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sabato 27 gennaio 2018

Pizzarotti a Parma. Il primo sindaco cinquestelle attento al festival musicale della sua città

Una eccezione del tutto casuale? Sì, una bella  eccezione, poco importa se casuale, quella del Festival Verdi di Parma, nel panorama politico italiano dove festival, soprattutto musicali, si chiudono, si distruggono... mai che ne nasca uno nuovo. Anche se, c'è da considerare che la città di cui parliamo ha una vocazione musicale ed una storia che non possono non avere il loro peso. Verdi, Toscanini... tanto per fare due soli nomi.

Quando, dopo l'uscita della coppia Fontana-Arcà da Parma,  avevamo tante ragioni per nutrire dubbi sulla rinascita del Festival Verdi, che anche loro non erano riusciti a fare, in ragione della  scarsa caratura dei nuovi reggitori voluti da Pizzarotti, ed ancora l'altro ieri ne abbiamo manifestati a proposito dell'ininfluente Istituto Nazionale di Studi Verdiani di Parma che il sindaco ha voluto affidare alle mani -   poco esperte  musicalmente e musicologicamente, mentre politicamente e diplomaticamente abilissime - di Nicola Sani, non potevamo immaginare che l'arrivo di Roberto Abbado alla direzione del festival avrebbe potuto avviare la sua rinascita. Come dimostra chiaramente, anche per i tempi ma soprattutto per i contenuti, la diffusione del programma della edizione 2018 del prossimo autunno.

A proposito della quale non può sfuggire la composizione del Comitato scientifico( che abbiamo riprodotto nel post precedente, prendendolo da 'Opera Click'), nel quale c'è un 'casino' di direttori, tutti membri arcititolati ma prima ancora direttori di dipartimenti e di istituti musicologici di un certo rilievo. C'è perfino un rappresentante di una nuova pubblicazione verdiana estera, edita dall'Università di Berna,'Verdi Perspektiven', sorta dopo la diaspora di buona parte di musicologi verdiani facenti capo all'Istituto di Parma, che hanno deciso di andar via da Parma e ritrovarsi a Berna dopo l'arrivo di Nicola Sani e della sua corte, poco verdiana.

 Nel Comitato c'è anche una longa manus dell'Istituto verdiano di Parma, questa volta 'femminile', rappresentata da Alessandra Carlotta Pellegrini,  direttrice scientifica a Parma, per grazia di Sani, sulla cui naturale incompetenza in fatto di studi verdiani nessuno ha mai nutrito dubbi. Lei viene indicata come  direttrice scientifica della edizione critica di carteggi e documenti. Perciò ininfluente, e solo per salvare la faccia (Pizzarotti non poteva ignorare l'Istituto che è, come il festival, affidato alla sua responsabilità di amministratore, almeno per salvare la faccia). Nulla a vedere con le edizioni critiche delle opere che, per il Festival Verdi , sono affidate a  musicologi di altra provenienza e di più nota caratura scientifica, con la benedizione di casa Ricordi. 
(Detto fra noi, se fossimo stati al posto di Sani, della Pellegrini e di qualche altro membro di quella corte dei miracoli, dopo tutte le critiche feroci rivoltegli, ci saremmo dimessi. Loro no, perché  hanno la faccia tosta - ma nelle aule universitarie dove in insegna a parlar forbito, direbbero: la faccia come il c... 

 Ma c'è anche un altro appunto da fare, questo a Roberto Abbado che, per le edizioni critiche si avvale della consulenza di Ricordi e del suo staff musicologico ed organizzativo, alla stessa maniera con cui Riccardo Chailly  fa con le opere di Puccini, per le cui edizioni non si avvale di quelle edite dalla Fondazione Puccini italiana - che a differenza di quella verdiana di Parma,  raggruppa  il fior fiore dei musicologi pucciniani. Nel caso di Puccini siamo di fronte all'ennesimo scandalo. lo Stato finanzia l'edizione critica delle opere del musicista, il massimo teatro italiano non  si serve di  quelle edizioni. E così di edizioni delle opere pucciniane ne avremo per ogni titolo un paio.

Certo Roberto Abbado vuol dire Ricordi, e forse Ricordi non ha buoni rapporti con l'Istituto Nazionale di Studi Verdiani, sebbene anni fa abbia pubblicato l'edizione critica di Traviata, effettuata da un musicologo di quell'Istituto,  Fabrizio Della Seta, ai tempi della presidenza Petrobelli. Perciò  anche sotto il cielo verdiano di Parma, come sotto quello pucciniano di Torre del Lago - o Lucca, se si preferisce - la confusione è grande!  
Ora, dopo la morte di Simonetta Puccini, si spera che quel Comitato di gente competente non avrà più le mani legate e potrà proseguire il suo lavoro di ricerca, col solo intento di offrire al mondo l'immagine più autentica del musicista e delle sue opere. E forse Chailly ed anche casa Ricordi cambieranno fornitore.

sabato 22 luglio 2017

Il senso delle istituzioni ed il rispetto per la cultura nel Movimento 5 stelle e nella Lega

Ieri abbiamo scritto delle diverse leggi 'ad institutionem' che negli ultimi anni il Governo, con l'approvazione del Parlamento, ha emanato per foraggiare  gli amici degli amici, senza altra ragione se non quella del favoritismo.

 Ed abbiamo riferito, fra le tante, di due leggi speciali, inserite nella legge di stabilità - decreto 'milleproroghe' ( monnezza al governo!) - dello scorso dicembre riguardanti il Festival Verdi e la Fondazione Romaeuropa, con l'omonimo Festival. Trattandosi di provvedimenti che scivolano via, come il ladro nella notte dalle case che ha appena derubato, il loro definitivo via libera  si ha solo dopo che  i due rami del Parlamento le hanno votate. Fino all'ultimo ci può sempre essere un gruppetto che riesce a tirare dalla propria parte un gruppo più numeroso di parlamentari che votano contro,  per nobili ragioni, fra le quali quella di metterla in c... ai parlamentari del gruppo rivale.

Il contenuto ed i destinatari di dette leggi speciali, nella logica con cui vengono stilate ed approvate, sono secondari,  benchè, nel nostro caso specifico, contenuti e destinatari  - come abbiamo scritto in lungo e largo - siano meritevoli,. Noi contestiamo lo strumento della legge speciale - TRUFFALDINA  sia per le modalità di approvazione che per  la singolarità delle condizioni contenutevi -  essendoci il FUS deputato a finanziare simili attività. Insomma alta politica, come ognuno potrà capire!

Bene, navigando in rete, abbiamo scoperto che una legge speciale per il Festival Verdi, era stata già presentata l'anno precedente, nel 2015. Essa prevedeva che per tale manifestazione lo Stato assicurasse uno stanziamento  annuale di 1 milione di Euro. Dunque stesso destinatario e stesso finanziamento  approvato nel 2016, ma respinto nel 2015. Nel 2015 non c'era quello per il Festival Romaeuropa, per la cui richiesta forse, anzi sicuramente, si sarà speso anche Causi, onde farne dono a sua moglie Monique Veaute, presidente del Festival e della relativa Fondazione? Chissà

 Perchè la legge per il Festival Verdi non era  passata nel 2015? Per l'opposizione dei deputati del Movimento 5 stelle e della Lega ( non sappiamo come hanno votato i grillini nel 2016). E la ragione vera del Movimento era quella di 'metterla in c.... al povero Pizzarotti',  transfuga del Movimento, suo malgrado, presidente di diritto del Festival parmense.

Ora il Movimento  sta mettendo insieme la squadra di governo da presentare agli elettori per le prossime politiche, quando è sicuro di prendere il potere. In detta squadra non compare ancora il nome del candidato ministro alla cultura. E forse non ci sarà, l'interim potrebbe averlo l'intellettuale grillino che farà da premier. Perchè? Perchè, cultura o non cultura, loro sanno già come comportarsi in simili situazioni: il sindaco della città in cui ha sede la istituzione richiedente è grillino,  avrà ciò che chiede,  se non lo è o è stato espulso, anche a sua insaputa dal Movimento, si prepari per andare a bussare ad altre porte.

sabato 17 dicembre 2016

La lunga agonia di Virginia Raggi in Campidoglio quando finirà?

Governare Roma è impresa quasi impossibile. Possible che solo  chi si candidava alla poltrona di sindaco non lo sapesse? Roma è dominata da Mafia capitale. La lasciamo continuare a fare affari?
Chiunque arriva in Campidoglio avrà contro i poteri forti e distorti. Chi governa e sa di avere nemici da tenere a bada se non da abbattere, che fa vive nella palude e chiude tutti e due gli occhi per non vedere? Roma è in un totale abbandono. Chi governa può continuare a stare alla finestra, a non scendere in strada?

A tutte queste naturali domande ed imputazioni che la cittadinanza rivolge al sindaco Virginia Raggi, in Campidoglio da sei mesi, il Movimento 'Cinque stelle' della ditta 'Grillo& Casaleggio', che l'ha in custodia, risponde o con l' espulsione dal Movimento, o col toglierle il simbolo 'Cinquestelle', che si sta rivelando come una medaglia distruttrice, sul petto della Raggi.
 E allora, allora arriva la decisione del sinedrio pentastellato sul sindaco: ci sta rovinando la reputazione, farebbe bene a dimettersi. Il sindaco risponde picche, essendo stata eletta da oltre 700.000 romani - sebbene con il Movimento grillino . Fa 'mea culpa' e dice che ora si volta pagina. Dopo l'arresto di Marra si dimettono Romeo e Frongia,  fedelissimi della Raggi, e da sempre contestati dal Movimento e si va avanti - come ha assicurato il comico genovese in persona dopo una seduta fiume con lo stato maggiore del suo movimento, all'interno del quale alcuni colonnelli - soprattutto donne, Lombardi in testa - gli fanno capire che le accuse che esse rivolgevano alla Raggi, avevano un qualche fondamento.

Interrogato sulla faccenda anche Pizzarotti, il contestato ed espulso sindaco di Parma, risponde che la Raggi deve decidere: se ha una squadra di  sua fiducia  con la quale pensa di poter lavorare vada avanti, se invece, anche dopo il 'commissariamento' del suo movimento - ieri  è apparso in tv anche l'ectoplasma di Marino per difendere la Raggi, eletta dai cittadini che il suo stesso movimento vorrebbe abbattere, come fece Renzi con lui  ( ma fece bene per non proseguire nell'agonia di una città che non amministrava!), per dirle di andare avanti e di non accettare ordini dal 'comico genovese'- non riesce a governare, vada via. Alla Capitale non serve una lenta inesorabile agonia amministrativa alla quale la Raggi  l'ha condannata; ha bisogno di un governo che sappia governarla.
Certo chiamarsi fuori - come ha fatto il Movimento - e la scuse troppo facili della Raggi- non rappresentano una vera svolta. In una città, la Capitale,  che fa acqua anche letteralmente, da tutte le parti.

L'ectoplasma di Marino ha fatto anche una profezia. La Raggi non può durare per tutta la legislatura, ancora lunga; cade prima. E siamo d'accordo.
Richiesti poi, sia lui che Marco Damilano a La 7, sul riflesso di tale disastrosa amministrazione sui prossimi risultati elettorali, hanno risposto che non avranno il peso e l'influenza negativa che tutti immaginano, senza spiegare ,perchè. Crediamo si possa spiegare con la tendenza a dimenticare di noi italiani e con l'assenza di alternative forti al movimento grillino.
Mentre Roma - ma anche l'Italia, nel suo piccolo - brucia!  Ad eccezione, sembra , di Torino dove la Appendino, che ha ricevuto la città non in condizioni simili a  Roma, continua con il 'buongovermo', al punto che il comico genovese vuole candidarla anche a papessa, oltre che a premier e presidente della repubblica

venerdì 25 novembre 2016

Il Comitato internazionale 'Viva Toscanini!', mentre serviva - a chi ? - per celebrare Toscanini nel 2007, non serve più - agli stessi ? - nel 2017

Luigi Boschi, nel suo seguitissimo blog, lamenta la dimenticanza piovuta su Arturo Toscanini,  a cominciare nella sua natale Parma, al cadere del 150 anniversario della sua nascita, avvenuta appunto nel 1867. Incolpando di ciò prevalentemente il sindaco Pizzarotti che ritiene non sufficientemente interessato a tale causa, mentre dovrebbe esserlo, forse perché non trova interlocutori a Roma, dove gli anniversari da festeggiare  si decidono e quelli da passare sotto silenzio pure.
 A Roma, s'è deciso di celebrare i 150 anni dalla morte di Rossini (che cadranno nel 2018) e giustamente, con la creazione di un comitato d'onore, già costituito, nel quale siedono anche Napolitano e Gianni Letta, ed apposita legge  per i finanziamenti; per Toscanini no.

Ed anche il Comitato internazionale 'Viva Toscanini', nato e finanziato nelle precedenti celebrazioni, per il 2007( cinquant'anni della morte) tace, anzi sembra 'in sonno' profondo. E dire che alla sua nascita - non uno ma due comitati, uno d'onore e l'altro esecutivo, ambedue con centinaia di componenti (si vada sul sito e si leggano i nomi, molte le sorprese!) con gente d'ogni risma - sembrò, anche a noi che lo criticammo non senza ragioni, volersi assumere ogni volta l'incarico ed i finanziamenti  relativi ai ricorrenti ricordi celebrativi del grande direttore. Così almeno si leggeva, e si legge tuttora, sulla home page del sito ad esso dedicato e che noi abbiamo riprodotto alla lettera (salvo che per i neretti, introdotti per agevolarne la lettura) nel post precedente.

Luigi Boschi - non  più noi, che dal Comitato abbiamo ricevuto parecchi avvertimenti che miravano a non occuparcene più - dovrebbe svolgere un'indagine sul quel Comitato chilometrico, per i componenti, e forse anche per i finanziamenti di allora, che mancano oggi.
 Viva Toscanini! anche senza il duplice Comitato internazionale.

lunedì 3 ottobre 2016

Arena Lirica spa a Verona. Con l'intimo di Calzedonia. A Parma uno spettacolo da 'mille e un Euro'

Veronesi, patron di Calzedonia-Intimissimi e Manni, dell'omonima azienda veronese, sono - sarebbero - pronti a partire con il progetto di privatizzare la gestione dell'Arena (si limiterebbero alla gestione dell'Arena in estate - quella che produce, se ben amministrata, i maggiori guadagni e che potrebbe essere ancor più produttiva, qualora il progetto di coprirla, finanziato proprio dal patron di Calzedonia - dovesse un giorni realizzarsi).

Dunque una società privata che ogni anno (stagione) assume e licenzia, per i tre mesi in cui l'Arena  allestisce gli spettacoli all'aperto, ma che forse potrebbe ospitare, anche in altri mesi dell'anno, altri 'eventi'- li chiamano così, anche quando si tratta di spettacoli lirici o concerti; sono sempre 'eventi', perché una 'replica' ha poco appeal!). In questo secondo caso l'Arena diventerebbe soltanto un luogo che ospita spettacoli - o 'eventi' , secondo il nuovo dizionario trecani e tregatti.
 E tutto il resto dell'anno, e la Fondazione Arena di Verona, quella che fa opera e concerti tutto l'anno al Teatro Filarmonico e che ha orchestra e coro stabili?
 Di quella i due lungimiranti investitori privati non si danno pena, e giacché Fuortes ha già ottenuto che per risanare i conti, venga chiusa proprio in autunno per un paio di mesi ( con risparmio di costi di 2 milioni circa per anno), tale chiusura - pensano i due industriali - si potrebbe estendere a tutto il resto dell'anno, chiudendo la Fondazione, completamente, in favore di 'Arena Lirica spa'.
Per lo Stato, qualora dicono i due industriali veronesi lo Stato decidesse finalmente di farla gestire ai privati, sarebbe un gran risparmio, e si toglierebbe dalle scatole una Fondazione lirica, delle 14 attive.

Tale modello potrebbe poi applicarsi anche ad altre, portando a compimento il progetto che Nastasi, negli anni in cui ha fatto il buono e cattivo tempo al Ministero, ha fortemente  desiderato anzi voluto, ma che non gli è riuscito di realizzare.  Ma non è detto che il suo fedelissimo scudiero Franceschini 'mezzo disastro' non ci riesca.
 E, infatti la legge che si sta discutendo, in previsione della quale l'ANFOLS ha chiesto al Ministro di essere ascoltata, prevederebbe che  le Fondazioni che entro il 31 dicembre del 2018 non hanno i conti in ordine, vengano declassate da Fondazioni a 'Teatri lirici'. Che vorrebbe dire, meno finanziamenti e molto altro ancora.

Qualche nostro collega che si intende particolarmente di cose economiche ha  specificato che potrebbero essere declassati a 'teatri di tradizione',  ad enti cioè sempre finanziati dallo Stato, che ospitano di tutto nelle loro stagioni e soprattutto che non hanno 'masse' artistiche - come volgarmente si definiscono in Italia orchestra e coro delle Fondazioni' - stabili.
Ci sembra di risentire l'eco della 'pazza idea' di Fuortes a Roma, quando. d'accordo con Nastasi - sempre lui, il mostro in agguato - voleva 'esternalizzare' orchestra e coro, per risolvere i problemi del teatro dell'Opera di Roma di cui era stato nominato commissario dal ministro 'facente funzione' (Nastasi) ' come accade in tanti teatri nel mondo' - dichiarazione di uno sprovveduto  alla quale avevano replicato proprio i sovrintendenti di grandi teatri d'Europa, dando a Fuortes dell'incompetente oltre che del folle.
 Insomma i teatri sarebbero dei carrozzoni da smobilitare, però Nastasi non ci ha mai spiegato perchè in uno di questi, benchè carrozzone, Napoli, aveva fatto sorgere ex novo un Museo, dove ha trovato lavoro per sua moglie.

Ciò che gli imprenditori veronesi non hanno spiegato è cosa farebbero il giorno in cui si rompessero di  organizzare l'opera in Arena. Non è come nell'idustria dell'intimo, dove ,passato di moda un modello di reggiseni e mutandine, se ne fa un altro, senza una grande fatica. Con l' Arena che si fa? ci direbbero soltanto: basta, ora vogliamo pensare ad altro? oppure vi porterebbero spettacoli di circo,  gare di ogni genere, sfilate di intimo e costumi da bagno - il settore nel quale Calzedonia viaggia a vele spiegate?
 La storia dell'Arena, il vanto dell'opera italiana, le ricadute economiche sulla città a seguito ed in ragione degli spettacoli lirici (non sui conti bancari di Calzedonia- Intimissimi) ecc... che fine farebbero? Veronesi e Manni lo spieghino.

E il Ministro spieghi, dal canto suo, che fa una 'fondazione lirica' quando viene declassata a 'teatro lirico' ( con lo stesso meccanismo dei teatri di prosa ma con la grandissima differenza che i teatri di prosa non hanno orchestra e coro stabili)? Licenzia tutti i professori d'orchestra e del coro? E di tutti i dipendenti tecnici e amministrativi che se ne fa, non avendo più un'attività che li giustifichi e  soprattutto nè orchestra nè coro?
 Il Ministro che vuole ricostruire la platea del Colosseo per ospitarvi ogni genere di spettacolo si renderà responsabile di tale atto barbarico distruttivo della grande tradizione operistica italiana, che il mondo intero ci invidia - è proprio il caso di dirlo?
 E poi, se un 'teatro lirico' raddrizza le sue gambe può aspirare nuovamente a far parte delle Fondazioni, dalle quali era stato espulso per cattiva amministrazione? E allora che fa? Riassume orchestrali e coristi, magari in numero decisamente inferiore, come anche gli amministrativi? E se poi dovesse nuovamente ricadere nel vizio di non far quadrare i conti? Di  nuovo fuori?

Non sarebbe più saggio - sempre che tale virtù venga ancora coltivata nelle stanze del potere - mettere  come amministratori e direttori artistici nei teatri persone competenti e responsabili con incarichi a tempo, dicendo da subito loro che se i conti non tornano, se non riescono cioè a farli quadrare con i soldi pubblici e privati, pagano di persona?
 Questo sarebbe veramente una mossa saggia dello Stato - altro che privatizzazione! - che invece tende sempre a dare tali incarichi come premio per i servizi resi al potere da questo o quel funzionario.

In questi giorni l'amministrazione Pizzarotti ha deciso, nel corso dell'annuale 'Festival Verdi' di Parma', di ospitare  nel celebre Teatro Farnese - una meraviglia che toglie il respiro ancora oggi! - alcune recite della 'Giovanna d'Arco', affidandone la realizzazione ad un noto regista cinematografico ( Greenaway, in coppia con la sua signora). Ma sembra che - tanto per restare in tema di buona amministrazione - lo spettacolo che si avvale soprattutto di luci e proiezioni, e di costumi che si possono comprare anche ai grandi magazzini, sia costato - secondo fonti giornalistiche sempre molto informate, come il blog di Luigi Boschi - intorno ai 500.000 Euro. Una enormità.
Quanto sarebbe costato se avesse dovuto -ma non al Farnese - prevedere anche scene? E quanto frutterà, in termini di biglietti venduti, quello spettacolo fortemente voluto, oltre che da Pizzarotti, dai nuovi vertici del Regio di Parma, per le cui nomine Pizzarotti si beccò una denuncia per irregolarità amministrative, dalla quale proprio nei giorni scorsi è stato del tutto scagionato?

lunedì 20 giugno 2016

A Roma l'incognita Virginia

Che farà Virginia Raggi, sindaca di Roma, con le istituzioni culturali della Capitale, che non sono tanto poche e per le quali, come si ebbe a capire da una visita all'Opera, raccontata dal Corriere, alcuni mesi fa, la Raggi tiene soprattutto a vedere i conti, infischiandosene di ciò che quelle istituzioni fanno? Del resto la parola 'cultura', e  i suoi sinonimi,  non sono del tutto assenti dal vocabolario politico e elettorale  del movimento di Grillo, ora giunto finalmente al potere, in due città capitali del nostro paese: Roma e Torino?
 Fa bene a vedere i conti, sperando che d'ora in avanti chi sperpera ci rimetta di tasca propria, e fissando a non più di due mandati la permanenza negli incarichi dirigenziali delle 'partecipate' ed assimilabili' comunali.
 La sindaca vorrà vederci chiaro nel Teatro dell'Opera, nell'Accademia di Santa Cecilia - sebbene goda di una certa autonomia, ma forse qualche stipendio degli incarichi apicali  potrebbe essere limato al ribasso, perchè no? - in Musica per Roma, nella 'Festa del cinema', Palazzo delle Esposizioni, Teatro di Roma ecc..
 C'è solo da augurarsi che non proceda, dopo aver verificato che i conti sono a posto, alla nomina di persone gradite al movimento ma digiune di amministrazione di istituzioni culturali, che non ripeta gli errori che Pizzarotti ha fatto a Parma, con le nomine al Teatro Regio, pescando i dirigenti in mondi  ed  organizzazioni di provincia che fanno temere per futuri 'disastri all'opera'. Già il doppio caso degli assessori alla cultura proposti dalla Raggi fanno sorgere qualche giustificato timore!
 Poi c'è un altro caso, da poco portato all'attenzione, quello dell'Accademia Filarmonica che per i suoi uffici nella splendida sede di  via Flaminia, paga pochi centesimi l'anno, e con contratto scaduto.
 E poi se riuscisse, dopo molti anni, a cancellare l'impronta famigliare nella gestione  della Istituzione Universitaria dei Concerti, in mano alla famiglia Fortuna, e ad un gruppetto agguerrito, da mezzo secolo e passa, non sarebbe male.
 E c'è anche Romaeuropa, dove i dirigenti sono praticamente dirigenti 'a vita', ma con soldi pubblici e non di famiglia; le sorti del Teatro Valle la cui convenzione, con passaggio di proprietà, fra ministero e Campidoglio è stata firmato solo qualche giorno fa ecc...
 Nella soluzione a tutti questi problemi, la Raggi avrà al suo fianco Bergamo, assessore alla cultura in pectore, almeno fino alla viglia delle elezioni.
 A tutti questi problemi sarebbe importante che la Raggi dedicasse un pò d'attenzione,  ma la stessa attenzione deve dedicare alle finalità di queste istituzioni, il cui raggiungimento deve misurarsi sotto il profilo economico e non.
 E non vogliamo sentir dire: prima pensiamo alle buche, ai mezzi di trasporto pubblico e poi alla cultura. Se avessero ragionato in questo modo all'indomani della fine della seconda guerra mondiale, oggi   avremmo ancora un deserto culturale in Italia. Si devono  risolvere i problemi pratici dei cittadini, ma nello stesso tempo si deve anche pensare a farli crescere in un nuovo spirito e far loro respirare nuova aria, e questo lo fa la cultura.

sabato 14 maggio 2016

Per un Pizzarotti che si vuole 'dimesso' c'è un Nogarin che si sostiene nella resistenza. Cinquestelle dynasty

Due sindaci 'cinquestelle', uno perfettamente integrato nella dynasty  'Casaleggio&Figlio' e l'altro ai margini, dissenziente. Ambedue raggiunti da un avviso di garanzia.
Per Nogarin, sindaco di Livorno,  la dynasty invita a leggere bene le carte e ad attendere l'evolversi dell'inchiesta, per poi decidere se dimetterlo o meno, perché non tutti gli avvisi di garanzia sono uguali; l'altro, sindaco di Parma, sul quale da due mesi indaga la procura di Parma, per le nomine al Teatro Regio, che non ha messo al corrente la dynasty, che ora si vorrebbe, perché dissenziente dalla medesima, dimesso sic et simpliciter.
Ma gli avvisi di garanzia, non aveva detto la dynasty che non sono tutti uguali, mentre per quelli che raggiungono esponenti di altri partiti suonano, senza indugio, alle orecchie della Casaleggio & Figlio come condanne già definitive?
 Gli avvisi di garanzia non sono tutti uguali , come non dargli ragione; ma anche gli oggetti di tali avvisi non sono tutti uguali. E allora? O si dice che occorre  guardare ai singoli casi prima di decidere - sempre ! - anche perché, comunque gli avvisi possono essere, talvolta, anche 'atti dovuti', oppure al loro invio debbono suonare come condanna,  che necessita immediatamente  delle dimissioni da ogni incarico pubblico. Come la dynasty chiede ora a Pizzarotti e, invece, non chiede a Nogarin.
 Intanto a proposito delle prossime elezioni amministrative, il cui clima infuocato non può non influenzare anche queste vicende, registriamo alcuni particolari della campagna romana.
 Innanzitutto che le sorellastre Mussolini  gareggiano su fronti opposti; che la Pivetti, in cerca di nuovo lavoro, dopo aver fatto senza molto successo ma per tirare a campare perfino la soubrette, s'è rimessa il foulard alla gola,  stile  presidente della camera di un tempo, per seguire come la sua ombra quel gentiluomo di Salvini; che le uscite ultime di Marchini inducono a  celebrare come genio,  Mariastella Gelmini, ex ministro dell'Istruzione, indimenticabile, per aver almeno parlato del tunnel, segretissimo, che collega Ginevra al Gran Sasso, entro il quale far passare la materia ( grigia?); e poi il rilievo dello slogan, ma forse solo quello, della principessina Ruspoli ( candidata con la Meloni) 'meglio nobili che ignobili! ( azzeccato!, perfino geniale); mentre fa piangere quello della Raggi che gioca sul suo cognome nello slogan: coRAGGIo di cambiare!
 Tornando a Pizzarotti. Sull'argomento 'Teatro Regio', e prima ancora sull'assessore alla cultura pizzarottiana, Luigi Boschi, nel suo blog (che la magistratura ha voluto mettere a tacere, perchè metteva bocca su fatti e misfatti parmigiani) ha raccontato tutto, anche in questi giorni, tornando a quella storia che ormai data qualche anno, quella cioè delle nomine al Regio, del direttore generale e della incaricata ai 'progetti speciali', per le quali aveva richiesto una 'manifestazione di interesse' agli aspiranti, i cui curriculum furono sottoposti ad una commissione che, alla fine dei lavori, stilò una lista di 7 candidati con le carte in regola. Quella commissione non s'è mai capito  se fosse presieduta da Cristiano Chiarot, sovrintendente a Venezia, o se Chiarot fosse uno dei membri, forse il più titolato fra gli esaminatori, se non altro per la carica che ha. In questa rosa di nomi eccelleva come astro luminosissimo Carmelo Di Gennaro che, vistosi escluso dall'incarico di direttore generale, se ne lamentò pubblicamente con una lettera aperta.
 Chi pensa che simili storture, che calpestano il curriculum honorum di uno dei più noti direttori artistici che l'Europa si contende a suon di dimenticanze e che perciò s'è messo in proprio, Di Gennaro appunto, sappia che la provincialissma Parma non è seconda neppure alla centralissima  Roma del Mibac di Franceschini, il quale per le sue (del ministero) commissioni consultive, a seguito di  richiesta di manifestazione di interesse, se ne è fottuto dei curriculum - che forse non era neppure in grado di valutare o che ha valutato secondo criteri di 'obbedienza e sottomissione'- per metterci chi gli pareva. Perciò chi se la prende con Pizzarotti, non si dimentichi di Franceschini. Resta solo da vedere chi farà meno danni,  se i nominati di Pizzarotti o di Franceschini.

giovedì 5 marzo 2015

Finto bando pubblico per manifestazione di interesse alla nomina di sovrintendente delle fondazioni liriche.Napoli,verona,cagliari, parma...

Da qualche mese la democrazia s'è impiantata prepotentemente nella gestione delle nostre istituzioni culturali, prime fra tutte le fondazioni liriche che rappresentano una rete ben distribuita sul territorio, produttiva se viene ben amministrata, e di enorme interesse per lo sviluppo.
 D'ora in avanti, viene da pensare che episodi come quelli del Teatro Massimo di Palermo dove il sindaco Orlando ha messo a capo, per sua insindacabile volontà e disposizione, il suo assessore Giambrone - già al secondo giro, essendo passato anni fa dall'assessorato comunale al teatro - non si verificheranno più in Italia.
 Quando si deve scegliere il vertice di una fondazione lirica che ha una notevole responsabilità in fatto di gestione e di promozione culturale, i sindaci - che restano, nonostante la loro palese ignoranza in materia, a capo delle fondazioni liriche, del loro consiglio di indirizzo intendiamo - si stanno a bituando ad utilizzare lo strumento del bando pubblico. Chi intende essere valutato per la sovrintendenza di una fondazione lirica, ritenendo di avere titoli ed esperienza necessari ed adeguiati,  segnali il suo nome all'ente, accludendo il suo curriculum di studi e professionale. Chi averà più titoli ed esperienza sarà prescelto. Tutto bene, sì. Salvo che per una postilla del bando. I sindaci non sono tenuti a scegliere necessariamente dall'elenco dei candidati, possono insomma fottersene e fare di testa propria.
 E' quanto è accaduto, ad esempio, a Parma, al Teatro Regio - che non è  fondazione lirica, sebbene abbia un passato ed una storia assolutamente grandiosi. Pizzarotti ha fatto anche lui un bando, ha creato una commissione esaminatrice e poi ha scelto due persone  che non si erano neppure candidate. Non vogliamo difendere i candidati ritenuti idonei dalla commissione presieduta da Cristiano Chiarot, sovrintendente della Fenice. Anche il candidato segnalato dalla Commissione non aveva i requisiti di esperienze neppure di preparazione per ottenere quell'incarico. E, perciò, in quel caso ci sentiamo di dire, per le nostre modeste conoscenze, che quella Commissione aveva toppato, oppure aveva scelto il meno peggio in fatto di preparazione ed esperienza.
 Anche il Teatro di Cagliari, dopo l'uscita di Meli, era ricorso al medesimo bando. Fra i candidati ci sembra abbia fatto una scelta giusta, nominando Angela Spocci, che non apparterrà alla crema della crema del mondo musicale, però il mestiere di sovrintendente lo ha già fatto e pure a Cagliari, da commissario, anni fa.
 Ora ci prova anche Napoli per sostituire la Purchia, il cui mandato è terminato. E anche nel bando del San Carlo, firmato da De Magistris, c'è la solita clausola di salvaguardia del conosciuto vizio della politica di impicciarsi di cose che non conosce e non capisce. E siamo certi che la scelta anche a Napoli avverrà per insindacabile decisione di De Magistris che presiede il cosiddetto Consiglio di indirizzo.
Come del resto è accaduto a Roma, dove la riconferma di Fuortes - che ancora non molla 'Musica per Roma', per la quale il sindaco ha promesso anche lì un bando internazionale, che ancora non si è visto -  è stata fatta da un Consiglio di indirizzo nel quale siede la crocerossina Maria Pia Garavaglia, la scrittrice e televisiva Maria Pia Ammirati, una signora addetta alle pubbliche relazioni - della quale non ricordiamo il nome, ci perdoni - ed un economista. Dunque ha scelto Marino, incurante della figuraccia che lui e Fuortes hanno fatto agli occhi del mondo con la cosiddetta minacciata 'esternalizzazione'. Vedremo cosa saprà fare Fuortes. Per ora il bilancio l'ha sanato il governo ( Legge Bray) e non lui, e gli sponsor ancora non li ha nè trovati nè portati, solo minacciati. Staremo a vedere.
 A Genova ha scelto il sindaco Doria, chiamando da Parma  Maurizio Roi ( a Parma Genova era già ricorsa in un'altra occasione. Speriamo vada tutto bene, visto che quello genovese è uno dei teatri nella grande tormenta). Ed anche Bologna, spodestato Ernani, ha messo in trono Sani, per volontà esclusiva, divina addirittura, nonostante la matrice politica del sindaco.
 Trieste, sembra fuori dei confini italiani, facciamo fatica a capire che cosa succede lì.
 Ora c'è anche il Caso Arena di Verona, il cui sovrintendente uscente, Girondini, imposto già una volta dal democratico Tosi, senza averne competenza ed esperienza, ma solo fedeltà al sindaco, era  stato contestato anche pubblicamente, da alcuni esponenti  del mondo musicale che ne chiedevano la destituzione. E invece no, dopo il bando, e le infinite candidature, come i sovrintendenti appartenenti alla 'compagnia di giro per le sovrintendenze' fra cui anche Catello De Martino, Francesco Ernani, Angela Spocci, Mauro Meli, e pure Ferdinando Pinto, il quale si sarà detto. ma se partecipano tutti quei... perchè non posso partecipare io, in considerazione del glorioso passato della sua gestione al Petruzzelli, ante incendio; ed altri trentacinque candidati, quell'elenco è stato stracciato dal sindaco.Tosi se ne è fregato di tutto e tutti ed ha fatto candidare dal Consiglio di indirizzo nuovamente Girondini che, ovviamente non compare in quell'elenco. A Lui pensa Tosi.
 Ci dite, di grazia, perchè dovremmo credere alle riforme ed alla volontà del ministero di Franceschini e Nastasi di voltar pagina.

venerdì 13 febbraio 2015

La musica di Ennio Morricone che rilassa Raffaele Fitto ed altre cosucce su Franceschini, Pizzarotti....

Ieri, sul 'Sette' del Corriere della Sera, si leggeva una lunga intervista a Raffaele Fitto - quello che Berlusconi vede ormai come fumo negli occhi - e che invece è solo  un parlamentare pugliese, già governatore della regione del su d'Italia, succeduto nell'impegno politico e di amministratore, a suo padre, anch'egli governatore, indaffaratissimo anche nel dire a Berlusconi quel che si merita che gli si dica e che nessun altro dice, il quale -  come ha dichiarato - alla fine della giornate, si rilassa con la musica di Ennio Morricone: non c'è altra musica, a suo dire, che lo rilasso altrettanto. Chissà cosa avrà pensato il musicista alla lettura della confessione di Fitto. Sicuramente gli consiglierà, non sentendosi onorato anzi, alla prima occasione, di far  più uso di camomilla e di lasciar stare la sua musica per scopi soporiferi. Naturalemnte Fitto si riferiva alla musica per il  cinema di Morricone: offesa ancora più grande.
 A proposito di musica, da alcune settimane sempre sul 'Sette', viene richiesto a noti personaggi del gran mondo,  quali sono le loro 'musiche del cuore'. Ieri toccava all'ineffabile, mezzo disastro Franceschini, il ministro 'nammurato'. naturalmente canzoni su canzoni, per tenere alto il tono ( questo in Italia lo fanno tutti, non  conoscendo altra musica!); ma poi, pentito per l'altissimo livello della sua classifica, ci ha messo in mezzo anche il Concerto n.2 per pianoforte e orchestra di Rachmaninov, tanto per giocare sporco.
 E sempre 'mezzo disastro' Franceschini, si è fatto sentire, intervenendo in una polemica sulla quale  lui non ha argomenti, e cioè se mandare all'Expo, l'Annunciazione di Leonardo, custodita agli Uffizi.
 Non sarà il direttore del museo fiorentino a decidere - esautorato da un ministro incompetente - ma lui, 'mezzo disastro' in prima  persona. Si capisce ora perchè nei posti di responsabilità in tutti i settori la politica non vuole persone con la schiena dritta che al momento opportuno assumano decisioni richieste e responsabili. Ma non si capisce però perché per venti fra i più importanti musei italiani egli abbia diffuso un bando internazionale per reperire i direttori che avranno ampia autonomia di gestione. A meno che anche nel caso dei direttori dei musei non scelga poi, fottendosene delle professionalità dei candidati, come del resto ha già fatto in altri casi, Vedi commissioni centrali del ministero, fra le quali, per conoscenza diretta, quella  che si occupa di musica è tra le peggiori e meno qualificate, per lasciare spazio a 'grande & grosso' Nastasi.
 Il caso delle nomine  ai vertici del Teatro Regio di Parma  ha generato una forte polemica  che ha come obiettivo primo il comportamento di Pizzarotti, che ha  bandito anch'egli, come Franceschini, un concorso, nominato una commissione per esaminare i curriculum dei candidati e poi se ne è fottuto, nominando di testa sua altre persone, ovviamente di sua conoscenza o che gli hanno suggerito, fuori concorso.
 Ma il caso del Teatro Regio ha generato un altro caso, che ha per protagonista uno degli esclusi che , da quel che si dice, figurava fra quelli ritenuti dalla commissione, fra gli idonei. L'escluso in questione ha inviato una lettera  a Pizzarotti,  e che è stata poi resa pubblica, denunciando il caso e chiedendo attenzione. Il fatto è che ora, quell'escluso, uno dei tanti, con titoli che secondo noi non sono tali da affidargli la direzione di un teatro, sta diventando un eroe nazionale, e per tale ragione, e solo per questo, alla prima poltrona vuota, sarà chiamato a ricoprirla, pur  non avendo anche in quel caso, i titoli per sedervisi.
 Una delle tante anomalie italiane. Ne volete un esempio. Molti molti anni fa fu nominato direttore artistico della Scala Roman Vlad, che era amico di Muti e presidente o qualcosa di simile della SIAE. Egli accettò, ma volle che la Scala gli nominasse seduta stante un aiutante, perchè ' non aveva tempo per occuparsi come avrebbe dovuto della Scala per i suoi  numerosi precedenti impegnai. Chissà se qualcuno, allora come oggi si rende conto della anomalia!) che Vlad scelse nella persona di Paolo Arcà, suo aiutante nella rivista 'Musica & Dossier. Arcà, da quel momento, ha fatto una carriera luminosissima, mettendo sempre nel suo curriculum che egli era il direttore artistico della Scala, come poi è avvenuto dopo l'uscita di Vlad che non si è ripreso il suo  aiutante. Risultò evidente che Arcà il direttore artistico proprio non poteva farlo, non sapendo nulla o quasi di voci e melodramma ( come si dice, a ragion veduta, di alcuni altri direttori artistici in attività!). Eppure restò alla Scala. Si disse che per anni si occupava delle tournée istituzionali del teatro - forse conosceva l'inglese. E si scrisse che quando una volta telefonò a Domingo per una scrittura , il tenore  gli rispose:  fammi parlare con il direttore della Scala, io non conosco nessun Arca alla Scala ( si lesse questo sul Corriere!).  Arcà poi, per essere passato dalla Scala,  è diventato direttore artistico di tutto quello che si poteva in Italia; e a Milano, sono secoli che lo fa anche per la Società del Quartetto e lo ha fatto anche per gli Arcimboldi, forse con le stesse modalità scaligere. Poi Fontana  se l'è tirato appresso anche a Parma ed ora, assai strano, sembra a riposo. Ma c'è da scommettere che non  lo sarà per molto, perché anche lui è nella lista nazionale di quelli da ricollocare, anzi in due liste: quella dei partiti e quella dei grembiulini. L'unica stranezza nella sua carriera è che non è stato ancora fatto 'accademico' di santa cecilia. Un vero mistero che si può spiegare, dopo aver letto i nomi degli utlii infornati, solo con faide interne ed odii personali. Che non sarebbero una eccezione in quell'ambiente che  nella prossima settimana eleggerà il successore di Cagli. Anche Petrobelli, accademico di mezoz mondo, non lo fu di Santa cecilia. Chissà perchè.

mercoledì 4 febbraio 2015

Lettera di escluso dalla dirigenza del Regio di Parma che si legge nel sito di Luigi Boschi

Giusta lamentela di chi interpellato da un bando e presentatosi, viene escluso dopo che, a detta di chi aveva presieduto la commissione incaricata di esaminare i curriculum dei 'manifestanti interesse' ad occupare la poltrona di vertice del Regio di Parma, ritenne il suo nome fra quelli in possesso di  professionalità e titoli  idonei per quell'incarico.
 E' bene, sacrosanto che chi si sente escluso per ragioni che nulla hanno a che fare con le sue capacità, competenze e professionalità acclarate, manifesti pubblicamente il suo disappunto e denunci i 'falsi' bandi di molte amministrazioni che fingono di attenersi alla legge , fottendosene poi, in barba a qualunque decenza.
Che è l'accusa che l'escluso muove  a Pizzarotti  artefice delle nomine contestate. Ma Pizzarotti non è che l'ultimo pesciolino fra i pescioni che sguazzano nell'acquario italiano. Perchè quando il pesce puzza è dalla testa che bisogna intervenire per eliminarla.
 All'escluso vorrei dire che, non molti mesi fa, anche il Ministero di Franceschini  fece un bando per la nomina dei componenti la Commissione centrale musica. Noi inviammo il nostro curriculum, forti della presunzione che pochi altri in Italia hanno la stessa competenza delle cose del mondo musicale italiano e, in aggiunta, la totale estraneità a giochi di  congreghe e lobby.
 Bene, a noi non fu data nemmeno la comunicazione dell'esclusione. In quella commissione il pesce puzzolente dalla testa bicefala (Franceschini e Nastasi) ci mise persone gradite ubbidienti e certamente molto meno competenti e malleabili di noi. Persone oneste, per carità, come  la Colasanti o Licalsi, ed anche Toniolo. più addentro nei meandri della politica ministeriale, ma persone addomesticabili - come dimostrerebbero  i recenti finanziamenti aggiuntivi del ministero ad alcune fondazioni liriche sulla base dei pareri di detta commissione (vedi articolo sul sito di Luigi Boschi) Finanziamenti ovviamente decisi, in realtà, dalla testa bicefala del pesce puzzolente; i quali finanziamenti, alla semplice lettura gridano vendetta, a cominciare da quelli attribuiti ad un teatro per la sua 'produttività ', mentre si sa che in un anno fa magari una trentina o poco più di alzate di sipario.
 Noi ci candidammo per la nostra competenza indiscutibile, in relazione alle richieste del bando.E il  Ministero ( Nastasi) preferì altri.
 Veniamo, invece, all'escluso che scrive a Pizzarotti. La sua pregressa competenza a dirigere un teatro, a fare insomma il sovrintendente e magari nello stesso tempo il direttore artistico non è acclarata, non risulta da nessuna sua precedente esperienza - anche quella al Teatro Reale di Madrid non è così chiara ed esplicita. Chiara è invece la sua direzione dell'Istituto di cultura italiano nella capitale spagnola. Nulla a che vedere con la  direzione generale di un teatro, per quanto 'di tradizione'.
 L'escluso, laureato in scienze politiche, ha avuto una discreta carriera come giornalista di cose musicali e, sempre in ambito musicale, come autore di testi non privi di pregio. Ma l'esercizio della critica musicale, concesso che se ne abbiano le professionalità, quali garanzie può offrire  in relazione alla gestione di un teatro? E' la stessa domanda che rivolgiamo a coloro i quali, chiamati da Pizzarotti ad esaminare i curriculum degli aspiranti alla direzione del Regio di Parma, inclusero l'escluso fra quelli che ne avrebbero avuto diritto, in base ai titoli richiesti.
 All'escluso, infine, consigliamo modestamente di restarsene a Madrid, facendosi riconfermare come direttore dell'Istituto di cultura; in caso contrario, si faccia spostare di sede,  istituti di cultura nel mondo ve ne sono tanti. E come ha avuto accesso al primo potrebbe averne anche agli altri.

giovedì 1 maggio 2014

Il sig. De Leo contro il dott. Fontana

Giuseppe De Leo contava, dall'alto della sua esperienza come sovrintendente del Teatro di Fano, detto 'della Fortuna'- che evidentemente non l'ha assistito - di far annullare la nomina di Carlo Fontana - che lui cita sempre come 'sig. Fontana', ad amministratore  generale del Teatro Regio di Parma, nominato in tale ruolo dal consiglio di amministrazione del teatro presieduto dal sindaco Pizzarotti. Il sig. De Leo si  attacca al fatto che il dott. Ciclosi, commissario del Comune, che aveva retto Parma dopo la fine ingloriosa del precedente sindaco Vignali), aveva bandito un concorso per nominare un nuovo sovrintendente, dopo l'uscita (la decadenza o la fuga, non ricordiamo bene i particolari ) di Mauro Meli, ora insediatosi nuovamente a Cagliari dove attende di firmare il suo contratto ancora in bilico perchè lui e il sindaco di Cagliari non si mettono ancora d'accordo sul compenso ( 120.000 o 180.000 Euro?).
Pizzarotti al suo arrivo sulla poltrona di sindaco di Parma,  a causa anche dell'uscita di alcuni soci dal consiglio di amministrazione del teatro, aveva ricomposto il consiglio il quale, apportata una modifica allo statuto, aveva nominato a quell'incarico Fontana. Il sig. De Leo ritenendo che  la nomina dovesse scaturire dal concorso bandito da Ciclosi- ma lui era rimasto un giro indietro, rispetto agli eventi - fece ricorso al TAR.
 Lo scandalo recente, fresco di giornata è la pubblicazione della sentenza del TAR che dà torto a De Leo, sul sito di Repubblica.it, prima ancora che tale sentenza venga resa pubblica. Con l'aggiunta  che, comunque, ora sarebbe inutile procedere contro Fontana, in quanto egli è decaduto ( si è dimesso?) dal suo incarico che, invece, in base al contratto, terminerebbe nel 2016, come si legge ancora in questo momento sul sito del Regio.
 Ora in questa vicenda ci sono anche degli aspetti tragicomici. De Leo aspirava a quell'incarico ed, anzi, era sicuro di poterci  contare, semplicemente partecipando al concorso, al quale evidentemente  pensava avrebbero partecipato persone del suo stesso rango professionale, che era quasi zero in un ente teatrale, mentre Fontana era stato già sovrintendente del Comunale di Bologna e della Scala!
 Se ricordiamo bene la vicenda, il sig. De Leo era segretario generale del Comune e forse per tale suo incarico fu messo a dirigere il Teatro della Fortuna. Ora, per capire quanto fosse illuminata e competente la sua sovrintendenza, chiamò come direttore artistico un tale sig. Fedeli che, se non andiamo errati, è un agente, cioè titolare di una agenzia di rappresentanza artistica. Forse il sig. De Leo, che evidentemente conosce bene il mondo della lirica, s'era detto: piuttosto  che chiamare un direttore artistico con gli attributi, il quale bene o male dovrà rivolgersi agli agenti, tanto meglio chiamare direttamente un agente, così si evita un passaggio. Non solo, per trovare un successore a Fedeli, è ricorso nuovamente allo stesso ambiente chiamando Priscilla Baglioni, laureata in giurisprudenza, con la passione per il canto, la quale si sarebbe formata come direttore artistico prima affiancando un agente della potente IMG Artists, e poi lo stesso Fedeli, dai quali ha cercato di rubare tutto il rubabile - ha dichiarato la graziosa direttrice.
 Ora al posto di De Leo c'è un nuovo sovrintendente, una signora con un passato da assessore alla cultura. Se uno si domanda come mai la scelta della Baglioni?  e vuole sapere che c'entra con Fano? La direttrice in persona risponde alle domande: oltre l'apprendistato  nell'agenzia di Fedeli, la legano a Fano, le sue vacanze da ragazzina sull'Adriatico.
 Il sig. De Leo in tutta quest storia non ci fa una bella figura, perchè Fontana , concorso o nomina diretta, certamente aveva tutte le carte in regola per assumere quell'incarico. Mentre chi fa una figura pessima è il Tar, che rivela, prima di emanarlo  ufficialmente, l'esito di un giudizio, e poi incorre in quello svarione sulla decadenza già avvenuta di Fontana.

domenica 27 aprile 2014

Mauro Meli lavora a Cagliari senza alcuna remunerazione, ANCORA

Ci vuole tanto per arrivare a trovare, sui vari siti delle istituzioni, la pagina 'amministrazione trasparente' da cliccare per vedere i compensi dei dirigenti. Alla fine ci siamo riusciti per il Teatro Lirico di Cagliari, dove è nuovamente approdato Mauro Meli come sovrintendente, dopo l'incidente della Crivellenti, sponsorizzta da Gianni Letta e con l'avallo di Nastasi che poi invece l'ha gettata a mare. Alla fine di tanta ricerca  hai una sorpresa che non t'aspetti davvero. Mauro Meli fino alla fine del 2014 lavora GRATIS, 'senza alcuna remunerazione' si legge, nel teatro che ha lasciato qualche anno fa in un mare di debiti, di cui egli dice non essere il responsabile. Lui dice così. Come dice anche  che a Parma debiti e casini non ne ha fatti nè lasciati, a differenza di ciò che vanno dicendo Pizzarotti e Fontana oltre che i componenti  di quella cosiddetta Orchestra del Regio da lui fondata: neanche quella  lasciata nei casini?
 Ora passerà un anno a Cagliari, nell'indigenza, per espiare  peccati e colpe passate, e per dimostrare che lui non è affatto attaccato ai soldi e che fa tutto quel che fa per amore della musica, che è poi la stessa filosofia di quel suo amico agente che aveva portato a Cagliari Carlos Kleiber per la modica cifra di centinaia di milioni di lire e che fa di nome Proczinski, che ha agenzia e sede legale a Montecarlo, ma che  ha continuato, nonostante le accuse, a fare affari 'spirituali' in Italia,  con il supporto anche di Meli.


P.S. Neanche la pagina 'amministrazione trasparente' dice il vero. Che vergogna. Messo fra i consiglieri di amministrazione il nome di Meli diveniva credibile che lavorasse, come quelli senza compenso. Invece, la storia è un'altra.  Il sindaco di Cagliari è in conflitto con Meli sul compenso. Altro che lavorare gratis. Il sindaco gli vuol dare 120.000 Euro annui, Meli ne vuole 180.000, accampando il fatto che egli svolge il duplice ruolo di sovrintendente e direttore artistico. Il sindaco sta facendo fare le verifiche del caso e poi deciderà se accordare anche gli altri 60.000 Euro a Meli. E' la stessa ragione che accampa a Roma Bruno cagli per i suoi 300.000 Euro di compenso a Santa Cecilia -  un compenso che comunque ora dovrebbe  essere ridimensionato, per effetto di quanto stabilito dal governo Renzi. Lui, Cagli, si giustifica: 200.000 come sovrintendente e 100.000 come direttore artistico, senza contare che all'accademia c'è una direzione artistica e musicale già affollatissima e  molto costosa che, anche senza Cagli, costa oltre 500.000 Euro. Davvero troppo. Esageratamente troppo.
E noi poveri ingenui che abbiamo creduto a quella falsa annotazione 'senza alcun compenso'  lettosul sito del Teatro Lirico di Cagliari. Per fortuna un attento lettore del nostro blog ci ha segnalato l'articolo della Nuova Sardegna nel quale la questione 'compenso' di Meli viene affrontata per filo e per segno.