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giovedì 10 settembre 2015

Gli spettacolari calcoli del FUS di Maurizio Roi

I nuovi regolamenti per l’attribuzione del contributo Fus hanno profondamente modificato la mappa dello spettacolo italiano. Il risultato non è dei migliori. La qualifica di Teatro Nazionale è stata attribuita a moltissimi Teatri Stabile, con l’immotivata eccezione dello Stabile di Genova, rendendo la qualifica poco significativa. Molte storiche e prestigiose manifestazioni musicali sono state escluse dal contributo, alcune hanno subito tagli immotivati, altre premi altrettanto immotivati. Giova ricordare che il finanziamento attraverso il Fondo unico dello spettacolo è prima di tutto il riconoscimento del valore non solo locale di una iniziativa o di un ente.
Da molti anni tra categorie e ministero si discuteva della necessità di modificare i regolamenti vigenti, così la legge 122 del 2013 ha giustamente imposto di predisporne di nuovi. Quelli effettivamente adottati sono frutto dell’intesa tra Associazione italiana per lo spettacolo e ministero. Di conseguenza, le critiche da parte delle categorie non possono che essere prima di tutto autocritica.
Il teatro italiano è afflitto da molti mali, uno di questi è l’opportunismo che porta a giudicare un provvedimento solo in base al proprio vantaggio immediato. È ciò che sta avvenendo ora, tra chi, premiato dai nuovi regolamenti, li difende, e chi, punito, li critica. È un mondo facile alla petizione e alla protesta, quanto in verità refrattario ai cambiamenti e subalterno al potere burocratico e politico. A questo vizio capitale del teatro italiano è indispensabile sottrarsi, per giudicare gli effetti sul sistema e non sui singoli.
Come può accadere che da un anno all’altro un soggetto produttivo si veda decurtare il contributo del 15% e l’altro aumentare del 150%? È materialmente possibile che l’uno sia peggiorato tanto e l’altro migliorato in queste proporzioni? Se innumerevoli manifestazioni storiche del nostro paese vengono ora giudicate indegne di riconoscimento nazionale e del conseguente finanziamento, delle due l’una: o ci sbagliavamo prima o lo facciamo ora.
Tutto ciò è frutto dei criteri adottati e dell’adozione di algoritmi utilizzati, nell’illusione dell’oggettività, per l’attribuzione dei punteggi da cui discende l’entità dei finanziamenti. Peccato che ciò avvenga non sull’attività consuntivata bensì su quella preventivata. Di fatto si applica un rigoroso calcolo matematico a numeri che sono solo presunti e non certi e di cui il regolamento stesso consente variazioni entro un margine tra il 10 e il 15%. Una manna per i furbi e un danno per gli onesti. Superare il conservatorismo delle categorie e passare al finanziamento a consuntivo era la prima cosa da prevedere nei regolamenti, così da introdurre più trasparenza, appropriatezza e premialità.
Infine, siamo proprio sicuri che l’algoritmo sia lo strumento più efficace per promuovere la produzione culturale e artistica e favorirne l’accesso ai cittadini? Può un algoritmo valutare la differenza dei diversi contesti territoriali (ad esempio uno ricco e uno disagiato) o addentrarsi nel complesso tema della storia e della funzione di una manifestazione? Correggere i regolamenti è essenziale, farlo prima del 31 dicembre, data entro cui si devono presentare le nuove domande di finanziamento Fus, è indispensabile. Solo così possiamo evitare che manifestazioni importanti a cui è stato falcidiato o tolto il finanziamento chiudano e che la furbizia dei preventivi diventi la modalità prevalente.



martedì 26 novembre 2013

Tanto tuonò che alla fine il temporale si allontanò

Alla vigilia della prima  dell' Ernani, con Muti sul podio, titolo inaugurale della stagione all'Opera di Roma, da ogni parte cadevano fulmini e  si udivano tuoni - gli uni e le altre  ambasciatori di  un autentico temporale che stava per scatenarsi all'interno del teatro. Ma già qualcuno aveva avvertito che si trattava di un casotto armato ad arte, e che poi,  ad un passo dalla rottura definitiva delle trattative fra le parti, sarebbe arrivata la pace, seppure  momentanea ed incerta. Perchè se è vero che l'inaugurazione di stagione è l'occasione migliore per far sapere al mondo che  il teatro esiste, è vero anche che far  casino proprio in quell'occasione dispone malamente l'opinione pubblica. E così è stato; ieri mattina un incontro con il direttore artistico  Alessio Vlad - chissà cosa avrà detto  ai dipendenti, prima di tutto a orchestra e coro, se ha compiuto un miracolo più grande di Muti ! - e ieri pomeriggio tutti in Campidoglio, dove dopo ore di discussione  è stata firmata la tregua. Fulmini e tuoni   ve ne sono ancora ma  la tempesta che facevano temere s'è spostata altrove o semplicemente procrastinata. Della tempesta pronta ad esplodere, solo un segno, nel rinnovato Teatro nazionale, dove si  è svolta la consegna dei premi di danza, voluti ed organizzati dalla Fondazione che fa capo alla commissariata Accademia  nazionale di Danza,  all'Aventino. Beh, mentre c'era la consegna dei premi e i ballerini danzavano, sul palcoscenico ha cominciato a piovere, letteralmente, fra la sorpresa generale - al punto che la maggiore abilità dei ballerini si stimava  per la loro capacità di evitare la pioggia e le pozzanghere, nella sala che l'Opera ha appena fatto restaurare, e dove si dovrebbe svolgere una stagione di alta qualità, ma galleggiante.