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mercoledì 4 luglio 2018

Da Carlo Fuortes al Tg1 la lista dei bugiardi impuniti si allunga

Nei giorni scorsi, alla vigilia della stagione estiva dell'Opera di Roma, a Caracalla, Carlo Fuortes dava letteralmente i  numeri: ad oggi abbiamo già superato per incassi la stagione precedente ccc... A simili annuncia siamo abituati da anni , Fuortes è maestro nella giusta arte di incoraggiare le truppe prima dell'inizio della battaglia, salvo poi a ridimensionare la vittoria a fine stagione. perchè ogni anno, a dispetto dei proclami, facendo due conti, viene fuori che i 'tutto esaurito' sbandierati quasi ogni sera, 'tutto esaurito' non erano. L'anno scorso, cifre alla mano, abbiamo dimostrato come dei 4000 posti disponibili alle grandiose terme ogni sera, un migliaio circa restavano vuoti.

 Dunque vedremo a  fine stagione se le previsioni  del sovrintendente saranno rispettate. Se lo fossero noi saremmo i primi ad essere contenti, vuol dire che al di là dei proclami, Fuotres è riuscito a portare di nuovo il pubblico a Caracalla. Ma ne dubitiamo.

 Spara Fuortes e spara anche il TG1 che nell'edizione delle 13.30, ha dedicato un servizio alla serata inaugurale con la Traviata di Verdi, in salsa 'felliniana', diretta da Mariani che dell'opera era il regista e non il direttore, come si è sentito dire. Passi.

Però non possono passare le cifre gonfiate ad arte su suggerimento -  altrimenti chi ? - dell'ufficio stampa dell'Opera che deve aver detto al giornalista che la capienza della platea alle terme è di 5000 posti. No, la platea, allargata alcuni anni fa, è arrivata a 4000 posti. E allora perchè il giornalista ha detto che la Traviata ha avuto successo davanti a quasi 5000 spettatori?

lunedì 11 giugno 2018

Carlo Fuortes non si è ancora accorto di essere passato da Musica per Roma al Teatro dell'Opera

" Due titoli d'opera, il ritorno del balletto e così tanti 'extra' da considerarli quasi la norma. La stagione estiva del Teatro dell'Opera di Roma alle Terme di Caracalla si converte al 'POPULAR' con concerti-evento, come l'unica data italiana di Bjork e l'addio alle scene di Joan Baez, lasciando alla lirica due soli allestimenti, Traviata e Carmen, che comunque insieme coprono 14 serate, a cui si aggiungono le 5 repliche del nuovo balletto Romeo e Giulietta...
" Coniugare popolarità e qualità dell'offerta è la linea sulla quale anche quest'anno abbiamo programmato la stagione estiva. Speriamo di rendere così il repertorio più vicino a chi, turista o romano, magari solo d'estate vi si accosta, complice il fascino spettacolare delle rovine di Caracalla", dichiara il sovrintendente Carlo Fuortes
 Fin qui Repubblica, il quotidiano, che fa da megafono alle dichiarazioni farneticanti del sovrintendete, alle quali mai oserebbe porre un argine o contrapporre una obiezione.
 Insomma Fuortes spera, con questa sua programmazione 'POPULAR' -  di tutt'altro avviso era fino a pochi anni fa il suo attuale direttore artistico, il sommo Alessio Vlad, che per Caracalla sognava un festival di alta qualità, lontano dalle rotte popolari, e che ora ha evidentemente cambiato religione, convertitovi dal suo attuale sovrintendente - cioè con i 'concerti-evento' e con il richiamo delle fascinose rovine delle Terme di Caracalla, di acquisire qualche spettatore in più per il melodramma.
 Alla cui cifra 'popular' lui non ha mai creduto, per  palese ignoranza - semmai lui è interessato  solo alle regie, che devono essere tassativamenrte 'moderne'  - e perchè il suo cuore batte ancora per l'Auditorium.
Non per questione di soldi, perchè dall'Opera si è fatto dare esattamente la stessa cifra che percepiva a Musica per Roma, cioè 240.000 Euro circa.
 Possiamo continuare a pagare tale somma al sovrintendente di un teatro d'opera che, per primo, non crede all'appeal, anche popolare, dell'opera?
 E che - vogliamo aggiungerlo - il miracolo di risanare le finanze del Teatro dell'Opera, ragione per cui era stato chiamato all'Opera di Roma, non gli è riuscito?

 P.S. Ci piacerebbe sapere a quali 'successi internazionali' Paolo Conti ( Corriere della Sera) alluda - e non è la prima volta che lo afferma - quando parla del Teatro dell'Opera di Roma, guidato d Carlo Fuortes. Forse allude alla recente trasferta in un paese del Golfo?
Dovrebbe sapere che la scelta dell'Opera di Roma va attribuita ad un direttore italiano (Paolo Olmi che, se ricordiamo bene, all'Opera di Roma non ha mai diretto nell'era Fuortes e spera forse di esser ora invitato) che ha caldeggiato la trasferta dirigendo i titoli in programma, perchè è nelle 'grazie' del sultano di quel paese.  E allora a quali successi allude Paolo Conti?

giovedì 7 settembre 2017

Pavarotti, che noia! Ed oggi si ripete, al Colosseo, con Bocelli

Ha fatto meglio Mediaset a trasmettere il concerto del '90, a Caracalla, dei 'Tre tenori', per ricordare il decennale della morte di Pavarotti. meglio di Rai 1 con quella serata noiosissima dall'Arena di Verona. Quel concerto, che vanta molti padri - e noi ne abbiamo conosciuto almeno due o tre - fu un evento mondiale amplificato dalla tv ed anche dai Mondiali di calcio ( diciamola tutta),  doveva restare unico, invece è stato ripetuto infinite volte, procurando fama e soldi ai tre tenori, ed ancora oggi viene imitato da pallidi cloni, che incontrano - come mai ? -  il favore del pubblico.

La Rai, dietro sollecitazione di Nicoletta Mantovani, vedova del maestro, la quale aveva dichiarato che per seguire le commemorazioni nel mondo aveva deciso di dimettersi da  assessora del Comune di Firenze (ma forse s'è dimessa per scarso rendimento, ed anche per nomina inutile!), ha preparato una di quelle noiose serate  dall'Arena di Verona, una specie di raduno di reduci che hanno combattuto con il maestro le battaglie  incruente della diffusione della musica cosiddetta classica,  e si sono spesi per la causa che 'tutte le musiche sono uguali', e che 'non c'è differenza fra classica a rock, se è buona musica'. Cause, oggi di moda, ma che non servono a nulla o quasi.
 E la dimostrazione che non tutte le musiche sono uguali e che per ognuna occorre avere un particolare stile l'ha data, anzi ridata ancora una volta, un inserto di Pavarotti che canta ' Mattinata' di Leoncavallo. Se c'era uno al quale si sarebbe dovuto dire, quand'era in vita: maestro lasci stare quel repertorio, non è fatto per Lei, quello era proprio Lucianone, consigliato al contrario evidentemente anche da Nicoletta, con la quale ha organizzato quelle riunioni oceaniche senza capo nè coda all'aperto. Quando canta Mattinata, romanza solare notissima, egli lo fa, accigliatissimo, corrucciato, anzi  proprio incazzato,  e con lo stesso piglio con il quale avrebbe potuto e dovuto cantare 'Di quella pira'.

Una intervista alla moglie n.1 di Pavarotti, Adua,  apparsa su Repubblica, a firma Bentivoglio, faceva pensare anche  questo. Adua , sollecitata dalla intervistatrice , ha anche smentito uno scoop di Valerio Cappelli,  di molti anni fa, il quale aveva spiato il leggio del maestro, nel corso di un concerto , scoprendo, a suo dire, che il maestro non leggeva la musica bensì il testo del canto accompagnato da una sorta di alfabeto morse che  gli suggeriva la parte musicale. Adua ha detto che suo marito sapeva leggere uno spartito. Cappelli smentito!

Tornando all'Arena di Verona ed alla noiosissima serata trasmessa da Rai 1, cerimoniere il solito abbronzatissimo Carlo Conti, il 'concertone' si snodava secondo una matrice unica, ripetuta ogni volta ad ogni numero: arriva un amico od un conoscente del maestro, racconta qualcosa dei suoi rapporti con il tenore, canta  e se ne va. Nel raccontare qualche storiella dei suoi rapporti con Pavarotti - solitamente banali, tutte conosciute, niente di nuovo -  quasi sempre, l'amico o conoscente tentava di accreditarsi, con le credenziali del tenore defunto, come il 'massimo che c'è'. Mentre, invece,  si capisce da tutto che troppe suole di scarpe dovrà ancora consumare prima di salire sul podio  che Pavarotti nel mondo s'era conquistato. Per la sua bella voce e per la sua innata simpatia, meno per la sua statura di musicista. Che non fosse un musicista pari alla sua fama - come ad esempio si riconosce a Placido Domingo - non siamo noi per primi ad affermarlo, è risaputo e  s'è detto da sempre.

Chi organizza simili 'seratone' -  dal pericolo non sfugge anche quella che stasera è in programma al Colosseo, organizzata da Bocelli - non si rende conto che il rito è stantio e noioso. Non si può pensare che basta una sfilata di divi/e e divetti/e a rendere omaggio ad un personaggio come Pavarotti la cui fama non ha eguali negli ultimi decenni, neanche la Callas, per renderla accattivante e sostenibile.  Occorre un'idea, la  semplice passerella condita da aneddoti risaputi è vecchia e non regge più.

venerdì 4 agosto 2017

Adesso FUORTES cambia tecnica nei proclami di vittoria. Il pubblico aumenta ovunque a Roma

Sembra, da quel che si è letto ieri, che a Caracalla Carmen di Bizet, l'opera di punta della presente stagione - le altre due sono Nabucco e Tosca - abbia fatto furore; e l'aumento di pubblico - come scriveva Rory Cappelli su Repubblica - abbia riguardato oltre Caracalla ( il dato  era riferito però solo a  Carmen) anche la rassegna dell'Auditorium, Luglio suona bene che quest'anno ha superato , quanto a pubblico, anche la stagione precedente.

Prima di analizzare il dato relativo a Carmen, due cose vogliamo dire alla Cappelli.
Primo, che Carmen che si è vista ed ascoltata a Caracalla , 'in versione pop... nella riduzione diretta da....' altro non era che la Carmen di Bizet, come un teatro d'opera propone ogni volta. Nessuna riduzione dunque, caso mai avrebbe dovuto scrivere . ' con la direzione di...' che è ben altra cosa.
Secondo, che i dati di affluenza di pubblico di questo luglio all'Auditorium, meno male che hanno superato quelli della stagione 2016, quando toccarono il minimo degli anni vicini .
Perciò se Capeplli, Rory, si documentasse sui dati prima di scrivere e capisse che la Carmen di Caracalla non era stata 'ridotta 'se non per Lei, povera!, farebbe più bella figura.

Ed ora veniamo a Fuortes ed ai suoi successi alle terme di Caracalla per Carmen. Finora non ha sparato cifre sull'affluenza, si è solo limitato a far dire  ai suoi megafoni ufficiali, che nelle dieci recite l'opera di Bizet ha fatto incassare al teatro 1.200.000 Euro. Un modo nuovo di offrire dati che lo mette al riparo da critiche - conti alla mano -  relativi alla disponibilità dei posti ( 4000 posti per sera) ed alla loro occupazione.

I biglietti per Carmen andavano da 25 Euro a 100 per le poltronissime. Se il teatro ha incassato 1.200.000 Euro è certo che la platea delle dici recite dell'opera non è stata mai piena dal primo all'ultimo posto. Infatti considerando che la disponibilità complessiva per le dieci repliche era di 40.000 posti, la somma sbandierata  verrebbe dall'occupazione di tutti i posti a 30 Euro. E siccome i biglietti partivano da quasi 30 Euro ( 25 per la precisione) per salire fino a 100, vuol dire che quei posti non sono stati occupati tutti ogni sera, altrimenti l'incasso avrebbe avuto ben altra consistenza.

Dunque anche questa volta, nonostante gli strombazzamenti ai quali siamo abituati, l'Opera di Roma a Caracalla ha avuto una 'vittoria di  Pirro-Fuortes', per Carmen. Per gli altri titoli...

 Quanto agli incassi, sempre Fuortes, e sempre per Caracalla 2017, ha rivelato che quest'anno si è incassato 4.120.000 circa di Euro, contro i 3.340.000 circa dell'anno scorso, con un aumento di 780.000 Euro.

Rifacciamo qualche conto? Sempre secondo Fuortes, il successo della stagione è stata Carmen che nelle 10 repliche ha fatto incassare 1.2000.000 Euro; e perciò le altre 19 serate complessivamente quasi 3.000.000, perciò un pò più- come media- di Carmen. Come fa allora ad essere il successo di Caracalla 2017, se le altre 19 serate hanno fatto guadagnare di media oltre 150.000 Euro a sera, contro le 120.000 di Carmen?

sabato 1 luglio 2017

I conti della serva in tasca a Fuortes per l'Opera a Caracalla

Ad oggi sarebbero stati venduti 38.000 biglietti dei 110.000 circa, quanti sono i posti disponibili della grande platea delle Terme romane ( 4.000 posti) considerando che fra opere, balletto ed extra ( Einaudi e Battiato), le serate di spettacolo quest'estate a Caracalla saranno in tutto 29. Fin qui le dichiarazioni di Fuortes, alla vigilia della prima dell'opera Carmen che avrà dieci repliche in tutto, contro le poche unità di Tosca e Nabucco - le due in tutto otto appena. 

Non pensiamo che Fuortes abbia voluto dire che le dieci serate di Carmen erano ormai tutte esaurite, non gli crederemmo, anche perchè in quei 38.000 biglietti venduti ce ne saranno stati qualche migliaio delle tre serate con Einaudi e Battiato, e qualche altro migliaio per le altre due opere in cartellone, oltre che per Bolle, che solitamente fa il pienone, per la gioia degli amanti del balletto, e la piena soddisfazione  degli sguardi voraci delle signore innamorate del fisico del noto ballerino.

 Comunque, ad oggi, a stagione appena iniziata, un terzo dei biglietti disponibili, attenendoci sempre alle strombazzate di Fuortes, sarebbe stato venduto. Staremo a vedere se ugual sorte toccherà anche agli altri due terzi - e noi saremmo i primi a gioirne, ma non per Fuortes, ma per il teatro dell'Opera - che potranno finalmente far cantar vittoria, a battaglia finita, a Fuortes. Il quale solitamente, a distanza ravvicinata, per non raccontare anche di perdite e ferite, non pubblica mai il suo bollettino di guerra, mentre lo fa sempre molto tempo dopo, contando anche sulla scarsa memoria o benevolenza dei suoi ascoltatori, come fa anche con il bilancio del teatro.

Del quale bilancio il commissario governativo preposto al fondo 'salva teatri', ha scritto cose non proprio lusinghiere, nell'ultima sua relazione di qualche mese fa. Fuortes s'è difeso, con il bilancio chiuso in pareggio, ma il festival contemporaneo saltato, e con il buco pregresso che pian pianino ripianerà. Ammesso che riesca a far aumentare il pubblico, anche attraverso le sue 'operacamion', e diminuire le spese, mantenendo alta la produttività del teatro.

Intanto ha cancellato il festival che gli costava intorno al milione di Euro (giustificandolo con il diminuito finanziamento del Campidoglio, perciò nessun risparmio), ha cancellato il nuovo allestimento previsto per l'opera Un romano a Marte di Montalti-Compagno, ed ha cancellato dalla direzione artistica anche Giorgio Battistelli (strano che dopo le dichiarazioni di Fuortes: "non avrei dovuto assumerlo', Battistelli non si sia fatto sentire, replicando pubblicamente) ed anche i suoi concerti, risparmiando anche in questo caso, forse, altri due o trecento mila Euro in tutto, o forse più. Non è granchè, per ripianare un debito di una sessantina di milioni, ma da una parte, prima o poi, occorre cominciare.
 Se pensa di rifarsi con le repliche e il noleggio dell'allestimento della costosissima Traviata, messa in scena da Sofia Coppola con i costumi di Valentino, finge di non sapere che un allestimento costoso come quello  è stato ( quasi due milioni di Euro il costo complessivo - una enormità - che per legge non dovrebbe essere consentito!) prima che si ripaghi e  cominci a rendere, occorre che ce ne passi di tempo.

L'Ambasciata messicana a Roma PROTESTA per la Carmen 'MESSICANA' a Caracalla

La Carmen a Caracalla, più che per i biglietti venduti - Fuortes, come suo solito, spara forte:  ad oggi, a stagione appena iniziata,  ha strombazzato, sono stati venduti 38.000 biglietti, mentre lo scorso anno, come oggi,  i biglietti venduti erano stati appena 13.000; ma lui aveva cantato vittoria, anche l'anno scorso - fa notizia per una singolare protesta, quella dall'Ambasciata del Messico, dove la regista Carrasco ha ambientato l'opera.

"Grossolana e caricaturale la rappresentazione del nostro paese e delle sue tradizioni culturali. L'ambasciata del Messico esprime la sua sorpresa ed indignazione alle autorità dell'Opera per la inelegante e semplicistica rappresentazione del nostro paese'. La protesta è stata inviata anche al sindaco Raggi, presidente di diritto del Teatro dell'Opera.

Forse per la prima volta, il sovrintendente Fuortes, è riuscito nell'impresa di far protestare da un paese occidentale - il Messico è nell'Occidente?- elementi di una rappresentazione operistica. Non era mai accaduto prima in nessun altro luogo, che noi sappiamo. Tranne il caso di qualche anno fa, accaduto in Germania, quando un paese musulmano protestò per allusioni al profeta poco rispettose, contenute in una pièce teatrale od operistica, non ricordiamo.

 La storia di Carmen è ambientata in parte in ambienti di contrabbandieri. Forse questo non è piaciuto ai messicani, che sanno bene che il loro paese è al centro del traffico di stupefacenti (il contrabbando in Carmen, riguarda altri settori, naturalmente). o c'è dell'altro? Non posiamo dirvi perché non abbiamo visto l'opera a Caracalla, né la vedremo, neanche per questa ragione.

 Non sappiamo se la regista o il teatro abbia emesso un comunicato ufficiale di risposta. Ed anche questo ci interessa assai poco, fermo restando la nostra convinzione che la libertà di espressione, fatta salva la sensibilità delle persone, va comunque rispettata,  anzi difesa.
 Ci viene in mente la polemica di ugual segno che investì Charlie Hebdo, all'indomani dell'eccidio nella sua redazione di Parigi, a causa delle sue vignette satiriche ed irriverenti. Anche allora ci venne di difendere la libertà del settimanale, fatta salva ecc...ecc...

lunedì 12 giugno 2017

Fuortes, sovrintendente dell'Opera di Roma, annuncia in anticipo l'esito vittorioso di una battaglia appena cominciata, le sconfitte le ignora

Ancora una volta, l'ennesima, all'inizio di stagione - nel nostro caso quella estiva dell'Opera di Roma a Caracalla che , oltre i tre titoli d'opera ( Carmen, Tosca, Nabucco), ha alcuni 'extra ( Einaudi, Battiato e Bolle), il sovrintendente Fuortes canta già vittoria. I biglietti venduti sono aumentati,  se raffrontati allo stesso periodo dell'anno scorso, del 48% - il che vuol dire che  per gli extra, che poco hanno a che fare con l'opera ma che sono un retaggio della passata attività di Fuortes a 'Musica per Roma', i biglietti, prima ancora di iniziare la stagione,  sarebbero sulla carta venduti; al punto che si è dovuto aggiungere un'altra serata Bolle, a grande richiesta. Va bene e noi siamo contenti. Ma l'opera come va, come va la prevendita? Ha pensato,  il sovrintendente, che facendo nella stessa sera al Costanzi il Viaggio a Reims, e a Caracalla il concerto di Ludovico Einaudi,  l'Opera di Roma fa concorrenza a se stessa? C'è pubblico per ambedue? C'era l'anno scorso quando al Costanzi arrivò Zingaro con il suo teatro 'equestre' e a Caracalla era già iniziata la stagione? Evidentemente sì, altrimenti non avrebbe senso ripetere l'errore, a spese della collettività.

 Fuortes non è nuovo a simili proclami di vittoria ancor prima che la battaglia cominci. Forte del fatto che a volte accade - non sappiamo se anche nel suo caso - che  pensando e volendo con tutte le forze raggiungere un risultato, questo risultato arrivi.
 Noi sappiamo - ma questo ovviamente non ci fa piacere - che l'anno scorso, limitandoci a Caracalla, una discreta fetta della grande platea delle terme ogni sera era rimasta vuota. Ma Fuortes dopo aver dato l'annuncio della vittoria, quando dovette battere in ritirata, a vittoria non conseguita, non confermò il proclama di vittoria, per lui era solo procrastinata, tanto meno di amara sconfitta.

Sul terreno delle sconfitte, come altro giudicare l'uscita di scena,  di Battistelli, nel silenzio generale (c'è stata solo una intervista del compositore ma nessun comunicato del 'complice' ufficio stampa del teatro) dalla doppia direzione artistica, e la cancellazione, dopo solo un anno, del festival di teatro contemporaneo, il ben noto FFF, che avrebbe dovuto ( perchè? era tanto necessario?) giustificare la presenza di Battistelli al Teatro dell'Opera; e sulla quale Fuortes non ha detto una sola parola neanche di ringraziamento, come si usa, né ha offerto una motivazione plausibile alla cancellazione del festival, oltre quella del diminuito contributo comunale al teatro di 1.100.000 Euro?

sabato 22 ottobre 2016

FEDERCULTURE. Anche il suo annuale rapporto viene aggiustato, a seconda degli obiettivi e delle circostanze? Certo che no.

Mentre leggevamo i dati sui cosiddetti consumi culturali nel nostro paese, così come li aveva  desunti e riassunti Federculture, nel suo annuale rapporto, presentato nei giorni scorsi al MAXXI di Roma, avevamo ancora nelle orecchie l'assordante silenzio sulle vittorie mezze mezze (in realtà:  mezze sconfitte) registrate questa estate nelle maggiori  sedi concertistiche o di spettacolo, compresa l'opera ed il balletto, della Capitale ( Auitorium,Caracalla). Quest'anno, infatti, Fuortes, a fine stagione, non ha gridato - come ha sempre fatto -  alla vittoria dei numeri a Caracalla; e all'Auditorium hanno dovuto ammettere, a denti stretti, che la stagione di 'Luglio suona bene', era andata maluccio, anzi assai male.
 E allora, pensavamo: che va dicendo il Rapporto di Federculture che sottolinea come l'unico settore, nel campo dello spettacolo dal vivo, ad andare a gonfie vele, con un consistente aumento, nella Capitale, è stato quello dei concerti?
 E ci chiedevamo se dovremo d'ora in avanti non credere più neanche a Federculture? No.  Non vogliamo dire questo, perchè vorrebbe dire ammette che in Italia,  in tutti i campi, c'è sempre un trucco, perfino quando si tratta di statistiche, di numeri che dovrebbero essere incontrovertibili. Mentre c'è sempre l'occhio di chi li legge e che può interpretare il 'mezzo vuoto' come 'mezzo pieno' ( il che potrebbe valere anche per le grandi platee).

Fedeculture nacque con il preciso intento di dare voce ad un settore che in Italia, pur non meritandolo, è fortemente sottostimato, nonostante  rappresenti numeri consistenti nella creazione del PIL nel nostro paese. Ma si sa l'ignoranza è cosi forte che  qualcuno al governo, dalla mente piccola piccola, pensava, quando si toccava questo tasto, che la cultura non dava da mangiare. Mentre invece è vero il contrario.  E perciò Federculture ha mirato sempre a sottolineare questo fondamentale aspetto della vita anche economica del  nostro paese. Ed anche quest'anno il Rapporto sottolinea i meriti della cultura nella formazione del flusso turistico nazionale e soprattutto internazionale,  per le città d'arte che evidentemente, contano sempre moltissimo e comunque più dell'eventuale Giubileo ( che secondo i responsabili si sta rivelando un flop, in rapporto alle attese!).

Nel censire perciò i numeri del turismo culturale e dello spettacolo, in funzione delle richieste da avanzare al governo, anche solo normative, forse qualche volta il Rapporto ha guardato con occhi particolari i dati. Non mentendoli, per carità, ma  imbellettandoli, o leggendoli a turno una volta con l'occhio destro ed uno con il sinistro, a seconda di ciò che si voleva mostrare o dimostrare e si voleva, di conseguenza, avanzare come richiesta.
 E, a dire il vero, l'abbiamo pensato anche leggendo i dati relativi ai concerti nella Capitale e nel Lazio dell'ultimo Rapporto, appena presentato. Ma ogni cattivo pensiero l'abbiamo subito cacciato quando ci siamo accorti che quel rapporto riguardava il 2015. Ed allora attendiamo il  prossimo rapporto alla prova dei fatti l'anno prossimo. Vogliamo vedere se, per i concerti, Roma ed il Lazio vanteranno ancora numeri in  crescita o stabili, nel 2016.  Ma Federcutlure non fa imbrogli. Basta attendere il prossimo Rapporto per averne ulteriore conferma.

giovedì 11 agosto 2016

Caracalla della sconfitta? Perchè l'Opera di Roma non canta vittoria per la sua stagione estiva alle Terme?

Perchè non arriva ancora il bollettino della vittoria della stagione estiva dell'Opera di Roma a Caracalla? Forse perchè Fuortes è in viaggio fra Verona e Roma , con una deviazione verso Pesaro per consigliare la papessa Aspesi? O forse - più verosimilmente - perchè la vittoria cantata ancor prima di vincere la battaglia del successo di pubblico, non c'è stata?
 A noi che coltiviamo segretamente la religione dei numeri prima di quella dei proclami, piacerebbe avere il bilancio di Caracalla 2016, modello Auditorium, dove Fuortes si fa bello di aver mischiato i generi alti e bassi e bassi ed alti. Tanto che vi ha portato stelle del rock e financo un pianista classico a suonare  all'aperto nelle condizioni più inadatte che si possano immaginare mentre era circondato a mò di corona da un volo di gabbiani vocianti.
 Forse non lo conosceremo mai il bilancio, o forse ce lo daranno addomesticato - in fondo un bicchiere mezzo vuoto può sempre guardarsi come mezzo pieno - per non fare marcia indietro su certi modi  di far programmi, che se andavano bene all'Auditorium non è detto che funzionino anche a Caracalla.
 Tutto ciò ci addolora perchè ci fa capire l'estraneità di certi personaggi - parliamo di Fuortes, per essere chiari - al mondo dell'opera. Lui pensa, anzi è convinto, che con regie innovative si risolve il problema dell'opera. Non capisce - perchè non può - che l'opera , specie a Caracalla, è lo spettacolo popolare che tutti ancora amano e che, di conseguenza, non c'è bisogno che si affidi a registi che stravolgono vicenda e spettacolo. Impari, con il suo direttore artistico a scegliere bene i cast ed i direttori, e non disdegni i registi cosiddetti tradizionali. Il resto lo fa il melodramma.
 A Verdi, l'amato grande Peppino, bastavano poche indicazioni per la messa in scena, non aveva bisogno di registi che ridisegnassero scene e storia, mentre oggi i registi credono di non poter fare a meno di farlo.
 E allora restituisca a Caracalla la sua anima popolare, faccia opera e balletto e titoli popolari e tradizionali regie. Questo cercano  le migliaia di italiani e stranieri che d'estate affollano -  e affollerebbero ancora di più - Caracalla.
Che se ne fanno di Lang Lang che suona all'aperto senza nessuna protezione e con sistemi di amplificazione che già con l'opera fanno cilecca, figuriamoci con un pianoforte?
 E comunque attendiamo il bollettino finale. e se vittoria sarà ce ne faremo una ragione. Ma solo vittorie di numeri accettiamo.

giovedì 28 luglio 2016

'Music for Mercy. Cartolina n.2 .La storia del pirata malese, Francis Yeoh, e della sua perla inglese, Carly Paoli.

Il secondo colpo, il ricco malese, Francis Yeoh, con interessi in vari campi ed in tutto il mondo, a capo della YTL, l'ha messo a segno ancora una volta a Roma. Perchè lui che di soldi ne avrebbe da sfamare un intero continente - ma non lo fa - da qualche anno, da quando cioé si  è legato alla sua 'perla' italo-inglese, Carly Paoli, mezzosoprano,  con gli spiccioli del suo immenso patrimonio va organizzando concerti nei quali dove gli riesce, pagando ovviamente tutto, piazza la sua perla canora, giovane, bella, ricca - come ha fatto  anche a Roma, l'altra sera al Foro romano - la quale ha sfoggiato un abito da sera diverso ad ogni esibizione (canzone) e  ogni volta  una diversa parure di orecchini, come fosse andata ad una grande festa mondana, per nulla affatto ad una serata che veniva forzatamente spacciata come 'religiosa', a due passi dallo storico carcere Mamertino, prigione di San Pietro, secondo tradizione.. Più che 'Music for Mercy', era  'Music for Carly'!
 Il primo colpaccio, di pari volgarità,  Francis Yeoh l'ha realizzato l'anno scorso a Caracalla, fra gli osanna ed i ringraziamenti di Franceschini e Fuortes, dopo che per fare ingoiare il rospo di quell'orrendo concerto alle terme, per esibire la sua Carly, aveva donato all'Opera di Roma un milione di Euro che gli davano anche il diritto di essere parte del cosiddetto 'Consiglio di indirizzo' del teatro.
E  così Franceschini e Fuortes,  sapendo di dire il falso, ma felici di far entrare nelle casse del teatro soldi freschi, insperati e neppure  cercati e sudati, hanno acconsentito che alle Terme il ricco malese organizzasse lui uno 'straodinario concerto con generi musicali particolari che dobbiamo a Yeoh' - secondo le testuali parole di Fuortes - al quale naturalmente prendeva parte Carly Paoli - ma anche l'ex tenore Carreras, ormai del tutto svociato,  ma che avrebbe dovuto dar credito (?) alla giovane bella e ricca cantante che dal suo sito ufficiale non risulta - nonostante gli studi in buone scuole inglesi - presente in nessun palcoscenico di una qualche rinomanza.
Anche allora, a Caracalla, come l'altra sera al Foro romano, suonò la 'Roma United Orchestra' allora diretta da Gimenez, in quel periodo occupato al Teatro dell'Opera; ed ora, peggio, da Gianluca  Marcianò e da un gruppo di altri direttori di nessunissimo nome, in una sorta di  triste malinconica sfilata  sanremese al Foro romano e in un programma che più dozzinale ed ingiurioso non si sarebbe potuto compilare.
 Noi non eravamo a Caracalla, mentre l'altra sera abbiamo seguito, su Rai 1, dall'inizio alla fine, l'indecente esibizione, alla quale hanno preso parte - basta pagare e viene chiunque, senza chiedersi se ne vale la pena!- anche Bocelli, Elaine Page, David Foster, The Tenor ( un gruppetto di bei giovani  cantanti canadesi che ci ha evitato 'Il volo'), un clarinettista siriano ed un cantante malese, il siciliano Caccamo ed un giovane uscito da Santa Cecilia che con la chitarra elettrica ha improvvisato sull'Intermezzo della Cavalleria di Mascagni una Ave Maria, tutti a fare da corona alla vera star della serata, la perla inglese del pirata malese,  lei Carly Paoli. La quale ha cantato sette od otto pezzi, quasi sempre canzoni o colonne sonore, mentre tutti gli altri uno o due appena, avendo quasi sempre la Paoli anche come duettante. Tutti gli altri entravano, cantavano e poi uscivano per sempre, ed invece lei tornava ogni volta sul palcoscenico, richiamata dalla brava presentatrice, ogni volta con nuovi ricchi vestiti e brillanti orecchini, per la gioia degli occhi di tutti  ma più di tutti del suo pirata malese, Francis Yeoh, che brillavano di felicità per l'impresa riuscita.
 Anche la brava presentatrice, la biondissima Eleonora Daniele, era all'altezza della serata. Ecco a voi...  immancabilmente  annunciava ogni nuova esibizione, fino a concedersi anche delle libertà come sanno fare solo le presentatrici navigate: maestro Marcianò, come va la serata? Bene. Fa caldo, vero' ? Sì, meglio, così dimagrisco, ha risposto accarezzandosi  la pancia; e in un secondo caso, rivolgendosi al pianista compositore di colonne sonore David Foster, 'questo è l'unico uomo che è riuscito a farmi girare la testa', accennando spiritosamente al 'giramento' che per banali ragioni aveva dovuto compiere al passaggio del musicista che andava a sedersi al pianoforte.
 E questo era il concerto intitolato 'Music for Mercy', organizzato per la sua perla Carly, offerto dal ricco malese al mondo intero nel profanato Foro romano, nella indifferenza generale.

domenica 24 luglio 2016

Saremmo felicissimi di registrare 'tutto esaurito' ad ogni spettacolo nella capitale. Però non raccontateci balle

Capiamo la necessità di incoraggiare le truppe nel corso di una battaglia, come è quella che durante una stagione musicale si combatte da tutti i partecipanti, in vario modo, fino alla vittoria finale  della guerra. E capiamo anche la necessità di ripetere più di una volta gli appelli ad impegnarsi con eroismo, senza farsi prendere dallo sconforto se qualche confronto non va come si desiderava, fino alla vittoria finale. Ma da questo a raccontare vittorie che ancora non si hanno conseguito, non ci piace, e continueremo a denunciarlo, fino a quando i bollettini delle  vittorie non saranno compilati che a fine guerra e  diramati al momento dei conti.
 Mentre così non fanno alcune importanti istituzioni musicali - scusate se ci occupiamo di queste e solo di queste - a cominciare dall'Opera di Roma che proclama anzitempo vittorie ancora da conseguire,  e con i giornalisti 'al seguito'- che sono la maggioranza -  pronti a certificarle sulla parola dei comandanti supremi ed a diffonderle.
 Che succede a Caracalla con l'affluenza del pubblico? Leggiamo proprio oggi, da qualche parte, che il Barbiere - che si dà in cinque recite - ha raggiunto la bella cifra di 182.000 Euro di incasso( per biglietti già acquistati). Il maggior incasso di sempre per uno spettacolo(?), per il Barbiere(?), per l'Opera di Roma?
 Cinque recite a Caracalla fanno più o meno 20.000 posti disponibili. Il consuntivo lo facciano quando sono finite le recite, così capiamo quanti di quei posti sono stati occupati, e se saranno occupati tutti noi saremmo felicissimi.
 Oggi, se si va sul sito, per prenotarne uno o più per le recite del Barbiere, si legge, per tutti i settori, che c'è ancora 'alta disponibilità' in tutti i settori. Ma allora cosa hanno venduto per quell'incasso? Vogliono farci credere che fra i biglietti più venduti ci sono quelli ad altissimo prezzo, da 150. Euro a 70 circa?
 Stasera , ad esempio c'è Bolle, e ci sarà per una seconda serata. Apriti cielo. Cosa scrivono i giornali? esaurito da tempo. Poi uno va sul sito per prenotare on line e legge che nessun settore è più prenotabile, salvo il Settore A, delle poltronissime, dove ci sono ancora posti liberi. Dunque non sono tutti esauriti, e sono disponibili solo quelli ad altissimo prezzo. Il che ci fa fare anche una seconda riflessione e cioè che quelli che possono spendere, in fondo se ne fottono di Bolle, o aspettano il biglietto omaggio che ai notabili non s'è mai negato, come invece qualche mascalzoncello, interno al teatro, ha fatto più di una volta con i giornalisti scomodi, quelli non 'al seguito'. E risulta, perciò che a riempire l'ampia platea di Caracalla ci pensano coloro che amano la danza e si privano di qualcosa per  seguire il loro idolo.

Musica per Roma che in estate presenta la rassegna 'Luglio suona bene', che apre a giugno e chiude ad agosto, dopo il flop del concerto inaugurale affidato dal nuovo AD spagnolo, Noriega, al suo conterraneo svociato Josè Carreras, fa sapere - la notizia è dell'altro ieri - che anche quest'anno la rassegna riscuote molto successo, come sempre e come negli anni scorsi quando a Musica per Roma c'era Fuortes; e che ad oggi- l'altro ieri - erano stati venduti 77.000 biglietti circa. Anche da questo comunicato- che ha lo stesso scopo di quello di Fuortes per Caracalla, non si capisce se i 77.000 sono stati i biglietti venduti per gli spettacoli fino ad oggi, o sono i biglietti venduti in assoluto e comprendenti perciò anche concerti non ancora effettuati.
 Anche qui a noi piacerebbe leggere che per tutte le serate, i 3500 posti circa della Cavea sono stati occupati al 100%.
 Ma, fino a quando non saranno in grado di dirci con esattezza: serate... posti disponibili... posti venduti... incasso biglietti... tacciano ed attendano l'esito finale.

domenica 26 giugno 2016

SCOMMETTIAMO CHE... in Campidoglio e a Caracalla

Il colle sul quale il potere comunale issa la sua bandiera e le terme dove i romani giocavano a palla ed ora vanno a vedere gli spettacoli d'opera ed anche gli 'extra' o i mosaici policromi appena restaurati , con un contributo della ditta Bvlgari, non hanno niente in comune se non la vicinanza o la distanza relativa, se si preferisce. Ma ambedue sono nel presente e prossimo futuro laboratori di idee e di cambiamenti.
 In Campidoglio - cominciamo dal Colle, per il peso delle sue decisioni - si è appena insediata Virginia Raggi e tutta la sua maggioranza, per il governo 'monocolore' della città disastrata, svillaneggiata e profanata oltre che derubata da quelli di Mafia Capitale e dai loro compari, fra politici ed amministratori ( le cronache sono quotidianamente piene delle loro mirabolanti imprese). Raggi ed i suoi 29 consiglieri ha la maggioranza assoluta, essendosi l'intera opposizione  fermata a soli 19 consiglieri. Gli uni e gli altri siederanno su quegli orrendi scranni della Sala consigliare,  progettata da chissà quale bifolco ignorante in combutta con i ladri di cui sopra  (speriamo che quanto prima si faccia luce anche su questo scempio!).
 Il consiglio comunale pentastellato con a capo Virginia Raggi sarà il laboratorio di un futuro possibile governo a guida Renzi, ammesso che gli vada bene il referendum e l'annessa legge elettorale, e riesca a riguadagnare i consensi che nel frattempo ha perso per strada. Ma anche di un futuro governo a guida 'cinquestelle', sempre che la Raggi non  dimostri di saperci fare poco, di non saper governare neanche  con una maggioranza schiacciante e non riesca a risolvere i problemi più assillanti della città, pulizia e trasporto innanzitutto - perchè la città fa anche ed ancora schifo.
 Nulla può addurre come scusa,  perchè se non sa governare con la maggioranza assoluta cosa potrà mai fare senza di quella? Perciò questi cinque anni di governo della città, ammesso che duri - sono fondamentali, decisivi anche per il futuro del movimento che l'ha fatta salire prima donna in Campidoglio. Scommettiamo sulla riuscita.
 Si parva 'Caracalla' licet componere magnis 'Capitolio', ci sarà consentita una scommessa che facciamo con Fuortes in persona. Noi non crediamo a buona parte dei suoi continui proclami di vittoria, che riteniamo un pò gonfiati.
A Caracalla, ci saranno 25 serate di spettacoli ( opera, balletto, concerti e soprattutto 'extra') nei cinquanta giorni quanto dura il calendario estivo dal 22 giugno al 10 agosto, con apertura a sere alterne. Disponibilità di posti: complessivamente 100.000, essendocene disponibili 4.000 a sera.
 Quanti ne riempirà Fuortes che ogni anno, da quando si è insediato, va cantando 'esauriti' ad ogni i mpresa, nonostante che i numeri della disponibilità di posti, anche a Caracalla, sia superiore a quelli occupati, cifre alla mano? Se quest'anno quelli occupati saranno di molto inferiori a 100.000, la vittoria di Fuortes , che pure canterà certissimamente, sarà come quella di Pirro. Ma noi scomemttimao che quei 100.000 posti saranno tutti occupati.

mercoledì 7 ottobre 2015

Così fan tutti, ha risposto Ferrero del Salone del Libro di Torino a proposito delle cifre gonfiate dei visitatori delle passate edizioni

Il Salone del Libro di Torino è in crisi, ha un passivo pregresso di qualche milione di Euro, e per il 2015 si prospetta la chiusura con 5-600 mila Euro di passivo. Ma non era un successo? Come mai ogni anno tale successo era pagato a caro prezzo, e cioè con l'insuccesso economico? E perchè di tale non trascurabile insuccesso, si parla solo oggi?
 Nulla di nuovo. Cambiano i vertici e i nuovi, prima ancora di mettersi a sedere, sapendo già che qualche casino lo combineranno, per spiazzare chiunque li denuncerà a cose fatte, mettono in piazza i panni sporchi delle gestioni precedenti, quasi sempre allegre.
 Qui non è in gioco l'ospite della prossima edizione,  l'Arabia,  prima annunciata e poi ritirata, fra le proteste del paese interessato che ha ammonito di non esagerare, e che ai fatti di casa ci pensano loro ( E' STATA TIRATA IN BALLO LA CONDANNA A MORTE  DI QUEL GIOVANE CHE SI ERA OPPOSTO AL REGIME, FATTO GRAVISSIMO!) che, oltretutto, è bene non dimenticarlo, stanno investendo in Italia e perdere tali necessari e consistenti  finanziamenti per una mostra del libro sarebbe davvero una bischerata - come pensa sicuramente Renzi, che non va tanto per il sottile, e forse con lui molti altri.
 Ma qui il problema non  consiste solo nel paese ospite e neanche nei debiti accumulati, sebbene trattasi di problemi di un certo rilievo. e neppure nelle dimissioni quasi immediate della direttrice che ha dichiarato di non 'trovare a Torino le condizioni per lavorare bene ed in tutta libertà'. La presidente, nuova, del Salone, la Milella - una signora  buona per ogni cosa visto che se la passano da una istituzione all'altra, dal Premio Italia al salone del Libro, prima era in Rai, in posti di responsabilità  del cui passaggio nessuno ha conservato memoria, salvo i dipendenti FS e Alitalia, per i suoi  quasi giornalieri viaggi fra Milano e Roma - ha colto l'occasione per lanciare un'altra accusa: qui negli anni passati si sono regolarmente gonfiate le cifre dei visitatori, l'anno scorso  s'è detto che erano stati quasi 350.000. mentre in effetti  si erano fermati a 270.000 circa.
A tale accusa Ferrero ha risposto: lo fanno tutti! aggiungendo però che, essendo a tutti noto tale giochino,  il Salone non  ha ricevuto più soldi in rapporto  al numero dei visitatori dichiarato e non corrispondente alla realtà.
 Tale segreto di Pulcinella noi l'abbiamo denunciato parecchie volte, ultimamente a proposito del Teatro dell'Opera di Roma (  per gli spettatori di Caracalla di numero superiore alla disponibilità di posti dell'arena archeologica) ed anche di altre istituzioni  (che pur di sparare alto dichiarano un numero di 'eventi'- dicono così- per stagione superiore due volte il numero di giorni dell'anno, impossibile!) alla lettura di cifre  gonfiate, come quelle del Salone di Torino.
Ci è stato sufficiente  fare il cosiddetto 'conto della serva' per capire che erano gonfiate. Nessuno, però, lo dice o scrive, tutti stanno al gioco,  e fingono di credere, adducendo tacitamente la ragione che 'COSI' FAN TUTTI'. La stessa  di Ferrero.
 Che fu poi, in una analoga situazione, anche quella addotta dall'avv. Ripa di Meana, commissario al Teatro dell'Opera di Roma, al momento in cui andò a chiedere soldi al governo, per l'Opera di Roma che svolgeva 'ruoli di rappresentanza' . Nè più e nè meno di quello che aveva fatto  Gianpaolo Cresci per giustificare gli enormi costi del teatro, fuori controllo, ai quali il Governo doveva ogni volta rimediare. A Gianpaolo Cresci tutti dettero addosso, a Ripa di Meana nessuno.

domenica 20 settembre 2015

Sul caso Colosseo intervegono gli esperti come Carlo Fuortes, esperto in economia della cultura

Che quella di Renzi e Francechini nell'arena di risonanza mondiale del Colosseo, sia una 'vittoria di Pirro' non è difficile capirlo. In tempi di vacche grasse ogni agitazione terminava con qualche mancia agli scioperanti; in tempi di vacche magre neanche più le mance sono elargite.
Dunque occorre riformare. E Renzi, dopo promesse, ha riformato, inserendo i beni culturali fra i servizi essenziali, per i quali occorrono particolari circostanze nell'esercizio del diritto di sciopero, e soprattutto non possono più pochi scioperanti tenere in scacco tutti i lavoratori di un certo settore ( il che dovrebbe valere come regola ovunque!!!!!) Devono essere in congrua quantità,  almeno il 51% ci pare di capire. Giusto, giustissimo. Ma con ciò non è detto che nel settore dei beni culturali non si possa più scioperare.
 Il Colosseo ha rappresentato la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Sorprendente. Il Colosseo, ogni anno, ha 6 milioni circa di visitatori, con introiti per 50 milioni di Euro circa. I custodi che ogni giorno accolgono dai tre ai seimila visitatori sono distribuiti in tre turni e sono complessivamente meno di trenta,  e meno di dieci per ogni turno, come abbiamo appreso dai giornali di oggi. Chi non capisce che sono insufficiente per accudire una marea umana giornaliera?
 Perciò per le tre ore di assemblea annunciate da prima le possibili soluzioni erano almeno tre: spostare l'assemblea in altro orario; sostituire con altri custodi coloro i quali erano riuniti in assemblea; e, ancor più e meglio di ogni altra soluzione, in attesa di soluzione definitiva dei problemi sul tappeto, venire a discutere con loro, giorni prima, sulle ragioni dell'assemblea onde evitarla o farla rientrare.
 Lo ha detto anche il nuovo direttore di Brera, un canadese che ha detto che molte volte queste vertenze si possono risolvere senza danni per il pubblico.Tirare troppo la corda è stato l'errore del ministero di Franceschini o di chi per lui. Perchè i custodi INSUFFICIENTI reclamavano il pagamento degli straordinari, necessari, a causa dell'organico ridotto all'osso. Dopo la brutta figura, voluta anche dal ministero per usare la mano forte, la faccenda alla base dell'agitazione sembra essere stata risolta.
E' intervenuto anche Della Valle che per il restauro del Colosseo ha dato 20 milioni di Euro, affermando che non si può restaurare un monumento fra i più visitati e poi non dotarlo di un numero congruo di custodi per un servizio efficiente.
 Insomma Franceschini, o chi per lui, ha usato le cattive maniere, per giustificare l'assunzione di una decisione forte, ma nello stesso tempo è venuto incontro alle giuste richieste degli scioperanti. Non poteva farlo prima, lui ed anche Marino e la Marinelli e tutta la compagnia?
 Altra storia quella dell'Opera di Roma, il cui attuale sovrintendente, in un suo intervento sul 'Messaggero' di oggi, avanza l'idea che la sua strategia dell'esternalizzazione, quella per la quale gli ha riso in faccia tutto il mondo musicale, è stata la strategia che ha portato il teatro alla normalità. Il teatro alla normalità  l'ha portato il dialogo con i lavoratori del teatro, e la cancellazione di assurdi privilegi che neanche il Ministero ha voluto cancellare prima ed in  tempo, mentre avrebbe potuto farlo visto che i soldi sono pubblici per il timore di perdere voti. Dunque alla pace sindacale all'Opera di Roma si è giunti con la marcia indietro di Fuortes che ora viene a vantarsi della  strategia adottata, per la quale gli unici alleati furono quella coppia di  suoi fans, perchè incompetenti, di Franceschini e Marino. Ancora loro? Dovremmo metterci anche Nastasi, la vecchia volpe artefice di tante malefatte al ministero; ma ora Renzi  l'ha premiato portandolo a Palazzo Chigi.
 E poi il Fuortes che canta ogni volta vittoria prima ancora di aver debellato il nemico, non dice ad esempio che tutte le recite della nuova opera di Adams di questi giorni sono state disertate dal pubblico. La cosa non ci rende ovviamente felici; ma come dice dei trionfi a Caracalla, trionfi fallocchi  calcolatrice alla mano, deve anche dire  delle semi sconfitte al Costanzi quando ci sono. Senza incolpare la stampa che lo segue e lo osanna da sempre, e non gli fa mai le pulci - intendiamo a Fuortes - quando racconta storie non del tutto vere. Vedremo anche con la prossima stagione per la quale ha dovuto assoldare non uno ma ben due direttori artistici.
 E, infine, senza voler fare in conti in tasca a Fuortes. lo stiamo aspettando alla fine dell'anno, quando non avendo più il doppio incarico  all'Opera e all'Auditorium, chiederà al consiglio di amministrazione di portare il suo compenso dai 170.000 Euro circa, in un colpo solo, a 240.000, qual era quello che, sommando i due incarichi, ha percepito anche per il 2015, fingendo di fare uno sconto all'Opera in difficoltà. Se volete un bravo manager come me, sembra dire, non chiedetegli sacrifici. Pagatelo bene!

venerdì 7 agosto 2015

Carlo Fuortes dei miracoli, calcolatrice alla mano.

Noi non crediamo nè ai miracoli nè ai santi che li opererebbero. Nonostante ciò, ci  siamo messi in fila, assieme a tanti altri, per toccare, quando veniva il nostro turno, almeno un lembo degli abiti di Carlo Fuortes per il quale tutti, da sinistra a sinistra, chiedono a gran voce che venga fatto subito santo- il prossimo Giubileo sarebbe occasione propizia - per aver egli compiuto già quattro miracoli, in poco tempo ed ancora in vita, rispettivamente all'Auditorium - miracolo già riconosciuto dal tribunale competente -  al Petruzzelli di Bari - dove la causa per il riconoscimento dell'avvento miracolo si è da poco conclusa ma non se ne conosce l'esito ufficiale - all'Opera di Roma - la cui miracolosa resurrezione è sotto gli occhi e sulle bocche di tutti  ma il regolare processo non è stato ancora istruito - a Caracalla, dove Fuortes avrebbe compiuto l'ultimo miracolo, in ordine di tempo, annunciato da lui medesimo. Sarebbe l'unico esempio  della storia di un santo ancora vivente.
Ma le carte cantano.
 Dell'ultimo miracolo ci preme ora dirci perché ha dell'inverosimile, dell'inimmaginabile, così come l'hanno raccontato oggi tutti i giornali indistintamente e con le stesse parole uscite dalla bocca di quel sant'uomo.
 Che ha fatto di tanto eclatante Fuortes a Caracalla, alle famose terme di Roma?  Non ha fatto guarigioni facendo immergere ammalati - per questi miracoli si va altrove - ma ha fatto molto di più, naturalmente nel campo in cui esercita il suo spettacolare apostolato, quella della musica che lui, proprio lui è riuscito a resuscitare alle famose terme romane,  come ha annunciato, dove dai tempi del regime si tiene ogni estate un famoso, affollato festival popolare dedicato al melodramma e che, quest'anno, il nostro santo ha voluto allargare anche al rock d'autore, con risultati davvero sorprendenti ed inattesi, anche in considerazione della vasta platea delle terme, portata quest'anno a 4000 posti, non bastando più la precedente capienza a soddisfare tutte le richieste che per Caracalla provengono da ogni parte del mondo.
 Alla conclusione della stagione mancano ancora due serate che aggiunte alle precedenti fanno in totale 31. A quota 29 serate - alla quale si riferiscono i miracolosi risultati annunciati ieri  dal santo davanti ad una platea adorante, le presenze sono state 72.000. Sì, avete capito bene, 72.000. Un successone, dice lui; successone, gli fa eco Marino, ...cessone ripetono in eco corale tutti i giornali.
  Prediamo la nostra calcolatrice che, controlliamo sia in funzione e facciamo 72.000 diviso 29 e viene la astronomica cifra di 2.482 di media. Cioè a dire sui 4000 posti disponibili ogni sera, san Fuortes ne ha riempito la bellezza di 2482 in media, per sera. E gli altri 1.500 circa  per arrivare alla capienza disponibile?  Verrebbe da pensare che siano rimasti vuoti, e più di 1/3 di poltrone vuote non può sfuggire a nessun occhio umano, anche guercio. No, infatti le 1500 circa poltrone erano assegnate ogni sera a emigranti, studenti ed anziani, amanti dell'opera ma impossibilitati a pagare il costo del biglietto, e dunque gratuitamente.
 Ecco il miracolo di Fuortes a Caracalla, anzi il miracolo doppio. quello di aver avuto ogni sera, nediamenti 2500 spettaori pagatnti e di aver offerto ogni sera, le 1500 poltrone rimaste  invendute - volutamente, per esercitare la carità - gratuitamente a chi voleva passare una serata ad ascoltare e vedere l'opera in uno degli scenari più monumentali e suggestivi al mondo.
 Fuortes santo subito.

mercoledì 15 luglio 2015

Tivoli Festival: un festival fotocopia

Se lor signori decidono una cosa, anche in tempi di ristrettezze economiche quando, a loro dire, i soldi mancano per cose essenziali, i soldi li trovano.
 Uno si domanda la ragione per cui Tivoli quest'anno debba essere invasa da spettacoli di ogni genere, quando a pochi chilometri c'è Roma, con tutto il suo pandemonio spettacolare, giacchè l'unica istituzione a tacere  o a cantare fuori dal coro, ma a bocca chiusa, è Santa Cecilia, l'Accademia intendiamo, mentre perfino il Conservatorio poco manca che sguinzagli allievi meritevoli anche nei ristoranti e nelle trattorie di Trastevere, ripagati con una pizza a fine serata?
 Quest'anno il principe Barberini, assessore a Tivoli, ha inventato un festival dal titolo 'Tivoli chiama', d'accordo con Franca Valeri che ha subito risposto assumendosene ufficialmente la direzione artistica.
 Il Festival di Villa Adriana, il cui ritorno era stato annunciato a gran voce, non si fa, al suo posto ecco arrivare il 'Tivoli Festival' - con il solito idiota giochino delle maiuscole e minuscole per dare un tono al titolo che per inventori geniali quali sono quelli di Musica per Roma, principali gestori di tutto ciò che si fa a Roma e dintorni, suona banale: 'Tivoli Festival'.
 A proposito di Musica per Roma, Carlo Fuortes non schioda ancora, sebbene da qualche settimana sia uscito dal cilindro magico del Comune di  Ignazio Marino ( Roma) il nome del nuovo amministratore, uno spagnolo.
 E sempre a proposito di Musica per Roma e Carlo Fuortes, ancora un festival fotocopia della casa madre 'Auditorium', dopo  Caracalla?
In pratica anche a Tivoli sbarcano i soliti noti della premiata ditta romana e , a beffa e danno dei romani, gli spettacoli sono ad ingresso gratuito. Perchè a Roma per sentire gli stessi  si deve pagare ed a Tivoli no? Questa si chiama concorrenza sleale.
 Forse che per la trasferta alle Terme di Tivoli gli acciaccati artisti non vengono retribuiti se non con una seduta di inalazione e fango terapia?

mercoledì 1 luglio 2015

Un ricco malese a Roma.

Cosa  chiede in cambio per il suo milione di Euro all'anno- finchè dura - donato al Teatro dell'Opera? Nulla - risponde Fuortes, imbarazzato, al giornalista ficcanaso. E' entrato nel CdI, l'ex CdA, ed ora il 19 luglio regala anche un concerto a Caracalla, per presentare - ma non solo per quello - la sua fidanzata, cantante, di origini italiane. La farà sfilare accanto a Carreras e ad altri big - in queste circostanze quando c'è il jet set internazionale con la grana, spunta sempre il flauto magico di Griminelli, che poi va in letargo - in una serata benefica a favore dell'Unicef.
E così il ricco salvatore dell' Opera si rivela anche filantropo dal cuore d'oro. Suonerà un'orchestra raccogliticcia agli ordini di un direttore raccolto, perchè l'Orchestra del teatro è impegnata ( ma se il 19 c'è quel concerto, l'orchestra del teatro dove altro è impegnata? ma forse  è un segno dei primi attriti fra il magnate malese e il teatro che finge di non  voler scendere a compromessi ma gradisce i suoi soldi!) e il ricco malese farà ufficialmente il suo ingresso nell'alta società danarosa romana. Perchè, sovrintendente, questa manna dal cielo piovuta sul suo teatro?
 Perchè l'Opera è ormai fuori dal guado, ha respiro e fama internazionali e la sua programmazione non conosce confini. Ma che dice,sovrintendente? Il ricco malese - lo ha dichiarato - ama l'opera ed evidentemente anche la città di Roma, che nel mondo è certamente più conosciuta di Milano, altrimenti sarebbe andato alla Scala, dal 'pirania' (detto affettuosamente,  per quella sua qualità continuamente sbandierata di attrarre finanziatori e sponsor, e  di trovar soldi!) Pereira, che lo avrebbe atteso come un boccone prelibato.  Non è stata perciò l'Opera di Roma, bensì 'l'opera e Roma' ad aver spinto il ricco malese a gettare quella  benedetta montagna di Euro sul Teatro dell'Opera della Capitale.

domenica 28 giugno 2015

La musica a Roma d'estate: assente o un vero disastro

Va in vacanza la musica a Roma proprio nel periodo di massima affluenza di turisti stranieri. Chi vuole ascoltare un pò di musica a Roma , d'estate,  e non ha tempo per aspettare che Santa Cecilia, quella  nuova di dall'Ongaro, vi provveda organizzandosi come un tempo lontano e più glorioso degli anni di Massenzio, o va fuori città, magari allontanandosi un pò dalla Capitale, va ad esempio a Spoleto, in questi giorni e nelle prossime settimane, o  verso Sermoneta e Fossanova, per il Festival Pontino, o magari in Umbria o Toscana - certo distanti, ma non tanto se qualche quotidiano ( come il Messaggero) si ostina a segnalare alcuni appuntamenti addirittura sull'Amiata o dintorni  - oppure deve accontentarsi delle mezze cose che Roma ospita da anni, con la complicità degli amministratori che, anche in questa stagione, si stanno rivelando al peggio, compresa la disastrosa Marinelli, agli ordini di Marino che, nel settore della cultura,  come in quello delle buche e della' zozzeria' di Roma, supera 'mezzodisastro' Franceschini.
 Insomma il turista che,  a Roma,  in una sera d'estate, volesse ascoltare della musica, tolte le tre scoordinate serate di Santa Cecilia, all'Auditorium, deve contentarsi di quelle che, da tempo lo  andiamo denunciando, vengono ospitate in uno dei luoghi magici di Roma, il Cortile di Sant'Ivo alla Sapienza, affidate, da tempo immemorabile, al m. Carotenuto ed al suo ensemble orchestrale ( International Chamber Ensemble), con il quale vi fa di tutto ogni estate, mentre dovrebbe diventare una sorta di palcoscenico 'alto' del barocco musicale.
Oppure approfittare del festival ( Rome Opera Festival) che il m. Fritz Maraffi organizza, anch'egli da tempo immemorabile, nei cortili dei palazzi nobiliari romani, ed un tempo a san Clemente, uno dei gioielli dell'architettura sacra paleocristiana, mentre in questa stagione  a Via IV Novembre.
Perchè non si riesce mai ad organizzare qualcosa di significativo ed all'altezza dei luoghi  nei quali viene ospitato?  Roma non lo merita?
Del Festival di Villa Adriana, a Tivoli, s'è persa ogni traccia, quantomeno l'edizione di quest'anno  di tracce non ne ha ancora lasciate, perchè quasi sicuramente è stato cancellato, a favore di 'Luglio Suona Bene' organizzato da Fuortes e che si svolge nella cavea dell'Auditorium e a Caracalla, per rendere più appetibile la stagione d'opera non appetibilissima, secondo le vedute lungimiranti e competenti di Fuortes che vi ha trasferito un pò di big con il compito di  fare da richiamo per il grande pubblico, a suo parere non attratto dal melodramma, come lo è quel ricco industriale malese che ha appena donato all'Opera un  milione di Euro, e promette di farlo anche per gli anni a venire, e che per questo è entrato nel CdI del Teatro della capitale, salvo che non ci ripensi anche perchè rompe il fidanzamento con la giovane cantante lirica di origini italiane.
 Poi, senza voler infierire ancora sulla povera ditta 'Marino & Marinelli', in questi giorni lo storico edificio della Zecca, in Piazza Verdi, prima di diventare un hotel di lusso, si apre alla musica, gestito dall'Accademia di Francia, E con che? Con dj e musica leggera.  E solo perchè lasciando ad altri non si hanno responsabilità organizzative. A che punto arriva l'incapacità di governare.
Stesso discorso vale per la lunga estate al Museo degli Strumenti musicali, a Santa Croce in Gerusalemme. 'Musica al Museo' hanno intitolato la rassegna  che sembra  'Estate rock alle Capannelle' per  la festa di noantri. Vergogna su vergogna di cui la povera ditta non si rende neanche conto.
E poi, il povero turista, se proprio lo desidera, può anche andare a sentire musica da 'camera' ( da 'fiume') sulle rive del Tevere, augurandosi che  un novello Mosè fermi lo scorrere non silenzioso dell'acqua, dove sono stati costretti ad esibirsi i 'migliori' allievi del Conservatorio romano. I migliori nelle condizioni peggiori.
Questa è la tristissima condizione della musica a Roma. d'estate. Senza vergogna.

venerdì 26 giugno 2015

Teatro dell'Opera di Roma. Dall'Oriente arriva un salvatore

Foto, proclami,  incontri  ai massimi vertici...All'Opera di Roma  si sono dati da fare, non badando a spese, per rendere noto che dopo tanto patire... ed ancora se ne avrà...si vede la prima luce, che brilla di un milione di Euro, e la porta un ricco salvatore della Malesia, fidanzato con una giovane soprano dalle origini italiane, che ama l'opera. E' stato accolto come si doveva dai responsabili del teatro, ma - diciamo anche - come lui forse ha fatto capire che voleva. Ed infatti il ricco malesiano entra a fra parte del CdI ( Consiglio di Indirizzo, che  è l'organismo che ha preso il posto del vecchio CdA), e d'ora in avanti e per i prossimi anni, intende far sentire la sua voce e forse anche quella della sua giovane fidanzata che, infatti, il prossimo 19 luglio, in una serata di gala a Caracalla, in suo onore,  ci farà anche sentire la sua voce. Il ricco  signore della Malesia ha promesso che di milioni di Euro ne darà uno all'anno, finchè ... deciderà di farlo, tanto lui ha un patrimonio che si aggira sui 17 miliardi di Euro, dunque si tratta di briciole, ma benedette vista la precaria situazione della cultura in Italia, Opera compresa.
 Dall'altra parte del Tevere, all'Accademia di Santa Cecilia, anche lì c'è stata una nuova entrata nel Consiglio di amministrazione, dove ha avuto un posto  Nicola Bulgari che, assieme al fratello Paolo, ha 'regalato' all'Accademia, in nome della forte amicizia  che lo lega a Pappano, la somma di un milione e duecento mila Euro in tre rate annuali da 400 mila Euro cadauna.
 L'Accademia , si sa, non ha i costi dell'Opera, a causa degli allestimenti soprattutto, ma ha comunque  personale stabile  nei professori di orchestra e coro. E poi Opera e Accademia hanno dovuto - solo negli anni passati?- acconsentire ad assunzioni dettate e suggerite da  potenti ( all'Accademia l'ultimo caso venuto alla luce, qualche anno fa, fu quello del figlio del famigerato Balducci, organista, assunto per studiare le celebrazioni del centenario dell'Unità di Italia, mentre l'Accademia in cambio veniva inserita fra le istituzioni che partecipavano alla mangiatoia delle celebrazioni, per volontà e ricambio favori da parte della 'cricca'; quel che succedeva all'Opera da tempo si sa, ma forse ora la pacchia è finita). Ma ciò che avvantaggia l'Opera  rispetto all'Accademia è l'enorme favore di cui essa gode nel mondo, e particolarmente fra i popoli dell'Oriente, dove il melodramma è seguitissimo. E ciò fa sperare, per l'Opera di Roma, che altri salvatori generosi le rechino  aiuto concreto.

sabato 13 giugno 2015

Se li paghi scrivono qualunque cosa. I giornalisti

Quella del giornalista è una professione che va verso la sua rovina definitiva e non per l'avvento dei moderni mezzi di comunicazione che hanno di fatto ammesso all'antica professione dell'informatore una massa di cretini - come li ha definiti, senza mezzi termini, Umberto Eco nella sua recente 'lectio doctoralis', in occasione dell'ennesima laurea concessagli dall'Università di Torino - che, promossi a moderni pensatori dalla televisione imbecille, si sentono autorizzati ad aprire le cataratte delle loro teste vuote e rovesciare nella rete qualunque cosa.
No, la professione giornalistica sta rovinando precipitosamente perché, salvo rarissimi casi - che  proprio per questo sono indicati come disturbatori della quiete pubblica - il giornalista, anche quello insignito con i galloni di capo qui e capo là, lavora a cottimo, dietro pagamento  e con l'indicazione precisa del da farsi.
 Le pagine 'EVENTI' o 'GUIDE' che da tempo andiamo indicando al pubblico ludibrio, così come appaiono nei giornali più diffusi,  pagate profumatamente ( in rapporto ai tempi ed alle disponibilità) in occasione di appuntamenti importanti, nel campo dell'arte della cultura od anche dell'intrattenimento 'alto' , sono nè più e nè meno che l'atto di morte del giornalismo, quello vero di una volta.
 L'esempio di alcuni giorni fa, offerto dal 'Corriere', in relazione alla prossima stagione d'opera estiva dell'Opera di Roma alle Terme di Caracalla rappresenta l'ultimo caso, solo in termini di tempo.
 Quelle pagine non si fermano a presentare la stagione. No, non basta, altrimenti - ne sono convinti gli amministratori - perchè dovrebbero pagare il giornale che poi, quando si va in scena, a malapena riserva agli spettacoli qualche riga di cronaca? Loro, pagando, scelgono anche i contenuti di quelle pagine, non fidandosi dei giornalisti che sanno essere corruttibili.
 Non basta, scende in campo anche Paolo Fallai per cantare, prima ancora che  la guerra finisca - visto che non è neppure cominciata - la vittoria dell'armata Fuortes che finalmente mette fine al 'Passato da cartapesta' delle stagioni a Caracalla, attraverso la creazione di un 'festival', dal quale sono banditi elefanti e cammelli, mentre fa salire sul palco proiezioni e finte scenografie proiettate sulle monumentali rovine.
 Sostiene lo storico Fallai che a quelle terme l'inventore della stagione estiva ha recato oltraggio, oltraggio 'popolare'. E chi  ne sarebbe stato l'inventore responsabile dell'oltraggio? Il Duce, il quale si inventò la lirica 'popolare' offerta in pasto ad una sterminata platea che faceva concorrenza all'Arena di Verona. Il Duce, secondo lo storico del costume in forza al Corriere, alla fine degli anni Trenta del secolo scorso, avrebbe dovuto avere una sensibilità che forse non hanno ancora del tutto oggi i fautori di un nuovo modo di intendere la conservazione ed il riuso dei nostri beni architettonici. Fallai dimentica di citare, ad onor del Duce - senza che questo corregga di una virgola il giudizio negativissimo sulla sua linea politica - che fu lui a creare anche la Biennale e il Festival del Maggio Musicale Fiorentino. Insomma, benché biasimevole dittatore e  razzista, ebbe la sensibilità e chiaroveggenza di dar vita ad imprese di cultura che ancora oggi risplendono. Ci faccia Fallai, che pretenderebbe tanta sensibilità moderna dal Duce, un solo nome di politico o governante 'democratico' di un paese che sulla cultura dovrebbe fondare buona parte della sua azione politica, degli ultimi cinquant'anni, al quale legare l'avvio di una impresa culturale di tale spessore. Per quanto Fallai conosca bene la storia del nostro recente passato faticherebbe a trovarne anche uno solo.
 Ed allora perché prendersela con il Regime, anche quando fece qualcosa di non riprovevole, passi se lo abbia fatto per coprire o farsi perdonare le  sue malefatte?
Per tornare infine ai nostri giorni, perché Fallai od altri suoi colleghi, meno titolati di lui, fanno tutto questo credito a Fuortes, prima ancora che si vedano i frutti della sua azione? Solo perché arriva all'Opera, carico di gloria, dalla sua direzione di Musica per Roma, il cui modello - pur esso lodato, a comando (pagamento) da Fallai -  Fuortes importa e riproduce nel teatro della Capitale?  O perché ha risanato i conti, come scrive Fallai? Ad oggi quei conti risultano diciamo risanati solo perché Fuortes ha preso soldi dal fondo speciale salva teatri, ne ha presi quanti gliene servivano per tappare i buchi di bilancio. E l'ignobile passato - a detta di Fallai - della storia delle terme in musica sarebbe cancellato dall'avvio di un 'Festival' di Caracalla? No, perché un festival è stato già proposto un paio di anni fa, senza considerevoli risultati artistici ed economici, contribuendo a creare quel buco di bilancio che sappiamo, dalla precedente gestione dell'Opera, quella con Muti, De Martino ed Alessio Vlad che si vantavano di aver creato un festival  che avrebbe dato una  mano di vernice 'chic' alla facciata popolare di Caracalla.