giovedì 12 marzo 2026

Ravenna. MALAGOLA. Archivi sonori aperti il 14 e 15 marzo

                                            Un prezioso patrimonio multimediale

che documenta alcune fra le più rilevanti esperienze di artisti performativi nazionali e internazionali
nel campo della ricerca vocale e sonora

***

Il Centro internazionale di ricerca vocale e sonora

MALAGOLA

presenta al pubblico e apre in modo permanente i suoi

ARCHIVI SONORI

Inaugurazione

sabato 14 e domenica 15 marzo
Palazzo MALAGOLA
Ravenna

***

In mostra i materiali audiovisivi di:

ALVIN CURRAN | SCOTT GIBBONS | JOAN LA BARBARA
CLARON Mc FADDEN | SCANNER (ROBIN RIMBAUD) | MYRIAM GOURFINK
KASPER T. TOEPLITZ | KASSEL JAEGER (FRANÇOIS J. BONNET)
ERMANNA MONTANARI | MARIANGELA GUALTIERI | CHIARA GUIDI
SONIA BERGAMASCO | ANNA BONAIUTO | DEMETRIO STRATOS
SIMONA BERTOZZI | MONI OVADIA | ROBERTO LATINI | VALTER MALOSTI 
MASQUE TEATRO | FRANCESCO GIOMI | LUIGI CECCARELLI
MIRELLA MASTRONARDI | ROBERTO PACI DALÒ | SANDRO LOMBARDI
ANDREA VENERI | FRANCESCA DELLA MONICA | MADDALENA CRIPPA
 MARCO OLIVIERI | CHIARA MICHELINI | DANIELE ROCCATO
FRANCESCA PROIA | DIEGO SCHIAVO | LUIGI AGOSTINI

***

Il 14 marzo alle 10.30 presso la Sala Dantesca della Biblioteca Classense,
l’inaugurazione sarà preceduta da una tavola rotonda
a cura di
MARCO SCIOTTO (Responsabile Archivi)
con
RENATA MOLINARI (scrittrice, drammaturga e docente)
ANTONIO AUDINO (critico teatrale)
LUCA VALTORTA (giornalista)
 FRANCESCO GIOMI (compositore)


(Joan La Barbara in un frame da Joan by Joan, installazione Jessy Razafimandimby, video Matthias Joulaud, Ginevra, 2025)

 

(Malagola_sala pratiche_foto di Enrico Fedrigoli)

(Maddalena Crippa in un frame da Schönberg Kabarett, regia di Peter Stein, coproduzione Teatro Massimo di Palermo per il festival “Sul Novecento”,
Filarmonica di Roma, Opera di Nizza, 1999)

(Frame da Rêche, di Myriam Gourfink e Kasper T. Toeplitz, produzione delegata LOLDANSE, coproduzione Théâtre du Beauvaisis - scène nationale, Atelier de Paris - Centre de développement chorégraphique national, Art Zoyd Studios - Centre de Création Musicale, Festival d’Automne à Paris, 2024)

Dopo lo straordinario successo delle due grandi mostre su Demetrio Stratos, Malagola – il centro di ricerca vocale e sonora fondato e diretto a Ravenna da Ermanna Montanari e Enrico Pitozzi, che accoglie in sé la scuola di vocalità, i seminari del Collegio Superiore di Estetica della Scena, le pubblicazioni della Collana Malagola e già sede dell’Archivio Demetrio Stratos – inaugura sabato 14 e domenica 15 marzo 2026 gli Archivi Sonori: un prezioso patrimonio multimediale che documenta alcune fra le migliori esperienze di artisti performativi nazionali e internazionali nel campo della ricerca vocale e sonora.

In mostra, per due giorni, tra ambienti immersivi e ascolti in cuffia, gli estratti audiovisivi dagli archivi degli artisti che, dalla sua fondazione a oggi, hanno fatto da docenti per i corsi di alta formazione del centro: compositori e compositrici, attori e attrici, coreografi e coreografe, sperimentatori e sperimentatrici che lavorano sulla voce e sul suono in scena.

Si tratta, nello specifico, di Alvin Curran, Ermanna Montanari, Mariangela Gualtieri, Luigi Ceccarelli, Roberto Latini, Scott Gibbons, Chiara Guidi, Joan La Barbara, Demetrio Stratos, Roberto Paci Dalò, Moni Ovadia, Sandro Lombardi, Mirella Mastronardi, Masque Teatro, Simona Bertozzi, Francesca della Monica, Sonia Bergamasco, Maddalena Crippa, Francesco Giomi, Claron McFadden, Marco Olivieri, Scanner (Robin Rimbaud), Myriam Gourfink, Kasper T. Toeplitz, Valter Malosti, Chiara Michelini, Andrea Veneri, Anna Bonaiuto, Daniele Roccato, Francesca Proia, Diego Schiavo, Luigi Agostini, Kassel Jaeger (François J. Bonnet).

In particolare, l’esposizione sarà strutturata in quattro ambienti differenti, al piano terra di Palazzo Malagola, che restituiscono altrettante modalità di fruizione, accomunate da una dimensione al tempo stesso intima e collettiva:

-        due  sale dotate di schermi touch e cuffie per ascolti e visioni, ravvicinate e individuali, di materiali audio e video;

-        una sala per ascolti immersivi, in cui sarà possibile fare esperienza di contributi sonori nati per la spazializzazione a 360° o di proposte di spazializzazione di materiali nati per la stereofonia;

-        una sala cinema, con l’opportunità di visionare riprese video di interi lavori teatrali o, comunque, materiali dalla durata più lunga.

L’apertura degli Archivi Sonori rappresenta un ulteriore movimento di sviluppo di quella idea di trasmissione che fonda Malagola, nella direzione di essere sempre di più un punto di riferimento per cittadini, studiosi, ricercatori e artisti, cui viene proposta una via maestra all’ascolto. “Archiviare il suono, oggi, significa dunque restituirlo alla sua originaria tridimensionalità. Archiviare la voce, in modo analogo, significa custodire la traccia di una presenza in assenza del corpo che l’ha emessa. Due diverse forme di spazio. Due modi della risonanza. A partire da questo principio che orienta le nostre scelte, dare forma all’archivio implica necessariamente un nuovo approccio all’ascolto. Ciò è stato reso possibile, in particolare, grazie alla progettazione di una camera immersiva in cui la voce e il suono degli artisti e delle artiste qui convocati/e creano ambienti emotivi a geometria variabile. Ascoltare è abitare uno spazio in cui il corpo dell’ascoltatore e dell’ascoltatrice si fa timpano, risuonatore: anatomia dell’esperienza” sottolineano Ermanna Montanari e Enrico Pitozzi, fondatori e direttori di Malagola. Un concetto ribadito da Marco Sciotto, responsabile degli Archivi, secondo cui la custodia “non è che il requisito di partenza: una simile archiviazione non può che equivalere, soprattutto, alla responsabilità di individuare e realizzare le condizioni ideali per restituire loro un corpo differente, ma altrettanto capace di affidarli nuovamente all’ascolto come pratica al contempo estetica e critica”.

L’inaugurazione sarà preceduta, nella mattina del 14 marzo, da una tavola rotonda presso la Sala Dantesca della Biblioteca Classense, partner del progetto. Con Marco Sciotto dialogheranno la scrittrice, drammaturga e docente Renata Molinari, il critico teatrale Antonio Audino, il giornalista Luca Valtorta e il compositore Francesco Giomi.

Dopo l’inaugurazione, gli Archivi Sonori – che si espanderanno ulteriormente nel corso del tempo – saranno fruibili a ingresso gratuito e in modo permanente: ogni venerdì e il primo sabato di ogni mese dalle 10.00 alle 18.00.

Infine, come segno che corre lungo le sale di Malagola a cucire poeticamente il percorso espositivo, i disegni di Stefano Ricci, il cui tratto segna Malagola fin dalla sua fondazione; e due elementi da uno degli archivi storico-artistici più originali della città di Ravenna: quello di Elisabetta Gulli Grigioni, che da quasi sessant’anni colleziona migliaia di cuori di ogni tipo – da ex-voto a oggetti devozionali e gioielli – che vanno dal ’600 al ’900.

MALAGOLA
Ideato e diretto da Ermanna Montanari (fondatrice e direzione artistica delle Albe) e da Enrico Pitozzi (docente dell’Università di Bologna e Coordinatore del CdLM in "Discipline della Musica e del Teatro"), è il Centro internazionale di ricerca vocale e sonora che ha sede a Palazzo MALAGOLA - edificio storico di proprietà della Provincia concesso in uso dal Comune di Ravenna. Il Centro sviluppa attività di ampio respiro tra loro connesse: una scuola di vocalità e di studi sul suono, archivi sonori e audiovisivi, il “Collegio Superiore di Estetica della Scena” che promuove partnership editoriali, incontri, seminari, performance, concerti. 

Nella sua breve vita, Malagola è già divenuta punto di riferimento di studiosi e artisti che l'hanno attraversata anche come docenti dei corsi di alta formazione o come protagonisti dei seminari che vi si sono svolti, tra i quali Meredith Monk, Chiara Guidi, Mariangela Gualtieri, Roberto Latini, Sonia Bergamasco, Joan La Barbara, Roberto Paci Dalò, Sandro Lombardi, Alvin Curran, Valentina Valentini, Moni Ovadia, Luigi Ceccarelli, Piersandra Di Matteo, Silvia Ronchey e molti altri.

Malagola ha ricevuto il Premio Ubu 2022 come progetto speciale e il Premio Radicondoli 2023

Trump in imbrazzo, messo a tacere da un giornalista sugli autori del bombardamento della scuola di Teheran del 28 febbraio ( da Novelando)

 

Shawn McCreesh, reporter e corrispondente della Casa Bianca per il New York Times, è diventato virale sui social media dopo aver fatto una domanda sui più di 150 bambini uccisi in un bombardamento condotto da Stati Uniti e Israele.

L’attacco è avvenuto il 28 febbraio in una scuola elementare a Minab, nel sud dell’Iran. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite, le vittime erano “principalmente ragazze tra i 7 e i 12 anni”. Il luogo sarebbe stato colpito da un missile Tomahawk statunitense.

Durante una conferenza stampa, Donald Trump ha sostenuto che l’attacco sarebbe stato opera del governo iraniano, il che ha portato McCreesh a mettere in dubbio il fondamento dell’affermazione del presidente degli Stati Uniti.

“Lei ha appena suggerito che l’Iran in qualche modo sia riuscito a ottenere un Tomahawk e abbia bombardato la propria scuola elementare il primo giorno della guerra, ma lei è l’unica persona nel suo governo a dirlo”, ha iniziato il reporter.

“Nemmeno il suo segretario alla Difesa direbbe una cosa del genere… Perché è l’unica persona a dirlo?”, ha chiesto.

La risposta di Trump ha lasciato gli internauti increduli. “Perché semplicemente non ne so abbastanza”, ha ammesso il repubblicano.

Foto: Riproduzione X @FurkanGozukara

“Credo sia qualcosa che mi è stato detto essere sotto indagine. Ma i Tomahawk sono usati anche da altri, come sapete. Diverse altre nazioni hanno Tomahawk, li comprano da noi”, ha concluso.

Il reporter è stato elogiato per aver messo in discussione l’affermazione del presidente.

“Abbiamo bisogno di più reporter come Shawn McCreesh che non abbiano paura di fare pressione su Trump”.

“Una stampa libera può salvarci. Shawn McCreesh ha sfidato il potere oggi. E non ha esitato”, ha detto un rappresentante della Camera degli Stati Uniti.

mercoledì 11 marzo 2026

Sangiuliano attacca Elio Germano: devono parlare solo coloro che conoscono la materia ( il riferimento è al referendum sulla giustizia). Magari ci si attenesse sempre a questa regola


 Si legge in rete, in un post di Salvatore Granata:

Sangiuliano, ex ministro della Cultura che non leggeva i libri che premiava, (gli bastava vedere la copertina) attacca Elio Germano sul referendum.

Non sulle idee, non sulle argomentazioni: lo chiama "er pasticca". Perché il suo aggiornamento cinematografico si è fermato a Un medico in famiglia, ignorando cinque David di Donatello, un Nastro d'argento, Cannes e Berlino. Nel frattempo sostiene che il Sì è suffragato da "magistrati e giuristi" esattamente la categoria che in massa si oppone alla riforma.

Un ex ministro della Cultura che non conosce la cultura, che cita i giuristi contro sé stesso, e che confonde un attore pluripremiato con un personaggio di fiction anni Novanta. Il tutto con la sicurezza di chi non ha mai sentito il bisogno di informarsi prima di parlare".

                                               *****

 Se fosse osservata la regola che deve parlare di  un argomento solo chi ne è a conoscenza, come ha sostenuto Sangiuliano in tv, allora avrebbe dovuto cominciare proprio lui a tacere; e  per la stessa ragione non avrebbe dovuto essere nominato ministro da quella sapientona di Giorgia, giacchè  governò senza sapere un granché della materia.
 E per il medesimo saggio principio, avrebbero dovuto tacere in questi ultimi mesi innanzitutto Mollicone (pensiamo al caso della direttrice scarsa B.V. nominata alla Fenice dal neofascista Colabianchi)  ma anche l'on. Speranzon, e il sindaco Brugnaro - sul medesimo caso veneziano.
 E qui ci fermiamo 
                                                            (Pietro Acquafredda)

La premier Meloni dice qualcosa di spiritoso? Sarebbe al prima volta. Siamo sicuri che non avesse un secondo fine?

 

Sal da Vinci: "Meloni mi ha chiamato per complimentarsi, il resto sono fake news"


“Giorgia Meloni mi ha chiamato per farmi i complimenti, ed è finita lì”. Lo ha detto Sal Da Vinci a margine del conferimento della medaglia della città di Napoli al Maschio Angioino. “Ho letto tante fake news, la telefonata è durata 30 secondi, aveva altre due milioni di cose più importanti da fare”, ha aggiunto.  

Il cantautore napoletano ha smentito dunque le voci secondo cui il presidente del Consiglio gli avrebbe chiesto in una telefonata di usare il brano vincente a Sanremo ‘Per Sempre Sì’ per la campagna referendaria: “Assolutamente no, non l’ha fatto, sono cose, parole che volano nel web e che diventano gigantesche”.  

Dopodiché, ha aggiunto, “se un giorno uno, chiunque esso sia, vuol ascoltare la mia canzone pubblicamente, lo può fare perché è stata pubblicata sulle piattaforme digitali, è un bene comune, tutti la possono condividere”. 

In precedenza, il cantante aveva detto, a proposito del suo brano: “Ho scritto la canzone, che parla d’amore, insieme a un gruppo di lavoro straordinario. Poi le canzone sono di tutti, non sta a me dire quella cosa o meno, certo se poi quella canzone vuole essere usata per spot pubblicitari non devono rivolgersi a me ma alla mia casa discografica”.

                                                                                                           (Adnkronos)

Colabianchi, Antonia Brico era una brava direttrice - B.V. non lo è - e fu discriminata perchè donna e non perchè musicista scarsa. E poi un secolo fa. Dunque il paragone non ha senso ( da Venezia Today, di Leonardo Bison)

 

Fenice, il sovrintendente esalta Beatrice Venezi: «Anche Antonia Brico fu discriminata»

Il consiglio d'indirizzo oggi torna a sostenere la direttrice musicale dopo l'appassionata relazione di Colabianchi, che parla di «una scelta consapevole di valorizzare il talento italiano» per normalizzare il ruolo delle donne

Il Teatro La Fenice, foto d'archivio

Nessun passo indietro dalla dirigenza del Teatro La Fenice sulla nomina di Beatrice Venezi a direttrice musicale (da ottobre 2026 al 20230), anzi. Nella riunione del consiglio d'indirizzo dell'ente di oggi, i consiglieri hanno fatto sapere di aver «espresso approvazione per la nomina del Maestro Beatrice Venezi a direttore musicale del Teatro e per l’accurata relazione del sovrintendente Nicola Colabianchi». 


Un punto che era già stato ribadito più volte in questi mesi ma che, alla luce della relazione del sovrintendente, viene caricato anche di un significato politico e sociale pesante. Che potrebbe finire per rinfocolare gli animi nel teatro, dato che le maestranze hanno da sempre negato qualsiasi tipo di sessismo intorno alla critica sulla nomina. 

«Scelta consapevole», ed evoca la vicenda della direttrice statunitense che aprì le porte

Il sovrintendente infatti nella sua relazione al consiglio ha puntato a un paragone tra Beatrice Venezi e Antonia Brico, la prima donna che, negli anni '30 del novecento, arrivò a dirigere le più importante orchestre statunitensi. Colabianchi ha ricordato ai consiglieri che quando Brico arrivò a dirigere importanti orchestre sinfoniche, «il fatto non fu accolto come un normale accadimento in ambito musicale, ma come una rottura dell’ordine consueto. Nonostante i successi artistici e il consenso manifestato dal pubblico, la sua presenza sul podio generò resistenze esplicite; alcuni musicisti e critici si scagliarono contro di lei. John Charles Thomas, il più celebre baritono dell’epoca, si rifiutò di farsi dirigere da lei al Metropolitan Opera House di New York, sostenendo che la sua presenza avrebbe distratto l’attenzione dal suo canto e, a causa di tutto ciò, alcuni contratti con importanti teatri e orchestre furono cancellati e una parte della stampa parlò sprezzante di “Amazzoni sul podio”, trasformando un traguardo artistico in un’anomalia sociale. Quelle difficoltà non nacquero da limiti professionali, ma dal fatto che per la prima volta una donna esercitava un’autorità in campo musicale fino ad allora riservata esclusivamente agli uomini».

Il paragone è audace: dopo Brico, che era emigrata dai Paesi Bassi da bambina e che era dotata di un talento riconosciuto praticamente da chiunque, le direttrici d'orchestra non sono mancate e, seppur il sessismo sia indubbiamente presente nel mondo della lirica e non solo (basti pensare che Venezi è stata definita “principessa”, o “fi*a spaziale” da alcuni suoi sostenitori, fatto impensabile per un direttore maschio), il contesto e i curriculum sono molto diversi. In più il ruolo di direttore musicale quadriennale di cui è stata investita Venezi non è quello di direttrice d'orchestra, è più importante. 

Ma questo è un punto che il sovrintendente ha chiarito nel suo discorso ai consiglieri, il direttore musicale è «non soltanto un interprete sul podio, ma una figura chiamata a concorrere alla continuità dell’indirizzo artistico, al dialogo con le strutture interne e alla rappresentanza dell’immagine del Teatro», e per questo ruolo Venezi viene ritenuta il miglior profilo possibile. 

La nomina per Colabianchi si inserisce «in una scelta consapevole di valorizzare il talento italiano, non in chiave difensiva o domestica, ma come affermazione di una leadership artistica nazionale capace di dialogare e competere nel contesto internazionale. La Fenice ha storicamente svolto questo ruolo, e intende continuare a farlo». Ma non si può dimenticare «il valore simbolico di una scelta che contribuisce alla normalizzazione della presenza femminile nei ruoli apicali della musica. Non una nomina “in quanto donna”, ma una nomina che prescinde dal genere proprio perchè fondata su competenza, progetto e responsabilità. La vicenda di Antonia Brico ci ricorda quanto sia costato, alla storia musicale del Novecento, il mancato riconoscimento istituzionale di figure capaci e anticipatrici». Beatrice Venezi, la direttrice che non vuole essere definita al femminile, può diventare un simbolo di rivalsa delle donne? Questa è la scommessa della Fenice, pienamente sostenuta dal suo consiglio d'indirizzo.

Il Cdi ribadisce la nomina. Martella: «Decisione arrogante»

Resta il solito nodo: come potrà la direttrice dirigere un'orchestra che, a più di cinque mesi dall'annuncio dell'incarico, non ha mai incontrato, e che è stata più volte attaccata dai suoi sostenitori. «Non c’è stato ascolto, non c’è stata volontà di ricomporre una frattura evidente, non c’è stato il minimo senso istituzionale. C’è stato solo il solito metodo Brugnaro: decidere da padrone e non da rappresentante delle istituzioni» commenta a caldo il segretario della Cgil di Venezia Daniele Giordano. 

«La scelta del sindaco e del soprintendente è ancora una volta sbagliata nel metodo, nei tempi, nel significato politico. E ancora una volta contraddice nei fatti le asserite disponibilità al confronto e al dialogo con i musicisti che sono l’anima di questa straordinaria eccellenza veneziana e internazionale. Riproponendo quell’arroganza che è il vero tratto distintivo dell’amministrazione uscente» dichiara Andrea Martella, candidato sindaco di Venezia, commentando il nuovo comunicato sulla nomina di Beatrice Venezi a direttrice musicale del Teatro La Fenice. 



--

Teatro La Fenice.La nomina di B.V confermata dal CdI fa dimettere un consigliere, nominato dal Ministero. Se la direttrice si dimettesse e con Lei anche Colabiahchi tornerebbe la pace artistica e sindacale in teatro

 

Teatro La Fenice Venezia
gettyimages
Teatro La Fenice Venezia

All'indomani del voto consultivo con cui è stata confermata la nomina di Beatrice Venezi a direttrice musicale della Fenice di Venezia, si dimette il consigliere del MiC, Alessandro Tortato, consigliere d'indirizzo della Fondazione Teatro La Fenice, nominato dal ministero della Cultura, nel 2025.

Le dimissioni di Tortato: “Una questione meramente politica, non serve un musicista e me ne vado”

"A questo punto è evidente che la questione si è fatta meramente politica e che, di conseguenza, non c'è alcun bisogno di avere un musicista tra i consiglieri. Quindi me ne vado". 

 

Lo scrive, nel suo lungo post sui social, Alessandro Tortato, consigliere d'indirizzo della Fondazione Teatro La Fenice nominato dal ministero della Cultura, dopo la conferma della nomina di Beatrice Venezi. Tortato era stato nominato a gennaio 2025. 

Sulla nomina di Venezi, sottolinea Tortato, "si può essere in disaccordo, protestare, parlare di prassi violata, ma la nomina è lecita. Non è altrettanto lecito, o perlomeno corretto, che Colabianchi faccia sapere che la nomina è stata approvata all'unanimità dal Consiglio d'indirizzo, cosa mai avvenuta. Il Consiglio, sempre da Statuto, non ha alcun titolo per esprimersi in merito alle nomine artistiche".
Oltre che verso il sovrintendente, Tortato è critico anche nei confronti dei sindacati, che lo hanno duramente criticato durante il braccio di ferro sul welfare: "Visto che stiamo parlando della Fenice e non della bocciofila di Maerne (che non esiste, così non offendo nessuno), era assolutamente sensato sospendere il pagamento di quell'erogazione liberale sin quando non si avesse avuto la certezza che quei soldi sarebbero entrati in cassa".

 

Fenice, via libera alla nomina di Beatrice Venezi

Per quanto riguarda Venezi -continua Totrtato nel suo lungo post- nonostante la nomina sia "assolutamente lecita, non è lecito da parte sua - o per lo meno non è da me accettabile - parlare pubblicamente della Fenice come di un 'teatro con gestione anarchica', affermazione che chiama in causa il Sovrintendente, il Presidente e l'intero Consiglio. È poi inopportuno abbracciare una persona che ha appena dichiarato pubblicamente che orchestrali e coristi del 'suo' teatro sono 'pippe il cui massimo titolo è il battesimo' (il giornalista Andrea Ruggieri, ndr)". Inoltre "altrettanto fuori luogo sono le dichiarazioni sul pubblico veneziano composto da ottantenni".
Per questo, insiste Tortato, nei confronti della direttrice "mi immaginavo almeno una presa di posizione da parte della governance del Teatro a cui appartengo. Al contrario, ieri, ancora in barba allo Statuto, si è voluto far pronunciare nuovamente il Consiglio di indirizzo sulla nomina di Beatrice Venezi a direttore musicale del Teatro". 

 

Beatrice Venezi
Beatrice Venezi (Ansa)

Dopo mesi di polemiche e proteste che hanno visto in prima linea i lavoratori del teatro, ieri il Consiglio di indirizzo si è riunito con il presidente, il sindaco, Luigi Brugnaro, per ratificare la nomina della direttrice musicale che entrerà in carica a ottobre con un contratto di quattro anni. Il sovrintendente Nicola Colabianchi ha motivato la propria decisione con una lunga relazione.

Le motivazioni

Colabianchi ha spiegato ai consiglieri che la scelta di Beatrice Venezi, "assume consapevolmente anche il valore di un investimento sul futuro", anche per via della sua giovane età di 36 anni, e motivandola anche con una "coerenza artistica e progettuale di natura strettamente musicale" e con una "formazione direttoriale solida". Venezi, infatti, "possiede una formazione direttoriale solida, fondata su una conoscenza approfondita della partitura e su un metodo di lavoro orientato all'analisi strutturale del testo musicale".

Continuano le polemiche

Lo stato di agitazione continua, con le maestranze che ritengono il curriculum della direttrice d'orchestra toscana non all'altezza del prestigio del teatro e la Cgil Venezia che definisce la una nomina ‘divisiva’.