Nei giorni scorsi, alla vigilia della stagione estiva dell'Opera di Roma, a Caracalla, Carlo Fuortes dava letteralmente i numeri: ad oggi abbiamo già superato per incassi la stagione precedente ccc... A simili annuncia siamo abituati da anni , Fuortes è maestro nella giusta arte di incoraggiare le truppe prima dell'inizio della battaglia, salvo poi a ridimensionare la vittoria a fine stagione. perchè ogni anno, a dispetto dei proclami, facendo due conti, viene fuori che i 'tutto esaurito' sbandierati quasi ogni sera, 'tutto esaurito' non erano. L'anno scorso, cifre alla mano, abbiamo dimostrato come dei 4000 posti disponibili alle grandiose terme ogni sera, un migliaio circa restavano vuoti.
Dunque vedremo a fine stagione se le previsioni del sovrintendente saranno rispettate. Se lo fossero noi saremmo i primi ad essere contenti, vuol dire che al di là dei proclami, Fuotres è riuscito a portare di nuovo il pubblico a Caracalla. Ma ne dubitiamo.
Spara Fuortes e spara anche il TG1 che nell'edizione delle 13.30, ha dedicato un servizio alla serata inaugurale con la Traviata di Verdi, in salsa 'felliniana', diretta da Mariani che dell'opera era il regista e non il direttore, come si è sentito dire. Passi.
Però non possono passare le cifre gonfiate ad arte su suggerimento - altrimenti chi ? - dell'ufficio stampa dell'Opera che deve aver detto al giornalista che la capienza della platea alle terme è di 5000 posti. No, la platea, allargata alcuni anni fa, è arrivata a 4000 posti. E allora perchè il giornalista ha detto che la Traviata ha avuto successo davanti a quasi 5000 spettatori?
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mercoledì 4 luglio 2018
lunedì 18 giugno 2018
Dedicato a Ennio Morricone per i suoi sessant'anni di attività
L'estate presente ed l'autunno prossimo rischiano di essere per Ennio Morricone, sulla soglia dei novanta, due stagioni fra le più faticose della sua vita e dell'intera sua carriera di compositore, avendo egli deciso di festeggiare sul podio tale anniversario, con concerti in Italia e all'estero.
Ha cominciato qualche giorno fa alle Terme di Caracalla, a Roma, dove ha tenuto già un paio di concerti ed altre due sta per dirigerne. Non ne bastavano uno e neppure due, al punto che il sovrintendente Fuortes ne ha chiesto ed ottenuto ben quattro. Che, in base alla capienza delle terme romane, farebbe quasi 16.000 posti che, forse, potrebbero essere troppi anche per Morricone.
Ieri il Tg3 ha dedicato ai concerti del noto musicista un ricco servizio, sottolineando come il Maestro non ripeta lo stesso concerto per quattro sere, ma per ognuno dei quattro abbia stabilito un programma differente, con discrete varianti, pescando fra le centinaia di colonne sonore che ha scritto per i più grandi registi.
Il TG3, con le immagini, mentre illustrava la gloriosa carriera di Morricone, si è fermato sempre e solo sull'orchestra, mai, neppure per sbaglio, en passant, sul pubblico. Ci sarà stata qualche ragione? Forse il pubblico non ha risposto come il sovrintendente Fuortes si augurava per i concerti del grande compositore? La platea di Caracalla, se pur ridimensionata rispetto al passato, lo ribadiamo: ha pur sempre 4000 posti, e per la stagione passata, ma anche per quelle immediatamente precedenti, si è riempita mediamente per 3/4 ogni sera, lasciandone vistosamente vuoti un migliaio circa a sera. Non sarà che stessa sorte è toccata a Morricone e che il TG3 ha voluto gentilmente non mostrare?
Ha cominciato qualche giorno fa alle Terme di Caracalla, a Roma, dove ha tenuto già un paio di concerti ed altre due sta per dirigerne. Non ne bastavano uno e neppure due, al punto che il sovrintendente Fuortes ne ha chiesto ed ottenuto ben quattro. Che, in base alla capienza delle terme romane, farebbe quasi 16.000 posti che, forse, potrebbero essere troppi anche per Morricone.
Ieri il Tg3 ha dedicato ai concerti del noto musicista un ricco servizio, sottolineando come il Maestro non ripeta lo stesso concerto per quattro sere, ma per ognuno dei quattro abbia stabilito un programma differente, con discrete varianti, pescando fra le centinaia di colonne sonore che ha scritto per i più grandi registi.
Il TG3, con le immagini, mentre illustrava la gloriosa carriera di Morricone, si è fermato sempre e solo sull'orchestra, mai, neppure per sbaglio, en passant, sul pubblico. Ci sarà stata qualche ragione? Forse il pubblico non ha risposto come il sovrintendente Fuortes si augurava per i concerti del grande compositore? La platea di Caracalla, se pur ridimensionata rispetto al passato, lo ribadiamo: ha pur sempre 4000 posti, e per la stagione passata, ma anche per quelle immediatamente precedenti, si è riempita mediamente per 3/4 ogni sera, lasciandone vistosamente vuoti un migliaio circa a sera. Non sarà che stessa sorte è toccata a Morricone e che il TG3 ha voluto gentilmente non mostrare?
lunedì 11 giugno 2018
Carlo Fuortes non si è ancora accorto di essere passato da Musica per Roma al Teatro dell'Opera
" Due titoli d'opera, il ritorno del balletto e così tanti 'extra' da considerarli quasi la norma. La stagione estiva del Teatro dell'Opera di Roma alle Terme di Caracalla si converte al 'POPULAR' con concerti-evento, come l'unica data italiana di Bjork e l'addio alle scene di Joan Baez, lasciando alla lirica due soli allestimenti, Traviata e Carmen, che comunque insieme coprono 14 serate, a cui si aggiungono le 5 repliche del nuovo balletto Romeo e Giulietta...
" Coniugare popolarità e qualità dell'offerta è la linea sulla quale anche quest'anno abbiamo programmato la stagione estiva. Speriamo di rendere così il repertorio più vicino a chi, turista o romano, magari solo d'estate vi si accosta, complice il fascino spettacolare delle rovine di Caracalla", dichiara il sovrintendente Carlo Fuortes
Fin qui Repubblica, il quotidiano, che fa da megafono alle dichiarazioni farneticanti del sovrintendete, alle quali mai oserebbe porre un argine o contrapporre una obiezione.
Insomma Fuortes spera, con questa sua programmazione 'POPULAR' - di tutt'altro avviso era fino a pochi anni fa il suo attuale direttore artistico, il sommo Alessio Vlad, che per Caracalla sognava un festival di alta qualità, lontano dalle rotte popolari, e che ora ha evidentemente cambiato religione, convertitovi dal suo attuale sovrintendente - cioè con i 'concerti-evento' e con il richiamo delle fascinose rovine delle Terme di Caracalla, di acquisire qualche spettatore in più per il melodramma.
Alla cui cifra 'popular' lui non ha mai creduto, per palese ignoranza - semmai lui è interessato solo alle regie, che devono essere tassativamenrte 'moderne' - e perchè il suo cuore batte ancora per l'Auditorium.
Non per questione di soldi, perchè dall'Opera si è fatto dare esattamente la stessa cifra che percepiva a Musica per Roma, cioè 240.000 Euro circa.
Possiamo continuare a pagare tale somma al sovrintendente di un teatro d'opera che, per primo, non crede all'appeal, anche popolare, dell'opera?
E che - vogliamo aggiungerlo - il miracolo di risanare le finanze del Teatro dell'Opera, ragione per cui era stato chiamato all'Opera di Roma, non gli è riuscito?
P.S. Ci piacerebbe sapere a quali 'successi internazionali' Paolo Conti ( Corriere della Sera) alluda - e non è la prima volta che lo afferma - quando parla del Teatro dell'Opera di Roma, guidato d Carlo Fuortes. Forse allude alla recente trasferta in un paese del Golfo?
Dovrebbe sapere che la scelta dell'Opera di Roma va attribuita ad un direttore italiano (Paolo Olmi che, se ricordiamo bene, all'Opera di Roma non ha mai diretto nell'era Fuortes e spera forse di esser ora invitato) che ha caldeggiato la trasferta dirigendo i titoli in programma, perchè è nelle 'grazie' del sultano di quel paese. E allora a quali successi allude Paolo Conti?
" Coniugare popolarità e qualità dell'offerta è la linea sulla quale anche quest'anno abbiamo programmato la stagione estiva. Speriamo di rendere così il repertorio più vicino a chi, turista o romano, magari solo d'estate vi si accosta, complice il fascino spettacolare delle rovine di Caracalla", dichiara il sovrintendente Carlo Fuortes
Fin qui Repubblica, il quotidiano, che fa da megafono alle dichiarazioni farneticanti del sovrintendete, alle quali mai oserebbe porre un argine o contrapporre una obiezione.
Insomma Fuortes spera, con questa sua programmazione 'POPULAR' - di tutt'altro avviso era fino a pochi anni fa il suo attuale direttore artistico, il sommo Alessio Vlad, che per Caracalla sognava un festival di alta qualità, lontano dalle rotte popolari, e che ora ha evidentemente cambiato religione, convertitovi dal suo attuale sovrintendente - cioè con i 'concerti-evento' e con il richiamo delle fascinose rovine delle Terme di Caracalla, di acquisire qualche spettatore in più per il melodramma.
Alla cui cifra 'popular' lui non ha mai creduto, per palese ignoranza - semmai lui è interessato solo alle regie, che devono essere tassativamenrte 'moderne' - e perchè il suo cuore batte ancora per l'Auditorium.
Non per questione di soldi, perchè dall'Opera si è fatto dare esattamente la stessa cifra che percepiva a Musica per Roma, cioè 240.000 Euro circa.
Possiamo continuare a pagare tale somma al sovrintendente di un teatro d'opera che, per primo, non crede all'appeal, anche popolare, dell'opera?
E che - vogliamo aggiungerlo - il miracolo di risanare le finanze del Teatro dell'Opera, ragione per cui era stato chiamato all'Opera di Roma, non gli è riuscito?
P.S. Ci piacerebbe sapere a quali 'successi internazionali' Paolo Conti ( Corriere della Sera) alluda - e non è la prima volta che lo afferma - quando parla del Teatro dell'Opera di Roma, guidato d Carlo Fuortes. Forse allude alla recente trasferta in un paese del Golfo?
Dovrebbe sapere che la scelta dell'Opera di Roma va attribuita ad un direttore italiano (Paolo Olmi che, se ricordiamo bene, all'Opera di Roma non ha mai diretto nell'era Fuortes e spera forse di esser ora invitato) che ha caldeggiato la trasferta dirigendo i titoli in programma, perchè è nelle 'grazie' del sultano di quel paese. E allora a quali successi allude Paolo Conti?
giovedì 15 marzo 2018
Gli ANTROPOFAGI sono anche all'Opera di Roma
Il termine usato da Battistelli per stigmatizzare l'atteggiamento distruttivo degli stessi operatori musicali in Italia, a danno della produzione contemporanea, ci ha incuriosito e fatto venire in mente come anche lui, Battistelli, potrebbe appartenere alla medesima categoria che accusa ma che conosce bene. Ci spieghiamo.
L'Opera di Roma aveva bandito un concorso di composizione per un'opera nuova, ancora ai tempi in cui era direttore Riccardo Muti, che avrebbe dovuto presiedere la commissione giudicatrice e che avrebbe dovuto svolgersi fra il 2013/14.
Fuortes, arrivato in teatro, per non smentire la sua strenua difesa del 'nuovo' nel teatro d'opera, che poi si capirà essere limitato esclusivamente alle cosiddette 'regie d'avanguardia', le uniche che potevano salvare l'opera dal suo aspetto museale - parole sue! - senza comprendere anche, e principalmente, la commissione e produzione di nuove opere, volle portare a termine quel concorso.
Aggiornò la giuria, nella quale dovette sostituire Muti, ormai fuori dal teatro, e vi fece entrare quelli che oggi, alla prova dei fatti, noi consideriamo andropofagi, di ambo i sessi, perchè dopo aver attribuito la vittoria ad un titolo, ancora non l'hanno rappresentata, l'hanno cioè fagocitata, distrutta, divorata, uccisa.
La giuria, presieduta da Fuortes - ditemi voi cosa c'entrava il sovrintendente il cui unico compito doveva essere quello di portare in scena l'opera vincitrice - era composta da Battistelli, quello che accusa il mondo musicale italiano di andropofagia, dal regista Barberio Corsetti, che forse avrebbe dovuto provvedere successivamente alla messinscena dell'opera, dalla poetessa Patrizia Cavalli, che avrebbe dovuto giudicare il libretto, ed infine da Alessio Vlad, direttore artistico dell'Opera, il più grande 'dai tempi di Marconi'.
Il regolamento del concorso recitava che al vincitore sarebbero andati 20.000 Euro di premio in denaro - l'astronomica cifra Fuortes l'aveva messa insieme chiedendo elemosine all'ENI, a Deutsche Bank, a Paolo e Maite Bulgari: 5000 Euro a capoccia! - e la messinscena nel Festival di opera contemporanea, più noto come FFF, che il Teatro dell'Opera aveva affidato proprio a Battistelli.
Serve ricordare che quel festival durò pochissimo, Fuortes i soldi li spendeva altrimenti, e lo chiuse senza rimorsi, mandando via anche Battistelli, secondo direttore artistico, senza che il celebre compositore manifestasse disappunto o critiche all'operato del sovrintentdente. Non si sa mai, in futuro...
Risultò vincitrice l'opera Un Romano a Marte, musica di Montalti, libretto di Compagno, la quale attende ancora il battesimo del palcoscenico a Roma. Fuortes non ha mai spiegato chiaramente perchè ancora non ha dato seguito alle conclusioni del concorso; e Battistelli che critica tutti, non ha mai puntato il dito contro Fuortes e neppure si è dato da fare per la messinscena dell'opera. Ha lasciato correre, mentre Montalti e Compagno aspettano ancora.
Se aspettano a Roma, Montalti e Compagno non hanno atteso più del tempo necessario a Spoleto, dove per iniziativa del Teatro Sperimentale, diretto da mezzo secolo circa da Michelangelo Zurletti, hanno realizzato e messo in scena un 'opera, dal profumo 'rossiniano', nel breve tempo di una stagione.
P.S. Abbiamo appreso - notizia riservatissima- che Un romano a Marte, opera di Montalti su libretto di Compagno, vincitrice del Concorso bandito nel 2013, dovrebbe andare in scena all'Opera di Roma, nel 2019. Se le cose stanno così, sebbene con imperdonabile ritardo, sarebbe comunque una buona notizia.
L'Opera di Roma aveva bandito un concorso di composizione per un'opera nuova, ancora ai tempi in cui era direttore Riccardo Muti, che avrebbe dovuto presiedere la commissione giudicatrice e che avrebbe dovuto svolgersi fra il 2013/14.
Fuortes, arrivato in teatro, per non smentire la sua strenua difesa del 'nuovo' nel teatro d'opera, che poi si capirà essere limitato esclusivamente alle cosiddette 'regie d'avanguardia', le uniche che potevano salvare l'opera dal suo aspetto museale - parole sue! - senza comprendere anche, e principalmente, la commissione e produzione di nuove opere, volle portare a termine quel concorso.
Aggiornò la giuria, nella quale dovette sostituire Muti, ormai fuori dal teatro, e vi fece entrare quelli che oggi, alla prova dei fatti, noi consideriamo andropofagi, di ambo i sessi, perchè dopo aver attribuito la vittoria ad un titolo, ancora non l'hanno rappresentata, l'hanno cioè fagocitata, distrutta, divorata, uccisa.
La giuria, presieduta da Fuortes - ditemi voi cosa c'entrava il sovrintendente il cui unico compito doveva essere quello di portare in scena l'opera vincitrice - era composta da Battistelli, quello che accusa il mondo musicale italiano di andropofagia, dal regista Barberio Corsetti, che forse avrebbe dovuto provvedere successivamente alla messinscena dell'opera, dalla poetessa Patrizia Cavalli, che avrebbe dovuto giudicare il libretto, ed infine da Alessio Vlad, direttore artistico dell'Opera, il più grande 'dai tempi di Marconi'.
Il regolamento del concorso recitava che al vincitore sarebbero andati 20.000 Euro di premio in denaro - l'astronomica cifra Fuortes l'aveva messa insieme chiedendo elemosine all'ENI, a Deutsche Bank, a Paolo e Maite Bulgari: 5000 Euro a capoccia! - e la messinscena nel Festival di opera contemporanea, più noto come FFF, che il Teatro dell'Opera aveva affidato proprio a Battistelli.
Serve ricordare che quel festival durò pochissimo, Fuortes i soldi li spendeva altrimenti, e lo chiuse senza rimorsi, mandando via anche Battistelli, secondo direttore artistico, senza che il celebre compositore manifestasse disappunto o critiche all'operato del sovrintentdente. Non si sa mai, in futuro...
Risultò vincitrice l'opera Un Romano a Marte, musica di Montalti, libretto di Compagno, la quale attende ancora il battesimo del palcoscenico a Roma. Fuortes non ha mai spiegato chiaramente perchè ancora non ha dato seguito alle conclusioni del concorso; e Battistelli che critica tutti, non ha mai puntato il dito contro Fuortes e neppure si è dato da fare per la messinscena dell'opera. Ha lasciato correre, mentre Montalti e Compagno aspettano ancora.
Se aspettano a Roma, Montalti e Compagno non hanno atteso più del tempo necessario a Spoleto, dove per iniziativa del Teatro Sperimentale, diretto da mezzo secolo circa da Michelangelo Zurletti, hanno realizzato e messo in scena un 'opera, dal profumo 'rossiniano', nel breve tempo di una stagione.
P.S. Abbiamo appreso - notizia riservatissima- che Un romano a Marte, opera di Montalti su libretto di Compagno, vincitrice del Concorso bandito nel 2013, dovrebbe andare in scena all'Opera di Roma, nel 2019. Se le cose stanno così, sebbene con imperdonabile ritardo, sarebbe comunque una buona notizia.
martedì 16 gennaio 2018
Mollicone. Ridateci Mollicone
Mollicone, quasi omonimo di Morricone, se non fosse per due misere consonanti discordanti, è stato il presidente della Commissione Cultura del Campidoglio, nell'era Alemanno. Il suo nome è divenuto popolare - impopolare! - per due episodi. Il primo, quando accusò Fuortes di truccare i bilanci di Musica per Roma, venendo dall'accusato sfidato a ritirare l'accusa, perchè i bilanci erano certificati da una società esterna. E lui tacque. La seconda quando si oppose alla concessione della cittadinanza a Riccardo Muti, adducendo come ragione il fatto che venendo egli a lavorare all'Opera non aveva accettato un impegno di peso, come aveva lasciato intendere nei mesi precedenti lo sbarco romano.
Fu a quel punto che Muti, quando gli riferirono il caso, rispose, spiritosissimo: io a Roma conosco Morricone e nessun Mollicone. Ed anche in questo caso, coperto di ridicolo, si ritirò, sebbene spesso lo si sia visto successivamente all'Opera, nel corso di incotnri pubblici con la stampa. Non era il Presidente della Commissione Cultura del campidoglio?
Perchè il suo ritorno in auge sarebbe auspicabile? Perchè dovrebbe fare le pulci a Franceschini- soprannominato 'mezzo disastro' e ministro dei 'mali culturali' - ed al suo Ministero, come intese quella volta farle a Fuortes che lo fece ritirare con la coda fra le gambe.
Negli ultimi tempi Franceschini ed il suo Ministero sparano cifre di vittorie quasi giornaliere (forse per questo a Franceschini sta molto simpatico Fuortes, che nei suo proclami vittoriosi dall'Opera usa la medesima tecnica). Aumentano i visitatori dei nostri musei, aumentano gli introiti, aumenta tutto: viva Francechini!
L'altro ieri Vittorio Emiliani, sul 'Fatto' gli ha fatto le pulci, opponendo, cifre alla mano, che i conti di Franceschini erano sballati per eccesso. E noi ora abbiamo i conti di Franceschini contro quelli di Emiliani. Chi ha ragione? Mollicone potrebbe tornare nel suo ruolo di censore e chiedere a gran voce - la sua voce la ascolterebbero tutti con riverenza, a causa dei suo gloriosi trascorsi - che un soggetto 'terzo' ci dica quali sono regolari e quali gonfiati ad arte.
Mollicone, lasci i campi dove si è ritirato a coltivare le sue proprietà, moderno Cincinnato, e torni a Roma. Urge la sua preenza per mettere ordine e fare chiarezza.
Fu a quel punto che Muti, quando gli riferirono il caso, rispose, spiritosissimo: io a Roma conosco Morricone e nessun Mollicone. Ed anche in questo caso, coperto di ridicolo, si ritirò, sebbene spesso lo si sia visto successivamente all'Opera, nel corso di incotnri pubblici con la stampa. Non era il Presidente della Commissione Cultura del campidoglio?
Perchè il suo ritorno in auge sarebbe auspicabile? Perchè dovrebbe fare le pulci a Franceschini- soprannominato 'mezzo disastro' e ministro dei 'mali culturali' - ed al suo Ministero, come intese quella volta farle a Fuortes che lo fece ritirare con la coda fra le gambe.
Negli ultimi tempi Franceschini ed il suo Ministero sparano cifre di vittorie quasi giornaliere (forse per questo a Franceschini sta molto simpatico Fuortes, che nei suo proclami vittoriosi dall'Opera usa la medesima tecnica). Aumentano i visitatori dei nostri musei, aumentano gli introiti, aumenta tutto: viva Francechini!
L'altro ieri Vittorio Emiliani, sul 'Fatto' gli ha fatto le pulci, opponendo, cifre alla mano, che i conti di Franceschini erano sballati per eccesso. E noi ora abbiamo i conti di Franceschini contro quelli di Emiliani. Chi ha ragione? Mollicone potrebbe tornare nel suo ruolo di censore e chiedere a gran voce - la sua voce la ascolterebbero tutti con riverenza, a causa dei suo gloriosi trascorsi - che un soggetto 'terzo' ci dica quali sono regolari e quali gonfiati ad arte.
Mollicone, lasci i campi dove si è ritirato a coltivare le sue proprietà, moderno Cincinnato, e torni a Roma. Urge la sua preenza per mettere ordine e fare chiarezza.
martedì 9 gennaio 2018
L'Arena di Verona cambia gestione. Di male in ...
La crisi dell'Arena con il suo enorme buco di bilancio, Tosi sindaco e sovrintendente il suo amico geometra, Girondini, sembrava alle spalle dopo l'arrivo di Attila/Fuortes, commissario, che aveva chiuso l'Arena per un paio di mesi - molti vi avevano visto la prima attuazione soft del progetto Nastasi che voleva mantenere solo un paio di Fondazioni liriche, retrocedendo tutte le altre a 'teatri di tradizione' - che a sua volta aveva chiamato dall'Accademia di S. Cecilia Giuliano Polo, sovrintendente, ed aveva confermato la principessina dagli 'occhi di ghiaccio' ,come Turandot, Francesca Tartarotti, figlia del finanziere Francesco Micheli, a governarne le finanze. Poi Fuortes ha lasciato Verona nelle mani del 'suo' sovrintendente che a fianco aveva la zarina ecc...
Se non che non ha fatto i conti con le elezioni cittadine che hanno disarcionato Tosi e messo in sella l'avv. Sboarina, centrodestra, con alcune liste che l'hanno appoggiato, fra cui quella di Fratelli d'Italia, capolista Cecilia Gasdia.
Appena insediati, il nuovo sindaco e l'assessore competente, hanno messo mano alle nomine di cui hanno competenza - non si dimentichi che il sindaco è, per legge, presidente della fondazione lirica della sua città- e a Giuliano Polo hanno fatto capire che aveva i giorni contati, come anche al vice direttore artistico (vice di chi?), clarinettista nell'orchestra areniana. E intanto cominciavano a circolare i primi nomi dei rispettivi successori. Per la sovrintendenza, quelli di Orazi - per lui un ritorno; qualche anno fa aveva proposto la copertura dell'Arena! - ed anche Mauro Meli. Sia Orazi che Meli lavorano da poco più di un anno a Cagliari, ma evidentemente la convivenza non li soddisfa entrambi e neppure il clima isolano. E, d'ora in avanti saranno candidati a tutto il candidabile; mentre sarebbe auspicabile che da subito il sindaco di Cagliari li sbatta fuori ambedue con un sonoro calcio in culo.
Il primo nome era quello della capolista di Fratelli d'Italia, Cecilia Gasdia, veronese, che reclamava da Sboarina, la giusta ricompensa per l'appoggio alla vittoria elettorale. Lei chiedeva per sè la carica di direttore artistico, mai esercitata prima. Si dirà che c'è sempre una prima volta. Ma che il debutto debba avvenire in una fondazione importante con grossi guai, non è proprio il massimo. Cecilia Gasdia ha fatto una bella carriera da cantante ed ora fa l'insegnante di canto, ma che abbia le carte in regola per debuttare come sovrintendente - come il consiglio di indirizzo ha già indicato a Franceschini, dal quale si attende la nomina ce ne corre. A dirla tutta: a Franceschini che gli frega se l'Arena finisce di nuovo male come prima e peggio di prima, non essendosi mai ancora risollevata dai guai passati? Se dovesse andare malissimo la si chiude e si tiene aperta soltanto per la stagione estiva in Arena; si affitta un'orchestra, un coro ed un corpo di ballo e il bubbone della Fondazione guarisce definitivamente, con la sua chiusura. Sboarina nel frattempo, magari, non sarà più sindaco o terminerà il mandato con la Gasdia, se durano l'uno e l'altra.
Ma c'e un'altra grande novità per l'Arena, anche se si tratta di un ritorno: la nomina del nuovo direttore (segretario, consulente) artistico, individuato in Renzo Giacchieri che a Verona lo conoscono bene perchè è già stato sovrintendente giusto vent'anni fa, succedendo a De Bosio. Giacchieri che si è sempre più dedicato alla regia lirica, ha certo una esperienza da vantare nel campo. Ma, per la sua scelta, non si è pensato solo a questo; si è attinto alla riserva 'di destra' (democristiana) cui Sboarina fa riferimento e Giacchieri pure. Non importa se dovrà affiancare e guidare la cinquantasettenne Gasdia, che naturalmente conosce già bene, con la saggezza e l'esperienza dei suoi ottant'anni.
Lunga vita all'Arena di Verona!
Se non che non ha fatto i conti con le elezioni cittadine che hanno disarcionato Tosi e messo in sella l'avv. Sboarina, centrodestra, con alcune liste che l'hanno appoggiato, fra cui quella di Fratelli d'Italia, capolista Cecilia Gasdia.
Appena insediati, il nuovo sindaco e l'assessore competente, hanno messo mano alle nomine di cui hanno competenza - non si dimentichi che il sindaco è, per legge, presidente della fondazione lirica della sua città- e a Giuliano Polo hanno fatto capire che aveva i giorni contati, come anche al vice direttore artistico (vice di chi?), clarinettista nell'orchestra areniana. E intanto cominciavano a circolare i primi nomi dei rispettivi successori. Per la sovrintendenza, quelli di Orazi - per lui un ritorno; qualche anno fa aveva proposto la copertura dell'Arena! - ed anche Mauro Meli. Sia Orazi che Meli lavorano da poco più di un anno a Cagliari, ma evidentemente la convivenza non li soddisfa entrambi e neppure il clima isolano. E, d'ora in avanti saranno candidati a tutto il candidabile; mentre sarebbe auspicabile che da subito il sindaco di Cagliari li sbatta fuori ambedue con un sonoro calcio in culo.
Il primo nome era quello della capolista di Fratelli d'Italia, Cecilia Gasdia, veronese, che reclamava da Sboarina, la giusta ricompensa per l'appoggio alla vittoria elettorale. Lei chiedeva per sè la carica di direttore artistico, mai esercitata prima. Si dirà che c'è sempre una prima volta. Ma che il debutto debba avvenire in una fondazione importante con grossi guai, non è proprio il massimo. Cecilia Gasdia ha fatto una bella carriera da cantante ed ora fa l'insegnante di canto, ma che abbia le carte in regola per debuttare come sovrintendente - come il consiglio di indirizzo ha già indicato a Franceschini, dal quale si attende la nomina ce ne corre. A dirla tutta: a Franceschini che gli frega se l'Arena finisce di nuovo male come prima e peggio di prima, non essendosi mai ancora risollevata dai guai passati? Se dovesse andare malissimo la si chiude e si tiene aperta soltanto per la stagione estiva in Arena; si affitta un'orchestra, un coro ed un corpo di ballo e il bubbone della Fondazione guarisce definitivamente, con la sua chiusura. Sboarina nel frattempo, magari, non sarà più sindaco o terminerà il mandato con la Gasdia, se durano l'uno e l'altra.
Ma c'e un'altra grande novità per l'Arena, anche se si tratta di un ritorno: la nomina del nuovo direttore (segretario, consulente) artistico, individuato in Renzo Giacchieri che a Verona lo conoscono bene perchè è già stato sovrintendente giusto vent'anni fa, succedendo a De Bosio. Giacchieri che si è sempre più dedicato alla regia lirica, ha certo una esperienza da vantare nel campo. Ma, per la sua scelta, non si è pensato solo a questo; si è attinto alla riserva 'di destra' (democristiana) cui Sboarina fa riferimento e Giacchieri pure. Non importa se dovrà affiancare e guidare la cinquantasettenne Gasdia, che naturalmente conosce già bene, con la saggezza e l'esperienza dei suoi ottant'anni.
Lunga vita all'Arena di Verona!
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mercoledì 8 novembre 2017
Solo il pubblico della classica e dell'opera non cresce, anzi cala del 15%. Rapporto Federculture 2017
Quasi tutti i giornali hanno cantato vittoria sulla crescita del pubblico e delle entrate, in Italia, per il settore della cultura e dello spettacolo, ma anche del divertimento, dopo aver visionato i dati offerti dal rapporto 2107 di Federculture. Crescono i visitatori di musei e mostre (ma non si dice quanto abbia inciso l'apertura gratuita una volta al mese - comunque è un dato positivo l'aumento degli ingressi, anche gratis ), crescono gli spettatori al cinema (nonostante che le visioni domestiche praticamente di qualunque film anche appena uscito, facessero temere per i locali dove i film ancora si proiettano), crescono quelli del teatro, quelli dei concerti di musica leggera in genere.
Tutto questo fa fare salti di gioia a Franceschini, come se alcuni di questi risultati fossero frutto della sua politica, mentre dovrebbe ripassare, con la memoria, gli inconvenienti delle file alle biglietterie dei monumenti, gli scioperi dei custodi, la scarsa manutenzione ed anche lo scandalo dell'opera rock
Divo Nerone, installata sul Palatino dopo il via libera del suo Ministero.
E' aumentata anche la spesa dei cittadini - naturalmente ci sono le solite regioni meridionali che rappresentano nella classifica italiana il fanalino di coda ( ma se sono le più povere, perchè meravigliarsi ancora? e poi perchè tutti all'improvviso, ricchi e poveri, senza nessuna educazione scolastica, debbono sentire necessariamente il bisogno di investire per la propria cultura e crescita umana?) ed anche, di conseguenza, le entrate per tale settore. aumentate di circa un paio di miliardi rispetto all'anno precedente.
Ciò che però nessun giornale ha riportato - mentre era giustamente sottolineato nel rapporto di Federculture - ad eccezione del Sole 24 Ore, è che l'unico dato negativo è il consistente calo, di quasi il 15% del pubblico dei concerti classici e dell'opera.
Diminuisce dappertutto il pubblico della classica ad eccezione del Teatro Regio di Parma - che ogni anno alla conclusione del Festival Verdi diffonde dati di enorme crescita del pubblico, con una inserzione a pagamento sui maggiori quotidiani. dobbiamo credergli? - e l'Opera di Roma che, stando alle dichiarazioni di Carlo Fuortes, registra successi su successi di pubblico, critica e botteghino ( come ha fatto anche, di recente, alla ripresa della Traviata 'dei successi', quella con la regia di Sofia Coppola e i costumi di Valentino, dichiarando che nelle recite di questi giorni, una decina, ha incassato circa 500.000 Euro che vanno a sommarsi all'incasso dell'anno scorso, ma che comunque non coprono ancora la bella cifra di 1.800.000 Euro quanto è costato in complesso quella realizzazione!). Dunque escludendo queste due istituzioni, tutte le altre importanti e meno importanti, piangono miseria concretamente: perchè sono diminuiti del 15% pubblico e introiti.
Ma allora che andava dicendo, solo pochi mesi fa, prima di trasferirsi a Firenze, l'allora sovrintendente della Fenice, Cristiano Chiarot, presidente dell'associazione che unisce tutte le fondazioni liriche italiane, quando affermava che i nostri teatri avevano aumentato la produttività, in molti casi come i grandi teatri internazionali, le coproduzioni, per risparmiare sui costui ? E che intendeva dirci una rivista di musica italiana, specializzata in inchieste e sondaggi, che proprio questo mese, racconta che le nostre orchestre sono fra quelle che maggiormente effettuano tournée all'estero, Scala, Santa Cecilia, e Regio di Torino in testa? che vanno a cercarsi all'estero il pubblico che non hanno in Italia ? verrebbe da ironizzare.
Al di là di ogni altra considerazione, i responsabili di queste istituzioni finanziate con soldi pubblici, devono dirci come intendono mettere un argine a questa tendenza negativa, la più negativa dei settori culturali o di spettacolo in Itali. Devono dircelo, non possono far finta di non sapere e neppure possono guardare impotenti tale loro disfatta, facendoci capire che nulla si può. Perchè allora l'idea, per noi sciagurata, di chiudere qualche teatro di troppo, causa mancanza del pubblico, dovrebbe fare davvero paura.
Tutto questo fa fare salti di gioia a Franceschini, come se alcuni di questi risultati fossero frutto della sua politica, mentre dovrebbe ripassare, con la memoria, gli inconvenienti delle file alle biglietterie dei monumenti, gli scioperi dei custodi, la scarsa manutenzione ed anche lo scandalo dell'opera rock
Divo Nerone, installata sul Palatino dopo il via libera del suo Ministero.
E' aumentata anche la spesa dei cittadini - naturalmente ci sono le solite regioni meridionali che rappresentano nella classifica italiana il fanalino di coda ( ma se sono le più povere, perchè meravigliarsi ancora? e poi perchè tutti all'improvviso, ricchi e poveri, senza nessuna educazione scolastica, debbono sentire necessariamente il bisogno di investire per la propria cultura e crescita umana?) ed anche, di conseguenza, le entrate per tale settore. aumentate di circa un paio di miliardi rispetto all'anno precedente.
Ciò che però nessun giornale ha riportato - mentre era giustamente sottolineato nel rapporto di Federculture - ad eccezione del Sole 24 Ore, è che l'unico dato negativo è il consistente calo, di quasi il 15% del pubblico dei concerti classici e dell'opera.
Diminuisce dappertutto il pubblico della classica ad eccezione del Teatro Regio di Parma - che ogni anno alla conclusione del Festival Verdi diffonde dati di enorme crescita del pubblico, con una inserzione a pagamento sui maggiori quotidiani. dobbiamo credergli? - e l'Opera di Roma che, stando alle dichiarazioni di Carlo Fuortes, registra successi su successi di pubblico, critica e botteghino ( come ha fatto anche, di recente, alla ripresa della Traviata 'dei successi', quella con la regia di Sofia Coppola e i costumi di Valentino, dichiarando che nelle recite di questi giorni, una decina, ha incassato circa 500.000 Euro che vanno a sommarsi all'incasso dell'anno scorso, ma che comunque non coprono ancora la bella cifra di 1.800.000 Euro quanto è costato in complesso quella realizzazione!). Dunque escludendo queste due istituzioni, tutte le altre importanti e meno importanti, piangono miseria concretamente: perchè sono diminuiti del 15% pubblico e introiti.
Ma allora che andava dicendo, solo pochi mesi fa, prima di trasferirsi a Firenze, l'allora sovrintendente della Fenice, Cristiano Chiarot, presidente dell'associazione che unisce tutte le fondazioni liriche italiane, quando affermava che i nostri teatri avevano aumentato la produttività, in molti casi come i grandi teatri internazionali, le coproduzioni, per risparmiare sui costui ? E che intendeva dirci una rivista di musica italiana, specializzata in inchieste e sondaggi, che proprio questo mese, racconta che le nostre orchestre sono fra quelle che maggiormente effettuano tournée all'estero, Scala, Santa Cecilia, e Regio di Torino in testa? che vanno a cercarsi all'estero il pubblico che non hanno in Italia ? verrebbe da ironizzare.
Al di là di ogni altra considerazione, i responsabili di queste istituzioni finanziate con soldi pubblici, devono dirci come intendono mettere un argine a questa tendenza negativa, la più negativa dei settori culturali o di spettacolo in Itali. Devono dircelo, non possono far finta di non sapere e neppure possono guardare impotenti tale loro disfatta, facendoci capire che nulla si può. Perchè allora l'idea, per noi sciagurata, di chiudere qualche teatro di troppo, causa mancanza del pubblico, dovrebbe fare davvero paura.
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lunedì 9 ottobre 2017
Fuortes ci ripensa e si corregge sull'inattualità dell'opera e sulla sua scarsa attrattiva sui giovami
Sono apparse, come ogni anno ad inizio di stagione, le pagine 'eventi' che le varie istituzioni , a pagamento, prenotano sui giornali. Se poi durante l'anno i giornali prestano poca attenzione alla loro attività, è un'altra storia.
Lo ha fatto anche l'Opera di Roma, che quest'anno fa ripartire l'attività autunnale con il balletto per poi, a dicembre, procedere con la inaugurazione vera e propria che quest'anno si farà con con il Faust ( La damnation de Faust)di Berlioz, coprodotto con Torino e Valencia, diretto da Daniele Gatti, regia di Damiano Michieletto. ' Opera da amare' - recita la pubblicità dell'Opera della Capitale; sempre meglio, perchè neutra, di quella di Santa Cecilia che mostra un neonato mollato su una grancassa, addormentato, e la scritta: non dormire, vieni a santa Cecilia. Siamo sicuri che se quel neonato potesse parlare, rispondendo all'invito, direbbe a Dall' Ongaro ed ai suoi 'pubblcitari': fatti i c...tuoi!
Tornando a Fuortes che negli anni ha sempre predicato l'inattualità del melodramma, il suo scarso appeal sui giovani che perciò la disertano e la necessità della sua 'rimessa a nuovo' da parte della regia, che deve essere tassativamente 'd'avanguardia' (chissà perchè l'unica regia non d'avanguardia, senza stravolgimenti, come dovrebbe essere sempre, quale quella di Sofia Coppola per Traviata, sia la più richiesta fra tutte quelle del suo teatro negli ultimi anni!) ora sembra aver cambiato idea, aver messo la testa a posto, se dobbiamo credere a ciò che ha dichiarato al microfono di Federico Capitoni, per 'Repubblica' (a pagamento): "Sbaglia chi pensa che l'opera non sia amata dai giovani e che sia per pochi. Si è andata fissando l'idea che il teatro sia il luogo dove si ripete stancamente la tradizione del melodramma ottocentesco, invece credo che il teatro d'opera abbia in sé la possibilità di parlare la lingua d'oggi, anche con un titolo classico e consueto, perché incorpora tutti i linguaggi possibili".
Cioè? Per ora lasciamo stare, attendiamo Fuortes ad una nuova giravolta, con la prossima dichiarazione.
P.S. Per maggiori chiarimenti sul 'Fuortes pensiero' aggiornato, si legga l'intervista che a fine settembre Giuseppe Videtti di Repubblica gli ha fatto per 'Il venerdì', dal titolo 'L'Opera va Fuortes'. E' stata ripubblicata interamente da Dagospia
Lo ha fatto anche l'Opera di Roma, che quest'anno fa ripartire l'attività autunnale con il balletto per poi, a dicembre, procedere con la inaugurazione vera e propria che quest'anno si farà con con il Faust ( La damnation de Faust)di Berlioz, coprodotto con Torino e Valencia, diretto da Daniele Gatti, regia di Damiano Michieletto. ' Opera da amare' - recita la pubblicità dell'Opera della Capitale; sempre meglio, perchè neutra, di quella di Santa Cecilia che mostra un neonato mollato su una grancassa, addormentato, e la scritta: non dormire, vieni a santa Cecilia. Siamo sicuri che se quel neonato potesse parlare, rispondendo all'invito, direbbe a Dall' Ongaro ed ai suoi 'pubblcitari': fatti i c...tuoi!
Tornando a Fuortes che negli anni ha sempre predicato l'inattualità del melodramma, il suo scarso appeal sui giovani che perciò la disertano e la necessità della sua 'rimessa a nuovo' da parte della regia, che deve essere tassativamente 'd'avanguardia' (chissà perchè l'unica regia non d'avanguardia, senza stravolgimenti, come dovrebbe essere sempre, quale quella di Sofia Coppola per Traviata, sia la più richiesta fra tutte quelle del suo teatro negli ultimi anni!) ora sembra aver cambiato idea, aver messo la testa a posto, se dobbiamo credere a ciò che ha dichiarato al microfono di Federico Capitoni, per 'Repubblica' (a pagamento): "Sbaglia chi pensa che l'opera non sia amata dai giovani e che sia per pochi. Si è andata fissando l'idea che il teatro sia il luogo dove si ripete stancamente la tradizione del melodramma ottocentesco, invece credo che il teatro d'opera abbia in sé la possibilità di parlare la lingua d'oggi, anche con un titolo classico e consueto, perché incorpora tutti i linguaggi possibili".
Cioè? Per ora lasciamo stare, attendiamo Fuortes ad una nuova giravolta, con la prossima dichiarazione.
P.S. Per maggiori chiarimenti sul 'Fuortes pensiero' aggiornato, si legga l'intervista che a fine settembre Giuseppe Videtti di Repubblica gli ha fatto per 'Il venerdì', dal titolo 'L'Opera va Fuortes'. E' stata ripubblicata interamente da Dagospia
venerdì 22 settembre 2017
Cartolina dall'Arena di Verona. E' stata vera gloria l'estate operistica nel grande anfiteatro? Saluti
Cari amici,
innanzitutto voglio dirvi che Verona cerca il nuovo sovrintendente dell'Arena. Non si sa ancora se il nuovo sindaco, Sboarina, terrà Polo; intanto resta il commissario Fuortes, e c'è pure la direttora generale Tartarotti, come anche un 'vice' direttore artistico, Sobrino - vice di chi ? Ai box si starebbe scaldando Cecilia Gasdia, ma non si sa se sarà presa in considerazione dal sindaco: Lei ci conta, anche perchè è stata capolista di una compagine che lo ha appoggiato alle elezioni; ma si sta scaldando per correre come direttore artistico o sovrintendente? Non si sa ancora in queste ore, ciò che si sa è che in ambedue i ruoli sarebbe al debutto in un incarico di responsabilità artistica o amministrativa in una istituzione piena di guai.
Intanto ecco i numeri del grande successo della stagione appena conclusa:
- Dei posti disponibili, ogni sera, della vasta platea, 13.000 circa, mediamente ne sono stati occupati intorno agli 8.000, lasciandone vuoti 5.000 appena a sera che, moltiplicati per 48 serate, fa 240.000 posti circa invenduti per tutta la stagione, superati di gran lunga da quelli venduti: 380.000 circa.
Rispetto alla stagione precedente, quella disastrosa, l'incremento è stato del 2,8 % circa.
L'unica serata che ha fatto un quasi flop è stata quelle in cui veniva eseguita al IX Sinfonia di Beethoven, che ha totalizzato circa 7.000 biglietti venduti, con il positivo risultato di non veder pigiati gli spettatori come nelle altre sere, quando erano mediamente 8.000. Insomma con metà Arena vuota si respirava a pieni polmoni.
- Gli incassi hanno registrato un incremento rispetto al 2016 del 3% circa, attestandosi quest'anno intorno ai 22 milioni e 600 mila circa. Nelle 48 serate di spettacolo, l'incasso medio è stato di 470.000 Euro circa, con l'eccezione in negativo della serata della celebre ultima Sinfonia beethoveniana, quando l'incasso è stato di poco superiore ai 250.000 Euro circa.
-L'ultima notizia positiva, una volta registrati i successi clamorosi di botteghino e posti venduti, riguarda la stagione prossima, quella del 2018, quando le serate saranno una in meno di quest'anno, 47 e non 48, e si svolgerà dal 22 giugno al 1 settembre. I titoli rappresentati, cinque in tutto, saranno: Carmen, in apertura, con la regia di De Ana, in un nuovo allestimento; di De Ana sarà anche la regia dell Barbiere di alcuni anni fa; due opere con la regia di Zeffirelli (Aida, Turandot) e Nabucco, con la regia di Bernard. Anche la prossima stagione si preannuncia come un ulteriore grande successo.
Saluti dall'Arena che, fra breve, si godrà il meritato risposo di due mesi, a seguito della chiusura per risparmio, concessa da Fuortes ai dipendenti affaticati.
innanzitutto voglio dirvi che Verona cerca il nuovo sovrintendente dell'Arena. Non si sa ancora se il nuovo sindaco, Sboarina, terrà Polo; intanto resta il commissario Fuortes, e c'è pure la direttora generale Tartarotti, come anche un 'vice' direttore artistico, Sobrino - vice di chi ? Ai box si starebbe scaldando Cecilia Gasdia, ma non si sa se sarà presa in considerazione dal sindaco: Lei ci conta, anche perchè è stata capolista di una compagine che lo ha appoggiato alle elezioni; ma si sta scaldando per correre come direttore artistico o sovrintendente? Non si sa ancora in queste ore, ciò che si sa è che in ambedue i ruoli sarebbe al debutto in un incarico di responsabilità artistica o amministrativa in una istituzione piena di guai.
Intanto ecco i numeri del grande successo della stagione appena conclusa:
- Dei posti disponibili, ogni sera, della vasta platea, 13.000 circa, mediamente ne sono stati occupati intorno agli 8.000, lasciandone vuoti 5.000 appena a sera che, moltiplicati per 48 serate, fa 240.000 posti circa invenduti per tutta la stagione, superati di gran lunga da quelli venduti: 380.000 circa.
Rispetto alla stagione precedente, quella disastrosa, l'incremento è stato del 2,8 % circa.
L'unica serata che ha fatto un quasi flop è stata quelle in cui veniva eseguita al IX Sinfonia di Beethoven, che ha totalizzato circa 7.000 biglietti venduti, con il positivo risultato di non veder pigiati gli spettatori come nelle altre sere, quando erano mediamente 8.000. Insomma con metà Arena vuota si respirava a pieni polmoni.
- Gli incassi hanno registrato un incremento rispetto al 2016 del 3% circa, attestandosi quest'anno intorno ai 22 milioni e 600 mila circa. Nelle 48 serate di spettacolo, l'incasso medio è stato di 470.000 Euro circa, con l'eccezione in negativo della serata della celebre ultima Sinfonia beethoveniana, quando l'incasso è stato di poco superiore ai 250.000 Euro circa.
-L'ultima notizia positiva, una volta registrati i successi clamorosi di botteghino e posti venduti, riguarda la stagione prossima, quella del 2018, quando le serate saranno una in meno di quest'anno, 47 e non 48, e si svolgerà dal 22 giugno al 1 settembre. I titoli rappresentati, cinque in tutto, saranno: Carmen, in apertura, con la regia di De Ana, in un nuovo allestimento; di De Ana sarà anche la regia dell Barbiere di alcuni anni fa; due opere con la regia di Zeffirelli (Aida, Turandot) e Nabucco, con la regia di Bernard. Anche la prossima stagione si preannuncia come un ulteriore grande successo.
Saluti dall'Arena che, fra breve, si godrà il meritato risposo di due mesi, a seguito della chiusura per risparmio, concessa da Fuortes ai dipendenti affaticati.
venerdì 1 settembre 2017
Dopo Girondini chiunque può candidarsi alla sovrintendenza dell'Arena di Verona
In Italia qualunque carriera, alla quale non si acceda per meriti e per regolare concorso-e sono ben poche, specie nella pubblica amministrazione, la si fa militando come 'fedelissimo' di qualcuno. E siccome il capitano, nel cui esercito occorre militare per far carriera, è solitamente poco capace, pur onesto nella migliore delle ipotesi, le conclusioni sulla identità dei 'fedelissimi' son facili da tirare.
Francesco Girondini, diplomato geometra, fedelissimo di Tosi, militante leghista, ha fatto la sua carriera politica a Verona ed in Regione, anche nel settore della cultura - nel quale chiunque ha qualche chance in Italia - per la sua fede leghista. Una volta al potere, il grande Tosi, diploma di scuola superiore, lo ha voluto al suo fianco e gli ha affidato per molti anni - troppi! - la guida dell'Arena di Verona. Che lui da bravo geometra poco c'è mancato che la facesse cadere a pezzi. Ma è riuscito nell'impresa, quasi impossibile, di affondarla in un mare di debiti, nonostante che l'Arena abbia la platea più grande e più invidiata del mondo, intorno ai 13.000 posti, che, se ben amministrata, potrebbe costituire una rendita ricca e sicura per le casse dell'Istituzione musicale veronese.
A conferma della bravura del Tosi amministratore, va aggiunto che lui, per i cinque anni in cui è stato sindaco di Verona, e il suo scudiero Girondini sovrintendente dell'Arena, non ha voluto nella sua giunta un assessore alla cultura, ritenendo di potervi provvedere da solo. Come ha fatto. Magnificamente.
Girondini, dal canto suo, non è stato da meno, e in un mondo di ciechi lui che aveva un occhio solo, quello del geometra, è stato anche presidente dell'Associazione che riunisce le fondazioni liriche italiane, incarico che ora tiene Cristiano Chiarot, carico di onori e competenze, trasferitosi da Venezia a Firenze ( che è arrivato al vertice della fondazioni lirica veneziana attraverso l'intera trafila interna, partendo dall'Ufficio stampa, ma che, per un periodo, è stato capo segreteria dell'allora sindaco di Venezia, l'ex ministro Paolo Costa, mantenendo anche l'incarico in Fenice).
Ancora. Girondini dall'amico e signore Tosi s'è fatto dare il compenso fra i più alti in Italia : 200.000 Euro più 50.000 a risultato (siamo sicuri che ha avuto anche il premio; ma per aver affondato l'Arena! un bel risultato); ed ha messo su, un inutile museo (AMO) costato oltre un milione di Euro, poco frequentato. Ci vien da pensare all'analogo Museo del Teatro San Carlo messo su da Nastasi, anche per mettervi a lavorare la sua mogliettina, Giulia Minoli.
Ad un certo punto l'hanno dovuto cacciare, Girondini, con la sola opposizione di Tosi, per non far tecnicamente fallire l'Arena. E Tosi gli ha affidato per non ridurlo alla miseria, una società, filiata dall'Arena, che si occupa di avvenimenti extra lirici che naturalmente era ed è in attivo (sfilate di tanga e reggiseni, balletti sul ghiaccio, concerti rock). Non come l'Arena che, per prima avrebbe dovuto benficiarne.
Da Roma, Franceschini, dimostrando di non conoscere nel mondo della lirica che due o tre persone, che candida per ogni cosa, manda a Verona come commissario il prode Carlo Fuortes, sovrintendente a Roma, con l'incarico di tagliare, tagliare. Fuortes trova in sede, già al lavoro per la causa, Francesca Tartarotti, figlia del barone rosso Francesco Micheli, assai in auge come amministratrice nell'era Renzi. D'amore e d'accordo, i due licenziano il corpo di ballo (una ventina di unità), proponendosi di ricorrere alla bisogna a ballerini esterni, e chiudono la fondazione per due mesi l'anno, in autunno, con un risparmio valutato sui 2.500.000 Euro circa).
Carlo Fuortes, che sull'esempio di Franceschini, anche lui conosce poco del mondo della lirica e si fida di pochissime persone, d'accordo col ministro, chiama alla sovrintendenza, restando lui commissario (che pasticcio!) Giuliano Polo che è dirigente dell'Accademia di S. Cecilia, suo affittuario e che quindi conosce bene. Mai stato, prima di arrivare all'Arena, sovrintendente, neppure della banda del suo paese d'origine. Lui , a sua volta, richiama in servizio Paola Fontecedro, che conosce dai tempi di s. Cecilia, che ora vive dalle parti di Verona e che già in Arena ha avuto un incarico una decina di anni fa, facendola tonare all'Ufficio stampa.
E la direzione artistica? Mandato a casa Paolo Gavazzeni, con un commissario e sovrintendente che certamente non sono in grado di formare un cast, il solerte Fuortes ed il fido Polo,, non hanno pensato a sostituirlo; c'é però un 'vice direttore artistico', Giampiero Sobrino. E la confusione cresce sotto le arcate dell'Arena.
Della quale s'è anche saputo che non ha proprio tutte in regola le caratteristiche per ospitare pubblici spettacoli (vie d'uscita in regola, deposito esterno di materiale scenografico ecc..!) e che da anni va avanti attraverso deroghe alle leggi, contenute nella cosiddetta 'milleprooroghe'!
Ora in Arena, Fuortes e Polo attendono il via libera di Padoan per l'accesso al fondo salva lirica, che dovrebbe arrivare questo mese. Dopo di che il suo commissariamento ed anche la sovrintendenza Polo dovrebbero terminare.
Nel frattempo a Verona ci sono state le comunali, vinte dal candidato del centrodestra, l'avv. Federico Sboarina, il quale ha subito nominato l'assessore alla cultura - fondamentale ancor più in una città come Verona, nella persona dell'avv. Francesca Briani, che ha già esperienza nel settore.
Cosa farà Sboarina, sulla cui scrivania fra i primi dossier da esaminare c'è quello dell'Arena?
Polo ha dichiarato, senza vergogna che gli piacerebbe restare a Verona come sovrintendente. Cosa pensa Sboarina, che vuole per le partecipate del Comune persone competenti, ed anche il suo nuovo assessore, non sappiamo.
Di nuovo sappiamo che all'incarico di sovrintendente aspira anche Cecilia Gasdia, cantante, che in
questi anni ha diretto l'Opera Academy Verona, altra filiazione dell'Arena, e che debutterebbe alla guida di una grande fondazione lirica con grandissimi problemi. Anni fa nel CdA dell'Arena aveva militato un' altra cantante veronese, Gigliola Cinquetti, il cui passaggio nulla ha lasciato di memorabile. La Gasdia è stata capolista di Fratelli d'ITalia, altro partito che ha appoggiato la candidature di Sboarina. Conterà nelle decisiooni di Sboarina, come la militanza leghista- ma solo quella non avendo altre compteneze - valse per Girondini con Tosi?
Francesco Girondini, diplomato geometra, fedelissimo di Tosi, militante leghista, ha fatto la sua carriera politica a Verona ed in Regione, anche nel settore della cultura - nel quale chiunque ha qualche chance in Italia - per la sua fede leghista. Una volta al potere, il grande Tosi, diploma di scuola superiore, lo ha voluto al suo fianco e gli ha affidato per molti anni - troppi! - la guida dell'Arena di Verona. Che lui da bravo geometra poco c'è mancato che la facesse cadere a pezzi. Ma è riuscito nell'impresa, quasi impossibile, di affondarla in un mare di debiti, nonostante che l'Arena abbia la platea più grande e più invidiata del mondo, intorno ai 13.000 posti, che, se ben amministrata, potrebbe costituire una rendita ricca e sicura per le casse dell'Istituzione musicale veronese.
A conferma della bravura del Tosi amministratore, va aggiunto che lui, per i cinque anni in cui è stato sindaco di Verona, e il suo scudiero Girondini sovrintendente dell'Arena, non ha voluto nella sua giunta un assessore alla cultura, ritenendo di potervi provvedere da solo. Come ha fatto. Magnificamente.
Girondini, dal canto suo, non è stato da meno, e in un mondo di ciechi lui che aveva un occhio solo, quello del geometra, è stato anche presidente dell'Associazione che riunisce le fondazioni liriche italiane, incarico che ora tiene Cristiano Chiarot, carico di onori e competenze, trasferitosi da Venezia a Firenze ( che è arrivato al vertice della fondazioni lirica veneziana attraverso l'intera trafila interna, partendo dall'Ufficio stampa, ma che, per un periodo, è stato capo segreteria dell'allora sindaco di Venezia, l'ex ministro Paolo Costa, mantenendo anche l'incarico in Fenice).
Ancora. Girondini dall'amico e signore Tosi s'è fatto dare il compenso fra i più alti in Italia : 200.000 Euro più 50.000 a risultato (siamo sicuri che ha avuto anche il premio; ma per aver affondato l'Arena! un bel risultato); ed ha messo su, un inutile museo (AMO) costato oltre un milione di Euro, poco frequentato. Ci vien da pensare all'analogo Museo del Teatro San Carlo messo su da Nastasi, anche per mettervi a lavorare la sua mogliettina, Giulia Minoli.
Ad un certo punto l'hanno dovuto cacciare, Girondini, con la sola opposizione di Tosi, per non far tecnicamente fallire l'Arena. E Tosi gli ha affidato per non ridurlo alla miseria, una società, filiata dall'Arena, che si occupa di avvenimenti extra lirici che naturalmente era ed è in attivo (sfilate di tanga e reggiseni, balletti sul ghiaccio, concerti rock). Non come l'Arena che, per prima avrebbe dovuto benficiarne.
Da Roma, Franceschini, dimostrando di non conoscere nel mondo della lirica che due o tre persone, che candida per ogni cosa, manda a Verona come commissario il prode Carlo Fuortes, sovrintendente a Roma, con l'incarico di tagliare, tagliare. Fuortes trova in sede, già al lavoro per la causa, Francesca Tartarotti, figlia del barone rosso Francesco Micheli, assai in auge come amministratrice nell'era Renzi. D'amore e d'accordo, i due licenziano il corpo di ballo (una ventina di unità), proponendosi di ricorrere alla bisogna a ballerini esterni, e chiudono la fondazione per due mesi l'anno, in autunno, con un risparmio valutato sui 2.500.000 Euro circa).
Carlo Fuortes, che sull'esempio di Franceschini, anche lui conosce poco del mondo della lirica e si fida di pochissime persone, d'accordo col ministro, chiama alla sovrintendenza, restando lui commissario (che pasticcio!) Giuliano Polo che è dirigente dell'Accademia di S. Cecilia, suo affittuario e che quindi conosce bene. Mai stato, prima di arrivare all'Arena, sovrintendente, neppure della banda del suo paese d'origine. Lui , a sua volta, richiama in servizio Paola Fontecedro, che conosce dai tempi di s. Cecilia, che ora vive dalle parti di Verona e che già in Arena ha avuto un incarico una decina di anni fa, facendola tonare all'Ufficio stampa.
E la direzione artistica? Mandato a casa Paolo Gavazzeni, con un commissario e sovrintendente che certamente non sono in grado di formare un cast, il solerte Fuortes ed il fido Polo,, non hanno pensato a sostituirlo; c'é però un 'vice direttore artistico', Giampiero Sobrino. E la confusione cresce sotto le arcate dell'Arena.
Della quale s'è anche saputo che non ha proprio tutte in regola le caratteristiche per ospitare pubblici spettacoli (vie d'uscita in regola, deposito esterno di materiale scenografico ecc..!) e che da anni va avanti attraverso deroghe alle leggi, contenute nella cosiddetta 'milleprooroghe'!
Ora in Arena, Fuortes e Polo attendono il via libera di Padoan per l'accesso al fondo salva lirica, che dovrebbe arrivare questo mese. Dopo di che il suo commissariamento ed anche la sovrintendenza Polo dovrebbero terminare.
Nel frattempo a Verona ci sono state le comunali, vinte dal candidato del centrodestra, l'avv. Federico Sboarina, il quale ha subito nominato l'assessore alla cultura - fondamentale ancor più in una città come Verona, nella persona dell'avv. Francesca Briani, che ha già esperienza nel settore.
Cosa farà Sboarina, sulla cui scrivania fra i primi dossier da esaminare c'è quello dell'Arena?
Polo ha dichiarato, senza vergogna che gli piacerebbe restare a Verona come sovrintendente. Cosa pensa Sboarina, che vuole per le partecipate del Comune persone competenti, ed anche il suo nuovo assessore, non sappiamo.
Di nuovo sappiamo che all'incarico di sovrintendente aspira anche Cecilia Gasdia, cantante, che in
questi anni ha diretto l'Opera Academy Verona, altra filiazione dell'Arena, e che debutterebbe alla guida di una grande fondazione lirica con grandissimi problemi. Anni fa nel CdA dell'Arena aveva militato un' altra cantante veronese, Gigliola Cinquetti, il cui passaggio nulla ha lasciato di memorabile. La Gasdia è stata capolista di Fratelli d'ITalia, altro partito che ha appoggiato la candidature di Sboarina. Conterà nelle decisiooni di Sboarina, come la militanza leghista- ma solo quella non avendo altre compteneze - valse per Girondini con Tosi?
venerdì 11 agosto 2017
Sovrintendente Fuortes, basta con le cifre manipolate a proprio favore e con le battaglie sempre vittoriose. Le cose stanno diversamente.
Quest'anno Caracalla ha superato ogni record di incasso, aumentando le entrate del 23%, e il pubblico del 25,5%, salito da 61.650 dell'anno scorso, ai 77.600 di quest'anno; quasi 16.000 in più -
ha dichiarato il sovrintendente Carlo Fuortes.
(Tanto per fare un paragone, l'anno scorso 'Luglio suona bene' all'Auditorium registrò il più basso indice di riempimento della cavea, registrando appena 77.000 spettatori, stando al comunicato ufficiale di Musica per Roma. Ora la cavea ha una capienza inferiore a Caracalla, poco più di 3000 posti, e dunque se le serate sono state pari di numero, quota 77.000 è il minimo mai registrato all'Auditorium; mentre Fuortes lo presenta come un record per Caracalla; mentre record sarebbe se il pubblico si attestasse intorno a 100.000 o più. Dunque anche questo resoconto di fine estate di Fuortes non convince).
Fuortes, che è un tecnico specializzato nell'economia della cultura e che i conti come anche i paralleli con il passato dovrebbe saperli fare, non dice che l'anno scorso a Caracalla ci sono state 25 serate, contro le 29 di quest'anno, dunque con una disponibilità di 16.000 posti in più, quest'anno:
praticamente coincide con l'aumento di pubblico registrato a Caracalla ora. Si dovrebbe quindi dire che il pubblico di quest'anno è stato pari a quello dell'anno scorso, e che l'aumento è semplicemente il risultato delle 4 serate in più.
Nella stagione Caracalla 2016 si sono avute 25 serate, con una disponibilità di 100.000 posti circa; ne risultarono occupati - a detta di Fuortes che ha paragonato la stagione presente a quella passata, 61.850, il che vuol dire che 38.150 restarono, nelle 25 serate, vuoti, cioè a dire 1.500 circa a sera, facendo una media.
Quest'anno, che secondo quel che dice Fuortes, è stato battuto ogni record, per le 29 serate i posti disponibili erano complessivamente 110.000. Ne sono risultati occupati, sempre secondo il sovrintendente, 77.600; perciò complessivamente sono rimasti vuoti 32.400 posti, facendo una media: oltre 1000 posti a sera sui 4000 disponibili, sono rimasti invenduti.
Allora quale grande differenza con l'estate 2016? Nessuna. Quest'anno 1000 posti circa invenduti ogni sera, l'anno scorso 1500 circa. Un miglioramento c'è stato, e di questo saremmo felici a parità di numero di spettacoli che quest'anno sono aumentati di quattro unità.
Ma quella platea dovrebbe essere piena ogni sera; ed invece, anche quest'anno non lo è stata. Speriamo che il sovrintendente mediti sulle sue sbandierate 'vittorie di pirro/fuortes'.
Se poi vogliamo fermarci in particolare sugli incassi, anche in questo caso i conti di Fuortes non tornano.
Ha dichiarato che quest'anno Caracalla ha incassato circa 780.000 Euro in più dell'anno scorso, quando aveva incassato circa 3.340.000 Euro, mentre quest'anno circa 4.120.000.
Ed ha specificato che il successo di stagione estiva si è avuto con Carmen, che ha fatto incassare 1.200.000 Euro, dunque 120.000 Euro circa, di media, per ciascuna delle 10 serate.
Ma se le altre 19 serate hanno fatto incassare all'incirca 3.000.000 di Euro, vorrà dire che ciascuna di quelle serate ha fatto arrivare nelle casse dell'Opera più di 150.000 Euro a sera. Naturalmente parliamo sempre di una media. E allora il successo di Caracalla 2017, quanto a incassi, non è stata Carmen, ma qualunque altro spettacolo ( opera, balletto, extra) di Caracalla 2017. Prima di sparare cifre, Fuortes rifaccia bene i conti, magari aiutandosi con una calcolatrice che sicuramente sarebbe molto più precisa ed esatta di lui.
ha dichiarato il sovrintendente Carlo Fuortes.
(Tanto per fare un paragone, l'anno scorso 'Luglio suona bene' all'Auditorium registrò il più basso indice di riempimento della cavea, registrando appena 77.000 spettatori, stando al comunicato ufficiale di Musica per Roma. Ora la cavea ha una capienza inferiore a Caracalla, poco più di 3000 posti, e dunque se le serate sono state pari di numero, quota 77.000 è il minimo mai registrato all'Auditorium; mentre Fuortes lo presenta come un record per Caracalla; mentre record sarebbe se il pubblico si attestasse intorno a 100.000 o più. Dunque anche questo resoconto di fine estate di Fuortes non convince).
Fuortes, che è un tecnico specializzato nell'economia della cultura e che i conti come anche i paralleli con il passato dovrebbe saperli fare, non dice che l'anno scorso a Caracalla ci sono state 25 serate, contro le 29 di quest'anno, dunque con una disponibilità di 16.000 posti in più, quest'anno:
praticamente coincide con l'aumento di pubblico registrato a Caracalla ora. Si dovrebbe quindi dire che il pubblico di quest'anno è stato pari a quello dell'anno scorso, e che l'aumento è semplicemente il risultato delle 4 serate in più.
Nella stagione Caracalla 2016 si sono avute 25 serate, con una disponibilità di 100.000 posti circa; ne risultarono occupati - a detta di Fuortes che ha paragonato la stagione presente a quella passata, 61.850, il che vuol dire che 38.150 restarono, nelle 25 serate, vuoti, cioè a dire 1.500 circa a sera, facendo una media.
Quest'anno, che secondo quel che dice Fuortes, è stato battuto ogni record, per le 29 serate i posti disponibili erano complessivamente 110.000. Ne sono risultati occupati, sempre secondo il sovrintendente, 77.600; perciò complessivamente sono rimasti vuoti 32.400 posti, facendo una media: oltre 1000 posti a sera sui 4000 disponibili, sono rimasti invenduti.
Allora quale grande differenza con l'estate 2016? Nessuna. Quest'anno 1000 posti circa invenduti ogni sera, l'anno scorso 1500 circa. Un miglioramento c'è stato, e di questo saremmo felici a parità di numero di spettacoli che quest'anno sono aumentati di quattro unità.
Ma quella platea dovrebbe essere piena ogni sera; ed invece, anche quest'anno non lo è stata. Speriamo che il sovrintendente mediti sulle sue sbandierate 'vittorie di pirro/fuortes'.
Se poi vogliamo fermarci in particolare sugli incassi, anche in questo caso i conti di Fuortes non tornano.
Ha dichiarato che quest'anno Caracalla ha incassato circa 780.000 Euro in più dell'anno scorso, quando aveva incassato circa 3.340.000 Euro, mentre quest'anno circa 4.120.000.
Ed ha specificato che il successo di stagione estiva si è avuto con Carmen, che ha fatto incassare 1.200.000 Euro, dunque 120.000 Euro circa, di media, per ciascuna delle 10 serate.
Ma se le altre 19 serate hanno fatto incassare all'incirca 3.000.000 di Euro, vorrà dire che ciascuna di quelle serate ha fatto arrivare nelle casse dell'Opera più di 150.000 Euro a sera. Naturalmente parliamo sempre di una media. E allora il successo di Caracalla 2017, quanto a incassi, non è stata Carmen, ma qualunque altro spettacolo ( opera, balletto, extra) di Caracalla 2017. Prima di sparare cifre, Fuortes rifaccia bene i conti, magari aiutandosi con una calcolatrice che sicuramente sarebbe molto più precisa ed esatta di lui.
venerdì 4 agosto 2017
Adesso FUORTES cambia tecnica nei proclami di vittoria. Il pubblico aumenta ovunque a Roma
Sembra, da quel che si è letto ieri, che a Caracalla Carmen di Bizet, l'opera di punta della presente stagione - le altre due sono Nabucco e Tosca - abbia fatto furore; e l'aumento di pubblico - come scriveva Rory Cappelli su Repubblica - abbia riguardato oltre Caracalla ( il dato era riferito però solo a Carmen) anche la rassegna dell'Auditorium, Luglio suona bene che quest'anno ha superato , quanto a pubblico, anche la stagione precedente.
Prima di analizzare il dato relativo a Carmen, due cose vogliamo dire alla Cappelli.
Primo, che Carmen che si è vista ed ascoltata a Caracalla , 'in versione pop... nella riduzione diretta da....' altro non era che la Carmen di Bizet, come un teatro d'opera propone ogni volta. Nessuna riduzione dunque, caso mai avrebbe dovuto scrivere . ' con la direzione di...' che è ben altra cosa.
Secondo, che i dati di affluenza di pubblico di questo luglio all'Auditorium, meno male che hanno superato quelli della stagione 2016, quando toccarono il minimo degli anni vicini .
Perciò se Capeplli, Rory, si documentasse sui dati prima di scrivere e capisse che la Carmen di Caracalla non era stata 'ridotta 'se non per Lei, povera!, farebbe più bella figura.
Ed ora veniamo a Fuortes ed ai suoi successi alle terme di Caracalla per Carmen. Finora non ha sparato cifre sull'affluenza, si è solo limitato a far dire ai suoi megafoni ufficiali, che nelle dieci recite l'opera di Bizet ha fatto incassare al teatro 1.200.000 Euro. Un modo nuovo di offrire dati che lo mette al riparo da critiche - conti alla mano - relativi alla disponibilità dei posti ( 4000 posti per sera) ed alla loro occupazione.
I biglietti per Carmen andavano da 25 Euro a 100 per le poltronissime. Se il teatro ha incassato 1.200.000 Euro è certo che la platea delle dici recite dell'opera non è stata mai piena dal primo all'ultimo posto. Infatti considerando che la disponibilità complessiva per le dieci repliche era di 40.000 posti, la somma sbandierata verrebbe dall'occupazione di tutti i posti a 30 Euro. E siccome i biglietti partivano da quasi 30 Euro ( 25 per la precisione) per salire fino a 100, vuol dire che quei posti non sono stati occupati tutti ogni sera, altrimenti l'incasso avrebbe avuto ben altra consistenza.
Dunque anche questa volta, nonostante gli strombazzamenti ai quali siamo abituati, l'Opera di Roma a Caracalla ha avuto una 'vittoria di Pirro-Fuortes', per Carmen. Per gli altri titoli...
Quanto agli incassi, sempre Fuortes, e sempre per Caracalla 2017, ha rivelato che quest'anno si è incassato 4.120.000 circa di Euro, contro i 3.340.000 circa dell'anno scorso, con un aumento di 780.000 Euro.
Rifacciamo qualche conto? Sempre secondo Fuortes, il successo della stagione è stata Carmen che nelle 10 repliche ha fatto incassare 1.2000.000 Euro; e perciò le altre 19 serate complessivamente quasi 3.000.000, perciò un pò più- come media- di Carmen. Come fa allora ad essere il successo di Caracalla 2017, se le altre 19 serate hanno fatto guadagnare di media oltre 150.000 Euro a sera, contro le 120.000 di Carmen?
Prima di analizzare il dato relativo a Carmen, due cose vogliamo dire alla Cappelli.
Primo, che Carmen che si è vista ed ascoltata a Caracalla , 'in versione pop... nella riduzione diretta da....' altro non era che la Carmen di Bizet, come un teatro d'opera propone ogni volta. Nessuna riduzione dunque, caso mai avrebbe dovuto scrivere . ' con la direzione di...' che è ben altra cosa.
Secondo, che i dati di affluenza di pubblico di questo luglio all'Auditorium, meno male che hanno superato quelli della stagione 2016, quando toccarono il minimo degli anni vicini .
Perciò se Capeplli, Rory, si documentasse sui dati prima di scrivere e capisse che la Carmen di Caracalla non era stata 'ridotta 'se non per Lei, povera!, farebbe più bella figura.
Ed ora veniamo a Fuortes ed ai suoi successi alle terme di Caracalla per Carmen. Finora non ha sparato cifre sull'affluenza, si è solo limitato a far dire ai suoi megafoni ufficiali, che nelle dieci recite l'opera di Bizet ha fatto incassare al teatro 1.200.000 Euro. Un modo nuovo di offrire dati che lo mette al riparo da critiche - conti alla mano - relativi alla disponibilità dei posti ( 4000 posti per sera) ed alla loro occupazione.
I biglietti per Carmen andavano da 25 Euro a 100 per le poltronissime. Se il teatro ha incassato 1.200.000 Euro è certo che la platea delle dici recite dell'opera non è stata mai piena dal primo all'ultimo posto. Infatti considerando che la disponibilità complessiva per le dieci repliche era di 40.000 posti, la somma sbandierata verrebbe dall'occupazione di tutti i posti a 30 Euro. E siccome i biglietti partivano da quasi 30 Euro ( 25 per la precisione) per salire fino a 100, vuol dire che quei posti non sono stati occupati tutti ogni sera, altrimenti l'incasso avrebbe avuto ben altra consistenza.
Dunque anche questa volta, nonostante gli strombazzamenti ai quali siamo abituati, l'Opera di Roma a Caracalla ha avuto una 'vittoria di Pirro-Fuortes', per Carmen. Per gli altri titoli...
Quanto agli incassi, sempre Fuortes, e sempre per Caracalla 2017, ha rivelato che quest'anno si è incassato 4.120.000 circa di Euro, contro i 3.340.000 circa dell'anno scorso, con un aumento di 780.000 Euro.
Rifacciamo qualche conto? Sempre secondo Fuortes, il successo della stagione è stata Carmen che nelle 10 repliche ha fatto incassare 1.2000.000 Euro; e perciò le altre 19 serate complessivamente quasi 3.000.000, perciò un pò più- come media- di Carmen. Come fa allora ad essere il successo di Caracalla 2017, se le altre 19 serate hanno fatto guadagnare di media oltre 150.000 Euro a sera, contro le 120.000 di Carmen?
sabato 1 luglio 2017
I conti della serva in tasca a Fuortes per l'Opera a Caracalla
Ad oggi sarebbero stati venduti 38.000 biglietti dei 110.000 circa, quanti sono i posti disponibili della grande platea delle Terme romane ( 4.000 posti) considerando che fra opere, balletto ed extra ( Einaudi e Battiato), le serate di spettacolo quest'estate a Caracalla saranno in tutto 29. Fin qui le dichiarazioni di Fuortes, alla vigilia della prima dell'opera Carmen che avrà dieci repliche in tutto, contro le poche unità di Tosca e Nabucco - le due in tutto otto appena.
Non pensiamo che Fuortes abbia voluto dire che le dieci serate di Carmen erano ormai tutte esaurite, non gli crederemmo, anche perchè in quei 38.000 biglietti venduti ce ne saranno stati qualche migliaio delle tre serate con Einaudi e Battiato, e qualche altro migliaio per le altre due opere in cartellone, oltre che per Bolle, che solitamente fa il pienone, per la gioia degli amanti del balletto, e la piena soddisfazione degli sguardi voraci delle signore innamorate del fisico del noto ballerino.
Comunque, ad oggi, a stagione appena iniziata, un terzo dei biglietti disponibili, attenendoci sempre alle strombazzate di Fuortes, sarebbe stato venduto. Staremo a vedere se ugual sorte toccherà anche agli altri due terzi - e noi saremmo i primi a gioirne, ma non per Fuortes, ma per il teatro dell'Opera - che potranno finalmente far cantar vittoria, a battaglia finita, a Fuortes. Il quale solitamente, a distanza ravvicinata, per non raccontare anche di perdite e ferite, non pubblica mai il suo bollettino di guerra, mentre lo fa sempre molto tempo dopo, contando anche sulla scarsa memoria o benevolenza dei suoi ascoltatori, come fa anche con il bilancio del teatro.
Del quale bilancio il commissario governativo preposto al fondo 'salva teatri', ha scritto cose non proprio lusinghiere, nell'ultima sua relazione di qualche mese fa. Fuortes s'è difeso, con il bilancio chiuso in pareggio, ma il festival contemporaneo saltato, e con il buco pregresso che pian pianino ripianerà. Ammesso che riesca a far aumentare il pubblico, anche attraverso le sue 'operacamion', e diminuire le spese, mantenendo alta la produttività del teatro.
Intanto ha cancellato il festival che gli costava intorno al milione di Euro (giustificandolo con il diminuito finanziamento del Campidoglio, perciò nessun risparmio), ha cancellato il nuovo allestimento previsto per l'opera Un romano a Marte di Montalti-Compagno, ed ha cancellato dalla direzione artistica anche Giorgio Battistelli (strano che dopo le dichiarazioni di Fuortes: "non avrei dovuto assumerlo', Battistelli non si sia fatto sentire, replicando pubblicamente) ed anche i suoi concerti, risparmiando anche in questo caso, forse, altri due o trecento mila Euro in tutto, o forse più. Non è granchè, per ripianare un debito di una sessantina di milioni, ma da una parte, prima o poi, occorre cominciare.
Se pensa di rifarsi con le repliche e il noleggio dell'allestimento della costosissima Traviata, messa in scena da Sofia Coppola con i costumi di Valentino, finge di non sapere che un allestimento costoso come quello è stato ( quasi due milioni di Euro il costo complessivo - una enormità - che per legge non dovrebbe essere consentito!) prima che si ripaghi e cominci a rendere, occorre che ce ne passi di tempo.
Non pensiamo che Fuortes abbia voluto dire che le dieci serate di Carmen erano ormai tutte esaurite, non gli crederemmo, anche perchè in quei 38.000 biglietti venduti ce ne saranno stati qualche migliaio delle tre serate con Einaudi e Battiato, e qualche altro migliaio per le altre due opere in cartellone, oltre che per Bolle, che solitamente fa il pienone, per la gioia degli amanti del balletto, e la piena soddisfazione degli sguardi voraci delle signore innamorate del fisico del noto ballerino.
Comunque, ad oggi, a stagione appena iniziata, un terzo dei biglietti disponibili, attenendoci sempre alle strombazzate di Fuortes, sarebbe stato venduto. Staremo a vedere se ugual sorte toccherà anche agli altri due terzi - e noi saremmo i primi a gioirne, ma non per Fuortes, ma per il teatro dell'Opera - che potranno finalmente far cantar vittoria, a battaglia finita, a Fuortes. Il quale solitamente, a distanza ravvicinata, per non raccontare anche di perdite e ferite, non pubblica mai il suo bollettino di guerra, mentre lo fa sempre molto tempo dopo, contando anche sulla scarsa memoria o benevolenza dei suoi ascoltatori, come fa anche con il bilancio del teatro.
Del quale bilancio il commissario governativo preposto al fondo 'salva teatri', ha scritto cose non proprio lusinghiere, nell'ultima sua relazione di qualche mese fa. Fuortes s'è difeso, con il bilancio chiuso in pareggio, ma il festival contemporaneo saltato, e con il buco pregresso che pian pianino ripianerà. Ammesso che riesca a far aumentare il pubblico, anche attraverso le sue 'operacamion', e diminuire le spese, mantenendo alta la produttività del teatro.
Intanto ha cancellato il festival che gli costava intorno al milione di Euro (giustificandolo con il diminuito finanziamento del Campidoglio, perciò nessun risparmio), ha cancellato il nuovo allestimento previsto per l'opera Un romano a Marte di Montalti-Compagno, ed ha cancellato dalla direzione artistica anche Giorgio Battistelli (strano che dopo le dichiarazioni di Fuortes: "non avrei dovuto assumerlo', Battistelli non si sia fatto sentire, replicando pubblicamente) ed anche i suoi concerti, risparmiando anche in questo caso, forse, altri due o trecento mila Euro in tutto, o forse più. Non è granchè, per ripianare un debito di una sessantina di milioni, ma da una parte, prima o poi, occorre cominciare.
Se pensa di rifarsi con le repliche e il noleggio dell'allestimento della costosissima Traviata, messa in scena da Sofia Coppola con i costumi di Valentino, finge di non sapere che un allestimento costoso come quello è stato ( quasi due milioni di Euro il costo complessivo - una enormità - che per legge non dovrebbe essere consentito!) prima che si ripaghi e cominci a rendere, occorre che ce ne passi di tempo.
L'Ambasciata messicana a Roma PROTESTA per la Carmen 'MESSICANA' a Caracalla
La Carmen a Caracalla, più che per i biglietti venduti - Fuortes, come suo solito, spara forte: ad oggi, a stagione appena iniziata, ha strombazzato, sono stati venduti 38.000 biglietti, mentre lo scorso anno, come oggi, i biglietti venduti erano stati appena 13.000; ma lui aveva cantato vittoria, anche l'anno scorso - fa notizia per una singolare protesta, quella dall'Ambasciata del Messico, dove la regista Carrasco ha ambientato l'opera.
"Grossolana e caricaturale la rappresentazione del nostro paese e delle sue tradizioni culturali. L'ambasciata del Messico esprime la sua sorpresa ed indignazione alle autorità dell'Opera per la inelegante e semplicistica rappresentazione del nostro paese'. La protesta è stata inviata anche al sindaco Raggi, presidente di diritto del Teatro dell'Opera.
Forse per la prima volta, il sovrintendente Fuortes, è riuscito nell'impresa di far protestare da un paese occidentale - il Messico è nell'Occidente?- elementi di una rappresentazione operistica. Non era mai accaduto prima in nessun altro luogo, che noi sappiamo. Tranne il caso di qualche anno fa, accaduto in Germania, quando un paese musulmano protestò per allusioni al profeta poco rispettose, contenute in una pièce teatrale od operistica, non ricordiamo.
La storia di Carmen è ambientata in parte in ambienti di contrabbandieri. Forse questo non è piaciuto ai messicani, che sanno bene che il loro paese è al centro del traffico di stupefacenti (il contrabbando in Carmen, riguarda altri settori, naturalmente). o c'è dell'altro? Non posiamo dirvi perché non abbiamo visto l'opera a Caracalla, né la vedremo, neanche per questa ragione.
Non sappiamo se la regista o il teatro abbia emesso un comunicato ufficiale di risposta. Ed anche questo ci interessa assai poco, fermo restando la nostra convinzione che la libertà di espressione, fatta salva la sensibilità delle persone, va comunque rispettata, anzi difesa.
Ci viene in mente la polemica di ugual segno che investì Charlie Hebdo, all'indomani dell'eccidio nella sua redazione di Parigi, a causa delle sue vignette satiriche ed irriverenti. Anche allora ci venne di difendere la libertà del settimanale, fatta salva ecc...ecc...
"Grossolana e caricaturale la rappresentazione del nostro paese e delle sue tradizioni culturali. L'ambasciata del Messico esprime la sua sorpresa ed indignazione alle autorità dell'Opera per la inelegante e semplicistica rappresentazione del nostro paese'. La protesta è stata inviata anche al sindaco Raggi, presidente di diritto del Teatro dell'Opera.
Forse per la prima volta, il sovrintendente Fuortes, è riuscito nell'impresa di far protestare da un paese occidentale - il Messico è nell'Occidente?- elementi di una rappresentazione operistica. Non era mai accaduto prima in nessun altro luogo, che noi sappiamo. Tranne il caso di qualche anno fa, accaduto in Germania, quando un paese musulmano protestò per allusioni al profeta poco rispettose, contenute in una pièce teatrale od operistica, non ricordiamo.
La storia di Carmen è ambientata in parte in ambienti di contrabbandieri. Forse questo non è piaciuto ai messicani, che sanno bene che il loro paese è al centro del traffico di stupefacenti (il contrabbando in Carmen, riguarda altri settori, naturalmente). o c'è dell'altro? Non posiamo dirvi perché non abbiamo visto l'opera a Caracalla, né la vedremo, neanche per questa ragione.
Non sappiamo se la regista o il teatro abbia emesso un comunicato ufficiale di risposta. Ed anche questo ci interessa assai poco, fermo restando la nostra convinzione che la libertà di espressione, fatta salva la sensibilità delle persone, va comunque rispettata, anzi difesa.
Ci viene in mente la polemica di ugual segno che investì Charlie Hebdo, all'indomani dell'eccidio nella sua redazione di Parigi, a causa delle sue vignette satiriche ed irriverenti. Anche allora ci venne di difendere la libertà del settimanale, fatta salva ecc...ecc...
lunedì 12 giugno 2017
Fuortes, sovrintendente dell'Opera di Roma, annuncia in anticipo l'esito vittorioso di una battaglia appena cominciata, le sconfitte le ignora
Ancora una volta, l'ennesima, all'inizio di stagione - nel nostro caso quella estiva dell'Opera di Roma a Caracalla che , oltre i tre titoli d'opera ( Carmen, Tosca, Nabucco), ha alcuni 'extra ( Einaudi, Battiato e Bolle), il sovrintendente Fuortes canta già vittoria. I biglietti venduti sono aumentati, se raffrontati allo stesso periodo dell'anno scorso, del 48% - il che vuol dire che per gli extra, che poco hanno a che fare con l'opera ma che sono un retaggio della passata attività di Fuortes a 'Musica per Roma', i biglietti, prima ancora di iniziare la stagione, sarebbero sulla carta venduti; al punto che si è dovuto aggiungere un'altra serata Bolle, a grande richiesta. Va bene e noi siamo contenti. Ma l'opera come va, come va la prevendita? Ha pensato, il sovrintendente, che facendo nella stessa sera al Costanzi il Viaggio a Reims, e a Caracalla il concerto di Ludovico Einaudi, l'Opera di Roma fa concorrenza a se stessa? C'è pubblico per ambedue? C'era l'anno scorso quando al Costanzi arrivò Zingaro con il suo teatro 'equestre' e a Caracalla era già iniziata la stagione? Evidentemente sì, altrimenti non avrebbe senso ripetere l'errore, a spese della collettività.
Fuortes non è nuovo a simili proclami di vittoria ancor prima che la battaglia cominci. Forte del fatto che a volte accade - non sappiamo se anche nel suo caso - che pensando e volendo con tutte le forze raggiungere un risultato, questo risultato arrivi.
Noi sappiamo - ma questo ovviamente non ci fa piacere - che l'anno scorso, limitandoci a Caracalla, una discreta fetta della grande platea delle terme ogni sera era rimasta vuota. Ma Fuortes dopo aver dato l'annuncio della vittoria, quando dovette battere in ritirata, a vittoria non conseguita, non confermò il proclama di vittoria, per lui era solo procrastinata, tanto meno di amara sconfitta.
Sul terreno delle sconfitte, come altro giudicare l'uscita di scena, di Battistelli, nel silenzio generale (c'è stata solo una intervista del compositore ma nessun comunicato del 'complice' ufficio stampa del teatro) dalla doppia direzione artistica, e la cancellazione, dopo solo un anno, del festival di teatro contemporaneo, il ben noto FFF, che avrebbe dovuto ( perchè? era tanto necessario?) giustificare la presenza di Battistelli al Teatro dell'Opera; e sulla quale Fuortes non ha detto una sola parola neanche di ringraziamento, come si usa, né ha offerto una motivazione plausibile alla cancellazione del festival, oltre quella del diminuito contributo comunale al teatro di 1.100.000 Euro?
Fuortes non è nuovo a simili proclami di vittoria ancor prima che la battaglia cominci. Forte del fatto che a volte accade - non sappiamo se anche nel suo caso - che pensando e volendo con tutte le forze raggiungere un risultato, questo risultato arrivi.
Noi sappiamo - ma questo ovviamente non ci fa piacere - che l'anno scorso, limitandoci a Caracalla, una discreta fetta della grande platea delle terme ogni sera era rimasta vuota. Ma Fuortes dopo aver dato l'annuncio della vittoria, quando dovette battere in ritirata, a vittoria non conseguita, non confermò il proclama di vittoria, per lui era solo procrastinata, tanto meno di amara sconfitta.
Sul terreno delle sconfitte, come altro giudicare l'uscita di scena, di Battistelli, nel silenzio generale (c'è stata solo una intervista del compositore ma nessun comunicato del 'complice' ufficio stampa del teatro) dalla doppia direzione artistica, e la cancellazione, dopo solo un anno, del festival di teatro contemporaneo, il ben noto FFF, che avrebbe dovuto ( perchè? era tanto necessario?) giustificare la presenza di Battistelli al Teatro dell'Opera; e sulla quale Fuortes non ha detto una sola parola neanche di ringraziamento, come si usa, né ha offerto una motivazione plausibile alla cancellazione del festival, oltre quella del diminuito contributo comunale al teatro di 1.100.000 Euro?
lunedì 29 maggio 2017
L'uscita di Battistelli dall'Opera di Roma è arrivata troppo tardi
Inattesa? No, era ora. Anzi doveva uscirne prima, forse non doveva entrarci affatto, Giorgio Battistelli nella direzione artistica dell'Opera di Roma, nominatovi da Fuortes che lui dice di aver sostenuto quando l'attuale sovrintendente, allora commissario, se ne uscì con quella pazza idea che fece ridere il mondo musicale , di 'ESTERNALIZZARE' orchestra e coro, ma non impiegati e tecnici che sono la gran parte dei dipendenti, i quali, senza orchestra e coro, sarebbero rimasti in teatro a girarsi i pollici, come si dice.
In uno dei post che abbiamo riprodotto prima di questo, rimproveravamo a Battistelli, allora componente del consiglio di amministrazione, di tacere sull'argomento, mentre solo Simona Marchini aveva preso coraggio e detto chiaramente che quell'idea di Fuortes era PAZZA- cosa che, più velatamente, aveva detto anche Pappano, nonostante che Fuortes fosse coinquilino del noto direttore di Santa Cecilia, all'Auditorium.
Battistelli, che allora era candidato alla sovrintendenza dell'Accademia di S. Cecilia - e suo contendente era Dall'Ongaro che poi l'ha avuta vinta - taceva, forse per non sbilanciarsi troppo, o per non fare torto a nessuno. Insomma quel suo silenzio 'di sostegno' alla follia di Fuortes venne ripagato con la direzione artistica, la quale però ebbe anche una spinta, anzi costituì una sorta di risarcimento per la mancata elezione a Santa Cecilia.
Oggi Battistelli dichiara di essere andato sempre d'amore e d'accordo con Fuortes, dal quale però oggi si separa, e non perchè sia, oggi in disaccordo. Allora chissà perchè. Lui dice che non ne può più delle critiche interne ed esterne al teatro sulla doppia direzione che, aggiunge, costa meno di una.
Sul costo non saremmo d'accordo perchè le due direzioni artistiche costano un pò più di una.
Il problema è che, senza ipocrisie, le due direzioni - i due direttori - non ne fanno una - uno - in grado di dirigere un teatro d'opera.
E ci spieghiamo.
Alessio Vlad aveva un senso con Muti e signora i quali facevano i cast come avevano fatto alla Scala - racconta Paolo Isotta in un suo recente libro. Isotta, un tempo amico fraterno del maestro e della signora Cristina, è sempre stato e lo è tuttora sostenitore ad oltranza di Alessio Vlad: come lui non ce n'è nessun altro fra i direttori artistici, al mondo. Isotta intende per bravura. Noi, invece, più modestamente, pensiamo per incapacità, anche se sappiamo che oggi pure Alessio Vlad può fare il direttore artistico, fiancheggiato dagli uffici della direzione ed anche dalle invadenti agenzie. E poi Fuortes ha tenuto Vlad, sia sperando che la sua presenza potesse richiamare Muti, che lo aveva messo lì, in teatro ( e sì, Muti abboccava a quell'esile amo!); sia per non crearsi fra i tanti anche il problema della nuova direzione artistica. Abbiamo Vlad, per ora teniamocelo.
Ma allora, se aveva in animo di nominare Battistelli, compositore di successo, perchè non ha licenziato Vlad e messo al suo posto Battistelli? La ragione vera è che nessuno ce lo vedrebbe Battistelli alla direzione artistica di un teatro d'opera.
Quando si lanciavano frecciatine avvelenate l'un contro l'altro, Battistelli diceva del suo predecessore Nicola Sani che 'quello l'opera non sapeva neanche dove stava di casa' ( ma la stessa cosa si potrebbe dire anche di Battistelli, guardando alla sua formazione ed alla sua attività di compositore, oltre che alle dichiarazioni rivolte sempre contro il repertorio della grande tradizione operistica). E Cagli, volendogli rendere pan per focaccia, assumendo indirettamente la difesa di Sani, diceva di Battistelli, quando si era candidato alla sovrintendenza di santa Cecilia, che lui non una stagione, ma neanche un concerto sarebbe stato in grado di organizzare.
Tali dichiarazioni al netto del pittoresco, non cancellano il fondo di verità che le aveva fatte pronunciare
E proprio per tale fondo di verità, ed anche per il conseguente disinteresse di Battistelli verso il repertorio melodrammatico, Fuortes gli aveva dovuto inventare un incarico ad hoc: quello per la musica contemporanea, e per il teatro contemporaneo che Battsitelli certamente conosce e che lo potrebbero candidare a dirigere una istituzione dedicata, ma non un teatro d'opera.
E' assai curioso che l'intervistatore, D'Alò per 'Repubblica', che è del mestiere (e perciò conosce fatti della musica ed anche anfratti,) non abbia chiesto a Battistelli: 'che fine ha fatto il FFF ?( orrenda sigla per un festival sparito dopo la prima edizione'); ed anche di quel Concorso di Composizione, chiuso ormai tre anni fa e il cui vincitore attende ancora che la sua opera - come da bando - venga rappresentata. Ecco questo avrebbe dovuto chiedere D'Alò a Battistelli, oltre che porgergli il microfono per fargli dire solo ciò che voleva. perchè l'altra sua attività e cioè i concerti nei quali c'era sempre un brano di autore contemporaneo, quella chiunque avrebbe saputo farla. Allora spieghi Battistelli che cosa stava a fare all'Opera, senza il festival FFF che, secondo noi, è la vera causa della sua uscita.
Infine sul buco di bilancio dell'Opera, messo in luce dalla relazione da Gianluca Sole, commissario del Governo per le fondazioni lirico-sinfoniche, Battistelli sembra ripetere quel che dissero De Martino, ed anche Vespa, quando vennero a conoscenza - nonostante amministrassero all'epoca il teatro - del buco: non è vero! Insomma un buco all'insaputa degli amministratori passati e presenti che Battistelli vorrebbe colmato, anzi cancellato dai successi della Traviata di Coppola-Valentino (la Traviata di Verdi, non lo dimentichiamo), così glamour (che significa?) ma anche così costosa ( sappiamo cosa vuol dire!).
In uno dei post che abbiamo riprodotto prima di questo, rimproveravamo a Battistelli, allora componente del consiglio di amministrazione, di tacere sull'argomento, mentre solo Simona Marchini aveva preso coraggio e detto chiaramente che quell'idea di Fuortes era PAZZA- cosa che, più velatamente, aveva detto anche Pappano, nonostante che Fuortes fosse coinquilino del noto direttore di Santa Cecilia, all'Auditorium.
Battistelli, che allora era candidato alla sovrintendenza dell'Accademia di S. Cecilia - e suo contendente era Dall'Ongaro che poi l'ha avuta vinta - taceva, forse per non sbilanciarsi troppo, o per non fare torto a nessuno. Insomma quel suo silenzio 'di sostegno' alla follia di Fuortes venne ripagato con la direzione artistica, la quale però ebbe anche una spinta, anzi costituì una sorta di risarcimento per la mancata elezione a Santa Cecilia.
Oggi Battistelli dichiara di essere andato sempre d'amore e d'accordo con Fuortes, dal quale però oggi si separa, e non perchè sia, oggi in disaccordo. Allora chissà perchè. Lui dice che non ne può più delle critiche interne ed esterne al teatro sulla doppia direzione che, aggiunge, costa meno di una.
Sul costo non saremmo d'accordo perchè le due direzioni artistiche costano un pò più di una.
Il problema è che, senza ipocrisie, le due direzioni - i due direttori - non ne fanno una - uno - in grado di dirigere un teatro d'opera.
E ci spieghiamo.
Alessio Vlad aveva un senso con Muti e signora i quali facevano i cast come avevano fatto alla Scala - racconta Paolo Isotta in un suo recente libro. Isotta, un tempo amico fraterno del maestro e della signora Cristina, è sempre stato e lo è tuttora sostenitore ad oltranza di Alessio Vlad: come lui non ce n'è nessun altro fra i direttori artistici, al mondo. Isotta intende per bravura. Noi, invece, più modestamente, pensiamo per incapacità, anche se sappiamo che oggi pure Alessio Vlad può fare il direttore artistico, fiancheggiato dagli uffici della direzione ed anche dalle invadenti agenzie. E poi Fuortes ha tenuto Vlad, sia sperando che la sua presenza potesse richiamare Muti, che lo aveva messo lì, in teatro ( e sì, Muti abboccava a quell'esile amo!); sia per non crearsi fra i tanti anche il problema della nuova direzione artistica. Abbiamo Vlad, per ora teniamocelo.
Ma allora, se aveva in animo di nominare Battistelli, compositore di successo, perchè non ha licenziato Vlad e messo al suo posto Battistelli? La ragione vera è che nessuno ce lo vedrebbe Battistelli alla direzione artistica di un teatro d'opera.
Quando si lanciavano frecciatine avvelenate l'un contro l'altro, Battistelli diceva del suo predecessore Nicola Sani che 'quello l'opera non sapeva neanche dove stava di casa' ( ma la stessa cosa si potrebbe dire anche di Battistelli, guardando alla sua formazione ed alla sua attività di compositore, oltre che alle dichiarazioni rivolte sempre contro il repertorio della grande tradizione operistica). E Cagli, volendogli rendere pan per focaccia, assumendo indirettamente la difesa di Sani, diceva di Battistelli, quando si era candidato alla sovrintendenza di santa Cecilia, che lui non una stagione, ma neanche un concerto sarebbe stato in grado di organizzare.
Tali dichiarazioni al netto del pittoresco, non cancellano il fondo di verità che le aveva fatte pronunciare
E proprio per tale fondo di verità, ed anche per il conseguente disinteresse di Battistelli verso il repertorio melodrammatico, Fuortes gli aveva dovuto inventare un incarico ad hoc: quello per la musica contemporanea, e per il teatro contemporaneo che Battsitelli certamente conosce e che lo potrebbero candidare a dirigere una istituzione dedicata, ma non un teatro d'opera.
E' assai curioso che l'intervistatore, D'Alò per 'Repubblica', che è del mestiere (e perciò conosce fatti della musica ed anche anfratti,) non abbia chiesto a Battistelli: 'che fine ha fatto il FFF ?( orrenda sigla per un festival sparito dopo la prima edizione'); ed anche di quel Concorso di Composizione, chiuso ormai tre anni fa e il cui vincitore attende ancora che la sua opera - come da bando - venga rappresentata. Ecco questo avrebbe dovuto chiedere D'Alò a Battistelli, oltre che porgergli il microfono per fargli dire solo ciò che voleva. perchè l'altra sua attività e cioè i concerti nei quali c'era sempre un brano di autore contemporaneo, quella chiunque avrebbe saputo farla. Allora spieghi Battistelli che cosa stava a fare all'Opera, senza il festival FFF che, secondo noi, è la vera causa della sua uscita.
Infine sul buco di bilancio dell'Opera, messo in luce dalla relazione da Gianluca Sole, commissario del Governo per le fondazioni lirico-sinfoniche, Battistelli sembra ripetere quel che dissero De Martino, ed anche Vespa, quando vennero a conoscenza - nonostante amministrassero all'epoca il teatro - del buco: non è vero! Insomma un buco all'insaputa degli amministratori passati e presenti che Battistelli vorrebbe colmato, anzi cancellato dai successi della Traviata di Coppola-Valentino (la Traviata di Verdi, non lo dimentichiamo), così glamour (che significa?) ma anche così costosa ( sappiamo cosa vuol dire!).
lunedì 8 maggio 2017
Palermo e Roma scoprono l'OPERA CAMION, dopo almeno una ventina d'anni che in Italia viene spesso praticata.
La 'grande' scoperta dell'Opera camion, come se fosse la scoperta dell'America - mentre è solo la scoperta, fuori tempo, dell'acqua calda - che i Teatri lirici di Roma e Palermo vantano come propria e come rivoluzionaria, in effetti, anche in Italia, nella provincia italiana, è scoperta ben nota e praticata.Due soli esempi a cominciare dalla più vicina nel tempo.
Un camion con l'opera bell'e pronta per essere disvelata ed esportata senza grandi spese, nelle cittadine vicine, l'aveva già attrezzato la Istituzione Sinfonica Abruzzese, con sede a L'Aquila, quand'era diretta da Vittorio Antonellini. Ricordiamo che una volta ce ne parlò con entusiasmo.
Ma nella provincia italiana, specie quella più provincia delle altre, l'Opera camion l' ha conosciuta molti e molti anni fa, e di una di queste occasioni fummo noi personalmente testimoni perché coinvolti. Ci consentirete, d'ora in avanti, di parlarvene in prima persona.
Trinitapoli, che è la cittadina pugliese, dove sono nato e dove, in occasione della festa patronale, le bande musicali facevano e fanno fare alla popolazione una specie di ripasso del grande repertorio, quello più popolare, del melodramma italiano, nell'estate dei primi anni Duemila ospitò una di queste rappresentazioni, alla quale fui invitato a partecipare, meglio a presentare l'opera che si rappresentava, e cioè Tosca. Il sindaco mi aveva chiesto una simile cortesia, avendo visto in tv, Rai 1, la trasmissione 'All'Opera!, presentata da Antonio Lubrano e di cui ero autore.
A fianco della Cattedrale di Trinitapoli, in uno spazio raccolto ed idoneo, nel pomeriggio stesso del giorno della rappresentazione, giunse un camion con la scenografia; con un pullman sarebbero giunto più tardi - in effetti molto più tardi, per alcune disavventure occorse al mezzo di locomozione - gli orchestrali e i solisti di canto. L'opera era stata rappresentata il giorno prima in Basilicata o giù di lì. E da lì a Trinitapoli ce ne è di strada. Il camion s'era mosso all'alba per giungere in tempo, il pullman con gli orchestrali ed i cantanti, molto più tardi.
Gli orchestrali ed i cantanti giunsero con molto ritardo, e nonostante la stanchezza per la rappresentazione del giorno prima, ed il viaggio avventuroso, tennero testa - come sanno fare professionisti navigati, anche se non sulla cresta dell'onda - alla rappresentazione.
Il sindaco mi disse che aveva ottenuto la rappresentazione pagando la somma di Euro 7-8000 (non ricordo con esattezza) tutto compreso. L'impresa che organizzava quelle rappresentazioni, che ho sempre definito 'spedizioni punitive', a causa dello stress inutile e dannoso, cui vengono sottoposti i musicisti, veniva, con tutto l'armamentario, da uno dei paesi dell'Est Europa (Romania o Bulgaria). Non credo fosse il primo viaggio operistico in Italia, nè penso sia stato l'ultimo. Forse i lettori di questo blog, delle regioni del meridione d'Italia, potrebbero dare conferma.
Allora, cosa hanno inventato Giambrone e Fuortes, i due Sovrintendenti che vogliono sembrare sempre un passo avanti agli altri? Naturalmente fanno bene a posteggiare il camion nelle piazze di Roma e Palermo, offrendo gratuitamente il melodramma, mentre nei loro teatri costerebbe troppo caro ai cittadini. Ma non pensino che da quelle rappresentazioni vissute come un regalo delle istituzioni alle periferie, derivi un biglietto in più venduto ai loro botteghini, perché in pochi potrebbero permetterselo. Se non ci crdete, date un'occhiata ai prezzi dei biglietti.
Un camion con l'opera bell'e pronta per essere disvelata ed esportata senza grandi spese, nelle cittadine vicine, l'aveva già attrezzato la Istituzione Sinfonica Abruzzese, con sede a L'Aquila, quand'era diretta da Vittorio Antonellini. Ricordiamo che una volta ce ne parlò con entusiasmo.
Ma nella provincia italiana, specie quella più provincia delle altre, l'Opera camion l' ha conosciuta molti e molti anni fa, e di una di queste occasioni fummo noi personalmente testimoni perché coinvolti. Ci consentirete, d'ora in avanti, di parlarvene in prima persona.
Trinitapoli, che è la cittadina pugliese, dove sono nato e dove, in occasione della festa patronale, le bande musicali facevano e fanno fare alla popolazione una specie di ripasso del grande repertorio, quello più popolare, del melodramma italiano, nell'estate dei primi anni Duemila ospitò una di queste rappresentazioni, alla quale fui invitato a partecipare, meglio a presentare l'opera che si rappresentava, e cioè Tosca. Il sindaco mi aveva chiesto una simile cortesia, avendo visto in tv, Rai 1, la trasmissione 'All'Opera!, presentata da Antonio Lubrano e di cui ero autore.
A fianco della Cattedrale di Trinitapoli, in uno spazio raccolto ed idoneo, nel pomeriggio stesso del giorno della rappresentazione, giunse un camion con la scenografia; con un pullman sarebbero giunto più tardi - in effetti molto più tardi, per alcune disavventure occorse al mezzo di locomozione - gli orchestrali e i solisti di canto. L'opera era stata rappresentata il giorno prima in Basilicata o giù di lì. E da lì a Trinitapoli ce ne è di strada. Il camion s'era mosso all'alba per giungere in tempo, il pullman con gli orchestrali ed i cantanti, molto più tardi.
Gli orchestrali ed i cantanti giunsero con molto ritardo, e nonostante la stanchezza per la rappresentazione del giorno prima, ed il viaggio avventuroso, tennero testa - come sanno fare professionisti navigati, anche se non sulla cresta dell'onda - alla rappresentazione.
Il sindaco mi disse che aveva ottenuto la rappresentazione pagando la somma di Euro 7-8000 (non ricordo con esattezza) tutto compreso. L'impresa che organizzava quelle rappresentazioni, che ho sempre definito 'spedizioni punitive', a causa dello stress inutile e dannoso, cui vengono sottoposti i musicisti, veniva, con tutto l'armamentario, da uno dei paesi dell'Est Europa (Romania o Bulgaria). Non credo fosse il primo viaggio operistico in Italia, nè penso sia stato l'ultimo. Forse i lettori di questo blog, delle regioni del meridione d'Italia, potrebbero dare conferma.
Allora, cosa hanno inventato Giambrone e Fuortes, i due Sovrintendenti che vogliono sembrare sempre un passo avanti agli altri? Naturalmente fanno bene a posteggiare il camion nelle piazze di Roma e Palermo, offrendo gratuitamente il melodramma, mentre nei loro teatri costerebbe troppo caro ai cittadini. Ma non pensino che da quelle rappresentazioni vissute come un regalo delle istituzioni alle periferie, derivi un biglietto in più venduto ai loro botteghini, perché in pochi potrebbero permetterselo. Se non ci crdete, date un'occhiata ai prezzi dei biglietti.
mercoledì 5 aprile 2017
Se il Teatro dell'Opera di Roma con Fuortes è in queste condizioni, che ne sarà del Teatro del Maggio a Firenze, con Chiarot?
Quando Francesco Bianchi decideva di gettare la spugna sull'orlo di una drammatica crisi di bilancio - l'ennesima - dell'Opera di Firenze, della quale era stato messo a capo prima come commissario e poi da Sovrintendente, il primo nome che correva sulla bocca di tutti, pensando ad un possibile sostituto/ salvatore, era quello di Fuortes che Franceschini ora e Nastasi, per Franceschini, prima, volevano a capo di tutte le fondazioni, credendolo dotato di capacità taumaturgiche manifestatesi all'Auditorium di Roma - ma solo lì, perchè anche il suo passaggio al Teatro Petruzzelli di Bari, a posteriori, non è stato rose e fiori.
Ma si sa che il 'modello auditorium' non è esportabile per mille ed una ragione, la prima delle quali è che non ha in pianta stabile masse - le definiscono così anche se di qualità - artistiche, come qualunque fondazione lirica; e la seconda che l'Auditorium con la complessa ricchezza di spazi si presta ad essere affittato per qualunque manifestazione, alla Coldiretti, agli estimatori del tango o del flamenco, ad una nazione dell'estremo oriente con la cucina in primo piano che ci fa un festival dimostrativo, ai vari festival: filosofia ,scienza, storia, libri e cinema. E poi la pista di ghiaccio a Natale, e le convention di ogni genere, e le riunioni di Confindustria ecc.. ecc... tutte cose che costano poco e rendono molto. Ma forse oggi l'Auditorium batte in ritirata per la concorrenza della Nuvola di Fuksas, all'Eur.
E poi...poi non va sottovalutato l'apporto finanziario capitolino, forte del quale Fuortes nei dieci anni all'Auditorium viaggiava baldanzoso, perchè garantitogli sempre da governanti amici- e per un pezzo anche da amici 'per caso', Alemanno, che gli mise alle costole Regina (o 'del sigaro toscano') e mandò via Borgna che se la prese molto a ragione. Ora la giunta Raggi, al contrario, chiederà in cambio qualcosa e forse diventerà più sparagnina - anzi lo è già diventata - con le istituzioni culturali cittadine.
Con un medagliere così rilucente sul petto, il generale Fuortes è apparso al miope Franceschini ed anche a Nastasi, che non poteva muovere la sua mole alla stessa velocità del generale,
un 'cristointerra', capace di fare miracoli nella gestione degli enti culturali. Per questo lo mandarono a Bari, lasciandogli anche la gestione dell'Auditorium (ma forse sarà stato lui a puntare i piedi per tenerselo, non sapendo come sarebbe finita l'esperienza barese), poi l'hanno voluto commissario dell'Opera di Roma (sempre mantenendo l'Auditorium) fino alla sua nomina a sovrintendente dell'Opera, dopo la quale ha dovuto, suo malgrado, abbandonare l'Auditorium.
Un solo particolare sulla multigestione di Fuortes. Marino, che d'accordo con Franceschini l'aveva nominato, si faceva vanto di avere il 'mejo' sovrintendente in circolazione, a costo zero. Perchè dall'Opera egli prendeva poche migliaia di Euro. Il quale però - ma questo Marino non lo diceva e tanto meno Fuortes - zitto zitto si è sempre fatto pagare il massimo consentito, come del resto sarebbe giusto per un buon amministratore , e cioè intorno ai 240.000 Euro. Infatti a far raggiungere a Fuortes quella cifra ci pensava l'Auditorium.
Insediatosi come sovrintendete, nessuno ha contestato a Fuortes l'inutile e costosa presenza di due direttori artistici che oggi fanno spendere all'Opera forse più di quanto aveva risparmiato ai primi tempi, ma sempre tenendo presente che a Fuortes pensava l'Auditorium.
Tornando a noi, Fuortes - secondo il detto: fatti un nome poi fotti tutti - Franceschini l'ha voluto come commissario a Verona per salvare l''Arena, disastrata dal Girondini, pupillo di Tosi ( a che punto il salvataggio sia oggi non sappiamo); lui resta ancora commissario, nonostante sia stato nominato un sovrintendente 'a tempo' che Fuortes ha preso dal suo primo domicilio romano: dall'Accademia di Santa Cecilia.
Appena si è diffusa la voce del disastro fiorentino, il primo nome che s'è ascoltato del salvatore, invocato da tutti, è stato ancor una volta quello di Fuortes.
Ora dopo la diagnosi impietosa de 'Il fatto quotidiano' che mette in dubbio il miracolo di Fuortes a Roma, si avrà ancor il coraggio di invocarlo per ogni situazione critica? Forse non più. 'Medice, cura te ipsum' gli direbbero i latini; e poi, semmai dopo che avrai portato la salute a casa tua - l'Opera di Roma - vai a curare anche altri 'extra moenia'.
Ciò detto, pensando al caso dell'Opera di Firenze, che è ancora più drammatico di Roma, Cristiano Chiarot, appena nominato sovrintendente, non dorme sonni tranquilli. Perchè - e lo sa bene anche lui - Firenze non è Venezia, l'Opera di Firenze non è la Fenice; e un teatro disastrato è più difficile (forse impossibile) da gestire di un teatro che ha i conti quasi in ordine o con qualche buchetto.
Ma allora perché ha deciso di andarsi ad immolare, a metaforicamente suicidarsi, lontano da casa? Per ambizione? per incoscienza? Per ambizione ed incoscienza insieme? O per i soldi che Franceschini (Renzi) ha deciso di iniettare nelle casse VUOTE e BUCATE del teatro fiorentino?
Ci viene il dubbio che l'allarme lanciato sul Teatro dell'Opera di Roma, preluda ad una iniezione ministeriale di denaro fresco nella speranza, questa volta almeno, che Fuortes il benedetto miracolo di una sana gestione e del risanamento dei conti riesca a farlo. Inutile sperare nell'aiuto del Campidoglio che ha già fatto capire a Fuortes che non sarà della stessa manica larga dei governi precedenti e che ha già limato il suo contributo che è il più ALTO DI UN COMUNE alla propria fondazione lirica.
E qui si avvera la vecchia profezia/ammonimento di Gian Paolo Cresci : se volete un teatro di 'rappresentanza' tirate fuori i soldi; perchè quelli che si ricevono normalmente non basteranno mai. Tutti lo criticarono, ma poi quando per qualche tempo ci passò dalle stanze della sovrintendenza del Costanzi, anche l'avvocato Vittorio Ripa di Meana, anch'egli fece sua quella profezia/ ammonimento/richiesta; ed ora, senza dirlo apertamente, sta per sottoscrivere anche Fuortes. Perché i miracoli non li fa più nessuno. Capito Chiarot?
Ma si sa che il 'modello auditorium' non è esportabile per mille ed una ragione, la prima delle quali è che non ha in pianta stabile masse - le definiscono così anche se di qualità - artistiche, come qualunque fondazione lirica; e la seconda che l'Auditorium con la complessa ricchezza di spazi si presta ad essere affittato per qualunque manifestazione, alla Coldiretti, agli estimatori del tango o del flamenco, ad una nazione dell'estremo oriente con la cucina in primo piano che ci fa un festival dimostrativo, ai vari festival: filosofia ,scienza, storia, libri e cinema. E poi la pista di ghiaccio a Natale, e le convention di ogni genere, e le riunioni di Confindustria ecc.. ecc... tutte cose che costano poco e rendono molto. Ma forse oggi l'Auditorium batte in ritirata per la concorrenza della Nuvola di Fuksas, all'Eur.
E poi...poi non va sottovalutato l'apporto finanziario capitolino, forte del quale Fuortes nei dieci anni all'Auditorium viaggiava baldanzoso, perchè garantitogli sempre da governanti amici- e per un pezzo anche da amici 'per caso', Alemanno, che gli mise alle costole Regina (o 'del sigaro toscano') e mandò via Borgna che se la prese molto a ragione. Ora la giunta Raggi, al contrario, chiederà in cambio qualcosa e forse diventerà più sparagnina - anzi lo è già diventata - con le istituzioni culturali cittadine.
Con un medagliere così rilucente sul petto, il generale Fuortes è apparso al miope Franceschini ed anche a Nastasi, che non poteva muovere la sua mole alla stessa velocità del generale,
un 'cristointerra', capace di fare miracoli nella gestione degli enti culturali. Per questo lo mandarono a Bari, lasciandogli anche la gestione dell'Auditorium (ma forse sarà stato lui a puntare i piedi per tenerselo, non sapendo come sarebbe finita l'esperienza barese), poi l'hanno voluto commissario dell'Opera di Roma (sempre mantenendo l'Auditorium) fino alla sua nomina a sovrintendente dell'Opera, dopo la quale ha dovuto, suo malgrado, abbandonare l'Auditorium.
Un solo particolare sulla multigestione di Fuortes. Marino, che d'accordo con Franceschini l'aveva nominato, si faceva vanto di avere il 'mejo' sovrintendente in circolazione, a costo zero. Perchè dall'Opera egli prendeva poche migliaia di Euro. Il quale però - ma questo Marino non lo diceva e tanto meno Fuortes - zitto zitto si è sempre fatto pagare il massimo consentito, come del resto sarebbe giusto per un buon amministratore , e cioè intorno ai 240.000 Euro. Infatti a far raggiungere a Fuortes quella cifra ci pensava l'Auditorium.
Insediatosi come sovrintendete, nessuno ha contestato a Fuortes l'inutile e costosa presenza di due direttori artistici che oggi fanno spendere all'Opera forse più di quanto aveva risparmiato ai primi tempi, ma sempre tenendo presente che a Fuortes pensava l'Auditorium.
Tornando a noi, Fuortes - secondo il detto: fatti un nome poi fotti tutti - Franceschini l'ha voluto come commissario a Verona per salvare l''Arena, disastrata dal Girondini, pupillo di Tosi ( a che punto il salvataggio sia oggi non sappiamo); lui resta ancora commissario, nonostante sia stato nominato un sovrintendente 'a tempo' che Fuortes ha preso dal suo primo domicilio romano: dall'Accademia di Santa Cecilia.
Appena si è diffusa la voce del disastro fiorentino, il primo nome che s'è ascoltato del salvatore, invocato da tutti, è stato ancor una volta quello di Fuortes.
Ora dopo la diagnosi impietosa de 'Il fatto quotidiano' che mette in dubbio il miracolo di Fuortes a Roma, si avrà ancor il coraggio di invocarlo per ogni situazione critica? Forse non più. 'Medice, cura te ipsum' gli direbbero i latini; e poi, semmai dopo che avrai portato la salute a casa tua - l'Opera di Roma - vai a curare anche altri 'extra moenia'.
Ciò detto, pensando al caso dell'Opera di Firenze, che è ancora più drammatico di Roma, Cristiano Chiarot, appena nominato sovrintendente, non dorme sonni tranquilli. Perchè - e lo sa bene anche lui - Firenze non è Venezia, l'Opera di Firenze non è la Fenice; e un teatro disastrato è più difficile (forse impossibile) da gestire di un teatro che ha i conti quasi in ordine o con qualche buchetto.
Ma allora perché ha deciso di andarsi ad immolare, a metaforicamente suicidarsi, lontano da casa? Per ambizione? per incoscienza? Per ambizione ed incoscienza insieme? O per i soldi che Franceschini (Renzi) ha deciso di iniettare nelle casse VUOTE e BUCATE del teatro fiorentino?
Ci viene il dubbio che l'allarme lanciato sul Teatro dell'Opera di Roma, preluda ad una iniezione ministeriale di denaro fresco nella speranza, questa volta almeno, che Fuortes il benedetto miracolo di una sana gestione e del risanamento dei conti riesca a farlo. Inutile sperare nell'aiuto del Campidoglio che ha già fatto capire a Fuortes che non sarà della stessa manica larga dei governi precedenti e che ha già limato il suo contributo che è il più ALTO DI UN COMUNE alla propria fondazione lirica.
E qui si avvera la vecchia profezia/ammonimento di Gian Paolo Cresci : se volete un teatro di 'rappresentanza' tirate fuori i soldi; perchè quelli che si ricevono normalmente non basteranno mai. Tutti lo criticarono, ma poi quando per qualche tempo ci passò dalle stanze della sovrintendenza del Costanzi, anche l'avvocato Vittorio Ripa di Meana, anch'egli fece sua quella profezia/ ammonimento/richiesta; ed ora, senza dirlo apertamente, sta per sottoscrivere anche Fuortes. Perché i miracoli non li fa più nessuno. Capito Chiarot?
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OPERA DI ROMA. IL MIRACOLO DI FUORTES, FORSE SOLO MILLANTATO
Noi tante volte abbiamo espresso dubbi sui miracoli che quasi ogni giorno Carlo Fuortes andava proclamando di compiere nel suo teatro, complici i giornali. Oggi lo fa anche con un lungo articolo 'Il fatto quotidiano' mettendo insieme le relazioni del commissario Sole, i dati della Corte dei Conti e i conti del teatro, che ha un buco che non accenna ad essere ricoperto e che anzi s'è fatto ancora più profondo, nonostante le iniezioni di denaro della legge Bray . E poi tutti gli altri coefficienti che nel corso di questi ultimi anni abbiamo via via evidenziato della gestione Fuortes.
Ora si arriva addirittura a dire - da fonte anonima ma bene informata del Ministero di Franceschini - che il fallimento del teatro nel 2018 è inevitabile.
Gli elementi che lo fanno temere sono tanti.
La massa di personale amministrativo, quasi cento unità, contro i 300 complessivi di orchestra coro e ballerini, ai quali vanno aggiunti i 150 circa tecnici, che complessivamente assorbono il 67% del bilancio del teatro. Una cifra!
L'aumento considerevole dei costi di produzione degli spettacoli, che sarebbero dovuti scendere; e la preoccupante assenza di sponsor sostanziosi - mentre Fuortes sbandierava che gli sponsor stavano facendo la fila fuori del suo ufficio per portargli soldi in quantità.
A proposito di uno di essi, il famoso pirata malese, ricchissimo, con moglie cantante al seguito, che siede nel consiglio di amministrazione del teatro, per il quale noi abbiamo segnalato quello squallido spettacolo ospitato nei Fori per l'Anno santo, ed appaltato all'Opera di Roma. Ora vengono fuori delle cose non proprio belle anche sulla gestione amministrativa di quella schifezza. Che ebbe l'imprimatur sia del Vaticano che del ministero ed anche i soldi.
La doppia direzione artistica ( Vlad-Battistelli) che non ha nessuna degna ragion d'essere per ambedue i casi. Per Vlad l'ha solo nel proseguimento di una gestione fallimentare come quella di De Martino; per Battistelli, nel trovargli una sistemazione anche nella Capitale (oltre quella fiorentina) dopo che era stato trombato all'Accademia di Santa Cecilia da uno più tutto di lui come Dall'Ongaro.
E poi quelle pazze idee del rimescolamento e travaso di pubblico, con i concerti pop che forse costano più di quel che rendono - come emerge da alcuni conti, nonostante l'aumento delle entrate del botteghino.
Lo stesso Fuortes che voleva esternalizzare orchestra e coro, poco più di duecento persone, non ha mai pensato che dei cento amministrativi - che sarebbero dovuti restare in teatro - una buona metà era inutile. ecc... ecc...
Da ultimo, l'assunzione nel 2016 di un addetto stampa che è un pensionato statale, che aveva anni sessantasette, mentre si poteva pensare a qualche giovane professionista...
Il miracolo Fuortes è perciò solo rinviato o mai ci sarà?
martedì 4 aprile 2017
Via degli Avignonesi a Roma, dove anche Picasso andava a puttane
Erano così famose nel mondo le 'allegre' fanciulle di Avignone, se per la loro sede lavorativa a Roma, diedero addirittura il nome alla strada - via degli Avignonesi, una sorta di 'Via del Campo' romana - nella quale si mettevano in vetrina per la gioia dei frequentatori maschietti?
A Napoli, durante la presentazione delle celebrazioni in onore di Picasso, ad un secolo esatto dal suo viaggio in Italia ( Roma, Napoli e Pompei), alla presenza del ministro, i relatori che hanno parlato dei vari progetti - ad eccezione di Fuortes che, dopo aver fatto notare che il 'suo' teatro dell'Opera, ma quello di allora, era un crocevia di arte e cultura di livello e rinomanza internazionali, e per questa ragione ha deciso di ricordare la ricorrenza-evento non con una celebrazione 'accademica' e neppure 'convenzionale', ma mettendo in palcoscenico due attori e due pianisti per la solita lettura con il zum zum sotto - hanno fatto a gara a chi le sparava più grosse, mostrando di avere una preparazione sull'argomento pari a zero, molto simile a quella di studenti universitari quando si presentano agli esami, dopo una notte di baldoria in discoteca.
Cominciamo da Mario De Simoni, amministratore delegato di ALES, la società del ministero che s'è pappata anche ARCUS, che s'è prodotto in una esegesi poco pittorica, del celebre quadro di Picasso, 'Le demoiselles d'Avignon' appunto. Il quale quadro, terminato nei primi anni del Novecento (1906 -7), ebbe la sua definitiva denominazione, solo una decina d'anni dopo, precisamente nel 1916, quando venne per la prima volta esposto; mentre Picasso, ammesso che sia stato un frequentatore dei bordelli di Via degli Avignonesi a Roma, venne nella città eterna l'anno appresso, che ora si celebra per la ricorrenza centenaria. Insomma secondo il dotto manager quella titolazione faceva l'occhiolino alle peccaminose frequentazioni romane del pittore. Neanche le date sono chiare al manager. De Simoni ha avuto come spalla la direttrice del Museo di Palazzo Barberini, dove sarà esposto il celebre sipario in autunno.
Forse andrebbe chiarito a De Simoni, che innanzitutto Avignone non era celebre nel mondo per le sue 'maison et demoiselle de plaisir'; e che quella indicazione geografica faceva forse riferimento ad una via di Barcellona con lo stesso nome, dove forse Picasso, in gioventù aveva conosciuto il piacere mercenario. E a proposito di via degli Avignonesi, a Roma, a De Simoni andrebbe ricordato che quella strada sarà stata anche nota per i postriboli, uno o più che fossero non ha importanza, ma soprattutto per la 'Casa d'arte Bragaglia' aperta l'anno dopo il viaggio in Italia di Picasso ed anche per il celebre 'Teatro degli Indipendenti' fondato dai Bragaglia nel 1921, teatro di ben altre scorribande, sconosciute al manager culturale ministeriale De Simoni
Ma non è l'unico a dire sciocchezze De Simoni, gli fa compagnia il direttore del Museo di Capodimonte - dove veniva fatta la presentazione e dove il 10, giorno della celebrazione 'farlocca' al Teatro dell'Opera di Roma,verrà aperta la mostra dedicata a Picasso che comprende l'esposizione del celebre grande sipario per Parade, progettato nel corso di quel viaggio a Roma, e terminato a Parigi, dove venne utilizzato nel maggio di quello stesso anno, al debutto di Parade, opera di Cocteau/Satie/Massine/Picasso (ed anche Depero per alcuni costumi)
Il notissimo direttore del noto museo napoletano, Sylvain Bellenger, la spara grossa anche lui, quando afferma che quello del 1917 fu l'unico viaggio di Picasso in Italia, mentre tutti sanno che in Italia il grande pittore fece un altro viaggio nel 1949. Si vede che non ha neanche ripassato la lezione prima di presentarsi all'esame del pubblico.
Chissà come avrebbe giudicato quella antica trinità: Cocteau/Satie/ Picasso, la attuale discendenza, di tutt' altra razza: Fuortes/De Simoni/ Bellenger.
A Napoli, durante la presentazione delle celebrazioni in onore di Picasso, ad un secolo esatto dal suo viaggio in Italia ( Roma, Napoli e Pompei), alla presenza del ministro, i relatori che hanno parlato dei vari progetti - ad eccezione di Fuortes che, dopo aver fatto notare che il 'suo' teatro dell'Opera, ma quello di allora, era un crocevia di arte e cultura di livello e rinomanza internazionali, e per questa ragione ha deciso di ricordare la ricorrenza-evento non con una celebrazione 'accademica' e neppure 'convenzionale', ma mettendo in palcoscenico due attori e due pianisti per la solita lettura con il zum zum sotto - hanno fatto a gara a chi le sparava più grosse, mostrando di avere una preparazione sull'argomento pari a zero, molto simile a quella di studenti universitari quando si presentano agli esami, dopo una notte di baldoria in discoteca.
Cominciamo da Mario De Simoni, amministratore delegato di ALES, la società del ministero che s'è pappata anche ARCUS, che s'è prodotto in una esegesi poco pittorica, del celebre quadro di Picasso, 'Le demoiselles d'Avignon' appunto. Il quale quadro, terminato nei primi anni del Novecento (1906 -7), ebbe la sua definitiva denominazione, solo una decina d'anni dopo, precisamente nel 1916, quando venne per la prima volta esposto; mentre Picasso, ammesso che sia stato un frequentatore dei bordelli di Via degli Avignonesi a Roma, venne nella città eterna l'anno appresso, che ora si celebra per la ricorrenza centenaria. Insomma secondo il dotto manager quella titolazione faceva l'occhiolino alle peccaminose frequentazioni romane del pittore. Neanche le date sono chiare al manager. De Simoni ha avuto come spalla la direttrice del Museo di Palazzo Barberini, dove sarà esposto il celebre sipario in autunno.
Forse andrebbe chiarito a De Simoni, che innanzitutto Avignone non era celebre nel mondo per le sue 'maison et demoiselle de plaisir'; e che quella indicazione geografica faceva forse riferimento ad una via di Barcellona con lo stesso nome, dove forse Picasso, in gioventù aveva conosciuto il piacere mercenario. E a proposito di via degli Avignonesi, a Roma, a De Simoni andrebbe ricordato che quella strada sarà stata anche nota per i postriboli, uno o più che fossero non ha importanza, ma soprattutto per la 'Casa d'arte Bragaglia' aperta l'anno dopo il viaggio in Italia di Picasso ed anche per il celebre 'Teatro degli Indipendenti' fondato dai Bragaglia nel 1921, teatro di ben altre scorribande, sconosciute al manager culturale ministeriale De Simoni
Ma non è l'unico a dire sciocchezze De Simoni, gli fa compagnia il direttore del Museo di Capodimonte - dove veniva fatta la presentazione e dove il 10, giorno della celebrazione 'farlocca' al Teatro dell'Opera di Roma,verrà aperta la mostra dedicata a Picasso che comprende l'esposizione del celebre grande sipario per Parade, progettato nel corso di quel viaggio a Roma, e terminato a Parigi, dove venne utilizzato nel maggio di quello stesso anno, al debutto di Parade, opera di Cocteau/Satie/Massine/Picasso (ed anche Depero per alcuni costumi)
Il notissimo direttore del noto museo napoletano, Sylvain Bellenger, la spara grossa anche lui, quando afferma che quello del 1917 fu l'unico viaggio di Picasso in Italia, mentre tutti sanno che in Italia il grande pittore fece un altro viaggio nel 1949. Si vede che non ha neanche ripassato la lezione prima di presentarsi all'esame del pubblico.
Chissà come avrebbe giudicato quella antica trinità: Cocteau/Satie/ Picasso, la attuale discendenza, di tutt' altra razza: Fuortes/De Simoni/ Bellenger.
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