paris viene infatti ridefinito. Il cantiere dell'Opéra Bastille, inizialmente previsto tra il 2030 e il 2032, dovrà essere posticipato almeno al 2033. La scelta è dettata dalla necessità di mantenere sempre operativa almeno una delle due sedi, evitando la chiusura contemporanea dei teatri e consentendo all'istituzione di proseguire l'attività artistica.

Il rinvio dei lavori a Bastille rappresenta però un problema non secondario. Anche il teatro inaugurato nel 1989 necessita infatti di interventi considerati urgenti, soprattutto per il rinnovo delle infrastrutture tecniche, sottoposte a oltre trent'anni di utilizzo intensivo. Lo slittamento prolunga quindi la permanenza di impianti ormai datati e costringe la direzione a rivedere la pianificazione degli investimenti.

L'allungamento dei tempi comporta inevitabilmente nuove incognite sul piano economico e gestionale. Un cantiere che passa da due a cinque anni è destinato ad aumentare i costi complessivi dell'operazione, già stimati in diverse centinaia di milioni di euro per i due edifici, e richiederà una complessa riorganizzazione delle stagioni liriche e di balletto. Anche le visite al Palais Garnier potrebbero subire limitazioni molto più estese rispetto a quanto inizialmente ipotizzato, con ripercussioni anche sul turismo culturale e sulle entrate dell'Opéra.

Trump non perde occasione per fra sapere quanto è pazzo!

 "Un solo colpo e potremmo eliminarli tutti, ma non lo faremo perché altrimenti non avremmo più nessuno con cui negoziare". Il presidente americano Donald Trump sta seguendo attentamente i funerali della Guida suprema iraniana Ali Khamenei, ucciso dai raid di Usa e Israele dello scorso 28 febbraio. E ha ribadito ad Axios che gli iraniani "stanno supplicando di fare un accordo" per archiviare definitivamente la guerra. Le parti intanto hanno deciso di sospendere per una settimana i colloqui fino alla conclusione delle cerimonie funebri dell'ayatollah e dei suoi familiari uccisi negli attacchi di 4 mesi fa. "In questo momento, nessuno sparerà all'altro - ha detto - Sono tutti lì. Un solo colpo e potremmo eliminarli tutti, ma non lo faremo perché altrimenti non avremmo più nessuno con cui negoziare".

Alle esequie di Khamenei, che dureranno 5 giorni, sono attese circa 15 milioni di persone. La cerimonia funebre pubblica è iniziata ufficialmente, una folla in lutto affolla la Grande Moschea di Teheran. Le immagini, con cittadini in lacrime, hanno sorpreso Trump: "Pensavo lo odiassero. Forse sono lacrime finte".

sabato 4 luglio 2026

Trump, celebra i 250 anni degli USA ( da La Stampa). Il paese 'er più' in tutto del mondo, secondo la dottrina Trump, che è il Presidente più pazzo ed esaltato del mondo ( P.A.)

 WASHINGTON. Sotto un cielo illuminato a giorno da 850mila fuochi d’artificio, il 250° anniversario dell’indipendenza degli USA si è concluso nella capitale americana e in tutto il Paese.

Uno show impressionante, durato 40 minuti. Subito dopo la fine, una tempesta si è abbattuta sulla città. Un’altra, qualche ora prima, aveva rischiato di rovinare la festa a tutti, in primis a Donald Trump, per il rischio di fulmini: National Mall evacuato verso le 19 e migliaia di persone obbligate a cercare rifugio nei musei ed edifici federali limitrofi.

Doveva essere la più grande celebrazione del 4 luglio della storia recente secondo l’amministrazione americana; è andata vicinissima al naufragio. L’incertezza dovuta al clima estremo e l’evacuazione dei partecipanti, dopo giorni di temperature oltre i 40 °C, hanno fatto temere la cancellazione di tutti gli eventi della sera, a partire dal discorso del presidente americano.

Trump, da parte sua, ha insistito con tutto sé stesso affinché il suo tanto pubblicizzato spettacolo del 4 luglio sul National Mall si tenesse, nonostante il maltempo che ha gettato l'evento nel caos.

Ma per quanto il presidente potesse avere il controllo della situazione, non ha potuto controllare il meteo. Ciononostante, alla fine, la Natura è apparsa clemente.

Con due ore di ritardo – dopo le 23 – il tycoon di New York ha preso la parola sotto il Washington Monument, parlando a una sparuta folla che aveva avuto pochissimo tempo per tornare al National Mall.

«Buonasera, America. Se pensate che sia stato facile, non lo è stato», ha detto il presidente all'inizio del suo discorso. «Voglio ringraziare tutti, perché hanno fatto la cosa giusta. Hanno visto dei fulmini, ma io ho detto: “Non se ne parla proprio. Se dovessimo parlare davanti a una sola persona alle quattro del mattino, io sarò qui. Non c'è verso che ci si lasci scoraggiare”», ha proseguito Trump.

Nel suo discorso, durato quaranta minuti, The Donald ha menzionato i successi degli Stati Uniti, definiti da lui come “un paese di vincitori”.

Ed è tornato ad attaccare il comunismo – come aveva fatto anche venerdì nel suo discorso al Monte Rushmore, in South Dakota – contrapponendo le "libertà" dell'America alla "retorica dei comunisti" che, a suo dire, le minaccia. «Il comunismo è un fallimento, e lo sarà sempre. Il sistema comunista è l'opposto di quello americano e non ha mai funzionato», ha affermato Trump. «Vogliamo bloccare subito una minaccia del genere, prima ancora che prenda piede: è come un cancro, bisogna estirparlo, bisogna farlo in fretta».

Il presidente ha affermato che la storia dell'America dimostra che il Paese non permetterà «mai a nessuno di portarci via la libertà».

«Non succederà; quanto a tutti questi discorsi dei comunisti, non hanno alcuna possibilità, nemmeno una. Non vogliamo comunisti nel nostro Paese: non ha mai funzionato e non funzionerà mai», ha detto Trump.

Al di là di qualche accenno alla sua agenda domestica – come l'approvazione del suo disegno di legge di riforma delle elezioni federali, il "SAVE America Act" – e le dispute internazionali – «le forze armate iraniane sono state "annientate" durante la guerra di quest'anno» – Trump si è attenuto in gran parte al copione durante il suo discorso, nel quale ha reso omaggio agli eroi americani, tra cui i decorati con la Medal of Honor e altri veterani.

«Questo è solo l'alba dell'età dell'oro dell'America e, in questo 250° 4 luglio, dichiariamo – proprio come fecero loro due secoli e mezzo fa – che, per il nostro Paese, per i nostri figli e per la causa della libertà, porteremo la nostra nazione a nuovi livelli, a traguardi mai raggiunti prima. La renderemo più grande, migliore, più forte e l’ameremo ancora di più», ha affermato il leader di Washington.

«Qui, sul nostro National Mall, celebriamo il trionfo della libertà sulla tirannia, la vittoria della libertà sull'oppressione e il successo duraturo dello spirito americano, dal 4 luglio 1776 al 4 luglio 2026», ha concluso Trump.

Al discorso del repubblicano è seguito quello che la Casa Bianca aveva annunciato come "il più grande spettacolo pirotecnico della storia del mondo".

All'inizio dello spettacolo, i fuochi d'artificio erano imponenti e fragorosi, nei colori rosso, bianco e blu. Centinaia di migliaia di persone si sono radunate in tutta la capitale per assistere allo show.

Più tardi, durante il gran finale, la densità dei lanci li ha resi a malapena visibili attraverso la foschia e una pioggia leggera; a illuminare il cielo sono rimasti, alla fine, soltanto i lampi. E alla fine – mentre la gente correva a cercare riparo dall’acquazzone – la pioggia ha calato il sipario su questo storico, per molti versi, 4 luglio.

ULTIMO, concerto a Tor Vergata, davanti ad un pubblico immenso. La sua storia ( da Il Messaggero, di Andrea Ripandelli)

 

Ultimo, il ragazzo a cui dissero «Ti sei rovinato la carriera»: San Basilio, l’ipocondria, la lite con i giornalisti, i record, gli amori e il popolo dei 250mila
Ultimo, il ragazzo a cui dissero «Ti sei rovinato la carriera»: San Basilio, l’ipocondria, la lite con i giornalisti, i record, gli amori e il popolo dei 250mila© Anthology

Diciassette chilometri separano San Basilio da Tor Vergata. Una distanza piccola sulla mappa, enorme nella storia di Niccolò Moriconi: dal Parchetto dove ha cominciato a immaginare una carriera musicale alla spianata in cui Ultimo canterà davanti a 250mila persone. In mezzo ci sono un pianoforte usato come rifugio, una chiavetta consegnata a Fabrizio Moro, la famiglia come nucleo centrale, Sanremo, le polemiche, gli stadi e soprattutto un rapporto viscerale con il proprio pubblico. Chi è davvero Ultimo e come ha costruito uno dei legami più potenti tra un artista e i suoi fan in Italia?

Ultimo, chi è

Niccolò Moriconi è nato a Roma il 27 gennaio 1996 ed è cresciuto a San Basilio, nella periferia nord-est della Capitale. Cantautore e musicista, suona pianoforte e chitarra. È figlio di Anna Sanseverino e Sandro Moriconi e ha due fratelli maggiori, Lorenzo e Valerio. Dal 2021 è legato a Jacqueline Luna Di Giacomo. Il 30 novembre 2024 i due sono diventati genitori di Enea, nato a New York. La sua carriera è il racconto di una crescita velocissima, ma non improvvisa. Da adolescente provò a entrare ad Amici e X Factor senza riuscirci. Anni dopo avrebbe spiegato di considerare quei rifiuti quasi necessari: aveva già scritto canzoni come Giusy, Sogni appesi e Piccola stella, ma probabilmente non era ancora il suo momento. Oggi, a trent’anni, arriva a Tor Vergata con un concerto da 250mila biglietti venduti in tre ore.

 

San Basilio, dove comincia la favola

La geografia emotiva di Ultimo parte da San Basilio. Il luogo simbolo è il Parchetto, l’area di largo Paolo Panelli dove Niccolò racconta di aver trascorso molto tempo da solo e con gli amici, scrivendo, pensando e immaginando una vita diversa. Negli anni quel luogo è diventato una meta per i fan. Panchine, muri e spazi sono stati riempiti di versi, dediche e riferimenti alle sue canzoni. Nel 2024 è arrivata anche una targa istituzionale che riconosce ufficialmente il legame tra Ultimo, il parco e il quartiere. Il 13 luglio 2025, durante il suo decimo Stadio Olimpico, la storia si è chiusa e riaperta ancora una volta nello stesso posto. Il concerto veniva trasmesso in diretta su un maxischermo al Parchetto davanti a migliaia di persone. Dopo aver annunciato dal palco il grande evento di Tor Vergata, Ultimo ha raggiunto a sorpresa San Basilio a bordo di un van per festeggiare insieme al pubblico. È forse l’immagine che spiega meglio il suo racconto: lo Stadio Olimpico pieno, l’annuncio del concerto più grande della carriera e poi il ritorno fisico nel luogo da cui tutto era cominciato.

 

La famiglia

La famiglia è un altro elemento centrale nel racconto pubblico di Ultimo. I genitori, Anna Sanseverino e Sandro Moriconi, si sono separati quando Niccolò era molto piccolo, mantenendo però nel tempo un rapporto familiare sereno. Entrambi compaiono nel documentario Ultimo - Vivo coi sogni appesi, insieme agli amici e alle persone che hanno accompagnato la sua crescita. Alla madre è legato un rapporto molto intenso. La canzone 7+3 è stata associata alla figura materna e Anna è spesso presente ai concerti e nei momenti pubblici più importanti del figlio. Negli anni ha costruito anche un rapporto molto stretto con Jacqueline Luna Di Giacomo. Quando fu annunciata la gravidanza, Anna scrisse pubblicamente che Jacqueline era «la figlia femmina che mi mancava». Con la nascita di Enea, la famiglia è entrata ancora più profondamente nel racconto artistico e personale di Ultimo.

 

Il pianoforte e il bisogno di scrivere

Prima dei numeri, degli stadi e dei record, c’è il pianoforte. Ultimo ha raccontato più volte la musica come una necessità precedente al successo. Scrivere canzoni non era inizialmente un progetto industriale, ma una forma di protezione. Nel documentario Vivo coi sogni appesi l’infanzia viene raccontata attraverso il bisogno precoce di comporre e suonare. Nel video-lettera pubblicato alla vigilia di Tor Vergata, Ultimo è tornato ancora una volta a quel bambino che andava a lezione di pianoforte, proteggeva la propria timidezza e diceva che le sue canzoni avrebbero salvato il mondo. Prima ancora di avere un pubblico, aveva già costruito il proprio universo.

 

Il nome Ultimo

Anche il nome d’arte contiene una dichiarazione. Ultimo rappresenta la posizione di chi si sente fuori posto, trascurato, distante dai primi della classe. Da questa idea è nato negli anni un intero vocabolario: la Generazione Ultimo, il Raduno degli Ultimi, la favola, i sogni appesi. È una narrazione potente perché vive di un paradosso evidente: uno degli artisti di maggior successo commerciale del Paese continua a raccontarsi attraverso il linguaggio di chi sente di partire svantaggiato. È una contraddizione solo apparente. Il pubblico non si identifica nel cantante da record, ma nel ragazzo che, nonostante i record, continua a parlare delle paure che conosceva prima di diventare famoso.

 

Fabrizio Moro e la chiavetta che ha cambiato tutto

Uno dei passaggi decisivi della carriera arriva attraverso Fabrizio Moro. Nel 2016 Ultimo riuscì a fargli avere una chiavetta con alcuni provini. Dentro c’erano già brani come Giusy e Sogni appesi. Moro lo ascoltò e gli diede una possibilità. Nel maggio 2017 Ultimo salì sul palco del PalaLottomatica prima di un suo concerto. Oggi, quasi dieci anni dopo, le parti si ribaltano simbolicamente. A Tor Vergata sarà Fabrizio Moro a suonare prima di Ultimo. Niccolò ha voluto però chiarire che non si tratta di una semplice apertura: «Non vivo questa cosa come un’apertura al mio concerto, ma come un suo vero e proprio concerto prima del mio». Non è soltanto una scelta artistica. È una delle immagini più forti della sua carriera: l’uomo che per primo aveva creduto in lui torna sul palco prima del concerto più grande della sua vita.

 

A Sanremo l'amore dei fan contro le critiche della stampa

Nel 2018 Ultimo vince la categoria Nuove Proposte del Festival di Sanremo con Il ballo delle incertezze. La canzone contiene già quasi tutto il suo mondo: fragilità, desiderio di riscatto, paura, sogno e sensazione di essere fuori posto. La vittoria accelera una crescita che da quel momento diventa impressionante. Peter Pan conquista il pubblico, i concerti aumentano di dimensione e, nel giro di pochissimo tempo, Ultimo passa dai club ai palazzetti e poi agli stadi.

Nel 2019 torna al Festival tra i Big con I tuoi particolari. È il grande favorito del pubblico e chiude al secondo posto dietro Mahmood. La conferenza stampa successiva diventa però uno dei momenti più controversi della sua carriera. Ultimo reagisce con rabbia alle domande di alcuni giornalisti e accusa una parte della sala stampa di averlo trattato con pregiudizio. La tensione cresce e la frattura con una parte della stampa diventa una parte stessa del suo personaggio pubblico. Nel gennaio 2026, ricordando quella notte, ha raccontato che dopo la conferenza un addetto ai lavori gli disse: «Te la sei rovinata da solo la carriera». La frase, sette anni dopo, acquista un valore narrativo quasi perfetto. Quella carriera che sembrava essersi rovinata porta oggi 250mila persone a Tor Vergata.

Nel 2023 Ultimo torna al Festival con Alba e si classifica quarto. Il suo rapporto con Sanremo è ormai diventato una storia a parte: prima la consacrazione, poi la ferita, infine il ritorno. Ma nel frattempo il centro del suo successo si era spostato definitivamente altrove. Gli stadi.

 

Vivo coi sogni appesi

Nel 2023 arriva su Prime Video Ultimo - Vivo coi sogni appesi. Il documentario, della durata di un’ora e diciannove minuti, racconta la vita dell’artista attraverso il tour dei 15 stadi, l’infanzia, la famiglia, gli amici, l’ascesa rapidissima e lo stop imposto dalla pandemia. Il punto più interessante è proprio il contrasto tra due idee apparentemente opposte: la crescita è stata velocissima, ma Ultimo non la racconta come un successo improvviso. Nel film compaiono i genitori, gli amici storici, i backstage, la paura che il tour negli stadi rinviato per la pandemia non potesse più realizzarsi e il passaggio da Niccolò alla figura pubblica di Ultimo. Compare anche Federica Lelli, la sua ex fidanzata storica.

 

Federica Lelli e le canzoni dei primi anni

Prima di Jacqueline, la relazione pubblica più importante di Ultimo è stata quella con Federica Lelli. I due sono stati insieme durante gli anni in cui Niccolò cercava ancora di costruire la propria carriera. Diverse canzoni sono state associate alla loro storia. La più significativa è 22 settembre. Nel documentario Federica racconta un viaggio a Londra e una giornata trascorsa insieme sulla ruota panoramica. Quella data rimase nella memoria di Niccolò e anni dopo diventò una canzone. Nel 2023 Federica è stata vista tra il pubblico a San Siro mentre cantava proprio 22 settembre. È uno degli elementi ricorrenti della poetica di Ultimo: la trasformazione della memoria privata in una frase che migliaia di persone possono fare propria.

 

Jacqueline Luna e il figlio Enea

Dal 2021 Ultimo è legato a Jacqueline Luna Di Giacomo, figlia di Heather Parisi e dell’ortopedico Giovanni Di Giacomo. La loro conoscenza parte dai social. Ultimo ha raccontato di aver visto la foto di una giacca realizzata da Jacqueline con una toppa a forma di chitarra e di averle scritto scherzando: «Vuoi essere la chitarrista del mio prossimo tour?».

I due si sono poi incontrati a Trastevere. Ultimo ha raccontato che tra loro era nata un’intimità molto forte ancora prima del primo bacio e che, appena possibile, la raggiunse negli Stati Uniti. La relazione si è sviluppata tra Roma e America, viaggi e periodi di lontananza, con una comunicazione social molto meno continua rispetto a quella di molte coppie famose.

Il 30 novembre 2024 Ultimo e Jacqueline sono diventati genitori di Enea, nato a New York. La gravidanza era stata annunciata sul palco dello Stadio Olimpico nel giugno dello stesso anno. La nascita del figlio ha aperto una nuova fase della vita privata e artistica del cantante. Famiglia, paternità e paura di perdere ciò che si ama entrano sempre più frequentemente nella sua comunicazione pubblica. Nei primi mesi del 2026 Jacqueline ha pubblicato anche immagini della famiglia insieme a New York, dopo mesi di voci su una possibile crisi mai confermata. Nel giorno di Tor Vergata è tornata a Roma per essere al fianco di Ultimo.

 

L’ipocondria

Ultimo ha raccontato pubblicamente anche la propria ipocondria. In una lunga intervista al Corriere della Sera del 2023 aveva spiegato di sottoporsi con grande frequenza a controlli e visite e di vivere con una forte attenzione ai sintomi e alle malattie.

Già nel 2019 Le Iene avevano costruito uno scherzo proprio sfruttando questa sua paura. L’ipocondria non è un dettaglio laterale della sua personalità. È coerente con uno dei motori più ricorrenti della sua scrittura: la paura di perdere, di non avere abbastanza tempo, di non riuscire a proteggere ciò che ama.

 

I numeri di una carriera da record

A un certo punto bisogna guardare i numeri, perché spiegano la dimensione del fenomeno. Nell’ottobre 2024 Vivo Concerti indicava già per Ultimo:

  • oltre 1,75 milioni di biglietti venduti in carriera;
  • 42 stadi programmati o realizzati;
  • 80 dischi di platino;
  • 18 dischi d’oro;
  • oltre 5 milioni di copie vendute;
  • oltre 2 miliardi di stream su Spotify.

Da allora i numeri sono ulteriormente cresciuti. Il profilo Spotify dell’artista indica oggi 85 dischi di platino e 19 dischi d’oro. Nel gennaio 2025 tutte le nove date del tour negli stadi risultavano già sold out con sette mesi di anticipo. A Roma Ultimo ha raggiunto il traguardo dei dieci concerti allo Stadio Olimpico prima dei trent’anni. Poi Tor Vergata: 250mila biglietti venduti in tre ore.

 

La discografia e i brani più famosi

La discografia in studio di Ultimo è composta da:

  • Pianeti - 2017
  • Peter Pan - 2018
  • Colpa delle favole - 2019
  • Solo - 2021
  • Alba - 2023
  • Altrove - 2024
  • Il giorno che aspettavo - 2026

A questi si aggiungono i progetti live legati ai tour negli stadi.

Le canzoni che raccontano Ultimo

Per capire Ultimo non serve un elenco infinito. Alcune canzoni possono essere lette quasi come capitoli della sua biografia.

  • Il ballo delle incertezze è il ragazzo che si sente fuori posto.
  • Pianeti è l’inizio di un universo personale.
  • Peter Pan è il rifiuto della crescita intesa come resa.
  • I tuoi particolari porta con sé Sanremo e la ferita del 2019.
  • 22 settembre è la memoria privata trasformata in memoria collettiva.
  • Sogni appesi è il manifesto esistenziale.
  • Piccola stella è il bisogno di una presenza che protegga.
  • 7+3 racconta il legame familiare.
  • Altrove è la ricerca di una dimensione più adulta.

Il giorno che aspettavo è il presente: la sensazione di essere arrivato nel luogo che aveva immaginato molto prima che gli altri potessero vederlo.

 

Perché Ultimo è così amato?

La risposta più semplice sarebbe: perché scrive canzoni che funzionano.Ma non basta. Il rapporto costruito con il pubblico è più complesso e nasce dalla combinazione di diversi elementi.

Non interpreta il vincente

Il primo paradosso è evidente. Ultimo è uno degli artisti di maggior successo commerciale della sua generazione, ma continua a parlare con il vocabolario degli insicuri, degli esclusi, di chi si sente sempre un passo indietro. Il suo pubblico non si identifica con la star che riempie gli stadi. Si identifica con il ragazzo che, nonostante gli stadi, continua a dire di avere paura.

Scrive frasi che possono diventare di tutti

La sua scrittura è immediata, emotiva e facilmente appropriabile. Le frasi finiscono sui tatuaggi, sulle dediche, nelle caption, negli striscioni e sui muri. Il Parchetto di San Basilio è la manifestazione fisica di questo fenomeno: le parole dell’artista vengono letteralmente riscritte dal pubblico nello spazio pubblico. Non restano dentro la canzone. Diventano linguaggio comune.

Ha costruito una comunità

La comunicazione ufficiale parla di Generazione Ultimo. È certamente anche un’identità costruita e alimentata professionalmente, ma una parte dei rituali è nata e cresciuta spontaneamente. Il Parchetto. Il 22 settembre. I fan che seguono più date. Le attese. Le lettere. La “favola”. La sensazione di non andare semplicemente a vedere un concerto, ma di partecipare a qualcosa a cui si appartiene.

Il conflitto con la stampa ha rafforzato la narrazione

Non si può dimostrare matematicamente che lo scontro con la stampa del 2019 abbia aumentato l’amore dei fan. Ma è difficile non vedere quanto sia narrativamente potente la sequenza. Ultimo perde Sanremo nonostante il grande peso del televoto. Litiga con i giornalisti. Gli viene detto che si è rovinato la carriera. Sette anni dopo vende 250mila biglietti in tre ore. Per una comunità costruita intorno all’idea degli “ultimi contro i primi”, è quasi il finale perfetto di una favola.

La sua vita privata entra nelle canzoni

San Basilio, la madre, il padre, gli amici, Federica, Jacqueline, Enea. Il pubblico conosce la geografia emotiva di Ultimo. Non conosce necessariamente ogni dettaglio e l’artista mantiene zone di riservatezza, ma sa abbastanza per riconoscere persone, luoghi e momenti nelle canzoni. La vita privata non è completamente esposta. È trasformata in mitologia.

Il live è il vero centro del fenomeno

Ultimo non è diventato un fenomeno esclusivamente attraverso streaming, playlist o passaggi radiofonici. Il cuore del suo percorso è il live. Dai club ai palazzetti, dai palazzetti agli stadi, dagli stadi al Raduno degli Ultimi. Lo stadio non è soltanto il luogo in cui canta. È il momento in cui ogni singolo fan vede materializzarsi davanti a sé la comunità della quale sente di far parte. Forse è questa la chiave del fenomeno Ultimo. Non ha venduto soltanto l’idea che un ragazzo di San Basilio potesse arrivare a Tor Vergata. Ha convinto centinaia di migliaia di persone che, cantando insieme, anche una parte della loro storia potesse arrivare fin lì.