Casini: "Lascio il Parlamento dopo 44 anni, non mi ricandido"
"Ho deciso: alle prossime elezioni politiche, dopo 44 anni, non mi ricandiderò. Lascio il Parlamento. Ritengo sia giunto il momento di cedere spazio a personalità più in sintonia con i partiti e con le coalizioni che si presenteranno agli elettori. Ringrazio tutti per la fiducia che m’è stata finora accordata. Mi fermo qui". A dirlo in un'intervista al 'Corriere della sera' è il senatore Pier Ferdinando Casini. 70 anni, in Parlamento dal 1983, sottolinea: "Qualcuno penserà che Casini ci ha messo un bel po’ prima di fermarsi. Io, con un sorriso, rispondo che probabilmente ha ragione. Fin da giovane, del resto, ho sempre creduto che la cosa più difficile, in politica, non sarebbe stato tanto arrivare o rimanere, anche se poi rimanere non è che si sia rivelato così facile: il passaggio realmente complicato sarebbe stato individuare il momento giusto in cui fermarsi".
Della decisione, spiega, "ne ho parlato solo con i miei figli. Maria Carolina e Benedetta, le più grandi, avendomi sentito ripetere più volte l’intenzione di mollare, pensavano che anche stavolta non facessi sul serio. Ora, però, leggendo quest’intervista, capiranno che mi fermo davvero. Caterina e Francesco, che hanno sempre insistito affinché mi ricandidassi, nel nostro ultimo colloquio hanno invece convenuto che, sì, è giunto il momento di mettere un punto". Quando gli si fa notare che tra due anni si rivota per il Quirinale e che era, e resta, uno dei candidati più accreditati, Casini osserva: "Come dimostra la storia della Repubblica, al Quirinale non ci si candida, si viene eletti".
L’annuncio di Trump: “In vigore tregua energetica tra Russia e Ucraina”. Zelensky: “Non lo sapevo, diteci quando inizia”
Donald Trump torna ad attaccare Volodymyr Zelensky e sostiene che l’Ucraina dovrebbe tenere elezioni. Secondo il presidente americano, Vladimir Putin sarebbe disposto a raggiungere un accordo per porre fine alla guerra, mentre il leader ucraino non vorrebbe un’intesa.
Trump, stando a quanto riportato dall’agenzia Bloomberg, afferma inoltre che Kiev avrebbe potuto ottenere condizioni migliori se avesse accettato un accordo due anni fa. A schierarsi con il presidente degli Stati Uniti nella critica a Zelensky è anche Elon Musk, secondo cui il leader ucraino “è andato troppo oltre”.
In una conversazione telefonica con Axios il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha definito “una novità” l’annuncio di Donald Trump in merito a una tregua energetica fra Russia e Ucraina. “Se il presidente Trump ha raggiunto un accordo con Putin, per favore fateci sapere quando inizierà il cessate il fuoco. Siamo pronti e lo rispetteremo”, ha aggiunto.
“L’annuncio del cessate il fuoco è stato una novità per me. Ma se i russi accetteranno una tregua energetica, l’Ucraina acconsentirà. Se il Presidente Trump l’ha negoziata con Putin - per favore, diteci quando inizierà il cessate il fuoco - noi siamo pronti e l’accetteremo”. Lo ha scritto il giornalista Barak Ravid riportando una conversazione con il presidente ucraino.
“Con effetto immediato, è in vigore una tregua energetica nella guerra tra Russia e Ucraina. Entrambe le parti hanno concordato. Non violatela”. Lo ha annunciato Donald Trump sul suo social Truth.
«Con tutto il rispetto per il presidente Trump, spetta alla nostra società, al nostro popolo, scegliere la sua guida». Così il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, in un’intervista al programma “This Week” della Abc, ha commentato le parole del capo della Casa Bianca, Donald Trump, che aveva auspicato un cambio della guardia a Kiev. «Per favore, dite a Putin che se garantirà un cessate il fuoco totale di due mesi, di 60 giorni, organizzeremo le elezioni», ha aggiunto.
Le truppe russe hanno attaccato Kharkiv con bombe aeree guidate, colpendo una stazione di servizio nel distretto di Nemyshlyanskyi. Lo ha affermato il sindaco di Kharkiv, Igor Terekhov. “Al momento, una persona è rimasta uccisa e altre 10 ferite a seguito dei bombardamenti nemici. 35 case e 8 automobili sono state danneggiate”, ha affermato.
‘’L’Ucraina interromperà gli attacchi alle raffinerie di petrolio russe se la Russia smetterà di colpire le nostre infrastrutture energetiche’’. Lo ha dichiarato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky il giorno dopo che il presidente americano Donald Trump lo ha esortato a interrompere gli attacchi contro le raffinerie russe. ‘’Qualsiasi passo verso la de-escalation deve essere reciproco e supportato da garanzie reali’’, ha aggiunto Zelensky, affermando che ‘’la vera causa della guerra in Europa è la Russia, e solo la Russia. Sarebbe possibile fermare gli attacchi alle infrastrutture energetiche già oggi, ma Putin non vuole farlo’’.
La Russia sta ampliando le sue operazioni di sabotaggio e di guerra ibrida, compresi presunti complotti per assassinare dirigenti di aziende europee del settore della difesa legati alla fornitura di armi all’Ucraina. Lo scrive il Financial Times citando funzionari di cinque agenzie di intelligence europee, secondo i quali nel mirino ci sarebbero anche dirigenti di piccole aziende produttrici di droni, componenti per la difesa e tecnologie militari per l’Ucraina. La minaccia, quindi, non si limita alle grandi multinazionali. Il Financial Times cita il capo del BfV tedesco, Sinan Selen, che ha dichiarato ai parlamentari che la Russia sta pianificando deliberatamente atti di violenza contro individui da parte di attori statali o controllati dallo Stato.
Elon Musk si schiera con Donald Trump nel criticare Volodymyr Zelensky. Il presidente ucraino “è andato troppo oltre”, ha detto.
L’Ucraina dovrebbe tenere elezioni. Lo afferma Donald Trump, sottolineando che Vladimir Putin gli ha detto che “vorrebbe raggiungere un accordo”. Lo riporta l’agenzia Bloomberg.
“La Russia vorrebbe fare un accordo”: la guerra poteva essere risolta “molte volte ma Zelensky non vuole fare un accordo. Se avesse fatto un accordo due anni fa sarebbe stato meglio per lui, avrebbe potuto fare un accordo migliore. Vladimir Putin vorrebbe molto raggiungere un accordo”, ha detto Trump.
Presentata a Verona la stagione lirica e sinfonica con cinque opere da Mozart a Franchetti, e un nuovo Schiaccianoci. Nel programma sinfonico aperto dal Requiem tedesco di Brahms con Noseda sul podio, molti classici da Beethoven a Mahler e Stravinskij
Un concerto al Teatro Filarmonico (Foto: Ennevi)
Cinque opere mai rappresentate al Teatro Filarmonico e un balletto che torna dopo oltre trent’anni: la stagione 2027 della Fondazione Arena di Verona punta sulla scoperta più che sulla routine, alternando titoli popolari e rarità, grandi interpreti e nuovi allestimenti. Dal 17 gennaio al 31 dicembre 2027 saranno sei gli appuntamenti della Stagione d’Opera e Balletto, tutti articolati in quattro recite, cui si aggiunge una Stagione Sinfonica di otto concerti in doppia data.
Ad aprire il cartellone operistico sarà, nell’ambito dell’ottava edizione di Mozart a Verona, Il ratto dal serraglio: la classica produzione del Teatro alla Scala firmata da Giorgio Strehler (ripresa da Filippo Tonon) conserva il celebre impianto scenico di Luciano Damiani e porta sul podio Enrico Onofri. Nel cast Ana Maria Labin sarà Konstanze, Marco Ciaponi Belmonte, Eleonora Bellocci Blonde ed Enrico Casari Pedrillo, con Peter Rose come Osmin. Un allestimento storico, dunque, per una prima volta assoluta al Filarmonico.
A marzo arriva una delle scommesse più interessanti del programma: Alzira di Verdi, tragedia del 1845 su libretto di Salvadore Cammarano da Voltaire, titolo raro e ancora ai margini del repertorio. L’allestimento del Teatro Regio di Parma, che ha inaugurato il Festival Verdi, sarà diretto da Renato Palumbo e vedrà tra gli interpreti Mariano Buccino, Claudio Sgura, Antonio Poli e Gilda Fiume, con Maria Laura Iacobellis in una delle recite. È ancora Parma a fornire una produzione, dunque, ma con una nuova destinazione veronese.
Ad aprile sarà la volta di Fidelio, unica opera di Beethoven, proposta nell’allestimento del Teatro La Fenice con la regia di Joan Anton Rechi e la direzione di Marcus Bosch. Tineke Van Ingelgem sarà Leonore, Thomas Mohr Florestan e James Rutherford Don Pizarro. La presenza del capolavoro beethoveniano assume inoltre un rilievo particolare nell’anno dedicato al bicentenario della morte del compositore.
Dopo la pausa estiva, ottobre porterà un’altra prima assoluta per il Filarmonico: Il Signor Bruschino di Rossini, farsa in un atto affidata alla regia di Alberto Jona e alla direzione di Francesco Ommassini. Vittoriana De Amicis sarà Sofia, Maxim Mironov Florville, Paolo Bordogna Bruschino padre e Matteo Macchioni Bruschino figlio, in un cast che riunisce interpreti affermati e diversi debutti con i complessi della Fondazione Arena.
Il vero segno forte della stagione sarà però Cristoforo Colombo di Alberto Franchetti, dramma lirico del 1892 su libretto di Luigi Illica, proposto a novembre in una nuova produzione della Fondazione Arena con la regia di Tomer Zvulun e la direzione di Francesco Lanzillotta. Un titolo monumentale e raramente frequentato, che a Verona potrà contare su Luca Salsi nel ruolo del protagonista, Francesco Meli come Don Fernan Guevara e Alessia Camarin e Pervin Chakar come Isabella d’Aragona. È una produzione complessa, con un cast numeroso e una parte corale e scenica importante, destinata a costituire la prima tappa di una coproduzione.
A dicembre, infine, il ritorno del balletto con Lo Schiaccianoci: il titolo di Čajkovskij mancava dal Filarmonico da trentadue anni e torna con una nuova produzione della Fondazione Arena, diretta da Nir Kabaretti.
Un momento della presentazione della nuova stagione al Filarmonico (Foto: Ennevi)
Il filo della nuova stagione è dunque quello della “prima volta a Verona” ma anche quello della formazione del pubblico. Tornano infatti gli incontri gratuiti del giovedì, organizzati con l’Accademia Filarmonica di Verona e affidati a musicologi e critici. Confermate inoltre le anteprime delle prove generali riservate agli studenti e la rassegna Musica e Cinema, con proiezioni legate ai titoli del cartellone.
Sul versante sinfonico, l’inaugurazione sarà affidata il 29 gennaio al Requiem tedesco di Brahms, fuori abbonamento, con Gianandrea Noseda sul podio di Orchestra e Coro della Fondazione Arena. Gli otto concerti successivi, tra febbraio e maggio, insistono soprattutto sull’Ottocento e sul Novecento storico, con un'attenzione particolare a opere da tempo assenti da Verona e a prime esecuzioni con i complessi areniani.
Si va dal Canto della terra di Mahler, diretto da Wolfram Christ, al Secondo concerto per violino di Prokof’ev con Alena Baeva, dalle Variazioni rococò di Čajkovskij alla Seconda sinfonia di Sibelius con Kristjan Järvi e Lucas Debargue, fino alla suite dal Parsifal di Wagner, alla Sagra della primavera di Stravinskij con Pietari Inkinen e Antoine Tamestit, al Secondo concertoper pianoforte di Rachmaninov e alla Quarta di Brahms, quest’ultima affidata a Nikolaj Szeps-Znaider, direttore e solista nel Concerto per violino e orchestra di Beethoven.
Un programma che, almeno sulla carta, prova dunque a fare del Filarmonico non un semplice satellite dell’Arena, ma un laboratorio veronese del repertorio: con i grandi classici, certo, ma soprattutto con ciò che a Verona non si è ancora visto o si è visto troppo poco.
Elisabetta Riva nominata sovrintendente della Fondazione Teatro Comunale di Bologna, nessuno la conosceva: negli ultimi anni aveva lavorato in Sud America. Mai in un teatro lirico. Arrivata a Bologna nello scetticismo generale sembra che abbia svolto molto bene il suo lavoro, come hanno dichiarato in molti nelle stesse ore in cui ha annunciato di voler lasciare l'incarico per problemi familiari
E, come sempre, il solito balletto di nomi. Ogni volta che si rende libera una poltrona, girano i nomi di tutti quelli che sono in attesa e, prima o dopo, un incarico lo riavranno, e perchè l'hanno già avuto ed ora stanno fermi un giro, e perchè nonostante impiegati sperano di fare un salto di qualità. Anche in questo caso ne sono circolati alcuni, prima che Pierangelo Conte avesse la meglio sugli altri: quelli di Corinne Baroni ( già assistente al Comunale di Bologna del sovrintendente Ernani, ed ora al Teatro Coccia di Novara) e di Ferrari, che al Comunale ha già avuto incarichi di prestigio. E naturalmente quello di Conte, direttore artistico in carica con Elisabetta Riva.
Non conosco la Baroni, con la quale ho avuto qualche battibecco a distanza, nè Ferrari che conosco di nome, mentre conosco abbastanza bene Pierangelo Conte, per averlo frequentato per oltre dieci anni mentre era nella direzione artistica delle Fenice ed io ero consulente, per conto della Rai, del Concerto di Capodanno, il prezioso dono al al teatro veneziano fatto da Anna Elena Averardi che in quel teatro ha lavorato per un trentennio circa, come 'consulente per l'immagine' e per molto altro ancora.
Pierangelo Conte ha doti diplomatiche non indifferenti. Era in quegli anni di frequentazione l'anello 'forte' fra la direzione artistica (Ortombina) e l'orchestra. Ed è musicista dalla solida formazione. Del resto i suoi incarichi di direzione/consulenza artistica, dopo l'uscita dalla Fenice lo hanno dimostrato e per quel che riguarda la sua persona, anche formato professionalmente. Al punto che dopo essere stato a Firenze, al seguito di Chiarot, e a Genova, prima di Bologna, si era parlato di lui anche come sovrintendente a Venezia, dopo il passaggio di Ortombina alla Scala, e prima che il diktat delle 'Fratelle d'Italia', intronasse Nicola Colabianchi.
Sarebbe stata un'ottima scelta, e perchè il mestiere lo conosce e perchè sarebbe stato come un ritorno a casa ( anche se proprio il ritorno a casa con tutti gli onori, non è mai privo di rischi. 'Chi si crede di essere'... il commento più benevolo di una eventuale promozione, da parte dei suoi compagni di lavoro di un tempo ed ora sui 'dipendenti').
Certamente a Venezia, con tutti i rischi, non avrebbe fatto i casini di Colabianchi, contestato da tutti, perfino dalla pupilla delle 'Fratelle d'Italia' che lui aveva pensato di omaggiare, nominandogliela direttore musicale dell'Orchestra, la 'bella ma scarsa' direttrice che voleva essere chiamata direttore, ma che si vestiva da sciantosa quando era sul podio.
Bologna per non correre rischi ha preferito una saggia scelta interna. Va preso atto ancora una volta della sempre più frequente tendenza a promuovere i direttori artistici sovrintendenti, i quali poi assommano le due cariche, anche quando l'incarico precedente lo avevano difeso sottolineandone la specificità.
Comunque Conte si è meritato tale promozione e non mi resta che augurargli buon lavoro!