sabato 9 maggio 2026

Orchestra di Padova e del Veneto. VENETO CONTEMPORANEA 2026

 

Veneto Contemporanea 2026 – Totem

Con il sostegno di Fondazione Cariparo

Con il titolo Totemdal 16 maggio al 10 giugno 2026 lFondazione Orchestra di Padova e del Veneto annuncia la sesta edizione di Veneto Contemporanea, la rassegna OPV dedicata alla musica del presente e ad alcuni grandi protagonisti del Novecento. Tre appuntamenti tra musica e divulgazione con alcuni tra i più apprezzati interpreti e noti divulgatori musicali nella Sala dei Giganti a Palazzo Liviano.

La rassegna sarà inaugurata sabato 16 maggio con la prima assoluta di No Landscape #2, il Concerto per pianoforte e orchestra del compositore Nicola Sani, nuova commissione OPV, con solista Erik Bertsch. La serata proseguirà con l’esecuzione del Concert Românesc di György Ligeti, e con Ohoi “I princìpi creativi”, lavoro per 16 archi spazializzati di Giacinto Scelsi.

Martedì 26 maggio si terrà la prima esecuzione a Padova di Neither del compositore americano Morton Feldman che OPV omaggia nel centenario della nascita.

La rassegna si concluderà mercoledì 10 giugno con Il novello Perseo di Salvatore Sciarrino, opera nata a Padova nel 1990 con il titolo Perseo e Andromeda presso il Centro di Sonologia Computazionale – CSC, in una stretta collaborazione con i registi del suono Alvise Vidolin e Paolo Zavagna. Esperienza elettroacustica che ora rivive grazie all’inserimento di una serie di margini orchestrali, all’epoca non previsti, grazie a una nuova versione dell’opera commissionata a Salvatore Sciarrino dalla Fondazione Orchestra di Padova e del Veneto per celebrare i 150 anni della Scuola di Ingegneria dell’Università di Padova.

INFORMAZIONI E BIGLIETTERIA
I concerti della rassegna Veneto Contemporanea si terranno alle ore 20.45 presso la Sala dei Giganti di Palazzo Liviano, Padova.
Intero € 15,00; ridotto € 10,00 (abbonati 60ª Stagione concertistica OPV, Ass. Amici OPV, OPV Card)
Ridotto Studenti € 1,00 (Conservatorio Pollini e UNIPD)
disponibili su Vivaticket.com + dp e al botteghino, il giorno del concerto, a partire dalle ore 20.00
Maggiori informazioni sul sito www.opvorchestra.it

Ravenna Festival 2026. Dal 21 maggio

 Ravenna Festival inaugura la sua XXXVII edizione il 21 maggio e prosegue fino all’11 luglio con un programma che supera le cento alzate di sipario e coinvolge oltre mille artisti, confermandosi tra i principali appuntamenti italiani dedicati alla musica e alle arti performative. Il concerto inaugurale vede protagonista la violinista Anne-Sophie Mutter, solista nel Concerto per violino e orchestra in re maggiore op. 61 di Ludwig van Beethoven, affiancata dalla Royal Philharmonic Orchestra diretta da Vasily Petrenko, impegnata anche nella Quinta Sinfonia di Gustav Mahler.

Anne-Sophie Mutter (foto ©Association  The Sankei Shimbun)
Anne-Sophie Mutter (foto ©Association The Sankei Shimbun)

Il titolo dell’edizione, “Nacque al mondo un sole”, verso dantesco dal Paradiso (XI, 50), rende omaggio a Francesco d’Assisi nell’800° anniversario della morte e attraversa il cartellone come fil rouge. In quest’ottica si colloca l’appuntamento del 7 giugno con Riccardo Muti alla guida dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini in Nobilissima visione di Paul Hindemith, seguito da una conversazione con Massimo Cacciari sull’influenza di San Francesco su Dante e Giotto. Muti torna inoltre l’1 e 2 giugno per la seconda edizione di Cantare amantis est, due giornate di lezioni e prove con oltre 3000 coristi da tutta Italia, e dirige poi la Cherubini il 30 giugno in pagine di Verdi, De Falla e Ravel; il 2 luglio è sul podio dei Philharmonic Brass, ensemble di ottoni dei Berliner e dei Wiener, per “Italiana!”, omaggio ai compositori italiani da Albinoni a Martucci.

Riccardo Muti (foto Zani Casadio)
Riccardo Muti (foto Zani Casadio)




L’omaggio al santo patrono d’Italia prosegue con nuove commissioni e progetti speciali: Il Santo folle, testo di Guido Barbieri sull’incontro tra Francesco e il sultano d’Egitto con musica di Marcello Fera (dal 4 al 9 giugno), e la ricostruzione musicale del Cantico delle creature affidata all’Ensemble Micrologus (19 giugno). Accanto alla Basilica di San Francesco, il Festival valorizza le basiliche bizantine Patrimonio Unesco di Ravenna: a Sant’Apollinare in Classe arrivano i Vox Clamantis con Arvo Pärt, mentre San Vitale ospita Per la nascita del Verbo (17 giugno) con La Cappella Neapolitana diretta da Antonio Florio, prima tappa del dittico Da Greccio al presepe napoletano che prosegue al Teatro Alighieri con Cantata dei pastori con Peppe Barra (18 giugno).

Kent Nagano (foto Antonine Saito)
Kent Nagano (foto Antonine Saito)

Tra i momenti sinfonici spiccano Kent Nagano con la Pastorale di Beethoven e, in prima italiana, le Quattro stagioni di Vivaldi rilette dalla compositrice Aziza Sadikova (14 giugno), oltre a Nicola Piovani con Padre Cicogna, racconto sinfonico con la voce recitante di Toni Servillo (27 giugno). Restituita alla città dopo un importante recupero, la Rocca Brancaleone torna protagonista del Ravenna Festival con notti dedicate al jazz e ai linguaggi contemporanei: Stefano Bollani All Stars (6 giugno), Pat Metheny (3 luglio) e, nella stessa serata, Matteo Mancuso con il Route 96 Tour; in chiusura, Nik West presenta il suo album Moody (9 luglio). La programmazione accoglie inoltre la techno di Jeff Mills (26 giugno), il progetto Rap-Union guidato da Dj Shocca (20 giugno) e la Glenn Miller Orchestra per Swing Forever (21 giugno), confermando l’ampiezza del percorso tra classica, jazz, pop ed elettronica.

Bollani All Stars (foto Ufficio Stampa Ravenna Festival)
Bollani All Stars (foto Ufficio Stampa Ravenna Festival)

Nel programma trovano spazio anche residenze artistiche diffuse sul territorio e un articolato calendario di danza e teatro, con debutti italiani e nuove produzioni che affiancano le proposte musicali. Lo sguardo del Festival si estende infine alla Trilogia d’Autunno, in scena dal 13 al 17 novembre con Mozart 1791: una nuova Clemenza di TitoL’ultimo incanto ispirato al Flauto magico e il Requiem, con Chiara Muti alla regia e drammaturgia e Ottavio Dantone alla direzione dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini e del Coro della Cattedrale di Siena.

Informazioni e programma completo sono disponibili sul sito ufficiale del Ravenna Festival.

Tante opere italiane esposte all'estero ( da Geopop, di Giulia Giaume)

 

Perché molte opere d’arte italiane sono esposte all’estero

Viaggiando in Europa e nel mondo, soprattutto negli Stati Uniti, è possibile apprezzare moltissime opere italiane in musei non italiani: è il frutto di guerre, razzie, accordi politici o traffici illeciti. Passeggiando per il Prado, a Madrid, troverete delle opere di Botticelli, Mantegna e del Beato Angelico; alla National Gallery di Londra ci sono tanti Veronese e Tiziano; al Louvre c'è Leonardo, ma anche Ghirlandaio, Giotto, Tintoretto e Perugino; al Metropolitan Museum di New York c'è Caravaggio e così via.

In Francia, premesso che ce ne sono di acquisite legalmente (come la Gioconda), sono conservate molte opere trafugate dalle truppe di Napoleone. La più famosa di queste opere trafugate è probabilmente Nozze di Cana del Veronese, sottratta durante la campagna d’Italia del 1796-1797 dalla basilica di San Giorgio Maggiore, sull’isola omonima nella laguna veneziana. Anche dopo la caduta di Napoleone, l’opera non venne mai restituita e oggi si trova al Museo del Louvre (nella stessa sala della Gioconda).

Poi ci sono state le razzie naziste alla fine della Seconda Guerra Mondiale: è così che a Belgrado, in Serbia, sono finite otto opere italiane, di cui un paio di Vittore Carpaccio. La più famosa delle opere rubate dai nazisti, però, è ancora dispersa: parliamo della Testa di Fauno di Michelangelo, presa dal castello di Poppi (Arezzo) dai soldati tedeschi e mai più rivista.

A proposito di nazismo, ci sono stati dei casi in cui le opere sono state cedute per accordi politici, per esempio ai gerarchi nazisti durante il fascismo. Famoso è l'esempio del Discobolo Lancellotti, copia romana di una celebre statua greca, data in regalo a Hitler da Mussolini, e faticosamente tornata in Italia (ma non senza proteste tedesche).

A volte invece è stata tutta una questione finanziaria: è particolare il caso della grande collezione di opere dei cosiddetti Primitivi (pre-Rinascimentali, come Botticelli) del nobile Giovanni Pietro Campana. Il suo fallimento finanziario, a metà Ottocento, causò il sequestro della raccolta dallo Stato Pontificio, le opere vennero poi sparse in Europa: un po' in Russia, un po' in Francia e così via.

Perché molte opere d’arte italiane sono esposte all’estero

L'investimento estremamente redditizio rappresentato dalle opere d'arte, soprattutto se antiche, ha portato nei secoli anche al fenomeno del saccheggio dei siti archeologici (greci, romani ed etruschi) su suolo italiano e della spoliazione delle chiese. La collezione del commerciante inglese Edward Solly è stata racimolata tra Settecento e Ottocento (con la complicità dei mercanti italiani) proprio attraverso queste sottrazioni indebite, motivo per cui la cosiddetta Madonna Solly di Raffaello è alla Gemäldegalerie di Berlino. Molto scalpore, sempre in questo contesto, ha fatto anche il caso dell’atleta vittorioso di Fano, una scultura in bronzo del IV secolo a. C. (attribuita a Lisippo) trovata al largo di Fano e trafugata negli Stati Uniti: attualmente si trova nella J. Paul Getty Museum di Malibu, in California, lo stesso museo che nel 2022 ci ha restituito anche un'altra scultura importante, Orfeo e le Sirene, ora al Museo archeologico di Taranto.

Salute. Dice il proverbio: Una mela al giorno...

 

Le mele sono uno dei frutti più popolari e consumati e offrono incredibili benefici per la salute, soprattutto se consumate con la buccia, che concentra la maggior parte dei nutrienti. Ricche di fibre e prebiotici, aiutano a bilanciare il microbioma intestinale, alimentando i batteri benefici e agendo come probiotici. Questo equilibrio favorisce una flora sana, con effetti positivi sull'apparato digerente, sull'umore e persino sulla riduzione del rischio di malattie. Inoltre, le mele sono alleate del cuore. Contengono pectina, una fibra che aiuta a ridurre il colesterolo cattivo (LDL). Alcuni studi indicano che il consumo quotidiano può ridurre il colesterolo totale fino al 13% e quello LDL del 24%. I flavonoidi presenti nelle mele contribuiscono inoltre a dilatare i vasi sanguigni, favorendo la circolazione e aiutando a regolare la pressione sanguigna. Un altro importante beneficio è la loro capacità di ridurre l'infiammazione cronica. I polifenoli presenti soprattutto nella buccia combattono i processi infiammatori, riducendo il rischio di malattie come la BPCO e le patologie cardiovascolari. Il consumo di diverse varietà di mele amplifica i benefici, poiché ogni tipo offre una composizione unica di polifenoli. Per sfruttare questi benefici quotidianamente, le mele possono essere incluse in diversi pasti. A colazione, si abbinano bene allo yogurt o ai fiocchi d'avena. Come spuntino pomeridiano, possono essere consumate con burro di arachidi e come dessert, cotte al forno con cannella, sono un'opzione sana e deliziosa