mercoledì 20 maggio 2026

Un mondo migliore di Francesco Lotoro

 

              Un mondo migliore

Il compositore tedesco Richard Strauss (foto 1), dopo una iniziale e mai convinta adesione alla Reichsmusikkammer, ne prese risolutamente le distanze; nel 1938 la nuora ebrea Alice fu posta agli arresti domiciliari presso il cottage bavarese del maestro a Garmisch-Partenkirchen, Strauss mosse tutte le sue alte conoscenze berlinesi per garantirne l’incolumità ma qualche anno dopo nulla poté per far rilasciare la nonna ebrea di Alice, deportata a Theresienstadt.
Nell’aprile 1945 le truppe statunitensi si recarono presso il suo cottage di Garmisch, lo confiscarono per installarsi come presidio e ordinarono lo sgombero degli inquilini, i militari erano ignari che si trattasse del cottage del Maestro; sull’uscio di casa Strauss si presentò al tenente statunitense Milton Weiss qualificandosi con il proprio nome e cognome, il tenente Weiss (musicista nella vita civile) rispose sorridendo «ma guarda un po’, lei si chiama come il Richard Strauss del quale ascoltai la prima della sua opera Elektra nel 1932 al Metropolitan di New York!», Strauss gli rispose «sono io».
Il tenente rimase dapprima incredulo e confuso ma poi, entrando nell’appartamento e notando pianoforte, partiture, onorificenze e quaderni musicali dappertutto, realizzò che si trovava proprio dinanzi al grande Strauss; in breve, cottage non più confiscato e picchetto d’onore per il Maestro.
il 1° agosto 1944 il ministro plenipotenziario tedesco Joseph Goebbels dichiarò la guerra totale portando il Terzo Reich al suicidio esistenziale e strutturale; ciò comportò l’immediata chiusura dei teatri e la cancellazione dei cartelloni teatrali e concertistici nel territorio metropolitano tedesco.
A Salisburgo era prevista la prima assoluta dell’opera Die Liebe der Danae di Richard Strauss, allestimento che, come altri, non avrebbe potuto aver luogo e questo, sì, sarebbe stato un suicidio artistico; Friedrich Rainer, Gauleiter (capo di distretto nazista) di Salisburgo, d’intesa con Goebbels fece un’eccezione per Strauss consentendo di continuare le prove dell’opera a patto che si fermassero alla prova generale che in tal modo diventò una sorta di prima dinanzi a un pubblico scelto su invito.
La prova generale si tenne il 16 agosto 1944 e fu magistralmente diretta da Clemens Krauss; a fine opera uno Strauss commosso si diresse verso direttore e orchestrali e, dopo parole di sincera gratitudine, disse: «Auf Wiedersehen in einer besseren Welt!» (Arrivederci in un mondo migliore!).
A quale mondo migliore si riferiva Richard Strauss?
È noto l’utilizzo perverso della musica nell’universo concentrazionario per accompagnare esecuzioni capitali, allietare le serate nei postriboli del lager, cadenzare uscita e rientro dei deportati inviati ai kommando; in molti casi si trattava di musica tronfia e di basso repertorio ed è quella nella quale si era imbattuto ad Auschwitz l’orecchio dello scrittore italiano Primo Levi durante la sua convalescenza al Ka-Be quando scrive in Se questo è un uomo che «I colpi dei grandi tamburi e dei cembali ci raggiungono continuamente, monotoni e cadenzati, ma sul loro sfondo si profilano, bizzarramente recisi, i frammenti delle melodie delle canzoni straniere. Essi ci entrano nel sangue, battono il tempo della nostra marcia, la quale non è una marcia comune, non è un passo regolato o militare, ma un’andatura informe di automi, un trascinarsi di piedi malati e pesanti. […] Quando queste musiche suonano, noi sappiamo che i nostri compagni, fuori nella nebbia, partono in marcia come automi; le loro anime sono morte e la musica li sospinge, come il vento le foglie secche, e si sostituisce alla loro volontà. Non c’è più volontà».
È un giudizio impietoso quello di Primo Levi, si avverte un moto di fastidio per una musica che non trasmette nulla, trapela sofferenza trattenuta dalla accurata scelta delle parole; tuttavia, tra le maglie delle sue parole passa una fioca luce diffusa simile a quella dell’alba grigia, soprattutto quando nel capitolo Ka-Be scrive che la musica sarà «l’ultima cosa del Lager che dimenticheremo».
Rimane la domanda: a quale mondo migliore si riferiva Richard Strauss?
Il Reich provò ad animalizzare il popolo ebraico, dalle castrazioni agli esperimenti medici, dai tatuaggi ai trasporti su carri bestiame sino alla soppressione fisica; gli ebrei rimasero uomini (chi perse la vita e chi sopravvisse) mentre i loro nemici divennero minerali e si pietrificarono, il Reich millenario morì dopo dodici anni di vita mentre i gerarchi SS morirono uno dopo l’altro o si suicidarono.
Nel diario steso a Fullen sul retro di cartoline militari del Regno il pittore internato militare italiano Ferruccio Francesco Frisone (foto 2) scrisse «Ho sognato nella notte la leggerezza del valzer, […] tutta la deliziosa gamma delle piacevolezze fini di tutte le arti, la squisitezza melodiosa di musiche che solo il sogno può dare». È fondamentale dar vita a queste musiche suonandole, dobbiamo farlo per gli autori di queste musiche, per coloro che le ascoltarono o non ebbero la fortuna di ascoltarle.
Come l’uomo che conserva la memoria storica persino dei propri respiri quotidiani, la musica scritta in cattività assomiglia a un colossale respiro del genere umano trattenuto per interminabili decenni e ora finalmente espirato, restituito alla Storia e all’Arte.
Ma la domanda è sempre la stessa: a quale mondo migliore si riferiva Richard Strauss?
Non credo che gli uomini siano pronti a una risposta esauriente all’esclamazione del Maestro, un mondo senza guerre è improponibile nell’era corrente e un mondo senza regimi liberticidi lo è ancor meno; eppure la musica è insieme porta e passe-partout capace di introdurci alla storia più recente e tragica per approdare a paesaggi di ineguagliabile bellezza, dimensione capace di giocarsi a pari merito con la matematica e la scienza quantistica il titolo di linguaggio universale.
A Birkenau i canti e le musiche dei Rom provenienti dallo Zigeunerlager echeggiavano sino a tarda notte nel lager, il sopravvissuto ebreo Roman Frister scrive di essersi spesso addormentato sul tappeto sonoro che i Rom facevano volare sui block; mura e filo spinato potevano al massimo servire per gli uomini ma erano completamente inutili per il canto e la musica, arte che si modella nell’aria.
Forse la risposta è questa: «Arrivederci in un mondo migliore!» erano le ultime parole del musicista Rom di Birkenau prima di riporre il cimbalom e l’ultimo sospiro di Frister prima di addormentarsi.
Dev’essere così.


martedì 19 maggio 2026

Foggia per Umberto Giordano. 'Gio Festival', il programma ( da Foggia Città Aperta)

 

Gio Festival, oltre all'Opera anche concerti, cinema, jazz e una notte bianca  

Dopo le anticipazioni sulle opere Marina e Andrea Chenier è stato pubblicato sul sito della rassegna il calendario ufficiale del GIO Festival, che dal 5 al 20 giugno celebrerà Umberto Giordano. Il Festival è promosso dalla Camera di Commercio di Foggia e dal Comune di Foggia, con il sostegno dell’Assessorato al Turismo della Regione Puglia. Oltre che a Foggia gli spettacoli si terranno anche a Manfredonia, Biccari, Vieste, Peschici, Torremaggiore e Roseto Valfortore. Tutte le info su www.giofestival.com.

IL PROGRAMMA. 
05/06/2026 Opera in scena.
Foggia Teatro Umberto Giordano, ore 21.00
"Marina" di Umberto Giordano
Giandomenico Vaccari, regia
Matteo Dal Maso, direttore.

06/06/2026.
Gio Jazz
Foggia - Piazza Cesare Battisti, ore 21.30
Giordano in blue. L'opera incontra il jazz
Danilo Rea Quartet.

06/06/2026.
Un Giordano, s'il vous plaît!
Torremaggiore Castello Ducale de Sangro, ore 21.30
Amor ti vieta. Passioni veriste.

07/06/2026.
UnGiordano, s'il vous plaît!
Foggia Palazzo Dogana, ore 21.30
Amor ti vieta. Passioni veriste.

08/06/2026.
Gio Cinema
Foggia Chiostro Santa Chiara, ore 21.30
Un dì all'azzurro spazio
Una notte dopo l'opera.

09/06/2026.
UnGiordano, s'il vous plaît!
Foggia Piazza Umberto Giordano, ore 21.30
Callas: la Divina!.

10/06/2026.
Giordano & Friends
Foggia Via Lanza, ore 21.30
Galà lirico-sinfonico.

11/06/2026.
Giordano & Friends
Peschici Piazza Sandro Pertini, ore 21.30
Galà lirico-sinfonico.

11/06/2026.
Gio Cinema
Foggia Chiostro Santa Chiara, ore 21.30
Fedora (1942).

11/06/2026.
Un Giordano, s'il vous plaît!
Biccari Piazza Umberto I, ore 21.30
Vissi d'arte, vissi per Maria.

12/06/2026.
Un Giordano, s'il vous plaît!
Foggia Chiostro Santa Chiara, ore 21.30
Il vostro caro Umberto. Il racconto di una vita straordinaria.

13/06/2026.
Lanotte bianca giordaniana
Foggia Centro città, dalle ore 21.00 alle ore 2.00
Spettacoli, visite guidate, concerti.

14/06/2026.
Opera in scena
Foggia Piazza Nigri, ore 21.30
"Il Re" di Umberto Giordano
Manu Lalli, regia
Benedetto Montebello, direttore.

15/06/2026.
Un Giordano, s'il vous plaît!
Foggia Chiostro Santa Chiara, ore 21.30
Giordano caffè concerto. Una notte nella Belle Époque.

15/06/2026.
Opera in scena
Manfredonia Piazza d'Armi Castello Svevo, ore 21.30
"Il Re" di Umberto Giordano
Manu Lalli, regia
Benedetto Montebello, direttore.

16/06/2026.
Convegno internazionale di studi
Foggia Auditorium del Conservatorio "Umberto Giordano", ore 16,30.

17/06/2026.
Umberto Giordano tra musica e visioni.
Fonti, tradizione archivistica e orizzonti culturali
Foggia Aula Magna dell'Università di Foggia "Giovanni Cipriani", ore 10.

17/06/2026.
Gio Cinema
Foggia Chiostro Santa Chiara, ore 21.30
L'opera al cinema - Fedora.

18/06/2026.
Un Giordano, s'il vous plaît!
Foggia Chiostro Santa Chiara, ore 21.30
Da Amadeus a Umberto: l'eredità del genio.

18/06/2026.
Gio Jazz
Giordano in blue. L'opera incontra il jazz
Danilo Rea Quartet
Vieste Anfiteatro Carlo Nobile, ore 21.30.

19/06/2026.
Gio Cinema
Foggia Chiostro Santa Chiara, ore 21.30
Philadelphia (1993).

19/06/2026.
Gio Jazz
Roseto Valfortore - Anfiteatro comunale, ore 21.30
Giordano in blue. L'opera incontra il jazz
Danilo Rea Quartet.

20/06/2026.
Opera in scena
Foggia Piazza Cavour, ore 21.30
"Andrea Chénier" di Umberto Giordano
Mario Martone, regia
Gianna Fratta, direttrice.

Governo in confusione fra spese Nato e crisi energetica ( da L'Unità, di Carmine Di NIro)

 

meloni trump

Stretta tra le conseguenze di una crisi energetica globale in cui l’Italia rischia di pagare più di altri gli effetti della chiusura di Hormuz, e dalla necessità di prendere maggiormente le distanze da un leader come Donald Trump visto come la peste dall’elettorato italiano, compreso un bel pezzo di quello che vota a destra, Giorgia Meloni è costretta a rimangiarsi una delle grandi promesse fatte proprio a Trump e alla NATO del segretario Mark Rutte, che dal ritorno del tycoon si è spesso prostrato ai piedi del capo della Casa Bianca.

Il governo è pronto a rivedere l’impegno ad aumentare le spese per la Difesa al 5% fino al 2035, promessa firmata nel vertice all’Aja del giugno 2025 per accontentare l’Alleanza Atlantica ma soprattutto gli alleati di Washington, che sul punto con Trump erano più volte intervenuti con minacce più o meno velate nei confronti degli altri membri della NATO, anche di un disimpegno statunitense dall’Alleanza o di un ritiro delle proprie truppe dai Paesi dell’Unione Europea.

Il passo indietro è messo nero su bianco in una mozione della maggioranza al Senato firmata dai capigruppo di tutti i partiti (Lucio Malan per Fratelli d’Italia, Stefania Craxi per Forza Italia, Massimiliano Romeo per la Lega, Michaela Biancofiore per Noi Moderati) nell’ambito del dibattito sulla crisi energetica.

Nel testo la maggioranza impegna il proprio governo a “mantenere un impegno realistico e credibile in ambito NATO, confermando il raggiungimento del 2 per cento del PIL per la spesa per la difesa e promuovendo una revisione degli obiettivi più ambiziosi (come il 5 per cento) alla luce della situazione economica e delle priorità nazionali”.

C’è un poi un passaggio ancora più esplicito e che rischia di aprire un fronte di tensione altissimo tra Stati Uniti e Italia, dopo le ripetute dichiarazioni al veleno di Trump nei confronti della ex “pontiera” e “amica” Giorgia Meloni. I capigruppo firmatari della mozione ricordano infatti che l’Italia ha scelto la strada di “una visione pragmatica che rifiuta obiettivi irrealistici al 5 per cento ma rafforza la componente di infrastrutture critiche e sicurezza energetica”. Insomma, di fronte a scenari internazionali mutati, le priorità negli investimenti vanno rivisti.

Investimenti su cui in ogni caso governo e maggioranza fanno dei distinguo su cui lavorare per giustificare un certo tipo di impegno economico: il target del 5% chiesto da Trump e NATO si compone infatti id due elementi, un 3,5% del Pil in “hard defence” (spese militari in senso stretto) e un ulteriore 1,5% di investimenti complementari. Dato che di fronte a questo contesto politico-economico “un impegno di tale portata non può essere affrontato con improvvisazione, né sulla base di logiche emergenziali”, per la maggioranza l’obiettivo è puntare sugli investimenti complementari “per modernizzare le infrastrutture critiche del Paese, per rafforzare il settore industriale, per investire in tecnologie, con ricadute civili importanti”. L’obiettivo dunque è confermare il raggiungimento del 2 per cento del Pil più l’1,5%, per arrivare al 3,5 per cento entro il 2035.

Testo dal contenuto politico esplosivo che, non a caso, salta a ridosso della discussione in Senato. Sarebbe stato proprio Palazzo Chigi a chiedere ai partiti di maggioranza di fare marcia indietro su questo punto. “Quella parte non doveva neanche entrare nella mozione, non è lo strumento giusto per discutere delle spese della Nato”, spiega uno dei capigruppo firmatari della mozione, tra l’imbarazzo palpabile della maggioranza.