(ANSA) - VENEZIA, 06 OTT - A Rovigo è scontro tra la sindaca, Valeria Cittadin, e il vescovo Pierantonio Pavanello. Le scintille, scrivono il Corriere del Veneto e il Gazzettino, sono partite domenica in occasione della messa per San Francesco, quando monsignor Pavanello ha detto che i lebbrosi di oggi "sono gli stranieri che cercano nella nostra terra un lavoro o un rifugio da situazioni di carestia e di guerra, sono gli italiani poveri e disadattati che presidiano gli angoli delle nostre strade e delle nostre piazze, sono i malati psichici, sono i ragazzi e i giovani disagiati e privi di riferimenti educativi di cui ci accorgiamo solo quando manifestano il loro disagio con comportamenti trasgressivi, sono i carcerati".Da qui la richiesta al Comune: "Da molti mesi ormai è vacante l'ufficio di Garante dei detenuti. L'amministrazione comunale, che ne ha la competenza, provveda in tempi brevi alla sua nomina".
    Il giorno dopo, domenica 4 ottobre, Cittadin ha affidato la sua risposta ai social. "Da due anni e mezzo, in occasione di diverse celebrazioni religiose, ascolto dal pulpito richiami, più o meno espliciti, alle scelte dell'amministrazione", ha replicato la sindaca, ricordando di essere cattolica. "Al sindaco, scelto dai cittadini, spetta il compito molto concreto di governare una città, garantirne la sicurezza, far rispettare le regole e difendere il diritto delle persone perbene a vivere serenamente", afferma Cittadin.
    Quindi l'affondo: "Vorrei sentire dal pulpito la stessa determinazione non soltanto quando si parla di accoglienza, ma anche quando si tratta di difendere le nostre radici cristiane, la nostra cultura, i nostri simboli e quei valori che hanno costruito la nostra comunità. Perché il rispetto deve valere in entrambe le direzioni". La sindaca, che dalla sua entrata in carica ha già rimpiazzato oltre metà degli assessori, invita il vescovo a continuare "a richiamarci all'amore per il prossimo. È il suo compito e, da cattolica, lo ascolto. Ma permetta a chi amministra di ricordare che amare la propria comunità significa anche proteggerla, difenderne l'identità e pretendere il rispetto delle sue regole. Il vescovo faccia il vescovo. Il sindaco faccia il sindaco". (ANSA).