domenica 30 luglio 2023

Lettera aperta a LEONARDO SALCERINI, presidente CdA dell'Ass. Festival delle Nazioni di Città di Castello

 Gent.le Presidente,

avevo sperato, dopo la sua nomina a presidente del Festival delle Nazioni di Città di Castello, succedendo a Giuliano Giubilei, la cui presidenza era passata senza lasciarvi segno alcuno, che il Festival castellano, del quale ebbi la direzione artistica per un solo anno, 2004, cambiasse rotta e tornasse ai suoi antichi splendori.

 E, invece, nulla ancora è accaduto per concretizzare quella mia speranza. Ed anzi, di anno in anno, la capacità ideativa dell'attuale direttore,  da 20 anni Aldo Sisillo,  si è andata affievolendo e banalizzando.

Si chiederà quale interesse io abbia per muovere certe critiche? Semplicemente l'interesse a non tollerare che un festival prestigioso cada così in basso, senza che nessuno ponga un argine.

L'edizione di quest'anno, che ha l'Italia come 'nazione ospite' rappresenta per me un motivo in più per rivolgerle questo appello.

 Nel 2004,  anche io scelsi come 'nazione ospite', l'Italia, meglio la 'Nuova Italia'. Per due ragioni. Una pratica - la mia nomina  tardiva non mi  consentiva di pensare ad una nazione ospite straniera,  impossibilitato a conoscerla da vicino; l'altra, di carattere musicale: mostrare all'Italia la schiera di musicisti della giovane generazione che, a dispetto di qualche colpevole distrazione diei nostri operatori culturali, si era ormai imposta.

 Basterà l'elenco che sto per produrre a farle capire come quell'anno al Festival delle Nazioni sia sfilata la 'meglio gioventù' musicale italiana, oltre naturalmente a qualche 'fuoriclasse' senza età.

Eccolo: Orchestra e Coro  'Giuseppe Verdi di Milano  ( in diverse formazioni) come orchestra residente;  Romano Gandolfi direttore; Orchestra a plettro 'Terroni', Dorina Frati, Giorgio Carnini, I Sonatori della Gioiosa Marca, Paul Badura-Skoda, Ensemble vocale e strumentale 'I Madrigalisti Ambrosiani', Gianluca Capuano direttore, Mariangela Vacatello, Alessandro Carbonare, Alessio Allegrini, Paolo Pollastri, Francesco Bossone,  Cardinale Ersilio Tonini ( per le meditazioni su Haydn),Carlo Chiarappa, Enrico Dindo, Riccardo Risaliti, Massimo Quarta, Orchestra e Coro dello Studio di musica antica 'Antonio il Verso', Gabriele Garrido direttore, Lucio Gallo, Erik Battaglia, Piera Degli Esposti, Emanuele Arciuli, Compagnia di balletto ALDES, Roberto Castello, Roberto Abbado direttore., Salvatore Sciarrino ( prima assoluta, commissione del festival)

 Ed ancora, la Mostra 'Il Colori della Musica': Enrico Prampolini all'Opera di Roma,  a cura di Maurizio Calvesi, a Palazzo Vitelli; e la prima esposizione, in occasione del concerto di Andrea Baggioli,  a Citerna, della Madonna di Donatello, come a San Francesco di Città di Castello, l'affresco appena restaurato del Vasari, in occasione del concerto di  Badura-Skoda.

 Tralascio di segnalare la presenza di Antonio Lubrano, e di altre personalità, in veste di 'amatori di musica' invitati a parlare di questa loro passione, e il coinvolgimento delle scuole superiori della città in un'indagine conoscitiva culminata in un concerto 'leggero' .

 Per il repertorio, basta che ricordi la Petite Messe solennelle di Rossini, la prima moderna di due Cori di Mendelssohn , gli Oratori di Carissimi, le Canzoni di Bellini, Scene di vento, prima assoluta di Sciarrino e tanta musica da camera e concerti solistici.

In quella edizione , a me affidata, il ruolo del presidente, prof. Franco Fontana della LUISS fu determinante, perchè i notabili del consiglio di amministrazione - che volevano suggerirmi ad ogni piè sospinto cosa avrebbero fatto loro, mentre io avevo tutt'altre idee - si pentirono, subito dopo, della mia nomina, e infinite volte cercarono di mettermi il classico 'bastone fra le ruote'. 

In ogni occasione il prof. Fontana li mise in riga ed io potei condurre in porto quella edizione del festival che resta memorabile, non importa se dimenticata volutamente nella carrellata fotografica sul sito del festival.

 E fu ancora l'annunciata uscita, l'anno seguente, del prof. Fontana dal festival, a farmi decidere di lasciare la direzione artistica.

 Leggendo il programma di quest'anno, dedicato all'Italia,  si ha  netta  l'impressione che trattasi non più di quel glorioso festival, ma di una rassegna senza una logica, di livello paesano, dove le uniche eccellenze sono rappresentate da due giovani musicisti italiani impostisi in concorsi di prestigio. E, a volerla dir tutta, una di esse, quella di Giuseppe Gibboni,  premio Paganini, è la sola  agostana in Italia, a dimostrazione di un altro vizio tutto nostro: quello di schifare le nostre glorie, come Gibboni, a vantaggio di qualche musicista straniero che consente ai direttori artistici traffici non sempre specchiati con le agenzie.

 Converrà, gent. le presidente, che il festival di quest'anno. del quale anche Lei ha in certo modo la responsabilità, ha raggiunto il punto più basso della sua storia.

 Quale il possibile rimedio? Senza voler dare consigli a nessuno, due: o un suo intervento in favore della qualità, almeno dalla prossima edizione, o il cambio del direttore artistico, dopo vent'anni.

                                                 cordialmente Pietro Acquafredda

Terribile lutto per Stefania Orlando. Un'altra che non sta bene!

 

Stefania Orlando segnata dal terribile lutto: “Resti il mio amore più grande”


Stefania Orlando segnata dal terribile lutto: “Resti il mio amore più grande”
Stefania Orlando segnata dal terribile lutto: “Resti il mio amore più grande”

La conduttrice in lacrime sui social: il commovente ricordo di Margot

Una notte di sogni ha riportato alla mente di Stefania Orlando gli anni trascorsi al fianco della sua amata cagnolina Margot. Nelle scorse ore la conduttrice ed ex concorrente del GF Vip 5 ha raccontato ai social la notte attraversata a sognare la piccola cagnolina Margot, scomparsa pochi mesi fa ma che ha lasciato delle tracce indelebili nel cuore di Stefania. Intervenuta sul proprio account Instagram la Orlando ha raccontato nel dettaglio ai fan la notte attraversata, dove ha avuto la possibilità di sognare la sua cucciola da poco venuta a mancare: “Amore mio, stanotte ti ho sognata, sarà perché ieri sera sono arrivata qui alle Cale d’Otranto dove siamo sempre venute insieme e quest’anno tu non ci sei” ha scritto Stefania sui social intervenendo in un lungo post dedicato a Margot al quale ha allegato uno scatto insieme alla cucciola...

Stefania Orlando: “Sarai sempre il mio amore più grande”, la dedica straziante

Lutto dolorosissimo in casa FERRAGNI. I ragazzi non stanno bene!

 

Addio alla nostra bambina': lutto dolorosissimo per Chiara Ferragni e Fedez


'Addio alla nostra bambina': lutto dolorosissimo per Chiara Ferragni e Fedez
'Addio alla nostra bambina': lutto dolorosissimo per Chiara Ferragni e Fedez

Chiara Ferragni piange la morte del suo amatissimo cane, il bulldog francese Matilda.

La 36enne sentiva che l’amica a quattro zampe fosse proprio come una figlia. E lo stesso vale per suo marito Fedez.

Nel giorno della sua scomparsa, Chiara ha scritto su Instagram: “Tutto quello che volevo dirti te l’ho detto all’orecchio in questi giorni, ma tanto tu già sapevi tutto. In questi tredici anni insieme sei stata la mia bambina ed allo stesso tempo la mia amica pronta a farmi sempre compagnia e a farmi sentire amata quando più ne avevo bisogno”...

Troppo caro il concerto della Venezi a Lucca di metà luglio: oltre 200.000 Euro ( da La Nazione , di Teresa Scarcella) I sindaco secreta il costo

 Quanto è costato il concerto di Beatrice Venezi sul palco del Summer Festival l’11 luglio scorso? Non è dato saperlo. Si tratta di soldi pubblici, sicuramente non pochi, eppure viene veicolata come una questione privata. Il motivo? Un calcolo matematico molto facile: i soldi li avrebbe tirati fuori solo il comitato, il Comune non avrebbe messo un euro, o almeno così ha detto il sindaco Pardini. E i verbali del comitato sono secretati, come ha ricordato l’assessora Mia Pisano. Ergo: bocche cucite. Quello che è di dominio pubblico è questo: al di là del cachet dei professionisti, ci sarà stato da pagare il service che ha fatto le riprese, chi ha lavorato in piazza e i cosiddetti extra, calcolando che il Summer Festival ha messo gratuitamente a disposizione il palco e la parte tecnica.

Ora, si potrebbe anche provare ad azzardare una cifra (come tra l’altro ha fatto sui social “Lista civile“ parlando di poco più di 200mila euro) e sperare che qualcuno, nel contraddirla, rompa il segreto. Ma il punto è un altro e l’opposizione ci preme con forza. "Preoccupa che il sindaco in consiglio comunale si rifiuti di spiegare quali siano stati i costi sostenuti per il concerto della direttrice Venezi - scrive in una nota Daniele Bianucci - perché tanto, come ha spiegato Pardini, le casse del Comune non sono state toccate. Dovremmo stare tranquilli per questo? Quelli spesi dal Comitato sono soldi di Pantalone o a pagare sono stati come sempre i cittadini? E Pardini come fa ad avvalorare direttamente, a fronte della nostra interrogazione, una dinamica assolutamente non trasparente?".

Il consigliere, nel presentare un’interrogazione sul tema, ha ricevuto la stessa risposta data in precedenza alla stampa, ovvero nessuna. "Durante l’ultima seduta del consiglio il sindaco ha spiegato che non intende rendere noti i costi, trincerandosi dietro la scelta del Comitato, per noi particolarmente grave, di lasciare riservato ogni costo e ogni modalità di assegnazione degli incarichi - prosegue -. Come si fa a ritenere normale che i cittadini non possano sapere quanto è costato alle loro tasche il concerto?".


sabato 29 luglio 2023

Meloni vogliamo sapere quanto ci è costato il licenziamento senza giusta causa e anzitempo del sovrintendente LIssner dal San Carlo

 La gatta frettolosa fa i gattini ciechi. Nel nostro caso, la fretta che Meloni aveva di mandare a casa Fuortes dalla Rai, e Lissner per insediarvi Fuortes a Napoli, è costata senza dubbio una notevole somma ai contribuenti. Non alla Meloni che solo perchè doveva  occupare tutto l'occupabile non ha atteso che scadesse il mandato di Lissner, e prima quello di Furotes. Il quale, naturalmente, dopo mille tergiversazioni, si è dimesso, avendo sicuramente avuto assicurazione dalla Meloni che una poltrona di 'compensazione' per lui l'avrebbero trovata.

Lissner, invece, con una legge IGNOBILE è stato licenziato con circa due anni di anticipo e senza colpa alcuna, Anzi.

 Questo è certamente costato parecchio ai contribuenti italiani, perchè gli avvocati di Lissner avranno avuto mano facile  per far capire al Governo che il sopruso ai danni del loro assistito andava compensato con una giusta liquidazione,  e con qualche aggiunta, dato il danno procuratogli.

 Perchè anche se uscite da bocche che anche se stanno zitte riescono a far trapelare castronerie, come quelle di Sangiuliano e De Luca, le accuse a Lissner di non essere all'altezza della storia del San Carlo - come invece loro non sono nei rispettivi prestigiosi incarichi - non hanno nessun fondamento.

Perchè Lissner, antipatico e rissoso quanto si vuole è uno dei manager di più alto profilo e grande esperienza, il meglio che si poteva reperire sul mercato, e perciò rimproverargli che non sarebbe stato capace di riportare il Teatro napoletano ai fasti del suo glorioso passato era indubbia manifestazione di ignoranza da parte degli accusatori, che comunque credibilità in tal campo non ne hanno neanche un briciolo.

 Alla fine della stroria, vogliamo SAPERE quanto è costato a NOI cittadini, e non alla Meloni, Sangiuliano e De Luca, questo schifoso giochetto.

giovedì 27 luglio 2023

Per il sindaco di Napoli, via LIssner torna la pace fra Muti, De Simone e il San Carlo

 Allora era vero che fino a quando fosse rimasto Lissner al Teatro San Carlo, Muti non ci avrebbe messo più piede? Sua figlia Chiara sì, per mascherare l'insanabile rottura. Adesso, dopo l'uscita del sovrintendente francese, lo ha ammesso pubblicamente anche Manfredi, sindaco di Napoli e presidente del San Carlo.

 E Muti e De Simone, come anche Isotta per non dimenticare nessuno, non erano i soli oggetti di allergie di Lissner negli anni italiani, sia alla Scala che al San Carlo. Nessuno potrà dimenticare che durante il suo doppio mandato milanese, Puccini, sì proprio il nostro grande operista, venne bandito dal teatro milanese, per decisione di Lissner, complice Barenboim, il quale però a Berlino, dove pure  comandava, lo dirigeva.

 Adesso che lui ha attraversato le Alpi - almeno crediamo - per tornarsene in patria, ma non con la coda fra le gambe, bensì con un portafogli ben gonfio, per la buonuscita che  ha scucito al San  Carlo, per certi verso meritata (noi la avremmo fatta pagare di tasca loro alla Meloni e a Sangiuliano non allo Stato), tutti questi veti - ed anche vezzi INUTILI - cadrebbero. Cadranno?

 Non è che Manfredi s'è spinto troppo avanti, pensando che Fuortes, sbarcando a Napoli, farà in un sol colpo tutti questi quasi miracoli?

 Non bisogna dimenticare che Muti uscì dall'Opera di Roma con Fuortes sovrintendente, e dopo allora, nonostante Fuortes ci sia rimasto per parecchi anni ancora ed abbia insignito il direttore del titolo onorifico (per noi ridicolo) di 'direttore onorario a vita', Muti non ci ha messo più piede.

 Anzi la comunicazione dell'uscita inviata direttamente a Fuortes, interruppe una amicizia lunga decenni, quella fra Isotta ed Muti. E Isotta che certamente se l'era legata al dito ( venire a sapere tale importante decisione da altri, per lui era un'offesa ed uno sgarbo irreparabili!) negli anni successivi,  e in tutti i libri scritti successivamente, ha sputato veleno sul suo ex amico, sulla sua famiglia e su certi modi di guidare, lui e signora, teatri e festival.

 Adesso Manfredi è sicuro che con l'arrivo di Fuortes ci sarà anche il ritorno di Muti al San Carlo? Ne è sicuro? Ha sentito il direttore? Lui gli ha dato una qualche assicurazione? Sia lui che Fuortes? Il quale ultimo, salvo l'attribuzione di quel titolo onorifico ( che per noi, lo ripeteremo fino alla noia è ridicolo, perchè solitamente lo si attribuisce ad un  direttore che ha lavorato a lungo in una istituzione e che, andando via, viene salutato con baci e abbracci, come non è stato per Muti a Roma) non ci pare abbia lavorato per riportare il noto direttore all'Opera dopo la sua clamorosa uscita, a pochi anni dallo sbarco.

 Comunque il tempo ci dirà.

Vittoriale, Musei e Comune di Brescia per la cultura e per l'Abruzzo

 

Il Vittoriale degli Italiani, la Fondazione Brescia Musei e il Comune di Brescia insieme per la valorizzazione e promozione del territorio bresciano nell'anno di Capitale Italiana della Cultura

 

 
 

Tornano anche nel 2023 gli appuntamenti di Notturnale, le aperture serali del Vittoriale degli Italiani che per tutti i fine settimana di agosto accoglieranno i visitatori in speciali visite che li condurranno negli angoli più nascosti della dimora del Vate, per un percorso unico sotto il cielo stellato del Garda.

Tornano anche nel 2023 gli appuntamenti di Notturnale, le aperture serali del Vittoriale degli Italiani che per tutti i fine settimana di agosto accoglieranno i visitatori in speciali visite che li condurranno negli angoli più nascosti della dimora del Vate, per un percorso unico sotto il cielo stellato del Garda.

Tornano anche nel 2023 gli appuntamenti di Notturnale, le aperture serali del Vittoriale degli Italiani che per tutti i fine settimana di agosto accoglieranno i visitatori in speciali visite che li condurranno negli angoli più nascosti della dimora del Vate, per un percorso unico sotto il cielo stellato del Garda.

La Fondazione Il Vittoriale degli Italiani, la Fondazione Brescia Musei e il Comune di Brescia presentano la prima importante collaborazione che vede coinvolte due tra le istituzioni culturali più significative del territorio bresciano: la Fondazione Brescia Musei, che gestisce e valorizza il patrimonio museale e culturale della città di Brescia, e il Vittoriale degli Italiani, la straordinaria casa museo del poeta d'Annunzio sul lago di Garda, a Gardone Riviera. 

Il progetto prevede una convenzione che riconosce l'accesso con tariffa agevolata a tutti i visitatori con il biglietto d'ingresso delle rispettive sedi museali: per Brescia Museo di Santa GiuliaBrixia. Parco archeologico di Brescia romanaPinacoteca Tosio MartinengoMuseo del Risorgimento Leonessa d'Italia e Museo delle Armi Luigi Marzoli, per il Vittoriale la Prioria, il Museo d'Annunzio Segreto, il Museo d'Annunzio Eroe, il Museo della Santa Fabbrica Gian Carlo Maroni, il Museo l'Automobile è Femmina e l'intero parco monumentale. 

Scopri la convenzione cliccando qui

Scopri i luoghi di Brescia Musei cliccando qui.

UNA SERATA ABRUZZESE

AL VITTORIALE

31 luglio 2023 dalle ore 18.00

 

Teatro San Carlo . Lissner 'adeguatamente liquidato' sarebbe sparito dalla circolazione

 Certo non si può attribuire il pasticcio Rai San Carlo - un miserabile cortocircuito - se non a Meloni, Sangiuliano ed alla loro corte. A ben guardare, Fuortes e Lissner non sono che le vittime del terremoto procurato dalla sete di potere dei nuovi barbari al governo.

 Via Fuortes dalla Rai, aveva detto quasi all'indomani del suo insediamento Meloni, senza attendere scadenze di mandati od anche opportunità e decenza istituzionali.

 E per mandarlo via occorreva compensarlo. Come creandogli un posto dove un posto non c'era. E allora via ad un secondo illecito: mandar via dal teatro San Carlo il sovrintendente in carica, il cui mandato era in corso e sarebbe terminato fra due anni circa, con un decreto ratificato poi dal Parlamento che limitava l'età dei sovrintendenti delle Fondazioni liriche a 70 anni, con decadenza immediata di chi quell'ètà l'aveva raggiunta. Lissner appunto.

 Fuortes in quei mesi non si era fatto subito scalzare, aveva tentennato per vendere il più cara possibile la pelle; e forse, proprio come Pino Insegno, era andato più volte a prendere un caffè al Bar Chigi, per incontrare la Meloni, ai cui desiderata era dispostissimo a dar corso pur di restare fino alla fine del suo mandato. Ma non bastava. Occorreva che andasse via perchè nel disegno della Meloni il nuovo corso non si sarebbe potuto avviare senza nuove persone.

 Alla fine messo alle strette, Fuortes ha ceduto, certamente rassicurato da un patto segreto con Meloni e Sangiuliano che gli promettevano un a nuova prestigiosa poltrona. Da liberare.

 Ed era quella su cui sedeva Lissner. Che ha cominciato a traballare  a seguito delle cannonate  che Sangiuliano e il nemico giurato De Luca,  hanno sparato, caricandole di fango contro la direzione di Lissner. Poveri noi, e povero Lissner che deve ascoltare quel che gli dicono Sangiuliano e De Luca sulla gestione artistica di un teatro.

 Noi e Lissner,  ma soprattutto lo storico teatro napoletano alla mercè di due ignoranti patentati, che  fingono di interessarsi a questioni artistiche, mentre di quelle non gliene importa assolutamente nulla! 

 Lissner punta i piedi e dice che lui non se ne va. Poi però quando la legge viene approvata dal Parlamento, Manfredi, il sindaco presidente del Teatro, deve procedere alla nomina del nuovo sovrintendente. Mentre il vecchio, va per le vie legali, sguinzaglia i suoi avvocati e pare - stando a quel che si legge oggi su La Repubblica , a firma Conchita De Gregorio, alla fine abbia mollato, dopo essere stato ADEGUATAMENTE LIQUIDATO. 

 Dunque sarebbero arrivati ad un accordo,  e dietro lauto compenso, a causa della rescissione del con tratto prima delle fine, Lissner avrebbe preso la strada di Parigi

.Fuortes, che per qualche mese ha taciuto, dopo aver giurato e rigiurato che per lui al San Carlo non c'era il clima giusto, è stato indicato come sovrintendente. Il silenzio, secondo Conchita De Gregorio, gli ha giovato. Noi pensiamo non solo il silenzio, passando sopra la figura di m...di chi cambia idea ogni giorno.

 Adesso, dando per scontato che Fuortes sia la scelta migliore ( chissà chi avrebbe proposto il terzetto Meloni-Sangiuliano-De Luca, noi abbiamo seriamente temuto per il Teatro San  Carlo!) occorre nominare anche un direttore artistico, perchè Fuortes sarà pure un buon amministratore ma di musica , di melodramma, di voci non sa nulla. 

Dunque insieme a Fuortes, deve sbarcare a Napoli anche un direttore artistico,  adeguatamente compensato e così, con buona pace di De Luca che sul costo di Lissner ha fatto parecchio casino, il dopo Lissner costerà di gran lunga di più del Lissner stesso che, da solo,   sebbene aiutato da una segreteria artistica, svolgeva il doppio ruolo di sovrintendente e  direttore artistico. E deve sbarcare il prima possibile, anche se la prossima stagione Lissner dovrebbe averla lasciata già definita in tutti i particolari.  


Il Governo porta i Musei statali da 44 a 60. Le poltrone erano di numero inferiore ai servi fedelissimi da piazzare

l Consiglio dei ministri ha approvato in via preliminare uno schema di Dpcm che realizza un primo e importante intervento di riorganizzazione dei musei statali italiani: sale da 44 a 60 il numero dei musei, parchi archeologici e altri siti culturali statali dotati di autonomia speciale. In particolare, saranno tre i nuovi istituti di livello dirigenziale generale: i Musei Reali di Torino, il Museo archeologico nazionale di Napoli e la Galleria dell’Accademia-Musei del Bargello di Firenze. Inoltre, nascono 17 nuovi istituti di livello dirigenziale non generale. Per il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano "l’autonomia concessa ad alcuni grandi musei è una scelta operativa che consente di elevarne la qualità e la fruibilità. Essere autonomi significa avere una gestione manageriale che permette decisioni rapide.

mercoledì 26 luglio 2023

Per i nostri governanti ignoranti, arruffoni e acchiappatutto, il Maggio Musicale Fiorentino si dovrebbe salvare non essendo più se stesso

 

Secondo il presidente della Toscana, Eugenio Giani, il nuovo Maggio Musicale fiorentino deve guardare oltre la musica lirica: “Ci saranno modifiche sostanziali nella governance e nel programma”

A margine della consegna del Pegaso d’oro alla città di Volterra, Giani, in riferimento al futuro del Maggio Musicale fiorentino all’indomani del finanziamento di 7,6 milioni, ha affermato: “Il Maggio deve diventare davvero un centro culturale vivo, legato ai suoi soci fondatori, e proiettato a tutta la città, non solo alla nicchia della musica lirica”.

Secondo Giani, la svolta del Maggio Musicale deve passare per radicali trasformazioni sia dal punto di vista della governance che da quello della programmazione: “La governance non può essere più quella di un soprintendente, che si occupa e ha competenze solo per la musica lirica; occorre una sorta di direttore generale del Maggio, un direttore artistico”.

E ha aggiunto: “oltre alla musica lirica, il direttore artistico, di cui sopra, deve saper anche proporre spettacoli di musica moderna di qualità, portare dei musical e sfruttare bene gli spazi”...


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Serve un salto di qualità. Il Teatro del Maggio non può più essere solo il luogo della lirica, ma un luogo aperto alla città. Altrimenti l’anno prossimo al soccorso gli enti non arriveranno”. Lo ha detto il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, commentando l’accordo definito ieri a Roma, al Ministero della Cultura.

“Quello che è venuto fuori dal tavolo è che ora ci vuole un rilancio vero. Non possiamo tutte le volte, ogni anno, ritrovarci a fare l’operazione di soccorso ai conti del Maggio. Quindi ora dobbiamo aprire il Maggio a nuove platee, dobbiamo fare eventi per i giovani. Ricordo l’evento che abbiamo organizzato come Regione insieme al ministero, abbiamo portato 5 mila giovani. Occorre portare manifestazioni che al momento sono nelle piazze di Firenze. Pensate a quella che in piazza SS. Annunziata ha portato una serie di grandi artisti. Bisogna occupare la Cavea, la struttura all’aperto da 2500 posti che quest’anno è stata utilizzata solo dalla Regione e solo una volta, per l’anniversario del 7 giugno. Occorre legare il Maggio alla moda, che ha nel luogo adiacente della Leopolda tanti eventi. Bisogna poter prendere in affitto il Teatro del Maggio durante Pitti”, ha concluso Giani.

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Ha mai pensato GIani, ma anche Nardella e pure Sangiuliano che il Maggio risorgerebbe certamente se loro tutti indistintamente si tenessero alla larga dal teatro al momento delle nomine e venisse scelta una persona competente e capace anche di  governare le risorse? ( P.A.)

Sinéad o' Connor è morta. Aveva 56 anni ( da Quotidiano.net, di Andrea Spinelli)

 

Addio Sinéad. La leonessa del rock si è arresa


Addio Sinéad. La leonessa del rock si è arresa
Addio Sinéad. La leonessa del rock si è arresa

“Sono stata una persona molto travagliata", diceva Sinead O’Connor, scomparsa ieri a 56 anni. E il timore che quel travaglio abbia potuto inghiottirla nella zona più cupa del suo io un anno dopo la perdita del figlio Shane, suicida a soli 17 anni, tiene tutti col fiato sospeso.

Aveva dei seri problemi di salute, sì, ma già in passato Sinead si era trovata a camminare pericolosamente sul ciglio del non ritorno. Una vita bruciata dal fuoco che le ardeva dentro, prima che dalla malattia, quella della cantante irlandese, messasi in luce con l’album The Lion and the Cobra , ma divenuta una celebrità con la cover princiana di Nothing Compares 2 U , del 1990. Un successo internazionale, che le aveva dato una fama duratura, consegnandola alla storia come un’icona musicale degli anni Ottanta e Novanta, per quanto abbia fatto parlare di sé, occupando le cronache, non solo per le sue performance musicali...

Saviano fuori dalla Rai, tirando in ballo il Codice etico ( da La Stampa, di Serena Riformato)

 

Saviano: “Un pretesto il codice etico per cancellare il mio programma Rai. Nello stesso giorno attaccano don Ciotti: è evidente da che parte stia il governo”


Roberto Saviano passa al contrattacco. Dopo la decisione della Rai di cancellarlo dai palinsesti lo scrittore tira fuori gli artigli ma per riaffermare ancora una volta come vengono prese le decisioni dal management della Rai e come queste decisioni stridano con la qualità del pluralismo nell’informazione. «Stanno chiudendo un programma – commenta Roberto Saviano con La Stampa la cancellazione da parte dei vertici Rai della sua trasmissione “Insider, faccia a faccia con il crimine”: quattro puntate già registrate e previste, fino a ieri, nel palinsesto di Rai3 a novembre sulle mafie - e nello stesso giorno attaccano don Ciotti: è evidente da che parte stia il governo». «Era già stato tutto presentato il 7 luglio con un mio video - precisa il giornalista - e c’era già il processo a cui Salvini mi ha costretto per averlo chiamato “ministro della Malavita”, con un’espressione di Gaetano Salvemini», dice Saviano a La Stampa. «Quindi è solo un pretesto» evocare il Codice etico per giustificare la decisione dell’azienda, aggiunge lo scrittore. «”Insider” non è una trasmissione come quella di Filippo Facci – spiega Saviano, in riferimento al polemista di destra escluso dalla programmazione Rai dopo alcune dichiarazioni sessiste sul caso di Leonardo Apache La Russa – non c’entra niente, nel mio caso stiamo parlando di quattro puntate già registrate».