lunedì 31 agosto 2026

'NON POSSIAMO FARCELA DA SOLI' . Meloni ascolti !

 Nel giro di ventiquattrore a Roma sono successi di fatti delittuosi di gravità enorme. Quartiere Alessandrino. Un ragazzo di 16 anni, con problemi psichici ha ammazzato sua madre non ancora cinquantenne.

  Pietralata.Una intera famiglia: padre, madre, figlia di 6 anni, con problemi dalla nascita, ed il loro cane trovati morti nella loro casa. Si tratta, in questo secondo caso, di un omicidio suicidio. un biglietto : da soli non possiamo farcela.

  Le due tragedie sono accomunati dalla disabilità familiare alla quale il Governo Meloni che vanta successi su successi, non ha prestato la benché minima attenzione.

 Quando in una famiglia c'è un problema di disabilità da fronteggiare, ci si sente soli ed impotenti, perchè lo Stato e chi lo regge, di questi problemi- che purtroppo toccano milioni di persone anche per effetto dell'aumento degli anziani nella nostra società che non  fa più figli - non si fa carico. PARLIAMO DELL'ASSTENZA SCOLASTICA AI DISABILI, DELLE COMUNITA' DI ASSISTENZA, DELL'ASSISTENZA DOMICILIARE, DELLA POSSIBILITA' DI DEDURRE LE SPESE, CHE SONO ENORMI, DAL REDDITO.

 DI TUTTO QUESTO CHE E' TANTISSIMO LA SOCIETA' NON SI FA CARICO.

 Naturalmente  non contiamo il peso psichico di simili situazioni, riversato sulle spalle di tutti i componenti il nucleo familiare.

 Anche una sentenza della Cassazione sulla completa deducibilità delle spese sostenute per assistere un familiare con grave disabilità, stenta ad essere recepita dalla Agenzia delle Entrate. E il Governo? Meloni che interviene anche sui cantautori, non riesce a trovare il tempo per chiamare il direttore dell'Agenzia  e dirgli di emanare la relativa circolare che recepisca la sentenza della suprema corte.  

 Il Governo della prima donna, ma 'di destra', pensa come tutti gli altri e più di qualunque altro, agli affari suoi, a occupare poltrone in qualunque settore, e, in questo preciso momento, alle elezioni prossime, dalle quali vorrebbe uscire nuovamente vincitore. Dio ce ne scampi e liberi.

 

Rai e Cultura. Il mondo alla rovescia di Fabrizio Zappi, direttore Rai 5 ( da L'Ape Musicale, di Roberta Pedrotti)

 

La retorica dell'evento


In una Rai che sembra sempre più alla deriva, non fanno ben sperare gli orizzonti profilati dai nuovi palinsesti, che sembrano sprecare la missione, l'enorme potenziale e il patrimonio umano del servizio pubblico.


Vien quasi da ridere, ma di un riso nervoso, in cui si sfoga la frustrazione. Giovedì 16 luglio, in prima serata, la Rai si fa concorrenza da sola: su Rai 3 va in onda, da Verona, La traviata, mentre su Rai5 il Concerto per Milano diretto da Chailly seguito da una puntata di Cantare amantis est con Muti. Pogrammi in prima tv ma registrati in precedenza (il concerto si è tenuto il 13 giugno, l'opera del 12) e quindi si sarebbe potuti facilmente collocare in altra data. Ci chiediamo se salterebbe mai in mente, fra canali di una stessa azienda, di programmare in contemporanea, per dire, L'eredità e Reazione a catena, o The Walf of Wall Street e Gangs of New York, La sirenetta e La bella e la bestia, Superman e I fantastici quattro. Farsi concorrenza da soli, per di più in un bacino di ascoltatori così ben definito com'è quello degli appassionati di musica, può essere masochista, può sembrare un dispetto interno o una mancanza totale di coordinamento e comunicazione. Tutto fuorché una strategia sensata.

Per di più non si può dire che la programmazione musicale della rete in origine deputata alle arti performative e visive sia così fitta e serrata da rendere inevitabili le sovrapposizioni. Anzi, è da circa un anno che lamentiamo lo svuotamento del palinsesto, mentre riceviamo mail, messaggi e commenti dei lettori che oscillano fra rabbia e desolazione. Se, poi, nel poco che si manda in onda ci si fa pure concorrenza da soli, si profila l'immagine dell'indimenticato Tafazzi.

Ora che ci troviamo di fronte anche ai nuovi palinsesti, con la programmazione nero su bianco introdotta da una dichiarazione d'intenti del direttore Fabrizio Zappi e non possiamo non fermarci per una nuova riflessione, proprio a partire dalle parole di Zappi, incorniciate dall'aura mistica del riferimento a San Francesco e della citazione di Papa Leone XIV. Tutta la sua prefazione, invero, sembra un atto di fede, belle parole generiche sull'importanza della cultura, del dialogo, di strumenti per comprendere il mondo, senza però che alla fine sia facile trovare un progetto concreto in ambito artistico e un riscontro nell'elenco di programmi ed eventi che segue. Un indizio, tuttavia, traspare nel proposito di “parlare al pubblico attraverso idee forti, linguaggi contemporanei, originalità, stile, emozione e anche attraverso quel piacere del racconto che rende la televisione uno strumento unico.” Non c'è dubbio che il linguaggio televisivo si evolva e vada sfruttato nella sua specificità, sebbene il risultato ci porti a pensare che “emozione” sia in realtà un passepartout a buon mercato per evitare approfondimenti e sforzi progettuali e creativi a più ampio raggio affidandosi, invece, alla retorica dell'evento. Il “linguaggio contemporaneo” sembra voler dire che il teatro e la musica classica non ne facciano parte e quindi vadano sic et simpliciter limitati in favore di talk show e rotocalchi sempre più eterogenei e generalisti. Insomma, non ci si evolve sulla traccia di C'è musica e musica di Luciano Berio o delle lezioni televisive di Bernstein, bensì su quella del Maurizio Costanzo Show. E sì che chi scrive deve molto del nutrimento per la sua nascente passione proprio a trasmissioni che Rai 3 osava proporre addirittura nel primo pomeriggio nei primi anni '90: Prima della prima (la più lomgeva), Figaro qua, Figaro là (una sorta di ciclo sul modello di Prima della Prima dedicato a Rossini nel bicentenario della nascita) o L'amore è un dardo (il battesimo televisivo di Alessandro Baricco). Non sarebbe possibile tornare a produrre qualcosa del genere? Non sarebbe possibile credere che, in un canale che nasce proprio per le arti performative, l'opera, la danza, i concerti, la prosa si possono trasmettere con frequenza, e non solo ogni tanto di notte o all'alba? Con tutto il rispetto per i grandi predatori della savana e per i licheni della taiga, non potrebbe darsi che la collocazione dei – bellissimi – documentari naturalistici sia altra e non debba sottrarre spazio, per di più con repliche di repliche, a ciò per cui Rai5 sarebbe nata?

Domande difficili, lo sappiamo. Proviamo a concentrarci almeno su alcuni punti.

Innanzitutto, Raiplay non è un alibi. Spesso si sente dire che agli orari scomodi si può ovviare ricorrendo alla piattaforma on demand. È senz'altro vero: Raiplay è una risorsa importantissima e, appunto, risolve almeno in parte la questione di un palinsesto che non potrà mai essere ottimale per le preferenze, i ritmi di vita e lavoro di tutti gli spettatori. Ci sono, ad ogni modo, alcuni ma da considerare: in primo luogo, non tutto il pubblico televisivo ha dimestichezza con questo mezzo e sono molte le persone, prevalentemente ma non necessariamente anziane, a basarsi sulla visione tradizionale in diretta; in secondo luogo, lo streaming on demand per definizione è indirizzato a chi sa già che desidera vedere quel programma e se lo va a cercare, per cui si rischia di perdere una fetta di possibili fruitori più o meno casuali; bisogna poi dire che Raiplay non è esattamente il portale più intuitivo e meglio indicizzato del web; infine, lo streaming è prevalentemente un archivio di ciò che è trasmesso dal digitale terrestre, quindi se la Rai produce e trasmette meno programmi culturali meno ce ne saranno anche a disposizione sulla sua piattaforma online. Non credo si debba spiegare perché queste questioni costituiscano sia un problema commerciale (in termini di strategia per attrarre il maggior numero di spettatori e fidelizzarli) sia un problema culturale (nei termini di qualità che il servizio pubblico per definizione sarebbe tenuto a diffondere).

Corollario della questione orari e streaming è anche la definizione di prima serata. Il comunicato Rai propone una bella lista di eventi per questa fascia da settembre a dicembre. Peccato che su quattordici di uno non sia indicato l'orario d'inizio, per sei sia effettivamente alle 21:20 (non proprio agevole comunque, se l'opera in cartellone è un Siegfried...), mentre per ben sette, quindi almeno la metà, alle 22.15. Chiamarle prime serate sembra un po' forzato, ma, d'altra parte, sulle reti generaliste perfino i grandi concerti estivi di un personaggio del peso anche mediatico di un Riccardo Muti vengono relegati a mezzanotte, spesso senza nemmeno una riga nell'area stampa.

Veniamo, dunque, a questi famosi eventi in prima serata, che sono poi l'unica proposta musicale raccolta sotto la definizione di musica colta (cosa che già aprirebbe le porte dei pantani della catalogazione dei generi: basti dire che ovviamente Rai5 dovrebbe essere la casa di tutta la musica di qualità e che i programmi dedicati al jazz o ad ambiti, per così dire, extraclassici sembrano relegati in orari ancor peggiori). Nulla, peraltro, si dice dei primi mesi del 2027 e viene il dubbio, dopo la scuola del 2026, che non ci sia semplicemente nulla da dire.

Evento è la parola usata, nella cartella stampa Rai, per il Falstaff romano che verrà trasmesso – unico appuntamento musicale nelle reti generaliste - da Rai3. Può essere una parola chiave, però, per tutta la linea culturale del servizio pubblico in assonanza concettuale con quell'emozione evocata da Zappi. Non si tesse un progetto complesso e ramificato, insomma, non si pensa ad ampio raggio e a lungo termine, ma si segue, questa è l'impressione netta, l'onda del singolo spettacolo, del singolo momento con la sua emozione. Se non lo è la rivoluzione, insomma, sarà l'arte a diventare “un pranzo di gala”? Una vetrina luccicante da mostrare di tanto in tanto per dirci, con aria vagamente strapaesana, quanto siamo bravi, che meravigliose tradizioni abbiamo e quanto il popolo possa sognare di fronte a questo sfavillìo senza che diventi familiare. Intrattenimento d'alta classe, ma pur sempre un vezzoso accessorio occasionale o manìa per pochi: questo emerge al di là delle belle parole. È la retorica incarnata a meraviglia dai super galà areniani con cast stellari, spazi immensi, grandi masse artistiche a gongolare dei riconoscimenti Unesco senza porsi la domanda (anzi! Vade retro!) su cosa significhino. Perché l'Unesco non ci ha dato una medaglia per dirci che siamo il paese del sole e del Belcanto dove sono state scritte tante belle melodie: ci ha ricordato che abbiamo un tesoro di competenze da preservare, tramandare, sviluppare. Questo può benissimo ispirarci anche una bella festa, ma non c'entra nulla con la retorica dell'evento, avrebbe semmai a che fare con una politica della cultura e della formazione. 

Già solo in fatto che fra i programmi di Rai Cultura in prima serata figuri una specie di “ballo delle debuttanti” (da cosa verrà questa manìa di scimmiottare a Venezia tradizioni viennesi?) e che gli Stati generali della Cultura si annuncino con i triti slogan come “promozione del made in Italy” (con tutto quel che di serio ci sarebbe da dire...) fa pure pensare. Fa pensare anche che fra i Festival, per la Rai Cultura dell'era Zappi esista praticamente solo l'Arena di Verona, con una concessione all'Aida del Circo Massimo (quindi, al di là del valore dei singoli spettacoli per appassionati e addetti ai lavori, nell'ottica televisiva, sempre eventi kolossal). E sì che la Rai quest'anno avrebbe potuto arricchire il suo archivio con la prima produzione scenica mondiale della prima versione di Carmen (Martina Franca, dove l'anno scorso si sarebbe potuta filmare quella meravigliosa primizia che è stato Owen Wingrave di Britten). Avrebbe potuto mettere in catalogo non solo quel monumentale capolavoro che è Le siège de Corinthe, ma anche due gioielli che sono anche due classici della regia d'opera come La scala di seta secondo Michieletto e L'occasione fa il ladro secondo Ponnelle (Pesaro). Dopo il Marino Faliero del 2021, la Rai ha più registrato nulla a Festival Donizetti di Bergamo? E da Spoleto? E dal Festival Verdi di Parma? O al Cantiere di Montepulciano, che nel 2025 ha festeggiato cinquant'anni e dove nel 2026 si celebra il centenario di Henze? Viceversa, con il filmato della prima assoluta – pur vincolato dai diritti Sony e Riccardo Muti Music – e della ripresa diretta da Maazel, era proprio necessario, nel vasto cartellone della Scala, riprendere ancora La traviata con la regia di Liliana Cavani?

Per tutto ciò che avrebbe potuto essere registrato dalla Rai e non lo è stato o non lo sarà, si potrà facilmente parlare di costi, ma forse il problema della Rai sta proprio lì: mettere al primo posto una logica aziendale in cui i numeri del quiz preserale o del reality stanno sullo stesso piano di quelli dell'opera o del programma d'approfondimento. Non è così: il concerto dell'Orchestra di Santa Cecilia non può essere misurato televisivamente con gli stessi parametri della finale di Sanremo. Bisogna invece ragionare sulla specificità di ogni settore, con le professionalità su cui la Rai può contare, e non cercare, al contrario, di omologare tutto con il risultato di avere solo eventi tout court, che non possono funzionare, scontentando alla fine chi cerca altro (se vuoi la canzone, ascolti la canzone, non fai finta che l'aria d'opera lo sia) e chi cerca proprio quello (e alla fine, pur pagando il canone, abbandona Rai5 per trovare altrove ciò che gli interessa), creando ascoltatori occasioni ed evanescenti. Sarebbe una buona strategia per chiunque, come insegnano i perniciosi effetti del fan service in tante produzioni, ma viepiù sarebbe d'obbligo nella definizione di servizio pubblico pensare prima di tutto alla qualità: si creda in un progetto, in un'idea, li si porti avanti. Si osi e si guardi lontano. Non è importante l'evento (o la quantità di eventi) singolarmente, ma il complesso di un progetto che può essere fatto anche di materiali d'archivio, documenti, approfondimenti mettendo le arti al centro e non come occasionale divagazione fra le repliche di documentari provenienti da Rai3 e Rai Storia. Si potrebbe perfino scoprire che chiamare un bravo musicista o musicologo a parlare in tv, richiedere un filmato o mandare una troupe per uno spettacolo interessante seppur meno appariscente può convenire e addirittura piacere al pubblico più delle chiacchiere di Vespa e Carlucci o di Capotondi e Preziosi, più di una seratona kolossal isolata o di un Wagner messo lì per chi resiste fino alle due o le tre di notte. Anche nel mondo della fiction, prodotti dozzinali trovano fruttuoso mercato, ma poi la Rai con un Montalbano (cast, sceneggiatore, regie e musiche eccellenti) ha fatto centro sotto ogni punto di vista.

Forse il guaio, parafrasando Cio Cio San, è che non vogliono. Almeno così sembra dire un palinsesto che da un anno a questa parte ha trasformato il potenziale gioiello della Rai in un guscio sempre più vuoto sul punto di collassare su sé stesso, senza che nemmeno nell'azienda del servizio pubblico ci si prenda la briga di coordinare i palinsesti per evitare pasticci come quello del 16 luglio. Nell'immediato, il reality vende, mentre l'arte vera, quella che non è fatta di personaggi ma di persone, di lavoro e non di marketing, fa pensare e questo, forse, è un rischio.

Rossini Opera Festival 2027. I titoli

Due nuove produzioni: La donna del lago e Tancredi

Nel corso del secondo dei ROF Talks 2026, sono stati annunciati i titoli della 48a edizione del Rossini Opera Festival, in programma dal 12 al 24 agosto 2027.

Inaugurerà il Festival una nuova produzione di La donna del lago, diretta da François Lopez-Ferrer e messa in scena da Johannes Erath, al ritorno a Pesaro dopo quell' Ermione che, nel 2024, ha vinto il Premio Abbiati come migliore spettacolo dell’anno. Seguirà la ripresa dell’apprezzata Adina allestita nel 2018 da Rosetta Cucchi, questa volta diretta da George Petrou. Il terzo titolo in programma è un’altra nuova produzione: Tancredi, diretta da Yves Abel e ideata da Paul Curran, al suo debutto al Festival. Il programma sarà chiuso dalla Petite messe solennelle diretta da Francesco Lanzillotta.

Leo Muscato, regista, nuovo direttore artistico del Cantiere d'Arte di Montepulciano. Succede alla pianista Mariangela Vacatello ( da L'Ape Musicale)

 

Muscato succede a Vacatello

LEO MUSCATO È IL NUOVO DIRETTORE ARTISTICO
DEL CANTIERE INTERNAZIONALE D’ARTE
Il celebre regista d’opera sarà in carica a Montepulciano fino al 2029
La direzione musicale è affidata a Rubén Dubrovsky


È Leo Muscato il nuovo direttore artistico del Cantiere Internazionale d’Arte. Regista di opera e di prosa, nonché drammaturgo e didatta, ha firmato nel 2024 la prima del Teatro alla Scala. A Montepulciano guiderà la programmazione artistica e culturale nel triennio che va dal 2027 al 2029, avvalendosi della direzione musicale di Rubén Dubrowsky.

Leo Muscato, 53 anni, nato a Martina Franca (Taranto), è stato insignito del Premio Abbiati come miglior regista d’opera, dell’International Opera Awards - Opera Star, del premio Associazione Nazionale Critica Teatrale come miglior regista di prosa. Ha realizzato più di ottanta produzioni nelle maggiori istituzioni liriche italiane e internazionali: Opera di Roma, San Carlo di Napoli, La Fenice di Venezia, Maggio Musicale Fiorentino, oltre appunto alla Scala di Milano, cui si aggiungono la San Francisco Opera, il Theater Bonn, la Greek National Opera, l’Opéra de Monte-Carlo e un novero di festival rilevanti, tra cui l’Innsbruck Festival e il Macerata Opera Festival. Per il teatro di prosa ha lavorato con i Teatri nazionali di Torino, Genova, Veneto, Palermo, Napoli e con numerosi teatri stabili.


Il nuovo direttore artistico ha già individuato anche il direttore musicale che lo affiancherà per la progettazione del Cantiere Internazionale d’Arte. Si tratta di Rubén Dubrowsky, italo-argentino, classe 1968, che ha lavorato come direttore d’orchestra alla Semperoper di Dresda, al Bolshoi di Mosca e ancora a Valencia, Colonia, Bonn e al Gärtnerplatz di Monaco di Baviera dove è direttore principale; direttore artistico del Festival Mittersill / Hohe Tauern, Dubrowsky ha fondato come violoncellista il Bach Consort Wien, ensemble che si esibisce in contesti quali Theater an der Wien, Mozarteum di Salisburgo, Festival Händel, oltre ai festival di Zagabria, Barcellona, Estoril.


Leo Muscato definisce così le sue intenzioni
per la direzione artistica del Cantiere Internazionale d’Arte: «Mi è stato subito chiaro che il Cantiere ha ragione di esistere se continua a proteggere la propria idea fondativa e, insieme, riesce a rimetterla in gioco nel presente. Vorrei che fosse sempre più un luogo in cui ai giovani artisti di talento venga offerta una possibilità concreta: non soltanto quella di esprimersi, ma di assumersi per la prima volta una vera responsabilità professionale. La prima commissione, la prima direzione d’opera, la prima regia, la prima scenografia, la prima coreografia, il primo ruolo importante. Quello che mi piace chiamare “il diritto alla prima volta” sarà uno dei principi del nostro progetto.»

«Con Rubén Dubrovsky - continua Leo Muscato - vogliamo mettere le nostre esperienze e le nostre competenze al servizio di questo processo e, nello stesso tempo, allargare i confini temporali del Cantiere. Cantiere Aperto significa immaginare percorsi che comincino molti mesi prima dell’estate, attraverso commissioni, incontri, laboratori e momenti di confronto, in relazione con Montepulciano, con gli altri Comuni del territorio e con le realtà formative locali. Immaginiamo quindi un triennio fedele all’intuizione di Hans Werner Henze, evitando la tentazione di concepire il Cantiere come un festival: il momento estivo sarà piuttosto la condivisione pubblica di un lavoro artistico sviluppato durante tutto l’anno. Credo che il modo migliore per essere fedeli al sogno utopico del fondatore non sia ripeterne le forme, ma continuarne lo spirito e il coraggio.»


La nomina di Leo Muscato è stata approvata dal Consiglio d’indirizzo
della Fondazione Cantiere Internazionale d’Arte il 18 agosto 2026; nel corso della seduta, la presidente Sonia Mazzini ha rivolto un ringraziamento sentito alla direttrice artistica uscente, Mariangela Vacatello: «Ha saputo condurre il triennio appena completato con sensibilità, generosità e con una qualità musicale davvero pregevole.»

«Ora - conclude Mazzini - affidiamo il nuovo incarico a Leo Muscato e a Rubén Dubrowsky che dimostrano di saper coniugare visione culturale, innovazione creativa, capacità progettuale e connessione con il territorio”.

Rai 5, Concerto dei Wiener Philharmoniker diretti da Lorenzo Viotti. Giovedì 3 settembre

 

GIOVEDÌ 3 settembre. Rai 5

Summer Night Concert 2026
Grande musica al Palazzo di Schönbrunn
Per la prima volta, l’Orchestra Filarmonica di Vienna sarà diretta da Lorenzo Viotti, mentre il celebre basso-baritono Sir Bryn Terfel si esibirà come solista d’eccezione della serata nel “Summer Night Concert 2026” al Palazzo di Schönbrunn, che Rai Cultura propone giovedì 3 settembre alle 21.20 su Rai 5. Il programma prevede capolavori di Boito, Verdi, Wagner e brani tratti da famosi musical. I ballerini del Balletto di Stato di Vienna, inoltre, danzeranno sulle note della suite di Maurice Ravel e le loro performance appariranno come suggestive figure d’ombra sulla facciata del palazzo. L’evento, prodotto da ORF, verrà trasmesso in streaming e in Tv in più di 150 Paesi. Si rinnova così una gloriosa tradizione che negli anni ha ospitato i più grandi direttori d’orchestra.




L'Italia proroga lo stop di Schengen per altri 15 giorni con la Spagna. E MADRID RISPONDE FACENDO ALTRETTANTO CON L'ITALIA ( AGI)

 

L'Italia proroga di 15 giorni lo stop di Schengen con la Spagna. E Madrid fa lo stesso con Roma

 Schengen, l'Italia ha deciso di prorogare fino al 15 settembre i controlli alle frontiere aree e marittime con la Spagna che erano stati introdotti il primo agosto, a causa della crisi migratoria nell'exclave spagnola in Marocco di Ceuta. Lo ha annunciato il Viminale spiegando che il provvedimento è in corso di notifica alla Commissione europea e che le valutazioni alla base del provvedimento sono state comunicate dal ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, al collega spagnolo, Fernando Grande-Marlaska, "nel corso di un costruttivo confronto telefonico".

La nota del Viminale, stop Schengen con Madrid per altri 15 giorni

L'Italia proroga di 15 giorni lo stop di Schengen con la Spagna

"La decisione - informa il Viminale - è stata assunta, in linea con l'analisi effettuata dal Comitato analisi immigrazione e sicurezza delle frontiere, in ragione del permanere degli elementi di valutazione che erano stati alla base della loro reintroduzione lo scorso 1 agosto, ma al contempo anche tenendo conto delle iniziative già avviate dalla Spagna, insieme all'Unione Europea, affinché in quell'area la situazione possa avviarsi a una prossima normalizzazione. Le valutazioni alla base del provvedimento di proroga sono state comunicate dal ministro dell'interno, Matteo Piantedosi, al suo omologo spagnolo, Fernando Grande-Marlaska, nel corso di un costruttivo confronto telefonico".

Piantedosi: "Proroga necessaria"

L'Italia proroga di 15 giorni lo stop di Schengen con la Spagna

La proroga da parte dell'Italia della sospensione del trattato di Schengen era "necessaria. Una decisione motivata dal fatto che c'è un'analisi fatta da specialisti che si riuniscono nel comitato di analisi della sicurezza delle frontiere". Lo dice a Napoli, a margine di una commemorazione, il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi. "L'abbiamo limitata a 15 giorni perché, se da una parte l'analisi fatta dagli specialisti indica che permangano le motivazioni per cui è stata iniziata questa misura, d'altra parte sicuramente è apprezzabile lo sforzo che sta facendo il governo spagnolo insieme all'Unione Europea per creare il giusto superamento della situazione che si è creata". Superamento della situazione, in cui "noi confidiamo e siamo anche disponibili a ogni forma di collaborazione con la Spagna, con l'Unione Europea", aggiunge il ministro. "Quindi una decisione che peraltro si fonda su una misura che come avete visto non è stata particolarmente invasiva, pervasiva e ha consentito la normalità dei transiti tra cittadini europei e quindi andremo avanti", conclude. 

L'Italia proroga di 15 giorni lo stop di Schengen con la Spagna

Le richieste della Spagna

L'Italia proroga di 15 giorni lo stop di Schengen con la Spagna

La Spagna aveva già chiesto a Roma senza successo di revocare le restrizioni e ha risposto introducendo a sua volta dall'8 agosto controlli per i viaggiatori provenienti dall'Italia, una misura che resterà in vigore fino al 7 settembre. Venerdì scorso il ministro degli Esteri spagnolo, Josè Manuel Albares, ha nuovamente accusato Roma di "mancanza di solidarietà" e di aver utilizzato la crisi migratoria per ottenere un vantaggio politico. Intanto il premier, Pedro Sanchez, Pedro Sanchez, ha scagionato il Marocco e ha accusato "un'internazionale dell'ultradestra" di aver orchestrato una campagna di disinformazione che ha portato all'assalto di decine di migliaia di migranti a Ceuta a fine luglio. Sanchez ha anche denunciato Russia e Israele di aver amplificato la disinformazione.

L'Italia proroga di 15 giorni lo stop di Schengen con la Spagna

Spagna proroga controlli Schengen dall'Italia di 15 giorni

L'Italia proroga di 15 giorni lo stop di Schengen con la Spagna

 Il governo spagnolo ha deciso di prorogare per altri 15 giorni i controlli di frontiera sui passeggeri provenienti dall'Italia, in risposta all'analoga misura adottata da Roma nei confronti dei viaggiatori in arrivo dalla Spagna. I controlli riguarderanno le persone che entrano nel territorio spagnolo dall'Italia "via mare o via aerea", hanno riferito fonti del ministero dell'Interno. La misura restera' in vigore fino al 21 settembre. 

Ceuta, ci sono gli 007 russi dietro la propaganda online dell'estrema destra?
L'Italia proroga di 15 giorni lo stop di Schengen con la Spagna

Corato. Festival pianistico 'Fausto Zadra'. Prosegue fino al 14 settembre ( da Il Tacco di Bacco)

 

Festival Pianistico Fausto Zadra Roberto Cappello, Bruno Canino e Antonio Ballista

Classica e LiricaClassica e Lirica
ConcertiConcerti
Festival Pianistico Fausto Zadra  Roberto Cappello, Bruno Canino e Antonio Ballista
Festival pianistico Fausto Zadra: dal 27 agosto al 14 settembre a Corato

La sedicesima edizione del Festival pianistico «Fausto Zadra», diretto da Filippo Balducci, porta a Corato un cartellone internazionale con nove concerti, prime esecuzioni, musica da camera e appuntamenti di alta formazione. Gli eventi si svolgeranno alle 20.30 nel chiostro di Palazzo di Città, con repliche a Cellamare e Castellana Grotte.

L’inaugurazione è affidata, il 27 agosto, al pianista Roberto Cappello, protagonista del recital Incantesimi e incanti, da Oriente a Occidente, con musiche di Rimskij-Korsakov, Borodin e Gershwin. Il 28 e 29 agosto Cappello sarà inoltre al centro della masterclass-concorso «Incontri coi Maestri».

Il 28 agosto Lisa Manosperti renderà omaggio a Mia Martini, accompagnata dal flautista Aldo Di Caterino e dal pianista Andrea Gargiulo. Cristiana Pegoraro sarà protagonista il 29 agosto a Corato e il 30 agosto al Castello Caracciolo di Cellamare con Passion. Da Napoli a Buenos Aires.

Il programma proseguirà il 1° settembre con la pianista lituana Kamilė Zaveckaitė, il 4 settembre con Pierluigi Camicia e il 5 settembre a Corato, con replica il 6 settembre al Circolo Pivot di Castellana Grotte, con Francesco D’Arcangelo e Costantino Catena. Il 10 settembre Giovanni Angeleri e Alessandro Cesaro proporranno Dal Danubio al Reno.

Tra gli appuntamenti più attesi, l’11 settembre, Bruno Canino terrà una masterclass e, insieme ad Antonio Ballista, presenterà il concerto 70 anni a quattro mani. La chiusura, il 14 settembre, sarà affidata ad Alfonso Soldano con Metamorfosi. Fantasie pianistiche.

I biglietti per i concerti di Corato costano 10 euro, 7 euro il ridotto; l’abbonamento costa 40 euro, 25 euro il ridotto. I biglietti sono acquistabili all’ingresso 30 minuti prima dell’inizio. In caso di maltempo, gli eventi si terranno al coperto.
Web: www.coratopianofestival.it/...

da giovedì 27 Agosto a lunedì 14 settembre 2026
Corato (Bari)
Palazzo di Città
Piazza Guglielmo Marconi 11
ore 20:30
ingresso a pagamento
10 euro; ridotto 7 euro. Abbonamento: 40 euro; ridotto 25 euro
Info. www.coratopianofestival.it