giovedì 30 aprile 2026

Prossime nuove banconote europee. Fac simile

 


Per oltre vent’anni abbiamo avuto tra le mani banconote praticamente identiche: archi, ponti e finestre immaginarie pensati per rappresentare simbolicamente l’Europa senza favorire nessun Paese. Ora però la Banca Centrale Europea ha deciso che è arrivato il momento di voltare pagina. Il progetto di restyling delle banconote euro, annunciato ufficialmente nel 2021, entra nel vivo proprio nel 2026 e promette di cambiare radicalmente il volto del denaro europeo.

L’obiettivo non riguarda soltanto l’estetica. La BCE vuole creare banconote più sicure, sostenibili e inclusive, capaci di rappresentare meglio l’identità contemporanea dell’Unione Europea. Dietro il cambiamento grafico si nasconde infatti un lavoro enorme che coinvolge tecnologie anti-contraffazione, nuovi materiali e perfino una riduzione dell’impatto ambientale nella produzione dei biglietti.

I due temi scelti dalla BCE

Dopo consultazioni pubbliche e confronti con esperti europei, il Consiglio direttivo della BCE ha selezionato due possibili direzioni artistiche. La prima è “Cultura europea”, un tema che punta a raccontare il patrimonio condiviso del continente attraverso personaggi storici, arte, musica e luoghi simbolici della conoscenza.

La seconda proposta si chiama invece “Fiumi e uccelli” e mette al centro biodiversità, paesaggi naturali e resilienza ambientale. Un’idea pensata per sottolineare il rapporto tra i popoli europei e gli ecosistemi che attraversano i confini nazionali.

Tra le ipotesi circolate negli ultimi mesi compaiono nomi celebri come Maria Callas, Ludwig van Beethoven, Leonardo da Vinci, Marie Curie, Cervantes e Bertha von Suttner, anche se la BCE ha precisato che nessuna immagine definitiva è stata ancora approvata.

Immagine generata con IA

Il concorso europeo e la scelta finale

Nel luglio 2025 è stato aperto un grande concorso dedicato ai grafici residenti nell’Unione Europea. I partecipanti dovranno consegnare i progetti entro la fine di aprile 2026. Una giuria indipendente composta da specialisti di design, storia dell’arte e sicurezza selezionerà fino a dieci proposte finaliste. Successivamente sarà avviata una consultazione pubblica europea: i cittadini potranno esprimere il proprio parere sui bozzetti scelti. La decisione definitiva sul nuovo design delle banconote arriverà entro la fine del 2026, ma per vedere i nuovi euro nei portafogli servirà ancora parecchio tempo.

Addio definitivo alla banconota da 500 euro

Una certezza però esiste già: il nuovo ciclo di banconote non comprenderà il taglio da 500 euro. La BCE aveva già interrotto la produzione della storica banconota viola nel 2019, ritenendola troppo spesso associata a riciclaggio, evasione fiscale e traffici illeciti. Questo non significa che i vecchi 500 euro perderanno valore. Le banconote già emesse continueranno ad avere corso legale illimitato e potranno essere usate, depositate o cambiate senza alcuna scadenza.

Nel frattempo, i classici ponti e le finestre che hanno accompagnato la nascita dell’euro si preparano lentamente a lasciare spazio a un racconto molto più umano, culturale e vicino alla realtà dell’Europa di oggi.

Come si fa a prestar fede a dichiarazioni ufficiali palesemente false?

                                      Venezia, in laguna c'è acqua altissima. 

Pericolo inondazione diffuso dalla stampa più che dai diretti interessati

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Non si può credere a quel che ufficialmente ci hanno detto in questi giorni sui vari casi veneziani, tutti negativi.

 1.Ha cominciato la direttrice B.V. che ha affermato di essere venuta a conoscenza del suo licenziamento attraverso la stampa e successivamente attraverso un mail del sovrintendente, camerata come lei, che l'aveva nominata, in obbedienza alle Fratelle Meloni, sponsor di ambedue. Insomma nessuno di tutti quelli che per lunghi sette mesi sono stati suoi sostenitori non l'hanno avvertita di quanto stava bollendo in pentola e della triangolazione decisionale fra Teatro, Collegio romano e Palazzo Chigi ( e mettiamoci anche, per non sbagliare, via della Scrofa).

2. Sulla stessa linea Giuli che dichiara di aver  appreso della dimissione collettiva della giuria della Biennale, presieduta da Buttafuoco - medesima parrocchia- dalla stampa.

In verità aveva già svaccato dicendo che Colabianchi, il licenziamento di B.V. da 'direttrice musicale' dell'Orchestra della Fenice,  lo aveva deciso in piena autonomia, senza aver consultato nessuno dei  camerati e parrocchiani. Compresi quelli residenti a Palazzo Chigi che, invece, avevano dichiarato, a tal proposito, che il suo licenziamento era 'inevitabile'. Potrebbe Palazzo Chigi non aver dato il 'via libera' al licenziamento della pupilla della Premier?

3. Palazzo Chigi dichiara di aver appreso dell'invio degli ispettori alla Biennale di Venezia, per vedere le carte sul 'caso' del Padiglione Russo' , dalla stampa e che tale invio Giuli l'ha deciso in piena autonomia. Anche se poi Giuli ha dichiarato di averli mandati gli ispettori per riferire poi a Palazzo Chigi. Che avrebbe potuto dirgli: chi te lo ha chiesto?

Se fosse vero tutto questo teatrino  saremmo ancor più preoccupati, anche al netto delle false dichiarazioni, perchè vorrebbe dire che il Governo è attaccato da una forza centrifuga che potrebbe mandarlo in mille pezzi. 

 In un caso come nell'altro... da che gente siamo governati?

Biennale di Venezia. Annunciate dimissioni collettive della giuria ( Rai News. it)

 61esima Esposizione internazionale d'Arte

Biennale Venezia, dimissioni shock della Giuria: è scontro con il Mic

La Fondazione annuncia le dimissioni collettive dopo la visita degli ispettori del ministero alla vigilia dell’inaugurazione del 9 maggio. Meloni: “Buttafuoco capacissimo, non avrei fatto la sua scelta sul padiglione russo”

Si è dimessa in blocco la Giuria internazionale della Biennale Arte 2026. Lo ha comunicato la Fondazione La Biennale di Venezia con una nota laconica il 30 aprile 2026, all’indomani della visita degli ispettori del ministero della Cultura, inviati dal ministro Alessandro Giuli.

«A partire dal 30 aprile 2026, noi, la giuria internazionale selezionata da Koyo Kouoh, Direttore Artistico della 61esima edizione della Biennale di Venezia in Tonalità Minori, abbiamo rassegnato le nostre dimissioni. Lo facciamo in ottemperanza alla nostra Dichiarazione di Intenti rilasciata il 22 aprile 2026» si legge in una nota.

Tg3 di Enza Emira Festa su Biennale

La presidente Solange Farkas e le componenti Zoe ButtElvira Dyangani OseMarta Kuzma e Giovanna Zapperi hanno lasciato l’incarico. Una decisione senza precedenti che arriva in un clima di fortissima tensione tra la presidenza di Pietrangelo Buttafuoco e il governo.

Per capire come si sia arrivati a questo punto bisogna tornare indietro di oltre due anni, alla nomina di Buttafuoco. Nell’ottobre 2023 l’allora ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano – su indicazione dell’esecutivo Meloni – sceglie il giornalista e scrittore siciliano, figura di spicco della destra intellettuale (ex militante del Msi, poi convertito all’Islam), per guidare la Fondazione Biennale al posto di Roberto Cicutto.

La "Biennale della tregua" non convince nessuno: bufera sulla riapertura del padiglione Russia

Buttafuoco entra in carica nel 2024 e la Biennale Arte 2026 prende forma sotto la direzione artistica di Koyo Kouoh. Ma è proprio sulla gestione geopolitica che esplode il conflitto. Il nodo è il Padiglione Russo: nonostante la guerra in Ucraina e le sanzioni internazionali, la Fondazione decide di riaprirlo. Buttafuoco lo difende come “spazio di dissenso” e di dialogo, annunciando perfino iniziative parallele per commemorare il “Biennale del Dissenso” del 1977. La scelta però divide: proteste di artisti, petizioni internazionali, minacce di congelamento di fondi europei e durissima reazione del ministro Giuli, che a marzo chiede (invano) le dimissioni della consigliera di amministrazione indicata dal Mic, Tamara Gregoretti, che ha sostenuto la linea di apertura alla Russia.

Meloni: “Buttafuoco capacissimo, non avrei fatto la sua scelta sul padiglione russo”

"Non le so dire delle dimissioni della giuria, perché l'ho letto mentre scendevo, non so dire se sono collegate al tema dell'invio degli ispettori. Sulle dinamiche di questa vicenda mi sono leggermente persa, mi fermo alla posizione iniziale: la scelta sul padiglione russo, il governo ha dichiarato di non condividerla, dopodiché la Biennale è un ente autonomo, e Buttafuoco è una persona capacissima, questa scelta non l'avrei fatta al suo posto". Lo ha detto la premier Giorgia Meloni in conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri, rispondendo a chi le domandava se l'invio degli ispettori alla Biennale sia stato un atto ostile verso il presidente presidente della Fondazione La Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco.   

"Sull'invio degli ispettori la persona giusta a cui chiedere credo sia il ministro Giuli, perché presumo lui abbia fatto questa scelta. Non ho avuto modo di parlarne con lui", ha aggiunto Meloni.

Biennale Arte, giuria esclude Russia e Israele da premi

La miccia finale è la decisione della Giuria internazionale: all’unanimità, Farkas e le sue colleghe annunciano che non saranno assegnati premi (Leoni d’oro e d’argento) a Russia e Israele, perché guidati da leader “accusati di crimini contro l’umanità” dalla Corte Penale Internazionale. Una presa di posizione netta e politica, mai vista prima con tale chiarezza. Il Mic reagisce inviando gli ispettori a Ca’ Giustinian per verificare il rispetto delle sanzioni, la correttezza amministrativa e, implicitamente, per mettere sotto torchio la gestione Buttafuoco.

La Biennale delle polemiche, il ministro Giuli diserta l'inaugurazione

Ventiquattr’ore dopo la visita, la giuria si dimette in blocco. Un gesto che sa di protesta contro quella che molti leggono come un’intromissione politica nella libertà artistica. La Biennale, a cinque giorni dall’apertura al pubblico, si ritrova senza giuria per i massimi riconoscimenti. Il presidente Buttafuoco e la Fondazione non hanno ancora commentato nel dettaglio.

Resta da vedere come si chiuderà questa crisi: se con un commissariamento, con una nuova giuria d’urgenza o con un’edizione che, nata sotto il segno della “libertà di espressione”, rischia di essere ricordata soprattutto per la contrapposizione tra politica e arte.

Il Padiglione Russia alla Biennale di Venezia
Il Padiglione Russia alla Biennale di Venezia (ANSA/ANDREA MEROLA)

Biennale di Venezia. Dimissioni della giuria. Valutazione del MIC ( da Open.online, di Alba Romano)

 

alessandro giuli

«Non è, e non è mai stato nelle intenzioni del ministero commissariare il presidente della Biennale». Lo precisa il MiC, precisando di essersi «limitato a chiedere e ottenere documenti da mettere a disposizione del Maeci e di Palazzo Chigi per le dovute valutazioni circa le richieste della Ue sul rispetto del quadro sanzionatorio nei confronti della Russia. Quanto alle dimissioni della giuria, esse sono state apprese dal MiC dagli organi di informazione, e riguardano esclusivamente la potestà autonoma della Biennale. Il ministro Giuli, come da dichiarazioni pubbliche, conferma l’identità di vedute con il premier Giorgia Meloni».

Cosa stanno esaminando gli ispettori del Mic

Tra i dossier più sensibili esaminati dagli ispettori del Mic c’è quello della Federazione Russa. Nonostante le sanzioni europee legate alla guerra in Ucraina, il padiglione russo ai Giardini dovrebbe riaprire per soli tre giorni (6-8 maggio), per poi richiudere all’apertura ufficiale al pubblico il 9 maggio. Una soluzione ibrida, che continua a sollevare perplessità. Anche a livello europeo. Il commissario alla Cultura Glenn Micallef ha annunciato che non parteciperà all’inaugurazione finché la Russia sarà invitata. Così come non è chiaro il futuro dei finanziamenti comunitari, almeno 2 milioni di euro. A pesare anche la scelta del ministro Alessandro Giuli di non partecipare all’inaugurazione. Per la prima volta, la Biennale Arte si apre senza il rappresentante del governo italiano. La Fondazione stavolta ha scelto una strada radicale: affidare ai visitatori la decisione sui premi. Tutti i Paesi partecipanti, inclusi Russia, Israele, Iran e Stati Uniti, partiranno dallo stesso nastro di partenza. Ci sarà quindi il “Leone dei Visitatori“.

SOLITUDINE. La pandemia mondiale, che fa ogni anno oltre 800.000 vittime, di cui nessuno parla - afferma Schwarzenegger

 

Nel suo bollettino quotidiano su salute, dieta e allenamento, ha lanciato l’allarme su una crisi sanitaria che colpisce milioni di persone in tutto il mondo

Il mondo caotico, iperstimolato, ingiusto e quasi sadico che vediamo ogni giorno nelle notizie ha già provocato una pandemia globale di cui si nessuno parla: la solitudine non scelta. È questa la riflessione di Arnold Schwarzenegger nel suo bollettino quotidiano su salute e buone abitudini: “L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che la solitudine sia collegata a oltre 871.000 morti ogni anno, pari a circa 100 persone ogni ora. Inoltre, aumenta il rischio di morte prematura di quasi il 30% e accresce la probabilità di ictus, malattie cardiache, ansia e demenza, tra gli altri disturbi”. In altre parole, stiamo parlando di qualcosa che va ben oltre un semplice problema emotivo.



Schwarzenegger e la pandemia di cui nessuno parla

Arnold Schwarzenegger prosegue nella sua analisi: “Parliamo continuamente di ciò che ci danneggia: cattiva alimentazione, allenamento inadeguato, mancanza di sonno. E tutto questo è importante. Ma stiamo ignorando questo aspetto. La solitudine non scelta sta uccidendo le persone a un ritmo che non possiamo permetterci di ignorare. Circondarsi di un ambiente positivo è oggi più fondamentale che mai”.

Solitudine, fumo, alcol… è tutto collegato!

La solitudine, inoltre, è spesso all’origine di cattive abitudini come fumare o bere alcol. Studi e ricerche recenti indicano che questa condizione comporta rischi per la salute paragonabili a quelli di fumare 15 sigarette al giorno. Una persona su tre si sente sola ogni settimana. Il 10% si sente solo ogni giorno. Il 30% dei giovani tra i 18 e i 34 anni - che teoricamente dovrebbero sentirsi più connessi grazie all’uso frequente dello smartphone - dichiara di sentirsi solo quotidianamente o più volte alla settimana.

Abbiamo più strumenti di comunicazione che mai. Eppure, siamo più soli che mai. Tra le persone che sperimentano la solitudine, il 75% afferma di avere poco o nessun senso di significato o scopo nella propria vita. “Il mondo è troppo solo in questo momento perché ognuno di noi possa andare avanti da sè”, avverte Arnold Schwarzenegger.