sabato 1 agosto 2026

Vagli, Lucca. Vogliono iscrivere don Lorenzo Milani, priore di Barbiana, al partito della Destra, anticomunista ( Adnkronos)

 

Don Milani, inaugurata la statua con frase anti-comunista: scoppia la polemica

 A Vagli Sotto, in provincia di Lucca, è stata inaugurata la contestata scultura in marmo dedicata a don Lorenzo Milani (1923-1967), accompagnata dalla targa riportante una frase attribuita al priore di Barbiana che nei giorni scorsi ha alimentato un acceso dibattito. Nonostante le richieste di rimozione o modifica avanzate dalla Fondazione don Lorenzo Milani e da altre realtà legate alla sua eredità culturale, il Comune ha confermato il testo originario della lapide, dove si legge: "Il comunismo è la mediazione e l'organizzazione politica di ogni male, al fine di consentire a una classe dirigente parassitaria e brutale la gestione di ogni forma di potere sulle spalle degli ultimi".  

Alla cerimonia erano presenti, tra gli altri, il consigliere regionale di Forza Italia Jacopo Maria Ferri e Alessandro Mazzerelli, fondatore del Movimento Autonomista Toscano, che da anni sostiene di avere ascoltato personalmente da don Milani, il 31 luglio 1966, la frase riportata sulla targa. Assente, invece, il parroco del paese. Il sindaco di Vagli Sotto, Mario Puglia, ha spiegato che la decisione è stata assunta dopo un ulteriore confronto con Mazzerelli e condivisa dal Consiglio comunale, con il parere favorevole anche del gruppo di opposizione. "La scritta rimane al suo posto", ha dichiarato il primo cittadino, confermando la volontà dell'amministrazione di non apportare modifiche. 

Di segno opposto la posizione della Fondazione don Lorenzo Milani, come riferisce il "Corriere Fiorentino". Il presidente Agostino Burberi ha annunciato il ricorso alle vie legali, sostenendo che la frase attribuita al sacerdote "non combacia per niente con il suo pensiero" e che don Milani "non si è mai schierato con quei toni con o contro un partito". Secondo Burberi, attribuire al priore di Barbiana quelle parole significa alterarne profondamente il messaggio. Il presidente della Fondazione ha inoltre ricordato che nelle ultime settimane erano state inviate due lettere al sindaco per chiedere un ripensamento, senza ottenere risposta. In uno dei documenti, sottoscritto anche dall'Istituzione don Milani di Vicchio e dal Gruppo don Milani di Calenzano, si evidenzia come la frase riportata sulla lapide "non rappresenti il suo pensiero e i suoi insegnamenti", anche qualora fosse realmente tratta da una corrispondenza privata. Dal canto suo, Mazzerelli ha ribadito la propria versione dei fatti, affermando che la citazione è autentica e sostenendo che la sua divulgazione rappresenti un chiarimento storico sulla figura di don Milani. Una ricostruzione che continua tuttavia a essere respinta dalla Fondazione, aprendo ora la strada a un possibile contenzioso giudiziario.

Diletta Leotta lascia il superattico di Milano per ragioni di riservaeizza. Non ci era capitato finora di leggere una notizia così idiota. Lei e la riservatezza? Ma ci faccia il piacere - direbbe Totò

 

Diletta Leotta sarebbe pronta a cambiare casa. La conduttrice sportiva, secondo quanto riportato da Vanity Fair, avrebbe messo in vendita il suo super attico nel cuore di Milano, ma senza clamori e con una strategia improntata alla massima riservatezza.

Nessun annuncio troppo visibile, nessuna comunicazione pubblica, nessun segnale capace di attirare subito l’attenzione. L’operazione, almeno per ora, starebbe procedendo lontano dai riflettori, in linea con il desiderio della conduttrice di proteggere sempre di più la propria vita privata.


Grullo, Raggi, Di Battsta: questo trio può far vincere ele elezioni ai Cinquestelle? ( da Il messaggero). Davero! davero! si dice a Roma ( P.A.)

 

Grillo-Raggi-Di Battista: il trio che può far rivincere le elezioni al centrodestra
Grillo-Raggi-Di Battista: il trio che può far rivincere le elezioni al centrodestra© Anthology

Un post criptico ma politicamente pesantissimo diffuso sui suoi canali social. «È così che nascono i movimenti dal basso, in silenzio, e arrivano in alto quando nessuno se li aspetta. Cosa succederebbe se tutti gli scarafaggi si unissero?». Il riferimento è al movimento degli scarafaggi che sta incidendo seriamente sul corso della politica in India, ma riportato nel contesto italiano il messaggio di Grillo ha un obiettivo preciso, che ha un nome e cognome: Giuseppe Conte e la sua scelta di portare il Movimento Cinque Stelle in un'alleanza con il centrosinistra. È il secondo intervento dell'ex comico genovese in pochi giorni, e messo insieme ad altri segnali fa pensare alla nascita di un nuovo soggetto che può alterare gli equilibri della politica italiana: il trio Grillo-Raggi-Di Battista, ovvero la Santa Alleanza del purismo pentastellato.

La svolta di Raggi

Con i suoi allusivi scritti sui social, Grillo traccia la linea teorica: i Cinque Stelle di Conte hanno perso la loro identità e la loro diversità, si sono omologati al Palazzo, non sono più il Movimento fondato dal comico e da Casaleggio. Ma oltre alla teoria c'è la pratica, e di quella sembra occuparsi Virginia Raggi. L'ex sindaca di Roma ha terremotato il gruppo 5S nell'aula del Campidoglio, votando apertamente contro l'assestamento di bilancio della giunta capitolina guidata dal dem Roberto Gualtieri. Una scelta che la colloca in esplicito contrasto con il suo gruppo consiliare, che ha ormai stabilmente adottato la linea del dialogo e della collaborazione con la giunta di centrosinistra, in vista di un probabile accordo con PD e Avs per le elezioni comunali del prossimo anno. Raggi definisce Gualtieri «un monarca» e considera un errore l'allineamento con il Partito democratico nella Capitale. Insomma la dottrina Grillo declinata su scala cittadina.

La mossa di Dibba

Poi c'è Alessandro Di Battista. Che a tutti dice dice di non avere alcuna intenzione di riprendere l'attività politica a tempo pieno (ora fa l'opinionista su tv e giornali, e pare che si trovi benissimo), e tuttavia ha creato una sua associazione, “Schierarsi”, con cui dichiara di voler coinvolgere i cittadini in iniziative civiche. È il primo passo per fondare un partito? Magari insieme a Virginia Raggi, per presentare agli elettori orfani di Grillo un'offerta alternativa ai Cinque Stelle di Conte?

Il partito

"Dibba" rimane il punto di riferimento nostalgico di quella base che non ha mai digerito i governi di coalizione e l'abbraccio con i democratici. E se davvero sulla scheda elettorale comparisse un altro simbolo di matrice ex-grillina, per Conte e per il centrosinistra potrebbero essere guai. Tanto più se quel simbolo fosse proprio quello originario del Movimento Cinque Stelle, cosa che a oggi non si può del tutto escludere: è ancora aperta la contesa giudiziaria per la titolarità del logo inventato diciassette anni fa da Grillo e Casalegno, i tempi per arrivare a una sentenza sono lunghi, ma è anche vero che alle elezioni manca più di un anno, almeno se la maggioranza decidesse di arrivare fino alla scadenza naturale della legislatura.

Alle urne

Quanti voti raccoglierebbe un partito Gri-Di-Ra, Grillo-Di Battista-Raggi? Nessuno lo sa, ma basterebbe un 2-3% di consensi sottratti ai Cinque Stelle per togliere all'alleanza progressista di Schlein e Conte quel primato che attualmente le attribuiscono i sondaggi. E se anche il centrosinistra riuscisse a restare un voto sopra al centrodestra, con quei pochi punti percentuali in meno il cosiddetto campo largo scenderebbe sotto la soglia del 42% fissata dalla nuova legge elettorale per ottenere il premio di maggioranza. Il trio dei veri grillini può diventare insomma il più importante alleato del centrodestra, quello che gli consentirebbe di rivincere le elezioni e di governare l'Italia per altri cinque anni.

Trump fa marcia indietro sui Patriot a Zelensky ( da Il Giornale, di Luigi Guelpa). Di che umore sarà domani il pazzo lunatico americano ?(P.A.)

 

Rescuers search through the rubble of a residential building following air attack in Lviv, Ukraine, Thursday, July 30, 2026. (AP Photo/Mykola Tys)      Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain
Rescuers search through the rubble of a residential building following air attack in Lviv, Ukraine, Thursday, July 30, 2026. (AP Photo/Mykola Tys) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

L’ultimo segnale della commedia strategica porta la firma di Donald Trump. Dopo aver lasciato intendere che Kiev avrebbe potuto produrre in proprio i missili intercettori Patriot, il tycoon ha tirato la corda e corretto la traiettoria. «È una tecnologia straordinaria, ma bisogna fare attenzione a chi concediamo la licenza». Una frase che vale più per l’ombra che proietta che per il suo significato letterale. Un modo pulito per ricordare a Kiev che la chiave della stanza dei bottoni continua a stare al sicuro in un cassetto della Casa Bianca.

L’allarme ha spinto Zelensky a cercare garanzie direttamente da Washington, con una telefonata al vicepresidente Vance. «I Patriot restano una priorità assoluta. I nostri team lavoreranno sul dossier e manterremo aperto il confronto», ha fatto sapere. Una formula diplomatica che però non scioglie i nodi: la partita resta nelle mani di Trump. Da Camp David il presidente avverte che «Putin e Zelensky dovranno fare concessioni per arrivare a un accordo», ma sui Patriot frena: «Serve cautela. Oggi non c’è ancora un’intesa».

Per il leader di Kiev il nodo non è soltanto difendere il cielo ucraino, ma spostare il punto di pressione della guerra.

Da mesi cerca di portare il conflitto più in profondità nel territorio russo, colpendo la macchina militare prima che entri in azione. È dentro questa strategia che si inserisce la richiesta a Trump di convincere Elon Musk ad ampliare l’uso di Starlink per operazioni oltre confine. Il magnate tech resta prudente, Washington ancora di più: autorizzare sistemi americani per colpire obiettivi in territorio russo significherebbe superare una soglia politica che la Casa Bianca considera rischiosa.

Gli attacchi russi delle ultime 24 ore hanno lasciato sul terreno un bilancio pesante: 11 morti e 52 feriti. Nella notte Mosca ha impiegato 255 droni Shahed: la difesa aerea ucraina ne ha intercettati 195, ma altri ordigni sono riusciti a colpire diversi obiettivi. In serata nuove esplosioni hanno investito Kiev. I russi hanno rivendicato anche un attacco contro una raffineria a Odessa e contro una nave di trasporto di materiale militare. A Khmelnytskyi una serie di esplosioni ha investito un campo di addestramento militare, causando 5 dispersi e 4 feriti. Un missile russo ha inoltre distrutto lo stabilimento della Terminal Autonomy, società americana registrata nel Delaware: la prima azienda statunitense colpita direttamente in Ucraina dall’inizio dell’invasione. L’impianto

produceva fino a mille droni al mese. Un raid dal valore simbolico: per il Cremlino gli investimenti stranieri possono diventare bersagli. E il vice ministro della Difesa Grushko dice: «L’Europa vuole entrare in guerra con noi».

Kiev ha danneggiato tre centri logistici a Sarapul, Kazan e Volgograd, oltre a un terminal marittimo nel Krasnodar e a una raffineria nella regione di Volgograd, tant’è che Mosca si è trovata costretta a importare benzina dal Marocco. Kiev punta ad aumentare la gittata delle munizioni, portando la capacità di colpire in profondità fino a 150 km. Nella capitale l’ex ministro della Difesa Fedorov annuncia il ritorno al settore privato, e la gente protesta in piazza, mentre viene sventato un attentato contro il comandante della Guardia Nazionale Obolensky.