
Il giornalista critica le assenze in Parlamento e i compensi degli eletti: «Il mandato elettorale non consiste nel mandato a riscuotere».
Vittorio Feltri rivolge un duro attacco ai parlamentari che disertano le sedute, denunciando la distanza tra le condizioni economiche degli eletti e quelle dei cittadini chiamati ogni giorno a rispettare i propri obblighi lavorativi. Al centro del suo intervento ci sono le aule parlamentari semivuote, le indennità percepite da deputati e senatori e la crescente sfiducia degli italiani nei confronti della politica.
«Il Parlamento vuoto è la fotografia perfetta della politica italiana: stipendi pieni, poltrone vuote e coscienze in ferie», afferma il giornalista, che mette a confronto le conseguenze di un’assenza sul posto di lavoro con quelle di una mancata partecipazione alle attività parlamentari.
«Il lavoratore comune, se non si presenta al lavoro, rischia il posto. L’onorevole, se non si presenta in aula, rischia solo di perdersi il sonnellino pomeridiano».
Un paragone volutamente provocatorio, con il quale Feltri contesta quella che considera una disparità di trattamento tra rappresentanti politici e cittadini.
Feltri contro le indennità dei parlamentari: «Il seggio non è una poltrona massaggiante»
La critica non riguarda soltanto la presenza fisica in Parlamento. Feltri mette in discussione il modo in cui alcuni eletti interpretano il proprio incarico, sostenendo che la rappresentanza politica comporti responsabilità che non possono essere separate dai privilegi economici riconosciuti alla carica.
«Il punto è che il parlamentare pretende rispetto per la carica, dimenticando che la carica non è un titolo nobiliare e il seggio non è una poltrona massaggiante», osserva.
Il giornalista insiste soprattutto sul rapporto tra gli stipendi di chi ricopre incarichi istituzionali e le difficoltà economiche affrontate da milioni di lavoratori.
«Essere eletti significa rappresentare i cittadini, non rappresentarsi allo specchio con l’indennità in tasca», scrive, accusando alcuni parlamentari di considerare il proprio mandato più come una fonte di reddito che come un impegno pubblico.
Feltri ricorre poi a un’altra battuta: «Certi onorevoli, con trattamenti economici che farebbero arrossire un banchiere svizzero, sembrano convinti che il mandato elettorale consista nel mandato a riscuotere».
Le sue parole esprimono un giudizio generale sul comportamento della classe politica, senza indicare singoli parlamentari o specifiche sedute. La partecipazione ai lavori delle Camere, peraltro, comprende anche attività nelle commissioni e impegni istituzionali esterni all’aula, mentre per alcune assenze sono previste trattenute economiche.
L’affondo sull’astensionismo: «Poi si stupiscono se gli italiani non votano»
Feltri collega il tema delle assenze alla disaffezione degli elettori, sostenendo che la scarsa partecipazione alle attività parlamentari contribuisca ad alimentare la sfiducia verso le istituzioni.
Per spiegare il proprio ragionamento utilizza l’immagine di un ristorante che si lamenta della mancanza di clienti dopo aver servito per anni «minestrine scotte a prezzi da champagne».
La satira si concentra anche sulle possibili ragioni delle assenze. Dopo aver ipotizzato che un parlamentare possa essere impegnato nello studio di documenti o nell’elaborazione di strategie politiche, Feltri aggiunge: «Oppure, ipotesi assai più probabile, sta cercando il bar più vicino».
L’ironia prosegue con un riferimento ai luoghi di ristoro di Montecitorio: «Il Parlamento dovrebbe essere il luogo in cui si discute il destino della nazione. Talvolta, invece, sembra il luogo in cui si discute il destino del buffet».
Nella parte conclusiva, il giornalista richiama direttamente la responsabilità degli elettori, ricordando che chi riceve un mandato politico deve rispondere anche del proprio comportamento durante la legislatura.
«La democrazia, naturalmente, consente di assentarsi. Ma consente anche agli elettori di ricordarsene».
L’ultima stoccata è affidata a un saluto sarcastico rivolto ai rappresentanti delle istituzioni: «E buon riposo agli onorevoli: il Paese lavora anche per loro».
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