lunedì 2 febbraio 2026

i GRAVI FATTI DI TORINO LETTI DALL'ATTUALE GOVERNO

 Dopo la dichiarazione lapidaria dell'ideologo FdI Mollicone, che ha  sintetizza efficacemente il parere dell'attuale Governo sui fatti di Torino: erano comunisti! la riunione del vertice di maggioranza con Meloni a Palazzo Chigi e la promessa/minaccia di approvare in breve  nuove misure con un nuovo famigerato decreto 'sicurezza', nonché la premonizione/ricatto ai magistrati da punire con il prossimo referendum - ammesso che vinca il sì, ma non è detto, anzi è quasi certo per perderà -  sono la naturale prosecuzione.

 Se non fosse certa l'estraneità della Destra al Governo e delle sue propaggini extra parlamentari e neofasciste ai gravi fatti di Torino - ma ne siamo del tutto certi?- dovremmo dire che Meloni  non attendeva migliore  assist (si dice e scrive così?) per la sua politica simil trumpiana. Con l'appoggio naturalmente, di Matteo Salvini, e di Forza Italia,  anche se un pò defilata, quest'ultima.

La tv amica non ha perso occasione per far da spalla al Governo. Addirittura un tg ha messo in onda immagini dei famigerati disordini di Genova,  come fossero di Torino, e poi ha fatto una cronistoria per immagini di tutti i disordini creati dai soliti facinorosi venuti anche dall'estero, che non perdono occasione per sporcare, macchiare con sangue e fuoco, manifestazioni pacifiche di dissenso con le politiche dei Governi in carica.

 Compreso il presente che, con il nuovo decreto sicurezza, richiederà un deposito prima di autorizzare una manifestazione, nel caso in cui i disordini non controllati rechino danni. 

 Insomma ciò che dovrebbe fare la polizia ( visto che ora non esistono più i 'servivi d'ordine' un tempo esercitati dai partiti) e cioè riconoscere e rimandare a casa i facinorosi, ben noti (sconosciuti solo alla polizia?) e renderli innocui, si chiede di farlo ai cittadini che vengono ostacolati perfino nel manifestare pacificamente dissenso.

 Il caso del poliziotto isolato e picchiato selvaggiamente - simile, a parti inverse, a quelle dell'Ice a Minneapolis - è stato sfruttato abilmente da Meloni. E' andata a prima mattina a trovare in ospedale a Torino l'agente picchiato - quando ci mette settimane per recarsi dove dovrebbe, se non le reca vantaggi - il quale a ventiquattrore dal ricovero è stato già dimesso, con prognosi di 20 giorni. 

 E, senza perdere altro tempo, attraverso i social, la Premier,  ha messo insieme decreto sicurezza e referendum sulla magistratura, grazie ai delinquenti in azione a Torino.  

Franco Casavola: Il Gobbo del Califfo ( 1929) al Petruzzelli di Bari


Il Gobbo del Califfo
Libretto di Arturo Rossato.(Vicenza 1882 - Milano 1942)
Musica di Franco Casavola (Modugno 1891 - Bari 1955)
Anno: 1929 

L'opera, soggetto tratto da «Le Mille e una notte», fu rappresentata per la prima volta il 4 maggio 1929 al Teatro dell’Opera di Roma, direttore d'orchestra Gino Marinuzzi.


La vicenda è ambientata in una piazzetta di Bagdad. La finestra della casa del Ciabattino è illuminata mentre un giovane canta una melodia d'amore accompagnandosi con il liuto. Al sopravvenire del geloso Ciabattino il giovane fugge via. Passa per strada il Gobbo del Califfo, il buffone di corte, e la Ciabattina annoiata chiede al marito di invitarlo a cena per distrarsi. Il Gobbo accetta l'invito e mangia e beve fino a strozzarsi con una triglia. Marito e moglie lo credono morto e temendo la vendetta del Califfo trasportano il presunto cadavere dietro l'uscio dello studio del Dottore, e lì lo lasciano dopo aver suonato il campanello. Il Dottore spaventato lo trasporta a sua volta sul terrazzo di un vicino e questi presso la casa del Mercante, che lo scopre mentre sta arrivando il Visir. Il Mercante viene condannato all'impiccagione ma il Barbiere si accorge che il Gobbo non è morto ha solo una spina di triglia nella gola. Tolta la spina il Gobbo riprende a respirare e riprende la canzone interrotta seguito dalla folla che inneggia alla gloria di Allah e del Sultano. L'innamorato rientra in scena col suo liuto, si rimette sotto la finestra e riprende la canzone che aveva interrotto ma due guardie lo arrestano e il testo del libretto si conclude così: "Il vecchio canto d'amore segue in istato di arresto il solo canto che vive eterno ed è sempre giovane: quello del popolo".

Trump è contro anche i Grammy Awards. Minaccia azioni legali contro chi lo ha criticato ( Metropolitan Magazine)

 

Trump distrugge i Grammy e minaccia un’azione legale contro il conduttore Trevor Noah

A poche ore dalla conclusione della cerimonia tenutasi a Los Angeles, Trump fa a pezzi i Grammy Awards è scagliato, in seguito alle battute fatte durante la trasmissione, definendo la cerimonia “praticamente inguardabile” e minacciando azioni legali contro Trevor Noah che ha condotto per la sesta ed ultima volta lo show.

Nel corso della cerimonia Noah ha dato spazio come nelle edizioni precedenti che l’hanno visto alla guida dei Grammy a monologhi nel corso dei quali ha fatto riferimento alla situazione attuale, alla politica ed alla cultura pop. In particolare, ha scagliato una frecciatina nei confronti del tycoon, in occasione della premiazione di Billie Eilish che otteneva la vittoria con Wildflower eletta Canzone Dell’Anno. Alla consegna del grammofono alla popstar americana ha dichiarato: È un Grammy che ogni artista desidera, quasi quanto Trump desidera la Groenlandia…Il che ha senso perché, da quando Epstein non c’è più, ha bisogno di una nuova isola dove trascorrere il tempo con Bill Clinton. Te l’ho detto, è il mio ultimo anno! Cosa hai intenzione di fare al riguardo?

Trump su Truth ha definito i Grammy “inguardabili” e minacciato un’azione legale contro Trevor Noah

In un lungo post condiviso su Truth il 47esimo presidente eletto degli USA ha criticato i Grammy e la CBS definendo in primis lo show “inguardabile”, aggiungendo: “La CBS è fortunata a non avere più questa spazzatura sulle frequenze” . L’attenzione di Trump si è spostata all’intervento di Noah nel quale ha citato Clinton ed EpsteinNoah ha detto, erroneamente su di me, che io e Bill Clinton abbiamo trascorso del tempo sull’isola di Epstein. Errato!!! Non posso parlare a nome di Bill, ma non sono mai stato a Epstein Island, né nelle vicinanze, e fino alla dichiarazione falsa e diffamatoria di stasera, non sono mai stato accusato di essere lì, nemmeno dai media che diffondono fake news“.

Il Potus ha continuato a criticare la conduzione di Noah, aggiungendo: “Il conduttore, Trevor Noah, chiunque egli sia, è quasi pessimo quanto Jimmy Kimmel ai Low Ratings Academy Awards… Noah, un perdente totale, farebbe meglio a chiarire i fatti in fretta.” Il presidente ha anche minacciato una possibile azione legale nei confronti del presentatore, scrivendo di aver Mandato i miei avvocati a fare causa a questo povero, patetico, privo di talento e stupido conduttore” e gli avrebbe fatto causa per un sacco di soldi, per poi concludere: “Preparati Noah, mi divertirò un po’ con te! Al momento né la Recording Academy né i portavoce di Trevor Noah hanno risposto pubblicamente al lungo posto di Trump.

Voi boicottate il Trump Kennedy Cebnter' e io lo chiudo. Parola di Trump ( da Open, di Bruno Gaetani). Americani, rinchiudetelo a fatelo curare prima che sia molto tardi! (P.A.)

 

Dopo i boicottaggi Trump chiude il Kennedy Center per due anni: «Sarà restaurato»

rivolta artisti kennedy center trump
rivolta artisti kennedy center trump
L'orchestra del centro culturale, che il presidente Usa vorrebbe
 rimodellare a sua immagine e somiglianza, è da mesi sul piede 
di guerra contro la Casa Bianca

Dopo le polemiche, gli eventi cancellati e i boicottaggi, il Kennedy Center rischia di 

ermarsi. A rivelarlo è Donald Trump, che sul suo social Truth annuncia la chiusura dello 

storico centro culturale di Washington D.C. – uno dei più prestigiosi degli Stati Uniti 

 a partire dal prossimo 4 luglio per effettuare lavori di ristrutturazione. «Ho deciso che

 il modo più rapido e veloce per riportare il Trump Kennedy Center al suo splendore è 

sospendere le attività per due anni», ha scritto il presidente Usa.

Le mani di Trump sul Kennedy Center

L’annuncio della chiusura del Kennedy Center – a cui il tycoon ha voluto affiggere anche

 il proprio nome ribattezzandolo «Trump-Kennedy Center» – arriva proprio mentre il centro

 per le arti continua a perdere pezzi. Negli ultimi giorni, la soprano Renee Fleming e il

 compositore Philip Glass si sono aggiunti alla lunga liste di personalità del mondo dello

 spettacolo che hanno cancellato i propri eventi al Kennedy Center. Mentre Kevin Couch

capo della programmazione, ha dato le dimissioni dopo appena due settimane dal suo

 insediamento.

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Le proteste dell’orchestra

Le cancellazioni e i boicottaggi sono iniziati poco dopo l’inizio del secondo mandato

 di Trump alla Casa Bianca. Fin dai primissimi giorni, il presidente Usa aveva promesso

 di ristrutturare il centro, inaugurato in omaggio a JFK dopo il suo assassinio nel 1963, 

rendendolo a sua immagine e somiglianza. Negli ultimi mesi, Trump ha affidato la gestione

 del centro ad alcuni suoi fedelissimi, a cui ha chiesto di modificare la programmazione

 per renderla più in linea con i suoi gusti. L’intromissione del governo federale ha scatenato

 però una levata di scudi da parte di compositori, orchestre e artisti del Kennedy Center, 

che hanno portato alla cancellazione di numerosi eventi.

Il nuovo volto della Capitale Usa

Trump non ha fornito dettagli su cosa prevede e quanto costerà la ristrutturazione 

del Kennedy Center, che per la verità è già stato oggetto di importanti lavori di 

ampliamento nel 2019. Nelle intenzioni della Casa Bianca, il nuovo centro per le arti 

contribuirà a dare un nuovo volto alla capitale statunitense, insieme alla demolizione

 dell’ala est della Casa Bianca e al nuovo arco di trionfo che Trump intende costruire

 proprio a Washington D.C. Giovedì 5 febbraio, inoltre, al Kennedy Center si terrà la prima

 del documentario di Melania Trump.