E' stato reso noto il programma estivo della storica accademia senese, da qualche anno nelle mani di Nicola Sani - l'unico musicista che da quelle aule non ci è mai passato, negli anni di studio o di perfezionamento. E proprio per questo, probabilmente, vi si insedia da direttore. Il quale, in poco tempo l'ha rivoltata come 'un pedalino' ( secondo la vulgata romana, non conosciamo l'equivalente toscana) quella prestigiosa accademia senese: personale, docenti, festival, corsi. Ha rivoluzionato tutto; nulla è rimasto come era ai tempi antichi, quando 'beltà splendea... '.
Ha cambiato anche i nomi dei siparietti nei quali ha articolato le manifestazioni che popolano l'estate senese e che, durante la sua reggenza, si è espansa anche nei dintorni, andando a toccare una celebre abbazia, che ha per tetto il cielo, tanto cara ai fratelli massoni che da quelle parti girano numerosi. E tutti tassativamente in lingua inglese, per cui noi non ci capiamo più nulla, a causa della nostra colpevole ignoranza delle lingue. come pure di altre cose - come molti sanno. E naufraghi fra Chigiana Today, o Lounge, e Mix, o Expanded, e Factor, o Off The Wall, non riusciamo a riferirvene dettagliatamente e con cura, come avremmo voluto.
Una cosa c'è che abbiamo capito. E cioè che Sani, da quando è andato via dalla Fondazione Scelsi, accasandosi prima al Teatro Comunale di Bologna ( dal quale è dovuto sloggiare in fretta, perchè i conti non riusciva a farli tornare, nonostante i compiacenti critici musicali dell'associazione nazionale gli abbiano ogni anno attribuito premi su premi per le grandi novità anche lì introdotte), poi alla Chigiana ed infine al'Istituto Nazionale di Studi Verdiani, con sede in Parma, non è partitoin nessun caso da solo; s'è portato appresso la sua ben nota carovana nella quale spicca la presenza di un drammaturgo e cantore che la prossima estate eleverà un peana al suo principe protettore. Intendiamo quel grand'intellettuale radiofonico, ora anche accademico di S. Cecilia per grazia di disinteressati sodali, che fa di nome Cappelletto.
Il quale dopo aver assunto anche la carica di direttore dei Quaderni dell'Istituto di Studi Verdiani - lodatissimi dagli studiosi di 'stretta osservanza' verdiana - ora sbarca a Siena per cantare le lodi di Sani, in una serata in cui il protettore si è visto costretto dall'insistenza del suo 'Omero' ad inserire una musica sua, infrangendo così il muro della vergogna, che saggezza e decenza consiglierebbero di non infrangere. Accostando quella sua musica a quel capolavoro del Quatuor di Messiaen, del quale da anni, il cantore va dispensando al mondo, ma a parole, le bellezze.
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martedì 24 aprile 2018
venerdì 23 giugno 2017
Attilio Lolini è scomparso ieri. Era lui il LEPORELLO di MUSIC@, bimestrale edito dal Conservatorio dell'Aquila
La notizia l'abbiamo appresa oggi, leggendo un elzeviro che Paolo Di Stefano gli ha dedicato sul Corriere. Il Poeta, il polemista senese Lolini se ne è andato all'età di 78 anni. Solo alla morte non ha opposto la sua proverbiale pigrizia, lentezza, indolenza quasi.
Noi lo abbiamo conosciuto molti anni fa, in casa di suo cugino Ruggero, compositore, nostro amico. Ci colpì di lui subito l'acutezza di pensiero e di giudizio e la leggerezza del parlare e dello scrivere, oltre naturalmente la sua sviscerata passione per la musica e la conoscenza puntigliosa, specie il melodramma, che di essa ne aveva. Viveva da sempre nella campagna di Siena, sede della Chigiana, dove anche noi negli anni Sessanta abbiamo studiato e dove molte altre volte siamo tornati; ma in quel palazzo da protagonista non lo abbiamo mai visto aggirarsi, nonostante che ai suoi vertici si siano succeduti l'uno dopo l'altro, degni, più o meno, reggitori, perché Attilio era schietto e perciò scomodo.
Lo avevamo già interpellato e coinvolto nella avventura di Applausi il mensile di musica patinato, ma sferzante, che ebbe vita breve in edicola, un paio d'anni circa. Poi quando decidemmo di dar vita a Music@, incoraggiato e sostenuto dal direttore del Conservatorio dell'Aquila, Bruno Carioti, che ne divenne l'editore, per la pagina conclusiva del bimestrale, intitolata Aria del catalogo e firmata da Leporello, pensammo immediatamente a lui.
Lui sapeva essere anche cattivissimo ma di penna leggerissima, come una piuma. diremmo equilibrista della parola, funambolo, caratteristiche che attutivano, almeno nella facciata, la durezza dei suoi giudizi, la profondità delle sue analisi.
Solo rarissime volte, nei sette anni in cui Music@ ebbe vita felice, non abbiamo condiviso il catalogo che lui autonomamente decideva come riempirlo e ci inviava. E lo abbiamo fatto, quelle rare volte, per paura. Per paura che il solito malandrino, scoperto a rubare, ci denunciasse, ma senza smettere di rubare, anzi ci denunciasse proprio per continuare a farlo.
Che ci ricordiamo, una volta sola,invece, gli dicemmo che quella sua aria del catalogo non potevamo pubblicarla, come poi facemmo senza che lui se la prendesse. Riguardava una trasmissioncella radiofonica idiota che lui bistrattava senza ritegno. Come meritava.
Ci piacerebbe raccogliere e pubblicare in volumetto quei suoi cataloghi pieni di aria pulita e fresca.
Chissà che non ci riusciamo. Intanto, Leporello, passato a servire un altro padrone, ciao. Pietro
Noi lo abbiamo conosciuto molti anni fa, in casa di suo cugino Ruggero, compositore, nostro amico. Ci colpì di lui subito l'acutezza di pensiero e di giudizio e la leggerezza del parlare e dello scrivere, oltre naturalmente la sua sviscerata passione per la musica e la conoscenza puntigliosa, specie il melodramma, che di essa ne aveva. Viveva da sempre nella campagna di Siena, sede della Chigiana, dove anche noi negli anni Sessanta abbiamo studiato e dove molte altre volte siamo tornati; ma in quel palazzo da protagonista non lo abbiamo mai visto aggirarsi, nonostante che ai suoi vertici si siano succeduti l'uno dopo l'altro, degni, più o meno, reggitori, perché Attilio era schietto e perciò scomodo.
Lo avevamo già interpellato e coinvolto nella avventura di Applausi il mensile di musica patinato, ma sferzante, che ebbe vita breve in edicola, un paio d'anni circa. Poi quando decidemmo di dar vita a Music@, incoraggiato e sostenuto dal direttore del Conservatorio dell'Aquila, Bruno Carioti, che ne divenne l'editore, per la pagina conclusiva del bimestrale, intitolata Aria del catalogo e firmata da Leporello, pensammo immediatamente a lui.
Lui sapeva essere anche cattivissimo ma di penna leggerissima, come una piuma. diremmo equilibrista della parola, funambolo, caratteristiche che attutivano, almeno nella facciata, la durezza dei suoi giudizi, la profondità delle sue analisi.
Solo rarissime volte, nei sette anni in cui Music@ ebbe vita felice, non abbiamo condiviso il catalogo che lui autonomamente decideva come riempirlo e ci inviava. E lo abbiamo fatto, quelle rare volte, per paura. Per paura che il solito malandrino, scoperto a rubare, ci denunciasse, ma senza smettere di rubare, anzi ci denunciasse proprio per continuare a farlo.
Che ci ricordiamo, una volta sola,invece, gli dicemmo che quella sua aria del catalogo non potevamo pubblicarla, come poi facemmo senza che lui se la prendesse. Riguardava una trasmissioncella radiofonica idiota che lui bistrattava senza ritegno. Come meritava.
Ci piacerebbe raccogliere e pubblicare in volumetto quei suoi cataloghi pieni di aria pulita e fresca.
Chissà che non ci riusciamo. Intanto, Leporello, passato a servire un altro padrone, ciao. Pietro
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venerdì 21 ottobre 2016
Stagione di Siena. La Chigiana torna all'italiano, ma con una stagione fortemente innovativa: si apre con una violinista che suona con i piedi nudi
"La stagione di
Siena". Così il direttore artistico dell'Accademia Chigiana di
Siena, Nicola Sani, ha presentato la 94/a stagione concertistica
"Micat in Vertice", promossa dall'accademia, controllata
della Fondazione Mps. "Una programmazione fortemente
innovativa", ha aggiunto Sani sottolineando come "le
difficoltà economiche dell'attuale contesto storico sono state
superate con una stagione di altissimo livello, grazie alle
coproduzioni e alla valorizzazione del patrimonio di esperienze dei
giovani che escono dai corsi di alta formazione della Chigiana".
"L'Accademia è da sempre fucina di grandi talenti, prima di
sentirli altrove è bene dargli l'opportunità di esibirsi a Siena",
ha concluso Sani. La stagione di "Micat in vertice"
prenderà il via, come tradizione, per Santa Cecilia, il 22 novembre,
al Teatro dei Rozzi di Siena, con un concerto della violinista
Patricia Kopatchinskaja alla testa della Saint Paul Chamber
Orchestra. L'1 e il 2 dicembre, Roberto Cominati interpreterà
l'opera pianistica integrale di Maurice Ravel, in omaggio al
compositore francese a 80 anni dalla scomparsa. In totale sono 14 gli
appuntamenti in programma, arricchiti da grandi nomi del concertismo
internazionale: tra questi l'ensemble Allegro con Saudade, alla sua
prima apparizione in Italia il 24 febbraio, e il Trio di Parma, che
il 7 aprile eseguirà musiche di Beethoven, Brahms e Kagel. Prima del
gran finale, il 12 maggio, con l'Orchestra della Toscana diretta da
Daniele Rustioni e con la partecipazione del pianista Maurizio
Baglini, spazio anche ai giovani talenti formatisi all'Accademia
Chigiana. Per Natale, il 23 dicembre, concerto d'esordio del Coro
della Cattedrale "Guido Chigi Saracini" diretto da Lorenzo
Donati, in programma al Duomo di Siena. Il 5 maggio si esibirà anche
il Chigiana Children's Choir, che riunisce voci bianche dirette dal
maestro Raffaele Puccianti.
mercoledì 11 maggio 2016
Regio di Torino. C'è anche VIvaldi nella stagione 2016-17
Sarebbe anormale il contrario. E cioè che a Torino , sede del famosissimo Fondo( Foà-Giordano) vivaldiano, non ci si occupasse della sua musica. E perciò ha fatto bene il Teatro Regio ad inserire nella sua stagione prossima un raro titolo vivaldiano. Non abbiamo tempo per controllare, ma temiamo si tratti di una prima volta, quantomeno una delle rarissime volte , mentre invece gli Haendel o i Purcell vi comparirebbero - se la memoria non ci tradisce - con più regolarità.
Ma il titolo in questione, l'Incoronazione di Dario, ci ha riportati indietro nel tempo, a molti anni fa quando assistemmo ad una delle prime riprese moderne a Siena, per la Chigiana, durante i corsi estivi nella famosa Accademia, vanto del Conte Chigi.
Erano gli anni 67-68 quando frequentammo i corsi alla Chigiana ( direzione di coro e musicologia) e la memoria ci diceva che vedemmo al Teatro dei Rinnovati proprio il titolo vivaldiano, assieme ad un nuovo balletto di Roman Vlad, Il gabbiano, con ballerini d'eccezione, dalla Yvette Chauvirée a Carla Fracci, i cui nomi ci vengono immediatamente in mente quando pensiamo a quella 'prima'.
Già, anche noi frequentammo la Chigiana negli anni di studio, giovanili; mentre per far mettere piede all'attuale direttore della rinomata Accademia senese, l'hanno dovuto nominare direttore artistico ( parliamo di Nicola Sani, naturalmente); in quegli anni la dirigeva Mario Fabbri, musicologo - accusato di 'falso', per alcune sue finte scoperte scarlattiane.
Il titolo vivaldiano era per noi associato alla memoria di quelle estati. Ed, invece, andando a rileggere la storia della Chigiana scritta da Pinzauti, abbiamo dovuto ammettere che l'opera che vedemmo in quegli anni a Siena fu la Julie di Spontini, e che l'Incoronazione di Dario l'abbiamo vista a Siena, ma nel 1978, in una delle estati passate con la famiglia in vacanza nella campagna senese. Scherzi della memoria.
Ma il titolo in questione, l'Incoronazione di Dario, ci ha riportati indietro nel tempo, a molti anni fa quando assistemmo ad una delle prime riprese moderne a Siena, per la Chigiana, durante i corsi estivi nella famosa Accademia, vanto del Conte Chigi.
Erano gli anni 67-68 quando frequentammo i corsi alla Chigiana ( direzione di coro e musicologia) e la memoria ci diceva che vedemmo al Teatro dei Rinnovati proprio il titolo vivaldiano, assieme ad un nuovo balletto di Roman Vlad, Il gabbiano, con ballerini d'eccezione, dalla Yvette Chauvirée a Carla Fracci, i cui nomi ci vengono immediatamente in mente quando pensiamo a quella 'prima'.
Già, anche noi frequentammo la Chigiana negli anni di studio, giovanili; mentre per far mettere piede all'attuale direttore della rinomata Accademia senese, l'hanno dovuto nominare direttore artistico ( parliamo di Nicola Sani, naturalmente); in quegli anni la dirigeva Mario Fabbri, musicologo - accusato di 'falso', per alcune sue finte scoperte scarlattiane.
Il titolo vivaldiano era per noi associato alla memoria di quelle estati. Ed, invece, andando a rileggere la storia della Chigiana scritta da Pinzauti, abbiamo dovuto ammettere che l'opera che vedemmo in quegli anni a Siena fu la Julie di Spontini, e che l'Incoronazione di Dario l'abbiamo vista a Siena, ma nel 1978, in una delle estati passate con la famiglia in vacanza nella campagna senese. Scherzi della memoria.
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venerdì 1 aprile 2016
Carlo Fuortes prima ancora di essere trascinato in tribunale, se mai lo sarà, s'è ritrovato un avvocato difensore, ma anche un pubblico ministero
Nessuno glielo ha chiesto a Valerio Cappelli, giornalista del 'Corriere', di prendere le difese di Carlo Fuortes che - come lui stesso asserisce - non ha bisogno di un avvocato difensore, perchè saprebbe difendersi da sè; ed anche perchè finora non è stato accusato di nulla da nessuno. Allora perchè tanto tempismo da parte di Cappelli nel correre in difesa di Fuortes? Perchè ha avuto notizia della visita in teatro della candidata a sindaco di Roma del movimento di Grillo, l'avv. Raggi, la quale ha detto prima ancora di capire cosa sia un teatro, che vuole vederci chiaro nei conti, eliminare gli sprechi, insomma... anche il manager Fuortes, portato in palmo di mano prima di quella fesseria dell'esternalizzazione di orchestra e coro, non sarebbe gradito alla Raggi sindaco - eventualmente - e dunque, nel caso in cui per nostra disgrazia( perchè senza nessuna esperienza amministrativa!) vincesse le elezioni, ci sarebbe da attendersi un cambio della guardia, come nella migliore tradizione capitolina e non solo capitolina.
Ora la Raggi si poteva risparmiare una tale visita con dichiarazioni al seguito, anche perché se Lei pensa a qualcuno del suo movimento per la guida del Teatro dell'Opera, a noi vengono i sudori freddi conoscendo l'intraprendenza, la voglia di crescere, ma anche l'ignoranza e l'inesperienza dei pentastellati, nei settori dello spettacolo e della cultura, pur essendo stato l'intero movimento generato dalla costola di un guitto, che solo da poco è tornato a fare il mestiere che meglio conosce.
L'avvocato difensore, non richiesto, cita l'eventuale unico neo della gestione Fuortes. la doppia direzione artistica, con conseguente doppio costo. Ma lo fa per difendere soprattutto uno dei due corni della direzione artistica e cioè l'amico Alessio Vlad.
Perchè altri, anche a cercarli attentamente non ve sono. E qui interviene il diretto interessato, Fuortes, a ripetere che i biglietti come le entrate sono aumentate e che il teatro è impegnato sul fronte della produzione e regia contemporanea, quella senza la quale nessuna giustificazione avrebbe la compresenza di Giorgio Battistelli nella direzione artistica.
Secondo noi e prima ancora, la permanenza di Vlad dopo l'uscita di scena di Muti, non ha nessun senso all'Opera come altrove. E pure è ricercatissimo tanto da fare contemporaneamente il direttore artistico a Roma, a Spoleto ( per la parte musicale) e da poco anche a Ravello, in Campania. A noi sembra davvero uno smacco al buon senso, oltre che alla decenza. Ma per il resto del mondo, evidentemente, così non è. E noi non possiamo che accettarlo.
Mentre invece ci riesce più difficile accettare il fatto che per capire che cosa fanno alcune istituzioni, ci viene richiesto di tornare sui banchi di scuola. Dovremo farlo e subito per capire cosa voglia dire l'intestazione del nuovo festival che proprio all'Opera di Roma, Battistelli, si accinge ad inaugurare, il 'Fast Forward Festival'. Perchè non chiamarlo 'Contemporaneo'? che sarebbe stato chiaro a tutti? Ci sembra una intestazione che avrebbe potuto mettere un suo predecessore, Nicola Sani, ora a Bologna e Siena ed altrove ( un altro dei miracolati e sopravvalutati dell'Italia di oggi), il quale ha rivoluzionato l'Accademia Chigiana, facendole parlare solo inglese, e facendo sembrare tutto più nuovo e più bello che pria.
Battistelli però potrebbe dare fastidio ad un'altra istituzione romana che in fatto di linguaggio postuniversitario, tassativamente in inglese, e di spettacoli che nessuno ha mai visto, si fa un punto di orgoglio, e cioè la Fondazione RomaEuropa con l'annesso festival. Quello di Battistelli, all'Opera di Roma, sembra nato da una costola del RomaEuropa Festival, all' inglese naturalmente. E qualche volta i figli scimmiottano maldestramene i padri, inutilmente.
Tornando al festival, il nome, tradotto in italiano da noi, artigianalmente, senza conoscere la lingua, potrebbe essere 'Festival avanti veloce'. Chissà cosa vorrà dire, e comunque a noi che amiamo l'andar lenti e lo sguardo al presente, questo festival potrebbe probabilmente incuriosire, ma, sicuramente, andare per traverso.
Ora la Raggi si poteva risparmiare una tale visita con dichiarazioni al seguito, anche perché se Lei pensa a qualcuno del suo movimento per la guida del Teatro dell'Opera, a noi vengono i sudori freddi conoscendo l'intraprendenza, la voglia di crescere, ma anche l'ignoranza e l'inesperienza dei pentastellati, nei settori dello spettacolo e della cultura, pur essendo stato l'intero movimento generato dalla costola di un guitto, che solo da poco è tornato a fare il mestiere che meglio conosce.
L'avvocato difensore, non richiesto, cita l'eventuale unico neo della gestione Fuortes. la doppia direzione artistica, con conseguente doppio costo. Ma lo fa per difendere soprattutto uno dei due corni della direzione artistica e cioè l'amico Alessio Vlad.
Perchè altri, anche a cercarli attentamente non ve sono. E qui interviene il diretto interessato, Fuortes, a ripetere che i biglietti come le entrate sono aumentate e che il teatro è impegnato sul fronte della produzione e regia contemporanea, quella senza la quale nessuna giustificazione avrebbe la compresenza di Giorgio Battistelli nella direzione artistica.
Secondo noi e prima ancora, la permanenza di Vlad dopo l'uscita di scena di Muti, non ha nessun senso all'Opera come altrove. E pure è ricercatissimo tanto da fare contemporaneamente il direttore artistico a Roma, a Spoleto ( per la parte musicale) e da poco anche a Ravello, in Campania. A noi sembra davvero uno smacco al buon senso, oltre che alla decenza. Ma per il resto del mondo, evidentemente, così non è. E noi non possiamo che accettarlo.
Mentre invece ci riesce più difficile accettare il fatto che per capire che cosa fanno alcune istituzioni, ci viene richiesto di tornare sui banchi di scuola. Dovremo farlo e subito per capire cosa voglia dire l'intestazione del nuovo festival che proprio all'Opera di Roma, Battistelli, si accinge ad inaugurare, il 'Fast Forward Festival'. Perchè non chiamarlo 'Contemporaneo'? che sarebbe stato chiaro a tutti? Ci sembra una intestazione che avrebbe potuto mettere un suo predecessore, Nicola Sani, ora a Bologna e Siena ed altrove ( un altro dei miracolati e sopravvalutati dell'Italia di oggi), il quale ha rivoluzionato l'Accademia Chigiana, facendole parlare solo inglese, e facendo sembrare tutto più nuovo e più bello che pria.
Battistelli però potrebbe dare fastidio ad un'altra istituzione romana che in fatto di linguaggio postuniversitario, tassativamente in inglese, e di spettacoli che nessuno ha mai visto, si fa un punto di orgoglio, e cioè la Fondazione RomaEuropa con l'annesso festival. Quello di Battistelli, all'Opera di Roma, sembra nato da una costola del RomaEuropa Festival, all' inglese naturalmente. E qualche volta i figli scimmiottano maldestramene i padri, inutilmente.
Tornando al festival, il nome, tradotto in italiano da noi, artigianalmente, senza conoscere la lingua, potrebbe essere 'Festival avanti veloce'. Chissà cosa vorrà dire, e comunque a noi che amiamo l'andar lenti e lo sguardo al presente, questo festival potrebbe probabilmente incuriosire, ma, sicuramente, andare per traverso.
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sabato 20 giugno 2015
Acque agitatissime all'Istituto di Studi Verdiani, dopo la nomina di Nicola Sani
Oltre cento studiosi verdiani, musicologi e personalità della cultura hanno firmato un appello contro la nuova dirigenza dell'Istituto nazionale di Studi verdiani, al cui vertice è stato messo Nicola Sani - il quale certo musicologo non è e neppure studioso verdiano, è soltanto molto in voga in questi ultimi tempi, al punto che qualcuno lo ha nominato anche al vertice dell'Accademia Chigiana di Siena, pur essendo risaputo che egli è uno dei rarissimi musicisti che non vi ha messo mai piede per perfezionare i suoi studi; e l'ha voluto anche al vertice del Teatro dell'Opera di Bologna, dove lui celebra la 'Resistenza' e mette una lapide per ricordare lo schiaffo a Toscanini ma poi toppa, una dopo l'altra, le regie della sua programmazione - indirizzato al ministero ed alla stessa fondazione che ha nominato Sani, per sapere se gli
organi che governano la Fondazione Istituto nazionale di Studi
verdiani intendano: 1) salvaguardare il patrimonio intellettuale e
materiale dell'Istituto conservando il livello di prestigio culturale
e di rinomanza internazionale cui è pervenuto nei più che
cinquant'anni della sua storia( Sani evidentemente si ritiene non sia in grado di salvaguardarlo); 2) affidarne a tal fine la direzione
scientifica a uno studioso di qualificazione e competenza
riconosciute dalla comunità scientifica internazionale, coadiuvato
da un Comitato formato da studiosi di pari livello ( che Sani non è e per il Comitato scientifico che non c'è e che forse sarà della stessa risma di Sani); 3) salvaguardare
il carattere scientifico delle pubblicazioni dell'Istituto e in
particolare della rivista 'Studi verdiani' ( che Sani ha già affidato alla direzione di Sandro Cappelletto, altro musicologo di fama internazionale, sul cui prestigio scientifico, a differenza di quel che pensa Sani, gli studiosi nutrono seri dubbi).
martedì 16 giugno 2015
Rivoluzioni nell'ascolto
Qual è il miglior
programma da concerto? Come ascoltare la musica dal vivo? Può essere
d'aiuto accostare alla musica altre espressioni artistiche, come la
pittura o la poesia? Quale spazio per la musica di oggi?Il problema
dell'ascolto, assai dibattuto e da tempo, non trova ancora
convincenti soluzioni. Nel frattempo alcune rivoluzioni. Apparenti.
Si
procede in ordine sparso. Si fanno esperimenti in Italia come
all'estero, in taluni casi anche da tempo, ma quando poi li si
esamina per trapiantarne alcuni in nazioni o situazioni diverse da
quelle in cui sono nati, la necessità di adattarli ai nuovi contesti
il più delle volte ne vanifica la novità. E così il concerto
classico, quello con esecutori schierati di fronte al pubblico
(sebbene, ancora oggi, non convinca del tutto il direttore che volta
le spalle al pubblico – chi riesce a trovare una diversa soluzione
riceve un premio!) continua ad essere la ricetta più antica ed anche
la più efficace, e perciò ancora la più seguita ed applicata.
Gli
esperimenti, quando si attuano, riguardano soprattutto alcune forme
musicali che alla nascita prevedono diverso approccio e anche diversa
posizione fisica di esecutori e ascoltatori.
Mentre
per il repertorio, per il grande repertorio, c'è poco o nulla da
innovare, perché - così sembra - o lo si esegue come è nato o si
rischia di travisarne i connotati, immolando spesso capolavori
assoluti sull'altare dello sperimentalismo fine a se stesso.
Quale
altro valore può aver aggiunto la coreografia al 'Requiem' di
Mozart, come hanno pensato di fare gli incolti vertici del Teatro
San Carlo di Napoli? Come si può riproporre il 'Requiem', del quale
il contesto è ben noto, con l'aggiunta inutile dannosa e blasfema
di un corpo di ballo che piroetta, danza in coppie o in gruppo in
palcoscenico, fosse anche con la firma del più grande coreografo al
mondo?
Discorso
assai simile si può fare sul ciclo liederistico sommo di Schubert,
'Winterreise', (Viaggio d'inverno), che a Firenze qualche anno fa fu
presentato con 'illustrazioni animate' di personaggi ed immagini,
mentre i Lieder. che si ascoltavano in tutta la loro inscalfibile
forza, correvano il rischio di passare in second'ordine. Un analogo
esperimento è in cartellone quest'estate, a Siena, nella
rivoluzionata Accademia Chigiana ad opera del nuovo direttore artistico Nicola Sani, 'sperimentator sublime'.
Si
tratta di esperimenti che se anche nati da apparenti buone intenzioni
– come, nel caso del ciclo liederistico, quello di avvicinare più
pubblico, ad un repertorio ancora così ostico per le orecchie
italiane - tolgono alla musica di fatto quella presenza scenica che
le appartiene, senza nulla aggiungervi di rilevante, neanche
semplicemente in funzione di nuovi adepti.
Dunque
se esperimenti si ritiene di doversi fare, si facciano su repertori
che, fin dal loro concepimento , prevedevano forme di ascolto
diverse dalle solite, altrimenti si rischia di fare lo stesso errore
che si fece agli albori del piano digitale, quando si pensò che esso
avrebbe potuto soppiantare il pianoforte classico nelle esecuzioni
classiche, di Beethoven o Mozart per intenderci.
Sono
passati da allora molti anni, il pianoforte digitale si è
ulteriormente perfezionato, ma il posto del pianoforte classico
nelle sale da concerto non l'ha ancora preso, semmai si è imposto
come un più agile e più economico strumento di studio e di
sperimentazione, in attesa che i compositori d'oggi gli
costruiscano un apposito repertorio, come Beethoven e Mozart fecero
con il pianoforte,o con il suo più diretto progenitore, ancora
pallido nel colore strumentale e smilzo nel volume rispetto al
pianoforte da concerto..
Si
sono tentati anche esperimenti d'altro tipo, alcuni di carattere
architettonico, quando si è voluto disegnare l'interno di una grande
sala da concerto mettendo la pedana per l'orchestra al centro di una
grande arena circolare, con il pubblico che la circonda ed è
disposto 'a terrazze', come nella Philharmonie di Berlino, od anche -
in parte - nell'Auditorium di Roma, Sala santa Cecilia, sebbene in
questo caso anche per le dimensioni della sala, l'acustica sia
infelice. Ed anche in questo caso la sala classica da concerto è
rimasta quella tradizionale, come si può dedurre dalla nuove
costruzioni sparse in ogni parte del mondo, la cui novità maggiore
consiste solo nella struttura esterna.
Tornando
agli esperimenti relativi al concerto stesso, dalla disposizione di
interpreti e pubblico, alla configurazione del programma, o alla
compresenza di altri stimoli artistici, c'è chi ha tentato di
eseguire un concerto in una sala dove altri richiami sono offerti al
pubblico, ad esempio visivi, dalla presenza ben in vista di una tela
che ha qualche carattere stilistico somigliante od affine alla musica
che si ascolta. Può anche funzionare. Chi lo vieta? Ma farla
diventare una regola rischia di catalizzare l'attenzione del
pubblico, al quale prima di ascoltare la musica, andrebbe spiegato
per quale ragione si è accostata alla musica quella tela. Ma forse
sarebbe meglio impiegato quel tempo se si spiegasse, per quanto
possibile, la musica che si sta per ascoltare.
C'è
anche chi propone l'esempio di Londra, dei concerti 'promenade' della
vastissima Royal Albert Hall: facciamo muovere il pubblico, che può
entrare ed uscire ( ?) quando e se vuole.. sì, e magari anche,
fargli fare merenda e sgranocchiare fusaglie. Apriti cielo! ma come
si grida allo scandalo se si odono colpi di tosse e soffiate di naso,
figuriamoci se chi ascolta musica osasse muoversi dalla sua poltrona.
Qualcuno ha pensato di formulare un decalogo del 'buon' ascoltatore
di musica. Se ne deduce che lo si vorrebbe impietrito e incatenato
alla poltrona dall'inizio alla fine. Non riusciamo mai a ragionare
con un po' di logica e un pizzico di buon senso.
Un
problema a sé costituisce l'inserimento della musica di oggi nei
programmi concertistici consueti. Funzionano meglio i programmi
interamente composti di musica d'oggi, o contemporanea - se si
preferisce? Nel tal caso è da preferirsi , nella musica d'oggi,
quella solistica, cameristica o sinfonica? Convince di più quella
che contempla la presenza della voce o semplicemente strumentale?
Oppure sarebbe meglio inserirla, come fosse un brano di repertorio,
sebbene di più recente acquisizione, nei normali programmi, con una
frequenza non ossessiva, ma in grado di creare, senza forzature ed
imposizioni, familiarità nell'ascolto del nuovo?
Tutte
queste tipologie di proposta ed ascolto della musica più recente
sono presenti nel panorama dell'attività concertistica del nostro
paese.
Vi
sono festival monotematici, nei quali però - salvo che per necessità
economiche - la musica solistica e quella strettamente cameristica
per piccoli organici sembra non avere più ascolto, mentre si
preferisce sempre più quella che utilizza organici più estesi,
meglio se con la presenza della voce, secondo un parere non peregrino
di Tony Pappano che, un po' alla volta, inserisce nei programmi dei
suoi concerti, brani di musica d'oggi, facendoli precedere da una
accurata, per quanto personale presentazione, assai gradita dal
pubblico che, incoraggiato dall'impegno del direttore, si sente più
spronato a prestare attenzione all'ascolto. Come ha 'lodevolmente,
fatto nel caso di musica d'impatto certo non facile, come nel
recente caso della nuova opera (cantata) di Salvatore Sciarrino
dedicata al mito di Orfeo, ' La nuova Euridice secondo Rilke',
accostata al 'Magnificat' di Bach. Un dittico di musica vocale
strumentale di grande spessore ed impatto.
Ci ha
molto sorpresi constatare nei programmi dell'Accademia di Santa
Cecilia, diella prossima stagione, già anticipata, come la presenza
del contemporaneo risulti quasi un insignificante ed inutile orpello
al grande repertorio.
Annunciata
come una delle grandi novità che reca la firma della nuova
direzione, i cinque concerti nei quali Pappano, nell'arco di un mese,
presenterà le Nove Sinfonie di Beethoven, cominciando naturalmente,
in apertura di stagione, dall'ultima, si apriranno sempre con un
brano appositamente commissionato ( Francesconi, Sollima, Nieder) o
con una sinfonia d'opera di autori contemporanei al genio ( Cherubini
Spontini).
Si
tratta, naturalmente, specie nel caso delle commissioni a musicisti
d'oggi, di brani di risicate dimensioni che metterli a confronto con
due sinfonie di Beethoven per concerto, suonano come una presa in
giro, non potendosi neppure ipotizzare l'idea della sfida dei
musicisti di oggi con il più grande gigante della musica. Come può
un sovrintendente/compositore pensare che qualche minuto di musica
prima di due grandi capolavori siano sufficienti a mettere almeno in
luce un nuovo musicista?
Diverso
è il caso in cui un musicista d'oggi decida di cimentarsi con
un'opera di spessore ed anche di una certa durata - anche se
naturalmente non è questione di tempo - con un capolavoro del
passato. Oggi quei tre compositori rischiano di fare la stessa figura
della pulce contro l'elefante della favola.
Poi in
tutta la stagione nient'altro, oltre la presenza, in un concerto,
dell'Ensemble Modern, ed un brano di Nicola Campogrande, il cui
titolo, come sempre, riesce a sorprenderci. '150 decibel' si
intitola quello inserito nella stagione da camera di Santa Cecilia.
Non
migliore esito ottiene la presenza della musica d'oggi in un'altra
stagione, non romana, ma fiorentina, quella dell'Orchestra della
Toscana che ha a capo un altro compositore, Giorgio Battistelli. Sia
lui che il suo amico dall'Ongaro, nelle rispettive stagioni
(Orchestra Rai e Orchestra Toscana, si mettono in pace la coscienza
con due rassegne, interne alla stagione, nelle quali danno sfogo alla
loro dedizione e passione per la musica d'oggi; quella torinese si
chiama 'Rai Nuova Musica', quella fiorentina: Play.It) mettono qua e
là qualche brano che a noi hanno fatto pensare al gesto di segnare
il territorio - come fanno certi animali domestici - oppure al
'serrate le fila' per conoscere e far conoscere chi è con noi (con
loro) o contro di noi ( contro di loro). Assente in ambedue i casi la
prospettiva di studiare nuovi modi per far ascoltare la musica,
specie quella contemporanea, e farla entrare gradualmente nel
repertorio da concerto. Nel caso dell'Orchestra Toscana, diretta da
Battistelli, ricorrono, nel corso della stagione 2104-15, i nomi di
Ghedini,Casella, Busoni. E di Kagel, Sollima, Lena, Dean, Panni che
sono quindi in buona compagnia.
Chi
vuole assistere, in diretta, ad un esperimento di rivoluzione
integrale, nel caso della musica d'oggi, non gli resta che andare a
Siena quest'estate, per la lunga stagione della Chigiana, rivoltata
da cima a fondo da Nicola Sani, nuovo direttore artistico per il
prossimo triennio, per volontà e decisione di Clarich, presidente
della Fondazione MPS ed anche dell'Accademia che ha sottolineato:
'sono contento di poter contribuire da presidente all'attuale fase di
apertura e rilancio dell'Accademia Chigiana'.
Innanzitutto
l'insieme delle manifestazioni della celebre Accademia, didattiche e
concertistiche, ha un titolo - la prima volta nella sua lunga
storia: ' Il classico inatteso'. E, di conseguenza, da quest'anno il
ricco calendario si chiamerà' Chigiana International Festival and
Summer Academy 2015'.
Sani
ha spiegato le linee della sua rivoluzione senese: ' ho voluto
ridisegnare nella struttura e nella tipologia dell'offerta quelle che
erano la Settimana Musicale Senese, l'Estate Musicale Chigiana e
l'Accademia di Alto perfezionamento. Il primo festival in Italia di
alto profilo internazionale che unisce e collega in maniera organica
l'alta formazione, la produzione e la diffusione musicale anche in
relazione alle espressioni figurative del contemporaneo...Una
programmazione unica con uno sguardo particolare verso la musica
d'oggi'. Più rivoluzione di così.
Nel
dettaglio, ecco le varie sezioni: Musica
Today (che
un tempo si chiamava banalmente ' Chigiana novità'), sezione nella
quale saranno presenti Max Richter, con la sua 'Vivaldi recomposed',
in omaggio (o sfregio?) al Conte Chigi Saracini ed a Vivaldi
riscoperto nel '39 a Siena da Casella; Salvatore Sciarrino con la
prima esecuzione assoluta integrale del suo 'Carnaval', l'unico
concerto di questa sezione con interpreti veramente di rango; Henze
con 'El Cimarron' e Steve Reich, con 'Drumming' nell'esecuzione degli
allievi del corso di percussioni e dei solisti (allievi) del
Conservatorio di Frosinone ( !!!!) e, infine, il clarinettista
Krakauer, in versione klezmer (che oggi va tanto!). La sezione
Chigiana
Expanded, esplorerà
la scena multimediale e le nuove forme di teatralizzazione del suono
- un altro punto a favore della rivoluzione di Sani che in questo
territorio si muove con disinvoltura come compositore. Ci saranno
Fabbriciani e il pittore Gabriele Amadori; poi uno Schumann danzato
ed uno Schubert ( Winterreise), che è un progetto di musica film e
teatro.
Segue
Chigiana
Legends (
che un tempo si chiamava 'Maestri chigiani'), che farà ascoltare in
concerto i grandi musicisti presenti a Siena per le masterclass in
Accademia ( sono 'Legends' già tutti?)
Chigiana
Factor - occorre
ammettere che suona meglio di 'Concerti degli allievi dei corsi di
perfezionamento'- farà ascoltare i giovani musicisti più
promettenti. Non si dimentichi che da Siena sono passate generazioni
di musicisti divenuti poi delle vere 'leggende' ( Nicola Sani è uno
dei pochissimi musicisti, già 'leggendari', che non è passato da
Siena). Una curiosa sezione è Chigiana
Mix, nella
quale si prova a mischiare - meglio 'mixare'- il sacro con il
profano, dal jazz alla musica organistica, e infine Chigiana
Off the Wall che
sostituisce, non senza un pizzico di mistero, i 'concerti in terra
di Siena' di una volta.
Il tutto per un calendario che va dal 10 di luglio alla
fine di agosto. Mentre, in campo didattico, si segnlano l'arrivo, dal
2016, di Daniele Gatti come insegnante di direzione, e l'arrivo,
immediato, per il corso 2015 di direzione d'orchestra, dell'Orchestra
degli allievi del Consevatorio di Firenze, al posto di quella
orchestra di professionisti bulgari, che negli anni di Gelmetti, era
a disposizione del corso di direzione, e teneva anche alcuni
concerti. Sul podio per alcuni di questi, nella prossima estate una
ex allieva dell'Accademia che si è messa in luce negli anni passati,
come Valentina Peleggi. Orchestra semistabile e semiresidente a Siena
sarà l'Orchestra della Toscana, prestata a Sani, non
gratuitamente, da Giogio Battistelli. Non è una grande rivoluzione?
Chi
non la vuol perdere non ha che da informarsi al seguente numero :
057722091, oppure sul sito dell'Accademia Chigiana, digitando, d'ora
in avanti': Chigiana
International Festival and Summer Academy 2015, e
da trascorrere qualche giorno, quest'estate, a Siena.
sabato 6 giugno 2015
Amministrazione trasparente. Aggiornamenti dal Comunale di Bologna, mentre dalla IUC non c'è verso di sapere il compenso del direttore generale Francesca Fortuna
Il Teatro Comunale di Bologna ha aggiornato finalmente il capitolo 'amministrazione trasparente' relativamente al bilancio di previsione per il 2015. Dal quale capitolo apprendiamo che il nuovo sovrintendente, Nicola Sani, già consulente artistico di Francesco Ernani, ex sovrintendente, percepisce un compenso di poco superiore ai 100.000 Euro, con una piccola aggiunta, così sembra, al di sotto dei 10.000 Euro per il suo lavoro parallelo di direttore artistico che, evidentemente, intende mantenere se non lo ha ancora affidato ad altri. A giudicare dalle fredde cifre, la presenza di Sani a Bologna, nel doppio incarico di sovrintendente e direttore artistico, se non farà acqua, è stato un affare per il teatro, che ha risparmiato, in fatto di compensi per il vertice, più o meno 100.000 Euro,e si è assicurato un sovrintendente fra i meno cari in Italia. Sani, evidentemente, conta di rifarsi con l'Accademia Chigiana, dove paga il Monte dei Paschi, per l'esattezza il presidente Clarich, della Fondazione che l'ha voluto. Ma contemporaneamente egli presta la sua opera gratuitamente anche all'Istituto di studi verdiani, all'Archivio Luigi Nono - che lui, invece, compensa con il 'Tutto Nono' ogni anno al Comunale di Bologna - e alla IUC, dove fa parte del Comitato artistico. Nicola Sani, un uomo con cento vite e mille risorse, come quelle di 'formazione' e di 'musicologia applicata al melodramma'!
A proposito invece di IUC, l'Istituzione Universitaria dei Concerti di Roma, anche questa mattina siamo andati sul sito ufficiale, dove non c'è verso di trovare il compenso di Francesca Fortuna, figlia di Lina, a sua volta moglie dell'ingegnere fondatore. Almeno lei percepirà un compenso, mentre tutti gli altri collaboratori lo fanno a titolo gratuito, forse avendo trovato qualche altro genere di compensazione, anche se non direttamente monetaria. Perchè, come hanno contestato a Jovanotti nei giorni scorsi, non si può lavorare gratis. Giusto.
Fino a quando non troveremo scritto il compenso di Francesca Fortuna alla IUC, continueremo a denunciare tale anomalia, anche a beneficio del Ministero che naturalmente quando vuole se ne fotte se le disposizioni che emana non vengono osservate, pur minacciando sanzioni.
Tornando invece al Comunale di Bologna, notiamo, nel medesimo capitolo, che il critico musicale, in piena confliggente attività, del Giornale, Giovanni Gavazzeni, lavora in pianta stabile al Comunale, con un compenso, per sei mesi, di quasi 15.000 Euro, come responsabile dei programmi di sala. Giovanni Gavazzeni proviene dalla famosa schiatta del capostipite Gianandrea, ed ha senz'altro legami con il Gavazzeni Paolo che cura la direzione artistica dell'Arena. Non possiamo certo rimproverargli la famiglia alla quale appartiene, non c'è ragione anzi è un vanto appartenervi, ma la sua contemporanea attività di critico e di dipendente di un teatro, questa no, abbiamo tutto il diritto di rimproverargli, ricordandogli che non si possono servire contemporaneamente due padroni; non si può al medesimo momento fare il mestiere di critico musicale e lavorare, stipendiato, per un teatro d'opera che dovrebbe essere oggetto della sua attività di critico. Scelga di fare il mestiere che maggiormente gli rende economicamente oppure quello che gli dà maggiori soddisfazioni professionali, fottendosene del guadagno. Ma non tutte e due.
L'Associazione dei critici musicali che dovrebbe farsi sentire in simili casi, tace, rimandando tutto la coscienza dei singoli.
P.S. abbiamo ricevuto una inforazione, non dal diretto interessato, secondo la quale il contratto di Giovanni Gavazzeni al Teatro Comunale di Bologna terminerà il prossimo 30 giugno.
A proposito invece di IUC, l'Istituzione Universitaria dei Concerti di Roma, anche questa mattina siamo andati sul sito ufficiale, dove non c'è verso di trovare il compenso di Francesca Fortuna, figlia di Lina, a sua volta moglie dell'ingegnere fondatore. Almeno lei percepirà un compenso, mentre tutti gli altri collaboratori lo fanno a titolo gratuito, forse avendo trovato qualche altro genere di compensazione, anche se non direttamente monetaria. Perchè, come hanno contestato a Jovanotti nei giorni scorsi, non si può lavorare gratis. Giusto.
Fino a quando non troveremo scritto il compenso di Francesca Fortuna alla IUC, continueremo a denunciare tale anomalia, anche a beneficio del Ministero che naturalmente quando vuole se ne fotte se le disposizioni che emana non vengono osservate, pur minacciando sanzioni.
Tornando invece al Comunale di Bologna, notiamo, nel medesimo capitolo, che il critico musicale, in piena confliggente attività, del Giornale, Giovanni Gavazzeni, lavora in pianta stabile al Comunale, con un compenso, per sei mesi, di quasi 15.000 Euro, come responsabile dei programmi di sala. Giovanni Gavazzeni proviene dalla famosa schiatta del capostipite Gianandrea, ed ha senz'altro legami con il Gavazzeni Paolo che cura la direzione artistica dell'Arena. Non possiamo certo rimproverargli la famiglia alla quale appartiene, non c'è ragione anzi è un vanto appartenervi, ma la sua contemporanea attività di critico e di dipendente di un teatro, questa no, abbiamo tutto il diritto di rimproverargli, ricordandogli che non si possono servire contemporaneamente due padroni; non si può al medesimo momento fare il mestiere di critico musicale e lavorare, stipendiato, per un teatro d'opera che dovrebbe essere oggetto della sua attività di critico. Scelga di fare il mestiere che maggiormente gli rende economicamente oppure quello che gli dà maggiori soddisfazioni professionali, fottendosene del guadagno. Ma non tutte e due.
L'Associazione dei critici musicali che dovrebbe farsi sentire in simili casi, tace, rimandando tutto la coscienza dei singoli.
P.S. abbiamo ricevuto una inforazione, non dal diretto interessato, secondo la quale il contratto di Giovanni Gavazzeni al Teatro Comunale di Bologna terminerà il prossimo 30 giugno.
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giovedì 30 aprile 2015
Dall'Ongaro e Sani, non rinunciano neanche alle briciole.
"È il direttore d’orchestra Riccardo Chailly il protagonista della puntata di “Petruska” dal titolo “Il quarto enigma di Turandot”, che Rai Cultura trasmette su Rai5 giovedì 30 aprile alle 21.15. Michele dall’Ongaro lo incontra alla Scala di Milano, teatro del quale è Direttore Principale, dopo aver analizzato l’ultimo capolavoro di Puccini rimasto incompiuto: la “Turandot”. Chailly racconta il suo amore per la voce umana, il suo percorso artistico, la tecnica direttoriale e il suo rapporto con la tradizione interpretativa. L’incontro si conclude con l’analisi del finale della “Turandot” nella versione di Luciano Berio, che Chailly dirigerà il giorno seguente, 1° maggio 2015, in occasione dell’inaugurazione della programmazione scaligera per l’Expo, e che sarà trasmessa in diretta su Rai5 a partire dalle ore 19.40".
Da questo comunicato si deduce che Michele dall'Ongaro, attuale Presidente/Sovrintendente/Direttore artistico dell'Accademia nazionale di Santa Cecilia continuerà a fare l'intervistatore del programma Petruska di Rai 5. E' la prima volta che ciò accade, e non c'è giustificazione che tenga; almeno altre dieci persone o forse molti di più, avrebbero potuto intervistare Chailly e sostituire Dall'Ongaro, anche a 'Petruska', visto che è nel nuovo incarico da metà febbraio.
E' l'unico caso AL MONDO del responsabile di una delle più prestigiose istituzioni musicali al mondo che va a fare l'intervistatore, per non mollare l'osso della visibilità televisiva. Anche uno con incarico di minor prestigio avrebbe rinunciato a quel ruolo di gran lunga inferiore, dall'Ongaro no.
E per restare in argomento, la premiata fabbrica dei poteri occulti ha messo a segno un altra vittoria nella sua azione espansiva. Nicola Sani non è più consulente dell'Accademia Chigiana. Dopo essere stato nominato sovrintendente a Bologna, è stato promosso direttore artistico anche della prestigiosa istituzione senese per il prossimo triennio, oltre naturalmente a mantenere anche gli altri incarichi di cui si fa un elenco nel comunicato ufficiale di poche ora fa.
"Nicola Sani è il nuovo direttore artistico dell’Accademia musicale Chigiana per il triennio 2015-2018. La nomina è stata deliberata all’unanimità durante il Consiglio di Amministrazione che si è riunito ieri, tra una rosa di tre finalisti. Sani presterà la propria collaborazione per la futura programmazione delle attività dell’Accademia e per l’implementazione del nuovo piano di rilancio nell’ambito artistico e culturale della Chigiana nel contesto nazionale ed internazionale”.
Nato a Ferrara nel 1961, compositore, direttore artistico, manager culturale e giornalista, Sani è attualmente sovrintendente del Teatro Comunale di Bologna, consigliere di amministrazione della Fondazione Archivio Luigi Nono di Venezia, consigliere artistico della Iuc-Istituzione universitaria dei concerti di Roma, consulente dell’Accademia tedesca Villa Massimo e dell’American Academy in Rome per l’Italian Affiliated Fellowship".
Da questo comunicato si deduce che Michele dall'Ongaro, attuale Presidente/Sovrintendente/Direttore artistico dell'Accademia nazionale di Santa Cecilia continuerà a fare l'intervistatore del programma Petruska di Rai 5. E' la prima volta che ciò accade, e non c'è giustificazione che tenga; almeno altre dieci persone o forse molti di più, avrebbero potuto intervistare Chailly e sostituire Dall'Ongaro, anche a 'Petruska', visto che è nel nuovo incarico da metà febbraio.
E' l'unico caso AL MONDO del responsabile di una delle più prestigiose istituzioni musicali al mondo che va a fare l'intervistatore, per non mollare l'osso della visibilità televisiva. Anche uno con incarico di minor prestigio avrebbe rinunciato a quel ruolo di gran lunga inferiore, dall'Ongaro no.
E per restare in argomento, la premiata fabbrica dei poteri occulti ha messo a segno un altra vittoria nella sua azione espansiva. Nicola Sani non è più consulente dell'Accademia Chigiana. Dopo essere stato nominato sovrintendente a Bologna, è stato promosso direttore artistico anche della prestigiosa istituzione senese per il prossimo triennio, oltre naturalmente a mantenere anche gli altri incarichi di cui si fa un elenco nel comunicato ufficiale di poche ora fa.
"Nicola Sani è il nuovo direttore artistico dell’Accademia musicale Chigiana per il triennio 2015-2018. La nomina è stata deliberata all’unanimità durante il Consiglio di Amministrazione che si è riunito ieri, tra una rosa di tre finalisti. Sani presterà la propria collaborazione per la futura programmazione delle attività dell’Accademia e per l’implementazione del nuovo piano di rilancio nell’ambito artistico e culturale della Chigiana nel contesto nazionale ed internazionale”.
Nato a Ferrara nel 1961, compositore, direttore artistico, manager culturale e giornalista, Sani è attualmente sovrintendente del Teatro Comunale di Bologna, consigliere di amministrazione della Fondazione Archivio Luigi Nono di Venezia, consigliere artistico della Iuc-Istituzione universitaria dei concerti di Roma, consulente dell’Accademia tedesca Villa Massimo e dell’American Academy in Rome per l’Italian Affiliated Fellowship".
mercoledì 29 aprile 2015
Accademia chigiana. Vivaldi ieri e domani, secondo Nicola Sani, vulcanico rivoluzionario direttore artistico
Quando solo da qualche mese è uscito il nuovo libro di Federico Maria Sardelli dedicato a Vivaldi nel quale si ripercorre il cammino della riscoperta del grande musicista italiano, avvenuta agli inizi del Novecento con la scoperta e la acquisizione del Fondo Foà-Giordano della Nazionale di Torino, viene presentato il rivoluzionario cartellone della prossima stagione estiva della Chigiana, firmato da Nicola Sani. Il quale cartellone, articolato in diversi canali, tutti denominati in lingua inglese, e trasmessi dai canali di Classica di Sky, come pure in lingua inglese si propone l'intera manifestazione (ecco la superiorità di chi conosce le lingue!) curiosamente si aprirà il prossimo 10 luglio nel nome di Vivaldi. A ricordo del fatto che fu proprio una delle prima Settimane musicali senesi ( a firma Casella, non ricordiamo esattamente la data, fra gli anni Trenta e Quaranta) a far riascoltare, trascritto, il grande musicista veneziano. Nell'operazione fu coinvolto anche il poeta/musicista Pound e la sua compagna Rudge che già sulla scorta dei manoscritti conservati a Dresda, avevano cominciato il lavoro di trascrizione( lavoro che secondo Sardelli, dal punto di vista tecnico era pessimo!).
Il concerto del 10 luglio non si propone - attenzione! - come celebrativo. Tutt'altro.
Sani ricomincia da Vivaldi per dare una dimostrazione più banale - e, secondo noi, abbastanza dozzinale - di quel che diceva Stravinsky, e cioè che Vivaldi aveva scritto 5-600 volte lo stesso concerto. E lo fa proponendo al pubblico internazionale della Chigiana, che d'estate riunisce giovani musicisti di tutto il mondo assieme ai loro docenti, alcuni dei quali autentici monumenti della musica mondiale, un suo compagno di novità stilistiche che si chiama Max Richter - berlinese, seguace/allievo di Berio - il quale ha riscritto Vivaldi, dichiarando che l'ha fatto, perchè non sopporta Vivaldi.
Abbiamo ascoltato una breve registrazione dell'inizio dei due primi movimenti delle Stagioni vivaldiane nella sua revisione. Richter crea un tappeto sonoro per orchestra, aggiungendovi anche dell'elettronica preregistrata, sul quale fa volare ( senza che mai riesca a farlo librare in volo veramente!) l'incipit dell'uno come dell'altro movimento, che però non arriva mai alla fine. Insomma il primo inciso di ogni movimento ripetuto per tutto il movimento.
Richter parte dalla boutade di Stravinsky, per renderla ancora più assoluta: non uno stesso concerto ripetuto 5-600 volte; ma un solo concerto che però non prende mai vita, quota, volo. Insomma nulla.
Nella casa in cui Vivaldi tornò ad esistere, ora se ne celebra il ridicolo, inutile funerale.
Ma il festival internazionale di Siena piacerà tanto, ne siamo sicuri, perchè Nicola Sani ha i suoi gazzettieri preferiti, alcuni dei quali già scritturati per stenderne il panegirico, dietro compenso; e poi sbandiera anche contatti internazionali con tutto il mondo conosciuto e non, creati con grande abilità e senso degli affari e scambi internazionali, negli anni della sua presidenza della Fondazione Scelsi. Come ad esempio quello con Markus Hinterhauser che si riproporrà, nelle vesti di pianista, egli allievo della Chigiana molti anni fa ed ora intelligente direttore artistico sulla cresta dell'onda ( dal 2016 tornerà a Salisburgo) per far riascoltare Schubert corredato di immagini ( provenienza Aix en Provence, coprodotto con Wiener Festwochen, di cui Hinterhauser è attualmente direttore artistico) che secondo noi è come dire ' Schubert non ci basta più.
E il teatro Comunale di Bologna chi lo governa, se il suo sovrintendente/ direttore artistico è tanto impegnato a Siena?
Il concerto del 10 luglio non si propone - attenzione! - come celebrativo. Tutt'altro.
Sani ricomincia da Vivaldi per dare una dimostrazione più banale - e, secondo noi, abbastanza dozzinale - di quel che diceva Stravinsky, e cioè che Vivaldi aveva scritto 5-600 volte lo stesso concerto. E lo fa proponendo al pubblico internazionale della Chigiana, che d'estate riunisce giovani musicisti di tutto il mondo assieme ai loro docenti, alcuni dei quali autentici monumenti della musica mondiale, un suo compagno di novità stilistiche che si chiama Max Richter - berlinese, seguace/allievo di Berio - il quale ha riscritto Vivaldi, dichiarando che l'ha fatto, perchè non sopporta Vivaldi.
Abbiamo ascoltato una breve registrazione dell'inizio dei due primi movimenti delle Stagioni vivaldiane nella sua revisione. Richter crea un tappeto sonoro per orchestra, aggiungendovi anche dell'elettronica preregistrata, sul quale fa volare ( senza che mai riesca a farlo librare in volo veramente!) l'incipit dell'uno come dell'altro movimento, che però non arriva mai alla fine. Insomma il primo inciso di ogni movimento ripetuto per tutto il movimento.
Richter parte dalla boutade di Stravinsky, per renderla ancora più assoluta: non uno stesso concerto ripetuto 5-600 volte; ma un solo concerto che però non prende mai vita, quota, volo. Insomma nulla.
Nella casa in cui Vivaldi tornò ad esistere, ora se ne celebra il ridicolo, inutile funerale.
Ma il festival internazionale di Siena piacerà tanto, ne siamo sicuri, perchè Nicola Sani ha i suoi gazzettieri preferiti, alcuni dei quali già scritturati per stenderne il panegirico, dietro compenso; e poi sbandiera anche contatti internazionali con tutto il mondo conosciuto e non, creati con grande abilità e senso degli affari e scambi internazionali, negli anni della sua presidenza della Fondazione Scelsi. Come ad esempio quello con Markus Hinterhauser che si riproporrà, nelle vesti di pianista, egli allievo della Chigiana molti anni fa ed ora intelligente direttore artistico sulla cresta dell'onda ( dal 2016 tornerà a Salisburgo) per far riascoltare Schubert corredato di immagini ( provenienza Aix en Provence, coprodotto con Wiener Festwochen, di cui Hinterhauser è attualmente direttore artistico) che secondo noi è come dire ' Schubert non ci basta più.
E il teatro Comunale di Bologna chi lo governa, se il suo sovrintendente/ direttore artistico è tanto impegnato a Siena?
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domenica 19 aprile 2015
Sul Fascismo e la cultura si getti tutto il fango possibile. Ad eccezione dei casi in cui la storia non lo consente. A margine di una recensione di Leonetta Bentivoglio a proposito di Vivaldi, su Repubblica
Una recensione del recente volumetto, edito da Sellerio, a firma Federico Maria Sardelli, dedicato alla riscoperta novecentesca di Vivaldi e della sua musica, che noi abbiamo già segnalato su questo blog, è apparso qualche giorno fa su 'Repubblica', a firma Leonetta Bentivoglio. La quale, curiosamente, quando tira in ballo il Fascismo, condivide le critiche espresse in una dichiarazione - pare solo presunta ( che vorrà dire? che se l'è lasciata scappare e poi ha finto di non averla mai detta?) - del presidente della Camera, Boldrini, la quale vorrebbe cancellata dall'obelisco del Foro Italico, della scritta 'Mussolini Dux'. Che avrà a che fare la musica di Vivaldi con Mussolini ed il suo regime?
Come ha scritto oggi Paolo Conti sul 'Corriere', le testimonianze del Fascismo in Italia sono numerose, e pensare soltanto di eliminarle, non si comprende a quale fine, sarebbe insensato. Conti si riferisce particolarmente alle testimonianza architettoniche di cui anche Roma, naturalmente, è seminata. Basti dire, sottolinea Conti che ha intervistato storici dell'architettura ed architetti di nome, che il 'Razionalismo' architettonico è oggi uno dei movimenti più studiati al mondo. Lo stesso Razionalismo che ha squadrato ed edificato il Quartiere Eur e mille altri palazzi. La storia non si può demolire, va tenuta in piedi e studiata, semmai per non fare gli errori del passato; che in questo caso errori non sono, bensì lasciti egregi di un regime totalitario e razzista, per fortuna lontano e definitivamente morto.
Se poi apriamo, in generale, il capitolo 'Fascismo e Musica', basterà solo ricordare che il Maggio Fiorentino, uno dei più antichi festival italiani fu inventato dal Fascismo, come pure la Stagione a Caracalla ecc...
Della riscoperta della musica di Vivaldi, scrive la Bentivoglio, "un tesoro gossolanamente manipolato dall'insipienza del fascismo" ( con la effe minuscola, così si scrive dalle parti di repubblica, con la erre minuscola). Bugia! Il Fascismo, secondo la ricerca di Sardelli viene tirato in ballo quando il poeta Ezra Pound e la sua compagna/amante Olga Rudge, violinista, che lavorava presso l'Accademia Chigiana di Siena, vennero a sapere del ritrovamento dell'immenso prezioso giacimento musicale conservato alla Nazionale di Torino. Viene tirato in ballo perché al diniego da parte del musicologo/catalogatore Gentili di fornire ai due - che stavano già studiando Vivaldi, sulla base dei manoscritti conservati a Dresda - il materiale manoscritto ritrovato, il poeta si sarebbe rivolto ai suoi amici camerati importanti a Roma che subito strigliarono il Gentili perchè desse al poeta ed alla violinista quel che chiedevano, e che il musicologo si rifiutava di fornire a causa di un contratto di esclusiva con Casa Ricordi, che ne sarebbe stato l'editore ufficiale.
Il regime, tolto questo episodio, fu felice dell'acquisto del fondo Vivaldi ( Foà-Giordano, i due benefattori che pagarono gli acquisti e regalarono il fondo alla Nazionale di Torino), e all'occasione se ne attribuì in qualche maniera il merito, senza aver tirato fuori un solo centesimo. Non solo, la riscoperta e la presentazione pubblica di Vivaldi, avvenne, in seguito, alla Chigiana di Siena per merito di Alfredo Casella, e con concorso dei due, Pound e Rudge, che per loro conto proseguirono gli studi della musica di Vivaldi. Che poi a Sardelli sia antipatico Pound ( come, inutilmente dichiara alla Bentivoglio), a noi interessa poco, anzi affatto, perchè amiamo di più il poeta Pound che il revisore, per quanto bravo, Sardelli.
Fra parentesi, giova anche ricordare che Casella scrisse su una rivista del regime, negli anni Trenta, un accorato appello a studiare le nostre radici musicali piuttosto che andare a beccare sempre all'estero; e quell'interessante articolo lo ripubblicammo, qualche anno fa, sulla nostra rivista Music@). Ma anche a Casella fu fatto pagare in seguito quella sua adesione, forse per semplice comodità, al regime, dimenticando i meriti dell'insigne musicista anche nei riguardi della musica del suo tempo (si chieda a chi, a sinistra, ha 'sinistramente' tenuto le redini della propaganda musicale nel secolo scorso). Dunque nel caso della musica di Vivaldi, Leonetta Bentivoglio scrive una colpevole falsità, o una imperdonabile idiozia.
Altra falsità scrive la Bentivoglio, sempre riguardo al Fascismo, nel caso delle leggi razziali emesse in seguito, e per colpa delle quali i due grandi benefattori del Fondo Vivaldi come pure l'illustre musicologo, tutti ebrei, furono costretti a scappare dall'Italia. Scrive. " L'idiozia del regime liquiderà gli artefici del progetto: fugge il professor Gentili, 'epurato' dalle leggi antisemitiche e scappano all'estero sia Foà che Giordano'. Secondo la Bentivoglio il regime si sarebbe dovuto ricordare dei due benefattori e dell'insigne studioso, al momento delle leggi razziali e graziarli, quando si dimenticherà colpevolmente e senza scusa alcuna di tante personalità del nostro paese. Quelle leggi insensate che gettano davvero una luce sinistra sul regime, quelle sì vanno duramente criticate. Ma è lecito in base a questo principio, gettare fango sull'architettura razionalista, che il regime promosse, come sul ritrovamento e sull'acquisizione della musica di Vivaldi, per la quale il regime nulla fece a favore ma neanche contro?
Come ha scritto oggi Paolo Conti sul 'Corriere', le testimonianze del Fascismo in Italia sono numerose, e pensare soltanto di eliminarle, non si comprende a quale fine, sarebbe insensato. Conti si riferisce particolarmente alle testimonianza architettoniche di cui anche Roma, naturalmente, è seminata. Basti dire, sottolinea Conti che ha intervistato storici dell'architettura ed architetti di nome, che il 'Razionalismo' architettonico è oggi uno dei movimenti più studiati al mondo. Lo stesso Razionalismo che ha squadrato ed edificato il Quartiere Eur e mille altri palazzi. La storia non si può demolire, va tenuta in piedi e studiata, semmai per non fare gli errori del passato; che in questo caso errori non sono, bensì lasciti egregi di un regime totalitario e razzista, per fortuna lontano e definitivamente morto.
Se poi apriamo, in generale, il capitolo 'Fascismo e Musica', basterà solo ricordare che il Maggio Fiorentino, uno dei più antichi festival italiani fu inventato dal Fascismo, come pure la Stagione a Caracalla ecc...
Della riscoperta della musica di Vivaldi, scrive la Bentivoglio, "un tesoro gossolanamente manipolato dall'insipienza del fascismo" ( con la effe minuscola, così si scrive dalle parti di repubblica, con la erre minuscola). Bugia! Il Fascismo, secondo la ricerca di Sardelli viene tirato in ballo quando il poeta Ezra Pound e la sua compagna/amante Olga Rudge, violinista, che lavorava presso l'Accademia Chigiana di Siena, vennero a sapere del ritrovamento dell'immenso prezioso giacimento musicale conservato alla Nazionale di Torino. Viene tirato in ballo perché al diniego da parte del musicologo/catalogatore Gentili di fornire ai due - che stavano già studiando Vivaldi, sulla base dei manoscritti conservati a Dresda - il materiale manoscritto ritrovato, il poeta si sarebbe rivolto ai suoi amici camerati importanti a Roma che subito strigliarono il Gentili perchè desse al poeta ed alla violinista quel che chiedevano, e che il musicologo si rifiutava di fornire a causa di un contratto di esclusiva con Casa Ricordi, che ne sarebbe stato l'editore ufficiale.
Il regime, tolto questo episodio, fu felice dell'acquisto del fondo Vivaldi ( Foà-Giordano, i due benefattori che pagarono gli acquisti e regalarono il fondo alla Nazionale di Torino), e all'occasione se ne attribuì in qualche maniera il merito, senza aver tirato fuori un solo centesimo. Non solo, la riscoperta e la presentazione pubblica di Vivaldi, avvenne, in seguito, alla Chigiana di Siena per merito di Alfredo Casella, e con concorso dei due, Pound e Rudge, che per loro conto proseguirono gli studi della musica di Vivaldi. Che poi a Sardelli sia antipatico Pound ( come, inutilmente dichiara alla Bentivoglio), a noi interessa poco, anzi affatto, perchè amiamo di più il poeta Pound che il revisore, per quanto bravo, Sardelli.
Fra parentesi, giova anche ricordare che Casella scrisse su una rivista del regime, negli anni Trenta, un accorato appello a studiare le nostre radici musicali piuttosto che andare a beccare sempre all'estero; e quell'interessante articolo lo ripubblicammo, qualche anno fa, sulla nostra rivista Music@). Ma anche a Casella fu fatto pagare in seguito quella sua adesione, forse per semplice comodità, al regime, dimenticando i meriti dell'insigne musicista anche nei riguardi della musica del suo tempo (si chieda a chi, a sinistra, ha 'sinistramente' tenuto le redini della propaganda musicale nel secolo scorso). Dunque nel caso della musica di Vivaldi, Leonetta Bentivoglio scrive una colpevole falsità, o una imperdonabile idiozia.
Altra falsità scrive la Bentivoglio, sempre riguardo al Fascismo, nel caso delle leggi razziali emesse in seguito, e per colpa delle quali i due grandi benefattori del Fondo Vivaldi come pure l'illustre musicologo, tutti ebrei, furono costretti a scappare dall'Italia. Scrive. " L'idiozia del regime liquiderà gli artefici del progetto: fugge il professor Gentili, 'epurato' dalle leggi antisemitiche e scappano all'estero sia Foà che Giordano'. Secondo la Bentivoglio il regime si sarebbe dovuto ricordare dei due benefattori e dell'insigne studioso, al momento delle leggi razziali e graziarli, quando si dimenticherà colpevolmente e senza scusa alcuna di tante personalità del nostro paese. Quelle leggi insensate che gettano davvero una luce sinistra sul regime, quelle sì vanno duramente criticate. Ma è lecito in base a questo principio, gettare fango sull'architettura razionalista, che il regime promosse, come sul ritrovamento e sull'acquisizione della musica di Vivaldi, per la quale il regime nulla fece a favore ma neanche contro?
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sabato 7 febbraio 2015
Nicola Sani, nominato sovrintendente a Bologna, ringrazia tutti tranne uno. Ma Sani, zitto zitto, era approdato anche alla Chigiana. Evidentemente era il suo momento che tuttora continua.
Nicola Sani, 53 anni, compositore, elettronico soprattutto nel settore suoni&luci, video compositore (?), indicato dal nuovo Consiglio di indirizzo del Teatro Comunale di Bologna, come candidato sovrintendente al ministro Franceschini è stato da questi nominato già l'altro ieri sovrintendente.
La carriera di Sani come operatore musicale, iniziata molti anni fa in nome di Scelsi, quale responsabile della fondazione romana intitolata alla sorella del noto musicista, è abbastanza recente e risale agli ultimi anni Duemila, a Roma, chiamatovi da Francesco Ernani, come direttore artistico all'Opera, su indicazione - si disse - del governatore Marrazzo. All'uscita di Ernani dall'Opera di Roma, con la giunta Alemanno, anche Sani fu fatto accomodare fuori. Ernani, successivamEnte, dall'allora prefetto Cancellieri fu chiamato prima a Catania, per un brevisismo periodo, e successivamente a Bologna,; e Ernani, a sua volta chiamè come consulente del sovrintendente per la direzione artistica nuovamente Nicola Sani,il quale per un triennio ha lavorato a fianco di Ernani.
Ora la svolta. Ernani che fine ha fatto? Ha chiesto di andare in pensione? E' stato messo alla porta dagli amministratori rossi bolognesi? O, a Bologna come a Roma, sarà stata la mano morta di Nastasi a mandarlo a casa?
Non lo sappiamo, né ci interessa.
Oggi, leggiamo in un comunicato del teatro bolognese, che il ministro ecc... ha nominato Sani ecc....
il quale ringrazia il ministro, ringrazia il consiglio di indirizzo che ha fatto il suo nome ( non ringrazia il sindaco solo perchè egli è compreso nel consiglio di indirizzo, ed anche per non dare - forse- troppo nell'occhio, e ringrazia anche questi e quello.
L'unico che Sani non ringrazia è Ernani.
P.S. Nell'inseguire ciò che accadeva ed accade nei nostri teatri lirici, ci siamo persi ancora una medaglia che Nicola Sani s'è appuntato sul petto, quella di consulente artistico dell'Accademia Musicale Chigiana, dal 1 novembre 2014.L'incarico è terminato a gennaio di quest'anno, alla fine di gennaio, quando è stato nominato sovrintendente di Bologna, dopo che ne era stato consulente artistico, in coppia con la Chigiana? No, leggere post del 9 febbraio per l'aggiornamento.
Evidentemente è il suo momento; se potessero, coloro i quali tengono le fila dell'organizzazione musicale in Italia, ma anche di altro, lo farebbero SOVRINTENDENTE D' ITALIA.
P.P.S. Nel messaggio inviato a tutti i lavoratori del Teatro Comunale. Sani, evidentemente ravvedutosi dal precedente sgarbo, ha ringraziato in modo particolare anche Ernani. Bravo.
La carriera di Sani come operatore musicale, iniziata molti anni fa in nome di Scelsi, quale responsabile della fondazione romana intitolata alla sorella del noto musicista, è abbastanza recente e risale agli ultimi anni Duemila, a Roma, chiamatovi da Francesco Ernani, come direttore artistico all'Opera, su indicazione - si disse - del governatore Marrazzo. All'uscita di Ernani dall'Opera di Roma, con la giunta Alemanno, anche Sani fu fatto accomodare fuori. Ernani, successivamEnte, dall'allora prefetto Cancellieri fu chiamato prima a Catania, per un brevisismo periodo, e successivamente a Bologna,; e Ernani, a sua volta chiamè come consulente del sovrintendente per la direzione artistica nuovamente Nicola Sani,il quale per un triennio ha lavorato a fianco di Ernani.
Ora la svolta. Ernani che fine ha fatto? Ha chiesto di andare in pensione? E' stato messo alla porta dagli amministratori rossi bolognesi? O, a Bologna come a Roma, sarà stata la mano morta di Nastasi a mandarlo a casa?
Non lo sappiamo, né ci interessa.
Oggi, leggiamo in un comunicato del teatro bolognese, che il ministro ecc... ha nominato Sani ecc....
il quale ringrazia il ministro, ringrazia il consiglio di indirizzo che ha fatto il suo nome ( non ringrazia il sindaco solo perchè egli è compreso nel consiglio di indirizzo, ed anche per non dare - forse- troppo nell'occhio, e ringrazia anche questi e quello.
L'unico che Sani non ringrazia è Ernani.
P.S. Nell'inseguire ciò che accadeva ed accade nei nostri teatri lirici, ci siamo persi ancora una medaglia che Nicola Sani s'è appuntato sul petto, quella di consulente artistico dell'Accademia Musicale Chigiana, dal 1 novembre 2014.L'incarico è terminato a gennaio di quest'anno, alla fine di gennaio, quando è stato nominato sovrintendente di Bologna, dopo che ne era stato consulente artistico, in coppia con la Chigiana? No, leggere post del 9 febbraio per l'aggiornamento.
Evidentemente è il suo momento; se potessero, coloro i quali tengono le fila dell'organizzazione musicale in Italia, ma anche di altro, lo farebbero SOVRINTENDENTE D' ITALIA.
P.P.S. Nel messaggio inviato a tutti i lavoratori del Teatro Comunale. Sani, evidentemente ravvedutosi dal precedente sgarbo, ha ringraziato in modo particolare anche Ernani. Bravo.
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