lunedì 19 ottobre 2026

Ucraina. La Chiesa: qualunque accordo che non mette al centro la persona è immorale ( da Il Messaggero, di Franca Giansoldati)

 

Ucraina, l'arcivescovo Shevchuk condanna gli accordi energetici con la Russia: «Sono immorali»© Ap

Gli accordi energetici tra Russia e Ucraina non possono essere considerati un successo diplomatico se finiscono per anteporre il valore delle risorse alla vita delle persone. È una condanna netta quella pronunciata dall'arcivescovo maggiore della Chiesa greco-cattolica ucraina, Sviatoslav Shevchuk, che giudica «immorale» qualsiasi intesa incapace di mettere al centro la protezione della popolazione civile. «Gli accordi privi di fondamento morale sono destinati al fallimento», avverte, richiamando la comunità internazionale alla responsabilità di non trasformare l'emergenza energetica ucraina in una questione esclusivamente economica o geopolitica.

Giunti alla duecentoquarantaquattresima settimana di quella che definisce «la grande, sanguinosa e sacrilega guerra», Shevchuk denuncia il prezzo pagato quotidianamente dai civili, mentre i bombardamenti russi continuano a colpire le infrastrutture indispensabili alla sopravvivenza di milioni di persone. Il suo intervento, diffuso in diverse lingue, arriva nel pieno dei negoziati internazionali sulle risorse energetiche e pone una questione di fondo: quale valore può avere un accordo se non contribuisce concretamente a ridurre le sofferenze della popolazione?

«Quando parliamo di energia, vi invito tutti a ricordare: si tratta di persone in carne ed ossa, di asili, scuole e ospedali». Per questo, insiste il capo della Chiesa greco-cattolica ucraina, gli accordi devono essere giudicati anzitutto per la loro capacità di proteggere i civili, non per i dividendi politici ed economici che possono produrre o per l'occasione di annunciare risultati diplomatici di grande effetto.

Il quadro descritto dall'arcivescovo è drammatico. Secondo le informazioni in suo possesso, nell'ultimo mese le forze russe avrebbero intensificato gli attacchi contro le infrastrutture critiche, cercando di isolare città come Kiev, Odessa e Kharkiv e di privarle di elettricità, riscaldamento e acqua. «Il nemico mira a trasformare città in cui vivono milioni di persone in città fantasma», denuncia Shevchuk, riferendo che soltanto nell'attacco del 14 ottobre sarebbero stati distrutti o gravemente danneggiati trenta impianti energetici, lasciando contemporaneamente seicentomila persone senza corrente.

È in questo contesto che l'arcivescovo affronta il nodo più delicato delle trattative internazionali: la distinzione tra la ricerca di una pace giusta e il rischio di imporre concessioni alla parte aggredita. Pur ringraziando quanti si adoperano per fermare la guerra, Shevchuk avverte che è «di cruciale importanza distinguere tra il contenimento di un aggressore ingiusto e la costrizione della vittima a fare concessioni».

La dipendenza di Kiev dagli aiuti internazionali, osserva, non può diventare uno strumento di pressione politica. «I nostri amici della comunità internazionale devono comprendere: la dipendenza dell'Ucraina dagli aiuti non dà a nessuno il diritto morale di disporre del suo futuro senza la partecipazione degli ucraini stessi». E aggiunge che non si può cancellare la distinzione tra lo Stato aggressore e il popolo che esercita il diritto di difendersi. «Non si può contrapporre la pace alla giustizia».

Una posizione che non equivale a una chiusura nei confronti della diplomazia. Al contrario, Shevchuk invita gli stessi ucraini a non interpretare automaticamente ogni negoziato come un cedimento o un tradimento. Il criterio decisivo, sostiene, resta il contenuto degli accordi e il rispetto dei principi morali sui quali devono fondarsi. «Non si può chiamare pace qualsiasi accordo proclamato, se esso non si fonda su principi morali».

In questa prospettiva si colloca anche il sostegno all'iniziativa di Leone XIV, che ha chiesto personalmente al presidente russo Vladimir Putin un cessate il fuoco umanitario per consentire l'evacuazione dei civili e l'arrivo di aiuti a Oleshky, nella regione di Kherson. Il capo della Chiesa greco-cattolica ucraina riconosce il valore di una tregua finalizzata a proteggere la popolazione: «Una cessazione del fuoco che salva vite umane merita tutto il nostro sostegno e il nostro rispetto».

La distinzione, per Shevchuk, è essenziale. Una tregua circoscritta, destinata a far arrivare cibo e medicinali o a mettere in salvo persone intrappolate nei combattimenti, risponde a un'esigenza umanitaria immediata. Un accordo politico più ampio, invece, non può prescindere dalla sovranità dell'Ucraina e dal coinvolgimento diretto dei suoi rappresentanti.

«Gli ucraini hanno il diritto morale di partecipare alle decisioni e ai negoziati che determinano il loro futuro. L'Ucraina è un soggetto di diritto internazionale e non può essere ridotta a merce di scambio, specialmente quando qualcuno è guidato da interessi diversi dalla protezione delle vittime innocenti nel nostro Paese».

Il messaggio dell'arcivescovo si traduce così in un richiamo rivolto tanto ai governi impegnati nelle trattative quanto ai mediatori internazionali: la diplomazia è necessaria, ma non può misurare i propri risultati soltanto attraverso il valore delle risorse energetiche, gli equilibri strategici o il numero degli accordi raggiunti. Per la Chiesa greco-cattolica ucraina, il primo parametro resta la sorte delle persone che, sotto le bombe, cercano semplicemente di sopravvivere.

Nessun commento:

Posta un commento