Questa sera, al Teatro Regio di Torino, va in scena Turandot di Giacomo Puccini, diretta da Gianandrea Noseda.
Torino, dopo il successo 'di clamore' per il finale mutato, anzi stravolto, della Carmen fiorentina, definita da tutti una vera IDIOZIA, si appresta a dire la sua sulla Turandot di Puccini che, a differenza dell'opera di Bizet, sembra avere tuttora aperti alcune interrogativi, ai quali Noseda, dal podio, intende dare personalissima risposta, sperando in analogo chiasso mediatico. Al quale una giornalista di Repubblica cerca di dare una mano.
Noseda non intende mutare il finale di Turandot, che semplicemente non c'è, ma troncare la rappresentazione laddove, per sopraggiunta morte del compositore, Turandot restò incompiuta. Ricusando, di conseguenza, i 'finali' affidati a due compositori, a distanza di molti anni l'uno dall'altro. A Franco Alfano, all'epoca della 'prima' scaligera, e cioè nel 1926 - Puccini era morto nel 1924 - e la seconda a Luciano Berio all'inizio degli anni Duemila - far notare timidamente che il nuovo finale di Berio serviva a non far cadere la protezione del diritto d'autore su un'opera rappresentatissima, è solo pura cattiveria, anzi totale idiozia?
Val la pena riflettere sulla conclusione della composizione e della prima rappresentazione di Turandot.
Puccini ai primi di novembre del 1924, affetto da cancro alla gola, si decide a partire per Bruxelles per farsi curare ed operare da un celebre medico. Alla viglia della partenza, scrive all'amico Riccardo Schnabl: " Elivra è troppo in tocchi per intraprendere il lungo viaggio... e Turandot? Mah! Non averla finita quest'opera mi addolora. Guarirò? Potrò finirla in tempo? E' già pubblicato il cartellone della Scala" (da Giacomo Puccini, sonatore del Regno, edizioni Clichy, 2016).
Si sa come andò a finire. Il 29 novembre Puccini muore a Bruxelles, e con la sua scomparsa, sfuma il completamento della Turandot, al quale il musicista teneva. Forse, avrebbe anche deciso anche di finire con la morte di Liù, ma nessuno può dirlo. Neanche Gianandrea Noseda, che si appresta ad adottare tale soluzione esecutiva che ha un unico precedente, quello della 'prima' diretta da Toscanini.
" Il 25 aprile 1926 alla Scala di Milano viene presentata la Turandot, completata da Franco Alfano. Dopo la morte di Liù, a sipario alzato, nel silenzio generale, Toscanini, evidentemente commosso, si girò verso il pubblico e disse: ' Qui finisce l'opera lasciata incompiuta dal Maestro, perché a questo punto il Maestro è morto'. Il sipario calò, Toscanini lasciò il podio, il pubblico si levò in piedi, e nella sala del Piermarini, si udì una voce gridare: Viva Puccini! L'opera con il finale scritto da Alfano, venne eseguita solo a partire dalla recita successiva" (da Giacomo Puccini, sonatore del Regno, edizioni Clichy, 2016).
(Una annotazione, anzi due, di carattere linguistico. Prima annotazione. A proposito della 'prima' scaligera, Leonetta Bentivoglio, che l'ha evocata nel suo articolo di sostegno alla soluzione proposta dal Noseda 'musicologo e studioso pucciniano', scrive che quella prima scaligera ebbe luogo con la conduzione di Toscanini. Come si vede una novità assoluta nella linguistica 'direttoriale' nella quale già altre volte la giornalista si è lanciata.
Seconda annotazione.Un nostro amico, economista di vaglia, musicologo e musicofilo per passione, in un suo recente articolo, ha scritto a proposito del direttore del titolo in programma questi giorni all'Opera di Roma, e cioè I masnadieri di Giuseppe Verdi, testualmente: Roberto Abbado alla bacchetta - come si legge spesso: Maurizio Pollini al pianoforte, Mariella Devia alla voce, e banalità consimili. Che non si deve fare per non scrivere: direttore Roberto Abbado, come dio e la lingua italiana comanderebbero).
Tornando alla Turandot sembrerebbe chiaro che Puccini, che si era fermato alla morte di Liù, stava riflettendo su come chiudere l'opera che con la morte della fanciulla aveva raggiunto l'apice emotivo ed anche musicale. Non aveva ancora trovato la soluzione, al sopraggiungere della morte imprevista, ma alla ricerca di una soluzione sembrava intenzionato.
Perciò Puccini non la riteneva affatto conclusa, come il musicologo Noseda sembra pensare. Tant'è che sì 'era portato appresso la trentina di pagine della partitura' che sperava di completare a Bruxelles durante l'eventuale convalescenza.
Sugli appunti di quelle ultime pagine lavorarono prima Alfano, su incarico dell'editore Ricordi, e anche Berio a distanza di quasi settant'anni.
E il fatto che Toscanini alla prima dell'opera abbia terminato l'esecuzione/ rappresentazione dove e come sappiamo, non deve autorizzare Noseda a fare altrettanto. Per due ragioni, semplicissime. Noseda non è Toscanini, e questo è persino una ovvietà, e poi il 16 gennaio 2018, oggi, non è il 25 aprile del 1926, quando ebbe luogo la celebre, storica 'prima'.
Infine, mettere fra parentesi la lunga tradizione esecutiva con il finale (secondo) di Alfano, iniziata nelle repliche successive alla 'prima' del 1926, mai interrotta, e che neppure la ricostruzione di Berio è riuscita a scalzare (ad oggi sembra essersene avvalso quasi esclusivamente Riccardo Chailly), è solo puro arbitrio. Ed anche mania di protagonismo. Come altre volte, e su altri capolavori della storia della musica lasciati, per sopraggiunti casi di crudele destino, incompiuti - pensiamo al Requiem mozartiano - ci è capitato di leggere: Anche in quel caso, il finale confezionato dall'amico allievo, mai nessuno è riuscito a scalzare, e nessuno ha proposto l'esecuzione dell'opera così come fu lasciata incompiuta.
Noseda ci sembra intenzionato a far parlare di sè con questa inutile soluzione. Infatti, interrogato dalla giornalista Bentivoglio sull'operazione di 'falsificazione' del finale di Carmen a Firenze, guizza via come un'anguilla: " sarebbe ingiusto dare pareri su uno spettacolo cui non ho assistito...ogni strada interpretativa va contestualizzata". E prosegue, pro domo sua:" Applico il rispetto dell' originale a Turandot (come mai non l'ha invocato a proposito della Carmen fiorentina, ndr), in quanto i nuovi finali non funzionano (benché abbiano funzionato per un secolo circa, avallati da molti autorevoli interpreti e studiosi, ndr), ma ciò non significa che si debba assumere quel criterio come norma totalizzante. Spesso noi direttori non facciamo quanto sta scritto in partitura, sorvolando sui tempi metronomici o sulle dinamiche richieste dall'autore. Senza però che il pubblico se ne renda conto".
Noseda, Lei si rende conto che la mancata osservanza di tempi e dinamiche, come prescritte dal compositore, alla quale Lei si appella, e che apparterrebbe alla cosiddetta 'libertà dell'interprete, è cosa ben diversa dal cambiare il finale di un'opera al punto che l'assassino diventi vittima, e la vittima dell'opera assassina? Di questo capovolgimento/tradimento anche il pubblico di Firenze s'è accorto, mentre Lei nicchia.
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martedì 16 gennaio 2018
lunedì 2 ottobre 2017
Fake News: una, colossale, sulla prima pagina del Fatto Quotidiano di ieri
Ieri, in prima pagina, in alto e in bella evidenza, si leggeva: ALFANO fa la voce grossa." L'ambasciatore nordcoreano in Italia sarà espulso. Peccato che non esista proprio: mai accreditato. Il solito ruggito del coniglio".
Verrebbe da aggiungere, ma a proposito del Fatto Quotidiano: il solito 'raglio dell'asino'.
Già perchè la Nord Corea ha in Italia una rappresentanza diplomatica, con sede a Roma, in Viale dell'Esperanto, al civico 26, cap 00144, zona Eur.
Potrebbe anche essere - ma ne dubitiamo - che il rappresentante diplomatico nordcoreano, che si presume sia il uso ambasciatore o console generale, abbia presentato le credenziali al governo italiano, attraverso il Ministero degli esteri di cui Alfano è titolare, e non gli siano state accettate. Ma che in Italia non ci sia una rappresentanza diplomatica della Nord Corea è una fake news, caro Travaglio. Questa mattina proveremo anche a telefonare alla sede diplomatica, per nostra maggiore sicurezza.
Resta il fatto che un'Ambasciata nordcoreana esista a Roma e presumiamo sia anche abitata, altrimenti perché pagare l'affitto di una sede non utilizzata e dunque vuota? E quell'ambasciata ha un suo sito, e compare nell'elenco delle rappresentanze diplomatiche estere in Italia, fornito dal Ministero di Alfano.
Per il quale, come ben sappiamo, ci sarebbero mille ed una ragione per dargli addosso, a cominciare da quel 'senso di responsabilità verso il paese' del suo partito, sbandierato ad ogni passo, anche falso, da tutti gli altri partiti (si appellano a quel senso di responsabilità tutti, perfino Razzi e Scilipoti, Salvini e Raggi, figuriamoci se non può farlo Alfano) dalla travagliata legge elettorale, alla legge sul cosiddetto 'Jus soli' ecc...
Ma quando fa una semplice constatazione, beh, almeno in quel caso, magari solo in quello, lasciamoglielo fare. E , comunque, Travaglio e il suo Fatto quotidiano, si informi prima di scrivere fake news, ovverossia: cazzate.
P.S. Non dimentichiamo che noi, quand'anche Alfano facesse sapere all'ambasciatore nordcoreano che non è gradito in Italia, abbiamo sempre Razzi che sul dittatore bombarolo ha un grande ascendente. A lui in governo, in assenza di ambasciatore, potrebbe rivolgersi per qualunque necessità. Razzi è amico del dittatore e parla anche la sua lingua.
Verrebbe da aggiungere, ma a proposito del Fatto Quotidiano: il solito 'raglio dell'asino'.
Già perchè la Nord Corea ha in Italia una rappresentanza diplomatica, con sede a Roma, in Viale dell'Esperanto, al civico 26, cap 00144, zona Eur.
Potrebbe anche essere - ma ne dubitiamo - che il rappresentante diplomatico nordcoreano, che si presume sia il uso ambasciatore o console generale, abbia presentato le credenziali al governo italiano, attraverso il Ministero degli esteri di cui Alfano è titolare, e non gli siano state accettate. Ma che in Italia non ci sia una rappresentanza diplomatica della Nord Corea è una fake news, caro Travaglio. Questa mattina proveremo anche a telefonare alla sede diplomatica, per nostra maggiore sicurezza.
Resta il fatto che un'Ambasciata nordcoreana esista a Roma e presumiamo sia anche abitata, altrimenti perché pagare l'affitto di una sede non utilizzata e dunque vuota? E quell'ambasciata ha un suo sito, e compare nell'elenco delle rappresentanze diplomatiche estere in Italia, fornito dal Ministero di Alfano.
Per il quale, come ben sappiamo, ci sarebbero mille ed una ragione per dargli addosso, a cominciare da quel 'senso di responsabilità verso il paese' del suo partito, sbandierato ad ogni passo, anche falso, da tutti gli altri partiti (si appellano a quel senso di responsabilità tutti, perfino Razzi e Scilipoti, Salvini e Raggi, figuriamoci se non può farlo Alfano) dalla travagliata legge elettorale, alla legge sul cosiddetto 'Jus soli' ecc...
Ma quando fa una semplice constatazione, beh, almeno in quel caso, magari solo in quello, lasciamoglielo fare. E , comunque, Travaglio e il suo Fatto quotidiano, si informi prima di scrivere fake news, ovverossia: cazzate.
P.S. Non dimentichiamo che noi, quand'anche Alfano facesse sapere all'ambasciatore nordcoreano che non è gradito in Italia, abbiamo sempre Razzi che sul dittatore bombarolo ha un grande ascendente. A lui in governo, in assenza di ambasciatore, potrebbe rivolgersi per qualunque necessità. Razzi è amico del dittatore e parla anche la sua lingua.
domenica 30 aprile 2017
Marco Travaglio non la racconta giusta sul procuratore di Catania e sui compiti dei magistrati in genere
Nel suo editoriale domenicale, intitolato 'Il silenzio degli indecenti' Marco Travaglio ne ha per tutti, da Alfano ad Orlando, a Grasso, ma non staremo qui a riferire della singola razione di vaffa... riservato a ciascuno, mentre salva il procuratore siciliano che ha avanzato i suoi sospetti, anche senza portare le prove, mentre dovrebbe averle sempre a portata di mano ogni volta che muove un'accusa.
Ci interessa, invece, riferire come conclude la sua invettiva, perché la conclude davvero male.
Scrive:" Dunque quando i pm fanno una retata di criminali da strada o di mafiosi o di spacciatori, si astengano dal farsi belli nelle conferenze stampa, altrimenti sono fuori dall'ordinamento e dalle competenze di magistrati: ci diranno tutto a fine indagini ( nel frattempo congiunti ed amici degli arrestati avvertiranno Chi l'ha visto?). E se, per dire, un pm scopre che in una delle terre dei fuochi sparse per l'Italia i cittadini mangiano e bevono prodotti radioattivi e cancerogeni, non lanci alcun allarme e non avverta le pubbliche autorità: sarebbe fuori dai suoi poteri, anzi dell'ordinamento. Quindi si tenga tutto per sè un paio d'anni, sino al termine dell'indagine. Poi però se arriva in tempo potrà parlarne ai funerali".
Lui sa mettere sempre il pepe sulla coda al suo discorso, quale che sia l'occasione o quali che siano i protagonisti. Il veleno per il morso finale - ne parleranno ai funerali.. - lui l'ha sempre pronto, ne ha anche una boccetta di riserva.
Però. Il pm che scopre delle irregolarità le scopre perché la polizia, su sua richiesta od indicazione, ha fatto indagini, che, nella ipotesi di lavoro di Travaglio, si sono tradotte in analisi sul terreno e sugli alimenti. Fatte le quali, e riferito ai magistrati, questi devono immediatamente proseguire ed approfondire le indagini per trovare i colpevoli dell'avvelenamento della popolazione; e scovatili, metterli al sicuro dietro le sbarre. Questo il loro compito. E dopo parlare. Perchè se lo fanno prima possono anche destare i sospetti che abbiano voluto dare una mano ai malavitosi 'amici' o 'amici degli amici'.
Che effetto e rilevanza può avere se annuncia anzitempo alla popolazione ciò che i corpi di polizia, dietro sua indicazione, hanno scoperto - e che riferiranno oltre che alla magistratura alle autorità pubbliche - ma senza che lui abbia individuato i responsabili? Perchè compito della magistratura è scoprire i responsabili del malaffare per farlo cessare. Neanche Travaglio può negare a se stesso che a volte ( troppe volte?) i magistrati colgono alcune occasioni di indagine, anche sacrosante, per mettersi in mostra.
Ci interessa, invece, riferire come conclude la sua invettiva, perché la conclude davvero male.
Scrive:" Dunque quando i pm fanno una retata di criminali da strada o di mafiosi o di spacciatori, si astengano dal farsi belli nelle conferenze stampa, altrimenti sono fuori dall'ordinamento e dalle competenze di magistrati: ci diranno tutto a fine indagini ( nel frattempo congiunti ed amici degli arrestati avvertiranno Chi l'ha visto?). E se, per dire, un pm scopre che in una delle terre dei fuochi sparse per l'Italia i cittadini mangiano e bevono prodotti radioattivi e cancerogeni, non lanci alcun allarme e non avverta le pubbliche autorità: sarebbe fuori dai suoi poteri, anzi dell'ordinamento. Quindi si tenga tutto per sè un paio d'anni, sino al termine dell'indagine. Poi però se arriva in tempo potrà parlarne ai funerali".
Lui sa mettere sempre il pepe sulla coda al suo discorso, quale che sia l'occasione o quali che siano i protagonisti. Il veleno per il morso finale - ne parleranno ai funerali.. - lui l'ha sempre pronto, ne ha anche una boccetta di riserva.
Però. Il pm che scopre delle irregolarità le scopre perché la polizia, su sua richiesta od indicazione, ha fatto indagini, che, nella ipotesi di lavoro di Travaglio, si sono tradotte in analisi sul terreno e sugli alimenti. Fatte le quali, e riferito ai magistrati, questi devono immediatamente proseguire ed approfondire le indagini per trovare i colpevoli dell'avvelenamento della popolazione; e scovatili, metterli al sicuro dietro le sbarre. Questo il loro compito. E dopo parlare. Perchè se lo fanno prima possono anche destare i sospetti che abbiano voluto dare una mano ai malavitosi 'amici' o 'amici degli amici'.
Che effetto e rilevanza può avere se annuncia anzitempo alla popolazione ciò che i corpi di polizia, dietro sua indicazione, hanno scoperto - e che riferiranno oltre che alla magistratura alle autorità pubbliche - ma senza che lui abbia individuato i responsabili? Perchè compito della magistratura è scoprire i responsabili del malaffare per farlo cessare. Neanche Travaglio può negare a se stesso che a volte ( troppe volte?) i magistrati colgono alcune occasioni di indagine, anche sacrosante, per mettersi in mostra.
Il Procuratore di Catania, con le sue dichiarazioni sui migranti, dimostra che sta proprio 'fuori', almeno della sua professione
Da tempo si ascoltano, a seguito di qualche iscrizione nel registro degli indagati di varie procure italiane, i politici affermare, anche senza troppa convinzione: ' lasciamo i magistrati lavorare in pace; le indagini le devono fare i magistrati, spetta a loro emettere sentenze'. Mentre i politici possono lanciare allarmi, segnalare possibili irregolarità ai magistrati perché indaghino a fondo.
E' accaduto invece, al Procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, di prendere la parola e sostituirsi nel loro ruolo ai politici, quando ha segnalato possibili irregolarità, ipotesi di traffici che accomunerebbero le ong e gli scafisti, senza averne ancora le prove, anzi ad inizio indagini, causa sospetti. Mentre i politici, a ruoli invertiti, hanno emesso le sentenze, al posto del procuratore di Catania che forse non si è reso ancora conto del suo 'fuorigioco' e neppure dei guai che ha combinato.
Politici a frotte, dai pentastellati ( Di Maio sempre più in frenetica attività divinatoria), ai leghisti ( Salvini ci è andato a nozze, ma non alle sue!), cui si sono uniti i giornali, alcuni dei quali prima hanno detto di andarci cauti poi invece che i sospetti su alcune ong sarebbero fondati e dunque il procuratore indaghi; ed anche alcuni membri del governo: Alfano difende il procuratore, siciliano come lui, mentre Orlando gli avrebbe consigliato di essere più cauto e di provvedere, prima di parlare, a fare e concludere le necessarie indagini.
Tutti contro tutti. Ad oggi il problema esiste, o c'è solo il sospetto, seppure fondato, che possa esistere? Questo il Procuratore non lo sa ancora.
Ecco perchè, quale che sarà la conclusione, il procuratore di Catania avrebbe fatto bene a tacere, a condurre le indagini nella segretezza richiesta, e, solo ad indagini concluse, a parlare. Mentre invece, parlando come ha fatto, ad indagini appena avviate a seguito di sospetti, sembra voglia mettere in guardia i responsabili delle ong ed avvertirli che si sta indagando su di loro. Un soffiata a favore di amici? Il solo sospetto sarebbe gravissimo ed infamante.
E' accaduto invece, al Procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, di prendere la parola e sostituirsi nel loro ruolo ai politici, quando ha segnalato possibili irregolarità, ipotesi di traffici che accomunerebbero le ong e gli scafisti, senza averne ancora le prove, anzi ad inizio indagini, causa sospetti. Mentre i politici, a ruoli invertiti, hanno emesso le sentenze, al posto del procuratore di Catania che forse non si è reso ancora conto del suo 'fuorigioco' e neppure dei guai che ha combinato.
Politici a frotte, dai pentastellati ( Di Maio sempre più in frenetica attività divinatoria), ai leghisti ( Salvini ci è andato a nozze, ma non alle sue!), cui si sono uniti i giornali, alcuni dei quali prima hanno detto di andarci cauti poi invece che i sospetti su alcune ong sarebbero fondati e dunque il procuratore indaghi; ed anche alcuni membri del governo: Alfano difende il procuratore, siciliano come lui, mentre Orlando gli avrebbe consigliato di essere più cauto e di provvedere, prima di parlare, a fare e concludere le necessarie indagini.
Tutti contro tutti. Ad oggi il problema esiste, o c'è solo il sospetto, seppure fondato, che possa esistere? Questo il Procuratore non lo sa ancora.
Ecco perchè, quale che sarà la conclusione, il procuratore di Catania avrebbe fatto bene a tacere, a condurre le indagini nella segretezza richiesta, e, solo ad indagini concluse, a parlare. Mentre invece, parlando come ha fatto, ad indagini appena avviate a seguito di sospetti, sembra voglia mettere in guardia i responsabili delle ong ed avvertirli che si sta indagando su di loro. Un soffiata a favore di amici? Il solo sospetto sarebbe gravissimo ed infamante.
martedì 8 settembre 2015
La VECCHIA Italia dura a morire impedisce la nascita della NUOVA Italia
A partire dalle istituzioni, dove la VECCHIA Italia si è radicata da tempo e sradicarla, per impiantarne una NUOVA di zecca appare ogni volta, ad ogni nuovo tentativo, impresa impossibile. E' da quarant'anni circa che si discute dell'alleggerimento del nostro sistema parlamentare bicamerale; con Renzi, ma anche prima di lui, si torna a parlarne, e mentre si era prima tutti d'accordo nella sua soppressione, ad eccezione ovviamente degli stesi senatori - i quali non si sono ridotti neanche gli stipendi per sè e per tutti i dipendenti delle camere, e perciò potevano autoridursi ? - ed oggi alla viglia di una imminente discussione in aula, si rimette tutto in discussione. I senatori, quale che sia il loro numero - almeno su quello, sulla sua riduzione, c'è un qualche accordo? e perchè non si parla della riduzione anche dei parlamentari? - devono essere eletti, sostiene l'intransigente Brunetta, senza la modifica dell'art.2 del disegno di legge, dove si dovrebbe parlare appunto della elezione dei senatori ( ed ha aggiunto senza la modifica, nella legge elettorale del soggetto avente diritto al premio di maggioranza:coalizione e non lista) non se ne fa nulla. Punto a a capo, senza nulla concludere.
Alla Biennale di Venezia si prospetta la riconferma per il terzo incarico consecutivo di Paolo Baratta alla presidenza. Ma come, non ci si doveva fermare a due, al massimo, e nel caso di Baratta forse a quarto, essendo già stato altre due volte presidente, non consecutivamente? Sì per tutti ci si doveva e deve fermarsi a due, ma per Baratta. No, lo ha previsto l'ultima legge di stabilità, che ha derogato al principio dei due incarichi consecutivi. Quando ci sono gli amici non si guarda in faccia a niente e nessuno. Anche il direttore della sezione cinema, verrà prorogato di 12 mesi, come sia lui che Baratta speravano, si auguravano ed hanno ottenuto. Pur avendo denunciato quest'ultimo che in Italia si fanno molti film, troppi, dunque se ne devono fare meno, mentre loro due restano ancora per molti troppi anni al timone dell'Istituzione veneziana. Mentre nel resto del mondo ad ogni scadenza di mandato i vertici vengono rinnovati senza che caschi il mondo. In Italia no.
In Campidoglio tira una brutta aria, solo Marino non se ne accorge, fa finta di non accorgersi. Perchè non l'hanno mandato a casa? Non ne ha combinate già troppe, perfino la lunga vacanza in America mentre Roma era messa a fuoco e fiamme dai clan malavitosi ed attendeva il suo ritorno per dare il via ai lavori del Giubileo che non saranno mai finiti in tempo? Adesso se la prende con Alfano - che già di suo ha tante colpe al quale imputa di essere stato con Alemanno meno duro che con lui, perchè ambedue appartenevano al medesimo partito; dimenticando però che se lui non va a casa dipende solo dall'imminente Giubileo, dalla paura di perdere il Campidoglio da parte delle forze di sinistra e dalla volontà di resistere dei consiglieri comunali fino alla fine della legislatura, perchè anche loro 'tengono famiglia'.
E lui continua con la solita lentezza che ha fatto iniziare troppo tardi i lavori del Giubileo, solo perchè ha lottato strenuamente per mesi contro la nomina di un Commissario, la qual cosa ora ha dovuto subire, pur recalcitrando.
E con la sua solita e proverbiale lentezza, altro rimprovero che Roma gli fa - non ha ancora nominato il nuovo Amministratore delegato di Musica per Roma, lo spagnolo Noriega - esperto di corride e sponsorizzazioni, come sottolinea oggi sul Corriere maliziosamente Paolo Conti - dopo averlo scelto fra centinaia di candidati che avevano risposto ad un bando internazionale del quale Marino si vantava, ed averne resa nota l'elezione già un mese fa. Marino ancora non lo nomina (chissà con cosa sta barattando il decreto di nomina, a questo punto urgentissimo) ed anche il gioiello - così lo chiamano - dell'Auditorium rischia di perdere lucentezza ed accumulare ritardi.
Toh, chi si rivede. Paolo Pinamonti, musicologo veneziano, graziato da Mario Messinis, all'epoca sovrintendente della Fenice, che lo mise a fare il direttore artistico, e, finito il mandato di Messinis come di Pinamonti, richiesto dal teatro di Lisbona, dopo il quale anche Madrid, non volendo privarsi della sua competenza, lo chiamò a dirigere il teatro della Zarzuela.
Ora, al termine del mandato madrileno, ecco che Pinamonti riciccia a Napoli, al Teatro San Carlo, chiamato dalla Purchia, messa e confermata lì da Nastasi, contro il parere di De Magistris. Sempre meglio,quanto a competenza del suo predecessore De Vivo, fattosi direttore artistico sul campo- sappiamo come- senza nessuna credenziale precedente in fatto di preparazione, oltre quella di alcune recensioni discografiche per il vecchissimo Radio Corriere tv. Buonanima. Ma Pinamonti deve per forza fare il direttore artistico a vita? Non poteva tornare in laguna e mettersi, al Lido, meritatamente con i piedi a mollo?
Lamberto Sposini, vittima di un gravissimo problema, negli studi della 'Vita in diretta', alcuni anni fa, s'è rivolto alla magistratura chiedendo alla RAI per 'ritardi nei soccorsi' danni per 10.000.000,00 di Euro; la sua richiesta è stata respinta dal tribunale, in febbraio, Sposini ha presentato ricorso, e l'udienza è stata fissata per il luglio 2016, nel frattempo...
Analoga attesa, nonostante i proclami di Zingaretti, si ha nella prenotazione di visite mediche specialistiche in ospedali e analisi. Ad una nostra conoscente che aveva bisogno dell'eletrocardiogramma, e che aveva telefonato per questo ad un ospedale, hanno fissato un appuntamento per marzo del 2016, nel frattempo...
Alla Biennale di Venezia si prospetta la riconferma per il terzo incarico consecutivo di Paolo Baratta alla presidenza. Ma come, non ci si doveva fermare a due, al massimo, e nel caso di Baratta forse a quarto, essendo già stato altre due volte presidente, non consecutivamente? Sì per tutti ci si doveva e deve fermarsi a due, ma per Baratta. No, lo ha previsto l'ultima legge di stabilità, che ha derogato al principio dei due incarichi consecutivi. Quando ci sono gli amici non si guarda in faccia a niente e nessuno. Anche il direttore della sezione cinema, verrà prorogato di 12 mesi, come sia lui che Baratta speravano, si auguravano ed hanno ottenuto. Pur avendo denunciato quest'ultimo che in Italia si fanno molti film, troppi, dunque se ne devono fare meno, mentre loro due restano ancora per molti troppi anni al timone dell'Istituzione veneziana. Mentre nel resto del mondo ad ogni scadenza di mandato i vertici vengono rinnovati senza che caschi il mondo. In Italia no.
In Campidoglio tira una brutta aria, solo Marino non se ne accorge, fa finta di non accorgersi. Perchè non l'hanno mandato a casa? Non ne ha combinate già troppe, perfino la lunga vacanza in America mentre Roma era messa a fuoco e fiamme dai clan malavitosi ed attendeva il suo ritorno per dare il via ai lavori del Giubileo che non saranno mai finiti in tempo? Adesso se la prende con Alfano - che già di suo ha tante colpe al quale imputa di essere stato con Alemanno meno duro che con lui, perchè ambedue appartenevano al medesimo partito; dimenticando però che se lui non va a casa dipende solo dall'imminente Giubileo, dalla paura di perdere il Campidoglio da parte delle forze di sinistra e dalla volontà di resistere dei consiglieri comunali fino alla fine della legislatura, perchè anche loro 'tengono famiglia'.
E lui continua con la solita lentezza che ha fatto iniziare troppo tardi i lavori del Giubileo, solo perchè ha lottato strenuamente per mesi contro la nomina di un Commissario, la qual cosa ora ha dovuto subire, pur recalcitrando.
E con la sua solita e proverbiale lentezza, altro rimprovero che Roma gli fa - non ha ancora nominato il nuovo Amministratore delegato di Musica per Roma, lo spagnolo Noriega - esperto di corride e sponsorizzazioni, come sottolinea oggi sul Corriere maliziosamente Paolo Conti - dopo averlo scelto fra centinaia di candidati che avevano risposto ad un bando internazionale del quale Marino si vantava, ed averne resa nota l'elezione già un mese fa. Marino ancora non lo nomina (chissà con cosa sta barattando il decreto di nomina, a questo punto urgentissimo) ed anche il gioiello - così lo chiamano - dell'Auditorium rischia di perdere lucentezza ed accumulare ritardi.
Toh, chi si rivede. Paolo Pinamonti, musicologo veneziano, graziato da Mario Messinis, all'epoca sovrintendente della Fenice, che lo mise a fare il direttore artistico, e, finito il mandato di Messinis come di Pinamonti, richiesto dal teatro di Lisbona, dopo il quale anche Madrid, non volendo privarsi della sua competenza, lo chiamò a dirigere il teatro della Zarzuela.
Ora, al termine del mandato madrileno, ecco che Pinamonti riciccia a Napoli, al Teatro San Carlo, chiamato dalla Purchia, messa e confermata lì da Nastasi, contro il parere di De Magistris. Sempre meglio,quanto a competenza del suo predecessore De Vivo, fattosi direttore artistico sul campo- sappiamo come- senza nessuna credenziale precedente in fatto di preparazione, oltre quella di alcune recensioni discografiche per il vecchissimo Radio Corriere tv. Buonanima. Ma Pinamonti deve per forza fare il direttore artistico a vita? Non poteva tornare in laguna e mettersi, al Lido, meritatamente con i piedi a mollo?
Lamberto Sposini, vittima di un gravissimo problema, negli studi della 'Vita in diretta', alcuni anni fa, s'è rivolto alla magistratura chiedendo alla RAI per 'ritardi nei soccorsi' danni per 10.000.000,00 di Euro; la sua richiesta è stata respinta dal tribunale, in febbraio, Sposini ha presentato ricorso, e l'udienza è stata fissata per il luglio 2016, nel frattempo...
Analoga attesa, nonostante i proclami di Zingaretti, si ha nella prenotazione di visite mediche specialistiche in ospedali e analisi. Ad una nostra conoscente che aveva bisogno dell'eletrocardiogramma, e che aveva telefonato per questo ad un ospedale, hanno fissato un appuntamento per marzo del 2016, nel frattempo...
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domenica 3 maggio 2015
Turandot diretta da Chailly è stata un successo. Anche a Rai 5. Perchè non rimandare in onda 'All'Opera!' ?
Senza dubbio quella dell'altro ieri, anche a causa del successo ottenuto, poteva a ragione considerarsi la serata inaugurale di stagione della Scala, mentre era soltanto la serata che inaugurava in teatro l'Expo milanese, con la Turandot diretta da Chailly; e la serata inaugurale di stagione è stata, come sempre il 7 dicembre, con il Fidelio, discusso, diretto da Barenboim.
L'opera pucciniana, con il finale scritto da Berio una decina di anni fa, che ha sostituito a Milano quello di Alfano in uso da sempre nei teatri, ha avuto successo anche nella versione televisiva, trasmessa in diretta da Rai5, finalmente anche con una bella regia, affidata a Patrizia Carmine. Ha fatto nientemeno che il 2,52 % di share - un record per la rete - con 593.000 telespettatori, e, come ricorda nel suol articolo la Aspesi, con un picco, alle ore 22, di 733,235 spettatori e quasi il 3% di share. Davvero un successo che dovrebbe far tornare i dirigenti Rai sui loro passi, e convincerli a rimettere in palinsesto quella fortunata trasmissione andata in onda fra il 1999 e 2004, dal titolo 'All'Opera!', in seconda serata, su Rai 1, che di telespettatori ne faceva anche il doppio e, in taluni casi anche di più, di quelli fatti da Rai 5, nella riuscita formula che alternava il racconto della trama, ad opera del suadente Antonio Lubrano - un successo personale che si aggiungeva a quello degli anni di 'Mi manda Lubrano' - all'ascolto dei brani più belli del nostro melodramma. In tutto, in una durata, un'ora circa, compatibile con i tempi televisivi.
Quella trasmissione, nonostante il successo, le proteste seguite alla sua cancellazione e le rassicurazioni dei dirigenti Rai di un tempo per un suo quasi immediato ritorno, sono trascorsi oltre dieci anni e nessuno si prende la responsabilità di rimetterla in onda. La si potrebbe ritrasmettere già così come è andata in onda allora, per sei estati conescutive, avendo in archivio quasi 60 titoli, fra i più popolari del melodramma e nelle realizzazioni registiche e scenografiche le più riuscite. Senza nessun costo aggiuntivo, magari in cicli di dieci titoli per volta, come si faceva all'epoca.
Forse a sottolineare negativamente che la Rai non lo fa, nonostante i proclami, viene ora il progetto sul melodramma che reca la firma di Emanuela Giordano, regista e responsabile della 'Casa dei teatri' a Roma, la quale, nel rinato Teatro Torlonia della omonima villa, ha organizzato due mostre ed alcuni concerti sull'opera, intitolando il suo progetto 'All'Opera!', con il punto esclamativo - e non è detto che la Giordano non si sia ricordata, in questa occasione, di quella bella nostra trasmissione ( già, perchè noi ne eravamo l'autore, e ne andiamo ancora fieri!).
L'opera pucciniana, con il finale scritto da Berio una decina di anni fa, che ha sostituito a Milano quello di Alfano in uso da sempre nei teatri, ha avuto successo anche nella versione televisiva, trasmessa in diretta da Rai5, finalmente anche con una bella regia, affidata a Patrizia Carmine. Ha fatto nientemeno che il 2,52 % di share - un record per la rete - con 593.000 telespettatori, e, come ricorda nel suol articolo la Aspesi, con un picco, alle ore 22, di 733,235 spettatori e quasi il 3% di share. Davvero un successo che dovrebbe far tornare i dirigenti Rai sui loro passi, e convincerli a rimettere in palinsesto quella fortunata trasmissione andata in onda fra il 1999 e 2004, dal titolo 'All'Opera!', in seconda serata, su Rai 1, che di telespettatori ne faceva anche il doppio e, in taluni casi anche di più, di quelli fatti da Rai 5, nella riuscita formula che alternava il racconto della trama, ad opera del suadente Antonio Lubrano - un successo personale che si aggiungeva a quello degli anni di 'Mi manda Lubrano' - all'ascolto dei brani più belli del nostro melodramma. In tutto, in una durata, un'ora circa, compatibile con i tempi televisivi.
Quella trasmissione, nonostante il successo, le proteste seguite alla sua cancellazione e le rassicurazioni dei dirigenti Rai di un tempo per un suo quasi immediato ritorno, sono trascorsi oltre dieci anni e nessuno si prende la responsabilità di rimetterla in onda. La si potrebbe ritrasmettere già così come è andata in onda allora, per sei estati conescutive, avendo in archivio quasi 60 titoli, fra i più popolari del melodramma e nelle realizzazioni registiche e scenografiche le più riuscite. Senza nessun costo aggiuntivo, magari in cicli di dieci titoli per volta, come si faceva all'epoca.
Forse a sottolineare negativamente che la Rai non lo fa, nonostante i proclami, viene ora il progetto sul melodramma che reca la firma di Emanuela Giordano, regista e responsabile della 'Casa dei teatri' a Roma, la quale, nel rinato Teatro Torlonia della omonima villa, ha organizzato due mostre ed alcuni concerti sull'opera, intitolando il suo progetto 'All'Opera!', con il punto esclamativo - e non è detto che la Giordano non si sia ricordata, in questa occasione, di quella bella nostra trasmissione ( già, perchè noi ne eravamo l'autore, e ne andiamo ancora fieri!).
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domenica 15 marzo 2015
Un Giubileo in cerca di cervello ed ingegno. Marino ed Alfano lo stanno cercando?
Scartata subito l'ipotesi che si possano programmare e mettere in cantiere grandi nuove opere per il prossimo Giubileo - che avrà inizio l'8 dicembre, appena un mese dopo la chiusura dell'Expo milanese - per mancanza di tempo ed anche di soldi, si ricorre al cilindro magico per cavarci qualcosa di miracoloso.
Marino, il sindaco della Capitale, ha subito detto di sentirsi pronto alla sfida perché il prossimo Giubileo non ha 'bisogno di grande opere, ma di CERVELLO'. Si è chiesto dove andrà a cercarlo? Non si sarà sopravvalutato quando ha supposto che quella dose di cervello necessaria era da ricercare nella sua testa, dove sarebbe risposta da tempo anche se fatica a venir fuori?
Più modesto il ministro dell'Interno Angelino Alfano, il quale, riferendosi ai gravi problemi di ordine pubblico che un tale viavai di gente porrà alla Capitale, non ha parlato di 'ingegno'- perchè sa di non averne disponibile in quantità necessaria, come ha ampiamente dimostrato in questi anni - bensì di 'impegno', come solitamente fanno i secchioni che non possono offrire altro che una promessa di impegnarsi a fondo, anche se poi non concludono alcunché, nel qual caso avanzeranno riflessioni del tipo: non ci posso far nulla... io ce l'ho messa tutta, siamo stati sfortunati...il destino ha lavorato contro di noi... ed anche i gufi non sono stati al loro posto.
Mancando cervello ed ingegno dove lo si va a cercare se non laddove si pensa che ve ne sia stato, a conti fatti. Si ricorrerà - anche se ancora Marino non ha preso la fatale decisione - al gruppo di lavoro che gestì il Giubileo del 2000? A cominciare da Rutelli, allora sindaco commissario - che involontariamente, suo malgrado, senza colpa e responsabilità, assume fisionomia da statista, grande statista - a Pucci, che è già nella giunta di Marino e poi forse a Zanda, a Giachetti, ad Anzaldi a Bonaccorsi, perfino a Bertolaso, tutti del pollaio rutelliano, al tempo della sua permanenza in Campidoglio ed al collegio romano.
E pensare che Rutelli da tempo se ne sta in disparte, pellegrino sulle grandi vie di comunicazione religiosa, e dice che non vuole nessun incarico ufficiale, semmai collaborerà da volontario.
Aspettatevi una ridiscesa in campo, in veste ufficiale, fra qualche ora, o forse anche meno.
Marino, il sindaco della Capitale, ha subito detto di sentirsi pronto alla sfida perché il prossimo Giubileo non ha 'bisogno di grande opere, ma di CERVELLO'. Si è chiesto dove andrà a cercarlo? Non si sarà sopravvalutato quando ha supposto che quella dose di cervello necessaria era da ricercare nella sua testa, dove sarebbe risposta da tempo anche se fatica a venir fuori?
Più modesto il ministro dell'Interno Angelino Alfano, il quale, riferendosi ai gravi problemi di ordine pubblico che un tale viavai di gente porrà alla Capitale, non ha parlato di 'ingegno'- perchè sa di non averne disponibile in quantità necessaria, come ha ampiamente dimostrato in questi anni - bensì di 'impegno', come solitamente fanno i secchioni che non possono offrire altro che una promessa di impegnarsi a fondo, anche se poi non concludono alcunché, nel qual caso avanzeranno riflessioni del tipo: non ci posso far nulla... io ce l'ho messa tutta, siamo stati sfortunati...il destino ha lavorato contro di noi... ed anche i gufi non sono stati al loro posto.
Mancando cervello ed ingegno dove lo si va a cercare se non laddove si pensa che ve ne sia stato, a conti fatti. Si ricorrerà - anche se ancora Marino non ha preso la fatale decisione - al gruppo di lavoro che gestì il Giubileo del 2000? A cominciare da Rutelli, allora sindaco commissario - che involontariamente, suo malgrado, senza colpa e responsabilità, assume fisionomia da statista, grande statista - a Pucci, che è già nella giunta di Marino e poi forse a Zanda, a Giachetti, ad Anzaldi a Bonaccorsi, perfino a Bertolaso, tutti del pollaio rutelliano, al tempo della sua permanenza in Campidoglio ed al collegio romano.
E pensare che Rutelli da tempo se ne sta in disparte, pellegrino sulle grandi vie di comunicazione religiosa, e dice che non vuole nessun incarico ufficiale, semmai collaborerà da volontario.
Aspettatevi una ridiscesa in campo, in veste ufficiale, fra qualche ora, o forse anche meno.
sabato 31 gennaio 2015
'Senso di responsabilità', 'Rispetto del bene della nazione'. Alcune delle bestemmie che si ascoltano questi giorni in tv.
Alla vigilia della elezione del nuovo Presidente della repubblica, che succederà a Giorgio Napolitano, dimissionario come aveva promesso, tutti i partiti danno segno di resipiscenza, dichiarando e mostrando quanto forte sia in loro il senso di responsabilità, e come abbiano a cuore le sorti del paese, quanto importante sia il rispetto che nutrono per i cittadini che li hanno votati (non è proprio così, ma facciamo finta che lo sia).
Sgomitano per il loro minuto di celebrità prima di ricadere nel dimenticatoio che avvolgerà nuovamente la gran parte di loro, ad elezione avvenuta.
Ma, si sa, come basti un minuto, uno solo, per mostrare a tutti, a futura memoria, la loro faccia di c...
S'è sentito, come un ritornello: Renzi ha proposto Mattarella, senza consultarci, rompendo il patto di lealtà che Forza Italia, anzi il suo Presidente, condannato, ha stretto nelle segrete stanze del Nazareno. A noi non interessano le poltrone, ma l'interesse generale ed il bene della nazione.
E giù, parte una solenne risata dalla immensa platea televisiva, occultata in tempo alle orecchie di tutti dalla immediata chiusura dei microfoni.
E tutti, per il senso di rpsosnabilità, questa mattina - veramente già da ieri sera - faranno convergere il loro voto su Mattarella, sul quale tutti hanno dichiarato in questi giorni di vigilia - nessuno ha nulla da dire, neanche i Cinque stelle - i quali però sembra non abbiano da dire nulla in assoluto e su nulla - che non hanno nulla da dire, sulla persona, ma che non possono accettare il metodo seguito da Renzi. Ciò dice anche il condannato, e dice anche Alfano, l'inconsistente, in coppia con Cesa, l'industriale che avrebbero candidato Casini ( con quel nome?).
Insomma lo dicono tutti, ma senza la strategia di Renzi che ha messo tutti all'angolo, nessuno lo avrebbe votato, per una questione di principio, perché in politica la forma e importante quanto la sostanza, e, comunque, sempre per senso di responsabilità. Poi per lo stesso senso di responsabilità (non hanno pesato le paure di perdere poltrone e rendite di posizione politica, oltre che prebende) verso il paese, tutti i 'quaquaraqua', maschi e femmine senza distinzione , che siedono in questi giorni in Parlamento per la grande occasione di dare pessimo spettacolo di sè, ancora una volta, hanno deciso di votare Mattarella. Ad eccezione del partito del condannato il quale ha scelto di uscire dal Parlamento e stare con il suo capo, nell'ospizio milanese, dove svolge il suo servizio sociale, per evitare la galera e scontare la condanna.
E, sempre per il senso di responsabilità del mondo politico, e solo per questo, fra qualche ora l'Italia avrà il suo nuovo Presidente della repubblica, Sergio Mattarella.
Sgomitano per il loro minuto di celebrità prima di ricadere nel dimenticatoio che avvolgerà nuovamente la gran parte di loro, ad elezione avvenuta.
Ma, si sa, come basti un minuto, uno solo, per mostrare a tutti, a futura memoria, la loro faccia di c...
S'è sentito, come un ritornello: Renzi ha proposto Mattarella, senza consultarci, rompendo il patto di lealtà che Forza Italia, anzi il suo Presidente, condannato, ha stretto nelle segrete stanze del Nazareno. A noi non interessano le poltrone, ma l'interesse generale ed il bene della nazione.
E giù, parte una solenne risata dalla immensa platea televisiva, occultata in tempo alle orecchie di tutti dalla immediata chiusura dei microfoni.
E tutti, per il senso di rpsosnabilità, questa mattina - veramente già da ieri sera - faranno convergere il loro voto su Mattarella, sul quale tutti hanno dichiarato in questi giorni di vigilia - nessuno ha nulla da dire, neanche i Cinque stelle - i quali però sembra non abbiano da dire nulla in assoluto e su nulla - che non hanno nulla da dire, sulla persona, ma che non possono accettare il metodo seguito da Renzi. Ciò dice anche il condannato, e dice anche Alfano, l'inconsistente, in coppia con Cesa, l'industriale che avrebbero candidato Casini ( con quel nome?).
Insomma lo dicono tutti, ma senza la strategia di Renzi che ha messo tutti all'angolo, nessuno lo avrebbe votato, per una questione di principio, perché in politica la forma e importante quanto la sostanza, e, comunque, sempre per senso di responsabilità. Poi per lo stesso senso di responsabilità (non hanno pesato le paure di perdere poltrone e rendite di posizione politica, oltre che prebende) verso il paese, tutti i 'quaquaraqua', maschi e femmine senza distinzione , che siedono in questi giorni in Parlamento per la grande occasione di dare pessimo spettacolo di sè, ancora una volta, hanno deciso di votare Mattarella. Ad eccezione del partito del condannato il quale ha scelto di uscire dal Parlamento e stare con il suo capo, nell'ospizio milanese, dove svolge il suo servizio sociale, per evitare la galera e scontare la condanna.
E, sempre per il senso di responsabilità del mondo politico, e solo per questo, fra qualche ora l'Italia avrà il suo nuovo Presidente della repubblica, Sergio Mattarella.
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mercoledì 28 gennaio 2015
Scambio di cortesie fra statisti. Torna a colpire lo statista affidato ai servizi sociali
Alfano, l'unico fra gli statisti italiani in possesso di tutte le caratteristiche richieste dall'identikit del prossimo Presidente della repubblica - statura di statista, uomo delle istituzioni, conoscitore della macchina dello Stato, caratura e prestigio internazionale - ha fatto un passo indietro in favore di un antoagonista che all'indomani della sua autocandidatura, si è rivelato avere una qualità che lui, candidato perfetto, non ha, e cioè la bellezza che a Casini esce da tutti i buchi. E lo ha candidato assieme all'altro grande elettore che il mondo invidia all'Italia e cioè Cesa.
Ma Alfano non è l'unico a fare un passo indietro a favore di un candidato che reputa più degno. Nella lista compare anche il prof. Settis, studioso, candidato dal Movimento di Grillo, il quale, ha detto che il candidato ideale è per lui Giuliano Amato, ed in suo favore è disposto a ritirare la sua candidatura, laddove venisse nuovamente proposta. Amato perché lui lo conosce bene, essendo stato suo dipendente - si fa per dire - alla Treccani e perché conosce la sua generosità: ha rinunciato alle sue tre o quattro pensioni, da quando è giudice della Consulta, naturalmente le riprenderà quando quel suo mandato terminerà, la qual cosa farà anche da Presidente. E, del resto, prosegue Settis, anche alla Treccani ha rinunciato al suo compenso, e, infine, Amato sarebbe il presidente della repubblica che, a suo parere, presterebbe attenzione maggiore di ogni altro ai problemi della cultura.
ora a proposito della attenzione della Presidenza della repubblica ai problemi della cultura, finora non v'è stato presidente più attento di Napolitano. ma cosa si è ottenuto? Forse di non peggiorare la situazione, certamente senza non migliorarla.
Comunque sulle candidature pende il giudizio divino dell' evasore fiscale Berlusconi, condannato in via definitiva, affidato ai servizi sociali, privato del passaporto e del diritto di voto, estromesso dal Senato, ed impegnato in un via vai fra palazzo Grazioli e palazzo Chigi.
Povera l'Italia, se deve sottostare al giudizio, per la massima carica dello Stato, di un condannato definitivo.
Ma Alfano non è l'unico a fare un passo indietro a favore di un candidato che reputa più degno. Nella lista compare anche il prof. Settis, studioso, candidato dal Movimento di Grillo, il quale, ha detto che il candidato ideale è per lui Giuliano Amato, ed in suo favore è disposto a ritirare la sua candidatura, laddove venisse nuovamente proposta. Amato perché lui lo conosce bene, essendo stato suo dipendente - si fa per dire - alla Treccani e perché conosce la sua generosità: ha rinunciato alle sue tre o quattro pensioni, da quando è giudice della Consulta, naturalmente le riprenderà quando quel suo mandato terminerà, la qual cosa farà anche da Presidente. E, del resto, prosegue Settis, anche alla Treccani ha rinunciato al suo compenso, e, infine, Amato sarebbe il presidente della repubblica che, a suo parere, presterebbe attenzione maggiore di ogni altro ai problemi della cultura.
ora a proposito della attenzione della Presidenza della repubblica ai problemi della cultura, finora non v'è stato presidente più attento di Napolitano. ma cosa si è ottenuto? Forse di non peggiorare la situazione, certamente senza non migliorarla.
Comunque sulle candidature pende il giudizio divino dell' evasore fiscale Berlusconi, condannato in via definitiva, affidato ai servizi sociali, privato del passaporto e del diritto di voto, estromesso dal Senato, ed impegnato in un via vai fra palazzo Grazioli e palazzo Chigi.
Povera l'Italia, se deve sottostare al giudizio, per la massima carica dello Stato, di un condannato definitivo.
L'identikit del prossimo Presidente dell repubblica calza perfettamente a Franco Alfano che l'ha tracciato
Il prossimo Presidente della repubblica dev'essere un grande statista, ha detto solennemente il ministro Alfano, stampella non solidisima, insieme ad altri due statisti: Cesa e Casini - del Governo Renzi. Se fosse questa la caratteristica 'secca' richiesta, dovremmo ammettere che ad aspirare a quella carica ci sarebbe una rosa, ristretta, di grandi personalità della nostra repubblica: Alfano, Casini, Salvini, Grillo.
Se poi, in aggiunta, come il grande statista Alfano vuole, il prossimo Presidente dev'essere uomo delle istituzioni dalle quali deve provenire e conoscere la macchina dello Stato, la rosa si restringe ad Alfano e Casini. Fuori dunque Salvini ( che fra l'altro ora è anche occupato in altre faccende, che vanno dalla presenza a tutti i programmi televisivi alla costruzione dell'affaire sentimentale con Elisa Isoardi; mentre non è ancora occupato affatto nello sfogliare e magari anche leggere qualche libro, come Renzi lo aveva invitato a fare, ma potrebbe presto farlo, avendo esaurito molte delle bestialità che va affidando al vento) e Grillo, che con le istituzioni non ha mai avuto rapporti e rapporti non vuole avere, tendendo piuttosto a distruggerle, salvando solo la Presidenza della repubblica, per aspirarvi un domani.
Non finisce qui. Alfano nel tracciare il profilo del prossimo Presidente della repubblica italiana ha poi aggiunto che deve avere prestigio internazionale. A questo punto anche la candidatura di Casini (oltre che per il cognome improponibile!) sfuma perchè lui è conosciuto solo in Italia e soprattutto per 'bella presenza', all'estero anche per via di quel cognome lo ignorano quasi tutti. Resta solo la candidatura di Alfano: statista, uomo delle istituzioni, conoscitore della macchina statale, prestigio internazionale - la sua autocandidatura.
Se poi, in aggiunta, come il grande statista Alfano vuole, il prossimo Presidente dev'essere uomo delle istituzioni dalle quali deve provenire e conoscere la macchina dello Stato, la rosa si restringe ad Alfano e Casini. Fuori dunque Salvini ( che fra l'altro ora è anche occupato in altre faccende, che vanno dalla presenza a tutti i programmi televisivi alla costruzione dell'affaire sentimentale con Elisa Isoardi; mentre non è ancora occupato affatto nello sfogliare e magari anche leggere qualche libro, come Renzi lo aveva invitato a fare, ma potrebbe presto farlo, avendo esaurito molte delle bestialità che va affidando al vento) e Grillo, che con le istituzioni non ha mai avuto rapporti e rapporti non vuole avere, tendendo piuttosto a distruggerle, salvando solo la Presidenza della repubblica, per aspirarvi un domani.
Non finisce qui. Alfano nel tracciare il profilo del prossimo Presidente della repubblica italiana ha poi aggiunto che deve avere prestigio internazionale. A questo punto anche la candidatura di Casini (oltre che per il cognome improponibile!) sfuma perchè lui è conosciuto solo in Italia e soprattutto per 'bella presenza', all'estero anche per via di quel cognome lo ignorano quasi tutti. Resta solo la candidatura di Alfano: statista, uomo delle istituzioni, conoscitore della macchina statale, prestigio internazionale - la sua autocandidatura.
sabato 6 dicembre 2014
De Rita &Sons: il Censis di padre in figlio. Ora è Roma un pericolo per Ignazio Marino e non viceversa. Augias ha fatto conoscere in Francia Rossini, Bellini, Donizetti
Augias Corrado, Legionario (d'onore). Al giornalista italiano la Francia ha attribuito la Legion d'onore per i suoi altissimi meriti culturali. Senza il suo impegno di divulgatore anche musicale - il riferimento è a quelle videocassette pubblicate da Repubblica e dedicate ad alcuni notissimi musicisti - i Francesi non avrebbero conosciuto Rossini, Bellini, Donizetti. Se i Francesi, per conoscere musicisti della grande storia, hanno bisogno del dilettante Corrado Augias vuol dire che siamo davvero alla frutta. Augias è un ottimo e conosciutissimo giornalista, parla della Francia agli italiani e viceversa; ma, per carità, lasci stare i musicisti. Lui, senza il bravo Modugno, in quelle sue lezioni mostra, senza vergogna, tutta la sua superficiale conoscenza della musica, al cui mondo egli è del tutto estraneo. Eppur si muove.
Ma quali famiglie? Mio figlio è il candidato che ha titoli per assumere quell'incarico. Non ne avrei potuto trovare un altro più idoneo. Che sia poi mio figlio non conta. E' la giustificazione miserevole che Giuseppe De Rita porta per il passaggio della direzione del CENSIS dalle sue mani in quelle di suo figlio. Il quale, laureato in ingegneria aeronautica, pensò bene fin dall'inizio del suo lavoro, terminati gli studi, di atterrare su una pista, guidato dal pilota automatico che aveva predisposto suo padre: quello della ricerca sociale prevalentemente. Poi passò a Nomisma e da lì, prima segretario generale del CENSIS ed ora anche direttore, al posto che è stato di suo padre fino a ieri.
In Italia, ha detto di recente il CENSIS nel suo annuale rapporto, tutti sono convinti che senza una protezione - unita nei casi migliori a meriti propri - non si va da nessuna parte. E il primo a dar prova dell'affermazione è stato proprio il direttore del CENSIS medesimo, Giuseppe De Rita, facendosi succedere da suo figlio. Perdonate l'uso improprio del verbo, ma la sostanza è ben più grave ed impossibile da perdonare.
Da qualche giorno non è più Marino il vero pericolo di Roma, bensì la città da lui governata, come si ritiene da più parti, ad essere un pericolo per lui. E perciò il pericolo dell'altro ieri è oggi sotto minaccia e diventa il bene più prezioso da difendere. Il prefetto è convinto che egli possa essere in pericolo e perciò gli assegna una scorta, vietandogli di usare la sua amatissima bici per gli spostamenti. Il presidente del PD, inviato da Renzi a far pulizia nel Comune infangato dalla malavita, ha blindato lui ed il suo gabinetto, dicendo fin d'ora che se dovessero esserci nuove elezioni -richieste a gran voce da Movimento 5 Stelle e Forza Italia, più velatamente da Alfano - lui sarebbe il candidato del PD e nessun altro, perchè forse uno dei pochissimi, addirittura l'unico a non essersi sporcato con la cupola del malaffare.
Ma quali famiglie? Mio figlio è il candidato che ha titoli per assumere quell'incarico. Non ne avrei potuto trovare un altro più idoneo. Che sia poi mio figlio non conta. E' la giustificazione miserevole che Giuseppe De Rita porta per il passaggio della direzione del CENSIS dalle sue mani in quelle di suo figlio. Il quale, laureato in ingegneria aeronautica, pensò bene fin dall'inizio del suo lavoro, terminati gli studi, di atterrare su una pista, guidato dal pilota automatico che aveva predisposto suo padre: quello della ricerca sociale prevalentemente. Poi passò a Nomisma e da lì, prima segretario generale del CENSIS ed ora anche direttore, al posto che è stato di suo padre fino a ieri.
In Italia, ha detto di recente il CENSIS nel suo annuale rapporto, tutti sono convinti che senza una protezione - unita nei casi migliori a meriti propri - non si va da nessuna parte. E il primo a dar prova dell'affermazione è stato proprio il direttore del CENSIS medesimo, Giuseppe De Rita, facendosi succedere da suo figlio. Perdonate l'uso improprio del verbo, ma la sostanza è ben più grave ed impossibile da perdonare.
Da qualche giorno non è più Marino il vero pericolo di Roma, bensì la città da lui governata, come si ritiene da più parti, ad essere un pericolo per lui. E perciò il pericolo dell'altro ieri è oggi sotto minaccia e diventa il bene più prezioso da difendere. Il prefetto è convinto che egli possa essere in pericolo e perciò gli assegna una scorta, vietandogli di usare la sua amatissima bici per gli spostamenti. Il presidente del PD, inviato da Renzi a far pulizia nel Comune infangato dalla malavita, ha blindato lui ed il suo gabinetto, dicendo fin d'ora che se dovessero esserci nuove elezioni -richieste a gran voce da Movimento 5 Stelle e Forza Italia, più velatamente da Alfano - lui sarebbe il candidato del PD e nessun altro, perchè forse uno dei pochissimi, addirittura l'unico a non essersi sporcato con la cupola del malaffare.
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giovedì 19 giugno 2014
Il paese di pulcinella e di berlusconi
In quale altro paese del mondo un condannato si vede un giorno sì e l'altro pure, ad ogni ora, in tv, o lo si ascolta alla radio, o si legge di sue interviste sui giornali, specie su quelli di famiglia, come un cittadino qualunque, LIBERO? Solo da noi è possibile, soprattutto per la pusillanimità di magistrati che temendo di essere ripresi, hanno concesso al condannato Berlusconi agi di cui perfino i cittadini liberi non godono. L'altro ieri lo abbiamo visto anche negli uffici della Camera dei Deputati, nonostante egli sia decaduto da parlamentare per effetto della condanna definitiva,accolto da uscieri e militari che l'hanno salutato come si saluta uno statista, non uno stagista in regime di rieducazione.
Ma in questi giorni un'altra tegola potrebbe abbattersi sulla sua testa; questa volta i magistrati decideranno di non tenerne affatto conto e di concedergli, per buona condotta, il condono della pena?
Tanto più che le famose Olgettine, quelle coinvolte nel processo, insieme a Ruby ed alla 'igienista orale' Minetti, sfileranno in tribunale con pance che attestano inequivocabilmente lo stato di gravidanza o con i pargoli, nati da poco, al seguito. E' chiaro che non si tratta di una sporca manovra difensiva studiata dai legali del cav. Le ragazze con la loro gravidanza avanzata o la maternità grideranno al popolo italiano che loro non potevano, una dozzina di mesi prima, fare le... perchè secondo le parole di un celebre scrittore russo, la maternità sta a dimostrare che ogni gravidanza è VERGINALE, come quella di Maria. Ci è consentito il paragone? Almeno Maria ce lo consenta.
A proposito di signorine di buona famiglia, la Pascale, fidanzata del cav, dopo la rinuncia della Berlusconina Marina, ha comunicato che non scenderà in politica. Ma come, non era finita l'epoca delle signorine fatte scendere in politica dal capo, senz'altro merito che...?
Con il capo in libertà vigilata, ma non troppo, i gregari che fanno? Si danno da fare per gridare a mondo che esistono.
Alfano, ormai dimenticato anche dalla cronache dei quartieri, tenta il colpo grosso, annunciando in anticipo che l'assassino della Gambirale, è stato individuato. Il Procuratore incaricato reagisce duramente. Che altro poteva fare, se sulla scena politica si hanno solo mezzi ministri, mezzi parlamentari, mezzi sottosegretari e mezzi capigruppo? Per fare una testa ce ne vorrebbero in ogni ruolo almeno due, ma non è facile metterli d'accordo e farli accoppiare.
Anche in Europa il cav. ha inviato mezzi parlamentari, come l'illustre Tajani, il quale poco prima della fine del suo mandato come commissario a Bruxelles, avvia una procedura di infrazione contro l'Italia per i ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione. Avete capito? Lui che è a Bruxelles in vacanza e per conto del cav. e che ha taciuto per tutti gli anni del suo mandato e dei governi del suo padrone, ora, su suggerimento del suo padrone, fa arrivare un siluro al governo Renzi. Un siluro - che neanche lui sa di aver sparato, perchè il pulsante l'ha schiacciato qualcun altro da Arcore - che il ministro Padoan, solitamente compassato, ha definito INSPIEGABILE.
No, caro ministro Padoan, finchè non verranno sostituiti in tutti i ruoli politici i mezziuomini e le donnine ( le poche signore ce lo perdoneranno!), mettendoci uomini interi e donne vere, avremo queste sorprese; mettiamoci l'anima in pace.
Ma in questi giorni un'altra tegola potrebbe abbattersi sulla sua testa; questa volta i magistrati decideranno di non tenerne affatto conto e di concedergli, per buona condotta, il condono della pena?
Tanto più che le famose Olgettine, quelle coinvolte nel processo, insieme a Ruby ed alla 'igienista orale' Minetti, sfileranno in tribunale con pance che attestano inequivocabilmente lo stato di gravidanza o con i pargoli, nati da poco, al seguito. E' chiaro che non si tratta di una sporca manovra difensiva studiata dai legali del cav. Le ragazze con la loro gravidanza avanzata o la maternità grideranno al popolo italiano che loro non potevano, una dozzina di mesi prima, fare le... perchè secondo le parole di un celebre scrittore russo, la maternità sta a dimostrare che ogni gravidanza è VERGINALE, come quella di Maria. Ci è consentito il paragone? Almeno Maria ce lo consenta.
A proposito di signorine di buona famiglia, la Pascale, fidanzata del cav, dopo la rinuncia della Berlusconina Marina, ha comunicato che non scenderà in politica. Ma come, non era finita l'epoca delle signorine fatte scendere in politica dal capo, senz'altro merito che...?
Con il capo in libertà vigilata, ma non troppo, i gregari che fanno? Si danno da fare per gridare a mondo che esistono.
Alfano, ormai dimenticato anche dalla cronache dei quartieri, tenta il colpo grosso, annunciando in anticipo che l'assassino della Gambirale, è stato individuato. Il Procuratore incaricato reagisce duramente. Che altro poteva fare, se sulla scena politica si hanno solo mezzi ministri, mezzi parlamentari, mezzi sottosegretari e mezzi capigruppo? Per fare una testa ce ne vorrebbero in ogni ruolo almeno due, ma non è facile metterli d'accordo e farli accoppiare.
Anche in Europa il cav. ha inviato mezzi parlamentari, come l'illustre Tajani, il quale poco prima della fine del suo mandato come commissario a Bruxelles, avvia una procedura di infrazione contro l'Italia per i ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione. Avete capito? Lui che è a Bruxelles in vacanza e per conto del cav. e che ha taciuto per tutti gli anni del suo mandato e dei governi del suo padrone, ora, su suggerimento del suo padrone, fa arrivare un siluro al governo Renzi. Un siluro - che neanche lui sa di aver sparato, perchè il pulsante l'ha schiacciato qualcun altro da Arcore - che il ministro Padoan, solitamente compassato, ha definito INSPIEGABILE.
No, caro ministro Padoan, finchè non verranno sostituiti in tutti i ruoli politici i mezziuomini e le donnine ( le poche signore ce lo perdoneranno!), mettendoci uomini interi e donne vere, avremo queste sorprese; mettiamoci l'anima in pace.
martedì 3 giugno 2014
ANCHE GRILLO HA UN FIGLIO
Si discute, in questi giorni, di figli di... e di figli che nessuno fa più in numero tale da consentire un ricambio di generazioni quando i troppi anziani di oggi se ne saranno andati al Creatore. Per ciò che abbiamo sentito questi giorni a proposito di figli di... forse è anche un bene che di figli almeno certi noti non ne facciano più, altrimenti...
Berlusconi ormai si dedica all'assistenza agli anziani della casa di riposo vicino casa, e dunque pian piano, complice l'età e a dispetto di trapianti e belletti, non potrà avere più il ruolo, nefasto, che finora ha avuto nella politica italiana. Chi lo sostituirà - è la domanda che corre sulla bocca di tutti; fuori Alfano, fuori Fitto e fuori, molto presto, Toti, l'unica persona alla quale il capo azienda pensa è sua figlia, se non altro perchè porta il suo stesso cognone. Capace o no di assumere un ruolo politico non importa, è il marchio di famiglia che conta in un partito azienda. Avesse avuto il cognome della madre, non sarebbe stata la stessa cosa: come fai a spiegare ogni volta che quella signora là, a dispetto del cognome, è la figlia di... Lei nega, ma alla fine forse accetterà, per salvare anche la barca di famiglia. Se Berlusconi non avesse avuto figli, allora forse avrebbe pensato da subito, fin da quando sono apparsi i primi segni del suo decadimento generale, ad un sostituto capace della gestione di una azienda partito.
Il discorso riguarda anche Grillo, perchè anche lui ha problemi dopo la batosta delle elezioni europee. Cerca di buttarla in burletta con l'argomento brogli, ma già pensa, anzi ha pensato alla successione; anche il suo profeta Casaleggio è in difficoltà per le stesse ragioni di Grillo ma anche per altre. Che ti fa il Grillone? Adotta il figlio della Grillo&Casaleggio spa, e lo porta con sé a Bruxelles. Ha chiesto al popolo della rete se vuole o no il figlio illegittimo nato dal suo matrimonio con Casaleggio? No perchè anche lui ha fondato un partito azienda che porta benefici alla Grillo&Casaleggio spa.
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domenica 1 giugno 2014
Questi li ho inventati io
"Li ho inventati io, senza di me non esisterebbero". Si badi bene, non dicono "questi li ho scoperti io" che attesterebbe la presa d'atto di un valore, come va dicendo, con orgoglio, il vecchio Pippo Baudo ogni volta che in televisione lo invitano a raccontare la sua vita e le sue doti di scopritore di talenti. Lui veramente ha avuto un fiuto speciale per i talenti, molti dei quali si sono rivelati completamente in seguito, ma che Pippo ha tenuto a battesimo, quando nessuno avrebbe scommesso su di loro neanche un centesimo.
Nulla di questo, nell'attuale situazione. Quelle frasi che sentiamo più una volta, anzi troppo spesso pronunciate, stanno a testimoniare ben altra situazione, ben altri talenti. Se tali si possono considerare.
Non è un caso che Berlusconi, tanto per fare un esempio, quelle frasi non le abbia mai pronunciate; mentre l'abbiano fatto taluni suoi accoliti, fra tutte la pantera Santanchè, più grintosa da quando lavora per il padrone, la quale non ha usato mezzi termini, riferendosi ai vari Alfano ed agli altri fuorusciti dal partito del comune padrone: questi li ha creati Berlusconi, ha detto, senza di lui non esisterebbero. Mai analisi fu più veritiera e spietata, estesa anche alla pantera ovviamente. Ci siamo sempre chiesti se Berlusconi avrebbe scelto le medesime persone per governare le sue aziende; magari alcuni, nei ruoli di soubrette o in quelli dei presentatori; ma per mandare all'aria tutte le sue redditizie imprese, mai e poi mai. Ci aveva messo tanto per costruirle e tanto aveva brigato per raggiungere l'obbiettivo che sarebbe stato veramente da fessi metterle nelle mani di molti inetti che, invece, ha scelto per popolare il suo Parlamento, con il preciso incarico di curare anche i suoi interessi.
Quella stessa espressione, di recente, è uscita anche dalla bocca di Grillo. All'indomani dell'amara sconfitta elettorale alle Europee, quando da più bocche dei suoi 'concittadini' uscivano espressioni disappunto, anzi di censura, con la sottintesa ingiunzione per il capo di ritirarsi, lui, capo-padrone, rispondeva che tutti quei cittadini dei quali aveva esaltato le virtù fino a qualche attimo prima, senza di lui non sarebbero esistiti. Bravo Grillo.
Aggiornamento. Anche Berlusconi non ha resistito ed ha ripreso la frase dei suoi, quando ha detto, riferendosi a Mara Carfagna: "l'ho creata io ed adesso mi tratta così".
Nulla di questo, nell'attuale situazione. Quelle frasi che sentiamo più una volta, anzi troppo spesso pronunciate, stanno a testimoniare ben altra situazione, ben altri talenti. Se tali si possono considerare.
Non è un caso che Berlusconi, tanto per fare un esempio, quelle frasi non le abbia mai pronunciate; mentre l'abbiano fatto taluni suoi accoliti, fra tutte la pantera Santanchè, più grintosa da quando lavora per il padrone, la quale non ha usato mezzi termini, riferendosi ai vari Alfano ed agli altri fuorusciti dal partito del comune padrone: questi li ha creati Berlusconi, ha detto, senza di lui non esisterebbero. Mai analisi fu più veritiera e spietata, estesa anche alla pantera ovviamente. Ci siamo sempre chiesti se Berlusconi avrebbe scelto le medesime persone per governare le sue aziende; magari alcuni, nei ruoli di soubrette o in quelli dei presentatori; ma per mandare all'aria tutte le sue redditizie imprese, mai e poi mai. Ci aveva messo tanto per costruirle e tanto aveva brigato per raggiungere l'obbiettivo che sarebbe stato veramente da fessi metterle nelle mani di molti inetti che, invece, ha scelto per popolare il suo Parlamento, con il preciso incarico di curare anche i suoi interessi.
Quella stessa espressione, di recente, è uscita anche dalla bocca di Grillo. All'indomani dell'amara sconfitta elettorale alle Europee, quando da più bocche dei suoi 'concittadini' uscivano espressioni disappunto, anzi di censura, con la sottintesa ingiunzione per il capo di ritirarsi, lui, capo-padrone, rispondeva che tutti quei cittadini dei quali aveva esaltato le virtù fino a qualche attimo prima, senza di lui non sarebbero esistiti. Bravo Grillo.
Aggiornamento. Anche Berlusconi non ha resistito ed ha ripreso la frase dei suoi, quando ha detto, riferendosi a Mara Carfagna: "l'ho creata io ed adesso mi tratta così".
mercoledì 16 aprile 2014
Pena mai iniziata per il cav (ex)? D'Alema, suo nemico giurato, delira
Siamo venuti a conoscenza del documento segreto del Tribunale di Milano che stabilisce tutto ciò che il cav (ex) deve fare per scontare la pena che gli ha inflitto il Tribunale di Milano e la Cassazione ha confermato. Perciò non possiamo concordare con D'Alema che ha detto, dopo aver appreso, senza approfondire, i particolari della sentenza che se fosse stato un comune mortale - ma come il cav(ex) non lo è? - ben altre misure il tribunale avrebbe preso nei suoi confronti. Purtroppo D'Alema non ha avuto, come noi, fra le mani il documento che ci accingiamo a rivelare.
1. Una volta a settimana, la domenica, prima delle 22, e per almeno quattro ore consecutive, lezioni di 'bunga bunga' nell'ospizio a 40 km. da alla sua residenza di Arcore. Lezioni/spettacolo agli anziani ospitati nella struttura. Professoresse d'eccezione le Olgettine , ex anche'esse. Il cav( ex) deve solo guardare ed alla fine pagare le prof.
2. Il lunedì,venerdì e sabato saranno gli anziani della suddetta casa ad andare ad Arcore, ospiti del cav (ex) e della sua compagna Pascale. Si fermeranno ad Arcore per il pranzo, la pennichella e la cena. Alle 22 ritorno nell'ospizio e liberazione di Arcore. Il cav (ex) è condannato per quelle tre sere a restare solo con la Pascale, e con dudù, ammesso che lo voglia l'amabile animale.
3.Nei tre giorni a Roma, nella residenza di palazzo Grazioli, dovrà incontrare Bonaiuti, Alfano, Bondi e sig nora ma anche Cicchitto e Schifani e, a settimane alterne, Bossi, e, una volta al mese, Renzi. Non è contemplata la presenza nè della Pascale nè di Dudù, ma solo della Rossi che,invece, non è ammessa ad Arcore, nelle altre giornate del cav (ex).
4 Nelle giornate romane,infine, quanto al piano di lavoro, dovrà registrare un minimo di quattro interventi televisivi per le reti tv, esclusa Mediaset. Per Mediaset, il Toti sta già programmando registrazioni ad Arcore o a Cologno Monzese, dove il cav ( ex) potrà recarsi ogni volta che lo vorrà.
5. Nella trasferta romana, il Cav (ex) non dovrà vedere nessuna donna prima del calar del sole, e per il giovedì nessuna in assoluto, anche perchè sarebbe poi costretto a portarsele a dArcore, dove altre donne nonsono ammesse al di fuori di quelle previste. Unica eccezione in tal senso, la sera del mercoledì dopo aver cantato il 'Vespro' con i suoi chierichetti, per la recita delle 'Grazioline' che la Rossi sta già reclutando ed organizzando. Le Grazioline sono la versione romana degli ospiti dell'ospizio milanese, la Rossi le sta esaminando una per una, nella foresteria di Villa Arzilla. Le Grazioline potrebbero diventare la versione romana delle Olgettine, con una sola differenza riguardante l'età: sui settanta di media le Grazioline.
E D'Alema, continua a dire che non si tratta di pena? Vorremmo vedere lui impegnato in questo tour de force quotidiano, non reggerebbe neanche un paio di settimane. Il cav (ex) conta comunque di arrivare in piena forma al prossimo febbraio, alla scadenza della pena, per insediarsi, alle prossime elezioni, rinfrancato e purificato, nuovamente a palazzo Chigi. Alla faccia di chi gli vuol male.
Se, invece, Berlusconi, come ha cominciato a fare, a gridare, cioè, contro la 'sentenza mostruosa', finirà agli arresti domiciliari - come quasi sicuramente accadrà, visto che i magistrati l'hanno avvisato che non tollereranno attacchi alla magistratura- allora lui potrà fare la campagna da martire, come desiderava fin da principio per riprendersi un pò di quei milioni di voti che ha perso- e i magistrati potranno dire : noi siamo stati fin troppo clementi, ma per un delinquente recidivo non si può far nulla a suo favore. In tutto ciò, si dimentica, al di là del fatto che berlusconi è forse il 'primo'contribuente d'Italia che lui ha evaso le tasse; e questo che è un grave reato per qualunque cittadino, è è un reato gravissimo per un politico E si dimentica che anche per un ricchissimo che ha versato allo Stato in tasse alcuni miliardi di euro, risparmiarne, evadendo, 400 milioni, è pur sempre un bel risparmio. Sono quasi 1000 miliardi delle vecchie care ed indimenticate lire italiane.
1. Una volta a settimana, la domenica, prima delle 22, e per almeno quattro ore consecutive, lezioni di 'bunga bunga' nell'ospizio a 40 km. da alla sua residenza di Arcore. Lezioni/spettacolo agli anziani ospitati nella struttura. Professoresse d'eccezione le Olgettine , ex anche'esse. Il cav( ex) deve solo guardare ed alla fine pagare le prof.
2. Il lunedì,venerdì e sabato saranno gli anziani della suddetta casa ad andare ad Arcore, ospiti del cav (ex) e della sua compagna Pascale. Si fermeranno ad Arcore per il pranzo, la pennichella e la cena. Alle 22 ritorno nell'ospizio e liberazione di Arcore. Il cav (ex) è condannato per quelle tre sere a restare solo con la Pascale, e con dudù, ammesso che lo voglia l'amabile animale.
3.Nei tre giorni a Roma, nella residenza di palazzo Grazioli, dovrà incontrare Bonaiuti, Alfano, Bondi e sig nora ma anche Cicchitto e Schifani e, a settimane alterne, Bossi, e, una volta al mese, Renzi. Non è contemplata la presenza nè della Pascale nè di Dudù, ma solo della Rossi che,invece, non è ammessa ad Arcore, nelle altre giornate del cav (ex).
4 Nelle giornate romane,infine, quanto al piano di lavoro, dovrà registrare un minimo di quattro interventi televisivi per le reti tv, esclusa Mediaset. Per Mediaset, il Toti sta già programmando registrazioni ad Arcore o a Cologno Monzese, dove il cav ( ex) potrà recarsi ogni volta che lo vorrà.
5. Nella trasferta romana, il Cav (ex) non dovrà vedere nessuna donna prima del calar del sole, e per il giovedì nessuna in assoluto, anche perchè sarebbe poi costretto a portarsele a dArcore, dove altre donne nonsono ammesse al di fuori di quelle previste. Unica eccezione in tal senso, la sera del mercoledì dopo aver cantato il 'Vespro' con i suoi chierichetti, per la recita delle 'Grazioline' che la Rossi sta già reclutando ed organizzando. Le Grazioline sono la versione romana degli ospiti dell'ospizio milanese, la Rossi le sta esaminando una per una, nella foresteria di Villa Arzilla. Le Grazioline potrebbero diventare la versione romana delle Olgettine, con una sola differenza riguardante l'età: sui settanta di media le Grazioline.
E D'Alema, continua a dire che non si tratta di pena? Vorremmo vedere lui impegnato in questo tour de force quotidiano, non reggerebbe neanche un paio di settimane. Il cav (ex) conta comunque di arrivare in piena forma al prossimo febbraio, alla scadenza della pena, per insediarsi, alle prossime elezioni, rinfrancato e purificato, nuovamente a palazzo Chigi. Alla faccia di chi gli vuol male.
Se, invece, Berlusconi, come ha cominciato a fare, a gridare, cioè, contro la 'sentenza mostruosa', finirà agli arresti domiciliari - come quasi sicuramente accadrà, visto che i magistrati l'hanno avvisato che non tollereranno attacchi alla magistratura- allora lui potrà fare la campagna da martire, come desiderava fin da principio per riprendersi un pò di quei milioni di voti che ha perso- e i magistrati potranno dire : noi siamo stati fin troppo clementi, ma per un delinquente recidivo non si può far nulla a suo favore. In tutto ciò, si dimentica, al di là del fatto che berlusconi è forse il 'primo'contribuente d'Italia che lui ha evaso le tasse; e questo che è un grave reato per qualunque cittadino, è è un reato gravissimo per un politico E si dimentica che anche per un ricchissimo che ha versato allo Stato in tasse alcuni miliardi di euro, risparmiarne, evadendo, 400 milioni, è pur sempre un bel risparmio. Sono quasi 1000 miliardi delle vecchie care ed indimenticate lire italiane.
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mercoledì 15 gennaio 2014
Letto sulla stampa:15 gennaio 2014.Brutte e belle notizie
Cominciamo dalle buone notizie, son poche in verità, ma vale la pena segnalarle.
Innanzitutto da quella che riguarda Lucia Ronchetti, la compositrice oggi sulla cresta dell'onda internazionale, che è stata chiamata a far parte della giuria che sceglierà i prossimi 'Prix de Rome' , e cioè i 'pensionnaires' di Villa Medici a Roma, fra i numerosi candidati nei vari settori dell'arte. In giuria siede anche l'attrice e produttrice cinematografica che vive una storia sentimentale con il presidente Hollande, ma anche questa è una buona notizia.( Contrordine dell'ultim'ora: l'attrice è stata esclusa dalla giuria, per intervento diretto della ministra di origini italiane, Filippetti. Uno schiaffo al direttore dell'Accademia di Francia a Roma che l'avrebbe scelta? O forse troppo poco autorevole - altro schiaffo al direttore di Villa Medici - per far parte della prestigiosa giuria?)
La seconda buona notizia- che era già sui giornali di ieri- è la nomina di Marino Sinibaldi a presidente del consiglio di amministrazione del Teatro di Roma, dopo che Borgna si era sfilato per via delle numerose ed ingiuste critiche incrociate. Sinibaldi, direttore di Radio 3, viene dallo stesso ente dal quale veniva il suo predecessore, Scaglia, cioè dalla Rai. Scaglia scrittore, Sinibaldi animatore culturale fra i più vivaci ed impegnati. A testimoniare che oggi sono i mezzi di grande comunicazione a mettere i vetrina i protagonisti della società; se non si appartiene ai media, addio sogni. Solo che...solo che... Sinibaldi dovrebbe , a nostro modestissimo parere, dimettersi da Radio 3, come dovrebbero fare altri dirigenti Rai che occupano poltrone di responsabilità anche fuori dell'azienda. Gubitosi che fa, si gira dall'altra parte per non vedere?
Ed ora - finalmente! direbbero i maligni- veniamo a quelle cattive.
Alfano e non solo lui, perchè è in compagnia di Brunetta, il moralizzatore, e Masi, il macho ex direttore generale Rai, compaiono fra gli affittuari di Ligresti, a roma, in via delle Tre madonne ai parioli, una viuzza che non gli daresti due lire, ma molto molto chic e con case extralusso. La casa di Alfano è di appena 220 mq. Non sappiamo se lui e Brunetta e Masi - che sicuramente saranno a loro volta in compagnia di altri - pagassero affitti di favore, ma c'è da dubitare che i tre, nei propri ambiti, alla bisogna non abbiano mostrato riconoscenza al proprietario delle loro povere magioni romane?
E Nunzia? la signora Di Girolamo, campana, con la sua cricca? Ci ha colpiti leggere che avrebbe dirottato parte dei finanziamenti europei destinati ad alleviare i portatori di handicap da Benevento ad un'altra provincia dove alloggerebbe il suo stato maggiore. Questo leggiamo sui giornali; vero o non vero, a noi questa notizia fa venire lo schifo.
L'Aquila. L'Università, dopo lo scandalo che ha investito anche la giunta comunale - sono tutti innocenti!!!, cosi dicono - con le dimissione del sindaco, ha fatto una proposta, mettendosi a disposizione con un comitato di saggi che potrebbe dare una mano nell'individuare la strada da percorrere per una svolta nella ricostruzione. Apriti cielo! chi si rifa viva? La Pezzopane, indignata, perchè si sente espropriata dei suoi compiti di amministratore pubblico che ritiene di aver svolto compiutamente anche in relazione alla ricostruzione che purtroppo langue nella maggior parte della città. La stessa Pezzopane che si era indignata allorchè, secondo lei ingiustamente, la commissione europea preposta alle candidature per le 'Capitali della cultura' del 2019, aveva escluso L'Aquila. già per la semplice ragione che non si può candidare una 'città fantasma'. E non , come sosteneva l'assessore/parlamentare, per la 'cattiva stampa'.
La motivazione 'cattiva stampa' ci riguarda anche un pò.
Per otto anni abbiamo diretto un bimestrale di musica, edito dal Conservatorio aquilano, MUSIC@, che sì è guadagnato una certa fama per l'originalità e qualità dei contenuti. La nostra critica ha offerto l'alibi al nuovo direttore del Conservatorio, che di nome fa Piermarini, per vietare la pubblicazione dell'ultimo numero di Music@ affidato alla nostra direzione. L'alibi consiste nel fatto che - secondo la vulgata di una delle 'menti' del conservatorio aquilano - la nostra critica avrebbe inficiato i buoni rapporti che il conservatorio sta instaurando con gli amministratori aquilani. Si tratta ovviamente di un alibi nelle mani di una direzione che non sa cosa sia la cultura e per questo la calpesta e la mette all'indice.
Innanzitutto da quella che riguarda Lucia Ronchetti, la compositrice oggi sulla cresta dell'onda internazionale, che è stata chiamata a far parte della giuria che sceglierà i prossimi 'Prix de Rome' , e cioè i 'pensionnaires' di Villa Medici a Roma, fra i numerosi candidati nei vari settori dell'arte. In giuria siede anche l'attrice e produttrice cinematografica che vive una storia sentimentale con il presidente Hollande, ma anche questa è una buona notizia.( Contrordine dell'ultim'ora: l'attrice è stata esclusa dalla giuria, per intervento diretto della ministra di origini italiane, Filippetti. Uno schiaffo al direttore dell'Accademia di Francia a Roma che l'avrebbe scelta? O forse troppo poco autorevole - altro schiaffo al direttore di Villa Medici - per far parte della prestigiosa giuria?)
La seconda buona notizia- che era già sui giornali di ieri- è la nomina di Marino Sinibaldi a presidente del consiglio di amministrazione del Teatro di Roma, dopo che Borgna si era sfilato per via delle numerose ed ingiuste critiche incrociate. Sinibaldi, direttore di Radio 3, viene dallo stesso ente dal quale veniva il suo predecessore, Scaglia, cioè dalla Rai. Scaglia scrittore, Sinibaldi animatore culturale fra i più vivaci ed impegnati. A testimoniare che oggi sono i mezzi di grande comunicazione a mettere i vetrina i protagonisti della società; se non si appartiene ai media, addio sogni. Solo che...solo che... Sinibaldi dovrebbe , a nostro modestissimo parere, dimettersi da Radio 3, come dovrebbero fare altri dirigenti Rai che occupano poltrone di responsabilità anche fuori dell'azienda. Gubitosi che fa, si gira dall'altra parte per non vedere?
Ed ora - finalmente! direbbero i maligni- veniamo a quelle cattive.
Alfano e non solo lui, perchè è in compagnia di Brunetta, il moralizzatore, e Masi, il macho ex direttore generale Rai, compaiono fra gli affittuari di Ligresti, a roma, in via delle Tre madonne ai parioli, una viuzza che non gli daresti due lire, ma molto molto chic e con case extralusso. La casa di Alfano è di appena 220 mq. Non sappiamo se lui e Brunetta e Masi - che sicuramente saranno a loro volta in compagnia di altri - pagassero affitti di favore, ma c'è da dubitare che i tre, nei propri ambiti, alla bisogna non abbiano mostrato riconoscenza al proprietario delle loro povere magioni romane?
E Nunzia? la signora Di Girolamo, campana, con la sua cricca? Ci ha colpiti leggere che avrebbe dirottato parte dei finanziamenti europei destinati ad alleviare i portatori di handicap da Benevento ad un'altra provincia dove alloggerebbe il suo stato maggiore. Questo leggiamo sui giornali; vero o non vero, a noi questa notizia fa venire lo schifo.
L'Aquila. L'Università, dopo lo scandalo che ha investito anche la giunta comunale - sono tutti innocenti!!!, cosi dicono - con le dimissione del sindaco, ha fatto una proposta, mettendosi a disposizione con un comitato di saggi che potrebbe dare una mano nell'individuare la strada da percorrere per una svolta nella ricostruzione. Apriti cielo! chi si rifa viva? La Pezzopane, indignata, perchè si sente espropriata dei suoi compiti di amministratore pubblico che ritiene di aver svolto compiutamente anche in relazione alla ricostruzione che purtroppo langue nella maggior parte della città. La stessa Pezzopane che si era indignata allorchè, secondo lei ingiustamente, la commissione europea preposta alle candidature per le 'Capitali della cultura' del 2019, aveva escluso L'Aquila. già per la semplice ragione che non si può candidare una 'città fantasma'. E non , come sosteneva l'assessore/parlamentare, per la 'cattiva stampa'.
La motivazione 'cattiva stampa' ci riguarda anche un pò.
Per otto anni abbiamo diretto un bimestrale di musica, edito dal Conservatorio aquilano, MUSIC@, che sì è guadagnato una certa fama per l'originalità e qualità dei contenuti. La nostra critica ha offerto l'alibi al nuovo direttore del Conservatorio, che di nome fa Piermarini, per vietare la pubblicazione dell'ultimo numero di Music@ affidato alla nostra direzione. L'alibi consiste nel fatto che - secondo la vulgata di una delle 'menti' del conservatorio aquilano - la nostra critica avrebbe inficiato i buoni rapporti che il conservatorio sta instaurando con gli amministratori aquilani. Si tratta ovviamente di un alibi nelle mani di una direzione che non sa cosa sia la cultura e per questo la calpesta e la mette all'indice.
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venerdì 18 ottobre 2013
mancanze di coraggio e palle al piede
Il capo del Governo ha assicurato che la sua manovra è tutto quello che si poteva fare, le riforme vanno fatte gradualmente, farle tutte d'un colpo senza avere le possibilità vuol dire inficiarle, ancor prima che vengano attuate. Vero, ma...il malato Italia intanto continua a restare a letto in una condizione di prostrazione e debilitazione dalle quali non si riesce ancora a vedere come uscirne. La manovra ha anche la benedizione di Napolitano. Sì, forse era quello che si poteva fare nelle attuali condizioni, ma teniamo presente che ci sono molti esperti che pensano che non è stato fatto tutto quello che si poteva fare, e che ciò che andava fatto poteva andare in un altra direzione. Insomma, da molte parti si dice che a risollevare il malato, a letto da anni ,nessuno ha ancora pensato, e che non è sufficiente ribattere che comunque non lo si fa morire, in attesa che arrivi il farmaco miracoloso. Perché il farmaco miracoloso - senza interventi nella direzione giusta - non arriverà mai.
Fanno un gioco di società Letta e Alfano Quando Letta fa finta di aver coraggio è frenato da Alfano che tira in ballo le promesse fatte agli elettori; qualche volta Letta va molto avanti solo perchè sa che Alfano lo bloccherà; e poi Alfano non capo di un non partito, quando vuole lui fare la prima mossa tira in ballo proposte impossibili, tanto sa che l'amico Letta gliele boccerà, e lui potrà sempre dire di averle proposte e che le avrebbe attute se avesse governato da solo e senza la palla al piede di Letta, e viceversa. Letta ed Alfano sono sodali per dare una bella fregatura all'Italia, anche se il primo per lo meno la faccia dell'Italia all'estero l'ha resa più presentabile.
Però, però... Letta nipote e Napolitano è mai possibile che anche questa volta non arrivi nessun segnale sul taglio delle spese dei palazzi del potere e degli infiniti privilegi che chiunque, appena avuto un pò di potere, s'è accaparrato?
Le provincie le lasciamo sempre così? pare che in un precedente decreto ( femminicidio) ci sia un codicillo che lascia intendere la marcia indietro sulla loro eliminazione.
Il Parlamento lo lasciamo sempre bicamerale e con lo stesso inutile, INDEGNO, e costoso numero di parlamentari?
Gli emolumenti dei parlamentari restano sempre quelli VERGOGNOSI che tutti conosciamo, i più VERGOGNOSI d'Europa? Sfido che Sandro Bondi e signora - tanto per fare un esempio semplice semplice - non vogliono che si arrivi a tale dismissione di privilegio, loro due portano a casa ogni mese oltre 40.000 Euro. Chi glieli darebbe fuori dal parlamento? Bondi potrebbe guadagnare altrettanto contando sulla sua vena poetica che si sveglia solo quando è in linea con il suo Cavalier padrone?
E i vitalizi dei parlamentari e non solo di essi, li lasciamo così come stanno? Come mai agli statali si tagliano diritti acquisiti , e si tagliano anche con retroattività, mentre per le superpensioni ci viene sempre detto che non si possono toccare. Ma che c...( censura) dite?
E il finanziamento ai partiti? perché verrà eliminato solo dal 2017? Forse che Lei Letta sta dando tempo ai partiti per organizzare una nuova, diversa forma di furto al paese? E poi perché i soldi dati ai partiti si possono detrarre dal reddito, mentre quelli per la cultura no? per lo meno non interamente , ma in una piccola parte? perché il Governo sta dalla parte dei ladri e li difende?
E le famose macchine blu, Letta nipote, perché le tagli solo del 10%? basta ridurle al 10% del parco macchine esistente.
Quante autorità avete messo su, con capi ed uffici ben remunerati e nullafacenti? ma vogliamo una volta per tutte darci un taglio vero?
So già quale è la risposta di Letta nipote, ma anche di Napolitano o della Consulta. E no, non potete continuare a fregarci. Dovete tagliare e subito anche tutti questi capitoli di spesa. 1 milione di Euro da una parte , un altro da un'altra parte, sono comunque tagli stabili il cui beneficio per la collettività si sentirà sempre più nel tempo.
E poi, perché per la cosiddetta liquidazione gli aventi diritto devono attendere oggi quasi due anni, dal momento in cui lasciano il lavoro? Letta nipote vuole dirmi che lei quando andrà via dal Parlamento- se mai accadrà- avrà lo stesso tempo di attesa?
Gli alti stipendi in certi ambienti, anche quelli non si possono tagliare? Ha ragione CHI DICE CHE ANCHE SU QUELLI OCCORRE INTERVENIRE, come fa il Brunetta, al quale mi piacerebbe chiedere il nome di quel dirigente INPS che gli fece comprare una casa facendogliela pagare 150.000 Euro; la quale casa, rivenduta dopo pochissimi anni, gli ha fatto entrare la considerevole somma di quasi 600.000 Euro? Brunetta perché questo capita solo ai componenti le bande politiche, e mai ai semplici cittadini?
Fanno un gioco di società Letta e Alfano Quando Letta fa finta di aver coraggio è frenato da Alfano che tira in ballo le promesse fatte agli elettori; qualche volta Letta va molto avanti solo perchè sa che Alfano lo bloccherà; e poi Alfano non capo di un non partito, quando vuole lui fare la prima mossa tira in ballo proposte impossibili, tanto sa che l'amico Letta gliele boccerà, e lui potrà sempre dire di averle proposte e che le avrebbe attute se avesse governato da solo e senza la palla al piede di Letta, e viceversa. Letta ed Alfano sono sodali per dare una bella fregatura all'Italia, anche se il primo per lo meno la faccia dell'Italia all'estero l'ha resa più presentabile.
Però, però... Letta nipote e Napolitano è mai possibile che anche questa volta non arrivi nessun segnale sul taglio delle spese dei palazzi del potere e degli infiniti privilegi che chiunque, appena avuto un pò di potere, s'è accaparrato?
Le provincie le lasciamo sempre così? pare che in un precedente decreto ( femminicidio) ci sia un codicillo che lascia intendere la marcia indietro sulla loro eliminazione.
Il Parlamento lo lasciamo sempre bicamerale e con lo stesso inutile, INDEGNO, e costoso numero di parlamentari?
Gli emolumenti dei parlamentari restano sempre quelli VERGOGNOSI che tutti conosciamo, i più VERGOGNOSI d'Europa? Sfido che Sandro Bondi e signora - tanto per fare un esempio semplice semplice - non vogliono che si arrivi a tale dismissione di privilegio, loro due portano a casa ogni mese oltre 40.000 Euro. Chi glieli darebbe fuori dal parlamento? Bondi potrebbe guadagnare altrettanto contando sulla sua vena poetica che si sveglia solo quando è in linea con il suo Cavalier padrone?
E i vitalizi dei parlamentari e non solo di essi, li lasciamo così come stanno? Come mai agli statali si tagliano diritti acquisiti , e si tagliano anche con retroattività, mentre per le superpensioni ci viene sempre detto che non si possono toccare. Ma che c...( censura) dite?
E il finanziamento ai partiti? perché verrà eliminato solo dal 2017? Forse che Lei Letta sta dando tempo ai partiti per organizzare una nuova, diversa forma di furto al paese? E poi perché i soldi dati ai partiti si possono detrarre dal reddito, mentre quelli per la cultura no? per lo meno non interamente , ma in una piccola parte? perché il Governo sta dalla parte dei ladri e li difende?
E le famose macchine blu, Letta nipote, perché le tagli solo del 10%? basta ridurle al 10% del parco macchine esistente.
Quante autorità avete messo su, con capi ed uffici ben remunerati e nullafacenti? ma vogliamo una volta per tutte darci un taglio vero?
So già quale è la risposta di Letta nipote, ma anche di Napolitano o della Consulta. E no, non potete continuare a fregarci. Dovete tagliare e subito anche tutti questi capitoli di spesa. 1 milione di Euro da una parte , un altro da un'altra parte, sono comunque tagli stabili il cui beneficio per la collettività si sentirà sempre più nel tempo.
E poi, perché per la cosiddetta liquidazione gli aventi diritto devono attendere oggi quasi due anni, dal momento in cui lasciano il lavoro? Letta nipote vuole dirmi che lei quando andrà via dal Parlamento- se mai accadrà- avrà lo stesso tempo di attesa?
Gli alti stipendi in certi ambienti, anche quelli non si possono tagliare? Ha ragione CHI DICE CHE ANCHE SU QUELLI OCCORRE INTERVENIRE, come fa il Brunetta, al quale mi piacerebbe chiedere il nome di quel dirigente INPS che gli fece comprare una casa facendogliela pagare 150.000 Euro; la quale casa, rivenduta dopo pochissimi anni, gli ha fatto entrare la considerevole somma di quasi 600.000 Euro? Brunetta perché questo capita solo ai componenti le bande politiche, e mai ai semplici cittadini?
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giovedì 10 ottobre 2013
La procura d'Italia ha inviato avvisi di garanzia a mezza italia che conta
Un avviso di garanzia è stato recapitato nella notte a Letta, nipote, capo del governo per il reato di 'spoliazione' del popolo italiano, ed anche un secondo avviso di garanzia per un secondo reato, quello di' impotentia governandi', per il quale, identico avviso di garanzia è giunto anche allo statistico, ministro Giovannini. La Procura d'Italia imputa loro innanzitutto di ridurre ogni giorno una fetta sempre maggiore di popolazione alla fame - mentre loro gozzovigliano, insinua la Procura d'Italia - come si imputa loro a causa dell'ultimo decreto illegale che non adegua le pensioni all'inflazione, qualora superino i 3.000 Euro, ma lordi ( che vuol dire 2000 Euro netti circa). Quando, invece, vengono citate le pensioni d'oro di ex parlamentari, che ormai sono un esercito, a causa delle brevi stagioni di ogni governo, allora nei loro documenti ufficiali citano sempre le pensioni al netto: che so, D'Alema prende quasi 6.000 Euro, Veltroni, il missionario altrettanto. Perchè, in questo caso, si chiede la Procura d'Italia, si cita il netto? E la medesima procura una risposta ce l'ha: per evitare la vergogna di dover far sapere ai cittadini affamati che il lordo mensile delle loro immeritate pensioni è di 10.000 - 12.000 Euro.
Sull'attività di Giovannini, accusato del reato di 'impotentia governandi', e di 'furto istituzionale'si sofferma la 'Procura d'Italia' che per lo stesso reato indaga anche la Corte costituzionale e i due rami del Parlamento. Mentre si procede con metodica azione alla spoliazione ed all'affamamento del paese, da parte di Giovannini, la Consulta e il Parlamento, non si tagliano neanche il più piccolo dei loro privilegi: numero dei parlamentari, pensioni d'oro, stipendi correnti, macchine blu, uffici e benefit per ex presidenti delle camere ( per portarci dentro amanti ed escort, d'ora in avanti chiamate 'segretarie') Un particolare rimprovero muove la Procura d'Italia alla Consulta che boccia ogni seppur minimo taglio quando riguarda gli ambienti del potere, i quali non si toccano, perchè toccarli - ha decretato la Consulta- è contro la Costituzione. In questa difesa si è distinto Giuliano Amato, nonostante che da poco abbia messo piede nella Corte Costituzionale, dichiarando, seduta stante, di voler patteggiare: a tal scopo ha dichiarato per iscritto che la pensione da 30.000 Euro mensili la darà in beneficienza, mentre lo stipendio da giudice costituzionale, che ammonta ad appena 400.000 Euro annui, lo terrà per sostenere le spese, una sorta di paghetta per anziani.
Ancora al ministro Cancellieri ed al vice premier, 'internista' Alfano è stato inviato un altro avviso di garanzia, per il reato di' temporeggiamento e connivenza' perchè non hanno sciolto immediatamente la Procura di Caltanisetta, per evidente infiltrazione mafiosa, in ubbidienza alla quale perseguono tutti gli emigranti che approdano, quelli scampati alle acque del mediterraneo, sulle nostre coste, per il reato di clandestinità. La mafia tiene a questo reato, per poter meglio sfruttare, come manovalanza, quei disperati che aspirano, per sopravvivere, a vestire le divise dell'esercito del crimine. In un sussulto di 'stupidità', la suddetta procura ha indagato anche quei pescatori che hanno salvato dalle acque quei pochi che non sono morti e li ha accusati di favoreggiamento della clandestinità.
A Letta nipote, poi, Giovannini, Cancellieri, Alfano Parlamento e Consulta , la suddetta Procura d'Italia ha chiesto, per il processo che si svolgerà in direttissima, in Piazza san Pietro, di presentare memoria difensiva. Che si difendono?
Sull'attività di Giovannini, accusato del reato di 'impotentia governandi', e di 'furto istituzionale'si sofferma la 'Procura d'Italia' che per lo stesso reato indaga anche la Corte costituzionale e i due rami del Parlamento. Mentre si procede con metodica azione alla spoliazione ed all'affamamento del paese, da parte di Giovannini, la Consulta e il Parlamento, non si tagliano neanche il più piccolo dei loro privilegi: numero dei parlamentari, pensioni d'oro, stipendi correnti, macchine blu, uffici e benefit per ex presidenti delle camere ( per portarci dentro amanti ed escort, d'ora in avanti chiamate 'segretarie') Un particolare rimprovero muove la Procura d'Italia alla Consulta che boccia ogni seppur minimo taglio quando riguarda gli ambienti del potere, i quali non si toccano, perchè toccarli - ha decretato la Consulta- è contro la Costituzione. In questa difesa si è distinto Giuliano Amato, nonostante che da poco abbia messo piede nella Corte Costituzionale, dichiarando, seduta stante, di voler patteggiare: a tal scopo ha dichiarato per iscritto che la pensione da 30.000 Euro mensili la darà in beneficienza, mentre lo stipendio da giudice costituzionale, che ammonta ad appena 400.000 Euro annui, lo terrà per sostenere le spese, una sorta di paghetta per anziani.
Ancora al ministro Cancellieri ed al vice premier, 'internista' Alfano è stato inviato un altro avviso di garanzia, per il reato di' temporeggiamento e connivenza' perchè non hanno sciolto immediatamente la Procura di Caltanisetta, per evidente infiltrazione mafiosa, in ubbidienza alla quale perseguono tutti gli emigranti che approdano, quelli scampati alle acque del mediterraneo, sulle nostre coste, per il reato di clandestinità. La mafia tiene a questo reato, per poter meglio sfruttare, come manovalanza, quei disperati che aspirano, per sopravvivere, a vestire le divise dell'esercito del crimine. In un sussulto di 'stupidità', la suddetta procura ha indagato anche quei pescatori che hanno salvato dalle acque quei pochi che non sono morti e li ha accusati di favoreggiamento della clandestinità.
A Letta nipote, poi, Giovannini, Cancellieri, Alfano Parlamento e Consulta , la suddetta Procura d'Italia ha chiesto, per il processo che si svolgerà in direttissima, in Piazza san Pietro, di presentare memoria difensiva. Che si difendono?
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