mercoledì 6 maggio 2026

Riforma cinema e audiovisivo. Proposta PD in Parlamento ( da La Repubblica)

 

Al Quirinale la presentazione dei candidati ai David di Donatello 2026© ANSA

“Concedetemi di lanciare un appello alla maestà del Parlamento, dove una proposta di legge firmata dal primo partito d'opposizione ha trovato ascolto nel principale partito di maggioranza e ha prodotto una legge delega sulla quale l'intero arco costituzionale mostra segnali di concordia: vi prego, non perdiamo l'occasione di mostrarci coesi nella riforma del sistema audiovisivo nazionale” ha detto il Ministro Alessandro Giuli oggi al Quirinale in occasione dell’incontro dei candidati ai David di Donatello con il Presidente Sergio Mattarella in vista della premiazione di domani sera.

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Ma di cosa si discute esattamente in Parlamento e cosa prevede questa riforma dell’audiovisivo presentata il 15 aprile scorso e firmata da Elly Schlein? Esattamente un anno fa sempre dal palcoscenico privilegiato dai David di Donatello Pupi Avati, premiato alla carriera, aveva lanciato la proposta di creare un ministero del cinema: “Vorrei che Meloni e Schlein si telefonassero per il cinema italiano” aveva detto.

Dodici mesi dopo, con un settore sempre più in affanno con le problematiche di finanziamento e sostenibilità di cui non si smette di discutere, qualcosa potrebbe essersi finalmente smosso. Tre proposte di legge differenti proposte da forze politiche diverse hanno lasciato spazio a una proposta “per l’istituzione dell’Agenzia per il cinema e l’audiovisivo” (firmata dalla segretaria del Pd e tra gli altri da Matteo Orfini). Nella proposta si scrive che c’è “un’esigenza denunciata dal settore che manifesta l’assenza di politiche di sostegno e le preoccupazioni sulla linea politica definite già all’inizio della legislatura che intende sottrarre autonomia e sottoporre al controllo politico la cultura”.

All’Agenzia sarebbero trasferiti i compiti che oggi sono della Direzione cinema e del ministero della Cultura ovvero la gestione del Fondo, il tax credit, la promozione del settore, l’internazionalizzazione, l’osservatorio dati e la formazione. Questa Agenzia sembrerebbe ricalcare il modello del francese Centre national du cinéma et de l’image animée che pur essendo sotto il ministero della Cultura gode di autonomia finanziaria e indipendenza. Nello specifico l’Agenzia per il cinema e l’audiovisivo immaginata dal Pd “è sottoposta alle funzioni di indirizzo del ministero della cultura e alla vigilanza del ministero della Cultura, del ministero delle Imprese e del made in Italy e del ministero dell'Economia e delle finanze”, ma è “dotata di personalità giuridica di diritto pubblico e di autonomia organizzativa, patrimoniale, finanziaria e gestionale”. L’Agenzia è composta da tre organi: il direttore “scelto in base a criteri di alta professionalità, di capacità manageriale” che dura tre anni ed è rinnovabile, il consiglio di amministrazione di nomina ministeriale (il presidente dal ministero della Cultura di concerto con quello dell’Economia e altri quattro componenti) e un collegio dei revisori dei conti.

La proposta di legge prevede che l’Agenzia utilizzi le risorse finanziarie trasferite dalla Direzione generale cinema e audiovisivo e che il personale sia formato da quello della Direzione generale ma non più del 60%. Si prevede poi che entro 90 giorni venga approvato uno statuto che “disciplini le funzioni e le competenze degli organi, indichi le entrate dell'ente, stabilendo i criteri concernenti la determinazione dei corrispettivi per i servizi prestati a soggetti pubblici o privati, al fine di garantire l'equilibrio economico-finanziario dell'attività”.

Mentre Meloni si accinge a fare le nomine 'pesanti' (Adnkronos)

 


Governo, oggi vertice sulle nomine: Meloni alle prese con 'risiko' Consob e Antitrust

Appuntamento decisivo a Palazzo Chigi. Sul tavolo anche la politica estera, verso l'incontro tra la presidente del Consiglio e il segretario di Stato americano, Marco Rubio

Giorgia Meloni - (Fotogramma)
Giorgia Meloni - (Fotogramma)

Verso un vertice decisivo, oggi mercoledì 6 maggio in tarda mattinata a Palazzo Chigi, per sciogliere il nodo delle nomine che da settimane agita la maggioranza. Ma non sarà solo un passaggio tecnico: sul tavolo dovrebbe esserci anche un aggiornamento sulla linea di politica estera, in vista di un appuntamento delicato per l’esecutivo. Venerdì alle 11.30, infatti, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni incontrerà il segretario di Stato americano Marco Rubio nella sede del governo. Un faccia a faccia che si carica di un significato politico preciso: la visita del capo della diplomazia Usa punta a ricucire lo strappo tra Roma e Washington, apertosi dopo le recenti uscite di Donald Trump contro l’Italia, accusata di scarsa collaborazione sul fronte della guerra in Iran.


Parole che hanno segnato un raffreddamento nei rapporti e alle quali la premier ha replicato con fermezza, anche a margine dell’ultimo vertice della Comunità politica europea a Yerevan: Meloni ha ribadito di non condividere l’ipotesi di un disimpegno militare statunitense in Italia, prendendo le distanze da eventuali mosse unilaterali di Washington.

Oggi, attorno al tavolo di Palazzo Chigi, siederanno insieme alla premier i due vice: il leader di Forza Italia Antonio Tajani e il segretario della Lega Matteo Salvini. L'obiettivo è duplice: chiudere le partite aperte sulle autorità indipendenti e ricompattare la coalizione su una linea condivisa, anche in vista degli impegni internazionali. Sul fronte nomine si cerca la 'quadra'. Fonti azzurre ribadiscono che “tutto dipende da Meloni”, chiamata a trovare una sintesi tra le diverse sensibilità della maggioranza. In particolare, Forza Italia non arretrerebbe sul nome del leghista Federico Freni per la Consob: il veto resta sul tavolo e, al momento, non si starebbero registrando aperture.

Diverso il clima sull’Antitrust, dove si continua a lavorare alla ricerca di un profilo "di alto livello", capace di raccogliere un consenso più ampio e disinnescare le tensioni tra alleati. Per la sostituzione del magistrato Roberto Rustichelli alla guida dell’Autorità per la concorrenza e il mercato continua a circolare il nome dell’attuale segretario generale dell’Autorità, Guido Stazi, e quello del segretario generale della Presidenza del Consiglio, Carlo Deodato, anche se sembra che Meloni non voglia privarsi del suo stretto collaboratore.