giovedì 5 marzo 2026

E ora Donald, che fai con i rimborsi autorizzati da una corte federale? Cambi i giudici di quella corte? ( da Firstonline, di Paola Guidi)

 © ChatGPT Image

La notizia era attesa, anzi temuta nella cerchia dei consiglieri del presidente Trump: e se il lunedì nero dell’Iran ha preso il sopravvento sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo, negli Usa invece è esplosa la bomba-rimborsi. Non è vero infatti che ci vorranno anni e anni per risarcire le migliaia e migliaia di aziende americane e extra-America dei danni causati dagli aumenti doganali. Trump aveva dichiarato che la battaglia legale per il risarcimento avrebbe potuto protrarsi per cinque anni. No, ne basteranno in tantissimi casi molto meno. E questo per tutti, consumatori, importatori, e soprattutto per le aziende italiane, è una bella notizia.

Rimborsi per 175 miliardi

Lunedì 2 marzo una corte d’appello federale ha infatti respinto la richiesta di Trump di rinviare il procedimento dei rimborsi. E, di conseguenza, miliardi di risarcimenti agli importatori potrebbero arrivare prima di quanto vorrebbe l’amministrazione.

Dopo questa pronuncia ne stanno arrivando a catena anche altre. Ed è una botta pesantissima poiché solo la prima tranche, quella delle big della logistica capitanate dal giganteFed Ex, riguarda circa 2.000 aziende, con la richiesta di un risarcimento di ben 175 miliardi di dollari che, in sede di giudizio potrebbero essere di meno, ma di poco. Mentre, ed è qui il lato nascosto e peggiore per Trump, i miliardi di dollari che il presidente vantava di avere procurato al bilancio federale, sono 133. E attenzione. Si tratta soltanto di rimborsi per controversie – gestite dai migliori studi internazionali di avvocati – che riguardano una delle tante categorie colpite dalle decisioni di Trump, quella della logistica, perché poi ci sono migliaia di cause intentate da società che fanno parte dei 300mila importatori americani. 

Tornando all’ordinanza del 2 marzo, la Corte d’Appello Federale degli Stati Uniti per il Circuito Federale ha rinviato il giudizio alla, CIT, U.S. Court of International Trade, cioè la Corte per il Commercio Internazionale degli Stati Uniti. Quest’ultima potrebbe ora stabilire se e come gli importatori possano recuperare fino a 175 miliardi di dollari.

Il parere degli avvocati

Di questo nuovo sviluppo ecco la parte probabilmente più importante che abbiamo approfondito, consultando i pareri di alcuni degli studi di avvocati coinvolti nella controversia. Nel rinviare alla U.S. Court of International Trade ogni decisione la Corte d’Appello Federale ne ha infatti implicitamente riconosciuto – anzi, confermato – l’esclusiva competenza. Non solo.

L’orientamento? Sì ai rimborsi. Perché già il 15 dicembre scorso la CIT ha stabilito di avere l’autorità di ordinare la riliquidazione e il rimborso delle tariffe dell’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) qualora la Corte Suprema degli Stati Uniti dichiari, come è accaduto, tali tariffe illegali. E non si tratta di un’isolata sentenza. Contro un eccesso e una caos di tariffe doganali imposte senza motivazioni precise, la tradizione legislativa e procedurale delle corti degli Stati Uniti ha, anche in un passato recente, sempre privilegiato la libertà di mercato. Con alcune eccezioni, riguardanti solo i casi in cui le importazioni da tassare riguardavano prodotti fabbricati in dumping (dimostrato).

Si muovono associazioni e Stati

ll governatore dell’Illinois, JB Pritzker, democratico e antagonista di Trump, ha chiesto un rimborso a nome dei 5,11 milioni di famiglie del suo Stato. “I dazi sono costati a ogni famiglia dell’Illinois 1.700 dollari, ovvero 8,7 miliardi di dollari e il mancato pagamento comporterà ulteriori provvedimenti”. Il tesoriere del Nevada, Zach Conine, ha presentato al governo federale una richiesta di pagamento per 2,1 miliardi di dollari per recuperare i costi dei dazi. Ma  sono in arrivo anche richieste da parte di associazioni imprenditoriali e del trade di stati governati da repubblicani.

mercoledì 4 marzo 2026

Ma l'Agcom ha giurisdizione sulle tv private? Intervento sul referendum: riequilibrio palinsesti a favore del Sì ( da Il Giornale, di Massimo Balsamo) Non basta la Rai? (P.A.)

 

Referendum, l’ordine di Agcom a La7 e Nove: “Riequilibrio palinsesti a favore del sì”

Dare più spazio al sì: questo il monito dell’Agcom a La7 e Nove. Come confermato in una nota, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha assunto nuove decisioni nell’ambito della vigilanza sulla campagna per il referendum popolare confermativo in programma il 22 e 23 marzo 2026. In particolare, sono stati esaminati i risultati del primo ciclo di monitoraggio e sono stati adottati alcuni interventi correttivi nei confronti delle due emittenti.

"Nella riunione di Consiglio odierna, dopo aver esaminato i dati del primo ciclo di monitoraggio l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha adottato alcuni provvedimenti nell'ambito della campagna per il referendum popolare confermativo del 22 e 23 marzo 2026. Con due distinte delibere, l'Autorità ha ordinato a Discovery Italia S.r.l. e a La7 S.p.A. (in quest’ultimo caso con il voto contrario della Commissaria Giomi) l'immediato riequilibrio dell'informazione nei rispettivi palinsesti, per violazione dell'art. 5 della legge n. 28/2000 e della delibera n. 37/26/CONS. Dai dati del primo ciclo di monitoraggio (12-28 febbraio 2026) è emersa una sottorappresentazione della posizione del SÌ sui canali Nove e La7”, si legge nella nota. L’Agcom ha rimarcato che “il riequilibrio dovrà avvenire entro il 7 marzo 2026; l'Autorità verificherà l'osservanza degli ordini attraverso il monitoraggio del periodo 1-7 marzo, riservandosi in caso di mancata ottemperanza l'adozione dei conseguenti provvedimenti".

La nota diffusa dall’Autorità riporta inoltre ulteriori decisioni assunte nel corso della stessa seduta, compresa l’archiviazione degli esposti del Comitato società civile per il NO al referendum Costituzionale e dei gruppi AVS-PD. Infine, l'Autorità ha adottato “una raccomandazione rivolta a tutte le emittenti radiotelevisive nazionali, pubbliche e private, inclusa la RAI, sulla corretta rappresentazione dei soggetti istituzionali nei programmi di informazione. Dai dati relativi al periodo 14 gennaio - 23 febbraio 2026 - si legge - è emersa una presenza particolarmente elevata del Governo nei telegiornali nazionali in modo trasversale su tutte le emittenti monitorate. L'Autorità ha raccomandato, conformemente alla normativa vigente, che la presenza del Governo sia limitata al tempo strettamente necessario alla trattazione dell'attualità, nell'esclusivo esercizio delle rispettive funzioni, riservandosi in caso di persistente inosservanza l'adozione di ordini di riequilibrio e sanzioni". Le misure adottate si inseriscono nell’attività di controllo prevista dalla normativa sulla parità di accesso ai mezzi di informazione durante le campagne referendarie.

Venezia. Palazzetto Bru Zane per le donne ( da GdM, di Stefano Nardelli)

 

Come ogni anno il Palazzetto Bru Zane dedica alla Giornata internazionale dei diritti delle donne iniziative che intrecciano musica, ricerca e attualità, proponendo prospettive originali sulla presenza femminile nella storia della musica. Anche nel 2026 l’istituzione veneziana conferma questo impegno con due appuntamenti distinti ma complementari, che mettono al centro il lavoro creativo delle compositrici e le condizioni storiche e sociali in cui esso si è sviluppato.

Il primo evento è in programma il 5 marzo ed è dedicato alla musica di Henriette Renié, arpista e compositrice francese tra le figure più rilevanti del suo strumento tra Otto e Novecento. Il concerto propone un percorso attraverso il suo repertorio, mettendo in luce una personalità artistica che seppe coniugare attività concertistica, composizione e insegnamento in un contesto ancora fortemente segnato da limiti di genere. Ad eseguire una piccola antologia delle musiche di Henriette Renié saranno l’arpista Anaïs Gaudemard con la violinista Alexandra Soumm e il violoncellista Yan Levionnois. L’iniziativa si inserisce nella linea del Palazzetto Bru Zane volta a riscoprire e valorizzare figure femminili rimaste a lungo ai margini dei programmi concertistici, restituendo loro un posto stabile e finora poco riconosciuto nella storia della musica.

Il secondo appuntamento è annunciato il 10 marzo con la conferenza “Louise Farrenc e lo spartito della parità”, che prende spunto dalla vicenda umana e professionale di Louise Farrenc, protagonista del prossimo festival di primavera del Palazzetto Bru Zane, in programma dal 28 marzo al 28 aprile. A intervenire saranno Vania Brino, professoressa ordinaria di Diritto del lavoro all’Università Ca’ Foscari di Venezia, e Barbara Tartari, flautista e divulgatrice musicale. L’incontro mette in relazione il percorso artistico di Farrenc con l’evoluzione dei diritti delle donne nel lavoro, affrontando temi come la parità salariale, l’accesso alle posizioni di responsabilità, la conciliazione tra vita privata e professionale e le discriminazioni di genere. La storia di Louise Farrenc offre infatti un caso emblematico: compositrice, interprete e docente di alto livello, fu per anni retribuita meno dei colleghi uomini e vide spesso il proprio valore riconosciuto solo attraverso categorie e definizioni che ne giustificassero l’eccezionalità. A partire da questa esperienza, la conferenza propone una riflessione che collega passato e presente, evidenziando i progressi compiuti sul piano normativo e le criticità ancora aperte. 

I due appuntamenti confermano così l’attenzione del Palazzetto Bru Zane per un approccio alla musica che non separa la produzione artistica dal contesto culturale e sociale in cui prende forma, offrendo al pubblico strumenti di ascolto e di lettura utili anche per comprendere il presente.


Mojca Lavrencic, 33 anni, slovena, vince il Concorso di direzione d'orchestra di Parigi 'La Maestra'

 "Un miracolo" l’ha definito la stessa vincitrice, la slovena Mojca Lavrenčič, 33 anni, nel suo breve discorso di ringraziamento dopo la proclamazione, perché non era stata selezionata per le fasi finali del Concorso ed è stata ripescata, in seguito al ritiro di un’altra candidata. Ma anche perché ha vinto con un solo punto di scarto dalla seconda classificata, la cinese Jiajing Lai, 34 anni.  

La Lavrenčič ha molto impressionato, già durante le prove con le orchestre, per precisione e chiarezza del gesto, gioia di dirigere, originalità d’interpretazione, vincendo non solo il primo premio principale ma anche diversi altri premi speciali: quello del Prix du Comité des Orchestres Internationaux, il Prix du Comité ECHO (European Concert Hall Organisation), il Prix du Comité des Salles et Orchestres Français, il Prix des musiciens de l’Orchestre de Paris ed anche il Prix du Comité ARTE.

 Tutte le prove del concorso sono state trasmesse, infatti, in diretta su ARTE Concert, partner de La Maestra, e su Philharmonie Live.

Effetto guerra Iran: caos nel turismo ( da Open, di Ugo MIlano)

 

Caos turismo per la guerra in Iran, le agenzie di viaggio sommerse di chiamate per Pasqua: «Serve calma. Ecco cosa sapere»

Il nuovo conflitto in Medio Oriente sta inevitabilmente producendo effetti anche sul turismo internazionale, con ricadute pesanti sugli scali strategici del Golfo. Dopo l’attacco degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran e la risposta della Repubblica islamica, che ha colpito obiettivi militari e civili in Qatar, Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Kuwait, l’area è diventata di fatto una no fly zone per gran parte del traffico passeggeri. Oltre 31mila voli risultano bloccati o riprogrammati, con compagnie costrette a ridisegnare le rotte in tempo reale. «Da sabato abbiamo i telefoni roventi», racconta Andrea Babbi, presidente di Petroniana Viaggi al Resto del Carlino. «Le prime 48 ore sono state le più difficili», aggiunge.

Le cancellazioni

Gli hub del Golfo rappresentano snodi fondamentali per i collegamenti tra Europa e Asia. Per raggiungere l’Estremo Oriente o l’Indocina si transita quasi sempre da Doha, Dubai o Abu Dhabi. Con questi scali temporaneamente irraggiungibili, le agenzie hanno dovuto attivare i protocolli di assistenza. «Chi era in viaggio assistito e protetto è stato seguito passo dopo passo. Chi doveva rientrare è rientrato, chi era in emergenza è partito comunque. Lunedì e martedì quelli che dovevano partire non sono partiti», spiega Babbi, sottolineando la collaborazione con il ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e l’invito costante a consultare il portale Viaggiare Sicuri. Le compagnie, intanto, stanno notificando le cancellazioni con messaggi diretti ai passeggeri. In questi casi si procede con rimborso o voucher validi fino a dodici mesi. Restano sotto osservazione situazioni delicate, come gruppi di pellegrini e studenti ancora in area mediorientale, per i quali si attendono le ultime 48 ore utili prima di organizzare i rientri.

Richieste di aiuto a raffica per Pasqua

L’attenzione ora si sposta sulle prossime partenze, comprese quelle per Pasqua. Le richieste di chiarimento aumentano, ma il settore invita a non cedere all’allarmismo. «Ci telefonano persone allarmate e preoccupate magari per un viaggio organizzato a Pasqua. Ma ora si deve mantenere la calma. Il territorio “bloccato” di cui stiamo parlando non è poi così grande, se si guarda una cartina geografica del mondo. Parliamo di una zona ristretta e le agenzie viaggio sono sempre a disposizione anche per chi ha organizzato il viaggio da solo, prenotando su internet», afferma Babbi. «I voli non vengono cancellati settimane prima. Le decisioni arrivano a ridosso della partenza», aggiunge.

I rimborsi

In questo quadro diventa decisivo il sistema di protezione garantito dalle agenzie e dal circuito International Air Transport Association (Iata), che consente di ricalcolare rotte e biglietti senza annullare per forza l’intera vacanza. Fondamentale anche la copertura assicurativa. Con una polizza dal costo medio di 20-30 euro è possibile ottenere rimborsi più agevoli, mentre senza assicurazione, se il volo non viene ufficialmente cancellato, recuperare somme che oscillano tra i 300 e i mille euro può diventare complesso.