domenica 16 agosto 2026

Rotko. La sua arte spiegata dal figlio, a margine della retrospettiva che si è chiusa da poco agli Uffizi ( da Il Giornale, di Mimmo Di Marzio)

 

"Il segreto dei quadri di mio padre è... nell’architettura"

"Quando Mark Rothko morì togliendosi la vita avevo soltanto sei anni, e i miei ricordi tangibili, privati, sono ovviamente pochissimi: ma porterò sempre dentro di me l'eredità spirituale di un uomo che per tutta l'esistenza è stato profondamente intrecciato alla sua opera". Tra le sale austere di Palazzo Strozzi, Christopher Rothko osserva in silenzio una delle grandi tele del padre. È lui, insieme alla curatrice Elena Geuna, a firmare la grande retrospettiva che fino al 26 luglio riunisce a Firenze oltre quattro decenni di lavoro di Mark Rothko, il grande filosofo della pittura astratta del Novecento. Una mostra che si estende anche al Museo di San Marco e al vestibolo della Biblioteca Medicea Laurenziana. "Sono sicuro che lui ci stia guardando da lassù - dice Christopher con un sorriso e penso che sarebbe molto felice".

Qual è stata la visione curatoriale alla base di questo progetto?

"L'idea era mostrare l'arte di Rothko nella sua interezza e, allo stesso tempo, collocarlo in un contesto che per lui era fondamentale, la tradizione artistica europea. Non volevamo soltanto organizzare una retrospettiva cronologica, ma raccontare il dialogo che mio padre ha sempre avuto con l'arte del passato. Quando abbiamo trovato la collaborazione con Palazzo Strozzi abbiamo capito che era il posto ideale: uno spazio storico ma sobrio, silenzioso, che permette ai dipinti di parlare silenziosamente al luogo e allo spettatore".

La mostra ripercorre tutta la carriera, dalle prime opere figurative alle grandi tele astratte. Quale visione emerge?

"Molti pensano che mio padre sia nato come pittore astratto, mentre in realtà il suo percorso fu molto più complesso. Negli anni Trenta dipinse scene urbane, interni, figure umane, ma già in queste opere si vede che l'obiettivo non era il realismo: il suo obbiettivo, il suo fuoco sacro è sempre stato lo spazio, il modo in cui l'esistenza vibra nell'ambiente. Con il passare degli anni le figure scompaiono e la sua pittura diventa sempre più essenziale. Ma l'esigenza rimase la stessa: come creare un'immagine che racconti dell'esperienza umana".

Collocare Rothko a Firenze lo mette in dialogo con la tradizione artistica rinascimentale

"Per mio padre il Rinascimento italiano non era soltanto una fonte di ammirazione storica, sentiva di dialogare con quegli artisti quasi come con fossero colleghi in carne ed ossa. Quando viveva a New York studiava i maestri italiani al Metropolitan a alla Frick Collection; poi, nel 1950, arrivò finalmente in Italia e trascorse settimane intere visitando musei, chiese e conventi tra Roma e Firenze. Le celle dei monaci del convento di San Marco con gli affreschi di Beato Angelico oppure il vestibolo progettato da Michelangelo alla Laurenziana sono luoghi che lo segnarono nell'anima. Solo allora comprese quanto lo spazio architettonico potesse essere emotivamente potente, e fu sempre quella la stella polare della sua pittura: non creare immagini da guardare, ma spazi e architetture mentali in cui entrare. L'architettura lo ossessionava".

Quali aspetti del suo lavoro fa emergere più chiaramente con questa mostra?

"Dall'evoluzione del suo percorso pittorico, ma anche dagli acquerelli e dai numerosi schizzi e studi preparatori presenti in questa mostra, si evidenzia la sua visione spazialista di cui il colore è solo uno degli strumenti, non l'elemento primario come fino a oggi si è sempre detto. Il fine ultimo della sua pittura è sempre stato quello di costruire uno spazio credibile, uno spazio emotivo di cui gli spettatori entrassero a far parte, completando l'opera".

Lei ha appena pubblicato un libro (Dentro l'opera, Marsilio Editore) con cui ha voluto offrire una lettura molto personale del lavoro di suo padre. Scrivere di Rothko come figlio cambia la prospettiva?

"Ho lavorato con le opere di mio padre per quasi trent'anni e nel tempo ho scritto molti saggi per cataloghi e mostre. Il mio libro raccoglie quelle riflessioni e prova a spiegare come funzionano questi dipinti, come ci coinvolgono. Non volevo scrivere un'altra biografia ma riflettere sull'esperienza che si prova davanti alle sue opere".

Rothko aveva un rapporto complesso con il sistema dell'arte: verrebbe da dire un artista anti-establishment

"Sì, ma non lo era per partito preso, semplicemente non era disposto a compromettere la natura del suo lavoro. Quando ad esempio capì che le tele dei murali del Seagram Building sarebbero finite in un ristorante di lusso, decise di ritirarsi dalla commissione. Sentiva che quei dipinti erano pensati per luoghi di contemplazione, quasi come templi, non per uno spazio mondano".

Anche nella corrente dell'Espressionismo astratto newyorkese la sua posizione appare sui generis rispetto ad artisti come Pollock o de Kooning

"L'obiettivo era diverso, a quegli artisti interessava soprattutto l'azione, il gesto pittorico, mentre mio padre cercava invece una forma di esperienza contemplativa".

Quanto influirono nella sua poetica la sua identità ebraica e il vissuto di immigrato negli Stati Uniti?

"Diceva spesso di non sentirsi completamente a casa sua in America, lui era nato nell'Impero russo e una parte della sua identità rimase sempre legata all'Europa. Allo stesso tempo, l'America gli offrì una libertà enorme: poté sviluppare il proprio linguaggio senza sentirsi vincolato dalla tradizione, come forse qui sarebbe accaduto".

La Rai si prepara a sospendere Ranucci da Report? ( da Open.on line, di Alessandro D'Amato) Il prezzo da pagare per una tale decisione può essere molto alto per la Rai. Per questo sembra procedere con cautela ( P.A.)

 

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La Rai si prepara a sospendere Sigfrido Ranucci dalla conduzione di Report. Per l’inchiesta su Valter Lavitola e con il parere del comitato etico. Il problema dell’ad Giampaolo Rossi però è come farlo. Perché il rischio di essere accusati di TeleMeloni è molto alto. Così come quello di fare del giornalista un martire. Con le elezioni alle porte. Intanto l’avvocato di Lavitola Sergio Cola spiega quando Ranucci ha chiesto più scorta al ministero dell’Interno e lancia messaggi sostenendo che poteva aver intuito successivamente chi ci fosse dietro l’attentato.

La Rai e Ranucci via da Report

La Stampa racconta che viale Mazzini è orientato verso la sospensione del conduttore, e non il suo allontanamento. Anche se a Ranucci mancano due anni alla pensione e i tempi di un giudizio definitivo per il processo a Lavitola sarebbero molto più ampi. Nel frattempo pare caduta l’ipotesi quasi irreale di affidare la trasmissioni a conduttori come Massimo Giletti o Antonino Monteleone. Quest’ultimo, tra l’altro, dimostratosi nel frattempo un vero e proprio killer dell’attenzione dello spettatore, dati Auditel alla mano. Le due strade portano o a prendere un nome dalla squadra di Report per dare continuità alla linea di successione. Oppure un interno Rai. «Tra i duemila giornalisti che lavorano nell’azienda ci sono professionalità perfettamente adatte allo scopo», dicono in azienda secondo il quotidiano. «Il rischio è quello di trasformarlo in una specie di martire», è una delle riflessioni che si fanno.

La strategia per la rimozione del conduttore

Secondo Repubblica ormai Ranucci è diventato un bersaglio della destra. 13 i post dai profili social di Fratelli d’Italia usciti in questi giorni. Ma anche all’interno della redazione di Report ci sono perplessità. In più c’è un segnale inequivocabile delle difficoltà di Ranucci. Usigrai, il sindacato dei giornalisti di sinistra, da settimane è silente sulla faccenda. Ranucci, che dopodomani riprenderà il tour estivo del suo “Diario di un trapezista” a Primiero, in provincia di Trento (23 date da qui a dicembre) potrebbe fare un passo indietro, è il ragionamento che gira tra i giornalisti Rai di un tempo e di oggi. Servirebbe a salvare sé stesso ma aiuterebbe anche l’ad, che così non avrebbe l’onere di prendere una decisione scomoda.

Un passo di lato?

«Secondo me Ranucci farà un passo di lato in attesa degli eventi», è il ragionamento fatto a Open da un conduttore che in Rai ha lavorato per decenni. Ma le ultime uscite del conduttore, dal post in cui si paragona a Falcone e Borsellino ai lanci d’agenzia in cui si racconta che sta lavorando alla nuova edizione del programma, dicono il contrario. E d’altro canto autosospendersi per Ranucci significherebbe in qualche modo ammettere di aver fatto qualcosa di sbagliato. Quindi sembra davvero difficile che il giornalista accetti di farsi da parte senza combattere.

Le richieste sulla scorta

Intanto Il Giornale torna sulle parole della difesa di Lavitola di ieri. Segnalando in quale momento Ranucci ha chiesto maggiore scorta al ministero. È successo durante l’audizione del conduttore in Commissione Antimafia. Il 4 novembre 2025, chiedendo anche di secretare le sue parole, Ranucci ha parlato dell’attentato e del livello di protezione: «In questo momento ho l’esercito davanti casa e un’auto blindata. Devo registrare un’anomalia, di cui non mi sono mai lamentato. Trovo anomalo che mi sia stata assegnata una scorta di quarto livello, di fronte a un progetto di omicidio e non semplicemente una minaccia di morte. Essendo un progetto di omicidio più corposo. Ma questo lascia il tempo che trova. Ringrazio comunque lo Stato di avermi consentito di continuare a fare il mio lavoro».

Lavitola sapeva?

La richiesta di maggior protezione finisce anche sul tavolo del procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi. Lavitola era a conoscenza della richiesta di Ranucci di aver una scorta più solida? «Gli atti dimostrano che lo stesso Ranucci aveva chiesto di aumentare la scorta», ha aggiunto ieri Cola. Che poi è tornato sulla supposta conoscenza successiva da parte di Ranucci del ruolo di Lavitola nell’attentato. Anche qui però senza indicare elementi di prova a supporto della tesi. Di certo il 20 agosto scadranno i termini per l’istanza al tribunale del Riesame. E quando la procura si opporrà potrebbe anche depositare altri documenti a supporto dell’accusa. Tra i quali, si racconta, c’è anche l’informativa dei carabinieri su cui è stata costruita l’ordinanza che ha mandato in carcere Lavitola. E che potrebbe contenere molti più dettagli sul rapporto tra i due.