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giovedì 14 giugno 2018

E' morta Francesca Fortuna. Avrebbe compiuto fra poco 55 anni

Abbiamo appreso la tragica notizia della morte di Francesca Fortuna direttore generale della IUC, dal Tg 3 di questa sera. Ne siamo sinceramente addolorati, anche per la  giovane età della donana che lascia la famiglia nel dolore.

 Chi legge queste nostre condoglianze sincere e spontanee ricorderà senz'altro i nostri post nei quali rimproveravamo alla IUC di essere una sorta di impresa 'di famiglia' passata dalle mani di alcuni membri della famiglia ad altre: dal fondatore Oreste, alla consorte Lina alla figlia Francesca. Ed anche la reticenza, senza ragione, sul compenso di Francesca - impossibile trovare l'ammontare nella pagina 'amministrazione trasparente' del sito ufficiale della IUC.
Quando siamo riusciti a conoscere l'ammontare del  suo compenso, siccome non siamo prevenuti, abbiamo anche detto che era tutto sommato, un normalissimo compenso. Che ragione c'era per  tenerlo occultato nelle pieghe del sito della IUC?
 Perciò le nostre condoglianza di oggi sono davvero sincere, nella speranza che la IUC non finisca nelle mani di un'altra Fortuna o, peggio ancora, in quelle di un certo notissimo asso pigliatutto, già presente nei vertici della IUC, il quale, dopo l'uscita burrascosa di qualche mese fa da una fondazione lirica, vi potrebbe forse aspirare, anzi vorrebbe addirittura annettersela.

martedì 7 novembre 2017

Il TALENT di musica classica serve più ai Conservatori o ad AMADEUS (rivista)?


La risposta è perfino ovvia: serve più, forse esclusivamente, ad Amadeus  il talent dedicato alla musica classica e riservato alla sessantina di Conservatori italiani che la rivista milanese ha appena organizzato. Anche perchè i Conservatori, dove  nulla o quasi è cambiato negli ultimi dieci anni - perfino la cosiddetta riforma non ha prodotto nessun risultato - non hanno bisogno di un altro talent, avendone già uno (Premio Nazionale delle Arti) i cui effetti non si vedono e nulla di veramente positivo ha prodotto per i talenti di questo talent organizzato dal Ministero. Amadeus sembra voler ripetere il tentativo non riuscito di un'altra rivista di musica italiana che, nella speranza di vendere qualche copia in più, ha scelto di fare da megafono alle scuole di musica in Italia

Il Premio nazionale delle Arti, del quale abbiamo seguito negli anni passati lo svolgimento,  faceva sfilare i vincitori delle varie sezioni, in una superfinalissima che, almeno per  un paio di anni, s'è svolta nel teatro all'aperto dell'Accademia nazionale di Danza, a Roma, sull'Aventino. Quando  vi assistemmo,  ne uscimmo disgustati per l'approssimazione del suo svolgimento, lo scarso peso dato dagli stessi organizzatori ai vincitori delle varie sezioni, la  deprimente premiazione che consisteva in una improbabile scultura, pesantissima,  a favore di telecamere  di uno spettacolo televisivo che definire vergognoso è quasi gentile. Aggiungiamo solo che delle esecuzioni musicali  in loco non fotteva nulla a nessuno. E poi? Poi nulla.

 Stessa sorte è toccata alla Orchestra nazionale dei Conservatori italiani, fondata ormai parecchi anni fa, affidata per la gestione  a chi non aveva nulla da spartire con il settore, fatta finire - come la quasi totalità di iniziative pubbliche relative alla musica - nella sciatteria più totale, con punte di sfruttamento. L'orchestra, vale la pena ricordarlo, si ricostituisce  in determinate circostanze, soprattutto di rappresentanza pubblica, con nessun giovamento per i giovani strumentisti.

 Non parliamo di TIM, quel torneo musicale, addirittura 'internazionale', che  per molti anni  organizzò  Luigi Fait & Figlio, alle cui selezioni assistemmo spesso, uscendone disgustati; e del quale in qualche occasione,  abbiamo rivelato particolari che avevano a che fare  con il profitto dei giovani, più che con la promozione del loro talento musicale.

Prima di Amadeus, un'altra rivista musicale italiana, Suonare News, ha deciso di puntare sui Conservatori, sperando di trovarvi affezionati lettori. Non ci sembra, anche in questo caso, abbia sortito qualche  reale vantaggio per gli allievi e diplomati dei Conservatori, e neppure - a nostro modesto avviso - per la rivista in questione che marginale era e tale è rimasta,  conseguenza  della  dozzinale qualità giornalistica e dei contenuti,  e ininfluente anche nel mercato editoriale (quanto vende?). La pubblicazione ogni anno dell'elenco dei diplomati serve solo a vendere qualche copia in più. E basta. E questo può servire ai talenti musicali italiani? Certo che no!

Se si vuole trovare una iniziativa meritoria ed utile rivolta ai migliori allievi dei nostri Conservatori, si deve tornare indietro nel tempo, alla ricorrenza delle 'Celebrazioni Mozartiane' del 1992, avviate già un triennio prima, con un grande dispendio di soldi pubblici.

In quell'occasione il CIDIM e l'ISMEZ organizzarono con la rivista Piano Time, che noi dirigevamo, un progetto (da noi formulato , presentato  al CIDIM e diretto in tutte le fasi di svolgimento), completamente finanziato con soldi pubblici e che consisteva: 1. in una selezione dei migliori studenti di pianoforte, prossimi al diploma dei nostri Conservatori; 2. in una finale ospitata a Palermo, davanti ad una giuria presieduta da Paul Badura-Skoda; 3. nella individuazione di una cinquina di vincitori; 4. nell'offerta a detta cinquina di un corso di perfezionamento - gratuito come tutto il resto, ospitalità compresa - sotto la guida di Badura-Skoda, della durata di una settimana; 5. nella scelta da parte del noto concertista di una coppia di vincitori; 6. nella registrazione di un CD mozartiano dei due vincitori, sotto la guida di Badura -Skoda e con la consulenza tecnica di un ingegnere del suono fra in più noti (Gallia); 7. la pubblicazione del CD, che fu tardivamente, allegato alla rivista Applausi; 8. infine, una tournée di concerti per la stagione successiva. Che fu l'unica cosa abortita perché le istituzioni musicali italiane aderenti al CIDIM - CAPOFILA la famosa IUC di Roma - pur avendo aderito al progetto, organizzato dal CIDIM e dall'ISMEZ, ritennero,  se avessero ospitato in stagione la coppia di ottimi giovani pianisti, limitate nelle loro scelte artistiche. Capito?

Di quel progetto, il cui costo fu  a totale carico dello Stato (fondi per le celebrazioni mozartiane), i migliori allievi dei nostri Conservatori, quelli che vi parteciparono - non furono tantissimi perchè temettero che come in altre occasioni fosse un modo per sfruttarli i giovani - ebbero reali vantaggi.
 Come sicuramente Amadeus che cerca vantaggi  soprattutto per sè, non offrirà. Infatti che succede al vincitore del talent?  Quali reali opportunità gli saranno offerte, sia dal punto di vista della formazione che della professione?  E se ormai niente più  riescono a garantire importanti concorsi internazionali, salvo rarissime occasioni, cosa può una istituzione che  è semplicemente un  organo di informazione?

domenica 17 settembre 2017

L'Istituzione Universitaria del Concerti di Roma punta alla CONTAMINAZIONE. Fra gli artisti ospiti, ci sono anche ITALIANI

L'Istituzione Universitaria dei Concerti di Roma, che da oltre settant'anni dispensa musica a studenti e professori della Sapienza, profusa dalle mani delle famiglia Fortuna - dal padre fondatore alla moglie e figlia che l'hanno ereditata come bene di famiglia - ha presentato il suo nuovo cartellone. I giornali hanno segnalato, ovviamente, le novità di quest'anno: per la  programmazione la CONTAMINAZIONE di generi, artisti...
 Noi, da tempo, nemici di questo ignobile termine e della tecnica che sottintende, ci chiediamo  perché tirarla in ballo questa CONTAMINAZIONE, quando basterebbe dire, ignorandola e cassandola dal proprio vocabolario,  più comprensibilmente che la programmazione spazia dalla classica, al jazz, alla videomusica - assicurata all'Istituzione romana dalla presenza nel suo comitato artistico di un luminare come Nicola Sani, attivo, per l'evidente  doppio dono celeste dell'ubiquità ed instancabilità, anche a Bologna, Siena, Parma, Venezia ecc... - offrendo all'Università romana un panorama di quanto, in ambito musicale, si produce nel mondo.

Intanto la IUC (l'acronimo della Istituzione romana) pensa che la grande tradizione musicale non basti alla formazione dei giovani, e forse pensa anche bene, se si limitasse a toccare con la programmazione anche la musica del Novecento storico e più avanti ancora. Arrivando perfino a lambire la musica di oggi, vita la presenza di Nicola Sani, campione nel genere.

Invece, tirando in ballo la 'contaminazione' , la IUC vuole etichettare alcuni esperimenti come quello che quest'anno vede Elio (quello delle 'Storie tese' e delle sopracciglia triple) incaricato di ridurre il Flauto magico mozartiano. Perché Elio e perché il capolavoro mozartiano deve essere affidato a quelle amni, alla moda, ma banalizzanti?
Semplicemente a seguito del suo Figaro, analoga operazione sul Barbiere rossiniano - che immaginiamo anche la IUC abbia ospitato negli anni scorsi - e  della Storia dell'opera, della quale lui è il presentatore, pubblicata da 'Anthos produzioni' di Maite Bulgari, e dalla Rai, in collaborazione con 'La Repubblica' che abbiamo visto su Rai 5, una sola puntata, desistendo immediatamente per la pochezza dell'operazione, anche stantia e vecchia nella impostazione e per le modalità.

Certamente la CONTAMINAZIONE non riguarda anche la nuova composizione che Ennio Morricone (membro del comitato artistico della IUC) ha dedicato al 'sempreverde 'Duo Canino- Ballista'.

E dopo tanta CONTAMINAZIONE e l'elenco sterminato di artisti stranieri, alcuni al debutto romano, ancora sconosicuti se non altro per ragioni anagrafiche, perchè troppo giovani, i giornali - ai quali evidentemente il termine piace molto,troppo - aggiungono, per placare gli animi, che 'ci sono anche artisti italiani' che, per lo più, MANCANO alla IUC, come a Santa Cecilia e in molte altre istituzioni FINANZIATE DALLO STATO. E buttano lì un gruppo, ma esiguo, di nomi, altisonanti per la maggior parte, i quali per non togliere spazio agli immigrati della musica, vengono ad esibirsi in gruppo, una o due serate in tutto. Grazie IUC!

mercoledì 14 settembre 2016

Ultimissime sensazionali da IUC,ORT, FiTo,Teatro Pavarotti di Modena

Innanzitutto una necessaria ed ineludibile legenda:  IUC sta per Istituzione Universitaria dei Concerti; ORT per Orchestra regionale Toscana, e FiTo per Filarmonica Toscanini; mentre il Teatro di Modena, dal quale cominciamo, non ha bisogno di altra spiegazione.
Una notizia bomba ci arriva da quel teatro, intitolato a Pavarotti. In febbraio, se la memoria non ci inganna, il teatro ospiterà una nuova produzione di Attila di Giuseppe Verdi, e fin qui nulla di tanto particolare, nonostante il titolo non sia fra i più frequentati di Verdi, anche dopo la ripresa di Muti all'Opera di Roma. La vera novità, alla quale giornali e televisioni di tutto il mondo  si stanno già interessando, è data dalla coppia di grandi artisti alla quale la nuova produzione è affidata.  Aldo Sisillo per la direzione e  Enrico Stinchelli per la regia. Chi volesse non perdersi l'Attila di Sisillo-Stinchelli, si prenoti fin d'ora, i posti sono già quasi tutti esauriti.

La IUC prosegue nella sua caparbia volontà artistica di coniugare o di presentare in ogni sua stagione l'antico  senza rinunciare al moderno, insieme o uno dopo l'altro. E l'antico anche a braccetto con il moderno, per far sapere al mondo che la musica non si è fermata a Beethoven, ma continua. Grazie per avercelo ricordato.
Di questa annuale spruzzata di moderno sull'antico è artefice uno dei più attivi  manager musicali, un tempo anche compositore, anzi 'videocompositore', da sempre nel consiglio artistico dell'Istituzione, e cioè NICOLA SANI  che non ha abbandonato tale incarico nonostante sia quasi sopraffatto da altri più pressanti ed impegnativi lavori (sovrintendente  a Bologna, direttore della Chigiana, presidente dell'Istituto verdiano: tutto contemporaneamente, apparentemente senza fatica!).
Solo che il suo devastante furore modernista non si ferma all'antico che viene rifatto 'moderno' ma si abbatte anche sul moderno, più moderno del moderno, come nel caso di una serata dedicata ad un brano celeberrimo della modernità ( Drumming di  Steve Reich) presentato con videoproiezioni, per il timore che la carica di modernità che quel brano ha sempre mostrato, e in ragione della quale viene continuamente riproposto, si sia ora, inaspettatamente, affievolita.
 Stesso destino tocca a Mahler - antico, moderno? - che ora viene rivisitato ( Mahler Remixed) da Fennesz ( diavolo d'un SANI, li conosce tutti lui!); sebbene  scoperto da poco e non del tutto ancora accettato, si passa già a 'rivisitarlo'. Peccato che non abbia portato alla IUC anche il Vivaldi di Max Richter
 Fra parentesi,  in una recente pubblicità della stagione abbiamo notato come la IUC, finanziata con soldi pubblici italiani, non citi neanche un artista italiano in cartellone, quasi se ne vergogni, per quei pochissimi che, come mosche bianche, sono presenti. Perchè? Gli stranieri sono più moderni, o 'à la page', a voler parlare moderno. E chi più moderna, o 'à la page', di di una violinista che suona scalza, come hanno sottolineato orgogliosi gli organizzatori, e non perchè le manchino le scarpe, ma perchè quel che suona non è sufficientemente 'attraente', o forse per come lei lo suona.

 La FITO- Filarmonica Toscanini di Parma - annuncia un cambio della guardia sul podio, come direttore 'stabile' o 'principale', fa lo stesso. A Francesco Lanzillotta - una delle 'bacchette più promettenti della sua generazione', come si legge sempre in questi casi, a vantaggio del prescelto - succede un giovanissimo indiano, di origine, Alpesh Chauhan, 26 anni, formatosi in Inghilterra che la Toscanini, secondo la rivelazione della direttrice artistica Cucchi, 'è riuscita a strappare ad una fondazione lirica che voleva accaparrarselo', nonostante che egli finora non abbia mai diretto un titolo d'opera nella sua pur breve vita e già ricca carriera.
Un giovane al posto di una altro giovane, con qualche anno di più, per una orchestra giovane. Avranno modo e tempo per crescere insieme?

Sull'ORT,  aleggia lo spirito di  papa Francesco, predicatore 'dell'accoglienza', come hanno espressamente dichiarato i dirigenti alla presentazione del cartellone,  già dal piccolo festival di inizio stagione vocato alla modernità  e che quest'anno  si tinge di sacro e di oriente europeo.
Nelle edizioni passate - gloriose? ingloriose?  - il festival inventato e voluto da Giorgio Battistelli, direttore artistico, s'era fermato a contemplare la ricca varietà della musica d'oggi in Italia, con poca o nulla scelta. Un modo per riserrare le fila dell'appartenenza, e forse per  far sapere al mondo dove andavano gusti e simpatie della direzione artistica.
 Oggi, per l'edizione che si apre a giorni e si conclude dopo tre concerti, i principali protagonisti sono compositori dell'est europeo, toccati anch'essi, in buona parte, dal sacro fuoco della religione, in capo a tutti Arvo Part, ma non solo lui.
 E, poi, nel terzo dei tre concerti in tutto, si torna all'Italia, presentando due campioni della musica moderna, come Petrassi e Ghedini ( al quale ultimo  renderà omaggio anche un CD dell'Orchestra, di fresca registrazione) e due giovani aitanti, femminili promesse ( Terranova, Ravera)

martedì 15 marzo 2016

Finalmente svelato l'arcano di Francesca Fortuna a capo della IUC di Roma. Lei sola non lavora gratis. Giustamente.

Devi andare proprio a cercarla con ogni mezzo l'informazione di cui sei alla ricerca da tempo, avendone denunciato l'assenza, contravvenendo alle disposizioni ministeriali, sul sito ufficiale della IUC di Roma, la celebre istituzione di concerti, fondata  oltre mezzo secolo fa da Oreste Fortuna passata poi nella mani di sua moglie,  Lina, ed infine, dagli inizi di questo  secolo, alla morte della mamma, in quelle della figlia Francesca. Oggi direttore generale della IUC .
 Da tempo desideravamo sapere a quanto ammontava il suo compenso, senza fortuna.
Alla IUC tutti lavorano, dal presidente, sig.ra Stanzani, fino all'ultimo componente del comitato direttivo ed anche artistico, a titolo gratuito. Insomma la IUC sembra una specie di onlus a beneficio della società, e così in massima parte è, ricevendone in cambio i vari componenti, la permanenza nei vari organismi a vita, ed anche qualche contentino a stagione, con concerti dedicati. Nulla da eccepire.
 Sì, ma Francesca Fortuna, l'attuale direttore generale, anch'ella lavora gratis? No, sebbene per mesi e mesi forse anni abbiamo cercato invano la notizia del suo compenso, che è giusto Ella abbia, per nessun altra ragione se non quella che tale notizia deve comparire nel sito dell'istituzione, richiesta dagli obblighi di legge, alla voce 'amministrazione trasparente, la nostra ricerca non ha avuto fortuna, fino a poche ore fa.
 Oggi, all'ennesimo giro in rete, troviamo la notizia che cercavamo, ma non nel sito della IUC, dove forse avremmo dovuto insistere, andando a scovarla, bensì in altri luoghi della rete.
 Ora sappiamo che almeno lei ha una retribuzione, che non diciamo quale , proprio perchè a noi non interessa quanto guadagni, ma solo sapere che se guadagna qualcosa - come oggi finalmente siamo riusciti a sapere - questo deve comparire sul sito della IUC.

P.S. Altea Fortuna, nata nel 1956, insegnante di ruolo nella scuola elementare, che compare nel consiglio direttivo della IUC - dove presta la sua opera a titolo gratuito- appartiene  anch'ella alla medesima famiglia del fondatore? Ha il ruolo di fare la guardia assieme a Francesca al bene di famiglia?

venerdì 11 marzo 2016

Perchè non andiamo pazzi per i titoli tirati a forza; e per gli scoop giornalistici che scoop non sono.

Non andiamo pazzi dei titoli tirati a forza ed ogni giorno - perfino l'immaginifico 'Manifesto'  non sarebbe capace di tenere il ritmo di una titolazione idiota ma ad effetto ogni giorno - benchè noi stessi qualche volta ne abbiamo inventato qualcuno particolarmente riuscito. Qualcuno sì, ma non tutti i giorni, o tutti i numeri di un giornale come il nostro dell'poca, Piano Time, mensile.
Ce ne  vengono in mente due, di quegli anni di gioventù; uno che raccontava dell'avvicendamento fra Abbado e Muti alla Scala; in copertina la facciata del Piermarini ed i due direttori, suonava: ' La Scala del paragone', rubando il titolo di un'opera di Rossini. Non male.  E, il secondo, per un 'Flauto magico', sempre alla Scala,  quando Muti chiamò a collaborarvi come regista  Roberto De Simone. Il titolo  quella volta fu 'Napoletani a Milano', senza intenti razziali ovviamente, neppure sottintesi; e fu il cinema a suggerircelo. Sono i primi che ci vengono in mente, ma forse in sette anni qualche altro ve ne fu.
Ora, tanto per fare un esempio di titolistica che non ci piace, perchè banale, abusata, senza un briciolo di fantasia ed intelligenza, che abbiamo letto proprio in questi giorni, per una iniziativa musicale romana: 'Tutti pazzi per Schumann', alludendo all'esecuzione delle Sinfonie di Schumann a Santa cecilia, dei suoi Quartetti ( non abbiamo capito se alla Filarmonica o alla IUC; nemmeno il cronista deve averlo capito ) e forse del suo Concerto per pianoforte, nuovamente a Santa Cecilia, o qualcosa del repertorio pianistico,  ma più avanti, affidato a Beatrice Rana, l'astro nascente del pianismo italiano. Noi al posto dei fantasiosi titolisti accademici avremmo scritto. "Tutto Schumann: siamo Pazzi?" .
 Ma dove  una schiera di titolisti, più numerosa e più agguerrita di qualunque giornale, lavora notte  e giorno, è ad Agorà, trasmissione del mattino, ore 8, su Rai 3. Ogni giorno un titolo che, identificando la chiacchiera quotidiana, condotta e gestita con professionalità da Gerardo Greco, deve colpire - per la sua idiozia, lasciatecelo dire. Non ce ne viene in mente uno in particolare, ma basta accendere lunedì mattina, come anche martedì e mercoledì, giovedì e venerdì, insomma un giorno qualunque della settimana, sabato escluso, per essere abbagliati da tanto lavoro di geniale invenzione.  Se non  credete a noi non dovete che attendere lunedì.

P.S. Oggi venerdì 18 marzo, sciopero dei mezzi pubblici dalle 8.30 alle 12.30 a Roma, osservata speciale di  Agorà di Rai 3  che MANTIENE il primato della titolistica idiota: BOTTE DA URBE.

 Negli scoop veri o farlocchi , nelle inchieste mensili che nulla rivelano che già non sapevamo, si è invece specializzata una delle poche riviste musicali, sopravvissute alla decimazione causata  dall'assenza di lettori di musica in Italia. A dargli manforte è regolarmente, ad ogni uscita, un giornalone milanese. Un esempio?
 L'altro numero/mese si leggeva dello strano destino di una cassa di documenti, un archivio segreto verdiano, forse conservato nella villa di Sant'Agata, che, nel paese del melodramma, conoscono soltanto i proprietari, lontani eredi del musicista.  Ed anche di un secondo archivio, quello pucciniano, così gelosamente custodito a Torre del Lago, nella villa del musicista, dalle sue ultime vestali, dal quale sembrerebbero scomparse alcune carte importanti, come ci dicono alcuni noti studiosi di Puccini.
Nell'uno come nell'altro caso, due ville 'dei misteri', dei quali non si viene a capo  se non con l'esproprio, per fini culturali e sociali, mentre  gli eredi quando possono mettono ancora veti assurdi, senza che nessuno li denunci ad alta voce, come quello imposto appunto dagli eredi pucciniani che non hanno consentito, nell'epistolario del musicista di cui  è stato appena pubblicato il primo di una decina di volumi, che venissero riprodotte, integre nel testo, alcune lettere presenti in appendice, con una nota che ne illustra il contenuto. Cosa ha fatto assumere tale stupida decisione per lettere di oltre un secolo fa?
 Nel numero /mese in uscita, come anticipato dal Corrierone e dalla Repubblica, una cinquantina di musicisti e personalità della cultura, hanno inviato una lettera a Mattarella per invitarlo ad intervenire per aprire quegli archivi agli studiosi. Un appello, che non si nega a nulla e nessuno,  in Italia è ancora  una notizia, anzi uno scoop. Forse perchè gli appelli, inutili, sono oggi più rari di ieri.

martedì 22 settembre 2015

Faccia di m... arino. Ignazio Marino

Ignazio ha proprio la faccia da Marino, la sua, non ci  si crede. Per fortuna che, almeno in parte, dalla barba è in parte celata l' immensa vergogna, che si è conquistato da quando è sindaco di Roma
Non si sono ancora spenti gli echi del suo viaggio in USA per vacanze, che già riparte ancora in USA, mentre  Roma continua a convivere con i suoi malanni: il traffico impossibile, la sporcizia ormai proverbiale, e i cantieri del Giubileo che stentano ad essere aperti. Lui assicura che viaggia gratuitamente, perchè invitato dagli USA per le giornate americane del Papa, che avrebbe potuto vedere da vicino, percorrendo  al massimo qualche chilometro, chiedendo udienza in Vaticano.
 Io -  romani in malafede!- vado in America per il bene di Roma, ha spiegato. Lo ha difeso Orfini dicendo che è impensabile che il sindaco di una  capitale - certo Roma è una capitale, anche se mal ridotta - non possa e non debba avere impegni istituzionali internazionali. E Marino ha aggiunto che ha pronto in tasca il nome di un grande finanziatore americano intenzionato ad elargire per le aree archeologiche romane una cinquantina di milioni circa. Solo che deve ancora definire gli ultimi particolari, cosa che farà in USA in questi giorni.
Mentre il rinnovo, urgentissimo, del contratto di servizio con AMA attende la firma, come altra regolarizzazione attende il vuoto scandaloso della governance dell'Auditorium creato proprio  dalle sue vacanze americane, per le quali non ha potuto firmare entro il 15 agosto, perchè se ne stava in spiaggia a Miami, ed altra firma - la terza, per quel che ne sappiamo - attende l'AD di Musica per Roma, Noriega che, da Madrid,  insulta il sindaco inadempiente e minaccia di sfilarsi dall'incarico che da tre mesi attende di essere regolarizzato e formalizzato dal sindaco scordarello e viaggiatore.
 Insomma il sindaco dello sfacelo cittadino riparte, ma non senza aver prima promesso al Festival Romaeuropa, che quest'anno sarà in platea. Convinto? Non sarà che lo ha detto solo per far piacere al suo vice Causi, la cui signora, Monique Veaute, è l'anima del festival, da quando è nato?
 Il quale vice sindaco richiesto di fondi  urgenti per la conservazione dei beni architettonici ed archeologici - che va detto producono ricchezza , è bene non dimenticarlo - ha risposto che se mancano i soldi per tappare le buche  come si può pensare di destinare fondi alla conservazione? E magari dopo che qualche risorsa è  già stata impegnata per il Festival Romaeuropa, faro internazionale di cultura, giunto alla trentesima edizione; mentre è stato negato, prima volta dopo un secolo, alla IUC della famiglia Fortuna, la cui erede Francesca, a capo dell'istituzione, non si riesce a capire quanto percepisca di compenso annuo. Perchè Lei  insiste a non scriverlo  nella pagina 'Amministrazione trasparente' del sito dell'istituzione, ed il Ministero, che dovrebbe vigilare, non gliene chiede conto.

mercoledì 16 settembre 2015

LA IUC di Roma è come la Caritas? La sig.ra Gianna Troiano Stanzani ci risponda, per carità.

In questi giorni si legge sui giornali la programmazione della incipiente stagione concertistica della IUC, che sta per' Istituzione Universitaria dei Concerti', fondata dall'Ing. Oreste Fortuna, ben oltre mezzo secolo fa, proseguita da sua moglie, Lina, ed ora affidata, dopo la morte della madre, alla figlia, Francesca Fortuna, direttore generale. Insomma la fortuna della IUC  si capisce che è quella di avere sempre al vertice un/una Fortuna, come in  una qualunque azienda di famiglia. E con lei, un comitato artistico longevo quanto la famiglia.
Oltre la longevità dei componenti il vertice della benemerita istituzione che provvede a fornire  un minimo di informazione musicale a studenti, professori e personale dello storico ateneo romano, ha un altro punto in comune: l'assoluta gratuità con cui i componenti il vertice, nel quale siede anche un'altra Fortuna, di nome Altea, forniscono la loro collaborazione. Insomma una sorta di 'caritas' musicale.
Tutti meno uno, il direttore generale Francesca Fortuna che credevamo un fantasma, mentre si è materializzata  alla conferenza di presentazione della nuova stagione.  Di Lei, Francesca Fortuna, è inutile cercare  nella pagina 'amministrazione trasparente' il suo compenso, mentre di tutti gli altri si dice che la loro prestazione è ' A TITOLO GRATUITO'. Anche se poi per alcuni membri una qualche compensazione in stagione c'è.
 Ora per sapere, richiesta legittima, prescritta dalla legge, quale sia il compenso di Francesca Fortuna, abbiamo scritto già infinite volte, senza risultato. Certamente la sua direzione generale non è a titolo gratuito, altrimenti il suo nome con la dicitura di rito sarebbe comparso in cima all'elenco di tutti gli altri, compresa la presidente e legale rappresentante , sig.ra Gianna Troiano Stanzani, che conosciamo da moltissimi anni ed alla quale, infine, ci rivolgiamo per vedere accolta la nostra richiesta che è in linea con quanto prescrive la legge relativa alle istituzioni finanziate con denaro pubblico.
 La sig.ra Troiano  Stanzani non può non ottemperare a tale obbligo di legge che prescrive la 'trasparenza' dei compensi dei dirigenti delle istituzioni.
 La Fortuna s'è materializzata alla conferenza di presentazione per lamentare  che il Comune di Roma quest'anno non ha deliberato il suo contributo alla IUC; esattamente come noi, da molto più tempo, ci lamentiamo della mancata ottemperanza alla legge che prescrive di pubblico dominio i compensi dei vertici delle istituzioni finanziate con denaro pubblico.
 Se non Francesca Fortuna,  la sig.ra Gianna Troiano Stanzani, darà finalmente corso alla nostra richiesta pubblicando sul sito della IUC il compenso della direttrice generale dell'istituzione?

domenica 14 giugno 2015

In Italia chi fa le leggi si sente in diritto anche di calpestarle. come ad esempio il ministro Franceschini.

L'anno scorso il ministero di Franceschini ha emanato un decalogo per accedere ai fondi del FUS nei settori della musica come del teatro e della danza. E tale decalogo riguarda sia le stagioni che i festival.
 Una regola dice che ogni istituzione deve avere sul proprio sito un capitolo intitolato 'amministrazione trasparente' nel quale fornire tutte le informazioni relative a compensi dei vertici e dei collaboratori fissi delle varie istituzioni. Da mesi cerchiamo queste informazioni sulla IUC di Roma e non le troviamo; quelle relative all'unica dirigente stipendiata, il direttore generale Francesca Fortuna, della ben nota discendenza che si tramanda la IUC da almeno una cinquantina d'anni se non di più. E minaccia quel decalogo a coloro che  non si attengono pesanti decurtazioni nei finanziamenti. L'ha fatto Franceschini in qualche caso? E non ha un mezzo per far comparire quella informazione sul sito della IUC che continua a finanziare come fosse la più regolare e ligia alla legge fra le istituzioni musicali ed invece almeno per la trasparenza dell'amministrazione non lo è?
 Dice anche quel decalogo che il ministero avrebbe finanziato le isituzioni con finanziamenti triennali, a patto che esse presentino programmi, a loro volta, triennali. Chi lo ha fatto? Pochissimi. E tutti gli altri? Nei loro confronti essi il Ministero non muove un dito perché sa che in fatto di finanziamenti - determinazione, effettiva attribuzione e distribuzione - è in ritardo cronico e quindi deve star zitto. E' chiaro il ricatto messo in atto dagli organi di governo del nostro paese.
 E c'è anche una terza regola che impone alle piccole realtà, per quanto preziose e storiche, di gemellarsi fra loro, perchè il ministero non intende più finanziare i progetti, le stagioni o i festival rivolti a poche unità, anche se superiori al centinaio. Giusto? Assolutamente no.
E quand'anche lo fosse, ci spieghi Franceschini perchè mai per tre sere intende importare, a metà luglio, dal Teatro Greco di Siracusa, dove ha messo al vertice di recente un dinosauro disibernato, e che ha un platea di quattro-cinquemila posti,  importare al Colosseo - che ha già  detto vuole ricostruire - per trecento e non più persone per volta, oltre quelli che farà accomodare in piccionaia, con chissà quali esiti ( si parla di un  altro migliaio di posti circa) per farli assistere alla rappresentazione di una tragedia ( Medea di Seneca) che tiene banco in Sicilia? Per i suoi trecento fortunati lui quanto spende e spande, mentre per tutti gli altri teatri sperimentali e d'avanguardia che
hanno fatto la storia del teatro - il discorso vale anche per la musica - ha invece fatto sapere che 'non c'è trippa per gatti'? Lo spieghi, perchè a Roma si sa bene cosa voglia dire. A Roma si conosce  bene la trippa, e si sa  già quanti gatti dipendano dalla generosità delle tante gattàre. Generosità che le accomuna a Franceschini che ha trippa solo per i gatti suoi.

sabato 6 giugno 2015

Amministrazione trasparente. Aggiornamenti dal Comunale di Bologna, mentre dalla IUC non c'è verso di sapere il compenso del direttore generale Francesca Fortuna

Il Teatro Comunale di Bologna ha aggiornato finalmente il capitolo 'amministrazione trasparente' relativamente al bilancio di previsione per il 2015. Dal quale capitolo apprendiamo che il nuovo sovrintendente, Nicola Sani, già consulente artistico di Francesco Ernani, ex sovrintendente, percepisce un compenso di poco superiore ai 100.000 Euro, con una piccola aggiunta, così sembra, al di sotto dei 10.000 Euro per il suo lavoro parallelo di direttore artistico che, evidentemente, intende mantenere se non lo ha ancora affidato ad altri. A giudicare dalle fredde  cifre,  la presenza di Sani a Bologna, nel doppio incarico di sovrintendente e direttore artistico, se  non farà acqua, è stato un affare per il teatro, che ha risparmiato, in fatto di compensi per il vertice, più o meno 100.000 Euro,e si è assicurato un sovrintendente fra i meno cari in Italia. Sani, evidentemente, conta di rifarsi con l'Accademia Chigiana, dove paga il Monte dei Paschi, per l'esattezza il presidente Clarich, della Fondazione che l'ha voluto. Ma contemporaneamente egli presta la sua opera gratuitamente anche all'Istituto di studi verdiani, all'Archivio Luigi Nono - che lui, invece, compensa con il 'Tutto Nono' ogni anno al Comunale di Bologna - e alla IUC, dove fa parte del Comitato artistico. Nicola Sani, un uomo con cento vite e mille risorse, come quelle di 'formazione' e di 'musicologia applicata al melodramma'!
 A proposito invece di IUC, l'Istituzione Universitaria dei Concerti di Roma, anche questa mattina siamo andati sul sito ufficiale, dove  non c'è verso di trovare il compenso di Francesca Fortuna, figlia di Lina, a sua volta moglie dell'ingegnere fondatore. Almeno lei percepirà un compenso, mentre tutti gli altri collaboratori lo fanno a titolo gratuito, forse avendo trovato qualche altro genere di compensazione, anche se non direttamente monetaria. Perchè, come hanno contestato a Jovanotti nei giorni scorsi, non si può lavorare gratis. Giusto.
Fino a quando non  troveremo scritto il compenso di Francesca Fortuna alla IUC, continueremo a denunciare tale anomalia, anche a beneficio del Ministero che naturalmente quando vuole se ne fotte se le disposizioni che emana non vengono osservate, pur minacciando sanzioni.
 Tornando invece al Comunale di Bologna, notiamo, nel medesimo capitolo, che il critico musicale, in piena confliggente  attività, del Giornale, Giovanni Gavazzeni, lavora in pianta stabile al Comunale, con un  compenso, per sei mesi, di quasi 15.000 Euro, come responsabile dei programmi di sala. Giovanni Gavazzeni proviene dalla famosa schiatta del capostipite Gianandrea, ed  ha senz'altro legami con il Gavazzeni Paolo che cura la direzione artistica dell'Arena. Non possiamo certo rimproverargli la famiglia alla quale appartiene, non c'è ragione anzi  è un vanto appartenervi, ma la sua contemporanea attività di critico e di dipendente di un teatro, questa no, abbiamo tutto il diritto di  rimproverargli, ricordandogli che non si possono servire contemporaneamente due padroni;  non si può al medesimo momento fare il mestiere di critico musicale e lavorare, stipendiato, per un teatro d'opera che dovrebbe essere oggetto della sua attività di critico. Scelga di fare il mestiere che maggiormente gli rende economicamente oppure quello che gli dà maggiori soddisfazioni professionali, fottendosene del guadagno. Ma non tutte e due.
L'Associazione dei critici musicali  che dovrebbe farsi sentire in simili casi, tace, rimandando tutto la coscienza dei singoli.

P.S. abbiamo ricevuto una inforazione, non dal diretto interessato, secondo la quale il contratto di Giovanni Gavazzeni al Teatro Comunale di Bologna terminerà il prossimo 30 giugno.

martedì 9 dicembre 2014

Istituzioni musicali del nostro paese. Realtà e prospettive. Una ricerca IULM commissionata dalla Società del Quartetto di Milano.Suggerimenti e proposte

La storica Società musicale milanese ha pensato di celebrare i suoi 150 anni di vita finanziando una ricerca sul settore  della produzione e distribuzione musicale in Italia. E bene ha fatto. Perchè qualche  elemento   sconosciuto  a molti è emerso.
 Fra i numerosi elementi, conosciuti e non, ne segnaliamo alcuni, sui quali già tante altre volte abbiamo scritto anche su questo blog.
1. Le istituzioni musicali, parliamo prevalentemente di quelle concertistiche, disseminate in tutta la penisola, capillarmente, costituiscono da sempre un tessuto connettivo e vitale, senza il quale, considerata l'assenza della musica nella formazione scolastica, l'Italia sarebbe divenuta, da tempo, terra di analfabeti totali in fatto di musica. Identico benemerito ruolo hanno svolto in Italia le tante scuole comunali di musica, le infinite bande musicali e le Filarmoniche, alcune delle quali ( come, ad esempio, quella di Sansepolcro, Arezzo) hanno superato e festeggiato il secolo di vita. Ed anche  le centinaia e centinaia Cori amatoriali che hanno mantenuto viva la pratica vocale nel nostro paese.  Senza tutte queste piccole, medie ed anche grandi realtà, l'Italia - nonostante le cosiddette Fondazioni liriche, 14 in tutto, che secondo il direttore generale del ministero, Nastasi, sarebbero troppe - sarebbe cancellata dalle cartine del mondo musicale. Ciò detto, va anche rilevato che l'accusa che si muove da tutto il mondo musicale, ribadito anche in questa ricerca, alle Fondazioni liriche che assorbono quasi il 50% del finanziamento pubblico italiano alla musica, sembra essere una sorta di 'invidia del pene maschile',  di  invenzione e memoria femminista.
2.  Se finanziarle tutte, dalle grandi alle piccole, o le sole grandi, è stato un altro elemento affrontato, nel quale si è inserito il direttore generale sollecitando tutti a mettersi insieme, a fondersi, per non disperdere in mille rivoli il già povero finanziamento statale. Ma allora, o queste istituzioni  hanno rappresentato il presidio musicale  nell'Italia della politica ladrona e quindi vanno sostenute, magari con criteri diversi dagli attuali, oppure cancelliamole tutte o in gran parte, così lo Stato trova il modo di buttare quei soldi in altra maniera. Non basta dire che il decreto ministeriale dello scorso 1 luglio stabilisce inequivocabilmente tali criteri. Criteri chiari, all'apparenza, esistevano già. Solo che per la valutazione della qualità e produttività delle singole istituzioni il ministero ha sempre voluto commissioni  addomesticate e non autonome nel pensiero, di cosiddetti tecnici, che tecnici non erano, per manovrarli e fargli sottoscrivere quello che il Ministero voleva. Di tali manovre da parte di Nastasi, sempre lui, s'è avuta notizia qualche volta, con i componenti delle commissioni ridotti a fare i passacarte. Perchè non si sono dimessi? Semplicemente perchè nella loro cooptazione era compreso il giuramento di obbedienza, 'perinde ac cadaver', a Nastasone. Ciò spiega  aumenti di contributi erogati ad associazione che avevano bilanci non proprio entusiasmanti, programmazione di non grandissima qualità ed anche considerevole riduzione del pubblico, come s'è sottolineato in qualche passaggio, durante il convegno milanese di metà ottobre, alla presentazione ufficiale della ricerca
3. Le istituzioni devono essere governate correttamente con criteri assai simili a quelli che governano le imprese economiche, perché una  corretta amministrazione deve essere sempre alla base di qualunque impresa, quale che ne sia la natura. Come mai l'incorruttibile ministero di Nastasi non punisce le istituzioni che non presentano bilanci regolari o non li presentano affatto, oppure quelle che della legge sulla trasparenza che imporne  di pubblicare mansioni ed emolumenti dei vertici se ne fregano? Chi ha provato a navigare fra i siti delle istituzioni sa bene quanta fatica si deve fare per evincere  tali dati,  non sempre presenti, oppure accuratamente nascosti, nei vari siti istituzionali.
 Ad esempio, per quanto abbiamo sbraitato dalle pagine di questo blog, non c'è riuscito ancora di sapere quale compenso percepisca il direttore generale della IUC romana, la signora Fortuna, figlia di Lina, moglie  dell'ingegnere, il fondatore.
4. la programmazione di tante istituzioni - come hanno rilevato gli stessi interessati, inutile negare l'evidenza - è il frutto della messa in cartellone delle proposte dei vari agenti, perché i direttori artistici o non hanno le capacità di formulare un cartellone, o sottobanco prendono mazzette di vario genere, oppure, anch'essi stanno alla regola: non fare tu il lavoro che hanno già fatto gli altri, come ti viene ordinato da chi ti comanda. Chi ha orecchie da intendere intenda.
5. I vertici, specie delle grandi istituzioni musicali non possono essere eterni, come eterni sono a tutt'oggi quelli dell'Unione musicale ( Pugliaro sta lì da due secoli!), della IUC romana (che sono lì da quattro secoli), degli Amici della musica di Firenze ( con Passigli padre figlio e spirito santo della sua istituzione), e potremmo continuare con la stessa Società del Quartetto milanese, con  gli Amici della Musica di Perugia,  con la Giovine Orchestra genovese, dell'Accademia filarmonica romana ecc.. Dopo due mandati,a casa. Solo così c'è speranza di qualche cambiamento, anche di quegli stessi cambiamenti che gli elefanti ai vertici richiedono ma che è quasi impossibile sperare che avvengano, sotto i loro occhi vigili.

martedì 12 agosto 2014

Toh, si risente Sisinio Zito

Ciò che stiamo per scrivere nulla a che a che fare con i meriti dell'ex senatore PSI, e non vuole essere un giudizio sulla sua lunghissima attività di operatore nel settore della cultura, semplicemente la sottolineatura della sua longevità all'ombra della politica.
Sisinio Zito ha fatto un cammino al contrario:da senatore sottosegretario in vari dicasteri, a senatore semplice, poi sindaco, consigliere comunale, a Roccella Jonica, per restare presidente del  rinomato locale Festival Jazz, dal quale ascoltiamo il suo grido di dolore unito alla richiesta di aiuto. Il festival quest'anno  si terrà, parte subito, parte in autunno, se dio vuole - ha denunciato l'ex senatore che noi, almeno di nome, conosciamo dalla fine degli anni Ottanta del secolo scorso, precisamente dal 1989. E' una storia lontana che giova conoscere.
 All'epoca dirigevamo Piano Time, anche se la nostra permanenza alla direzione della rivista si sarebbe bruscamente interrotta agli inizi del 1990, per insanabili dissidi con l'editore, così bravo da mandare a puttane la più importante rivista di musica di quegli anni.
 Si allestiva quella grande mangiatoia che fu l'anniversario mozartiano del 1992, a duecento anni dalla morte del grande compositore. Tutta l'Europa si mosse, Italia inclusa, lautamente foraggiata dal Ministero, allora governato da socialisti che, davanti  alla ricca mangiatoia, non volevano certo distrarre lo sguardo, per lasciar abbuffare altri. A gestirla il CIDIM di Francesco Agnello, ma direttore delle manovre il socialistissimo Italo Gomez . Quando avemmo fra le mani il programma di quelle celebrazioni, notammo come in esso nulla vi era stato previsto  per coinvolgere i musicisti, tantissimi, dei nostri Conservatori,  specie gli studenti agli ultimi anni di apprendistato o appena in carriera. Telefonammo ad Agnello per dirgli di quest nostra scoperta, ed egli ci chiese di preparare un progetto in tal senso. Lo preparammo, lo sottoponemmo alla sua attenzione, gli piacque, e decise di inserirlo nel programma delle manifestazioni triennali.
Il progetto, 'Amadeus Giovani'  (titolo banale, ma chiaro,  e con molta sostanza) si articolava in tre fasi. Veniva richiesto agli insegnanti di pianoforte dei nostri oltre sessanta Conservatori, di inserire nel programma di studio dell'anno, alcune sonate di Mozart; tale studio veniva affiancato da alcuni saggi su tale repertorio che 'Piano Time' pubblicava, a firma di Paul Badura-Skoda, coinvolto nell'intero progetto. Agli stessi insegnanti veniva richiesto di indicare, sulla base di una selezione interna, il candidato da inviare a Palermo, per la successiva tappa del progetto. A Palermo, ospitati gratuitamente, gli allievi prescelti avrebbero dovuto suonare davanti ad una giuria presieduta da Badura-Skoda; dal cui insindacabile giudizio, doveva venir fuori un gruppo di sei /sette pianisti, i quali venivano ulteriormente omaggiati di un corso di perfezionamento con Badura- Skoda, al termine del quale egli avrebbe indicato i due vincitori, non uno solo, per ragioni anche educative che non serve illustrare agli acuti lettori del nostro blog. I due avrebbero poi studiato un repertorio opportunamente scelto da Badura-Skoda, d'accordo con l'autore del progetto, il sottoscritto, e convocati a registrare un CD con quelle musiche, per la cui registrazione, sotto la supervisione del celebre concertista-didatta austriaco, ci si avvaleva di un ingegnere del suono superlativo, il dott. Gallia della Decca. Insomma un bel progetto, a vantaggio dei giovani. E qui entra i scena il senatore Zito, del tutto ignaro del marchingegno inventato da Agnello e nel quale sarebbe stato coinvolto. Agnello, per non gestire da solo la montagna di denaro, in parte buttato nel nome di Mozart,  doveva spartirlo con altri enti che si occupavano, come il CIDIM - che restava comunque il maggiore - della promozione della musica. Ad esempio con l'ISMEZ, sigla sibillina per indicare una istituzione di matrice socialista che doveva spartirsi la mangiatoia di quegli anni con il CIDIM, di marca democristiana,  o con l'IRTEM, comunista ( Il CIDIM ora tira a campare, l'ISMEZ sembra dare segni di maggiore vitalità; l'IRTEM non sappiamo che fine abbia fatto; nel frattempo è nato il CEMAT, che si occupa di musica d'oggi).
 ISMEZ  sta per Istituto per lo Sviluppo Musicale del Mezzogiorno. Sisinio Zito  ne era  allora il Presidente; all'ISMEZ  lavorava, dall'interno del CIDIM,  con una specie di 'distacco'  ma con incarico dirigenziale, Marina Carloni, che poi ne è divenuta presidente.
Insomma Agnello, sapendo di mangiare più di tutti, per tener buoni tutte le altre insaziabili belve affamate, che  giravano rabbiose, intorno a quella tavola imbandita, mi chiamò per dirmi che quel progetto, per ragioni che non c'era bisogno che mi spiegasse perchè le capivo bene anche io che ero fuori da tutti i giochi politici, doveva gestirlo l'ISMEZ. E così fu.
 Si trattava di un progetto che alla fine costò, credo, un centinaio di milioni, forse centoventi, di lire. Briciole di fronte ai miliardi che amministrò Gomez e la sua corte. Agnello combinò un incontro con Gomez, che avevo in altra occasione attaccato duramente su Piano Time - non mi sfuggirono naturalmente le ragioni di quell'incontro pacificatore, ma per la causa del progetto mandai giù, facendo finta di nulla - al termine del quale mi si disse dell'ISMEZ. Non conosceva quella sigla se non di nome. Mi venne detto di mandare il progetto al senatore Zito il quale, formalmente, doveva approvarlo, approvando anche la previsione di spesa e le modalità di svolgimento, già tutte da me definite, e i tempi del pagamento.
 La cosa si svolse nel migliore dei modi; a testimonianza resta oltre che il gran bel ricordo e la riconoscenza di tanti giovani musicisti, il CD registrato e poi pubblicato dalla rivista 'Applausi', quattro o cinque anni dopo la sua registrazione.
Di quel progetto solo un particolare elemento non andò in porto. Era previsto che i due vincitori, dopo la registrazione del CD e di un altro periodo di studio con Badura-Skoda, avrebbero dovuto suonare in parecchie associazioni concertistiche  aderenti al CIDIM. Il che non avvenne.
Ricordo una risposta a tale richiesta, che mi colpì particolarmente, quella di Lina Fortuna, allora a capo dell IUC - ma lo era da secoli - e che poi, alla sua morte sarebbe finite nelle mani di sua figlia, dopo che Lei l'aveva ereditata da suo marito. Una integrità  mai eguagliata!  Lina Fortuna ebbe la sfacciataggine di opporre che nella sua IUC , la presenza di un duo poteva essere letta come 'non professionale', insomma poco seria. Capito? Insomma Lei, che la musica non sapeva dove fosse di casa, ebbe la sfrontatezza di opporre il suo parere a quello di Badura-Skoda.  Una vergogna che non le perdoniamo neanche da morta, in  nome di quei due giovani pianisti che, ovviamente, hanno poi fatto carriera.  Non possiamo perdonarglielo, dopo aver visto, e non solo alla IUC, tante  cose strane che ben altra censura avrebbero dovuto meritare dall'integerrima Fortuna, per quanto le riguardava.
 Torniamo da dove eravamo partiti. Insomma l'ex senatore Zito, alle soglie degli ottant'anni, è ancora sulla breccia. Come può cambiare il nostro paese se alcuni potenti o ex potenti non mollano mai l'osso, per godersi il riposo meritato?

giovedì 13 marzo 2014

IUC,Filarmonica,Riccitelli. Usque tandem abutere patientia nostra?

E' trascorso un mese a mezzo dalla data in cui tutte le istituzioni musicali finanziate con soldi pubblici, in ossequio alla legge sulla trasparenza, avrebbero dovuto rendere noti i compensi dei dirigenti.  Ad oggi sono ancora tante le istituzioni inadempienti, e la maggioranza quelle che comunque cercano di rendere il meno visibili i dati relativi a tali compensi.
 La IUC di Roma, per adeguarsi, ha reso noto che i consiglieri di amministrazione ed i componenti il consiglio artistico, prestano GRATUITAMENTE la loro opera, alcuni addirittura da decenni ( naturalmente ciò vale per quest'anno; forse sarebbe stato opportuno che scrivessero che anche nel recente passato le cose stavano allo stesso modo.  Non abbiamo ragione di dubitare  della IUC, ma qualche sospetto ci viene). E, comunque, dell'unica persona che lavora alla IUC,  con un ruolo di vertice, erede della famiglia Fortuna, che ha visto al vertice oltre il padre fondatore e la madre che l'ha ereditata, la  figlia  Francesca che l'ha ereditata a sua volta dalla madre,  ora direttore generale, non si rivela il compenso. Perché?
 Alla Filarmonica Romana  altra farsa economica.  Di Cesare Mazzonis  si legge che il suo compenso fino al 28 febbraio era di Euro 7.000 netti.  Da quando ? E dal primo marzo? Anche lui lavora gratis?
 Se andiamo a vedere qualche altra istituzione, come la 'Società Primo Riccitelli' di Teramo, lì i compensi dei manager non si rendono noti per nessuno, conosciamo solo il curriculum professionale di ciascuno di essi. Che sinceramente non ci interessa. Anche lì evidentemente lavorano gratis come a Roma alla IUC ed alla Filarmonica.
 E, infatti, in queste tre istituzioni - e chissà  in quante altre - le stagioni le invidiano da tutto il mondo; perchè nella programmazione spendono fino all'ultimo centesimo dei finanziamenti, non dovendo pagare nessuno dei dirigenti che se ne occupano. L'Italia musicale è una meraviglia; e i suoi dirigenti - maschi e femmine -  tutti 'madre terese'.

lunedì 10 febbraio 2014

Suggerimenti di un cantastorie

Un nostro assiduo lettore ci segnala, dopo aver letto i nostri ultimi post sui compensi, alcune anomalie, anzi mancanze. Il lettore in questione è nostro confratello: un cantastorie. Ci segnala , ad esempio , che nel sito dell'Accademia Filarmonica Romana, compaiono nella sezione amministrazione trasparente, solo i dati di Baratta presidente (che prende zero Euro, forse ci si dovrà rivolgere al sito della Biennale per capire in che misura già grava sulle casse pubbliche; grava già per 130.000 Euro, non una enormità, tutti i suoi direttori artistici sono meglio compensati ed anche il direttore generale. Ma vuoi mettere il presidente) e di Cesare Mazzonis che prende un'elemosina ( 7.000 Euro) e ci dice come mai non ci sono i dati del direttore generale della produzione e dell'assistente alla direzione artistica, citando nomi e cognomi degli interessati, presenti nell'organigramma  e assenti nel settore dell'amministrazione. Già, come mai, presidente Baratta?
 E poi ci consiglia di guardare il sito della IUC, altra benemerita storica istituzione musicale della capitale. Lì, addirittura, la pagina dell'amministrazione trasparente è in 'CONTRUZIONE' (crasi di : confusione e costruzione?). Nell'organigramma si notano  due 'Fortuna' presenti. Una non bastava? Giusta osservazione.
 Siamo poi andati a vedere altri siti importanti per constatare de visu se le rispettive istituzioni avevano ottemperato alla legge che prescriveva la pubblicazione entro il 1 febbraio.  Va sottolineato che in alcune di esse, la voce 'amministrazione trasparente' è messa  in maniera da risultare il meno visibile, ma poi i dati ci sono: ad esempio GOG genovese, Unione musicale Torino, Amici della Musica Perugia, i compensi dei rispettivi direttore artistici( Borgonovo, Pugliaro, Batisti)  vanno da 51 a 57 mila Euro annui. Compensi , possiamo dire equi, se uno fa veramente il direttore artistico ed è impegnato  nella formulazione del calendario ed anche nella organizzazione dei singoli concerti.
 Ma navigando da un sito all'altro, si scoprono delle anomalie. Ad esempio, a Bologna, Gavazzeni , critico musicale de Il Giornale, sul quale anche noi abbiamo scritto per oltre un decennio, riceve oltre 30.000 Euro come compenso per la cura dei programmi di sala. Ciò che ci colpisce è però il fatto che lui fa di mestiere il critico musicale, il che a noi sembra una'anomalia. Faccia il musicologo per il teatro o il critico per Il Giornale, non tutt'e due le cose.
E ciò riporta a galla un problema che da sempre abbiamo sollevato: e cioè la situazione anomala  di coloro che fanno contemporaneamente due mestieri in evidente conflitto di interessi, perché sarebbe come se uno facesse contemporaneamente il medico ed il becchino, senza che nessuno dei rappresentanti delle due onorevoli professioni si offenda.
 Ma tutto questo accade perchè il Ministero emana leggi e regolamenti e poi non controlla. Quante sono ancora le istituzioni che non hanno pubblicato tali dati? che si aspetta a dire a coloro che non l'hanno fatto entro il 1 febbraio,  che quest'anno non avranno diritto a ricevere lo stesso finanziamento dell'anno passato. Almeno una multa, altrimenti la solita storia delle leggi che esistono, ma che nessuno fa osservare. E in Italia questo è un costume antico.

martedì 26 novembre 2013

C'è IUC e IUC

-Pronto?
-Sì.
-La IUC?
-Dica.
-Quanto costa?
- Dipende.
-Siamo in quattro.
-Va bene, ma deve dirmi se pregiati o no.
-Nè pregiati, nè popolari. Una via di mezzo.  Quanto pago? E, poi, quando occorre  pagare?
-Le va bene il 16 dicembre?
-Sì, benissimo. Ma quanto mi costa?
-Attenda, mi faccia fare due calcoli
-Se si tratta di  pregiati, fa 100 Euro; se invece, meno pregiati ma non popolari, come lei mi ha detto, allora  scendiamo a 60 Euro.
-Pensavo molto di più.
-Perchè?
-Mi avevano detto che avrei pagato molto di più, invece devo ammettere che tutto sommato, i prezzi mi sembrano calmierati; ed io che stavo già per fare una filippica, a telefono, contro il governo ladro.
-Allora, mi dica se pregiati o no.
-Facciamo pregiati.
-Bene, a che nome? Mi faccia lo spelling, non ci sento bene.
-Sì, volentieri.
-Grazie, passi entro il 15 al botteghino a ritirare i suoi quattro biglietti per il concerto del 16 dicembre. Le rammento che avrà luogo nell'Aula Magna dell'Università, per la  IUC. Grazie per averci scelto
- Danno  un concerto omaggio. Che strano!
Fine della telefonata.
 Dopo l'invenzione della nuova tassa sugli immobili dell'attuale governo, la IUC - Imposta Unica Comunale -  la telefonata,  da noi inventata,  potrebbe essere non del tutto improbabile, se digitando IUC, come tassa sugli immobili, la rete  desse un recapito telefonico di un'altra IUC, più antica e meno ingloriosa di quella governativa,  e che sta per Istituzione Universitaria Concerti.

sabato 23 novembre 2013

LIBERI DI LEGGERE. E ANCHE NO

Leggiamo sul Corriere - nel dorso 'romano' - l'annuncio di un concerto alla IUC, il cui testo non è che la riproduzione  esatta del comunicato  inviato nelle redazioni dal solerte ufficio stampa, che di mestiere fa anche il critico musicale, scrivendo,perciò, anche delle stesse associazioni per le quali si occupa di  fare pubblicità giornalistica,  come addetto stampa - ma per ora sorvoliamo su tale diffusissima anomalia.
Leggiamo:" I Turchini di Antonio Florio oggi alle 17.30 nell'Aula Magna della Sapienza in apertura della stagione della IUC.Valentina Varriale soprano,Giuseppe De Vittorio tenore, con la direzione di Florio, proporranno ' Opera seria e opera buffa nei teatri napoletani del XVIII secolo'. Nel Settecento Napoli non soltanto fu la capitale italiana dell'opera, ma conquistò con le sue opere anche l'Europa,dal Lisbona a San Pietroburgo. Ancora nell'Ottocento Stendhal era follemente innamorato delle opere 'buffe' napoletane. Il fascino di quella musica è ancora attuale: ad eseguirla saranno stasera I Turchini, da oltre 25 anni ambasciatori della musica napoletana del Sei-Settecento. Al loro attivo la riscoperta di molte opere dimenticate, circa quaranta incisioni discografiche e centinaia di concerti in Europa, America e Asia. Accanto a compositori celebri come Giovanni Paisiello, si ascolteranno i quasi totalmente dimenticati Michel Angiolo Faggioli, Nicola fiorenza, Pietro Marchitelli, José De Nebra e Giuseppe Petrini. Info.06.3610051. Senza firma.
Cambiamo giornale e leggiamo, dello stesso concerto, dal Messaggero: " Alla Sapienza canta e suona la Napoli del Settecento.Il protagonista del concerto di oggi  alle 17.30 per la IUC è il complesso I Turchini diretto da Antonio Florio. Con loro sul palco ci saranno il soprano Valentina Varriale e il tenore Pino De Vittorio, in un programma intitolato 'Opera sera e opera buffa nei teatri napoletani del XVIII secolo'. Il fascino di quella musica è ancor oggi irresistibile, soprattutto se ad eseguirla sono I Turchini. Da oltre venticinque anni ambasciatori della musica napoletana del Sei-Settecento nel mondo, questi musicisti hanno all'attivo la riscoperta di molte opere dimenticate,circa quaranta incisioni discografiche e centinaia di concerti in Europa, America e Asia. Accanto a compositori celebri come Giovanni Paisiello si ascolteranno i quasi totalmente dimenticati Michel Angelo Faggioli, Nicola fiorenza, Pietro Marchitelli,Josè De Nebra e Giuseppe Petrini.
Grazie a I Turchini a a Florio rivivranno l'irrefrenabile vivacità della tarantella a due voci di Faggioli, il divertentissimo ritratto satirico del Pajetta presuntuso ancora di Faggioli, i pepati bisticci dei due protagonisti dell'intermezzo Graziello e Nella di Petrini".  Firma L.D.L. Fine dell'articolo del Messaggero
 Dunque sul Messaggero cambiato  inizio e fine, la parte centrale della presentazione, la più lunga, è  esattamente la stessa del Corriere. Deduzione.  Uno stesso giornalista scrive per le due testate, oppure il Corriere e il Messaggero hanno riprodotto PIGRAMENTE e VERGOGNOSAMENTE il medesimo comunicato, solo che il Messaggero ci ha messo la solita sigla:L.D.L - che starebbe per LIBERI DI LEGGERE, sottinteso: da noi, sul Messaggero, oppure su qualunque altro giornale, Corriere compreso, che a volte, usa la medesima tecnica del Messaggero. Non abbiamo più La Repubblica dei giorni scorsi, l'abbiamo già buttata via, perchè sicuramente avremmo potuto aggiungere alla lista dei copioni dichiarati o anonimi anche l'altro quotidiano, che solitamente firma i pezzi di presentazione di 'classica' con una sigla: G.D.A. ( (GUARDA - DAI !- ALTROVE!).

lunedì 14 ottobre 2013

Roma. E' tempo di ricominciare

 Il calendario musicale di ottobre segnala quattro dei cinque debutti delle più importanti stagioni romane. Comincia , il 19, l’ Istituzione Universitaria dei Concerti (Aula magna della Minerva) con Salvatore Accardo ( serie di concerti Minerva) e ‘I Turchini’ di Antonio Florio ( serie Calliope).   All’indomani, il 20, prende il via la stagione vera e propria dell’Orchestra Sinfonica di Roma (Auditorium della Conciliazione) diretta dal suo fondatore e direttore Francesco La Vecchia ( qualche giorno dopo che l’Orchestra stabile ha eseguito a Roma, Palermo e Firenze il ‘Requiem’ di Verdi, e la  China National Opera House   ha messo in scena ‘Il Trovatore’ )  con ‘Petruska’ di Strawinsky e ‘Romeo e Giulietta’ di Prokofiev . La Vecchia  può vantarsi  di  aver fatto emergere dal dimenticatoio molti musicisti italiani del Primo Novecento, e  di cedere il podio, in questa stagione, anche ad altri direttori - era ora!  -  benchè tutti stranieri, di nazioni sperdute e pressochè sconosciuti.
 A seguire, il 21,  Santa Cecilia ( Auditorium Parco della Musica) inaugura con  Maurizio Pollini la stagione da camera; e, il 26, la stagione sinfonica, con i complessi al gran completo,  noti solisti, e la direzione di Tony   Pappano. In programma  l’opera ‘Peter Grimes’ di Benjamin Britten, che quasi sicuramente finirà in CD, per onorare il centenario della nascita del musicista, il più noto del Novecento inglese. C’è poi, il 31, il concerto inaugurale, al Teatro Olimpico,  della stagione della Accademia Filarmonica Romana che, quest’anno,  registra anche un cambio di direzione artistica – fuori Sandro Cappelletto, dentro Cesare Mazzonis,  che ha lo stesso incarico all’Orchestra Nazionale della Rai di Torino – con la pianista Angela Hewitt, in un programma interamente dedicato a Bach,  accompagnata dall’Orchestra da camera della Rai di Torino - quella di Mazzonis, per intenderci, perché Mazzonis, venendo a Roma  intende  procurare altro lavoro alla sua orchestra.
Buon ultima, la ‘sorellastra pigra’ Teatro  dell’ Opera che avvierà la  nuova stagione a fine novembre  con ‘Ernani’ di Giuseppe Verdi ; Muti sul podio. La stagione è stata  annunciata in ottobre, come, del resto, fanno tutti i grandi teatri internazionali che non l’annunciano mai con mesi e mesi di anticipo.  
Seppur diverse fra loro, le stagioni romane si somigliano tutte  per la preoccupante e dissennata assenza di interpreti italiani dai rispettivi cartelloni.