L’Europa brucia e Mosca festeggia. I quotidiani russi oggi danno ampio risalto alle proteste che hanno devastato alcune città, fra cui Milano e Parigi. Il verdetto è unanime: le democrazie occidentali sono in crisi, soprattutto l’Italia, a cui è stata data un’attenzione particolare. Aleksandr Dugin, ideologo di estrema destra e, per alcuni, ispiratore del presidente Putin, ha commentato con “più caos c’è, meglio è”, invocando una "controrivoluzione conservatrice”. Kirill Dmitriev, rappresentante speciale di Putin per i rapporti con gli Stati Uniti, ha parlato di suicidio della società occidentale, collegando l’ondata di malcontento europeo agli errori delle politiche energetiche e alle sanzioni contro Mosca. Oggi, poi, è arrivata anche il commento del Cremlino, con il suo portavoce, Dmitry Peskov, che ha dichiarato: "È difficile dire se la crisi sia sistemica oppure no, ma è evidente che si tratta di una crisi di grandi dimensioni. Sono disordini che ormai rasentano il caos".
Per qualcuno, questo caos ha un mandante preciso. Il premier albanese Edi Rama ha denunciato interferenze straniere nelle manifestazioni antigovernative degli ultimi giorni. A lui ha risposto la portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zacharova, che, poco diplomaticamente, gli ha consigliato di non addossare agli altri le colpe che sono sue. I servizi francesi hanno già sottolineato come la protesta sia stata accelerata o sostenuta da blogger e influencer i cui video, spesso contro le armi all’Ucraina e più soldi le scuole, sono divenuti virali grazie all’intervento di potenze straniere, in primis la Russia.
Le proteste europee offrono a Mosca un'occasione per alimentare il caos senza necessariamente provocarlo. I servizi russi possono sfruttare le tensioni già esistenti attraverso provocazioni e campagne di disinformazione, amplificando tanto le violenze dei manifestanti quanto gli interventi della polizia. L'obiettivo è esasperare le divisioni sociali, delegittimare i governi e indebolire la fiducia nelle istituzioni democratiche. È una strategia già sperimentata dal Cremlino: la sua guerra ibrida ha come prima caratteristica l’impalpabilità, tanto che molti studiosi per questo la chiamano ‘guerra grigia’. Non è un caso che le proteste di ieri siano state seguite da vicino anche da Rybar, influente canale Telegram fondato da Michail Zvinchuk, ex funzionario del ministero della Difesa russo. Il canale ha pubblicato una cartina aggiornata delle proteste in Francia, Italia e altri Paesi europei, accompagnata da un'analisi che prevede una successione di crisi nazionali, più che una rivolta generalizzata. Sul fronte opposto, il canale bielorusso d'opposizione NEXTA ha richiamato l'attenzione sul sostegno offerto in passato da Mosca ai gilet gialli francesi, suggerendo il rischio di nuove strumentalizzazioni delle proteste da parte del Cremlino. Di certo, quello visto nello scorso fine settimana, è solo l’inizio, alla vigilia di un 2027 pieno di elezioni nei Paesi europei.
Nessun commento:
Posta un commento