mercoledì 4 marzo 2026

Domenico Muti lascia. Disappunto di Colabianchi. E l'agenzia Barabino & Partners, che si occupa di B.V., pagata con soldi pubblci? ( da Dagoreport)

 

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ZITTI, MUTI E A CASA! “QUESTO CLIMA NON PERMETTE DI PORTARE AVANTI L'INCARICO. RINUNCIO AI COMPENSI” – DOMENICO MUTI, FIGLIO DEL MAESTRO RICCARDO, SI DIMETTE DA CONSULENTE DE “LA FENICE” DI VENEZIA PER IL QUALE PERCEPIVA LA MODICA CIFRA DI 30 MILA EURO L’ANNO – DAGOSPIA AVEVA SOLLEVATO LA QUESTIONE DELLE CONSULENZE DEL TEATRO DATE A COLLABORATORI ESTERNI E DEI 39 MILA EURO PER SEI MESI ELARGITI DA “LA FENICE” ALLA BARABINO & PARTNERS, L’AGENZIA CHE SI STA OCCUPANDO DELL’IMMAGINE DI BEATRICE VENEZI, SENZA GRANDE SUCCESSO VISTE LE ULTIME INFELICI USCITE PUBBLICHE DELLA “BACCHETTA NERA” – LA PROTESTA DEI SINDACATI, IL PD CHE INCALZA IL SINDACO BRUGNARO (“SPIEGHI LE CONSULENZE ALLA FENICE MENTRE PAVENTAVA PROBLEMI DI BILANCIO PER GIUSTIFICARE IL BLOCCO DEL WELFARE AI LAVORATORI”) E QUEL GIUDIZIO POSSIBILISTA DI MUTI SU VENEZI - DAGOREPORT

DAGOREPORT – NESSUNO SI SOGNEREBBE MAI DI PENSARE CHE IL GIUDIZIO POSSIBILISTA DI RICCARDO MUTI SU BEATRICE VENEZI ALLA FENICE (“LASCIATELA DIRIGERE E POI LE ORCHESTRE VARIE E I CORI VARI DECIDERANNO”) DIPENDA DAL FATTO CHE LA FENICE HA ASSUNTO SUO FIGLIO, L’AVVOCATO DOMENICO MUTI, INCARICATO DI “CONSULENZA STRATEGICA E PROCACCIAMENTO DI AFFARI” PER LA MODICA CIFRA DI 30 MILA EURO ALL’ANNO – EN PASSANT, SI SCOPRE ANCHE CHE LA FENICE PAGA 39 MILA EURO PER SEI MESI, DAL 15 GENNAIO SCORSO AL 14 LUGLIO PROSSIMO, ALLA BARABINO & PARTNERS, CIOÈ L’AGENZIA CHE SI STA OCCUPANDO DELL’IMMAGINE DI BEATRICE VENEZI, SENZA GRANDE SUCCESSO VISTE LE ULTIME INFELICI USCITE PUBBLICHE DELLA SIGNORA - (AH, COME AVEVA RAGIONE LEO LONGANESI QUANDO PROPONEVA DI METTERE SUL TRICOLORE UNA GRANDE SCRITTA: “TENGO FAMIGLIA”) – VIDEO

 

https://www.dagospia.com/cronache/dagoreport-giudizio-possibilista-riccardo-muti-beatrice-venezi-contratto-465754

 

FENICE, DOMENICO MUTI LASCIA

Da ilgazzettino.it

 

domenico muti

Domenico Muti, figlio del maestro Riccardo, lascia l'incarico come consulente del Teatro La Fenice di Venezia.

 

La decisione è stata comunicata questa mattina, martedì 3 marzo, con una lettera inviata al sovrintendente Nicola Colabianchi, dopo la critiche dei giorni scorsi mosse dai sindacati che in un comunicato hanno parlato di "opacità".

 

«Purtroppo il clima che è stato creato non mi permette di portare avanti con serenità il mio incarico. Ho deciso quindi di recedere con effetto immediato dal contratto tra noi in essere, non ritenendo più possibile operare in questa situazione», ha scritto nel documento riportato dall'Adnkronos.

 

NICOLA COLABIANCHI

Muti ha informato Nicola Colabianchi, sovrintendente e direttore artistico della Fondazione, di «rinunciare altresì ai compensi già maturati e allo stato non ancora richiesti né percepiti» e allo stesso tempo lo ringrazia per l'«importante incarico di consulente della Fondazione Teatro La Fenice per le tournée Internazionali. Incarico che avevo accettato con entusiasmo e che avrei voluto condurre con la massima professionalità, ben conscio della gloriosa storia del Teatro La Fenice e delle varie opportunità che avremmo potuto sviluppare».

 

Bufera alla Fenice

beatrice venezi presenta la sua Carmen al teatro Verdi di Pisa

Queste dimissioni sono l'ultimo tassello di un'intricata vicenda che ha portato La Fenice al centro della cronaca già dal settembre dello scorso anno quando, Colabianchi ha nominato direttore musicale del Teatro Beatrice Venezi con incarico a partire dall'ottobre 2026. Una nomina cha ha portato diverso malumore all'interno della stessa Fenice dove ha trovato l'opposizione soprattutto dell'orchestra che, anche con una protesta silenziosa a suon di spillette, non ritiene la Venezia all'altezza.

 

L'incarico

Domenica, primo marzo, i sindacati hanno posto l'attenzione sulle consulenze della Fenice date a collaboratori esterni. E, tra questi, anche Domenico Muti che aveva un contratto di tre anni, come riporta l'Adn su indicazione del sito della Fondazione, con una retribuzione di 30mila euro all'anno dal 3 novembre 2025 al 2 novembre 2028. Ora la decisione di Muti che non è passata inosservata.

riccardo muti - concerto di natale in senato

 

 

Colabianchi: «Sono rammaricato»

Tra i primi a reagire, infatti, proprio Colabianchi: «Dopo aver letto la lettera del dottor Muti, desidero esprimere un profondo sentimento di amarezza per l’interruzione di un rapporto di collaborazione che stava producendo risultati di grande rilievo sul piano internazionale per la nostra Fondazione, contribuendo in modo significativo all'arricchimento e alla valorizzazione delle nostre maestranze», ha detto all'Adnkronos.

 

E aggiunge: «Sono rammaricato che questo percorso si interrompa a seguito di un’operazione trasparente che è stata invece oggetto di strumentalizzazioni - ha detto -. Con il dottor Muti stavamo già lavorando a importanti iniziative che avrebbero portato il Teatro La Fenice in Cina, in Giappone, negli Emirati Arabi Uniti e in Germania negli anni 2027 e 2028. 

 

PD VENEZIA, SINDACO SPIEGHI CONSULENZE ALLA FENICE CON WELFARE BLOCCATO

(ANSA) - "Mentre il sindaco nonché presidente della Fenice paventava problemi di bilancio per giustificare il blocco del welfare aziendale ai lavoratori, si procedeva all'affidamento di nuove consulenze esterne. Un modus operandi che solleva forti perplessità di cui chiediamo conto al sindaco di Venezia in qualità di Presidente della Fondazione".

domenico muti

 

Lo afferma in una nota il capogruppo del Pd in Consiglio comunale, Giuseppe Saccà, sottolineando che "dalla sezione 'Amministrazione Trasparente' della Fenice emergono due incarichi che appaiono quantomeno singolari.

 

beatrice venezi presenta la sua Carmen al teatro Verdi di Pisa

Il primo - spiega - è un contratto triennale per 'Consulenza strategica e procacciamento di affari'. Il secondo è un incarico per 'Servizi di consulenza e comunicazione'".

 

Per il consigliere dem, a non convincere è "la tempistica: questi contratti - sottolinea - sono stati firmati nello stesso periodo in cui il presidente annunciava possibili criticità per il bilancio 2025, criticità poi rivelatesi infondate ma sufficienti a congelare il welfare dei dipendenti.

 

Un paradosso che solleva interrogativi: si taglia il welfare per chi lavora in teatro, ma si trovano le risorse per nuove consulenze esterne. In secondo luogo - aggiunge Saccà -, la sostanza. Per la 'consulenza strategica' ci si chiede quali piani abbia presentato l'affidatario. Ancora più eclatante è il caso della consulenza in comunicazione.

 

Il Teatro La Fenice dispone già di un ufficio stampa e comunicazione interno, con professionisti competenti che svolgono quotidianamente il loro lavoro. Per quale motivo si è reso necessario un ulteriore incarico esterno?

 

riccardo muti

Dalla stampa nazionale emerge che l'agenzia incaricata opera spesso a supporto dell'immagine di Beatrice Venezi. Si chiede pertanto: quei fondi pubblici della Fenice sono stati stanziati per pagare una consulenza di comunicazione al Teatro o per sostenere l'immagine di una singola persona?

 

Tutto ciò - conclude il capogruppo del Pd in Consiglio comunale di Venezia - si configura come un ulteriore, gravissimo danno reputazionale per un'istituzione che dovrebbe essere esempio di trasparenza e buona gestione e lo è stato per molto tempo fino all'arrivo d

Iran. Il linguaggio delirante, irresponsabile e volgare delle istituzioni militari USA. Hegseth, 'segretario della guerra': 'stiamo vincendo in modo decisivo, devastante e senza pietà'

                   Hegseth: "Stiamo vincendo in modo devastante"

L'America sta vincendo in modo decisivo, devastante e senza pieta', sotto il comando diretto del presidente Trump". Lo ha dichiarato il segretario alla Guerra, Pete Hegseth, in conferenza stampa al Pentagono." Il Dipartimento della Guerra ha lanciato questa operazione sabato mattina presto, appena quattro giorni fa, il che significa che dobbiamo ricordare due cose. Primo, siamo solo al quarto giorno. I parametri stanno cambiando. La polvere si sta depositando e altre forze stanno arrivando. E' molto presto e, come ha detto il Presidente Trump, ci prenderemo tutto il tempo necessario per assicurarci di avere successo. Secondo, siamo solo al quarto giorno e i risultati sono stati incredibili, storici, davvero. Solo gli Stati Uniti d'America potevano guidare questa operazione", ha aggiunto. 

NYT: funzionari Teheran contattato Cia per trattative

In pubblico i leader iraniani sopravvissuti si sono rifiutati categoricamente di negoziare con Donald Trump per porre fine all'attacco americano e israeliano al loro Paese, ma il giorno dopo l'inizio degli attacchi, agenti del Ministero dell'Intelligence iraniano hanno contattato indirettamente la CIA con l'offerta di discutere i termini per porre fine al conflitto. Lo scrive il New York Times citando funzionari informati sull'iniziativa.  

“Gli iraniani vogliono parlare con noi, ma oramai è troppo tardi” ha detto ieri il presidente Trump.

  

Meloni a Nola, al funerale del piccolo Domenico vittima di un trapianto errato. Che bisogno c'era? Propaganda sfacciata

 

La premier Giorgia Meloni è arrivata al Duomo di Nola, per partecipare ai funerali del piccolo Domenico, il bimbo di due anni e quattro mesi morto all'ospedale Monaldi di Napoli dopo un trapianto con un cuore risultato congelato a causa di un errore in fase di conservazione e trasporto. La premier e' stata accolta dal prefetto di Napoli Michele di Bari. Servizio di Davide Gambardella (Agtw

COSì FAN TUTTI: DA MUTI AD ABBADO. ESERCIZI DI MEMORIA

  Finchè non ci abbandona e perchè non ci abbandoni, esercitiamo - come consigliavano i latini - la memoria: memoria nisi exerceas, minuitur. E, se anche non siamo sicuri che non ne abbiamo già scritto,  chiediamo comunque aiuto alla nostra memoria per  riflettere su certi comportamenti che accomunano tutti coloro che hanno potere, in ogni campo, a destra come a sinistra ( intendiamo, come tendenza politica).

 Noi ci fermeremo alla musica, il mondo che crediamo di conoscere meglio.

 Abbiamo scritto questa mattina del maldestro tentativo per povero Colabianchi di farsi 'amico' il maestro Muti, affidando a suo figlio una consulenza triennale, pagata - sinceramente - una miseria (30.000 Euro ad anno) per quel che gli si richiedeva (consulenza per le tournée internazionali: avrebbe dovuto organizzarle o procurarle? Sempre poco il compenso). E Domenico Muti, figlio di Riccardo, dopo attenta riflessione, a distanza di  soli tre mesi dall'accettazione dell'incarico vi ha rinunciato.

 Domenico Muti avrebbe avuto bisogno di quello stipendio inferiore anche a  quello di un impiegato del catasto - come si usa dire in tono dispregiativo - quando  amministra l'azienda di famiglia che fattura diversi milioni di Euro l'anno? Verrebbe anche da chiedersi: ma perchè ha accettato? Perchè si era accordato con Colabianchi per uno sforzo minimo?

 Ma ora, riflettendo ancora, è emerso un altro particolare della vicenda. Domenico Muti ottiene,  o accetta, quella consulenza il 5 di novembre dell'anno scorso, a meno di un mese dal concerto che suo padre con la Cherubini ha tenuto al teatro  La Fenice: 9 ottobre.

 Tale vicinanza è per noi segno di una spocchia e di una arroganza del potere che se ne frega delle buone maniere. La vicinanza delle due  date è segno di cattiva creanza.

 Ma è Muti  che è così e pretende da coloro che gratifica della sua presenza - sempre ben pagata s'intende - un tornaconto per la sua famiglia, o, come lui, hanno fatto  in passato anche altri? Un esempio? Claudio Abbado?

 Una sera, a cena a casa di Franco di Mare, mi è toccato quasi litigare con una signora che difendeva Abbado, esaltandolo, contro Muti. Abbado non era come Muti che lei definiva spocchioso, pieno di sè, familista ecce... tutti i difetti di questo mondo. Lui era un signore che non si sarebbe mai abbassato a queste miserie.

 Mo, cara signora, le dissi. Le assicuro che Abbado faceva la stessa cosa.  Le raccontai che  avevo scritto su una delle riviste che avevo diretto - mi pare Applausi- come Abbado nella stessa stagione in cui dirigeva in un teatro, riusciva a procurare un incarico per suo figlio Daniele, regista. Forse non c'era neanche bisogno che lo chiedesse espressamente, tanto era forte il servilismo di certi dirigenti delle nostre fondazioni musicali. Ma forse anche lui  elemosinava incarichi per suo figlio. Se fosse così non mi meraviglierei.

 E, del resto, quando era a Berlino, chi si occupava delle tournée internazionali (o forse solo europee o italiane) dell'Orchestra'  se non  sua figlia Alessandra - e non credo gratuitamente?

 Se vado indietro con la memoria, mi sovviene che dalle pagine di Piano Time, quel capolavoro di rivista musicale che inventai e diressi per un settennato negli anni Ottanta, scrissi dell'incarico  a Macerata se ricordo bene, di Marcello Abbado, fratello di Claudio, padre di Roberto ( direttore anch'egli che sta facendo una bella carriera, forse senza stampelle dinastiche) con un compenso di riguardo. Scrissi allora - chissà cosa pensarono gli Abbado di noi che dicevamo la verità - che la consistenza del suo compenso aveva una giustificazione familiare: lui a Macerata non avrebbe giocato da solo, sarebbe sceso dalla Lombardia nella Marche con tutta la squadra.

 Non ricordo se riuscii a convincere la signora della mia tesi. Ricordo solo che tenni  i toni bassi a differenza della signora, che certo nella materia era molto meno addentro di me (  la sua conoscenza di Abbado si esauriva in un paio di giorni di frequentazione in preparazione di una intervista tv per la Rai), e ricordo anche che Franco se la prese con la signora tanto che nei mesi successivi,  non la incontrammo più alle cene a casa sua. 

 E prima che la memoria mi abbandoni, ne ho scritto per dirvi che sono tutti uguali, senza ritegno e con la faccia tosta. E se anche Muti e Abbado  approfittano del loro potere per far compensare  i loro famigliari, vuol dire che per i poveri cristi non c'è possibilità alcuna di accedere a certi favori, nonostante meriti e capacità. Conta più la famiglia o l'appartenenza.

Un ultimo caso. Giulia Minoli, figlia di Giovanni e Matilde Bernabei, ebbe bisogno della creazione del Museo del Teatro San Carlo, voluto da suo marito Salvo Nastasi, allora commissario della fondazione napoletana, per trovare un impiego, ben compensato,  ovviamente.  Poi Lei ha fondato anche una associazione che recita: le opportunità di una crisi.  Ma per lei come per tanti altri come lei, non c'è neanche bisogno di una crisi per  avere delle opportunità. E' bastata e basta la famigghia!

 Che altro?

Destre al potere: guerre e crisi economica globale ( da Fanpage, di Francesco Cancellato)

 

Abbiamo voluto il mondo di Trump e delle destre? Eccolo qua: guerra mondiale e crisi economica globale

Pensiamoci.

A quest’ora potevamo essere in un mondo in cui le grandi potenze si univano siglando un grande accordo multilaterale per combattere il cambiamento climatico, che per quanto ce lo siamo ormai dimenticati è ancora oggi la vera grande sfida della nostra epoca.

E invece siamo in un mondo in cui le grandi potenze, a partire dagli Usa di Donald Trump, hanno rotto ogni accordo di cooperazione e combattono per i combustibili fossili, dalla Russia al Venezuela, fino alla Iran.

A quest’ora, potevamo essere in un mondo in cui l’economia cresce grazie alla transizione verso tecnologie e stili di vita sostenibili e alla trasformazione delle città.

E invece siamo in un mondo che passa da una recessione all’altra, da una crisi energetica all'altra – buon ultima quella in corso ora – in cui gli unici che fanno palate di soldi sono i miliardari produttori di combustibili fossili, di armi, di tecnologie militari e di sorveglianza. Mentre i poveri devono fare i conti con bollette stellari ed eventi climatici estremi.

A quest’ora, potevamo essere in un mondo in pace, in cui gli Stati investono in scuola, salute, infrastrutture sostenibili, e in cui sono ancora in vigore i trattati contro la proliferazione di armi nucleari.

E invece ci ritroviamo in un mondo in cui l’unica spesa pubblica che cresce e continuerà a crescere è quella per armare gli Stati fino ai denti, nel nome della deterrenza. Come se non fosse abbastanza chiaro già oggi che armarsi porta dritti alla guerra, non alla pace.

A quest’ora è troppo tardi per i rimpianti.

Ma pensateci di nuovo: tutto quello che stiamo vivendo oggi è figlio della propaganda di chi vi diceva che la lotta al cambiamento climatico avrebbe distrutto l’economia, che avrebbe fatto la fortuna dei ricchi, che ci avrebbe regalato un futuro di miseria, che ci avrebbe fatto tornare indietro.

Abbiamo dato retta a questi pifferai magici che ci promettevano di tornare a chissà quale età dell'oro? E ora ci ritroviamo con l’economia distrutta, con i miliardari che dominano il mondo, con la guerra alle porte e un futuro che di sicuro non ci sorride.

Promemoria per il futuro: ricordiamocelo la prossima volta, se mai ci sarà una prossima volta.