venerdì 16 ottobre 2026

Trump, per puro interesse, vuole salvi gli impianti energetici russi, e chiede a Zelensky un 'cessate il fuoco' unilaterale ( da Leggo, di Mario Landi)

 

«Una trappola, ci hanno usati come copertura. Eravamo seduti lì come idioti». Così gli ucraini hanno scoperto l’intesa Trump-Putin© Ansa

La delegazione ucraina era arrivata negli Stati Uniti per negoziare una possibile tregua energetica con la Russia. Ma il 9 ottobre, durante i colloqui con gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner, i rappresentanti di Kiev hanno appreso che Trump si preparava ad allentare le sanzioni sulle esportazioni di diesel russo. Una decisione che, secondo i funzionari ucraini, avrebbe garantito nuove entrate a Mosca per finanziare la guerra, indebolendo al tempo stesso la posizione negoziale dell’Ucraina.

La telefonata Trump-Putin

A ricostruire quelle ore è il Kyiv Independent, che ha raccolto le testimonianze di diversi funzionari ucraini coinvolti nei negoziati o informati sul loro svolgimento, mantenuti anonimi per ragioni di riservatezza. «Non c’era soltanto la nostra delegazione, ma anche quella europea. Erano tutti seduti lì come degli idioti», ha raccontato un alto funzionario ucraino. A Kiev, la sensazione era che i colloqui servissero da copertura mentre Washington e Mosca definivano un’intesa separata. Poche ore dopo una telefonata con Vladimir Putin, Trump aveva annunciato che la Russia avrebbe fornito diesel agli Stati Uniti e ai mercati internazionali. Il Dipartimento del Tesoro americano aveva quindi comunicato il rilascio di una licenza temporanea per consentire le forniture di carburante russo. La delegazione ucraina, arrivata negli Stati Uniti per incontri previsti il 9 e 10 ottobre, sostiene di non essere stata informata in anticipo dei dettagli dell’intesa. L’agenda comprendeva una possibile tregua sugli attacchi alle infrastrutture energetiche e un accordo separato per fermare le operazioni nel Mar Nero. «Sembrava una trappola», ha dichiarato il funzionario al Kyiv Independent. I negoziatori si sono chiesti se Washington avesse già concordato le condizioni con Mosca mentre i rappresentanti ucraini ed europei stavano ancora cercando di definire i termini di una tregua.

Sanzioni, il sospetto della deroga

A insospettire ulteriormente i funzionari ucraini è stata la durata della deroga alle sanzioni, fissata fino al 7 aprile. «È un regalo di compleanno per Putin. Stanno contando i sei mesi», ha osservato un alto funzionario, interpretando la scadenza come un indizio di una pianificazione anticipata da parte americana. La disputa andava avanti da settimane. Trump aveva già chiesto a Zelensky di fermare gli attacchi contro le infrastrutture energetiche russe. Il 13 settembre, rivolgendosi al presidente ucraino, aveva dichiarato: «Deve smettere di distruggere le riserve di diesel in Russia». Kiev ha respinto l’ipotesi di una sospensione unilaterale delle operazioni, sostenendo che qualsiasi tregua debba imporre gli stessi obblighi a entrambe le parti. Gli attacchi ucraini contro raffinerie e terminali petroliferi russi mirano a ridurre le entrate che finanziano la guerra di Mosca. La Russia, invece, colpisce centrali elettriche e altre infrastrutture ucraine, mettendo a rischio le forniture di elettricità e riscaldamento. Una tregua che limitasse soltanto le operazioni di Kiev, secondo i funzionari ucraini, proteggerebbe le infrastrutture russe senza fermare gli attacchi contro il sistema energetico dell’Ucraina.

L’intelligence Usa

Durante i colloqui, i negoziatori statunitensi avrebbero anche avvertito Kiev che Washington avrebbe potuto interrompere la condivisione delle informazioni di intelligence utilizzate per individuare e colpire obiettivi in territorio russo. La prospettiva ha alimentato i timori di perdere uno strumento fondamentale per condurre attacchi in profondità contro le infrastrutture militari ed energetiche russe. Un alto funzionario ucraino ha reagito con sarcasmo all’ipotesi che gli Stati Uniti potessero contribuire a proteggere gli impianti petroliferi russi: «Spero che gli americani non forniscano loro i sistemi di difesa aerea Patriot per proteggere le loro raffinerie»

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