Firmato l’Accordo di valorizzazione tra il Ministero della Cultura e l’Università di Bologna per trasformare Villa Zeri a Mentana (Roma), la storica dimora di Federico Zeri, in un polo culturale pubblico dedicato a ricerca, formazione, mostre e produzione culturale. Farà parte dei Musei del Lazio del Ministero.
Villa Zeri, la storica dimora di Mentana (Roma) appartenuta a Federico Zeri, entra ufficialmente nella rete museale nazionale e si prepara a diventare un nuovo polo pubblico dedicato alla ricerca, alla formazione, alla conservazione e alla produzione culturale. È stato infatti sottoscritto l’Accordo di valorizzazione tra il Ministero della Cultura e l’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna per avviare un progetto pluriennale destinato a restituire progressivamente alla collettività uno dei luoghi più significativi legati alla figura di uno dei maggiori storici dell’arte italiani del Novecento.
La villa, che appartiene all’Università di Bologna, sarà inserita nel Sistema museale nazionale come luogo della cultura affidato all’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione musei nazionali della città di Roma. L’accordo è stato firmato dal direttore dell’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo, Luca Mercuri, e dal rettore dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, Giovanni Molari, dando avvio a una collaborazione che coinvolgerà anche la Fondazione Federico Zeri nella definizione delle attività di valorizzazione e gestione culturale del complesso. L’obiettivo è trasformare Villa Zeri in un centro permanente capace di coniugare memoria e contemporaneità, conservazione e ricerca, studio e partecipazione pubblica. Un luogo nel quale l’eredità scientifica dello storico dell’arte non sarà soltanto conservata, ma resa nuovamente produttiva attraverso mostre, incontri, attività formative, progetti editoriali e iniziative rivolte a studiosi, studenti, artisti e cittadini.
Villa Zeri. Foto: Ministero della CulturaVilla Zeri. Foto: Ministero della CulturaVilla Zeri. Foto: Ministero della Cultura
“Villa Zeri entra a far parte della rete museale nazionale e si prepara a diventare un luogo di studio, formazione e produzione culturale”, ha dichiarato il ministro della Cultura Alessandro Giuli. “La dimora di Mentana custodisce la memoria di Federico Zeri, uno dei più autorevoli storici dell’arte del Novecento, insieme al suo metodo e alla sua idea della conoscenza come esercizio critico. L’accordo con l’Università di Bologna consentirà di consegnare progressivamente questo patrimonio alla fruizione pubblica e di aprirlo a studiosi, artisti e cittadini. È compito delle istituzioni trasformare le grandi eredità della cultura italiana in capitale pubblico e consegnarle alle giovani generazioni per generare ricerca, creatività e nuova partecipazione”
Edificata all’inizio degli anni Sessanta su progetto dell’architetto Andrea Busiri Vici, Villa Zeri fu concepita come uno spazio unitario nel quale vita privata, studio e conservazione delle opere convivessero in un equilibrio strettamente legato al metodo di lavoro dello storico dell’arte. Per decenni la residenza di Mentana è stata un punto di riferimento per studiosi, collezionisti e istituzioni culturali, custodendo non soltanto una parte importante della memoria personale di Zeri, ma anche il suo rapporto con le immagini, con la ricerca e con l’analisi critica delle opere d’arte.
La trasformazione della villa in luogo della cultura pubblico nasce proprio dalla volontà di preservare questo patrimonio immateriale, fatto di libri, archivi, strumenti di studio, ambienti e modalità di lavoro che hanno caratterizzato l’attività di Federico Zeri. Il progetto mira dunque a valorizzare non soltanto la dimora in sé, ma anche il metodo dello studioso e il suo contributo alla storia dell’arte italiana e internazionale. Il programma di valorizzazione, significativamente intitolato Villa Zeri. Abitare le immagini, prevede una serie di interventi progressivi destinati a riqualificare, conservare e rendere accessibile il complesso. Le attività accompagneranno la futura apertura al pubblico della villa e il suo stabile inserimento nella rete museale nazionale, con una proposta culturale capace di unire ricerca scientifica, formazione specialistica e divulgazione.
Villa Zeri. Foto: Ministero della CulturaVilla Zeri. Foto: Ministero della Cultura
Tra gli obiettivi del programma figurano la realizzazione di mostre temporanee dedicate ai principali temi affrontati dallo storico dell’arte durante la sua carriera, l’organizzazione di convegni e seminari specialistici, lo sviluppo di attività didattiche e progetti editoriali, oltre alla promozione di percorsi di alta formazione in collaborazione con l’Università di Bologna, la Fondazione Federico Zeri e una rete di università, musei e istituti di ricerca italiani e internazionali.
Il progetto prevede inoltre la progressiva musealizzazione di una parte della villa, l’avvio di attività di conservazione e restauro e la realizzazione di residenze d’artista. L’intento è creare un dialogo continuo tra la memoria storica del luogo e le pratiche culturali contemporanee, facendo della dimora di Mentana uno spazio dinamico e aperto alla produzione di nuove conoscenze.
L’ingresso di Villa Zeri nella rete museale nazionale si inserisce in una più ampia strategia promossa dalla Direzione generale Musei e dall’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo per consolidare e ampliare, nel territorio romano e non solo, una rete dedicata alle case museo, ai luoghi della memoria e alle dimore di studiosi e artisti.
Di questa rete fanno già parte realtà come la Casa Museo Mario Praz, la Casa Museo Boncompagni Ludovisi, la Casa Museo Hendrik Christian Andersen, Casa Pasolini e Casa Balla. Villa Zeri rappresenta dunque un nuovo tassello di un sistema culturale diffuso che punta a valorizzare le grandi personalità della cultura italiana attraverso gli spazi nei quali hanno vissuto, lavorato e prodotto il proprio pensiero. Il progetto si collega inoltre agli obiettivi del Piano Olivetti, orientato alla diffusione culturale e al riequilibrio territoriale, promuovendo una maggiore partecipazione anche al di fuori dei tradizionali poli centrali delle grandi città. La villa di Mentana potrà così diventare un luogo capace di generare nuove relazioni tra istituzioni, comunità locali, studiosi e pubblico.
“Con questo accordo”, dice Giovanni Molari, rettore dell’Università di Bologna, “assicuriamo una prospettiva di lungo periodo alla valorizzazione di Villa Zeri, un luogo di straordinario valore culturale e simbolico legato alla figura di Federico Zeri. Grazie alla collaborazione con il Ministero della Cultura e con l’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo, la Villa potrà svilupparsi come casa-museo, centro di ricerca e spazio aperto alla comunità, nel segno della divulgazione, dello studio e della fruizione pubblica del patrimonio culturale. È un risultato importante che consente di trasformare Villa Zeri in un polo museale e culturale stabile dedicato alla figura e all’eredità di Federico Zeri. Siamo molto grati a Federico Zeri che ha scelto l’Università di Bologna quale custode della sua eredità culturale, affidandole un patrimonio che continua a essere fonte di ricerca, conoscenza e crescita per la collettività”.
Federico ZeriFederico Zeri
“Con Villa Zeri”, aggiunge Luca Mercuri, direttore dell’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo - Direzione musei nazionali della città di Roma, “si amplia la rete dei luoghi della cultura affidati all’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo, che negli ultimi anni si è progressivamente consolidata attorno alle case museo, alle dimore d’autore e ai luoghi della creatività contemporanea. Dopo l’acquisizione di Casa Pasolini e quella, più recente, di Casa Balla, Villa Zeri aggiunge un tassello fondamentale a un progetto che sta trasformando questi luoghi in centri vivi di ricerca, esposizione, formazione, produzione culturale e partecipazione, profondamente connessi con le comunità e con le istituzioni dei territori nei quali sorgono. Con il programma Abitare le immagini vogliamo restituire pienamente alla collettività non soltanto la casa di Federico Zeri, ma anche il suo metodo di lavoro, il suo sguardo e la sua idea di storia dell’arte, facendo della villa un punto di riferimento nazionale e internazionale per gli studi, la divulgazione e la produzione culturale”.
“Villa Zeri rappresenta un caso emblematico di come la valorizzazione del patrimonio culturale possa svilupparsi dalla collaborazione virtuosa tra istituzioni diverse e tradursi in nuove opportunità di partecipazione e sviluppo dei territori”, afferma Alfonsina Russo, Capo del Dipartimento per la Valorizzazione del patrimonio culturale. “Avevo avuto modo di conoscere e apprezzare questo luogo straordinario già nel corso del mio precedente incarico come Soprintendente sul territorio, cogliendone le significative potenzialità culturali, che oggi trovano piena espressione in questo accordo. L’ingresso della villa nel Sistema museale nazionale consentirà di restituire progressivamente questo luogo alla fruizione pubblica e di rafforzare la rete delle case museo e delle dimore d’autore attraverso un progetto aperto, accessibile e rivolto a pubblici sempre più ampi e diversificati”.
“È motivo di particolare soddisfazione vedere oggi prendere forma un progetto al quale avevo dato impulso come Direttore generale Musei e che il Dipartimento per le Attività culturali potrà continuare a sostenere nelle sue future prospettive di sviluppo”, conclude Massimo Osanna, Capo del Dipartimento per le Attività culturali. “Villa Zeri rappresenta un modello innovativo di istituzione culturale, nel quale patrimonio culturale, ricerca, produzione artistica e formazione dialogano in modo permanente. Non soltanto una casa museo, ma un luogo capace di generare nuove conoscenze, ospitare attività culturali, mostre, residenze d’artista, iniziative formative e occasioni di confronto tra discipline e linguaggi diversi, restituendo piena attualità all’eredità intellettuale di Federico Zeri. Un progetto che il Dipartimento sarà lieto di accompagnare, nella convinzione che il patrimonio debba diventare sempre più un motore di creatività, produzione culturale e partecipazione, capace di mettere in relazione memoria e contemporaneità”.
I teatri condominiali dell’Italia centrale sono stati riconosciuti patrimonio dell’umanità UNESCO
Dal Settecento sono il cuore della vita culturale di piccoli borghi tra Marche, Umbria ed Emilia-Romagna: oggi i teatri condominiali entrano nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO
Ufficio StampaGli interni dello spettacolare Teatro dell'Aquila
L’Italia conquista un nuovo riconoscimento UNESCO e, ancora una volta, a essere premiato è un patrimonio che non ha eguali nel mondo. Il Comitato del Patrimonio Mondiale, riunito a Busan(in Corea del Sud), ha iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale i teatri condominiali dell’Italia centrale, un patrimonio diffuso unico composto da 10 teatri storici distribuiti tra Marche, Emilia-Romagna e Umbria.
Non si tratta semplicemente di splendidi edifici storici, ma di un vero e proprio “sistema” nato tra Settecento e Ottocento in cui erano gli stessi cittadini a finanziare, costruire e condividere la proprietà del teatro, trasformandolo nel cuore della vita culturale della comunità. Ancora oggi questi gioielli architettonici custodiscono sale eleganti e palchi decorati che hanno visto secoli di spettacoli, musica e tradizioni, rappresentando una tappa imperdibile per chi ama scoprire luoghi ricchi di storia e di fascino.
Un nuovo emozionante riconoscimento che porta a 62 il numero dei siti italiani iscritti nella lista UNESCO.
Perché i teatri condominiali entrano nella lista UNESCO
I teatri condominiali rappresentano un fenomeno tutto italiano. Tra il Settecento e l’Ottocento, nei piccoli centri dell’Italia centrale, cittadini, nobili e amministratori locali decisero di unirsi per costruire spazi destinati agli spettacoli, diventandone comproprietari attraverso una sorta di “condominio” ante litteram.
In un’epoca in cui il teatro era spesso riservato alle corti aristocratiche, questi edifici permisero anche agli abitanti dei borghi di assistere all’opera, alla musica classica e ad altri spettacoli dal vivo. Le loro eleganti sale a palchi divennero così veri centri della vita comunitaria, contribuendo alla diffusione della cultura ben oltre le grandi città.
Ufficio StampaTeatro dell’Aquila è nuovo patrimonio UNESCO nel sistema di teatri condominiali
Più che semplici edifici storici, quindi, questi teatri raccontano una storia di partecipazione collettiva: furono infatti le comunità locali a investire nella loro costruzione e a mantenerli vivi nel corso dei secoli. È proprio questo modello, che unisce valore architettonico, funzione culturale e identità civica, ad aver convinto l’UNESCO a riconoscere il sito come patrimonio dell’umanità.
Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha definito i teatri condominiali “gioielli architettonici” e una “infrastruttura culturale italiana di eccellenza”, sottolineando come abbiano consentito per oltre due secoli anche agli abitanti dei piccoli centri di accedere all’opera, alla musica classica e agli spettacoli dal vivo.
Grande soddisfazione è stata espressa anche dal presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, promotore della candidatura, che ha definito la decisione del Comitato UNESCO “un risultato storico per le Marche e per l’intero sistema teatrale e culturale regionale e nazionale”, sottolineando come il riconoscimento confermi “il valore universale di un patrimonio unico al mondo”.
Emozione anche da parte di Lucia Chiatti, direttrice generale della Fondazione Pergolesi Spontini, che gestisce il Teatro Pergolesi di Jesi. In un’intervista a La Repubblica ha raccontato di aver atteso “con trepidazione” l’esito di un percorso avviato nel 2020, definendolo una sfida impegnativa che ha permesso di riscoprire e valorizzare ancora di più il patrimonio rappresentato da questi teatri e il lavoro svolto ogni giorno per custodirlo.
I 10 teatri diventati patrimonio UNESCO
Sono 10 i teatri condominiali che entrano nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO. Ecco quali sono:
Teatro Angelo Mariani, Sant’Agata Feltria (Emilia-Romagna)
Teatro Pergolesi, Jesi (Marche)
Teatro Ventidio Basso, Ascoli Piceno (Marche)
Teatro Serpente Aureo, Offida (Marche)
Teatro dell’Aquila, Fermo (Marche)
Teatro Lauro Rossi, Macerata (Marche)
Teatro Feronia, San Severino Marche (Marche)
Teatro Gentile, Fabriano (Marche)
Teatro Bramante, Urbania (Marche)
Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti, Spoleto (Umbria).
Il nuovo riconoscimento UNESCO è anche un invito a esplorare alcuni dei borghi più affascinanti dell’Italia centrale. Molti di questi teatri sono ancora oggi utilizzati per stagioni liriche, concerti, spettacoli di prosa e festival, permettendo ai visitatori di vivere non solo la bellezza delle loro architetture, ma anche la loro funzione originaria.
Sinfonia n. 1 in re maggiore op. 25 "Sinfonia classica"
Pierino e il lupo
Roma Tre Orchestra
Marco Boni, direttore
Massimo Wertmuller, voce narrante
(il violinista Boris Belkin, precedentemente annunciato, non potrà partecipare per sopraggiunti problemi di salute)
Sergej Prokof’ev (1891–1953) è stato una figura centrale della musica del Novecento; il suo stile, caratterizzato da energia ritmica e incisività tematica, mantiene un costante dialogo con la tradizione della propria patria.
La Sinfonia n. 1, detta “Classica”, rappresenta un omaggio al linguaggio settecentesco rinnovato attraverso una sensibilità moderna, mentre Summer Day (Un giorno d'estate), Op. 65bis, è una suite orchestrale nata come orchestrazione e riorganizzazione di sette degli undici brani pianistici originariamente inclusi dall’autore nella sua raccolta “Musica per bambini” (Op. 65), composta nel 1935. Pierino e il lupo, il cui testo, scritto dallo stesso Sergej Prokof'ev, è invece una vera e propria fiaba, capace di affascinare ogni bambino e di restare impressa anche in età adulta. Ciascun personaggio è rappresentato da un tema musicale e da uno specifico strumento dell’orchestra, secondo abbinamenti timbrici di immediata e naturale efficacia.
Per la seconda volta sul podio della Roma Tre Orchestra, Marco Boni, Direttore Onorario della Royal Concertgebouw Orchestra, incontra Massimo Wertmüller, attore romano tra i più versatili e apprezzati, nel ruolo di voce narrante.
AFAM, via libera del governo alla riforma: Conservatori e Accademie equiparati alle Università. I dettagli
Una svolta epocale per il mondo della musica, della danza e delle arti visive. Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, ha dato il via libera in esame preliminare al nuovo Regolamento per il sistema dell’Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica, atteso da oltre un quarto di secolo.
Un provvedimento che, come sottolineato dalla stessa Bernini, “porta finalmente a compimento il percorso di riforma cominciato oltre venticinque anni fa”. Con questo intervento, i 98 Conservatori, le Accademie di Belle Arti e gli Istituti Superiori per le Industrie Artistiche italiane vengono equiparati alle Università, entrando a pieno titolo nel circuito della valutazione nazionale.
Addio al “far west” normativo: arriva la disciplina organica
Fino a oggi, il sistema AFAM ha operato in assenza di una regolamentazione unitaria, con criteri spesso disomogenei da un istituto all’altro. Il nuovo decreto introduce per la prima volta regole chiare e condivise per la programmazione, lo sviluppo e la valutazione dell’intero comparto, allineandolo agli standard europei di assicurazione della qualità, ma salvaguardando l’autonomia delle singole istituzioni.
Cuore della riforma è l’obbligo per ogni istituto di adottare programmi triennali, aggiornati annualmente, che dovranno riguardare la qualità dell’offerta formativa, la produzione artistica e la ricerca, i servizi agli studenti, l’internazionalizzazione e l’equilibrio economico-finanziario. Un cambio di passo significativo, che impone a Conservatori e Accademie di dotarsi di una visione strategica di medio periodo.
Valutazione Anvur e fondi premiali: i soldi seguono la qualità
La novità forse più attesa è l’ingresso dell’ANVUR (Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca) nel mondo AFAM. Così come avviene per gli atenei, l’Agenzia si occuperà del monitoraggio periodico delle istituzioni, valutando non solo la didattica e la ricerca, ma anche l’apertura internazionale, gli sbocchi occupazionali e la sostenibilità finanziaria.
Parallelamente, viene istituito il Fondo per il finanziamento ordinario (FOA) , con una quota compresa tra il 10 e il 30 per cento destinata a finalità premiali. In pratica: più un istituto sarà virtuoso nella qualità della ricerca, nelle politiche di reclutamento e nella programmazione triennale, più risorse otterrà. Un meccanismo che mira a incentivare l’eccellenza e a premiare chi investe in innovazione.
Viene inoltre istituita l’Anagrafe nazionale dei prodotti della ricerca e della produzione artistica dei docenti, uno strumento che renderà trasparente e certificabile il lavoro dei professori, consentendo confronti oggettivi tra le diverse sedi.
Accreditamento più rigoroso: niente più “istituti fantasma”
Il sistema di accreditamento iniziale e periodico delle sedi e dei corsi di studio viene completamente rinnovato. Non sarà più sufficiente avere una struttura fisica: gli istituti dovranno dimostrare il possesso di requisiti didattici, organizzativi e di qualificazione dei docenti, oltre a una solida sostenibilità economico-finanziaria.
In caso di carenze, le istituzioni saranno destinatarie di un piano di adeguamento. Solo in caso di persistente inadempienza si potrà arrivare alla soppressione della sede o del corso, ma con due garanzie fondamentali: il diritto degli studenti a completare gli studi e il mantenimento del posto di lavoro per il personale di ruolo.
Politecnici delle arti e sedi all’estero: l’Italia esporta la sua bellezza
Il Regolamento apre anche a nuove forme associative. Viene prevista la possibilità di fusioni e federazioni tra istituzioni AFAM, anche con le Università, per razionalizzare le risorse e rafforzare la presenza territoriale. Ma la novità più affascinante è l’istituzione dei Politecnici delle arti, pensati come laboratori di collaborazione interdisciplinare tra istituti di ambiti diversi (musica, arte, design, danza) per sviluppare percorsi formativi innovativi e progetti comuni.
Un’altra frontiera è l’internazionalizzazione: le AFAM potranno accreditare nuove sedi decentrate all’estero, un’opportunità per valorizzare la tradizione artistica italiana nel mondo e attrarre studenti stranieri.
I comitati regionali si allargano: spazio agli studenti
Il regolamento modifica anche la composizione dei comitati regionali di coordinamento, che ora includeranno i rappresentanti delle istituzioni AFAM e tre rappresentanti degli studenti. Un segnale di attenzione verso le nuove generazioni, chiamate a partecipare attivamente alle scelte che riguardano il loro percorso formativo.
Il passo finale: i diplomi diventano lauree
Il percorso di riforma, avviato con gli interventi sugli ordinamenti didattici e il reclutamento del personale, e proseguito con l’istituzione dei dottorati di ricerca, sarà completato con un ulteriore tassello: la trasformazione dei diplomi rilasciati da Conservatori, Accademie e ISIA in lauree. Un passaggio che equiparerà definitivamente i titoli AFAM a quelli universitari, riconoscendo il valore e la dignità accademica di questi percorsi.
“Non è solo una promessa mantenuta – ha concluso il Ministro Bernini – sono risorse per una formazione di qualità assoluta. Si sono create le condizioni per un modello internazionale che l’Italia potrà guidare”.
Il Dynamo Camp a Limestre, nel comune di San Marcello Piteglio, in provincia di Pistoia, ha ospitato un evento di musica, emozioni e condivisione per raccontare come una voce possa diventare un ponte tra popoli e generazioni. E' il concerto dei cori ABF Voices of, uno degli appuntamenti più significativi del primo ABF Voices of Global Gathering, l’iniziativa internazionale promossa dalla Andrea Bocelli Foundation che fino al 29 luglio riunirà in Italia oltre 160 bambini e giovani provenienti da Italia, Uganda e Terra Santa, insieme agli educatori e ai team multidisciplinari impegnati nei diversi territori.
L’evento ha rappresentato un momento di incontro e restituzione del percorso educativo portato avanti dalla Fondazione attraverso ABF Voices of, il programma che utilizza la musica corale come strumento di crescita personale, relazione e costruzione di comunità. Sul palco non si è esibito soltanto un insieme di cori, ma una comunità internazionale capace di raccontare, attraverso le proprie voci, storie, radici culturali e percorsi di vita differenti. Alla serata hanno partecipato il maestro Andrea Bocelli e Serena Autieri, insieme a donor, delegazioni e ospiti vicini alla Fondazione, che hanno potuto conoscere da vicino l’impatto educativo del progetto e il valore del sostegno che rende possibili percorsi continuativi di accompagnamento per bambini e giovani in contesti spesso segnati da fragilità e difficoltà.
Dai cori attivi in Italia, con i percorsi di Camerino e del Rione Sanità, fino alle esperienze sviluppate in Uganda e Terra Santa, il concerto ha restituito la dimensione internazionale di ABF Voices of. Un viaggio iniziato nel 2016 ad Haiti con il primo progetto pilota della Fondazione e cresciuto negli anni fino a diventare una rete capace di mettere in dialogo culture e comunità lontane. La presenza dei giovani coristi haitiani, impossibilitati a raggiungere l’Italia a causa della complessa situazione del Paese, è stata comunque parte integrante dell’incontro. A rappresentarli è stato il loro Maestro di coro, che ha portato sul palco la testimonianza di un’esperienza fondata sulla resilienza, sulla speranza e sul potere della musica come strumento di rinascita. In un periodo storico caratterizzato da conflitti, divisioni e tensioni sociali, ABF Voices of propone la musica come linguaggio universale in grado di creare connessioni e favorire una nuova idea di cittadinanza globale. Il canto diventa così uno spazio di ascolto reciproco, dove le differenze non rappresentano un ostacolo ma una ricchezza da condividere.
“Desidero anzitutto dare il benvenuto ai bambini arrivati da tante parti del mondo – ha dichiarato il fondatore Andrea Bocelli –. A ciascuno di loro va il nostro pensiero più affettuoso e commosso. Un pensiero speciale è rivolto ai bambini di Haiti, che purtroppo non hanno potuto affrontare il viaggio e oggi non sono qui con noi, ma che sentiamo pienamente partecipi di questa giornata”. Bocelli ha poi sottolineato l’importanza di creare occasioni in cui ogni bambino possa sentirsi accolto, esprimersi liberamente e vivere esperienze capaci di lasciare un ricordo positivo: “Giornate come questa ci ricordano quanto sia importante creare opportunità nelle quali ogni bambino possa sentirsi valorizzato”.
Per Laura Biancalani, direttore generale ABF, il Global Gathering rappresenta la dimostrazione concreta della forza educativa della musica: “Avere oggi questi bambini qui con noi, in mezzo a guerre, all’emergenza Ebola e a tante altre difficoltà, ha richiesto un lavoro enorme. Attraverso la musica e il potere generativo dell’arte, le differenze possono incontrarsi e diventare una ricchezza condivisa”.
Anche il presidente di ABF, Stefano Aversa, ha ricordato il lungo percorso iniziato dieci anni fa: “Vedere tutti questi ragazzi sul palco, dopo quanto abbiamo vissuto ad Haiti, ci commuove profondamente. La gioia di questi ragazzi ci dà la forza per continuare il lavoro di ogni giorno. L’auspicio è poter offrire queste esperienze a un numero sempre maggiore di giovani in molte altre parti del mondo”.
Il programma del Global Gathering proseguirà nei prossimi giorni con nuovi appuntamenti: il 25 luglio i giovani coristi saranno protagonisti al Teatro del Silenzio di Lajatico insieme ad Andrea Bocelli, mentre dal 26 al 29 luglio il percorso educativo farà tappa a Roma, con una seduta speciale al Senato della Repubblica e l’incontro con Papa Leone XIV a Borgo Laudato Si’.
Nata nel 2011 dalla famiglia Bocelli, la Andrea Bocelli Foundation opera con la missione “Empowering people and communities”, promuovendo progetti dedicati all’educazione, all’inclusione sociale e allo sviluppo del potenziale delle persone e delle comunità più fragili. Attraverso musica, arte, tecnologia e interventi umanitari, la Fondazione ha realizzato scuole, programmi educativi e iniziative di sostegno in Italia e ad Haiti, contribuendo a offrire nuove opportunità a migliaia di bambini e giovani.