venerdì 24 aprile 2026

Lecciso & Al Bano: falsità e sfrontatezza ( da Il Messaggero, di Luca Uccello)

 

Loredana Lecciso: «Io e Al Bano viviamo separati, ma il desiderio tra noi è ancora forte. Romina Power? C'è chi lo vorrebbe ancora sposato con lei»

Loredana Lecciso si è trasferita a Milano, quasi in pianta stabile. I suoi figli (Brigitta e Albano jr.) d'altra parte hanno studiato e studiano (Jasmine) ancora qui. Ma la residenza resta a Cellino San Marco. «Il desiderio e la fiamma della passione tra me ed Al Bano sono sempre vivi. Più passa il tempo e più migliora la nostra intesa. Una complicità che cresce sotto tutti i punti di vista», racconta al settimanale Oggi. 

La distanza con Al Bano

La distanza con Al Bano? Si supera con le telefonate. «Con Al Bano ci sentiamo decine di volte al giorno e siamo una coppia che si vive con pienezza. Le confesso che più passa il tempo e più ci divertiamo quando stiamo insieme. Ridiamo tanto e ci godiamo il nostro amore con consapevolezza e brio».

E sul discorso passione svela che «il desiderio gode di ottima salute. Più passa il tempo e più migliora la nostra intesa. Una complicità che cresce sotto tutti i punti di vista. Al Bano è un uomo del sud: forte e passionale. Una vera roccia: solida e resistente».

Un rapporto solido, basato sul rispetto reciproco. E negli anni Loredana ha imparato a controllare la sua gelosia e anche il suo carattere litigioso: «Quando litigavamo, in passato, finivamo per stare male. Ora abbiamo imparato parlarci,achiarirci prima di far sedimentare i malesseri.Oggi ci diciamo le cose in maniera schietta e ci confrontiamo con maturità».

Il matrimonio

Perchè Al Bano e Loredana non si sposano? La risposta al settimanale diretto da Andrea Biavardi è questa: «Al nostro amore non manca nulla. Ma la vita ci insegna che tutto può sempre accadere». E tra i fan c'è chi lo vorrebbe sposato ancora con Romina Power. Sentirlo dire le fa dispiacere e non lo nasconde: «Ci sono dei casi isolati tra i fan, gente rimasta ancorata a una immagine di lui che appartiene a un’altra epoca.Non hanno voluto accettare i suoi cambiamenti. Credo che bisogna sempre rispettare le scelte private del proprio idolo, anche quando non le si condivide perché infrangono i propri sogni. Trovo fuori luogo continuare a giudicare il presente con gli occhi del passato».

Intanto spera di diventare nonna. «Ne sarei felicissima. La mia prima figlia ha 32 anni e già avrebbe potuto darmi un nipotino o una nipotina da molto tempo. L’arrivo di una nuova vita è sempre una gioia infinita. Un miracolo che si ripete ogni volta».

Macron ha annunciato che alla fine della sua Presidenza non ha intenzione di continuare a fare politica ( da Open.online, di Olga Colombano). Perchè qualcuno , anche in Italia, non lo imita, dopo che da decenni è a carico dello Stato? ( P.A.)

 

Il Presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato che non ha più intenzione di fare politica dopo la fine della sua presidenza

Dopo aver preso la parola all’inizio della giornata, in occasione del vertice dei leader dell’Unione europea, Emmanuel Macron ha partecipato a uno scambio con i giovani della scuola franco-cipriota di Nicosia, trasmesso dall’Eliseo su X. In questa occasione il presidente francese ha confidato agli studenti della scuola di Nicosia che non intende proseguire la sua carriera politica dopo aver lasciato l’Eliseo nel 2027, al termine di dieci anni di mandato. Ha inoltre raccontato di non aver mai immaginato, in origine, di diventare presidente della Repubblica francese, spiegando che la sua scelta è nata soprattutto dal desiderio di trasformare in realtà le proprie idee.

Le motivazioni della sua presidenza

«Prima ho consigliato altri presidenti e sono stato anche ministro, e poi mi sono detto che potevamo cambiare le cose più forte, più velocemente», ha spiegato Macron. Ha aggiunto poi che ha «sempre amato il mio Paese e mi sono sempre interessato alla sua vita politica, ma questo da solo non ti rende presidente». Secondo lui, diventare capo dello Stato è stato il modo più efficace «per far avanzare la Francia e l’Europa e difendere i valori in cui credo». Macron ha sottolineato che la sua è stata quindi una scelta guidata dalla passione: «avevo il desiderio che le mie idee potessero realizzarsi. Non solo per fare cose utili, ma per impegnarmi affinché il mio Paese e l’Europa progredissero e per difendere determinati valori».

Il bilancio dei due mandati

Il presidente francese ha riconosciuto che non è sempre stato semplice tradurre le sue idee in risultati concreti. «Ci sono cose che hai fatto e non sei riuscito a fare bene, oppure che non hai spiegato nel modo giusto, o che non erano la cosa giusta da fare, o ancora che non abbiamo realizzato abbastanza rapidamente», ha ammesso. Questo lo ha portato, ha aggiunto, a rivedere e correggere alcune decisioni prese nel corso degli anni. Dopo nove anni all’Eliseo, Emmanuel Macron si avvia dunque verso l’ultimo anno del suo mandato e, secondo quanto lasciato intendere, potrebbe essere anche l’ultimo della sua carriera politica.

Musicultura 2026. Finalisti. Teatro Persiani di Recanati (da Rai News.it)


Rosita Brucoli

Una corsa lunghissima per arrivare da 1.300 a 16 artisti. Musicultura è pronta a mettere in bella mostra le voci più interessanti della kermesse 2026 che saranno presentate in anteprima nazionale dal Teatro Persiani di Recanati. Tutto in versione rigorosamente live su Rainews.it e Radio1 (ore 21). “Anche stavolta - spiega Ezio Nannipieri, direttore artistico di Musicultura - abbiamo fatto un lavoro incredibile. La macchina ha funzionato a dovere e siamo convinti che il risultato finale sarà di grandissimo spessore. Portiamo cultura e turismo nelle ‘nostre’ Marche e farlo a suon di note dà grande soddisfazione”.

Questi i finalisti: 

Acqua Distillata canta Ribaltavapori, Trieste – Gaia; Alessandro Ragazzo, Venezia – Il rito delle ombreClaudio Covato, Siracusa – Chiddu ca ma restaDduma, Lecce – Fimmine de guerraDea Culpa, Ciao sono Vale, Bergamo – Pelle violaFederico Baldi,  Bergamo – La macchina del tempoGiovanni Toscano, Pisa – EmmaGiulia Trovò, Treviso – Se non dovessi più tornareIsabella Privitera,  Bologna – EyaManuella, Sassari – Undi è l’amori?Maredè, Senigallia –Stupido cuoreMazzoli, Pesaro/Bologna- Perdita di tempoMezzanera, Bologna – PiumeNarratore Urbano, Torino – Il mio coinquilino vuole uccidermiRosita Brucoli, Milano – Agente! (in foto); XGiove, Porto Sant’Elpidio – Ora che scende la notte.

La matita, quella che usiamo ogni giorno, è nata in Italia ( da Esquire Italia, di Martina Ferri)

 La tieni tra le dita da quando sei bambino, la usi per appunti veloci, schizzi in riunione o bozze da correggere. Eppure, dietro quella mina di grafite che scatta con un clic, si nasconde una storia italiana affascinante. Non si tratta di miti social sul genio tradito, ma di un contributo reale: l'Italia non ha inventato la grafite grezza, ma ha dato vita al distretto industriale che ha reso la matita meccanica. Ha dato il via al portamine moderno, uno strumento preciso, elegante e quotidiano.

gettyimages-2198009056© SDI Productions - Getty Images

Le origini della matita

La grafite arriva dall'Inghilterra nel Cinquecento, scoperta nelle miniere di Borrowdale e usata grezza per segnare pecore. Il fusto di legno matura in Francia e Germania tra Settecento e Ottocento, con Nicolas-Jacques Conté che nel 1795 incapsula la grafite mista ad argilla in legni sottili. Brevetti di "propelling pencils" spuntano ovunque nell'Ottocento: sistemi a vite, scorrimenti, primi meccanismi per far avanzare la mina senza temperare. Ma è nel Novecento che nasce davvero l'Italia della matita: non un singolo brevetto, bensì un ecosistema piemontese di aziende che perfeziona meccanismi affidabili, mine fini e design curato, trasformando un utensile rozzo in accessorio di stile per professionisti e studenti.

Cosa è davvero nato in Italia: il distretto piemontese

All'inizio del Novecento, il Piemonte diventa polo europeo della scrittura. Intorno a Torino e Settimo Torinese sorgono fabbriche che intercettano la domanda di oggetti seriali ma raffinati. Qui matura l'idea italiana del portamine: corpi in metallo o resina ispirati alle penne di lusso, avanzamento a rotazione o clic per tratti puliti senza temperino, mine di grafite dura per disegno tecnico e uso prolungato. Questo non è un'invenzione isolata, ma un'evoluzione sistemica: l'Italia eccelle nel coniugare produzione di massa con cura artigianale, rendendo il portamine accessibile.

Nel 1919, nel dopoguerra, il finanziere Isaia Levi fonda a Torino la “Fabbrica Italiana Penne a Serbatoio Aurora”, per sfidare Waterman e Parker. Aurora incarna questo genio: penne con celluloide colorata, ergonomia studiata, riempimento automatico dagli anni Venti. Parallelamente nascono portamine Aurora, complementi naturali per stilografiche e biro, con meccanismi precisi che evitano rotture e sporco. È qui che l'Italia eccelle: non l'invenzione mera, ma nell'evoluzione pratica, integrando estetica, durata e produzione di massa. I portamine Aurora anticipano il boom post-bellico, con mine calibrate per tratti uniformi e fusti bilanciati per ore di lavoro.

L'evoluzione italiana: da Torino al mondo

L'evoluzione italiana va oltre Aurora. Negli anni Trenta, mentre il mondo sperimenta con plastica e acciaio, il Piemonte raffina i meccanismi: rotazioni a vite per avanzamenti micrometrici, grippature antiscivolo, finiture placcate. La matita meccanica italiana diventa sinonimo di affidabilità: resiste a cadute, mantiene la mina protetta, unisce forma e funzione in un oggetto che non è solo utensile, ma estensione della mano.

Negli anni Quaranta e Cinquanta, con la ricostruzione, questi portamine entrano in aule, studi tecnici e uffici. L'Italia trasforma un'idea ottocentesca in prodotto maturo: mine HB, 0.5mm, 0.7mm per ogni bisogno, meccanismi testati per migliaia di usi. È un'evoluzione darwiniana del design: selezione naturale tra brevetti globali, con il Piemonte che vince per qualità-prezzo e stile inconfondibile.