venerdì 27 febbraio 2026

Roma. IUC. Schwanengesang di Schubert. Jan Bostridge tenore

                Istituzione Universitaria dei Concerti

                    I CONCERTI DELL’AULA MAGNA

                          Sabato 28 febbraio . ore 17.30

        IAN BOSTRIDGE tenore JULIUS DRAKE pianoforte


       Franz Schubert Schwanengesang (Il canto del cigno) D 957


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Sabato 28 febbraio alle 17.30, torna in Aula Magna il grande tenore inglese Ian Bostridge, artista

 unanimemente riconosciuto come uno dei maggiori interpreti di sempre del repertorio liederistico

schubertiano, che, accompagnato al pianoforte da Julius Drake, proporrà Schwanengesang

(Il canto del cigno) di Franz Schubert, ciclo di quattordici Lieder composti nel 1828, anno

della morte del compositore.

Il tenore inglese Ian Bostridge  si è esibito in recital

internazionali nelle più famose concert hall e ai festival di Salisburgo, Edimburgo, Vienna,

Aldeburgh e alla Schubertiade. E' artista “in residence” in diverse stagioni concertistiche: 

Konzerthaus di Vienna, Schubertiade Schwarzenberg, Concertgebow di Amsterdam, Carnegie Hall,

Barbican Center e Wigmore Hall di Londra dove ha organizzato personalmente diversi cicli di

Lieder.

Ha debuttato nell’opera nel 1994, cantando in opere di Britten, Mozart, Smetana, Ades, Haendel,

Monteverdi e Stravinskij.

I suoi cd in esclusiva per Emi/Warner, da Schubert a Henze, da Bach a Haendel, da Britten a

Schumann, hanno vinto tutti i maggiori premi internazionali tra cui un Grammy Award per l’ultimo

album dedicato a Shakespeare registrato insieme ad Antonio Pappano.

Si è esibito con orchestre quali i Berliner Philharmoniker, i Wiener Philharmoniker, la Chicago

Symphony, la Boston Symphony, la London Symphony, la London Philharmonic, la BBC Symphony,

la Rotterdam Philharmonic, la Royal Concertgebouw, la New York Philharmonic, la Los Angeles

Philharmonic e la Orchestra del Metropolitan Opera, sotto la direzione di Sir Simon Rattle, Sir Colin

Davis, Sir Andrew Davis, Seiji Ozawa, Riccardo Muti, Mstislav Rostropovich, Daniel Barenboim,

Daniel Harding, Donald Runnicles,

Fondazioni liriche: Colabiachi in audizione al Senato: non riesco a trovare direttori bravi fino al 2030 ( da Venezia Today, di Leonardo Bison). Per sostituire quella 'ciuccia' di B.V- voleva dire questo? ( P.A.)

 

Piani triennali, gestione privata e più soldi dalle regioni: il piano di Colabianchi per la Fenice

L'audizione al Senato del Sovrintendente ha fatto infuriare i sindacati. «Così non trovo direttori di livello internazionale fino al 2030». La richiesta di mantenere le prerogative attuali dei sovrintendenti e togliere i «vincoli pubblicistici»

Nicola Colabianchi interviene in commissione al Senato

Il 10 febbraio il sovrintendente del Teatro La Fenice Nicola Colabianchi è intervenuto davanti alla settima commissione del Senato a Roma, per parlare a nome del teatro della riforma delle fondazioni lirico-sinfoniche (su cui il governo sta lavorando da anni). Le sue parole hanno surriscaldato gli animi nei corridoi della Fenice, soprattutto per una frase, riportata dai giornali locali: «Non riesco a trovare bravi direttori fino al 2030» (Beatrice Venezi ha un incarico fino al 2030), e per un titolo giornalistico che ha attribuito a Colabianchi una richiesta di “più poteri”.

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Il sovrintendente però parlava in un contesto specifico, e quelle frasi possono essere mal interpretate se non si considera il tono con cui le ha pronunciate, che si può recuperare nei video del Senato. L'intervento di Colabianchi è importante nella sua interezza, perché è la visione della dirigenza della Fenice (il sovrintendente leggeva un discorso scritto, e aveva al suo accanto il direttore Andrea Erri), e critica apertamente alcuni punti della riforma del codice dello spettacolo immaginata e proposta dal governo.

L'idea di privatizzare e la difesa dei poteri dei sovrintendenti

Il primo punto per Colabianchi è che le fondazioni lirico-sinfoniche, fondazioni che gestiscono teatri comunali e finanziate in larghissima parte da fondi pubblici, dovrebbero passare interamente alla sfera privata. «Oggi viviamo in una forma “ibrida” paralizzante: siamo fondazioni di diritto privato, ma siamo soffocati da vincoli pubblicistici spesso contraddittori» ha detto Colabianchi, secondo cui è «indifferibile superare l'inserimento delle Fondazioni nell’elenco Istat delle amministrazioni pubbliche. Solo recuperando una reale flessibilità operativa e un tasso di imprenditorialità moderna potremo competere sul mercato internazionale e ottimizzare i nostri assetti produttivi». Si tratterebbe di una riforma epocale, se accolta. 

Per il resto Colabianchi si limita a difendere l'esistente, a chiedere di evitare di dividere la figura di sovrintendente e quella di direttore artistico, ed evitare (come invece prevede la bozza di riforma) che i consigli d'indirizzo degli enti lirici diventino sorta consigli d'amministrazione. «La figura del sovrintendente, quale unico organo di gestione, può vedere salvaguardate le proprie prerogative fondamentali. Mi riferisco alla scelta fiduciaria del Direttore Artistico, alla nomina di collaboratori e consulenti e alla definizione degli indirizzi economico-finanziari. Il consiglio di indirizzo è bene che mantenga funzioni di alta sorveglianza, rispettando l'autonomia gestionale della Fondazione» è la posizione di Colabianchi e del teatro.

Piani triennali e più soldi dalla regione

Poi un'altra richiesta di riforma profonda: «La strada maestra è a nostro avviso basata su una programmazione triennale delle risorse del Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo (ex Fus, cioè il fondo che finanzia tutti i teatri lirici, ndr). Solo la certezza pluriennale permette piani manageriali seri e coproduzioni internazionali» dice il sovrintendente. In Italia i teatri lirici devono programmare l'offerta artistica di sei mesi in sei mesi, e Colabianchi, esagerando un filo dice allora, davanti alla commissione e senza più leggere l'intervento preparato: «Noi siamo l'unico paese che programma a sei mesi. Io sto cercando direttori di rango e mi dicono che fino al 2030 sono tutti impegnati». Per poi aggiungere: «Se noi rimaniamo legati ai sei mesi non siamo più in grado di procedere a un livello di partecipazione di figure internazionali».

La Fenice di Venezia ha un direttore incaricato da ottobre 2026 fino al 2030, è Beatrice Venezi, di cui però da più parti si stanno chiedendo da mesi le dimissioni. 

C'è un'ultima richiesta nell'intervento della Fenice in Senato: «Auspichiamo che per i soci locali sia stabilita una soglia minima di intervento finanziario certa, garantendo una reale corresponsabilità tra Stato e territorio». Ad esempio, spiega Colabianchi che aveva accanto a sè in quel contesto il sovrintendente del Teatro Lirico di Cagliari, la regione Sardegna dà a quel teatro 8 milioni l'anno, la Fenice riceve dalla regione Veneto 600 mila euro. La richiesta è quella di uniformare le cifre, dato che tutte le fondazioni liriche hanno come soci il comune e la regione.

Altre richieste sono più che altro economiche, Colabianchi ha chiesto di riformare i criteri di riparto dei fondi premiando la qualità artistica e l'impatto economico e sociale reale (di fatto così si premierebbero i teatri che già funzionano, come la Fenice), prevedere coperture finanziarie certe per sostenere i costi del rinnovo del contratto collettivo nazionale, e incentivare il mecenatismo con un più generoso credito d'imposta. 

Le proteste nel Teatro continuano

Intanto alla Fenice la distanza tra sovrintendente e lavoratori resta ampia. Giovedì, in occasione dell'ultima messa in scena della Traviata, un altro volantinaggio e un altro lancio di volantini in solidarietà a coro e orchestra.



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Venezia. Teatro Goldoni. IL Conservatorio cittadino con due nuove produzioni operistiche ( da Venezia Today)

 

Il Conservatorio di Venezia porta a teatro due produzioni operistiche d'eccezione

Al Goldoni andranno in scena "L'Adelaide" di Sartorio, capolavoro barocco in prima esecuzione dopo 350 anni, e una rilettura de "Il giudizio universale" di Ambrosini. Il progetto è finanziato con Pnrr

Una prima esecuzione in tempi moderni di un capolavoro barocco “perduto” e la messa in scena di un'opera contemporanea multimediale: sono le due importanti produzioni curate dal Conservatorio “B. Marcello” di Venezia nell'ambito di un progetto finanziato con fondi Pnrr, ora pronte per essere portate in scena al Teatro Goldoni.

Quello che si svolgerà il 28 febbraio e il 1° marzo è considerato un evento di portata storica per il patrimonio musicale europeo: l'opera L’Adelaide (1672) di Antonio Sartorio, a distanza di oltre tre secoli dalla sua unica messa in scena al Teatro San Salvador, torna in vita grazie a un ambizioso progetto di ricerca e produzione coordinato dal Conservatorio, che ha curato l'edizione critica del manoscritto.

Sotto la direzione del Maestro Diego Fasolis, tra i massimi interpreti mondiali del repertorio barocco, e la regia di Emanuele Gamba, la produzione si avvale di un cast e di un'orchestra di giovani studenti e studentesse, capace di restituire il colore e la magnificenza della Venezia del Seicento. «Quest'opera merita di tornare protagonista nelle scene europee - commenta il Maestro Diego Fasolis -. Siamo di fronte a un lavoro di importanza capitale, una partitura ricca di arie esemplari che hanno influenzato la storia del dramma per musica». Dopo il debutto al Goldoni, la produzione approderà il 18 marzo 2026 al Theater Mönchengladbach di Krefeld.

“Il giudizio universale” a 30 anni dalla prima

Il 16 e 17 marzo 2026, invece, il Goldoni di Venezia ospiterà una rilettura attuale di una delle partiture più suggestive del panorama musicale veneziano: il ritorno de "Il giudizio universale", opera di Claudio Ambrosini. Ambientata in un non-luogo eterno e immobile, mette in scena un Dio capriccioso e annoiato che decide di affidare il destino di tutte le anime a una sfida enigmatica tra un angelo e un diavolo.

Sotto la direzione del Maestro Filippo Perocco e con la regia di Bepi Morassi, questa ripresa – a trent'anni dalla prima rappresentazione del 1996 – permette ai giovani interpreti e all’orchestra del Conservatorio di confrontarsi con una scrittura vocale e strumentale di estrema complessità, valorizzata da scene e costumi evocativi. 

«Riproporre quest'opera oggi significa esplorare un linguaggio sonoro che non ha perso la sua forza visionaria - spiega la direzione del Conservatorio -. Attraverso la sfida tra l'Angelo e il Diavolo, i nostri studenti mettono a nudo la natura stessa dell'espressività musicale». Il progetto si inserisce in una rete didattica d’eccellenza che coinvolge l’Accademia Teatro alla Scala, l’Accademia Nazionale d'Arte Drammatica "Silvio d'Amico" e l’Accademia di Belle Arti di Venezia.



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Il Conservatorio di Venezia porta a teatro due produzioni operistiche d'eccezione
https://www.veneziatoday.it/cultura/conservatorio-produzioni-adelaide-giudizio-universale.html
© VeneziaToday

Premi Caesar 2026. Isabelle Adjani: Uomini, siate dalla parte delle donne vittime di violenza

 Il 26 febbraio 2026, all'Olympia, Isabelle Adjani, alla cerimonia dei Premi César , ha  invitato tutti gli uomini presenti a schierarsi a sostegno delle donne vittime di violenza in tutto il mondo. Questo gesto simbolico, seguito da una standing ovation collettiva, ha elettrizzato il pubblico e ha avuto una risonanza ben oltre il mondo del cinema.

Un potente discorso inaugurale sul cinema

Leggenda vivente del cinema, con cinque César vinti, Isabelle Adjani ha prima reso omaggio alla professione di attrice, prima di consegnare il premio come Miglior Attore a Laurent Laffite. "Sono sempre stata diffidente nei confronti dell'espressione 'migliore'. Migliore di cosa? Ci sono film che ti plasmano, ti possiedono e poi ti spodestano. Il mondo è terrificante, oggi più che mai. Il cinema deve continuare a filmarlo senza abbellimenti", ha dichiarato con emozione.

Solenne appello alla fratellanza universale

Con un gesto solenne, Isabelle Adjani si è poi rivolta agli uomini presenti nella sala: "Chiedo a tutti gli uomini presenti di alzarsi in piedi e di fare rumore affinché le donne, tutte le donne vittime di violenza, di ogni forma di violenza, sappiano che siete dalla loro parte. E che la vostra solidarietà non si ferma ai confini del nostro Paese. Vi state schierando anche a favore delle donne iraniane, delle donne afghane, per difendere i nostri diritti e i diritti di tutte le donne vittime di un mondo in guerra. Grazie da parte loro".

Isabelle Adjani, attivista di lunga data


L'attrice di "Possession", "Camille Claudel" e "La regina Margot" conferma così il suo status di artista impegnata, trasformando la cerimonia in una piattaforma universale per la sorellanza globale. Questo gesto rimarrà uno dei momenti salienti dei Premi César 2026: quando il cinema francese si è letteralmente schierato a favore delle donne in tutto il mondo.

Napoli. Casa Museo Murolo. Rassegna musicale

 “Murolo e…”


Nel salotto di Casa Museo Murolo

 parte la nuova rassegna musicale tra dialoghi e contaminazioni


Il nuovo format con visita guidata, talk e momenti performativi con artisti della

scena musicale napoletana e nazionale


Da un’idea di Mario Coppeto, Presidente della Fondazione Roberto Murolo,

prende il via la rassegna “Murolo e…”, affidata alla direzione artistica di Mimmo

Matania, manager culturale e musicista. Attraverso sei appuntamenti, il salotto di

Casa Museo Murolo fa rivivere la canzone napoletana con tutte le sue

contaminazioni, ospitando di volta in volta nuovi artisti che presentano ai visitatori i

loro progetti.

Gli incontri iniziano con la visita guidata alla Casa Museo, per proseguire con un talk

con gli ospiti e concludersi con un momento performativo.

Giovedì 5 marzo, alle ore 19:30, si inaugura la rassegna con Fanali, progetto nato

dall’incontro artistico tra Caterina Bianco, Jonathan Maurano e Michele De Finis. Il

gruppo si distingue per una scrittura musicale attenta alla parola e alle atmosfere,

capace di muoversi tra suggestioni folk e contemporaneità. Di recente Fanali ha

pubblicato “Nun me scetà”, album in cui rilegge in chiave elettronica, post-rock e

art-rock alcuni classici legati a Sergio Bruni e allo stesso Roberto Murolo.

Come dichiara Mario Coppeto «Non vogliamo limitarci a conservare il silenzio del

passato, ma vogliamo che quelle stesse mura tornino a tremare sotto il peso di nuove

note. Eseguire oggi i capolavori di ieri nel luogo in cui sono nati significa chiudere un

cerchio magico: dimostra che questa musica non è mai finita, ma continua a respirare

attraverso il talento dei maestri di oggi».

I successivi appuntamenti sono: venerdì 20 marzo, alle ore 18:30, con il sassofonista

Marco Zurzolo e il pianista Pasquale Cirillo; sabato 18 aprile, alle ore 18:30, con

la cantante Giuliana Pagano, il chitarrista Corrado Paonessa e il contrabbassista

Francesco Vitale; sabato 9 maggio, alle ore 18:30, con il trio Suonno d’Ajere

composto da Irene Scarpato, Gianmarco Libeccio e Marcello Smigliante Gentile;

sabato 23 maggio, alle ore 18:30, con il cantautore e musicista Gnut; infine sabato 6

giugno, alle ore 18:30, con la cantante statunitense Patrizia Lopez.

Con ogni appuntamento si vuole restituire alle stanze di Casa Museo Murolo la

vivacità musicale e la convivialità con cui si è contraddistinta nel passato e che

continua a vivere ancora oggi grazie all’attività della Fondazione.

Prenotazione obbligatoria a info@casamuseomurolo.it - www.casamuseomurolo.it


Costo biglietto 10€

giovedì 26 febbraio 2026

Anche nella civilissima (?) regione del nord, il Piemonte, sono scappati con i soldi del Superbonus senza fare i lavori ( da La Stampa)

 Gli anticipi venivano regolarmente versati, i lavori però mai effettuati. Così si consumava una delle tante truffe legate al Superbonus e che ha portato al sequestro preventivo di 2 milioni di euro tra denaro e beni immobili, assieme a sette misure cautelari interdittive nei confronti di altrettanti soggetti. L’operazione è stata condotta dalla Guardia di Finanza di Novara che nasce da quasi 70 denunce e querele presentate da privati cittadini e condomini che si erano affidati a una società per l’esecuzione di lavori interessati dal Superbonus 110%.

In particolare, è emerso che i denuncianti avevano sottoscritto un contratto di Facility Management con l’impegno di versare, di norma in due tranche, una somma di danaro pari al 10% dell’importo dei lavori richiesti, lavori mai effettuati dalla società incaricata.

Le indagini coordinate dalla Procura di Novara avrebbero consentito, pertanto, di svelare l’esistenza di un’associazione che si sarebbe avvalsa di un articolato sistema di società, tra le quali quella affidataria dei lavori richiesti dai privati, per la commissione di una pluralità di truffe volte a monetizzare i crediti d’imposta derivanti dal Superbonus.

Gli accertamenti avrebbero permesso di rilevare, oltretutto, che alcune società interessate dalle indagini, avrebbero drenato i profitti delle truffe emettendo fatture false, favorendo anche l’evasione dell’Iva e delle Imposte sui redditi da parte delle tre principali società del gruppo. Gli ulteriori sviluppi investigativi avrebbero consentito anche di ricostruire attività di autoriciclaggio attraverso il reimpiego dei profitti illeciti per il pagamento di mutui, assicurazioni e acquisto di auto. Di qui il sequestro preventivo nei confronti di beni immobili e asset finanziari riconducibili, a vario titolo, a società e persone fisiche, oltre all’ordinanza di applicazione di misura cautelare interdittiva.

Elsa Rubino, la quindicenne biellese ferita a Crans-Montana, ha lasciato l'ospedale di Zurigo e verrà ora curata al CTO di Torino. Una bella notizia

Elsa torna in Italia e soprattutto non è più in pericolo di vita. Elsa Rubino, 15 anni, è l'ultima dei feriti italiani nel rogo di Crans-Montana a rientrare dalla Svizzera. Il padre della studentessa biellese ha detto oggi: «Elsa è fuori pericolo. Siamo felici». Oggi il trasferimento al centro Grandi ustioni del Cto di Torino per la ragazza che è stata dichiarata ufficialmente fuori pericolo dai medici dell'ospedale di Zurigo. Qui era stata ricoverata dalla notte di Capodanno, quella della strage a Le Constellation che ha causato la morte di 41 persone e il ferimento di 115. Elsa era fra le più gravi dei feriti italiani con ustioni su oltre il 60% del corpo. Nei due mesi di ricovero è stata operata più volte a partire dall'intervento all'intestino del giorno dell'Epifania durato circa 12 ore. Era stata svegliata dal coma indotto il 22 gennaio. «È stato un momento emozionante, come quando è nata» aveva detto al Corriere della Sera il padre.