sabato 14 marzo 2026

Giorgianni, scherza con chi ti pare, ma lascia stare 'i santi'. L'ex magistrato, che si vede non ha nulla da fare, crede di poter invalidare l'elezione di Leone XIV ( da Il Messaggero, di Franca Giansoldati)

 

«L'elezione di Leone XIV potrebbe essere invalida», l'ex magistrato no-vax Giorgianni invia un parere pro veritate in Vaticano a Parolin© Ap

Durante la pandemia Angelo Giorgianni ha condotto una strenua battaglia no-vax presentando un esposto alla Commissione Europea, ora l'ex magistrato sospeso dal Csm e già ex sottosegretario all'Interno con l'allora governo Prodi (con delega per gli affari di culto), ritiene che l'elezione di Leone XIV sia da invalidare. I dubbi gli sono venuti quando ha letto che un cardinale elettore è stato trovato nella Sistina in possesso di un cellulare. Cosa ovviamente vietatissima secondo la costituzione apostolica Universi Dominici Gregis, al punto da rischiare di invalidare il voto. Così Giorgianni ha preso carta e penna e ha scritto un parere pro veritate al segretario di Stato, il cardinale Parolin per evidenziare due anomalie. «Il fatto che dopo l'extra omnes sia stato trovato addosso a un porporato nella Sistina un celefono cellulare» come è riportato in un libro di recente pubblicazione e mai smentito dal Vaticano. La seconda questione sollevata riguarda il numero degli elettori.

Stavolta il conclave che ha eletto il primo Papa americano era effettivamente super affollato, con 135 elettori, andando ben oltre il numero consentito dai limiti costituzionali che sono fissati ad un massimo di 120 cardinali. Anche in questo caso Giorgianni ha rammentato  i fondamenti canonici dell'elezione pontificia sollecitando i vertici del Vaticano a dare una valutazione canonica alla luce dei dubbi affiorati. Le domande che pone nel suo parere riguardano la potestà pontificia a suo dire evidentemente azzoppata. Il filone della legittimità elettorale conclavaria per Giorgianni deve essere un tema particolarmente importante visto che anche sulle dimissioni di Benedetto XVI era intervenuto per domandare una valutazione giuridica sul conclave che poi elesse Bergoglio nel 2013. 

Sull'elezione di Leone XIV, tuttavia, al di là dei dubbi dell'ex magistrato, non vi sarebbero ombre, almeno stando alle procedure adottate sia prima che durante il voto. Prima delle elezioni, durante le Congregazioni Generali, i cardinali risolsero con una votazione comune l'ostacolo dell'eccessivo numero di elettori, disponendo per tutti il diritto di partecipare all'elezione. «Circa i Cardinali elettori, la Congregazione ha rilevato che Sua Santità Papa Francesco, creando un numero di Cardinali superiore ai 120, come stabilito dal numero 33 della Costituzione Apostolica Universi Dominici Gregis di San Giovanni Paolo II, del 22 febbraio 1996, nell’esercizio della Sua suprema potestà, ha dispensato da tale disposizione legislativa, per cui i Cardinali eccedenti il numero limite hanno acquisito, a norma del numero 36 della stessa Costituzione Apostolica, il diritto di eleggere il Romano Pontefice, dal momento della loro creazione e pubblicazione». Quanto alla questione del telefonino individuato subito dalle sofisticate apparecchiature di schermatura che erano state allestite nel Palazzo Apostolico, venne requisito immediatamente al cardinale sbadato, pare uno dei più anziani, e così tutto si risolse in una ventina di minuti facendo filare liscio le votazioni fino alla fumata bianca del giorno successivo. 

TRUMP: iRAN SCONFITTO , VUOLE ACCORDO CHE NON GLI CONCEDERO'. Il presidente USA 'si gira i film' da solo, mandatelo agli OSCAR (Euronews, italiano)

 

Trump: "L'Iran è stato completamente sconfitto e vuole un accordo che io non accetterò". Nella notte esplosione in una scuola ebraica di Amsterdam

«L'Iran è completamente sconfitto e vuole un accordo - ma non un accordo che io accetterò». Lo annuncia il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, su Truth aggiungendo che «i media delle fake news odiano riportare i successi che l’esercito statunitense ha ottenuto contro l’Iran».

Esplosione in una scuola ebraica di Amsterdam

Un’esplosione si è verificata in nottata presso una scuola ebraica ad Amsterdam, nel quartiere Amsterdam-Buitenveldert: lo ha reso noto la sindaca Femke Halsema, citata dall’agenzia di stampa olandese Anp. Halsema ha parlato di un «atto di aggressione» deliberato contro questa scuola, aggiungendo che i danni provocati dall’esplosione «sono stati limitati». La polizia sta analizzando riprese di telecamere di sorveglianza in cui si vedrebbe l’individuo sospettato di aver fatto esplodere l’ordigno.

L'attacco nella capitale olandese rivendicato da un gruppo islamico

Un gruppo islamico ha rivendicato l’attacco di questa mattina a una scuola ebraica di Amsterdam, pubblicando un video che sembra mostrare l’esplosione di un ordigno. Lo riferisce Times of Israel, facendo riferimento a un filmato postato dall’Islamic Movement of the Companions of the Right'.

Il gruppo estremista di recente formazione è stato anche collegato a diversi altri attacchi antisemiti negli ultimi giorni, tra cui un’esplosione simile avvenuta ieri fuori da una sinagoga a Rotterdam, che ha causato un breve incendio e danni all’edificio, e per la quale sono stati arrestati quattro sospetti dalla polizia olandese.

Hamas all'Iran: "Cessare gli attacchi ai Paesi vicini"

Hamas ha esortato il suo alleato Iran a cessare gli attacchi contro i Paesi vicini del Golfo come risposta agli attacchi israelo-statunitensi. «Pur affermando il diritto della Repubblica islamica d’Iran a rispondere a tale aggressione con tutti i mezzi possibili - afferma il movimento islamico su Telegram -, in conformità alle norme e al diritto internazionale, il movimento invita i suoi fratelli in Iran a non prendere di mira i vicini».

Israele pianifica una grossa operazione terrestre in Libano

Israele pianifica «una massiccia invasione terrestre» del sud del Libano, con l’obiettivo di "prendere il controllo» dell’area delimitata a nord dal fiume Litani e di «smantellare l’infrastruttura militare di Hezbollah": lo riferisce Axios, citando diversi funzionari israeliani e statunitensi. L’intervento programmato da Israele, aggiunge lo stesso media, potrebbe costituire la «più grande invasione terrestre" di questo Paese in territorio libanese dal 2006.

Presidenza Trump: la DISASTROSA portata storica ( da Corriere della Sera, di Mario Platero)

 

Trump e l'appuntamento con la Storia: perché ha deciso di attaccare ora (rischiando tutto)

 Donald Trump ha finalmente parlato a lungo e non in pillole, ieri notte: ha rassicurato i mercati, ha aperto alla Cina, ha ringraziato Putin per avergli proposto di mediare sull’Iran, ma gli ha cortesemente chiesto di pensare prima a chiudere la guerra con l’Ucraina

Eppure, in questa conferenza stampa serale non gli sono state fatte alcune domande chiave: come mai ha mancato alla promessa centrale della sua campagna elettorale, di non fare più guerre e di essere il Presidente della pace? Come mai ha scelto coscientemente di irritare il popolo MAGA, i democratici e l’opinione pubblica in genere – cioè tutti - cosa poco saggia in vista delle elezioni di metà mandato che saranno vinte, almeno alla Camera, quasi certamente dai democratici? 

Queste domande sono chiave perché nessuno ancora ha spiegato come mai il Presidente abbia scelto di imbarcarsi in questa guerra che, lo si sapeva a priori, potenzialmente lo avrebbe danneggiato sul piano della politica interna. È questo uno dei tanti aspetti contradditori della sua scelta, ma certamente il più importante. E negli ambienti politici a Washington c’è una risposta che comincia a prendere corpo, soprattutto ora, che la furia dei MAGA ha raggiunto l’apice della protesta con le urla del fanatico Nick Fuentes: ha accusato Trump di aver tradito la piattaforma «America First» e ha addirittura implorato i suoi compagni della destra attivista di votare per i democratici a novembre per punire il tradimento di Trump «e chi pensa solo agli interessi economici di politici corrotti». 

La cosa non ha neppure sfiorato Trump. Nel suo intimo, opportunista di sempre, il leader americano ha concluso che ormai gli restano poco meno di tre anni di presidenza, che chiuderà il suo mandato nel gennaio del ’29 a quasi 83 anni e che per lui – imminente (o di fatto) «lame duck» - diventa prioritario su tutto dare corpo a quella che è la sua più importante ossessione: lasciare un segno tangibile e chiaro nella storia del paese e mondiale, distruggere un nemico storico degli Stati Uniti, chiudere una partita che si è aperta quasi 50 anni con insulti, attacchi, sequestri, destabilizzazione regionali e mondiali che Washington ha sempre sopportato, senza reagire mai con durezza. L’unico tentativo militare concreto fu l'operazione di Jimmy Carter, Operation Eagle Claw, il 24 aprile del 1980 per liberare 54 ostaggi americani in mano del nuovo regime degli Ayatollah. Operazione che si chiuse con un clamoroso  fallimento e la morte di otto soldati americani. Di più, Trump ha cambiato il paradigma nei rapporti di forza sul piano internazionale, spostando l’attenzione sui «nemici» dal contesto multilaterale agli alleati e riportando gli Stati Uniti di nuovo «in controllo».

L’ambita portata «storica» della sua presidenza, prioritaria e centrale (che coincide con il suo innato narcisismo) oggi prevale su tutto, sugli interessi dello stesso partito repubblicano e certamente su quelli del MAGA e giustifica questo suo attacco contro l’Iran in questo momento particolare. Risponde anche a chi analizzando l’attacco all’Iran, lo accusa di incoerenza, improvvisazione, dilettantismo e di esporci tutti al rischio massimo di una possibile Terza Guerra Mondiale, fino a incoraggiare un terrorismo strisciante nel mondo, la distruzione delle economie del Golfo e così via. 

È stato anche detto che Trump ha attaccato ora per distogliere l’opinione pubblica dallo scandalo Epstein, per cercare di recuperare consensi cercando la solidarietà dell’elettorato in un momento di guerra; per superare le critiche per la debolezza dell’economia che non soddisfa la gran parte degli americani o per aver ceduto alle pressioni di Nethanyahu. E si potrebbe continuare. 

In realtà Trump, che pure ha un suo lato autodistruttivo, non poteva essere così superficiale: i documenti Epstein non saranno dimenticati, il prezzo del greggio ha già aumentato il costo del carburante alla pompa di benzina e non può che irritare gli americani, soprattutto non può non sapere che le guerre, soprattutto quelle per scelta, come questa, e non necessarie, non prevalgono sulla preoccupazione principale per gli americani e cioè l’economia. Per quanto breve – e ieri Trump ha detto che molti degli obiettivi sono stati raggiunti in anticipo – la guerra continuerà di certo qualche settimana. 

Se il prezzo del greggio che si è già ridotto, resterà attorno ai 100 dollari avrà un impatto sull’economia e sulla crescita. Soprattutto sull’inflazione.

Persino il suo prescelto alla guida della Federal Reserve, Kevin Warsh, difficilmente potrà abbassare i tassi con un’inflazione ancora attiva. 

Tutte le varie interpretazioni che hanno cercato di spiegare la guerra di Trump contro l’Iran appaiono dunque persino più incoerenti delle apparenti incoerenze presidenziali. Ed ecco che Trump oggi, dietro questo suo apparente scivolare via davanti a ogni cosa, negare l’evidenza ( come il bombardamento per sbaglio della scuola per ragazzine) appare più imprescrutabile che mai. 

Se osserviamo il quadro complessivo, l’idea che potesse esserci un disegno dietro l’apparente caos e mancanza di una annunciata visione strategica comincia a spuntare. Un esempio ce lo ha dato Paolo Valentino su queste pagine quando ha ricordato che Mosca ha di fatto perso o sta perdendo senza reagire o intervenire tre capisaldi chiave del suo potere internazionale

Prima ha abbandonato il dittatore siriano Assad al suo destino offrendogli solo un esilio dorato in Russia piuttosto che un aiuto concreto. Poi ha assistito alla caduta di Maduro in Venezuela, ora all’uccisione di Khamenei e piu’ in generale all’indebolimento estremo di Theran. Aggiungiamo che presto potrebbe aggiungersi alla lista anche Cuba. Questi risultati «sul campo» stridono con l’immagine di un Trump ha sempre dato l’impressione di corteggiare e assecondare Putin ad esempio contro l’Ucraina. 

Di nuovo, molti spiegavano il comportamento «debole» di Trump col potere ricattatorio di Putin nei suoi confronti, sul piano degli affari o di qualche avventura romantica. Ecco però che, mentre lo lusingava, l’America di Trump procedeva con l’eliminazione sistematica dei suoi alleati globali. 

C’è dunque una dimensione piu’ complessa di quel che sta capitando che ancora dobbiamo comprendere fino in fondo. Di certo Trump scegliendo la guerra contro l’Iran ha anche scelto di ignorare MAGA. Con altrettanta certezza dobbiamo chiederci se questa sua scommessa «storica» funzionerà

Ieri in conferenza stampa ha anticipato che le guerra contro l’Iran è molto avanti e pur col suo fare in apparenza contraddittorio ha chiarito molte cose. Il successo dell’operazione non sarà necessariamente definito da un cambio di regime, ma dall’aver ridotto al minimo il potere offensivo esterno dell’Iran. Senza il rischio di interferenze militari l'economia della regione potrà riprendersi molto meglio che in passato. E lui a quel punto sarà li a coglierne i frutti anche attraverso i suoi figli. Il Presidente ci ha detto che America e Israele hanno distrutto l’aviazione, i radar, la marina militare, fabbriche di droni e una buona parte del potenziale bellico esterno dell’Iran. Ha lasciato intendere che la guerra continuerà ancora concentrandosi anche su obiettivi interni come la Guardia Rivoluzionaria. E ha invitato la leadership iraniana a scegliere interlocutori più moderati con cui si potrà lavorare sul modello venezuelano. 

I contorni di questo intervento militare contro l’Iran dunque cominciano ad assumere un profilo più definito. Trump non ha però menzionato il forte residuo di uranio arricchito ancora nascosto in qualche cava segreta. 

Mettiamo dunque dei paletti, Trump non potrà definire l’operazione un successo se non avrà neutralizzato l’uranio arricchito. 

Per il resto se il suo intervento, a differenza di quello di Jimmy Carter ( peraltro molto meno ambizioso) funzionerà, potrà dire di aver scritto dal suo punto di vista una vera pagina di storia. A questo punto del suo percorso politico, è quello che gli importa di più, certamente più di una vittoria alle elezioni di metà mandato.