Il corso di studi completato con laurea e master, le collaborazioni con istituti prestigiosi di geopolitica come l'Ispi e con media nazionali come il Fatto Quotidiano: è un percorso che intreccia formazione accademica, ricerca e giornalismo quello di Youssef Siher, il trentenne italiano considerato l'amministratore della pagina Instagram e del gruppo Telegram Movimento 17 ottobre.
Come è stato preso
La polizia postale, dopo aver individuato Siher ha avviato d'intesa con l'Antiterrorismo l'attività di intercettazione e grazie alla collaborazione giudiziaria con Meta avrebbe acquisito l'indirizzo Ip collegato al profilo Instagram del Movimento 17 ottobre e, a loro volta, i provider dei servizi internet hanno collaborato. A quel punto è scattata la ricerca dell'uomo per la sua localizzazione.
Il trentenne, che non era presente presso la sua residenza a Brescia, sarebbe stato rintracciato a casa di una attivista pro-Pal grazie all'attività di localizzazione tecnica fatta dalla polizia a Milano, nel quartiere Corvetto. Gli investigatori della Polizia postale di Milano stanno ancora analizzando tutti i devices di Youssef Siher. Nell'abitazione c'erano anche altre persone e la sua posizione è ancora al vaglio degli agenti della Postale e dei pm antiterrorismo della Procura di Milano.
Chi è Youssef Siher
Dopo il diploma al liceo Fermi di Salò, Siher ha conseguito una laurea triennale in Scienze umanistiche per la comunicazione all'Università degli Studi di Milano, dove è stato anche componente del Senato accademico e presidente degli studenti universitari musulmani. Ha poi frequentato il corso magistrale in Scienze politiche e di governo, approfondendo il linguaggio politico, la storia del Nord Africa e del Medio Oriente, la geopolitica e i movimenti islamici.
Interessi e collaborazioni
Nel suo curriculum figura anche un'esperienza come research trainee nell'Osservatorio sul Medio Oriente e Nord Africa all'Ispi. «Nel 2024 e da allora - specifica l'istituto - non ha più collaborato». I suoi interessi di ricerca riguardavano l'Islam politico, i movimenti politici islamici e il rapporto tra Islam e nazionalismo arabo. Accanto alla formazione, ci sono le esperienze professionali. Siher ha collaborato con testate giornalistiche, tra cui il Fatto Quotidiano, dove dopo un periodo di stage e collaborazione non scriverebbe più da un anno e mezzo. Mentre per il 'Foglio' ha pubblicato un unico articolo, nel 2022. Ma è stato anche assistente di biblioteca all'Università Statale di Milano e rider per Glovo.
Le sue posizioni su Gaza
Siher è da sempre vicino alla causa palestinese: «Abbiamo tutto il diritto di manifestare liberamente contro la complicità nel genocidio a Gaza e in Palestina delle istituzioni italiane, anche locali», aveva detto nel corso di una manifestazione che si era tenuta nel luglio del 2025 contro il gemellaggio tra il Comune di Milano e quello di Tel Aviv. «Arriverà il giorno in cui romperemo quel muro di vetro dietro il quale vi nascondete», ha poi scritto su Instagram in occasione delle proteste pro pal in Stazione Centrale a Milano avvenute il 22 settembre 2025. «Non smetteremo di combattere - scriveva ancora sul suo profilo - finché non recupereremo ogni centimetro della nostra terra e finché tutti non torneranno a casa e non ci saranno più persone dislocate che cercano un posto che chiamano casa». E ancora: «non ci arrendiamo, vinceremo o moriremo», i suoi post in occasione di proteste proPal.
Quando scrisse «Allah Akbar»
Sui social circola anche una sua risposta ad un tweet del vicepremier Matteo Salvini su X il 7 ottobre del 2023, il giorno dell'attacco a Israele da parte di Hamas. «Allah Akbar» scriveva il ricercatore al leader della Lega che esprimeva il sostegno a Tel Aviv. E il suo impegno politico non ha mai abbandonato il paese d'origine. A settembre scorso, sul suo profilo Facebook, il 30enne aveva analizzato il fallimento delle proteste della cosiddetta Generazione Z in Marocco, sostenendo che i problemi legati a sanità e istruzione non fossero «il vero problema», ma «sintomi di una malattia molto più profonda». La radice, secondo il giovane, sarebbe «il sistema politico ed economico basato su una classe politica e i grandi capitali che agiscono come oligarchi».
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