lunedì 19 ottobre 2026

Meloni, lancia in resta, contro i magistrati, al suo fianco Stefania Craxi e Elisabetta Gardini ( da Il Tempo, di Pietro De Leo). Due anzi tre eroine del nostro tempo (P.A.)

 

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni nell'aula della Camera dei deputati in occasione delle comunicazioni in vista del prossimo Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre, Roma, Mercoledì 14 ottobre 2026 (Foto Roberto Monaldo / LaPresse) Italian premier Giorgia Meloni in the Chamber of deputies during the address ahead of the European Council on 15 and 16 October, Rome, Wednesday, October 14, 2026 (Photo by Roberto Monaldo / LaPresse)

La notizia aveva fatto irruzione nella cronaca politica di questi giorni, in cui è centrale il racconto delle difficoltà che il governo sta riscontrando nel reperire le risorse per interventi fiscali e sostegno sociale alle categorie più colpite dai rincari energetici. Ebbene, il tema era questo: sulla base di due sentenze del Consiglio di Stato del 2025, ammonterebbero a circa 970 milioni di euro le risorse da destinare per arretrati e aumenti di stipendi dei magistrati. Il tema era già presente nel Dpm. Ieri, però, dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni è arrivato semaforo rosso. «Non firmerò. Se il Consiglio di Stato lo riterrà opportuno, nomini pure il commissario. Ciascuno si assumerà le proprie responsabilità», ha dichiarato Meloni, raggiunta telefonicamente dal direttore dell’Adnkronos Davide Desario . La premier ha spiegato così la sua posizione: «In coscienza non posso mettere la mia firma su un Dpcm con il quale dovrei destinare quasi un miliardo di euro agli aumenti di stipendio dei magistrati. È dieci volte tanto rispetto a quello che sto cercando solo per affrontare il tema dell’autotrasporto e impedire che si blocchi la consegna delle merci in tutta Italia».

Il riferimento è, appunto, alle risorse necessarie per fronteggiare la crisi energetica e sostenere le categorie più esposte, dagli autotrasportatori agli agricoltori, fino ai pescatori e alle famiglie. Per il solo autotrasporto servirebbero almeno 100 milioni di euro. Meloni ha comunque lasciato aperta la porta al confronto: «se le associazioni rappresentative vorranno cercare insieme una soluzione sono come sempre pronta ad ascoltarle, anche perché sono convinta che la gran parte dei magistrati comprenda la situazione e le priorità di questo momento». Subito arriva la replica dell’Associazione nazionale magistrati: «C’è stata una causa, c’è stata una sentenza, se il governo adempie bene, se non adempie o adempie in parte andremo avanti con il giudizio di ottemperanza. Noi crediamo nello stato di diritto», ha dichiarato all’Adnkronos il vicesegretario Stefano Celli. Anche l’Associazione magistrati della Corte dei conti contesta le cifre circolate, precisando che gli importi saranno «sensibilmente inferiori». Nella sua nota ricorda che gli adeguamenti sono automatici, collegati agli incrementi medi delle retribuzioni del pubblico impiego e previsti a garanzia dell’indipendenza della magistratura. «Oggi si tratta, quindi, di corrispondere componenti stipendiali previste dalla legge, che l’Amministrazione ha omesso per anni di versare», sottolinea l’associazione, che auspica un confronto sul piano tecnico e giuridico. Sostegno alla scelta della Presidente del Consiglio arriva invece dalla maggioranza. Stefania Craxi, capogruppo al Senato di Forza Italia, sottolinea: «Condivido la scelta di Giorgia Meloni di non firmare il Dpcm sugli aumenti di stipendio ai magistrati. In un momento in cui famiglie, imprese e lavoratori affrontano sacrifici e incertezze, in cui l’emergenza energetica rischia di mettere in ginocchio le nostre economie, destinare quasi un miliardo di euro a una categoria che già beneficia di trattamenti tra i più elevati del settore pubblico non può essere considerata una priorità».

Di «decisione giusta» parla da Fratelli d’Italia Elisabetta Gardini: «Una scelta compiuta in maniera realistica da chi sa di avere la responsabilità di un’intera Nazione e non la tutela di una singola categoria».

Philippe Manoury a Nuova Consonanza. Seminario di composizione a Roma

 

domenica 18 ottobre 2026

Bugiarda di una Premier di Pietro Acquafredda

 Ora che può, facendosi bella, infierire un duro colpo ai magistrati, bloccando gli aumenti, certo consistenti, ma attesi da tempo, ha la sfrontatezza di affermare coram populo che in cima ai suoi pensieri c'è l'attenzione ai ceti deboli ed ai cittadini bisognosi. Serve proprio per questo  rinfrescare la memoria recente, anzi recentissima della premier Giorgia 'donna, madre, cattolica, italiana' ma scordarella ed anche bugiarda.

 Negli ultimi giorni si è saputo da Palazzo Chigi che il governo intende venire incontro a coloro che nelle famiglie assistono persone malate gravemente non autosufficienti che hanno bisogno della continua presenza di un assistente, parente od estraneo che sia (vedi badante. ma di queste parlo dopo).

 Devolve (devolverà, speriamo che accada, ma a partire dal 2027) Giorgia - perchè di carità si tratta - una cifra mensile, intorno ai 400 Euro a questi assistenti. Prima d'ora per ottenere questa carità occorreva non avere un reddito ANNUO superiore ai 15.000 Euro ( si parla sempre naturalmente di lordo) che è meno di quello che MENSILMENTE percepiscono i professionisti della politica, Meloni compresa - Lei da almeno un ventennio.

 Il Governo, bontà sua, ha portato il reddito a 25.000 Euro, al di sotto del quale si percepirebbe il sussidio.

 Perchè tale magnanimità? Perchè quelli della fascia 15.000 che lo percepivano non ci sono più, sono morti di stenti, e perciò il Governo è passato allo scaglione di reddito successivo dei viventi, anzi dei sopravviventi. 

 Ma c'è anche un altro capitolo che sta a dimostrar,  senza ombra di dubbio, quanto questo governo abbia a cuore la sopravvivenza e la salute di chi la disgrazia condanna a dover assistere un familiare malato grave. 

 La CASSAZIONE ormai due anni fa, a gennaio del 2025, ha stabilito che le spese sostenute per l'assistenza di un malato grave, tutte le spese sostenute, dai medicinali, ai presidi medici alle badanti (sono quasi sempre donne, come la Premier) debbano essere detratte tutte dal reddito famigliare di chi le sostiene. Senza più tetto di reddito, come era prima della sentenza della Cassazione, quando si potevano detrarre alcune spese, nella aliquota del 19%, ma a patto che il reddito non superasse i 40.000 Euro, sempre lordi.

 Dopo quasi due anni, complice la donna, madre, cattolica Giorgia, l'Agenzia delle Entrate non ha ancora emesso la relativa circolare che recepisce la sentenza della Cassazione, né tanto meno adeguato i modelli  della denuncia dei redditi, sui quali elencare ed annotare tali detrazioni.

 Che aspetta Giorgia a sollecitare tale adeguamento dell'Agenzia alla pronuncia della Cassazione.

 O dei magistrati Lei si occupa solo quando può dare loro delle sonore legnate, con il plauso dei cittadini distratti perchè ammaliati dalla Premier che si è fatta da sola (?)  partendo dalla Garbatella, anzi Camilluccia?

Meloni: non firmo decreto per aumenti ai magistrati. La mia priorità sono le fasce deboli.

 

Meloni: "Non firmo Dpcm con aumento degli stipendi ai magistrati"

(Adnkronos) - Giorgia Meloni non firmerà il Dpcm per gli adeguamenti degli stipendi dei magistrati. "Direttore non firmerò", risponde la presidente del Consiglio raggiunta al telefono dal direttore dell'Adnkronos Davide Desario. "In coscienza - spiega la premier - non posso mettere la mia firma su un Dpcm con il quale dovrei destinare quasi un miliardo di euro agli aumenti di stipendio dei magistrati. È dieci volte tanto rispetto a quello che sto cercando solo per affrontare il tema dell'autotrasporto e impedire che si blocchi la consegna delle merci in tutta Italia". 

Terlizzi. Testimone dell'Amore. Parole di Don Tonino Bello, musica di Nicola Petruzzella. Cantata sacra per voce recitante solisti coro e orchestra ( da BariSera)

 

Il pensiero di don Tonino Bello

 incontra la musica nel nuovo libro

 di Nicola Petruzzella

 Un Museo Diocesano gremito ha accolto ieri sera la presentazione del volume “Testimone dell’Amore. Il volto di don Tonino Bello”, pubblicato da edizioni la meridiana e firmato dal compositore Nicola Petruzzella. L’incontro ha permesso di entrare nel vivo di un lavoro che traduce in musica e preghiera il messaggio del Vescovo venerabile, offrendo alla comunità una partitura ricca di spunti umani e spirituali, impreziosita dalla prefazione di S. E. Mons. Domenico Basile, Vescovo della Diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi.

Nel corso della serata l’autore ha ripercorso con precisione ogni passaggio che ha portato alla nascita dell’opera, soffermandosi sulla sua articolazione interna e sulle scelte timbriche che caratterizzano l’oratorio sacro. I presenti hanno espresso grande apprezzamento per il percorso analitico e per la sensibilità con cui Petruzzella ha saputo tradurre in musica temi cardine come la pace, la convivialità delle differenze e la vicinanza agli ultimi, valorizzando la presenza della fisarmonica, strumento caro proprio a don Tonino.

Il confronto è stato impreziosito da diversi contributi che hanno aiutato a inquadrare la composizione sotto più prospettive. Il M° Nicola Scardicchio ha introdotto la pagina musicale guidando l’ascolto con competenza e misura, mentre don Michele Amorosini, autore dei testi, ha spiegato come è maturata l’idea del progetto e la volontà di rendere un doveroso tributo alla memoria del Vescovo. Soddisfazione è stata espressa anche da Elvira Zaccagnino per l’ingresso in catalogo di questa nuova pubblicazione firmata da un giovane compositore, capace di arricchire la proposta editoriale della meridiana.

Dopo il successo di questo primo incontro, la parola passa ora alla musica dal vivo con due esecuzioni: sabato 17 ottobre alle ore 20.15 l’oratorio andrà in scena a Terlizzi nella Chiesa di Santa Maria La Nova, per poi fare tappa il giorno seguente, domenica 18 ottobre alle ore 20:00, a Triggiano presso la Chiesa di Santa Maria Veterana, in una serata promossa dalla Fondazione Pasquale Battista nell’ambito della stagione “I fiori musicali 2026”.

sabato 17 ottobre 2026

Beatrice Rana inaugura, a MIlano, la stagione della Società del Quartetto, promossa dal pubblico, penalizzata dal Ministero ( GdM, di Stefano Jacini)

 

La Società del Quartetto inizia con Beatrice Rana

Milano

Beatrice Rana (Foto Società del Quartetto)
Beatrice Rana (Foto Società del Quartetto)

Nel presentare la stagione 2026-27 della Società del Quartetto, la presidente Ilaria Borletti Buitoni, ha preso atto di un'ottima tendenza perché gli abbonamenti sono aumentati del 25% e nell'aria si percepisce un desiderio di comunità in ambito artistico, che fa ben sperare. Ma come in ogni medaglia c'è anche un rovescio sconfortante, che si trascina da anni. Il Quartetto riceve dallo Stato un terzo di quanto ricevono altre realtà musicali milanesi perché, il cielo sa per quale impennata algoritmica, è stato classificato per usare un eufemismo "a casaccio".

Né c'è alcuna intenzione di correre ai ripari, la riprova l'ha avuta la presidente Borletti Buitoni quando poco tempo fa si è sentita dire da una addetta del Ministero che la Società del Quartetto organizza serate per una ventina di persone a Casa Verdi e quindi non pretenda altro.

A capo della Direzione Artistica è ora Maria Majno (succeduta a Paolo Arcà), che oltre alla programmazione si dedicherà a individuare filantropi disposti a coprire le necessità di cassa. In realtà non esorbitanti, ma va tenuto conto della poco tranquilla situazione generale in Europa. Con questo non verrà meno l'impegno educativo della società, che oltre a vantare la regolare presenza di ben 1.600 ragazzi, s'impegnerà in progetti socialmente preziosi per portare la musica fuori dalle sedi tradizionali, secondo l'esempio della Sonata for Seven Cities di Filippo Gorini (per altro presente a maggio in cartellone).

Se per il programma completo è consigliabile consultare il sito , da segnalare l'apertura della stagione affidata il 13 ottobre a Beatrice Rana (Bach, Debussy, Chopin), a gennaio Les Musiciens du Louvre diretti a Marc Minkowsky (Requiem e Messa k 427 di Mozart), a febbraio la Cappella Napoletana con Ian Bostridge, diretta da Antonio Florio (musiche di Cavalli), in aprile Pierre-Laurent Aimard (Beethoven, Ligeti, Stockhausen), in aprile Barbara Hannigan come soprano e il pianista BertraNd Chamayou (Messiaen, Skrjabin, Zorn) e le presenze disseminate nella stagione del Quartetto Ébène per l'integrale dei quartetti di Beethoven. In chiusura il 25 maggio l'Ensemble Resonanz, diretto da Riccardo Minasi (Primo concerto di Paganini, solista Aozhe Zhang, e la Quinta di Beethoven).

Il papa lascia oggi l'ospedale e domani reciterà l'Angelus affacciato alla finestra del suo studio, come sempre

 

Il Papa lascerà l'ospedale oggi pomeriggio, 'idoneo alla dimissione'© Provided by ANSA

 Il Papa lascerà l'ospedale nel primo pomeriggio di oggi. "A seguito delle conclusioni fornite dai medici questa mattina, Papa Leone XIV sarà dimesso oggi dal Policlinico Gemelli, dove era ricoverato per l'intervento al polmone destro. Lascerà l'ospedale nel primo pomeriggio e farà rientro in Vaticano. Domani reciterà la preghiera dell'Angelus dalla finestra dell'appartamento pontificio", precisa in una nota la sala stampa vaticana. "In considerazione degli esami del sangue, del controllo radiologico del torace eseguiti questa mattina e valutato il quadro clinico, il Santo Padre è stato giudicato idoneo alla dimissione". Lo sottolinea il bollettino medico diffuso dal Vaticano e firmato dal dottor Luigi Carbone e dal professor Stefano Margaritora. (ANSA).