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martedì 20 gennaio 2015

Al Comunale di Bologna stanno per cambiare le cose? Sani sovrintendente?

Sembrerebbe di sì, se ci si attiene semplicemente ad una notizia apparsa l'altro ieri sui  giornali ( Corriere, intervista di Valeri Cappelli), e cioè che Nicola Sani succederà a Francesco Ernani sulla poltrona di sovrintendente dello storico teatro bolognese, dove in questi anni, ancora in coppia con Ernani (che l'ha chiamato dopo la comune esperienza all'Opera di Roma, da dove furono fatti sloggiare con l'arrivo di Alemanno al Campidoglio, e con la spinta di Nastasi che voleva far pagare a Ernani  le critiche mossegli pubblicamente), ha retto il teatro, per volontà della ex commissaria comunale Cancellieri che ha sempre avuto una stima profonda di Ernani.
Ora, al giro di boa impresso dalla nuova legge Bray ( 'Valore cultura') nei teatri si stanno insediando i nuovi 'consigli di indirizzo', che devono segnalare al ministro una terna di candidati alla sovrintendenza, il quale fa poi la scelta.
E, sembra, che per Bologna la scelta che si farà, salvo cambiamenti dell'ultimo minuto, sarà quella di Nicola Sani. Compositore del filone 'suoni (elettronici) e immagini', messosi in luce attraverso la Fondazione Scelsi dove ha dimostrato di saperci fare per Scelsi, ed anche per sé - meritato riconoscimento - passato poi per la avventura, stroncata anzitempo, all'Opera di Roma, dove aveva dalla sua tutti i giornali avanguardisti ( nel senso dei giornali che plaudono sempre alle regie d'avanguardia, un pò meno alle esecuzioni di qualità con cast appropriati), per finire poi a Bologna dove proseguendo sulla linea 'romana' ha  parallelamente dato spazio a filoni  concertistici, di quelli che ancora una volta piacciono ai giornali 'avanguardistici', mettendoci dentro  chi ( anche figli di...) si tira dietro altrettanti giornali amici, sempre con progetti 'sinistri' (di sinistra, s'intende) molto apprezzati ( Luigi Nono, Resistenza, musica russo-sovietica), meritandosi poi anche di essere considerato un lavoratore indefesso ed a baso costo( lui è il meno pagato dei direttori artistici in Italia,  salvo Palermo, dove Oscar Pizzo lavora gratis).
 Ora , invece, forse con la benedizione di Nastasi che farebbe pagare a Ernani quel che non è riuscito a fargli pagare a Roma, Sani sarebbe il candidato più quotato per la successione  come sovrintendente.  E noi siamo felici. Per lui, Sani intendiamo.
Ma non siamo altrettanto felici per il teatro. Si può essere contenti di un nuovo sovrintendente di un importante teatro che non ha mai e altrove fatto il sovrintendente, quindi senza alcuna esperienza di gestione generale di una importante istituzione - nulla a che vedere con la Fondazione Scelsi?
 Non sarebbe meglio un amministratore provetto con la passione della musica, lasciando continuare a Sani il lavoro di direzione artistica nella quale a detta di tutti ci sa fare?  In  fondo sarebbe più logico mandarlo alla Scala ( dove comunque c'è una rete di protezione artistica che supplisce alle deficienze di qualunque direttore artistico) sempre come direttore artistico, che  promuoverlo a Bologna come sovrintendente.

lunedì 18 novembre 2013

Ernani Francesco, la vendetta

Mentre Riccardo Muti, sicuramente teso per le acque agitate del Teatro dell'Opera sta spiegandoal pubblico convenuto all'Opera Ernani di Giuseppe Verdi, che fra qualche giorno dirigerà per l'apertura di stagione  a Roma, si consuma la vendetta dell'altro Ernani, Francesco, mandato via dall'Opera di Roma quattro anni fa, con l'accusa di aver 'truccato' i bilanci - erano in rosso e lui li faceva figurare in pareggio al punto che da una organizzazione che riunisce i teatri d'opera europei aveva ricevuto un premio per buona amministrazione - ed ora sovrintendente a Bologna, chiamato dalla Cancellieri all''epoca commissario al Comune di Bologna, la quale lo aveva già voluto come consulente sovrintendete a Catania, dove poco prima era stata commissario.
Approdato al comune Alemanno, volle fare piazza pulita dei dirigenti delle massime istituzioni cittadine, messi lì dai precedenti amministratori. E come si fa, di punto in bianco? Li si accusa di truccare i bilanci, meglio di averli passivi. Ernani si difese, ma a nulla servì. Dovette abbandonare il campo, e al suo posto Alemanno si inventò sovrintendente e direttore artistico senza storia senza passato:De Martino, Colabianchi.. Una vera invenzione. Prima suoi consulenti, di lui commissario, poi amministratori in proprio. l'allora consulente alla direzione artistica aveva un curriculum praticamente nullo; il titolo di maggior pregio era aver diretto in occasione di celebrazioni in onore di Almirante e di essere vicino agli ambienti della destra che, come si sa, in fatto di cultura fanno piangere dalla disperazione. Si vide in quel periodo il palco reale dell'Opera frequentato da gente che si sentiva più a suo agio  negli spettacoli televisivi, nei piano bar e nei salotti romaneschi. Quel consulente alla direzione artistica dovette abbandonare anche lui, quando fu ingaggiato Muti e volle alla direzione artistica Alessio, figlio di Roman Vlad. Niente di speciale, anche perché l'Alessio che aveva fatto il giro di qualche teatro, a Genova ad esempio era dovuto andare via,  perché protestato dalle maestranze del teatro. E allora perché chiamarlo a Roma? Per lasciare mano libera a Muti. E qui il direttore, ci perdonerà ha compiuto il suo più grande errore. Lui non vuole che il teatro nel quale ha un incarico stabile, anche se semplicemente 'onorario benché a vita' - formula assai singolare - sia retto da persone in gamba e competenti.
In tutti questi anni, tre o quattro, il Corriere della Sera, per bocca di Valerio Cappelli, ha inneggiato ai signori del Costanzi, senza distinzione. Ancora oggi ha l'impudenza di scrivere che la direzione artistica, cioè il suo amico Alessio, è il migliore in circolazione- quando non si vuole vedere, si possono tenere anche gli occhi aperti e nulla si vedrà!
 Lui, Cappelli, ha sempre fatto il portavoce dell'Opera , dietro suggerimento di Filippo Arriva, che non è mai arrivato prima di Cappelli - a dispetto del cognome -  dal quale ha ottenuto notizie in anteprima,  in cambio del 'fiancheggiamento' a Muti, al teatro ed ai suoi manager. D'altro canto quest'estate la sua pièce su Carlos Kleiber è andata anche a Caracalla. Una ricompensa per i  tanti servigi resi?
Mai in questi anni che abbia sollevato il Cappelli qualche dubbio sull'amministrazione del teatro, come invece ha cominciato a fare all'improvviso qualche settimana fa, al punto da meritarsi una lettera di smentita di Bruno Vespa, alla quale ha replicato, perchè chiamato in causa, Lissner, e lo stesso Cappelli che ha contestato molte delle affermazioni di Vespa che smentiva le accuse fatte proprie da Cappelli, sulle quali è tornato , sempre sul Corriere, nuovamente e  proprio oggi, chiedendo di vedere quei bilanci che, secondo i revisori, non brillano, e che lui spera di poter vedere, almeno quando il CDA, fra breve, andrà a casa.
 Noi lo abbiamo detto molte volte. La storia è sempre la stessa. I buoni amministratori si valutano in base alla fedeltà al governo di turno. Catello De Martino era al suo debutto da sovrintendente. Corriere e Messaggero lo hanno incoronato come sovrintendente più bravo d'Italia, e poi... e poi spuntano  i buchi di bilancio , appena in Campidoglio cambia il governo che non è disposto a dare tutto quello che gli viene richiesto per tappare i buchi.
Almeno sul fatto che l'Opera di Roma sia il teatro più finanziato dalle amministrazioni comunali, con ben 20 milioni di Euro all'anno; che sia un teatro con un pubblico che  non raggiunge nemmeno le 200.000 unità, che abbia soltanto 3.000 abbonati, che fa poco più cinquanta-sessanta recite d'opera l'anno e infesta la sua programmazione di spettacolini  e concertini davvero imbarazzanti - il direttore artistico sommo, ovviamente in questo non ha nessuna responsabilità secondo Valerio Cappelli - che abbia introiti propri  che superano di poco il milione di Euro, che non si sia procurato soci e sponsor importanti, questo non si può negare, tutto il resto è propaganda. Meglio: è stato propaganda; ed ora non più. Muti avrà fra gli ascoltatori il ministro Bray, ed il suo  maggiordomo Nastasi, legato a  Muti da lunga data, e spera di poter ottenere  ciò che ottenne da Tremonti: allora salvò i teatri, adesso spera di salvare il suo di teatro.  Lui certamente , comunque vadano le cose, si salverà, ma il suo teatro si salverà solo con lui, e con buoni amministratori che lo affiancano nell'impresa ardua di riportarlo agli antichi splendori, come nè Catello De Martino  nè Alessio Vlad saranno mai in grado di fare.

giovedì 10 ottobre 2013

La procura d'Italia ha inviato avvisi di garanzia a mezza italia che conta

Un avviso di garanzia è stato recapitato nella notte a Letta, nipote, capo del governo per il reato di 'spoliazione' del popolo italiano, ed anche un secondo avviso di garanzia per un secondo reato, quello di' impotentia governandi', per il quale, identico avviso di garanzia è giunto anche allo statistico, ministro Giovannini. La Procura d'Italia imputa loro innanzitutto di ridurre ogni giorno una fetta sempre maggiore di popolazione alla fame - mentre loro gozzovigliano, insinua la Procura  d'Italia  -  come si imputa loro a causa dell'ultimo decreto illegale che non adegua le pensioni all'inflazione, qualora superino  i 3.000 Euro, ma lordi ( che vuol dire 2000 Euro netti circa). Quando, invece,  vengono citate le pensioni d'oro di ex parlamentari,  che ormai sono un esercito, a causa delle brevi stagioni di ogni governo, allora  nei loro documenti ufficiali citano sempre le pensioni al netto: che so, D'Alema prende quasi 6.000 Euro, Veltroni, il missionario altrettanto. Perchè, in questo caso, si chiede la Procura d'Italia, si cita il netto? E la medesima procura una risposta ce l'ha: per evitare la vergogna di dover far sapere ai cittadini affamati che il lordo mensile delle loro  immeritate pensioni è di 10.000 - 12.000 Euro.
 Sull'attività di Giovannini, accusato del reato di 'impotentia governandi',  e di 'furto istituzionale'si sofferma la 'Procura d'Italia' che per lo stesso reato indaga anche la Corte costituzionale e i due rami del Parlamento. Mentre si procede con metodica azione alla spoliazione ed all'affamamento del paese,  da parte  di Giovannini, la Consulta e il Parlamento, non si tagliano neanche il più piccolo dei loro privilegi: numero dei parlamentari, pensioni d'oro, stipendi correnti, macchine blu, uffici e benefit per ex presidenti delle camere ( per portarci dentro amanti ed escort, d'ora in avanti chiamate 'segretarie') Un particolare rimprovero muove la Procura d'Italia alla Consulta che boccia ogni seppur minimo taglio quando riguarda gli ambienti del potere,  i quali non si toccano, perchè toccarli  - ha  decretato la Consulta- è contro la Costituzione. In questa difesa si è distinto Giuliano Amato, nonostante che da poco abbia messo piede nella Corte Costituzionale, dichiarando, seduta stante, di voler patteggiare: a tal scopo ha dichiarato per iscritto che la pensione da 30.000 Euro mensili la darà in beneficienza, mentre  lo stipendio da giudice costituzionale,  che ammonta ad appena 400.000 Euro annui, lo terrà per sostenere le spese, una sorta di paghetta per anziani.
 Ancora al ministro Cancellieri ed al vice premier, 'internista' Alfano è stato inviato un altro avviso di garanzia,  per il reato di' temporeggiamento e connivenza' perchè non hanno sciolto immediatamente la Procura di Caltanisetta, per evidente infiltrazione mafiosa, in ubbidienza alla quale  perseguono tutti gli emigranti che approdano,  quelli scampati alle acque del mediterraneo, sulle nostre coste, per il reato di clandestinità. La mafia tiene a questo reato, per poter meglio sfruttare, come manovalanza, quei disperati che aspirano, per sopravvivere,  a vestire le divise dell'esercito del crimine. In un sussulto di 'stupidità', la suddetta procura ha indagato anche quei pescatori che hanno salvato dalle acque quei pochi che non sono morti e li ha accusati di favoreggiamento della  clandestinità.
 A Letta nipote, poi, Giovannini, Cancellieri, Alfano Parlamento e Consulta , la suddetta Procura d'Italia ha chiesto, per il processo che si svolgerà in direttissima, in Piazza san Pietro, di presentare memoria difensiva. Che si difendono?