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martedì 29 aprile 2014

I soci fondatori del festival del cinema di Roma

I Soci fondatori  del Festival del Cinema di Roma- comune, regione, provincia - già l'anno scorso hanno diminuito di parecchio il loro apporto finanziario al festival veltroniano che costa 10 milioni di Euro circa e che quest'anno si svolgerà nella seconda metà di ottobre all'Auditorium di Roma. A tale festa del cinema, considerata dal grande ministro veneziano Galan come un nemico in casa ( Biennale) e dunque da combattere/abbattere, il Ministero non ha mai dato un consistente contributo,  e negli anni in cui l'ha fatto tale contributo è stato davvero miserabile.
 Ora i soci fondatori hanno scritto ufficialmente a Franceschini, chiedendogli di entrare fra i soci fondatori. In realtà Franceschini era a conoscenza di questa esplicita richiesta da tempo, fin da quando era balenata in mente a Marino; gliene aveva parlato la sua compagna Michela Di Biase, a capo dell'Ufficio cultura del Comune, direttamente interessata perciò alla questione.
Ora come andranno le cose? Franceschini  dirà no alla sua compagna? O chiederà in cambio della sua entrata ('sua', come ministero), al momento del rimpasto della giunta, che la sua compagna Di Biase, prenda il posto della Barca alla cultura, come si vociferava al tempo della formazione del gabinetto Marino?
 I due si trovano ora in una situazione imbarazzante, ma che dovrebbero fare? Separarsi in nome della correttezza?  Non spargiamo la voce perchè se fosse la scorrettezza istituzionale(  o i conflitti di interesse) presa a motivo di separazione, allora  la questione investirebbe anche le famiglie Alemanno, Bassanini, D'Alema e chissà quante altre, con grande gioia per gli avvocati matrimonialisti.

sabato 5 aprile 2014

Genitori muratori

I muratori di cui abbiamo letto oggi sui giornali non hanno nulla  da spartire con i muratori di massonica fede. Questi genitori non vogliono ricostruire  l'universo o costruire il nuovo ordine del mondo come i fratelli con compasso e grembiulino, sono semplici genitori obbligati a fare i muratori,  armati di  cazzuola ed altri arnesi, per rendere le scuole in cui ogni giorno per tutta la mattina stazionano i loro figli meno schifose. Perchè lo Stato o i Comuni e le Province, che solitamente hanno il compito della manutenzione degli edifici scolastici - a proposito  forse è la prima conseguenza pratica dell'abolizione delle Province? bel risultato! - non hanno i soldi per farlo. La notizia sembra essere stata accolta con stupore ma tutto sommato positivamente. A noi la notizia medesima ci fa inorridire. La comunità non ha i soldi per rendere i luoghi in cui i ragazzi passano  buona parte della loro fanciullezza e prima giovinezza meno repellenti e deprimenti.
 Sì, perché non è facile vincere la depressione che ti assale quando entri in un'aula scolastica con i muri scrostati e sporchi, i banchi schifosi ecc... ecc... e lo dice uno che ha passato quarant'anni della sua vita insegnando in scuole di ogni ordine e grado e non solo di Roma( Firenze, Latina, L'Aquila, Perugia ). E se  facile non  è per un insegnante a maggior ragione può passare indenne un allievo che si abitua da piccolo alla sciatteria, al sudiciume, alla mancanza di rispetto per la cosa pubblica. Cattive abitudini che porteranno -  senza volerli giustificare; ma qualcuno dovrà incaricarsi di educarli! -  ad atti di vandalismo, quando quei piccoli barbari che noi abbiamo formato ne saranno capaci, a scrivere (imbrattare) sui muri. Brutta storia.
 Una volta accogliemmo la vista di un atto vandalico con semi accondiscendenza, dato che in quell'istituto tutto era in rovina, in malora. Parliamo del Liceo Castelnuovo, dove sulla porta di un'aula gli allievi in ore e d ore di lavoro - immaginiamo - avevano fatto un buco grande quanto una casa, sotto il quale  avevano scritto 'Foro Italico'. La scritta , assai spiritosa, creativa ci sembrò potesse far passare in second'ordine lo scempio. A rifletterci non era, non poteva essere così. Oggi ce ne rendiamo conto, alla lettura della notizia che OBBLIGA i genitori  ad arruolarsi come muratori, dopo aver  conseguito il patentino abilitante.
 E questo colpo di genio accade in un paese in cui Renzi ed il suo socio Cottarelli si dimenticano che i giudici costituzionali guadagnano  sui 500 mila Euro l'anno; dove gli stipendi dei politici non si possono toccare perchè nel caso dovrebbero ritoccarseli essi stessi - e non lo faranno mai; dove le macchine blu continuano a sfrecciare per le strade della capitale ed in tutte le città in cui troneggiano i luoghi del potere; un paese che ha ambasciate in numero maggiore degli Stati Uniti e paga  i suoi ambasciatori e similari come gli sceicchi ( ma anche qualche politico nostrano, straricco) pagano le escort per una serata anti noia... e potremmo continuare. Un paese al quale mai potremo abituarci.

mercoledì 2 ottobre 2013

Basterà Muti a fermare Marino?

                                                             
 I giornali, specie quelli che seguono da vicino e con occhi di particolare benevolenza le sorti dell’Opera di Roma – tanto per parlar chiaro: Corriere e Messaggero – non hanno potuto non notare con sorpresa che  alla presentazione della stagione 2013-2014 , fatta come sempre con un ritardo che  rimanda al paleolitico della managerialità, e cioè il 30 settembre 2013, a meno di due mesi dall’inaugurazione della nuova stagione (con Muti direttore, ‘Ernani’ di Giuseppe Verdi), il sindaco di Roma, presidente della Fondazione operistica cittadina, era assente. Assenza giustificata , diplomaticamente, con ragioni di ‘forza maggiore’ per ‘impegni isituzionali’, evidentemente più istituzionali della stagione  dell’Opera. La stessa assenza che, però, non destava particolari sospetto negli anni di Alemanno, perché, giornali compresi, tutti sapevamo che Alemanno sebbene assente, giustificato o ingiustificato che fosse, era sempre presente al momento in cui occorreva mettere denaro fresco mano nella casse dell’Opera. Ora forse non sarà più così, e perciò quell’assenza desta sospetti.  E, infatti, a chi ha letto i giornali non sarà sfuggita qualche frase buttata qua e là dal principale fiancheggiatore/sostenitore/cantore del teatro, dal ‘Corriere della Sera’, nella persona di Valerio Cappelli, il quale, per la prima volta, s’è lasciato scappare –  proprio lui che non ha mai fatto trapelare, prima d’ora, eventuali e neppure possibili falle  nell’amministrazione del teatro –  che il sindaco vuole vederci chiaro nell’amministrazione del teatro; perchè al Comune, che ha un buco difficile da coprire, lasciatogli evidentemente dall’ottimo amministratore Alemanno ( perché quasi 900 milioni di Euro di buco neppure  un Marino superman avrebbe potuto farli in pochissimi mesi),  l’Opera costa la non modica cifra di 20 milioni per anno. Bilancio reso ancora più negativo,  dalla constatazione  che quella enorme costosissima macchina , ha scarsa produttività e i ‘tutto esaurito’ sono solo nei ricordi di un tempo. E già. Lo stesso Marino, presente alle recenti  repliche di ‘Nabucco’, ha notato parecchi buchi  in platea e nei palchi ,  e, dopo i successi a Salisburgo di Muti,  si va domandando come mai il direttore, lì faccia ‘tutto esaurito’ ed a Roma no!
Verrà, poi, anche il momento in cui si domanderà perchè questo dato non sia emerso mai dalle pagine del ‘Messaggero’ e  ‘Corriere’, che un giorno sì e l’altro pure cantano le glorie dell’Opera e inneggiano ai suoi amministratori. Muti, naturalmente, è fuori discussione, senza di lui, l’Opera di Roma sarebbe già affondata. Ma non basta Muti a evitare al teatro l’analisi di costi e benefici che Marino sta compiendo.  Dalla quale al sindaco risulterebbe che l’Opera di Roma - come anche altre istituzioni o iniziative di spettacolo ( leggi: Festa del Cinema, carrozzone, inutile per qualcuno, troppo costoso per tutti!) – il Comune dà troppi soldi, non sempre ben amministrati e fatti fruttare.
Chi segue da vicino queste faccende sa che cosa succede ad ogni giro di poltrone  nel potere cittadino. Si mandano a casa i manager messi nei vari posti  di comando dall’amministrazione precedente, per metterci i propri. E per compiere una simile operazione, talvolta suicida, ci si inventa qualunque cosa, anche falsità. Esattamente come ha fatto Alemanno prima di Marino, per estromettere Ernani e metterci il suo eroe, Catello De Martino, al suo primo incarico al vertice di una impresa, per giunta culturale. A volerla dire tutta, Catello e Alessio Vlad, il quale per il ‘Corriere’ è un ottimo direttore artistico, senza discussione!- hanno avuto il beneplacito di Muti, nel caso di Catello, e per Vlad, figlio di Roman, una sua precisa indicazione. Quindi nella scelta dei manager c’è, eccome, lo zampino anzi la zampata di Muti. De Martino ha chiuso per il quarto anno consecutivo il bilancio in pareggio, è vero; però al modico costo per le casse comunali di 20 milioni di Euro, per anno. E, se adesso, a causa delle difficoltà economiche del Comune, Marino decidesse di tagliare questo suo consistente finanziamento, come chiuderebbe il bilancio, Catello? Indovinate!
 Se Marino dovesse mettere in atto, senza sbandierarlo ai quattro venti anche per non urtare Muti, un taglio al finanziamento del Comune, anche perchè nonostante questa montagna di soldi, l’Opera governata ‘magnificamente’, secondo i fiancheggiatori della stampa, non è riuscita a trovare risorse proprie, e dipendendo quindi quasi esclusivamente dal finanziamento del FUS e del Comune, nel bilancio si aprirebbe una grossa crepa, e De Martino potrebbe essere mandato a casa. E l’ottimo direttore artistico Alessio Vlad che quest’anno ha messo in cartellone a Caracalla anche una pièce di  Valerio Cappelli, suo poeta di corte, che fine farebbe? Muti lo difenderebbe a spada tratta, nonostante gli errori di programmazione ai quali forse solo quest’anno si pone rimedio, con una sterzata evidente verso il repertorio più popolare, nei confronti del quale il professorino Vlad  mostra disprezzo - perché quegli ‘errori’ di programmazione recano anche la sua firma? E come giustificare il botteghino non sempre assediato dai melomani, anche quando è in cartellone Muti? Non c’è scusa: questa si chiama inefficienza ed incapacità di gestione. Noi stessi presenti ad una magnifica lezione di Muti alla Sapienza, in occasione della prima di ‘Attila’ di Giuseppe Verdi, abbiamo notato, non senza sconcerto, la platea mezza vuota e in gran parte occupata da liceali costretti dai loro insegnanti ma recalcitranti e rumorosi, e dalla corte universitaria del gaffeur Frati. All’indomani, sui giornali leggemmo della folla che aveva riempito l’Aula magna dell’Università. Beh, Catello come giustifica i tanti vuoti  delle prime, almeno fin quando le frequentavamo, mentre adesso non siamo più ospiti graditi né di  Catello né di Arriva,  e noi immaginiamo, indirettamente, con la complicità di Muti !)in platea, nonostante gli inviti sempre abbondanti al ‘generone’ romano. Cattiva gestione, nessuna attenzione alla creazione di un pubblico, quando non c’è.
 Si apre per l’Opera di Roma, certamente una fase delicata, molto delicata. Forse qualche freno ad una forte possibile azione di Marino sarà costituita dalla presenza di Muti, che non si può far scappare da Roma. Sarebbe la fine. Ma certo non si può subire una cattiva amministrazione, anche se Muti dovesse risentirsi. Noi, facciamo notare, indipendentemente dalla valutazione della gestione dell’Opera di questi anni, sulla qual tante volte abbiamo espresso riserve oltre che qualche appunto al comportamento inqualificabile di suoi dirigenti – che, come sempre, si comincia a tagliare la cultura che, evidentemente, anche Marino, considera un bene non necessario, anzi accessorio.

 Infine, un piccolo appunto; a Muti, questa volta. Ma era proprio necessario affidare a sua figlia Chiara, caro maestro, la regia di ‘Manon’, dopo che quest’estate aveva già ‘registrato’ Purcell a Caracalla, e negli anni passati al Nazionale, sia Chiara che sua moglie, Cristina, avevano debuttato come attrice e regista? Con tutto il potere che ha e le conoscenze in mezzo mondo, non le riesce, caro maestro, di trovar lavoro per la sua famiglia altrove e non nel teatro dove lei è sovrano assoluto?  Perché, anche se nessuno glielo dice apertamente - come stiamo facendo noi - sono in tanti, quasi tutti, a pensarla in questa maniera.