sabato 1 agosto 2026

Conservatorio di Benevento. Nuovo corso nel Dipartimento di Didattica della Musica: metodologie e tecniche per la disabilità ( da Gazzetta di Benevento.it)

 

Il Conservatorio Statale di Musica "Nicola Sala" ha annunciato l'approvazione del nuovo Corso di Diploma Accademico di Primo Livello in Didattica della Musica

L'indirizzo è quello di "Metodologie e tecniche per la disabilità", afferente alla Scuola e al Dipartimento di Didattica della Musica

Il Conservatorio Statale di Musica "Nicola Sala" di Benevento ha annunciato l'approvazione del nuovo Corso di Diploma Accademico di Primo Livello in Didattica della Musica - indirizzo "Metodologie e tecniche per la disabilità", afferente alla Scuola e al Dipartimento di Didattica della Musica.
Il nuovo percorso accademico ha ottenuto il parere favorevole dell'Anvur e la conseguente autorizzazione del Ministero dell'Università e della Ricerca.
Con questo importante risultato, il Conservatorio di Benevento si colloca tra le poche istituzioni Afam italiane autorizzate ad attivare un corso di primo livello specificamente dedicato alla didattica musicale inclusiva e alle metodologie rivolte alle persone con disabilità.
Per consentire agli interessati di cogliere immediatamente questa nuova opportunità formativa, a partire dalla prossima settimana saranno aperte, in via eccezionale, le iscrizioni e le procedure di ammissione al corso, così da permettere ai nuovi studenti di iniziare regolarmente la frequenza delle attività didattiche già dal mese di novembre 2026.
Le modalità di presentazione delle domande, i requisiti di accesso e i relativi termini saranno resi disponibili attraverso il sito internet e i canali istituzionali del Conservatorio.
Il corso, della durata di tre anni e articolato in 180 crediti formativi accademici, propone una preparazione musicale, pedagogica, psicologica e tecnologica altamente specialistica.
Il piano di studi comprende, tra gli altri, insegnamenti di pedagogia musicale speciale e didattica dell'inclusione, psicologia musicale, legislazione scolastica per la disabilità, videoscrittura musicale in Braille, tecnologie didattiche inclusive, didattica musicale per studenti con bisogni educativi speciali, improvvisazione e attività musicali d’insieme specificamente orientate alla disabilità.
"L'approvazione di questo nuovo corso - ha spiegato il direttore, Giuseppe Ilario - rappresenta per il Conservatorio "Nicola Sala" un motivo di profondo orgoglio e, nello stesso tempo, l'assunzione di una grande responsabilità culturale, educativa e sociale.
Abbiamo scelto d'investire in una formazione capace di abbattere le barriere e di riconoscere nella musica un autentico strumento di libertà, partecipazione e dignità della persona.
Nessuna istituzione può dirsi realmente innovativa se non è in grado di includere, accogliere e trasformare le differenze in opportunità di crescita.
Con questo percorso, Benevento diventa un punto di riferimento nazionale per la formazione musicale inclusiva e dimostra che, anche dai nostri territori, possono nascere progetti accademici all'avanguardia, capaci di anticipare i bisogni della società e di costruire nuove professionalità.
Rivolgo un ringraziamento sincero e convinto all'intero Dipartimento di Didattica della Musica, che ha ideato, elaborato e formulato il corso con competenza scientifica, sensibilità e lungimiranza.
Questo risultato appartiene a tutta la nostra comunità accademica e conferma la capacità del Conservatorio di progettare il futuro, senza lasciare indietro nessuno".
"L'autorizzazione del nuovo triennio - ha aggiunto il presidente, Nazzareno Orlando - costituisce un risultato di straordinaria importanza per il Conservatorio e per l'intero territorio.
La nostra istituzione continua a crescere non soltanto ampliando la propria offerta formativa, ma individuando ambiti nei quali cultura, innovazione e responsabilità sociale possono incontrarsi concretamente.
Investire nella didattica musicale rivolta alla disabilità significa formare professionisti preparati e, al tempo stesso, affermare un modello di comunità fondato sull’inclusione e sulla piena valorizzazione di ogni persona.
Il Consiglio di amministrazione sosterrà con convinzione questo percorso, che rafforza il ruolo del Conservatorio "Nicola Sala" nel panorama nazionale dell'Alta Formazione Artistica e Musicale".
L'attivazione del nuovo corso conferma la volontà del Conservatorio di Benevento di coniugare l’eccellenza della formazione musicale con l'innovazione didattica, l'inclusione e l’attenzione ai nuovi bisogni educativi e professionali, offrendo agli studenti un percorso accademico specialistico e di particolare rilevanza sociale.

La direttrice 'scarsa', B.V., via da Venezia va a dirigere dove? In Russia " sono un'artista libera (Adnkronos, di Paolo Martini). Nessuno la trattiene. Magari ci faccia un pensierino: resti lì ( P.A.)

 

Beatrice Venezi replica alle polemiche: “Dirigere in Russia? Sono un’artista libera”

(Adnkronos) – “Io sono una persona libera, sono un’artista libera, vado dove ritengo opportuno, faccio quello che ritengo opportuno, dirigo dove voglio”. Con queste parole la direttrice d’orchestra Beatrice Venezi ha risposto alle polemiche, nate dopo l’intervista rilasciata all’Adnkronos, nella quale ha annunciato il suo ritorno in Russia per dirigere concerti lirici a Novosibirsk. Intervenendo questa sera al Caffè de La Versiliana di Pietrasanta in provincia di Lucca, nell’ambito dell’incontro ‘Il futuro della lirica che fa i conti con il passato’, intervistata dal giornalista Paolo Giordano, firma musicale de ‘Il Giornale’, Venezi ha rivendicato la propria autonomia artistica e ha respinto le interpretazioni politiche della sua scelta. 

Nell’intervista all’Adnkronos la direttrice aveva dichiarato: “Sono molto felice di poter dire che tornerò in Russia, in un contesto molto particolare come quello di Novosibirsk, che mi viene descritta come una nuova capitale culturale del Paese. Ovviamente Mosca e San Pietroburgo mantengono il loro valore e la loro centralità nella storia culturale russa, ma c’è un fermento straordinario anche in altre realtà”. 

Riprendendo il tema dal palco della Versiliana, Venezi ha spiegato il senso di quelle dichiarazioni: “Ho fatto questa intervista all’agenzia di stampa Adnkronos dicendo semplicemente: ‘Ora lasciatemi in pace’. In sette mesi, sulla graticola per la vicenda veneziana del Teatro La Fenice, sono state scritte oltre duemila pagine. Il che fa circa cento pagine al giorno. Io non so chi altro possa avere una rassegna stampa del genere”.  

 

La direttrice ha, quindi, raccontato il suo legame con la cultura russa, nato in età molto giovane: “Sono sempre stata molto appassionata di Russia. Ho letto il mio primo ‘Delitto e castigo’ a nove anni e da lì mi sono innamorata della cultura russa. Avevo iniziato addirittura a studiare questa magnifica lingua perché avevo il sogno di poter leggere la letteratura russa nell’originale. Poi ho interrotto lo studio e adesso lo sto riprendendo”. Venezi ha ricordato anche la lunga frequentazione dei Paesi dell’ex Unione Sovietica e del repertorio musicale russo: “Ho frequentato tanto i Paesi dell’ex Unione Sovietica, dove questa tradizione è ancora molto forte. Fare il repertorio sinfonico e operistico russo in quei Paesi acquista un sapore del tutto particolare. Mi sono sempre interessata moltissimo a questo repertorio”. 

Secondo Beatrice Venezi, è fondamentale distinguere tra la dimensione culturale e quella politica. “Da una parte c’è il popolo russo e la cultura russa, dall’altra parte la politica. Da una parte troviamo il popolo con la propria cultura e dall’altra un governo che ha deciso di attuare una certa politica. Mischiare queste due dimensioni è estremamente rischioso”. Venezi ha aggiunto che la cultura “può continuare a essere un ponte e un mezzo di dialogo importantissimo”. 

Tornando al viaggio in Russia, ha ribadito che si tratta di un impegno professionale come gli altri: “Ho semplicemente risposto sul fatto che tra i prossimi impegni c’è la Russia, un mercato come un altro. È un mercato particolarmente prestigioso in virtù della sua storia e di tutto il valore artistico che questa cultura ha espresso, oltre che per l’affetto particolare che nutro nei confronti di questo repertorio. Sono stata felice quando mi hanno chiamato, anche per soddisfazione personale. Non è stato fatto per lanciare alcun tipo di provocazione”. 

 

La direttrice d’orchestra ha poi replicato a chi l’ha definita “alla corte di Putin”: “La prima cosa che voglio dire è che io non sono un paggetto. Di gente asservita a qualcuno o a qualcosa ce n’è molta, ma tra questi non ci sono io. L’ho sempre dimostrato e ne ho sempre pagato il prezzo”. Da qui la rivendicazione della propria indipendenza: “Io sono una persona libera, sono un’artista libera, vado dove ritengo opportuno, faccio quello che ritengo opportuno, dirigo dove voglio”. 

Venezi ha infine respinto anche l’ipotesi che la scelta di tornare in Russia rappresenti una “ripicca”: “Per ripicca nei confronti di chi? Ripicca di cosa? Penso che queste persone abbiano un’opinione di se stesse probabilmente un po’ troppo grande, da arrivare a pensare che tutto ruoti intorno a loro. Li voglio tranquillizzare: non perderei mai tempo a costruire alcuna ripicca nei confronti di qualcuno di cui non mi importa assolutamente niente”. 

In chiusura, la direttrice ha proposto una riflessione sul trattamento riservato agli artisti nei due Paesi. “In Italia ci sono artisti russi che vengono boicottati e artisti italiani che decidono di esporsi andando in Russia che altrettanto vengono boicottati. In Russia si decide invece di accogliere gli artisti, anche coloro che vengono da Paesi ostili. Il giudizio poi lo lascio a voi”.  

Gli americani - FORSE - si sono svegliati: non credono più al loro 'pazzo' presidente ( da Corriere della Sera, di Massimo Gaggi)

 

Il metodo Donald: tutti gli annunci a vuoto di Trump. Ma l'80% degli americani non gli crede più

La tecnica è la solita: scavalcando sedi istituzionali, portavoce della Casa Bianca e anche il Congresso, Donald Trump a notte fonda sorprende tutti (negoziatori compresi) annunciando sulla sua piattaforma, Truth Social, un accordostavolta su Gaza — con un linguaggio enfatico («un passo monumentale verso la pace») che ignora le ambiguità del testo dell’intesa. Condizioni che i firmatari dei due fronti sfruttano subito per frenare le attese.

Certo, il fatto che il Board of Peace voluto dal presidente Usa sia riuscito a far siglare ad Hamas un accordo per il disarmo non è irrilevante. Ma lo Stato ebraico ha subito detto di non credere a una reale volontà dell’organizzazione palestinese di consegnare le armi visto che la lotta armata è parte integrante della sua ideologia, mentre Hamas fa sapere che rinuncerà alle armi solo dopo il totale ritiro di Israele da Gaza.

Così quella che poteva essere una notizia di portata planetaria dopo poche ore scompare dalle home page di molti importanti siti d’informazione come il Washington Post mentre altri annegano l’annuncio nei notiziari politici, dando ampio spazio ai commenti scettici delle parti che, pure, hanno sottoscritto un protocollo. Si teme di fare da megafono a un ennesimo tentativo di Trump di occupare il centro della scena mediatica con annunci di grande impatto immediato, ma destinati a finire inesorabilmente nella soffitta delle promesse mancate.

Il 9 giugno, quando Trump parlò di accordo dietro l’angolo con l’Iran, la Cnn calcolò che quello era il 37esimo annuncio di quel tipo fatto dal presidente americano. Da allora i media Usa hanno smesso di tenere il conto. Ancora più difficile la contabilità per Gaza dove gli annunci sono andati dal surreale piano per la trasformazione di quella martoriata striscia di terra in una Costa Azzurra per super ricchi, alla difficoltà di ricreare un sia pur minimo dialogo tra Israele che considera Hamas un grumo di terroristi da estirpare e i capi superstiti di quell’organizzazione sotto continua minaccia di essere anche loro sterminati.

Tutto questo conta relativamente poco per Trump, che ai tradizionali metodi di propaganda che ha sempre seguito, anche da imprenditore — proclami perentori, massimalismo verbale con affermazioni scioccanti che magari sconcertano ma fanno sempre notizia — ha aggiunto, ora che ha poteri presidenziali, ulteriori, spregiudicate, tecniche di comunicazione: ridicolizzare i metodi diplomatici del passato, minimizzare le complessità dei problemi di geopolitica, tentare di ridurre tutto a «deal», affare. Metodi che piacciono ai suoi elettori e pazienza se non danno i risultati sperati in campo internazionale.

I suoi insuccessi su questo fronte, a cominciare dalla famosa promessa di porre fine alla guerra in Ucraina nelle prime 24 ore della sua presidenza, li ha a lungo esorcizzati ricorrendo a una sorta di retorica del doppio binario: da un lato l’uso di un linguaggio violento, iperbolico per spaventare, dall’altro il trionfalismo delle dichiarazioni premature di vittoria. Accordi definiti storici quando, in realtà, il negoziato era ancora ai preamboli.

Tutto questo, però, ora funziona sempre meno: da quando si è reso conto di aver fatto un errore madornale attaccando l’Iran, sottovalutando non solo la sua resistenza, ma anche la capacità del regime di Teheran di gettare nel caos i mercati energetici mondiali tra blocco di Hormuz e attacchi agli impianti dei Paesi del Golfo, Trump è sempre più nervoso. È alla febbrile ricerca di vie d’uscita mentre le sue opzioni in realtà si restringono e lui precipita nei sondaggi d’opinione.

I giudizi su Trump sono in calo costante dal giorno del suo insediamento alla Casa Bianca, un anno e mezzo fa. I polls sono per lui un calvario quotidiano: bocciato ormai anche da quelli gestiti da istituti demoscopici conservatori. Nella media dei sondaggi gli americani che disapprovano la sua presidenza sono saliti dal 20 gennaio dello scorso anno a oggi dal 43 al 60%.

Ovviamente tutto questo pesa sulle prospettive elettorali dei repubblicani a tre mesi dalle elezioni di midterm. È opinione comune che la destra pagherà soprattutto l’impennata del prezzo della benzina dovuto al conflitto con l’Iran: una voce essenziale nel bilancio familiare dell’americano medio. Per l’ultima rilevazione della Ap, l’attacco all’Iran viene condannato dai due terzi degli americani adulti, compreso un 37% di repubblicani.

Ma i sondaggi più recenti segnalano una perdita di fiducia della gente nella capacità di Trump di negoziare accordi di pace anche su altri fronti, a partire dall’Ucraina: il presidente che si vantava di aver posto fine a otto conflitti, ora si ritrova con otto americani su dieci che non credono più nella sua capacità di portare la pace, mentre una rilevazione condotta dal Pew Research Center nei 5 continenti indica che quasi ovunque nel mondo l’impopolarità di Trump ha l’effetto secondario di alimentare una certa ostilità nei confronti degli Stati Uniti.

Vagli, Lucca. Vogliono iscrivere don Lorenzo Milani, priore di Barbiana, al partito della Destra, anticomunista ( Adnkronos)

 

Don Milani, inaugurata la statua con frase anti-comunista: scoppia la polemica

 A Vagli Sotto, in provincia di Lucca, è stata inaugurata la contestata scultura in marmo dedicata a don Lorenzo Milani (1923-1967), accompagnata dalla targa riportante una frase attribuita al priore di Barbiana che nei giorni scorsi ha alimentato un acceso dibattito. Nonostante le richieste di rimozione o modifica avanzate dalla Fondazione don Lorenzo Milani e da altre realtà legate alla sua eredità culturale, il Comune ha confermato il testo originario della lapide, dove si legge: "Il comunismo è la mediazione e l'organizzazione politica di ogni male, al fine di consentire a una classe dirigente parassitaria e brutale la gestione di ogni forma di potere sulle spalle degli ultimi".  

Alla cerimonia erano presenti, tra gli altri, il consigliere regionale di Forza Italia Jacopo Maria Ferri e Alessandro Mazzerelli, fondatore del Movimento Autonomista Toscano, che da anni sostiene di avere ascoltato personalmente da don Milani, il 31 luglio 1966, la frase riportata sulla targa. Assente, invece, il parroco del paese. Il sindaco di Vagli Sotto, Mario Puglia, ha spiegato che la decisione è stata assunta dopo un ulteriore confronto con Mazzerelli e condivisa dal Consiglio comunale, con il parere favorevole anche del gruppo di opposizione. "La scritta rimane al suo posto", ha dichiarato il primo cittadino, confermando la volontà dell'amministrazione di non apportare modifiche. 

Di segno opposto la posizione della Fondazione don Lorenzo Milani, come riferisce il "Corriere Fiorentino". Il presidente Agostino Burberi ha annunciato il ricorso alle vie legali, sostenendo che la frase attribuita al sacerdote "non combacia per niente con il suo pensiero" e che don Milani "non si è mai schierato con quei toni con o contro un partito". Secondo Burberi, attribuire al priore di Barbiana quelle parole significa alterarne profondamente il messaggio. Il presidente della Fondazione ha inoltre ricordato che nelle ultime settimane erano state inviate due lettere al sindaco per chiedere un ripensamento, senza ottenere risposta. In uno dei documenti, sottoscritto anche dall'Istituzione don Milani di Vicchio e dal Gruppo don Milani di Calenzano, si evidenzia come la frase riportata sulla lapide "non rappresenti il suo pensiero e i suoi insegnamenti", anche qualora fosse realmente tratta da una corrispondenza privata. Dal canto suo, Mazzerelli ha ribadito la propria versione dei fatti, affermando che la citazione è autentica e sostenendo che la sua divulgazione rappresenti un chiarimento storico sulla figura di don Milani. Una ricostruzione che continua tuttavia a essere respinta dalla Fondazione, aprendo ora la strada a un possibile contenzioso giudiziario.