domenica 25 ottobre 2026

Meloni: garantita la sicurezza in una giornata di cortei e tensioni ( da Avvenire)

 

Una giornata di cortei e tensioni. Meloni: garantita la sicurezza


Un sabato di disordini in molte città per le proteste contro carovita e guerre. Gli scontri più duri a Torino e Bologna. Forte attività di prevenzione delle forze dell'ordine
5 min di lettura
24 ottobre 2026
Una giornata di cortei e tensioni. Meloni: garantita la sicurezza
Tafferugli tra forze dell'ordine e i manifestanti durante il corteo contro riarmo, guerra e carovita a Torino / Ansa
Scontri a Torino, Roma e Bologna, solo qualche disordine a Milano e Firenze, centinaia di fermi in tutta Italia. Il sabato nero previsto alla vigilia non ha consegnato il caos e le devastazioni viste lo scorso week-end, non in quelle proporzioni e comunque non ai danni di negozi e beni privati. Ma il braccio di ferro contro le forze dell’ordine è stato totale per tutta la giornata di sabato. L’apparato di sicurezza si è dimostrato imponente, tra piazze blindate, piani di mobilità straordinaria, azioni coordinate di identificazione preventiva nei giorni scorsi e poco prima della partenza dei cortei, nelle zone limitrofe ai percorsi previsti. E il dispositivo messo in campo dal Viminale ha retto. Il Movimento 17 ottobre ci aveva provato: già venerdì pomeriggio aveva annunciato di aver cambiato le piazze indicate come punto di ritrovo per i dimostranti. L’idea era quella di sorprendere le forze dell’ordine con appuntamenti dati «all’ultimo minuto». Ma alla fine i blitz non danno luogo a particolari sorprese. Anche perché nel primo pomeriggio, quando sui social avrebbero dovuto essere comunicati i luoghi dei concentramenti in diverse città, è arrivata la svolta, con l'individuazione da parte della Polizia della presunta «mente» della pagina Instagram del movimento: Youssef Siher, trentenne italiano di seconda generazione di origini marocchine e residente in provincia di Brescia.
In serata la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, via social ha voluto «ringraziare le donne e gli uomini delle Forze dell'Ordine» per aver saputo garantire «la sicurezza dei cittadini e il diritto di manifestare pacificamente, nonostante i tentativi di alcuni violenti di provocare scontri e disordini», aggiungendo «un ringraziamento al ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, ai prefetti, ai questori e a tutti coloro che hanno coordinato e gestito le operazioni di ordine pubblico».
L'operazione di prevenzione dei possibili disordini è stata intensa. Già in mattinata le questure hanno incominciato a diffondere i numeri degli identificati. Prima ancora che le manifestazioni prendessero il via sono stati oltre 300 solo a Torino, più di 200 a Roma (dove a sera si sono registrati anche 28 fermi, di cui 3 di minori), poco meno a Milano. Ma i controlli preventivi sono stati decine in ogni città coinvolta dalle proteste: Genova, Napoli, Bologna, Firenze e altre. Digos e Squadra mobile in centro a Padova hanno fermato quattro minorenni con i volti coperti, due con maschere e due con passamontagna, tutti vestiti di nero. Perquisizioni e sequestri anche a Bari, da parte della Polizia di Stato, dove sono stati fermati giovanissimi trovati in possesso di materiale per assaltare i negozi. 
La capitale, rimasta immune dalle devastazioni che avevano colpito Torino e Milano la scorsa settimana, è stata per tutto il giorno osservata speciale. Qui l’appuntamento era a piazza della Repubblica. All’inizio sono arrivate poche centinaia di persone. Le bandiere si contavano a occhio: la Pace, il Libano, la Palestina, qualche vessillo cubano e perfino un drappo con il pugno di Khamenei. Un solo Tir scoperto guidava il corteo tra i cori contro Israele, la guerra e la Nato. La polizia era ovunque. Un ragazzo appena maggiorenne con le tasche della felpa gonfie è stato fermato prima di raggiungere il resto dei manifestanti. Gli hanno trovato un passamontagna e lo hanno portano via.
«Qui sono pochi, ma temiamo soprattutto gli studenti – spiega un funzionario di Polizia –. Li stiamo fermando un po’ dappertutto, ma oggi è nera». I negozianti non sono sembrati troppo preoccupati, molti sono rimasti aperti anche lungo il percorso del corteo. Man mano, però, le file dei dimostranti si sono gonfiate, per confluire nello spezzone principale nel tratto finale di via Cavour, in prossimità dei Fori imperiali. Qui si è fermato anche il camion-palco, dove è andato in scena un comizio con tanto di cori: «Tout le monde déteste la police», hanno gridato in francese i manifestanti, per un collegamento ideale con le proteste Oltralpe. Momenti di tensione si sono avuti quando un gruppo di ragazzi si è staccato per dirigersi verso il Colosseo, per poi forzare le recinzioni attorno all’anfiteatro e facendo entrare alcuni nel monumento. A quel punto dal Circo Massimo si è mossa la celere: qualche spinta, poi un passo indietro. I manifestanti sono rimasti chiusi tra i blocchi delle forze dell’ordine, molti hanno preso a defluire facendo rotta verso la stazione Termini, poi chiusa per evitare disordini. Le tensioni sono cresciute quando un gruppo ha lasciato il corteo antimilitarista per raggiungere largo di Santa Susanna, dove la polizia è intervenuta con gli idranti. Sono così partiti fumogeni, bombe carta, pietre e bottiglie. E i tafferugli sono proseguiti fino a sera inoltrata.
Anche Milano ha vissuto una giornata di tensione, ma niente a che vedere con le devastazioni di sabato 17 ottobre. In città sono stati impiegati 1.400 tra agenti e militari, compresi i 500 paracadutisti della Folgore inviati da Piantedosi, con i Lince in campo e controlli a tappeto nelle stazioni e nelle fermate della metropolitana. Come a Roma, i punti di ritrovo sono rimasti segreti fino all’ultimo. I cortei sono stati due: uno spontaneo, antifascista, che è partito da Cairoli con circa duecento persone, ma è stato fermato in zona Lanza e poi ha ripiegato verso Porta Venezia. Il secondo, circa 600 persone, in gran parte universitari, ha sfilato con le bandiere palestinesi dal Politecnico. Poi i due spezzoni si sono uniti e in corso Venezia c’è stato il contatto con la polizia. Qualche manganellata e il corteo è stato bloccato in via Borghetto. A piazza della Repubblica i manifestanti hanno strappato i manifesti elettorali della Lega, tra gli insulti a Salvini. Alla fine la marea è arrivata in zona Città Studi.
Gli scontri più duri sono però stati a Torino. Qui la piazza è quella del coordinamento locale contro il riarmo. C'erano gli autonomi, ma anche famiglie e studenti. Più tardi sono arrivati anche gruppi di giovani incappucciati e quando hanno provato a imboccare via Po, la polizia ha risposto con cariche di alleggerimento. In piazza Castello è stata bruciata una grande foto di Giorgia Meloni. Poi un altro tentativo di sfondare verso via Pietro Micca e via Garibaldi, mentre alcuni sono saliti sul sagrato del Duomo per aggirare i blocchi e sono stati allontanati. Dopo una mezz’ora di calma la tensione si è spostata in zona Aurora. Al ponte Mosca sono partiti razzi, bottiglie, pietre e petardi. La polizia ha risposto con un fitto lancio di lacrimogeni. Poi ancora nuovi scontri.
Tensione alta anche in altre città, a Bologna soprattutto, dove un ragazzo è rimasto ferito ed è stato portato via in ambulanza, come pure a Firenze e Napoli. Il copione è stato simile in altre piazze: gruppi di facinorosi che si staccano dai cortei principali, la polizia che usa idranti e lacrimogeni e i manifestanti che rispondono con barricate e cassonetti incendiati. Un po’ ovunque le forze dell’ordine sequestrano mazze, tirapugni, bastoni, passamontagna e altro materiale per il travisamento. Fondamentalmente una giornata di caos, ma calmo. 
Tornando alla presunta mente del Movimento 17 Ottobre, di chi si tratta? Youssef Siher, è un trentenne italiano di seconda generazione, di origini marocchine e residente in provincia di Brescia. Con studi in geopolitica, un dottorato di ricerca e un’attività come giornalista freelance, Siher è stato accompagnato in Questura e indagato per istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e dall’utilizzo di strumenti informatici. La sua posizione resta al vaglio degli inquirenti. A ricostruirne l’identità sono stati Antiterrorismo e Polizia Postale. Sul trentenne, però, c’era già l’attenzione dell’Aisi, che lo avrebbe segnalato nel 2024 per attività di propaganda. Sempre secondo l’ipotesi investigativa, avrebbe dato vita all’organizzazione “Alba nascente”, con l’obiettivo di diffondere propaganda di Hamas e del Fronte popolare per la liberazione della Palestina, occuparsi della logistica delle manifestazioni pro-Pal e mantenere contatti con ambienti antagonisti. Dopo averlo individuato come presunto autore del profilo social "M1710", la Polizia Postale, insieme all’Antiterrorismo, avrebbe avviato le intercettazioni. La collaborazione giudiziaria con Meta avrebbe quindi consentito agli investigatori di acquisire l’indirizzo IP associato al profilo Instagram del Movimento 17 ottobre, mentre ulteriori informazioni sarebbero arrivate dai provider internet.

Nessun commento:

Posta un commento