Benzina e diesel esauriti, supermercati semivuoti. Rabbia al Sud: "Fermiamo tutto, blocchiamo l'Italia"
Le proteste di autotrasportatori, agricoltori e operai dell'ex Ilva stanno bloccando le strade e creando disagi in varie zone di Puglia, Basilicata e Calabria. C'è il rischio di uno stop nazionale contro il caro dei carburanti: il governo convoca un tavolo di confronto al ministero dei Trasporti. La situazione aggiornata nelle regioni del Mezzogiorno
La protesta cresce a macchia d'olio. Da alcuni giorni gli autotrasportatori e gli agricoltori stanno manifestando in diverse città della Puglia contro l'aumento del costo dei carburanti e il calo del prezzo dell'olio, con mobilitazioni e blocchi stradali ai caselli delle autostrade, sulle tangenziali e lungo altre strade principali. Anche gli operai dell'ex Ilva di Taranto stanno protestando, perché si oppongono alla chiusura dello stabilimento: da lunedì 12 ottobre, da quando hanno bloccato per protesta l'ingresso della raffineria Eni di Taranto, tre regioni del Sud - Puglia, Basilicata e Calabria - devono fare i conti con la carenza di carburanti.
I blocchi della vertenza Ilva, quindi, si intrecciano con quelli di protesta contro il caro benzina e gasolio, e con quelli degli agricoltori. Con conseguenze dirette sul settore agroalimentare. Anche per gli agricoltori i motivi della mobilitazione sono essenzialmente di natura economica: alla base c'è la crescita esponenziale dei costi per il carburante e dei costi di produzione. Gli olivicoltori sono preoccupati anche per la crisi del mercato dell'olio.

Blocchi nelle regioni del Sud
Il caro carburanti ha fatto scattare la rivolta dei tir: gli autotrasportatori stanno minacciando di fermare il Paese, mentre il governo ha deciso di convocare un tavolo di confronto per il 27 ottobre al ministero dei Trasporti. Blocchi autonomi sono già scattati in alcune regioni del Mezzogiorno, come in Puglia. Altre manifestazioni sono cominciate su iniziativa di comitati e gruppi autonomi in Calabria e in Sicilia, ma anche in Campania e Basilicata.
Strade bloccate e carburanti esauriti
A Foggia, in particolare, la protesta va avanti da domenica 11 ottobre. La viabilità è limitata in molte zone e ci sono diverse segnalazioni di carenza di carburante ai distributori, con lunghe code di auto in fila per fare il pieno. La paura di uno stop prolungato alle forniture ha spinto centinaia di automobilisti foggiani ad andare in massa alle pompe per fare il pieno di scorta. Il consigliere comunale Francesco Strippoli ha parlato di "assalti alle stazioni di benzina, rimaste quasi tutte senza un goccio".

Gli scaffali dei supermercati senza rifornimenti
Non solo, perché con le proteste e con i serbatoi dei camion vuoti si registrano anche le prime difficoltà di approvvigionamento dei supermercati, dove iniziano a scarseggiare alcuni prodotti freschi come frutta e verdura. Nel comune di San Severo (in provincia di Foggia) sono stati segnalati scaffali vuoti nei supermercati. Diversi sindaci della zona del Gargano, nel nord-est della provincia di Foggia, hanno detto che lo stesso accade in altri paesi e che "la situazione è vicina al collasso totale".
"Blocchiamo l'Italia": cosa fa il governo
C'è il rischio concreto di uno stop nazionale contro gli aumenti dei prezzi alle pompe. Gli autotrasportatori minacciano di "bloccare l'Italia" per protestare contro il caro carburanti e il mancato sblocco delle risorse stanziate a maggio per contrastare l'aumento dei prezzi del gasolio. Sull'onda di proteste spontanee che sono già iniziate con blocchi autonomi nel Sud Italia, in particolare in Puglia, e che da oggi si estenderanno anche in Calabria per poi proseguire nei prossimi giorni in Sicilia, il governo ha convocato un tavolo per martedì 27 ottobre al ministero dei Trasporti. Intanto in Basilicata e Calabria è allarme perché si stanno esaurendo le riserve di carburante, con diverse stazioni di servizio a secco e lunghe code ai rifornimenti.

"Proteste spontanee"
"Sono proteste spontanee, non governate e non proclamate dalle associazioni di categoria, il che rende il quadro ancora più inquietante perché significa che ci si sta muovendo nell'ambito della disperazione degli imprenditori", ha detto il presidente di Conftrasporto, Pasquale Russo. Linea Unatras (Unione nazionale delle associazioni dell'autotrasporto merci) parla di "un malessere diffuso e non più sostenibile da parte delle imprese".
Le sigle hanno entrambe invocato un intervento del governo: "Chiediamo al governo una urgente convocazione ad horas delle associazioni d'autotrasporto, altrimenti dovremo ricorrere alla valutazione di un fermo nazionale e si bloccherà il paese", ha detto Russo, mentre Unatras aveva avvertito: "Se non convocherà con massima urgenza un incontro si assume la responsabilità di consegnare il settore alla paralisi totale".
Cosa chiedono i sindacati
Secondo i sindacati servono "ulteriori stanziamenti" per tamponare la continua ascesa del prezzo del gasolio che dall'inizio della guerra ha registrato "un aumento di più di 50 centesimi al litro", ricorda il presidente di Conftrasporto. In Puglia e Calabria l'emergenza è inasprita dalla crisi logistica che interessa la rete di distribuzione anche per il blocco della raffineria di Taranto, legato allo sciopero dell'ex Ilva.
"Il governo Meloni intervenga subito sull'emergenza carburanti, ormai estesa a tutto il Sud", è stato il sollecito del Pd Calabria. Mentre il presidente di Confindustria Puglia, Nicola Delle Donne, avverte che "molte imprese rischiano di fermarsi per la mancanza di carburante, dai trasporti alle infrastrutture e alle costruzioni".
La situazione in Calabria
Anche in Calabria è ufficialmente partita la protesta dei tir contro il caro carburante proclamata da Fedralog, la federazione regionale della logistica, che andrà avanti fino a martedì 20 ottobre. I camion coinvolti si sono posizionati ai lati delle strade senza attuare veri e propri blocchi, al momento, sotto il controllo delle forze dell'ordine. I disagi alla circolazione però non mancheranno, a causa del restringimento della carreggiata.
Nel territorio calabrese sono una quindicina i presìdi individuati, tra cui quelli presenti nella zona dell'aeroporto di Lamezia Terme, nel porto di Gioia Tauro e nel cosentino nei pressi degli svincoli della A2. La protesta, tra l'altro, si aggiunge ai presìdi in corso da giorni e organizzati dagli agricoltori.
La mobilitazione in Sicilia
In Sicilia, invece, lo sciopero dei tir è scattato nelle scorse ore. I camion resteranno parcheggiati nei piazzali e i semirimorchi carichi di merci non saranno ritirati dalle navi nei porti siciliani. Per cinque giorni, da oggi a martedì 20 ottobre, una parte importante del sistema dei trasporti dell'isola ha dunque deciso di fermarsi per protestare contro il caro carburante. Il comitato degli autotrasportatori siciliani, guidato da Salvatore Bella, ha proclamato il fermo fino alla mezzanotte del 20.
Come va in Campania e in Basilicata
È iniziata dalla mezzanotte ed è tuttora in corso la protesta dei camionisti contro il caro carburante nelle arterie autostradali delle province di Caserta e Napoli. In particolare i mezzi pesanti sono in presidio nei pressi del casello di Nola sull'autostrada A30 Caserta-Salerno, e di quello di Caianello, sull'A1 Milano-Napoli. I presìdi, comunque, stanno lasciando un varco per permettere il passaggio degli altri veicoli, ma stanno creando disagi alla circolazione. Altri mezzi sono in presidio a Caserta Sud. La polizia stradale sta monitorando la situazione.
Le proteste sono state messe in atto anche in Basilicata, dove circa cento tir stanno bloccando dalla notte il traffico pesante lungo la statale 106 ionica, all'altezza dello svincolo con la Fondovalle dell'Agri, a Scanzano Jonico, nel Materano. La mobilitazione, anche qui destinata a proseguire fino al 20 ottobre, interessa diversi snodi strategici della viabilità regionale. I presìdi sono stati organizzati in particolare in corrispondenza degli incroci tra la statale 106 e la statale 598 Val d'Agri, a Scanzano Jonico, e tra la Ionica e la statale 653 Sinnica, nell'area tra Rotondella e Policoro.
Il blocco riguarda camion e autoarticolati, mentre viene garantito, 24 ore su 24, il transito di auto private, autobus di linea, scuolabus e mezzi di soccorso. Altri presidi sono segnalati nel Vulture Melfese, lungo la Bradanica e sulla Fondovalle del Noce.
I problemi per l'assistenza medica
Le proteste in corso rischiano di bloccare anche l'assistenza medica, soprattutto per le cure di prossimità. A lanciare l'allarme è Dauno Morlino, segretario provinciale della Fimmg, la federazione italiana dei medici di medicina generale di Foggia: "Centinaia di medici di famiglia, di guardia medica e dell'emergenza sanitaria 118 ogni giorno garantiscono cure di prossimità, spostandosi con i propri mezzi per raggiungere le postazioni, gli studi e, soprattutto, il domicilio dei pazienti più fragili. Se dovesse perdurare la carenza di carburante, l'assistenza è a rischio".
Allo stesso tempo, la federazione dei medici tiene a precisare la propria posizione sia nei confronti dei cittadini in protesta, sia verso i responsabili della gestione pubblica: "Ai numerosi manifestanti coinvolti giunga la nostra vicinanza. Alle istituzioni invece la richiesta di tutelare l'assistenza territoriale, garantendo ai medici ed agli operatori sanitari la possibilità di rifornire i propri mezzi", ha concluso Morlino.
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