mercoledì 9 settembre 2026

Il Menestrello ha superato quota 2 milioni

  Il Menestrello-persona non poteva immaginare, quando diede vita al suo canzoniere (canzonatorio) nel giugno del 2013, che lo avrebbe seguito - 'ascoltato'- un numero sempre maggiore di fedelissimi, che è  ciò che è accaduto.

 Negli anni i suoi fedeli 'ascoltatori' sono cresciuti lentamente  ma continuamente. Né l'allargamento degli interessi del menestrello ha distratto i fedelissimi della prima ora, abituati a leggervi solo cronache, notizie, riflessioni di carattere musicale.  Il menestrello, nel corso di questa avventura, ha pensato che  la musica non poteva essere dissociata dal mondo,   proclamandosi estranea a ciò che in esso accade, e poi deciso  di proporre con sempre maggiore frequenza riflessioni e cronache  di carattere politico sociale, ma anche storico, oltre che naturalmente artistico. 

Pensiamo soltanto ai fatti che hanno coinvolto anche la musica dopo l'invasione dell'Ucraina da parte di quel dittatorello sanguinario di Putin. E del resto come si fa a tacere, in nome della distinzione dei campi di azione e degli interessi, dei guai che quel pallone gonfiato  di Trump sta procurando al mondo intero? L'ultima sua promessa è di questa notte,  'Achille Lauro reincarnato': se vincerò alle elezioni di medio termine, darò 5000 dollari ad ogni americano. Come si fa a non cantargliele?

 Ora chi segue il menestrello 'elettronico' sa anche come la pensa il menestrello. E il crescente numero dei suoi fedelissimi - fino a raggiungere quota 2 milioni - dimostra che gradisce questo 'nuovo' menestrello. 

Tutte le bugie e le solite promesse ' da marinaio' di Trump: 'se vinciamo...' ( Adnkronos, di Valerio Sarsini Novak)

 

Trump, comizio show di due ore a Dallas: "5mila dollari a ogni americano se i Repubblicani vincono i midterm"

Il tycoon sul palco: "Dobbiamo conquistare il Congresso". 'America' e 'Trump' le parole più pronunciate alla convention Gop, Biden il dem più citato

Donald Trump a Dallas - Afp
Donald Trump a Dallas - Afp

"Per favore, fate finta che sia io a candidarmi. Andate a votare il 3 novembre, o anche prima, perché in realtà mi sto davvero candidando: dobbiamo conquistare il Congresso". Così Donald Trump chiudendo il suo comizio-show di quasi due ore nella prima serata della convention repubblicana di Dallas. Un intervento aperto con l'appello a votare per il Gop "per permetterci di finire il lavoro che abbiamo iniziato con i due anni migliori nella storia della presidenza".

Il presidente tornerà sul palco nella notte di giovedì per chiudere anche la seconda e ultima serata della convention, dopo l'intervento del vicepresidente JD Vance, ma ha anticipato che questa volta sarà molto più breve. "Non farò una cosa in grande come questa, perché non serve dire le stesse cose due volte. Vi ho dato molto materiale - ha scherzato - Salirò qui più o meno soltanto per dire: buona fortuna, vi vogliamo bene".

Invito al voto, attacco ai dem e avvertimento all'Iran

"Benvenuti alla prima convention per le elezioni di midterm mai organizzata da un partito. C'è voluta un po' di immaginazione per pensarci, ma ci abbiamo pensato noi", le parole di Trump aprendo il suo intervento alla convention.

Trump ha auspicato che l'iniziativa, inedita nella politica americana, venga riproposta anche in futuro: "Sono sicuro che diventerà un appuntamento fisso negli anni a venire, ma questa è la prima in assoluto per qualsiasi partito". Le convention nazionali negli Stati Uniti si tengono tradizionalmente negli anni delle elezioni presidenziali.

"Tra 55 giorni - ha continuato il tycoon - gli americani andranno alle urne per una delle elezioni più importanti nella storia del nostro Paese. Il vostro voto deciderà se il nostro Paese inciamperà ai blocchi di partenza dei prossimi 250 anni oppure scatterà in avanti senza voltarsi mai più indietro".

"Se consegniamo il futuro dell'America ai Democratici della sinistra radicale, la nostra nazione passerà il prossimo decennio soltanto a cercare di rimettersi in piedi. Sarebbe una tragedia - ha aggiunto -. Votate repubblicano e lasceremo il resto del mondo nella polvere per le generazioni a venire".

"Per qualche motivo, quando un presidente vince, anche se è davvero un buon presidente o un grande presidente - e non ce ne sono molti - non vince le elezioni di midterm, e nessuno sa bene perché. Noi cambieremo questa storia, non c'è alcuna ragione perché debba andare così", ha continuato.

"Vi chiedo di fare finta che io sia sulla scheda elettorale. Solo un'altra volta, perché se perdiamo, perderete il vostro confine, perderete i vostri tagli alle tasse, perderete la vostra sicurezza e perderete la vostra ricchezza", ha avvertito Trump. "Quando ci sono io sulla scheda, i Repubblicani vanno sempre molto bene", ha proseguito Trump, tornando poi a sostenere di aver vinto anche le presidenziali del 2020, nonostante la vittoria di Joe Biden: "Abbiamo vinto la presidenza tre volte".

"Possiamo vincere tutte queste sfide. Andrò in ognuno di quegli Stati per sostenere i candidati alla Camera e al Senato", ha poi aggiunto, promettendo di impegnarsi personalmente nella campagna per mantenere il controllo del Congresso. Trump ha indicato circa 35 competizioni elettorali in bilico, con candidati repubblicani che "potrebbero essere leggermente avanti, leggermente indietro o in parità", promettendo di sostenerli personalmente con comizi e, in alcuni casi, tele-rally. "In un paio di casi ci andrò due volte", ha assicurato il presidente, che già la scorsa settimana aveva annunciato alla Casa Bianca l'intenzione di fare campagna nelle 35 sfide considerate decisive.

Il presidente ha citato in particolare il Texas: "Tornerò in Texas perché dobbiamo eleggere Ken Paxton", ha affermato riferendosi alla candidatura al Senato del procuratore generale dello Stato, che poco prima aveva parlato alla convention. Il presidente lo ha quindi preso scherzosamente di mira: "Ad alcuni potrebbe non piacere come si veste. A me non piace", salvo aggiungere che "stasera era molto elegante nel suo completo blu". "Potrebbe non vestirsi nel modo giusto, potrebbe non parlare proprio alla perfezione e potrebbe non essere l'uomo più bello che abbia mai visto, ma sapete cos'è? È il più grande procuratore generale d'America", ha detto Trump.

Quindi l'attacco agli avversari: "I Democratici hanno messo le manette alla nostra polizia, noi invece le abbiamo messe ai criminali. L'anno scorso abbiamo ottenuto il più grande calo della criminalità violenta mai registrato, con il tasso di omicidi sceso al livello più basso degli ultimi 125 anni, dal 1900".

"Esattamente un anno fa, un estremista di estrema sinistra assassinava il mio grande amico e voce conservatrice Charlie Kirk, perché Charlie Kirk diceva la verità", ha continuato ricordando l'attivista conservatore ucciso il 10 settembre dello scorso anno mentre parlava alla Utah Valley University. "Quello che ha sconvolto milioni di americani non è stato soltanto il fatto che Charlie sia stato assassinato, per quanto terribile, ma anche quante persone abbiano cercato di giustificarlo o abbiano esultato", ha affermato Trump.

"Per un breve momento è caduta la maschera della sinistra radicale e avete visto che cosa rappresentano davvero - ha proseguito il presidente - Ora quelle stesse persone stanno cercando di ottenere potere su di voi in queste elezioni e votano tutte democratico. Non potete permettere che accada. Non lasceremo che vincano".

Il tycoon ha poi attaccato Abdul El-Sayed, candidato democratico al Senato in Michigan, prendendo di mira anche alcuni membri della sua famiglia. Il presidente ha sostenuto che la sorellastra di El-Sayed abbia "celebrato" gli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023. In un video pubblicato nel 2024, Eman Abdelhadi aveva pronunciato una "benedizione" in occasione del primo anniversario dell'attacco.

Trump ha inoltre affermato che la madre di El-Sayed aavrebbe lavorato per un'organizzazione che finanziò Osama bin Laden. La donna aveva lavorato per l'Islamic American Relief Agency, organizzazione successivamente sanzionata dal Tesoro americano con l'accusa di aver sostenuto il terrorismo, fornendo anche supporto a bin Laden e Hamas. La campagna di El-Sayed ha precisato che la madre lavorava per "aiutare bambini orfani" e che "non è mai stata accusata di alcun illecito né incriminata" nei procedimenti riguardanti l'organizzazione.

"Metteremo fine alla libertà su cauzione senza pagamento e introdurremo la pena di morte per i grandi narcotrafficanti, i trafficanti di esseri umani e gli assassini delle forze dell'ordine", ha poi promesso.

Trump aveva già firmato ad agosto un ordine esecutivo volto a contrastare il sistema della cauzione senza pagamento, chiedendo alle agenzie federali di valutare la sospensione di finanziamenti e sovvenzioni a Stati e città che lo applicano. Il presidente aveva inoltre ripristinato al suo ritorno alla Casa Bianca la possibilità di eseguire condanne a morte a livello federale, revocando la moratoria sulle esecuzioni introdotta durante l'amministrazione Biden.

Quindi le parole sul fronte Iran. "Stiamo vincendo la guerra. Controlliamo lo Stretto di Hormuz. Dovremmo chiamarlo 'Stretto di Trump', dovrò pur ricavarci qualcosa. Sono sicuro che la leadership iraniana ne sarà entusiasta", ha aggiunto.

"Abbiamo notato un po' di attività a Pickaxe. Consiglierei all'Iran di non fare il furbo, perché altrimenti dovremo colpirlo molto duramente", ha continuato minacciando un attacco contro il sito nucleare iraniano in costruzione soprannominato "Pickaxe Mountain", situato in profondità sotto una montagna a sud dell'impianto di arricchimento di Natanz. "Potremmo dover dare un colpo anche lì, perché qualcuno ha detto che c'è stato un po' di movimento nel sito", ha aggiunto.

Il sito, noto come Kuh-e Kolang Gaz La, non è stato finora colpito dagli Stati Uniti, a differenza dell'impianto di Natanz, bombardato durante l'operazione Midnight Hammer dello scorso anno e nuovamente nelle prime fasi dell'attuale conflitto. Non è chiaro cosa Teheran abbia installato all'interno della struttura sotterranea, alla quale l'Agenzia internazionale per l'energia atomica non ha mai avuto accesso.

5mila dollari a ogni americano in caso di vittoria, ecco il 'Trump dividend'

Quindi "ecco la mia promessa: se i Repubblicani vinceranno sia la Camera dei Rappresentanti che il Senato degli Stati Uniti, grazie al nostro enorme successo economico distribuirò un dividendo di 5mila dollari a ogni cittadino americano adulto".

"Se i Repubblicani vincono, vincete insieme a noi. Si chiamerà 'Trump dividend'", ha aggiunto il presidente, precisando che i 5mila dollari dovranno essere spesi negli Stati Uniti. Trump non ha fornito ulteriori dettagli sulle risorse con cui finanziare la misura né sulle modalità con cui verrebbe attuata.

'America' e 'Trump' le parole più pronunciate a convention Gop, Biden il dem più citato

La convention repubblicana in vista delle elezioni di midterm di novembre, ribattezzata dai media americani “Trump-a-palooza” per il protagonismo del presidente, ha confermato fin dalla prima serata la centralità assoluta del tycoon. Tra le 16 e le 21 (le 22 e le 3 del mattino in Italia), prima ancora che il presidente salisse sul palco, le decine di oratori intervenuti alla convention avevano pronunciato il suo nome 155 volte. Nel corso del suo discorso, Trump ha poi citato se stesso altre 16 volte, portando il totale a 171. Soltanto la parola "America", nelle sue diverse varianti, è ricorsa più frequentemente.

Prima dell'intervento di Trump, il Democratico più citato dagli oratori repubblicani era stato l'ex presidente Joe Biden, insieme alla sua amministrazione, con 27 menzioni. Seguivano il governatore della North Carolina Roy Cooper con 15 e il senatore della Georgia Jon Ossoff con otto. Sette citazioni ciascuno per l'ex senatore dell'Ohio Sherrod Brown e il candidato democratico al Senato in Michigan Abdul El-Sayed, sei per il texano James Talarico, cinque per il governatore della California Gavin Newsom e tre per la deputata di New York Alexandria Ocasio-Cortez.


La Conferenza Episcopale tedesca 'scomunica' AFD ( da Open.online, di Alberto Fedeli)

 

Il presidente della Conferenza Episcopale tedesca

«AfD ha uno stampo etno-nazionalista. Non c’è posto per questa ideologia basata sul nazionalismo etnico né dentro né fuori dalla casa di Dio, né nel Cristianesimo, né nell’Ebraismo, né nell’Islam». Nella prima uscita pubblica di rilievo dopo le elezioni in Sassonia, che hanno visto la vittoria del partito di ultradestra AfD, il capo dei vescovi tedeschi Heiner Wilmer ha preso duramente posizione contro la formazione guidata da Alice Weidel.

La paura non può sostituire la solidarietà

«Le elezioni nella Sassonia-Anhalt – esordisce il vescovo di Muenster – hanno mostrato, senza mezzi termini, come un partito radicale è stato legittimato democraticamente dalla volontà degli elettori ottenendo la maggioranza. Sono rimasto senza parole di fronte a questo risultato elettorale, ma sono determinato nel prosieguo del mio operato. Come Chiesa non ci tiriamo indietro. Al contrario: ci opponiamo quando la paura viene messa contro la solidarietà. Ci opponiamo quando le persone vengono schierate l’una contro l’altra. Ci opponiamo quando le istituzioni democratiche vengono indebolite».

No alle interpretazioni religiose

Nel suo discorso, il capo dei vescovi tedeschi ha anche puntato il dito contro le «interpretazioni religiose» e le «visioni del mondo che promettono risposte facili alle grandi questioni culturali del nostro tempo», che costruiscono «un nuovo Anticristo» e «non si fanno scrupoli a strumentalizzare la ricerca di orientamento e il bisogno di protezione di molte persone».

Wilmer non è solo

Le parole di Wilmer non rappresentano una presa di posizione isolata, ma si inseriscono in una linea ufficiale adottata dalla Conferenza Episcopale da parte delle Chiese di tutto il mondo. Già nel documento dottrinale approvato dai vescovi tedeschi nel 2024 era stato affermato che il nazionalismo etnico nega la dignità delle persone e che le formazioni politiche ispirate a questo tipo di ideologia non possono costituire un luogo d’impegno per i cristiani né essere compatibili con incarichi ecclesiastici.

L'immobile romano occupato da Casapound sarà presto sgomberato - assicura Piantedosi ( da Open.online, di Alba Romano). FdI teme le elezioni e decide sullo sgombero che si attendeva da anni ( P.A.=

 

Il ministro Piantedosi: «Presto lo sgombero di Casapound da via Napoleone III»


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Il responsabile del Viminale: dopo la fine della legislatura tornerò a fare il prefetto
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Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi dice che la sede di Casapound in via Napoleone III a Roma sarà sgomberata presto. Mentre riguardo il cittadino bengalese lasciato in libertà che ha molestato due donne a Torino «la sua posizione è al vaglio della magistratura. Al momento opportuno valuteremo la revoca della protezione e il rimpatrio». Quanto alle voci di una sua candidatura con Fratelli d’Italia: «Al termine del mio incarico da ministro tornerò a fare il prefetto, sempre grato a chi mi ha dato l’opportunità di vivere questa straordinaria esperienza, che ho svolto con l’unico obiettivo di essere al servizio del mio Paese».

Vannacci e Casapound

Piantedosi parla oggi con Irene Famà per La Stampa. Critica la presenza di Roberto Vannacci al convegno dei sindacati di polizia a Torino: «Attribuire a un’iniziativa anche una valenza formativa è cosa ben diversa dalla libertà sindacale. Gli accordi con il Viminale lo consentono quando ci sono determinati requisiti. In questo caso il Dipartimento della Pubblica Sicurezza, dopo un approfondimento, ha ritenuto che quei requisiti non ci fossero. Punto». Su Casapound: «L’immobile di via Napoleone III è inserito nel piano degli interventi della Prefettura di Roma, assieme ad altre occupazioni. Peraltro fui proprio io, da prefetto di Roma, a stabilirlo. Come è già accaduto per altre occupazioni storiche, anche quello stabile sarà restituito alla proprietà».

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Ceuta, Schengen e la Spagna

Il responsabile del Viminale parla anche di Schengen e della Spagna: «Con Madrid abbiamo un rapporto costante e costruttivo. Capisco che la dietrologia renda tutto più interessante, ma qualche volta la spiegazione più semplice è anche quella corretta». E sui controlli: «Mi permetta di dire innanzitutto che i numeri andrebbero valutati soprattutto nella prospettiva della capacità delle misure adottate di realizzare un efficace effetto di deterrenza. Da quando abbiamo reintrodotto i controlli alla frontiera con la Spagna, sono state identificate oltre 180 mila persone, adottati 42 provvedimenti di respingimentonove nei confronti di cittadini marocchini – e arrestati otto soggetti».