Visualizzazione post con etichetta liquidazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta liquidazione. Mostra tutti i post

mercoledì 21 maggio 2014

Difendersi dallo Stato

Ascoltate questa storia. C'era una volta....
un cittadino italiano che, andato in pensione dopo aver insegnato in vari ordini di scuole statali italiane per 42 anni,  si ritrova la cosiddetta indennità di fine servizio, come oggi la chiamano (in pratica la liquidazione) calcolata sulla base di 32 anni, decurtata cioè di 10 anni, che sono un periodo sufficientemente lungo, perchè il danno  non venga rilevato e passi, di conseguenza, inosservato.
 Che cosa è accaduto?
 Il cittadino italiano in questione inizia ad insegnare nelle scuole superiori statali romane nel 1972, con un incarico annuale che, però, trattandosi di insegnamento di Religione, viene a tutti gli effetti considerato alla stregua degli incarichi a 'tempo indeterminato'. Non si dimentichi che gli insegnanti di Religione, in Italia, non sono mai considerati di ruolo, ma a tutti gli effetti giuridici e retributivi è come se lo fossero. Questo anche sarebbe da ricordare all'INPS che sicuramente conosce la questione ed ora fa finta di nulla. L'insegnamento di Religione si protrae fino al 1982, dieci anni esatti, quando quel cittadino-insegnante passa nei Conservatori statali di musica, dove ha ottenuto la cattedra di 'storia ed estetica musicale'; fino all'89, con incarichi annuali, e dal 1989, di ruolo presso il Conservatorio aquilano 'A. Casella', dove vi resta  fino al 31 ottobre 2013, quando cessa il suo servizio.
 Dal mese successivo - novembre 2013-  riceve la meritata pensione, calcolata giustamente sull'intero periodo di insegnamento, effettuato sempre in scuole statali, e, udite udite, ai primi giorni di dicembre, gli viene liquidato, con apposito decreto dell'INPS, la cosiddetta 'indennità di fine servizio' . Ma da tale decreto scopre che gli anni presi in considerazione ai fini della liquidazione dell'indennità di fine servizio, sono soltanto quelli che vanno dal 1982 - anno in cui prende servizio come insegnante di Storia ed estetica musicale nei Conservatori statali italiani - al 31 ottobre 2013. Dunque mancano 10 anni. E apprende anche che gli anni pre ruolo sono stati riscattati.
 Fa immediatamente ricorso all'INPS segnalando la vistosa ed ingiustificata anomalia, e di tale ricorso  invia , come logico, copia anche all'Amministrazione del Conservatorio.
 Gli viene detto che dalla documentazione presente nel suo fascicolo, manca la dichiarazione specifica per i dieci anni in cui ha insegnato 'Religione' nei licei romani', che attesti se gli istituti interessati hanno versato o meno  i relativi contributi per conto 'opera di previdenza'. Insomma lo Stato ha versato a se stesso i contributi per la pensione, ma oltre questi le rispettive amministrazioni scolastiche devono dichiarare se per lo stesso periodo hanno versato anche i contributi in 'conto opera di previdenza', relativi quindi alla cosiddetta liquidazione o indennità di fine servizio.
Tali certificazioni vengono richieste perchè l'INPS - gli viene detto - è diventato fiscale, e perciò esige dalle amministrazioni statali l'attestazione specifica relativa al versamento dei contributi agli enti di previdenza statali che nel corso del lungo periodo di insegnamento sono, per decisione dello Stato, cambiati. Ma sempre statali sono rimasti.
Mentre si producono tali attestazioni - che giustamente da parte delle Amministrazioni vengono ritenute perfino ridicole, consigliando la logica comune e non quella dell'INPS, secondo la quale tali contributi prescritti dalla legge lo Stato per primo non può evadere, giunge lettera raccomandata dell'INPS all'Amministrazione del Conservatorio ed al diretto interessato, nella quale  si dà parere sfavorevole al ricalcolo della liquidazione relativa ai dieci anni mancanti.
 Insomma cosa sarebbe accaduto? Sarebbe accaduto che negli anni - quarantadue sono tanti perché si possa immaginare che le cose in Italia non cambino - sono cambiati gli enti di previdenza cui fare riferimento, i periodi pre ruolo nell'insegnamento del Conservatorio sarebbero stati riscattati, mentre i dieci precedenti in altro insegnamento, dove non esiste un ruolo!!!, ma sempre statale, e senza alcuna interruzione fra un insegnamento e l'altro, e dunque ininterrottamente dal novembre del 1972 e fino al 31 ottobre 2013, i cui versamenti venivano fatti all'epoca all'INPS, non possono essere conteggiati ai fini della liquidazione.
 Il cittadino in questione, che è lo scrivente(perdonate  a Cicero  se scrive pro domo sua) ingiustamente defraudato di un suo diritto, intende ricorrere presso l'INPS e, nel caso, rivolgersi  agli enti di assistenza per vedersi  garantiti e  tutelati i suoi diritti  di dipendente pubblico. Perchè se, poi, deve anche difendersi dallo Stato LADRO e IMBROGLIONE allora la storia è davvero grave.

mercoledì 27 novembre 2013

Domande

PENSIONE E LIQUIDAZIONE PER GLI STATALI. Diciamo, innanzitutto, che le pensioni basse noi statali ce le meritiamo, come diretta conseguenza dei salari bassi, a loro volta diretta conseguenza del basso impegno. E questo vale anche nella scuola dove noi abbiamo lavorato fino a qualche mese fa,  per quaranta e più anni, ininterrottamente. La ragione dei bassi stipendi e dunque, a fine corsa, delle basse pensioni, per la scuola, ha però una motivazione aggiuntiva. Il piccolo pegno da pagare per il privilegio di aver lavorato a contato con i giovani, elisir di giovinezza mentale,  se non proprio per tutti, almeno per noi.
 Dunque tutto regolare? Sì, assolutamente. Ora però la nostra domanda è un'altra ed è in qualche modo legata all'entrata in vigore delle leggi, ed alla loro retroattività. Un interesse che ci lega - l'unico- al povero Cavaliere. La nuova legge di stabilità prevede che coloro i quali andranno in pensione, fra gli statali - i pochi che non moriranno prima, per fame - avranno la liquidazione non entro i sei mesi successivi all'uscita dal lavoro - come già aveva penalizzato gli statali in pensione il governo Monti - bensì  nei dodici mesi successivi, sempre che non superi i 100.000 Euro - pericolo che non corre la quasi totalità degli statali; nel qual caso la liquidazione dovrebbe arrivare in due tranches e in due annui. Ora la legge di stabilità con questo nuovo regalo agli statali,  dovrebbe riguardare i pensionandi  dal  2014. DOMANDA: noi che siamo andati in pensione alla fine di ottobre 2013  avremo anche questo regalo, oltre  la mancanza di contratto che ci è stata regalata dal 2010, e della quale non finiremo mai di ringraziare quei fottuti nostri governanti? Si attende risposta da chi sa fornirla

CONDUTTORI. Sempre più spesso , a proposito dei direttori d'orchestra, leggiamo usato il termine 'conduttore' che tradurrebbe alla lettera l'inglese 'conductor', giacchè in inglese 'director' è il termine che qualifica l'autore di uno spettacolo, il nostro 'regista'. Ma allora perchè creare ancora altra confusione sotto il cielo della nostra lingua , dove di termini fuori luogo se ne usano già troppi , come ad esempio nel caso del termine 'politico' con il quale solitamente si indicano degli analfabeti,  degli affaristi, dei servi,  delle ex escort, dei ladroni,  e qualche volta dei drogati, ma sempre e comunque dei privilegiati, mai persone dediti alla cosa pubblica, o al bene comune?  DOMANDA:  i direttori d'orchestra  non sarebbe meglio chiamarli con il loro nome italiano?

LINGUA. Non l'organo tante volte tirato in ballo in queste settimane, perchè usatissimo da chi di  lavoro fa l'adulatore; bensì  l'insieme di termini che servono per esprimerci e comunicare. A tal proposito, proprio oggi, sul 'Messaggero', a firma R. S., leggiamo dell'apertura della stagione all'Opera di Roma, con l'Ernani di Verdi diretto da Muti, questa sera. Leggiamo testualmente: 'Oggi alla 19, Riccardo Muti salirà sul podio del titolo verdiano  scelto per inaugurare ecc...'. Quando leggiamo  quel che abbiamo letto, ci viene subito l'impulso a salire in cattedra, per rimettere a posto le regole della logica linguistica. Come fa Muti, per quanto agile  atleta come non è più, a salire sul 'podio del titolo'? Stesso errore nell'occhiello dell'articolo. Non solo come fa a salire sul 'podio del titolo', ma dove lo va a cercare il 'podio del titolo' per salirvi sopra? Non sarebbe stato più prosaico - per questo forse abbandonato? -   ma più chiaro, scrivere salirà sul podio 'per il titolo'? In questo secondo caso, anche il non più giovanissimo Muti ce la fa a salire sul podio, dove, sul leggio, per evitargli la scalata al 'podio del titolo', gli  faranno trovare pronta la 'partitura del titolo', scrivere: la 'partitura' - mi raccomando ' non la 'potatura del titolo'. Coraggio, sarà per un altra volta!
 L'unica cosa che  oggi  non abbiamo letto sul 'Messaggero',  nelle paginate dedicate all'Opera,  è la consueta  frase 'fortemenete voluto dal sovrintendente De Martino' : Ma perchè questa stagione non l'ha voluta, come le altre, 'fortemente' il sovrintendente De Martino? Non sarà che sta facendo già le valigie per traslocare e allora è meglio prepararsi a saltare sul carro del vincitore prossimo, prendendo le distanze da quello passato, ora in disgrazia, causa bilanci? DOMANDA: E' così?
Le risposte sono gradite.