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martedì 24 aprile 2018

Accademia Chigiana. Dove Nicola Sani, direttore dell'Istituzione, infrangendo il muro della decenza, fa eseguire anche un suo pezzo

E' stato reso noto il programma estivo della storica accademia senese, da qualche anno nelle mani di Nicola Sani - l'unico musicista che da quelle aule non ci è mai passato, negli anni di studio o di perfezionamento. E proprio per questo, probabilmente,  vi si insedia da direttore. Il quale, in poco tempo  l'ha rivoltata come 'un pedalino' ( secondo la vulgata romana, non conosciamo l'equivalente toscana) quella prestigiosa accademia senese: personale, docenti, festival, corsi. Ha rivoluzionato tutto; nulla è rimasto come era ai tempi antichi, quando 'beltà splendea... '.

Ha cambiato anche i nomi dei siparietti nei quali ha articolato le manifestazioni che  popolano l'estate senese e che, durante la sua reggenza, si  è espansa anche nei dintorni, andando a toccare una celebre abbazia, che ha per tetto il cielo, tanto cara ai fratelli massoni che da quelle parti girano numerosi. E tutti tassativamente in lingua inglese, per cui noi non ci capiamo più nulla, a causa della nostra colpevole  ignoranza delle lingue. come pure di altre cose - come molti sanno. E naufraghi fra Chigiana Today, o Lounge, e  Mix, o Expanded, e Factor, o Off The Wall, non riusciamo a riferirvene  dettagliatamente e con cura, come avremmo voluto.

Una cosa c'è che abbiamo capito. E cioè che Sani, da quando è andato via dalla Fondazione Scelsi, accasandosi prima al  Teatro Comunale di Bologna ( dal quale è dovuto sloggiare in fretta, perchè i conti non riusciva a farli tornare, nonostante i compiacenti critici  musicali dell'associazione  nazionale gli abbiano ogni anno attribuito premi su premi per le grandi novità anche lì introdotte), poi alla Chigiana ed infine al'Istituto Nazionale di Studi Verdiani, con sede in Parma, non è partitoin nessun caso da solo; s'è portato appresso la sua ben nota carovana nella quale spicca la presenza di un drammaturgo e cantore che la prossima estate  eleverà  un peana  al suo  principe protettore.  Intendiamo  quel grand'intellettuale radiofonico, ora anche accademico di S. Cecilia per grazia di disinteressati sodali, che fa di nome Cappelletto.

Il quale dopo aver assunto anche  la carica di direttore dei Quaderni dell'Istituto di Studi Verdiani - lodatissimi dagli studiosi di 'stretta osservanza' verdiana - ora sbarca a Siena per cantare le lodi di Sani, in una serata in cui  il protettore si è visto costretto dall'insistenza del suo 'Omero' ad inserire una musica sua, infrangendo così il muro della vergogna, che  saggezza e decenza consiglierebbero di non infrangere. Accostando  quella sua musica a quel capolavoro del Quatuor di Messiaen, del quale da anni, il cantore va dispensando al mondo, ma a parole, le bellezze.

venerdì 23 giugno 2017

Attilio Lolini è scomparso ieri. Era lui il LEPORELLO di MUSIC@, bimestrale edito dal Conservatorio dell'Aquila

La notizia l'abbiamo appresa oggi, leggendo un elzeviro che Paolo Di Stefano gli ha dedicato sul Corriere. Il Poeta, il polemista senese Lolini  se ne è andato all'età di 78 anni. Solo alla morte non ha opposto la sua proverbiale pigrizia, lentezza, indolenza quasi.

Noi lo abbiamo conosciuto molti anni fa, in casa di suo cugino Ruggero, compositore, nostro amico. Ci colpì di lui subito l'acutezza di pensiero e di giudizio e la leggerezza del parlare e dello scrivere, oltre naturalmente la sua sviscerata passione per la musica e la conoscenza puntigliosa, specie il melodramma, che di essa ne aveva.  Viveva da sempre nella campagna di Siena, sede della Chigiana, dove anche noi negli anni Sessanta abbiamo studiato e dove molte altre volte siamo tornati; ma in quel palazzo da protagonista non lo abbiamo mai visto aggirarsi, nonostante che ai suoi vertici si siano succeduti l'uno dopo l'altro, degni, più o meno, reggitori, perché Attilio era schietto e perciò scomodo.

Lo avevamo già interpellato e coinvolto nella avventura di Applausi il mensile di musica patinato, ma sferzante, che ebbe vita breve in edicola, un paio d'anni circa. Poi quando decidemmo di dar vita a Music@, incoraggiato e sostenuto dal direttore del Conservatorio dell'Aquila, Bruno Carioti, che ne divenne l'editore, per la pagina conclusiva del bimestrale, intitolata Aria del catalogo e firmata da Leporello, pensammo immediatamente a lui.
 Lui sapeva essere anche cattivissimo ma di penna leggerissima, come una piuma. diremmo equilibrista della parola, funambolo, caratteristiche che attutivano, almeno nella facciata, la durezza dei suoi giudizi, la profondità delle sue analisi.
 Solo rarissime volte, nei sette anni in cui Music@ ebbe vita felice, non abbiamo condiviso il catalogo che lui autonomamente decideva come riempirlo e ci inviava. E lo abbiamo fatto, quelle rare volte, per paura. Per paura che il solito malandrino, scoperto a rubare, ci denunciasse, ma senza smettere di rubare, anzi ci denunciasse proprio per continuare a farlo.
 Che ci ricordiamo, una volta sola,invece, gli dicemmo che quella sua aria del catalogo non potevamo pubblicarla, come poi facemmo senza che lui se la prendesse. Riguardava una trasmissioncella radiofonica idiota che lui bistrattava senza ritegno. Come meritava.

Ci piacerebbe raccogliere e pubblicare in volumetto quei suoi cataloghi pieni di aria pulita e fresca.
Chissà che non ci riusciamo. Intanto, Leporello, passato a servire un altro padrone, ciao. Pietro

venerdì 21 ottobre 2016

Stagione di Siena. La Chigiana torna all'italiano, ma con una stagione fortemente innovativa: si apre con una violinista che suona con i piedi nudi

"La stagione di Siena". Così il direttore artistico dell'Accademia Chigiana di Siena, Nicola Sani, ha presentato la 94/a stagione concertistica "Micat in Vertice", promossa dall'accademia, controllata della Fondazione Mps. "Una programmazione fortemente innovativa", ha aggiunto Sani sottolineando come "le difficoltà economiche dell'attuale contesto storico sono state superate con una stagione di altissimo livello, grazie alle coproduzioni e alla valorizzazione del patrimonio di esperienze dei giovani che escono dai corsi di alta formazione della Chigiana". "L'Accademia è da sempre fucina di grandi talenti, prima di sentirli altrove è bene dargli l'opportunità di esibirsi a Siena", ha concluso Sani. La stagione di "Micat in vertice" prenderà il via, come tradizione, per Santa Cecilia, il 22 novembre, al Teatro dei Rozzi di Siena, con un concerto della violinista Patricia Kopatchinskaja alla testa della Saint Paul Chamber Orchestra. L'1 e il 2 dicembre, Roberto Cominati interpreterà l'opera pianistica integrale di Maurice Ravel, in omaggio al compositore francese a 80 anni dalla scomparsa. In totale sono 14 gli appuntamenti in programma, arricchiti da grandi nomi del concertismo internazionale: tra questi l'ensemble Allegro con Saudade, alla sua prima apparizione in Italia il 24 febbraio, e il Trio di Parma, che il 7 aprile eseguirà musiche di Beethoven, Brahms e Kagel. Prima del gran finale, il 12 maggio, con l'Orchestra della Toscana diretta da Daniele Rustioni e con la partecipazione del pianista Maurizio Baglini, spazio anche ai giovani talenti formatisi all'Accademia Chigiana. Per Natale, il 23 dicembre, concerto d'esordio del Coro della Cattedrale "Guido Chigi Saracini" diretto da Lorenzo Donati, in programma al Duomo di Siena. Il 5 maggio si esibirà anche il Chigiana Children's Choir, che riunisce voci bianche dirette dal maestro Raffaele Puccianti. 

mercoledì 11 maggio 2016

Regio di Torino. C'è anche VIvaldi nella stagione 2016-17

Sarebbe anormale il contrario. E cioè che a Torino , sede del famosissimo Fondo( Foà-Giordano) vivaldiano, non  ci si occupasse della sua musica. E perciò ha fatto bene il Teatro Regio ad inserire nella sua stagione prossima un raro titolo vivaldiano. Non abbiamo tempo per controllare, ma temiamo si tratti di una prima volta, quantomeno una delle rarissime volte , mentre invece  gli Haendel o i Purcell vi comparirebbero - se la memoria non ci tradisce - con più regolarità.
 Ma il titolo in questione, l'Incoronazione di Dario, ci ha riportati indietro nel tempo, a molti anni fa quando assistemmo ad una delle prime riprese moderne a Siena, per la Chigiana, durante i corsi estivi nella famosa Accademia,  vanto del Conte Chigi.
 Erano gli anni 67-68 quando frequentammo i corsi alla Chigiana ( direzione di coro e musicologia) e la memoria ci diceva che vedemmo al Teatro dei Rinnovati proprio il titolo vivaldiano, assieme ad un nuovo balletto di Roman Vlad, Il gabbiano, con ballerini d'eccezione, dalla Yvette Chauvirée a Carla Fracci, i cui nomi ci vengono immediatamente in mente quando pensiamo a quella 'prima'.
Già, anche noi frequentammo la Chigiana negli anni di studio, giovanili; mentre  per far mettere piede all'attuale direttore della rinomata Accademia senese, l'hanno dovuto nominare direttore artistico ( parliamo di Nicola Sani, naturalmente); in quegli anni la dirigeva Mario Fabbri, musicologo - accusato di 'falso', per alcune sue finte scoperte scarlattiane.
 Il titolo vivaldiano era per noi associato alla memoria di quelle estati. Ed, invece, andando a rileggere la storia della Chigiana scritta da Pinzauti, abbiamo dovuto ammettere che l'opera che vedemmo in quegli anni a Siena fu la Julie di Spontini, e che l'Incoronazione di Dario l'abbiamo vista a Siena, ma nel 1978, in una delle estati passate con la famiglia in vacanza nella campagna senese. Scherzi della memoria.

venerdì 1 aprile 2016

Carlo Fuortes prima ancora di essere trascinato in tribunale, se mai lo sarà, s'è ritrovato un avvocato difensore, ma anche un pubblico ministero

Nessuno glielo ha chiesto a Valerio Cappelli, giornalista del 'Corriere', di prendere le difese di Carlo Fuortes che - come lui stesso asserisce - non ha bisogno di un avvocato difensore, perchè saprebbe difendersi da sè; ed anche perchè finora non è stato accusato di nulla da nessuno. Allora perchè tanto tempismo da parte di Cappelli nel correre in difesa di Fuortes? Perchè ha avuto notizia della visita in teatro della candidata a sindaco di Roma del movimento di Grillo, l'avv. Raggi, la quale ha detto prima ancora di capire cosa sia un teatro, che vuole vederci chiaro nei conti,  eliminare gli sprechi, insomma... anche il manager Fuortes, portato in palmo di mano prima di quella fesseria dell'esternalizzazione di orchestra e coro, non sarebbe gradito alla Raggi sindaco - eventualmente - e dunque, nel caso in cui per nostra  disgrazia( perchè senza nessuna esperienza amministrativa!) vincesse le elezioni,  ci sarebbe da attendersi un cambio della guardia, come nella migliore tradizione capitolina e non solo capitolina.
Ora la Raggi si poteva risparmiare una tale visita con dichiarazioni al seguito, anche perché se Lei pensa a qualcuno del suo movimento per la guida del Teatro dell'Opera, a noi vengono i sudori freddi conoscendo l'intraprendenza, la voglia di crescere, ma anche l'ignoranza e l'inesperienza dei pentastellati, nei settori dello spettacolo e della cultura, pur essendo stato l'intero movimento generato dalla costola di un guitto, che solo da poco è tornato a fare il mestiere che meglio conosce.
 L'avvocato difensore, non richiesto, cita  l'eventuale unico neo della gestione Fuortes. la doppia direzione artistica, con conseguente doppio costo. Ma lo fa per difendere soprattutto uno dei due corni della direzione artistica e cioè l'amico Alessio Vlad.
Perchè altri, anche a cercarli attentamente non ve sono. E qui interviene il diretto interessato, Fuortes, a  ripetere che  i biglietti come le entrate sono aumentate e che il teatro è impegnato sul fronte della produzione e regia contemporanea, quella senza la quale  nessuna giustificazione avrebbe la compresenza di Giorgio Battistelli nella direzione artistica.
Secondo noi e  prima ancora, la permanenza di Vlad dopo l'uscita di scena di Muti, non ha nessun senso all'Opera come altrove.  E pure è ricercatissimo tanto da  fare contemporaneamente il direttore artistico a Roma, a Spoleto ( per la parte musicale) e da poco anche  a Ravello, in Campania. A noi sembra davvero uno smacco al buon senso, oltre che alla decenza. Ma per il resto del mondo, evidentemente, così non è. E noi non possiamo che accettarlo.
 Mentre invece ci riesce più difficile accettare il fatto che per capire che cosa fanno alcune istituzioni, ci viene richiesto di tornare sui banchi di scuola. Dovremo farlo e subito per capire cosa voglia dire l'intestazione del nuovo festival che proprio all'Opera di Roma, Battistelli, si accinge ad inaugurare, il 'Fast Forward Festival'. Perchè non chiamarlo 'Contemporaneo'? che sarebbe stato chiaro a tutti? Ci sembra una intestazione che avrebbe potuto mettere un suo predecessore, Nicola Sani, ora a Bologna e Siena ed altrove ( un altro dei miracolati e sopravvalutati dell'Italia di oggi), il quale ha rivoluzionato l'Accademia Chigiana, facendole parlare solo inglese, e facendo sembrare tutto più nuovo e più bello che pria.
 Battistelli però potrebbe dare fastidio ad un'altra istituzione romana che in fatto di linguaggio postuniversitario, tassativamente in inglese, e di spettacoli che nessuno ha mai visto, si fa un punto di orgoglio, e cioè la Fondazione RomaEuropa con l'annesso festival. Quello di Battistelli, all'Opera di Roma, sembra nato da una costola del RomaEuropa Festival, all' inglese naturalmente.  E qualche volta i figli scimmiottano maldestramene i padri, inutilmente.

Tornando al festival, il nome, tradotto in italiano da noi, artigianalmente, senza conoscere la lingua, potrebbe essere 'Festival avanti veloce'. Chissà cosa vorrà dire, e comunque a noi che amiamo l'andar lenti e lo sguardo al presente, questo festival potrebbe probabilmente incuriosire, ma, sicuramente, andare per traverso.

sabato 20 giugno 2015

Acque agitatissime all'Istituto di Studi Verdiani, dopo la nomina di Nicola Sani


Oltre cento studiosi verdiani, musicologi e personalità della cultura hanno firmato un appello contro la nuova dirigenza dell'Istituto nazionale di Studi verdiani, al cui vertice è stato messo Nicola Sani - il quale certo musicologo non è e neppure studioso verdiano, è soltanto molto in voga in questi ultimi tempi, al punto che qualcuno lo ha nominato anche al vertice dell'Accademia Chigiana di Siena, pur essendo risaputo che egli è uno dei rarissimi musicisti che non vi ha messo mai piede per perfezionare i suoi studi; e l'ha voluto anche al vertice del Teatro dell'Opera di Bologna, dove lui celebra la 'Resistenza' e mette una lapide per ricordare lo schiaffo a Toscanini ma poi toppa, una dopo l'altra, le regie della sua programmazione - indirizzato  al ministero ed alla stessa fondazione che ha nominato Sani, per sapere se gli organi che governano la Fondazione Istituto nazionale di Studi verdiani intendano: 1) salvaguardare il patrimonio intellettuale e materiale dell'Istituto conservando il livello di prestigio culturale e di rinomanza internazionale cui è pervenuto nei più che cinquant'anni della sua storia( Sani evidentemente si ritiene non sia in grado di salvaguardarlo); 2) affidarne a tal fine la direzione scientifica a uno studioso di qualificazione e competenza riconosciute dalla comunità scientifica internazionale, coadiuvato da un Comitato formato da studiosi di pari livello ( che Sani non è e per il Comitato scientifico che  non c'è e che forse sarà della stessa risma di Sani); 3) salvaguardare il carattere scientifico delle pubblicazioni dell'Istituto e in particolare della rivista 'Studi verdiani' ( che Sani ha già affidato alla direzione di Sandro Cappelletto, altro musicologo di fama internazionale, sul cui prestigio scientifico, a differenza di quel che pensa Sani, gli studiosi  nutrono seri dubbi).

martedì 16 giugno 2015

Rivoluzioni nell'ascolto

Qual è il miglior programma da concerto? Come ascoltare la musica dal vivo? Può essere d'aiuto accostare alla musica altre espressioni artistiche, come la pittura o la poesia? Quale spazio per la musica di oggi?Il problema dell'ascolto, assai dibattuto e da tempo, non trova ancora convincenti soluzioni. Nel frattempo alcune rivoluzioni. Apparenti.
Si procede in ordine sparso. Si fanno esperimenti in Italia come all'estero, in taluni casi anche da tempo, ma quando poi li si esamina per trapiantarne alcuni in nazioni o situazioni diverse da quelle in cui sono nati, la necessità di adattarli ai nuovi contesti il più delle volte ne vanifica la novità. E così il concerto classico, quello con esecutori schierati di fronte al pubblico (sebbene, ancora oggi, non convinca del tutto il direttore che volta le spalle al pubblico – chi riesce a trovare una diversa soluzione riceve un premio!) continua ad essere la ricetta più antica ed anche la più efficace, e perciò ancora la più seguita ed applicata.
Gli esperimenti, quando si attuano, riguardano soprattutto alcune forme musicali che alla nascita prevedono diverso approccio e anche diversa posizione fisica di esecutori e ascoltatori.
Mentre per il repertorio, per il grande repertorio, c'è poco o nulla da innovare, perché - così sembra - o lo si esegue come è nato o si rischia di travisarne i connotati, immolando spesso capolavori assoluti sull'altare dello sperimentalismo fine a se stesso.
Quale altro valore può aver aggiunto la coreografia al 'Requiem' di Mozart, come hanno pensato di fare gli incolti vertici del Teatro San Carlo di Napoli? Come si può riproporre il 'Requiem', del quale il contesto è ben noto, con l'aggiunta inutile dannosa e blasfema di un corpo di ballo che piroetta, danza in coppie o in gruppo in palcoscenico, fosse anche con la firma del più grande coreografo al mondo?
Discorso assai simile si può fare sul ciclo liederistico sommo di Schubert, 'Winterreise', (Viaggio d'inverno), che a Firenze qualche anno fa fu presentato con 'illustrazioni animate' di personaggi ed immagini, mentre i Lieder. che si ascoltavano in tutta la loro inscalfibile forza, correvano il rischio di passare in second'ordine. Un analogo esperimento è in cartellone quest'estate, a Siena, nella rivoluzionata Accademia Chigiana ad opera del nuovo direttore artistico Nicola Sani, 'sperimentator sublime'.
Si tratta di esperimenti che se anche nati da apparenti buone intenzioni – come, nel caso del ciclo liederistico, quello di avvicinare più pubblico, ad un repertorio ancora così ostico per le orecchie italiane - tolgono alla musica di fatto quella presenza scenica che le appartiene, senza nulla aggiungervi di rilevante, neanche semplicemente in funzione di nuovi adepti.
Dunque se esperimenti si ritiene di doversi fare, si facciano su repertori che, fin dal loro concepimento , prevedevano forme di ascolto diverse dalle solite, altrimenti si rischia di fare lo stesso errore che si fece agli albori del piano digitale, quando si pensò che esso avrebbe potuto soppiantare il pianoforte classico nelle esecuzioni classiche, di Beethoven o Mozart per intenderci.
Sono passati da allora molti anni, il pianoforte digitale si è ulteriormente perfezionato, ma il posto del pianoforte classico nelle sale da concerto non l'ha ancora preso, semmai si è imposto come un più agile e più economico strumento di studio e di sperimentazione, in attesa che i compositori d'oggi gli costruiscano un apposito repertorio, come Beethoven e Mozart fecero con il pianoforte,o con il suo più diretto progenitore, ancora pallido nel colore strumentale e smilzo nel volume rispetto al pianoforte da concerto..
Si sono tentati anche esperimenti d'altro tipo, alcuni di carattere architettonico, quando si è voluto disegnare l'interno di una grande sala da concerto mettendo la pedana per l'orchestra al centro di una grande arena circolare, con il pubblico che la circonda ed è disposto 'a terrazze', come nella Philharmonie di Berlino, od anche - in parte - nell'Auditorium di Roma, Sala santa Cecilia, sebbene in questo caso anche per le dimensioni della sala, l'acustica sia infelice. Ed anche in questo caso la sala classica da concerto è rimasta quella tradizionale, come si può dedurre dalla nuove costruzioni sparse in ogni parte del mondo, la cui novità maggiore consiste solo nella struttura esterna.
Tornando agli esperimenti relativi al concerto stesso, dalla disposizione di interpreti e pubblico, alla configurazione del programma, o alla compresenza di altri stimoli artistici, c'è chi ha tentato di eseguire un concerto in una sala dove altri richiami sono offerti al pubblico, ad esempio visivi, dalla presenza ben in vista di una tela che ha qualche carattere stilistico somigliante od affine alla musica che si ascolta. Può anche funzionare. Chi lo vieta? Ma farla diventare una regola rischia di catalizzare l'attenzione del pubblico, al quale prima di ascoltare la musica, andrebbe spiegato per quale ragione si è accostata alla musica quella tela. Ma forse sarebbe meglio impiegato quel tempo se si spiegasse, per quanto possibile, la musica che si sta per ascoltare.
C'è anche chi propone l'esempio di Londra, dei concerti 'promenade' della vastissima Royal Albert Hall: facciamo muovere il pubblico, che può entrare ed uscire ( ?) quando e se vuole.. sì, e magari anche, fargli fare merenda e sgranocchiare fusaglie. Apriti cielo! ma come si grida allo scandalo se si odono colpi di tosse e soffiate di naso, figuriamoci se chi ascolta musica osasse muoversi dalla sua poltrona. Qualcuno ha pensato di formulare un decalogo del 'buon' ascoltatore di musica. Se ne deduce che lo si vorrebbe impietrito e incatenato alla poltrona dall'inizio alla fine. Non riusciamo mai a ragionare con un po' di logica e un pizzico di buon senso.
Un problema a sé costituisce l'inserimento della musica di oggi nei programmi concertistici consueti. Funzionano meglio i programmi interamente composti di musica d'oggi, o contemporanea - se si preferisce? Nel tal caso è da preferirsi , nella musica d'oggi, quella solistica, cameristica o sinfonica? Convince di più quella che contempla la presenza della voce o semplicemente strumentale? Oppure sarebbe meglio inserirla, come fosse un brano di repertorio, sebbene di più recente acquisizione, nei normali programmi, con una frequenza non ossessiva, ma in grado di creare, senza forzature ed imposizioni, familiarità nell'ascolto del nuovo?
Tutte queste tipologie di proposta ed ascolto della musica più recente sono presenti nel panorama dell'attività concertistica del nostro paese.
Vi sono festival monotematici, nei quali però - salvo che per necessità economiche - la musica solistica e quella strettamente cameristica per piccoli organici sembra non avere più ascolto, mentre si preferisce sempre più quella che utilizza organici più estesi, meglio se con la presenza della voce, secondo un parere non peregrino di Tony Pappano che, un po' alla volta, inserisce nei programmi dei suoi concerti, brani di musica d'oggi, facendoli precedere da una accurata, per quanto personale presentazione, assai gradita dal pubblico che, incoraggiato dall'impegno del direttore, si sente più spronato a prestare attenzione all'ascolto. Come ha 'lodevolmente, fatto nel caso di musica d'impatto certo non facile, come nel recente caso della nuova opera (cantata) di Salvatore Sciarrino dedicata al mito di Orfeo, ' La nuova Euridice secondo Rilke', accostata al 'Magnificat' di Bach. Un dittico di musica vocale strumentale di grande spessore ed impatto.
Ci ha molto sorpresi constatare nei programmi dell'Accademia di Santa Cecilia, diella prossima stagione, già anticipata, come la presenza del contemporaneo risulti quasi un insignificante ed inutile orpello al grande repertorio.
Annunciata come una delle grandi novità che reca la firma della nuova direzione, i cinque concerti nei quali Pappano, nell'arco di un mese, presenterà le Nove Sinfonie di Beethoven, cominciando naturalmente, in apertura di stagione, dall'ultima, si apriranno sempre con un brano appositamente commissionato ( Francesconi, Sollima, Nieder) o con una sinfonia d'opera di autori contemporanei al genio ( Cherubini Spontini).
Si tratta, naturalmente, specie nel caso delle commissioni a musicisti d'oggi, di brani di risicate dimensioni che metterli a confronto con due sinfonie di Beethoven per concerto, suonano come una presa in giro, non potendosi neppure ipotizzare l'idea della sfida dei musicisti di oggi con il più grande gigante della musica. Come può un sovrintendente/compositore pensare che qualche minuto di musica prima di due grandi capolavori siano sufficienti a mettere almeno in luce un nuovo musicista?
Diverso è il caso in cui un musicista d'oggi decida di cimentarsi con un'opera di spessore ed anche di una certa durata - anche se naturalmente non è questione di tempo - con un capolavoro del passato. Oggi quei tre compositori rischiano di fare la stessa figura della pulce contro l'elefante della favola.
Poi in tutta la stagione nient'altro, oltre la presenza, in un concerto, dell'Ensemble Modern, ed un brano di Nicola Campogrande, il cui titolo, come sempre, riesce a sorprenderci. '150 decibel' si intitola quello inserito nella stagione da camera di Santa Cecilia.
Non migliore esito ottiene la presenza della musica d'oggi in un'altra stagione, non romana, ma fiorentina, quella dell'Orchestra della Toscana che ha a capo un altro compositore, Giorgio Battistelli. Sia lui che il suo amico dall'Ongaro, nelle rispettive stagioni (Orchestra Rai e Orchestra Toscana, si mettono in pace la coscienza con due rassegne, interne alla stagione, nelle quali danno sfogo alla loro dedizione e passione per la musica d'oggi; quella torinese si chiama 'Rai Nuova Musica', quella fiorentina: Play.It) mettono qua e là qualche brano che a noi hanno fatto pensare al gesto di segnare il territorio - come fanno certi animali domestici - oppure al 'serrate le fila' per conoscere e far conoscere chi è con noi (con loro) o contro di noi ( contro di loro). Assente in ambedue i casi la prospettiva di studiare nuovi modi per far ascoltare la musica, specie quella contemporanea, e farla entrare gradualmente nel repertorio da concerto. Nel caso dell'Orchestra Toscana, diretta da Battistelli, ricorrono, nel corso della stagione 2104-15, i nomi di Ghedini,Casella, Busoni. E di Kagel, Sollima, Lena, Dean, Panni che sono quindi in buona compagnia.

Chi vuole assistere, in diretta, ad un esperimento di rivoluzione integrale, nel caso della musica d'oggi, non gli resta che andare a Siena quest'estate, per la lunga stagione della Chigiana, rivoltata da cima a fondo da Nicola Sani, nuovo direttore artistico per il prossimo triennio, per volontà e decisione di Clarich, presidente della Fondazione MPS ed anche dell'Accademia che ha sottolineato: 'sono contento di poter contribuire da presidente all'attuale fase di apertura e rilancio dell'Accademia Chigiana'.
Innanzitutto l'insieme delle manifestazioni della celebre Accademia, didattiche e concertistiche, ha un titolo - la prima volta nella sua lunga storia: ' Il classico inatteso'. E, di conseguenza, da quest'anno il ricco calendario si chiamerà' Chigiana International Festival and Summer Academy 2015'.
Sani ha spiegato le linee della sua rivoluzione senese: ' ho voluto ridisegnare nella struttura e nella tipologia dell'offerta quelle che erano la Settimana Musicale Senese, l'Estate Musicale Chigiana e l'Accademia di Alto perfezionamento. Il primo festival in Italia di alto profilo internazionale che unisce e collega in maniera organica l'alta formazione, la produzione e la diffusione musicale anche in relazione alle espressioni figurative del contemporaneo...Una programmazione unica con uno sguardo particolare verso la musica d'oggi'. Più rivoluzione di così.
Nel dettaglio, ecco le varie sezioni: Musica Today (che un tempo si chiamava banalmente ' Chigiana novità'), sezione nella quale saranno presenti Max Richter, con la sua 'Vivaldi recomposed', in omaggio (o sfregio?) al Conte Chigi Saracini ed a Vivaldi riscoperto nel '39 a Siena da Casella; Salvatore Sciarrino con la prima esecuzione assoluta integrale del suo 'Carnaval', l'unico concerto di questa sezione con interpreti veramente di rango; Henze con 'El Cimarron' e Steve Reich, con 'Drumming' nell'esecuzione degli allievi del corso di percussioni e dei solisti (allievi) del Conservatorio di Frosinone ( !!!!) e, infine, il clarinettista Krakauer, in versione klezmer (che oggi va tanto!). La sezione Chigiana Expanded, esplorerà la scena multimediale e le nuove forme di teatralizzazione del suono - un altro punto a favore della rivoluzione di Sani che in questo territorio si muove con disinvoltura come compositore. Ci saranno Fabbriciani e il pittore Gabriele Amadori; poi uno Schumann danzato ed uno Schubert ( Winterreise), che è un progetto di musica film e teatro.
Segue Chigiana Legends ( che un tempo si chiamava 'Maestri chigiani'), che farà ascoltare in concerto i grandi musicisti presenti a Siena per le masterclass in Accademia ( sono 'Legends' già tutti?)
Chigiana Factor - occorre ammettere che suona meglio di 'Concerti degli allievi dei corsi di perfezionamento'- farà ascoltare i giovani musicisti più promettenti. Non si dimentichi che da Siena sono passate generazioni di musicisti divenuti poi delle vere 'leggende' ( Nicola Sani è uno dei pochissimi musicisti, già 'leggendari', che non è passato da Siena). Una curiosa sezione è Chigiana Mix, nella quale si prova a mischiare - meglio 'mixare'- il sacro con il profano, dal jazz alla musica organistica, e infine Chigiana Off the Wall che sostituisce, non senza un pizzico di mistero, i 'concerti in terra di Siena' di una volta.
Il tutto per un calendario che va dal 10 di luglio alla fine di agosto. Mentre, in campo didattico, si segnlano l'arrivo, dal 2016, di Daniele Gatti come insegnante di direzione, e l'arrivo, immediato, per il corso 2015 di direzione d'orchestra, dell'Orchestra degli allievi del Consevatorio di Firenze, al posto di quella orchestra di professionisti bulgari, che negli anni di Gelmetti, era a disposizione del corso di direzione, e teneva anche alcuni concerti. Sul podio per alcuni di questi, nella prossima estate una ex allieva dell'Accademia che si è messa in luce negli anni passati, come Valentina Peleggi. Orchestra semistabile e semiresidente a Siena sarà l'Orchestra della Toscana, prestata a Sani, non gratuitamente, da Giogio Battistelli. Non è una grande rivoluzione?
Chi non la vuol perdere non ha che da informarsi al seguente numero : 057722091, oppure sul sito dell'Accademia Chigiana, digitando, d'ora in avanti': Chigiana International Festival and Summer Academy 2015, e da trascorrere qualche giorno, quest'estate, a Siena.








sabato 6 giugno 2015

Amministrazione trasparente. Aggiornamenti dal Comunale di Bologna, mentre dalla IUC non c'è verso di sapere il compenso del direttore generale Francesca Fortuna

Il Teatro Comunale di Bologna ha aggiornato finalmente il capitolo 'amministrazione trasparente' relativamente al bilancio di previsione per il 2015. Dal quale capitolo apprendiamo che il nuovo sovrintendente, Nicola Sani, già consulente artistico di Francesco Ernani, ex sovrintendente, percepisce un compenso di poco superiore ai 100.000 Euro, con una piccola aggiunta, così sembra, al di sotto dei 10.000 Euro per il suo lavoro parallelo di direttore artistico che, evidentemente, intende mantenere se non lo ha ancora affidato ad altri. A giudicare dalle fredde  cifre,  la presenza di Sani a Bologna, nel doppio incarico di sovrintendente e direttore artistico, se  non farà acqua, è stato un affare per il teatro, che ha risparmiato, in fatto di compensi per il vertice, più o meno 100.000 Euro,e si è assicurato un sovrintendente fra i meno cari in Italia. Sani, evidentemente, conta di rifarsi con l'Accademia Chigiana, dove paga il Monte dei Paschi, per l'esattezza il presidente Clarich, della Fondazione che l'ha voluto. Ma contemporaneamente egli presta la sua opera gratuitamente anche all'Istituto di studi verdiani, all'Archivio Luigi Nono - che lui, invece, compensa con il 'Tutto Nono' ogni anno al Comunale di Bologna - e alla IUC, dove fa parte del Comitato artistico. Nicola Sani, un uomo con cento vite e mille risorse, come quelle di 'formazione' e di 'musicologia applicata al melodramma'!
 A proposito invece di IUC, l'Istituzione Universitaria dei Concerti di Roma, anche questa mattina siamo andati sul sito ufficiale, dove  non c'è verso di trovare il compenso di Francesca Fortuna, figlia di Lina, a sua volta moglie dell'ingegnere fondatore. Almeno lei percepirà un compenso, mentre tutti gli altri collaboratori lo fanno a titolo gratuito, forse avendo trovato qualche altro genere di compensazione, anche se non direttamente monetaria. Perchè, come hanno contestato a Jovanotti nei giorni scorsi, non si può lavorare gratis. Giusto.
Fino a quando non  troveremo scritto il compenso di Francesca Fortuna alla IUC, continueremo a denunciare tale anomalia, anche a beneficio del Ministero che naturalmente quando vuole se ne fotte se le disposizioni che emana non vengono osservate, pur minacciando sanzioni.
 Tornando invece al Comunale di Bologna, notiamo, nel medesimo capitolo, che il critico musicale, in piena confliggente  attività, del Giornale, Giovanni Gavazzeni, lavora in pianta stabile al Comunale, con un  compenso, per sei mesi, di quasi 15.000 Euro, come responsabile dei programmi di sala. Giovanni Gavazzeni proviene dalla famosa schiatta del capostipite Gianandrea, ed  ha senz'altro legami con il Gavazzeni Paolo che cura la direzione artistica dell'Arena. Non possiamo certo rimproverargli la famiglia alla quale appartiene, non c'è ragione anzi  è un vanto appartenervi, ma la sua contemporanea attività di critico e di dipendente di un teatro, questa no, abbiamo tutto il diritto di  rimproverargli, ricordandogli che non si possono servire contemporaneamente due padroni;  non si può al medesimo momento fare il mestiere di critico musicale e lavorare, stipendiato, per un teatro d'opera che dovrebbe essere oggetto della sua attività di critico. Scelga di fare il mestiere che maggiormente gli rende economicamente oppure quello che gli dà maggiori soddisfazioni professionali, fottendosene del guadagno. Ma non tutte e due.
L'Associazione dei critici musicali  che dovrebbe farsi sentire in simili casi, tace, rimandando tutto la coscienza dei singoli.

P.S. abbiamo ricevuto una inforazione, non dal diretto interessato, secondo la quale il contratto di Giovanni Gavazzeni al Teatro Comunale di Bologna terminerà il prossimo 30 giugno.

giovedì 30 aprile 2015

Dall'Ongaro e Sani, non rinunciano neanche alle briciole.

"È il direttore d’orchestra Riccardo Chailly il protagonista della puntata di “Petruska” dal titolo “Il quarto enigma di Turandot”, che Rai Cultura trasmette su Rai5 giovedì 30 aprile alle 21.15. Michele dall’Ongaro lo incontra alla Scala di Milano, teatro del quale è Direttore Principale, dopo aver analizzato l’ultimo capolavoro di Puccini rimasto incompiuto: la “Turandot”. Chailly racconta il suo amore per la voce umana, il suo percorso artistico, la tecnica direttoriale e il suo rapporto con la tradizione interpretativa. L’incontro si conclude con l’analisi del finale della “Turandot” nella versione di Luciano Berio, che Chailly dirigerà il giorno seguente, 1° maggio 2015, in occasione dell’inaugurazione della programmazione scaligera per l’Expo, e che sarà trasmessa in diretta su Rai5 a partire dalle ore 19.40".
 Da questo comunicato si deduce che Michele dall'Ongaro, attuale Presidente/Sovrintendente/Direttore artistico dell'Accademia nazionale di Santa Cecilia continuerà a fare l'intervistatore del programma Petruska di Rai 5. E' la prima volta che  ciò accade, e non c'è giustificazione che tenga;  almeno altre dieci persone o forse molti di più, avrebbero potuto intervistare Chailly e sostituire Dall'Ongaro, anche a 'Petruska', visto che è nel nuovo incarico da metà febbraio.
 E' l'unico caso AL MONDO del responsabile di una delle più prestigiose istituzioni musicali al mondo che va a fare l'intervistatore, per non mollare  l'osso della visibilità televisiva.  Anche uno con incarico di minor prestigio avrebbe rinunciato a quel ruolo di gran lunga inferiore, dall'Ongaro no.
 E per restare in argomento, la premiata fabbrica dei poteri occulti ha messo a segno un altra vittoria nella sua azione espansiva. Nicola Sani non è più consulente dell'Accademia Chigiana. Dopo essere stato nominato sovrintendente a  Bologna, è stato promosso  direttore artistico anche della prestigiosa istituzione senese per il prossimo triennio, oltre naturalmente a mantenere anche gli altri incarichi di cui si fa un elenco nel comunicato ufficiale di poche ora fa.
"Nicola Sani è il nuovo direttore artistico dell’Accademia musicale Chigiana per il triennio 2015-2018. La nomina è stata deliberata all’unanimità durante il Consiglio di Amministrazione che si è riunito ieri, tra una rosa di tre finalisti. Sani presterà la propria collaborazione per la futura programmazione delle attività dell’Accademia e per l’implementazione del nuovo piano di rilancio nell’ambito artistico e culturale della Chigiana nel contesto nazionale ed internazionale”.
Nato a Ferrara nel 1961, compositore, direttore artistico, manager culturale e giornalista, Sani è attualmente sovrintendente del Teatro Comunale di Bologna, consigliere di amministrazione della Fondazione Archivio Luigi Nono di Venezia, consigliere artistico della Iuc-Istituzione universitaria dei concerti di Roma, consulente dell’Accademia tedesca Villa Massimo e dell’American Academy in Rome per l’Italian Affiliated Fellowship".

mercoledì 29 aprile 2015

Accademia chigiana. Vivaldi ieri e domani, secondo Nicola Sani, vulcanico rivoluzionario direttore artistico

Quando solo da qualche mese è uscito il nuovo libro di Federico Maria Sardelli dedicato a Vivaldi nel quale si ripercorre il cammino della riscoperta del grande musicista italiano, avvenuta agli inizi del Novecento con la scoperta e la acquisizione del Fondo Foà-Giordano della Nazionale di Torino, viene presentato il rivoluzionario cartellone della prossima stagione estiva della Chigiana, firmato da Nicola Sani.  Il quale cartellone, articolato in diversi canali, tutti denominati in lingua inglese, e trasmessi dai canali di Classica di Sky, come pure in lingua inglese si propone l'intera manifestazione (ecco la superiorità di chi conosce le lingue!) curiosamente si aprirà il prossimo 10 luglio nel nome di Vivaldi. A ricordo del fatto che fu proprio una delle prima Settimane musicali senesi ( a firma Casella, non ricordiamo esattamente la data, fra gli anni Trenta e Quaranta) a far riascoltare, trascritto, il grande musicista veneziano. Nell'operazione fu coinvolto anche il poeta/musicista Pound e la sua compagna Rudge che già sulla scorta dei manoscritti conservati a Dresda, avevano cominciato il lavoro di trascrizione( lavoro che secondo Sardelli, dal punto di vista tecnico era pessimo!).
Il concerto del 10 luglio non si propone - attenzione! - come celebrativo. Tutt'altro.
 Sani ricomincia da Vivaldi per  dare una dimostrazione più banale  - e,  secondo noi, abbastanza dozzinale - di quel che diceva Stravinsky, e cioè che Vivaldi aveva scritto 5-600 volte lo stesso concerto. E lo fa proponendo al pubblico internazionale della Chigiana, che d'estate riunisce giovani musicisti di tutto il mondo assieme ai loro docenti, alcuni dei quali autentici monumenti della musica mondiale, un suo compagno di novità stilistiche che si chiama Max Richter - berlinese, seguace/allievo di Berio - il quale ha riscritto Vivaldi, dichiarando che l'ha fatto, perchè non sopporta Vivaldi.
Abbiamo ascoltato una breve registrazione dell'inizio dei due primi movimenti delle Stagioni vivaldiane nella sua revisione. Richter crea un tappeto sonoro per orchestra, aggiungendovi anche dell'elettronica preregistrata, sul quale fa volare ( senza che mai riesca a farlo librare in volo veramente!) l'incipit dell'uno come dell'altro movimento, che però non  arriva mai alla fine. Insomma il primo inciso di ogni movimento  ripetuto per tutto il movimento.
 Richter parte dalla boutade di Stravinsky, per renderla ancora più assoluta: non uno stesso concerto ripetuto 5-600 volte; ma un solo concerto che però non prende mai vita, quota, volo. Insomma nulla.
 Nella casa in cui Vivaldi tornò ad esistere, ora se ne celebra il ridicolo, inutile funerale.
 Ma il festival internazionale di Siena piacerà tanto, ne siamo sicuri, perchè Nicola  Sani ha i suoi gazzettieri preferiti, alcuni dei quali già scritturati per  stenderne il panegirico, dietro compenso; e poi sbandiera anche contatti internazionali con tutto il mondo conosciuto e non,  creati con grande abilità e senso degli affari e scambi internazionali, negli anni della sua presidenza della Fondazione Scelsi. Come ad esempio quello con Markus Hinterhauser che si riproporrà, nelle vesti di pianista, egli allievo della Chigiana molti anni fa ed ora  intelligente direttore artistico sulla cresta dell'onda ( dal 2016 tornerà a Salisburgo) per far riascoltare Schubert corredato di immagini ( provenienza Aix  en Provence, coprodotto con Wiener Festwochen, di cui Hinterhauser è attualmente direttore artistico) che secondo noi è come dire ' Schubert non ci basta più.
 E il teatro Comunale di Bologna chi lo governa, se il suo sovrintendente/ direttore artistico è tanto impegnato a Siena?

domenica 19 aprile 2015

Sul Fascismo e la cultura si getti tutto il fango possibile. Ad eccezione dei casi in cui la storia non lo consente. A margine di una recensione di Leonetta Bentivoglio a proposito di Vivaldi, su Repubblica

Una recensione del recente volumetto, edito da Sellerio, a firma Federico Maria Sardelli, dedicato alla riscoperta novecentesca di Vivaldi e della sua musica, che noi abbiamo già segnalato su questo blog, è apparso qualche giorno fa su 'Repubblica', a firma Leonetta Bentivoglio. La quale, curiosamente, quando tira in ballo il Fascismo, condivide le critiche espresse in una dichiarazione  - pare solo  presunta ( che vorrà dire? che se l'è lasciata scappare e poi ha finto di non averla mai detta?) - del presidente della Camera,  Boldrini, la quale vorrebbe cancellata dall'obelisco del Foro Italico, della scritta 'Mussolini Dux'. Che avrà a che fare la musica di Vivaldi con Mussolini ed il suo regime?
 Come ha scritto oggi Paolo Conti sul 'Corriere', le testimonianze del Fascismo in Italia sono numerose, e pensare soltanto di eliminarle, non si comprende a quale fine, sarebbe insensato. Conti si riferisce particolarmente alle testimonianza architettoniche di cui anche Roma, naturalmente, è seminata.  Basti dire, sottolinea Conti che ha intervistato storici dell'architettura ed architetti di nome,  che il 'Razionalismo'  architettonico è oggi uno dei movimenti più studiati al mondo. Lo stesso Razionalismo che ha squadrato ed edificato il Quartiere Eur e mille altri palazzi. La storia non si può demolire, va  tenuta in piedi e studiata, semmai per non fare gli errori del passato; che in questo caso  errori non sono, bensì lasciti egregi di un regime totalitario e razzista, per fortuna lontano e definitivamente morto.
 Se poi apriamo, in generale, il capitolo 'Fascismo e Musica',  basterà solo ricordare che il Maggio Fiorentino, uno dei più antichi festival italiani fu inventato dal Fascismo, come pure la Stagione a Caracalla ecc...
 Della riscoperta della musica  di Vivaldi, scrive la Bentivoglio, "un tesoro gossolanamente manipolato dall'insipienza del fascismo" ( con la effe minuscola, così si scrive dalle parti di repubblica, con la erre minuscola). Bugia! Il Fascismo, secondo la ricerca di Sardelli viene tirato in ballo quando il poeta Ezra Pound e la sua compagna/amante Olga Rudge, violinista,  che lavorava  presso l'Accademia Chigiana di Siena, vennero a sapere del ritrovamento dell'immenso prezioso giacimento musicale conservato alla Nazionale di Torino. Viene tirato in ballo perché al diniego da parte del musicologo/catalogatore Gentili di fornire ai due - che stavano già studiando Vivaldi, sulla base dei manoscritti conservati a Dresda - il materiale manoscritto ritrovato, il poeta si sarebbe rivolto ai suoi amici camerati  importanti a Roma che subito strigliarono il Gentili perchè desse al poeta ed alla violinista  quel che chiedevano, e che il musicologo si rifiutava di fornire a causa di un contratto di esclusiva con Casa Ricordi, che ne sarebbe stato l'editore ufficiale.
 Il regime, tolto questo episodio, fu felice dell'acquisto del  fondo Vivaldi ( Foà-Giordano, i due benefattori che pagarono gli acquisti e regalarono il fondo alla Nazionale di Torino), e all'occasione se ne attribuì in qualche maniera il merito, senza aver tirato fuori un solo centesimo. Non solo, la riscoperta e la presentazione pubblica di Vivaldi, avvenne, in seguito, alla Chigiana di Siena per merito di Alfredo Casella, e con concorso dei due, Pound e Rudge, che per loro conto proseguirono gli studi della musica di Vivaldi. Che poi a Sardelli sia antipatico Pound ( come, inutilmente dichiara alla Bentivoglio), a noi interessa poco, anzi affatto, perchè amiamo di più il poeta Pound che il revisore, per quanto bravo, Sardelli.
Fra parentesi, giova anche ricordare che Casella scrisse su una rivista del regime,  negli anni Trenta, un  accorato appello a studiare le nostre radici musicali piuttosto che andare a beccare sempre all'estero; e quell'interessante articolo lo ripubblicammo, qualche anno fa, sulla nostra rivista Music@). Ma anche  a Casella fu fatto pagare in seguito quella sua adesione, forse per  semplice comodità, al regime, dimenticando  i meriti dell'insigne musicista anche nei riguardi della musica del suo tempo (si chieda a chi, a sinistra, ha 'sinistramente' tenuto le redini della propaganda musicale  nel secolo scorso). Dunque nel caso della musica di Vivaldi, Leonetta Bentivoglio scrive una colpevole falsità, o una imperdonabile idiozia.
 Altra falsità scrive la Bentivoglio, sempre riguardo al Fascismo, nel caso delle leggi razziali emesse in seguito, e per colpa delle quali i due grandi benefattori del Fondo Vivaldi come pure l'illustre musicologo, tutti ebrei, furono costretti a scappare dall'Italia.  Scrive. " L'idiozia del regime liquiderà gli artefici del progetto: fugge il professor Gentili, 'epurato' dalle leggi antisemitiche e scappano all'estero sia Foà che Giordano'. Secondo la Bentivoglio il regime si sarebbe dovuto ricordare dei due benefattori e dell'insigne studioso, al momento delle leggi razziali e graziarli, quando si  dimenticherà colpevolmente e senza scusa alcuna di tante personalità del nostro paese.  Quelle leggi insensate che gettano davvero una luce sinistra sul regime, quelle sì vanno  duramente criticate. Ma è lecito in base a questo principio, gettare fango sull'architettura razionalista, che il regime promosse, come  sul ritrovamento e sull'acquisizione della musica di Vivaldi, per la quale il regime nulla fece a favore ma neanche contro?

sabato 7 febbraio 2015

Nicola Sani, nominato sovrintendente a Bologna, ringrazia tutti tranne uno. Ma Sani, zitto zitto, era approdato anche alla Chigiana. Evidentemente era il suo momento che tuttora continua.

Nicola Sani, 53 anni, compositore, elettronico soprattutto nel settore suoni&luci, video compositore (?), indicato dal nuovo Consiglio di indirizzo del Teatro Comunale di Bologna, come candidato sovrintendente al ministro Franceschini è stato da questi nominato già l'altro ieri sovrintendente.
La carriera di Sani come operatore musicale, iniziata molti anni fa in nome di Scelsi, quale responsabile della fondazione romana intitolata alla sorella del noto musicista, è abbastanza recente e risale agli ultimi anni Duemila, a Roma, chiamatovi da Francesco Ernani, come direttore artistico all'Opera, su indicazione - si disse - del governatore Marrazzo. All'uscita di Ernani dall'Opera di Roma, con la giunta Alemanno, anche Sani fu fatto accomodare fuori. Ernani, successivamEnte, dall'allora prefetto Cancellieri fu chiamato prima a Catania, per un brevisismo periodo, e successivamente a Bologna,; e Ernani, a sua volta  chiamè come consulente del sovrintendente per la direzione artistica nuovamente Nicola Sani,il quale per un triennio ha lavorato  a fianco di Ernani.
 Ora la svolta. Ernani che fine ha fatto? Ha chiesto di andare in pensione? E' stato messo alla porta dagli amministratori rossi bolognesi? O, a Bologna come a Roma,  sarà stata la mano morta di Nastasi a mandarlo a casa?
 Non lo sappiamo, né ci interessa.
 Oggi, leggiamo in  un comunicato del teatro bolognese, che il ministro ecc... ha nominato Sani ecc....
 il quale ringrazia il ministro, ringrazia il consiglio di indirizzo che ha fatto il suo nome ( non ringrazia il sindaco solo perchè egli è compreso nel consiglio di indirizzo, ed anche per non dare - forse- troppo nell'occhio, e ringrazia anche questi e quello.
 L'unico che Sani non ringrazia è Ernani.
P.S. Nell'inseguire ciò che accadeva ed accade nei nostri teatri lirici, ci siamo persi ancora una medaglia che Nicola Sani s'è appuntato sul petto, quella di consulente artistico dell'Accademia Musicale Chigiana, dal 1 novembre 2014.L'incarico è terminato a gennaio di quest'anno, alla fine di gennaio, quando è stato nominato sovrintendente di Bologna, dopo che ne era stato consulente artistico, in coppia con la Chigiana? No, leggere post del 9 febbraio per l'aggiornamento.
 Evidentemente è il suo momento; se potessero, coloro i quali tengono le fila dell'organizzazione musicale in Italia, ma anche di altro, lo farebbero  SOVRINTENDENTE D' ITALIA.

P.P.S. Nel messaggio inviato a tutti i lavoratori del Teatro Comunale. Sani, evidentemente ravvedutosi dal precedente sgarbo, ha ringraziato in modo particolare anche Ernani. Bravo.