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lunedì 29 maggio 2017

Orchestra 'Senzaspine'. C'è anche questa in Italia. Risiede a Bologna, nel Mercato 'sonato'

Scoprire che in Italia, da oltre cinque anni, è attiva un'orchestra di giovani musicisti, al disotto dei 35 anni, che si chiama 'Senzaspine' e che risiede ed opera nel cosiddetto 'Mercato sonato', a Bologna, è stata una piacevole sorpresa. Lo abbiamo scoperto leggendo, per diversa ragione, il programma dell'Amiata festival, della coppia Chiesa -Baglini .

L'Orchestra è stata fondata da due giovani musicisti, direttori di professione, nella stessa città in cui Abbado aveva fondato la sua Orchestra 'Mozart' che ora, pur fra mille difficoltà, promette una resurrezione o rifondazione dopo la morte del celebre direttore e il suo scioglimento forzoso, in un paese come il nostro dove,  un'iniziativa se non ha un personaggio famoso che la promuova e sostenga, è difficile sperare che nasca e  duri nel tempo

Quel singolare nome - spiegano i direttori/fondatori - fa riferimento più che alle rose, che senza spine non se ne conoscono ancora, al fatto che 'la musica non punge'. Il gusto per il pittoresco fantastico in Italia è sempre vivo e pronto a manifestarsi in ogni occasione  e per qualunque circostanza, come questa.

Della nostra orchestra, fino ad oggi non avevamo letto neanche una riga sui grandi quotidiani che solitamente leggiamo ogni giorno. Neppure una riga, per cui la sorpresa  è stata ancora più grande. Abbiamo anche scoperto che essa è attiva dal 2013 (tiene i suoi concerti solitamente nei teatri Manzoni e Duse di Bologna) e che, attualmente , nonostante, così fresca di istituzione, goda già del sostegno del Ministero di Franceschini - come e cosa ha fatto? - e si alimenta dell'entusiasmo dei giovani componenti, anche questa una costante fra i giovani musicisti anche quando fossero maltrattati e sfruttati. Fra i quali abbiamo scoperto militare anche una nostra ex allieva al Conservatorio dell'Aquila, la flautista Annamaria Di Lauro, uscita anch'ella dalla scuola assai prolifica del prof. Rossi.

 Alla 'Senzaspine', che ora seguiremo con attenzione, auguriamo anche molte rose, per il futuro, perché se 'son rose fioriranno'...  e le spine non faranno poi tanto male!

mercoledì 4 gennaio 2017

Torna a suonar l' Orchestra Mozart di Abbado padre

La notizia è di quelle belle, già anticipata negli ultimi mesi dell'anno passato. La Mozart, l'orchestra fondata e diretta da Cludio Abbado, che aveva dovuto arrendersi di fronte alla malattia mortale che era tornata  colpire il direttore, sciogliendosi qualche settimana prima della  sua morte, torna ora a riunirsi per suonare, dopo alcune esperimenti cameristici in questi ultimi tempi.

Intanto gli appuntamenti fissati per questo gennaio sono due, il 6 a Bologna e l'8 a Lugano. Si tratta di una 'prova generale' di possibile ripresa, in tutt'altre condizioni. Per questi due concerti gli strumentisti - gran parte dei quali illustri e stabili in formazioni di prestigio in vari paesi europei - sì sono prestati a provare e suonare gratuitamente, e la stessa cosa ha fatto - e dichiarato pubblicamente anche per invogliare altri suoi colleghi a fare altrettanto -  Bernard Haitink, l'87. enne direttore che aveva sostituito Abbado negli ultimi concerti a capo della Mozart : per riprendere, in certo modo, proprio da dove aveva lasciato, prima della morte di Abbado, ha dichiarato a motivare la sua risposta alla chiamata della Mozart.

Dicevamo che la Mozart rinasce con altri presupposti di gestione: si sta stimolando una sorta di piccolo 'azionariato' diffuso ( c'è un termine inglese che lo definisce, ma a noi non piace) alla cui generosità e quantità affidare le sorti della bella orchestra. Facciamo il tifo perché riesca, per intanto.

Resta un mistero il fatto che con la morte di Abbado sponsor e benefattori 'pesanti' dell'Orchestra abbiano ritirato le loro  munifiche donazioni, come un mistero altrettanto incomprensibile resta l'assenza totale del ministro Franceschini e della sua corte che neanche un proposta ha avanzato  per aiutare la rinascita dell'Orchestra di Abbado, per la quale, quando il direttore era ancora in vita, ma anche subito dopo la sua morte, aveva promesso attenzione - che tradotto significa finanziamenti, in questo caso ben spesi - e il proposito di non vederla defunta definitivamente.

Per noi, non sappiamo se anche per chi legge, resta come il mistero dei misteri il silenzio e l'assenza dei figli del maestro in questo tentativo di rinascita, soprattutto di sua figlia Alessandra che  a fianco ed alle dipendenze del padre è vissuta per una vita, ma anche di Daniele che del nome di Abbado ha tanto beneficiato, anche se ora non più. Alessandra potrebbe rispondere che ora si dedica ad altri progetti avviati da suo padre, e che intrecciano arte e solidarietà. Bene, ma ha perso l'uso di parola sulle traversie della Mozart, per non dire almeno una parola di augurio?

Anche per questo e molto altro ancora, il gruppo di persone che si è impegnato in questa difficile operazione di rinascita merita attenzione ed incoraggiamento . Come meriterebbe un concreto sostegno del Ministero di Franceschini, che brucia  alcune decine di milioni per rifare la platea in legno del Colosseo.

martedì 13 settembre 2016

Dove visse Abbado a Bologna ore c'è un bed&breakfast. Ci sarà la corsa ad abitarlo?

" L'appartamento in cui ha vissuto per 10 anni il maestro Claudio Abbado trasformato in un bed&breakfast. Apre oggi 'Casa Isolani-Residenze d'epoca' in pieno centro a Bologna, nel luogo in cui ha vissuto ed è morto uno dei più grandi direttori d'orchestra della storia. Una struttura con quattro camere, di cui una chiamata proprio 'Camera Abbado' (o Abbado Room), che - come si legge sul sito del B&B - il maestro "scelse come studio e abitazione privata". Abbado affittò nel 2004 la sua ultima residenza in questo storico palazzo settecentesco di proprietà della famiglia Cavazza-Isolani: si trova nella centrale via Santo Stefano e si affaccia sulla piazza delle Sette chiese. Come racconta l'edizione locale di Repubblica, nell'appartamento - da cui si ha una vista su tutta la città - sono rimasti pochi pentagrammi a testimonianza della vita del maestro. In queste stanze il 20 gennaio 2014 vennero a dare l'ultimo saluto ad Abbado uomini come Giorgio Napolitano, Renzo Piano, i grandi della musica e dell'arte".

Con questo 'lapidario comunicato' l'ANSA annuncia il cambio della 'destinazione d'uso' dell'appartamento nel quale è vissuto negli ultimi dieci anni a Bologna Abbado, e dove è morto. 
Lo hanno deciso i proprietari del palazzo nel quale l'appartamento è situato  e che era stato affittato al maestro.  
Chissà se i frequentatori, che i proprietari del bed&breakfast si attendono numerosi, saranno così felici di abitare le stanze nelle quali aleggia ancora lo spirito di Abbado.
 Esperimenti, per certi versi simili, appena ventilati negli anni passati - come quello di far girare (vivere per qualche giorno) Pavarotti nelle stesse stanze dell'attuale Casinò di Venezia, dove all'ultimo piano visse e morì Wagner - naufragarono miseramente al primo annuncio. E la ragione non c'è bisogno di spiegarla: scaramanzia!

domenica 14 giugno 2015

In onore del Verdi massone ricostituita l'antica via dell'osservanza, che unisce tre centri della congrega.

 Se Verdi era massone ed anticlericale - ma le due cose non sono congiunte per forza - ormai lo pensano tutti. E prima ancora che un recente studio sul 'Falstaff ' ne offrisse ragioni perfino musicali come si trovano, ad esempio, nel 'Flauto' mozartiano. Ora in omaggio a Verdi si è voluta ricostruire, con una precisa indicazione  di percorso e  sentieri  che attraversando il centro Italia, legano Siena a Bologna a Parma, per intanto. Salvo poi ad includere in detto sentiero, nei mesi a venire, anche Perugia e Roma, capitali della massoneria. Non quella deviata, per carità, ma  quella che, più modestamente e disinteressatamente ( !) in nome dell'appartenenza, fa affari, risolve diatribe, distribuisce mansioni di potere. In questo caso nel nome e con la benedizione di Verdi.
 Di recente, su indicazione del MIBACT, alla presidenza dell'Istituto di Studi Verdiani, con sede a Parma, la Parma di Verdi e Toscanini, è stato nominato un illustre compositore che, sia detto in premessa, con la massoneria non c'entra affatto, semmai potrebbero - il dubitativo è obbligatorio! - coloro che qui e là l'hanno voluto in posti di responsabilità, nei quali nel giro di pochi mesi tanti ne ha collezionati, dal momento che tutti si sono accorti di non poter più fare a meno di lui. C'è stata una rivolta da parte di illustri studiosi verdiani i quali hanno protestato perché un compositore di oggi, con scarsa conoscenza dell'opera verdiana, ed anzi sbilanciato, a differenza di Verdi, sull'opera 'suoni e luci', meglio se elettronici, fosse messo a capo di un istituto che alla conoscenza dell'opera di Verdi - MASSONE - è votata per statuto. Il neo eletto  non si è scomposto ed anzi ha subito nominato un nuovo direttore dei 'Quaderni' di Studi verdiani' che  fino al giorno prima erano stati affidata a studiosi verdiani  quali Sala e prima ancora Petrobelli e Della Seta. Ed anche in questo secondo caso, lo diciamo con assoluta certezza, la massoneria non ce'entra un fico secco. Proprio come il neo eletto direttore c'entra con la musicologia verdiana   e con la direzione di  una rivista musicologica. E pure lui ha già chiaro il piano della sua direzione: guardare alla musica del vecchio Verdi con gli occhi dell contemporaneità. A gennaio, a Verdi piacendo, ne darà un  esempio, interpellando una schiera di musicisti di oggi sull'attualità di Verdi. Non è una cosa nuovissima - ha subito dichiarato per non attribuirsi meriti che non ha - perchè nel primo numero di 'Studi verdiani', all'inizio degli anni Ottanta,  comparve proprio un saggio di Luciano Berio - poche pagine, ha voluto ricordare, dal titolo 'Verdi?' con il punto interrogativo. Dimenticando però che proprio in quegli anni Berio aveva terminato di scrivere ' Un re in ascolto' - che noi ascoltammo al battesimo pubblico a  Salisburgo, diretta da Maazel - con riferimenti chiarissimi ed espliciti a Verdi, ad una sua opera in particolare. Staremo a leggere le nuove mirabolanti imprese, a gennaio, se ci riesce, del nuovo direttore, di una pubblicazione  che ha cadenza annuale.
 E così a sua insaputa, l'aitante compositore di oggi, forse per decisione della massoneria, cui lui si dichiara estraneo e disinteressato,  nel giro di pochi mesi, s'è trovato catapultato ai vertici dell'Accademia Chigiana -  lui,rarissimo esempio di musicista che non è mai passato da quelle aule -  al vertice del teatro Comunale di Bologna e all'Istituto verdiano di Parma, patria di Verdi, MASSONE. Nel cui nome si è ricomposta la 'Via Massonica' che collega  tre capitali della consorteria: Siena, Bologna e Parma.

domenica 12 ottobre 2014

Di Cesare Mazzonis, quando tentò di far cacciare un giovane critico musicale da Paese Sera, dove lavorava,senza riuscirci Appellandosi ai 'compagni'.

Ieri, solo ieri, avevamo promesso, ed ora teniamo fede alla promessa, che avremmo raccontato una brutta storia , una storia di sopruso e che il democraticissimo Cesare Mazzonis osò nei nostri confronti, quando lui era direttore artistico dell'Orchestra sinfonica della RAI di Roma, e noi muovevamo i primi passi nel mondo giornalistico per il quotidiano Paese Sera, alla fine degli anni Settanta.
Il giovane cronista, quale noi eravamo, entusiasta del suo nuovo lavoro, destinato all'edizione pomeridiana del celebre quotidiano, più esattamente alla ben nota pagina 'Stasera a Roma', governata da Riccardo Minuti, al quale dobbiamo l'inizio del nostro lavoro di critico, ricca di informazioni e consigli sulle attività di spettacolo della serata romana, faceva quotidianamente proposte al responsabile della pagina - in quegli stessi anni muovevano i primi passi a Paese Sera altri nostri colleghi, che però si occupavano d'altro e dunque giornalistica,ente più utili e preziosi, come Paolo Boccacci, Fausto Giani, Massimo Lugli.
Nel corso delle vacanze estive, verso la fine, domandammo al responsabile della redazione 'Spettacoli' se era interessato ad ospitare delle anticipazioni sulla imminente stagione dell'Orchestra sinfonica della RAI di Roma, guidata da Cesare Mazzonis (esiste anche un altro Mazzonis, Stefano, cugino del primo, anche lui ha fatto carriera in campo musicale, partito come dirigente Italcable, addetto alle pubbliche relazioni se ricordiamo bene, appassionato di musica, a seguito dei 'Concerti Italcable'  della domenica, organizzati per conto della sua società al Teatro Sistina, è oggi direttore artistico al Teatro di Liegi; e prima a Bologna, dietro suggerimento di Pierferdinando Casini  - lui che c'entra?  eppure c'entra  - ma di lui parleremo magari un'altra volta). 
Alla risposta affermativa, contattammo Mazzonis, il quale ci fissò un appuntamento nel suo ufficio di Viale Mazzini, dove lo incontrammo alla data stabilita. Ci fornì alcune anticipazioni, non il calendario completo della stagione, secondo i patti, e noi confezionammo l'articolo e lo consegnammo al giornale, dove apparve immediatamente dopo. Nessuno disse nulla all'uscita del pezzo, tanto meno Mazzonis, visto che le notizie ce le aveva fornito proprio lui, assecondando il costume giornalistico di cercare notizie, prima che diventino di pubblico dominio.

Senonché quando ci fu la conferenza stampa, Cesare Mazzonis, evidentemente pentito, si ricordò delle anticipazioni uscite su Paese Sera,  forse un mese o due prima, a seguito delle informazioni da lui stesso forniteci - altrimenti, da chi altro? - e chiese a Piero Dallamano, critico ufficiale del giornale, al quale collaborava anche Bruno Cagli, il nostro licenziamento - premettiamo che non fummo mai assunti, nonostante i due anni intensissimi di collaborazione - con la seguente motivazione: “se anche voi che siete giornali 'amici' (intendeva PCI) invalidate il senso della conferenza stampa - come noi avevamo fatto anticipando alcune notizie - allora... e perciò Acquafredda deve essere punito. 
Vigliacco di un Mazzonis che se la prende con un giovane cronista. Dallamano acconsentì e chiamò, seduta stante, il responsabile degli Spettacoli chiedendo che fossimo licenziato. La decisione ci venne comunicata immediatamente, e fu comunicata anche al responsabile della pagina 'Stasera a Roma' per la quale giornalmente lavoravamo, e cioè a Riccardo Minuti, il quale si oppose dicendo che potevamo continuare a scrivere per la sua pagina, pur con il divieto di scrivere sugli 'Spettacoli' che avevano ospitato quelle nostre anticipazioni, il cui materiale ci era stato fornito da Cesare Mazzonis - è bene ribadirlo. 
In seguito riprendemmo a scrivere anche per la pagina degli Spettacoli, fino al giorno del nostro licenziamento ad opera di Giuseppe Fiori, fresco direttore chiamato a mettere ordine nel giornale. Oggi si direbbe a 'ristrutturare' che tradotto in termini  più chiari vuol dire licenziare il più possibile. E, fra i primi a farne le spese, noi che ci occupavamo di un argomento, come la musica cosiddetta seria, che evidentemente a lui non interessava affatto. Boccacci, Gianì, Lugli, invece, restarono fino a quando non furono chiamati dalla nascente 'Repubblica' insieme ad altri, come Dondi e Dietrich.  

sabato 11 ottobre 2014

Gatti e Mariotti, ma anche Ernani, Chailly e Pereira

Gatti, Daniele Gatti. Gli hanno fatto fare il giro del mondo in quarantotto ore: da Firenze a Torino, dopo aver scartato definitivamente la Scala del suo amico Pereira, offerta al milanesissimo Chailly, tre quarti di nobiltà scaligera e milanese; alla fine l'ha scritturato Amsterdam. Chissà che non faccia lo stesso percorso che ha già fatto Chailly: Amsterdam, Lipsia e poi Milano. In fondo Gatti condivide anche con Chailly il medesimo destino, ottimi direttori entrambi, ma sempre secondi. Per capirci, se Pappano avesse deciso di mollare Londra e Roma , per trasferirsi a Milano, non ci sarebbe stata lotta; avrebbe vinto lui su Gatti e anche su Chailly, e Fournier sarebbe rimasto alla Scala, nonostante Pereira. Della serie 'se mia nonna ecc...ec... ma le cose non sono andate così.
 A Bologna hanno fatto un contratto a Mariotti, 'in grande ascesa' - scrivono - della premiata ditta pesarese, dove il teatro  passa le estati per la generosità di Mariotti padre.
 A proposito di Bologna, anzi di Francesco Ernani, sovrintendente a Bologna, e prima a Roma, scrivono di lui, oggi, che ai tempi della sua sovrintendenza a Roma, si facevano qualcosa come 260 spettacoli, alzate di sipario, per essere più precisi, l'anno. Con tutta la stima per Ernani, 260 ci sembran troppi. Ma forse noi ci siamo distratti e non abbiamo tenuto il conto.

mercoledì 24 settembre 2014

Dai grandi romanzi sentimentali al diavolo che va chiamato con il suo vero nome: le corna. I teatri di napoli bari,firenze,genova,torino e ... nella bufera.

Chi non ha avuto la fortuna ed il piacere di leggere il libretto della nuova opera che si rappresenta al san Carlo di Napoli 'Attacchet 'a san Francisc, san Gennaro nun te vole cchiù', firmato dallo Shakespeare re-DiVivo del golfo, non può capire che cosa si è perso. Nicole' mmar si scambia tenere effusioni con la Rosann che non dimenticherà mai e dalla quale ora, solo per necessità costretto ad emigrare a Broccolino, deve separarsi. Diviso ma sempre unito. E intanto a Napoli  la vedova per forza, cerca un nuovo 'scaldaletto', pensando alle freddi notti invernali. E' la storia racontata, con un lungo comunicato che ha lo spesore di un romanzo, il divorzio fra Luisotti e Purchie,  u' Commissar,  e Vincienz. un harem.
 Una lettera d'amore, come quella napoletana, l'Orchestra dell'Opera di Roma pretendeva da Muti, in punto di separarsi, e non l'ha avuta; ma, incredula, s' è attaccato a tutto, anche a dire che la lettera in cui veniva annunciata la separazione, della quale è stato rivelato solo qualche passaggio, a guisa di quella degli amanti napuletani, qualche parola sull' antico grande  amore deve esserci. tenuto però debitamente nascosto dai vertici del teatro che vogliono addossare la colpa della separazione unicamente agli orchestrali, ai quali non è bastato avere in  casa una moglie ed amante così avvenente e spiritosa, come Muti, ma pretendevano anche continuare ad andare  ogni settimana a fare shopping in via dei Condotti.
 Ma... come in tutti i matrimoni che si sfasciano, anche in quello fra  musicisti e orchestre o  fra musicisti e teatri, meglio abbandonare i toni caramellosi e chiamare il diavolo con le corna: soldi. E' la parola che non si vuole pronunciare per non macchiare una passione, benché tutti sanno che  quando due si separano rivogliono indietro i regali di una volta ed esigono una buonuscita per i reciproci servizi rinfacciati.
 I soldi sono finiti. L'hanno capito i protagonisti delle nostre storie, o continuano ancora ad illudersi che gratta gratta se ne possono anche oggi avere di più? Nessuno vuole perdere  i mezzi per la propria sussistenza, anche più che decorosa, ma pretendere di avere anche i soldi per andare una sera sì e l'altra pure al ristorante non è più possibile  nè in Italia nè nel resto del mondo - come fanno sapere le notizie allarmanti che giungono da tanti teatri che un tempo navigavano in acque felici e tranquille. E che oggi, per poter proseguire la navigazione non vogliono  erto togliere l'aria a chi ci lavora, ma ridimensionare accessori di un tempo sì.
Nei tanti teatri dei quali si sente dire che c'è un giro di poltrone fra direttori, più in uscita che in entrata, non hanno pensato in tempo a fare a meno del superfluo ed oggi si trovano nella merda, letteralmente. Solo chi ci ha pensato in tempo resiste e  può tentare di superare il terremoto economico; gli altri  no. Ciò non vuol dire che in quei teatri felicemente in navigazione, non ci siano tensioni: verranno fuori al momento della separazione fra vertici, consensuale o traummatica, ora però possono pensare a proseguire il cammino.
 E del resto che di soldi si tratta, seppur nessuno li nomini apertamente,  è evidente se si considerano i casi dei teatri di Torino, Genova, Bari, Palermo, Bologna, Firenze oltre che Roma e Napoli . Per il momento non si sente parlare di Milano (s'è già detto fin troppo!) di Cagliari - se n'è già parlato tanto in primavera al momento dell'insediamento di Mauro Meli - Trieste, dove anche il sito del teatro, guidato da Orazi, è in costruzione, figurarsi l'attività artistica e la stagione e Verona, dove  tosi governa per bocca del suo commercialista (o geometra?) Girondini, avendo  a proprio  favore le entrate stratosferiche dell'immenso anfiteatro. Le cui fortune qualche illuso, o in malafede, spera di far piovere anche al sud, e precisamente a Pompei, con la nascita, benedetta dal Ministero di Franceschini e Nastasi- assentissimo in tutto e da anni, tranne che nella cura di interessi personali ( la mogliettina di Nastasi  lavora al San Carlo!!!!) di un nuovo improbabile festival affidato ad una delle bacchette internazionali di maggior prestigio,Veronesi, seguito dall'orchestra  del Bellini di Catania che con i Berliner - non per semplice assonanza - condivide prestanza a fama nel mondo, e per i secoli.

mercoledì 12 febbraio 2014

Dai, Bray, facci vedere come riformi il ministero

Ieri il ministro Bray ha riunito a Roma i sovrintendenti delle fondazioni liriche italiane, quelle additate dal pubblico come spendaccione - qualche colpa, più d'una certamente ce l'hanno, ma oggi c'è poco da spendere, non si hanno neanche i soldi per pagare gli stipendi, e senza il fondo istituito dal Ministro parecchie di esse, quantomeno una bella percentuale, sarebbe stata costretta a portare i libri contabili al ministero  e chiedere il fallimento - per insegnare loro come risparmiare.  In sala riunioni hanno fatto il loro ingresso dei debuttanti: Fuortes a a capo dell'Opera di Roma; Meli tornato a dirigere il Teatro Comunale di  Cagliari - in riconoscimento della  precedente buona amministrazione; e Biscardi che dopo Cagliari a Bologna ( Orchestra Mozart) si è insediato al Petruzzelli, sulla poltrona di sovrintendente lasciata libera dal commissario Fuortes che, se fosse dipeso da lui, l'avrebbe mantenuta  accanto a quella di sovrintendente dell'Opera, come del resto continua a mantenere quella di amministratore delegato dell'Auditorium. Biscardi fra tutti è l'unico debuttante nel ruolo di amministratore, avendo sempre fatto il direttore artistico a Cagliari, dai tempi di Meli.
Naturalmente si sono parlati fra loro. Sono cominciate le grandi manovre e gli spifferi sulle prossime partenze. Lissner ormai è metà a Milano, ma l'altra metà è già a Parigi, non si porta con sé l'attuale cooordinatore artistico, mentre sta facendo lavorare  anche per Parigi 'el Greco'- così chiamato per la sua nazionalità, - l' esperto di canto, che è il vero motore della dirigenza vocale del teatro milanese.
Ma l'interesse dell'incontro stava nella rivoluzionaria proposta del ministero per far risparmiare le fondazioni. La ricetta proposta è la seguente: se voi fondazioni vi parlate fra di voi al momento della programmazione, e mettete in atto coproduzioni, risparmiate. Tutti hanno convenuto che il sistema proposto dal ministero era davvero rivoluzionario ed innovativo.
Ciò che non si è detto, ma trattasi di particolare ininfluente, è che  non si può andare avanti a spendere per gli allestimenti, dicendo che 'essendo in tanti a produrre  si risparmia'. Perchè occorre  sempre  e comunque risparmiare sugli allestimenti, sui cui costi c'è grande disparità fra teatro e teatro, dove vi sono teatri che  producono allestimenti costosissimi, ed altri che per ogni produzione  si attestano intorno ai 200.000 Euro. Così, solo così ci sarebbe un vero risparmio, in caso di coproduzione. Se invece si continua a produrre a colpi di  800.000,1.000.000 per allestimento, poco potrà fare una coproduzione,  per la voce 'abbattimento dei costi'.
Bray, appena dieci mesi dopo aver assunto l'incarico di ministro del governo Letta, fa le valigie e torna al suo lavoro precedente alla Treccani ed al Festival della Taranta, in Puglia. Buon viaggio!

lunedì 10 febbraio 2014

Suggerimenti di un cantastorie

Un nostro assiduo lettore ci segnala, dopo aver letto i nostri ultimi post sui compensi, alcune anomalie, anzi mancanze. Il lettore in questione è nostro confratello: un cantastorie. Ci segnala , ad esempio , che nel sito dell'Accademia Filarmonica Romana, compaiono nella sezione amministrazione trasparente, solo i dati di Baratta presidente (che prende zero Euro, forse ci si dovrà rivolgere al sito della Biennale per capire in che misura già grava sulle casse pubbliche; grava già per 130.000 Euro, non una enormità, tutti i suoi direttori artistici sono meglio compensati ed anche il direttore generale. Ma vuoi mettere il presidente) e di Cesare Mazzonis che prende un'elemosina ( 7.000 Euro) e ci dice come mai non ci sono i dati del direttore generale della produzione e dell'assistente alla direzione artistica, citando nomi e cognomi degli interessati, presenti nell'organigramma  e assenti nel settore dell'amministrazione. Già, come mai, presidente Baratta?
 E poi ci consiglia di guardare il sito della IUC, altra benemerita storica istituzione musicale della capitale. Lì, addirittura, la pagina dell'amministrazione trasparente è in 'CONTRUZIONE' (crasi di : confusione e costruzione?). Nell'organigramma si notano  due 'Fortuna' presenti. Una non bastava? Giusta osservazione.
 Siamo poi andati a vedere altri siti importanti per constatare de visu se le rispettive istituzioni avevano ottemperato alla legge che prescriveva la pubblicazione entro il 1 febbraio.  Va sottolineato che in alcune di esse, la voce 'amministrazione trasparente' è messa  in maniera da risultare il meno visibile, ma poi i dati ci sono: ad esempio GOG genovese, Unione musicale Torino, Amici della Musica Perugia, i compensi dei rispettivi direttore artistici( Borgonovo, Pugliaro, Batisti)  vanno da 51 a 57 mila Euro annui. Compensi , possiamo dire equi, se uno fa veramente il direttore artistico ed è impegnato  nella formulazione del calendario ed anche nella organizzazione dei singoli concerti.
 Ma navigando da un sito all'altro, si scoprono delle anomalie. Ad esempio, a Bologna, Gavazzeni , critico musicale de Il Giornale, sul quale anche noi abbiamo scritto per oltre un decennio, riceve oltre 30.000 Euro come compenso per la cura dei programmi di sala. Ciò che ci colpisce è però il fatto che lui fa di mestiere il critico musicale, il che a noi sembra una'anomalia. Faccia il musicologo per il teatro o il critico per Il Giornale, non tutt'e due le cose.
E ciò riporta a galla un problema che da sempre abbiamo sollevato: e cioè la situazione anomala  di coloro che fanno contemporaneamente due mestieri in evidente conflitto di interessi, perché sarebbe come se uno facesse contemporaneamente il medico ed il becchino, senza che nessuno dei rappresentanti delle due onorevoli professioni si offenda.
 Ma tutto questo accade perchè il Ministero emana leggi e regolamenti e poi non controlla. Quante sono ancora le istituzioni che non hanno pubblicato tali dati? che si aspetta a dire a coloro che non l'hanno fatto entro il 1 febbraio,  che quest'anno non avranno diritto a ricevere lo stesso finanziamento dell'anno passato. Almeno una multa, altrimenti la solita storia delle leggi che esistono, ma che nessuno fa osservare. E in Italia questo è un costume antico.

lunedì 3 febbraio 2014

Nella società del 'magnamagna' e del 'fregafinchepuoi' chi conta e chi no. Quanto guadagnano i dirigenti delle fondazioni liriche italiane

Nella società del 'magnamagna' e del 'fregafinchepuoi', Marchionne è un 'figo'  e la Cattaneo è una 'sfigata', in ragione di quanto l'uno e l'altra guadagnano, anche se onestamente. Marchionne guadagna tantissimo  dunque è al vertice della considerazione di tutti i cittadini della suddetta società; la 'Cattaneo', che uno stipendio decente l'ha visto solo da quando è stata nominata da Napolitano 'senatrice a vita',  di considerazione nella suddetta società non ne riceveva affatto in tutti gli anni passati fra vetrini e microscopi a  fare ricerca medica e biologica. Nulla conta il fatto che le sue ricerche siano importanti e più produttive,  anche in prospettiva storica, di ciò che produce Marchionne. Conta il fatto che Lei agli occhi di tutti valeva poco. E perchè, direte? Perchè nella suddetta società se guadagni molto sei qualcuno; se guadagni poco o pochissimo sei come una merda, ci si perdoni il paragone.
 Ragionando secondo questa logica perversa, secondo la quale - permetteteci ancora un esempio - non c'è insegnante che valga qualcosa, pur ricoprendo un ruolo fondamentale nella società, superiore a quello di Marchionne - ne siamo profondamente convinti -  siamo andati a spulciare le classifiche dei compensi dei dirigenti delle fondazioni liriche e delle più importanti istituzioni musicali le quali tutte, secondo una recente legge, devono esporre nei propri siti, curriculum e compenso dei loro vertici, come anche dei collaboratori a vario titolo. Esulano da tale obbligo i compensi artistici. Per spiegarci meglio, prendendo un caso a tutti noto, quello di Pappano, direttore musicale dell'Accademia di Santa Cecilia. Pappano riceve un compenso complessivo per tale sua prestazione, a tale compenso vanno poi aggiunti i compensi per i singoli concerti diretti in sede e nelle tournée.
Premettiamo che a tale obbligo di legge non hanno ancora ottemperato parecchie fondazioni liriche delle 14 italiane, e devono farlo quanto prima perché da tale obbligo dipende la concessioni dei finanziamenti pubblici. Mancano all'appello: Milano (Scala), Roma ( Opera), Cagliari (Comunale), Trieste (Verdi)  e Genova ( Carlo Felice). Ancora una premessa:  esulano dai compensi menzionati i vari benefit che molti dei sovrintendenti e direttori artistici ricevono a vario titolo, quali macchina con autista, appartamento, rimborso spese di vario genere - queste ultime in linea di massima riguardano la quasi generalità dei nostri dirigenti. Nel caso della Scala ad esempio, Lissner aveva dichiarato alla Aspesi, a seguito di polemiche roventi, che lui guadagnava 400.000 Euro, ma non aveva citato i vari benefit che portano, così sembra e non è stato mai smentito, il suo costo per il teatro milanese a quasi 1 milione di Euro. Nell'elenco citeremo i compensi dei sovrintendenti e direttori artisti, ove non diversamente specificato.
 Cominciamo dall'Accademia di S.Cecilia, il cui vertice 'artistico' è affollatissimo, ed ha anche un'altra anomalia, quella che il sovrintendente è, per statuto, anche direttore artistico e che perciò- così si specifica sul sito - ha due compensi che naturalmente si sommano: Cagli, 300.000 ( 200.000+100.000); Pappano, 150.000; Bucarelli, 134.000; Dall'Ongaro, 30.000; Nicoletti, 69.000; Cupolillo, 166.000. A Santa Cecilia insomma c'è un sovrintendente-direttore artistico, un direttore musicale, un segretario artistico, un consulente della direzione artistica, un vicepresidente con incarichi nella direzione artistica, un dirigente per la produzione artistica. Basta così? A proposito dello stipendio di Cagli, sembra che l'ultimo aumento se lo sia fatto Luciano Berio e che Cagli lo abbia mantenuto, beneficiandone suo malgrado.
Nella considerazione generale, relativamente ai guadagni, dopo Cagli viene Girondini, all'Arena di Verona. Girondini, 250.000; Gavazzeni, 98.000. A seguire dobbiamo mettere Musica per Roma , dove il suo amministratore delegato Fuortes guadagna 230.000 cui  sono da aggiungere per i  mesi in cui è stato al Petruzzelli altri 48.000. Poi c'è Pimpinella, 135.000; Severini, 100.000; Pizzo, 48.000
Procediamo con ordine, decrescente. Teatro Regio di Torino. Vergnano, 187.150; Noseda 53.140.
Vergnano è fra i sovrintendenti quello che vanta la più lunga permanenza 'consecutiva' al vertice di un teatro - altrimenti lo supererebbe Cagli; e per Noseda, a quel compenso vanno aggiunti i guadagni per i singoli concerti ed opere che dirige nel corso dell'anno e nelle tournée, come per Pappano. Segue La Fenice di Venezia, l'unico teatro con bilanci solidi e programmazione davvero innovativa. Chiarot, 167.658; Ortombina, 165.000, Conte, 80.000. 
Napoli, commissariata perchè in bancarotta,  al vertice del San Carlo compensa così : Purchia, 151.678; De Vivo, 80.000. Al Comunale di Bologna: Ernani,112.246,Sani 68.640. 
Al Teatro del Maggio fiorentino, commissariato, il commissario Bianchi,103.000,Tangucci 100.000.
Petruzzelli di Bari: di Fuortes abbiamo già detto ( 48.000); Donnini 46.800;Pizzo, 10.000. Per il teatro barese sarebbero necessarie alcune spiegazioni, perchè i contratti riguardano periodi brevissimi. insomma c'è un pò di confusione sotto il cielo; e nella speranza che ci si accorga delle incongruenze, si continui a gridare nel frattempo al miracolo di aver imbandito una tavola  con  due pani e due pesci, giacchè siamo in città marina.
Per il Massimo di Palermo, commissariato, a fronte dei compensi qui di seguito riportati, va esteso il discorso già fatto per il petruzzelli di Bari. Iozzia, 60.000; Amato, 20.000.
 Citiamo , per curiosità un teatro che non è fondazione lirica, il Teatro Regio di Parma: Fontana 140.000; Arcà, 100.000, i cui compensi nonostante la più ridotta attività sono agli stessi livelli delle fondazioni liriche, anche le più attive.
C'è da aggiungere che ad eccezione del commissario messo da Renzi a Firenze, gli altri commissari lavorano gratuitamente (Palermo, Napoli).
 E per i direttori musicali, principali o stabili a seconda dei casi, Rustioni, a Bari, lo è a titolo gratuito;  stesso discorso per Matheuz a Venezia, che non è neanche citato; e forse anche per Muti , direttore 'onorario a vita', a Roma, come anche per Zubin Mehta a Firenze. Non sappiamo di Barenboim alla Scala, come anche di Luisotti a Napoli.
 Al termine di questa sufficientemente  eloquente  sequenza di cifre, si può concordare con coloro i quali sosterrebbero che chi guadagna di più vale e rende di più, oltre ad avere una responsabilità più grande? Certamente no. Perchè i vari compensi non sono mai messi in rapporto ad una buona amministrazione, perchè se così fosse, ogni volta  che un teatro viene commissariato - e i casi sono molti e ricorrenti - i resposnabili del disastro dovrebbero rispondere della loro cattiva amministrazione. Nè si può dire che i compensi vanno messi in relazione alle maggiori o minori responsabilità amministrative, se, nel caso di Cagli, abbiamo il compenso più alto per il bilancio più piccolo. E allora? Allora continua ad esserci  troppo disordine sotto il cielo della musica in Italia;  anche perchè nessuno si decide a mettere ordine.
ULTIM'ORA. Anche l'Opera di Roma ha reso noti i compensi dei suoi masismi dirigenti: Fuortes 13.000 Euro, Vlad 95.000; De Martino , mandato via da sovrintendente, ma paracadutato nell'incairico di direttore generale e del personale, ha un compneso di Euro 180.000. UNA VERGOGNA. Doivrebbe pagare aòl tetaro i dieci milioni di buco fattoi in un solo anno.

sabato 24 agosto 2013

Ora la crisi colpisce anche la cultura, lo dice Federculture

Ci siamo. Per la prima volta, il calo dei ‘consumi’ culturali è grave, quasi drammatico, dopo anni di tenuta nonostante la crisi. Nel 2012, infatti, gli italiani sono andati di meno a cinema, a teatro, ai concerti e alle mostre d’arte, oltre al fatto che leggono meno libri (ma questa non è una novità), mentre i musei hanno perso un visitatore su 10, come racconta il rapporto di Federculture, sulla cultura in Italia nell’anno 2012.
Il Rapporto di Federculture lancia l’allarme sul settore, ma avverte: il problema non è solamente imputabile alla crisi. Nonostante tutto, agli italiani la cultura piace. Il problema è da imputarsi al sistema. Basti considerare che i visitatori di tutti i musei statali italiani superano leggermente quelli di Londra, ad esempio. Il presidente di Federculture, Roberto Grossi, denuncia apertamente:
“Siamo in un tunnel: si registra una completa assenza di fiducia, anche tra gli operatori del settore, e tutto questo a causa di leggi stupide. La responsabilità cade sulla totale assenza di programmazione e su una politica debole che allontana i privati”.
Alla luce di quanto diffuso dal rapporto 2012 sulla cultura stilato da Unioncamere e Symbola, si evidenziava invece un potenziale produttivo del Pil di quasi il 5% da parte della cultura, capace di coinvolgere centinaia di migliaia di imprese e di creare posti di lavoro.
Ciò denota come la colpa del sistema sia effettivamente non priva di ragioni. Basti considerare l’esempio Pompei, emblema di noncuranza del Governo per quello che da più parti, e non a torto, viene definito il vero petrolio del Paese.
Nel dettaglio, dai 72 miliardi del 2011 si è scesi ai 68,9 miliardi di spesa "culturale" del 2012. Il settore che ne ha risentito di più è quello dei concerti (-8,7%), seguito dal teatro (-8,2%), dal cinema (-7,3%) e dai musei (-5,7%).
A pesare di più sul settore, la mancanza delle attenzioni statali e soprattutto degli investimenti privati, con un crollo delle sponsorizzazioni (-9,6% rispetto all’anno precedente, e addirittura -42% rispetto al 2008).
Bologna e Torino sono le città italiane che hanno più risentito della crisi della cultura, registrando un calo rispettivamente del 17,7% e del 14,7%.
Male anche Roma e Milano, con una riduzione del 6,3% e del 5,7%. Sugli scudi, invece, Firenze e Venezia, con un incremento, rispettivamente, dell’8,3% e del 4,8%. Ma forse il peggio non è finito, e la luce in fondo al tunnel non si vede ancora.