mercoledì 4 febbraio 2026

Dacia Maraini a tutto campo: Trump, Meloni, Maduro, fascismo la voce della saggezza ( da L'Unità, di Graziella Balestrieri)

 

DACIA MARAINI - SCRITTRICE

Il linguaggio cambia, si trasforma, ma non sempre in meglio. L’epoca che stiamo vivendo e che ci sta attraversando, rendendoci quasi spettatori inermi, inconsistenti o meglio addirittura irrilevanti, è impregnata di violenza e ci sta trascinando in un baratro senza fine. Il termine guerra ormai di uso comune non ci spaventa quasi più: nessuno si meraviglia se a Minneapolis, una donna e un uomo vengono uccisi per strada, barbaramente, dalle “forze speciali” messe in piedi da Trump. Nessuno si meraviglia più se un bambino di 5 anni viene usato come esca per attirare i genitori. Niente ci stupisce, o meglio, tutto finisce in quel momento, come quando uno studente di 17 anni accoltella un suo compagno di classe. E in questa epoca di terrore è proprio il caso di dirlo: gli adulti non stanno dando proprio un bell’esempio. Ne parliamo con la scrittrice e poetessa Dacia Maraini.

Ci siamo svegliati nel nuovo anno con l’arresto di Maduro, con le modalità che tutti conosciamo. Da molti quello che ha fatto Trump è stato giustificato con frasi del tipo “con un dittatore bisogna agire così:” è normale tutto questo?

No, non penso che sia normale. Non si entra in un paese sovrano per rapire un suo politico. Anche se questo politico è un tiranno. Le leggi vanno rispettate, altrimenti diventa tutto legittimo e vince sempre il più forte.

Trump si sveglia e decide quello che vuole e fa quello che vuole: in che mani siamo finiti e chi gli ha permesso tutto questo?

Purtroppo, chi ha dato il voto l’ha messo nella condizione di comandare. Ma lui sta abusando del suo potere, non tiene conto delle istituzioni di controllo e decide di testa sua come se fosse un imperatore di tempi arcaici. In una democrazia moderna un uomo, per quanto presidente eletto a maggioranza non può decidere arbitrariamente. Molti americani stanno protestando infatti. Gli studenti l’hanno chiamato the King. Grave poi che abbia messo in moto una polizia secondaria che agisce arbitrariamente contro i cittadini. Ricorda le squadracce di mussoliniana memoria.

“Ci serve”, “Voglio”, “Abbiamo bisogno”: che linguaggio è questo del tycoon?

È un linguaggio prepotente, arbitrario, che non è degno del rappresentante di un grande paese che si pretende democratico.

E questa terminologia va a giustificare poi la violenza che c’è nelle strade americane? La polizia è sempre stata violenta lì, ma oggi una violenza come quella di Minneapolis finisce sui tg per 2/3 giorni e poi finisce lì: siamo così assuefatti da questa violenza?

Credo che ci siano moltissime persone indignate per questi modi prepotenti e violenti. Ma come reagire? Non è facile per chi crede nella democrazia reagire contro chi usa sistemi dittatoriali. È il caso di usare le sue stesse armi? Bisogna fargli la guerra? Si parla di diplomazia ma se il prepotente non riconosce nessuna diplomazia? Secondo me la cosa da fare intanto è unirsi, creare una forza democratica solidale che in nome della legalità condanna tali comportamenti e agisca sul piano economico con molta decisione. È inutile condannare se poi si continuano a comprare armi e gas e petrolio da chi si condanna.

Anche i social, sono colpevoli, basta guardare i commenti e gli insulti ovunque: possibile che lo Stato non riesca a mettere fine a tutto questo?

I social dovevano essere uno strumento democratico alla portata di tutti. Sono finiti per diventare uno sfogatoio di pettegolezzi, false notizie e insulti personali. Si potrebbe rimediare, intanto, secondo me abolendo l’anonimato. Chi vuole insultare, ci metta nome e cognome. Sono sicura che molti cambierebbero tono. E inoltre bisognerebbe esigere che con l’avversario ci si confronta sulle idee, non con gli insulti, le malignità, e le insinuazioni.

La sinistra che scende in piazza per Maduro, è una sinistra confusa secondo lei che vede in Trump l’unico nemico, perdendo di vista quale sia poi la vera necessità per il Venezuela?

Ci sono tanti modi per condannare un regime tirannico. Le restrizioni economiche, i tribunali internazionali, le confische dei beni illeciti, la condanna mondiale, l’isolamento sociale e politico. Ma prima di tutto bisogna tornare alla regola democratica che vuole le decisioni a maggioranza. Il diritto di veto di uno o due paesi blocca ogni decisione collettiva.

Non sarebbe anche arrivato il momento di avere idee e progetti concreti piuttosto che urlare solo “fascisti, fascisti”?

Non mi pare che si gridi solo fascisti fascisti…. mi pare che siano in tanti democratici a proporre politiche diverse. Per i finanziamenti alle scuole pubbliche che stanno chiudendo anziché alle scuole private, per i finanziamenti agli ospedali pubblici che stanno chiudendo perché si favoriscono le cliniche private, per una energica politica ecologica, contro l’inerzia di questo governo, ecc.….

E in Iran invece, cosa sta succedendo e perché lì non siamo tutti uniti nel difendere la libertà degli iraniani?

Perché c’è chi ha interesse a mettersi dalla parte del più forte. L’Iran sta vivendo un momento drammatico, eroico. La resistenza a un regime dittatoriale e corrotto viene dal basso, dai giovani soprattutto, e il fatto che la polizia di Stato spari e uccide i suoi cittadini è una cosa gravissima. Prima o poi questo regime pagherà cara questa violenza estrema fatta in nome di Dio contro i giovani del suo paese.

Quando Trump non ottiene quello che vuole, inizia a minacciare con i dazi, e poi offende costantemente l’Europa: come dovrebbe rispondere secondo lei l’Europa, e perché questa forma di disprezzo nei confronti del vecchio continente?

Trump non ha nessuna ragione a insultare l’Europa. Ricordiamo che dopo centinaia di anni di guerre l’Europa ha trovato con l’unione e la democrazia una pace importante che dura da settant’anni. Ha trovato una stabilità economica che l’ha resa più ricca e più serena. Ha trovato con lo Schengen un modo di permettere ai giovani di muoversi e confrontarsi. Ma è chiaro che Trump non ama la democrazia e vorrebbe fare come Putin, e cioè comandare da assoluto padrone il suo paese, mandare in prigione i giornalisti critici e occupare i paesi che gli potrebbero essere utili dal punto di vista industriale ed economico. Ma questo lo faceva Hitler ricordiamolo… diceva: “Voglio l’Austria per il bene del mio paese e l’ha occupata. Poi: Voglio la Polonia per la sicurezza del mio paese e l’ha occupata, così via con la Francia e l’Olanda”. C’è voluto una guerra orrenda per fermarlo. Andava fatto subito.

Da un presidente come Trump facciamo un salto che sembra enorme ma poi non è lo così tanto: un ragazzino di 18 anni viene accoltellato a scuola da un suo coetaneo, che da tempo portava il coltello con sé, per “difesa”, per primeggiare: invece di chiederci – che cosa sta succedendo ai ragazzi di oggi- non dovremmo chiederci -che cosa abbiamo fatto e cosa facciamo noi (adulti) per far arrivare i ragazzi a questo punto?

Sono d’accordo. Gli adulti hanno dato e danno spesso un pessimo esempio. Le famiglie sono in crisi e non sanno più condividere dei valori sicuri coi figli. I genitori hanno ormai paura dei figli che hanno in mano strumenti tecnologici aggressivi. Allora li adulano e così li rovinano. Naturalmente parlo di una tendenza generale. Ci sono tantissimi ragazzi bravi, consapevoli e rispettosi dei valori fondamentali della convivenza democratica. Ma la tendenza purtroppo è quella.

Secondo lei con il nuovo DDL del governo, inasprendo le pene, introduzioni metal detector nelle scuole, multe, cambierà qualcosa?

Non credo nelle maniere forti. Non sono mai servite. Ci vuole educazione, ascolto fiducia e soprattutto esempio. Ora mi sembra che i padri e le madri in generale stiano dando dei pessimi esempi. Non parliamo di alcuni politici che usano un linguaggio violento e insultante.

martedì 3 febbraio 2026

Ucraina. Firmato l'accordo con la Russia, l'Europa è pronta a difendere la martoriata nazione- parola di Mark Rutte ( da Rai News)

 

Mark Rutte (Nato) al Parlamento ucraino 03022

“Non appena sarà raggiunto un accordo di pace, le forze armate” della Coalizione dei Volenterosi “entreranno immediatamente in azione, con aerei in volo e supporto in mare". Lo ha promesso questa mattina il segretario generale della Nato, Mark Rutte, parlando alla Verkhovna Rada, il parlamento monocamerale ucraino, delle “solide” garanzie di sicurezza decise per il paese invaso.

Rutte è poi entrato nel dettaglio: "Gli Stati Uniti, l'Europa e il Canada hanno confermato la loro disponibilità a fornire le garanzie necessarie all'Ucraina per poter stringere la pace con la Russia. Alcuni alleati europei hanno annunciato che invieranno contingenti in Ucraina una volta raggiunto un accordo. Forze di terra, jet nell'aria, navi nel Mar Nero. Gli Stati Uniti forniranno il sostegno necessario, mentre altri hanno promesso di offrire il loro appoggio in altri modi.

“Voi ucraini dovete sapere con assoluta certezza che qualsiasi sacrificio fatto, qualsiasi vita persa, qualsiasi devastazione  subita, non potrà ripetersi - ha proseguito il segretario generale - Dovete essere certi che questa pace sarà duratura. Non perché sono stati firmati dei documenti, ma perché c'è un potere forte a sostenerla. Giustamente non volete un altro Memorandum di Budapest o un altro Accordo di Minsk”. Il primo è l'impegno, firmato da Russia, Regno Unito e Stati Uniti nel 1994, a rispettare l'integrità terrotoriale dell'Ucraina, disatteso da Mosca vent'anni dopo. Gli accordi di Minsk, nel 2014 e nel 2015, avrebbero dovuto portare a un cessate il fuoco nella guerra del Donbas, ma Mosca non cessò mai gli attacchi.

“Il presidente Trump e il suo team sono determinati a fermare lo spargimento di sangue, con il sostegno degli alleati dell'America, ed è chiaro che l'Ucraina è impegnata in questo senso”, ha infine rimarcato Rutte

L'anticipazione del Financial Times

Quanto annunciato oggi da Rutte era stato anticipato stamattina dal quotidiano finanziario britannico Financial Times, con un dettagliato articolo sul piano concordato tra Europa, Usa e Ucraina per fare rispettare un cessate il fuoco con la Russia, con la previsione di  un coinvolgimento progressivo delle forze europee e, in caso di violazioni ripetute, anche il sostegno militare diretto degli Usa. 

 

Il piano partirebbe con il dispiegamento di una forza di deterrenza a guida europea, supportata da logistica e intelligence Usa. In caso di escalation, scatterebbe una seconda fase con l'impiego dei Volenterosi e, in ultima battuta, una risposta militare coordinata con il coinvolgimento diretto degli Usa. 

 

Il piano, secondo quanto riferito dal foglio britannico, avrebbe preso forma nel corso di una serie di contatti riservati tra funzionari ucraini, europei e statunitensi tra dicembre e gennaio.

Regno Unito e Francia hanno già messo sul tavolo l'impegno a dispiegare truppe e armamenti in Ucraina, nell'ambito di un pacchetto di garanzie di sicurezza elaborato con Washington. Il fulcro resta però la tenuta dell'eventuale tregua. Dopo il cessate il fuoco, una forza di deterrenza a guida europea dovrebbe assicurare "misure di rassicurazione in aria, mare e terra". Washington, dal canto suo, si è detta pronta a mettere a disposizione capacità avanzate di monitoraggio tecnologico lungo l'intera linea del fronte, lunga circa 1.400 chilometri.

Una violazione del cessate il fuoco da parte di Mosca farebbe scattare una risposta entro 24 ore, prima con un avvertimento diplomatico ed eventuali interventi mirati dell'esercito ucraino. Se le ostilità dovessero proseguire oltre, verrebbe attivata una seconda soglia: l'impiego delle forze della coalizione dei Volenterosi, che riunisce diversi Paesi Ue insieme a Regno Unito, Norvegia, Islanda e Turchia. Il livello più alto di risposta è invece riservato allo scenario peggiore: qualora la violazione si trasformasse in un attacco su larga scala, trascorse 72 ore dalla prima rottura del cessate il fuoco, verrebbe attivata "una risposta militare coordinata, sostenuta dall'Occidente e con il coinvolgimento diretto delle forze armate statunitensi".