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mercoledì 26 aprile 2017

E' morto Guazzaloca, ex sindaco di Bologna. Da Liegi lo piange Stefano Mazzonis

L'altro ieri ci siamo occupati del Teatro di Liegi amministrato - sembra bene - da una decina d'anni da Stefano Mazzonis. Ce ne siamo occupati sia perché aveva presentato la nuova stagione sia per la nomina di Speranza Scappucci a direttore principale del teatro.
 Ora ce ne occupiamo - in coincidenza con un fatto doloroso: la morte, a 73 anni, dell'ex sindaco di Bologna, Guazzaloca, detto anche il 'macellaio' al quale, ai tempi, tutti riconobbero una buona amministrazione - per raccontare la storia per cui Stefano Mazzonis, senza Guazzaloca (e Pierferdinando Casini, suo sostenitore politico) non sarebbe mai arrivato a Liegi.

Come si sa il sindaco presiede il Consiglio di amministrazione della Fondazione lirica della sua città, e i suoi poteri non sono ininfluenti.  Ci scuserete se non saremo precisi con gli anni.
 Accadeva che la carica di sovrintendente del Teatro Comunale di Bologna fosse vacante - non ricordiamo se per conclusione di mandato o per fuoruscita degli amministratori, causa  buchi di bilancio ( la storia del Comunale bolognese è regolarmente segnata da tali buchi, compreso l'attuale, con Sani al vertice).
 In quegli anni, come abbiamo accennato, Casini contava qualcosa, certamente molto più di quanto non conti ora. Nella sua segreteria  lavorava, con un  incarico di prestigio, da quel che ricordiamo, Maria Delogu, vedova di Casini, Claudio, musicologo, morto prematuramente, imparentato con Pierferdi. La quale intercede presso il suo capo per la nomina a Bologna del suo compagno di allora Stefano Mazzonis, il nobile di Pralafera che, al suo attivo, all'epoca, di un qualche rilievo aveva solo  l'organizzazione/direzione dei Concerti  Italcable, con i soldi della importante compagnia telefonica (oltre una o due regie fatta in casa per operine lì rappresentate. Nulla di speciale)

Pierferdi ci mette un attimo e risolve, giusta l'indicazione della sua collaboratrice indirettamente imparentata con lui, il problema all'amico. Suggerisce con una certa forza a Guazzaloca il nome di Mazzonis. Guazzaloca non è in grado - ma neanche Pierferdi - di valutare l'idoneità professionale del candidato suggerito, e nomina Mazzonis  propostogli dal suo sponsor politico. 
Mazzonis sbarca a Bologna, chiama a lavorare con sè, un direttore artistico di nome molto più forte di lui, e  in coppia affiatatisima si mettono al timone della nave bolognese. Dalla cui navigazione è venuta la nomina successiva a Liegi, vantando nel  suo curriculum, Mazzonis, che aveva partecipato al bando del teatro belga, la 'sovrintendenza' a Bologna'. Il resto è storia nota. Lui è lì da parecchi anni  e, ripetiamo, sembra faccia bene.

Questa storia,  che crediamo già nota, l' abbiamo voluto comunque  nuovamente raccontare, per confermarci nell'idea che senza l'intervento della mala ( qui come in altri casi di buono non c'è proprio nulla!) politica, in Italia è quasi impossibile far carriera. Ciò non toglie che qualche rarissima volta, come nel caso di Mazzonis Stefano ( attenzione a non confonderlo con suo cugino, Cesare Mazzonis, anche lui di Pralafera, che ha fatto carrierissima in Italia nel medesimo settore, ma che aveva cominciato facendo il 'portaborse', nel senso più nobile del termine, di Francesco Siciliani, allora in Rai) che  la scelta si sia rivelata giusta, a guardare i risultati di questi anni.

Condoglianze alla famiglia Guazzaloca. E auguri di mille altre sovrintendenze a Stefano Mazzonis di Pralafera, dopo Liegi

martedì 23 giugno 2015

L'orchestra sinfonica nazionale della Rai ha nuovi vertici, ma sempre la stessa musica:direttori e interpreti tutti stranieri.

L'orchestra rimasta invita della Rai , con sede a Torino e la qualifica di 'nazionale' - un tempo la Rai ne aveva ben quattro ( torino,roma,milano,napoli) - ha presentato nei giorni scorsi la sua nuova dirigenza e la stagione prossima, 2o15.16, ultima affidata al direttore Valcuha, che dalla stagione successiva sarà sostituito da James Conlon, alla presenza del direttore generale della Rai, Gubitosi e della dirigente sotto la cui resposnabilità passa l'orchestra, e cioè 'Rai Cultura' affidata alla direzione della Calandrelli, da cui dipende oltre che la cultura in Rai, anche Rai5. La quale Rai 5, ha assicurato la Calandrelli, dei 26 concerti che compongono la stagione da ottobre a giugno, ne trasmetterà sulla rete Rai5, di sua competenza, uno al mese, mentre tutti i concerti saranno trasmessi, in diretta, da Radio 3. Sovrintendente dell'Orchestra, dopo l'uscita di dall'Ongaro, insediatosi all'Accademia di Santa Cecilia al posto di Cagli, è stata nominata Paola Carruba - il suo nome circolava da tempo - mentre l'incarico di direttore artistico a Cesare Mazzonis, viene prorogato di un anno.
 Le maggiori novità però si riscontrano nella programmazione, dove novità non ve ne sono nella scelta dei direttori ed interpreti che, come accade da anni e noi da anni andiamo sottolineando ed accusando, sono quasi esclusivamente stranieri.
(Ci sarà una ragione perchè questa musica  non  cambia musica. chi ha tempo si dedichi a controlalre le agenzie dalle quali arrivano tutti gli artisti ospiti. Perchè gli italiani, dai tempi di dall'Ongaro, sono praticamente assenti? E' senza motivo,  forse pura casualità che tocca solo gli italiani e da molte stagioni? Perchè non si va a vedere se c'è del marcio, anche lì? Non ci sarà, ne siamo sicuri; ma controllare non guasta!). Su 26 concerti, appena quattro i direttori italiani: Angius, Dantone( Bach), d'Espinosa, Bisanti (' pucciniana'). Sì, è vero, il direttore stabile attuale, Valcuha, ne dirige parecchi, e Conlon comincia ad entrare  nella programmazione di 'prepotenza'  -necessaria prima di insediarvisi ufficialmente - ma poi  per tutti gli altri, possibile che non ve ne erano altrettanto invitabili fra gli italiani, e parliamo anche degli interpreti sia vocali che strumentali, tutti stranieri. Nessuno si indigna e si muove per protestare a gran voce? Vadano tutti a quel paese.

domenica 12 ottobre 2014

Di Cesare Mazzonis, quando tentò di far cacciare un giovane critico musicale da Paese Sera, dove lavorava,senza riuscirci Appellandosi ai 'compagni'.

Ieri, solo ieri, avevamo promesso, ed ora teniamo fede alla promessa, che avremmo raccontato una brutta storia , una storia di sopruso e che il democraticissimo Cesare Mazzonis osò nei nostri confronti, quando lui era direttore artistico dell'Orchestra sinfonica della RAI di Roma, e noi muovevamo i primi passi nel mondo giornalistico per il quotidiano Paese Sera, alla fine degli anni Settanta.
Il giovane cronista, quale noi eravamo, entusiasta del suo nuovo lavoro, destinato all'edizione pomeridiana del celebre quotidiano, più esattamente alla ben nota pagina 'Stasera a Roma', governata da Riccardo Minuti, al quale dobbiamo l'inizio del nostro lavoro di critico, ricca di informazioni e consigli sulle attività di spettacolo della serata romana, faceva quotidianamente proposte al responsabile della pagina - in quegli stessi anni muovevano i primi passi a Paese Sera altri nostri colleghi, che però si occupavano d'altro e dunque giornalistica,ente più utili e preziosi, come Paolo Boccacci, Fausto Giani, Massimo Lugli.
Nel corso delle vacanze estive, verso la fine, domandammo al responsabile della redazione 'Spettacoli' se era interessato ad ospitare delle anticipazioni sulla imminente stagione dell'Orchestra sinfonica della RAI di Roma, guidata da Cesare Mazzonis (esiste anche un altro Mazzonis, Stefano, cugino del primo, anche lui ha fatto carriera in campo musicale, partito come dirigente Italcable, addetto alle pubbliche relazioni se ricordiamo bene, appassionato di musica, a seguito dei 'Concerti Italcable'  della domenica, organizzati per conto della sua società al Teatro Sistina, è oggi direttore artistico al Teatro di Liegi; e prima a Bologna, dietro suggerimento di Pierferdinando Casini  - lui che c'entra?  eppure c'entra  - ma di lui parleremo magari un'altra volta). 
Alla risposta affermativa, contattammo Mazzonis, il quale ci fissò un appuntamento nel suo ufficio di Viale Mazzini, dove lo incontrammo alla data stabilita. Ci fornì alcune anticipazioni, non il calendario completo della stagione, secondo i patti, e noi confezionammo l'articolo e lo consegnammo al giornale, dove apparve immediatamente dopo. Nessuno disse nulla all'uscita del pezzo, tanto meno Mazzonis, visto che le notizie ce le aveva fornito proprio lui, assecondando il costume giornalistico di cercare notizie, prima che diventino di pubblico dominio.

Senonché quando ci fu la conferenza stampa, Cesare Mazzonis, evidentemente pentito, si ricordò delle anticipazioni uscite su Paese Sera,  forse un mese o due prima, a seguito delle informazioni da lui stesso forniteci - altrimenti, da chi altro? - e chiese a Piero Dallamano, critico ufficiale del giornale, al quale collaborava anche Bruno Cagli, il nostro licenziamento - premettiamo che non fummo mai assunti, nonostante i due anni intensissimi di collaborazione - con la seguente motivazione: “se anche voi che siete giornali 'amici' (intendeva PCI) invalidate il senso della conferenza stampa - come noi avevamo fatto anticipando alcune notizie - allora... e perciò Acquafredda deve essere punito. 
Vigliacco di un Mazzonis che se la prende con un giovane cronista. Dallamano acconsentì e chiamò, seduta stante, il responsabile degli Spettacoli chiedendo che fossimo licenziato. La decisione ci venne comunicata immediatamente, e fu comunicata anche al responsabile della pagina 'Stasera a Roma' per la quale giornalmente lavoravamo, e cioè a Riccardo Minuti, il quale si oppose dicendo che potevamo continuare a scrivere per la sua pagina, pur con il divieto di scrivere sugli 'Spettacoli' che avevano ospitato quelle nostre anticipazioni, il cui materiale ci era stato fornito da Cesare Mazzonis - è bene ribadirlo. 
In seguito riprendemmo a scrivere anche per la pagina degli Spettacoli, fino al giorno del nostro licenziamento ad opera di Giuseppe Fiori, fresco direttore chiamato a mettere ordine nel giornale. Oggi si direbbe a 'ristrutturare' che tradotto in termini  più chiari vuol dire licenziare il più possibile. E, fra i primi a farne le spese, noi che ci occupavamo di un argomento, come la musica cosiddetta seria, che evidentemente a lui non interessava affatto. Boccacci, Gianì, Lugli, invece, restarono fino a quando non furono chiamati dalla nascente 'Repubblica' insieme ad altri, come Dondi e Dietrich.  

venerdì 10 ottobre 2014

Teatro Regio di Torino. Vergnano, Noseda, Fournier

Vergano e  Noseda non possono più convivere, ormai fanno vita da separati in casa, o l'uno o l'altro deve andar via. Non possono più restare ambedue ai vertici del Regio di Torino - è quanto scrivevano  a settembre i giornali bene informati , come la Stampa, la quale aggiungeva che l'assessore alla cultura di Torino, Braccialarghe, sparava a zero sia contro l'uno che contro l'altro, avendo per ciascuno pallottole dedicate.
Poi il miracolo: Vergnano vuole che Noseda vada via? E Noseda resta. Noseda , che aveva fatto da testimone di nozze a Vergnano, vuole separarsi definitivamente da lui, e Vergnano resta. Quale salutare balsamo abbia usato Fassino non è dato sapere, nè possiamo pensare che il balsamo  usato abbia nome e cognome e cioè: Gaston Fournier-Facio, coordinatore artistico del Teatro alla Scala dal 2007, sotto Lissner, e prima con il medesimo, o quasi, incarico a Santa Cecilia, e prima ancora al Maggio Fiorentino, dopo un passaggio con Henze a Montepulciano e con Bussotti alla Biennale - ma qui  parliamo dei tempi della seconda guerra mondiale. Fournier ha sessantasette anni, è sposato a Leonetta Bentivoglio, ed è papa di un giovanissimo compositore, appena diciassettenne che proprio l'altro ieri, in concomitanza con la sua candidatura a Torino, ha debuttato al Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno con una operina (melologo), nell'ambito del festival gestito da Ada Gentile, 'Nuovi spazi musicali'.
 Gaston Fournier ha un curriculum di tutto rispetto, come attendente alla direzione artistica, e in aggiunta 'conosce le lingue', che oggi conta assai - si diceva la stessa cosa di Cesare Mazzonis, tanti anni fa, quando da mancato cantante, alle dipendenze di Francesco Siciliani, giunse alla Scala, dopo l'esperienza alla RAI di Roma, che noi ricordiamo per una sua prova di grande meschinità nei nostri confronti - che un giorno racconteremo.
 Però questo non bastava al cursus honorum di Fournier, se hanno ritenuto di  dover aggiungere sue esperienze artistiche sia al Covent Garden che al Festival di Salisburgo. Bugie millantate  che nel suo curriculum istituzionale nel sito della Scala, ovviamente, non compaiono. Con Londra e Salisburgo, nonostante parli molte lingue, non ha mai avuto rapporti professionali inerenti la direzione artistica, se non forse in occasione di coproduzioni con Santa Cecilia o con la Scala, dove invece, come si sa, ha lavorato. E questo per Torino dovrebbe bastare ed avanzare.
 Con Londra, ad essere precisi, forse sì. Quando ci è andato con l'avv. Vittorio Ripa di Meana, sotto la gestione Berio a Santa Cecilia, per fare concretamente al m. Pappano, la proposta di venire a Roma. Pappano lo aveva segnalato lui a Berio,  fidandosi innanzitutto delle prime interviste fatte da sua moglie, Leonetta Bentivoglio al direttore, per Repubblica, quando era a Bruxelles e forse ancora non si sapeva della sua andata a Londra. Fatto sta che Pappano viene a Roma, dopo la morte di Berio,  quando succede al compositore il poeta musicologo Cagli, alla presidenza di Santa Cecilia. Pappano arriva a Roma, ma la convivenza , nella direzione artistica fra Fournier e  Bucarelli - della corte di Cagli - non funziona. Fournier prende la strada di Milano - noi pensammo per 'spianare la via dell'arrivo a Pappano, al termine del suo mandato a Roma e Londra', come poi non è stato. Che la sua partenza da Roma fosse il frutto dell'evidente dissidio con Cagli, fu a tutti esplicitamente noto, quando  Cagli alla presentazione della prima stagione senza l'aiuto di Fournier, non lo ringraziò neppure a denti stretti, come si usa fare fra persone civili,  e dovette farlo Pappano che a Fournier e sua moglie, Bentivoglio, doveva riconoscere qualche parte nella sua venuta a Roma. Solo noi  facemmo notare lo sgarbo.
 Ed ancora noi, oggi, facciamo notare che non c'era assolutamente bisogno che facesse scrivere delle sue inesistenti esperienze a Londra e Saliburgo, quasi che Roma, Firenze e Milano non fossero sufficienti ad accreditarlo presso un teatro italiano non di primissima grandezza,  e dove  certamente non è tornata la pace fra sovrintendente  (attaccato alla poltrona da ormai 15 anni) e direttore musicale (con grande voglia di crescere) come forse fra breve riemergerà. In quel caso Fournier, che alle prime armi ebbe esperienza anche diplomatica, dovrà usare anche quella sua arma segreta per non vivere in un inferno a Torino.

mercoledì 19 marzo 2014

Accademia Filarmonica Romana. Va in scena l'opera buffa dei direttori. D'Amico dalla Filarmonica alla Filarmonica.

Nuovo cambio al vertice della Filarmonica Romana presieduta da Paolo Baratta, vice presidente Matteo D'Amico, nel consiglio direttivo Panni, Ballola, Dall'Ongaro ( Ballola, Dall'Ongaro e D'Amico sono  anche nel consiglio di amministrazione di Santa Cecilia: che casino,  povera santa! ). Questa comunanza di uomini, di intenti e di interessi ci aveva fatto scrivere qualche mese fa della prossima possibile fusione fra Santa Cecilia e Filarmonica. A Cesare Mazzonis, dimessosi anzitempo per motivi personali, succede Matteo D'Amico.
 Cesare Mazzonis era arrivato, tornato, a Roma in estate con l'incarico di direttore artistico, succedendo all' indimenticato Cappelletto; ha preparato qualche sbarco della sua Orchestra Rai alla Filarmonica - in questo progetto non era solo, alla Filarmonica - s'è fatto pagare poco, anzi pochissimo :appena 7000 Euro fino a febbraio (ma forse era solo per febbraio, mentre per il semestre del 2013 il dato non viene fornito, chissà per quale ragione) e poi se ne va. Ovvio che la decisione di andar via era maturata da tempo, altrimenti non si capirebbe la ragione di quel compenso 'fino a febbraio', come si legge nel sito - dove speriamo di leggere quanto prima il compenso per Matteo D'Amico. E c'è subito un altro pronto a sostituirlo, guarda caso cercato lontano  dall'Accademia,  cioè nella presidenza dell'Accademia. Matteo D'Amico è infatti dell'Accademia vice presidente. Il nuovo direttore - si legge nel buffo e beffardo comunicato stampa ufficiale - tenuto all'oscuro  del nuovo incarico, appresa la notizia della nomina -  Baratta pensa che portiamo tutti l'anello al naso - ha ringraziato e ha dichiarato che farà di tutto per rendersi degno di tale responsabilità. Non va dimenticato che, per il  ripetersi del solito gioco dell'oca, D'Amico è già stato direttore artistico della Filarmonica agli inizi degli anni Duemila.
 I misteri della vita musicale romana si infittiscono e moltiplicano. A Santa Cecilia c'è chi dice che Cagli stia preparando la sua successione - lo hanno scritto i giornali indicando anche il candidato che sta facendo il necessario apprendistato sotto l'ala protettrice dell'attuale sovrintendente. All'Opera  le acqua sono agitate, chissà se Muti continuerà, se Fuortes riuscirà a tirar fuori quel vascello dal mare in tempesta; alla Filarmonica pasticciano sempre fra di loro e con gli stessi giocatori. di condominio e di loggia.
 Infine,  una nota sulla eleggibilità (ineleggibilità!) di Matteo D'Amico. La legge vigente riguardante  il codice dei pubblici dipendenti, cosiddetta legge Brunetta, prevede  nel caso in cui si voglia affidare un incarico esterno ad un pubblico dipendente ( D'Amico è professore al Conservatorio di Santa Cecilia , e come tale già non poteva fare il vice presidente, che è incarico anche amministrativo vietato dalla legge ), si debba  PREVENTIVAMENTE domandarne l'autorizzazione all'ente pubblico, il quale comunque può concedere l'autorizzazione  solo se si stratta di incarichi  occasionali, saltuari, di breve durata, quale appunto la direzione artistica non può essere in alcun modo considerata, se non con un atto ulteriore,  falso sotto ogni profilo. Ma, come si sa, chi comanda se ne fotte delle leggi, almeno che qualcuno non impugni simili atti davanti ad un tribunale, tanto se si aspetta che si muovano i  ministeri competenti si fa notte.  

giovedì 13 marzo 2014

IUC,Filarmonica,Riccitelli. Usque tandem abutere patientia nostra?

E' trascorso un mese a mezzo dalla data in cui tutte le istituzioni musicali finanziate con soldi pubblici, in ossequio alla legge sulla trasparenza, avrebbero dovuto rendere noti i compensi dei dirigenti.  Ad oggi sono ancora tante le istituzioni inadempienti, e la maggioranza quelle che comunque cercano di rendere il meno visibili i dati relativi a tali compensi.
 La IUC di Roma, per adeguarsi, ha reso noto che i consiglieri di amministrazione ed i componenti il consiglio artistico, prestano GRATUITAMENTE la loro opera, alcuni addirittura da decenni ( naturalmente ciò vale per quest'anno; forse sarebbe stato opportuno che scrivessero che anche nel recente passato le cose stavano allo stesso modo.  Non abbiamo ragione di dubitare  della IUC, ma qualche sospetto ci viene). E, comunque, dell'unica persona che lavora alla IUC,  con un ruolo di vertice, erede della famiglia Fortuna, che ha visto al vertice oltre il padre fondatore e la madre che l'ha ereditata, la  figlia  Francesca che l'ha ereditata a sua volta dalla madre,  ora direttore generale, non si rivela il compenso. Perché?
 Alla Filarmonica Romana  altra farsa economica.  Di Cesare Mazzonis  si legge che il suo compenso fino al 28 febbraio era di Euro 7.000 netti.  Da quando ? E dal primo marzo? Anche lui lavora gratis?
 Se andiamo a vedere qualche altra istituzione, come la 'Società Primo Riccitelli' di Teramo, lì i compensi dei manager non si rendono noti per nessuno, conosciamo solo il curriculum professionale di ciascuno di essi. Che sinceramente non ci interessa. Anche lì evidentemente lavorano gratis come a Roma alla IUC ed alla Filarmonica.
 E, infatti, in queste tre istituzioni - e chissà  in quante altre - le stagioni le invidiano da tutto il mondo; perchè nella programmazione spendono fino all'ultimo centesimo dei finanziamenti, non dovendo pagare nessuno dei dirigenti che se ne occupano. L'Italia musicale è una meraviglia; e i suoi dirigenti - maschi e femmine -  tutti 'madre terese'.

lunedì 10 febbraio 2014

Suggerimenti di un cantastorie

Un nostro assiduo lettore ci segnala, dopo aver letto i nostri ultimi post sui compensi, alcune anomalie, anzi mancanze. Il lettore in questione è nostro confratello: un cantastorie. Ci segnala , ad esempio , che nel sito dell'Accademia Filarmonica Romana, compaiono nella sezione amministrazione trasparente, solo i dati di Baratta presidente (che prende zero Euro, forse ci si dovrà rivolgere al sito della Biennale per capire in che misura già grava sulle casse pubbliche; grava già per 130.000 Euro, non una enormità, tutti i suoi direttori artistici sono meglio compensati ed anche il direttore generale. Ma vuoi mettere il presidente) e di Cesare Mazzonis che prende un'elemosina ( 7.000 Euro) e ci dice come mai non ci sono i dati del direttore generale della produzione e dell'assistente alla direzione artistica, citando nomi e cognomi degli interessati, presenti nell'organigramma  e assenti nel settore dell'amministrazione. Già, come mai, presidente Baratta?
 E poi ci consiglia di guardare il sito della IUC, altra benemerita storica istituzione musicale della capitale. Lì, addirittura, la pagina dell'amministrazione trasparente è in 'CONTRUZIONE' (crasi di : confusione e costruzione?). Nell'organigramma si notano  due 'Fortuna' presenti. Una non bastava? Giusta osservazione.
 Siamo poi andati a vedere altri siti importanti per constatare de visu se le rispettive istituzioni avevano ottemperato alla legge che prescriveva la pubblicazione entro il 1 febbraio.  Va sottolineato che in alcune di esse, la voce 'amministrazione trasparente' è messa  in maniera da risultare il meno visibile, ma poi i dati ci sono: ad esempio GOG genovese, Unione musicale Torino, Amici della Musica Perugia, i compensi dei rispettivi direttore artistici( Borgonovo, Pugliaro, Batisti)  vanno da 51 a 57 mila Euro annui. Compensi , possiamo dire equi, se uno fa veramente il direttore artistico ed è impegnato  nella formulazione del calendario ed anche nella organizzazione dei singoli concerti.
 Ma navigando da un sito all'altro, si scoprono delle anomalie. Ad esempio, a Bologna, Gavazzeni , critico musicale de Il Giornale, sul quale anche noi abbiamo scritto per oltre un decennio, riceve oltre 30.000 Euro come compenso per la cura dei programmi di sala. Ciò che ci colpisce è però il fatto che lui fa di mestiere il critico musicale, il che a noi sembra una'anomalia. Faccia il musicologo per il teatro o il critico per Il Giornale, non tutt'e due le cose.
E ciò riporta a galla un problema che da sempre abbiamo sollevato: e cioè la situazione anomala  di coloro che fanno contemporaneamente due mestieri in evidente conflitto di interessi, perché sarebbe come se uno facesse contemporaneamente il medico ed il becchino, senza che nessuno dei rappresentanti delle due onorevoli professioni si offenda.
 Ma tutto questo accade perchè il Ministero emana leggi e regolamenti e poi non controlla. Quante sono ancora le istituzioni che non hanno pubblicato tali dati? che si aspetta a dire a coloro che non l'hanno fatto entro il 1 febbraio,  che quest'anno non avranno diritto a ricevere lo stesso finanziamento dell'anno passato. Almeno una multa, altrimenti la solita storia delle leggi che esistono, ma che nessuno fa osservare. E in Italia questo è un costume antico.

lunedì 3 febbraio 2014

I benemeriti della 'Musica italiana'onlus

 Tutti a dire che in Italia con la musica ci si arricchisce.  Lo dicono se non proprio tutti, in tanti dopo aver letto quanto guadagnano i dirigenti  massimi delle nostre più prestigiose istituzioni musicali, facendo un lavoro fra i più entusiasmanti del mondo che ora si scopre essere anche fra quelli meglio retribuiti,  se si eccettuano i grandi magnaccia di Stato. Questi guadagnano certo dieci volte e più dei nostri dirigenti musicali però fanno una vita stressante e sempre sul punto di doversi barricare nei rispettivi uffici dorati,  rincorsi dai loro dipendenti armati di spranghe e bastoni.
Ad onor del vero ciò è accaduto anche a qualche sovrintendente. L'ultimo caso che ricordiamo, di pochissimi anni fa, fu quello di Tutino , al Teatro Comunale di Bologna. Alla fine se ne dovette andare, ma il Ministero premiò la sua fedeltà al dicastero, chiamandolo a far parte di una sua commissione centrale. Stop, perchè ora siamo andati, presi dalla foga, fuori tema.
Torniamo a bomba, per rendere merito ed onore ai nostri volontari della onlus 'Musica italiana' - senza scopo di lucro.
 Abbiamo  saputo dalla rete che riporta tali cifre che Cesare Mazzonis attuale direttore artistico  della Orchestra sinfonica nazionale della Rai con sede a Torino, per il suo - secondo - incarico: direttore artistico della Filarmonica Romana, riceve il compenso di Euro 7.000 netti fino a tutto febbraio 2014. Un direttore così tutti lo cercano: ha un gran nome ed una lunga esperienza, un passato nelle istituzioni più prestigiose e lavora praticamente gratis a Roma. Come anche il caso di Guido Barbieri, direttore artistico ad Ancona, presso la Società di concerti 'Michelli' , il quale si occupa della stagione di concerti per 9.000 Euro lordi a stagione, dalla Società di concerti 'Barattelli' dell'Aquila, dove Barbieri ha il medesimo e secondo incarico , non sappiamo quanto prende. Immaginiamo  su per giù quello che gli danno ad Ancona. (Anche Alessio Vlad al Teatro delle Muse di Ancona prende  'solo' 20.000 Euro - ma lì fa un'opera per stagione! - mentre non siamo riusciti a sapere quanto gli danno all'Opera di Roma e al Festival di Spoleto. E vorremmo saperlo).
 E allora  i casi sono due: o Barbieri, pur di fare esperienza di direzione artistica in previsione di traguardi futuri più remunerativi e prestigiosi, è disposto a lavorare gratis, come sta facendo; oppure  delle due stagioni, anconetana ed aquilana lui non si occupa affatto, giacché è anche occupato ad insegnare, a scrivere per 'Repubblica' ecc..,  perché sono altri ad occuparsene in sua vece, primi fra tutti i potentissimi agenti che sono, in un' Italia così concepita, i veri direttori artistici. E, di conseguenza, se pagano già gli agenti, perché le istituzioni dovrebbero pagare anche i direttori artistici?  Il caso di Mazzonis  meriterebbe una diversa riflessione, che ora non abbiamo il tempo di fare. C'è solo un piccolo problema: le stagioni sono diventate tutte uguali,  e gli artisti in circolazione sono quelli degli agenti con più potere, a danno delle facce nuove, dei più giovani e degli artisti italiani, in questi tempi di crisi i più penalizzati.  Lo andiamo dicendo da tempo senza che nessuno ci ascolti.
Un momento. Non mancano, però, quelli che si fanno pagare ancora profumatamente. Come, ci sembra, faccia Gabriele Vacis che, per dirigere 'I teatri' di Reggio Emilia  riceve un compenso di 187.200 Euro, il che ci spiega come mai il suo predecessore in quell'incarico, Daniele Abbado, di professione regista come Vacis, ha fatto di tutto per non schiodare. Ma forse Vacis, per le caratteristiche del contratto che lo lega a Reggio Emilia, se li merita tutti. E sia.

domenica 2 febbraio 2014

Amministrazione trasparente


Ogni amministrazione ha l'obbligo di pubblicare sul proprio sito istituzionale nella sezione: ‘Amministrazione trasparente’, i curricula e i compensi dei soggetti, nonché i curricula dei titolari di posizioni organizzative, redatti in conformità al vigente modello europeo. Recita così l’art. 9 comm.1e 2 del Decreto Legge n.91, dell’8 agosto 2013, divenuto Legge il 7 ottobre 2013, n.112.
 Le istituzioni finanziate con denaro pubblico, a questo punto, obbligate per legge, devono adeguarsi. Santa Cecilia che vuol continuare ad essere considerata - giustamente - ‘prima della classe’, si è subito adeguata. A questo punto devono farlo anche tutti gli altri, dalle fondazioni lirico sinfoniche a festival e istituzioni concertistiche finanziati con soldi pubblici.
 Sono esclusi da tale obbligo tutti i compensi artistici. Tanto per fare il caso di Santa Cecilia, Pappano ha uno stipendio come ‘direttore musicale’, incarico di collaborazione, ma quali siano i suoi compensi per i concerti e le tournée l’Accademia non è tenuta a rendere pubblici. Sono lì i veri guadagni per gli artisti, i compensi da direttore musicale od altro, sono puramente formali ed ininfluenti sul reddito totale degli artisti interessati. Diciamo che in questa seconda voce, molto più consistente, ha un peso il ‘mercato’ degli artisti scritturati. Anche se resta sempre valida l’accusa che tutti rivolgono all’Italia - l’ha fatto anche Pappano - e cioè che l’Italia paga molto di più delle altre nazioni i musicisti. E forse anche qui, lo Stato che finanzia, dovrebbe pretendere che si rispetti un ‘tetto’, tante volte invocato, qualche volta fatto finta di applicarlo, ma il più delle volte dimenticato. Volutamente. Gli episodi di malcostume, numerosi anche in tempi di vacche magre, tante volte sono stati segnalati e denunciati dalla stampa, ma gli organizzatori e lo stesso ministero fanno orecchie da mercante, e così tutti continuano a fare il buono e cattivo tempo, senza mai dover rendere conto a nessuno.
 Ora occorrerà mettere fine, anche seguito del caso Mastrapasqua - FINALMENTE - al malcostume dei doppi e tripli incarichi di dipendenti pubblici, non soltanto di quelli ‘apicali’, ma di tutti i dipendenti pubblici, come vuole la cosiddetta ‘Legge Brunetta’, in vigore da fine 2012, alla quale non sembra si siano ancora adeguati gli uffici pubblici che hanno dipendenti con incarichi fuori del proprio ufficio di appartenenza.
 Pensiamo - come abbiamo spesso denunciato - ai tanti, troppi insegnanti di Conservatorio che svolgono mansioni di direzione artistica o amministrativa, contro tale legge, che i dirigenti scolastici sono tenuti a far rispettare.
 Tanto per fare due esempi, romani.
 A Santa Cecilia,  Cagli prende 300.000 Euro, Pappano 150.000, Dall'Ongaro 30.000, Bucarelli 134.000, Nicoletti 69.000,Visco 166.000, Cupolillo 166 e ci fermiamo qui.
 Alla Filarmonica romana, il presidente Baratta (Biennale) non riceve compenso, mentre per  il direttore artistico si legge: 'Il  compenso del m.Cesare Mazzonis è 7.000 Euro di totale imponibile fino al 28 febbraio 2014': Chissà cosa vorrà dire. 
Dopo aver obbligato tutti alla trasparenza, occorre obbligare nuovamente tutti a non essere sibillini, criptici.
 E, infine, fatica vana a cercare i dati relativi ai compensi dei dirigenti dell'Opera di Roma. Ma presto, ne siamo sicuri, Fuortes provvederà a metterli sul sito, e magari a liberare il teatro del gruppo di servitori del precedente padrone, e magari anche del padrone stesso, come ci si augurava di recente.
 E, comunque, facendo il giro di alcuni teatri ed orchestre, si nota come alla 'trasparenza amministrativa', sono in molti ancora a non ubbidire. E il ministero dorme.


venerdì 6 dicembre 2013

Un mestiere alla volta

Alla vigilia delle primarie del PD, per eleggere il segretario del partito, uno dei tre aspiranti alla segreteria e cioè Cuperlo, riferendosi a Renzi, che ogni tanto lancia frecciatine agli altri due candidati, ha detto chiaro e tondo: e poi Renzi deve dirci  quanto prima cosa intende fare, perchè non può fare contemporaneamente, se vincerà le primarie, il segretario del partito ed il sindaco di Firenze, in quanto ciò vorrebbe dire non rispettare nessuno dei due incarichi e fare ambedue con la mano sinistra, come si dice. Cuperlo ha ragione: i conflitti di interesse in ogni ambito sono infiniti in Italia, molto più che in ogni altro paese, e sembra che nessuno se ne prende carico. In uno dei nostri post, in questo blog, di qualche settimana fa ne abbiamo offerto un campionario eloquente. Ma  a nulla sembra essere servito, per quanto  diversi doppi o tripli incarichi , al di là del merito e della moralità del comportamento, sono in contrasto con la legge che regola l'attività dei dipendenti pubblici. Ma anche perchè alcuni di questi doppi e tripli incarichi vengono attribuiti ad occhi chiusi, semplicemente per compensare qualcuno per i servigi resi, oppure perchè si vuole mettere le mani su un posto di potere, attraverso prestanomi. Il merito, le capacità. le competenze  non sono prese in considerazione in questi casi.
 Vogliamo vedere uno di questi casi, estraneo all'elenco che abbiamo già prodotto nel nostro precedente post, al quale facevamo riferimento, quello di Cesare Mazzonis, direttore artistico dell'Orchestra nazionale della Rai di Torino e della Accademia Filarmonica Romana,? Appena giunto a Roma - in realtà per lui si tratta di un ritorno- chiama per la serata inaugurale ad accompagnare Angela Hewitt, l'Orchestra nazionale della Rai di Torino, a ranghi ridotti. Chiama cioè la 'sua orchestra, mentre lì avrebbe potuto essere invitata un'altra compagine strumentale  italiana.. Così facendo si restringono  sempre più le possibilità di esercizio della professione per tanti solisti ed ensembles che non appartengono al giro di potere in auge. Mazzonis che farà a Roma?  Molte cose, si presume, fra le quali cercare altre opportunità di lavoro per la sua orchestra. E le altre orchestre italiane? Andranno a farsi fottere, perchè Mazzonis ad esse preferirà sempre quella sua torinese, e in tale scelta non sarà solo perchè  avrà al suo fianco il sovrintendente dell'Orchestra Rai di Torino che, pura coincidenza, è anche  nel comitato artistico della Accademia Filarmonica Romana.

lunedì 14 ottobre 2013

Roma. E' tempo di ricominciare

 Il calendario musicale di ottobre segnala quattro dei cinque debutti delle più importanti stagioni romane. Comincia , il 19, l’ Istituzione Universitaria dei Concerti (Aula magna della Minerva) con Salvatore Accardo ( serie di concerti Minerva) e ‘I Turchini’ di Antonio Florio ( serie Calliope).   All’indomani, il 20, prende il via la stagione vera e propria dell’Orchestra Sinfonica di Roma (Auditorium della Conciliazione) diretta dal suo fondatore e direttore Francesco La Vecchia ( qualche giorno dopo che l’Orchestra stabile ha eseguito a Roma, Palermo e Firenze il ‘Requiem’ di Verdi, e la  China National Opera House   ha messo in scena ‘Il Trovatore’ )  con ‘Petruska’ di Strawinsky e ‘Romeo e Giulietta’ di Prokofiev . La Vecchia  può vantarsi  di  aver fatto emergere dal dimenticatoio molti musicisti italiani del Primo Novecento, e  di cedere il podio, in questa stagione, anche ad altri direttori - era ora!  -  benchè tutti stranieri, di nazioni sperdute e pressochè sconosciuti.
 A seguire, il 21,  Santa Cecilia ( Auditorium Parco della Musica) inaugura con  Maurizio Pollini la stagione da camera; e, il 26, la stagione sinfonica, con i complessi al gran completo,  noti solisti, e la direzione di Tony   Pappano. In programma  l’opera ‘Peter Grimes’ di Benjamin Britten, che quasi sicuramente finirà in CD, per onorare il centenario della nascita del musicista, il più noto del Novecento inglese. C’è poi, il 31, il concerto inaugurale, al Teatro Olimpico,  della stagione della Accademia Filarmonica Romana che, quest’anno,  registra anche un cambio di direzione artistica – fuori Sandro Cappelletto, dentro Cesare Mazzonis,  che ha lo stesso incarico all’Orchestra Nazionale della Rai di Torino – con la pianista Angela Hewitt, in un programma interamente dedicato a Bach,  accompagnata dall’Orchestra da camera della Rai di Torino - quella di Mazzonis, per intenderci, perché Mazzonis, venendo a Roma  intende  procurare altro lavoro alla sua orchestra.
Buon ultima, la ‘sorellastra pigra’ Teatro  dell’ Opera che avvierà la  nuova stagione a fine novembre  con ‘Ernani’ di Giuseppe Verdi ; Muti sul podio. La stagione è stata  annunciata in ottobre, come, del resto, fanno tutti i grandi teatri internazionali che non l’annunciano mai con mesi e mesi di anticipo.  
Seppur diverse fra loro, le stagioni romane si somigliano tutte  per la preoccupante e dissennata assenza di interpreti italiani dai rispettivi cartelloni.