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giovedì 30 novembre 2017

Il Corriere della sera sbarca a Torino al suono di una marcetta inglese

Il 'Corriere della Sera' di Cairo per il suo sbarco a Torino - ' Corriere Torino' - ha fatto confezionare uno spot pubblicitario che questi giorni è passato tante volte in tv, con il faccione di Cavour, ed una colonna sonora che più inadatta non si poteva pensare: una marcetta da Pomp and Circumstance di Elgar, conosciutissima al punto che su di essa il popolo inglese - non quello italiano - canta un testo che è assurto quasi ad inno nazionale 'in seconda'.

Questa scelta, fuori da ogni grazia di Dio, fa il paio con un altra scellerata che ai tempi di Berlusconi ( il cui faccione 'La repubblica' ha scelto per annunciare la nuova veste - solo grafica ? -  del quotidiano) accompagnava il sito internet 'Italia' - costosissimo ma fatto con i piedi - che avrebbe dovuto convincere i turisti a visitare le nostre meraviglie, con l'aiuto della colonna sonora  costituita dal 'Preludio' della Carmen di Bizet.

Non sappiamo se l'Agenzia incaricata  di rinnovare il sito 'Italia' come di  confezionare lo spot del 'Corriere della Sera' in occasione del suo sbarco a Torino, sia la stessa. Però il dubbio ci viene, perché  le Agenzie impegnate in ambedue le imprese, pubblicitaria e di comunicazione,  fanno bella mostra di un comune denominatore: totale analfabetismo musicale. Che deduciamo dal fatto che se avessero avuto un minimo alfabetizzate, sarebbero ricorse, in ambedue le imprese, a 'colonne sonore' italiane.

Per Torino, in particolare, la presenza in città del famoso Museo Egizio avrebbe anche potuto suggerire, marcia per marcia, anche evitando la rossiniana 'sinfonia' della Gazza ladra (per non generare cattivi pensieri nei malpensanti), la 'Marcia Trionfale' dell'Aida di  Giuseppe Verdi. che fu  anche 'senatore' del regno, proprio a Torino. Qualunque altra marcia, ma quella di Elgar no.

giovedì 5 marzo 2015

Franceschini mezzo disastro, Attila per le biblioteche. Le amenità di Fuortes: Augias per spiegare l'opera

Cominciamo dall'accoppiata Fuortes-Augias. Da quando è arrivato all'Opera di Roma, dove è stato appena confermato, Fuortes ci ha meravigliati per molte sue scelte, alcune delle quali, per fortuna non andate in porto, ma irrise da mezzo mondo. E non c'è bisogno che per l'ennesima volta parliamo della 'esternalizzazione'.
 Sappiamo anche che lui quando si muove si porta appresso una corte dei miracoli e di miracolati, alla quale affida questa e quella iniziativa, trincerandosi dietro la sua incompetenza, che non farebbe male a sventolare sotto il naso di tutti senza vergogna. Ora l'ultima. Ha affidato a Corrado Augias il compito di attirare gente all'Opera con lezioni dedicate ai singoli titoli in cartellone. Domenica 'Tosca' e fra qualche settimana 'Aida'. Cosa c'entri Augias con l'opera non c'è bisogno che lo spieghiamo a voi: non c'entra nulla, ma fra dilettanti dell'uno e l'altro mestiere si intendono. Augias, a dire la verità, ha già spiegato in Belgio 'Traviata', chiamatovi da un altro suo estimatore occulto, nobile dilettante di musica, che è Stefano Mazzonis, a capo di un teatro belga, e all'Auditorium di Fuortes grandi musicisti. La versione live dei video realizzati per Repubblica sui grandi compositori, in coppia con un  pianista, Modugno, l'unico della coppia che, fortunatamente, ci capisce e che, di conseguenza. anche se suo malgrado, fa fare ad Augias la figura del f... nei suoi interventi. Noi abbiamo visto il video dedicato a Beethoven e ci siamo vergognati per lui. Fuortes no. E lo pagherà profumatamente, perchè certamente Augias, proprio perchè incompetente, vorrà essere meglio pagato. E così Fuortes, che non riesce ancora a trovare sponsor per il teatro, ne trova uno in Lottomatica, che finanza il ciclo di incontri intitolato ' Più tua l'Opera'- 'Più Ricco Augias'.  e va avanti con l'iniziativa.
Per i competenti che non tollerano i dilettanti in palcoscenico, Fuortes, sempre dal suo precedente nido, Musica per Roma, si porta dietro - come ha fatto anche a Bari. Fuortes conosce poco e quel poco che conosce lo spreme in ogni luogo e per ogni circostanza -  Giovanni Bietti, troppo musicista per essere capito da tutti. Fuortes non conosce mezze misure. o troppo o niente, come nel caso di Bietti e Augias nei riguardi della musica spiegata.
 Franceschini 'mezzo disastro', vuole candidarsi al premio 'Attila, flagello dei libri' e per questo fa di tutto per meritarlo. Lì'ultima su uscita è la riduzione da  1.100.000 Euro circa a 190.000 Euro circa del contributo ministeriale alla Biblioteca Nazionale di Firenze, la più grande ed importante d'Italia, circa 6.000.000 di volumi conservati.  Strano che Renzi non l'abbia richiamato all'ordine. La biblioteca fiorentina andrebbe conservata con ben altra cura, ma Franceschinio non ne comprende l'importanza, preferisce  proporre all'attenzione della scuola italiana lo studio dei cantautori al pari di Carducci e Pascoli, anzi più di Carducci e Pascoli, del cui lascito a lui non frega nulla. Quest'ultima scempiaggine l'ha detta passando per la Casa Museo di Lucio Dalla a Bologna, dove ha anche cantato le sue canzoni, in coppia con Veltroni. Che pena!

venerdì 27 febbraio 2015

Aida, cara carissima schiava. L'opera, anche in forma di concerto, COSTA TROPPO

Ma siamo matti? La musica, finanziata dallo Stato, non può essere un lusso impossibile per i normali cittadini. E' la presenza delle star internazionali a far salire enormemente i prezzi dei biglietti a Santa cecilia, per la recita di questa sera  di 'Aida' diretta da Pappano? Non capiamo.
Ci auguriamo che Santa cecilia, dato il frastuono – giusto - che se ne è fatto, abbia la sala grande piena. Ma con questi prezzi non ci si può poi lamentare che alla musica non accede nuovo pubblico.
L'appunto che  stiamo muovendo all'Accademia vale anche per qualunque altra isituzione musicale italiana che,  per il melodramma, pratica  prezzi sempre  più alti di quelli per i concerti (e forse una qualche ragione c'è); ma non è possibile che si faccia pagare comunque un prezzo alto, anche quando ciò che si propone al pubblico non esibisce qualità adeguata.
Ma questi che sono i veri problemi - l'altro sicuramente, tutto italiano, è l'eccessiva presenza di artisti stranieri nei nostri cartelloni - il Ministero non li prende mai in seria considerazione facendo sentire la sua voce 'CALMIERATRICE'. Ma Franceschini è occupato giorno e notte a piazzare i suoi servi in tutti i posti di comando; e quando finalmente si riposa, ci pensa, come sempre, Nastasi.

Biglietti per Aida a santa cecilia diretta da Pappano
Platea A ................................. Euro 200
Platea B ................................. Euro 150
Galleria 1 ................................. Euro 120
Gallerie 4-5 ................................. Euro 100
Gallerie 7 ................................. Euro 80
Galleria 2 ................................. Euro 60
Gallerie 3-6 ................................. Euro 35



mercoledì 25 febbraio 2015

Pappano non ce la racconta giusta sulla compagnia 'tutta straniera' dell'Aida

Il noto direttore d'orchestra, a capo dell'Orchestra nazionale di Santa Cecilia, alla vigilia della sua 'Aida' da concerto,  che arriverà  nella sala grande dell'Auditorium nei prossimi giorni ( ma l'ha già registrata per la Warner) ha rilasciato parecchie dichiarazioni, nelle quali si leggono, oltre l'omaggio alla memoria di suo padre, 'maestro di canto', anche giustificazioni poco condivisibili della compagnia dell'Aida, una compagnia di cantanti celebri, non c'è che dire, ma tutti stranieri, perché in Italia 'non ci sono voci drammatiche' - è questa la giustificazione, alla quale aggiunge la curiosità, sua e forse del pubblico, di ascoltare cantanti tedeschi in Verdi.
 Ora è chiaro a tutti ed anche a noi, che i cast non si fanno sulla base dei passaporti, sebbene anche i passaporti abbiano il loro peso in determinati repertori per i quali esistono, nei vari paesi, tradizioni consolidate e rispettabilissime.
 Ciò che ci impensierisce, e con l'arrivo di Michele dall' Ongaro alla sovrintendenza dell'Accademia, tale pensiero non riusciamo a fugare, è che sicuramente si proseguirà nel preferire cantanti e strumentisti e direttori stranieri agli italiani di egual livello e fama a Santa Cecilia, come già si faceva con Cagli-Pappano. Anche perchè nella conduzione dell'Orchestra sinfonica nazionale della Rai, da cui proviene e della quale Michele dall'Ongaro è stato sovrintendente negli ultimi anni - ma che ora dovrà abbandonare - dall'Ongaro sembra aver dichiarato guerra ai musicisti italiani. Lo abbiamo più volte segnalato per l'Orchestra Rai e per Santa Cecilia, perché troviamo scandalosa tale scelta, perché ai violinisti e pianisti tassativamente stranieri che Pappano, ad esempio, sceglie ogni volta, anche noi, nel nostro piccolo ed in base alle nostre modeste conoscenze, potremmo proporgliene altrettanti italiani. Allora perché Pappano ha orecchi solo per gli stranieri, ed ora anche dall'Ongaro avrà, in coppia con lui?
 Un tempo si diceva per ragioni tutt'altro che nobili, impronunciabili. Noi non ci siamo mai fatti prendere da quei cattivi pensieri; però una qualche ragione plausibile - ve ne sono ? - Pappano ed anche dall'Ongaro dovrebbero darla all'opinione pubblica.

sabato 21 febbraio 2015

Zubin Mehta, il commesso indiano che viaggia fra Milano e Napoli

L'esempio che stiamo per proporvi non è che uno dei tanti; ve lo proponiamo solo perché è l'ultimo che ci è capitato sotto gli occhi, ed è di questi giorni.
 Zubin, il vecchio Zubin, nelle stesse settimane ha prima concertato 'Aida' a Milano e  'Tristano' a Napoli e poi, nelle settimane successive, facendo sempre la spola fra i due centri, non distantissimi se si può viaggiare in tremo superveloce, in aereo di linea o jet privato, ha diretto le recite.
 'Aida' a Milano 15 e il 18, e fra l'una e l'altra una scappatella a Napoli per la generale; poi recita a Milano il 21 e il 22 a Napoli; il 24 a Milano ed il 25 a Napoli. Due giorni di riposo, poi di nuovo il 28 a Napoli ed il 1 marzo a Milano, e poi il 3 a Napoli ed anche il 5, per tornare a Milano, dopo una settimanella, per le recite dell'11 e del 15, dopo un breve rientro nella sua casa fiorentina.
 E' vita questa? Non si venga a dire che una presenza così faticosa possa avere un qualche giovamento per i due teatri e per le due opere in cartellone. E poi siamo sicuri che in condizioni diverse, più normali,  altri direttori - forse anche meno costosi - ma non per questo meno bravi,  non avrebbero fatto meglio?
 Per carità musicale, tralasciamo volutamente le recite di Aida che Zubin, il commesso indiano, aveva appena finito di dirigere in Cina, ed anche le prove per l'Aida milanese e il Tristano napoletano che avranno risentito sicuramente  dei tempi ristretti e della stanchezza del povero commesso indiano, il cui scarso rendimento è sotto gli occhi di tutti.

domenica 25 gennaio 2015

Il portale www.verybello.it è una vergogna

Una torta  senza ciliegina che torta è? E l'EXPO del malaffare senza un cartellone di eventi in tutta Italia che grida vendetta e sembra fatto con i piedi, che EXPO è?
 Alla presentazione del cartellone, ricco di 1300 'eventi', i giornali all'unanimità plaudono all'iniziativa nella quale il ministero di Franceschini ha investito 5 milioni di Euro. Per fare cosa? Per fare un elenco di  cose che hanno svolgimento in Italia da maggio ad ottobre di quest'anno, in coincidenza dell'Expo milanese? Con quali criteri' ? E quei soldi, una bella montagnetta, servono a stampare l'inutile programmone che è pieno di nefandezze e di vergogne tipiche del nostro paese ignorante? O servono anche per fare affluire nelle tasche di coloro che si sono iscritti al campionato 'Expo', qualche liretta? sfogliando il vergognoso catalogo...
 Il capitolo 'mostre' è certamente il più ricco ma non più ricco di qualunque altro periodo in Italia, senza EXPO milanese, con nessuna attinenza alla esposizione milanese, ad eccezione di una ( Roma, Ara pacis, quindi robbetta) dedicata all'EXPO del 1942 che non ebbe luogo e che  può costituire una curiosità, oltre a quelle sul cibo, alcune già inaugurate.
La musica lascia allibiti per le sciocchezze che vi si leggono. Rifulge, nella sezione 'Opera' un teatro di provincia, quello di Modena, intitolato post mortem a Pavarotti, che vi è presente con la sua programmazione da ottobre 2014 a ottobre 2015, per quale ragione legata all'EXPO non è dato sapere. Si segnala una Lucia di Donizetti  a Genova ( teatro ancora senza testa) solo perché la regia è affidata a Dario Argento; e un Turco in Italia di Rossini a Catania, per la regia di Michele Mirabella. E poi a Roma si segnala un'Aida, in maggio, all'Opera di Roma, testualmente: ' regia scene e costumi di Donato Renzetti' il quale dell'Opera è invece solo il direttore. E poi c'è Rinaldo Alessandrini che guiderà l'orchestra del San Carlo nell'esecuzione dell'elegante partitura sulle note di Mozart e Jommelli'. Capite una 'sinfonia sulle note di....'. Che altro devono fare o dire, di quale altro delitto devono macchiarsi per ridurli al silenzio e metterli in galera?
 Si segnalano anche la stagione di Caracalla a Roma ( e il programma?) come anche 'Luglio suona bene' all'Auditorium sempre a Roma, anche questa senza programma, mentre Opera ed Auditorium hanno lo stesso dirigente ( Carlo Fuortes) che ancora non ha avuto tempo per programmare o comunicare il programma.
E il Festival di Ravenna, anche questo senza programma, mentre ci si dimentica, di segnalarne anche la semplice esistenza, del Festival di Spoleto, gestito dal fratello di Giulianone Ferrara. Nella sezione 'concerti' brillano, ovviamente, i nomi di Gianna Nannini di Mengoni, di Biondi. E che altro ci si poteva attendere?
 Si va avanti di questo passo, fra approssimazioni, inesattezze, bestialità, errori madornali, ad opera di solerti lavoranti IGNORANTI, ai quali il Ministero ha affidato la creazione e la gestione del sito, nel quale il ministero ha impegnato cinque milioni di Euro.  Purtroppo le cose non cambiano mai in Italia, pensiamo solamente al sito turistico del nostro paese, del famoso ministro Brambilla - appena qualche anno fa - costato molti milioni, e poi abbattutto a cannonate di critiche e insulti, e che si apriva con la musica di Carmen di Bizet, alla faccia di tutta la musica italiana!
Very bello, ministro.

sabato 29 novembre 2014

Rusalka ha fatto boom!

Come sia andata l'altra sera, all'Opera di Roma, con la serata inaugurale di stagione, non ci è dato di sapere, nonostante che abbiamo letto la maggior parte dei quotidiani.
 Di certo si dava Rusalka, approdata all'Opera prima d'ora già otto anni fa (Roma è forse l'unico teatro dove in meno di 10 anni abbiano rappresentato due volte l'opera di Dvorak), il direttore, al suo debutto a Roma, è stato strattonato dalla critica sia di destra che di sinistra ( è importante  segnalarlo perché la critica di destra e quella di sinistra si spartiscono i compiti) il regista era Krief che ha avuto a disposizione appena 50.000 Euro per l'allestimento (forse ne ha presi di più per la regia, dovendosi egli spremere le meningi per pescare nei magazzini del teatro  tutto quello che poteva essere utile per il nuovo /vecchio allestimento) ha inscheletrito il mondo favolistico; e le voci, la principale delle quali, femminile,  è stata sostituita per indisposizione  negli ultimi giorni, non sappiamo di che pasta fossero fatte. Chi dice che erano assolutamente inadatte, chi ne salva la metà chi le promuove in toto, a seconda che fossero di destra o sinistra - i critici s'intende. Fra i quali c'erano i vedovi o le vedove di Muti , che lo rimpiangeranno in eterno (dimenticando di annotare che l'allestimento e il cast dell' Aida andata in fumo costava all'incirca 1.500.000 Euro) e che, inconsolate, vagano per le sabbie egizie; coloro i quali, anzi uno, che raccontava per l'ennesima volta la storia di Rusalka - che palle! - per non sporcarsi le mani, e, nel frattempo, prendeva tempo e spiava le mosse degli altri ( era un pezzo, bello corposo, da pubblicare alla vigilia e che, per mancanza di spazio, è finito all'indomani della prima); e poi c'era il cantore/poeta con il pensiero sempre verso Muti e famiglia ( altrimenti  non gli avrebbero fatto presentare al festival ravennate, una sua opera: beccato, diavoletto di un critico!) ma che ora vuole salvare capra e cavoli, dove i cavoli sono i suoi rapporti anche lavorativi con Fuortes, da Roma a Bari e ritorno.
 L'univo forse che dava conto, in breve, con un pezzo tozzo, era un critico 'da destra': poche annotazioni anche sull'esito della serata. Abbiamo anche letto di applausi di cortesia, ed anche di nove minuti di applausi. Vi meravigliate?  Nove minuti di applausi  possono essere di sola cortesia. Zitti!
 Alla serata inaugrale, per non offendere il compaesano Riccardo,  il presidente Napolitano non aveva partecipato, perchè -  secondo il comunicato ufficiale del Quirinale, non richiesto - stava già preparando le valigie per il prossimo autosfratto;  e neppure Franceschini  il quale aveva prenotato un lungo fine settimana in Marocco con la sua bella, con la quale da quando s'è sposato non gli era riuscito ancora di portarla fuori; Marino era assente perchè ci  aveva da fare (gli si era bucata la ruota della bicicletta sul Raccordo e stava attendendo il 113), e Zingaretti era impicciato con la sagra dell'olio  ai Castelli, e perciò ha girato alla larga da Piazza  Beniamino Gigli.
 In compenso però c'era, al gran completo, il solito generone romano agghindato come la madonna di Pompei; c'era il ministro Padoan, unico caso di forte presenza istituzionale (per mantenere la promessa fatta alla sua signora: domani ti porto all'Opera!) - e c'era l'assessore Marinelli, altro sponsor di Fuortes.
 Poi, scendendo giù giù (non si sono letti i nomi dei consiglieri di amministrazione né del direttore artistico che erano tutti impegnati o in altri teatri o a preparare l'albero di Natale) c'era Piovani e c'era anche Cagli. Non starà mica pensando di accasarsi per l'ennesima volta, al Teatro dell'Opera, ora che ha deciso di lasciare, dopo una ventina d'anni, Santa Cecilia? La santa della musica ci protegga!

giovedì 20 novembre 2014

Benedetta Tobagi, Gherardo Colombo, Riccardo Muti, CDA RAI, Fuortes conosce solo Bietti. Letto sui giornali

Ci chiediamo spesso con che altro potremo divertirci il giorno in cui decidessimo di non acquistare più giornali, come facciamo da oltre 35 anni tutti i giorni, senza saltarne uno, portandoci a casa una media di tre quotidiani al giorno, oltre naturalmente a settimanali e mensili  italiani ed esteri. Gli spunti di divertimento che giornalmente ci offre la lettura dei giornali non è facile reperirli in altri settori; forse ve ne sono, magari anche meno costosi, ma noi ancora non li conosciamo.
 Oggi ad esempio.  Come non sbellicarsi dalle risate nel leggere della decisione di ieri del CDA della RAI, di proprietà del Tesoro, che ha deciso di impugnare la richiesta del governo dei 150 milioni di Euro , proprio nel giorno in cui l'ingresso in Borsa della Rai, per i suoi impianti di trasmissione, è stato accolto benissimo dagli investitori? Uno, subito,  pensa che a favore di questa mozione abbiano votato i consiglieri 'in quota' della destra, invidiosi del successo dell'esordio in Borsa. No, la mozione l'ha proposta un ex maggiordomo di Berlusconi, è vero, ma a lui si sono uniti quasi tutti gli altri e perfino  i due consiglierucci indicati, anzi graziati, dal PD, e cioè la Benedetta Tobagi e Gherardo Colombo che se non avessero fatto il grande gesto, ci saremmo dimenticati persino della loro esistenza. Nessun altra traccia, e neppure sottotraccia, del loro passaggio esiste  nei piani alti di Viale Mazzini, oltre la presenza dei loro nomi  nei libri contabili RAI, per la paghetta come consiglieri di amministrazione.  Sarebbe opportuno che almeno loro due spiegassero al popolo ignorante il senso di quel folle gesto. E poi dicono che Renzi non ha ragione quando ammonisce che  presto va cambiata la governance della RAI. Come si fa a dargli torto, quando si viene a sapere che, in Australia, per seguire il G 20, sono arrivati 5 troupe RAI? Per quello che dicono e per la pochezza temporale dei servizi, non ne bastava una per tutte le testate giornalistiche RAI?  Certo che sì, una bastava ed avanzava. Ed invece abbiamo mandato in Australia, a nostre spese - soldi veramente buttati - una quindicina di persone, invece di due o tre.

In rete si sono scatenati contro Riccardo Muti che sarebbe sì, a detta di molti  navigatori, un grande direttore -  non manca qualcuno che mette in dubbio  finanche le sue capacità direttoriali - ma una pessima persona. E giù altre accuse: perchè ha taciuto sull'Opera di Roma in questi ultimi travagliati mesi? Perchè, appena ha visto acque increspate, prima di quelle agitate, s'è dato a nuoto alla fuga? Gli rimproverano anche  questo, ed infine, il fatto di portarsi appresso, ogni volta che si muove, moglie figlia amici e servitori. Non gli hanno fatto nessuno sconto in nome della fama e della bravura, tanto che ci vien voglia di difenderlo, ad ogni costo, dimenticando i difetti, qualora ne avesse.

Fuortes, che unisce a grande capacità imprenditoriale nel mondo della cultura, una conoscenza fuori dell'ordinario dell'ambiente musicale - ragione per cui è stato chiamato a dare un'aggiustatina all'Opera di Roma, come ha poi fatto, un momento prima di rischiare di distruggerla del tutto - ha avviato con l'inaugurazione della nuova stagione  della 'grande opera' a Roma, una serie di incontri o conferenze di presentazione delle opere in cartellone. E, come ha fatto all'Auditorium di cui resta ancora amministratore delegato, con le lezioni di musica e al Teatro Petruzzelli di Bari negli intensi mesi in cui è stato commissario, risanando i conti e lasciando un buco di un paio di milioni quando è andato via, ha chiamato ogni volta tutti più grandi musicologi al mondo che alla conoscenza della materia trattata uniscono anche  capacità comunicativa eccelsa: Giovanni Bietti all'Auditorium, Giovanni Bietti al Petruzzelli, e Giovanni Bietti all'Opera di Roma.
 Tutti gli auguriamo, prima che assuma la sacrosanta decisione di abbandonare il campo, che l'opera inaugurale  veda il botteghino del teatro con file chilometriche, perchè se non ci saranno, anche di questo  darà la colpa a qualcun altro, invece che a se stesso, che  di gestione di una stagione non capisce un tubo, per cui sostituisce Aida con Rusalka - una donne con un altra - con la massima prosopopea possibile.

mercoledì 12 novembre 2014

Ciò che Fuortes non spiega alla Commissione Cultura della Camera dei Deputati. E cioè l'esternalizzazione

Dal Sole 24 Ore apprendiamo che Fuortes è stato ascoltato dalla Commissione Cultura della Camera dei Deputati, dove ha fatto la rivelazione della sua azione salvatrice degli 'esuberi'- non erano 'licenziati'? - come li chiama il quotidiano, non sappiamo se l'ha detto Fuortes o è stato inventato dal giornale.
 Fuortes ha detto che siamo ormai sulla buona strada per ritirare i licenziamenti, essendo stato individuato il modo per coprire il deficit di quasi 4 milioni di Euro che si annuncia, senza correzioni e risparmi, nel bilancio del 2015.
Ma  per la stagione che sta per cominciare - come accade ormai da tempo per i dati economici del nostro paese, sempre più negativi delle previsioni -  temiamo che l'assurdo titolo inaugurale ( Rusalka) al posto di 'Aida', che avrebbe dovuto dirigere Muti, si rivelerà al botteghino un fiasco. L'ennesimo di un teatro che non è ben governato, a cominciare dal sovrintendente che capisce molto poco di quello che fa.
 Però ha anche rivelato che Muti, ormai fuggito a gambe levate da Roma, ha manifestato la sua intenzione di restare comunque 'direttore onorario a vita' dall'Opera di Fuortes. Una barzelletta ( il titolo offerto ed accettato dal maestro, che non voleva  esser coinvolto nel teatro con un incarico vero) che si tinge di tragicità.
 Comunque Fuortes, se l'è fatta sotto, ed adesso corre ai ripari, volendo dimostrare, dopo aver fatto il casino, che sa come cancellarlo. Lui  ha già in tasca la ricetta per sistemare tutto, ritirando preventivamente i licenziamenti, decisione che annuncerà ufficialmente dopo il CDA del prossimo 23 novembre, quando sottoporrà ai consiglieri il piano di rientro del deficit, in base al quale non si renderanno più necessari i licenziamenti.
 Ciò che però Fuortes non ha spiegato nè alla Commissione del Parlamennto e neppure all'opinione pubblica è la ragione - ed anche il suggeritore occulto, ma non tanto ( Nastasi) - di quella folle idea di esternalizzare orchestra e coro in un teatro che si prefigge di aumentare di molto la produttività. Sì, pensava follemente il Fuortes incompetente, aperto tutti i giorni ma con orchestra esterna.
 Perchè non ha spiegato a nessuno ancora come mai mezzo mondo gli si sia rivoltato contro dicendo che non capiva ciò che faceva e  solo per questo si doveva togliere di mezzo? Perché da tutta Europa gli si è dato dell'incompetente? Perché nessuno al mondo capisce come si governa un teatro e solo lui lo sa? Forse che sono tutti sfaticati - anche dove i teatri restano aperti tutte le sere - e quindi vogliono difendere situazioni di privilegio? Perchè il suo progetto di 'esternalizzare' è stato tacciato di follia distruttrice?
 Se glielo ha suggerito Nastasi lo dica, e faccia prendere  anche a lui la  dose di fischi  e di insulti che da tempo si merita; non  li tenga tutti per sè, anche se tra 'fratelli' - come più d'uno va  insinuando - ci si dà sempre una mano. Fratelli sì,  ma perchè anche fessi (o criminali)? Aspettiamo.
Oggi o domani, prima che esca di scena, o magari anche dopo, una spiegazione della sua folle idea Fuortes deve fornirla. perchè se non rivelerà il creatore di tale follia, la sua carriera, già compromessa, sarà finita del tutto, nonostante i successi all'Auditorium e  la fiorente attività della sua società, IZI spa, che fornisce pareri alla pubblica amministrazione, dove forse sarebbe da cercare il successo stratosferico venutogli negli ultimissimi anni.

domenica 9 novembre 2014

Alla Scala di Milano quando scioperano non fanno come all'Opera di Roma

'Ciao, Alexander'. Alexander è Pereira, il sovrintendente della Scala. 'Possiamo parlarti', prosegue il capo banda (musicale) a nome di tutti. 'Per giorno 19 stiamo pensando di scioperare. E siccome sappiamo che lo sciopero potrebbe far saltare la recita in programma del 'Simone' diretta da Barenboim - sempre  che non la faccia saltare lui che in queste settimane fa la spola fra Berlino e Milano, prendendo due aerei al giorno: stasera dirige la 'Nona' per l'anniversario della caduta del muro a Berlino, e domani una recita del 'Simone' verdiano a Milano - e potrebbe anche recare qualche danno alla preparazione del 'Fidelio' inaugurale che andrà in scena fra meno di un mese, vogliamo parlarti, anticipandoti che  mancando ancora  nove giorni allo sciopero; e che possiamo anche accordarci e ritirarlo'. Che stile sindacale, il capo banda ( musicale) milanese.
 A Milano scioperano i tecnici che non hanno ancora ricevuto la diaria per il viaggio in Kazakistan, dove sono andati a  montare le scene dell'Aida di Zeffirelli furioso; e le maschere , precarie, assunte ogni anno e, a quel che si dice, sotto organico. 'Alexander facci sapere, noi lo sciopero vorremmo evitarlo, anche per il momento particolare'. Alexander promette che troverà una soluzione e si congedono. Prima di salutarli, Alexander azzarda al capobanda: 'aspetto sempre la vostra risposta per il primo maggio 2015, quando si inaugura l'EXPO e noi abbiamo in programma 'Turandot'.' Non preoccuparti, lo sciopero lo abbiamo solo minacciato, ti pare che scioperiamo proprio nel giorno in cui la Scala e Milano sono sotto i riflettori mondiali?' Ciao, ciao. E via.
 A Roma no, lo sciopero - anche qui l'annuncio lo dà  sempre il capo banda (sempre musicale, tale e quale a Milano) - viene minacciato ed attuato, quasi senza preavviso. 'Potremmo scioperare per la prima ed anche per tutte le recite seguenti', minaccia al cospetto del direttore del personale, non del sovrintendente Fuortes, che non si fa vedere e che i sindacati non vuole proprio vederli, in trasferta a Musica per Roma. Uomo avvisato...
Mentre  fervono  le prove e si è ad una settimana dalla prima,  dalla sovrintendenza nessuna risposta né incontro o colloquio. E allora  durante una prova, non importa chi sta sul podio, anche Muti, il capo banda annuncia: dobbiamo interrompere la prova, maestro, perché abbiamo una assemblea sindacale, per decidere se proseguire nella lotta. Valerio Cappelli, che all'Opera di Roma ha diretto parecchi titoli, come ha scritto sul Corriere, sa cosa voglia dire interrompere le prove e riprenderle magari dopo un'ora, senza la certezza che andranno poi fino alla fine dell'orario. Così non si lavora. E poi magari il clima di incertezza  arriva a lambire anche la vigilia della prima, fino a sfidare i vertici del teatro,   e la prima stessa, annunciando, in barba al pubblico, che la recita, quella sera, non può aver luogo perché l'orchestra ed il coro - non tutto beninteso, ma  non si fa in tempo a chiamare degli aggiunti - hanno deciso di scioperare. E la recita seguente? si vedrà. Intanto qualche volta ci si attrezza ad andare in scena  con l'accompagnamento del solo pianoforte, fra i fischi e i buu di chi ha pagato il biglietto e si vede trattato a pesci in faccia.
 Alexander studia come risolvere il problema, Fuortes - a Roma  il 'tu' non è ammesso, anche perchè il capo banda e la banda intera ( musicale l'uno e l'altra) il sovrintendente non lo vedono neppure - da dietro le quinte attende che siano tutti sfiniti ed affamati per venire a patti, come sembrerebbe aver ottenuto, secondo la vulgata giornalistica, alla viglia di avviare il disastro per il quale s'è beccato,fregandosene, gli insulti di mezzo mondo.

domenica 2 novembre 2014

Finchè c'é Muti, nessuna Aida nel mondo. Alla Scala si pensa già al prossimo primo maggio, quando verrà aperta l'EXPO. Turandot si fa o non si fa?

Finché Muti, il più grande interprete verdiano vivente, è in attività, nessuno tocchi Aida, per cominciare. Poi la stessa cosa  si dirà necessariamente per Trovatore, Rigoletto, Falstaff, Otello. Non per Traviata. perché per Traviata è stato proprio lui a rompere negli anni scaligeri un tabù: come si può - si diceva allora a Milano - riprendere Traviata,  dopo la Callas? Muti,  pensa che ti ripensa, un giorno decide di infrangere il divieto, e presenta in palcoscenico Tiziana Fabbricini. Sono trascorsi molti anni da allora, ed ora non serve neppure rispolverare le cronache del tempo per rinfrescare la memoria sulla  vittoria o meno della giovane cantante, della quale poi non  s'è parlato tanto. Comunque lui  infranse il divieto, dimostrando che si può, anzi si deve cantare Traviata anche dopo la Callas. Si potrà mai fare Aida dopo che Muti ha abbandonato il podio dell'Opera di Roma proprio  quando lo si attendeva con quel titolo verdiano? Muti, in verità, non ha detto alcunché su questo, ma i suoi fedelissimi  hanno creduto di interpretarne il pensiero, quando hanno detto che, andato via Muti, era impossibile trovare un  altro direttore che salisse sul podio  del maestro per dirigervi lo stesso titolo. Nessuno ha voluto rischiare, a detta dei dirigenti dell'Opera, che sono il competentissimo Fuortes, artefice dell'attuale disastro generale, e il suo (di Muti)  fido direttore artistico Alessio Vlad,  ormai alla fine della corsa.
 Forse hanno concluso il cattivo pensiero venuto al maestro, quando, non ancora dimissionario, aveva letto il titolo Aida nella programmazione di Santa Cecilia affidata a Pappano,  e che, secondo alcuni, Muti avrebbe interpretato come una sfida.
 Dunque anche Santa cecilia dovrebbe cancellare Aida per una ragione in più, e cioè  perché Muti non può esser sfidato da Pappano?
  Ed allora tutte le Aide in programma nel mondo dovrebbero essere sostituite da mille Rusalke che certamente non faranno mai le dieci Aide cancellate?
 Che pensieri sono questi? Il 'mondo' verdiano si dovrebbe fermare perché in circolazione c'è un direttore che non ha pari in questo repertorio?
 Parliamo d'altro, di Riccardo Muti. Il quale da Vienna dove ha fatto tappa con la sua orchestra di Chicago ha dichiarato che d'ora in poi non accetterà mai più un incarico stabile. Un volta terminato quello con Chicago? Dappertutto? No, ha risposto il maestro, solo in Italia.  E fa bene, perchè rischierebbe una terza, ancor più ingloriosa, ritirata. Due  bastano ed avanzano, come si dice.
Che succede nel frattempo all'Opera di Roma ed alla Scala?
 A Roma il direttore che sostituisce  Muti, Jensen, non sa cosa accade in teatro, lui sa solo che Aida non avrebbe accettato di dirigerla, perché Muti è ... E il regista Denis Krief, che da anni lavora in Itali, non sa cosa accade a Roma, dove sta per mettere in scena Rusalka; lui vive all'estero e non è informato e neppure si informa  sul teatro dove sta per sbarcare - secondo le dichiarazioni dei due al Corriere, intervistati da Valerio Cappelli.
 E a Milano? Pereira, chiede, in ginocchio, con sei mesi di anticipo, ai lavoratori cosa vogliono fare il primo maggio 2015, quando si inaugurerà l'EXPO e in cartellone c'è la prima di Turandot diretta da Chailly? Avranno la faccia di rispondere che quel giorno è consacrato al riposo, mentre tutta Milano sarà al lavoro?Al posto di Pereira, ricevendone risposta negativa, ingaggerei - con i soldi dei salari decurtati per il giorno di sciopero - l'Orchestra esternalizzata dell'Opera di Roma, magari per una sola recita, con prova d'insieme alla vigilia. Così, per mostrare il nuovo corso della musica in Italia all'Esposizione Universale di Milano.

venerdì 17 ottobre 2014

Il sindaco Marino di nuovo ha soltanto la barba

La barba e nient'altro. Ora che l'hanno pizzicato con la sua macchinetta parcheggiata a sbafo, una Smart si difende, invita tutti a guardare la trave dell'occhio degli altri, distogliendo lo sguardo dalla pagliuzza che fuoriesce dai suoi occhi.
 E poi sulla faccenda dell'Opera di roma- per la quale ieri c'è stato un incontro fra sindacati e sovrintendente, al quale è stato fatto presente che nessuna trattativa può essere messa in campo se il teatro non recede dai licenziamenti, Marino gioca la carta strappacuore o strappalacrime - fa lo stesso. Quando lui è arrivato ha estirpato il malcostume mandando a casa gli amministratori, ma ora non si può chiedere al Comune di tirar fuori i soldi se già  i cittadini di Roma pagano per sostenere l'Opera una tassa di 30 Euro a famiglia per anno - perchè non ci dice quanto tirano fuori i cittadini di Roma per le municipalizzate che hanno buchi per qualche miliardo ( di Euro)? ed aggiunge che il comune dà all'Opera 17 milioni mentre alle scuole appena 3. Ha ragione. Ma perché non racconta tutti gli sprechi della parentopoli capitolina?  E non ci assicura anche che il prossimo amministratore di una qualunque municipalizzata che ruba a fa casini va a casa e viene denunciato, anche se è fra i suoi collaboratori? Va giù duro il sindaco imbarbato, perché ora non vuole prendere la decisione di trattare, ritirando i licenziamenti. E poi tira fuori ancora  i 190 Euro di diaria per le trasferte. Ma perché glieli hanno dati? Ciò indica la debolezza del management dell'Opera più che la forza contrattuale dei sindacati.
 E perchè non manda a casa in blocco tutti i collaboratori dell'Opera, arrivati lì per giri strani che non c'è bisogno di raccontare?
 Noi di certo sappiamo solo che la decisione dei licenziamenti e la successiva esternalizzazione  è stata condannata da tutto il mondo; e che la decisione di inaugurare con Rusalka al posto di Aida, altri problemi di natura anche economica recherà al teatro. Ma in questo caso, come si suol dire: se li sono cercati per incapacità  a reggere un teatro da parte del sovrintendente appoggiato da Marino, ora con la barba.

mercoledì 15 ottobre 2014

Rusalka al posto di Aida per inaugurare l'Opera di Roma. Il sindaco Marino sagrestano del sovrintendente Fuortes

Anche questa decisione del sovrintendente Fuortes, appoggiata apertamente da Marino, pone seriamente il problema della sua sostituzione. Fuortes non può assumere decisioni suicide che gli faranno dire, quando le recite della nuova opera non saranno esaurite che sarà colpa della cattiva fama e della cattiva stampa piovuta sul Teatro dell'Opera di Roma, dopo l'uscita di Riccardo Muti,  a causa del clima non sereno in teatro, a seguito degli scioperi degli orchestrali, ultimi quelli a Caracalla.
 Se Muti  ha disdetto il contratto - ne aveva uno? e con lui ne avevano anche i cantanti ed il regista? che fine hanno fatto, cancellandosi l'opera? - il direttore artistico trova un altro direttore per dirigere l'Aida. Non è possibile che siccome Muti è andato via, anche l'opera che avrebbe avuto la sua direzione deve  essere cancellata - al mondo siamo tutti utili, ma nessuno è indispensabile ed insostituibile - e del resto se il grande direttore ha lasciato il podio non è pensabile che non vi sia al mondo un altro direttore capace di sostituirlo per quel titolo, senza naturalmente essere un altro Muti. Invece il direttore artistico, emanazione di Muti, si chiama fuori, e il sovrintendente che  a tutti sta dimostrando quanto capisca di opera e di gestione di un grande teatro, sostituisce il titolo popolarissimo con un'opera che certamente - scommettiamo? - non riempirà il teatro.  Dunque Fuortes ha tirato fuori dal suo cilindro un titolo sconosciuto  e con un direttore altrettanto sconosciuto, mentre avrebbe potuto averne uno conosciuto per l'Aida orfana di Muti. L'unico nome noto è quello del regista, Krief - perchè la regia è forse l'unico settore del quale Fuortes sa qualcosa, come ha dimostrato, almeno un pò, già a Bari; mentre  la musica non gli appartiene, non entra nei suoi orizzonti, mentre qualche nome di registi lo mastica anche lui.
E, naturalmente, come nelle migliori tradizioni delle istituzioni italiane, con un cast tutto straniero, dell'est europeo, cosa ovvia per un'opera non di repertorio e da cantarsi, come è normale, nella lingua originale, ma per nulla ovvio in un teatro in gravi difficoltà economiche. E in questo anche lui va ad inserirsi nel solco di una  ignobile tradizione.
 Molti manager ai vertici delle nostre istituzioni culturali, infilativi dalla politica, non solo aggiungono disastri a disastri, ma stanno anche eliminando la musica italiana. Due grandi istituzioni come l'Accademia di S. Cecilia e l'Orchestra sinfonica nazionale della RAI, che hanno in comune qualche dirigente - il vice presidente dell'Accademia è Sovrintendente dell'Orchestra Rai, e si chiama Michele Dall'Ongaro - la pensano in maniera quasi identica  sui musicisti italiani, e cioè non li stimano affatto, visto che le due stagioni si fanno senza di loro. Leggere i rispettivi cartelloni per verificare. Sicuramente i vertici dell'una e dell'altra istituzione, di rimando, possono anche immaginare quel che i musicisti italiani pensano di loro: e cioè che non li stimano affatto, attribuendo loro la gravissima colpa di distruggere la musica italiana  a vantaggio di quella straniera, sostenuta da agenzie con le quali - perché non manifestare  apertamente anche tale dubbio? - potrebbero avere interessi comuni, non esclusivamente artistici.
 E il mondo musicale assiste impotente alla sua distruzione ad opera dei suoi stessi esponenti.

giovedì 9 ottobre 2014

Sull'Opera di Roma il silenzio dei giornali. E' già storia vecchia?

L'Opera di Roma oggi è scomparsa del tutto dai giornali, storia vecchia ormai. Ma, davvero, non c'è nulla di nuovo?
Così non sembra a noi, dopo le rivelazioni, ancora più allarmanti delle precedenti di Fuortes, ieri. Cosa ha detto di così allarmante, dopo aver fatto la faccia feroce ( licenziamenti)? Ha detto, ma questo è già noto, che nessuno resterà disoccupato, che tutti saranno riassunti ( ma allora perché  esternalizzarli, verrebbe da domandarsi), precisando, però, che l'epoca del posto fisso è chiusa definitivamente e che ogni tre quattro anni anche le orchestre stabili dovranno essere sottoposte a verifiche professionali. Questa sì sacrosanta decisione.
Se venisse applicata a tutte le categorie che oggi plaudono alla decisione di Fuortes, a cominciare dai giornalisti...
Sulla precarizzazione, ormai quasi una moda ed una bandiera, qualche riflessione. A margine della riforma del lavoro appena avviata dal governo, c'è una direttiva che  accorda incentivi fiscali ai datori di lavoro che assumono a tempo indeterminato: dunque l'obiettivo è quello di non precarizzare ulteriormente, anzi di andare sempre più verso il tempo 'indeterminato'. E si parla anche di un sistema che via via assicuri maggiore protezione. In questo panorama normativo, costituirebbero una eccezione le orchestre, organismi che, pur sottoposti a verifiche professionali periodiche, hanno bisogno di una stabilità per dare il meglio di sé. Ma questo, ovviamente, nè Franceschini, nè Marino e neppure Fuortes possono saperlo e capirlo, anche se dovrebbero.
Ma Fuortes ha rivelato anche altri particolari. Ha detto che nel corso di quest'anno ha firmato, autorizzandoli, quasi 1000 permessi artistici, ha detto anche che l'orchestra lavora solitamente al 48% dei suoi componenti, e che l'organico necessario per ogni recita, per effetto delle regole sindacali che nessuno osa ancora toccare, viene raggiunto con esterni contrattualizzati per i singoli titoli. Anche per il prossimo 'Rigoletto', ha dovuto ricorrere a 38 aggiunti sul totale di poco più di 70 strumenti richiesti dall'organico, e su un'orchestra che conta 90 professori fissi.
Sono questi i veri mali, oltre naturalmente agli scioperi duri che - lo ricordava questi giorni Gisella Belgieri - portarono alla disastrosa chiusura delle orchestra sinfoniche della RAI di Roma, Milano e Napoli, dando un colpo durissimo al sistema della musica sinfonica in Italia.
Fuortes lo dice solo ora? E aggiunge anche che ormai 'Aida' è sfumata perché - ha detto - vale la pena investire 1 milione di Euro nella sua produzione, se l'esito non è scontato? Come come? Tutte ora dobbiamo venire a saperle questa anomalie, compresa quella del costo di un allestimento, che si annunciava di 'luci e proiezioni', e che apprendiamo sarebbe costata intorno al Milione di Euro? Le notizie di tali sprechi Fuortes li ha tirati fuori solo ora, quando s'è visto mezzo mondo della musica italiana contro, forse per dire: non mi fate parlare altrimenti ogni giorno tiro fuori altri disastri ai quali si assiste da tempo senza che nessuna opposizione e stop venga avanzato.
Certo avrebbe una ragione, una delle poche, dalla sua, Fuortes. Ma ci meraviglia che lui, proprio lui, che si intende di amministrazione, non abbia cominciato, alle prime avvisaglie delle manifestazioni sindacali, a dire agli scioperanti: signori...non si può andare avanti così. Non abbiamo più soldi e voi continuate a chiedere privilegi? Tutti questi permessi artistici non li autorizzo e non chiamo esterni per ogni produzione, come costretto a fare; 90 strumentisti, devono bastare. E poi, e poi anche la storia del costo della produzione di 'Aida'. Signori, 1 milione di Euro per la produzione, a causa della presenza di Muti? Sta forse in queste cose, non dette, una delle cause della uscita di scena del grande direttore, che forse avrebbe preteso troppo da un teatro con le casse vuote?
Muti, infine. Oggi la sua esegeta più accreditata, Rita Sala sul Messaggero, scrive di un concerto di Muti con i Wiener ad Oslo. Ed anche della sua prossima tournée con l'Orchestra Cherubini, che prenderà il via da Firenze e, dopo aver toccato Napoli, Altamura e Foggia, per 'consacrare con la musica' luoghi teatrali nuovi o recentemente riaperti, terminerà e Bari ( Petruzzelli), dove era andato nel dicembre 2009, il 21 . Una data che ricordiamo molto bene, perchè all'indomani di quel concerto, Muti venne in macchina, accompagnato da sua moglie e da Nastasi, ad inaugurare ufficialmente la nuova sede ' provvisoria' del Conservatorio 'Casella' dell'Aquila, dove allora anche noi insegnavamo. Per questo gli siamo immensamente grati.
Appena diffusasi la notizia che Muti sarebbe andato a Firenze nel nuovo Teatro dell'Opera, subito s'è cominciato a dire che Nardella, il nuovo sindaco di Firenze, se la notizia dell'abbandono di Zubin Mehta risultasse vera, spererebbe che Muti accetti di tornare a Firenze a capo del Maggio, dove aveva iniziato la sua folgorante carriera di direttore.
Se un consiglio possiamo darlo al maestro, per l'affetto e la stima che ci lega a lui, il consiglio è di lasciar perdere, perché non c'è due senza tre, nel senso dell'accettazione seguita da abbandono.


giovedì 2 ottobre 2014

Teatro dell'Opera di Roma Capitale. Il giorno dopo il terremoto

La fretta ha mal consigliato Fuortes e soci a prendere la decisione del licenziamento collettivo di orchestra e coro. Non c'era una via di mezzo fra il fallimento del teatro e il licenziamento collettivo delle masse artistiche?
 Non si poteva dire ai 182 componenti: signori, oggi rifondiamo l'orchestra, audizioni per tutti, il nuovo organico sarà di... con un nuovo contratto collettivo - l'integrativo lo discutiamo subito ora - sia detto chiaramente  ancor prima di ricominciare che le indennità sulle quali tutti i giornali puntualmente, e giustamente, ironizzano,  vanno cancellate.
Fuortes non capisce che orchestra e coro fuori o dentro non sono la stessa cosa per una istituzione che ha un'attività stabile e che, nel tempo prossimo, dovrà essere aumentata enormemente. Perchè con la esternalizzazione risparmierà sì 3.500.000 Euro, come ha detto, ma con quali effetti sulla produzione, questo non l'ha detto.
 Ed ora:
 - dei 280 che restano a popolare ed ingolfare gli uffici - non parliamo dei tecnici, naturalmente - di quelli, che si fa ora che il teatro è stato svuotato delle masse artistiche?Con quelli si ha un atteggiamento di rispettosa tolleranza, di attenzione maggiore, perché espressione delle numerose invasioni del teatro, ad opera dei vari amministratori  succedutisi alla dirigenza?
-la stagione quando inizia?
-gli spettacoli, da ora fino a gennaio, se salta l'Aida, e  quando presumibilmente potrebbe prendere il via la stagione con l'orchestra esterna, chi li fa? si ricorrerà per le numerose serate di balletto programmate a registrazioni, presentando le coreografie senza orchestra in buca?
- e agli artisti scritturati da ora fino a quando si decideranno a far partire ' la nuova stagione della grande opera a roma' - verrebbe da ridere se non ci fosse da piangere! - che si dice: cancelliamo questi contratti e ve ne faremo, per compensare la cancellazione unilaterale e senza vostra colpa, degli altri in futuro: ci impegnamo a farlo. Chi potrà più credere agli amministratori che in qualche giorno hanno mandato a casa in blocco orchestra e coro?
- e l'orchestra e coro licenziati in blocco che fanno? staranno fermi?  o andranno dal giudice a chiedere giustizia, pur ammettendo le loro colpe fra le quali , principalmente,  quella di aver tirato troppo la corda, fino a farla spezzare, e l' incapacità di valutare preventivamente quali effetti il loro comportamento intransigente, opposto a quello altrettanto intransigente e dunque  anch'esso colpevole di Fuortes, avrebbe potuto produrre?
- l'Opera di Roma si ritroverà fra breve la stessa orchestra e coro, ma come esterna, impossibilitata a dire qualunque cosa, dopo aver firmato un contratto di prestazioni? Sarà così facile come Fuortes farebbe prevedere?
-perchè nel frattempo non si annuncia che a fine anno, comunque, Fuortes e Vlad vanno a casa, il primo per incapacità di gestire l'emergenza se non con il disastro peggiore del male ; il secondo perchè al soldo e  al seguito di Muti che ora non c'è più e che, verosimilmente, a Roma come a Milano, non tornerà più a dirigere?
 -e tutti  i collaboratori che avevano un solo compito : essere ripagati perchè protetti da qualcuno cui avevano reso servizi di vario genere, che si aspetta a mandarli tutti a casa? Si aspetta che scada il loro contratto? Ma perchè l'orchestra, invece, si può mandare a casa con una decisione presa da quattro...?  Il teatro crolla ma quelli continuano ad essere forraggiati. Vergogna su vergogna.
 E poi.
Tornando indietro a Caracalla, sulla cui stagione estiva molte cose sono state dette, abbiamo appreso, leggendo il comunicato della vittoria di Fuortes - lo stile è quello del suo predecessore - che i posti della vasta platea sono stati portati a 4000, mentre erano prima 3500 (noi sapevamo che erano 3000 e sono stati portati a 3500 : come abbiamo letto durante l'estate su tutti i giornali, e il Teatro come il Campidoglio non hanno mai sentito la necessità di ribattere per precisare) che  con tutti gli 'esaurito' della stagione, sbandierati ad ogni recita, ma sicuramente in numero molto inferiore a quello che il tono trionfalistico del teatro voleva dar da bere, hanno prodotto in più soltanto 200.000 Euro. E del resto, pur togliendo le serate finite a schifio, sempre una ventina ne restavano, che con una platea a 4000 posti avrebbero dovuto avere più o meno una ottantina di mila di spettatori, ed invece ne hanno avuto poco sopra le 50.000 unità. Allora dove sta il trionfo della gestione di Fuortes, quella dell'Opera 'aperta'? altro bello slogan che si potrebbe  completare, alla romana, con : aperto come una cozza!
 A spiegare quali sono gli orizzonti 'operistici' e di 'spettacolo' di Fuortes valga il suo panegirico nei confronti della 'Carmen' con l'Orchestra di Piazza Vittorio. E' l'espressione esatta della cultura di Fuortes, targata auditorium.
 Infine.
La faccenda abbonamenti e sponsor. Gli abbonamenti andavano a gonfie vele fino all'altro ieri, ha dichiarato Fuortes e Marino ha sottoscritto. Ed, invece, a distanza di due giorni, si apprende che gli abbonamenti stanno al palo;  e che gli sponsor sono andati via ( Camera di Commercio). Ma non certo per gli ultimi avvenimenti,  bensì perchè gli sponsor all'Opera di Roma non sono mai arrivati nè sotto la gestione Alemanno nè sotto Marino. Perchè? Marino come Fuortes non se lo chiedono?
 Molti aspetti di questa tragedia romana meritano ancora di essere chiariti.

Opera di roma. Quattro incapaci, sostenuti dai consiglieri di amministrazione, hanno preso la decisione che segna l'inizio della fine del teatro d'opera in Italia

Alla fine l'atteso consiglio di amministrazione s'è tenuto questo pomeriggio in Campidoglio e i  salvatori della musica in Italia hanno decretato il licenziamento delle cosiddette masse artistiche ( orchestra e coro), 182 unità su 460 sessanta,  che è l'attuale organico del Teatro dell'Opera di Roma.
 Le motivazione sono le stesse che ieri  Fuortes aveva passato ai giornali, fingendo di attenersi a sistemi messi in atto da tempo e quindi collaudati dai Berliner come dai Wiener o dalla London Symphony che, in una sola giornata - da sempre - è capace di passare dalle prove alla sala di incisione al concerto serale. Ma che fra l'opera di Roma ed i complessi stranieri citati  ci sia la stessa differenza che  sta fra il giorno e la notte, questo l'economista della cultura, Fuortes, ha dimenticato di sottolinearlo.
 Orchestra e coro sono licenzianti  tutti in un col colpo - l'unica strada secondo i grandi pensatori di Marino e Fuortes ( ma anche di Franceschini e Zingaretti) acclamati dai loro servitori del CDA.  Ora quei 182 hanno 75 giorni per mettersi insieme e formare un nuovo soggetto che offrirà le sue prestazioni al teatro. Ciò che naturalmente sventerà  del tutto tentativi di sciopero; e qualora ci fossero, nulla vieterebbe al teatro di ingaggiare ancora un'altra orchestra e coro - ma non potrà fermare il degrado artistico dei complessi.
 Solo in un paese di incompetenti e pazzi si può arrivare ad una tale decisione. E tutto per fare in fretta. Prima ci hanno detto che ormai l'Aida salta e che la stagione tornerà a gennaio, e  oggi ci hanno comunciato che forse l'Aida potrebbe non saltare. Come? Trovando un direttore - che fino a qualche ora fa era impossibile trovare. E  con quale orchestra? si farebbe prestare Fuortes, il salvatore di Bari e Roma, un'orchestra dal kazakistan o dalla regione degli Urali? Oppure busserebbe alle porte di qualche altra istituzione musicale italiana, tanto per aggiungere confusione a destabilizzazione, come se non ce ne fosse già?
 Non sarebbe stato più semplice mandare a casa Fuortes - l'artefice del casino romano - ed insieme a lui, Nastasi, che questo progetto distruttivo va accarezzando da tempo,  e nel quale sembra aver coinvolto il suo ministro: perfetto ignorante in materia, e ragionare chiaro con l'orchestra: basta i privilegi, così non si può andare avanti, o  riscriviamo le regole oppure rifacciamo le audizioni per una nuova orchestra con nuove regole... E, invece,  dopo aver tagliato fuori ancor una volta l'orchestra ora si attenderebbe  che la medesima si costituisca come soggetto esterno: decisione insensata, sempre con la complicità di Nastasi che non ha saputo eliminare nessuno dei privilegi assurdi riguardanti indennità d'altri tempi, mentre per realizzare i suoi progetti - compreso quello di non far svolgere la libera professione ai dipendenti di teatri ed orchestre - è andato avanti come un treno a forza di decreti.
 I giornali, dei quali abbiamo letto solo i primi lanci dei più svelti, riportano la decisione del CDA senza aggiungere una sola parola di commento  all'atto formale che sarà l'inizio della distruzione della musica in Italia.
 Una sola parola non hanno ritenuto di doverla dire neppure quei due enti ( Scala e Santa Cecilia) ai quali il ministro ha concesso l'autonomia. Badano alle loro sorti, ben felici come Santa Cecilia di non  poter  più essere indicata come quella che sarebbe andata a braccetto con l'Opera fallita.
 Infine, da Chicago hanno smentito che l'orchestra di Muti abbia scioperato nei giorni scorsi. Tutto normale. Capito italiani bugiardi?
Per la grande opera di Roma si annuncia una nuova stagione, si legge nella pubblicità. E' proprio così.

lunedì 29 settembre 2014

Franceschini,zingaretti,marino, fuortes,marinelli: riuniti per non decidere. Il clima dell'Opera non è sereno. Bella scoperta!

Ministro, governatore, sindaco, sovrintendente, assessore riuniti al Collegio romano per sbrogliare la matassa dell'Opera di Roma, dopo l'uscita di scena di Muti. Dopo attento ed approfondito esame constatano che il clima  in teatro non è pacificato. La constatazione meriterebbe una semplice ed immediata riflessione: bella scoperta. Pensavate forse che la notizia della vostra inutile riunione avrebbe disteso gli animi dei contendenti rabbiosi che si fronteggiano in teatro? Fuortes credeva che facendo la faccia feroce, avrebbe addomesticato le belve feroci; voi, sul suo esempio, pensate di non prendere decisioni e di rimandare tutto al Consiglio di amministrazione - che ricordiamo a chi non dovesse conoscere bene le cose, è espressione del ministero, regione, comune, insomma di tutti, manca solo la Santa sede? Il consiglio di amministrazione, espressione dei riuniti di oggi, dovrebbe prendere una decisione che i 'mandanti', riuniti oggi, non hanno preso, saputo prendere? Forse semplicemente  si vuol prendere tempo? altri due giorni per contatti informali?
 Forse il problema del ritorno alla normalità passa anche attraverso la permanenza o l'uscita di scena, per far ritorno alla più rassicurante casa di 'Musica per Roma', di Fuortes che agli occhi dei dimostranti è causa dei dissapori. Certo permanendo le ragioni di dissidio fra le fazioni ed il management  il teatro non tornerà mai alla normalità. E, ne consegue, che  persistendo tale clima nessun direttore  voglia assumersi la responsabilità di gettarsi nella mischia di Aida, pensando di  commettere uno sgarbo ( quale sgarbo? Muti non è certo l'unico direttore al mondo) nei confronti di Muti ( ma potrebbe gioire se la sua uscita dovesse essere l'inizio della fine? Non possiamo pensare simile cinismo) o temendo di dover, a prove avviate, dare forfait per il clima irrespirabile in teatro che  metterebbe a rischio il lavoro di concertazione? Bella parola, tanto necessaria oggi!
 E poi, che fine ha fatto la giovane bella direttrice, Fratta, che dovrebbe fare il grande salto professionale, giacchè  nelle sue mani Marino vorrebbe riporre le sorti future dell'Opera? C'è da augurarsi che Marino per un pò stia zitto, non sapendo quel che dice anche a tal proposito.
  Con Fuortes  subito fuori, i problemi potrebbero risolversi? Rimandando o addirittura cancellando le opere affidate a Muti e quindi di fatto rimandando di oltre due mesi l'inizio della stagione, il teatro dell'Opera di Roma Capitale - è una beffa già il semplice nome; e che dire poi della pubblicità che i romani leggono  sulle fiancate degli autobus: La grande opera. Sta per iniziare una nuova stagione?) ne trarrebbe un qualche vantaggio?
 La stagione deve cominciare il 27 novembre con Aida, si trovi un bravo direttore, ve ne sono tanti che  all'Opera di Roma non sono stati mai invitati; a casa Vald, van Hoecke ( i 'mutiani') doc; Fuortes  tiri avanti fino alla fine dell'anno,  ma annunciando in anticipo il suo ritorno a Musica per Roma: missione fallita. Nel frattempo si risolvano i problemi, e sono tanti, all'origine della grave conflittualità del teatro. E intanto si cerchi un vero sovrintendente, un vero direttore musicale ed un altrettanto vero direttore artistico, e, da ultimo, anche una vera direttrice del ballo, come forse la Abbagnato non sarebbe ! A casa anche il capo dell'Ufficio stampa, Arriva (tardi!), che in questi anni ha fatto il megafono dell'imbroglio: neanche lui sapeva nulla? ma come, lui così intelligente e sveglio non ha visto nè capito nulla? Tutti a casa, a trovarsi un altro padrone, come saggiamente faceva Leporello seguito da tutti gli altri  attori del 'Don Giovanni' mozartiano.
 Ma sin d'ora non si pensi o creda, illudendosi, che rimandando l'apertura e la risoluzione dei problemi, all'Opera accada qualcosa di buono.
 E il ministero  di quell'elefante di Nastasi per una volta provi a correre come una gazzella, cancellando tutte le occasioni di balzelli ingiuriosi - indennità per qualunqne cosa - che gettano fango e discredito sul comparto dei teatri italiani.

lunedì 22 settembre 2014

L'addio di Riccardo Muti all'Opera di Roma. Pappano il suo sostituto? Letto sulla stampa

L'immagine di Riccardo Muti, sconsolato ed esterrefatto e solo, seduto nel retrolpalco dell'Aula magna dell'Università 'La sapienza' di Roma, quel lunedì 7 aprile 2003,  in occasione del concerto celebrativo dei settecento anni dell'Università  di Roma, allora retta dal rettore D'Ascenzo, l'abbiamo ancora nitida  davanti agli occhi. Era venuto a Roma, a capo della sua orchestra scaligera, e si era trovato, senza colpa,  in mezzo ad una manifestazione che opponeva  il rettore agli studenti che  volevano boicottare il concerto e  la attribuzione al maestro della laurea 'honoris causa' ( quest'ultima gli venne materialmente data alcuni anni dopo dal successore, Frati - il peggio non ha mai fine ! - nel corso di una cerimonia che a noi almeno parve addirittura ingiuriosa nei confronti di Muti).
Muti, lì seduto, era in attesa che qualcuno gli comunicasse se tenere il concerto o meno. Ecco come Muti non si è voluto immaginare nei mesi a venire, qualora avesse continuato a lavorare al teatro dell'Opera, ed ha perciò dichiarato forfait per i due titoli in cartellone.
Non vogliamo dire che Muti abbia ragione su tutti i fronti,  e che lui non abbia da imputarsi  precise responsabilità. In passato in qualche occasione, stante la nostra stima per il direttore,  gli abbiamo spesso imputato qualche inavvedutezza.  Nonostante ciò e non rinnegando nulla di quanto abbiamo scritto di lui,  ora vogliamo solo confermare che  condividiamo il suo gesto;  precisando, magari , che avrebbe dovuto farlo prima, molto prima, durante la inutile allegra gestione di De Martino, sostenuto da un sindaco, Alemanno che ora vuole proporsi come salvatore dell'Opera di Roma, sul cui palco reale, ai tempi della sua gestione, si vedevano certe facce impresentabili che ci fa senso perfino nominare.
 Muti non poteva , per una stagione ancora,  attendere ad ogni recita il via libera di quattro sindacalisti (che poi  quattro non sono, rappresentando una bella fetta di dipendenti del teatro) i quali oggi si dicono addolorati ed addirittura disposti a scioperare al  suo fianco per supplicarlo di tornare ( restare). Facce di bronzo, che purtroppo non sono poche, come risulta dal recente referendum al quale hanno votato la metà circa dei dipendenti. Capita l'antifona?
 Ora il problema più urgente da risolvere è trovare un direttore che sostituisca Muti per l'Aida inaugurale,  e trovarlo prestissimo, perchè fra meno di un mese cominceranno le prove. Riusciranno nell'impresa  Marino e Fuortes, ed anche Vlad che si troverà nella difficile posizione di essere al servizio di Muti  e di lavorare ora contro di lui - si fa per dire? Perché il possibile sostituto  non sarà gradito al direttore uscente, chiunque egli sia.
Sui giornali abbiamo letto tante cose,  soprattutto molto colore,  ripetute fino alla noia in ogni occasione, ed ormai risapute da tutti a memoria. Come i tanti stupidi privilegi, compensati da balzelli di stipendio ai quali non crediamo si dia più corso nei nostri teatri, altrimenti ha ragione chi dice che Nastasi è complice della distruzione del nostro sistema lirico, se nei tanti anni da quando è al Ministero non è riuscito a cancellare simili FURTI legalizzati dai cosiddetti contratti integrativi.
 Abbiamo anche letto che occorre diffidare dei gazzettieri ufficiali - ve ne sono in tutti i giornali, anche importantissimi - sempre pronti a tessere panegirici, a comando, dei responsabili massimi delle istituzioni, e poi a stilare condanne a morte di quegli stessi lodati il giorno prima: sempre a comando e forse non gratuitamente.  Noi lo andiamo dicendo e scrivendo da anni, ci piace rilevare che ora anche qualcun altro lo scriva (  come Mattioli su 'La Stampa'). E di notare che in simili circostanze chi si espone di più è il giornalista non di settore. Anche l'Associazione nazionale critici musicali dorme, però nel frattempo ha cambiato logo ufficiale. Onore a Francesco Merlo di 'Repubblica' per il suo pezzo di oggi sul caso Muti che consigliamo di leggere,
 Che poi all'Opera di Roma la conflittualità sia storia vecchia -  i politici non hanno nessuna responsabilità, giacchè vi hanno sempre imposto capi e dipendenti? - chi non lo sa? Ancora Mattioli ha ricordato la breve gestione di Sinopoli - anch'egli con le sue colpe, specie per quel progetto di creare una seconda orchestra, 'apri e chiudi', con orchestrali 'a chiamata' ogni volta, a seconda delle necessità - ed in particolare un episodio di sindacalismo controproducente di cui fu testimone un suo collega. Solo che si è dimenticato di aggiungere che quel collega era in teatro non nelle sue funzioni  di cronista, bensì di 'drammaturgo' a fianco del suo amico Sinopoli  che lo aveva voluto, e al soldo del teatro.' Drammaturgo'  de che?
 Abbiamo anche letto di Vincenzo Bolognese, 'spalla' dell'Orchestra dell'Opera, assai chiacchierato e coralmente in questi ultimi mesi, e pur difeso da Accardo.  Bolognese nei giorni scorsi ha inaugurato un festival - lo chiamano così, mentre si tratta di qualche concertino, ben foraggiato comunque dal ministero di Nastasi e Franceschini, in quel di Rieti - alla testa dell'Orchestra Roma Sinfonietta e non dell'orchestra dell'opera.  Il  festival ha come sovrintendente una gentile signora che figura da  alcuni anni fra i collaboratori del Teatro dell'Opera, ben pagata, anzi la più pagata fra i collaboratori, perchè artefice di tali scambi 'culturali' come si è soliti ironicamente definirli?
 Come si dice a Roma, con l'uscita di Muti, ora per l'Opera, son c...
 P.s. In serata leggiamo anche di Pappano come possibile sostituto di Muti all'Opera di Roma.  certo sarebbe la soluzione ideale, ma per ora si tratta solo di sciocchezze. Dovrebbe lasciare anzitempo Santa cecilia, perché ambedue non potrebbe tenerle, e che fa con il Covent Garden? A meno che non realizzi il  suo folle disegno Marino, al quale già troppe volte abbiamo accennato, secondo cui la Capitale potrebbe fondere le due fondazioni musicali, risparmiando su rispettivi vertici: un solo sovrintendente ed un solo direttore artistico per le due fondazioni 'fuse'. Esattamente come 'fusa' sarebbe anche la sua  mente, nella quale è maturata tale mostruosità e per la quale  basterebbe anche una sola orchestra che fa l'uno e l'altro repertorio, alternativamente. Ma allora si potrebbe anche liberare la  sede all'Auditorium  di Santa Cecilia? E noi, infine, liberarci di Marino ?
 Si fanno i nomi dei possibili candidati alla direzione di Aida.  Non vorremmo, come accaduto spesso a Santa Cecilia dove , mancando Temirkanov, al suo posto ha diretto Rizzari, con tutto il rispetto possibile per il giovane direttore, assistente di Pappano. 

L'Aida di Verdi diretta da Pappano che avrebbe irritato Muti

Muti lascia Roma anche perchè Pappano, in febbraio, e dunque ad un paio di mesi di distanza dalla 'sua' Aida di novembre all'Opera, ha messo in programma Aida a Santa Cecilia. Anche se non è la ragione principale, potrebbe aver contribuito all'allontanamento traumatico di Muti da Roma?
 Chi ha  inventato tale idiozia, e a che scopo qualcuno la alimenta? Potrebbe mai Muti, un gigante della direzione, temere l'affronto - se di affronto si può parlare -  di una 'pulce' - come senza ragione ed ingiuriosamente qualche esegeta accreditato della 'vulgata' di Muti, ha definito il direttore suo dirimpettaio a Santa Cecilia? E Allora Pappano che avrebbe dovuto fare quando, anni fa, nel mentre suo padre era in fin di vita - se ricordiamo bene - dovette sostituire all'ultimo minuto al Covent Garden, Muti che dichiarò forfait per un' opera del grande repertorio in programma? In questi anni di  tormentata coabitazione a Roma di Muti e Pappano, è stato Pappano, giustamente, a causa dell'età, a recarsi all'Opera a salutare Muti, mentre  Muti questa cortesia non l'ha mai ricambiata all'altro direttore italiano che oggi è ricercato quasi quanto lui in ogni parte del mondo.
 Per noi si tratta di semplice idiozia e basta. Altrimenti dovremmo pure noi ricorrere ad  un' altra similitudine; a quella che vorrebbe certi giganti reggersi su piedi di argilla!
 Piuttosto la cosa ci impensierisce, semplicemente guardando il 'nuovo' Marino, quello con la barba, tornato di fresco dagli USA, sua patria per anni, oggi matrigna. Il quale da tempo sta lavorando ad un progetto avveniristico: fare di due fondazioni lirico-sinfoniche, una sola, con grande risparmio per la comunità e gravissima offesa alla musica, della quale naturalmente Marino non si dà pena.
 Questo è il momento. L'Opera senza Muti è allo sbando, anche se con i conti a posto; Santa Cecilia è attraversata da tempeste interne a causa della gestione Cagli - che minaccia dimissione da tempo e, diversamente da Muti, non si dimette mai - mai momento più propizio per farne di due una.
 Naturalmente tutti ci auguriamo che non accada, ma con un sindaco/presidente del teatro, chirurgo esperto di trapianti, un intervento, con circolazione 'extracorporea'  - aggiunta alla 'sua' extracorporeità al mondo della musica - di sostituzione e rimpiazzo di organi, è comunque da temere.
 Attendiamo le prossime mosse di Marino e Fuortes.

domenica 21 settembre 2014

Muti lascia Roma, ed è un addio; mentre Fuortes e Marino non sembrano in fondo tanto dispiaciuti. L'Opera di Roma resta una matassa difficile da sbrogliare

Da qualunque capo si voglia cominciare - da Muti o da Fuortes e Teatro, l'Opera di Roma resta una matassa difficile, se non impossibile, da sbrogliare. E la decisione dell'abbandono, di cui solo ora viene data notizia ufficiale, non è arrivata oggi. Ci aveva colpito, leggendo un inserto dedicato all'incipiente stagione teatrale nella Capitale, allegato sia a Repubblica che al Corriere, il fatto che Fuortes si presentava come amministratore delegato di 'Musica per Roma', mentre la presentazione della stagione dell'Opera veniva  fatta da un narratore impersonale, quando avrebbe dovuto essere il contrario. Muti la sua decisione di abbandonare l'Opera l'aveva già presa. E nella sua lettera, resa nota soltanto oggi, spiega le sue ragioni, tutte plausibili : in teatro non c'è un clima sereno e perciò  gli riesce difficile lavorarvi. Quando  gli animi si saranno rappacificati, e tutto filerà liscio come l'olio, allora si vedrà. Veramente questo è l'auspicio assai freddo di Marino e di Fuortes, ai quali preme soprattutto sottolineare che la nuova gestione ha azzerato l'enorme deficit lasciato da De Martino, sodale di Alemanno, di quasi 12 milioni di Euro, in un solo anno. Fuortes ha fatto il miracolo, ma ora soldi non ce ne sono più e il maestro Muti avrebbe dovuto abbassare le sue pretese in tutti i sensi - è quanto scrivono gli opinionisti della rete - la qual cosa non gli sta proprio bene, e lui decide di andarsene per dedicarsi  interamente - per l'Italia - alla sua amata 'Orchestra Cherubini'.
 Quali sarebbero le pretese del maestro in fatto di cachets, di allestimenti, di voci ecc.. non è dato sapere; e se si tratta soprattutto dei costi degli allestimenti, si sbaglia bersaglio, perchè a quel che sembra l'allestimento di Pier'Alli per 'Aida' sarebbe improntato alle cosiddette 'nozze con i fichi secchi'. Certo Muti a Roma, come altrove, non  lavora 'aggratis' - e , del resto, perchè dovrebbe? - ma con sè a Roma ha portato tutta la sua corte anche quella famigliare che certamente non è compresa nel pacchetto del suo cachet, insomma qualche malumore nei suoi confronti ci potrebbe anche essere. Ben poca cosa comunque in rapporto al prestigio che rende all'Opera la sua presenza, ma solo la sua, non certo quella di  Alessio Vlad,  che lui ha imposto,  come ennesimo atto di riconoscenza verso suo padre che lo portò a Firenze e che egli volle poi alla Scala.  Insomma una corte non pomposa e che non brilla di luce propria, la quale, se il principe rinuncia alla corona, si affloscia in un  minuto secondo. Morto un papa se ne fa un altro - ha scritto qualcuno in rete. Sì, è vero. Ma via Muti c'è qualcun altro nell'orizzonte degli attuali  governanti del teatro capace di sostituirlo senza intaccare il prestigio che la sua presenza recava al teatro? Dubitiamo. C'è chi ha paragonato,sbagliando, questa uscita di scena di Muti alla precedente, di una decina di anni fa, dalla Scala. No, perchè allora Muti aveva contro l'orchestra, che, a Roma, dichiara di non aver mai voluto protestare  contro il direttore e che mai e poi mai avrebbe fatto saltare una recita, neanche una, di Muti. Bugiardi. Perchè tale pericolo l'ha corso anche Muti, con Manon, con la tournée in Giappone e probabilmente l'avrebbe ancora corso  nelle settimane di preparazione di Aida. Basta esaminare il risultato del referendum, interno al teatro, al quale ha partecipato la metà circa dei dipendenti, orchestra e coro compresi, il che vuol dire che l'altra metà non condivideva l'accettazione del piano di salvataggio stilato da Fuortes. I sindacati protestano che loro sciopereranno eventualmente contro Fuortes, ed a scioperare sono soprattutto quelli della Fials e della CGIL- altra pagina del film surreale ' Renzi vince nonostante l'opposizione del PD'.
 A noi  fa più riflettere la risposta, ripetiamo: molto fredda, di Fuortes, Marino e Franceschini che non la lettera di Muti, scritta 'comme il faut', ineccepibile per chi non conosce altri risvolti.
 Ma adesso quali scenari si aprono? Fuortes,  non gradito a metà del personale del teatro come insegna il referendum, trarrà le sue conclusioni dimettendosi?  Oppure resterà mettendo in atto la sua rivoluzione e cioè portando all'Opera di Roma la sua squadretta che già abbiamo visto in azione ma che non ci ha entusiasmati? Già Fuortes in fatto di musica capisce ben poco; lui la squadra l'avrebbe già pronta,  l'ha schierata in campo ed ai bordi già a Bari, ma si tratta di una  squadretta. Non ci frega niente di ciò che scriveranno i giornali alla sua discesa in campo, non nutriamo verso molti gazzettieri  'fiancheggiatori dei vincitori per professione e convenienza 'la benché minima stima. Pensa forse di sostituire Vlad? farebbe bene, ma con chi? Con Gaston Fournier che già voleva imporre a Bari,  e che  oggi è libero, dopo la sua uscita dalla Scala? Cambierà anche il maestro del corpo di ballo, via Micha e dentro Eleonora che scalpita da parecchio per avere quell'incarico, anche se a noi sembra non in grado di sostenerlo, nonostante la sua giovane età ed avvenenza che non è pari alla sua competenza?  Via Muti e ci mette un giovane, magari Rustioni che sta a Bari ed anche a Firenze ( regno del consigliere di amministrazione Battistelli?) Per Fuortes sembra una cosa normale. Ma lui non la capisce, forse, la differenza; nonostante tutti i difetti del grande direttore. O forse la fine dell'anno, quando i consigli di amministrazione con nuovo nome:  consigli di 'indirizzo', dovranno ridisegnare la governance dei nostri teatri, a Roma viene, con l'uscita di Muti,  semplicemente anticipata di qualche mese?
Temiamo che la pubblicità che parla di 'grande opera' a roma, vada cambiata, con la 'piccola opera' nella nuova stagione del  Teatro dell'Opera di Roma Capitale. E che  il sito, dove si legge ancora il nome di Muti per 'Aida' e 'Nozze di Figaro', vada quanto prima aggiornato.