sabato 21 febbraio 2026

Andrea Ruggeri difende B.V. dando delle 'pippe' agli orchestrali della Fenice. In realtà la vera 'pippa' è proprio lui, analfabeta in fatto di musica, che parla, per obbligo di partito, in difesa della 'pupilla' scarsa' della Meloni. E si becca una querela ( da Venezia Today

Fenice, ora partono le querele. E un comitato di abbonati risponde a Venezi
 La Slc Cgil denuncia per diffamazione l'editorialista Ruggieri che ha definito l'orchestra «quattro pippe». La dirigenza del Teatro non risponde agli attacchi, i sostenitori: «Definito un nuovo concetto di comunità» Manifestazione dei lavoratori della Fenice
 Non c'è pace al Teatro La Fenice, in settimane in cui attacchi più o meno diretti, e più o meno voluti, a lavoratori e abbonati dello stesso arrivano da sostenitori della nuova direttrice musicale Beatrice Venezi e anche, in un'intervista in Argentina, da Venezi stessa.  
La Slc Cgil Veneto infatti ha attivato i propri legali per presentare querela, a nome di 13 professori d'orchestra del Teatro, contro Andrea Ruggieri, editorialista de Il Giornale ed ex deputato che il 12 febbraio, in un intervento pubblico a Milano alla presenza di Beatrice Venezi, ha definito i lavoratori della Fenice «quattro pippe che, senza avere loro un curriculum dove magari figurano titoli di studio tipo “battesimo”, decretano che Beatrice Venezi, è in realtà una sega colossale e che dunque non si può nominare al vertice di nessuna istituzione musicale perché altrimenti è lottizzazione».
 L'intervento di Ruggieri era chiaramente ironico, ma non era stato presentato come tale. «Abbiamo atteso che il Sovrintendente Colabianchi intervenisse in difesa del teatro e dei Professori d’Orchestra dei quali lui stesso è responsabile, ci saremmo anche aspettati che la stessa Beatrice Venezi, salendo sul palco dopo quelle parole ne prendesse le distanze, ma siccome tutto ciò non è successo, la Slc Cgil Veneto ha preso l’iniziativa di supportare 13 professori d’orchestra. 
È ora di finirla con questo gioco al massacro della politica sul Teatro la Fenice, la sua orchestra, il coro e le sue maestranze» dichiara il segretario della Slc Cgil del Veneto Nicola Atalmi. 
 «Se il Teatro non risponde, prendiamo l'iniziativa da soli» Intanto ieri il neo-costituito comitato Fenice Viva, che raccoglie abbonati e sostenitori del Teatro, ha scelto di rispondere alle dichiarazioni di Beatrice Venezi al quotidiano argentino Clàrin, dove ha ribadito di essere vittima di attacchi politici e maschilisti, ma soprattutto ha aggiunto che il problema alla Fenice sarebbe la «paura del nuovo» anche perché «gli abbonati hanno più di 80 anni».
 «Non solo non corrisponde a verità (per smentire tale inconsistente dichiarazione è sufficiente analizzare i dati degli abbonati di cui gli over 80 rappresentano solo una piccola percentuale) - dichiara il comitato - ma risulta profondamente lesivo nei confronti di un pubblico che è ed è stato parte viva, attiva e vibrante della vita di questa istituzione». 
 Anche questa seconda risposta arriva in assenza di una presa di posizione ufficiale del Teatro, che si trova in una evidente situazione di difficoltà, con la direttrice musicale già nominata che da un mese sta criticando, per motivi non del tutto chiari, sia la dirigenza, sia le maestranze, sia gli abbonati. «Vero che la non risposta del sovrintendente è grave, ma questo sta facendo apparire un nuovo concetto di comunità intorno al Teatro La Fenice, che si rinnova nonostante le imposizioni» spiega Giorgio Peloso Zantaforni, nel direttivo del nuovo comitato. 

venerdì 20 febbraio 2026

Trump: i dazi restano, ho delle alternative

 

Trump, 'tutti i dazi rimangono, abbiamo alternative'© Provided by ANSA

 Dopo la sentenza della Corte Suprema Donald Trump ha detto che "i dazi rimangono". In una conferenza stampa alla Casa Bianca ha dichiarato che ha "delle alternative" e che la Corte Suprema è stata influenzata dagli "interessi stranieri".

"I Paesi che ci truffano sono in estasi" dopo la decisione della Corte Suprema sui dazi: "Ballano per strada, ma non per molto", ha poi aggiunto Trump sottolineando che la "buona notizia è che ci sono metodi e statuti più forti dell'International Emergency Economic Powers Act. (ANSA).

Trump: la Corte suprema ha bocciato i miei dazi, e io ne metto altri, tiè ( da Open online)

 Il presidente risponde alla Corte Suprema con un'altra legge. Ma intanto i governatori si muovono: «A nome del popolo dell'Illinois, chiedo un rimborso di 1.700 dollari per ogni famiglia»

«È un grande onore aver appena firmato, nello Studio Ovalenuovi dazi globali del 10% su tutti i paesi che entreranno in vigore quasi immediatamente». Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump risponde alla Corte Suprema con nuove tasse sul commercio che entreranno in vigore alla mezzanotte del 24 febbraio e resteranno in vigore per 150 giorni. Non si applicheranno a un’ampia gamma di prodotti, inclusi i minerali essenziali e i beni già soggetti a dazi separati non toccati dalla sentenza. Ma intanto il Wall Street Journal dice che il presidente deve chiedere scusa ai giudici. E soprattutto, il governatore Dem dell’Illinois JB Pritzker ha chiesto il rimborso di 8,6 miliardi di dollari a 5,1 milioni di famiglie dello stato, circa 1.700 dollari ognuna. Mentre Gavin Newsom, governatore della California, è pronto a fare la stessa cosa.

Il rilancio di Trump sui dazi

Trump ha dichiarato in un briefing di aver ordinato nuovi dazi ai sensi della Sezione 122 del Trade Act del 1974. Questi dovrebbero sostituire in parte i dazi dal 10% al 50% previsti dall‘International Emergency Economic Powers Act del 1977 che la Corte Suprema aveva dichiarato illegali. Intanto il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha affermato che i nuovi dazi del 10% e le tariffe potenzialmente maggiorate previste dalla Sezione 301 dello statuto sulle pratiche sleali e dalla Sezione 232 dello statuto sulla sicurezza nazionale si tradurranno in entrate tariffarie praticamente invariate nel 2026. «Torneremo allo stesso livello tariffario per i Paesi. Sarà solo in modo meno diretto e leggermente più complicato», ha dichiarato Bessent a Fox News, aggiungendo che la decisione della Corte Suprema ha ridotto la capacità negoziale di Trump con i partner commerciali.

I rimborsi

«Ho la sensazione che gli americani non vedranno i rimborsi dei dazi», ha aggiunto Bessent. Secondo alcuni calcoli in ballo ci sono quasi 200 miliardi di rimborsi, per l’esattezza nell’ordine di 175 miliardi. Altre stime invece parlano di 133 miliardi. In media gli Stati Uniti hanno incassato 30 miliardi di dollari al mese con i dazi. Grazie alla legge il presidente può imporre dazi fino al 15% per un massimo di 150 giorni a qualsiasi paesi. Ma poi il Congresso dovrà approvare l’estensione. «Abbiamo delle alternative, delle ottime alternative», ha detto Trump. «Potrebbero essere più soldi. Riceveremo più soldi e ne saremo molto più forti», ha detto Trump a proposito degli strumenti alternativi. I dazi della Sezione 122 decadranno prima che possa essere presa una decisione definitiva, ha affermato Josh Lipsky, presidente dell’Atlantic Council, un think tank di Washington.

L’aumento

Alla domanda se i dazi finiranno per essere più alti dopo ulteriori indagini, Trump ha risposto: «Potenzialmente più alti. Dipende. Qualunque cosa vogliamo che siano». Ha affermato che alcuni paesi «che ci hanno trattato davvero male per anni» potrebbero vedere dazi più alti, mentre per altri «sarà molto ragionevole». Il destino di decine di accordi commerciali per ridurre i dazi basati sull’IEEPA e dei negoziati con i principali partner commerciali degli Stati Uniti rimane incerto dopo la sentenza. La sentenza della Corte Suprema pone circa 175 miliardi di dollari di entrate tariffarie riscosse nell’ultimo anno soggette a potenziali rimborsi, secondo le stime fornite a Reuters dagli economisti del Penn-Wharton Budget Model.

Due anni di contenzioso

Alla domanda se avrebbe rimborsato i dazi IEEPA, Trump ha risposto: «Immagino che la questione debba essere oggetto di contenzioso per i prossimi due anni». Una risposta che indica che il processo di rimborso rapido e automatico è improbabile. Parlando a Dallas, Bessent ha detto ai leader aziendali che, poiché la Corte Suprema non ha fornito alcuna istruzione sui rimborsi, questi sono «in discussione», aggiungendo: «La mia sensazione è che potrebbero essere trascinati per settimane, mesi, anni».

Le scuse alla Corte

Donald Trump deve alla Corte Suprema delle «scuse». «Sicuramente non lo farà», ma le accuse e critiche ai giudici sui dazi sono «probabilmente il momento peggiore della sua presidenza», fa sapere il board editoriale del Wall Street Journal sottolineando come la decisione sui dazi sia una «monumentale rivendicazione della separazione dei poteri sancita dalla Costituzione. Potremmo definirla il vero Liberation Day dalle tariffe».

«La retorica del presidente contro i saggi potrebbe spingere qualche suo seguace a ricorrere alla violenza contro i giudici», ha messo in evidenza ancora il Wall Street Journal. La decisione «smentisce l’accusa dei democratici secondo cui la Corte sarebbe un mero strumento di Trump. La Corte ora ha dimostrato di essere disposta a bloccare gli abusi di potere da parte dei presidenti di entrambi i partiti. Questo è esattamente quello che la Costituzione richiede».

I governatori

Intanto il governatore dell’Illinois Pritzker ha inviato a Trump una fattura da 8,6 miliardi di dollari con la quale quantifica i danni subiti dai suoi concittadini dall’applicazione dei dazi. «Le vostre tasse tariffarie hanno devastato gli agricoltori, fatto infuriare i nostri alleati e fatto schizzare alle stelle i prezzi dei generi alimentari. Stamattina, i giudici della Corte Suprema da voi personalmente nominati vi hanno notificato che sono anch’esse incostituzionali. A nome del popolo dell’Illinois, chiedo un rimborso di 1.700 dollari per ogni famiglia dell’Illinois. Ci sono 5.105.448 famiglie nel mio Stato, il che porta il totale dei danni da voi dovuti a 8.679.261.600 dollari», scrive Pritzker in una missiva pubblicata su X.

La lettera

«La Corte Suprema ha stabilito che questo è l’ennesimo atto incostituzionale da parte vostra e della vostra amministrazione. Questa lettera e la fattura allegata costituiscono una notifica ufficiale che il risarcimento è dovuto al popolo dell’Illinois e, se non ottemperate, procederemo con ulteriori azioni». Newsom, che governa la California, è pronto a imitarlo: «Da oltre un anno Donald Trump tassa illegalmente generi alimentari, mobili e automobili. È il momento di chiedere un rimborso».

Di Maio. Dai banchi del liceo di Pomigliano d'Arco alla cattedra nel King's College di Londra ( da Fanpage.it, di Giulia Casula)

 

Luigi Di Maio diventa professore onorario al King’s College di Londra: cosa farà nell’ateneo britannico

Luigi Di Maio diventa professore universitario. Il rappresentante speciale dell'Ue per la regione del Golfo ed ex leader Movimento 5 Stelle è stato nominato professore onorario del Dipartimento Di Studi sulla Difesa del King's College Di Londra. Ad annunciarlo è lo stesso Di Maio sui suoi canali social.

"Assumerò questo nuovo ruolo con l'obiettivo Di contribuire al dialogo sulla sicurezza internazionale, le relazioni Europa-Golfo e le dinamiche geopolitiche. Una nuova sfida. Sempre con la stessa passione", ha scritto l'ex ministro degli Esteri italiano sul proprio profilo LinkedIn.

Luigi Di Maio diventa professore onorario al King’s College di Londra: cosa farà nell’ateneo britannico

Cosa farà di Maio al King's College

Di Maio si appresta a ricoprire un altro incarico prestigioso. Questa volta però, non dovrà vestire i panni del politico, ma quelli di docente universitario, e salire sulla cattedra di uno dei più importanti atenei del mondo. Il King's College infatti, è la quarta più antica università britannica. Tra i suoi studenti vanta personalità di spicco in vari ambiti (umanistico, scientifico, politico), come ad esempio letterati del calibro di Virginia Woolf, Thomas Hardy e John Keats. Inoltre, dodici, tra alunni e accademici dell'università, sono stati insigniti del premio Nobel.

Va detto, il titolo di professore onorario è differente rispetto al ruolo di docente ordinario. Ha un valore simbolico, celebrativo e comporta minori obblighi dal punto di vista didattico. Consente a chi ne viene investito di mantenere un legame con l'università, perseguendo attività di ricerca e offrendo il proprio contributo scientifico all'ateneo.

La carriera di Di Maio: le origini con il M5s, l'ascesa politica e poi l'Ue

Di Maio è stato nominato primo Rappresentante Speciale dell'Ue per la regione del Golfo il 15 maggio 2023, su proposta dell'allora Alto rappresentante Ue per la politica estera Josep Borrell, e ha assunto le sue funzioni il 1° giugno, con un mandato iniziale di 21 mesi. L'incarico è arrivato dopo la fine del lungo sodalizio con il M5s, avvenuta nel 2022.

Il suo ingresso nel Movimento coincide con le origini del partito, fondato nel 2009 e in cui Di Maio realizzerà la sua ascesa politica. Dal 2017 al 2020 guiderà i pentastellati, ricoprendo parallelamente il ruolo di vicepremier nel governo Conte I e di ministro degli Esteri nei governi Conte II e Draghi.

Poi il divorzio dai 5S e la breve parentesi con Impegno Civico, conclusasi dopo il flop elettorale alle elezioni politiche del settembre 2022. Attualmente, lavora per le istituzioni europee in qualità di Rappresentante speciale per la regione del Golfo.

Lo scorso anno, su proposta dell'Alta rappresentante Kaja Kallas, è stato riconfermato come inviato speciale Ue per altri due anni, fino al 28 febbraio 2027 con ulteriore possibilità di rinnovo.

Sanremo. La notizia della partecipazione di Meloni alla serata inaugurale è FALSA ( da Il Giornale, di Federico Garau)

 

"Meloni ospite alla prima serata di Sanremo", la sinistra cavalca l'onda: la risposta di Carlo Conti

Nelle ultime ore è circolata con insistenza sulla stampa e sui social la voce della presenza di Giorgia Meloni come ospite d'onore nella serata inaugurale della prossima edizione del Festival di Sanremo. Secondo tali indiscrezioni, divenute in breve tempo virali, la premier avrebbe ricevuto un invito speciale e "segretissimo" da Carlo Conti per assistere in prima fila all'esibizione dei cantanti in gara in occasione del loro debutto in programma il prossimo martedì 24 febbraio.

La notizia ha fatto in breve il giro del web, dal momento che fino ad ora non era mai accaduto che un presidente del Consiglio in carica fosse ospite della kermesse musicale sanremese. Il precedente più celebre, pur non trattandosi di un premier, è quello del 2023, quando il capo dello Stato Sergio Mattarella assistette alla serata inaugurale del Festival di Sanremo dal palchetto d'onore: per la prima volta un presidente della Repubblica in carica era stato inquadrato dalle telecamere del Teatro Ariston.

Ecco, quindi, spiegato il perché di tanto clamore mediatico. Qualcuno aveva già iniziato a vociferare che fossero addirittura in corso delle fitte comunicazioni tra Palazzo Chigi e gli organizzatori della kermesse musicale per approntare le giuste misure di sicurezza a tutela del presidente Meloni. E c'era già chi aveva iniziato a cavalcare l'onda puntando il dito contro il premier e parlando di un tentativo di "captatio benevolentiae" finalizzato ad attirare consensi in vista del Referendum anche tra i più giovani, pescando a mani basse in un bacino inusuale di potenziali votanti..

Niente di più falso. La prima smentita è arrivata da Palazzo Chigi: "La notizia di una partecipazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni al festival di Sanremo è priva di fondamento. Non è mai stata considerata l'ipotesi di una sua partecipazione". A rincarare la dose ci ha pensato lo stesso presentatore del Festival di Sanremo, che ha utilizzato l'ironia per smontare la bufala. "Fake News", ha scritto in grande e in rosso Carlo Conti sul suo profilo Instagram: "Questa è troppo grossa! Rasenta la fantascienza!", si legge sul post, con tanto di faccina che ride con le lacrime agli occhi.