venerdì 25 settembre 2026

Via il canone Rai dalla bolletta - proposto da due parlamentari di Forza Italia, il partito della famiglia Berlusconi. E Mediaset esulta (da Melablog, di Valentina Giuncati)

 Il canone Rai rientra nel confronto sulla Manovra 2026. A riportarlo al centro della partita è un emendamento presentato al Senato dai relatori di Forza Italia, Claudio Fazzone e Roberto Rosso. La proposta apre alla possibilità di abbassare la tassa sulla tv, ma a una condizione precisa: lo Stato deve trovare risorse pubbliche dello stesso valore per coprire il minor incasso destinato al servizio pubblico.

La novità è nel testo all’esame della commissione Ambiente di Palazzo Madama, dove va avanti la riforma della Rai. L’emendamento firmato dai due relatori, entrambi di Forza Italia, prevede che un’eventuale “variazione negativa” del canone Rai sia accompagnata da “altre corrispondenti forme compensative di finanziamento pubblico” per la società concessionaria.

In sostanza, il canone potrebbe diminuire per gli utenti, ma il totale delle risorse destinate alla Rai non dovrebbe calare. È questo il punto, politico e finanziario, della proposta. Il tema arriva mentre il governo lavora alla legge di Bilancio e, come spesso accade in questa fase dell’anno, il finanziamento del servizio pubblico torna sul tavolo. Per ora, però, non c’è nulla di definitivo. Il testo dovrà essere votato in commissione e poi seguire il percorso parlamentare.

Famiglie e bolletta elettrica: oggi si pagano 90 euro in dieci rate

Oggi il canone Rai vale 90 euro all’anno e viene addebitato nella bolletta elettrica dell’abitazione di residenza. Il pagamento è diviso in dieci rate mensili da 9 euro, di solito da gennaio a ottobre, secondo il sistema introdotto per ridurre l’evasione.

Documenti e calcolatrice sul tavolo di casa con la tv sullo sfondo, richiamo al canone in bolletta e al possibile taglio.

Il principio è semplice, almeno sulla carta: chi ha un’utenza elettrica domestica residente viene considerato possessore di un televisore. Chi non ha alcun apparecchio tv può evitare l’addebito, ma deve inviare ogni anno una dichiarazione di non detenzione all’Agenzia delle Entrate. Una procedura conosciuta, ma non sempre agevole per tutti, e ancora tra i passaggi più contestati dai contribuenti.

Resta aperto anche il tema della permanenza del canone in bolletta. Il testo in discussione, al momento, non elimina automaticamente questo meccanismo. Fissa soltanto una condizione per un eventuale taglio: se l’importo pagato dalle famiglie scende, da un’altra voce devono arrivare soldi per lo stesso valore. Solo in quel caso la riduzione si vedrebbe nei pagamenti diretti degli utenti.

Coperture, il vero nodo: meno canone, più peso sulla fiscalità generale

Il punto centrale resta quello delle coperture. Ridurre il canone Rai senza ridurre le entrate della concessionaria significa spostare una parte del finanziamento: non più solo dal prelievo specifico in bolletta, ma da altre risorse pubbliche, comprese quelle della fiscalità generale.

Per le famiglie l’effetto più visibile potrebbe essere una cifra più bassa alla voce canone. Il costo del servizio pubblico, però, continuerebbe a pesare sulla collettività, solo attraverso un canale diverso. Non è un dettaglio. Cambia il modo in cui i cittadini percepiscono il finanziamento della Rai e cambia anche la certezza delle risorse su cui l’azienda può contare.

Nell’emendamento si parla della necessità di garantire risorse “adeguate, sostenibili e prevedibili”. Una formula tecnica, ma decisiva. Vuol dire che un eventuale taglio non dovrebbe tradursi, almeno nelle intenzioni dei proponenti, in un indebolimento dei conti del servizio pubblico. La misura, però, dovrà fare i conti con gli spazi della Manovra, già stretti tra pensioni, fisco, scuola e aiuti alle famiglie.

Rai e indipendenza, lo scontro politico sui finanziamenti futuri

La partita non è solo di bilancio. Se una parte del canone venisse sostituita da un maggiore finanziamento pubblico, si aprirebbe anche un tema politico: l’indipendenza della Rai dalle scelte annuali del governo e del Parlamento. Su questo punto l’opposizione ha già alzato il tono dello scontro.

La senatrice Barbara Floridia del Movimento 5 Stelle ha criticato l’impostazione dell’emendamento. Secondo Floridia, un finanziamento più legato alla manovra annuale renderebbe la Rai più esposta alle decisioni dell’esecutivo di turno. Per il M5S, invece, le risorse dovrebbero essere collegate al contratto di concessione, che ha una durata più lunga e garantirebbe maggiore stabilità.

La questione resta quindi aperta su due fronti. Da un lato c’è quanto i cittadini dovranno pagare direttamente per il canone Rai e se l’addebito continuerà a passare dalla bolletta elettrica. Dall’altro c’è il modello di finanziamento del servizio pubblico: più legato a un tributo riconoscibile, oppure più dipendente dalle scelte di bilancio dello Stato. La risposta arriverà con l’esame della Manovra e della riforma Rai in Parlamento

giovedì 24 settembre 2026

Modena. Prodezze via social. Saccheggiano un supermercato e postano le immagini. 50 giovani ( Rai News.it)

 

Video postato sui social dell'assalto al discount di Modena

Si sono ritrovati all'uscita di scuola e hanno fatto irruzione in un supermercato, saccheggiando gli scaffali e creando agitazione tra clienti e dipendenti. L'episodio è avvenuto martedì scorso a Modena, in un supermercato di via Rainusso, e ha visto protagonisti circa cinquanta giovani, molti dei quali hanno registrato video della razzia poi pubblicati sui social network. 

Il raid è durato circa dieci minuti, durante i quali i ragazzi hanno preso dagli scaffali bevande, cibo e altri prodotti, mentre alcuni si coprivano il volto per non farsi riconoscere. I carabinieri intervenuti sul posto stanno ricostruendo quanto accaduto anche attraverso le immagini registrate dalle telecamere di sorveglianza.

Un raid che, però, non è un caso isolato, denuncia il responsabile del supermercato. Non erano mai stati così tanti, “è dall'apertura delle scuole che le scorribande si ripetono”.

Sindaco di Modena: “Dobbiamo agire sulle tre 'R': responsabilità, riparazione e rieducazione”

Sull'episodio è intervenuto il sindaco di Modena Massimo Mezzetti, che ha espresso solidarietà ai lavoratori del punto vendita. "Quanto accaduto all’MD di via Rainusso è un fatto grave - dichiara - la logica del branco può manifestarsi nel furto, come in questo caso, ma può rivolgersi anche contro le persone, con conseguenze ben più gravi. Un dato però deve farci riflettere: siamo di fronte a giovanissimi che agiscono con la convinzione di poter restare impuniti. A Modena abbiamo dimostrato, grazie al lavoro congiunto delle forze dell'ordine e della Polizia locale, che anche i minorenni che commettono reati vengono individuati e chiamati a risponderne".

Secondo il sindaco di Modena "è arrivato il momento di affrontare seriamente il tema della devianza minorile e del senso di impunità. Continuare a introdurre nuovi reati e ad aumentare le pene, come ha fatto il Governo, evidentemente non basta. È un problema che riguarda città grandi e piccole e richiede risposte concrete. Dire semplicemente 'sbattiamoli in galera' non risolve nulla. Dobbiamo agire sulle tre 'R': responsabilità, riparazione e rieducazione. Occorrono certezza della responsabilità, la consapevolezza, per questi ragazzi, che ogni azione ha delle conseguenze, e percorsi rieducativi e riparativi rapidi e concreti, attraverso i quali chi commette questi atti sia chiamato a comprendere il danno provocato e a restituire qualcosa alla comunità", conclude Mezzetti.

Belluno. Nelle scuole distribuito un libro che nega il riscaldamento climatico . Protestano scienziati e climatologi ( da Il Messaggero)

 Bufera in Veneto. In alcune scuole di Belluno sono stati distribuiti dei libri che negherebbero il cambiamento climatico. La notizia ha generato una generale indignazione e non sono tardati ad arrivare le repliche degli esponenti politici di Avs e M5s.

Cosa è accaduto

Polemica a Belluno, distribuito nelle scuole un libro che nega il riscaldamento globale: scienziati e politici insorgono

Tutto nasce da un convegno tenutosi lo scorso 25 ottobre 2025 a Palazzo Crepadona, nel Comune di Belluno. L'incontro dal titolo "Cambiamenti climatici: scenari, sfide, soluzioni" ha visto la partecipazione di diversi esperti tra tecnici, ingegneri e geologi del territorio chiamati a discutere di crisi climatica, resilienza dei territori, rischio idrogeologico. Gli atti di quel convegno vengono riuniti in un libro pubblicato ad aprile del 2025 per poi arrivare sui banchi di scuola delle classi quarte e quinte degli istituti superiori bellunesi a settembre di quest'anno. A far discutere è il capitolo firmato da Giorgio Giacchetti, uno dei relatori della convention, nonché presidente regionale dell'Ordine dei Geologi del Veneto, dedicato alla resilienza dei territori. Tra le tesi sostenute da Giacchetti ci sarebbe quella che l'aumento della CO2 come conseguenza, e non una causa, dell'aumento delle temperature. «L'incremento di temperatura cui stiamo assistendo rientra nei naturali cicli climatici e non dalle emissioni antropiche» e oltre 260 ppm l'effetto della CO2 diventerebbe trascurabile. Non in ultimo, nel testo viene riportato una concentrazione atmosferica di CO2 di circa 460 ppm, un valore che non trova alcun riscontro nelle misurazioni ufficiali disponibili.

La lettera aperta di Carlo Barbante solleva la polemica

A porre l'attenzione sul caso è stato Carlo Barbante, uno dei climatologi più autorevoli in Italia, docente all'Università Ca' Foscari di Venezia, studioso dell'Istituto di scienze polari del Cnr e presidente del Centro Studio e ricerca internazionale sui cambiamenti climatici. Barbante ha scritto una lettera aperta al sindaco di Belluno Oscar De Pellegrin e alla Regione Veneto, chiedendo di sospendere la distribuzione del volume nelle scuole, negli ordini professionali e negli enti del territorio. «Si presentano come fatti affermazioni che contraddicono apertamente lo stato delle conoscenze scientifiche sul clima», è l'accusa mossa dal climatologo.

Le reazioni

Il Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova, insieme agli scienziati del Tesaf, ha espresso «forte preoccupazione» per i contenuti del manuale, contestando in particolare l’idea che l’effetto serra diventi «trascurabile oltre 260 ppm» e che l’aumento delle temperature sia dovuto a «cicli naturali, probabilmente di origine astronomica». Secondo l’ateneo, queste affermazioni «contrastano con le conoscenze scientifiche sul sistema climatico». La vicenda è approdata anche in Consiglio regionale. Il Pd Veneto ha annunciato un’interrogazione per sapere «se e in quali forme la Regione del Veneto abbia sostenuto o patrocinato queste iniziative».

Durissimo anche il commento di Angelo Bonelli, che ha definito «inaccettabile» la presenza nelle scuole di un testo che, secondo lui, sostiene tesi in contrasto con il consenso scientifico sul cambiamento climatico. «Non ci troviamo davanti a una svista, ma alla pianificazione della disinformazione», ha accusato il deputato di Avs, riferendosi ai 29.500 euro di fondi regionali destinati alla pubblicazione. Bonelli ha quindi chiesto di «sospendere subito la distribuzione» del volume, ritirare le copie già consegnate e chiarire quali controlli scientifici siano stati effettuati prima della sua diffusione nelle scuole.