martedì 30 aprile 2019

PIL italiano in crescita nel primo trimestre 2019 - comunica Bankitalia, attesta ISTAT

Torna a salire il Pil italiano nel primo trimestre dell'anno dopo il calo registrato nella seconda metà del 2018. Secondo le informazioni più recenti elaborate dalla Banca d’Italia, il prodotto dovrebbe essere aumentato dello 0,1 per cento nei primi tre mesi del 2019. Nella media del trimestre invernale, scrivono i tecnici di via Nazionale nel Bollettino economico, l’attività sarebbe cresciuta nell’industria in senso stretto, mentre si sarebbe confermata debole nei servizi e nelle costruzioni. 

Restano tuttavia negative le previsioni sulla crescita in media d'anno. "Incorporando l’andamento sfavorevole dell’attività economica registrato negli ultimi trimestri del 2018 e le informazioni congiunturali per i primi mesi dell’anno in corso", afferma Bankitalia, "tutti i previsori privati e istituzionali hanno rivisto verso il basso le loro proiezioni di crescita per l’Italia per il 2019. Gli analisti censiti da Consensus Economics, che in dicembre prefiguravano per quest’anno un aumento del Pil dello 0,7 per cento, nell’ultima rilevazione indicano una crescita compresa tra il -0,1 e lo 0,2 per cento.

Conferma dell'ISTAT

L'Italia è fuori dalla recessione, anche se la crescita è davvero modesta: nel primo trimestre dell'anno il Pil italiano (corretto per giorni lavorativi) è cresciuto dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti. L'economia è così uscita dalla recessione tecnica dovuta ai due cali consecutivi del prodotto interno lordo registrati negli ultimi due trimestri del 2018, entrambi chiusi a -0,1%. Secondo i dati della prima stima flash dell'Istat, su base tendenziale, cioè nel confronto con il primo trimestre 2018, la crescita è stata dello 0,1%.

L'economia italiana, rileva l'Istat, ha registrato "un moderato recupero che ha interrotto la debole discesa dell'attività registrata nei due trimestri precedenti". Nel complesso, "l'ultimo anno si è caratterizzato come una fase di sostanziale ristagno del Pil, il cui livello risulta essere nel primo trimestre del 2019 pressoché invariato rispetto a quello di inizio del 2018".

In attesa dei dati definitivi e della loro scomposizione, l'Istat segnala gli incrementi del valore aggiunto del comparto agricolo, dell'industria e dei servizi, ma - dal lato della domanda - di un contributo negativo sul fronte interno e per altro al lordo delle scorte. Dopo questo segnale positivo, in ogni caso, per il ministro Tria "la previsione di crescita annuale (0,2% in termini reali) indicata nel Def può essere raggiunta e anche superata se il contesto internazionale sarà moderatamente favorevole".

Salvini vuole una proroga della cosiddetta PACE FISCALE. Gli EVASORI, riconoscenti, ringraziano

Chiederò agli amici dei Cinquestelle di dire sì ad una proroga al termine della pace fiscale (che scade domani) con un emendamento al decreto Crescita, che è lo strumento più veloce". A dirlo è Matteo Salvini, durante un programma televisivo. I termini per presentare le richieste di rottamazione ter e di saldo e stralcio delle minicartelle scadono il 30 aprile e, secondo le stime, la misura voluta dal governo gialloverde si chiuderà con oltre un milione di adesioni.

Alla luce “dell’eccesso di domande”, però, si è fatta sempre più insistente la richiesta dei commercialisti di concedere una proroga. Gli ultimi dati ufficiali dell'Agenzia della Riscossione, riferiti allo scorso 18 aprile, parlavano di circa 870mila richieste, ma negli ultimissimi giorni il numero sarebbe salito, tanto da far prospettare come bilancio finale circa 1,1 milioni di possibili adesioni. "L'eccesso di domande ha creato una serie di problematiche", ha detto Marcella Caradonna, presidente dell'Ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili di Milano. La scadenza, ha spiegato, "si sovrappone a una molteplicità di altre scadenze che rischiamo di ingolfare il lavoro quindi confermiamo l'assoluta esigenza di una proroga".

La politica costa sia ai partiti che ai Movimenti. I Cinquestelle invitano i propri parlamentari a dare un obolo di 1500 Euro ( attenzione: di stipendio ne prendono quasi 19.000 di Euro)

La raccolta fondi M5S per le europee è in difficoltà e il Movimento prova a chiedere un aiuto supplementare a deputati e senatori. Un contributo di 1.500 euro da versare al Movimento 5 stelle entro venerdì 3 maggio. È la cifra "consigliata" dal comitato elettorale M5s in una mail inviata a tutti gli eletti per contribuire al finanziamento della campagna per le Europee del 26 maggio. Una cifra che andrebbe ad aggiungersi all'obolo da versare ogni mese all'associazione Rousseau (300 euro). 

La missiva è stata indirizzata a deputati e senatori. E la richiesta è di provvedere al più presto, entro venerdì 3 maggio. In realtà non si tratta di una novità assoluta. Già in passato era stato chiesto un contributo per Italia 5 Stelle (duemila euro) e per altre campagne (mille euro). 

"Caro Portavoce - si legge nella lettera - il 26 maggio ci attende una sfida di fondamentale importanza: vogliamo portare a Bruxelles lo stesso Cambiamento che stiamo apportando al nostro Paese e imporre le tematiche del MoVimento 5 Stelle anche in Europa.
Come sai, il Movimento 5 Stelle non riceve finanziamenti pubblici e non accetta donazioni dalle lobby, questo ci permette di avere le mani libere ed è la nostra più grande forza. Allo stesso tempo una buona campagna elettorale è il veicolo fondamentale per diffondere la nostra idea di Cambiamento".

La donazione potrà essere fatta con carta di credito o con un bonifico bancario. E la chiusa esprime tutta l'urgenza del contributo: 
"Abbiamo pochissimo tempo, ti preghiamo di provvedere entro venerdì 3 maggio". Firmato: il comitato elettorale del Movimento 5 Stelle.

Elezioni in Sicilia. Battuta d'arresto per i partiti al governo. Lega al 10% ( LA STAMPA. Testo di Ugo Magri)

 Salvini lo avevano accolto in Sicilia come una rockstar: folle osannanti che soltanto Beppe Grillo, sette anni fa, era stato capace di adunare dopo la traversata a nuoto dello Stretto. Lo stesso Salvini quasi non credeva ai suoi occhi: «Un mare di gente», aveva twittato venerdì da Gela; «spettacolare», si era lasciato andare il giorno prima da Bagheria, invitando su Facebook i fan a spargere le immagini del comizio, «perché tivù e giornaloni faranno di tutto per nasconderle».

Insomma, una grande aspettativa di trionfo. Per questo il Capitano aveva scelto di correre quasi ovunque da solo, un modo per testare la propria forza anche in vista delle Europee il 26 maggio. Salvo scoprire, domenica sera, di avere avuto meno voti che spettatori. Nei 34 comuni siciliani dove si eleggeva il sindaco, la Lega ha raccolto mediamente il 10 per cento. Tanto, se si pensa che partiva da zero e una volta da queste parti Salvini sarebbe stato accolto a sassate; ancora poco, tuttavia, per dichiarare l’annessione del Profondo Sud alla Padania. A Salvini interessa soprattutto il bicchiere mezzo pieno: «Qualche anno fa sarebbe stata fantascienza» ha commentato, all’apparenza soddisfatto. I suoi candidati sono approdati al ballottaggio in due soli comuni: a Mazara del Vallo e a Gela, dove il leghista Giuseppe Spata sfiderà una strana alleanza tra Forza Italia e Pd, nata a sostegno di Lucio Greco.

Nel nome del Nazareno. Come mai berlusconiani e «Dem» si siano messi insieme a Gela, è un altro dei misteri tipici della Sicilia, laboratorio di strani esperimenti fin dai tempi del milazzismo (destra e sinistra insieme, fine anni Cinquanta). Stavolta la formula è quella detta del Nazareno, dal famoso patto del 2014 tra il Cavaliere e Matteo Renzi. A spingere i berlusconiani siciliani nelle braccia del Pd (che in questa tornata non è andato peggio, ma nemmeno meglio del solito nonostante a Roma ci sia adesso Nicola Zingaretti) pare sia stata la profonda antipatia per Salvini di Gianfranco Micciché, ricambiata soprattutto dopo che il proconsole berlusconiano ha pubblicamente definito Matteo «uno stronzo». Addirittura, pochi giorni fa, Micciché aveva messo in fuga da Forza Italia il sindaco di Catania, Salvo Pogliese, che passava per essere troppo filo-leghista. La vendetta salviniana contro i seguaci del Cav si è consumata a Caltanissetta (unico capoluogo di provincia domenica alle urne): la destra priva dei leghisti non è riuscita a eleggere direttamente il sindaco per un nonnulla, col risultato che dovrà vedersela al ballottaggio con i grillini.

Ritirata grillina. A proposito dei Cinquestelle: pure stavolta sono usciti dalle urne piuttosto ammaccati. Avevano due sindaci, a Gela e a Bagheria, però l’esperienza di gelesi e bagaresi non dev’essere stata delle più esaltanti perché, in entrambi casi, dei pentastellati sono rimaste poche tracce. Luigi Di Maio però si consola con il duello finale che vedrà protagonista un suo candidato a Caltanissetta e a Castelvetrano, nella patria del super-boss di mafia Messina Denaro. Ma soprattutto, Di Maio gode del mezzo passo falso di Salvini: per una volta sulla graticola c’è Matteo e non lui.

Manifesto per lo studio della storia nella scuola italiana lanciato da Giardina,Segre,Camilleri. INVITO a SOTTOSCRiVERLO

Comunicato ANIEF – Come riporta la stampa nazionale, è stato lanciato un manifesto dallo storico Andrea Giardina, dalla senatrice a vita Liliana Segre e dallo scrittore Andrea Camilleri per ridare dignità nelle scuole alla storia. 
Il sindacato si era battuto affinché fosse prevista una modifica sul piano di revisione della Storia prevista dal nuovo piano orario settimanale degli istituti professionali e l’immediato inserimento dell’educazione civica in tutti gli ordini scolastici. Marcello Pacifico (Anief): Accettiamo di buon grado il manifesto e lo appoggiamo. La Storia mostra ai ragazzi gli strumenti per vivere e, come dicevano i latini, diviene maestra, ispirando essi nelle azioni future: è necessario, senza dubbio, riservarle il posto di prestigio che merita
Come riporta Repubblica, l’iniziativa è partita da eccelsi studiosi e vuole riservare uno spazio maggiore allo studio della storia: “è un bene comune” e “la sua conoscenza è un principio di democrazia e di uguaglianza tra i cittadini. È un sapere critico non uniforme, non omogeneo, che rifiuta il conformismo e vive nel dialogo. Lo storico ha le proprie idee politiche ma deve sottoporle alle prove dei documenti e del dibattito, confrontandole con le idee altrui e impegnandosi nella loro diffusione”. Dunque, attraverso il manifesto, ci si appella “a tutti i cittadini e alle loro rappresentanze politiche e istituzionali per la difesa e il progresso della ricerca storica in un momento di grave pericolo per la sopravvivenza stessa della conoscenza critica del passato e delle esperienze che la storia fornisce al presente e al futuro del nostro Paese”.
Marcello Pacifico, presidente nazional Anief, che più volte ha proposto un incremento sostanziale del tempo dedicato a essa, ha sposato di buon grado la causa e ha appoggiato il manifesto lanciato e sostenuto dagli intellettuali citati, punta della cultura italiana. Inoltre, il sindacato si è battuto contro la riforma degli istituti superiori che prevedeva il dimezzamento delle ore settimanali della storia, lasciandole uno spazio ridottissimo. Infatti, nonostante le dichiarazioni favorevoli espresse da chi governa l’istruzione e dalle più alte cariche pubbliche, nei fatti la materia basilare continua a essere dimenticata.
“Accettiamo di buon grado il manifesto e lo appoggiamo. La Storia mostra ai ragazzi gli strumenti per vivere e, come dicevano i latini, diviene maestra, ispirando essi nelle azioni future: è necessario, senza dubbio, riservarle il posto di prestigio che merita”, afferma il presidente Pacifico.

Macron, oltre Di Maio e Salvini, vorrebbe togliere dalla circolazione ( leggi:dalle scuole) anche l'insegnamento dell'italiano. Proteste in Francia e in Italia

Il governo francese di Macron vuole abbandonare l’insegnamento della lingua italiana. E ha superato quota 7.500 firme la petizione sottoscritta da scrittori e intellettuali di Francia e Italia per chiedere al presidente francese Emmanuel Macron di non sacrificare l'insegnamento della lingua italiana sull'altare della nuova riforma del liceo, a pochi giorni dalla visita del presidente Sergio Mattarella in Francia per celebrare i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci. 

«La storia della Francia e quella dell'Italia - sottolineano i firmatari, tra cui numerose personalità del mondo accademico - sono strettamente legate da moltissimo tempo, e l'amicizia franco-italiana è il risultato non solo dei fecondi scambi economici tra i due paesi, ma anche della loro storia culturale. Se l'Italia continua ad essere il secondo partner commerciale della Francia, l'insegnamento dell' italiano in Francia è però colpito molto severamente dalla nuova riforma del liceo, che scombussola l'insegnamento di una terza lingua vivente».

Nel testo, firmato, tra l'altro, da Andrea Camilleri, Marc Lazar, Dacia Maraini, si deplora che «il numero dei posti messi a concorso conosce da un paio d'anni una caduta senza precedenti: negli ultimi due anni, all'agrégation esterna (il concorso per gli insegnanti universitari) questo numero è stato dimezzato (con soli 5 posti nel 2019), e quello del Capes esterno (il concorso per insegnare nelle scuole) è passato da 28 a 16. I posti erano ancora 35 nel 2016, 2015, 2014, e 64 nel 2013. Nessun'altra lingua vivente, nello stesso periodo, ha subito amputazioni tanto violente».


Quindi l'appello al ministro dell'Istruzione, Jean-Michel Blanquer, affinché ripristini un numero di posti tale da consolidare l'insegnamento della Lingua di Dante nelle terre di Molière. 
L'appello contro l'emarginazione dell' italiano è stato ripreso da numerosi giornali, tra cui Le Monde, in un intervento intitolato: «Il ministro dell'Istruzione prepara il soffocamento dell'insegnamento della lingua italiana».

L'UNITA' ha un nuovo possibile acquirente: MICHELE CHI !




L'Unità

«Ora vorrei comprare l'Unità». Così Michele Santoro in una intervista al Corriere della Sera. «È una notizia. Una notizia importante, perché riguarda il futuro di una testata storica, non solo per la sinistra ma per l'informazione italiana, e dei lavoratori, giornalisti e poligrafici, che ad essa sono ancora legati». A sottolinearlo è il Comitato di redazione de L'Unità.

«Riportare in edicola il giornale fondato da Antonio Gramsci – si legge in una nota – è un impegno che da due anni le organizzazioni sindacali – la Fnsi, le associazioni territoriali, il Cdr – stanno portando avanti, con la consapevolezza che questa vicenda va ben oltre il pur importante ambito sindacale, perché essa parla ad un mondo della sinistra, una sinistra plurale, al mondo del lavoro, alle sue organizzazioni rappresentative, che nel ricostruire un proprio radicamento, per innovare la propria identità, per far vivere valori e principi che ne sono a fondamento, ha bisogno di una voce autorevole come per oltre 90 anni è stata l'Unità e come potrebbe tornare ad esserlo. Lo abbiamo detto e scritto innumerevoli volte. E torniamo oggi a ribadirlo. Oggi che siamo giunti ad una stretta decisiva nel confronto con l'attuale proprietà, l'Unità srl. Oggi che l'affermazione di Michele Santoro riaccende i riflettori mediatici su l'Unità, in termini propositivi, non da gossip alla Lele Mora».

«L'Unità – ricorda il Cdr – è un patrimonio della sinistra, e di una comunità che anche in questi durissimi anni, non ci ha fatto mai mancare solidarietà e sostegno per una battaglia che sentiva propria. L'Unità, il suo futuro, è un fatto politico, prim'ancora che industriale. E come tale interroga i protagonisti, a sinistra, della politica, come il segretario del Partito democratico, Nicola Zingaretti. Il 30 di giugno, scadranno i due anni di Cassa integrazione. Dal giorno dopo, per giornalisti e poligrafici de l'Unità è disoccupazione. Stiamo battendoci per salvare quanti più possibili posti di lavoro e garantire i più solidi ammortizzatori sociali. Noi faremo la nostra parte. Ma sappiamo che il futuro de L'Unità non dipende solo e tanto da noi. Michele Santoro ha dichiarato un impegno. Non può cadere nel vuoto». (Agi)

Stati generali dell'informazione. Riprenderanno dopo le Europee. Vito Crimi: occorre arrivare alla più efficace riforma del settore possibile, tagliandogli i viveri. Calendario degli incontri

Da martedi' 28 maggio a giovedi' 4 luglio gli Stati generali dell'Informazione e dell'Editoria proseguiranno con la seconda fase del loro percorso di consultazione, con incontri, tavoli di lavoro e dibattiti pubblici aperti ad operatori e categorie del settore che si svilupperanno nell'arco di un mese. Ogni sessione sara' dedicata all'approfondimento di un tema particolare, relativo ad una specifica categoria, e consentira' a professionisti ed operatori di illustrare e condividere personalmente le proprie idee e proposte a beneficio del pubblico dibattito. "La seconda fase degli Stati generali - dichiara in una nota il sottosegretario all'Informazione e all'Editoria Vito Crimi, in quota Movimento cinque stelle - e' di fatto un confronto libero, aperto e senza filtri fra gli attori che operano all'interno della filiera, i quali potranno intervenire in prima persona per presentare le proprie proposte e condividere valutazioni di merito. Auspico che le polemiche vengano evitate, per lasciare spazio agli intenti propositivi e costruttivi di cui adesso abbiamo bisogno. La mia speranza e' quella di superare i pregiudizi e collezionare elementi reali e concreti che ci consentano di pervenire in breve tempo alla piu' efficace riforma del settore possibile". Gli incontri si terranno a Roma, in orario mattutino, nelle sale polifunzionale e monumentale della presidenza del Consiglio dei ministri, nonche' presso la nuova Aula dei Gruppi parlamentari della Camera. Il calendario e' indicativamente così definito: martedi' 28 maggio, agenzie di informazione; giovedi' 30 maggio, distributori e associazioni di edicolanti; martedi' 4 giugno, nuove categorie professionali; giovedi' 6 giugno, direttori tg e radio; martedi' 11 giugno, intermediari per la raccolta pubblicitaria; giovedi' 13 giugno, sindacati di categoria; martedi' 18 giugno, Agcom - Corecom; giovedi' 20 giugno, editori; giovedi' 27 giugno, direttori giornali; martedi' 2 luglio, stampa online; giovedi' 4 luglio, giornalisti. Il giorno 6 maggio, informa ancora la nota, saranno pubblicati maggiori dettagli al riguardo degli eventi in programma, per ognuno dei quali sara' poi possibile procedere con l'accredito online. Si ricorda che e' attualmente attiva la consultazione online sul sito del dipartimento per l'Informazione e l'Editoria, grazie alla quale chiunque (cittadini e categorie interessate) puo' gia' adesso sottoporre le proprie idee, proposte, valutazioni sui piu' diversi temi che riguardano il settore. La consultazione terminera' il prossimo 13 maggio. (Nova)


Stati generali dell'Informazione. calendario dei lavori ( da Prima on line)

Lo scorso 18 aprile ha preso il via la prima fase dei lavori degli Stati generali dell’Informazione e dell’Editoria che si concluderà il 13 maggio. Si tratta di una consultazione online, aperta a tutti, addetti ai lavori e non, che, attraverso un modulo pubblicato sul sito del Dipartimento per l’informazione e l’editoriaconsentirà la raccolta di proposte, idee e segnalazioni su temi che vanno dalla libertà d’informazione, alla deontologia professionale, dalla dignità e i diritti dei lavoratori, alle prospettive dell’innovazione tecnologica, dallo sviluppo di nuove categorie professionali, alla tutela del diritto d’autore (qui tutti i temi in dettaglio).
Nelle fasi successive si terranno poi incontri specifici, tavoli di lavoro e dibattiti con tutte le categorie ed attori della filiera, per poi procedere alla redazione di proposte di legge definitive. Le consultazioni si svilupperanno nell’arco di un mese, da martedì 28 maggio a giovedì 4 luglio. Ogni sessione, ha spiegato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Editoria e all’Informazione, Vito Crimi, sarà dedicata all’approfondimento di un tema particolare, relativo ad una specifica categoria, e consentirà a professionisti ed operatori di illustrare e condividere personalmente le proprie idee e proposte a beneficio del pubblico dibattito.

La tavola rotonda all’apertura degli Stati generali dell’editoria
“La seconda fase degli Stati Generali è di fatto un confronto libero, aperto e senza filtri fra gli attori che operano all’interno della filiera, i quali potranno intervenire in prima persona per presentare le proprie proposte e condividere valutazioni di merito”, ha ribadito Crimi, auspicando “che le polemiche vengano evitate, per lasciare spazio agli intenti propositivi e costruttivi di cui adesso abbiamo bisogno”. “La mia speranza è quella di superare i pregiudizi e collezionare elementi reali e concreti che ci consentano di pervenire in breve tempo alla più efficace riforma del settore possibile”.
Gli incontri si terranno a Roma, in orario mattutino, nelle sale Polifunzionale e Monumentale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, nonché presso la nuova Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati. Il calendario è indicativamente così definito:
– Martedì 28 maggio: AGENZIE DI INFORMAZIONE;
– Giovedì 30 maggio: DISTRIBUTORI E ASSOCIAZIONI DI EDICOLANTI;
– Martedì 4 giugno: NUOVE CATEGORIE PROFESSIONALI;
– Giovedì 6 giugno: DIRETTORI TG E RADIO;
– Martedì 11 giugno: INTERMEDIARI PER LA RACCOLTA PUBBLICITARIA;
– Giovedì 13 giugno: SINDACATI DI CATEGORIA;
– Martedì 18 giugno: AGCOM – CORECOM;
– Giovedì 20 giugno: EDITORI;
– Giovedì 27 giugno: DIRETTORI GIORNALI;
– Martedì 2 luglio: STAMPA ONLINE;
– Giovedì 4 luglio: GIORNALISTI.
Il 6 maggio saranno pubblicati maggiori dettagli al riguardo degli eventi in programma, per ognuno dei quali sarà poi possibile procedere con l’accredito online.

Reddito di cittadinanza: anche quello lo pagano i pensionati ( di Carlo Manacorda)

Da anni i pensionati sono un bancomat per alimentare le casse dello Stato. Nonostante il proclama "non metteremo le mani nelle tasche degli italiani"

“Non metteremo le mani nelle tasche degli italiani !”. Cioè, non aumenteremo le tasse e non toglieremo diritti ai cittadini. E’ il proclama più sbandierato dei politici che governano.
Comunque vadano le cose, c’è però sempre un’eccezione. Se gli italiani sono pensionati,il proclama non vale. Infatti, anche il Governo giallo-verde ha cominciato a frugare nelle loro tasche dal 1° gennaio 2019 per rosicchiare le loro pensioni. Un diritto che viene, palesemente, calpestato. Per comprendere meglio le insolenti “palpazioni”, bisogna fare un po’ di storia.
Dal 1969, le pensioni degli italiani beneficiano di un meccanismo definito “perequazione automatica delle pensioni”. L’importo della pensione si rivaluta in base all'inflazione.
L’aumento del valore dell’assegno, e quindi del suo potere d’acquisto, protegge il pensionato dalla crescita del costo della vita. Nel 2001, le pensioni sono state ripartite in tre fasce e la perequazione viene applicata in misura decrescente via via che cresce l’importo della pensione (a seconda, cioè, che superi tre o cinque volte il trattamento minimo di pensione).
Nel 2012, c’è il primo grosso furto ai pensionati. Il Governo Monti, e la riforma delle pensioni Fornero, bloccano la perequazione per le pensioni superiori a tre volte il trattamento minimo stabilito dall’INPS. Nel 2015, la Corte Costituzionale dichiara illegittimo questo blocco. Il Governo Renzi non vuole però essere da meno di quello di Monti. Nonostante la sentenza della Corte Costituzionale, nello stesso anno 2015 compie il secondo grosso furto ai pensionati. Stabilisce che la perequazione sia parziale e scatti solo per i trattamenti compresi tra 3 e 6 volte il trattamento minimo. La rivalutazione è bloccata per le pensioni che superano 6 volte il trattamento minimo. In soldoni, se la pensione supera 6 volte il trattamento minimo, il pensionato non avrà alcun aumento indipendentemente dai contributi versati e poco importa se il valore della pensione non si adegua più al costo della vita. Dovrebbe però esserci uno spiraglio. I blocchi sono temporanei, e l’ultimo blocco scadrà con il 2018. Dal 2019, dovrebbero ritornare le regole più favorevoli della perequazione anteriori al 2001. Cioè una rivalutazione effettivamente legata al costo della vita. Ma, ahimè, non è così. Il 1° giugno 2018 entra in carica il Governo Conte giallo-verde.Le promesse elettorali sono state grandiose. Tra queste, quella di corrispondere ai meno abbienti un reddito o una pensione di cittadinanza. Però bisogna trovare i miliardi per coprire i costi delle promesse. Perché non mettere le mani nelle tasche dei pensionati?
Da anni sono un bancomat immediatamente disponibile per alimentare le casse dello Stato.
E così la legge di bilancio 2019 targata Di Maio/Salvini, oltre che ad abolire le cosiddette “pensioni d’oro”, stabilisce criteri peggiorativi per la perequazione di tutte le altre. Dal 1°gennaio 2019, e per il triennio 2019-2021, alle pensioni che superano 3 volte il minimo, e cioè superiori a 1.522 euro mensili lordi, si applicheranno criteri di rivalutazione più bassi di quelli stabiliti dai governi precedenti.
I ritardi nell’approvazione della legge di bilancio 2019 hanno impedito all’INPS di procedere alle riduzioni delle pensioni dal 1° gennaio 2019. Le riduzioni sono state applicate dal 1° aprile 2019. Ora però si deve recuperare quanto pagato in più per il trimestre gennaio-marzo. L’INPS precisa che: “Nei prossimi mesi comunicherà le modalità del recupero delle somme relative al periodo gennaio-marzo 2019”. E si calcola che la stangata di recupero che sarà appioppata ai pensionati potrà arrivare fino a 200 milioni di euro.
Con una circolare del 22 marzo 2019 l’INPS precisa che, dei 5,6 milioni di pensionati assoggettati ai nuovi sistemi di calcolo, per circa 2,6 milioni la riduzione della pensione ammonta a una media mensile di circa 28 centesimi. Poi la decurtazione sale gradualmente, in ragione dell’importo della pensione goduta. Per esempio, chi prende 3mila euro al mese subirà un taglio mensile di circa 13 euro; per chi ne prende 5 mila il taglio sarà di 30 euro. Moltiplicando gli importi di riduzione mensile per l’intero anno, 13^ compresa, si arriva a perdite di decine e centinaia di euro. Un bel regalo da chi prometteva e promette di non mettere le mani nelle tasche degli italiani.
 *Carlo Manacorda, docente di Economia Pubblica ed esperto di bilanci dello Stato

domenica 28 aprile 2019

Tagli agli stipendi dei Parlamemtari: Ma quando?

A breve, nel più breve tempo possibile, dobbiamo tagliare gli stipendi dei parlamentari, che sono un pò troppo alti». Lo ha detto il vice premier Luigi Di Maio, in un incontro pubblico, trasmesso in diretta Facebook, a Varsavia, con gli alleati del M5S per le Europee, tra cui il movimento estone Elurikkuse Erakond.

 Reddito di cittadinanza, Raffaella Parvolo esulta: «Alla faccia di chi va a lavorare per 1000 euro al mese»

 «Negli ultimi due mesi abbiamo già visto due risultati della nostra legge anti-corruzione. Io non festeggio e non gioisco, ma fino a qualche tempo fa in Italia se un politico si macchiava di un reato di corruzione rischiava di non andare in galera, così poteva accadere all'ex presidente della regione Lombardia». Lo afferma il vicepremier Luigi Di Maio in un passaggio del suo discorso alla convention Kukiz'15.

Perchè Salvini non passa più tempo con la fidanzata Francesca Verdini? Avrebbe meno tempo per far danni all'Italia , Se, intanto il tempo che ha , lo dedicasse a rendere più sicure le nostre città, in un futuro, che speriamo prossimo, lo ricorderemmo almeno per questo

Autonomia, elezioni europee, quota 100, tenuta del governo. Tanti fronti aperti, per Matteo Salvini, ma come se non bastassero eccone sul tavolo un altro nuovo di zecca. «Spero non ci sia più nessun esponente politico nemmeno fra i Cinque Stelle che parli dei legalizzazione, liberalizzazione, distribuzione o Stato spacciatore». Il ministro dell’Interno e vicepremier in due comizi a Palazzolo Milanese (Paderno Dugnano) e Cantù apre un nuovo capitolo polemico con gli alleati di governo aggiungendo che «se dobbiamo legalizzare qualcosa che oggi non è legale in Italia è l’amore, il sesso, la prostituzione. Il sesso non fa male se protetto, la droga sì».


 «Sull’autonomia non si cambia» 
Ma un tema scottante rimasto in sospeso nei rapporti con l’alleato di governo è quello dell’autonomia regionale e Salvini ribadisce la linea della Lega: «Non vorrei che qualcuno usasse il Parlamento per perdere mesi o anni su una riforma che è urgente. E quindi conto che a brevissimo il Consiglio dei ministri approvi la riforma che per la Lega è già ben chiara, c’è nel contratto di governo, i grillini sia in Lombardia sia in Veneto hanno votato e sostenuto il referendum quindi mi auguro che non abbiano cambiato idea. A me interessa che l’Italia diventi un Paese moderno, efficiente e fondato sulle autonomia e che nessuno perda tempo». 

 Lotta alla droga e ai maltrattamenti agli animali 
Il leader della Lega dedica alla campagna elettorale in due comuni della Brianza, Paderno Dugnano e Cantù, una domenica mattina di sole splendente che magari avrebbe volentieri trascorso in relax (e infatti, sulla 500 con cui arriva nelle due piazze c’è Francesca Verdini con cui poi trascorrerà il pomeriggio al lago). Ma la politica non può attendere. E ogni giorno ha la sua pena. Oltre al solito, oggi Salvini si dedica a due questioni «nuove». Uno è quella relativo ad una guerra senza quartiere contro lo spaccio di droga («Entro maggio convocherò al Viminale le comunità di recupero per fare il punto»), nuova emergenza nazionale secondo il ministro dell’Interno. L’altra, sorprendente, è una battaglia contro i maltrattamenti agli animali. «Entro l’estate verrà messo a punto un piano con l’aumento delle sanzioni per chi abbandona e maltratta gli animali. Stiamo lavorando come ministero dell’Interno per un piano straordinario entro l’estate. C’è un business dei cani da combattimento, dei canili lager. Conto che aiuteremo le strutture che fanno bene il loro lavoro». 

 «Con il centrodestra solo alle Amministrative» 
 Messe in evidenza le emergenze, Salvini ha passato in rassegna tutti i temi d’attualità. A partire dagli assetti politici. Quello di un’alleanza di centrodestra tra Lega, FI e FdI «è uno schema che a livello locale faremo ovunque il 26 maggio. A livello nazionale non cambia nulla, abbiamo un contratto di governo della durata di 5 anni e intendo onorarlo fino in fondo». E a chi gli chiedeva se l’alleanza con FI e FdI fosse uno schema sorpassato, Salvini ha risposto: «A livello politico il presente e il futuro è un altro». Poi il tema europeo: «il 18 maggio porteremo in piazza Duomo 100 mila persone per una iniziativa che ci vedrà insieme a Marine Le Pen e ai nostri alleati spagnoli, polacchi, ungheresi, norvegesi. Vogliamo ribaltare l’Europa prima che diventi un Califfato». 

Il Movimento Cinque stelle chi l'ha visto? L'allarme di Pizzarotti

Il Movimento 5 stelle non esiste più. Oggi sono diventati il partito di Di Maio, non c'è dissenso all'interno", dice Federico Pizzarotti, sindaco di Parma, a Mezz'ora in più che aggiunge: "Di Battista è il Che Guevara dei 5 Stelle, mentre Fico è la parte di sinistra del movimento che però non ha mai risposto ai miei appelli. Oggi i 5 stelle sono schiavi dei consensi ed è evidente che devono tornare a parlare dei temi degli inizi".

Il Capolista per la circoscrizione Nord est con Italia in Comune e + Europa parla dell'operato della sindaca Raggi: "Credo sia ostaggio di alcuni poteri". Cita il numero di assessori cambiati e domanda retorico "vengono da Livorno, Reggio Emilia, come se tra gli abitanti di Roma non ci fossero personaggi capaci". conclude che "non riescono a costruirsi una classe dirigente competente". Sul Salva-Roma dice: "È evidente che Roma debba essere gestita diversamente". Attacca poi la legge sulla legittima difesa: "È una legge strumentale"

Del Partito democratico dice: "È ostaggio di dinamiche interne, correnti e personalismi, lo vediamo nelle candidature. Se un partito va rinnovato, va aperto. Deve cambiare tutto".

Sulle possibile caduta del governo dopo le europee non si sbilancia: "Dipenderà da chi chiuderà la Finanziaria. Magari gli farà comodo far cadere tutto per avere una amministrazione tecnica ed arrivare a elezioni dopo, con la finanziaria fatta".

Sulla sua candidatura come capolista alle europee spiega: "Tante volte ho detto di essere stato vicino alla componente Radicale. Alle ultime elezioni ho sostenuto dall'esterno + Europa, coerente con i miei valori, i miei ideali. Quando il movimento 5 stelle si inventò un referendum per uscire dall'Euro, mi dissi contrario. L'Europa va migliorata ma io non credo nell'uscita dall'Euro o dall'Europa. Io non vivo di politica, lavoro per quello in cui credo ed è una grande libertà"

sabato 27 aprile 2019

Province? I CInquestelle non le vogliono ( da TGCOM 24)

La Province dovevano essere cancellate ma ora sembrano tornare in vita. Almeno è quanto scritto nell'ultima bozza delle Linee guida per la riforma degli enti locali a cui hanno lavorato Lega e M5s. Nel testo si parla di "Province con presidente e consiglieri eletti e relative giunte nominate". Sarebbero circa 2.500 gli incarichi fra consiglieri, assessori e presidenti. M5s frena: "Riforma della Lega, non siamo d'accordo". Renzi: "Bel cambiamento". 
Proprio la traduzione in legge è del resto lo scopo di questo testo, ricorda il Sole24ore. La sua sede è istituzionale, non solo politica; la carta sulla quale è scritta la riforma è intestata ed è della Presidenza del Consiglio. A scriverlo è stato il tavolo tecnico-politico in conferenza Stato-Città istituito dall'ultimo Decreto Milleproroghe. A guidarlo per la Lega c'è il sottosegretario al Viminale Stefano Candiani; per i Cinque Stelle c'è la viceministra all'Economia Laura Castelli.

 Il tavolo tecnico deve fissare punto per punto le linee guida per la legge delega, che a questo punto sarebbe in buona parte pre-confezionata tagliando i tempi dei decreti attuativi. Il ritorno alle vecchie Province con elezione diretta è il piatto forte della proposta che, per tagliare i costi, punta a cancellare ambiti ottimali, enti intermedi e altri "organismi comunque denominati" fioriti nel vuoto lasciato dalla debolezza provinciale. Organismi, questi, che gestiscono funzioni e risorse crescenti pur rimanendo del tutto sconosciuti ai cittadini.

 Province e Città metropolitane sono tornate sul tavolo del governo mercoledì. "C'è stata un'ampia condivisione sul superamento della situazione attuale" ha spiegato Candiani, e nemmeno dai Cinque Stelle sono arrivate obiezioni. Ma la proposta, oltre a rianimare le elezioni provinciali abolite nel 2014, fa di più. Il Consiglio provinciale non cancellerebbe l'attuale assemblea dei sindaci, cioè l' organo di secondo livello (votato cioè dagli amministratori locali del territorio e non dai cittadini) creato dalla riforma Delrio. E le Province tornerebbero a vivere anche nei territori delle Città metropolitane.

 LE POLEMICHE - Contro il ritorno delle Province ha espresso parole molto dure Matteo Renzi, che su Facebook ha scritto: "Pur di andare contro le scelte del nostro governo, fanno risorgere le vecchie Province. Dopo aver salvato il Cnel e il bicameralismo paritario, torna l'elezione diretta delle Province. Questo è il governo del cambiamento: diminuiscono i posti di lavoro, aumentano le poltrone".

 Sulla questione è intervenuto però il vicepremier, Luigi Di Maio, che ha commentato: "Per me le Province si tagliano. Punto. Ogni poltronificio per noi deve essere abolito. Efficienza e snellimento, questi devono essere i fari. Questa è la linea del M5s". Fonti del Movimento 5 Stelle hanno inoltre specificato che "si tratta di una riforma del Testo unito Enti locali portata avanti dalla Lega sulla quale il M5s non è assolutamente d'accordo".

 Per il leader della Lega, Matteo Salvini, invece, il ritorno delle province è necessario: "Vogliamo dare i servizi ai cittadini. Se i Comuni non riescono a farlo, servono le province". Ma Di Maio non ci sta, e replica: "Non è riesumando un vecchio carrozzone che si danno più servizi ai cittadini. Io non spendo altri soldi degli italiani per rimettere su nuovamente un ente burocratico che già prima complicava la vita a tutti".

Province di nuovo ? Senza distrubuire 'gradi' e relativi privilegi ai suoi militanti, la Lega regge poco ( da Corriere della Sera)

Il possibile ritorno delle Province scuote il governo. Le linee guida per la riforma degli enti locali elaborata dall’esecutivo, infatti, le ripesca, infiammando il Movimento, da sempre contrario. Ad animare il dialogo l’anticipazione del Sole 24 Ore, che rivela i contenuti del testo scritto su carta intestata della Presidenza del Consiglio, risultato del tavolo tecnico-politico in conferenza Stato-Città istituito dall’ultimo Milleproroghe (articolo 1, comma 2-ter del Dl 91/2018). Uno dei punti principali del tavolo è il ritorno alle vecchie Province con elezione diretta: una contro-riforma che per tagliare i costi punta a cancellare ambiti ottimali e altri enti intermedi.

 L’idea fa storcere il naso a Luigi Di Maio e ai Cinque Stelle. «Si tratta di una riforma del Testo unito Enti locali portata avanti dalla Lega sulla quale il M5S non è assolutamente d’accordo», sottolineano fonti M5S. «Per me le Province si tagliano. Punto. Ogni poltronificio per noi deve essere abolito. Efficienza e snellimento, questi devono essere i fari. Questa è la linea del M5S», dice il capo politico. La Lega, però, corregge il tiro del vicepremier. «Stiamo facendo un lavoro importante con il M5s, e nello specifico con il vice ministro all’Economia Laura Castelli, in sede di Conferenza Stato-città e autonomie locali e a partire dal confronto col territorio che la riforma Delrio ha disarticolato con il risultato che i servizi che fornivano una volta le Province, come i trasporti e le scuole, non li copre più alcuno», spiega, contattato al telefono, il sottosegretario all’Interno, Stefano Candiani, che, insieme alla pentastellata Castelli, guida il tavolo. «Ho letto quanto dichiarato da Luigi Di Maio sull’abolizione delle Province ma non voglio entrare nella polemica politica», dice Candiani. «Dico che continueremo il lavoro e che avremo a disposizione presto anche degli studi e dei numeri che dimostrano, purtroppo, come la riforma Delrio abbia anche fatto lievitare le spese invece di produrre risparmi». Mentre dal Movimento ribadiscono che la paternità dell’idea è del Carroccio, Di Maio insiste: «L’obiettivo è eliminare ciò che non è indispensabile e reperire risorse per abbassare subito le tasse a imprese e famiglie». Cresce l’irritazione leghista: « I 5Stelle non possono cambiare idea ogni giorno su tutto. Oggi tocca alle Province, distrutte da Renzi con gravi danni per i cittadini e per la manutenzione di scuole e strade. Un viceministro 5Stelle lavora per rafforzarle, un altro ministro 5Stelle lavora per chiederle. L’Italia ha bisogno di SÌ e di serietà, non di confusione». Il dibattito in Italia sulle Province? «Lo affronteremo quando ritorneremo», taglia corto il premier Giuseppe Conte.

 Intanto le opposizioni vanno all’attacco. «Pur di andare contro alle scelte del nostro Governo, fanno risorgere le vecchie province. Dopo aver salvato il Cnel e il bicameralismo paritario, torna l’elezione diretta delle province. Questo è il Governo Del Cambiamento: diminuiscono i posti di lavoro, aumentano le poltrone». Lo scrive su Facebook Matteo Renzi. «Litigano su Siri, legge di bilancio, Rai, Libia, immigrazione, Roma, litigano su tutto. C’è una cosa che però li mette sempre d’accordo: spartirsi le poltrone. Con ritorno alle Province pronti 2500 nuovi incarichi», aggiunge presidente dei senatori Pd Andrea Marcucci. E anche la capogruppo di Forza Italia Anna Maria Bernini punge: «L’ultima barzelletta del governo riguarda la resurrezione delle Province: c’è un tavolo tecnico-politico guidato dalla viceministra Castelli e dal sottosegretario Candiani che ha partorito le linee guida di riforma degli enti locali e che prevede il ritorno alle vecchie Province, con l’elezione a suffragio universale di 2500 tra presidenti e consiglieri. Il documento è stato rigorosamente redatto su carta intestata della presidenza del Consiglio. Bene: stamani il vicepremier Di Maio ha detto che per lui le Province si tagliano e che ogni poltronificio deve essere abolito. Fino a ieri eravamo convinti che a Palazzo Chigi ci fossero due diversi governi, uno della Lega e uno dei Cinque Stelle. Oggi ne spunta un terzo, che evidentemente lavora all’insaputa degli altri». 

venerdì 26 aprile 2019

La vendita in edicola dei giornali in Italia si contrae sempre più

EDITORIA. AGCOM, A DICEMBRE 2018 LA VENDITA DEI QUOTIDIANI (COPIE CARTACEE E COPIE DIGITALI) SEGNA -8% SULLO STESSO MESE DEL 2017. IN 4 ANNI LE COPIE CARTACEE VENDUTE OGNI GIORNO PASSANO DA 2,7 A 1,8 MILIONI.

Roma, 26 aprile 2019.  Ancora risultati negativi nel settore dell'editoria: nel mese di dicembre 2018, la vendita di quotidiani (copie cartacee e copie digitali) è risultata di poco superiore ai 2,7 milioni di copie, in flessione dell'8% rispetto allo stesso mese del 2017. E' quanto emerge dai dati dell'Osservatorio sulle Comunicazioni, diffusi oggi dall'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. Guardando all'intero periodo considerato (dicembre 2014 - dicembre 2018), le copie giornaliere complessivamente vendute (cartacee) dai principali editori si sono ridotte del 31%, passando da 2,7 a 1,8 milioni di unità. (AdnKronos) - In contrazione a dicembre le vendite di copie cartacee dei quotidiani dei principali editori (-31% da dicembre 2014, -9% da dicembre 2017). Performance negative si registrano anche per le copie digitali sia in valore assoluto, sia sul totale delle vendite (-56% da giugno 2014 e -3% da dicembre 2017). Il peso delle copie digitali si mantiene in media intorno al 9% del totale delle vendite di quotidiani. (AdnKronos)

Salvini, il 'Nero', cavalca la paura del migrante chiudendo i centri di integrazione ( da AVVENIRE,di Antonio Maria Mira)

Tagli ai servizi e al personale, rendendo più difficile integrazione e inclusione degli immigrati, ma anche mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro. Sono le più evidenti conseguenze dei drastici tagli alla diaria da 35 a 21-26 euro, previsti dal nuovo capitolato elaborato dal Ministero dell’Interno e applicato, prima lentamente e ora molto velocemente, da quasi tutte le prefetture nei nuovi bandi per i centri di accoglienza (Cas). 

Tagli che colpiscono in modo diverso e più pesantemente le realtà migliori, quelle più piccole e con accoglienza diffusa. Se prima tutti i Cas ricevevano 35 euro al giorno a persona, a prescindere da dimensioni e tipologia, con le nuove linee guida le cifre cambiano e anche di molto. Per i centri collettivi con 300 ospiti si scende a 25,25 euro, con un taglio del 28%. Stessa cifra e stesso taglio per quelli fino a 150 ospiti. Si risale a 26,35 euro per i centri da 50 e 20 ospiti, con un taglio del 25%. Pesantemente penalizzata l’accoglienza diffusa in appartamenti, che scende a 21,35 euro a persona con un taglio addirittura del 39%. 

Entrando nel merito dei tagli chi deciderà di partecipare ai nuovi bandi non dovrà più preoccuparsi di garantire l’insegnamento della lingua italiana, il supporto per la richiesta di asilo, la formazione professionale, la positiva gestione del tempo libero (attività di volontariato, di socializzazione con la comunità ospitante, attività sportive). Sparisce lo psicologo e diminuiscono pesantemente le ore minime settimanali dell’assistenza sociale. 

Nei Cas che ospitano sino a 50 persone viene chiesta la presenza dell’assistente per 28,8 minuti al mese per ospite contro 86,4 minuti dei vecchi bandi. E in strutture sino a 150 ospiti la media scende a 12,8. 

Analoghi i tagli per la mediazione culturale: nei centri più piccoli ogni ospite potrà contare su 48 minuti al mese (prima 2 ore e 52,8 minuti); nelle strutture più grandi si scende addirittura ad 19,2 minuti. Crolla anche l’assistenza sanitaria. Nei Cas sino a 50 persone viene chiesta la presenza del medico per assicurare una media di 4 ore per ogni ospite all’anno, senza più l’obbligo di avere in struttura la presenza di un infermiere. Per i centri più grandi la media di presenza settimanale del medico per ospite scende a 19,2 minuti. 

Infine quasi scompare il servizio di controllo e presenza. Il direttore (precedentemente a tempo pieno) presidierà strutture fino a 50 ospiti per appena 18 ore a settimana e gli operatori richiesti (1 ogni 50 ospiti) non garantiranno neanche la copertura delle 24 ore (la notte i centri saranno autogestiti dagli ospiti). Nei centri più grandi la notte sarà "coperta", ma con un rapporto operatori/ospiti di appena 1 a 150. Tagli che, oltretutto, stanno mettendo a rischio quasi 20mila posti di lavoro, soprattutto di giovani e con alta preparazione professionale.

BELL'ITALIA! Se la giudice va in maternità il processo viene rinviato di 14 mesi. Accade a Padova( da LA REPUBBLICA, di Enrico Ferro)

La giudice va in maternità e il processo viene rinviato di 14 mesi: da aprile 2019 a giugno 2020. E' la triste realtà dei tempi della giustizia penale in Italia. Una ulteriore conferma si è avuta a Padova l'altro giorno, quando era in programma l'udienza che vede sul banco degli imputati Nicola Terruzzin, 50 anni, di Padova, accusato di omicidio stradale dopo essere rimasto coinvolto in un incidente in cui perse la vita un motociclista.
  
Era il 2 agosto 2016 quando, sulla regionale 307, nell'alta padovana, la sua Fiat 500 e una Ducati Monster finirono per collidere. In sella alla moto c'era Attilio Gualano, 53 anni, originario di Taranto: morì due mesi dopo lo schianto. In questi tre anni la compagnia assicuratrice ha risarcito la famiglia della vittima ma il processo penale è ancora aperto. Così l'altro giorno invece di vedere finito il suo iter giudiziario l'imputato ha dovuto prendere atto del rinvio dell'udienza a più di un anno di distanza. La giudice, com'è nel suo diritto, va in congedo per maternità ma per problemi di organico nessuno la può sostituire. 

"E' l'effetto di giustizia penale intasata" commenta l'avvocato Fabio Pinelli, che difende l'imputato. "Tanti reati e poche risorse . Invece che allungare i termini di prescrizione, rimedio tampone e sbagliato perché viola il principio costituzionale della durata ragionevole del processo, bisognerebbe pensare ad una riforma di sistema: meno reati e più risorse".

 Dopo  la trasferta di Salvini a Corleone, i due vice premier, Salvini e Di Maio, rientrati dai rispettivi tour, assieme al  ministro della giustizia Bonafede sono invitati a Padova.( P.A.)

Carlo Verdelli, provaci tu

Se da quando è arrivato alla direzione di Repubblica, Carlo Verdelli ha cambiato radicalmente la prima pagina del quotidiano (prova lampante ne sia, a proposito dell'aumento dell'Iva, quel titolone in grande : LA VOLPE E L'IVA, anche se fra quelli finora notati era forse quello più tirato per i capelli) perchè non prova a cambiare anche  i titoli dei pezzi di 'classica' del Troovaroma?

 Da tempo, noi andiamo supplicando la redazione del TROVAROMA perchè finalmente titoli le presentazioni di musica classica, con un pò più di senno.

  E c'è stato un momento, dopo tanto  nostro sbraitare inascoltato, che sembrava cosa fatta. Avevano titolato un concerto, come dio comanda: Pappano, o chi per lui trattandosi di un esempio, dirige l'orchestra di Santa Cecilia nel Requiem di Mozart.

 Dove già si potrebbe obiettare, al fine di stringere , che sarebbe anche bastato  titolare: Pappano dirige il Requiem di Mozart . Altrimenti cos'altro avrebbe potuto dirigere oltre l'orchestra, trattandosi di un direttore d'orchestra; e, d'altro canto si dirige 'la musica' e non sulla o nella musica'?

 Poi, invece, siamo ripiombati nello sconforto più nero, essendo i titolisti del TROVAROMA tornarti alle loro vecchie cattive abitudini: Pappano GUIDA (non si capisce perchè gli piaccia tanto questo verbo in sostituzione dell'altro: dirige) l'Orchestra di Santa Cecilia SULLE NOTE DI BRUCKNER.

Ma questa settimana, oltre questo titolo in copertina, all'interno il titolista ha dato fondo alla sua fantasia.: La bacchetta di Pappano sull'Ottava di Bruckner. Dove apprendiamo che, pur restando sempre sulle e non nelle note, adesso non è più Pappano a dirigere ma la sua bacchetta che dobbiamo dedurre sarà sicuramente magica. Ed anche che Pappano che non usa quasi mai la bacchetta, ha demandato alla bacchetta, magica, di dirigere al suo posto mentre lui schiaccia un pisolino.

Verdelli, provaci tu !

giovedì 25 aprile 2019

Roma. Altro incendio in una discarica. Complotto contro la Raggi? L'ennesimo? o incapcità della stessa a governare?

Un vasto incendio è divampato in una discarica abusiva in zona Collatina, alla periferia est di Roma. Al lavoro i Vigili del fuoco per spegnere il rogo. Una densa nube nera e un odore acre si sono sollevati su tutta la zona. Al momento non risultano feriti.

Le fiamme sono divampate dopo le 23 e si sono rapidamente propagate a tutta l'area a ridosso di via Collatina Vecchia. A quanto riferito, a bruciare materiali di risulta in una discarica abusiva di grandi proporzioni nei pressi della stazione ferroviaria Palmiro Togliatti. Si tratterebbe di un'area in parte già sequestrata nei mesi scorsi.

Non avevano promesso Virginia l'incapace e Bullo-Salvini di installare telecamere e far presidiare  queste  autentiche bombe, pronte ad esplodere in ogni momento, dall'esercito? Ora IL FATTO scriverà che i signori della monnezza  reagiscono così alla legalità imposta dalla Raggi. I Cinquestelle e la sindaca non avevano promesso, tre anni fa che proprio contro questi signori, per debellarli cioè, si erano impegnati in politica? ( P.A.)

Salvini: me ne frego e vado avanti. Sul caso Siri come sul caso Foa. Ma questa volta il 'Nero' dovrà cedere

 Sul caso Siri sembra ripetersi lo stesso copione del caso Foa di qualche mese fa quando  si trattò di eleggere il presidente della Rai, e Salvini - che già aveva il figlio del giornalista nel suo staff di comunicatori, puntò i piedi su Foa, giornalista de Il Giornale e in quel periodo direttore di un giornale svizzero. La Commissione di Vigilanza, votò contro la nomina di Foa, indicato dal Cda Rai dominato dai gialloverdi. E sembrò allora averla avuta vinta, votarono contro anche quelli di FI, Berlusconi per intenederci che aveva avuto  già il presidente della Vigilanza, un tempo suo dipendente in Mediaset.

 Salvini non volle sentir ragione, costringendo il Parlamento ed 
anche il CdA Rai a ripresentare dopo qualche settimana il nome di Foa, a quel punto Salvini si accordò con Berlusconi - non sappiamo cosa si siano detti e quale baratto abbiano concordato allora i due -  e Foa passò.

 Della presenza di Foa in Rai s'è accorto anche il CdA e vorremmo dire anche il direttore generale Salini, il quale sembra ormai pendere dalla parte di Foa e di Salvini anche lui (al punto che per la sostituzione di Franco Di mare, a 'Uno Mattina' estate, arriva in Rai un giornalista Mediaset,  con esperienze anche padane, perchè in Rai non ve ne era uno capace e disponibile: una buffonata  e mascalazonata!).

 Adesso abbiamo lo stesso copione sul caso Siri. E' evidente a tutti che Siri per l'accusa che lo riguarda, avrebbe dovuto da solo dare le dimissioni; Salvini dice invece che deve restare al suo posto - il 'Bullo' vicepremier si comporta come fosse il padrone delle ferriere ed anche del paese! - i suoi compagni contrattisti dicono invece che Siri deve andare via. Hanno fatto marcia indietro sulla Rai, e, diciamolo apertamente, un  secondo passo indietro l'hanno fatto a che sul caso Diciotti per salvare il culo - chiamiamo le cose con il loro nome - a Salvini; adesso, che c'è di mezzo la mafia - quella mafia che il Bullo vicepremier dice che è andato a combattere a Corleone nel giorno della festa della Liberazione, proprio quel giorno, per mandare un segnale di amicizia a Casapound e Forza Nuova - i Cinquestelle tengono duro, e chi deve cedere è Salvini.
IL quale deve anche giustificare come mai alla presidenza del Consiglio, il suo alter ego Giorgetti ha assunto da poco un figlio di Arata che è il corrispondente di Siri ed il suo tramite d'affari con la mafia di Messina Denaro, per il tramite di Nicotri,  che il pm di Palermo vedrebbe bene per una dozzina d'anni dietro le sbarre.

Adesso Bullo-Salvini cederà, perchè fino alle elezioni non vuol creare scossoni che potrebbero farlo precipitare nel gradimento - chi troppo in alto sal cade sovente precipitevolissimevolmente!

Sfregi alla Resistenza che liberò l'Italia. Messaggio per Salvini a Corleone


Lapidi sfregiate, corone incendiate, memorie imbrattate. Dalla Sicilia alla Lombardia escalation di atti vandalici iniziati alla vigilia del 25 aprile e nella giornata del 75mo anniversario della Liberazione.

Svastiche e croci celtiche sono state disegnate sui muri del centro storico di Marsala: n via Andrea D'Anna, a circa 150 metri di distanza da largo San Girolamo, dove una lapide ricorda i partigiani marsalesi morti, in combattimento o fucilati, tra il 1943 e il '45. Le simbologie naziste sono vergate con vernice spray nera. In precedenza, frasi come "Boia chi molla", con le O trasformate in croci celtiche, e il simbolo delle SS, erano comparse su un muro di piazza Marconi. Già lo scorso anno il Comune aveva fatto cancellare diverse scritte in varie zone della città, anche se gli amministratori cittadini avevano fatto notare di non potere intervenire sui muri degli edifici privati. Ai primi di febbraio 2018, sul muro accanto alla sede del Pd, in via Stefano Frisella, e su quello della "palestra Grillo", in piazza Marconi, alcune scritte inneggiavano a Luca Traini, l'estremista di destra che ha sparato a sei immigrati a Macerata.

Imbrattata con vernice spray la lapide, al palazzo comunale di Scarlino (Grosseto), in memoria del partigiano Flavio Agresti, medaglia d'oro al valor militare. Ferma la condanna del sindaco Marcello Stella e dei rappresentanti delle forze politiche presenti stamani per la deposizione della corona, nonché dei cittadini intervenuti per la cerimonia per il 25 aprile. "Un gesto che voglio augurarmi sia solo frutto dell'ignoranza e della stupidità di qualcuno, che ha pensato di infangare la memoria di questo nostro illustre concittadino, senza conoscerne la storia e cosa rappresenta per tutti noi", ha detto il sindaco Marcello Stella. Il Comune ha annunciato che sporgerà denuncia alle autorità competenti.

A Milano, dopo il blitz degli ultrà neofascisti della Lazio che hanno esposto uno striscione con su scritto "Onore a Mussolini", è stata incendiata la corona posta accanto alla lapide che ricorda un partigiano, Carlo Ciocca. I danni sono stati limitati alla sola lapide che si trova in via Palmieri, nel popolare quartiere Stadera. Secondo la polizia, intervenuta intorno a mezzanotte, ad appiccare il fuoco con un accendino sarebbe stata una sola persona vista allontanarsi in fretta da due testimoni che poi hanno spento le fiamme.

"Siamo di fronte ad un'evidente escalation di provocazioni del mondo neofascista. L'episodio vergognoso dello striscione di ieri e l'atto vandalico della scorsa notte alla corona di un partigiano sono lì a dimostralo". A dirlo Roberto Cenati, presidente provinciale dell'Anpi di Milano. "Basta applicare le leggi - ha aggiunto - che ci sono, ma la volontà politica è mancata in passato e manca anche oggi".

A Roma c'è stato un blitz di militanti di Forza Nuova che in piazzale Clodio hanno esposto bandiere della Repubblica sociale italiana e uno striscione su cui campeggiava la scritta "Mai più antifascismo".


Alla vigilia del 25 aprile è stata anche danneggiata, a Bologna, una lapide nella zona della Bolognina, fatta costruire dall'Anpi, per ricordare la Resistenza, ma anche il crollo del muro di Berlino. Nella notte, infatti, ignoti hanno frantumato la lapide che si trova in piazza dell'Unità e ci hanno tracciato sopra una falce e martello con la stella con una bomboletta spray rossa.

GRAZIE per ricordaci LUIGI DALLAPICCOLA

TRE GIORNI CON LUIGI DALLAPICCOLA E I COMPOSITORI DEL NOVECENTO FIORENTINO

I “DALLAPICCOLA DAYS. Tre giorni con Luigi Dallapiccola e i compositori del Novecento Fiorentino” sono un evento commissionato dal Maggio Musicale Fiorentino al Centro Studi Luigi Dallapiccola e al Conservatorio di Musica “Luigi Cherubini”, ideato da Mario Ruffini per l’LXXXII Festival del Maggio Musicale 2019. Un evento che, grazie al fondamentale apporto del Conservatorio di Musica “Luigi Cherubini”, torna a far rivivere a Firenze la figura di Luigi Dallapiccola.

Dallapiccola è Firenze, nondimeno da come Wagner è Bayreuth o Verdi Milano, Mozart Salisburgo, Lucio Dalla Bologna, i Beatles Liverpool o infine Pino Daniele Napoli. Di ciò il capoluogo toscano comincia a prendere progressivamente coscienza e conoscenza, e il Centro Studi Luigi Dallapiccola diventa via via un motore propulsivo per la scoperta sempre più approfondita di quell’inesauribile patrimonio politico e culturale che i compositori fiorentini, guidati dalla stella polare di Luigi Dallapiccola, hanno rappresentato per il Novecento musicale italiano ed europeo.
Il compositore istriano-fiorentino ha segnato la storia musicale del Novecento, riassumendo in emblema sia le conquiste tecniche della dodecafonia, sia le tragiche vicende dell’intero secolo, vissute in prima persona e trasformate in una significativa e irripetibile traversata artistica. Ecco perché Dallapiccola è Firenze: perché Dallapiccola è la nostra storia. Dallapiccola siamo noi.
Arrivato a Firenze dall’Istria nel 1922, quando aveva 18 anni, Dallapiccola è stato in Conservatorio, ininterrottamente dal 1923 al 1967, prima da studente (1923-1931), poi da docente (1931-1967); è stato eseguito al Maggio Musicale Fiorentino per dieci anni dalla prima edizione del 1933, e poi regolarmente fino agli anni Novanta del Novecento; nel 1974 è stato insignito della Medaglia d’oro dalla Città di Firenze, proprio per aver portato a Firenze, con la sua persona, il baricentro di tutta la musica italiana. Dallapiccola, un Ulisse del Novecento capace di solcare i tumultuosi mari del secolo scorso e trasformare in arte i drammi affrontati nel corso della sua esistenza.
Nei Dallapiccola Days torna a rivivere anche la figura di Carlo Prosperi, prosecutore storico del magistero dallapiccoliano, che con la sua “serialità temperata” trova strade autonome per il proprio percorso sonoro, a cominciare dall’uso di strumentisti, come il clavicembalo o la chitarra, mai utilizzati da Dallapiccola.
Questo evento, della durata di 60 ore, si apre emblematicamente “fuori dalla città”, nel mattino di sabato 4 maggio, con uno spettacolo di marca dallapiccoliana (Ulisse. L’arte della fuga. Navigando da Bach a Dallapiccola) nel teatro della Casa Circondariale di Sollicciano (nessuna odissea è maggiore di quella dei detenuti privati della libertà). Si apre “in città”, sempre sabato 4 maggio, con un appuntamento pomeridiano alla Sala Brunelleschi dell’Istituto degli Innocenti e poi la sera con un Concerto alla Sala del Buonumore “Pietro Grossi” del Conservatorio “Luigi Cherubini”.
A mezzanotte di sabato 4, una performance al Circolo dei Canottieri e sui barchini dei Renaioli, sotto Ponte Vecchio e sotto gli Uffizi: dal cuore della città ancora il celebre flautista Roberto Fabbriciani dona il suo talento alla città, contrappuntato dall’Ensemble jazz del Conservatorio in un dialogo contrastante fra modernità (Firenze) e Nuovo Mondo (America); dall’acqua faranno rivivere la musica dei Compositori fiorentini del Novecento e le coeve musiche in arrivo da Oltreoceano. Un’occasione per mostrare anche l’eccellenza del Dipartimento di Nuove Tecnologie e Linguaggi Musicali del Conservatorio “Cherubini” di Alfonso Belfiore e Roberto Neri nella notte sull’Arno.
Domenica 5 maggio l’evento toccherà varie istituzioni: dall’Accademia delle Arti del Disegno in Via Orsanmichele (dove, commentati da Cristina Acidini e Giorgio Bonsanti, saranno proiettati i film sull’arte di fine anni Quaranta e inizi anni Cinquanta con le musiche di Dallapiccola), alla nuova sede del Lyceum sul Lungarno Guicciardini, per finire all’Institut français Firenze in Borgo Ognissanti.

IL PROGRAMMA

Lunedì 6 maggio si comincia con la Lectio magistralis di Luciano Alberti all’Aula Magna di Via Laura dell’Università degli Studi di Firenze, per proseguire alla Biblioteca Nazionale Centrale (il regno di Laura Dallapiccola, moglie del compositore) in Piazza Cavalleggeri.
L’evento si concluderà la sera di lunedì 6 maggio con un Concerto dei Solisti e dell’Orchestra del Conservatorio di Musica “Luigi Cherubini” diretto da Paolo Ponziano Ciardi al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, nel quale saranno presentati quattro giovanissimi solisti che eseguiranno brani per soli e orchestra di Luigi Dallapiccola, Carlo Prosperi e Richard Strauss.
Questo Dallapiccola Days è di fatto una vetrina dell’eccellenza assoluta in campo artistico e didattico del Conservatorio di Musica “Luigi Cherubini” diretto da Paolo Zampini, che spazia da nomi di fama mondiale come Fabbriciani a giovanissimi esecutori già in grado di calcare le massime scene. Dai giovani direttori d’orchestra a tutti gli strumentisti e ai cantanti, è un vero festival della migliore gioventù che fa proprio il dovere morale e artistico di tenere viva la memoria sul panorama musicale del Novecento fiorentino. Nessun nome in questa nota introduttiva, perché si farebbe torto a mancarne anche solo uno: ciascuno di questi giovani esecutori non è solo uno sguardo al futuro della musica, ma è già il presente di questa Firenze che sa rinnovarsi mantenendo salde le proprie radici.
Significativi l’integrale per coro della produzione giovanile dallapiccoliana, nonché l’integrale per pianoforte di Dallapiccola e Prosperi. Altresì significativa la presenza, nell’ambito di un medesimo ciclo, di pressoché tutti i compositori che da Dallapiccola in poi hanno calcato le scene fiorentine nel Novecento, in una completezza forse mai verificatasi in precedenza.
I NOSTRI COMPOSITORI

Con i Dallapiccola Days riportiamo in città, e al Maggio, i nostri compositori. Queste giornate diventano anche l’occasione per ricordare la straordinaria Schola Fiorentina (Bartolozzi, Benvenuti, Bussotti, Company, Prosperi e Smith-Brindle), nonché altri compositori cresciuti nel contesto della Firenze novecentesca, come Castelnuovo-Tedesco nella sua formazione giovanile (fino alle leggi razziali), e poi Lupi, de Angelis, Luciani, Pezzati, Cardini, Fabbriciani, o qui arrivati come Berio, Berberian, Mirigliano. È infine l’occasione per ricordare maestri recentemente scomparsi come Boncompagni, Lombardi, Rigacci, ma anche Piero e David Bellugi, con l’esecuzione dei brani a loro dedicati. Evochiamo infine Richard Strauss, da cui Dallapiccola impara i primi segreti dell’orchestrazione, per non citare Johann Sebastian Bach, il vero padre di tutta la dodecafonia.
Da sottolineare la partecipazione istituzionale della Casa Circondariale di Sollicciano, dell’Istituto degli Innocenti, della Società Canottieri e dell’Associazione dei Renaioli, dell’Accademia delle Arti del Disegno, la più antica Accademia del mondo, del Lyceum Club Internazionale di Firenze, dell’Institut français, della Biblioteca Nazionale Centrale e dell’Università degli Studi di Firenze.
Il tutto con il fondamentale contributo dalla Fondazione CR Firenze, ancora una volta, e come sempre, vicina. È questa la rete della grande cultura fiorentitina che si riunisce intorno alle vicende che segnano la storia della città di Firenze. Si aggiunga altresì il supporto della Treccani e delle Edizioni Suvini Zerboni.
Tutti i diversi appuntamenti dei Dallapiccola Days saranno legati da un racconto di Mario Ruffini, che farà rivivere – attraverso la città – i paradigmatici 6.000 passi di Luigi Dallapiccola alla scoperta, con Dante, di Firenze.
Numeri, per finire! I Dallapiccola Days, in queste brevi e lunghe sessanta ore, attraversando Firenze e toccando 12 diverse istituzioni, presentano 22 compositori, 81 composizioni, 3 film d’arte, un atto unico teatrale e una lectio magistralis, grazie all’apporto di ben 200 esecutori. Numeri, dunque: specchio matematico di un Conservatorio nella sua più ampia capacità produttiva e di un Centro Studi nato per far vivere e rivivere uno dei capitoli più belli e importanti della storia musicale europea del Novecento, quella di Luigi Dallapiccola e degli straordinari compositori fiorentini.

I due 'ragazzotti' al Governo tengono il punto: nessuno vuol darla vinta all'altro e perciò insistono sulle rispettive posizioni ( Testo in HUFFINGTON POST)

Lo schema dello scontro a distanza tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini si rinnova anche all'indomani del Cdm che in un clima di tensione altissima ha prodotto l'ennesimo compromesso al ribasso sul Salva-Roma dentro il Decreto Crescita. Il day after riparte da uno schema consolidato: i 5 stelle che attaccano la Lega sul caso del sottosegretario Armando Siri, i leghisti che attaccano M5S sulla cattiva amministrazione della sindaca di Roma Virginia Raggi. In questo clima da Palazzo Chigi trapela che sarà Giuseppe Conte a decidere sul destino di Siri, dopo aver parlato con lui.

Di Maio da Taranto rinnova la richiesta di un passo indietro a Siri. "Quello che noi stiamo chiedendo sul caso Siri è un ulteriore atto di fiducia, perché questa fiducia va rinnovata con i gesti concreti. Io e Matteo Salvini abbiamo fatto grandi cose insieme in questi primi mesi di governo. Abbiamo anche rischiato processi, procedure di infrazione comunitaria e tanto altro. E abbiamo fondato questo Governo sul rapporto di fiducia che si è concretizzato tra noi nella firma di quel Contratto di Governo" afferma il vice premier M5S. "Se la Lega non c'entra niente con queste accuse che vengono mosse a Siri, e che, al di là dei rilievi penali, hanno dei problemi politici perché stiamo parlando di norme fatte per conto di qualcuno sull'eolico da un sottosegretario che si occupa di trasporti, la Lega dimostri la propria estraneità a questi fatti presunti allontanando Siri dal governo. Perché altrimenti io comincio a preoccuparmi nel vedere la Lega e Salvini difendere a spada tratta Armando Siri che, per assurdo, io sono sicuro che sarà innocente".

Sulla tenuta del Governo, Di Maio chiede uno Stop alle polemiche, aggiungendo che così "il Governo va avanti altri 4 anni. Ogni ministro deve pensare a fare il suo e il M5S vuole andare avanti per altri 4 anni. È un esecutivo che può cambiare davvero le cose e noi ci crediamo. Quindi abbandoniamo anche i vittimismi". E aggiunge: "Non mi è mai piaciuto che tira il sasso e poi nasconde la mano. Io sono sempre stato abituato a metterci la faccia davanti ai problemi. Mettiamocela insieme e cambiamo il Paese".

Dal canto suo, Salvini respinge i sospetti di collusione con la criminalità organizzata: "Il mio nome non può essere accostato in alcun modo alla mafia, si sciacqui la bocca chi parla di Lega in relazione alla mafia. Il sottosegretario Siri? Abbiamo piena fiducia nella magistratura che farà bene e velocemente il suo lavoro. Non c'è stata richiesta di dimissioni da parte di Conte". Alla domanda se il Governò andrà avanti, Salvini risponde: "Chiedete agli amici 5 stelle", però aggiunge che "mi sono impegnato a non rispondere più alle provocazioni anche oggi ho letto tra le 5 e le 10 dichiarazioni contro di me. I ministri e i deputati della Lega hanno avuto indicazione di non replicare. Per quello che mi riguarda lavorerò per l'Italia nei prossimi anni e spero che anche gli altri vogliano lavorare". Il ministro dell'Interno poi punzecchia ancora una volta la sindaca di Roma, Virginia Raggi: "Nessuna polemica con i cittadini di Roma, che hanno tutta la mia solidarietà perché meritano una città più pulita ed efficiente. Non c'è bisogno solo di soldi ma di un'amministrazione efficiente e funzionante" dice il ministro dell'Interno dal Viminale. "Stiamo lavorando come Lega per Roma Capitale perché i cittadini non meritano le scene che hanno visto a Termini. Gli sforzi che abbiamo fatto per Roma non li abbiamo fatti per nessuna altra città".

Il Movimento 5 stelle torna alla carica, proprio su uno degli argomenti più cari a Salvini: l'immigrazione clandestina. "Sorprendono le parole del ministro dell'Interno sui 90mila irregolari in Italia, visto che fu proprio lui a scrivere nel contratto di governo il numero di 500mila irregolari. Che tra l'altro è il numero reale, confermato da molte organizzazioni. Non capiamo il senso di dover anche smentire ciò che è riportato nel contratto di governo, forse perché sui rimpatri non è ancora stato fatto nulla?", dicono fonti M5S.

Di Maio, Giulia Bongiorno e Luca Zaia in aperto dissenso con Salvini sul 25 aprile

"La mafia - chiosa Di Maio - si elimina con i l buon esempio, non festeggiando a Corleone". E a proposito del governo diviso alle cerimonie per l'anniversario della Liberazione, attacca il ministro dell'Interno: "Divide chi non vuole festeggiarlo. Noi non vogliamo essere divisivi, il 25 aprile deve essere una giornata di unione". "Non sono a Corleone per un pic-nic. Non replico a polemiche, sono in modalità zen", ribatte Salvini.

Mentre il leader della Lega infiamma le polemiche per la sue dichiarazioni sulla sua "sfida" alle mafie a Corleone proprio il giorno della Liberazione dal nazifascismo, la ministra leghista della Pubblica amministrazione, Giulia Bongiorno, prende una posizione a favore del 25 aprile. "La memoria è un dovere - twitta - ricordiamo con gratitudine le donne e gli uomini rimasti sui monti azzurri a far la guardia alla libertà".

 Anche Zaia, governatore leghista del Veneto, nel suo saluto al Presidente Mattarella, nel Teatro Lorenzo da Ponte di Vittorio Veneto, ha insistito sulla necessità di festeggiare tutti, senza eccezione per nessuno e per nessuna ragione, il 25 aprile perché è la festa per la liberazione dal nazifascismo  e l'affermazione e  la conquista, da riconquistare ogni giorno, della democrazia nel nostro paese.

In difesa di Virginia Raggi, anche Moni Ovadia che si è unito al Collegio di difesa della sindaca, costituito dai giornalisti del Fatto Quotidiano

Chi ha letto nei giorni scorsi  il forum  della redazione del Fatto con la sindaca Raggi, pronta a rispondere alle domande dei giornalisti, sicuramente non si sarà meravigliato. Perchè è da tempo che quel giornale  è diventato l'house organ dei Cinquestelle, e il collegio di difesa dell'operato del MoVimento, in particolare della sindaca di Roma, indifendibile.

 Rifiuti, buche, parchi pubblici trasformati in savane, alberi secolari che cadono come pere, trasporti pubblici inefficienti e mezzi in fiamme, centri raccolta  rifiuti inceneriti, metropolitane in tilt con stazioni centrali chiuse da mesi (ieri, provocatoriamente, i commercianti hanno festeggiato i sei mesi di chiusura della stazione Repubblica... e si potrebbe continuare, sono i segni del buon governo romano cinquestelle?

Già. Che colpa ha la sindaca, ripetono da tempo quelli del Fatto, se, povera, ha ereditato una città in dissesto? Sì vero, ma mai dissestata quanto ora.  E, proseguendo, il passato  amministrativo capitolino la sindaca lo porterà ancora a giustificazione del suo inefficiente governo, anche  quando scadrà il suo mandato, cioè dopo cinque anni di amministrazione? 
Meglio un Commissario per una intera legislatura, se dobbiamo giustificare l'incapacità della sindaca  con la situazione precedente il suo arrivo, allo scopo di azzerare l'esistente.

Il Fatto, nella sua crociata pro Raggi, ha incluso anche il Governo gialloverde: i Cinquestelle al governo non sbagliano un colpo, e quelli che possono apparire colpi mancati, la colpa è solo e sempre di Bullo-Salvini, e non anche mai di Spaccone-Di Maio e Bambola-Conte. Pretendiamo che i poveri Cinquestelle facciano miracoli? Anche loro hanno ereditato un paese alla frutta.

Insomma anche per il Governo del paese, il Fatto propone una soluzione  da libro della fantasia: facciamo che il paese per un quinquennio, non abbia un governo, e sia in balia di se stesso ( tanto peggio di così non può andare) in modo da cancellare  tutto il passato, e poi rimettiamo al governo i Cinquestelle, anche senza Salvini, e allora faranno il miracolo!

Adesso, a fianco del Fatto, in difesa della Raggi è scesa la Boldrini - "la sindaca va criticata ma non va imbruttita sulla copertina di un settimanale come ha fatto L'Espresso" - ed anche Moni Ovadia che non batte regolarmnete la Capitale, e dunque non conosce i suoi problemi resi ancora più drammatici dal governo della Raggi, e pure si pronuncia in suo favore perché vede contro di lei  una ben architettata campagna denigratoria.  

A scanso di equivoci e perché la sua difesa non venga male interpretata il noto attore scrittore dichiara di non aver votato per i Cinquestelle, di essere di 'sinistra sinistra', ma di essere tuttavia indignato per la campagna di diffamazione  nei riguardi della Raggi. La quale - e ritorna l'argomento principe di difesa che troviamo anche nella memoria difensiva, quasi giornaliera, del Fatto - ha ereditato una città in disarmo, che, comunque la si pensi, è quasi ingovernabile.

 Anche per Ovadia, dunque, i Cinquestelle  che si sono sacrificati, offrendosi per salvare il paese e la sua Capitale, hanno vistosamente mancato  l'obiettivo solo perchè Roma come l'Italia hanno bisogno di essere rivoltati come un pedalino,  e per questo ci vuole insomma una cura da cavallo? 

Perchè, allora, si sono sacrificati loro, candidandosi? Potevano lasciare l'ingrato compito ad altri. Questo è ciò che si rimprovera loro. Adesso che hanno dimostrato di essere incapaci a cambiare il Paese e la sua Capitale, come avevano promesso di fare dichiarandosene capaci, perchè restano al potere, dilungandone oltre misura l'agonia? Meglio gettare la spugna.
 Ma per il Fatto e Moni Ovadia, non è così, la sindaca per loro sta facendo bene, ha solo cattiva stampa.

25 aprile. Anche la FNSI in piazza per la libertà di informazione e contro tagli e bavagli minacciati dal Governo


25 aprile, la Fnsi in piazza anche contro tagli e bavagli


Il sindacato dei giornalisti si schiera al fianco di chi ricorda la Giornata della Liberazione dalla dittatura nazifascista e la riconquista dei diritti politici e civili, a cominciare dalla libertà di informare e di essere informati, e in difesa del pluralismo delle voci delle diversità. Gli appuntamenti nelle regioni.
La Fnsi in piazza contro tagli e bavagli

Il  25 aprile, la Federazione nazionale della Stampa italiana, come ogni anno, sarà nelle diverse piazze italiane dalla parte di chi ricorda la Giornata della Liberazione dalla dittatura nazifascista e la riconquista dei diritti politici e civili, a cominciare dalla libertà di informare e di essere informati.

Non casualmente alle origini del fascismo ci sono anche gli assalti alle redazioni, i roghi dei libri e dei giornali sgraditi al regime, le leggi speciali contro editori e giornalisti.

Il sindacato dei giornalisti sarà in piazza anche per salvaguardare il pluralismo delle voci contro ogni ipotesi di tagliare e imbavagliare le voci delle diversità e delle differenze.

PER APPROFONDIRE
Di seguito gli appuntamenti nelle regioni.

A Trieste, Assostampa Friuli Venezia Giulia, Ordine regionale dei giornalisti e associazione Articolo 21 Fvg saranno alla Risiera di San Sabba, unico campo sterminio con forno crematorio esistito in Italia.

A Venezia, il Sindacato giornalisti Veneto, con il presidio regionale di Articolo 21, parteciperà alla manifestazione organizzata da Anpi Sette Martiri in collaborazione con Anppia, Fiapp (Gl), Isever, Assoarma, Comunità ebraica di Venezia, Circolo culturale 3 agosto e Comune di Venezia. Appuntamento alle 10.15 in Sestiere Cannaregio, campo San Canciano per il Percorso della Memoria.

A Trento, Sindacato dei giornalisti del Trentino Alto Adige e Articolo 21 saranno in piazza per partecipare alla manifestazione cittadina per la Festa della Liberazione dal nazifascismo.

A Milano, l'Associazione Lombarda dei Giornalisti parteciperà, come tutta la Federazione nazionale della Stampa italiana, al corteo del 25 aprile, anniversario della Liberazione. Il  corteo  partirà alle 14 da corso Venezia. Il sindacato dei giornalisti sarà «in piazza per difendere la libertà di informazione e il pluralismo delle voci e per manifestare contro ogni tipo di bavaglio, dalle querele temerarie alle ipotesi di tagliare chi dà voce alle diversità o chi non è allineato».

A Torino, l'Associazione Stampa Subalpina aderisce alle due iniziative promosse da Anpi e Comune: la fiaccolata del 24 aprile sera da piazza Arbarello a piazza Castello e la cerimonia commemorativa del 25 mattina, alle 10, al cimitero monumentale.

A Genova, l'Associazione Ligure dei Giornalisti prenderà parte al corteo che partirà alle 10 da piazza della Vittoria diretto a piazza Matteotti.

A Napoli, il Sindacato unitario giornalisti della Campania ha aderito alla manifestazione 'Nessuno escluso' organizzata dell'Anpi. Il corteo partirà alle 11 da Piazza Carità per raggiungere il Maschio Angioino, dove si terrà una iniziativa pubblica organizzata dal Comune.