Con questa dichiarazione, esplicita come quelle che caratterizzano il progetto egemonico del capo della destra suprematista occidentale, Trump aiuta noi stessi a capire qual è il livello dello scontro globale, e chi ne siano oggi i protagonisti. L’attacco a papa Leone da parte dell’attuale presidente degli Stati Uniti, è stato anticipato in questi mesi da una miriade di atti concreti, messi in campo dalla Casa Bianca, compiuti contro la Chiesa e i suoi membri, sia a livello locale che internazionale. Dalle schedature e arresti di sacerdoti e suore attivi nella comunità in lotta di Minneapolis (ma anche a San Francisco, Chicago, San Diego, e molte altre) fino alla convocazione con minacce del nunzio apostolico al Pentagono. Passando per l’incursione a Roma di Thiel, che con la sua teoria sull’“Anticristo”, mirava ad indicare proprio il papa americano come il bersaglio grosso.
Il tema è la guerra: la sua legittimazione morale, genocidi compresi, si rende necessaria per il potere costituito, nel momento in cui essa si colloca fuori da ogni diritto. Ma il “diritto” è frutto esso stesso di una composizione molteplice: la forza per negoziarne i contorni e imporne il rispetto, e la morale che proviene da qualcosa che sta oltre l’umano, che si forma e si ispira alla “giustizia” che appunto umana non può essere. Antigone, per citare un classico, ce lo ricorda ogni volta da millenni. Ora, distruggendo il diritto pre esistente, attraverso il rapporto di forza, il potere che vuole dominare il mondo, ha bisogno però di ripristinare una fonte primaria della legittimità, che poi deve essere usata per passare da legittimazione a legge, e dunque ad un nuovo diritto. Quella etica e morale, quella che rivolge lo sguardo alla dea giustizia e ad essa dunque dichiara di ispirarsi, Trump, e la destra suprematista globale, vanno a scavare molto prima dell’illuminismo: puntano a quella che in Occidente è stata chiamata “cristianità’”, e dunque puntano al suo libro mastro, il Vangelo.
Trump attacca papa Leone per le sue critiche alla guerra in Iran
Il problema è il Nuovo Testamento, non certo il Vecchio, pieno di un Dio “signore degli eserciti” del tutto compatibile secondo i Trump col nostro mondo, con le parabole di sangue contemporanee della guerra globale. Il problema, e qui la straordinaria occasione per i cristiani, è ancora una volta Gesù di Nazareth. Esattamente come lo fu duemila anni fa. Bisogna piegare la morale, i principi ed i valori che derivano dal suo insegnamento, perché diventino funzionali al potere nel suo tentativo di distruggere il diritto per ricostruirne uno nuovo, del terzo millennio, che sia espressione dei nuovi rapporti di forza da imporre attraverso le guerre, fino a quelle di sterminio (le guerre che secondo Kant, si muovono al di fuori del diritto). Mentre molti di noi si appassionavano al tema se il papa della chiesa cattolica era fotogenico o meno, se sia un buon maneggiatore dei media, se sia estroverso o timido, se sia bravo in televisione o una frana, il livello dello scontro si dispiegava, tra i vertici del potere politico umano, e i vertici degli eredi dei seguaci di Gesù di Nazareth. Il Vangelo e la sua interpretazione “materiale”, (trascendenza e immanenza, come si fa a separarle ? Toni Negri, cit.) sono per l’occidente in primis, ma per tutto il pianeta e lo spazio universale come ovvia conseguenza, sono la posta in gioco. Legittimare attraverso una nuova morale pre-cristiana, la guerra fuori e contro il diritto esistente, equivale a creare una fonte di legittimazione morale indispensabile per poter “consolidare” le conquiste sul campo. Che innanzitutto sono quelle relative, come sempre accade, ad azioni di forza “contra-legem”, che agiscono cioè forzando i limiti sulla base della forza.
Questo vale sempre, dal basso e dall’alto: se si vogliono imporre nuove regole, nuovo diritto, bisogna forzare quello che esiste. Non esiste il “diritto” degli uomini già dato, disceso da Dio. Quello di Dio, gli uomini manco sono capaci a sfiorarlo, nemmeno possono comprenderlo tanto è altrove. Esiste il diritto che si produce a partire dai rapporti di forza da un lato, combinati al principio morale e materiale della giustizia, che degli uomini non è. Una delle fonti imprescindibili per la nostra cultura occidentale per definire la seconda componente di ciò che è diritto e che poi diventa legge, sta proprio in quel libro, in quella storia del condannato alla morte in croce perché portatore di una ribellione nuova, i cui principi e i cui valori sono stati generati da tre anni di predicazione ed azione nel cuore del Mediterraneo, cioè nel cuore del mondo di allora, in seno all’Impero Romano. Da allora la chiesa si è sempre trovata in situazioni come queste: spesso, fatta da uomini (e qui intendo i maschi proprio ) come è, ha abdicato al suo ruolo di portatrice di quella ribellione, ed è diventata dama di compagnia di Pilato, Cesare e dei loro legionari. Per farlo ha dovuto accettare di piegare il Vangelo alle logiche del potere, riducendolo ad una “novella”, per niente “buona” per esseri umani ridotti alla schiavitu’ da parte di ogni potere. O fatti a pezzi in nome di Dio.
Padre Antonio Spadaro, a commento di ciò che sta accadendo in questo tempo e in questo mondo, aiuta a comprendere che quello della Chiesa non può essere un “contropotere” per come lo intendiamo in senso rivoluzionario: “È qui che emerge la forza morale della Chiesa. Non come contro-potere, ma come spazio in cui il potere viene giudicato da un criterio che non controlla. Leone non risponde sul terreno della polemica, e proprio per questo resta fuori dalla presa. È libero. E quella libertà, disarmata e disarmante , è forse ciò che più inquieta. E, nello stesso tempo, ciò che più conta.” Dunque lo scontro non può essere inteso come scontro tra “poteri”, nemmeno se a uno diamo l’aggettivo di ingiusto e brutale, e all’altro quello di buono e fraterno. Non esistono poteri buoni. Lo scontro è sulla libertà di uno spazio che giudica il potere senza esserne condizionato, con criteri che esso non può controllare. “Siamo nel mondo ma non del mondo” (Giovanni 17,14-16). La destra suprematista per questo motivo non può che essere da Washington a Tel Aviv, una destra “messianica”. Compiere atrocità in nome di un mandato spirituale e dunque morale, è sempre stato un esercizio umano. Ma non solo legato a fattori motivazionali: la morale che si forma a partire dalle azioni e dalla produzione di senso in cui vengono collocate, servirà a costruire un nuovo diritto. E’ parte del processo costituente della guerra, solo attraverso l’esercizio della forza non può avvenire nessun processo costituente.
L’obiettivo dei nuovi oligarchi dunque, non è semplicemente quello di dominare qui ed ora, ma di dominare nei secoli. Solo attraverso questa visione prospettica, eterna, potranno dominare qui ed ora. Per averla, questa visione, bisogna dunque andare fino al Vangelo. Bisogna che quella “seconda parte” della Bibbia, venga reinterpretata ancora una volta, per non diventare un problema per chi vuole il dominio del mondo. Quale lotta più “biopolitica” di questa dunque? Mantenere la Chiesa come “spazio non controllabile” dal potere e da chi ha il potere di imporre un nuovo diritto attraverso la forza, ma non ha il potere di imporre una nuova morale legata ad essa, è il punto critico dello scontro in atto. Il livello tra i più alti in occidente e nel mondo. Se questo spazio libero si mantiene, diverrà infatti anche il luogo della “cospirazione del bene”: ho sperimentato con Francesco cosa vuol dire, materialmente oltre che spiritualmente. Ma lo sanno bene in ogni angolo degli Stati Uniti, dell’America Latina, del Libano e di Gaza, cosa può diventare uno spazio così. Anche per chi, opponendosi, esercita le pratiche di un contropotere.
Capire il livello dello scontro, aiuta a capire anche la natura della guerra, o la differenza (sulla quale dovremmo ritornare ad indagare) tra Occidente ed Europa. Chi l’ha detto infatti che il declino dell’Occidente sia una cattiva notizia per una Europa come spazio politico non omologato? E chi ha detto che questo separarsi dai destini di ciò che ha le sembianze di un Impero decadente in mano ad una tecnoplutocrazia, sia un male per la moltitudine di sfruttati ed oppressi che popolano un continente sempre zittito dalla voce del padrone atlantico che alleva codardi vassalli nelle burocrazie dell’Unione? Intanto la Chiesa per ora regge: papa Francesco aveva visto questo livello, papa Leone lo sta agendo. E mentre la Casa Bianca celebrerà il suo nuovo 4 Luglio in un party di assassini che somiglierà a un film horror, Leone sarà a Lampedusa lo stesso giorno: un messaggio chiaro, che è parte di questo scontro in atto. Ci saremo anche noi con lui.
Donald Trump: "Sono scioccato da Meloni, pensavo avesse coraggio invece mi sbagliavo"
Replica di Trump alle dichiarazioni sul Papa di Meloni in un'intervista al Corriere della Sera: "È lei che è inaccettabile"
"Sono scioccato da lei. Pensavo che avesse coraggio, mi sbagliavo". Donald Trump attacca direttamente Giorgia Meloni in una telefonata con il Corriere della Sera. Il giudizio segna una rottura evidente rispetto ai toni di poche settimane fa, quando la premier italiana veniva descritta come un’alleata affidabile.
Il punto, per Trump, è la posizione italiana sul conflitto e sul dossier iraniano. "Non vuole aiutarci a sbarazzarci dell’arma nucleare", dice, accusando Roma di voler restare ai margini mentre gli Stati Uniti si assumono il peso delle operazioni
Non bastano il durissimo attacco a Papa Leone e il post in cui – con l’aiuto dell’AI – appare come un moderno Gesù Cristo, per spingere lo psichiatra Claudio Mencacci a parlare di ‘sindrome del Salvatore’ per il presidente Usa Donald Trump. “I rapporti tra Papato e Stati Uniti non sono mai stati molto brillanti, una ruggine antica. In pratica, le relazioni migliori risalgono a Giovanni Paolo II e Ronald Reagan, uniti dal contrasto all’Unione Sovietica”, ricorda ClaudioMencacci, psichiatra e presidente della Società italiana di neuropsicofarmacologia, parlando con LaSalute di LaPresse.
“Poi negli anni ci sono stati alti e bassi. Con Papa Francesco i rapporti erano già tesi, ma certo lo scontro così franco è più recente. Per gli Stati Uniti il Cattolicesimo è sempre stato un problema politico e adesso il nervo è decisamente scoperto, non a caso con un Papa americano. La frizione è fra due visioni del mondo diverse: dal lato del Vaticano c’è un’etica che chiede di superare gli interessi nazionali per un universalismo che passa attraverso il superamento delle diseguaglianze. Dall’altra parte in questo momento prevale in Donald Trump una visione all’insegna del sovranismo” a 360 gradi, riflette Mencacci.
L’AI e il post di The Donald nei panni del Salvatore
Poi c’è il fatto di presentarsi, con l’aiuto dell’AI, nelle vesti di Gesù. In un ormai celebre post sul suo social Truth, Donald Trump indossa una tunica candida e un mantello rosso, posa la mano da cui sprigiona una luce su un malato ed è circondato da soldati, infermieri e persone in preghiera. Nell’altra mano tiene una sfera luminosa, e alle sue spalle compaiono la bandiera degli Stati Uniti, l’aquila, la Statua della Libertà, una figura alata con una corona, soldati e aerei.
“Io sono molto cauto nell’attribuire problematiche psicopatologiche a Donald Trump: credo che non ci aiuti, anzi per certi versi ne aumenti l’imprevedibilità. Resto invece convinto che dietro ci sia una strategia. Certo, un pizzico di megalomania non si può negare, come pure la fatica ad ammettere eventuali errori. Ma credo che alla base di tutto ci sia una strategia che si fonda su una personalità molto assertiva, che agisce con un piglio molto aggressivo, ritenuto efficace”, dice Mencacci.
Diffondere incertezza e paura
Questo anche perché lo psichiatra non rileva segni di sofferenza. “Fondamentalmente gli aspetti della patologia fanno soffrire un individuo e ne compromettono la capacità di prendere decisioni. Ma se c’è una cosa che non vediamo con Donald Trump è proprio questa. L’operazione del presidente Usa è chiara: diffondere incertezza e paura, con l’obiettivo di ottenere rapidamente vantaggi. Insomma, ogni sua scelta punta a capire sempre fin dove arriverà l’altro”.
Anche se questa volta, dall’altro lato, c’è Papa Leone. “In un periodo in cui gli Usa puntano al sovranismo, il timore che il Vaticano influenzi la politica americana resta. E certo Donald Trump non è il primo presidente a fare una scelta netta. Non dimentichiamo che, per rassicurare l’elettorato, lo stesso John F. Kennedy (primo presidente cattolico degli Stati Uniti, ndr) difese fermamente la separazione tra Chiesa e Stato, sostenendo che la sua fede religiosa non avrebbe condizionato le sue decisioni pubbliche”. Insomma, le affermazioni (e le immagini) di oggi hanno “una lunga storia alle spalle”, chiosa Mencacci.