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giovedì 5 marzo 2015

Finto bando pubblico per manifestazione di interesse alla nomina di sovrintendente delle fondazioni liriche.Napoli,verona,cagliari, parma...

Da qualche mese la democrazia s'è impiantata prepotentemente nella gestione delle nostre istituzioni culturali, prime fra tutte le fondazioni liriche che rappresentano una rete ben distribuita sul territorio, produttiva se viene ben amministrata, e di enorme interesse per lo sviluppo.
 D'ora in avanti, viene da pensare che episodi come quelli del Teatro Massimo di Palermo dove il sindaco Orlando ha messo a capo, per sua insindacabile volontà e disposizione, il suo assessore Giambrone - già al secondo giro, essendo passato anni fa dall'assessorato comunale al teatro - non si verificheranno più in Italia.
 Quando si deve scegliere il vertice di una fondazione lirica che ha una notevole responsabilità in fatto di gestione e di promozione culturale, i sindaci - che restano, nonostante la loro palese ignoranza in materia, a capo delle fondazioni liriche, del loro consiglio di indirizzo intendiamo - si stanno a bituando ad utilizzare lo strumento del bando pubblico. Chi intende essere valutato per la sovrintendenza di una fondazione lirica, ritenendo di avere titoli ed esperienza necessari ed adeguiati,  segnali il suo nome all'ente, accludendo il suo curriculum di studi e professionale. Chi averà più titoli ed esperienza sarà prescelto. Tutto bene, sì. Salvo che per una postilla del bando. I sindaci non sono tenuti a scegliere necessariamente dall'elenco dei candidati, possono insomma fottersene e fare di testa propria.
 E' quanto è accaduto, ad esempio, a Parma, al Teatro Regio - che non è  fondazione lirica, sebbene abbia un passato ed una storia assolutamente grandiosi. Pizzarotti ha fatto anche lui un bando, ha creato una commissione esaminatrice e poi ha scelto due persone  che non si erano neppure candidate. Non vogliamo difendere i candidati ritenuti idonei dalla commissione presieduta da Cristiano Chiarot, sovrintendente della Fenice. Anche il candidato segnalato dalla Commissione non aveva i requisiti di esperienze neppure di preparazione per ottenere quell'incarico. E, perciò, in quel caso ci sentiamo di dire, per le nostre modeste conoscenze, che quella Commissione aveva toppato, oppure aveva scelto il meno peggio in fatto di preparazione ed esperienza.
 Anche il Teatro di Cagliari, dopo l'uscita di Meli, era ricorso al medesimo bando. Fra i candidati ci sembra abbia fatto una scelta giusta, nominando Angela Spocci, che non apparterrà alla crema della crema del mondo musicale, però il mestiere di sovrintendente lo ha già fatto e pure a Cagliari, da commissario, anni fa.
 Ora ci prova anche Napoli per sostituire la Purchia, il cui mandato è terminato. E anche nel bando del San Carlo, firmato da De Magistris, c'è la solita clausola di salvaguardia del conosciuto vizio della politica di impicciarsi di cose che non conosce e non capisce. E siamo certi che la scelta anche a Napoli avverrà per insindacabile decisione di De Magistris che presiede il cosiddetto Consiglio di indirizzo.
Come del resto è accaduto a Roma, dove la riconferma di Fuortes - che ancora non molla 'Musica per Roma', per la quale il sindaco ha promesso anche lì un bando internazionale, che ancora non si è visto -  è stata fatta da un Consiglio di indirizzo nel quale siede la crocerossina Maria Pia Garavaglia, la scrittrice e televisiva Maria Pia Ammirati, una signora addetta alle pubbliche relazioni - della quale non ricordiamo il nome, ci perdoni - ed un economista. Dunque ha scelto Marino, incurante della figuraccia che lui e Fuortes hanno fatto agli occhi del mondo con la cosiddetta minacciata 'esternalizzazione'. Vedremo cosa saprà fare Fuortes. Per ora il bilancio l'ha sanato il governo ( Legge Bray) e non lui, e gli sponsor ancora non li ha nè trovati nè portati, solo minacciati. Staremo a vedere.
 A Genova ha scelto il sindaco Doria, chiamando da Parma  Maurizio Roi ( a Parma Genova era già ricorsa in un'altra occasione. Speriamo vada tutto bene, visto che quello genovese è uno dei teatri nella grande tormenta). Ed anche Bologna, spodestato Ernani, ha messo in trono Sani, per volontà esclusiva, divina addirittura, nonostante la matrice politica del sindaco.
 Trieste, sembra fuori dei confini italiani, facciamo fatica a capire che cosa succede lì.
 Ora c'è anche il Caso Arena di Verona, il cui sovrintendente uscente, Girondini, imposto già una volta dal democratico Tosi, senza averne competenza ed esperienza, ma solo fedeltà al sindaco, era  stato contestato anche pubblicamente, da alcuni esponenti  del mondo musicale che ne chiedevano la destituzione. E invece no, dopo il bando, e le infinite candidature, come i sovrintendenti appartenenti alla 'compagnia di giro per le sovrintendenze' fra cui anche Catello De Martino, Francesco Ernani, Angela Spocci, Mauro Meli, e pure Ferdinando Pinto, il quale si sarà detto. ma se partecipano tutti quei... perchè non posso partecipare io, in considerazione del glorioso passato della sua gestione al Petruzzelli, ante incendio; ed altri trentacinque candidati, quell'elenco è stato stracciato dal sindaco.Tosi se ne è fregato di tutto e tutti ed ha fatto candidare dal Consiglio di indirizzo nuovamente Girondini che, ovviamente non compare in quell'elenco. A Lui pensa Tosi.
 Ci dite, di grazia, perchè dovremmo credere alle riforme ed alla volontà del ministero di Franceschini e Nastasi di voltar pagina.

domenica 12 ottobre 2014

La Scuola. Siamo noi la 'grande bellezza'.

Siamo noi la 'grande bellezza' scandivano gli studenti che hanno manifestato qualche giorno fa nelle piazze e per le strade delle più importanti città italiane. Lo gridavano al ministro Giannini ed alla sua riforma che, ironicamente, chiamavano 'la nuova scuola'. Soldi e fondi promessi e mai arrivati per dare una sistemata agli edifici scolastici - a L'Aquila, salvo i pochi interventi effettuati all'indomani del sisma, la 'sistemata' promessa a tutti gli edifici scolastici, la attendono ancora! - per dotare gli istituti delle attrezzature necessarie,  dare un futuro ai giovani, al termine del percorso di studi, per premiare il merito che da anni viene promesso agli insegnanti - la vera spina dorsale della scuola come il premier va dicendo, ed insieme a lui anche la Giannini - esattamente come faceva la Gelmini , sarà forse per la rima - senza che nulla avvenga, e tutto viene sempre rimandato, anzi peggiorato. Una botta alla scuola ed una agli insegnanti, data dagli stessi presidi, in quanti casi, insegnanti inetti votati da insegnanti altrettanto inetti. Perchè, sia chiaro, di inetti e mediocri ve ne sono anche nella scuola e  nella stessa quantità, abbastanza alta, che si riscontra nella società, altrimenti da dove sarebbero usciti tanti parlamentari e politici che ogni giorno danno di sé spettacolo di incapacità e inettitudine? Gli studenti contestano  tutto questo, vogliono una scuola che li formi e vogliono che il paese pensi a loro, al loro futuro, altrimenti una generazione intera, come vanno dicendo da tempo, verrà saltata, come se non fosse mai esistita.
 Avendo insegnato per molti e molti anni, siamo veramente preoccupati all'idea che il preside  dia i voti agli insegnanti. Pensiamo di poter dire, senza timore di essere smentiti e sulla base della nostra esperienza, che se sarà il 50% a giudicare rettamente e secondo merito, gli insegnanti, saremmo già a cavallo,  un paese all'avanguardia nelle strutture scolastiche. Come può un direttore di istituto - mettiamoci anche i Conservatori nei quali abbiamo esercitato per un trentennio circa la nostra attività di insegnante - giudicare il merito di alcuni suoi docenti che ne hanno votato la sua elezione a capo d'istituto e che vengono, indipendentemente dal merito, anzi a dispetto di questo, premiati con corsi aggiuntivi che rappresentano una elemosina, ma sempre ben gradita dai poveri insegnanti straccioni? Pensiamo anche che  un direttore che per censura nei confronti del direttore responsabile, impedisce la pubblicazione di una rivista prestigiosissima edita dal suo istituto per molti anni... quel direttore  non potrà mai giudicare il merito di ottimi insegnanti, qualora abbiano avuto da ridire della sua gestione. Ne abbiamo le prove.
 Nonostante tutto,  nonostante anche la cattiva compagnia di tanti colleghi, brava gente ma insegnanti pessimi,  talvota analfabeti, interessati a coltivare i propri meschini e miserabili interessi, ogni volta che pensiamo agli anni passati sulla cattedra, ci prende una autentica nostalgia e il desiderio folle di ricominciare. Ricordiamo tanti volti  di giovani vispi, acuti - senza dimenticare tanti altri che, purtroppo, abbiamo cercato di aiutare ma che a poco è loro servito il nostro aiuto - e immaginiamo il loro futuro. Ne siamo certi che questi si tireranno fuori dalla palude nella quale chi governa, a dispetto delle parole, vuol far vivere la gioventù, anche la bella gioventù, la vera grande bellezza del nostro come di ogni altro paese al mondo. Non siete convinti? Guardate  negli occhi quelle belle facce di ragazzi che a Genova si sono ritrovati in centinaia per dar aiuto ai cittadini alluvionati. Fissateli bene, non li dimenticherete più, mentre vien subito da dimenticare le facce di Burlando e Doria ed anche, permetteteci quella di Fabio Fazio, che 'saluta gli amici genovesi che ci stanno guardando', magari in poltrona galleggiando nel fango. Non ci sono andati i politici - ah, sì ci andranno ma solo domani, quelli di Grillo, a fare atto di presenza a non a spalare fango e merda - l'esercito è arrivato  tardissimo e solo per far fronte al prossimo pericolo che fino a questa notte è ancora incombente. Ci sono andati i giovani, quelli che non saranno mai troppi se si vuol pensare ad una società migliore.  I giovani come la ragazza pakistana insignita del Nobel per la pace che il suo messaggio l'ha lanciato ad una platea autorevole, dalla sede dell'ONU, qualche tempo fa:" un libro, un quaderno, una penna, un insegnante cambiano il mondo".

martedì 9 settembre 2014

Genova chiede per la seconda volta aiuto a Parma. La tragedia del Nuovo Carlo Felice.Inutile chiedere asilo a Torino.Anche lì guai.

Il Nuovo Carlo Felice, la fondazione che ha il teatro più moderno e suggestivo in Italia, è sull'orlo di una crisi di nervi, se non addirittura in pieno panico. Fra il sindaco della città - sempre loro di mezzo quando ci sono casini! - ed il sovrintendente in carica del teatro, Pacor (che in realtà nasce direttore artistico, facendo un tempo il direttore d'orchestra, e a Genova chiamato a fare il 'conduttore': ahhhhh....)  c'è dissidio insanabile. Il sindaco ha dato ordine ad un usciere di non far entrare Pacor alla riunione del Consiglio di amministrazione del teatro, nel quale egli siede di diritto, perchè lo ha unilateralmente licenziato, senza dargliene avviso. Vigliacco d'un nobile!
 Pacor non avrebbe voluto, contrariamente al sindaco, firmare il bilancio dello scorso anno, per
qualche problema che non vale la pena ora illustrare, ma nel quale c'entra la CariGe, la banca che per anni s'è beccata l'onta di amministratori ladroni. Quella stessa banca vorrebbe lucrare su interessi da caricare sui crediti al teatro,  con tassi da usurai. E Costa, il sindaco vorrebbe 'mediare'.  E, a proposito di sovrintendente, ne ha già nominato uno nuovo che ha pure accettato, Maurizio Roi, proveniente da Parma, dalla Filarmonica Toscanini della quale avrebbe risanato i bilanci, dopo Baratta e soci.
 Non è la prima volta che Genova chiede aiuto a Parma. Qualche anno fa fece arrivare sempre dalla Toscanini la direttrice artistica,  Cristina Ferrari che dopo poco più di un anno rimandò a casa, senza ragione e senza demerito, per volere del commissario di Nastasi, il quale poi fu cacciato a calci in culo perchè aveva fatto più danni di quanto avrebbe dovuto risanarne. Mistero tragico, altro che buffo. Ed ora che la Cristina Ferrari è a Piacenza, Parma la reclama per ridar vita al Regio parmigiano, in collasso.
 E i genovesi? pensano di abbonarsi a Torino, non sapendo, poveretti, che anche lì c'è casino fra Vergnano e Noseda, e il sindaco non sa che pesci prendere.
 In ogni caso, quando si mette in mezzo la politica, arrivano i veri guai. Come non serve più dimostrare.