venerdì 16 ottobre 2026

Trump va internato, quantomeno ricoverato per cure psichiatriche

 

                                      Trump: "Zelensky più difficile di Putin"

                                   Kiev attacca le raffinerie russe?

                                   "Unico risultato è l'aumento

                                     dei prezzi del petrolio"



Il presidente Usa Trump in un'intervista a Newsmax ha dichiarato di "non essere un grande fan" del presidente ucraino Zelensky aggiungendo che, a suo avviso, negoziare con lui è "più difficile" che farlo con il presidente russo Putin. 

Trump ha inoltre criticato la decisione dell'Ucraina di riprendere gli attacchi contro le raffinerie petrolifere russe. "Se mi dite che Zelensky sta colpendo di nuovo le raffinerie, l'unico risultato è un aumento del prezzo mondiale del petrolio", ha dichiarato Trump.

Il PAPA, DALLA STANZA D'OSPEDALE, CHIAMA PUTIN ( da Il Messaggero, di Ludovica Lunghi)

 

Telefonata Papa-Putin, il Pontefice: «Tregua per la città di Oleshky». Lo zar: «Bene cooperazione tra Russia e Vaticano»© Ansa

Per la seconda volta dall'inizio del suo pontificato, il Papa ha avuto un colloquio telefonico con il presidente russo Vladimir Putin. Secondo quanto riferito dalla sala stampa vaticana, nel corso della conversazione «il Santo Padre ha espresso viva preoccupazione per la grave situazione umanitaria nella città di Oleshky, nella regione di Kherson, chiedendo una tregua per consentire l'arrivo di aiuti alimentari e sanitari e l'evacuazione volontaria e sicura della popolazione civile. Leone ha infine ribadito l'impegno della Santa Sede a favore del dialogo e della pace». 

 

A svelare alcuni retroscena della telefonata è stato il segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin. «È stato il Santo Padre che ha preso l'iniziativa della telefonata per perorare la causa di questa città assediata nella quale si trovano circa 2.000 civili che hanno bisogno di canali per l'uscita, di canali umanitari. Il Papa credo ha chiesto che ci sia una tregua per permettere sia l'arrivo di aiuti aiuti umanitari, soprattutto cibo sia anche l'evacuazione di coloro che devono uscire dalla città». «Spero - ha aggiunto - che di fronte ad una richiesta del Santo padre, il presidente Putin, come dire, accetti di mettere in atto quello che gli è stato chiesto». 

Il precedente

Il Papa e Putin si erano già sentiti telefonicamente a giugno del 2025. Da ricordare anche che Papa Leone aveva messo a disposizione il Vaticano come possibile sede di eventuali colloqui di pace tra Russia e Ucraina. Sono poi stati di recente a Mosca due suoi inviati: a fine agosto il Segretario per i Rapporti con gli Stati, mons. Paul Richard Gallagher, e a fine settembre il cardinale Matteo Zuppi come inviato per le questioni umanitarie. 

La telefonata

Come affermato dal Cremlino, nella conversazione telefonica Vladimir Putin «ha sottolineato l'importanza della cooperazione russo-vaticana nella promozione di valori spirituali e morali unificanti e nella protezione dei cristiani e dei luoghi di culto cristiani in diverse regioni del mondo». Il presidente russo ha espresso inoltre «sinceri auguri di salute e pronta guarigione» a Papa Leone XIV dopo il recente intervento chirurgico. Nella dichiarazione si legge che «entrambe le parti hanno sottolineato il loro interesse a proseguire il dialogo tra la Chiesa ortodossa russa e la Chiesa cattolica romana».

Il caso di Oleshky

Dopo la richiesta del Pontefice di una tregua a Oleshky, Vladimir Putin ha fornito a Leone «spiegazioni complete circa la responsabilità del regime di Kiev per la difficile situazione umanitaria» creatasi nella città ucraina. Il leader russo ha comunque assicurato sostegno per «l'intenzione del Vaticano di aiutare a creare condizioni per assicurare la sicurezza della popolazione della città e organizzare le forniture vitali». Putin e il Papa hanno quindi «convenuto di interagire a questo riguardo». 

Trump, per puro interesse, vuole salvi gli impianti energetici russi, e chiede a Zelensky un 'cessate il fuoco' unilaterale ( da Leggo, di Mario Landi)

 

«Una trappola, ci hanno usati come copertura. Eravamo seduti lì come idioti». Così gli ucraini hanno scoperto l’intesa Trump-Putin© Ansa

La delegazione ucraina era arrivata negli Stati Uniti per negoziare una possibile tregua energetica con la Russia. Ma il 9 ottobre, durante i colloqui con gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner, i rappresentanti di Kiev hanno appreso che Trump si preparava ad allentare le sanzioni sulle esportazioni di diesel russo. Una decisione che, secondo i funzionari ucraini, avrebbe garantito nuove entrate a Mosca per finanziare la guerra, indebolendo al tempo stesso la posizione negoziale dell’Ucraina.

La telefonata Trump-Putin

A ricostruire quelle ore è il Kyiv Independent, che ha raccolto le testimonianze di diversi funzionari ucraini coinvolti nei negoziati o informati sul loro svolgimento, mantenuti anonimi per ragioni di riservatezza. «Non c’era soltanto la nostra delegazione, ma anche quella europea. Erano tutti seduti lì come degli idioti», ha raccontato un alto funzionario ucraino. A Kiev, la sensazione era che i colloqui servissero da copertura mentre Washington e Mosca definivano un’intesa separata. Poche ore dopo una telefonata con Vladimir Putin, Trump aveva annunciato che la Russia avrebbe fornito diesel agli Stati Uniti e ai mercati internazionali. Il Dipartimento del Tesoro americano aveva quindi comunicato il rilascio di una licenza temporanea per consentire le forniture di carburante russo. La delegazione ucraina, arrivata negli Stati Uniti per incontri previsti il 9 e 10 ottobre, sostiene di non essere stata informata in anticipo dei dettagli dell’intesa. L’agenda comprendeva una possibile tregua sugli attacchi alle infrastrutture energetiche e un accordo separato per fermare le operazioni nel Mar Nero. «Sembrava una trappola», ha dichiarato il funzionario al Kyiv Independent. I negoziatori si sono chiesti se Washington avesse già concordato le condizioni con Mosca mentre i rappresentanti ucraini ed europei stavano ancora cercando di definire i termini di una tregua.

Sanzioni, il sospetto della deroga

A insospettire ulteriormente i funzionari ucraini è stata la durata della deroga alle sanzioni, fissata fino al 7 aprile. «È un regalo di compleanno per Putin. Stanno contando i sei mesi», ha osservato un alto funzionario, interpretando la scadenza come un indizio di una pianificazione anticipata da parte americana. La disputa andava avanti da settimane. Trump aveva già chiesto a Zelensky di fermare gli attacchi contro le infrastrutture energetiche russe. Il 13 settembre, rivolgendosi al presidente ucraino, aveva dichiarato: «Deve smettere di distruggere le riserve di diesel in Russia». Kiev ha respinto l’ipotesi di una sospensione unilaterale delle operazioni, sostenendo che qualsiasi tregua debba imporre gli stessi obblighi a entrambe le parti. Gli attacchi ucraini contro raffinerie e terminali petroliferi russi mirano a ridurre le entrate che finanziano la guerra di Mosca. La Russia, invece, colpisce centrali elettriche e altre infrastrutture ucraine, mettendo a rischio le forniture di elettricità e riscaldamento. Una tregua che limitasse soltanto le operazioni di Kiev, secondo i funzionari ucraini, proteggerebbe le infrastrutture russe senza fermare gli attacchi contro il sistema energetico dell’Ucraina.

L’intelligence Usa

Durante i colloqui, i negoziatori statunitensi avrebbero anche avvertito Kiev che Washington avrebbe potuto interrompere la condivisione delle informazioni di intelligence utilizzate per individuare e colpire obiettivi in territorio russo. La prospettiva ha alimentato i timori di perdere uno strumento fondamentale per condurre attacchi in profondità contro le infrastrutture militari ed energetiche russe. Un alto funzionario ucraino ha reagito con sarcasmo all’ipotesi che gli Stati Uniti potessero contribuire a proteggere gli impianti petroliferi russi: «Spero che gli americani non forniscano loro i sistemi di difesa aerea Patriot per proteggere le loro raffinerie»

Allarme Puglia: carburanti esauriti, e scaffali vuoti nei supermercati ( da Today Economia di Violetto Gorrasi). Il Governo convoca i sindacati fra 10 giorni. Il Paese può attendere ( P.A.)

 

Benzina e diesel esauriti, supermercati semivuoti. Rabbia al Sud: "Fermiamo tutto, blocchiamo l'Italia"

Le proteste di autotrasportatori, agricoltori e operai dell'ex Ilva stanno bloccando le strade e creando disagi in varie zone di Puglia, Basilicata e Calabria. C'è il rischio di uno stop nazionale contro il caro dei carburanti: il governo convoca un tavolo di confronto al ministero dei Trasporti. La situazione aggiornata nelle regioni del Mezzogiorno

A sinistra gli scaffali semivuoti di un supermercato (screenshot da un post Instagram della Gazzetta di San Severo), a destra le code ai distributori di carburante nel Foggiano (foto da social)

La protesta cresce a macchia d'olio. Da alcuni giorni gli autotrasportatori e gli agricoltori stanno manifestando in diverse città della Puglia contro l'aumento del costo dei carburanti e il calo del prezzo dell'olio, con mobilitazioni e blocchi stradali ai caselli delle autostrade, sulle tangenziali e lungo altre strade principali. Anche gli operai dell'ex Ilva di Taranto stanno protestando, perché si oppongono alla chiusura dello stabilimento: da lunedì 12 ottobre, da quando hanno bloccato per protesta l'ingresso della raffineria Eni di Taranto, tre regioni del Sud - Puglia, Basilicata e Calabria - devono fare i conti con la carenza di carburanti.

I blocchi della vertenza Ilva, quindi, si intrecciano con quelli di protesta contro il caro benzina e gasolio, e con quelli degli agricoltori. Con conseguenze dirette sul settore agroalimentare. Anche per gli agricoltori i motivi della mobilitazione sono essenzialmente di natura economica: alla base c'è la crescita esponenziale dei costi per il carburante e dei costi di produzione. Gli olivicoltori sono preoccupati anche per la crisi del mercato dell'olio.

La protesta a Corato, in provincia di Bari. Fermo immagine da un video Facebook di Antonella Muggeo
La protesta a Corato, in provincia di Bari. Fermo immagine da un video Facebook di Antonella Muggeo

Blocchi nelle regioni del Sud

Il caro carburanti ha fatto scattare la rivolta dei tir: gli autotrasportatori stanno minacciando di fermare il Paese, mentre il governo ha deciso di convocare un tavolo di confronto per il 27 ottobre al ministero dei Trasporti. Blocchi autonomi sono già scattati in alcune regioni del Mezzogiorno, come in Puglia. Altre manifestazioni sono cominciate su iniziativa di comitati e gruppi autonomi in Calabria e in Sicilia, ma anche in Campania e Basilicata.

Strade bloccate e carburanti esauriti

A Foggia, in particolare, la protesta va avanti da domenica 11 ottobre. La viabilità è limitata in molte zone e ci sono diverse segnalazioni di carenza di carburante ai distributori, con lunghe code di auto in fila per fare il pieno. La paura di uno stop prolungato alle forniture ha spinto centinaia di automobilisti foggiani ad andare in massa alle pompe per fare il pieno di scorta. Il consigliere comunale Francesco Strippoli ha parlato di "assalti alle stazioni di benzina, rimaste quasi tutte senza un goccio".

Il post di Francesco Strippoli
Il post di Francesco Strippoli

Gli scaffali dei supermercati senza rifornimenti

Non solo, perché con le proteste e con i serbatoi dei camion vuoti si registrano anche le prime difficoltà di approvvigionamento dei supermercati, dove iniziano a scarseggiare alcuni prodotti freschi come frutta e verdura. Nel comune di San Severo (in provincia di Foggia) sono stati segnalati scaffali vuoti nei supermercati. Diversi sindaci della zona del Gargano, nel nord-est della provincia di Foggia, hanno detto che lo stesso accade in altri paesi e che "la situazione è vicina al collasso totale".

 

"Blocchiamo l'Italia": cosa fa il governo

C'è il rischio concreto di uno stop nazionale contro gli aumenti dei prezzi alle pompe. Gli autotrasportatori minacciano di "bloccare l'Italia" per protestare contro il caro carburanti e il mancato sblocco delle risorse stanziate a maggio per contrastare l'aumento dei prezzi del gasolio. Sull'onda di proteste spontanee che sono già iniziate con blocchi autonomi nel Sud Italia, in particolare in Puglia, e che da oggi si estenderanno anche in Calabria per poi proseguire nei prossimi giorni in Sicilia, il governo ha convocato un tavolo per martedì 27 ottobre al ministero dei Trasporti. Intanto in Basilicata e Calabria è allarme perché si stanno esaurendo le riserve di carburante, con diverse stazioni di servizio a secco e lunghe code ai rifornimenti.

Automobilisti in coda per fare il pieno nel Foggiano. Foto social
Automobilisti in coda per fare il pieno nel Foggiano. Foto social

"Proteste spontanee"

"Sono proteste spontanee, non governate e non proclamate dalle associazioni di categoria, il che rende il quadro ancora più inquietante perché significa che ci si sta muovendo nell'ambito della disperazione degli imprenditori", ha detto il presidente di Conftrasporto, Pasquale Russo. Linea Unatras (Unione nazionale delle associazioni dell'autotrasporto merci) parla di "un malessere diffuso e non più sostenibile da parte delle imprese".

Le sigle hanno entrambe invocato un intervento del governo: "Chiediamo al governo una urgente convocazione ad horas delle associazioni d'autotrasporto, altrimenti dovremo ricorrere alla valutazione di un fermo nazionale e si bloccherà il paese", ha detto Russo, mentre Unatras aveva avvertito: "Se non convocherà con massima urgenza un incontro si assume la responsabilità di consegnare il settore alla paralisi totale".

Cosa chiedono i sindacati

Secondo i sindacati servono "ulteriori stanziamenti" per tamponare la continua ascesa del prezzo del gasolio che dall'inizio della guerra ha registrato "un aumento di più di 50 centesimi al litro", ricorda il presidente di Conftrasporto. In Puglia e Calabria l'emergenza è inasprita dalla crisi logistica che interessa la rete di distribuzione anche per il blocco della raffineria di Taranto, legato allo sciopero dell'ex Ilva.

"Il governo Meloni intervenga subito sull'emergenza carburanti, ormai estesa a tutto il Sud", è stato il sollecito del Pd Calabria. Mentre il presidente di Confindustria Puglia, Nicola Delle Donne, avverte che "molte imprese rischiano di fermarsi per la mancanza di carburante, dai trasporti alle infrastrutture e alle costruzioni".

La situazione in Calabria

Anche in Calabria è ufficialmente partita la protesta dei tir contro il caro carburante proclamata da Fedralog, la federazione regionale della logistica, che andrà avanti fino a martedì 20 ottobre. I camion coinvolti si sono posizionati ai lati delle strade senza attuare veri e propri blocchi, al momento, sotto il controllo delle forze dell'ordine. I disagi alla circolazione però non mancheranno, a causa del restringimento della carreggiata.

Nel territorio calabrese sono una quindicina i presìdi individuati, tra cui quelli presenti nella zona dell'aeroporto di Lamezia Terme, nel porto di Gioia Tauro e nel cosentino nei pressi degli svincoli della A2. La protesta, tra l'altro, si aggiunge ai presìdi in corso da giorni e organizzati dagli agricoltori.

La mobilitazione in Sicilia

In Sicilia, invece, lo sciopero dei tir è scattato nelle scorse ore. I camion resteranno parcheggiati nei piazzali e i semirimorchi carichi di merci non saranno ritirati dalle navi nei porti siciliani. Per cinque giorni, da oggi a martedì 20 ottobre, una parte importante del sistema dei trasporti dell'isola ha dunque deciso di fermarsi per protestare contro il caro carburante. Il comitato degli autotrasportatori siciliani, guidato da Salvatore Bella, ha proclamato il fermo fino alla mezzanotte del 20.

Come va in Campania e in Basilicata

È iniziata dalla mezzanotte ed è tuttora in corso la protesta dei camionisti contro il caro carburante nelle arterie autostradali delle province di Caserta e Napoli. In particolare i mezzi pesanti sono in presidio nei pressi del casello di Nola sull'autostrada A30 Caserta-Salerno, e di quello di Caianello, sull'A1 Milano-Napoli. I presìdi, comunque, stanno lasciando un varco per permettere il passaggio degli altri veicoli, ma stanno creando disagi alla circolazione. Altri mezzi sono in presidio a Caserta Sud. La polizia stradale sta monitorando la situazione.

Le proteste sono state messe in atto anche in Basilicata, dove circa cento tir stanno bloccando dalla notte il traffico pesante lungo la statale 106 ionica, all'altezza dello svincolo con la Fondovalle dell'Agri, a Scanzano Jonico, nel Materano. La mobilitazione, anche qui destinata a proseguire fino al 20 ottobre, interessa diversi snodi strategici della viabilità regionale. I presìdi sono stati organizzati in particolare in corrispondenza degli incroci tra la statale 106 e la statale 598 Val d'Agri, a Scanzano Jonico, e tra la Ionica e la statale 653 Sinnica, nell'area tra Rotondella e Policoro.

Il blocco riguarda camion e autoarticolati, mentre viene garantito, 24 ore su 24, il transito di auto private, autobus di linea, scuolabus e mezzi di soccorso. Altri presidi sono segnalati nel Vulture Melfese, lungo la Bradanica e sulla Fondovalle del Noce.

I problemi per l'assistenza medica

Le proteste in corso rischiano di bloccare anche l'assistenza medica, soprattutto per le cure di prossimità. A lanciare l'allarme è Dauno Morlino, segretario provinciale della Fimmg, la federazione italiana dei medici di medicina generale di Foggia: "Centinaia di medici di famiglia, di guardia medica e dell'emergenza sanitaria 118 ogni giorno garantiscono cure di prossimità, spostandosi con i propri mezzi per raggiungere le postazioni, gli studi e, soprattutto, il domicilio dei pazienti più fragili. Se dovesse perdurare la carenza di carburante, l'assistenza è a rischio".

Allo stesso tempo, la federazione dei medici tiene a precisare la propria posizione sia nei confronti dei cittadini in protesta, sia verso i responsabili della gestione pubblica: "Ai numerosi manifestanti coinvolti giunga la nostra vicinanza. Alle istituzioni invece la richiesta di tutelare l'assistenza territoriale, garantendo ai medici ed agli operatori sanitari la possibilità di rifornire i propri mezzi", ha concluso Morlino.



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