sabato 6 giugno 2026

B.V.,la direttirce d'orchestra dimessa dalla Fenice, risponde ai messaggi di solidarietà, ricevutia migliaia (da La Repubblica)

 

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"In queste settimane ho ricevuto migliaia di messaggi. Probabilmente non riuscirò a rispondere a tutti, ma desidero che sappiate che ho letto ogni parola con attenzione e gratitudine. Grazie a tutte le persone che mi hanno scritto. Grazie per l'affetto, il sostegno, la fiducia e le innumerevoli manifestazioni di vicinanza che mi hanno accompagnata in questi giorni".

Così, dopo circa un mese e mezzo di silenzio sui social, la direttrice d'orchestra Beatrice Venezi interviene indirettamente sulla vicenda legata all'annullamento, lo scorso 26 aprile, dell'incarico di direttrice musicale del Teatro La Fenice di Venezia, decisione seguita a un'intervista in cui aveva parlato di "posti tramandati di padre in figlio" all'interno dell'orchestra.

"Mi hanno particolarmente colpita i messaggi di tante donne che mi hanno raccontato di essersi riconosciute non soltanto in questi giorni, ma nel percorso di una vita costruita con studio, sacrificio, disciplina e passione. Molte mi hanno scritto dicendomi di aver visto nella mia esperienza qualcosa che parlava anche della loro” scrive Venezi in un post su Instagram.

"A tutte loro” prosegue, “e a chiunque abbia trovato nelle mie parole o nel mio percorso un motivo di incoraggiamento, voglio dire che continuerò ad andare avanti con la stessa determinazione che mi ha accompagnata fin dall'inizio. Continuerò a lavorare, a studiare e a difendere con serenità e convinzione i valori in cui credo. Porterò con me ogni vostro messaggio. Grazie per la fiducia, per l'affetto e per avermi ricordato, ancora una volta, quanto sia prezioso sentirsi parte di una comunità umana capace di ascoltare, comprendere e sostenere".

Tones Teatro Natura 2026. Quando la roccia si fa palcoscenico ( GdM, di Stefano Nardelli)

 

In Val d’Ossola la roccia si fa palcoscenico

Dall'Aida immersiva al jazz, passando per rock e musica elettronica al Tones Teatro Natura 2026


Aida al Tones Teatro Natura 2026
Aida al Tones Teatro Natura 2026

C'è un luogo nel cuore della Val d’Ossola, a Oira di Crevoladossola, dove una ex cava dismessa si è trasformata in uno dei palcoscenici più singolari d'Italia. È il Tones Teatro Natura, e ogni estate ospita un cartellone che sfugge ad ogni definizione: opera lirica, elettronica, jazz, rock, danza e performance ambientali si alternano tra le pareti di pietra a picco sulle Alpi, dentro un teatro permanente all'aperto che la Fondazione Tones on the Stones — guidata dalla direttrice artistica Maddalena Calderoni — ha costruito con pazienza e visione dal 2020 in poi.

Il programma 2026, che si estende dal 26 giugno al 6 settembre, ha un cuore pulsante: l'Aida di Giuseppe Verdi, in scena il 24 e 25 luglio. Non si tratta di una messa in scena tradizionale: la produzione, realizzata in collaborazione con Lirica Tamagno, punta su un allestimento immersivo a quattro dimensioni, dove musica, arte, tecnologia e paesaggio si fondono in un rito collettivo. La direzione musicale è di Azzurra Steri, la regia di Renato Bonajuto, mentre la direzione creativa porta la firma di Maddalena Calderoni. Destinata a sorprendere sarà la danza aerea di ResExtensa, che si intreccia con la narrazione dell’opera verdiana trasportando il pubblico in un Egitto antico fatto di templi, deserti e visioni sacre.

Concerto al Tones Teatro Natura
Concerto al Tones Teatro Natura

Tutt'altro registro per l'apertura della stagione, il 4 luglio, quando la CM Orchestra — cinquanta musicisti, dodici coristi, vocalist e un repertorio che spazia dalla classica al rock progressivo — accoglierà sul palco Malika Ayane. La cantautrice milanese, formatasi al Conservatorio Verdi di Milano e nel coro della Scala, la si potrà ascoltare in una cornice sonora e visiva di grande suggestione. Destinato a chi ama i suoni del futuro è Nextones, dal 16 al 19 luglio: boutique-festival di riferimento europeo per la musica elettronica e i linguaggi digitali, con una lineup che quest'anno include il Premio Oscar Daniel Blumberg — compositore della colonna sonora del film The Brutalist di Brady Corbet — e la prima assoluta di Koppelia, nuova coproduzione di Tones on the Stones che intreccia danza digitale e musica con la compagnia Ariella Vidach e il producer Alessandro Adriani.

Il weekend del 1° e 2 agosto è invece dedicato al Mountain Sound Festival, che apre le porte al rock in tutte le sue sfumature: psichedelia, krautrock, shoegaze e post-punk, con band come Sabbia, Giöbia, The Underground Youth e Petrolio. Infine, il 5 e 6 settembre chiude la stagione l'Ossola in Jazz, con una selezione di musicisti tra i più interessanti del panorama nazionale ed europeo — da Evita Polidoro a Simone Locarni, da Arabella Rustico al collettivo Smallable Ensemble — con spazio speciale ai giovani talenti del jazz contemporaneo ed elettronico.

Marina, opera giovanile di Umberto Giordano inaugura il festival dedicato al grande compositore ( da Antenna Sud, di Antonella D'Avola)

 



Si è aperta a Foggia la prima edizione del Gio (Giordano International Opera) Festival, 

la rassegna dedicata al compositore foggiano Umberto Giordano, inaugurata con la prima

 esecuzione scenica mondiale di “Marina”, opera giovanile scritta nel 1888 quando

 l’autore aveva appena 21 anni e studiava al Conservatorio di Napoli.

Teatro “Umberto Giordano” tutto esaurito e pubblico numeroso anche all’esterno, 

dove è stato allestito un maxischermo per seguire la rappresentazione accolta da lunghi 

applausi. L’opera, rimasta per decenni nell’oblio e riproposta solo in forma di concerto

a Milano lo scorso anno, è stata allestita per la prima volta in versione scenica

 proprio a Foggia, con la regia di Giandomenico Vaccari, l’orchestra del Conservatorio

 di Foggia e il coro della Fondazione Teatro Petruzzelli di Bari diretti da Matteo Dal Maso. 

Il libretto di Enrico Golisciani ambienta il dramma in area balcanica, sullo sfondo del 

Montenegro, affrontando anche il tema dell’emancipazione femminile in un contesto 

patriarcale. Il festival proseguirà per 16 giorni con oltre venti appuntamenti

 tra musica, jazz, cinema, convegni e eventi diffusi anche nei comuni della provincia,

 da Biccari a Vieste, passando per Manfredonia e Peschici.

Chiusura il 20 giugno in piazza Cavour a Foggia con “Andrea Chénier” 

nell’allestimento del Teatro alla Scala firmato da Mario Martone, con orchestra e coro 

del Petruzzelli diretti da Gianna Fratta e un cast internazionale.

Bande Musicali. onore e vanto della Puglia di ieri e di oggi ( da Quotidiano di Puglia, di Eraldo Martucci)

 

La colonna sonora della Puglia e del Sud: il viaggio nella storia delle bande musicali

Libri e seminari: tre eventi nel Salento e a Bari per celebrare la tradazioni e la rivoluzione dei concerti bandistici nel Mezzogiorno


La banda musicale di Squinzano in una storica foto del 1929

“La banda è una forma di arte spontanea e popolare”: Pietro Mascagni definiva così i complessi bandistici, da lui stesso diretti a Cerignola. E sono state proprio le bande, in particolare nel Sud Italia durante le feste patronali, a permettere la diffusione della musica dei grandi compositori facendola conoscere a quanti non potevano permettersi un biglietto di teatro. Si deve non a caso al “re” della bacchetta Riccardo Muti la definizione della banda come “colonna sonora della Puglia”. Bande che conobbero il periodo di massimo fulgore tra la fine del Settecento e l’inizio del Novecento, spesso composte non da musicisti professionisti ma da artigiani, sarti, calzolai e militari in congedo.

A questo straordinario segmento della nostra vita musicale e sociale sono dedicati in questi giorni tre eventi fra Salento e Bari. Si inizia oggi con un doppio appuntamento salentino. A Squinzano, alle 19 a Villa Cleopazzo, verrà presentato il libro “Banda musicale e industria nella città della musica e del vino. Squinzano” a cura di Antonio Monte, architetto specializzato in archeologia industriale, e Giuseppe Spedicati, direttore del Conservatorio “Tito Schipa”. Volume realizzato dal Comune di Squinzano nell’ambito di un progetto cofinanziato dal Cuis. Dopo i saluti del sindaco Mario Pede, del presidente della Provincia Fabio Tarantino e del presidente del Conservatorio Luigi Puzzovio, interverrà Renato Covino, dell’Università di Perugia. Saranno presenti anche gli altri autori del saggio: Maria Dragone, Alexia Giannone, Antonella Guida e Franco Antonio Mastrolia. A coordinare l’evento il giornalista Roberto Schipa.

«Il libro parla delle tradizioni di Squinzano – sottolinea Spedicati – a partire da quella della produzione dell’olio e del vino, per cui è diventata famosa in tutto il mondo. E questa parte viene sviluppata con una ricerca storica e architettonica di tutti i frantoi e gli stabilimenti di produzioni. E poi si parla ovviamente della storica banda, nata nel 1876, e diventata celebre grazie a Ernesto e Gennaro Abbate. Noi come Conservatorio ci siamo occupati proprio di questo, approfittando del dottorato di ricerca e del Fondo “Abbate” di cui siamo proprietari. Aggiungo che nel libro ci sono anche due file audio che potranno essere ascoltati tramite un QR Code: sono due rarità dei fratelli Abbate che la nostra scuola di Strumentazione per banda ha arrangiato per una moderna orchestra di fiati. È solo un anticipo del cd dedicato ai due fratelli Abbate e all’altro compositore squinzanese Nino Ippolito, che uscirà a breve».

Sempre oggi, alle 18.30 presso il Palazzo del Principe di Muro Leccese, ci sarà la giornata di studi “Il futuro delle Bande. Tra memoria storica e nuove prospettive musicali”. L’evento, ideato e coordinato da Christian Andrea Bevilacqua, dottorando di ricerca presso il Conservatorio di Musica “Tito Schipa” di Lecce e docente di Storia della Musica ed Etnomusicologia presso l’Università del Salento, nasce con «l’obiettivo di promuovere un confronto pubblico sul patrimonio bandistico salentino, interrogandosi non soltanto sulla sua storia, ma anche sulle prospettive future». Interverrà, tra gli altri, Leonardo Laserra Ingrosso, direttore della Banda Musicale della Guardia di Finanza, una delle più prestigiose istituzioni musicali del Paese.

Infine, dalle 15 alle 18 di martedì 9 giugno nel Salone dell’Organo del Conservatorio “Piccinni” di Bari, ci sarà il seminario “Origini, pratiche e circolazione delle bande musicali nell'Italia meridionale dell’Ottocento”, a cura di Annamaria Bonsante, musicologa e docente di Storia della Musica. Si parlerà anche di come il linguaggio “bandistico” del Mezzogiorno preunitario entra con forza nell’orchestra del melodramma ottocentesco. Molti grandi compositori introdussero infatti nelle loro opere la presenza della banda: Bellini nella “Norma”, Beethoven in “Fidelio” e Verdi nell’“Aida”. Lo stesso Verdi la utilizza nel “Macbeth” per annunciare l’arrivo del re Duncano. E prima ancora Berlioz e Spontini, nel secondo atto dell’“Agnese di Hohenstaufen”. E nel Novecento Hindemith e Stravinskij.

Italia paese della musica (?) Il caso di Ettore Pagano, violoncellista, 1° premio a Bruxelles (da Connessiall'opera.it). Nostro commento

 

Il violoncellista Ettore Pagano trionfa al “Queen Elisabeth”. Ma l’Italia guarda altrove

Il 30 maggio 2026 il violoncellista romano Ettore Pagano ha scritto una pagina di storia della musica italiana. A soli 23 anni ha vinto il primo premio del Queen Elisabeth Competition di Bruxelles, una delle competizioni musicali più prestigiose e selettive al mondo. Eppure la notizia, finora, è passata quasi inosservata. Al di fuori dei circuiti specializzati, la vittoria di Pagano ha ricevuto un’attenzione limitata da parte dell’informazione nazionale e dei media generalisti.

E dire che il successo di Pagano è il risultato di una prova di altissimo livello. Nella finale alla Salle Henry Le Boeuf di Bruxelles il giovane musicista ha affrontato la monumentale Sinfonia concertante op. 125 di Sergej Prokof’ev, una delle pagine più impegnative del repertorio violoncellistico, accanto a Four Odes to the Tidings of Flowers della compositrice Fang Man, brano contemporaneo commissionato appositamente per questa edizione del concorso. Una sfida che richiede tecnica, resistenza, personalità interpretativa e capacità di confrontarsi tanto con un capolavoro del Novecento quanto con la musica del presente. Un risultato che testimonia un livello artistico straordinario e una maturità rara per un musicista della sua età.

Se un atleta italiano avesse deciso una finale di Champions League, conquistato uno Slam tennistico o ottenuto una medaglia in una grande competizione internazionale, la sua impresa avrebbe monopolizzato titoli, servizi televisivi e dibattiti. Politici e opinionisti si sarebbero affrettati a celebrarne il successo come simbolo dell’eccellenza nazionale. Ma Ettore Pagano è un violoncellista. Il suo campo di gioco è il palcoscenico, il suo strumento un archetto. Dietro questa vittoria non ci sono novanta minuti di gara, ma anni di studio, disciplina e ricerca artistica. Un percorso che la giuria internazionale del Queen Elisabeth Competition ha premiato assegnandogli anche l’utilizzo per quattro anni del prezioso violoncello Goffriller “Casals” del 1733.

La vicenda pone una domanda inevitabile: perché un’eccellenza italiana capace di imporsi ai massimi livelli mondiali nel proprio settore continua a occupare uno spazio così ridotto nell’informazione nazionale? La limitata risonanza che ha accompagnato questa vittoria sembra confermare una gerarchia consolidata delle notizie, nella quale la cultura resta spesso confinata in una sorta di serie B mediatica. Eppure il successo di Pagano rappresenta esattamente ciò che il Paese dice di voler valorizzare: talento, formazione, merito e riconoscimento internazionale.

In un’epoca in cui si discute continuamente di fuga dei cervelli e di giovani costretti a cercare fortuna all’estero, colpisce la scarsa attenzione riservata a chi, restando nel proprio percorso di studio e crescita, raggiunge il vertice mondiale della propria disciplina. Ettore Pagano non è una celebrità televisiva e non riempie gli stadi. È, semplicemente, uno dei musicisti più promettenti della sua generazione. E il fatto che una vittoria di questa portata fatichi a diventare una notizia nazionale racconta forse qualcosa non su di lui, ma sul modo in cui il Paese riconosce il valore.

Photo: Daniele Barraco

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COMMENTO
Molti anni fa, negli Ottanta, Mario Brunello vinse uno dei più importanti Concorsi internazionali di violoncello, il Ciaikovskij di Mosca. Una breve notizia sui giornali e  il mondo musicale italiano indifferente verso di lui. Allora, non oggi, noi scrivemmo duramente sulla rivista che dirigevamo, Piano Time.
 Dovettero passare anni prima che il suo grande talento fosse riconosciuto, e lui venisse richiesto delle grandi istituzioni, fino al punto che oggi, chissà se riesce ancora a fare bene il suo mestiere giacchè parte delle sue energie sono destinate alla direzione artistica di ben due importanti festival.
Accade la stessa cosa oggi con Ettore Pagano, come qualche anno fa con Gibboni, vincitore del Paganini.
Alcuni giorni fa abbiamo sottolineato come Chailly nei suoi Concerti per Milano, preferisca rivolgersi a solisti giovani e bravi stranieri, giovani e bravi quanto questi due italiani. Perchè allora non sceglie gli italiani?
La stampa non si cura dei grandi successi italiani in ambiti che non siano quelli sportivi od economici; ma è anche vero che il mondo musicale italiano, le grandi istituzioni, fanno altrettanto , è distratto ed anche lento, attende talvolta anni, prima di prenderne atto.
 Anche in un altro campo, quello della direzione d'orchestra ci sono giovani italiani che hanno grande successo all'estero, ma di cui in Italia si parla pochissimo, preferendo, la stampa correre appresso ad una direttrice giovane bella, di destra, ma scarsa.  ( Pietro Acquafredda) 

Vicenza in Lirica 2026. Programma ( da Connessiall'opera.it)

 

Vicenza in Lirica 2026: Nozze, Barbiere, Filosofo e L’Orfeo tra Olimpico e territorio

Il Festival “Vicenza in Lirica – Contesti”, ideato e promosso da Concetto Armonico APS con la direzione artistica di Andrea Castello, raggiunge nel 2026 la quattordicesima edizione e propone un programma che si sviluppa dal 21 agosto al 20 settembre tra il Teatro Olimpico di Vicenza e numerosi luoghi storici del territorio. Al centro della manifestazione restano l’opera lirica, la formazione dei giovani artisti e il dialogo con istituzioni musicali, scuole e realtà culturali locali.

L’apertura del cartellone “fuori le mura” è prevista il 21 agosto alle 21 al Castello della Villa di Montecchio Maggiore (Castello di Romeo), con Le nozze di Figaro di Mozart in versione semiscenica, produzione del Festival. In caso di maltempo lo spettacolo sarà recuperato il 22 agosto. Sul palco Said Gobechiya nel ruolo del Conte di Almaviva, Erica Artina come Contessa, Claudia Mavilia (Susanna), Ignas Melnikas (Figaro), Elisabetta Ricci (Cherubino), Maria Viviani (Marcellina), Huigang Liu (Bartolo), Fabio Sabadini (Basilio e Don Curzio), Agnese Funari (Barbarina) e Alberto Spadarotto (Antonio). L’esecuzione sarà affidata all’Orchestra dei Colli Morenici e al Coro Voc’è diretto da Alberto Spadarotto.

L’anteprima del festival si terrà il 5 settembre al Teatro Olimpico in collaborazione con Vicenzaoro. Protagonista la musica di Antonio Vivaldi con Le quattro stagioni, eseguite dalla Venice Chamber Orchestra con Matteo Marzaro violino solista.

L’inaugurazione ufficiale della quattordicesima edizione è fissata per il 6 settembre alle 21 al Teatro Olimpico con la Petite Messe Solennelle di Gioachino Rossini nella versione orchestrale. Interpreti Carmela Remigio, Daniela Barcellona, Luis Magallanes e Luca Pisaroni, affiancati dal Coro Iris Ensemble diretto da Marina Malavasi. Sul podio dell’Orchestra di Padova e del Veneto salirà Alessandro Vitiello.

L’11 settembre il festival proporrà due appuntamenti. Alle 17, all’Oratorio di San Nicola, si terrà il concerto dei partecipanti alla masterclass di Barbara Frittoli, con un programma dedicato ad arie e duetti mozartiani. Alle 21, nella Cava de’ Cice di Zovencedo, il cartellone Vicenza in Lirica fuori le mura presenterà un concerto dedicato a Ennio Morricone con l’ensemble dell’Orchestra dei Colli Morenici.

La nuova produzione operistica dell’edizione 2026 sarà Il barbiere di Siviglia di Rossini. Le recite sono in programma al Teatro Olimpico il 12 settembre alle 20.30 e il 13 settembre alle 19, mentre la prova generale aperta al pubblico si svolgerà il 10 settembre alle 20.30. Protagonisti saranno i vincitori del Concorso lirico Tullio Serafin 2026. La parte corale sarà affidata al Coro Voc’è preparato da Alberto Spadarotto, mentre l’Orchestra del Conservatorio “Arrigo Pedrollo” di Vicenza sarà diretta da Marco Titotto. La regia è firmata da Natale De Carolis, le scene da Matteo Corsi e i costumi dalla sartoria Elia Baccarin. Trucco di Rosanna Carollo, parrucco di Gb Parrucchieri e light design di Alessandro Mengoli. Confermata inoltre la collaborazione con Verona Accademia per l’Opera Italiana per alcune figure artistiche legate ai settori regia e costumi.

Il programma al Teatro Olimpico si concluderà il 14 settembre alle 20.30 con Il filosofo di campagna di Baldassare Galuppi, produzione del Conservatorio “Agostino Steffani” di Castelfranco Veneto. Interpreti Nicola Zambon (Nardo), Ginevra Brogio (Lesbina), Maria Viviani (Eugenia), Timoteo Bene Junior (Rinaldo) ed Enrico Rinaldo (Don Tritemio). L’Orchestra del Conservatorio “Agostino Steffani” sarà diretta da Massimo Donadello, con la regia di Marco Bellussi.

La conclusione del festival è prevista il 20 settembre alle 17 a Villa Pisani Bonetti di Bagnolo di Lonigo con L’Orfeo di Claudio Monteverdi, in collaborazione con il Sabbioneta Chamber Opera Festival – Residenze. Lo spettacolo coinvolgerà i partecipanti al corso di perfezionamento tenuto da Sara Mingardo. La mise en espace sarà curata da Cesare Scarton, con costumi di Giampaolo Tirelli...

Uno degli elementi caratterizzanti della manifestazione rimane l’attenzione ai giovani artisti. Il coinvolgimento dell’Orchestra del Conservatorio “Arrigo Pedrollo” di Vicenza, degli studenti e degli artisti del Conservatorio “Agostino Steffani” di Castelfranco Veneto e dei vincitori del Concorso lirico Tullio Serafin si inserisce in una strategia che punta a valorizzare i talenti emergenti all’interno di produzioni professionali. In quest’ottica si conferma anche la presenza del soprano Barbara Frittoli, che seguirà le attività formative del festival, tra cui l’Opera Studio dedicata al Barbiere di Siviglia e le masterclass di canto lirico.

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Accanto agli appuntamenti di settembre, la programmazione prevede inoltre un concerto benefico nel mese di novembre a favore della Fondazione Pirani Cremona di Bassano del Grappa.

Informazioni e programma completo sono disponibili sul sito del festival www.vicenzainlirica.it – i biglietti possono essere acquistati tramite Vivaticket o attraverso la biglietteria della manifestazione.