ll 26 maggio 1926, ad Alton (Illinois), nasceva Miles Davis, una delle figure più influenti e rivoluzionarie nella storia del jazz. A distanza di un secolo, la sua musica continua a rappresentare un punto di riferimento imprescindibile non solo per i jazzisti, ma per intere generazioni di musicisti di ogni ambito, dal rock alla musica elettronica.
E nell’anno del centenario, l’Agimus Festival di Mola di Bari rende omaggio al grande trombettista con «Round About Miles», recital di musica e parole in programma sabato 13 giugno alle 21.15 nel Chiostro Santa Chiara.
Protagonisti dell’evento speciale, inserito nel più ampio calendario di iniziative promosse a livello internazionale dalla comunità jazzistica, sono Ugo Sbisà (voce narrante e autore dei testi), Roberto Ottaviano (sax e direzione musicale), Flavio Boltro (tromba), Eugenio Macchia (pianoforte), Giuseppe Bassi (contrabbasso) e Mimmo Campanale (batteria).
Il titolo dello spettacolo, "Il vostro caro Umberto", parafrasa l'incipit delle lettere che il compositore foggiano amava scrivere ai suoi amici e familiari. Questa scelta svela immediatamente l'intento della serata: abbattere la barriera tra il pubblico e l'icona musicale, per scoprire la dimensione umana, le passioni, i dubbi e le gioie di un artista straordinario.
Il format "Un Giordano s’il vous plaît!", nato per celebrare la figura di Umberto Giordano a Foggia, si trasforma qui in un palcoscenico per la narrazione. La vita di Giordano viene ricostruita attraverso una selezione curata di aneddoti, lettere e riflessioni, che svelano il suo legame profondo con Foggia, i suoi trionfi milanesi, le sue amicizie e le sue visioni artistiche.
La musica non è un semplice accompagnamento, ma un personaggio co-protagonista, che dialoga con la parola, evoca atmosfere e amplifica le emozioni raccontate.
I testi, curati con rigore storico e sensibilità poetica da Rosa Ricciotti, si intrecceranno con un programma musicale che spazia dalle celebri arie veriste di Andrea Chénier e Fedora a brani di Puccini (come Tosca o La Bohème), evocando le atmosfere dell'epoca e i legami artistici del tempo.
Si racconteranno i debutti, le sfide con la censura, l'amore per la propria terra, la genesi dei capolavori, fino agli ultimi anni, offrendo un ritratto a tutto tondo dell'uomo e dell'artista.
In perfetta linea con la filosofia di "Un Giordano s’il vous plaît!", il concerto non è solo un momento di ascesa artistica, ma anche un'occasione di incontro e condivisione. Il format, dal titolo colloquiale e invitante, prevede al termine della performance un momento conviviale d’eccezione: un brindisi.
Il vostro caro Umberto Il racconto di una vita straordinaria Prima esecuzione assoluta
Giampiero Mancini, voce narrante Maria Tomassi, soprano Carmen Maria Aurora Bocale, soprano Enrico Casari, tenore Nicola Marasco, pianoforte
Testo di Giampiero Mancini da un’idea di Rosa Ricciotti
Dai Balcani ai volenterosi, l'Italia resta ai margini e aspetta Trump
Le assenza di Meloni al vertice in Montenegro prima e a quello di Londra poi smentiscono la narrazione del governo sulla centralità italiana nelle dinamiche europee
ANSA
Giorgia Meloni resta ai margini anche con i «volenterosi». Dopo l’assenza, la scorsa settimana, al vertice in Montenegro sull’allargamento dell’Unione, la premier non ha partecipato neppure oggi alla riunione di Londra convocata da Regno Unito, Francia e Germania con Volodymyr Zelensky. A Downing Street si è quindi visto il formato E3: Starmer, Macron e Merz, senza l’Italia. Da Palazzo Chigi nessun commento ufficiale e, secondo l’entourage della presidente del Consiglio, nessun contatto né prima né dopo il summit. Il governo, insomma, osserva l’iniziativa con cautela e continua a sostenere che il formato più utile sia l’E5, con Italia e Polonia e la presenza della Commissione europea.
Il punto politico è che questa prudenza somiglia sempre più a una distanza. Meloni rivendica da mesi la nuova centralità dell’Italia, il ritorno di Roma tra i grandi decisori, la capacità di parlare con Washington e Bruxelles. Ma nelle foto che contano, almeno nell’ultima settimana, il tricolore manca. L’assenza dal vertice sui Balcani e quella dal tavolo londinese raccontano un Paese che fatica a stare nel cuore della partita europea su Ucraina, difesa e allargamento. La premier può sostenere di non voler avallare formati ristretti e di puntare a una cornice più larga, ma l’effetto è opposto: Italia ai margini mentre altri dettano agenda e linguaggio. Ma invece di insistere sull’asse europeo, il nostro governo sembra più intenzionato a guardare oltre oceano nel tentativo di ricucire lo strappo con gli Usa e rinsaldare il rapporto con Washington: Lunedì Crosetto vedrà a Washington il collega Pete Hegseth; il 22 Tajani sarà a Miami al Business forum Usa-Italia con Marco Rubio. Intanto c’è attesa per il G7 di Évian dove potrebbe esserci un incontro chiarificatore tra Meloni e Trump. Un nuovo ammiccamento al presidente americano, insomma, che pare una scelta identitaria, utile alla destra, ma che rischia di trasformare l’autonomia italiana in isolamento europeo.
Elon Musk è sulla buona strada per diventare il primo trillionario (ovvero possessore di un bilione di dollari) al mondo, grazie all'impennata del valore delle sue aziende, Tesla e SpaceX, ma la parte davvero sbalorditiva della storia è l'entità di quella cifra. Un bilione di dollari equivale a un milione di milioni di dollari. Se qualcuno spendesse un milione di dollari ogni ora, senza mai fermarsi nemmeno per dormire, impiegherebbe comunque più di 100 anni per spendere tutto. Un bilione di dollari è una cifra superiore all'intera economia di molti paesi, tra cui l'Irlanda, Singapore e il Sudafrica. Vale anche più di tutti i beni immobili di Houston o dell'importo totale che gli americani spendono in auto nuove in un anno. Persino i patrimoni combinati dei successivi quattro miliardari tecnologici più ricchi – Larry Page, Sergey Brin, Larry Ellison e Jeff Bezos – superano a malapena il bilione di dollari. Che Musk raggiunga o meno questo traguardo, la prospettiva evidenzia quanto un bilione di dollari sia una cifra enorme e quasi inimmaginabile.
"Sono sicuramente un generale, cosa che ha caratterizzato 40 anni della mia vita con l'impegno delle armi e nella difesa della patria. Sono un politico, ma non mi definisco di estrema destra. Mi definisco di destra autentica, fiera di essere destra e non rinnega nulla della propria identità”.Roberto Vannaccisi presenta così a Lilli Gruber, ospite della trasmissione Otto e mezzo su La7. Parla di migranti: “Se vanno deportati? Se con deportazione intendiamo movimentazione coatta al di là della loro volontà, certo”. Critica il governo Meloni: “Non ha fatto le riforme annunciate” e di alleanze (“si faranno a ridosso delle elezioni”). E accusa Matteo Salvinidi averlo usato “per prendere 500mila voti”.
Dall’esercito alla politica. Così l’ex generale spiega il motivo della sua discesa in campo: “Sono un marito devoto e fedele, che si è sposato tardi e in età avanzata ha scoperto la bellezza di avere una famiglia e dei figli e di dare tutto per loro. La mia scelta di fare politica nasce proprio da loro, non per altre motivazioni. Sono un europarlamentare del gruppo di Europa delle Nazioni sovrane che si riconosce per avere una determinata linea politica caratterizzata dalla difesa della sovranità dei popoli e delle nazioni europee”, spiega il leader di Futuro nazionale.
Parlando del suo neonato partito politico e dei suoi componenti tra cui ci sono diversi ex leghisti aggiunge: "I miei (compagni di partito, ndr) sono i rifiuti degli altri, quello che avanza. A me sta bene, voglio la sporca dozzina. Mi accontento di questo, quelli bravi li lasciamo al Pd e al M5S che almeno avranno la possibilità di salvare l'universo. Con la mia sporca dozzina voglio fare solo gli interessi degli italiani e delle italiane, e ce la faremo".
Le critiche al governo Meloni
Non mancano le critiche al governo Meloni. "Con la presidente del Consiglio ho tante idee in comune, il problema poi è stato come metterle a terra, la deriva che c'è stata dal momento in cui questo governo ha preso ufficio e quello che è successo fino a oggi. Molte delle cose proposte non sono state realizzate. Molte posizioni che vengono prese in Europa da alcuni partiti di questa coalizione di centrodestra sono le stesse che prende il Pd. Credo che Meloni sia ancora una destra autentica, ma probabilmente dovrebbe dimostrarlo un po' di più. È una destra che ha perso la trebisonda; Vannacci è il sestante che fa il punto nave e riporta sulla giusta rotta”, continua l’ex generale. Per esempio, aggiunge, le tre riforme principali che questo governo si proponeva di fare, ossia autonomia differenziata, premierato e riforma della giustizia, “non sono state messe a terra" sostiene.
Le tasse? “Sono un esempio pratico di solidarietà sociale. Il problema è che se non ho più una società coesa per svariati motivi, fra cui anche un'immigrazione illimitata, alla fine questa coesione si sfalda e le tasse non le paga più nessuno, la solidarietà sociale non è più espletata. Da qui a dire che la patrimoniale sia necessaria però c'è un mare di mezzo”, dice. E sull’ “immigrazione illimitata” che “assorbe risorse dello Stato. Gli immigrati pagano pochissime tasse e non contribuiscono allo stato sociale. Basta vedere il livello della contribuzione e il numero di immigrati che non hanno alcun lavoro e non possono averlo in quanto clandestini" osserva Vannacci.
Passa poi al suo ex partito e al suo leader, la Lega di Matteo Salvini. "Sono sempre stato coerente con i principi e i valori con i quali mi sono messo in gioco. Se la Lega fa la sovranista a giorni alterni non fa per me. Se vota contro le armi in Ucraina in Europa e invece in Italia vota per il decreto armi, è un problema di coerenza della Lega – dice – Se la Lega si presenta come promotrice della famiglia naturale e poi invita i rappresentanti della comunità Lgbtq alle riunioni di partito non è un problema di Vannacci, rimasto coerentissimo con i propri principi, valori e ideali".
Duro il commento su Salvini. "Non l’ho usato, lui ha usato me per prendere 500mila voti. Oggi il mio partito ha fatto 100mila iscritti, in soli tre mesi sono tutti quello che probabilmente mi hanno votato quando ero nella Lega, senza voler votare Lega. È la dimostrazione plastica di quello che ho portato alla Lega”.
Le alleanze
Poi c’è il tema delle alleanze. Spiega in tv il leader di Fn: "Al momento un accordo non è all'ordine del giorno. Futuro Nazionale è un partito non ancora nato, con un programma che verrà spiegato e diffuso all'assemblea costituente di questo fine settimana. Le alleanze si faranno a ridosso delle elezioni. Abbiamo linee rosse sulla sicurezza, sull'immigrazione, sul green deal. Peccato che su quest'ultimo ci siano alleati di Meloni che in Europa votano a favore. La definizione di voto utile è utile solamente a chi oggi ha una poltrona. Non sono alla ricerca né di poltrone, né di potere. Vado avanti per la mia strada".
E poi domanda: “Come mai proprio adesso il centrodestra è così titubante nei miei confronti e ogni giorno c'è qualcuno che dice che non vuole Vannacci mentre gli andavo bene quando ero vicesegretario della Lega? Non ho cambiato mai alcuna posizione, sono le stesse che ho oggi".
Marina Berlusconi e il Ponte sullo Stretto
Una frecciata a Marina Berlusconi. “Poi spiegherà a che titolo parla, non ha un ruolo politico. Come finanziatrice di FI? Nel caso, prendiamo atto che è un partito eterodiretto dalla finanza e dall'editoria", commenta Vannacci a Otto e mezzo su La7.
E riguardo al Ponte sullo stretto, opera voluta fortemente dal ministro Salvini e su cui la Procura di Roma ha aperto un’inchiesta, dice: “Alla fine è importante realizzare un'infrastruttura, se poi c'è qualcuno che deve pagare, paghi. Bloccare ogni volta un'infrastruttura quando invece è fondamentale per il progresso economico del Paese non mi sembra il caso. Mi riferisco non solo al Ponte sullo stretto. Giudichiamo chi ha sbagliato, ma intanto facciamo il ponte”.
I rapporti con i rappresentanti lgbtq+? “Non li metto alla porta, ma non li invito alle riunioni di partito né mi metto a discutere su determinati paletti - secondo me sono estremamente chiari - su quella che è la famiglia naturale, che continuo a promuovere. Non capisco perché il frutto di un orientamento sessuale - quindi di un gusto personale - debba dare luogo a diritti" conclude Vannacci.
Remigrazione
Poi c’è la questione migranti. "In primo luogo vanno remigrati coloro che non hanno motivo e diritto di essere da noi. Sono la maggior parte. Come si fa la remigrazione? Intanto, creando tanti cpr – suggerisce il elader di Futuro nazionale – Ci sono già accordi bilaterali per il rimpatrio, con quasi tutti i Paesi. Il problema è che poi in Europa c'è qualcuno che fa parte di questa alleanza di centrodestra che quando c'è da votare sull'applicazione di questi accordi vota contro. Grazie al decreto sui Paesi sicuri passato in Europa, qualora manchi un accordo bilaterale col Paese dal quale provengono, possiamo portare queste persone in Paesi terzi sicuri. L'importante è che non stiano da noi. Se vanno deportati? Se con deportazione intendiamo movimentazione coatta al di là della loro volontà, certo; dobbiamo portarli in Paesi sicuri che li accetterà e poi li instraderà verso il loro Paese", le parole di Vannacci.
L'ambasciatore russo Paramonov attacca l'Italia e il Colle: "Accuse a Mosca palesi falsità"
Duro attacco alle autorità italiane da parte dell'ambasciatore russo a Roma, Alexei Paramonov. Durante il discorso ufficiale a Villa Abamelek per la Giornata della Russia – un evento disertato dai principali esponenti politici italiani – il diplomatico ha respinto con forza le critiche rivolte a Mosca dai "colli romani", con un chiaro seppur implicito riferimento al Quirinale, definendo una palese falsità l'addebito alla Russia di tutti i problemi dell'ordine mondiale.
Paramonov ha difeso l'operazione militare in Ucraina descrivendola come una risposta alla guerra ibrida dell'Occidente e all'espansione della Nato verso est, iniziata a suo dire a metà degli anni Novanta senza alcuna giustificazione. Secondo l'ambasciatore, Mosca non aveva altra scelta se non quella di difendere autonomamente i propri interessi nazionali, a differenza di quei leader europei che avrebbero smarrito la propria sovranità trasformandosi in vassalli dei potenti del mondo.
Nel corso del suo intervento davanti a centinaia di invitati – tra cui Moni Ovadia, l'editore Sandro Teti, il presidente di Democrazia Sovrana e Popolare Francesco Toscano e Gianluca Savoini – Paramonov ha ammonito chi medita una nuova campagna verso est a ricordare i crimini del passato e l'aggressione nazista. Ha poi rivendicato il fallimento del tentativo occidentale di isolare la Russia, citando la riuscita cooperazione con i partner dei Brics, del G20 e dell'Organizzazione di Shanghai per la creazione di un nuovo modello geopolitico multipolare.
Il diplomatico ha infine concluso con un'apertura condizionata, affermando che Mosca non ha una logica da fortezza assediata e resta aperta al dialogo anche con i Paesi occidentali, Italia inclusa, a patto che questi rinuncino al proprio atteggiamento ostile e rispettino i legittimi interessi russi.