domenica 31 luglio 2022

Trump diagnostica la demenza senile a Biden. Il mondo a Trump, il GOLPISTA, ha da tempo diagnosticato la forte inclinazione, quasi naturale, all' IMBROGLIO

 Donald Trump approfitta della ricaduta di Joe Biden per attaccarlo sulle sue condizioni fisiche generali. "I dottori hanno sbagliato la diganosi. Biden non ha di nuovo il Covid, altrimenti detto il virus della Cina, bensì la demenza senile", ha scritto sul suo social media 'Truth' l'ex presidente che è quasi coetaneo dell'attuale inquilino della Casa Bianca.

Beatrice Venezi, il direttore - come lei vuole essere chiamata. Lo intervistano tutti, e forse Meloni lo candida

L'altro ieri  l'ha intervistata , subito dopo il Tg di Sky, il suo direttore Giuseppe De Bellis, e non più tardi di qualche settimana anche Sabina Minardi per L'Espresso. Ecco cosa ha detto, fra le altre cose, alla giornalista, sulla politica ( aveva diretto per Fratelli d'Italia).

Per raggiungere riconoscibilità e successo, serve un’appartenenza politica? Glielo chiedo perché lei ha diretto l’orchestra dei Virtuosi italiani al Concerto del Primo maggio di Fratelli d’Italia. Alla Conferenza è intervenuta con un appassionato discorso, dicendo che non si sente rappresentata da uno Stato che consente discriminazioni sul lavoro, sulla base del genere, della propria opinione e della simpatia politica. È una donna di destra? E quanto conta?
«Credo che sia necessario distinguere tra schierarsi dal punto di vista partitico e schierarsi contro un sistema. L’essere stata presente alla convention è stato un impegno personale e professionale. Il fatto che venisse finalmente richiesta la musica classica, la grande tradizione del nostro Paese, all’interno di un concerto del Primo Maggio, mi ha dato un senso di liberazione: finalmente qualcuno si rendeva conto, in un contesto politico importante, di quella che è la nostra radice culturale. Perché quello che non si vede in questi anni è proprio questo: considerare la cultura come valore fondante di un Paese. Trovare una parte politica che riconosce ciò è raro. E personalmente è una cosa che apprezzo molto».

Come apprezza Giorgia Meloni: più volte le ha apertamente espresso la sua stima.
«Sì. Ho molta stima di Giorgia Meloni, come donna, prima di tutto. Una donna del genere nel nostro panorama politico italiano, e non solo, non l’abbiamo ancora vista, sinceramente. Queste sono considerazioni personali che faccio, più che una vera e propria appartenenza a uno schieramento politico. Apro le braccia a una parte politica che finalmente riconosce l’importanza della cultura e della nostra tradizione come valore fondante di un Paese. Ed è la prima volta che lo vedo».

A sinistra non ha trovato la stessa apertura?
«Assolutamente no. E ricordo anche che, durante il lockdown, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha detto che gli artisti sono quelli che ci fanno tanto divertire. Se noi siamo questo, vuol dire che alla cultura e all’intrattenimento culturale non è riconosciuto alcun valore fondante e decisivo per il Paese. Questo almeno è ciò che viene è percepito. Ed è una percezione sempre diffusa nel mio ambiente. Che pure, notoriamente, sta da un’altra parte. Ma proprio quella parte politica che negli ultimi venti-trenta anni doveva essere di supporto alla cultura è stata la prima a utilizzarla per mantenere dei baluardi di potere. E basta».

La politica la tenta?
«No, al momento no. Mi piace l’idea della politica come l’origine della parola suggerisce, come cura del bene comune. Mi piace lavorare nella cultura. Adesso, per esempio, ho lanciato un progetto di educazione musicale con De Agostini Scuola per le scuole medie, per proporre un’educazione all’ascolto, cioè un’educazione alla scoperta del nostro patrimonio culturale e musicale. Credo in questo tipo di azioni politiche».

                                                  

                                                            *****

 

Leggendo la voce Beatrice Venezi su Wikipedia, oltre  le solite banalità - ha diretto in tutto il mondo, le più grande orchestre, quando è vero il contrario e cioè che nessuna grande orchestra nè grande istituzione musicale l'hanno ancora invitata - si apprende anche che suo padre, Gabriele, 'immobilarista, è stato   negli anni 2010 dirigente nazionale di Forza Nuova'. 

Naturalmente ciò non vuol dire nulla, perchè non è corretto far cadere responsabilità dei padri, nel bene come nel male, sui figli. Ma qualcosa vorrà dire se  aggiunta alle sue dichiarazioni in favore della Meloni e contro la sinistra ( Cinquestelle, ad essere precisi, Conte premier) in fatto di apprezzamento della cultura. Meloni, che difende la cultura... noi conosciamo piuttosto una Meloni che appena si libera un posto, in ambito culturale, dove può, ci manda subito i suoi ( vedi Verona, Cagliari).

Questi giorni si è letto sui giornali che la Venezi potrebbe essere candidata alle prossime politiche proprio nel partito della Meloni, Fratelli d'Italia.

 Nell'intervista tv poi colpisce il fatto che Lei non è mai vestita normale e che le immagini, infinite, che si mostrano nel corso dell'intervista somigliano, anzi sono più quelle di una modella che sfoggia abiti da sera e pure gioielli impegnativi - che di una direttrice - pardon: direttore - d'orchestra.

 Il problema vero della Venezi è che non è una brava diret-tore/trice, e candidarla al Parlamento non aggiunge nulla alla sua carriera, se  in oltre dieci anni, non ha prodotto nulla di significativo professionalmente. Sarebbe molto più opportuno per Lei che al  lavoro, bando agli abiti che risaltano la sua femminilità, si dedicasse anima e corpo, per vedere di superare quel mestiere 'appena onesto' che dimostra dal podio. e correggere anche il suo gesto, approssimativo e perciò inutile.

 Infine una sola domanda, spontanea:  perchè giornali e tv non dedicano la stessa attenzione ad un giovane italiano, appena ventunenne, il violinista  Giuseppe Gibboni che ha vinto in marzo il Concorso 'Paganini' e che, a  differenza della Venezi, di talento ne ha da vendere?

sabato 30 luglio 2022

Un esercito di mediocri ha messo in difficoltà il campione

Quando parliamo di mediocri, nel caso specifico di un intero esercito di mediocri, ci riferiamo ai parlamentari - come sbagliarsi - a cominciare dalla brigata 'Grillo', quella che avanzava ad ogni celebrazione pubblica al grido di 'Uno vale Uno'. Che se proprio vogliamo dire, fermandoci al loro caso, andrebbe corretto in 'Zero vale Uno'.  Nessun vilipendio nei confronti di una istituzione fondamentale in democrazia, semplice constatazione di cinque anni, o quasi, di attività  che sarebbe dovuta essere legislativa, ma che lo é  stata nella maniera che peggio non si poteva immaginare.

In futuro, avessero voglia di rispolverare quel loro motto, sarebbe il c caso che vi apportino una piccola correzione. E cioè: 'Uno vale Uno, se vale'. Aggiungendovi  anche che 'Uno vale anche due, tre, dieci, cento, sempre che valga'.

 Basta metterlo alla prova, e bando all'invidia.

 Che è poi il vizio capitale che ha fatto sì che la brigata 'Grillo' per prima e poi altri drappelli,  che ostentavano gagliardetti verdi e neri,  le si sono accodati,  ed insieme 'hanno tagliato le gambe'  ad un campione, Mario Draghi,  che appartiene all'esigua squadra mondiale di quelli che sono 'Uno ma valgono Cento'  - come pensano in tanti dentro e fuori Italia, e loro no. 

 I mediocri solidarizzano fra loro e si coalizzano per non far emergere chiunque, anche muto,  che  potrebbe decretare la loro fine.

A margine delle dichiarazioni su Gelmini e Carfagna del governatore 'fratello d'Italia' Marco Marsilio, che merda era e merda si conferma

 Marco Marsilio, governatore abruzzese e fedelissimo di Giorgia ( 'donna', cristiana, madre, quasi santa...), si è scagliato contro Gelmini e Carfagna, come solo un 'pezzo di merda' sa e riesce a fare, indispettito dall'abbandono da parte delle due ministre del partito al quale appartenevano fino all'altro ieri, esattamente fino alla caduta del Governo Draghi e dopo che il Cavaliere ha stretto un patto con il 'corsaro nero' e la neo atlantista ed europeista Giorgia, al cui partito egli appartiene.

 Ha detto testualmente: "a me dispiace vedere due care amiche fare quella scelta. Auguri per il loro percorso politico, dopodiché due persone che fino a ieri erano considerate delle poco di buono, frequentatrici dei salotti e dei festini di Arcore oggi sono due nobildonne e due grandi statiste che salvano il mondo e l'Europa dalla cattiva destra sovranista".

Tanto veleno uscito da una bocca puzzolente perchè due ministre di Forza Italia hanno cambiato partito, non sentendosi più in sintonia con una destra, quella del Caimano, che oggi è alla deriva e va verso la destra estrema, di Salvini e Meloni.

 Questo schifo di Marsilio fa il paio con l'altra bell'anima - con una donna non usiamo lo stesso linguaggio da trivio che abbiamo adoperato con Marsilio, anche quando dovesse meritarlo - di Forza Italia, Fascina, parlamentare, ma distaccata  coma  badante di Berlusconi, che per una analoga ragione  ha sputato veleno contro Brunetta.

venerdì 29 luglio 2022

Cinquestelle. Notabili cancellati dallo tsunami grillesco del doppio mandato

 Sembra che ormai la decisione sia stata presa: i parlamentari che hanno già fatto un doppio mandato non verranno rieletti, perchè non verranno ricandidati.

 Conte nei giorni scorsi aveva detto che avrebbe trovato un modo per non disperdere  il tesoro di 'esperienza' accumulato dagli storici parlamentari del Movimento approdati in Parlamento 'senza arte nè parte', ma che poi hanno imparato a fare  i parlamentari, a detta di un loro professore, Domenico De Masi. 

Grillo ha detto no. E se lo dice Grillo, capocomico di professione, fondatore del Movimento, la sua parola vale più di quella del capo politico del Movimento.

La regola dei due mandati aveva un fondamento: evitare che la politica divenisse una professione, esercitata a lungo. I Parlamentari del cosiddetto Movimento, ormai ex, dovevano impegnarsi  con tutte le forze nel corso dei due mandati consentiti, per poi tornare alle loro professioni. 

 Conoscendo le origini dell'esercito di parlamentari grillini, molti hanno ironizzato - e non senza  appigli - che dovranno cominciare a lavorare, ed alcuni anche ad inventarsi una professione, senza naturalmente sperare di guadagnare quanto hanno guadagnato in Parlamento, nonostante per anni non sapessero cosa fare.  Dove lo trovano chi gli dà 15.000 Euro circa al mese?

C'è però una ragione subdola sotto la decisione di Grillo, mandata giù da Conte non sappiamo quanto indigesta.

 Le nuove Camere avranno un numero molto ridotto di parlamentari; e i Cinquestelle rischiano di diventare, numericamente ma non solo, ininfluenti, Tutte facce nuove, impegnate in un lavoro che non conoscono e che perciò possono essere tenuti 'sotto schiaffo' da Grillo o da Conte, a seconda dei casi o delle circostanze. Senza nascondersi anche il fatto che potrebbero anche quasi scomparire.

 Indipendentemente dal fatto che Di Battista torni a fra politica. Ora l'ex grillino, contro tutto e tutti per scelta, sta in Siberia, giorni fa  ha fatto sapere che si prendeva un pò di tempo per decidere del suo ritorno a fare politica 'sfascista' a tempo pieno. Nel frattempo, tanto lunga è l'attesa che tutto il mondo  è come appeso ad un filo, non sapendo quale destino gli toccherà. Se poi dovesse decidere di tornare e con lui anche Virginia Raggi, allora il Movimento potrebbe risorgere, per poi tornare di nuovo, a breve, nella cenere. 

Interviste inutili. Ad esempio, Ramazzotti intervistato da Veltroni; ma anche Cristiano De André intervistato da Laura Rio

Alla fine non abbiamo resistito e l'abbiamo letta, anche se ci eravamo detti e l'avevamo anche scritto che non l'avremmo fatto, e nulla ci avrebbe fatto cambiare idea. 

 Abbiamo così avuto la prova provata di quel che pensavamo prima di leggerla; ma se qualcuno la pensa diversamente ci faccia sapere, perchè può anche darsi che  noi non riusciamo a comprendere il valore di certe confessioni o il loro stesso interesse.

 E poi, considerando  che alla base dell'intervista sta l'uscita di un nuovo cd, singolo o no poco importa, di Ramazzotti, che ci può essere di nuovo da confessare? Sulla copertina del settimanale del Corriere viene ritratto a cavallo e Veltroni,  lo lascia andare nell'intervista a briglia sciolte: dica quel che vuole, e lui nulla ha seguito il consiglio senza dire nulla.

 Eccetto un azzardo. Nel video che accompagna l'uscita del cd, ha impegnato sia la sua ex moglie - la penultima, perchè l'ultima, sposata nel 2014 è ex dal 2019 - cioè Michelle e la loro figlia Aurora. Una trovata pazzesca. Avevamo visto giusto.

 E avremmo visto giusto, nel senso che non serviva leggerla, tanto non ne avremmo cavato nulla,  se avessimo avuto notizia dell'intervista che Laura Rio, nostra ex vice capo nei dieci anni che abbiamo scritto per il Giornale,  ha pubblicato sul settimanale Oggi, a Cristiano De André.  Un uomo mai cresciuto, che vive ancora sotto l'ombrello protettivo di suo padre e della cui vita quel poco che sappiamo non è stato spesso edificante e degno, perciò, di essere conosciuto.

 Noi, personalmente, lo conoscemmo ragazzo, molti anni fa, a Santa Teresa di Gallura,  durante una vacanza estiva, perchè fummo vicini di casa di suo padre, ed anche di Cristiano che viveva in una casa attigua a quella nostra e di suo padre.

In quell'occasione conoscemmo anche Fabrizio De Andrè che ci concesse una bella intervista, ma non in occasione del nostro incontro. In quei giorni voleva riposare, facemmo solo una chiacchierata con lui; ma ci chiese di inviargli via fax le domande, cosa che noi facemmo appena tornati a Roma. Lui rispose con grande puntualità e sincerità ( scrisse a mano tutte le risposte e ce le inviò via fax), e l'intervista uscì sul settimanale Lo Specchio de La Stampa. Una intervista che meritava certamente. Lo diciamo ai nostri giovani colleghi che al primo richiamo di tromba corrono ad intervistare chiunque, senza chiedersi se ne valga la pena. Loro, naturalmente, ci mettono  inutili e banalissime domande e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. 

 Per un'intervista occorrono due cose, forse tre: personaggio da intervistare interessante, domande altrettanto interessanti - bando a toni laudativi ed agiografici - e occasione valida per l'intervista.

  In tante interviste, fatte alla stessa persona in tempi diversi, e senza che vi sia una vera ragione, si  leggono le stesse cose, magari anche banali, e perciò inutili.

giovedì 28 luglio 2022

Antico Gioco del Letta ( aggiornato a venerdì 29 luglio 2022)

 Letta, gentiluomo di Sua Santità

 Letta, braccio destro di Silvio Berlusconi

Letta, presidente del Consiglio dei ministri

 Letta, sponsor di Nastasi e suo testimone di nozze con Giulia Minoli
 Letta, amministratore delegato Medusa Cinema
 Letta, consigliere di amministrazione ‘Musica per Roma’
 Letta, consigliere di amministrazione Accademia di Santa Cecilia
 Letta, presidente della Fondazione 'Teatro Vespasiano' di Rieti
 Letta sponsor del vertice (sovrintendente) della  Fondazione 'Teatro Vespasiano' di Rieti
 Letta, presidente onorario ‘Civita’, Associazione per la cultura
 Letta, presidente Premio ‘Maschere  del Teatro italiano’
 Letta, presidente Premio ‘Guido Carli’
 Letta, consigliere Premio Minerva, Roma
 Letta, presidente Premio giornalistico ‘Biagio Agnes’
 Letta,  vice presidente nazionale Croce Rossa Italiana
 Letta, presidente Museo delle Lettere d’amore
 Letta , membro di Bilderberg
 Letta, vice presidente 'Unione industriali' di Roma
 Letta, amministratore ‘Relais Le Jardin spa’, Roma
 Letta, gestore bar (sei) dell’Auditorium, 'Musica per Roma'
 Letta, membro Alta Roma
 Letta, socio Pallacanestro Cantù
 Letta, membro comitato d'onore Oratorio del Gonfalone, Roma
 Letta, consigliere di amministrazione 'Fondazione RomaEuropa'
 Letta sponsor della  ex sovrintendente Teatro di Cagliari Crivellenti
 Letta, mancato presidente della repubblica
 Letta, sponsor di Mastrapasqua, INPS, ed altri 25 incarichi - quasi più di Letta
 Letta, candidato segretario generale del Quirinale
 Letta, vice segretario generale della Camera dei Deputati
 Letta, candidato segretario generale della Camera dei Deputati
 Letta, prefatore e presentatore di libri di ogni genere
 Letta, professore di politica internazionale a Parigi
 Letta, sponsor di Giancarlo Leone per la direzione generale Rai
 Letta, con Lotti, partorisce il secondo 'Nazareno' che  partorisce il vertice Rai
 Letta, con Lotti, benedice la presidenza Maggioni e assicura la vice direzione generale a Leone
 Letta, presidente Comitato 'G. Andreotti'
 Letta, commissario di Forza Italia ( in assenza di Berlusconi, convalescente)
 Letta, presidente della Fondazione Teatro Eliseo
 Letta, presidente onorario Premio Roma
 Letta,vice presidente Accademia Naz. di Santa Cecilia
 Letta, membro Comitato nazionale celebrazioni '150 Rossini'
 Letta, presidente Fondazione Rossini, Pesaro ( 8-5-2018)
 Letta, presidente Premio " a fianco del coraggio"- Roche ( 28- 10-2018)
 Letta, membro Associazione Italia-Emirati Arabi
 Letta, presidente premio Lauretum
 Letta,  difensore (d'ufficio, cioè Berlusconi) del Governo Conte 2
 Letta, collezionista del Calendario Battistoni, Via de' Condotti-Roma
 Letta, presidente Accademia Nazionale d'Arte drammatica 'Silvio D'Amico' Roma
 Letta, membro consiglio di presidenza Società 'Dante Alighieri'
 Letta, consigliere Fondazione Policlinico Gemelli Roma
 Letta, consigliere di amministrazione Fondazione Romaeuropa
 Letta, apparso in pubblico con il 'riporto' da dietro in avanti
 Letta, comitato d'onore del Premio' Cantelli'
 Letta, presidente comitato celebrazioni Piero Farulli
 Letta, premio 'Aritgenius' della confartigianato Abruzzo
 Letta, CDA della pasta De Cecco
Letta, professore di 'Diritto alla felicità' alla LUISS
Letta, zio del Segretario PD
Letta, presidente onorario della Fondazione De Sanctis
Letta, sponsor di Simona Agnes al CDA  Rai 
Letta, cittadino onorario di Pesaro
 

Il giocatore scelga  un Letta qualunque e, in coppia con lui, muova guerra di 'riconoscimento' a tutti gli altri; lo faccia con mezzi leciti e non. Vincerà quando li smaschererà uno per uno, dando un nome  e volto a ciascuno, e scoverà i nascondigli degli altri (Letta), rimasti ancora nell'ombra ma attivissimi. Il vincitore avrà diritto a passare una serata con il Letta prescelto, sempre che lo consideri un premio. 

Michele Bravi. udite udite perchè una sua canzone è diventata virale. Siamo alle squallide comiche

 Mi ha incuriosito leggere sulle 'ultimora'  che Michele Bravi , che non so chi sia - ma non fa nulla - ha rivelato un segreto relativo alla sua canzone: Solo per un pò, mai ascoltata e che  mai ascolterò. Però la curiosità mi ha spinto a leggere comunque la notizia. Perchè il titolo, invitante ( rivelazione di segreto: di Stato?) mi ha fatto supporre che si trattava di una rivelazione che avrebbe potuto cambiare il mondo. E l'ho letta. Chi è interessato a saperne di più su Solo per un pò troverà qui pane per i suoi denti e potrà rifarsi la bocca. ( P.A.)


                                                      *****



Solo per un po’ di Michele Bravi? Il brano è diventato un vero e proprio tormentone sulla piattaforma social TikTok. Ebbene, d'ora in avanti, se la canterete, lo farete con meno spensieratezza rispetto a prima. Infatti, il suo autore ha svelato un particolare che a molti è sfuggito. A distanza di 5 anni dalla sua pubblicazione, Michele ha confessato che la canzone parla di sesso orale!


Proprio su TikTok il cantautore umbro ha svelato il significato del suo brano, che ha colto di sorpresa un po’ tutti. Queste le sue parole: "Quando scopri che "Solo per un po" è diventata virale su TikTok, ma tutti ignorano che il pezzo parla di: sesso orale!". Dopo questa incredibile confessione, la curiosità dei fan è schizzata alle stelle e adesso la canzone diventerà ancora più riprodotta per cogliere il vero senso delle parole.

 

Il testo, ad ascoltarlo bene, è tutt’altro che misterioso. Michele ha scelto le parole proprio per dare quel significato alla sua canzone, che recita: "Mi ricorderò di te, ma non di questo posto. Ho la bocca secca mi dispiace non riesco ad assimilare qualche cosa di diverso". Non è la prima volta che Bravi parla di Solo per un po’; il dettaglio era già stato svelato nel 2017 in occasione dell’uscita dell’album Anime di carta, in cui è contenuta la canzone.

Italia. Il paese dove gli stipendi non volano da trent'anni, mentre vola l'inflazione

                                        PETIZIONE ( change.org) 

Nonostante anni di promesse, in Italia i lavoratori sono messi sempre peggio. I salari non si alzano da 30 anni, anzi sono diminuiti, guarda la foto sotto! Il caro bollette e l’inflazione di questi mesi stanno strangolando migliaia di famiglie italiane mentre in meno di cinque anni abbiamo già cambiato tre Governi senza alcun risultato! Per questo Marco chiede al prossimo Governo che si insedierà di istituire il salario minimo, perché i lavoratori non accettano più salari da fame! 



L’Italia è tra i paesi d’Europa in cui i lavoratori sono più poveri: il 23% di loro guadagna meno di 780 euro al mese, 1 su 3 guadagna meno di 1000 euro al mese. 

Negli ultimi 30 anni non solo i salari non sono aumentati, sono addirittura diminuiti. Il tutto avviene mentre l’inflazione galoppa e le bollette sono diventate insostenibili per individui e famiglie.

Noi lavoratori siamo stanchi di questa situazione. Non è vero che in Italia manca la voglia di lavorare e che i giovani non vogliono sporcarsi le mani: semplicemente i lavoratori non accettano più stipendi da fame! Per poter vivere dignitosamente abbiamo bisogno di fare altri lavori, di cercare continuamente contratti di lavoro che ci garantiscano una stabilità economica e duratura nel tempo, cosa che purtroppo in Italia non esiste.

Siamo costretti a trasferirci in altri paesi dell’Unione Europea, dove il salario minimo, ci garantisce una vita agiata e dignitosa vedi per esempio la Germania che a giungo ha aumentato il salario minimo a 12 euro all’ora. 21 dei 27 paesi dell’Unione Europea hanno già introdotto il salario minimo, ma l’Italia no. Siamo ricchi di risorse da ogni punto di vista, abbiamo menti eccelse che hanno studiato per fare la fortuna del nostro paese ma l’Italia preferisce la fortuna degli altri paesi omettendo di intervenire e lasciandoci trasferire.

Chiediamo subito al Governo di introdurre anche in Italia il salario minimo, come esiste già in 21 su 27 paesi dell’Unione Europea, per garantire a chi lavora una vita dignitosa.

Basta lavoratori poveri, basta disperazione: vogliamo poter vivere di lavoro. L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro!

Le interviste che mi interessa leggere

 Leggo oggi, sullo  stesso Corriere che ieri ha impegnato pagine e pagine per interviste che, almeno a me nulla hanno nè insegnato nè fatto conoscere, una lunga intervista, non più lunga nè più corta di quelle di ieri; lunga quanto quelle, di Stefano Lorenzetto, maestro nel genere, a Ilaria Borletti Buitoni. Una intervista che mi è piaciuta, che ho letto con attenzione, e dalla quale molto ho imparato molto ed altrettanto ho saputo.

 Non mi si venga a dire che Ilaria Borletti Buitoni appartiene in certo qual modo al mio stesso mondo, essendo lei impegnata da tempo nel mondo della cultura in generale - ha avuto anche incarichi di governo nel settore - e  in quello della musica in particolare, con il Trust a suo nome, con sede a Londra,  fondato per aiutare giovani musicisti, e con il suo impegno diretto nella organizzazione musicale, nel caso specifico, presidente della 'Società del quartetto' di Milano.  Per tutte queste ragioni  mi interessa, potrebbe pensare qualcuno. 

Affatto, perché potrei dire che l'intervista di ieri a Chailly non era per me di uguale interesse, come anche quelle a tanti musicisti di cui non faccio i nomi - mentre ve ne sono state di recente, ad altri di cui faccio il nome, a John Adams, che ho letto con interesse, sempre sul Corriere.

Mi azzardo perfino, al massimo della prosopopea che contagia un lettore assiduo come me, ad anticipare che l'intervista che uscirà domani, come annunciato, sul settimanale del Corriere, a Ramazzotti, firmata da Walter Veltroni non mi interesserà e non la leggerò. Conosco le interviste  che fa Veltroni, e so che i personaggi che egli intervista per il Corriere, sono per il 99% privi di qualunque interesse per me,  incapaci di raccontare alcunché. Mentre piacciono tanto a Veltroni - e forse anche al Corriere - perchè unti dal crisma della notorietà che, come si sa, tanto spesso non fa rima con... E che, di conseguenza, non hanno nulla da dire che sia di un qualche interesse per chicchessia. Meno ancora per me.


Covid. Tutto è partito da Wuhan. Gli scienziati ne sono certi. La Cina, ora, non può dichiararsi fuori, deve risarcire il mondo ( da Corriere della Sera, it)

 Torna il lockdown a Wuhan. Le autorità cinesi hanno disposto il confinamento di Jiangxia, sobborgo della città, dove vive circa un milione di persone, in seguito al rilevamento di 4 casi asintomatici di coronavirus. Il lockdown durerà per tre giorni. Si tratta della prima volta che la metropoli cinese — che conta in tutto 12 milioni di abitanti — torna a disporre un lockdown dal 2020. La Cina mantiene la sua politica «zero Covid», utilizzando lockdown, restrizioni di movimento e test su larga scala, anche se le varianti più contagiose della malattia sembrano essere in grado di «bypassare» molte delle misure di contenimento. La strategia «zero Covid» è sempre più spesso messa in discussione, in Cina, per i suoi altissimi costi in termini sia economici, sia sociali. Le autorità la ritengono però imprescindibile per evitare che le strutture sanitarie possano collassare di fronte a ondate troppo elevate di casi. Due giorni fa, uno studio pubblicato su Science aveva confermato che il primo epicentro di quella che è poi diventata la pandemia di Covid ha toccato proprio il mercato di Wuhan. Come scritto qui, «i ricercatori hanno ricostruito le prime fasi della vicenda, concentrandosi sulla distribuzione dei casi noti nell’uomo e nei mammiferi sensibili a Sars-CoV-2, collegandoli a campioni positivi prelevati nell’ambiente, per esempio le gabbie. Tutte le ricostruzioni riconducevano al mercato all’ingrosso di frutti di mare Huanan di Wuhan. “Sebbene non vi siano prove sufficienti per definire gli eventi a monte e le circostanze esatte rimangano oscure, le nostre analisi indicano che la diffusione del virus è nata dal commercio di animali selvatici vivi in Cina e mostrano che il mercato di Huanan è stato l’epicentro della pandemia” affermano gli autori».

Impressioni del tutto 'personali' sulla Biennale Cinema ed il suo direttore Barbera, e su certi grandi amori, cosiddetti

Mentre la tv, d'estate, rimanda vecchi film, alcuni  inossidabili come 'Pretty Woman'  e  fiction viste e riviste, i giornali mettono in atto la loro  di strategia estiva, che consiste, in assenza delle truppe in permesso, nell'affidare ad un paio di soldati in servizio intere paginate, con interviste a persone, od anche ritratti, che alla gran parte del mondo dei lettori interessano assai poco, salvo alcuni  rarissimi casi, e per ragioni diverse da quelle per cui i giornali le pubblicano e che sovente suscitano reazioni opposte nei lettori. Perchè risvegliano istinti barricaderi anche in anziani che solitamente leggono i giornali dopo il pranzo, e dopo qualche bicchiere di vinello.

Ieri, ad esempio il Corriere, ha impegnato ben quattro pagine, con interviste od altro a Riccardo Chally, Vittorio Sgarbi, Alberto Barbera, e alla coppia Bernabei-Minoli, della serie 'grandi amori'. 

Quanto a Chailly, per spiegarci che lui dai primi mesi di vita aveva deciso di fare il direttore, nonostante il padre lo avesse poi in tutti modi dissuaso;  a Sgarbi per raccontarci,  per  l'ennesima volta, dopo tutti  gli altri giornali, la 'sgarbata' delle  scarpe da barca con cui si è presentato sul capo da tennis. 

 Impressioni, anzi reazioni forti, hanno suscitato le altre due paginate.

Innanzitutto Alberto Barbera, direttore da oltre un decennio della Mostra del Cinema di Venezia, il quale,  alla vigilia  della manifestazioni ha sparato a zero contro il cinema italiano. Ciccutto, presidente della Biennale, glielo ha lasciato fare? In Italia ci sono oggi molti soldi investiti nel cinema, ma si fanno film di 'senza qualità' - questo ha detto. 

Di questo cinema spendaccione e cialtrone, Barbera presenta  a Venezia ben cinque titoli - ottimi, si affretta a correggere se stesso, e comunque eccellenti. Ma allora? Se così è, era il caso, mentre si sta pe aprire la mostra, che il suo un direttore in pratica 'bocci'  - perchè questo sembra - i cinque film italiani che assieme a quelli francesi e americani fanno la parte del leone dell'intera mostra, dove  verranno proiettati anche tre ucraini ed altrettanti persiani?

 Questo si deduce dai titoli, poi magari nel corso dell'intervista Barbera si spiega meglio. Comunque quel suo intervento è stato assolutamente fuori luogo, e Cicutto non può star zitto. Come non dovrebbero star zitti neppure i registi italiani  trattati dal direttore letteralmente ' a pesci in faccia'.

 Disappunto ha suscitato, almeno in noi, la pagina in cui Candida Morvillo racconta del grande amore che ha unito, e che unisce ancora, la coppia Bernabei-Minoli, intervistando i protagonisti, che vivono in un grande appartamento diviso in due, ma comunicanti. Ognuno fa la sua vita, si ritrovano molto spesso a cena, ma forse solo a cena insieme, per il resto della giornata e per gran parte della loro vita - così hanno raccontato - ognuno a casa sua, con i propri amori - come hanno ugualmente dichiarato. E, se si sono rimessi insieme - anche da separati in casa, lo devono alla loro unica figlia Giulia, 'aggiustamatrimoni', forte della sua esperienza del grosso amore con Salvo Nastasi che ha dato alla coppia Bernabei-Minoli, anche due nipotini.

 Alla fine di questa ode all'ipocrisia - come è a noi parsa, delle serie ' non ti posso offender più' o ' danno buoni consigli perché non possono più dare cattivi esempi' - c'è anche una dichiarazione d'amore, finta anch'essa: ti risposerei. Senza che il lettore capisca, oltre se vera, chi l'ha detta a chi.

 Ma perché non ci raccontate d'altro? 

In difesa del ministro Brunetta, il 'NANO'

 Prima di cominciare qualunque discorso in  sua difesa, di Brunetta intendiamo, offeso da Marta Fascina, confessiamo che anche noi tante volte lo abbiamo chiamato 'il nano' con riferimento a quel suo 'difetto' fisico che riguarda esclusivamente la sua altezza dal pavimento. Ed abbiamo anche riso per le tante barzellette che sempre su quel difetto fisico sono state costruite dall'esercito di bontemponi di cui il Paese è pieno.

 Ma ora no, non possiamo accettare che lo faccia una parlamentare, Marta Fascina, che da mesi non si presenta in Aula, perché ha assunto un nuovo incarico, pagata con soldi pubblici:  quello di badante del Cavaliere. Che si è gettata, pesciolino 'muto' - non sappiamo neanche che voce abbia - nella palude, per fare le fusa al 'caimano'.

 L'abbiamo vista di recente toccare con le sue  gentili mani quelle ben più poderose del caimano, in una riunione dello stato maggiore dell'esercito che un tempo era di appartenenza esclusiva del caimano ed ora non più, come a indicargli, con strette più o meno gentili, quando parlare e quando no.

 Benché  non abbia mai parlato finora - a mala pena ha detto 'sì' in quel finto matrimonio inscenato per la gioia del mondo del gossip - sui social si è prodotta in una di quelle ignobili ingiurie ai danni di Brunetta, insistendo su quel suo difetto fisico. Sapete perché?

Perché il ministro ha deciso di lasciare la 'palude' nella quale ora si  dimena il vecchio caimano, non più capace neanche di pescare e papparsi i pesci piccoli che vi nuotano.

 Lei, Marta Fascina, avrebbe dovuto tacere, continuare a tacere, come ha fatto finora, per non essere irrisa Lei, per quello che agli occhi di molti appare come  un suo difettuccio, che, però, tanto piccolo non è: e cioè: il suo  'grande' amore per il caimano,  amore assolutamente disinteressato beninteso, amore di una trentenne, poco più, per un ultraottantenne - oltre cinquant'anni di differenza di età. L'amore non conosce ostacoli.

Altro che Brunetta che sarà pure 'nano' ma ha intelligenza da vendere, e, forse anche altro, se è vero quel proverbio antico che vuole l'altezza opposta a ben altri attributi.

 Noi  caro Brunetta, continueremo forse a scherzare sulla sua 'bassezza' senza intenzione alcuna di offenderla. Mentre la Fascina taccia, continui a tacere. 

mercoledì 27 luglio 2022

Giornalisti? No, microfoni e megafoni. Failoni per Battistelli

 Sarà perchè sono passati molti anni da quando iniziammo la nostra attività giornalistica - quasi quarantacinque - e la nostra memoria ogni tanto ci gioca qualche brutto scherzo, ma noi non ricordiamo di essere stati così riverenti ed accondiscendenti - come costatiamo essere oggi molti nostri giovani colleghi - di fronte ad un intervistato, quali che fossero le cose che ci toccava ascoltare.

 Ci preparavamo, anche con un pò di maliziosetta cattiveria, che ad ogni risposta di un nostro intervistato,  ci poteva far replicare prendendo spunto da essa. Non ci piaceva fare il loro altoparlante, anche di intervistati notissimi. Qualche volta siamo stati anche impertinenti con le domande. In due casi (con Fellini e con Ashlkenazy)  addirittura  esagerammo, ma non è di qeusto che vogliamo parlare.

Oggetto di questa nostra breve nota è Giorgio Battistelli, nelle vesti di direttore artistico del Festival Puccini di Torre del lago, intervistato - meglio 'microfonato', 'amplificato' - da Helmut Failoni per il Corriere

 Battistelli ha inserito nel programma di quest'anno anche due opere contemporanee. E sapete perchè? Scrive Failoni, che riporta senza nulla eccepire, "perché se nel Festival Puccini facessi solo Puccini, il festival diverrebbe come una riserva indiana".

 Ora a Battistelli, compositore, attivissimo nel campo del teatro musicale', quest'anno eseguitissimo, premiato alla Biennale con il 'Leone d'oro' alla carriera', nessuno avrebbe fatto passare liscia quell'affermazione, come, invece, ha fatto Failoni. 

Anche perchè nella sua carriera esiste un precedente che sia sa come andò a finire. Il suo passaggio, durato ben poco, all'Arena di Verona, dove s'era proposto, di cancellarne la vocazione 'popolare' - quasi fosse una macchia del grande teatro. Anche lì chiamò una combriccola di suoi amici compositori ai quali commissionò dei nuovi lavori che comunque dovevano 'succhiare sangue' alle opere del grande repertorio( vedi: Giuseppe Verdi). Ma Battistelli durò poco, forse neanche un paio di stagioni, e dovette  andar via a gambe levate.

 Ora rischia di fare altrettanto a Torre del Lago, dove certamente quelli che vanno per ascoltare Puccini non resteranno anche per Maderna (Satyricon) e Rihm ( Jakob Lenz). Quest'ultimo, Battistelli avrebbe voluto eseguire all'Opera di Roma nel suo festival 'contemporaneo'(Fast Forward Festival), di ingloriosa memoria, che Fuortes, che l'aveva autorizzato per giustificare la presenza di Battistelli come 'secondo' direttore artistico all'Opera di Roma,  cancellò, dopo la prima edizione. Ora a torre del Lago ci riprova

 E poi c'è al storia dei 'giovani' ( importanti per Puccini, Pasolini, e giusto nell' Anno della Gioventù; e che altro?) per i quali Battistelli dichiara di volersi impegnare. Solo che i giovani per i quali si è impegnato quest'anno, per metà non lo sono più, un paio dei quattro sono fra i cinquanta e sessanta. Hanno però il vantaggio di venire da un altro feudo musicale di Battistelli: l'Abruzzo, dove presiede da secoli la 'Barattelli', all'Aquila. Failoni raccoglie e riporta. Muto.

 E nulla  dice, nulla chiede, sulla composizione dell'orchestra- si fa e disfa ogni stagione? - sulla qualità degli interpreti e delle rappresentazioni. Come nelle peggiori tradizioni, a Battistelli interessa che i registi invitati siano di gran nome.

Failoni, è sufficiente tutto questo? 


martedì 26 luglio 2022

Cristina e Riccardo Muti. Attenti a quei due!

 Ieri abbiamo letto una lunga intervista di Emilia Costantini, per il Corriere, a Chiara Muti, attrice e regista e, prima di tutto, figlia della nota coppia e moglie di un noto pianista, ormai stabilitasi in Francia, nel sud del paese.

 Siamo rimasti davvero sopresi dal racconto dell'ultimo parto di sua madre, che, se corrisponde a verità, bisogna dire che Cristina Mangiavillani in Muti è proprio una fuori di testa, per lo meno lo era.

 Abitavano a Ravenna - racconta Chiara - ma lei voleva che anche l'ultimo figlio, il terzo,  come gli altri due, nascesse a Firenze. Che ti fa allora la ragazza, mentre suo marito era a Filadelfia, e cominciarono a farsi sentite le avvisaglie del parto imminente? Si mette in macchina con la borsa 'degli attrezzi' - c'era anche un paio di forbici per tagliare eventualmente il cordone ombelicale, nel caso avesse partorito durante il viaggio  - e parte alla volta di Firenze. Per sua fortuna, ed anche per quella del nascituro, riesce ad arrivare a Firenze ed a partorire in ospedale, assistita dal suo ginecologo. Una così la si dovrebbe ricoverare, per guarirla o quanto meno curarla dall'incoscienza. Ma era giovane e suo marito era spesso lontano da casa... 

 Questa storia ci ha fatto venire in mente quella, più volte raccontata da Muti, della sua nascita a Napoli, mentre la famiglia risiedeva a Molfetta, dove suo padre esercitava la professione medica.

La madre voleva che tutti i figli nascessero a Napoli, perchè un giorno - diceva - se avessero loro chiesto dove erano nati era meglio poter rispondere Napoli piuttosto che Molfetta, che nessuno sapeva  dove fosse.

 L'altra storia curiosa narrata da Chiara Muti è quella riguardante le sue 'mezze giornate' passate a cinema. Mio padre - ha confessato - la mattina mi accompagnava al cinema (allora si poteva, senza temere  che si facessero brutti incontri in una sala cinematografia come anche altrove), mi lasciava e lui tornava a casa a studiare. Tornava a prendermi nel pomeriggio. In quale paese vivevano? Non abbiamo mai saputo di un cinema che apriva la mattina e proseguiva le proiezioni fino alla sera.

Per fortuna non ha detto, come fanno tanti figli di papà ingrati, che il cognome l'ha danneggiata. Anzi ha ripetuto che è orgogliosa del cognome che porta e  riconoscente dall'aiuto che dalla famiglia, in ogni senso, ha ricevuto. Anche per trovare un/una agente, sappiamo come andò, quando cominciò a muovere i primi passi nel mondo del teatro, alla fine degli studi, molti anni fa, venticinque più o meno.

  Dei nostri amici andarono al Festival di Ravenna, forse invitati dai Barilla, dove naturalmente incontrarono anche i Muti. Barilla, in confidenza con i nostri amici, dietro richiesta del direttore  e di sua moglie ovviamente, chiesero loro di cercare a Roma un agente per la figlia del direttore.  Al loro ritorno a Roma ce  ne parlarono. Quei nostri amici conoscevano bene, perchè a loro volta amici, la più nota agente per attori. Combinarono un incontro e Chiara Muti entrò  in quella agenzia, da dove poi ne uscì - non ricordiamo dopo quanti anni - per farsi rappresentare da una nostra amica, forse indicata dall'agente precedente.

lunedì 25 luglio 2022

Ciro Visco, ma anche Davide Bombana lasciano il Teatro Massimo di Palermo

Acque agitate al Massimo di Palermo, un tempo affidato a Francesco Giambrone, il quale, paventando - come poi è accaduto - che vincesse, alle Comunali, un esponente delle destre, s'è fatto chiamare a Roma da Gualtieri, piuttosto che restare a Palermo a lottare - se mai lo abbia fatto in vita sua - per il teatro che dirigeva.

 Al suo posto ha fatto nominare Marco Betta, suo sodale, e  già in altri tempi, ancora  al Massimo, ed è venuto via.  Nella capitale le sue mire potranno essere meglio soddisfatte perché potrà coltivare amicizie e rapporti con il mondo politico, meglio e più che a Palermo.

 Non è trascorso neanche un anno dal suo arrivo a Roma che già Giambrone  comincia a dettare le sue leggi. Chiama a Roma, da Palermo,  Ciro Visco dove era arrivato con la sua ultima sovrintendenza, dopo aver lasciato Santa Cecilia, con cui aveva avuto un rapporto decennale di collaborazione, ma un paio di anni prima che scadesse il suo contratto. 'Per ragioni personali'- spiegò senza spiegare nulla, Michele dall'Ongaro.
 Quelle ragioni 'personali' - in realtà discordanze con la conduzione e costituzione del Coro da parte dell'Accademia - condite con il 'desiderio - altra chiacchiera o bugia - di fare nuove esperienze'- dopo neppure tre anni sono cadute e Visco torna da dove era partito, cioè a Roma. Non più a Santa cecilia ma all'Opera, dove naturalmente lascia - deve lasciare?- Gabbiani. E  torna a lavorare quindi con Giambrone che lo aveva chiamato a Palermo, facendogli lasciare Santa Cecilia.

Assieme a Ciro Visco, lascia il Massimo anche il direttore del corpo di ballo, quel Davide Bombana che era stato chiamato a Palermo anche lui da Giambrone. Si dice per  dissensi, in più di una occasione, con i componenti il corpo di ballo. Per ora non viene a Roma, dove  sembra salda la ballerina Abbagnato,  palermitana e amica d'infanzia di Giambrone.

 A Palermo che sta succedendo? E' forse la nuova amministrazione comunale, non in sintonia con la sovrintendenza, a consigliare ai vari artisti del teatro di lasciare in tempo l'incarico, prima che i dissensi si concretizzino con il licenziamento anche di Betta?

 Che è quello che, più furbo e disinteressato di chiunque altro, ha temuto ed anticipato Giambrone in previsione di questo cambio al Comune.

domenica 24 luglio 2022

Radio Tre. Effetti TROPPO personali di Federico Vizzàccaro

 10:00 - 10:45

Effetti personali. Musica e piccole storie di chi fa la radioMusica e piccole storie di chi fa la radio. Con Federico Vizzaccaro

Federico Vizzaccaro

(Tivoli, 1974)

Musicologo

Dottore di ricerca in storia e analisi delle culture musicali (Università La Sapienza di Roma),

 Federico Vizzaccaro è studioso del Settecento musicale, con particolare attenzione

 all’ambiente romano.

 Ha pubblicato contributi su Niccolò Jommelli, Orazio Benevoli e Giovanni Maria Nanino.

 Collabora con il Dizionario Biografico degli Italiani (Treccani) 

ed è autore radiofonico presso Rai Radio3.

Per NeoClassica ha pubblicato la nuova edizione aggiornata di 

Messa in Si minore di Johann Sebastian Bach.

                                              *****

 Sul Vizzàccaro musicologo, con  le carte in regola,

  e che noi non conosciamo di persona,  ma che forse 

 abbiamo visto qualche volta, perchè il suo viso non 

ci risulta del tutto nuovo, non abbiamo nulla da ridire. 

Abbiamo letto, perchè lo abbiamo cercato, per la prima volta, 

il suo nome, come curatore,  delle trasmissioni di Helmut Failoni 

dedicate a  Claudio Abbado; nel corso delle quali

ci ha colpiti un'affermazione dell'aitante critico musicale 

del Corriere: Claudio Abbado non amava parlare dei 

riconoscimenti ( premi, lauree honoris causa ed altro) 

che gli venivano attribuiti, a differenza di altri direttori 

di cui non facciamo i nomi- precisava Failoni.

Passi l'innamoramento di Failoni per Claudio Abbado 

( sul quale ha girato un documentario sulle attività venezuelane) 

e passi la indiscutibile  personalità del noto direttore, 

Failoni dovrebbe sapere  - e lo sa bene - che anche 

Abbado come gli altri direttori che lui non nomina, 

gli affari suoi e dei membri della sua famiglia  se li è sempre fatti,

 perciò basta con la santificazione, immeritata, del direttore milanese.

Torniamo a Vizzàccaro. Il quale oggi ha raccontato a Radio Tre

 che Failoni - fra giganti si danno  una mano  - gli ha suggerito

 di ascoltare una edizione di riferimento dell'Adagietto

 della Quinta di Mahler - inutile dirlo. diretta da Abbado.

 Ma poi Vizzàccaro ci ha raccontato della sua vita: da 18 anni 

a Radio Tre, dove si è 'fatto' tutte le trasmissioni da redattore o regista

dalle quali ha imparato che l'ascolto della musica deve venire 

prima, perchè più importante dello studio teorico, 

al quale lui si era prima dedicato. E ha raccontato anche altro.

 Ora senza nulla togliere al cammino iniziatico di Vizzaccaro

 ed alla importanza per la sua  formazione,  consentiteci di dire 

che a noi di Vizzaccaro, come del resto di Failoni, 

senza nulla togliere ai rispettivi meriti lavorativi,  frega meno di nulla.

 Perchè l'uno e l'altro rappresentano la manovalanza

 - come tantissima altra -  del settore musicale,

 alla quale noi siamo sempre e comunque poco interessati, 

mentre non lo siamo affatto quando si entra nel personale di eroi di carta.

 La curiosità mi spinge anche ad indagare su chi  ha avuto questa idea ( P.A.) 




sabato 23 luglio 2022

Teatro dell'Opera di Roma. Grosse novità: si programma con anni di anticipo, non più all'ultimo momento

Il triunvirato cui sono affidate le sorti a Piazza Beniamino Gigli, del Teatro Costanzi, è solido ed efficiente: Giambrone sovrintendente, Mariotti direttore musicale e Vlad jr.,direttore artistico (in comproprietà con altre due società, tanto è prezioso: Ravello Festival e Lirica Marche). Il quale ha appena cooptato un nuovo direttore del coro, al posto di Gabbiani. Quel Ciro Visco che era andato via da Santa Cecilia perchè voleva fare nuove esperienze, era finito poi nella Palermo di Giambrone che a Santa Cecilia aveva mandato il suo di direttore di coro. E, tanto per fare esperienze lontano da Roma, è tornato nella Capitale,  ma all'altra società musicale, all'Opera.

Ma la cosa più interessante che si è letta in occasione della presentazione della stagione lirica 2022-23, è che in Teatro tira aria nuova. Cioè?

 D'ora in avanti,  ha scritto sul Corriere Valerio Cappelli, il quale quando si tratta della società del suo amico Alessio Vlad, non bada a spese,  nessun artista di caratura internazionale potrà più dire che non viene a Roma, perché nel Teatro della capitale si programma sempre all'ultimo minuto, mentre i loro impegni li programmano con tre o quattro anni di anticipo. A Roma il nuovo triumvirato programma per tempo. Infatti, a margine della presentazione della stagione che sta per cominciare ( il 27 novembre) ha annunciato i titoli inaugurali delle prossime tre stagioni, affidate naturalmente a Mariotti direttore e per le quali il teatro ha già ingaggiato registi di gran nome. E i cantanti?

 Perchè Cappelli non la racconta giusta? Innanzitutto perchè per mettere a tacere gli artisti che si lamentano, l'Opera di Roma dovrebbe pensare non solo alle inaugurazioni le cui decisioni ci sembra le abbia assunte il direttore musicale, se capiamo bene, ma ai cartelloni completi per i quali invitare gli artisti.

 Il problema, poi, che Cappelli  attribuisce al solo teatro della Capitale è molto più generale e investe la gran parte dei nostro teatri lirici maggiori, nei quali non si programma con lo stesso anticipo che sappiamo dei teatri del mondo.

 Infine, diciamola tutta, ci sono molti artisti che dicono di avere impegni fino al 3000 e nessun buco libero, e poi quando hanno interessi personali da perseguire, un buco lo trovano anche all'ultimo minuto.

 In questa tecnica si è distinta la 'divina'  Bartoli ( Cecilia, non  Anastasia, la  figlia cantante della Gasdia) , che ora lavora sempre più spesso con un direttore, Capuano (che noi già diciotto anni fa, 2004, invitammo nel nostro festival a Città di Castello) e che, in occasione dell'uscita di un suo nuovo Cd, vediamo esibirsi per settimane in giro. Ma non aveva impegni fino al 3022 e nessun buco libero fino a quell'anno?

 Anche Lei, allora,  trova spesso qualche buco libero all'ultimo momento,  esattamente come  i nostri teatri  che programmano all'ultimo momento. Sempre.  

venerdì 22 luglio 2022

Piovani. Cantata:'Il sangue e la parola'. La stessa parola che ci manca per commentare una serata musicale e tv scombinata

 Di bello e veramente attraente ci sarebbe stata la piazza, sul colle più alto di Roma, sulla quale si affacciano i  due palazzi delle più importanti istituzioni del Paese,  quello della Presidenza della repubblica e quello della Corte costituzionale, ma di sera non era godibile in tutto il suo splendore. 

 Sulla piazza un enorme palcoscenico e, prospiciente, una platea di un migliaio di posti numerati ( ve ne erano parecchi vuoti) che la occupava quasi interamente, per accogliere il pubblico invitato ad ascoltare la prima esecuzione di una nuova 'cantata' di Nicola Piovani, fatta 'propria' e sponsorizzata dalla Consulta, nella quale egli celebrava, attaccandosi al mito, i fondamenti della società del diritto.

 La serata è iniziata con la giornalista Rai, Barbara Capponi, che ha spiegato al pubblico televisivo cosa sia la Corte costituzionale - spiegazione che poteva anche risparmiarsi, ma che forse serviva per intrattenerlo in attesa che Mattarella scendesse dal Quirinale. 

 Dopo l'esecuzione dell'Inno nazionale, ha preso il microfono Amato, presidente della Consulta che ha spiegato, a sua volta,  come e perchè la Corte ha sposato l'iniziativa  di Piovani;  ed ha poi ringraziato il Teatro dell'Opera e  la Rai che hanno reso possibile quella prima esecuzione.

 Poi la musica. L'unica cosa che ci viene da dire della musica è che non era memorabile, anzi che era dozzinale assai. Nata dal tentativo continuo, ma inutile perché improbo e per lui quasi impossibile, che Piovani fa per affrancarsi dal suo mestiere di inventore di colonne sonore, di musica d'atmosfera, di motivi musicali - che sono poi le cose che sa fare meglio di ogni altra -  che gli hanno meritato anche l'oscar per il film 'La vita è bella' ( nelle prime file erano presenti i coniugi Benigni, accanto a loro Corrado Augias, musicologo di riferimento della Rai).

 La cantata, diciamolo senza mezzi termini, era di una noia mortale. Andrea Pennachi ha letto un testo, anch'esso lunghissimo, di tono prosaico, inframezzato da  sbuffi strumentali: Piovani, l'autore anche del testo, spiegava come 2500 anni fa,  nacque la civiltà del diritto, che si ritrova chiaramente ribadita anche in alcuni articoli fondamentali della nostra Costituzione. Alcuni dei quali tragicamente attuali, come quello  che dichiara la guerra  strumento inadatto a risolvere qualunque controversia.  Argomento ribadito più volte, non senza ragione dati i tempi.

Nella cantata sono intervenute anche due soprani, Agresta e Combattelli , cantando testi  poco poetici, ma molto 'impegnati', il che purtroppo fa spesso passare sopra la qualità della forma che ad essi si dà. Insomma niente di ragguardevole, anzi  perfino lunga, la cantata che è durata un'ora circa.

 Poi, come abbiamo visto tante  altre volte, Piovani ha dato al pubblico il premio per aver assistito ed ascoltato in silenzio la sua opera, eseguendo due suite da due colonne sonore fra quelle sue più note: 'La notte di San Lorenzo' (Taviani) e 'La vita è bella' ( Benigni).  Naturalmente applaudite e meritatamente; perché le uniche cose coinvolgenti della serata.

 Anche Piovani ha preso il microfono, per ringraziare Mattarella e Amato ed anche per dirci - ancora un sermone - che il male peggiore del nostro tempo è il cinismo, dal quale dobbiamo provare con ogni mezzo a guarire. Terminato il quale ancora un 'motivetto' da colonna sonora e poi via. Finalmente.

 La giornalista Rai è voluta a sua volta intervenire, non solo per i saluti di rito, ma per ribadire il senso della cantata, che tutti avevano capito non fosse alto perché Pennacchi, l'ha illustrato in lungo e largo con il testo scrittogli da Piovani e Carla Ponti.

 Tirando le somme: la serata, centrata sulla cantata di Piovani e basta, è finita come si finisce nelle feste paesane, dando cioè al pubblico ciò che il pubblico vuole. Per intenderci: facce 'Casetta de Trastevere'.

 E Rai Cultura? Lascia fare. Non è interessata a dare una linea, una impronta a tutto ciò che fa. Sembra che il maggiore suo interesse sia quello di esserci. E difatti  la direttrice Silvia Calandrelli c'era e l'hanno inquadrata, oltre naturalmente a Carlo Fuortes, in prima fila.

P.S.

 Il Sangue e la Parola – Non la Spada ma la Parola Illumini la Via ha raccolto davanti al video 498.000 spettatori pari ad uno share del 3.8%. 


 

Meloni, presidente; Berlusconi cospiratore

 Curiosità ma anche  qualche sospetto ha destato ieri sera l'intervista a Giorgia Meloni del TG2, presente anche il suo direttore Sangiuliano. Il  redattore ed il direttore hanno sempre chiamato la Meloni Presidente. Di che? Del partito o 'Presidente del Consiglio' come lei va credendo, certa di vincere le prossime politiche - adesso la danno per vincente i sondaggi - e di vincerle con più voti dei suoi soci, non proprio contenti di dover accettare - era un vecchio patto oggi sembra in discussione - che  chi ha un voto in più degli altri della coalizione, deve indicare il candidato premier.

 Cosa ha detto di così  curioso la Meloni?

 Ha detto che la settimana circa intercorsa fra il primo e secondo passaggio di Draghi in Parlamento possa nascondere qualcosa. E cioè che, le dimissioni, prima ritirate e poi confermate, potrebbero nascondere il fatto che Draghi conosce la situazione italiana meglio di chiunque altro; sa che tale situazione è gravissima non grave; e quindi ha preferito sfilarsi prima che esploda. Per scaricare la responsabilità sugli altri - la destra, intendeva la Meloni. Fantapolitica o timore della Meloni di non sapere come fronteggiare i problemi che l'attuale situazione, difficile inutile negarselo, porrà certamente ai nuovi governanti, problemi che Draghi - fino a  quando resterà a Palazzo Chigi è in grado di fronteggiare e risolvere?

D'altro canto Berlusconi, convinto di avere tante vite come le sue fidanzate,  ed intende candidarsi al Senato alle prossime politiche, ha dichiarato che lui non ha affatto concorso alle dimissioni di Draghi. Responsabile delle dimissioni di Draghi è Draghi stesso che si era rotto le scatole di fare il premier e quindi ha colto la palla al balzo della fiducia parziale del Senato per dire addio a Palazzo Chigi.

 Berlusconi ama inventarsi la realtà come gli fa più comodo. Draghi che avrebbe voluto uscire di scena ora, guarda caso, è costretto a restare a Palazzo Chigi fino all'insediamento del prossimo governo, per assumere tutte le decisioni, anche straordinarie, che una situazione difficilissima in molti campi può porgli.

 Insomma quelli che l'hanno mandato a casa, cioè Berlusconi  Salvini e Conte, si sentono sollevati dal fatto che le tante patate bollenti gliele toglierà dal fuoco proprio il premier che loro hanno voluto,  anzi costretto a dimettersi. 

Nicola Piovani. La Cantata 'Il sangue e la parola' questa sera in diretta tv su Rai Tre da Piazza del Quirinale

 'Il sangue e la parola' è il tentativo di condividere con il pubblico una commozione non verbalizzabile, un sentimento che a parole non si può esprimere, e che forse con la musica, con il canto si può in parte trasmettere''. Nicola Piovani spiega così il senso della cantata che eseguirà in prima assoluta venerdì 22 luglio in Piazza del Quirinale alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, delle massime cariche dello Stato e degli esponenti della società civile. Il maestro premio Oscar l' ha composta su testo di Paola Conti tratto liberamente dalle ''Eumenidi', dalla Costituzione italiana e dai lavori preparatori dell' assemblea costituente. Il tema comune è la volontà di fare in modo che la violenza lasci il posto al dialogo, la vendetta alla giustizia, la guerra alla pace. L' idea è nata una decina di anni fa dalla rilettura dell' Orestea di Eschilo. ''Mi ha molto colpito - racconta all' ANSA - la vicinanza di pensiero che c'era fra i discorsi di Atena nelle Eumenidi e i carteggi dei padri costituenti del dopoguerra, quei testi preparatori alla scrittura della nostra Costituzione repubblicana. Era emozionante per me scoprire come certi temi, certi valori siano stati proclamati venticinque secoli fa da Eschilo, in teatro. E mi impressiona pensare a quanti anni ci sono voluti perché quei principi trovassero in parte attuazione nella nostra civiltà''. Piovani sarà sul podio per dirigere l'orchestra e il Coro del Teatro dell' Opera di Roma, i due soprano Maria Agrestra e Maria Rita Combattelli e Andrea Pennacchi voce recitante. Il concerto, che sarà trasmesso in diretta da Rai3, è stato voluto dalla Corte Costituzionale e realizzato in collaborazione con la Rai e con il Teatro dell'Opera di Roma. (ANSA).

Piovani "La mia musica, dialogo contro la violenza" © ANSA Piovani "La mia musica, dialogo contro la violenza" 

Carmen in tv su Rai tre, per Rai Cultura, fa flop. Ma Silvia Calandrelli insiste

 Su Rai3 La Grande(?????) Opera all’Arena di Verona (Carmen) ha raccolto davanti al video 524.000 spettatori pari ad uno share del 4.2%.

 Share inferiore anche a quello delle tre opere della stagione 2021, che non fu certo esaltante, per le quali Rai Cultura e Silvia Calandrelli direttrice, avevano chiamato in aiuto Pippo Baudo e  Antonio Di Bella; e si era mantenuto sempre comunque al di sopra del 5%, poco sopra.

 E siccome per la Calandrelli fu un successo, ecco che si replica anche quest'anno, mutando conduttore, e mettendosi nelle mani di Luca Zingaretti, il commissario Montalbano che in tv ha fatto miracoli. 

Ma non all'Arena. Dove, ha parlato per un paio di minuti all'inizio e altrettanto prima degli ultimi due atti dei quattro che avrebbero dovuto, nella convinzione di Silvia Calandrelli, tenere desti davanti al teleschermo fino a mezzanotte, dalla 21.15 che era cominciata. ha raccontato per sommi capi, in due tranches, gli avvenimenti raccontati nell'opera.

 Niente.  Lo share non è andato oltre il 4,2%; e i  telespettatori appena 524.000.

 Si vuole convincere  la Calandrelli, nelle cui mani ormai da TROPPI anni hanno messo la cultura in tv, che le opere complete su un canale generalista non funzionano?

 Ci provi una volta, faccia ombra alla sua intelligenza, la Calandrelli, riprenda qualche puntata di All'Opera! - ne ha sessanta a disposizione bell'e pronte - fra tutte quelle andate in onda su Rai 1 nelle estati dal 1999 al 2004, e la ritrasmetta su Rai Tre. vedrà,  allora,  come risale lo share dell'opera in tv.

Infine un appunto per i suoi altrettanto dotti collaboratori.

Ieri sera, all'arrivo, nel primo Atto, di Micaela a Siviglia, in cerca del suo brigadiere, abbiamo letto nei sottotitoli in Italiano che un militare si rivolge a Lei chiamandola 'bimba'  o 'bambina', non ricordiamo esattamente.

 Ora Micaela non ha certamente l'età che quell'aggettivo farebbe supporre se va a trovare il 'suo' brigadiere. Semmai l'originale francese, 'cette petite' andava tradotto in 'piccola', a causa della sua giovinezza' (che è ciò che maggiormente colpisce i militari sivigliani abituati a donne di ben altra tempra, come le sigaraie) o con 'fanciulla', ma non con 'bimba'. 

Il consulente artistico del programma Stefano Trespidi, ora anche vice direttore artistico dell'Arena - incarico per molti anomalo - faccia attenzione, come attenzione faccia anche quando - nell'elencare 'personaggi ed interpreti' termina mettendoci anche Cecilia Gasdia, sovrintendente e direttore artistico. Ma Lei mica canta!

 E, infine, tanto per non farci mancare nulla, è possibile che  Fabrizio Guttuso Alaimo, che noi abbiamo conosciuto in occasione di qualche edizione del Concerto di Capodanno dalla Fenice, dove faceva l'aiuto regista, sia diventato in Rai regista di tutto? Vero è che quando si tratta di affidare la regia di un'opera o di un concerto in tv non si guarda tanto per il sottile. 


P.S.

 Stiamo guardando ora Rai 5, che trasmette un concerto, interamente mozartiano, registrato a Roma addirittura nel 1995, con l'Orchestra della New Opera Festival (raccogliticcia, di giovani mandati al massacro) diretta da un giovane Stefano Vignati. Non ci pare cosa egregia.

 Possibile mai he non si possa mandare in onda nuovamente sulle reti generaliste una qualche puntata di All'Opera? Lo chiediamo da anni continuamente.

 E' un diktat della Calandrelli? Se sì, non vediamo l'ora che la traferiscano ad altro incarico.