lunedì 13 aprile 2026

Meloni, I suoi guai per la crisi ( da Reuters, di Sara Rossi). E, dopo la sconfitta al referendum, si aggiunge l'uscita di scena del suo alleato storico Orban ( P.A:)

 

FOTO DI FILE: Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni partecipa alla conferenza stampa di fine anno a Roma, Italia, 9 gennaio 2026. Foto REUTERS/Vincenzo Livieri/File Photo© Thomson Reuters


 La guerra in Medio Oriente sta facendo riaffiorare gli storici talloni d'Achille dell'economia italiana con la forte dipendenza dalle importazioni energetiche abbinata al rischio di una crescente instabilità politica e di bilancio in vista delle elezioni del 2027 che sta penalizzando i titoli di Stato.

I rendimenti dei Btp a due anni sono aumentati di 75 punti base a marzo, registrando il maggiore incremento mensile dal 2022 e superando di almeno 10 punti base quelli di Francia, Spagna e Germania.

E se l'annuncio di una tregua in Medio Oriente all'inizio del mese ha offerto un po' di sollievo ai mercati obbligazionari, i rendimenti del due anni italiano, ancora intorno al 2,8%, restano ben al di sopra dei livelli precedenti agli attacchi di Usa e Israele contro l'Iran iniziati a fine febbraio.

Anche dopo la tregua, i rendimenti italiani hanno continuato a salire, raggiungendo nell'asta a medio lungo di venerdì il livello più alto da luglio 2024.

Inoltre, il lungo periodo di "luna di miele" della premier Giorgia Meloni - che aveva conquistato la fiducia dei mercati dopo il suo insediamento nel 2022 grazie alla stabilità del suo governo e a una politica di bilancio relativamente prudente - sembra ora volgere al termine.

RISCHIO RECESSIONE

Quella italiana è l'economia europea più dipendente dal gas, che rappresenta il 38% delle sue forniture energetiche, secondo l'Energy Institute di Londra. È anche il maggior importatore dell'Unione Europea di gas naturale liquefatto attraverso il Golfo Persico.

"Con la prospettiva di aumenti prolungati dei prezzi dell'energia, gli investitori sono molto preoccupati per le prospettive di crescita dell'Italia", ha detto Hauke Siemssen, strategist di Commerzbank.

La banca prevede che la terza economia della zona euro registrerà due trimestri consecutivi di calo del Pil, configurando una recessione tecnica.

I rendimenti dei Btp a 10 anni sono aumentati di circa 80 punti base a marzo, dopo l'inizio della guerra con l'Iran, ben oltre l'incremento di circa 60 punti base della controparte francese e dei 45 punti di quella tedesca.

Lo spread Italia-Germania si è arrampicato oltre i 100 punti base, al massimo degli ultimi nove mesi.

Ciò rende più costoso per Roma finanziare il proprio debito pubblico, salito lo scorso anno al 137% del Pil e in proporzione il secondo più elevato della zona euro dopo quello della Grecia.

I Btp a 10 anni offrono inoltre il rendimento più alto tra i 21 Paesi del blocco.

Secondo gli analisti, il conflitto con l'Iran è servito a far ricordare che, nonostante le dichiarazioni del governo su un miglioramento dei fondamentali economici, il debito italiano resta il più vulnerabile dell'area euro alle ondate di avversione al rischio sui mercati finanziari.

"Per me i Btp sono una sorta di proxy del rischio globale", ha detto Steven Major, global macro advisor presso la società di intermediazione Tradition a Dubai.

Con una crescita prevista pari ad appena lo 0,4% quest'anno e allo 0,6% nel 2027, l'Italia è l'economia con l'espansione più lenta tra i Paesi avanzati del G20, secondo le previsioni di primavera dell'Ocse.

NON SOLO UN PROBLEMA DI ECONOMIA

I problemi di Giorgia Meloni non sono solo di natura economica. Il mese scorso la premier ha subito una netta sconfitta al referendum sulla riforma della giustizia e, nei giorni successivi, ha ottenuto le dimissioni del ministro del Turismo e di due funzionari governativi.

La stabilità politica di cui l'Italia ha goduto negli ultimi tre anni appare ora più fragile, così come l'assunto, fino a poco tempo fa molto forte, che la premier vincerà un secondo mandato alle elezioni del 2027.

"La posizione di Meloni sta diventando più precaria", ha scritto Eurasia Group in una nota ai clienti.

"La sconfitta al referendum ha privato il governo di una vittoria politica su un cavallo di battaglia e ha dimostrato che una maggioranza significativa può coalizzarsi contro di esso", ha aggiunto.

In questo contesto, alcuni analisti osservano che è probabile un allentamento della prudenza di bilancio e ricordano che sia Meloni sia il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti stanno chiedendo a Bruxelles di sospendere le regole di bilancio dell'Unione Europea se la guerra in Iran dovesse protrarsi.

Finora l'Ue però ha ignorato gli appelli.

"Penso che la combinazione della sconfitta sulla riforma della giustizia, l'avvicinarsi delle elezioni del 2027 e l'aumento dei prezzi dell'energia aumenti gli incentivi per il governo ad allentare la politica di bilancio per alimentare il consenso popolare", spiega Franziska Palmas, senior economist per l'Europa di Capital Economics.

Tuttavia, i margini di manovra di Meloni per questo genere di politiche sono stati ridotti dalla notizia, diffusa il mese scorso, che il deficit italiano del 2025 si è attestato al 3,1% del Pil, mancando l'obiettivo del 3,0% e impedendo all'Italia di uscire quest'anno dalla procedura disciplinare Ue per deficit eccessivo.

Nonostante i vincoli europei, Capital Economics stima che il deficit di quest'anno salirà al 3,5% del Pil, invece di scendere al 2,8% come previsto dal governo.

Siemssen di Commerzbank prevede che la percezione positiva degli investitori sui titoli di Stato italiani difficilmente sarà pienamente ripristinata anche dopo la fine delle turbolenze in Medio Oriente.

"Mi aspetto che gli spread Btp-Bund tornino a restringersi", ha detto, "anche se probabilmente non ai livelli precedenti alla guerra con l'Iran".


Ungheria. Elezioni politiche. Risultati definitivi ( da Fanpage.it, di Francesca Moriero)

 Elezioni in Ungheria 2026, vince Péter Magyar con oltre il 53% su Viktor Orbán: i risultati definitivi

Péter Magyar vince le elezioni parlamentari in Ungheria 2026 con oltre il 53% dei consensi, superando Viktor Orbán fermo intorno al 38%. Il suo partito Tisza conquista la maggioranza dei seggi e segna la fine dei 16 anni di governo dell’attuale premier.

Le elezioni parlamentari del 12 aprile 2026 segnano una svolta storica per l'Ungheria, mettendo fine a un ciclo politico durato oltre 16 anni. Il voto ha premiato in modo netto l'opposizione, aprendo una nuova fase per il Paese sia sul piano interno che nei rapporti con l'Europa.

Péter Magyar vince le elezioni in Ungheria 2026 con oltre il 53% per Magyar: Viktor Orbán si ferma al 38%

A imporsi è Péter Magyar, leader del partito Tisza, che conquista il 53,6% dei voti contro il 38% del premier uscente Viktor Orbán. Più distanti le altre forze politiche, con l'ultradestra che raccoglie circa il 5,9%. Il successo si riflette anche nella distribuzione dei seggi: Tisza ottiene 138 parlamentari su 199, superando la soglia dei due terzi che consente di intervenire sulla Costituzione. Fidesz si ferma a 55 seggi, mentre una sola altra forza riesce a entrare in Parlamento con una rappresentanza limitata. Orbán ha riconosciuto la sconfitta, definendo l'esito "doloroso", e ha annunciato che continuerà a servire il Paese dai banchi dell'opposizione.

I risultati definitivi delle elezioni in Ungheria: i dati dell'affluenza

Appena poco prima della chiusura delle urne l'affluenza si è attestata al 77,8%, il dato più alto nella storia post-comunista dell'Ungheria. Un livello così elevato di partecipazione è stato infatti letto come il segnale di una forte mobilitazione democratica, in un'elezione percepita fin da subito come decisiva per il futuro politico del Paese. Il presidente della Repubblica, Tamás Sulyok, ha sottolineato come questo dato rappresenti una dimostrazione "incontestabile" della vitalità democratica del Paese, evidenziando che una partecipazione così ampia rafforzi la legittimità del risultato elettorale, indipendentemente poi dal suo esito politico. L'elevata affluenza, in molti casi trainata soprattutto dalle grandi città, ma con numeri significativi anche nelle aree rurali, è stata letta anche come il segnale di una forte polarizzazione e di una crescente consapevolezza tra gli elettori, chiamati a scegliere in un passaggio considerato cruciale dopo anni di governo guidato da Orbán.

Una nuova fase politica tra Europa e riforme

La vittoria di Péter Magyar è stata accolta positivamente sia nel Paese che a livello internazionale, in particolare dalle istituzioni europee. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha parlato di un'Europa che "batte più forte" dopo il voto ungherese, sottolineando come il risultato rappresenti "un ritorno di Budapest nel solco europeo". Messaggi di congratulazioni sono arrivati anche da diversi leader del continente: Emmanuel Macron ha evidenziato il valore della partecipazione democratica e dell'impegno europeo degli ungheresi, mentre Pedro Sánchez ha parlato di una vittoria dei valori europei. Anche Friedrich Merz ha auspicato una collaborazione per un'Europa più forte e unita. Dall'Italia, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni , da sempre storica alleata di Orban, si è congratulata con Magyar per la "chiara vittoria", ribadendo la volontà di "mantenere rapporti solidi tra Roma e Budapest", mentre il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha sottolineato il ruolo rassicurante delle forze europeiste in una fase di incertezza.

Nel suo primo intervento dopo il voto, Magyar ha ribadito l'intenzione di riportare l'Ungheria "al centro del progetto europeo", annunciando un "rapido impegno per sbloccare i fondi comunitari e rafforzare i legami con Ue e Nato". Una linea che segna una chiara discontinuità rispetto alla stagione politica precedente e che potrebbe ridefinire il ruolo del Paese nello scenario internazionale



Hormuz. Ipotesi blocco navale USA sullo stretto per danneggiare l'economia iraniana

 

L'ipotesi blocco navale

Trump, pur non commentando l'esito dei colloqui, ha ripostato sul suo social Truth un articolo che suggerisce come gli Usa potrebbero attuare un «blocco navale» nel golfo Persico per danneggiare gli interessi economici dell'Iran, in caso di un mancato accordo Washington-Teheran. Il post, pubblicato dal media online Just the News, si intitola: «La carta vincente che il presidente ha se l'Iran non cede: un blocco navale». Trump l'ha ripostato sul suo account Truth alle 6:16 di stamattina, praticamente in concomitanza con le notizie in arrivo da Islamabad, annunciate direttamente dal suo vice JD Vance, secondo cui i negoziati in corso con l'Iran erano falliti. L'articolo suggerisce che la strategia del blocco navale, già adottata nel caso del Venezuela, potrebbe «soffocare un'economia iraniana già instabile e aumentare la pressione diplomatica su Cina e India, tagliandole fuori da una delle loro principali fonti di petrolio». Il pezzo cita «alcuni esperti secondo cui «Trump potrebbe semplicemente "superare" il controllo iraniano sullo Stretto di Hormuz con un blocco ancora più efficace». E all'orizzonte c'è l'arrivo di nuove navi e Marines in Medio Oriente. Ora l'escalation torna a far paura. 


Il blocco navale di Hormuz e le sue conseguenze

La proposta del blocco navale dello Stretto di Hormuz era stata fatta dall’ex generale Jack Keane sul New York Post. Anche la vicepresidente del Lexington Institute Rebecca Grant aveva appoggiato la soluzione, immaginando una strategia simile a quella che ha funzionato con il Venezuela. Il Comando Centrale delle forze armate statunitensi ha precisato che il blocco si applicherà solo alle navi dirette in Iran o provenienti dall’Iran. Entrerà in vigore lunedì alle 10:00 ora di Washington (14:00 GMT), secondo il Centcom. Trump ha anche dichiarato che le forze statunitensi intercetteranno le navi che hanno pagato pedaggi all’Iran, anche se queste navi si trovano attualmente in acque internazionali. «Nessuno che paghi un pedaggio illegale avrà la possibilità di navigare in sicurezza in alto mare», ha scritto su Truth Social.

Papa LeoneXIV: Dio non sostiene nessuna guerra. Colpa del delirio di onnipotenza degli uomini: leggi:Trump, Putin,Netanyahu ecc... ( da Euronews)

 

Papa Leone XIV guida una veglia per la pace nella Basilica di San Pietro in Vaticano, sabato 11 aprile 2026.© AP Photo

Papa Leone XIV non si è trattenuto sabato nel denunciare il "delirio di onnipotenza" che sta alimentando la guerra Usa-Israele contro l'Iran e ha esortato i leader politici a fermarsi e a impegnarsi nei processi di pace.

Durante la preghiera serale nella Basilica di San Pietro, Papa Leone XIV non ha menzionato gli Stati Uniti né il presidente americano Donald Trump, ma il suo tono e il suo messaggio sono apparsi diretti ai funzionari statunitensi e a Trump, che si sono vantati della loro superiorità militare e hanno giustificato la guerra usando la religione.

"Basta con l'idolatria dell'io e del denaro!", ha detto Leone e ha aggiunto: "Basta con l'ostentazione del potere! Basta con la guerra!".

Il 3 marzo 2026 la Military Religious Freedom Foundation (MRFF) degli Stati Uniti ha annunciato di aver ricevuto più di 200 denunce da parte di militari di varie branche delle forze armate - tra cui i Marines, l'Aeronautica e le Forze spaziali - che accusavano i loro comandanti di usare la retorica cristiana estremista per giustificare la guerra contro l'Iran.

Tra i presenti nella basilica c'era anche l'arcivescovo di Teheran, Dominique Joseph Mathieu. Gli Stati Uniti erano rappresentati da Laura Hochla, la vice capo missione, ha dichiarato l'ambasciata statunitense.

Papa Leone XIV, nato negli Stati Uniti, era inizialmente riluttante a criticare apertamente la guerra, ma ha intensificato le sue critiche a partire dalla Domenica delle Palme. All'inizio della settimana ha condannato le minacce di Trump di annientare la civiltà iraniana definendole "veramente inaccettabili" e ha chiesto di dare priorità al dialogo.

Video correlato: Il monito di Papa Leone contro la guerra e il "delirio di onnipotenza" (Euronews (Italiano))

Sabato, il pontefice ha invitato tutte le persone di buona volontà a pregare per la pace e a chiedere ai loro leader politici la fine della guerra.

Pregare per la pace, ha detto Papa Leone XIV, è un modo per "rompere il ciclo demoniaco del male" per costruire invece il Regno di Dio dove non ci sono spade, droni o "profitti ingiusti".

"È qui che troviamo un baluardo contro quel delirio di onnipotenza che ci circonda e che sta diventando sempre più imprevedibile e aggressivo", ha detto. "Persino il santo Nome di Dio, il Dio della vita, viene trascinato in discorsi di morte".

I funzionari statunitensi, in particolare il segretario alla Difesa Pete Hegseth, hanno parlato della loro fede cristiana e hanno descritto gli Stati Uniti come una nazione cristiana che combatte i suoi nemici.

Leone ha detto che Dio non sostiene nessuna guerra, specialmente quelle in cui vengono lanciate bombe.

Il Vaticano è particolarmente preoccupato per la guerra di Israele contro Hezbollah, che si sta espandendo in Libano, dove le comunità cristiane del sud stanno già soffrendo.