Asilo nido sfrattato alla Bufalotta dal III Municipio: la scuola ricorre d’urgenza al Tar
Asilo nido alla Bufalotta sfrattato dal III Municipio, per i genitori si tratta di un macroscopico errore ora al vaglio dei giudici amministrativi.
Un asilo nido sfrattato alla Bufalotta dal III Municipio ricorre d’urgenza al Tar del Lazio per ottenere la sospensiva del provvedimento in prima battuta e l’esame di merito della contesa in una successiva udienza.
Asilo nido sfrattato alla Bufalotta dal III Municipio, per i genitori si tratta di un macroscopico errore ora al vaglio dei giudici amministrativi
La vicenda coinvolge il Parco dei Bambini Montessori che ospita un asilo nido convenzionato, uno privato e una scuola dell’infanzia privata, in via della Bufalotta 1017, tra i quartieri di Casal Boccone e la Cesarina periferia est della capitale.
L’istituto opera in quella zona della metropoli da 40 anni ma, nel mese di giugno dello scorso anno, è iniziata una lunga vicenda amministrativa nata da un esposto anonimo in cui si denunciavano problemi di igiene all’interno della struttura oltre a irregolarità urbanistiche derivanti da difformità attinenti alla planimetria e all’adeguatezza degli spazi dedicati alle attività didattiche.
Un fulmine a ciel sereno che, tuttavia, inizialmente non ha destato particolari preoccupazioni da parte della società che gestisce la scuola anche perché i controlli e le relative abilitazioni erano state sempre rinnovate nel corso del tempo, così come previsto dalle norme vigenti in materia.
La vicenda si è ingarbugliata cammin facendo dando luogo a un fitto e, persino eccessivo secondo i genitori dei bimbi, susseguirsi di verifiche e sopralluoghi sfociato in un botta e risposta tra la scuola e le amministrazioni coinvolte.
Tra la fine dell’anno scolastico e il mese di gennaio 2026 sono stati effettuati, almeno in parte, gli adeguamenti e le correzioni richieste dalla mano pubblica.
Subito dopo la chiusura per le vacanze natalizie i funzionari della Asl sono nuovamente intervenuti rilevando, oltre alle già evidenziate difformità planimetriche, una generica “sporcizia delle superfici” degli ambienti riservati ai bambini.
A nulla sono valse le spiegazioni addotte dalla scuola per spiegare che la presenza di terriccio riscontrata sui pavimenti era semplicemente dovuta al passaggio continuo degli alunni tra le aule e il giardino, frequentato anche d’inverno quando è più facile che le scarpine si sporchino portando terra anche all’interno dell’edificio.
Il paradosso kafkiano
La Asl ha, infatti, deciso che tutte le abilitazioni si dovevano intendere decadute, con la conseguenza che le famiglie dei 115 bambini sono state convocate d’urgenza dall’ufficio competente del III Municipio e avvisate del fatto che i figli dovevano essere trasferiti presso altre scuole del territorio.
Il provvedimento è stato così impugnato dalla scuola con un ricorso presentato al tribunale amministrativo per ottenerne la sospensione in vista della successiva discussione di merito della causa. L’udienza di terrà il prossimo 24 febbraio.
Secondo i genitori le strutture della scuola non corrono pericoli imminenti e seri che ne giustifichino la chiusura, come dimostrerebbe la totale assenza di certificazioni dei vigili del fuoco e della stessa Asl in tal senso.
I dubbi delle famiglie
Ci sono poi ulteriori valutazioni di opportunità. “Era davvero necessario effettuare decine di controlli nell’arco degli ultimi 7-8 mesi e costringere 115 bambini a trovare un’altra scuola proprio a tre mesi dalla fine dell’anno scolastico considerando, tra l’altro, l’avvenuto adeguamento ad alcune delle richieste avanzate dagli uffici?”, si chiedono i genitori sottolineando “l’importanza di rispettare le regole, ma anche le abnormi difficoltà che ne deriverebbero”.
Sembra uno dei classici casi in cui, questa volta, a partorire la montagna sia stato il topolino e non il contrario.
Un paradosso kafkiano che, sottolineano gli interessati, “per motivi tutti da dimostrare costringerebbe oltre cento famiglie ad attivarsi per trovare in tutta fretta un’alternativa di difficile praticabilità mettendo in crisi l’intero sistema scolastico del municipio per dare accoglienza a tutti i piccoli alunni” destinatari dello sfratto.



