Per poco non siamo stati tratti in inganno anche noi, leggedo la composizione del nuovo CdA della Fondazione 'Donnaregina' di Napoli, da cui dipende anche il famoso 'Museo Madre', appena nominato da Vincenzo De Luca, pittoresco governatore campano, sodale di Renzi e Nastasi, e nemico giurato del sindaco De Magistris.
Era stata la presenza di Ferdinando Pinto a trarci in inganno. A prima vista l'avevamo attribuita alle apparenti eccentriche, ma in realtà non disinteressate, scelte del governatore Maurizio Crozza, in arte Vincenzo De Luca. Da dove l'avrà pescato il governatore l'ex manager del Petruzzelli? Il ricorso ad internet ha chiarito e dissipato l'equivoco. Il Ferdinando Pinto che Crozza-De Luca ha nominato nel CdA della 'Donnaregina' con l'ex manager del Teatro Petruzzelli di Bari ha in comune soltanto il nome; in effetti si tratta di un giurista, PD militante, fedelissimo di De Luca, che l'ha voluto, dopo le sue dimissioni a Sorrento nell'amministrazione cittadina, nel CdA, insieme ad una industriale campana, Maria Letizia Magaldi, e a quella che è impossibile non considerare sua beniamina, Laura Valente, nominata presidente della Fondazione.
E, infatti, è la carriera di quest'ultima che sta facendo più scalpore in queste ore. Molti pensano che Laura Valente sia una pischella, entrata nelle grazie di De Luca, un pò come, a livello nazionale, molti vanno malignando a proposito di Maria Elena Boschi e Matteo Renzi, dimenticando che De Luca da questo lato non ha mai destato sospetti, e che la sua indole lo porta a preferire a qualunque scivolata sentimentale, le fritture di pesce, il gioco politico-amministrativo dell'asso pigliatutto' e le nomine molto molto 'familiari'- vedi anche l'ascesa di suo figlio, forte del detto napoletano che dice: meglio comandare che fottere.
Laura Valente, che nel suo profilo reca in primo piano la qualifica di 'Musicologa, Giornalista' ,appartiene, prima che al 'giro De Luca', a quello che fa capo a Muti ( ha lavorato all'ufficio stampa della Scala, ai tempi,) ed a Nastasi ( con il quale De Luca condivide l'allergia per De Magistris, ma che è poi lo stesso di Muti), fedelissimo del direttore e di Renzi, via Dario Nardella. Infatti è stato Nastasi a chiamarla al Teatro San Carlo, al tempo del suo 'commissariamento', avviato nel 2007 e sfociato poi nella creazione del 'MeMus' (Museo del Teatro), nel quale un posto di rilievo con profumatissimo compenso, Nastasi assegnò, in seguito, alla sua mogliettina, Giulia Minoli, sposata nel 2010, la quale aveva lavorato anche a L'Aquila, a fianco della Valente, nelle manifestazioni promosse da Nastasi, Minoli e Bertolaso, e che ebbero ospite d'eccezione Muti, nel settembre del 2009, dopo il tragico terremoto.
C'è anche il giornalismo, come rammenta giustamente il suo curriculum, nell'attività della Valente. Tale vocazione, però, è stata successivamente abbandonata per un ruolo manageriale in 'Casa Corriere' , una fondazione nata all'interno dell'omonima testata, edizione napoletana. che organizza eventi e trova anche i fondi per realizzarli.
Ora, con questo curriculum e relativo bagaglio di esperienze, è ovvio che Laura Valente faccia gola a tutti. Non c'è altra ragione, come vorrebbero insinuare le malelingue, anche perchè Laura Valente non è in cerca di incarichi e successo, ma una signora che si è fatta da sola, passo dopo passo, in anni di duro lavoro, e che per questo stimola ogni giorno gli appetiti di tutti nel settore della cultura, nel cui firmamento Lei brilla al pari di una stella luminosa.
E, infatti, presiede, da musicologa prestata alla danza, il 'Premio Positano' - non abbiamo appurato se anche in questo caso per volere e disposizione di Crozza-De Luca - è 'a mezzo servizio' ( l'altra metà è affidata ad Alessio Vlad: lei si occupa di danza mentre Vlad di musica) della direzione artistica del Ravello Festival, da quando è diventato feudo di De Luca, ed ora anche presidente della nota Fondazione 'Donnaregina' napoletana, dalla quale dipende il celebre museo dedicato all'arte contemporanea, 'Museo Madre'.
La musicologa e giornalista ('laureata in management della cultura a New York', corso di dottorato quinquennale (?) - come si legge anche nel suo curriculum), alla notizia della nomina, accolta con grande sorpresa, perché davvero non se l'aspettava, ha dichiarato, bravissima ma modesta come sempre: "Ringrazio il presidente De Luca per la fiducia riposta in una professionalità come la mia... nei prossimi giorni tracceremo le linee da seguire perché il Museo 'Madre' e tutte le attività legate alla Fondazione 'Donnaregina' possano acquisire nuovi orizzonti e ulteriore prestigio".
Malelingue invidiose, zitte e mosca!
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sabato 3 febbraio 2018
Campania. Fondazione 'Donnaregina' per le Arti Contemporanee. Nuovo CdA. Tacciano le malelingue
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lunedì 5 giugno 2017
In Campania, il viceré De Luca si autocelebra. Un'estate da Re
Quando è partito dalla nativa Salerno, il De Luca padre, di crozziana testimonianza, nessuno avrebbe scommesso su di lui, non sul terreno della comicità (sul quale ancora in fasce, politicamente, aveva dato segni di talentuosa predestinazione), ma su quello della politica. Senonché, passato poco tempo, ha vinto a piene mani, anzi stravinto, sia sul terreno della comicità - ora che Crozza è andato via da La7. rifugiandosi in una tv più remunerativa ma meno visibile, tutti piangono il De Luca comico - sia su quello politico, nonostante che abbia dovuto vedersela con un nemico in casa, il sindaco di Napoli De Magistris, che non ha definito 'mezzapippa' come ha fatto con i suoi avversari politici 'cinquestelle' - forse nel timore di beccarsi una denuncia, se non altro per quel 'mezza' - ma che ha combattuto con tutte le forze per metterlo alle corde. L'ha degnato appena di uno sguardo e poi ha tirato dritto, insediandosi come 'vicerè' di Napoli e Campania.
Nell'intento di dare splendore alla sua corte, insediata nella Reggia di Caserta, s'è dato a finanziare musica ed opere, come del resto avevano fatto i suoi predecessori nel palazzo vicino di San Leucio. Lui come i suoi predecessori ha le casse del regno piene, a differenza di De Magistris che le ha vuote.
Il suo regno non ha confini: si estende da Napoli capitale cittadina, a Caserta, residenza di famiglia ed estiva - e dove può coltivare la caccia ed i passatempi nobili - a Ravello, per qualche bagno nelle calde giornate d'agosto, all'amata Salerno che ha dato in eredità ai suoi figli, principi ereditari, ed alle rigogliose isole, insomma a tutta la Campania.
Quest'anno, d'estate, come aveva già iniziato a fare la passata stagione, ha deciso di passare più giorni a Caserta, ha fatto risistemare la antica 'Aperia' (un tempo produceva il miele per le sue esigenze di oratore) - un suggestivo spazio a forma circolare cinto di un bel portico, della capienza di un migliaio di posti che ospiterà rappresentazioni, non impegnative sul piano della politica e dell'ideologia, come i famosi 'intermezzi' napoletani. Stia attento, però, perché solo il titolo di quel capolavoro antico 'la serva padrona', non dovrebbe fargli fare sonni tranquilli.
Poi ha fatto attrezzare il cortile della Reggia con un palco e relativa platea per i grandi raduni musicali, capienza 4500 posti ( che neanche Caracalla riesce ad occuparli tutti!) per l'Estate da Re' che ha voluto a tutti i costi e finanziato dalla a alla z, sotto la supervisione di un suo fedelissimo , Marzullo - ma perché non ha chiamato a corte l'originale, Gigi?- che ha prelevato direttamente dalla sua corte salernitana, ora troppo stretta per un viceré, dove faceva il suo 'segretario' per le manifestazioni artistiche. Lo ha anche inviato a Ravello, dove aveva già dato pieni poteri al filosofo di corte, Baffettone.
Verrebbe da dire: la fortuna di chiamarsi Marzullo, anche senza essere l'originale. Sì, anche quella, ma principalmente la fortuna di lavorare a stretto contatto, gran ciambellano del Viceré.
Ora in molti altri regni e principati si registrano rivolte popolari contro i rispettivi reggenti, che tutti vorrebbero come De Luca, non solo per la salutare comicità.
Nell'intento di dare splendore alla sua corte, insediata nella Reggia di Caserta, s'è dato a finanziare musica ed opere, come del resto avevano fatto i suoi predecessori nel palazzo vicino di San Leucio. Lui come i suoi predecessori ha le casse del regno piene, a differenza di De Magistris che le ha vuote.
Il suo regno non ha confini: si estende da Napoli capitale cittadina, a Caserta, residenza di famiglia ed estiva - e dove può coltivare la caccia ed i passatempi nobili - a Ravello, per qualche bagno nelle calde giornate d'agosto, all'amata Salerno che ha dato in eredità ai suoi figli, principi ereditari, ed alle rigogliose isole, insomma a tutta la Campania.
Quest'anno, d'estate, come aveva già iniziato a fare la passata stagione, ha deciso di passare più giorni a Caserta, ha fatto risistemare la antica 'Aperia' (un tempo produceva il miele per le sue esigenze di oratore) - un suggestivo spazio a forma circolare cinto di un bel portico, della capienza di un migliaio di posti che ospiterà rappresentazioni, non impegnative sul piano della politica e dell'ideologia, come i famosi 'intermezzi' napoletani. Stia attento, però, perché solo il titolo di quel capolavoro antico 'la serva padrona', non dovrebbe fargli fare sonni tranquilli.
Poi ha fatto attrezzare il cortile della Reggia con un palco e relativa platea per i grandi raduni musicali, capienza 4500 posti ( che neanche Caracalla riesce ad occuparli tutti!) per l'Estate da Re' che ha voluto a tutti i costi e finanziato dalla a alla z, sotto la supervisione di un suo fedelissimo , Marzullo - ma perché non ha chiamato a corte l'originale, Gigi?- che ha prelevato direttamente dalla sua corte salernitana, ora troppo stretta per un viceré, dove faceva il suo 'segretario' per le manifestazioni artistiche. Lo ha anche inviato a Ravello, dove aveva già dato pieni poteri al filosofo di corte, Baffettone.
Verrebbe da dire: la fortuna di chiamarsi Marzullo, anche senza essere l'originale. Sì, anche quella, ma principalmente la fortuna di lavorare a stretto contatto, gran ciambellano del Viceré.
Ora in molti altri regni e principati si registrano rivolte popolari contro i rispettivi reggenti, che tutti vorrebbero come De Luca, non solo per la salutare comicità.
mercoledì 3 maggio 2017
Un Concerto per l'Europa, nel Duomo di Milano, che arriva da Napoli e costa caro. Chi paga?
Annunciato con squilli di tromba e dichiarazioni trionfalistiche il concerto che il prossimo 3 giugno si terrà nel Duomo di Milano, per celebrare l'Europa e i 630 anni di vita della Veneranda Fabbrica del Duomo, affidato ai complessi del Teatro San Carlo di Napoli, sotto la direzione di Zubin Mehta, e dedicato al prof. Gianni Baratta che fino alla sua morte prematura , avvenuta lo scorso 23 marzo, della Veneranda Fabbrica milanese, è stato direttore, e che tale concerto ha voluto e lavorato per organizzarlo.
Zubin Mehta con la sua nuova orchestra - quella del Teatro San Carlo di Napoli - alla quale sembra essersi legato dopo lo schiaffo, che il sovrintendente uscente Bianchi ha sempre minimizzato, ricevuto a Firenze dal Maggio, e con il corto, ai quali si uniranno i solisti vocali, si trasferirà da Napoli a Milano, per il concerto in Duomo e per farvi subito dopo ritorno nella capitale meridionale.
Tale concerto non può che riempirci di gioia. Un grande anniversario (Veneranda Fabbrica del Duomo) ed un augurio per il futuro ( Europa), celebrati con la musica non possono che trovarci soddisfatti.
In questo siamo in perfetta sintonia con i sindaci delle due città, i governatori delle due regioni ed il presidente della fabbrica del Duomo, il quale vanta anche una storia ed una ricchezza musicali, dal Quattrocento con Franchino Gaffurio maestro della Cappella del Duomo, ad oggi, conservate con grande cura ed orgoglio nell'Archivio musicale del Duomo, di recente restaurato ed ampliato.
Ci piacerebbe invece sapere chi paga questa trasferta che a noi modestamente , sembra inutile e sicuramente cara.
A Milano ci sono almeno due orchestre che potrebbero fare lo stesso concerto e che la Sinfonia n.9 di Beethoven hanno in repertorio e , di conseguenza, possono eseguire, senza affrontare un costoso viaggio con oltre duecento persone.
Si dirà che il Teatro San Carlo ha trovato sponsor istituzionali ( città metropolitane e regioni) ed anche privati, sebbene non sappiamo quali. Ma secondo voi, i soldi per la costosa trasferta li hanno tirati fuori dalle loro tasche Sala e Maroni e De Magistris e De Luca ( coppie scoppiate, se si guarda bene alle loro storie) o questi amministratori li hanno prelevati direttamente dalle tasche dei contribuenti senza domandare prima se erano d'accordo o meno. E si dirà anche che tale concerto l'ha voluto tenacemente Rosanna Purchia, sovrintendente del San Carlo che a Milano ha passato la prima parte della sua vita professionale, una trentina d'anni, prevalentemente al Piccolo
Questa che a noi sembra una inutile trasferta, ci fa pensare ad un'altra fuori luogo ed altrettanto costosa che De Luca fece , con i soldi pubblici, l'anno scorso, quando alla Reggia di Caserta fece venire l'Orchestra di Santa Cecilia con Pappano, alla fin fine per celebrare, assieme ai due o tremila spettatori circa, se stesso i suoi fasti, ma non ancora la rinascita della reggia. La trasferta casertana costò all'incirca due milioni di Euro, cosi si lesse all'epoca.
Vogliamo ribadire il nostro pensiero in proposito. Siamo contenti che i soldi vengano spesi per la musica, ma non devono essere buttati al vento per progetti faraonici frutto dei capricci di questo o quell'amministratore. Il quale non trova mai i fondi necessari per progetti meno faraonici, ma sempre di qualità e di pubblica utilità anche in campo musicale.
Zubin Mehta con la sua nuova orchestra - quella del Teatro San Carlo di Napoli - alla quale sembra essersi legato dopo lo schiaffo, che il sovrintendente uscente Bianchi ha sempre minimizzato, ricevuto a Firenze dal Maggio, e con il corto, ai quali si uniranno i solisti vocali, si trasferirà da Napoli a Milano, per il concerto in Duomo e per farvi subito dopo ritorno nella capitale meridionale.
Tale concerto non può che riempirci di gioia. Un grande anniversario (Veneranda Fabbrica del Duomo) ed un augurio per il futuro ( Europa), celebrati con la musica non possono che trovarci soddisfatti.
In questo siamo in perfetta sintonia con i sindaci delle due città, i governatori delle due regioni ed il presidente della fabbrica del Duomo, il quale vanta anche una storia ed una ricchezza musicali, dal Quattrocento con Franchino Gaffurio maestro della Cappella del Duomo, ad oggi, conservate con grande cura ed orgoglio nell'Archivio musicale del Duomo, di recente restaurato ed ampliato.
Ci piacerebbe invece sapere chi paga questa trasferta che a noi modestamente , sembra inutile e sicuramente cara.
A Milano ci sono almeno due orchestre che potrebbero fare lo stesso concerto e che la Sinfonia n.9 di Beethoven hanno in repertorio e , di conseguenza, possono eseguire, senza affrontare un costoso viaggio con oltre duecento persone.
Si dirà che il Teatro San Carlo ha trovato sponsor istituzionali ( città metropolitane e regioni) ed anche privati, sebbene non sappiamo quali. Ma secondo voi, i soldi per la costosa trasferta li hanno tirati fuori dalle loro tasche Sala e Maroni e De Magistris e De Luca ( coppie scoppiate, se si guarda bene alle loro storie) o questi amministratori li hanno prelevati direttamente dalle tasche dei contribuenti senza domandare prima se erano d'accordo o meno. E si dirà anche che tale concerto l'ha voluto tenacemente Rosanna Purchia, sovrintendente del San Carlo che a Milano ha passato la prima parte della sua vita professionale, una trentina d'anni, prevalentemente al Piccolo
Questa che a noi sembra una inutile trasferta, ci fa pensare ad un'altra fuori luogo ed altrettanto costosa che De Luca fece , con i soldi pubblici, l'anno scorso, quando alla Reggia di Caserta fece venire l'Orchestra di Santa Cecilia con Pappano, alla fin fine per celebrare, assieme ai due o tremila spettatori circa, se stesso i suoi fasti, ma non ancora la rinascita della reggia. La trasferta casertana costò all'incirca due milioni di Euro, cosi si lesse all'epoca.
Vogliamo ribadire il nostro pensiero in proposito. Siamo contenti che i soldi vengano spesi per la musica, ma non devono essere buttati al vento per progetti faraonici frutto dei capricci di questo o quell'amministratore. Il quale non trova mai i fondi necessari per progetti meno faraonici, ma sempre di qualità e di pubblica utilità anche in campo musicale.
domenica 1 maggio 2016
Ma come li fanno questi bilanci le nostre Fondazioni liriche?
Chissà se a voi fa lo stesso effetto. A noi sembra di non capire, anzi di capire che le cose non stanno poi tanto bene come alcuni annunci trionfali sui pareggi di bilancio sventolati dalle fondazioni liriche vorrebbero farci credere. Perchè, in tutta sincerità, come non rilevare che tali annunci contrastano in tutta evidenza con dichiarazioni di segno opposto?
L'ultimo esempio ci ha colpiti. Il Teatro San Carlo di Napoli - più precisamente il suo CdI che sta per Consiglio di Indirizzo, l'ammodernamento franceschiniano del vecchio e consunto Consiglio di Amministrazione - ha approvato il suo pareggio di bilancio per il 2015, ottavo di seguito, Anzi, ad essere precisi, ha registrato tale bilancio un attivo di circa 180.000 Euro ( che magari in un teatro non spendaccione potrebbe voler dire un allestimento non faraonico, ma presentabile). Si può non credere a quanto certificato dal CdI del teatro, anche in assenza di un soggetto terzo ed esterno che certifichi il bilancio medesimo, come ormai fanno in molti? Certamente no. Anni addietro quando un consigliere comunale di Roma avanzò il sospetto che il bilancio di 'Musica per Roma', allora guidata da Carlo Fuortes, fosse fintamente attivo, l'amministratore gli disse che il bilancio era stato certificato da una società di revisione esterna e che se avesse continuato ad insistere nella sua accusa lo avrebbe querelato.
Si può dire altrettanto del bilancio del San Carlo? Non non dubitiamo che sia risultato in pareggio, come ci dice il CdI. Però, d'altro canto, come conciliarlo con i commissariamenti del Teatro (Nastasi dal 2007 al 20011, e poi ancora un secondo commissariamento, successivo), e con le dichiarazioni che lo stesso Nastasi rendeva ad un giornale di Napoli, in attesa che giungessero da Roma i soldi del fondo 'salvateatri' che avrebbero portato denaro fresco nelle casse per sanare tutti i debiti pregressi e portare nuova linfa al patrimonio? Nastasi diceva che il San Carlo era un ammalato gravissimo che appena ora stava uscendo dal coma. Questo diceva Nastasi alla fine del 2014. In meno di due anni un miracolo anche pregresso: e cioè otto anni consecutivi di bilancio in pareggio.
Un fenomeno passato, che oggi ci fa essere più guardinghi verso tutti, si verificò all'Opera di Roma, sotto la sovrintendenza De Martino, prima del commissariamento di Carlo Fuortes, quando per anni il CdA ( allora si chiamava ancora con quel nome scassato!) certificava bilanci in pareggio, mentre poi si scoprì che c'era un buco quanto una voragine.
Certo che a Napoli non è così, perché non è vero che tutto il mondo è paese.
Sempre a Napoli ora si pone il problema della nomina del direttore musicale, che il potente governatore De LUCA, renziano, vorrebbe fosse Daniel Oren, che forse non va giù alla Purchia, sovrintendente, e neanche al sindaco De Magistris, anti renziano, che ora si trovano sulla stessa barricata contro De Luca. Purchia ha detto che ci sta pensando, trattandosi di una nomina non di poco conto; e ha aggiunto che la nomina del direttore musicale spetta, sentita l'orchestra, a Lei e solo a lei. Ancora!
Analoghe perplessità ci vengono da altri bilanci in via di approvazione, dopo che l'ing. Pinelli, dimissionario dalla gestione del cosiddetto Fondo 'Bray', aveva segnalato due gravi criticità a Firenze e Bologna. sottolineando che non vedeva come potessero essere superate. No, caro Pinelli, sono state superate bellamente. Come? Boh!
A Bologna hanno licenziato una trentina di persone per aderire alla legge 'salva teatri', i sindacati accusano i dirigenti che si sarebbero aumentati gli stipendi, il direttore amministrativo spinge per trovare nuovi sponsor 'senza i quali chissà dove si va a finire', e aggiunge che è fondamentale ridurre le spese. In ossequio a tale proposito il sovrintendente Sani annuncia per il 2018 - quando dovrebbe assolutamente raggiungere (aver raggiunto) il pareggio di bilancio, il teatro organizzerà un nuovo festival estivo 'Festival dell'Opera italiana'. Con quali soldi? Sani dice che dovrà trovarli nei privati. Quali privati ? Non lo dice perchè non sa.
A Firenze, la riunione per l'approvazione del bilancio 2015 dell'Opera , è stata rinviata perché non erano presenti tutti i consiglieri. I sindacati denunciano che il pareggio annunciato non convince. Ma anche il sovrintendente - nonostante il pareggio di bilancio? - va dicendo che se le cose non cambiano si va tutti a casa. Parlava del teatro ma anche del Maggio - come faceva anche il direttore generale Triola, il quale accusava che il Maggio deve richiamare gente e non i soliti gatti della 'crema' fiorentina. Cioè - voleva dire Triola - il Maggio deve tornare ad essere quello di qualche anno fa? Certo deve tornare ad essere - precisiamo noi - quello di prima della gestione commissariale del solito Nastasi e del regno Giambrone- Arcà. Trotta, trotta!
Ha ragione Triola. Però, il Maggio di quest'anno vi sembra che abbia attuato una svolta di programma? Eccolo, in sintesi: un concerto celebrativo per cominciare in onore di Mehta; un paio di titoli operistici, fuori repertorio; un serie di concertini beethoveniani, con vari fortepiani in collaborazione con l'Accademia del Fortepiano - manco fosse la scuola di Neuhaus! ;la calata di un gruppo di grandi orchestre (che presumiamo costosissime, e perciò difficili da ripagare con i biglietti venduti); infine, la lirica per tutti, d'estate. E' questa la rivoluzione che dovrebbe mettere fine al periodo di crisi dell'Opera di Firenze, segnare la svolta e scongiurare del tutto la chiusura entro un paio di anni al più tardi?
E non finisce qui. I giornali giorni fa, parlando della crisi dell'Arena di Verona, anticipavano la possibilità che nel breve volgere di qualche settimana anche altri teatri avrebbero potuto dichiarare lo stato di crisi. Ci sembra di aver letto i nomi di Bari e Palermo, oltre naturalmente a Firenze e Bologna.
L'ultimo esempio ci ha colpiti. Il Teatro San Carlo di Napoli - più precisamente il suo CdI che sta per Consiglio di Indirizzo, l'ammodernamento franceschiniano del vecchio e consunto Consiglio di Amministrazione - ha approvato il suo pareggio di bilancio per il 2015, ottavo di seguito, Anzi, ad essere precisi, ha registrato tale bilancio un attivo di circa 180.000 Euro ( che magari in un teatro non spendaccione potrebbe voler dire un allestimento non faraonico, ma presentabile). Si può non credere a quanto certificato dal CdI del teatro, anche in assenza di un soggetto terzo ed esterno che certifichi il bilancio medesimo, come ormai fanno in molti? Certamente no. Anni addietro quando un consigliere comunale di Roma avanzò il sospetto che il bilancio di 'Musica per Roma', allora guidata da Carlo Fuortes, fosse fintamente attivo, l'amministratore gli disse che il bilancio era stato certificato da una società di revisione esterna e che se avesse continuato ad insistere nella sua accusa lo avrebbe querelato.
Si può dire altrettanto del bilancio del San Carlo? Non non dubitiamo che sia risultato in pareggio, come ci dice il CdI. Però, d'altro canto, come conciliarlo con i commissariamenti del Teatro (Nastasi dal 2007 al 20011, e poi ancora un secondo commissariamento, successivo), e con le dichiarazioni che lo stesso Nastasi rendeva ad un giornale di Napoli, in attesa che giungessero da Roma i soldi del fondo 'salvateatri' che avrebbero portato denaro fresco nelle casse per sanare tutti i debiti pregressi e portare nuova linfa al patrimonio? Nastasi diceva che il San Carlo era un ammalato gravissimo che appena ora stava uscendo dal coma. Questo diceva Nastasi alla fine del 2014. In meno di due anni un miracolo anche pregresso: e cioè otto anni consecutivi di bilancio in pareggio.
Un fenomeno passato, che oggi ci fa essere più guardinghi verso tutti, si verificò all'Opera di Roma, sotto la sovrintendenza De Martino, prima del commissariamento di Carlo Fuortes, quando per anni il CdA ( allora si chiamava ancora con quel nome scassato!) certificava bilanci in pareggio, mentre poi si scoprì che c'era un buco quanto una voragine.
Certo che a Napoli non è così, perché non è vero che tutto il mondo è paese.
Sempre a Napoli ora si pone il problema della nomina del direttore musicale, che il potente governatore De LUCA, renziano, vorrebbe fosse Daniel Oren, che forse non va giù alla Purchia, sovrintendente, e neanche al sindaco De Magistris, anti renziano, che ora si trovano sulla stessa barricata contro De Luca. Purchia ha detto che ci sta pensando, trattandosi di una nomina non di poco conto; e ha aggiunto che la nomina del direttore musicale spetta, sentita l'orchestra, a Lei e solo a lei. Ancora!
Analoghe perplessità ci vengono da altri bilanci in via di approvazione, dopo che l'ing. Pinelli, dimissionario dalla gestione del cosiddetto Fondo 'Bray', aveva segnalato due gravi criticità a Firenze e Bologna. sottolineando che non vedeva come potessero essere superate. No, caro Pinelli, sono state superate bellamente. Come? Boh!
A Bologna hanno licenziato una trentina di persone per aderire alla legge 'salva teatri', i sindacati accusano i dirigenti che si sarebbero aumentati gli stipendi, il direttore amministrativo spinge per trovare nuovi sponsor 'senza i quali chissà dove si va a finire', e aggiunge che è fondamentale ridurre le spese. In ossequio a tale proposito il sovrintendente Sani annuncia per il 2018 - quando dovrebbe assolutamente raggiungere (aver raggiunto) il pareggio di bilancio, il teatro organizzerà un nuovo festival estivo 'Festival dell'Opera italiana'. Con quali soldi? Sani dice che dovrà trovarli nei privati. Quali privati ? Non lo dice perchè non sa.
A Firenze, la riunione per l'approvazione del bilancio 2015 dell'Opera , è stata rinviata perché non erano presenti tutti i consiglieri. I sindacati denunciano che il pareggio annunciato non convince. Ma anche il sovrintendente - nonostante il pareggio di bilancio? - va dicendo che se le cose non cambiano si va tutti a casa. Parlava del teatro ma anche del Maggio - come faceva anche il direttore generale Triola, il quale accusava che il Maggio deve richiamare gente e non i soliti gatti della 'crema' fiorentina. Cioè - voleva dire Triola - il Maggio deve tornare ad essere quello di qualche anno fa? Certo deve tornare ad essere - precisiamo noi - quello di prima della gestione commissariale del solito Nastasi e del regno Giambrone- Arcà. Trotta, trotta!
Ha ragione Triola. Però, il Maggio di quest'anno vi sembra che abbia attuato una svolta di programma? Eccolo, in sintesi: un concerto celebrativo per cominciare in onore di Mehta; un paio di titoli operistici, fuori repertorio; un serie di concertini beethoveniani, con vari fortepiani in collaborazione con l'Accademia del Fortepiano - manco fosse la scuola di Neuhaus! ;la calata di un gruppo di grandi orchestre (che presumiamo costosissime, e perciò difficili da ripagare con i biglietti venduti); infine, la lirica per tutti, d'estate. E' questa la rivoluzione che dovrebbe mettere fine al periodo di crisi dell'Opera di Firenze, segnare la svolta e scongiurare del tutto la chiusura entro un paio di anni al più tardi?
E non finisce qui. I giornali giorni fa, parlando della crisi dell'Arena di Verona, anticipavano la possibilità che nel breve volgere di qualche settimana anche altri teatri avrebbero potuto dichiarare lo stato di crisi. Ci sembra di aver letto i nomi di Bari e Palermo, oltre naturalmente a Firenze e Bologna.
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sabato 19 dicembre 2015
Opera di Firenze. Zubin Mehta # stai sereno
Nardella, come del resto il suo capo Renzi, il galateo l'ha appeso nell'educandato dei padri salesiani, oltre che al Conservatorio di Firenze dove il diploma in violino gli avrebbe dovuto consigliare un pizzico di rispetto verso una delle glorie della direzione d'orchestra che da trent'anni ha scelto di lavorare e vivere a Firenze: Zubin Mehta. Trent'anni sono una vita. Certamente. E, dopo trent'anni si può anche dare una svolta alla vita. Meglio se lo decide il diretto interessato e non altri per lui. E poi ricevere il 'benservito' in maniera così incivile da un 'sindachetto' - come direbbe il governatore De Luca - è troppo.
Il 'sindachetto' fiorentino ha accompagnato Mehta a Napoli per l'Inaugurazione del Teatro San Carlo, alla presenza di Mattarella. Come fa un sindaco normale che, esportando un prodotto comunale all'estero - da Firenze a Napoli- lo scorta. E, infatti, quando De Magistris ha fatto balenare l'idea che sarebbe stato felice di avere a Napoli Zubin Mehta con un incarico syabile, Nardella sembra gli abbia detto: " tu sei scemo, Mehta è di Firenze, il suo incarico finirà nel 2017, poi si vedrà". Insomma in trasferta il sindachetto è sembrato volersi tenere stretto Mehta a Firenze, difendendolo dall'assalto di De Magistris; una volta tornato a Firenze, ha usato con Mehta lo stesso trucco che Renzi usò con Letta.
Non sono trascorsi neppure otto giorni e il sindachetto lo licenzia, contro la volontà dell'interessato, e d'accordo con il sovrintendente dell'Opera di Firenze, Francesco Bianchi, anch'egli della corte renziana, il quale ha dichiarato - da quanto è dato leggere oggi sul 'Corriere della Sera', a firma Valerio Cappelli - che si è chiusa un'epoca ed ora c'è bisogno di sangue giovane, non ricordiamo se abbia deto testualmente ha detto 'carne giovane, con una espressione più tipica dello 'slang' renziano. Al suo posto è stato già nominato Fabio Luisi che comunque arriverà stabilmente a Firenze, dopo che avrà concluso il suo contratto con il Metropolitan, nel 2017. Dunque dal 2018 - solo i tempi delle scelte sono giusti, in questo fattaccio fiorentino - Firenze perde definitivamente Mehta, se non lo perderà quasi subito il direttore che ha ragione a sentirsi offeso e trattato nel peggiore dei modi.
Nulla contro Fabio Luisi, mentre molto ci sarebbe da dire sia di Bianchi che di Nardella, soprattutto per il loro comportamento inqualificabile.
Perchè non si può costringere un direttore come Mehta a dichiarare: io non voglio andare via da Firenze, perché devo? Nardella, il sindachetto, avrebbe fatto notare che ancora nel 2017 Zubin Mehta ha in contratto la direzione di un'opera ( forse l'inaugurazione del Maggio) aggiungendo che Mehta può dirigere quando vuole a Firenze e che potrebbe formularsi per lui un incarico come 'direttore principale emerito a vita', della stessa fatta di quello inventato a Roma per Muti: 'direttore onorario a vita'- l'uno e l'altro che che hanno il sapore della beffa, ma forse anche dell' insulto.
Se a loro discolpa Bianchi - che è a capo di uno dei teatri economicamente più disastrati d'Italia, assieme a quello di Bologna - e Nardella - al quale si rimprovera l'ipocrisia di quella manfrina napoletana- hanno qualcosa da dire lo dicano per non essere giudicati in base al loro gesto inqualificabile ed incivile. Ci dicano se Mehta costava troppo per un teatro disastrato; se non andava più d'accordo con l'Orchestra; se non partecipava alle scelte artistiche del teatro; e stava poco tempo a Firenze, in rapporto ai suoi compensi. Questi ragioni vorremmo sentire, e non quelle anagrafiche; pur convenendo che trent'anni, o giù di lì, in uno stesso incarico sono tanti anche per un direttore. Perchè allora non lo sono per un sovrintendente, o per un politico?
Si può infine impedire a Mehta di essere presente con il sindachetto ed il sovrintendente nel momento in cui viene data comunicazione ufficiale all'orchetsra?
Si precisa che Luisi sarà da gennaio già al lavoro a Firenze perchè assumerà l'incarico di 'direttore musicale' e di direttore artistico consigliere del sovrintendete.
E Napoli spera nell'arrivo di Mahta.
Il 'sindachetto' fiorentino ha accompagnato Mehta a Napoli per l'Inaugurazione del Teatro San Carlo, alla presenza di Mattarella. Come fa un sindaco normale che, esportando un prodotto comunale all'estero - da Firenze a Napoli- lo scorta. E, infatti, quando De Magistris ha fatto balenare l'idea che sarebbe stato felice di avere a Napoli Zubin Mehta con un incarico syabile, Nardella sembra gli abbia detto: " tu sei scemo, Mehta è di Firenze, il suo incarico finirà nel 2017, poi si vedrà". Insomma in trasferta il sindachetto è sembrato volersi tenere stretto Mehta a Firenze, difendendolo dall'assalto di De Magistris; una volta tornato a Firenze, ha usato con Mehta lo stesso trucco che Renzi usò con Letta.
Non sono trascorsi neppure otto giorni e il sindachetto lo licenzia, contro la volontà dell'interessato, e d'accordo con il sovrintendente dell'Opera di Firenze, Francesco Bianchi, anch'egli della corte renziana, il quale ha dichiarato - da quanto è dato leggere oggi sul 'Corriere della Sera', a firma Valerio Cappelli - che si è chiusa un'epoca ed ora c'è bisogno di sangue giovane, non ricordiamo se abbia deto testualmente ha detto 'carne giovane, con una espressione più tipica dello 'slang' renziano. Al suo posto è stato già nominato Fabio Luisi che comunque arriverà stabilmente a Firenze, dopo che avrà concluso il suo contratto con il Metropolitan, nel 2017. Dunque dal 2018 - solo i tempi delle scelte sono giusti, in questo fattaccio fiorentino - Firenze perde definitivamente Mehta, se non lo perderà quasi subito il direttore che ha ragione a sentirsi offeso e trattato nel peggiore dei modi.
Nulla contro Fabio Luisi, mentre molto ci sarebbe da dire sia di Bianchi che di Nardella, soprattutto per il loro comportamento inqualificabile.
Perchè non si può costringere un direttore come Mehta a dichiarare: io non voglio andare via da Firenze, perché devo? Nardella, il sindachetto, avrebbe fatto notare che ancora nel 2017 Zubin Mehta ha in contratto la direzione di un'opera ( forse l'inaugurazione del Maggio) aggiungendo che Mehta può dirigere quando vuole a Firenze e che potrebbe formularsi per lui un incarico come 'direttore principale emerito a vita', della stessa fatta di quello inventato a Roma per Muti: 'direttore onorario a vita'- l'uno e l'altro che che hanno il sapore della beffa, ma forse anche dell' insulto.
Se a loro discolpa Bianchi - che è a capo di uno dei teatri economicamente più disastrati d'Italia, assieme a quello di Bologna - e Nardella - al quale si rimprovera l'ipocrisia di quella manfrina napoletana- hanno qualcosa da dire lo dicano per non essere giudicati in base al loro gesto inqualificabile ed incivile. Ci dicano se Mehta costava troppo per un teatro disastrato; se non andava più d'accordo con l'Orchestra; se non partecipava alle scelte artistiche del teatro; e stava poco tempo a Firenze, in rapporto ai suoi compensi. Questi ragioni vorremmo sentire, e non quelle anagrafiche; pur convenendo che trent'anni, o giù di lì, in uno stesso incarico sono tanti anche per un direttore. Perchè allora non lo sono per un sovrintendente, o per un politico?
Si può infine impedire a Mehta di essere presente con il sindachetto ed il sovrintendente nel momento in cui viene data comunicazione ufficiale all'orchetsra?
Si precisa che Luisi sarà da gennaio già al lavoro a Firenze perchè assumerà l'incarico di 'direttore musicale' e di direttore artistico consigliere del sovrintendete.
E Napoli spera nell'arrivo di Mahta.
domenica 11 ottobre 2015
Christillin all'ENIT - Premio del Mibact al Teatro San Carlo - Tenore 'in polo' spopola su You Tube
L'ENIT era da tempo commissariato e si diceva pure che aveva fatto il suo tempo e doveva essere soppresso. All'improvviso il ministro Franceschini ci ripensa e mette a capo della struttura, rinnovata, l'efficiente Cristiilin, gran signora torinese con cognome francese, fresca dei successi al Museo Egizio e prima ancora alle Olimpiadi invernali di Torino.
Nei giorni precedenti la svolta il Corriere aveva segnalato che anche all'ENIT carrozzone statale per gente raccomandata, gli stipendi degli impiegati andavano da un minimo di 60.00 ad un massimo di 80.000. La Cristillin, che certamente di soldi non ha davvero bisogno ha dichiarato in tv che il suo stipendio è di 70.000 Euro. Per lei è un punto d'onore tentare i dare una scossa al placido turismo italiano che di anno in anno va perdendo posizioni sul mercato mondiale. E come poteva essere altrimenti?
Ricordate il famoso portale che il governo Berlusconi pagò alcuni milioni di Euro, brutto, pieno zeppo di errori (per questo la Gelmini volle introdotto obbligatoriamente l'inglese nelle scuole. Per i futuri addetti al sito del turismo italiano) e con una musica di sottofondo tratta dalla Carmen di Bizet. Sito che fa il paio con quello altrettanto idiota dell'EXPO:Very bello!
Il MIbact quando dà i premi sorpende tutti. Immancabilmente.
Un pò di anni fa, dopo la brevissima esperienza della Crivellenti come sovrintendente , il Teatro Comunale di Cagliari ebbe un premio analogo, immaginiamo con motivazioni similari a quelle con cui ora arriveranno al Teatro San Carlo di Napoli, 2 milioni di Euro per il " VALORE DELLA PRODUZIONE, QUALITA' E GESTIONE VIRTUOSA"
Chi ha valutato tali parametri? l'algoritmo al quale Nastasi poco prima di darsi allafuga dal Ministero aveva affidato la valutazione delle istituzioni di spettacolo italian, cancellandone di fatto alcune centinaia dal finanziamento statale attraverso il FUS? No, sicuramente per questi premi, sospetti, l'algoritmo non funziona e oltre tutto sarebbe troppo lento, perchè almeno per il San Carlo i 2 milioni premierebbero la trionfante stagione estiva del teatro. Ma allora chi ha deciso questi premi?
A noi viene il dubbio che sia stato il colpo di coda cosiddetto di Salvo Nastasi prima di lasciare il Collegio romano Per la semplice ragione che sia a Cagliari che a Napoli le due sovrintendenti sono state messe lì da Nastasi, anche contro il parere, nel caso della Purchia a Napoli, del presidente del teatro, il sindaco De Magistris. Con i premi Nastasi vuole ad ogni costo dimostrare che le sue scelte erano giuste. Ma se così è, faccia tornare a Cagliari al Crivellenti, ora che la sovrintendenza di quel teatro è vacante. E non ci venga a dire che ora sta a Palazzo Chigi, anzi a Bagnoli. A noi non la racconta con Franceschini che dipendeva da lui per ogni decisione.
C'è un giovane tenore italiano, siciliano(?), di nome - se non andiamo errati - Paolo Fanale che popola su You Tube: il tenore con la polo che spopola 'per' la polo. Spopolerà anche se metterà una camicia?
Nei giorni precedenti la svolta il Corriere aveva segnalato che anche all'ENIT carrozzone statale per gente raccomandata, gli stipendi degli impiegati andavano da un minimo di 60.00 ad un massimo di 80.000. La Cristillin, che certamente di soldi non ha davvero bisogno ha dichiarato in tv che il suo stipendio è di 70.000 Euro. Per lei è un punto d'onore tentare i dare una scossa al placido turismo italiano che di anno in anno va perdendo posizioni sul mercato mondiale. E come poteva essere altrimenti?
Ricordate il famoso portale che il governo Berlusconi pagò alcuni milioni di Euro, brutto, pieno zeppo di errori (per questo la Gelmini volle introdotto obbligatoriamente l'inglese nelle scuole. Per i futuri addetti al sito del turismo italiano) e con una musica di sottofondo tratta dalla Carmen di Bizet. Sito che fa il paio con quello altrettanto idiota dell'EXPO:Very bello!
Il MIbact quando dà i premi sorpende tutti. Immancabilmente.
Un pò di anni fa, dopo la brevissima esperienza della Crivellenti come sovrintendente , il Teatro Comunale di Cagliari ebbe un premio analogo, immaginiamo con motivazioni similari a quelle con cui ora arriveranno al Teatro San Carlo di Napoli, 2 milioni di Euro per il " VALORE DELLA PRODUZIONE, QUALITA' E GESTIONE VIRTUOSA"
Chi ha valutato tali parametri? l'algoritmo al quale Nastasi poco prima di darsi allafuga dal Ministero aveva affidato la valutazione delle istituzioni di spettacolo italian, cancellandone di fatto alcune centinaia dal finanziamento statale attraverso il FUS? No, sicuramente per questi premi, sospetti, l'algoritmo non funziona e oltre tutto sarebbe troppo lento, perchè almeno per il San Carlo i 2 milioni premierebbero la trionfante stagione estiva del teatro. Ma allora chi ha deciso questi premi?
A noi viene il dubbio che sia stato il colpo di coda cosiddetto di Salvo Nastasi prima di lasciare il Collegio romano Per la semplice ragione che sia a Cagliari che a Napoli le due sovrintendenti sono state messe lì da Nastasi, anche contro il parere, nel caso della Purchia a Napoli, del presidente del teatro, il sindaco De Magistris. Con i premi Nastasi vuole ad ogni costo dimostrare che le sue scelte erano giuste. Ma se così è, faccia tornare a Cagliari al Crivellenti, ora che la sovrintendenza di quel teatro è vacante. E non ci venga a dire che ora sta a Palazzo Chigi, anzi a Bagnoli. A noi non la racconta con Franceschini che dipendeva da lui per ogni decisione.
C'è un giovane tenore italiano, siciliano(?), di nome - se non andiamo errati - Paolo Fanale che popola su You Tube: il tenore con la polo che spopola 'per' la polo. Spopolerà anche se metterà una camicia?
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martedì 8 settembre 2015
La VECCHIA Italia dura a morire impedisce la nascita della NUOVA Italia
A partire dalle istituzioni, dove la VECCHIA Italia si è radicata da tempo e sradicarla, per impiantarne una NUOVA di zecca appare ogni volta, ad ogni nuovo tentativo, impresa impossibile. E' da quarant'anni circa che si discute dell'alleggerimento del nostro sistema parlamentare bicamerale; con Renzi, ma anche prima di lui, si torna a parlarne, e mentre si era prima tutti d'accordo nella sua soppressione, ad eccezione ovviamente degli stesi senatori - i quali non si sono ridotti neanche gli stipendi per sè e per tutti i dipendenti delle camere, e perciò potevano autoridursi ? - ed oggi alla viglia di una imminente discussione in aula, si rimette tutto in discussione. I senatori, quale che sia il loro numero - almeno su quello, sulla sua riduzione, c'è un qualche accordo? e perchè non si parla della riduzione anche dei parlamentari? - devono essere eletti, sostiene l'intransigente Brunetta, senza la modifica dell'art.2 del disegno di legge, dove si dovrebbe parlare appunto della elezione dei senatori ( ed ha aggiunto senza la modifica, nella legge elettorale del soggetto avente diritto al premio di maggioranza:coalizione e non lista) non se ne fa nulla. Punto a a capo, senza nulla concludere.
Alla Biennale di Venezia si prospetta la riconferma per il terzo incarico consecutivo di Paolo Baratta alla presidenza. Ma come, non ci si doveva fermare a due, al massimo, e nel caso di Baratta forse a quarto, essendo già stato altre due volte presidente, non consecutivamente? Sì per tutti ci si doveva e deve fermarsi a due, ma per Baratta. No, lo ha previsto l'ultima legge di stabilità, che ha derogato al principio dei due incarichi consecutivi. Quando ci sono gli amici non si guarda in faccia a niente e nessuno. Anche il direttore della sezione cinema, verrà prorogato di 12 mesi, come sia lui che Baratta speravano, si auguravano ed hanno ottenuto. Pur avendo denunciato quest'ultimo che in Italia si fanno molti film, troppi, dunque se ne devono fare meno, mentre loro due restano ancora per molti troppi anni al timone dell'Istituzione veneziana. Mentre nel resto del mondo ad ogni scadenza di mandato i vertici vengono rinnovati senza che caschi il mondo. In Italia no.
In Campidoglio tira una brutta aria, solo Marino non se ne accorge, fa finta di non accorgersi. Perchè non l'hanno mandato a casa? Non ne ha combinate già troppe, perfino la lunga vacanza in America mentre Roma era messa a fuoco e fiamme dai clan malavitosi ed attendeva il suo ritorno per dare il via ai lavori del Giubileo che non saranno mai finiti in tempo? Adesso se la prende con Alfano - che già di suo ha tante colpe al quale imputa di essere stato con Alemanno meno duro che con lui, perchè ambedue appartenevano al medesimo partito; dimenticando però che se lui non va a casa dipende solo dall'imminente Giubileo, dalla paura di perdere il Campidoglio da parte delle forze di sinistra e dalla volontà di resistere dei consiglieri comunali fino alla fine della legislatura, perchè anche loro 'tengono famiglia'.
E lui continua con la solita lentezza che ha fatto iniziare troppo tardi i lavori del Giubileo, solo perchè ha lottato strenuamente per mesi contro la nomina di un Commissario, la qual cosa ora ha dovuto subire, pur recalcitrando.
E con la sua solita e proverbiale lentezza, altro rimprovero che Roma gli fa - non ha ancora nominato il nuovo Amministratore delegato di Musica per Roma, lo spagnolo Noriega - esperto di corride e sponsorizzazioni, come sottolinea oggi sul Corriere maliziosamente Paolo Conti - dopo averlo scelto fra centinaia di candidati che avevano risposto ad un bando internazionale del quale Marino si vantava, ed averne resa nota l'elezione già un mese fa. Marino ancora non lo nomina (chissà con cosa sta barattando il decreto di nomina, a questo punto urgentissimo) ed anche il gioiello - così lo chiamano - dell'Auditorium rischia di perdere lucentezza ed accumulare ritardi.
Toh, chi si rivede. Paolo Pinamonti, musicologo veneziano, graziato da Mario Messinis, all'epoca sovrintendente della Fenice, che lo mise a fare il direttore artistico, e, finito il mandato di Messinis come di Pinamonti, richiesto dal teatro di Lisbona, dopo il quale anche Madrid, non volendo privarsi della sua competenza, lo chiamò a dirigere il teatro della Zarzuela.
Ora, al termine del mandato madrileno, ecco che Pinamonti riciccia a Napoli, al Teatro San Carlo, chiamato dalla Purchia, messa e confermata lì da Nastasi, contro il parere di De Magistris. Sempre meglio,quanto a competenza del suo predecessore De Vivo, fattosi direttore artistico sul campo- sappiamo come- senza nessuna credenziale precedente in fatto di preparazione, oltre quella di alcune recensioni discografiche per il vecchissimo Radio Corriere tv. Buonanima. Ma Pinamonti deve per forza fare il direttore artistico a vita? Non poteva tornare in laguna e mettersi, al Lido, meritatamente con i piedi a mollo?
Lamberto Sposini, vittima di un gravissimo problema, negli studi della 'Vita in diretta', alcuni anni fa, s'è rivolto alla magistratura chiedendo alla RAI per 'ritardi nei soccorsi' danni per 10.000.000,00 di Euro; la sua richiesta è stata respinta dal tribunale, in febbraio, Sposini ha presentato ricorso, e l'udienza è stata fissata per il luglio 2016, nel frattempo...
Analoga attesa, nonostante i proclami di Zingaretti, si ha nella prenotazione di visite mediche specialistiche in ospedali e analisi. Ad una nostra conoscente che aveva bisogno dell'eletrocardiogramma, e che aveva telefonato per questo ad un ospedale, hanno fissato un appuntamento per marzo del 2016, nel frattempo...
Alla Biennale di Venezia si prospetta la riconferma per il terzo incarico consecutivo di Paolo Baratta alla presidenza. Ma come, non ci si doveva fermare a due, al massimo, e nel caso di Baratta forse a quarto, essendo già stato altre due volte presidente, non consecutivamente? Sì per tutti ci si doveva e deve fermarsi a due, ma per Baratta. No, lo ha previsto l'ultima legge di stabilità, che ha derogato al principio dei due incarichi consecutivi. Quando ci sono gli amici non si guarda in faccia a niente e nessuno. Anche il direttore della sezione cinema, verrà prorogato di 12 mesi, come sia lui che Baratta speravano, si auguravano ed hanno ottenuto. Pur avendo denunciato quest'ultimo che in Italia si fanno molti film, troppi, dunque se ne devono fare meno, mentre loro due restano ancora per molti troppi anni al timone dell'Istituzione veneziana. Mentre nel resto del mondo ad ogni scadenza di mandato i vertici vengono rinnovati senza che caschi il mondo. In Italia no.
In Campidoglio tira una brutta aria, solo Marino non se ne accorge, fa finta di non accorgersi. Perchè non l'hanno mandato a casa? Non ne ha combinate già troppe, perfino la lunga vacanza in America mentre Roma era messa a fuoco e fiamme dai clan malavitosi ed attendeva il suo ritorno per dare il via ai lavori del Giubileo che non saranno mai finiti in tempo? Adesso se la prende con Alfano - che già di suo ha tante colpe al quale imputa di essere stato con Alemanno meno duro che con lui, perchè ambedue appartenevano al medesimo partito; dimenticando però che se lui non va a casa dipende solo dall'imminente Giubileo, dalla paura di perdere il Campidoglio da parte delle forze di sinistra e dalla volontà di resistere dei consiglieri comunali fino alla fine della legislatura, perchè anche loro 'tengono famiglia'.
E lui continua con la solita lentezza che ha fatto iniziare troppo tardi i lavori del Giubileo, solo perchè ha lottato strenuamente per mesi contro la nomina di un Commissario, la qual cosa ora ha dovuto subire, pur recalcitrando.
E con la sua solita e proverbiale lentezza, altro rimprovero che Roma gli fa - non ha ancora nominato il nuovo Amministratore delegato di Musica per Roma, lo spagnolo Noriega - esperto di corride e sponsorizzazioni, come sottolinea oggi sul Corriere maliziosamente Paolo Conti - dopo averlo scelto fra centinaia di candidati che avevano risposto ad un bando internazionale del quale Marino si vantava, ed averne resa nota l'elezione già un mese fa. Marino ancora non lo nomina (chissà con cosa sta barattando il decreto di nomina, a questo punto urgentissimo) ed anche il gioiello - così lo chiamano - dell'Auditorium rischia di perdere lucentezza ed accumulare ritardi.
Toh, chi si rivede. Paolo Pinamonti, musicologo veneziano, graziato da Mario Messinis, all'epoca sovrintendente della Fenice, che lo mise a fare il direttore artistico, e, finito il mandato di Messinis come di Pinamonti, richiesto dal teatro di Lisbona, dopo il quale anche Madrid, non volendo privarsi della sua competenza, lo chiamò a dirigere il teatro della Zarzuela.
Ora, al termine del mandato madrileno, ecco che Pinamonti riciccia a Napoli, al Teatro San Carlo, chiamato dalla Purchia, messa e confermata lì da Nastasi, contro il parere di De Magistris. Sempre meglio,quanto a competenza del suo predecessore De Vivo, fattosi direttore artistico sul campo- sappiamo come- senza nessuna credenziale precedente in fatto di preparazione, oltre quella di alcune recensioni discografiche per il vecchissimo Radio Corriere tv. Buonanima. Ma Pinamonti deve per forza fare il direttore artistico a vita? Non poteva tornare in laguna e mettersi, al Lido, meritatamente con i piedi a mollo?
Lamberto Sposini, vittima di un gravissimo problema, negli studi della 'Vita in diretta', alcuni anni fa, s'è rivolto alla magistratura chiedendo alla RAI per 'ritardi nei soccorsi' danni per 10.000.000,00 di Euro; la sua richiesta è stata respinta dal tribunale, in febbraio, Sposini ha presentato ricorso, e l'udienza è stata fissata per il luglio 2016, nel frattempo...
Analoga attesa, nonostante i proclami di Zingaretti, si ha nella prenotazione di visite mediche specialistiche in ospedali e analisi. Ad una nostra conoscente che aveva bisogno dell'eletrocardiogramma, e che aveva telefonato per questo ad un ospedale, hanno fissato un appuntamento per marzo del 2016, nel frattempo...
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venerdì 27 marzo 2015
Girondini riconfermato sovrintendente all'Arena di Verona. L'ha avuta vinta Tosi; dove si vede che Franceschini non conta.
Napoli e Verona: due casi due tecniche due vincitori due diversi suggeritori. Stessi guai.
A Napoli l'ha avuta vinta Nastasi che ha riconfermato lui stesso la Purchia alla sovrintendenza, alla faccia di De Magistris che con la Purchia non ha rapporti neppure di buona creanza. Come sono i conti non sappiamo, tanto è sempre la stessa storia. A Napoli, Teatro San Carlo, c'è un Museo di fresca costituzione, un tempo curato dalle amorevoli mani della Giulietta Minoli in Nastasi, mentre ora non sappiamo che fine abbia fatto, e via dicendo. Ed un Museo, inutilissimo, anche Verona.
Dove agli stessi problemi, si risponde con diverso copione. Girondini, l'ex sovrintendente, voleva lasciare. Vero? Sembrerebbe di no. Anzi una protesta pubblica aveva chiesto, anche attraverso le pagine del Corriere, di metterlo a riposo, mentre le cronache idiote indirizzate a persone ritenute allocche, dicono che si è ricandidato dopo le insistenti richieste del suo già benefattore Tosi, sindaco, ed ora candidato alla Regione Veneto. Il CdI, nel quale il sindaco ha la maggioranza, ha fatto il suo nome al ministro, il quale lo ha rinominato. E Girondini, alla faccia di tutti quelli che l'hanno di fatto protestato, è ancora lì.
Uno si chiede: dateci una sola ragione per convincere anche noi che Girondini abbia i titoli per restare nonostante che tutti, per semplice invidia (?), lo avrebbero voluto mandare a casa. La prima più importante ed unica ragione è che è l'uomo di Tosi. E basta. Ma come va la gestione dell'Arena? A gonfie vele nel rosso. L'Arena? Non è possibile, con quella platea oceanica. Sì, ma circa il 6o% dei biglietti rimane invenduto e non per ragioni atmosferiche. Ecco perchè si parla di un buco di circa 40 milioni di Euro, alla stregua del teatro peggio gestito di Italia, e con una capienza talmente ridotta che ogni spettacolo diventa un costo.
Girondini, infine, pare sia indagato per due diverse inchieste che hanno naturalmente sempre a che vedere con l'Arena.
Alle accuse Girondini risponde che sì l'Arena è grande, ma ha anche grandi spese. Certo. ma probabilmente da parte della sovrintendenza c'è stata una continua eccessiva elargizione al personale che ora dovrà sottoporsi ad una cura dimagrante fortissima. E forse si ricorrerà, oltre che alle scenografie virtuali, anche alle comparse virtuali.
Anni fa si scoprì che la società che gestiva la biglietteria, faceva la cresta, tratteneva percentuali alte e pagava molto in ritardo. Va ancora così? Oggi si accusa Girondini per la società che gestisce le vendite in Arena: un caso analogo?
E poi c'è il Museo dell'Opera 'virtuale'. ormai non basta più neanche l'Opera reale. Il Museo che si chiama dispettosamente AMO ( Museo Arena Opera) è un monumento allo spreco. Qualcosa da spartire con quello del Teatro san Carlo? Spreco identico. Identica mangiatoia, a Verona comunale, a Napoli soprattutto ministeriale.
A Napoli come a Verona nessuno dei dirigenti dei due teatri crede nell'Opera, a Napoli si sfruttano i Mondiali di calcio, a Verona si pattina sul ghiaccio d'inverno, in uno spettacolo agghiacciante, presentato per la Tv da una matrona rosa confetto, assolutamente fuori luogo e fuori ruolo.
Così va la lirica in Italia dalla 'nordica' Verona alla 'sudica' Napoli.
A Napoli l'ha avuta vinta Nastasi che ha riconfermato lui stesso la Purchia alla sovrintendenza, alla faccia di De Magistris che con la Purchia non ha rapporti neppure di buona creanza. Come sono i conti non sappiamo, tanto è sempre la stessa storia. A Napoli, Teatro San Carlo, c'è un Museo di fresca costituzione, un tempo curato dalle amorevoli mani della Giulietta Minoli in Nastasi, mentre ora non sappiamo che fine abbia fatto, e via dicendo. Ed un Museo, inutilissimo, anche Verona.
Dove agli stessi problemi, si risponde con diverso copione. Girondini, l'ex sovrintendente, voleva lasciare. Vero? Sembrerebbe di no. Anzi una protesta pubblica aveva chiesto, anche attraverso le pagine del Corriere, di metterlo a riposo, mentre le cronache idiote indirizzate a persone ritenute allocche, dicono che si è ricandidato dopo le insistenti richieste del suo già benefattore Tosi, sindaco, ed ora candidato alla Regione Veneto. Il CdI, nel quale il sindaco ha la maggioranza, ha fatto il suo nome al ministro, il quale lo ha rinominato. E Girondini, alla faccia di tutti quelli che l'hanno di fatto protestato, è ancora lì.
Uno si chiede: dateci una sola ragione per convincere anche noi che Girondini abbia i titoli per restare nonostante che tutti, per semplice invidia (?), lo avrebbero voluto mandare a casa. La prima più importante ed unica ragione è che è l'uomo di Tosi. E basta. Ma come va la gestione dell'Arena? A gonfie vele nel rosso. L'Arena? Non è possibile, con quella platea oceanica. Sì, ma circa il 6o% dei biglietti rimane invenduto e non per ragioni atmosferiche. Ecco perchè si parla di un buco di circa 40 milioni di Euro, alla stregua del teatro peggio gestito di Italia, e con una capienza talmente ridotta che ogni spettacolo diventa un costo.
Girondini, infine, pare sia indagato per due diverse inchieste che hanno naturalmente sempre a che vedere con l'Arena.
Alle accuse Girondini risponde che sì l'Arena è grande, ma ha anche grandi spese. Certo. ma probabilmente da parte della sovrintendenza c'è stata una continua eccessiva elargizione al personale che ora dovrà sottoporsi ad una cura dimagrante fortissima. E forse si ricorrerà, oltre che alle scenografie virtuali, anche alle comparse virtuali.
Anni fa si scoprì che la società che gestiva la biglietteria, faceva la cresta, tratteneva percentuali alte e pagava molto in ritardo. Va ancora così? Oggi si accusa Girondini per la società che gestisce le vendite in Arena: un caso analogo?
E poi c'è il Museo dell'Opera 'virtuale'. ormai non basta più neanche l'Opera reale. Il Museo che si chiama dispettosamente AMO ( Museo Arena Opera) è un monumento allo spreco. Qualcosa da spartire con quello del Teatro san Carlo? Spreco identico. Identica mangiatoia, a Verona comunale, a Napoli soprattutto ministeriale.
A Napoli come a Verona nessuno dei dirigenti dei due teatri crede nell'Opera, a Napoli si sfruttano i Mondiali di calcio, a Verona si pattina sul ghiaccio d'inverno, in uno spettacolo agghiacciante, presentato per la Tv da una matrona rosa confetto, assolutamente fuori luogo e fuori ruolo.
Così va la lirica in Italia dalla 'nordica' Verona alla 'sudica' Napoli.
martedì 24 marzo 2015
Soldi a Pereira, mentre ancora non si sa quanti per Fuortes e dall'Ongaro e neppure Sani. Nastasi riconferma, contro il sindaco, Purchia a Napoli
Alexander Pereira, per decisione del CdI, prenderà a stagione 240.000 Euro, che è quanto si può prendere dopo il tetto stabilito dal governo. E Fuortes? E Dall'Ongaro? e Sani, a Bolgogna. il capitolo 'amministrazione trasparente' delle singole fondazioni è sempre occultato, fottendosene di quanto ha raccomandato, nazi prescritto, il ministero. A proposito del quale, se neanche ora, con tutta l'angelica dedizione della Madia ed il velocismo decisionale di Renzi non si mette mano alla rotazione dei massimi dirigenti, non lo si farà mai più. Ed anche questo giro Nastasi resterà al suo posto, una specie di Incalza al Ministero della cultura. Con una sola differenza. che Incalza, per quanto regnasse despota, aveva per lo meno i collaudatori, a fine opera, Nastasi non ha nemmeno quelli. Quando lui decide che il San Carlo, che lui presiede da commissario, deve andare a Chicago per la Messa da requiem di Verdi, e qualcuno gli fa notare che non è il caso: costa troppo, non serve e che vuole andare a dimostrare il san Carlo - lui lo fa andare lo stesso e gli trova i soldi per andarci: glieli da lui, dalla casa del Ministero. A cose fatte chi gli va a contestare che è stata una trasferta beffa, inutile e costosa? nessuno, perchè al suo ministero non ci sono i collaudatori, e qualora ci fossero, sarebbero, anche quelli, scelti da Nastasi. Ora l'hanno messo in mezzo - giustamente - per i lavori al Teatro grande di Pompei. Come credete che andrà a finire? Nastasi ne uscirà come al solito immacoltao, contano troppo i suoi padrini e protettori.
Ora, l'ha fatta per l'ennesima volta, assai grossa. Sempre al san carlo, per la successione alla purchia, alla quale, per sua volontà succederà la Purchia. E Renzi? Troppo piccole beghe per interessarsene? Si sbaglia, se non coglie neppure ora l'occasione, Nastasi resterà lì per altri trent'anni, giacchè è ancora troppo giovane, anche se grande&grosso - ma solo di stazza. Ora a Napoli, appena lui, Nastasi, l'avrà nominata per la seconda volta, si avrà un teatro retto da una sovrintendente, in rotta di collisione con il presidente del CdI, il sindaco De Magistris. Ma Nastasi, non si ferma davanti a nulla e nessuno, mentre Renzi, continua a fair finta di niente.
Ora, l'ha fatta per l'ennesima volta, assai grossa. Sempre al san carlo, per la successione alla purchia, alla quale, per sua volontà succederà la Purchia. E Renzi? Troppo piccole beghe per interessarsene? Si sbaglia, se non coglie neppure ora l'occasione, Nastasi resterà lì per altri trent'anni, giacchè è ancora troppo giovane, anche se grande&grosso - ma solo di stazza. Ora a Napoli, appena lui, Nastasi, l'avrà nominata per la seconda volta, si avrà un teatro retto da una sovrintendente, in rotta di collisione con il presidente del CdI, il sindaco De Magistris. Ma Nastasi, non si ferma davanti a nulla e nessuno, mentre Renzi, continua a fair finta di niente.
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Purchia sostenuta da Nastasi sarà riconfermtata da Nastasi? Certamente no
Nel regno dell'opera buffa, Napoli, sta per andare in scena l'ultimo titolo di stagione: 'Rosanna sancarlina riconfermata', della premiata ditta Nastasi.
La storia che vi si narra, quella di Rosanna Purchia, è ben nota. Lei ha lavorato per secoli, nonostante la sua giovane età, al Piccolo Teatro di Milano, fino a quando - pochi anni fa - il grande e grosso direttore generale dello spettacolo, Salvo Nastasi, la vuole al suo fianco, al tempo del suo commissariamento del Teatro san Carlo. Il cui consiglio di amministrazione, come si chiamava fino all'altro ieri, era composto da tutti i notabili istituzionali di Napoli e Campania. Poi, quando Nastasi ha fatto ed ottenuto quello che voleva, va via dal san Carlo - ma vi lascia qualcuno a guardia del 'suo' teatro, la vigile mogliettina Giulia Minoli - e vi mette sulla poltrona più alta la Rosanna, la quale in questi anni fa tante cose criticatissime, dalla trasferta in America con coro e orchestra - costosissima, ma c'era Nastasi che provvedeva - alla farsa calcio/musica al tempo dei 'Mondiali', al balletto sul 'Requiem' di Mozart, senza dire della normale amministrazione che certo noi non abbiamo potuto seguire da vicino, ma sulla quale chissà quant'altro ci sarebbe stato da ridire.
Ad un certo punto alcuni consiglieri si dimettono e Nastasi, sempre lui, chiama un commissario - la volta precedente, dopo Lanza Tomasi da lui riabilitato e portato a modello, nonostante tutto, s'era insediato lui medesimo, grande & grosso - il presidente dell'Unione industriale di Napoli, e la Purchia, sotto vigilanza doppia in questo caso, Nastasi e Lignola, resta ad amministrare. C'era qualche problema di carattere finanziario? Non si capisce, forse sì, ma garantisce Nastasi che ce la lascia, invece di affidare tutto al Commissario.
Unico a non condividere la passione smodata nei confronti della Rosanna, è il cattivo De Magistris. Ma in questo caso non è ben chiaro se si comporta come la volpe con l'uva. visto che la Rosanna non ne vuole sapere; e allora De Magistris si vendica. Non la vuole più a Napoli. Lui sarebbe, anzi è, il presidente del CdI (così si chiama ora: Consiglio di Indirizzo) del teatro, quindi potrebbe imporsi.Ma fa male i conti perchè la Rosanna c'ha Nastasi al suo fianco.
Al cambio di gestione, voluto dalla cosiddetta 'legge Bray' De Magistris coglie l'occasione per mandare a casa la Rosanna. Diffonde un bando per la ricerca del nuovo sovrintendente. al quale partecipano una quarantina di personalità ( molte, in verità, sono personcine) fra le quali non c'è la Rosanna. E De Magistris canta vittoria. Ma la Rosanna, più scaltra del sindaco, anche perchè conta sui suggerimenti del suo protettore Nastasi, si fa nominare a Catania al Teatro Bellini dal sindaco Bianco che pensa di aver fatto un grande acquisto: una che viene dal Piccolo, prima del san Carlo, per l'ignaro sindaco è un bel colpo ( un copione tante volte visto e rivisto. C'è un gregario che alla prima caduta del caposquadra, monta lui in sella e da allora in poi, per miracolo, da semplice gregario diventa capo squadra per la vita: come è accaduto anche al san Carlo, dove gli esempi sono più d'uno. Come altrimenti leggere la storia e la carriera del più grande direttore artistico, ex gregario di tutti, Vincenzo De Vivo?). Ma la Purchia si tiene in caldo Catania, qualora... ma non ci va e non ci pensa neanche a trasferirsi. Se Bianco volesse, a Catania opera già il più grande regista ed impresario che la storia della musica conosca, Enrico Castiglione. Ci metta lui vedrà che fuochi d'artificio, oltre quelli che già ha fatto vedere con il suo festivalone.
La Rosanna,dunque, resta a Napoli in attesa, e all'ultimo minuto si ricandida anche lei al san Carlo.
E il Consiglio di indirizzo, presieduto da De Magistris, esaminate tutte le candidature, ricandida ufficialmente la Rosanna - con il voto contrario di De Magistris e di qualche altro consigliere - e la indica al Ministero di Nastasi ( e Franceschini) perchè Nastasi sancisca la nomina. ( finirà più o meno alla stessa maniera la riconferma di Girondini, avversato da molti, all'Arena di Verona, ma dove Tosi, presidente, tifa per lui )
.Come pensate che finirà la commedia napoletana? Con la riconferma di Rosanna? Affatto. Perchè Nastasi sicuramente non la rinominerà.
La storia che vi si narra, quella di Rosanna Purchia, è ben nota. Lei ha lavorato per secoli, nonostante la sua giovane età, al Piccolo Teatro di Milano, fino a quando - pochi anni fa - il grande e grosso direttore generale dello spettacolo, Salvo Nastasi, la vuole al suo fianco, al tempo del suo commissariamento del Teatro san Carlo. Il cui consiglio di amministrazione, come si chiamava fino all'altro ieri, era composto da tutti i notabili istituzionali di Napoli e Campania. Poi, quando Nastasi ha fatto ed ottenuto quello che voleva, va via dal san Carlo - ma vi lascia qualcuno a guardia del 'suo' teatro, la vigile mogliettina Giulia Minoli - e vi mette sulla poltrona più alta la Rosanna, la quale in questi anni fa tante cose criticatissime, dalla trasferta in America con coro e orchestra - costosissima, ma c'era Nastasi che provvedeva - alla farsa calcio/musica al tempo dei 'Mondiali', al balletto sul 'Requiem' di Mozart, senza dire della normale amministrazione che certo noi non abbiamo potuto seguire da vicino, ma sulla quale chissà quant'altro ci sarebbe stato da ridire.
Ad un certo punto alcuni consiglieri si dimettono e Nastasi, sempre lui, chiama un commissario - la volta precedente, dopo Lanza Tomasi da lui riabilitato e portato a modello, nonostante tutto, s'era insediato lui medesimo, grande & grosso - il presidente dell'Unione industriale di Napoli, e la Purchia, sotto vigilanza doppia in questo caso, Nastasi e Lignola, resta ad amministrare. C'era qualche problema di carattere finanziario? Non si capisce, forse sì, ma garantisce Nastasi che ce la lascia, invece di affidare tutto al Commissario.
Unico a non condividere la passione smodata nei confronti della Rosanna, è il cattivo De Magistris. Ma in questo caso non è ben chiaro se si comporta come la volpe con l'uva. visto che la Rosanna non ne vuole sapere; e allora De Magistris si vendica. Non la vuole più a Napoli. Lui sarebbe, anzi è, il presidente del CdI (così si chiama ora: Consiglio di Indirizzo) del teatro, quindi potrebbe imporsi.Ma fa male i conti perchè la Rosanna c'ha Nastasi al suo fianco.
Al cambio di gestione, voluto dalla cosiddetta 'legge Bray' De Magistris coglie l'occasione per mandare a casa la Rosanna. Diffonde un bando per la ricerca del nuovo sovrintendente. al quale partecipano una quarantina di personalità ( molte, in verità, sono personcine) fra le quali non c'è la Rosanna. E De Magistris canta vittoria. Ma la Rosanna, più scaltra del sindaco, anche perchè conta sui suggerimenti del suo protettore Nastasi, si fa nominare a Catania al Teatro Bellini dal sindaco Bianco che pensa di aver fatto un grande acquisto: una che viene dal Piccolo, prima del san Carlo, per l'ignaro sindaco è un bel colpo ( un copione tante volte visto e rivisto. C'è un gregario che alla prima caduta del caposquadra, monta lui in sella e da allora in poi, per miracolo, da semplice gregario diventa capo squadra per la vita: come è accaduto anche al san Carlo, dove gli esempi sono più d'uno. Come altrimenti leggere la storia e la carriera del più grande direttore artistico, ex gregario di tutti, Vincenzo De Vivo?). Ma la Purchia si tiene in caldo Catania, qualora... ma non ci va e non ci pensa neanche a trasferirsi. Se Bianco volesse, a Catania opera già il più grande regista ed impresario che la storia della musica conosca, Enrico Castiglione. Ci metta lui vedrà che fuochi d'artificio, oltre quelli che già ha fatto vedere con il suo festivalone.
La Rosanna,dunque, resta a Napoli in attesa, e all'ultimo minuto si ricandida anche lei al san Carlo.
E il Consiglio di indirizzo, presieduto da De Magistris, esaminate tutte le candidature, ricandida ufficialmente la Rosanna - con il voto contrario di De Magistris e di qualche altro consigliere - e la indica al Ministero di Nastasi ( e Franceschini) perchè Nastasi sancisca la nomina. ( finirà più o meno alla stessa maniera la riconferma di Girondini, avversato da molti, all'Arena di Verona, ma dove Tosi, presidente, tifa per lui )
.Come pensate che finirà la commedia napoletana? Con la riconferma di Rosanna? Affatto. Perchè Nastasi sicuramente non la rinominerà.
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lunedì 16 marzo 2015
Esegeti di Riccardo Muti - troppi, al Corriere della Sera - per l'intervista del celebre direttore sul Teatro San Carlo.
Riccardo Muti ha concesso un' intervista al 'Mattino', quotidiano di Napoli, nella quale s'è espresso a proposito della successione alla sovrintendenza del Teatro San Carlo, affermando che vorrebbe prossimo sovrintendente una personalità di livello e competenza internazionali - come dargli torto?- mentre assecondando il sindaco De Magistris che non vuole la riconferma della sovrintendente uscente, Rosanna Purchia, alla chiamata si sarebbe presentata una schiera di signori 'nessuno', perfino l'ex sovrintendente dell'Opera di Roma, Catello De Martino, artefice del disastro del Teatro della Capitale. Che lui naturalmente nega anche in faccia ai rilievi della Corte dei Conti e forse anche della magistratura ordinari. De Martino, detto per inciso, non si è candidato solo a Napoli, anche a Verona. quando si dice la faccia...
Nastasi che ce l'ha messa, preme per farvi restare la Purchia, De Magistris non la vuole, il Consiglio di indirizzo chi indicherà fra gli oltre 40 che si sono candidati?
Ma Muti a chi si riferiva parlando delle caratteristiche del prossimo sovrintendente? Secondo Valerio Cappelli, sul Corriere di oggi, un tempo esegeta fidato del direttore e cantor dell'ex sovrintendente De Martino, quando era in sella, e del suo scudiero Alessio Vlad, suo carissimo amico, il nome è pronto lì: Rosanna Purchia che ha sanato i bilanci... Ma non c'era un commissario al Teatro san Carlo,negli ultimi mesi? E perchè un commissario se la Purchia amministrava bene il teatro? C'era arrivato solo perchè s'erano dimessi un pò di consiglieri del CdA? O forse la Purchia il ministero di Nastasi ce l'ha tenuta comunque là, perchè era una sua diretta emanazione?
Paolo Isotta, sempre sul medesimo Corriere e sempre oggi, spiega l'internazionalità espressa ed auspicata da Muti. Il Maestro non intendeva dire 'uno straniero', ma una personalità di 'livello internazionale'. E precisa, ad usum del maestro Muti, che fra i candidati, di personalità di livello internazionale ve ne sono almeno tre: il grandissimo direttore d'orchestra, Elio Boncompagni, anni 82, già sovrintendente in altri capitali europee; il pianista Nazzareno Carusi, anni 45, responsabile per la musica di Forza Italia e per Isotta uno dei più grandi pianisti viventi, e c'è anche una signora, Elsa Evangelista, direttrice del Conservatorio di Napoli, ma di lei che è una signora niente anni. Ci venga un colpo se abbiamo mai sentito parlare di Carusi e della Evangelista. Si vede che siamo ormai fuori del giro e perciò disinformati.
Poi Muti rivela la vera ragione della sua fuga da Roma. L'ambiente poco tranquillo e perciò insicuro per il lavoro, emerso, ancor prima degli scioperi estivi, al tempo della tournée in Giappone. Cappelli precisa un pò di cose che nell'intervista precise non sono e poi contraddice apertamente il maestro quando parla della acustica del san Carlo, ritenuta ottima da Muti e che Valerio Cappelli, riportando un'opinione di De Simone, ritiene deteriorata dopo i lavori di restauro, curati da Elisabetta Fabbri, alla quale i restauri furono affidati da Nastasi, che la volle anche a Bari per il Petruzzelli ed altrove, ovunque ci fosse da restaurare un teatro, Scala e Fenice compresa e pure a Firenze, dove proprio oggi , ma per la celebre caserma, è intervenuta la magistratura, anche con arresti.
Insomma mentre sembra da una parte che Cappelli fiancheggi le scelte del Ministero e di Nastasi, che nelle sue preferenze ha preso il posto che un tempo era di De Martino; nel caso dell'acustica del san Carlo, forse ignora che la longa manus che ha affidato all'architetto Elisabetta Fabbri, era proprio quella di Nastasi, commissario del teatro durante i lavori e dopo, quando trovò il tempo ed il modo di piazzarvi anche la sua mogliettina in un museo del teatro ( MeMus) che a qualcuno sembrò creato apposta. E non si meravigli nessuno di questa malignità. troppe se ne sono viste nel nostro paese sotto il sole, per non dar credito anche a quest'ultima.
Ora ai due esegeti del pensiero mutiano, autorevolissimi, un altro umilmente osa aggiungersi. Noi. Per dire al maestro Muti che stimiamo perfino quando non condividiamo alcune sue scelte, che la stessa internazionalità del sovrintendente del san Carlo, avrebbe dovuto pretenderla anche a Roma, quando all'Opera accettò che la dirigessero, negli anni di sua permanenza, De Martino e Vlad che certamente questo profilo internazionale non avevano.
Nastasi che ce l'ha messa, preme per farvi restare la Purchia, De Magistris non la vuole, il Consiglio di indirizzo chi indicherà fra gli oltre 40 che si sono candidati?
Ma Muti a chi si riferiva parlando delle caratteristiche del prossimo sovrintendente? Secondo Valerio Cappelli, sul Corriere di oggi, un tempo esegeta fidato del direttore e cantor dell'ex sovrintendente De Martino, quando era in sella, e del suo scudiero Alessio Vlad, suo carissimo amico, il nome è pronto lì: Rosanna Purchia che ha sanato i bilanci... Ma non c'era un commissario al Teatro san Carlo,negli ultimi mesi? E perchè un commissario se la Purchia amministrava bene il teatro? C'era arrivato solo perchè s'erano dimessi un pò di consiglieri del CdA? O forse la Purchia il ministero di Nastasi ce l'ha tenuta comunque là, perchè era una sua diretta emanazione?
Paolo Isotta, sempre sul medesimo Corriere e sempre oggi, spiega l'internazionalità espressa ed auspicata da Muti. Il Maestro non intendeva dire 'uno straniero', ma una personalità di 'livello internazionale'. E precisa, ad usum del maestro Muti, che fra i candidati, di personalità di livello internazionale ve ne sono almeno tre: il grandissimo direttore d'orchestra, Elio Boncompagni, anni 82, già sovrintendente in altri capitali europee; il pianista Nazzareno Carusi, anni 45, responsabile per la musica di Forza Italia e per Isotta uno dei più grandi pianisti viventi, e c'è anche una signora, Elsa Evangelista, direttrice del Conservatorio di Napoli, ma di lei che è una signora niente anni. Ci venga un colpo se abbiamo mai sentito parlare di Carusi e della Evangelista. Si vede che siamo ormai fuori del giro e perciò disinformati.
Poi Muti rivela la vera ragione della sua fuga da Roma. L'ambiente poco tranquillo e perciò insicuro per il lavoro, emerso, ancor prima degli scioperi estivi, al tempo della tournée in Giappone. Cappelli precisa un pò di cose che nell'intervista precise non sono e poi contraddice apertamente il maestro quando parla della acustica del san Carlo, ritenuta ottima da Muti e che Valerio Cappelli, riportando un'opinione di De Simone, ritiene deteriorata dopo i lavori di restauro, curati da Elisabetta Fabbri, alla quale i restauri furono affidati da Nastasi, che la volle anche a Bari per il Petruzzelli ed altrove, ovunque ci fosse da restaurare un teatro, Scala e Fenice compresa e pure a Firenze, dove proprio oggi , ma per la celebre caserma, è intervenuta la magistratura, anche con arresti.
Insomma mentre sembra da una parte che Cappelli fiancheggi le scelte del Ministero e di Nastasi, che nelle sue preferenze ha preso il posto che un tempo era di De Martino; nel caso dell'acustica del san Carlo, forse ignora che la longa manus che ha affidato all'architetto Elisabetta Fabbri, era proprio quella di Nastasi, commissario del teatro durante i lavori e dopo, quando trovò il tempo ed il modo di piazzarvi anche la sua mogliettina in un museo del teatro ( MeMus) che a qualcuno sembrò creato apposta. E non si meravigli nessuno di questa malignità. troppe se ne sono viste nel nostro paese sotto il sole, per non dar credito anche a quest'ultima.
Ora ai due esegeti del pensiero mutiano, autorevolissimi, un altro umilmente osa aggiungersi. Noi. Per dire al maestro Muti che stimiamo perfino quando non condividiamo alcune sue scelte, che la stessa internazionalità del sovrintendente del san Carlo, avrebbe dovuto pretenderla anche a Roma, quando all'Opera accettò che la dirigessero, negli anni di sua permanenza, De Martino e Vlad che certamente questo profilo internazionale non avevano.
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domenica 15 marzo 2015
Popolo di eroi: Zigante,Orazi,Pietrantonio,Di Benedetto,Carusi,Rendine,Meli... e di eroine: Purchia.
Dell'eroina Purchia abbiamo già parlato in questi giorni. Lei è già scaduta al Teatro san Carlo di Napoli, ma desidera restarvi, contro il parere di De Magistris. Se gli andrà male ha in tasca la nomina al Teatro Bellini di Catania. Insomma certe eroine una volta scoperte tutti se le contendono. Ci sembra di rileggere la storia di Georg PhilipTelemann, grande quanto la Purchia, sovrintendente ad Amburgo, fattosi incaricare a Lipsia, facendo scartare Bach, per ottenere da Amburgo un trattamento migliore, come poi accadrà, lasciando Lipsia al povero Johann Sebastian Bach. E' il destino dei/delle grandi.
Tutti gli altri, eroi ciascuno a suo modo, compongono la squadra degli aspiranti alla sovrintendenza del Teatro san Carlo di Napoli.
A cominciare da Nazzareno Carusi, pianista, divenuto da poco responsabile per la musica di Forza Italia, e perciò candidato n.1 per tutte le sovrintendente che si libereranno d'ora in avanti.
Per seguire con Sergio Rendine, compositore di un certo successo, che il giro delle sette chiese -anche se basiliche minori fino ad ora (Chieti,Lecce,Palermo) - lo ha già fatto; di cui però si dice che è stato bruciato proprio nei giorni scorsi. E, perciò, nonostante gli appoggi di una superpotente e supermisteriosa lobby, sul san Carlo è costretto a mettere una croce sopra.
C'è poi Filippo Zigante, scartato subito perché non ha l'età, anzi perché l'età l'ha superata a tempo; gli hanno detto di pazientare ancor per 4 anni per andare a sostituire Lanza Tomasi che di anni ne ha 81, mentre lui appena 77.
C'è poi Di Benedetto che dopo gli anni gloriosi - da eroe! - passati, dopo la Scala, a santa Cecilia con Berio, ha cominciato a girare all'impazzata ( Genova, Cagliari) da dove avanza e pretende buonuscite che chissà se un giorno vedrà. Riuscirà questa volta il nostro eroe a rimettersi in sella?
E Claudio Orazi? Da poco disarcionato da cavallo a Trieste, per farvi salire Stefano Pace, con gli attributi a posto, spera di risalire in sella a Napoli. L'impresa più memorabile che si ricordi di Orazi è il progetto della copertura dell'Arena di Verona, per non far bagnare le scenografie. Il progetto fu presentato - lo ricordiamo come fosse oggi - nella sede della Stampa estera a Roma, fra le risa generali. Se ce la farà a Napoli occorrerà stare attenti a non assecondarlo nel suo progetto di scoperchiare - solo d'estate - il san Carlo.
E Maurizio Pietrantonio? Sono passati i bei ( ?) tempi della sua sovrintendenza a Cagliari, della quale si ricorda l'assunzione, poi denunciata ( che carattere!), per consiglio e suggerimento di Nastasi e Letta, della signora Crivellenti, come responsabile della biglietteria, per ritrovarsela, alla sua uscita, catapultata sulla poltrona di sovrintendente. Che svolse divinamente a detta anche di Davide Livermore, il regista che in questi giorni sta per volare alla volta di Valencia. Lui assicura che la Crivellenti è la migliore sovrintendente su piazza. Perchè, allora, non la prende a lavorare con lui a Valencia, visto che lei lo chiamò a Cagliari per una regia ( I Sardana)? Perchè non si è presentata a Napoli? Pietrantonio al san Carlo ha già un precedente; non sappiamo però se ciò possa costituire titolo di merito.
E poi c'è Mauro Meli. Mettiamoci l'anima in pace; ce lo ritroveremo in tutti i posti dove ci sarà un posto di vertice libero. Dopo Cagliari, Milano e Parma, e di nuovo a Cagliari, ha concorso a Verona, a Cagliari ancora, ed ora a Napoli, e forse più avanti anche in tutta Italia. Perchè no? Lui è più eroe ed eroico di tanti. Ha solo il difetto di spendere molto, come l'hanno accusato sempre, e lui sempre ha negato.
Tutti gli altri, eroi ciascuno a suo modo, compongono la squadra degli aspiranti alla sovrintendenza del Teatro san Carlo di Napoli.
A cominciare da Nazzareno Carusi, pianista, divenuto da poco responsabile per la musica di Forza Italia, e perciò candidato n.1 per tutte le sovrintendente che si libereranno d'ora in avanti.
Per seguire con Sergio Rendine, compositore di un certo successo, che il giro delle sette chiese -anche se basiliche minori fino ad ora (Chieti,Lecce,Palermo) - lo ha già fatto; di cui però si dice che è stato bruciato proprio nei giorni scorsi. E, perciò, nonostante gli appoggi di una superpotente e supermisteriosa lobby, sul san Carlo è costretto a mettere una croce sopra.
C'è poi Filippo Zigante, scartato subito perché non ha l'età, anzi perché l'età l'ha superata a tempo; gli hanno detto di pazientare ancor per 4 anni per andare a sostituire Lanza Tomasi che di anni ne ha 81, mentre lui appena 77.
C'è poi Di Benedetto che dopo gli anni gloriosi - da eroe! - passati, dopo la Scala, a santa Cecilia con Berio, ha cominciato a girare all'impazzata ( Genova, Cagliari) da dove avanza e pretende buonuscite che chissà se un giorno vedrà. Riuscirà questa volta il nostro eroe a rimettersi in sella?
E Claudio Orazi? Da poco disarcionato da cavallo a Trieste, per farvi salire Stefano Pace, con gli attributi a posto, spera di risalire in sella a Napoli. L'impresa più memorabile che si ricordi di Orazi è il progetto della copertura dell'Arena di Verona, per non far bagnare le scenografie. Il progetto fu presentato - lo ricordiamo come fosse oggi - nella sede della Stampa estera a Roma, fra le risa generali. Se ce la farà a Napoli occorrerà stare attenti a non assecondarlo nel suo progetto di scoperchiare - solo d'estate - il san Carlo.
E Maurizio Pietrantonio? Sono passati i bei ( ?) tempi della sua sovrintendenza a Cagliari, della quale si ricorda l'assunzione, poi denunciata ( che carattere!), per consiglio e suggerimento di Nastasi e Letta, della signora Crivellenti, come responsabile della biglietteria, per ritrovarsela, alla sua uscita, catapultata sulla poltrona di sovrintendente. Che svolse divinamente a detta anche di Davide Livermore, il regista che in questi giorni sta per volare alla volta di Valencia. Lui assicura che la Crivellenti è la migliore sovrintendente su piazza. Perchè, allora, non la prende a lavorare con lui a Valencia, visto che lei lo chiamò a Cagliari per una regia ( I Sardana)? Perchè non si è presentata a Napoli? Pietrantonio al san Carlo ha già un precedente; non sappiamo però se ciò possa costituire titolo di merito.
E poi c'è Mauro Meli. Mettiamoci l'anima in pace; ce lo ritroveremo in tutti i posti dove ci sarà un posto di vertice libero. Dopo Cagliari, Milano e Parma, e di nuovo a Cagliari, ha concorso a Verona, a Cagliari ancora, ed ora a Napoli, e forse più avanti anche in tutta Italia. Perchè no? Lui è più eroe ed eroico di tanti. Ha solo il difetto di spendere molto, come l'hanno accusato sempre, e lui sempre ha negato.
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Quanto conta l'età? Conta e non conta. Conta per Filippo Zigante ma non per Gioacchino Lanza Tomasi
Quando abbiamo letto la notizia recente della nomina ministeriale di Gioacchino Lanza Tomasi a sovrintendente dell'Istituto Nazionale del Dramma Antico di Siracusa, età 81 anni, ci siamo detti che anche noi, che di anni ne abbiamo ancora qualcuno sotto i settanta, potevamo concorrere a qualche incarico nel settore di nostra competenza, anche se dobbiamo notare pure che il nobile principe palermitano dai teatri d'opera è finito a dirigere un istituto di teatro di prosa classico, dall'oggi al domani e senza un corso accelerato di aggiornamento. Non fa nulla, direte, in fondo si tratta di territori contigui.
Dunque l'età non conta e del resto come si può buttare in discarica una personalità come il principe Lanza, solo perchè ha 81 anni? Franceschini e Nastasi della premiata ditta del 'Collegio Romano', e di chissà quante altre ditte e sottoditte, hanno fatto bene a conferirgli quel prestigioso incarico, fottendosene delle direttive di Renzi in tema di rottamazione.
Poi arriva il concorso ( manifestazione di interesse così si dice oggi, per la sovrintendenza del Teatro san Carlo di Napoli, dove c'è un commissario, Michele Lignola - messo lì dal governo e che è il presidente di Confindustria Campania, a causa delle dimissioni di gran parte del precedente consiglio di amministrazione - il quale lascia lì sia sovrintendente che direttore artistico - cosiddetti! - i quali giungono a fine mandato e perciò si procede al reperimento dei nuovi vertici. Manifestano interesse ( presentano la loro candidatura) per quell'incarico, per il quale il sindaco De Magistris non ci vuole più la Purchia ( la quale s'è parato il 'lato b' tenendo in serbo il medesimo incarico a Catania, se a Napoli le andasse male) in tanti a cominciare da Filippo Zigante, che al San carlo è già stato direttore artistico e che ora vorrebbe cambiare casacca proponendosi come sovrintendente (nell'Italia di oggi, detto per inciso, la differenza fra direzione artistica e sovrintendenza in un grande teatro non è più vista come dirimente, in fondo un incarico vale l'altro, tanto poi c'è il ministero che manda il commissario a ripianare debiti e teatro, mandando a casa mezzo personale).
Zigante no, non può concorrere, scrive 'Il mattino' dell'altro ieri, per limiti di età: infatti il maestro Zigante ha 77 anni. Il maestro se l'è presa, ma dal ministero gli hanno assicurato che succederà a Lanza Tomasi a Siracusa, non appena finirà l'incarico, giusto quando anche Zigante avrà 81 anni, e cioè fra quattro anni. a Zigante non resta che attendere con calma.
Come si vede, con l'intervento miracoloso del Ministero, a tutto c'è rimedio
Dunque l'età non conta e del resto come si può buttare in discarica una personalità come il principe Lanza, solo perchè ha 81 anni? Franceschini e Nastasi della premiata ditta del 'Collegio Romano', e di chissà quante altre ditte e sottoditte, hanno fatto bene a conferirgli quel prestigioso incarico, fottendosene delle direttive di Renzi in tema di rottamazione.
Poi arriva il concorso ( manifestazione di interesse così si dice oggi, per la sovrintendenza del Teatro san Carlo di Napoli, dove c'è un commissario, Michele Lignola - messo lì dal governo e che è il presidente di Confindustria Campania, a causa delle dimissioni di gran parte del precedente consiglio di amministrazione - il quale lascia lì sia sovrintendente che direttore artistico - cosiddetti! - i quali giungono a fine mandato e perciò si procede al reperimento dei nuovi vertici. Manifestano interesse ( presentano la loro candidatura) per quell'incarico, per il quale il sindaco De Magistris non ci vuole più la Purchia ( la quale s'è parato il 'lato b' tenendo in serbo il medesimo incarico a Catania, se a Napoli le andasse male) in tanti a cominciare da Filippo Zigante, che al San carlo è già stato direttore artistico e che ora vorrebbe cambiare casacca proponendosi come sovrintendente (nell'Italia di oggi, detto per inciso, la differenza fra direzione artistica e sovrintendenza in un grande teatro non è più vista come dirimente, in fondo un incarico vale l'altro, tanto poi c'è il ministero che manda il commissario a ripianare debiti e teatro, mandando a casa mezzo personale).
Zigante no, non può concorrere, scrive 'Il mattino' dell'altro ieri, per limiti di età: infatti il maestro Zigante ha 77 anni. Il maestro se l'è presa, ma dal ministero gli hanno assicurato che succederà a Lanza Tomasi a Siracusa, non appena finirà l'incarico, giusto quando anche Zigante avrà 81 anni, e cioè fra quattro anni. a Zigante non resta che attendere con calma.
Come si vede, con l'intervento miracoloso del Ministero, a tutto c'è rimedio
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giovedì 5 marzo 2015
Finto bando pubblico per manifestazione di interesse alla nomina di sovrintendente delle fondazioni liriche.Napoli,verona,cagliari, parma...
Da qualche mese la democrazia s'è impiantata prepotentemente nella gestione delle nostre istituzioni culturali, prime fra tutte le fondazioni liriche che rappresentano una rete ben distribuita sul territorio, produttiva se viene ben amministrata, e di enorme interesse per lo sviluppo.
D'ora in avanti, viene da pensare che episodi come quelli del Teatro Massimo di Palermo dove il sindaco Orlando ha messo a capo, per sua insindacabile volontà e disposizione, il suo assessore Giambrone - già al secondo giro, essendo passato anni fa dall'assessorato comunale al teatro - non si verificheranno più in Italia.
Quando si deve scegliere il vertice di una fondazione lirica che ha una notevole responsabilità in fatto di gestione e di promozione culturale, i sindaci - che restano, nonostante la loro palese ignoranza in materia, a capo delle fondazioni liriche, del loro consiglio di indirizzo intendiamo - si stanno a bituando ad utilizzare lo strumento del bando pubblico. Chi intende essere valutato per la sovrintendenza di una fondazione lirica, ritenendo di avere titoli ed esperienza necessari ed adeguiati, segnali il suo nome all'ente, accludendo il suo curriculum di studi e professionale. Chi averà più titoli ed esperienza sarà prescelto. Tutto bene, sì. Salvo che per una postilla del bando. I sindaci non sono tenuti a scegliere necessariamente dall'elenco dei candidati, possono insomma fottersene e fare di testa propria.
E' quanto è accaduto, ad esempio, a Parma, al Teatro Regio - che non è fondazione lirica, sebbene abbia un passato ed una storia assolutamente grandiosi. Pizzarotti ha fatto anche lui un bando, ha creato una commissione esaminatrice e poi ha scelto due persone che non si erano neppure candidate. Non vogliamo difendere i candidati ritenuti idonei dalla commissione presieduta da Cristiano Chiarot, sovrintendente della Fenice. Anche il candidato segnalato dalla Commissione non aveva i requisiti di esperienze neppure di preparazione per ottenere quell'incarico. E, perciò, in quel caso ci sentiamo di dire, per le nostre modeste conoscenze, che quella Commissione aveva toppato, oppure aveva scelto il meno peggio in fatto di preparazione ed esperienza.
Anche il Teatro di Cagliari, dopo l'uscita di Meli, era ricorso al medesimo bando. Fra i candidati ci sembra abbia fatto una scelta giusta, nominando Angela Spocci, che non apparterrà alla crema della crema del mondo musicale, però il mestiere di sovrintendente lo ha già fatto e pure a Cagliari, da commissario, anni fa.
Ora ci prova anche Napoli per sostituire la Purchia, il cui mandato è terminato. E anche nel bando del San Carlo, firmato da De Magistris, c'è la solita clausola di salvaguardia del conosciuto vizio della politica di impicciarsi di cose che non conosce e non capisce. E siamo certi che la scelta anche a Napoli avverrà per insindacabile decisione di De Magistris che presiede il cosiddetto Consiglio di indirizzo.
Come del resto è accaduto a Roma, dove la riconferma di Fuortes - che ancora non molla 'Musica per Roma', per la quale il sindaco ha promesso anche lì un bando internazionale, che ancora non si è visto - è stata fatta da un Consiglio di indirizzo nel quale siede la crocerossina Maria Pia Garavaglia, la scrittrice e televisiva Maria Pia Ammirati, una signora addetta alle pubbliche relazioni - della quale non ricordiamo il nome, ci perdoni - ed un economista. Dunque ha scelto Marino, incurante della figuraccia che lui e Fuortes hanno fatto agli occhi del mondo con la cosiddetta minacciata 'esternalizzazione'. Vedremo cosa saprà fare Fuortes. Per ora il bilancio l'ha sanato il governo ( Legge Bray) e non lui, e gli sponsor ancora non li ha nè trovati nè portati, solo minacciati. Staremo a vedere.
A Genova ha scelto il sindaco Doria, chiamando da Parma Maurizio Roi ( a Parma Genova era già ricorsa in un'altra occasione. Speriamo vada tutto bene, visto che quello genovese è uno dei teatri nella grande tormenta). Ed anche Bologna, spodestato Ernani, ha messo in trono Sani, per volontà esclusiva, divina addirittura, nonostante la matrice politica del sindaco.
Trieste, sembra fuori dei confini italiani, facciamo fatica a capire che cosa succede lì.
Ora c'è anche il Caso Arena di Verona, il cui sovrintendente uscente, Girondini, imposto già una volta dal democratico Tosi, senza averne competenza ed esperienza, ma solo fedeltà al sindaco, era stato contestato anche pubblicamente, da alcuni esponenti del mondo musicale che ne chiedevano la destituzione. E invece no, dopo il bando, e le infinite candidature, come i sovrintendenti appartenenti alla 'compagnia di giro per le sovrintendenze' fra cui anche Catello De Martino, Francesco Ernani, Angela Spocci, Mauro Meli, e pure Ferdinando Pinto, il quale si sarà detto. ma se partecipano tutti quei... perchè non posso partecipare io, in considerazione del glorioso passato della sua gestione al Petruzzelli, ante incendio; ed altri trentacinque candidati, quell'elenco è stato stracciato dal sindaco.Tosi se ne è fregato di tutto e tutti ed ha fatto candidare dal Consiglio di indirizzo nuovamente Girondini che, ovviamente non compare in quell'elenco. A Lui pensa Tosi.
Ci dite, di grazia, perchè dovremmo credere alle riforme ed alla volontà del ministero di Franceschini e Nastasi di voltar pagina.
D'ora in avanti, viene da pensare che episodi come quelli del Teatro Massimo di Palermo dove il sindaco Orlando ha messo a capo, per sua insindacabile volontà e disposizione, il suo assessore Giambrone - già al secondo giro, essendo passato anni fa dall'assessorato comunale al teatro - non si verificheranno più in Italia.
Quando si deve scegliere il vertice di una fondazione lirica che ha una notevole responsabilità in fatto di gestione e di promozione culturale, i sindaci - che restano, nonostante la loro palese ignoranza in materia, a capo delle fondazioni liriche, del loro consiglio di indirizzo intendiamo - si stanno a bituando ad utilizzare lo strumento del bando pubblico. Chi intende essere valutato per la sovrintendenza di una fondazione lirica, ritenendo di avere titoli ed esperienza necessari ed adeguiati, segnali il suo nome all'ente, accludendo il suo curriculum di studi e professionale. Chi averà più titoli ed esperienza sarà prescelto. Tutto bene, sì. Salvo che per una postilla del bando. I sindaci non sono tenuti a scegliere necessariamente dall'elenco dei candidati, possono insomma fottersene e fare di testa propria.
E' quanto è accaduto, ad esempio, a Parma, al Teatro Regio - che non è fondazione lirica, sebbene abbia un passato ed una storia assolutamente grandiosi. Pizzarotti ha fatto anche lui un bando, ha creato una commissione esaminatrice e poi ha scelto due persone che non si erano neppure candidate. Non vogliamo difendere i candidati ritenuti idonei dalla commissione presieduta da Cristiano Chiarot, sovrintendente della Fenice. Anche il candidato segnalato dalla Commissione non aveva i requisiti di esperienze neppure di preparazione per ottenere quell'incarico. E, perciò, in quel caso ci sentiamo di dire, per le nostre modeste conoscenze, che quella Commissione aveva toppato, oppure aveva scelto il meno peggio in fatto di preparazione ed esperienza.
Anche il Teatro di Cagliari, dopo l'uscita di Meli, era ricorso al medesimo bando. Fra i candidati ci sembra abbia fatto una scelta giusta, nominando Angela Spocci, che non apparterrà alla crema della crema del mondo musicale, però il mestiere di sovrintendente lo ha già fatto e pure a Cagliari, da commissario, anni fa.
Ora ci prova anche Napoli per sostituire la Purchia, il cui mandato è terminato. E anche nel bando del San Carlo, firmato da De Magistris, c'è la solita clausola di salvaguardia del conosciuto vizio della politica di impicciarsi di cose che non conosce e non capisce. E siamo certi che la scelta anche a Napoli avverrà per insindacabile decisione di De Magistris che presiede il cosiddetto Consiglio di indirizzo.
Come del resto è accaduto a Roma, dove la riconferma di Fuortes - che ancora non molla 'Musica per Roma', per la quale il sindaco ha promesso anche lì un bando internazionale, che ancora non si è visto - è stata fatta da un Consiglio di indirizzo nel quale siede la crocerossina Maria Pia Garavaglia, la scrittrice e televisiva Maria Pia Ammirati, una signora addetta alle pubbliche relazioni - della quale non ricordiamo il nome, ci perdoni - ed un economista. Dunque ha scelto Marino, incurante della figuraccia che lui e Fuortes hanno fatto agli occhi del mondo con la cosiddetta minacciata 'esternalizzazione'. Vedremo cosa saprà fare Fuortes. Per ora il bilancio l'ha sanato il governo ( Legge Bray) e non lui, e gli sponsor ancora non li ha nè trovati nè portati, solo minacciati. Staremo a vedere.
A Genova ha scelto il sindaco Doria, chiamando da Parma Maurizio Roi ( a Parma Genova era già ricorsa in un'altra occasione. Speriamo vada tutto bene, visto che quello genovese è uno dei teatri nella grande tormenta). Ed anche Bologna, spodestato Ernani, ha messo in trono Sani, per volontà esclusiva, divina addirittura, nonostante la matrice politica del sindaco.
Trieste, sembra fuori dei confini italiani, facciamo fatica a capire che cosa succede lì.
Ora c'è anche il Caso Arena di Verona, il cui sovrintendente uscente, Girondini, imposto già una volta dal democratico Tosi, senza averne competenza ed esperienza, ma solo fedeltà al sindaco, era stato contestato anche pubblicamente, da alcuni esponenti del mondo musicale che ne chiedevano la destituzione. E invece no, dopo il bando, e le infinite candidature, come i sovrintendenti appartenenti alla 'compagnia di giro per le sovrintendenze' fra cui anche Catello De Martino, Francesco Ernani, Angela Spocci, Mauro Meli, e pure Ferdinando Pinto, il quale si sarà detto. ma se partecipano tutti quei... perchè non posso partecipare io, in considerazione del glorioso passato della sua gestione al Petruzzelli, ante incendio; ed altri trentacinque candidati, quell'elenco è stato stracciato dal sindaco.Tosi se ne è fregato di tutto e tutti ed ha fatto candidare dal Consiglio di indirizzo nuovamente Girondini che, ovviamente non compare in quell'elenco. A Lui pensa Tosi.
Ci dite, di grazia, perchè dovremmo credere alle riforme ed alla volontà del ministero di Franceschini e Nastasi di voltar pagina.
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