Tutto il mondo musicale romano è in fibrillazione da giorni, perchè stasera si festeggia uno dei più grandi compositori viventi, Michele Dall'Ongaro, da un biennio a capo dell'Accademia di Santa Cecilia, per meriti artistici. Chi più di lui?
Dall'Ongaro s'è meritato tanta gloria negli anni immediatamente precedenti la sua incoronazione a Santa Cecilia, quelli cioè in cui ha diretto con grande sapienza e lungimiranza la programmazione musicale a Radio 3 prima e poi anche l'Orchestra sinfonica nazionale della Rai, a Torino - contemporaneamente. E' stata tale sua attività ad imporlo all'attenzione internazionale, che s'è fatta curiosa anche della sua musica, restandone stupefatta; altro che la sua presidenza di Nuova Consonanza che, tuttavia, memore, lo festeggia, al Macro, questa sera, avendo invitato l'Ensemble Ex Novo, ma soprattutto anche un suo estimatore della prima ora, Cappelletto Sandro.
Peccato che non c'è più Mario Bortolotto che, su invito di Nuova Consonnza, e a nome e per conto del mondo musicale, avrebbe potuto tessere una 'laudatio' , la più degna del festeggiato, avendola già abbozzata anni fa, in occasione di una Biennale veneziana, sulle pagine del 'Foglio' - forse era quando il grande compositore , allora dirigente Rai, compiva cinquant'anni.
Noi a questa festa mondiale, nel corso della quale Dall'Ongaro ha voluto che assieme alle sue musiche ne venissero eseguite altre: di Berio, Clementi, Pennisi - musicisti con i quali ha dichiarato di aver intrattenuto rapporti - purtroppo non potremo esserci; tuttavia non vogliamo che manchi al sessantenne musicista il nostro sincero augurio perchè resti al vertice dell'Accademia per mille e mille anni ancora, per la gloria della musica e la gioia dei suoi estimatori- noi fra questi.
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sabato 9 dicembre 2017
mercoledì 11 gennaio 2017
'Accorpare' è la parola d'ordine dell'assessore vicesindaco Luca Bergamo. Ed anche di Franceschini
L'aveva detto alla riunione, organizzata dal fallimentare Sole 24 Ore, sugli Stati generali della cultura, il cui tema principale era ' Cultura ed Economia'; ed a trattarlo veniva chiamato anche Roberto Napoletano, direttore del Sole, contestatissimo dalla redazione per il dissesto dell'impresa giornalistica che fa capo a Confindustria. Passiamo sopra quest anomalia non di poco conto, per soffermarci su una tesi che Luca Bergamo, fresco id nomina a vicesindaco della Capitale, ha esposto e di cui ha sostenuto la necessità. A Roma ci sono oltre una dozzina di soggetti culturali che si mangiano - magari fanno anche qualcosa - il 90% circa delle risorse, magrissime ormai, che il campidoglio destina a tale settore,.E allora occorre accorpare, come se accorpando si possono ancora tagliare i fondi a loro destinati, costringendoli ad un ulteriore risparmio, in parte conseguente all'accorpamento. Ora se risparmio ci può essere, esso deriva soltanto dall'azzeramento dei consigli di amministrazione degli enti accorpati. Ma se non si forniscono di fondi, accorpati o meno, tali istituzioni non possono agire. Palaexpo - per un giornalista di Repubblica testualmente ' un palazzo delle Esposizioni' - si pappa anche un altro paio di spazi espositivi dal Macro alla Pelanda - le Scuderie del Quirinale sono passate nelle mani del Ministero - Musica per Roma si prende anche la Casa del Jazz, e il Teatro di Roma fa man bassa di altre istituzioni teatrali, compreso il Teatro Valle a i cui lavori di restauro a lungo promessi, non hanno ancora preso il via. Per il Valle, ora affidato transitoriamente al Teatro di Roma, si promette che si farà un bando per l'affidamento. Ma forse quando sarà sia la raggi che il vicesidnaco Bergamo saranno già a casa, se continuano di questo passo ( l'ultima riguarda l'accensione del riscaldamento nelle scuole).
Naturalmente dopo tutte queste grandi manovre, Bergamo dovrà spiegare cosa dovranno fare queste macro strutture di spettacolo dal vivo o museali, e con quali soldi.
Anche Franceschini ha seguito l'invito ed il proposito di Bergamo, sfilando al Comune la gestione dei maggiori e più produttivi ( in fatto entrate) siti archeologici, mettendoli nelle mani di un direttore che sarà nominato con bando internazionale. L'accorpamento già deciso da Franceschini che toglierà al Comune la responsabilità e la gestione dei monumenti più visitati, ed anche i fondi, sono il Colosseo, Palatino, Domus Aurea, Foro romano. Francechini promette che una parte dei fondi di detti monumenti andrà anche alla sovrintendenza di Roma, ma dobbiamo credergli?
Naturalmente dopo tutte queste grandi manovre, Bergamo dovrà spiegare cosa dovranno fare queste macro strutture di spettacolo dal vivo o museali, e con quali soldi.
Anche Franceschini ha seguito l'invito ed il proposito di Bergamo, sfilando al Comune la gestione dei maggiori e più produttivi ( in fatto entrate) siti archeologici, mettendoli nelle mani di un direttore che sarà nominato con bando internazionale. L'accorpamento già deciso da Franceschini che toglierà al Comune la responsabilità e la gestione dei monumenti più visitati, ed anche i fondi, sono il Colosseo, Palatino, Domus Aurea, Foro romano. Francechini promette che una parte dei fondi di detti monumenti andrà anche alla sovrintendenza di Roma, ma dobbiamo credergli?
sabato 3 dicembre 2016
Enrico Prampolini approda al MACRO di Roma. Dodici anni fa l'ultima, importante, mostra a Città di Castello
Era il 2004, per un anno curammo la direzione artistica del castellano 'Festival delle Nazioni'- su indicazione di Salvatore Sciarrino alla cupola messa a capo del festival, dove tuttora impera - e per l'occasione pensammo ad una mostra d'arte da affiancare al grosso delle manifestazioni, che erano naturalmente musicali, altrimenti non avremmo accettato.
Avevamo da poco, per ragioni di studio preso contatti con l'Archivio storico dell'Opera di Roma, guidato tuttora da Francesco Reggiani, nel quale prendemmo di visione di molti documenti sul famoso festival di 'Musica contemporanea' che ebbe luogo, in pieno regime, nel 1842, durante il quale si ebbero rappresentazioni anche di opere, bollate come 'musica degenerata' dal nazismo, e fra le tante, anche di un 'opera di Malipiero resa celebre anche per i bozzetti e figurini di Prampolini.
Ci venne l'idea di ospitarvi una mostra, nel corso del festival, per illustrare la lunga collaborazione del noto pittore con l'Opera di Roma, durata dal 1931 al 1953.
Cui rivolgemmo all'allora sovrintendente, Ernani, che fece sua la nostra idea e procedemmo ad organizzare la mostra. Noi, naturalmente, solo dal punto di vista organizzativo, affidando la cura e la scelta del materiale ad uno studioso come Maurizio Calvesi, allora a capo della Fondazione Burri di Città di Castello. Il prof. Calvesi scelse i bozzetti da mostrare - che arrivavano ad oltre cento e perciò non potevamo esporli tutti - ma ne esponemmo, tuttavia, una settantina che illustravano tutti i lavori fatti per l'Opera di Roma.
Era la prima volta che il bellissimo materiale usciva dall'Archivio dell'Opera di Roma in così gran quantità. Calvesi prsentò l'opera di Prampolini nel bel catalogo a colori, presente e consultabile nel sistema bibliotecario italiano.
La mostra ospitata nello storico Palazzo Vietlli a Sant'Egidio restò aperta per tutta la durata del festival ( 21 agosto- 5 settembre) dopo di che il prezioso materiale fu riconsegnato all'Archivio dell'Opera di Roma. In tutti questi anni, in varie occasioni abbiamo visto esposti nel foyer alcuni bozzetti.
Ora una mostra su Prampolini - naturalmente non solo quello conservato nell'Archivio storico dell'Opera. si apre al MACRO di Roma.
A Città di Castello la direzione stabile del festival che ha preso il nostro posto e che da allora non è mai più cambiata, ha proseguito sulla strada dell'arte visiva, proiettando su palazzi e mura cittadine le opere di Michelangelo, Leonardo o Raffaello. Contro i quali, anche un Prampolini dal vero, non poteva certo averla vinta.
Avevamo da poco, per ragioni di studio preso contatti con l'Archivio storico dell'Opera di Roma, guidato tuttora da Francesco Reggiani, nel quale prendemmo di visione di molti documenti sul famoso festival di 'Musica contemporanea' che ebbe luogo, in pieno regime, nel 1842, durante il quale si ebbero rappresentazioni anche di opere, bollate come 'musica degenerata' dal nazismo, e fra le tante, anche di un 'opera di Malipiero resa celebre anche per i bozzetti e figurini di Prampolini.
Ci venne l'idea di ospitarvi una mostra, nel corso del festival, per illustrare la lunga collaborazione del noto pittore con l'Opera di Roma, durata dal 1931 al 1953.
Cui rivolgemmo all'allora sovrintendente, Ernani, che fece sua la nostra idea e procedemmo ad organizzare la mostra. Noi, naturalmente, solo dal punto di vista organizzativo, affidando la cura e la scelta del materiale ad uno studioso come Maurizio Calvesi, allora a capo della Fondazione Burri di Città di Castello. Il prof. Calvesi scelse i bozzetti da mostrare - che arrivavano ad oltre cento e perciò non potevamo esporli tutti - ma ne esponemmo, tuttavia, una settantina che illustravano tutti i lavori fatti per l'Opera di Roma.
Era la prima volta che il bellissimo materiale usciva dall'Archivio dell'Opera di Roma in così gran quantità. Calvesi prsentò l'opera di Prampolini nel bel catalogo a colori, presente e consultabile nel sistema bibliotecario italiano.
La mostra ospitata nello storico Palazzo Vietlli a Sant'Egidio restò aperta per tutta la durata del festival ( 21 agosto- 5 settembre) dopo di che il prezioso materiale fu riconsegnato all'Archivio dell'Opera di Roma. In tutti questi anni, in varie occasioni abbiamo visto esposti nel foyer alcuni bozzetti.
Ora una mostra su Prampolini - naturalmente non solo quello conservato nell'Archivio storico dell'Opera. si apre al MACRO di Roma.
A Città di Castello la direzione stabile del festival che ha preso il nostro posto e che da allora non è mai più cambiata, ha proseguito sulla strada dell'arte visiva, proiettando su palazzi e mura cittadine le opere di Michelangelo, Leonardo o Raffaello. Contro i quali, anche un Prampolini dal vero, non poteva certo averla vinta.
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