Ieri, due articoli nella 'romana' di Repubblica, intendevano raccontare e spiegare dell'Auditorium, la crisi che starebbe attraversando, e che non siamo riusciti a capire.
A leggere ora l'uno ora l'altro dei due articoli, uno di fianco all'altro, all'Auditorium abbiamo capito che ci sarebbe, ma non da oggi - cioè dall'arrivo del nuovo amministratore, dopo la definitiva uscita di Fuortes- una crisi non da poco.
Diminuisce il pubblico, diminuiscono gli sponsor, diminuiscono le entrate e gli 'eventi'- ancora questo termine nefasto!- diminuiscono le produzioni, ma aumentano le 'ospitate. E aumentano anche i costi. E, per la prima volta, dopo un decennio, il suo bilancio si chiude in passivo, di due milioni circa. Sul quale c'è, però, un contenzioso con l'Accademia di Santa Cecilia, ospite d'onore dell'Auditorium, con l'affitto pagato dal Comune all'Auditorium, il quale ha ridotto il suo finanziamento che si è ascritto in bilancio solo all'Auditorium. Una faccenda contabile non difficilissima da sbrogliare per renderla comprensibile, ma che non è origine e causa della crisi. C'è poi la stroria della liquidità dell'Auditorium, i cui 18 milioni di Euro sono stati immobilizzati comprando titoli di Stato. Quando si si scrive che quei soldi dovevano essere investiti nella produzione, si vuol dare ad intendere che sarebbe bastato per evitare la crisi?
La crisi sta altrove, e ad essa anche la gestione Fuortes non è estranea. Non che truccasse i bilanci, come lo aveva accusato il ben noto esponente della cultura romana che di nome fa Mollicone, altrimenti noto alla cronache della Capitale. No, questo non si poteva fare, e Fuortes non l'ha mai fatto, come ha attestato la certificazione esterna di autorevole società di revisione. Perciò, Mollicone, taci!
La storia è un'altra, la solita. Finchè al governo della città ci sono amici, questi garantiscono alle eccellenze della città tutto il sostegno possibile per non farle scendere nella considerazione generale. Che poi è quello che Veltroni e la sua longa manus, Bettini, hanno fatto con Fuortes, che certamente qualche esperienza s'è fatto ed ha fatto in parte anche bene, amministrando l'Auditorium. Ma non è tutto oro...
Arrivato al governo della città Alemanno, è rimasto Fuortes, ritenuto sempre l'artefice del successo della grande macchina culturale romana; ma è stato mandato a casa il presidente e cioé Borgna, troppo PD, al suo posto è arrivato il noto sigaraio, Regina, e le cose forse da allora sono cominciate a non andare benissimo, perchè Alemanno non era proprio amico di Fuortes, e Regina, industriale, non aveva le stesse entrature di Borgna con il PD.
Nel frattempo che faceva Fuortes? Continuava a fare le stesse cose di sempre che, finchè durano, va bene. Ma non possono andare bene in eterno. Fuortes è vissuto sugli allori, anche quando avrebbe dovuto pensare a rinnovare il carnet generale dell'Auditorium. Ed è tanto vero che quando s'è mosso, affezionato alle sue creature, se le è portate appresso, perché a suo modo, limitato, di vedere, senza di loro non sarebbe andato da nessuna parte. Lui ha sempre avuto orecchie solo da una parte, non si è mai aperto, perchè doveva rendere conto ai suoi sponsor. Altro che libertà(Quando avremo un pò di tempo e voglia, racconteremo alcune vicende che conosciamo in prima persona e che ci hanno condotto a questo giudizio severo, nei confronti di Fuorets, che conosciamo da molto prima che diventasse il numero uno degli amministratori culturali) Lui non può avanzare che aveva le mani legate, e se le aveva se le era legate lui stesso.
Ha pensato che le sue imprese fossero eterne e non avessero bisogno di tanto in tanto di modifiche ed aggiornamenti.
Repubblica citava anche la cancellazione di 'Contemporanea' fra le cause della crisi. Bisogna essere proprio ignoranti e in malafede per scriverlo. 'Contemporanea', come forse l'analoga rassegna dell'Opera di Roma, era nata zoppa, rappresentava un costo con poche entrate, poco pubblico ( salvo taluni, come quei maledetti 'eventi' degli elicotteri di Stockhausen, costosissimi, ma inutili) e mostrava sciatteria nella realizzazione (non staremo ad illustrare i concerti ai quali abbiamo personalmente assistiti). Contemporanea all'Auditorium come all'Opera serve a dire al mondo che lui, Fuortes, della tradizione - CHE NON CONOSCE E NON APPREZZA - farebbe volentieri a meno per puntare sulla modernità, che forse, ed altrettanto, NON CONOSCE E NON CAPISCE, ma che programma perché 'è fico'. Per Fuortes l'Opera - il melodramma - non 'modernizzata' dalla regia morirebbe in poche settimane.
Si cominci a guardare con attenzione e senza prevenzioni e paraocchi anche alla gestione Fuortes, forse si scopriranno già lì i germi dall'attuale crisi dell'Auditorium che non si può ascrivere soltanto alla nuova gestione. Ma in parte anche alla crisi, ma ancor prima alla mancanza di idee sia di Fuortes che di Noriega, che è l'ultimo arrivato.
P.S. Ancora su Repubblica una intervista sull'Auditorium e i suoi problemi ( Ma quali? ) all'attuale AD , Noriega, il quale dice che c'è stato un falso allarme, che il deficit è 'tecnico' che con Santa Cecilia ci sono rapporti d'amore e che sta preparando una stagione superlativa, che sarà presentata il prossimo 27 ottobre. L'Auditorium sembra voler dire non è attraversato da nessuna crisi, con buona pace di gufi e denigratori.
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giovedì 6 ottobre 2016
Auditorium di Roma. Prima era solo un 'successo', ora è anche e soprattutto un 'dossier' sempre più ingarbugliato
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giovedì 12 febbraio 2015
Marino, sindaco inutile affiancato dall'altrettanto inutile e confusa assessore Marinelli, Giovanna per i compagni.
Il cambio del logo della città, l'ultima prodezza del sindaco Marino , sindaco di una città che è tutta una buca, che ce la sta mettendo tutta per far cancellare il nome di Roma dalle città con grande attrazione culturale - oltre che monumentale e storica, il che, per fortuna, non dipende da Marino - in un americano, ROME & YOU , da far sganasciare dalla risate fa il paio con la prodezza del suo predecessore che volle affibbiare al nome di Roma, la 'città eterna', l'aggettivo 'Capitale' , povero ingegnere a digiuno di storia e cultura!, per effetto del quale il Teatro dell'Opera di Roma , doveva aggiungere quell'aggettivo,'Capitale' proprio mentre finiva nella merda.
Dovi trovi Marino la faccia di far sapere ai Romani, assediati da ogni parte per le sue inefficienze, che ha avuto tempo e mezzi per cambiare il logo della città che in tutto il mondo, anche in America, dove lui un tempo 'operava', è Roma, non si capisce; e che, neanche nella più sconosciuta isola sperduta dove si parla una lingua improbabile, traducono in 'Rome'. Roma resta dappertutto e per sempre Roma, ed il suo simbolo resta la lupa che allatta i gemelli fondatori e le quattro lettere, iniziali delle latine parole Senatus PopulusQue Romanus. Questa è Roma, nonostante l'onta del povero Marino biciclettato, o stampellato. Mostrasse una sola volta altrettanta determinazione e velocità di decisione nelle cose che contano per la città, avrebbe almeno un motivo per restare su quella poltrona. Ma non ne ha.
Abbiamo letto, recentemente, manifesti affissi in tutta la città. 'La cultura cambia stagione : Roma d'inverno'. Che alluderebbero a quelle iniziative che lui e il suo assessore comunista di lungo corso, hanno messo in campo per sollazzare le periferie, negli stessi giorni in cui sempre l'assessore Marinelli - chiamata da Marino perchè gli serviva qualcuno che gli parasse i colpi ed anche altro che venivano da più parti, e Lei che per anni ha comandato all'assessorato alla cultura ai tempi di Veltroni e Borgna, era la persona giusta - comunicava che per tutte le associazioni che da anni hanno animato le Estati romane non c'erano soldi, e intanto, al massimo della confusione si faceva un bando ' nel caso si trovassero i soldi' che ,invece, per la cultura in periferia d' inverno si erano trovati.
Il bello è che, sempre negli stessi giorni, queste cose non le ha dette ai giornalisti del Corriere con i quali ha voluto fare il punto - per Lei positivo, ma nei fatti 'drammatico', anzi tragico' - sulla cultura a Roma, ma ad una giornalista del Messaggero che ha seguito l'onda della protesta dell'associazione 'I festival di Roma' che hanno scelto come portavoce la battagliera Carmen Pignataro, artefice de 'I solisti del teatro' da oltre vent'anni. Nella lunga chiacchierata pubblicata dal Corriere, più frequente di qualunque altro termine, era il verbo di berlusconinana eredità ed invenzione: '... che ci consentirà', che era come dire: ' arrangiatevi, non c'è trippa per gatti'.
Alla cultura, massimo vanto della città di Roma, non più di 'Rome', Marino ha tagliato le palle che tradotte in cifre vogliono dire una trentina di milioni di Euro, ma non ha distolto lo sguardo dalle nomine, per metterci ancora una volta dentro le persone che hanno ben servito la politica, e fatto danni alla società, in questi anni.
In una presentazione dell'opera di Papa Francesco che si tiene in Campidoglio questi giorni, introduce Valerio Toniolo, presidente amministratore e fondatore dell'associazione 'Buona Cultura' - un nome una garanzia dalle parti del Collegio Romano, lui è anche amministratore de 'I Borghi' srl 'che vuol dire AUDITORIUM CONCILIAZIONE, della famiglia Cesa, e tanto per restare in tema di sinergie, facendo nella commissione centrale del Ministero nel settore musica, come fa a non sostenere l'attività dell'Associazione 'Buona cultura'. Non è finita, dunque, la schifezza romana, dopo 'Mafia capitale'.
C'è anche la recente uscita sulla prostituzione di Marino, e ci sono anche le dimenticanze dell'assessore che non sa ancora se Fuortes si dimetterà dall'Auditorium ' la cosa non è stata ancora formalizzata'- ha detto; mentre invece Fuortes viene indicato come rappresentante di Musica per Roma nella Festa del cinema da rifondare, ogni anno, secondo la lungimirante visione della Marinelli, Giovanna per gli amici che dice bugie sul Teatro Valle che ad oggi non è ancora passato dal Demanio al Comune e perciò i lavori non sono neanche cominciati.
Insomma la confusione è grande. Dunque cambiamo logo.
Dovi trovi Marino la faccia di far sapere ai Romani, assediati da ogni parte per le sue inefficienze, che ha avuto tempo e mezzi per cambiare il logo della città che in tutto il mondo, anche in America, dove lui un tempo 'operava', è Roma, non si capisce; e che, neanche nella più sconosciuta isola sperduta dove si parla una lingua improbabile, traducono in 'Rome'. Roma resta dappertutto e per sempre Roma, ed il suo simbolo resta la lupa che allatta i gemelli fondatori e le quattro lettere, iniziali delle latine parole Senatus PopulusQue Romanus. Questa è Roma, nonostante l'onta del povero Marino biciclettato, o stampellato. Mostrasse una sola volta altrettanta determinazione e velocità di decisione nelle cose che contano per la città, avrebbe almeno un motivo per restare su quella poltrona. Ma non ne ha.
Abbiamo letto, recentemente, manifesti affissi in tutta la città. 'La cultura cambia stagione : Roma d'inverno'. Che alluderebbero a quelle iniziative che lui e il suo assessore comunista di lungo corso, hanno messo in campo per sollazzare le periferie, negli stessi giorni in cui sempre l'assessore Marinelli - chiamata da Marino perchè gli serviva qualcuno che gli parasse i colpi ed anche altro che venivano da più parti, e Lei che per anni ha comandato all'assessorato alla cultura ai tempi di Veltroni e Borgna, era la persona giusta - comunicava che per tutte le associazioni che da anni hanno animato le Estati romane non c'erano soldi, e intanto, al massimo della confusione si faceva un bando ' nel caso si trovassero i soldi' che ,invece, per la cultura in periferia d' inverno si erano trovati.
Il bello è che, sempre negli stessi giorni, queste cose non le ha dette ai giornalisti del Corriere con i quali ha voluto fare il punto - per Lei positivo, ma nei fatti 'drammatico', anzi tragico' - sulla cultura a Roma, ma ad una giornalista del Messaggero che ha seguito l'onda della protesta dell'associazione 'I festival di Roma' che hanno scelto come portavoce la battagliera Carmen Pignataro, artefice de 'I solisti del teatro' da oltre vent'anni. Nella lunga chiacchierata pubblicata dal Corriere, più frequente di qualunque altro termine, era il verbo di berlusconinana eredità ed invenzione: '... che ci consentirà', che era come dire: ' arrangiatevi, non c'è trippa per gatti'.
Alla cultura, massimo vanto della città di Roma, non più di 'Rome', Marino ha tagliato le palle che tradotte in cifre vogliono dire una trentina di milioni di Euro, ma non ha distolto lo sguardo dalle nomine, per metterci ancora una volta dentro le persone che hanno ben servito la politica, e fatto danni alla società, in questi anni.
In una presentazione dell'opera di Papa Francesco che si tiene in Campidoglio questi giorni, introduce Valerio Toniolo, presidente amministratore e fondatore dell'associazione 'Buona Cultura' - un nome una garanzia dalle parti del Collegio Romano, lui è anche amministratore de 'I Borghi' srl 'che vuol dire AUDITORIUM CONCILIAZIONE, della famiglia Cesa, e tanto per restare in tema di sinergie, facendo nella commissione centrale del Ministero nel settore musica, come fa a non sostenere l'attività dell'Associazione 'Buona cultura'. Non è finita, dunque, la schifezza romana, dopo 'Mafia capitale'.
C'è anche la recente uscita sulla prostituzione di Marino, e ci sono anche le dimenticanze dell'assessore che non sa ancora se Fuortes si dimetterà dall'Auditorium ' la cosa non è stata ancora formalizzata'- ha detto; mentre invece Fuortes viene indicato come rappresentante di Musica per Roma nella Festa del cinema da rifondare, ogni anno, secondo la lungimirante visione della Marinelli, Giovanna per gli amici che dice bugie sul Teatro Valle che ad oggi non è ancora passato dal Demanio al Comune e perciò i lavori non sono neanche cominciati.
Insomma la confusione è grande. Dunque cambiamo logo.
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giovedì 17 luglio 2014
Il sindaco Marino potrebbe essersi bevuto il cervello. Senza accorgersene
Non vogliamo offenderla, sindaco Marino. Lei non si impressioni per la colorita espressione, che non deve prendere alla lettera, perchè ridurre allo stato liquido un cervello non è cosa facile, e poi chissà quale schifoso sapore abbia. Comunque Marino non si è sottoposto a tale martirio, nè dovrà farlo. Semplicemente quell'espressione a Roma significa che Marino qualche volta dice o fa cose per le quali uno dubita l'ex chirurgo sia in possesso di tutte le capacità mentali, come nella sua intenzione di accorpare le varie istituzioni culturali romane, al fine di risparmiare uomini, mezzi ed anche competenze e, sicuramente, perfino risultati. E non intende istituzioni/doppioni, no, lui vuole accorpare tutto l'accorpabile.
Ieri, nella prima intervista al Messaggero del suo nuovo/vecchio assessore alla cultura, Giovanna Marinelli, ex di Veltroni, Borgna, Bettini, Rita Sala le domandava di quell'insano progetto che secondo il sindaco dovrebbe accorpare Teatro dell'Opera di Roma Capitale - il nome va sempre detto per intero, dopo tutta la fatica che hanno fatto per averlo. Che pagliacciata! - e l'Accademia di Santa Cecilia. Le due orchestre si fonderebbero - allo stesso modo in cui, nell'ospedale americano in cui lavorava Marino, fusero i reparti di neurologia ed urologia - farebbero indistintamente repertorio sinfonico e operistico - uno dei due direttori 'stabili' o 'principali' o che dir si voglia, perfino 'onorario a vita' - potrebbe essere messo in mobilità, affidando tutta l'attività ad uno dei due; si taglierebbe il numero degli impiegati , i tecnici e le direzioni artistiche - in taluni casi molto popolate - e tante altre cose. Nell'ospedale in cui lavorava Marino, dopo quell'accorpamento, alcuni neurochirurghi effettuarono interventi di prostata e urologi operarono ai canali cerebrali, pare con successo in ambedue i casi. E la cosa non deve meravigliare se è vero che, come si dice in tutto il mondo e non solo a Roma, vi sono in circolazione molte 'teste di c...'.
Chissà, dice Marino, che non possa accadere anche nella musica, a Roma, dove si potrebbe liberare tutto lo spazio che oggi l'Accademia di Santa Cecilia occupa all'Auditorium, restituendolo a Musica per Roma che lo vorrebbe per ampliare ancora la propria attività.
La Marinelli, che 'non sta completamente fuori'- altra espressione colorita ma efficace in uso a Roma - si è permessa, timidamente, qualche dubbio sulla fattibilità di tale progetto; ma il sindaco ci crede fermamente e se nessuno gli farà risputare tutto il cervello che s'è bevuto, nel frattempo, allora forse vedrà aprirsi un altro fronte di protesta durissimo certamente, ma agitato da persone - musicisti- che il sindaco Marino liquiderebbe come persone 'fuori di testa'.Questi artisti!
Un'ultima annotazione a margine dell'intervista della Marinelli. Bisogna riportare l'Estate romana alla sua caratteristica 'popolare', ora è troppo 'elitaria'. Di quale estate l'Assessore parla?
Ieri, nella prima intervista al Messaggero del suo nuovo/vecchio assessore alla cultura, Giovanna Marinelli, ex di Veltroni, Borgna, Bettini, Rita Sala le domandava di quell'insano progetto che secondo il sindaco dovrebbe accorpare Teatro dell'Opera di Roma Capitale - il nome va sempre detto per intero, dopo tutta la fatica che hanno fatto per averlo. Che pagliacciata! - e l'Accademia di Santa Cecilia. Le due orchestre si fonderebbero - allo stesso modo in cui, nell'ospedale americano in cui lavorava Marino, fusero i reparti di neurologia ed urologia - farebbero indistintamente repertorio sinfonico e operistico - uno dei due direttori 'stabili' o 'principali' o che dir si voglia, perfino 'onorario a vita' - potrebbe essere messo in mobilità, affidando tutta l'attività ad uno dei due; si taglierebbe il numero degli impiegati , i tecnici e le direzioni artistiche - in taluni casi molto popolate - e tante altre cose. Nell'ospedale in cui lavorava Marino, dopo quell'accorpamento, alcuni neurochirurghi effettuarono interventi di prostata e urologi operarono ai canali cerebrali, pare con successo in ambedue i casi. E la cosa non deve meravigliare se è vero che, come si dice in tutto il mondo e non solo a Roma, vi sono in circolazione molte 'teste di c...'.
Chissà, dice Marino, che non possa accadere anche nella musica, a Roma, dove si potrebbe liberare tutto lo spazio che oggi l'Accademia di Santa Cecilia occupa all'Auditorium, restituendolo a Musica per Roma che lo vorrebbe per ampliare ancora la propria attività.
La Marinelli, che 'non sta completamente fuori'- altra espressione colorita ma efficace in uso a Roma - si è permessa, timidamente, qualche dubbio sulla fattibilità di tale progetto; ma il sindaco ci crede fermamente e se nessuno gli farà risputare tutto il cervello che s'è bevuto, nel frattempo, allora forse vedrà aprirsi un altro fronte di protesta durissimo certamente, ma agitato da persone - musicisti- che il sindaco Marino liquiderebbe come persone 'fuori di testa'.Questi artisti!
Un'ultima annotazione a margine dell'intervista della Marinelli. Bisogna riportare l'Estate romana alla sua caratteristica 'popolare', ora è troppo 'elitaria'. Di quale estate l'Assessore parla?
sabato 12 luglio 2014
Partito,famiglia,casta. Le cose che contano di più per gli italiani, perchè le sole che possono assicurare un futuro. I Casi di Marinelli, Muti, Boldrini
Alla fine ha vinto Giovanna Marinelli, anzi ha vinto il partito al quale appartiene, il PD attuale, ma lei nel grande partito popolare della sinistra ha sempre militato; e a tale militanza deve tutta - TUTTA - la sua carriera prima nelle stanze della politica e poi in quelle delle istituzioni. Un tecnico che conosce l'amministrazione, l'hanno definita in queste ore. 'Tecnico' sarebbe nella materia della quale andrebbe ad occuparsi, conoscitrice dell'amministrazione a causa della sua permanenza a capo degli uffici dell'assessorato alla cultura, sotto il regno di Gianni Borgna. Quanto ci mancherà Nicolini, quando vediamo la cultura amministrata da burocrati di partito, onesti per carità, ma burocrati e, perciò, a nostro parere, inutili.
Ma Muti, il grande direttore, quanti amici ha, e quanto grande è la sua famiglia? La prima donanda è stato lui stesso a suggerircela, quando abbiamo visto ben due 'concerti per un amico', il primo alla memoria di Claudio Abbado - che suo amico non era; il secondo per Candido, anch'egli suo amico, ma solo indirettamente, in quanto marito di Carla Fendi che ha restaurato il Caio Melisso di Spoleto e vi ha ospitato il concerto di Muti di questa sera, da lei offerto e pagato s'intende, in collaborazione con il Festival di Ravenna. E rispunta la famiglia, nella persona del pianista solista, che è il marito di sua figlia Chiara, che ha debuttato con lui l'anno scorso a Ravenna e quest'anno a Roma (prima Hindemith e poi Puccini), prima nel festival di mammà e dopo nel teatro di papà. Ora c'è posto anche per il genero.
La Boldrini, presidente della Camera, si sta rivelando meno incisiva di quando era 'Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati'. Oggi le sue energie sono rivolte in buona parte a difendere la casta che presiede, quella dei parlamentari e dei dipendenti della Camera dei deputati. Per i quali, parlamentari e dipendenti, tutti i tagli di Renzi, non hanno valore. Devono decidere da sè, per difendere la loro indipendenza, se un barbiere dei parlamentari debba guadagnare a fine carriera quanto guadagna un giudice. Oppone la Boldrini: guardate che i dipendenti sono persone altamente specializzate. Scusi, signora presidente, tutti i professori delle nostre scuole, compresi quelli universitari che, a fine carriera, guadagnano comunque molto meno dei suoi barbieri, le sembrano dei FESSI? E' bello ascoltare gli inviti alla riflessione, alla ragionevolezza, a fare sacrifici che spesso i presidenti delle camere rivolgono al paese, e poi vederli mettere sotto i piedi ogni ragionevolezza, per difendere ad oltranza privilegi, quando non addirittura vere e proprie RUBERIE. Ora basta, state attenti, un giorno il paese può esplodere. Ha sopportato già troppo.
Ma Muti, il grande direttore, quanti amici ha, e quanto grande è la sua famiglia? La prima donanda è stato lui stesso a suggerircela, quando abbiamo visto ben due 'concerti per un amico', il primo alla memoria di Claudio Abbado - che suo amico non era; il secondo per Candido, anch'egli suo amico, ma solo indirettamente, in quanto marito di Carla Fendi che ha restaurato il Caio Melisso di Spoleto e vi ha ospitato il concerto di Muti di questa sera, da lei offerto e pagato s'intende, in collaborazione con il Festival di Ravenna. E rispunta la famiglia, nella persona del pianista solista, che è il marito di sua figlia Chiara, che ha debuttato con lui l'anno scorso a Ravenna e quest'anno a Roma (prima Hindemith e poi Puccini), prima nel festival di mammà e dopo nel teatro di papà. Ora c'è posto anche per il genero.
La Boldrini, presidente della Camera, si sta rivelando meno incisiva di quando era 'Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati'. Oggi le sue energie sono rivolte in buona parte a difendere la casta che presiede, quella dei parlamentari e dei dipendenti della Camera dei deputati. Per i quali, parlamentari e dipendenti, tutti i tagli di Renzi, non hanno valore. Devono decidere da sè, per difendere la loro indipendenza, se un barbiere dei parlamentari debba guadagnare a fine carriera quanto guadagna un giudice. Oppone la Boldrini: guardate che i dipendenti sono persone altamente specializzate. Scusi, signora presidente, tutti i professori delle nostre scuole, compresi quelli universitari che, a fine carriera, guadagnano comunque molto meno dei suoi barbieri, le sembrano dei FESSI? E' bello ascoltare gli inviti alla riflessione, alla ragionevolezza, a fare sacrifici che spesso i presidenti delle camere rivolgono al paese, e poi vederli mettere sotto i piedi ogni ragionevolezza, per difendere ad oltranza privilegi, quando non addirittura vere e proprie RUBERIE. Ora basta, state attenti, un giorno il paese può esplodere. Ha sopportato già troppo.
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venerdì 11 luglio 2014
Alla cultura, meglio un assessore-artista o un assessore-burocrate scelto fra i quadri di partito?Del Corno, daverio,barca,marinelli,carandini
Una cosa è certa. Degli assessori alla cultura anche di città importantissime
non sentiamo mai parlare, anzi non ne conosciamo neanche il nome. Eppure, come ha avuto modo di dire tante volte il neo ministro Franceschini, il ministero - il suo - o l'assessorato alla cultura, in un paese come l'Italia, dovrebbe avere la stessa considerazione del ministero del Tesoro, che invece non ha. Tant'è che i sindaci li scelgono, andando a scovare persone grigie, di nessun valore nè creativo nè amministrativo.
Prendiamo due casi. Milano e Roma. A Milano , con la giunta Pisapia, c'è un assessore musicista, addirittura un compositore con una sua storia importante, rampollo di una altrettanto importante famiglia ecc... Filippo Dal Corno, che il questo momento ha anche importanti responsabilità per il prossimo EXPO.
A Roma, con la giunta Marino, s'è insediata - dopo la solita inutile ed inconcludente girandola di nomi - Flavia Barca, già dimessa, anch'essa appartenente ad una importante famiglia, con militanza nel partito. Nella precedente giunta romana, quella di Alemanno, l'assessore alla cultura, di cui non ricordiamo neanche il nome, era un signor 'nessuno'. Nella stessa giunta, c'era un sovrintendente comunale, Broccoli, con competenza nel settore - IMPORTANTISSIMO - affidatogli, simile alla nostra in astrofisica.
Di Filippo Del Corno mai una notizia trapelata, evidentemente svolge bene il suo lavoro, forse meno creativamente di quanto uno si attenderebbe da un musicista, ma già è tanto, se pensiamo che della Flavia Barca, invece, ci sovvengono molte cose, ma solo dei suoi numerosi passi falsi, scelte errate, rimandi di scelte ecc... un bollettino da guerra persa.
E' lecito allora chiedersi quale profilo di assessore sarebbe più opportuno, anche per non assistere agli scempi di cui le cronache giornalmente riferiscono. L'artista o l'amministratore?
Certo un assessore che unisse queste due qualità sarebbe benedetto, mentre sembra che tale profilo, laddove esistesse, non sia gradito, specie quando in tale profilo è compresa anche l'autonomia di pensiero, pur nella linea politica della giunta, senza la cui condivisione nelle linee generali sarebbe inutile e dannoso accettare l'incarico. Come, infatti, è accaduto a Roma con la Barca, che non ha comandato mai nulla ed è stata sempre in contrasto con il sindaco, ma non ha mai rassegnato per protesta le dimissioni, fino all'altro ieri, affondata dalle critiche.
A Roma, ad esempio, fra i possibili candidati a sostituire la Barca, è spuntato anche il nome di Daverio - già assessore nella giunta del primo sindaco leghista di Milano, anni addietro - accanto a quello di Carandini, persona competentissima oggi presidente del FAI, e della Giovanna Marinelli, del partito, in virtù del quale ha avuto incarichi di prestigio e ha acquistato anche competenza, a prezzo forse di ancor più scarsa indipendenza.
La Marinelli porterebbe la conoscenza della macchina amministrativa ed una certa competenza nel settore teatro, dove nella sua precedente vita il partito la destinò, come premio per gli anni passati in assessorato con Borgna, nella giunta Veltroni. Viene spontaneo da chiedersi se sia semplicemente ipotizzabile che un assessorato del genere possa essere assegnato a persona con competenza prossima a zero del settore. E la risposta, guardando la realtà, è sì. In Italia non c'è città che abbia un assessore che capisca del settore che amministra, con il conseguente degrado amministrativo della cultura. Spesso ci siamo detti e chiesti: il ministro Franceschini andrebbe, per scelta e non per dovere istituzionale, a teatro o a concerto o a visitare un sito archeologico o un museo? La risposta è sì. Abbiamo scelto il suo caso perché sappiamo che lo fa. questo spiega il suo intervento immediato a difesa del Piccolo Eliseo, non altrimenti spiegabile.
La competenza, innanzitutto , l'autonomia di pensiero e la non rieleggibilità per più di due mandati consecutivi, forse sarebbero ottime linee guida nelle scelte degli assessori alla cultura ( come di qualunque altro assessorato). Dopo che uno ha fatto l'assessore alla cultura per dieci anni, basta; torni al suo mestiere. Da nessuna parte deve accadere che esista un tizio che faccia, per mestiere, l' assessore. Si parla tanto di mobilità e la si invoca per modernizzare lo Stato; mentre, in molti, troppi posti di responsabilità al vertice, e di diverso genere, troviamo persone che vi si sono insediate da tempo immemorabile, senza che nessuno riesca più a mandarli a casa perché, nel frattempo, si sono comprati tutti al costo di piccoli favori, e il potente di turno resta ben saldo sul trono.
Vogliamo scommettere che a Roma la vincerà Giovanna Marinelli?
Peccato che non abbiamo scommesso. Stando a ciò che scrive oggi 'Il messaggero', Marino la scelta l'avrebbe già fatta: Giovanna Marinelli.
non sentiamo mai parlare, anzi non ne conosciamo neanche il nome. Eppure, come ha avuto modo di dire tante volte il neo ministro Franceschini, il ministero - il suo - o l'assessorato alla cultura, in un paese come l'Italia, dovrebbe avere la stessa considerazione del ministero del Tesoro, che invece non ha. Tant'è che i sindaci li scelgono, andando a scovare persone grigie, di nessun valore nè creativo nè amministrativo.
Prendiamo due casi. Milano e Roma. A Milano , con la giunta Pisapia, c'è un assessore musicista, addirittura un compositore con una sua storia importante, rampollo di una altrettanto importante famiglia ecc... Filippo Dal Corno, che il questo momento ha anche importanti responsabilità per il prossimo EXPO.
A Roma, con la giunta Marino, s'è insediata - dopo la solita inutile ed inconcludente girandola di nomi - Flavia Barca, già dimessa, anch'essa appartenente ad una importante famiglia, con militanza nel partito. Nella precedente giunta romana, quella di Alemanno, l'assessore alla cultura, di cui non ricordiamo neanche il nome, era un signor 'nessuno'. Nella stessa giunta, c'era un sovrintendente comunale, Broccoli, con competenza nel settore - IMPORTANTISSIMO - affidatogli, simile alla nostra in astrofisica.
Di Filippo Del Corno mai una notizia trapelata, evidentemente svolge bene il suo lavoro, forse meno creativamente di quanto uno si attenderebbe da un musicista, ma già è tanto, se pensiamo che della Flavia Barca, invece, ci sovvengono molte cose, ma solo dei suoi numerosi passi falsi, scelte errate, rimandi di scelte ecc... un bollettino da guerra persa.
E' lecito allora chiedersi quale profilo di assessore sarebbe più opportuno, anche per non assistere agli scempi di cui le cronache giornalmente riferiscono. L'artista o l'amministratore?
Certo un assessore che unisse queste due qualità sarebbe benedetto, mentre sembra che tale profilo, laddove esistesse, non sia gradito, specie quando in tale profilo è compresa anche l'autonomia di pensiero, pur nella linea politica della giunta, senza la cui condivisione nelle linee generali sarebbe inutile e dannoso accettare l'incarico. Come, infatti, è accaduto a Roma con la Barca, che non ha comandato mai nulla ed è stata sempre in contrasto con il sindaco, ma non ha mai rassegnato per protesta le dimissioni, fino all'altro ieri, affondata dalle critiche.
A Roma, ad esempio, fra i possibili candidati a sostituire la Barca, è spuntato anche il nome di Daverio - già assessore nella giunta del primo sindaco leghista di Milano, anni addietro - accanto a quello di Carandini, persona competentissima oggi presidente del FAI, e della Giovanna Marinelli, del partito, in virtù del quale ha avuto incarichi di prestigio e ha acquistato anche competenza, a prezzo forse di ancor più scarsa indipendenza.
La Marinelli porterebbe la conoscenza della macchina amministrativa ed una certa competenza nel settore teatro, dove nella sua precedente vita il partito la destinò, come premio per gli anni passati in assessorato con Borgna, nella giunta Veltroni. Viene spontaneo da chiedersi se sia semplicemente ipotizzabile che un assessorato del genere possa essere assegnato a persona con competenza prossima a zero del settore. E la risposta, guardando la realtà, è sì. In Italia non c'è città che abbia un assessore che capisca del settore che amministra, con il conseguente degrado amministrativo della cultura. Spesso ci siamo detti e chiesti: il ministro Franceschini andrebbe, per scelta e non per dovere istituzionale, a teatro o a concerto o a visitare un sito archeologico o un museo? La risposta è sì. Abbiamo scelto il suo caso perché sappiamo che lo fa. questo spiega il suo intervento immediato a difesa del Piccolo Eliseo, non altrimenti spiegabile.
La competenza, innanzitutto , l'autonomia di pensiero e la non rieleggibilità per più di due mandati consecutivi, forse sarebbero ottime linee guida nelle scelte degli assessori alla cultura ( come di qualunque altro assessorato). Dopo che uno ha fatto l'assessore alla cultura per dieci anni, basta; torni al suo mestiere. Da nessuna parte deve accadere che esista un tizio che faccia, per mestiere, l' assessore. Si parla tanto di mobilità e la si invoca per modernizzare lo Stato; mentre, in molti, troppi posti di responsabilità al vertice, e di diverso genere, troviamo persone che vi si sono insediate da tempo immemorabile, senza che nessuno riesca più a mandarli a casa perché, nel frattempo, si sono comprati tutti al costo di piccoli favori, e il potente di turno resta ben saldo sul trono.
Vogliamo scommettere che a Roma la vincerà Giovanna Marinelli?
Peccato che non abbiamo scommesso. Stando a ciò che scrive oggi 'Il messaggero', Marino la scelta l'avrebbe già fatta: Giovanna Marinelli.
Libri per Dell'Utri; Casa Verdi a Busseto acquistata dalla Siae. Flavia Barca si schiera con gli occupanti del Valle;ancora Giovanna Marinelli?
'Più libri, più liberi', il motto inventato per una fiera di libri, ha fatto paura alla direzione del carcere di Parma che ha negato a Marcello Dell'Utri, di avere più di un libro o due che sarebbero quelli consentiti. Evidentemente sia il legislatore che il direttore dell'istituto di pena parmigiano che osserva la legge parola per parola, incapace di interpretarla anche a costo di esporsi al ridicolo, avrà pensato che dando più libri a Dell'Utri, era come volerlo rendere più libero. Ecco perché il legislatore ha limitatore il possesso di liberi in carcere, si sarà detto ed ha fatto.. Però... la prossima volta non processate Dell'Utri ancora per concorso 'esterno' in associazione mafiosa, dopo che l'avete messo in un istituto di pena dove c'è già Totò Riina. Semmai sarete voi carcerieri ad esser processati per concorso 'interno' in associazione mafiosa. Cosa pretendete da un pover'uomo, senza libri, a stretto contatto con la mafia in persona?
Palazzo Orlandi a Busseto, abitato da Verdi e, se non andiamo errati, di proprietà della prima moglie del musicista, non sarà messo all'asta, né lasciato andare in malora; almeno si spera dopo che la SIAE ha deciso di avquistarlo per farne un centro di studi verdiani.
Flavia Barca, ora che è uscita definitivamente dalle stanze di Piazza Campitelli, dove ha sede l'Assessorato alla cultura di Roma, si toglie qualche sassolino, dicendosi al fianco degli occupanti del valle, ed aggiungendo che il progetto di Marino di 'fare un bando' - il sindaco ama i bandi e i tempi lunghi: ha anche promesso che in tre anni toglierà l'immondizia dalla capitale, nel frattempo cosa facciamo, sindaco? - non ha senso, meglio allora collegare il valle all'Argentina , in una cogestione fruttuosa.
marino non ha ancora capito che in certe situazioni conta il tempo. Dovrebbe saperlo, se non lo sa ancora gli servirà un banale esempio dalla sua professione medica. E' come se lui, chirurgo, ordinasse di portare un malato in sala operatoria, di addormentarlo, assicurando che arriverà entro brevissimo tempo per operarlo, e poi se ne dimentichi. Che ne sarà del malato? Che ne sarà di Roma e dei suoi tanti problemi con il sindaco LENTO?
Ancora insoluto il caso della successione a Flavia Barca,Mentre torna in lizza il nome di Giovanna Marinelli, al Comune ai tempi di Veltroni e Borgna e poi premiata, a fine mandato, con la presidenza dell'Argentina. Possibile che i vecchi mostri tornano sempre? Si fa anche il nome della Rummo, che viene dal Ministero, per rinsaldare i rapporti con Franceschini. Inutile, c'è già Michela Di Biase.
Palazzo Orlandi a Busseto, abitato da Verdi e, se non andiamo errati, di proprietà della prima moglie del musicista, non sarà messo all'asta, né lasciato andare in malora; almeno si spera dopo che la SIAE ha deciso di avquistarlo per farne un centro di studi verdiani.
Flavia Barca, ora che è uscita definitivamente dalle stanze di Piazza Campitelli, dove ha sede l'Assessorato alla cultura di Roma, si toglie qualche sassolino, dicendosi al fianco degli occupanti del valle, ed aggiungendo che il progetto di Marino di 'fare un bando' - il sindaco ama i bandi e i tempi lunghi: ha anche promesso che in tre anni toglierà l'immondizia dalla capitale, nel frattempo cosa facciamo, sindaco? - non ha senso, meglio allora collegare il valle all'Argentina , in una cogestione fruttuosa.
marino non ha ancora capito che in certe situazioni conta il tempo. Dovrebbe saperlo, se non lo sa ancora gli servirà un banale esempio dalla sua professione medica. E' come se lui, chirurgo, ordinasse di portare un malato in sala operatoria, di addormentarlo, assicurando che arriverà entro brevissimo tempo per operarlo, e poi se ne dimentichi. Che ne sarà del malato? Che ne sarà di Roma e dei suoi tanti problemi con il sindaco LENTO?
Ancora insoluto il caso della successione a Flavia Barca,Mentre torna in lizza il nome di Giovanna Marinelli, al Comune ai tempi di Veltroni e Borgna e poi premiata, a fine mandato, con la presidenza dell'Argentina. Possibile che i vecchi mostri tornano sempre? Si fa anche il nome della Rummo, che viene dal Ministero, per rinsaldare i rapporti con Franceschini. Inutile, c'è già Michela Di Biase.
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domenica 18 maggio 2014
Cambiano facciata
E' davvero curioso che in tempi in cui è di moda rassicurare con un solenne 'ci metto la faccia' molti di coloro che hanno responsabilità nella società, non solo politiche, si preoccupino, invece, di cambiare soltanto facciata.
Quando cambiano i gestori di una istituzione, come te ne accorgi? non dall'aria nuova che senti spirare là dentro. No, si cambia la grafica del sito e la linea grafica dei prodotti editoriali del'istituzione. A noi quei manifesti, e relativi programmi, di Santa Cecilia su carta beige con cornice marrone, così semplici, così eleganti ed eloquenti ci mancano. Crediamo che li abbia conservati solo La Scala, e bene ha fatto. Quelli non c'era bisogno di cambiarli ad ogni cambio di gestione, mentre quelli nuovi, ad ogni tornata di nuovi padroni, si cambiano.
Accade anche nei telegiornali. Il primo segno del cambio di direzione te lo dà la diversa grafica ed anche, in taluni casi, la diversa sigla, o la postura del lettore ( in piedi, seduto, a tre quarti, frontale, fisso, in movimento) non un modo nuovo di fare il telegiornale che sarebbe più auspicabile e più necessario della diversa grafica, del colore dello sfondo, dello studio ecc...
C'è anche il caso che la scelta di cambio facciata assunta da un amministratore se la ritrovi il suo successore, per i tempi lenti della nostra burocratica inefficienza. Come sta accadendo a Roma in questi giorni, con la discussione sul nuovo 'logo ' della città voluto da Alemanno e che Marino ora dovrà decidere di cambiare o no; dove sarebbe auspicabile che lasciasse quello storico della capitale, con la lupa ed i gemellini fondatori. c'è poco da fare i barbari so no barbari. Ci fece un gran brutto effetto la prima volta che entrammo nella sala consigliare del Campidoglio e vedemmo i nuovi arredi, assolutamente fuori posto in quella sala; ci siamo ancor più convinti dopo quella orrenda vista che se ci fosse capitato di andare a casa del sindaco che l'aveva voluto( Alemanno?), si sarebbe manifestato davanti ai nostri occhi un moderno museo dell'orrore, senza pagare biglietto.
Stesso discorso si potrebbe fare per certe piazze diventate anticamere di cessi pubblici, pali di illuminazione in stridente contrasto con il paesaggio urbano e tanti altri segni del passaggio dei nuovi barbari.
Oggi sovroccupati a intitolare a uno o all'altro sale, strade, ponti ( a proposito di ponti , il cosiddetto ponte della musica, il giocattolo costosissimo voluto da Veltroni a nostre spese s'intende, intitolato da Alemanno a Trovajoli, anche nei giorni degli Internazionali di tennis viene percorso giornalmente - come segnalato da un lettore del Corriere- da non più di una decina di persone al giorno). L'ultima è di pochissimi giorni fa; il 'Teatro studio' del complesso dell'Auditorium viene intitolato, non senza ragione, a Gianni Borgna, il bravo assessore comunale e presidente di Musica per Roma. Noi che credevamo che il primatista delle intitolazioni fosse il celebre Mollicone, abbiamo dovuto ricrederci: forse verrà superato dall'attuale presidentessa della Commissione cultura del comune - spetta a lei la proposta e la necessaria valutazione? - che in pochi mesi ha già pensato di intitolare una strada a Berlinguer ed una sala a Borgna.
A darci un filo di speranza che non tutto il mondo segue questo andazzo, è il faccione di Marzullo che, dopo mesi di assenza, è tornato ad illuminare la notte di Rai Uno, divenuta troppo buia senza la sua di faccia, nonostante che nulla fosse cambiato anche senza i.l suo faccione.
Quando cambiano i gestori di una istituzione, come te ne accorgi? non dall'aria nuova che senti spirare là dentro. No, si cambia la grafica del sito e la linea grafica dei prodotti editoriali del'istituzione. A noi quei manifesti, e relativi programmi, di Santa Cecilia su carta beige con cornice marrone, così semplici, così eleganti ed eloquenti ci mancano. Crediamo che li abbia conservati solo La Scala, e bene ha fatto. Quelli non c'era bisogno di cambiarli ad ogni cambio di gestione, mentre quelli nuovi, ad ogni tornata di nuovi padroni, si cambiano.
Accade anche nei telegiornali. Il primo segno del cambio di direzione te lo dà la diversa grafica ed anche, in taluni casi, la diversa sigla, o la postura del lettore ( in piedi, seduto, a tre quarti, frontale, fisso, in movimento) non un modo nuovo di fare il telegiornale che sarebbe più auspicabile e più necessario della diversa grafica, del colore dello sfondo, dello studio ecc...
C'è anche il caso che la scelta di cambio facciata assunta da un amministratore se la ritrovi il suo successore, per i tempi lenti della nostra burocratica inefficienza. Come sta accadendo a Roma in questi giorni, con la discussione sul nuovo 'logo ' della città voluto da Alemanno e che Marino ora dovrà decidere di cambiare o no; dove sarebbe auspicabile che lasciasse quello storico della capitale, con la lupa ed i gemellini fondatori. c'è poco da fare i barbari so no barbari. Ci fece un gran brutto effetto la prima volta che entrammo nella sala consigliare del Campidoglio e vedemmo i nuovi arredi, assolutamente fuori posto in quella sala; ci siamo ancor più convinti dopo quella orrenda vista che se ci fosse capitato di andare a casa del sindaco che l'aveva voluto( Alemanno?), si sarebbe manifestato davanti ai nostri occhi un moderno museo dell'orrore, senza pagare biglietto.
Stesso discorso si potrebbe fare per certe piazze diventate anticamere di cessi pubblici, pali di illuminazione in stridente contrasto con il paesaggio urbano e tanti altri segni del passaggio dei nuovi barbari.
Oggi sovroccupati a intitolare a uno o all'altro sale, strade, ponti ( a proposito di ponti , il cosiddetto ponte della musica, il giocattolo costosissimo voluto da Veltroni a nostre spese s'intende, intitolato da Alemanno a Trovajoli, anche nei giorni degli Internazionali di tennis viene percorso giornalmente - come segnalato da un lettore del Corriere- da non più di una decina di persone al giorno). L'ultima è di pochissimi giorni fa; il 'Teatro studio' del complesso dell'Auditorium viene intitolato, non senza ragione, a Gianni Borgna, il bravo assessore comunale e presidente di Musica per Roma. Noi che credevamo che il primatista delle intitolazioni fosse il celebre Mollicone, abbiamo dovuto ricrederci: forse verrà superato dall'attuale presidentessa della Commissione cultura del comune - spetta a lei la proposta e la necessaria valutazione? - che in pochi mesi ha già pensato di intitolare una strada a Berlinguer ed una sala a Borgna.
A darci un filo di speranza che non tutto il mondo segue questo andazzo, è il faccione di Marzullo che, dopo mesi di assenza, è tornato ad illuminare la notte di Rai Uno, divenuta troppo buia senza la sua di faccia, nonostante che nulla fosse cambiato anche senza i.l suo faccione.
venerdì 21 febbraio 2014
Tutti piangono lacrime di coccodrillo per l'amico Gianni
Volevano farlo morire prima ancora che ciò accadesse, visto che negli ambienti a lui vicini sapevano della sua malattia che l'ha condotto alla morte l'altro ieri. Inesorabilmente. Non l'hanno fatto perché hanno pensato, sebbene cinicamente, che di lì a poco si doveva di nuovo cercare un presidente per il Teatro di Roma? Sarebbe stata una ragione 'politica' più plausibile. No. L'hanno fatto perché di lui, ormai fuori dai giochi, non importava nulla a nessuno. Stiamo parlando di Gianni Borgna, morto a 67 anni appena, e dei suoi assassini, politici e morali, tutti della sua area politica. Oggi, il sindaco Marino come il presidente della Regione fingono di piangere per la scomparsa dell'amico Gianni. Ma che facevano Marino, la Barca e Zingaretti nei giorni in cui Gianni, proprio lui, più volte candidato alla presidenza del Teatro di Roma, s'era dovuto sfilare dalla corsa al vertice dell'Argentina, perché stufo del 'tira e molla' e dei 'veti incrociati' dei suoi stessi compagni di partito? Si può dire che non l'hanno aiutato a tirarsi fuori dalla malattia, come forse sarebbe potuto accadere, e che l'hanno fanno morire prima che il male se lo portasse effettivamente via? Sì, si può dire.
Siamo convinti di ciò e possiamo scriverlo apertamente perché noi con Borgna non abbiamo mai avuto rapporti lavorativi - come del resto con nessuno dell'uno e dell'altro schieramento - e in virtù del fatto che, considerandoci attenti osservatori - nel nostro piccolo - ci sentiamo autorizzati a parlarne apertamente.
Quando lo fece Alemanno, non ci rammaricammo più di tanto. Che si vuole? Arriva un nuovo sindaco e cambia le persone ai vertici delle istituzioni capitoline da esso dipendenti. Questo è uno degli aspetti del 'made in Italy' politico. A nessuno importa delle capacità e della professionalità, e meno ancora dell'onestà, dei vertici di una istituzione; ogni sindaco vuole mettere i suoi, per compensarli dei servigi resi fino all'ultimo minuto della campagna elettorale, salvo poi a scoprire, a fine mandato, che quegli amministratori sopraggiunti erano delle schifezze umane e professionali. La cronaca romana, anche recentissima, è ricca di esempi.
Alemanno scalzò di sella ( Musica per Roma) Borgna perchè troppo segnato dalla sua appartenenza al PD. Marino non lo ha voluto perché PD, preferendogli Sinibaldi per assicurarsi la radio buona amica.
A 'Musica per Roma', Alemanno ci mise Regina come presidente; mentre lasciò al suo posto Fuortes, amministratore delegato. Perché Fuortes era, forse, meno segnato? Ma se Fuortes ha fatto tutta la sua carriera con Veltroni e Bettini, vogliamo dire che lui, a differenza di Borgna, non è segnato politicamente? Ciao Gianni, fatti una risata, adesso che puoi, sugli integerrimi e sinceri tuoi compagni.
Siamo convinti di ciò e possiamo scriverlo apertamente perché noi con Borgna non abbiamo mai avuto rapporti lavorativi - come del resto con nessuno dell'uno e dell'altro schieramento - e in virtù del fatto che, considerandoci attenti osservatori - nel nostro piccolo - ci sentiamo autorizzati a parlarne apertamente.
Quando lo fece Alemanno, non ci rammaricammo più di tanto. Che si vuole? Arriva un nuovo sindaco e cambia le persone ai vertici delle istituzioni capitoline da esso dipendenti. Questo è uno degli aspetti del 'made in Italy' politico. A nessuno importa delle capacità e della professionalità, e meno ancora dell'onestà, dei vertici di una istituzione; ogni sindaco vuole mettere i suoi, per compensarli dei servigi resi fino all'ultimo minuto della campagna elettorale, salvo poi a scoprire, a fine mandato, che quegli amministratori sopraggiunti erano delle schifezze umane e professionali. La cronaca romana, anche recentissima, è ricca di esempi.
Alemanno scalzò di sella ( Musica per Roma) Borgna perchè troppo segnato dalla sua appartenenza al PD. Marino non lo ha voluto perché PD, preferendogli Sinibaldi per assicurarsi la radio buona amica.
A 'Musica per Roma', Alemanno ci mise Regina come presidente; mentre lasciò al suo posto Fuortes, amministratore delegato. Perché Fuortes era, forse, meno segnato? Ma se Fuortes ha fatto tutta la sua carriera con Veltroni e Bettini, vogliamo dire che lui, a differenza di Borgna, non è segnato politicamente? Ciao Gianni, fatti una risata, adesso che puoi, sugli integerrimi e sinceri tuoi compagni.
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mercoledì 15 gennaio 2014
Letto sulla stampa:15 gennaio 2014.Brutte e belle notizie
Cominciamo dalle buone notizie, son poche in verità, ma vale la pena segnalarle.
Innanzitutto da quella che riguarda Lucia Ronchetti, la compositrice oggi sulla cresta dell'onda internazionale, che è stata chiamata a far parte della giuria che sceglierà i prossimi 'Prix de Rome' , e cioè i 'pensionnaires' di Villa Medici a Roma, fra i numerosi candidati nei vari settori dell'arte. In giuria siede anche l'attrice e produttrice cinematografica che vive una storia sentimentale con il presidente Hollande, ma anche questa è una buona notizia.( Contrordine dell'ultim'ora: l'attrice è stata esclusa dalla giuria, per intervento diretto della ministra di origini italiane, Filippetti. Uno schiaffo al direttore dell'Accademia di Francia a Roma che l'avrebbe scelta? O forse troppo poco autorevole - altro schiaffo al direttore di Villa Medici - per far parte della prestigiosa giuria?)
La seconda buona notizia- che era già sui giornali di ieri- è la nomina di Marino Sinibaldi a presidente del consiglio di amministrazione del Teatro di Roma, dopo che Borgna si era sfilato per via delle numerose ed ingiuste critiche incrociate. Sinibaldi, direttore di Radio 3, viene dallo stesso ente dal quale veniva il suo predecessore, Scaglia, cioè dalla Rai. Scaglia scrittore, Sinibaldi animatore culturale fra i più vivaci ed impegnati. A testimoniare che oggi sono i mezzi di grande comunicazione a mettere i vetrina i protagonisti della società; se non si appartiene ai media, addio sogni. Solo che...solo che... Sinibaldi dovrebbe , a nostro modestissimo parere, dimettersi da Radio 3, come dovrebbero fare altri dirigenti Rai che occupano poltrone di responsabilità anche fuori dell'azienda. Gubitosi che fa, si gira dall'altra parte per non vedere?
Ed ora - finalmente! direbbero i maligni- veniamo a quelle cattive.
Alfano e non solo lui, perchè è in compagnia di Brunetta, il moralizzatore, e Masi, il macho ex direttore generale Rai, compaiono fra gli affittuari di Ligresti, a roma, in via delle Tre madonne ai parioli, una viuzza che non gli daresti due lire, ma molto molto chic e con case extralusso. La casa di Alfano è di appena 220 mq. Non sappiamo se lui e Brunetta e Masi - che sicuramente saranno a loro volta in compagnia di altri - pagassero affitti di favore, ma c'è da dubitare che i tre, nei propri ambiti, alla bisogna non abbiano mostrato riconoscenza al proprietario delle loro povere magioni romane?
E Nunzia? la signora Di Girolamo, campana, con la sua cricca? Ci ha colpiti leggere che avrebbe dirottato parte dei finanziamenti europei destinati ad alleviare i portatori di handicap da Benevento ad un'altra provincia dove alloggerebbe il suo stato maggiore. Questo leggiamo sui giornali; vero o non vero, a noi questa notizia fa venire lo schifo.
L'Aquila. L'Università, dopo lo scandalo che ha investito anche la giunta comunale - sono tutti innocenti!!!, cosi dicono - con le dimissione del sindaco, ha fatto una proposta, mettendosi a disposizione con un comitato di saggi che potrebbe dare una mano nell'individuare la strada da percorrere per una svolta nella ricostruzione. Apriti cielo! chi si rifa viva? La Pezzopane, indignata, perchè si sente espropriata dei suoi compiti di amministratore pubblico che ritiene di aver svolto compiutamente anche in relazione alla ricostruzione che purtroppo langue nella maggior parte della città. La stessa Pezzopane che si era indignata allorchè, secondo lei ingiustamente, la commissione europea preposta alle candidature per le 'Capitali della cultura' del 2019, aveva escluso L'Aquila. già per la semplice ragione che non si può candidare una 'città fantasma'. E non , come sosteneva l'assessore/parlamentare, per la 'cattiva stampa'.
La motivazione 'cattiva stampa' ci riguarda anche un pò.
Per otto anni abbiamo diretto un bimestrale di musica, edito dal Conservatorio aquilano, MUSIC@, che sì è guadagnato una certa fama per l'originalità e qualità dei contenuti. La nostra critica ha offerto l'alibi al nuovo direttore del Conservatorio, che di nome fa Piermarini, per vietare la pubblicazione dell'ultimo numero di Music@ affidato alla nostra direzione. L'alibi consiste nel fatto che - secondo la vulgata di una delle 'menti' del conservatorio aquilano - la nostra critica avrebbe inficiato i buoni rapporti che il conservatorio sta instaurando con gli amministratori aquilani. Si tratta ovviamente di un alibi nelle mani di una direzione che non sa cosa sia la cultura e per questo la calpesta e la mette all'indice.
Innanzitutto da quella che riguarda Lucia Ronchetti, la compositrice oggi sulla cresta dell'onda internazionale, che è stata chiamata a far parte della giuria che sceglierà i prossimi 'Prix de Rome' , e cioè i 'pensionnaires' di Villa Medici a Roma, fra i numerosi candidati nei vari settori dell'arte. In giuria siede anche l'attrice e produttrice cinematografica che vive una storia sentimentale con il presidente Hollande, ma anche questa è una buona notizia.( Contrordine dell'ultim'ora: l'attrice è stata esclusa dalla giuria, per intervento diretto della ministra di origini italiane, Filippetti. Uno schiaffo al direttore dell'Accademia di Francia a Roma che l'avrebbe scelta? O forse troppo poco autorevole - altro schiaffo al direttore di Villa Medici - per far parte della prestigiosa giuria?)
La seconda buona notizia- che era già sui giornali di ieri- è la nomina di Marino Sinibaldi a presidente del consiglio di amministrazione del Teatro di Roma, dopo che Borgna si era sfilato per via delle numerose ed ingiuste critiche incrociate. Sinibaldi, direttore di Radio 3, viene dallo stesso ente dal quale veniva il suo predecessore, Scaglia, cioè dalla Rai. Scaglia scrittore, Sinibaldi animatore culturale fra i più vivaci ed impegnati. A testimoniare che oggi sono i mezzi di grande comunicazione a mettere i vetrina i protagonisti della società; se non si appartiene ai media, addio sogni. Solo che...solo che... Sinibaldi dovrebbe , a nostro modestissimo parere, dimettersi da Radio 3, come dovrebbero fare altri dirigenti Rai che occupano poltrone di responsabilità anche fuori dell'azienda. Gubitosi che fa, si gira dall'altra parte per non vedere?
Ed ora - finalmente! direbbero i maligni- veniamo a quelle cattive.
Alfano e non solo lui, perchè è in compagnia di Brunetta, il moralizzatore, e Masi, il macho ex direttore generale Rai, compaiono fra gli affittuari di Ligresti, a roma, in via delle Tre madonne ai parioli, una viuzza che non gli daresti due lire, ma molto molto chic e con case extralusso. La casa di Alfano è di appena 220 mq. Non sappiamo se lui e Brunetta e Masi - che sicuramente saranno a loro volta in compagnia di altri - pagassero affitti di favore, ma c'è da dubitare che i tre, nei propri ambiti, alla bisogna non abbiano mostrato riconoscenza al proprietario delle loro povere magioni romane?
E Nunzia? la signora Di Girolamo, campana, con la sua cricca? Ci ha colpiti leggere che avrebbe dirottato parte dei finanziamenti europei destinati ad alleviare i portatori di handicap da Benevento ad un'altra provincia dove alloggerebbe il suo stato maggiore. Questo leggiamo sui giornali; vero o non vero, a noi questa notizia fa venire lo schifo.
L'Aquila. L'Università, dopo lo scandalo che ha investito anche la giunta comunale - sono tutti innocenti!!!, cosi dicono - con le dimissione del sindaco, ha fatto una proposta, mettendosi a disposizione con un comitato di saggi che potrebbe dare una mano nell'individuare la strada da percorrere per una svolta nella ricostruzione. Apriti cielo! chi si rifa viva? La Pezzopane, indignata, perchè si sente espropriata dei suoi compiti di amministratore pubblico che ritiene di aver svolto compiutamente anche in relazione alla ricostruzione che purtroppo langue nella maggior parte della città. La stessa Pezzopane che si era indignata allorchè, secondo lei ingiustamente, la commissione europea preposta alle candidature per le 'Capitali della cultura' del 2019, aveva escluso L'Aquila. già per la semplice ragione che non si può candidare una 'città fantasma'. E non , come sosteneva l'assessore/parlamentare, per la 'cattiva stampa'.
La motivazione 'cattiva stampa' ci riguarda anche un pò.
Per otto anni abbiamo diretto un bimestrale di musica, edito dal Conservatorio aquilano, MUSIC@, che sì è guadagnato una certa fama per l'originalità e qualità dei contenuti. La nostra critica ha offerto l'alibi al nuovo direttore del Conservatorio, che di nome fa Piermarini, per vietare la pubblicazione dell'ultimo numero di Music@ affidato alla nostra direzione. L'alibi consiste nel fatto che - secondo la vulgata di una delle 'menti' del conservatorio aquilano - la nostra critica avrebbe inficiato i buoni rapporti che il conservatorio sta instaurando con gli amministratori aquilani. Si tratta ovviamente di un alibi nelle mani di una direzione che non sa cosa sia la cultura e per questo la calpesta e la mette all'indice.
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venerdì 29 novembre 2013
Torna Borgna. Fuortes raddoppia. Lissner attacca
Le ultime notizie sono le seguenti. Borgna torna in campo, assumendo la presidenza del Teatro di Roma, dopo essere restato fuori dell'agone amministrativo dal momento in cui uscì da Musica per Roma, con l'avvento di Alemanno sindaco. Si torna all'antico, come si predicava un tempo, forzatamente, perché è da generazioni che non si allevano nuovi possibili manager delle istituzioni pubbliche.
Cambio della guardia anche all'Opera di Roma, dove ai primi di dicembre, contemporaneamente con il Teatro di Roma, scade il consiglio di amministrazione, ricomposto con nuovi nomi, e sostituito il sovrintendente: al posto di Catello De Martino arriva Carlo Fuortes, il salvatore. strano che non venga mai incluso, nel cambio della guardia, anche Alessio Vlad, il grande direttore artistico apprezzato internazionalmente. Direttamente da Bari. E lui ha già messo le mani avanti: non lascia l'Auditorium. Poniamo che, invece dell'Auditorium, Fuortes fosse a capo dell'Accademia ceciliana, avremmo il primo caso in cui un solo sovrintendente, contro la legge, regge due fondazioni. Ora fra l'Accademia e Musica per Roma, fra l'altro coinquilini, c'è poca differenza: la seconda non prende soldi dallo Stato; è l'unica grande differenza. Perchè, allora, accettare questo doppio ruolo? Forse che né Musica per Roma né l'Opera comportano un impegno costante? O non è che Fuortes si sente più sicuro a guidare una macchina che già conosce e dalla quale difficilmente gli verrà intimato di scendere, almeno per tutti gli anni di Marino e soprattutto ora che è tornato in campo di nuovo Bettini, suo compagno d'armi agli albori di Musica per Roma, mentre all'Opera soffiano venti di tempesta, ci sono milioni di debiti e Fuortes, per quanto bravo non avrà vita facile e soprattutto non può fare miracoli? Quando un manager molto impegnato si impegna in un nuovo secondo parallelo incarico, a noi ci fa venire qualche sospetto, per lo meno quello che i diversi lavori ormai si fanno con la mano sinistra, dal che viene la disastrosa situazione diffusa dell'Italia.
Staremo a vedere. Lissner oggi, sull'Espresso dà una bella strigliata al mondo musicale italiano, e fa bene, benissimo. Comincia per ricordare al nuovo ministro Bray che forse era il caso che avesse fatto una visitina o si fosse fatto sentire dal teatro più importante del mondo. Ed ha ragione. Prosegue ironizzando sul manager messo dal governo ad amministrare il nuovo fondo per i teatri in difficoltà. E' un ingegnere idraulico, se non ci sbagliamo. Lissner chiosa: se restassi in Italia potrebbero anche nominarmi ministro dell'Economia.
Bolla le incongruenze del decreto governativo 'valore cultura' subito bisognoso di grandi correzioni: siamo un paese di pagliacci incompetenti. Ed infine se la prende con un critico che avrebbe ironizzato sull'alta qualità dell'Orchestra di Santa Cecilia. Se un critico ha detto questo, Lissner ha ragione a bollarlo.
Purtroppo anche a noi da un noto direttore d'orchestra, assai inavvedutamente, venne fatto lo stesso apprezzamento sull'orchestra di Pappano. Ci disse, nel corso di un'intervista, ma a registratore spento: quella è un'orchestra? E' chiaro che voleva scherzare, anche perchè il suo metro di paragone, in funzione dell'eccellenza, era un'altra orchestra che, per decenza, non nominiamo ma che non è difficile immaginare.
Cambio della guardia anche all'Opera di Roma, dove ai primi di dicembre, contemporaneamente con il Teatro di Roma, scade il consiglio di amministrazione, ricomposto con nuovi nomi, e sostituito il sovrintendente: al posto di Catello De Martino arriva Carlo Fuortes, il salvatore. strano che non venga mai incluso, nel cambio della guardia, anche Alessio Vlad, il grande direttore artistico apprezzato internazionalmente. Direttamente da Bari. E lui ha già messo le mani avanti: non lascia l'Auditorium. Poniamo che, invece dell'Auditorium, Fuortes fosse a capo dell'Accademia ceciliana, avremmo il primo caso in cui un solo sovrintendente, contro la legge, regge due fondazioni. Ora fra l'Accademia e Musica per Roma, fra l'altro coinquilini, c'è poca differenza: la seconda non prende soldi dallo Stato; è l'unica grande differenza. Perchè, allora, accettare questo doppio ruolo? Forse che né Musica per Roma né l'Opera comportano un impegno costante? O non è che Fuortes si sente più sicuro a guidare una macchina che già conosce e dalla quale difficilmente gli verrà intimato di scendere, almeno per tutti gli anni di Marino e soprattutto ora che è tornato in campo di nuovo Bettini, suo compagno d'armi agli albori di Musica per Roma, mentre all'Opera soffiano venti di tempesta, ci sono milioni di debiti e Fuortes, per quanto bravo non avrà vita facile e soprattutto non può fare miracoli? Quando un manager molto impegnato si impegna in un nuovo secondo parallelo incarico, a noi ci fa venire qualche sospetto, per lo meno quello che i diversi lavori ormai si fanno con la mano sinistra, dal che viene la disastrosa situazione diffusa dell'Italia.
Staremo a vedere. Lissner oggi, sull'Espresso dà una bella strigliata al mondo musicale italiano, e fa bene, benissimo. Comincia per ricordare al nuovo ministro Bray che forse era il caso che avesse fatto una visitina o si fosse fatto sentire dal teatro più importante del mondo. Ed ha ragione. Prosegue ironizzando sul manager messo dal governo ad amministrare il nuovo fondo per i teatri in difficoltà. E' un ingegnere idraulico, se non ci sbagliamo. Lissner chiosa: se restassi in Italia potrebbero anche nominarmi ministro dell'Economia.
Bolla le incongruenze del decreto governativo 'valore cultura' subito bisognoso di grandi correzioni: siamo un paese di pagliacci incompetenti. Ed infine se la prende con un critico che avrebbe ironizzato sull'alta qualità dell'Orchestra di Santa Cecilia. Se un critico ha detto questo, Lissner ha ragione a bollarlo.
Purtroppo anche a noi da un noto direttore d'orchestra, assai inavvedutamente, venne fatto lo stesso apprezzamento sull'orchestra di Pappano. Ci disse, nel corso di un'intervista, ma a registratore spento: quella è un'orchestra? E' chiaro che voleva scherzare, anche perchè il suo metro di paragone, in funzione dell'eccellenza, era un'altra orchestra che, per decenza, non nominiamo ma che non è difficile immaginare.
giovedì 19 settembre 2013
Marino, la vendetta. Ma l'Opera va maneggiata con cura, c'è Muti
Sembra un film già visto. Cambia l'amministrazione comunale, cambia anche il colore e, naturalmente, a tutti quelli che sono stati messi ai posti di comando dalla precedente amministrazione viene inviato il segnale che è ora che facciano le valigie e si preparino a sloggiare. L'aveva fatto Alemanno, in combutta con Nastasi, nei confronti di Ernani, allora sovrintendente, che si voleva tutti i costi mandare a casa, trovando accuse di comodo; ora quelle stesse accuse, magari con qualche dato oggettivo, possono ugualmente trovarsi contro Catello De Martino ed Alessio Vlad. Dal teatro, ufficialmente, non filtra ancora nulla, ma le notizie arrivano, più veloci dei comunicati stampa, dalle pagine del Corriere, a firma Valerio Cappelli , che arriva, comunque e sempre, prima dell'ufficio stampa di Filippo Arriva, il quale, per i tempi, si contenta del cognome.
Proprio oggi Cappelli scriveva, a proposito del prossimo giro di poltrone, a firma Marino, che il sindaco non è contento nè della Festa del cinema - che vorrebbe forse far tornare sotto le ali di Bettini e della sua corte, mandando a casa Muller- nè dell'Opera, per la scarsa produttività, a fronte degli enormi costi per il Comune. E già. Quando l'amministrazione è amica, i buchi non saltano mai fuori perchè li si tappano con soldi aggiuntivi. Lo faceva Veltroni, per l'Auditorium che dai primi anni chiudeva in pareggio, se non addirittura in attivo, l'ha fatto evidentemente Alemanno con l'Opera, mentre non l'ha fatto con l'Auditorium che restava nelle mani di un uomo per tutte le stagioni, della scuderia Veltroni-Bettini, che fa di nome Carlo Fuortes, amministratore delegato dall'origine. Con Alemanno si cambiò il presidente di Musica per Roma, mandando a casa Borgna, troppo targato, e lasciandovi Fuortes che evidentemente sa nuotare in tutte le acque, a seconda dei casi, e può vantare, soprattutto, a causa di tutte le attività non di spettacolo che l'Auditorium ospita nei suoi spazi, entrate cospicue. Ora il sindaco Marino non toccherà certamente l'Auditorium, nella persona di Fuortes, mentre vuole mandare a casa il presidente che non ha intenzione di schiodare. Ma all'Opera? Lui dice, secondo quanto ha scritto Cappelli, che sicuramente registra umori e notizie anche dall'interno del teatro, che l'Opera costa molto e produce poco. Esattamente ciò che tutti pensavano e pensano, ma che nessuno denuncia, per il timore di far scappare Muti anche da Roma, dopo di che è facile immaginarsi il declino del teatro. Forse sottovoce, lentamente Marino si appresta a venire a patti con Muti, senza irritarlo, ma potrebbe chiedere che gli attuali amministratori, con tutto il loro codazzo, abbandonino il campo.
Muti li difenderà al punto da legare al destino degli attuali amministratori anche il suo? Oppure alzerà la voce, ma senza sgolarsi, esattamente come fece in favore di Ernani fino a quando rimase a Roma?
In un altro caso, quello del Palazzo delle esposizioni e delle scuderie del Quirinale, collegati, Marino non ascolti i consigli di Veltroni, che vorrebbe al vertice di quelle prestigiose istituzioni un suo fedelissimo, Giorgio Van Straten che già fece transitare a Roma per l'Agis, la Rai e poi spedì a Firenze al Teatro del Maggio e fece dimettere poco prima che scoppiasse il bubbone del buco di bilancio, sotto la sua gestione, a seguito della cui scoperta, arrivò il salvatore Nastasi, che ripianò quella voragine, preparando il terreno per altre trivellazioni e conseguenti buchi.
Proprio oggi Cappelli scriveva, a proposito del prossimo giro di poltrone, a firma Marino, che il sindaco non è contento nè della Festa del cinema - che vorrebbe forse far tornare sotto le ali di Bettini e della sua corte, mandando a casa Muller- nè dell'Opera, per la scarsa produttività, a fronte degli enormi costi per il Comune. E già. Quando l'amministrazione è amica, i buchi non saltano mai fuori perchè li si tappano con soldi aggiuntivi. Lo faceva Veltroni, per l'Auditorium che dai primi anni chiudeva in pareggio, se non addirittura in attivo, l'ha fatto evidentemente Alemanno con l'Opera, mentre non l'ha fatto con l'Auditorium che restava nelle mani di un uomo per tutte le stagioni, della scuderia Veltroni-Bettini, che fa di nome Carlo Fuortes, amministratore delegato dall'origine. Con Alemanno si cambiò il presidente di Musica per Roma, mandando a casa Borgna, troppo targato, e lasciandovi Fuortes che evidentemente sa nuotare in tutte le acque, a seconda dei casi, e può vantare, soprattutto, a causa di tutte le attività non di spettacolo che l'Auditorium ospita nei suoi spazi, entrate cospicue. Ora il sindaco Marino non toccherà certamente l'Auditorium, nella persona di Fuortes, mentre vuole mandare a casa il presidente che non ha intenzione di schiodare. Ma all'Opera? Lui dice, secondo quanto ha scritto Cappelli, che sicuramente registra umori e notizie anche dall'interno del teatro, che l'Opera costa molto e produce poco. Esattamente ciò che tutti pensavano e pensano, ma che nessuno denuncia, per il timore di far scappare Muti anche da Roma, dopo di che è facile immaginarsi il declino del teatro. Forse sottovoce, lentamente Marino si appresta a venire a patti con Muti, senza irritarlo, ma potrebbe chiedere che gli attuali amministratori, con tutto il loro codazzo, abbandonino il campo.
Muti li difenderà al punto da legare al destino degli attuali amministratori anche il suo? Oppure alzerà la voce, ma senza sgolarsi, esattamente come fece in favore di Ernani fino a quando rimase a Roma?
In un altro caso, quello del Palazzo delle esposizioni e delle scuderie del Quirinale, collegati, Marino non ascolti i consigli di Veltroni, che vorrebbe al vertice di quelle prestigiose istituzioni un suo fedelissimo, Giorgio Van Straten che già fece transitare a Roma per l'Agis, la Rai e poi spedì a Firenze al Teatro del Maggio e fece dimettere poco prima che scoppiasse il bubbone del buco di bilancio, sotto la sua gestione, a seguito della cui scoperta, arrivò il salvatore Nastasi, che ripianò quella voragine, preparando il terreno per altre trivellazioni e conseguenti buchi.
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