Per il massmediologo Marco Travaglio, il destino della sindaca di Roma, Virginia Raggi, che lui ha ribattezzato 'Spelacchia', fa il paio con quello di 'Spelacchio': per giorni e giorni nella polvere, ed ora sull'altare del successo.
Quell'albero di Natale, battezzato 'Spelacchio' perchè si è rinsecchito ed ha perso subito gli aghi, come una vittima di forte depressione, che è divenuto il monumento, esposto nella pubblica piazza, alla incapacità della Giunta Raggi nel governo della Capitale, oggi vive il suo momento di gloria.
Nonostante le condizioni fisiche in cui versa - che naturalmente non sono le stesse della sindaca Raggi, sul cui volto splende beltà e giovinezza e che, quando si veste a festa, come ha fatto per la serata inaugurale all'Opera di Roma, riesce a far strabuzzare gli occhi anche al sovrintendente Carlo Fuortes - pare che diverse istituzioni culturali pubbliche se lo stiano contendendo. Lo vogliono al Maxxi, retto da quella intellettuale, premio Nobel, ex ministra, Giovanna Melandri, che spera, con questa mossa, che i giornali si interessino anche al suo Museo, come sembrano aver fatto per l'albero che un destino crudele e la incapacità palese e certificata a governare della Giunta Raggi hanno condannato ad una fine prematura e miserevole.
E che Raggi/Spelacchia stia risalendo nel gradimento pubblico, nonostante tutto, al pari di Spelacchio, nell'acuta analisi di Marco Travaglio, lo dimostra la soluzione della emergenza dei rifiuti nella Capitale.
E' accaduto che, su richiesta del Campidoglio, sia intervenuto il governatore Zingaretti che ha chiesto l'intervento del suo omologo emiliano il quale ha acconsentito di smaltire e trattare 15.000 tonnellate circa di rifiuti della Capitale. Poi Spelacchia si è resa conto che tale aiuto di Zingaretti non sarebbe stato del tutto disinteressato. Lui l'avrebbe fatto valere al momento delle prossime elezioni regionali, il 4 marzo, vantandosi di aver, parzialmente, risolto il problema dei rifiuti che la giunta Spelacchia non è riuscita ancora a risolvere, dopo un anno e mezzo di governo cittadino. E allora Spelacchia ha fatto marcia indietro, tirando fuori che i costi per il trasferimento sarebbero stati troppo alti e dunque la rinuncia, con grande gioia e soddisfazione dei romani che non vogliono più staccarsi da quelle montagne multicolori che ormai fanno parte del paesaggio urbano, con il consenso di Spelacchia.
Ma c'è anche la storia del processo che la riguarda la cui prima udienza, saltata quella 'preliminare', è stata fissata a giugno, a elezioni avvenute. E Marco Travaglio la giustifica, Spelacchia: il calendario giudiziario non è la sindaca a fissarlo, e se avessero fissato la prima udienza, saltando quella preliminare, a febbraio o marzo, lei non si sarebbe sfilata. Lei quindi, certa della propria innocenza, non temeva affatto la coincidenza della udienza con le elezioni, tanto i Cinquestelle stravinceranno - secondo la previsione del massmediologo Travaglio. E' stato il Tribunale di Roma a rimandarla.
E infine l'inaugurazione della Metro, stazione San Giovanni , che Raggi/Spelacchia ha fatto sapere sarà inaugurata il 4 marzo, ed un suo assessore, ha precisato: tra febbraio e marzo, per non correre il rischio di non poter mantenere la data fissata.
Nonostante tutto questo bailamme di disastri amministrativi, la sindaca Raggi, battezzata Spelacchia, vanta un gradimento in continua crescita, proprio come Spelacchio, il povero albero di Natale impiantato a Piazza Venezia prima delle feste e già morto e defunto dopo pochi giorni, e che ora tutti fanno a gara per resuscitarlo in una diversa esistenza, quella artistica.
E Spelacchia? Al Museo delle cere, prossimamente, in attesa di definirne la sezione di esposizione, che quasi certamente sarà quella dei grandi statisti.
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lunedì 8 gennaio 2018
sabato 29 luglio 2017
Virginia Raggi levati di torno. Un'emergenza al giorno
La monnezza e le buche stradali emergenza n.1 di Roma, sotto l'amministrazione Raggi: un capitolo ancora aperto con l'annuncio di una soluzione non prima di una anno per la monnezza, da parte di AMA ; e per le buche, da poco concluso il censimento, ora si provvederà, sempre il complotto generale verso l'amministrazione Cinquestelle allenti la morsa. E nel frattempo?
L'approvvigionamento idrico, per la quota parte prelevata dal Lago di Bracciano (l'8% del fabbisogno cittadino) emergenza n.2. Per ora l'emergenza non è del tutto scongiurata, ma solo rimandata. Il governatore Zingaretti dopo la prima ordinanza che azzerava il prelievo a partire da ieri, con una nuova ordinanza ha rimandato l'azzeramento al 1 settembre. I tecnici fanno notare che ciò è impossibile perché la chiusura potrebbe causare danni alle tubature ancora maggiori di quelle già esistenti. il problema gli esperti di idraulica l'avevano suscitato anche dopo il precedente annuncio della Raggi di chiudere tutti i nasoni della città. Perché non pensare ad installare rubinetti a tutti i nasoni? E perché, intanto, non riparare tutte le perdite che ogni giorno i cittadini, ai tecnici segnalano in città, dove sovente si formano pozzanghere d'acqua senza che l'ACEA intervenga prontamente? E nel frattempo? Speriamo che giove pluvio si faccia sentire, questa volta, con una certa costanza e consistenza. Altrimenti a fine agosto saremo di nuovo nell'emergenza idrica.
L'ATAC, con le clamorose dimissioni del direttore generale Rota, emergenza n.3. Questa terza emergenza, nel giro di pochi mesi, ha dell'incredibile. Il manager tecnico chiamato da Milano per le sue riconosciute capacità in aprile, riceva le deleghe dal presidente solo a giugno. ai primi di luglio fa presente alla sindaca che la condizione di ATAC è fallimentare - oltre un miliardo di debiti, casse vuote, mancanza di fondi anche per acquistare i pezzi di ricambio dei mezzi, stipendi del personale in forse ecc...
lei gli chiede di pazientare assicurandogli solidarietà e comprensione e stima professionale. Ma nulla accade. Allora Rota presenta le dimissioni e con una intervista al Corriere denuncia la situazione drammatica dell'azienda. Gli si rivolta contro un luminare della scienza dell'amministrazione, Stefano - con l'accento sulla 'a' - che gli imputa la mancata cacciata dei dirigenti. Rota non ci sta e gli risponde per le rime: perchè quel consigliere con l'accento sulla 'a' ha brigato tanto per far assumere da Rota un'azienda amica? E, perchè - lo scrivono oggi i giornali - i dirigenti ATAC nell'ultimo esercizio si sono spartiti oltre due milioni di Euro come premio produzione? Di debiti!
Che aspetta la Raggi a levarsi di torno, visto che il complotto del mondo intero contro di lei e contro il movimento Cinquestelle non si può sventare?
L'approvvigionamento idrico, per la quota parte prelevata dal Lago di Bracciano (l'8% del fabbisogno cittadino) emergenza n.2. Per ora l'emergenza non è del tutto scongiurata, ma solo rimandata. Il governatore Zingaretti dopo la prima ordinanza che azzerava il prelievo a partire da ieri, con una nuova ordinanza ha rimandato l'azzeramento al 1 settembre. I tecnici fanno notare che ciò è impossibile perché la chiusura potrebbe causare danni alle tubature ancora maggiori di quelle già esistenti. il problema gli esperti di idraulica l'avevano suscitato anche dopo il precedente annuncio della Raggi di chiudere tutti i nasoni della città. Perché non pensare ad installare rubinetti a tutti i nasoni? E perché, intanto, non riparare tutte le perdite che ogni giorno i cittadini, ai tecnici segnalano in città, dove sovente si formano pozzanghere d'acqua senza che l'ACEA intervenga prontamente? E nel frattempo? Speriamo che giove pluvio si faccia sentire, questa volta, con una certa costanza e consistenza. Altrimenti a fine agosto saremo di nuovo nell'emergenza idrica.
L'ATAC, con le clamorose dimissioni del direttore generale Rota, emergenza n.3. Questa terza emergenza, nel giro di pochi mesi, ha dell'incredibile. Il manager tecnico chiamato da Milano per le sue riconosciute capacità in aprile, riceva le deleghe dal presidente solo a giugno. ai primi di luglio fa presente alla sindaca che la condizione di ATAC è fallimentare - oltre un miliardo di debiti, casse vuote, mancanza di fondi anche per acquistare i pezzi di ricambio dei mezzi, stipendi del personale in forse ecc...
lei gli chiede di pazientare assicurandogli solidarietà e comprensione e stima professionale. Ma nulla accade. Allora Rota presenta le dimissioni e con una intervista al Corriere denuncia la situazione drammatica dell'azienda. Gli si rivolta contro un luminare della scienza dell'amministrazione, Stefano - con l'accento sulla 'a' - che gli imputa la mancata cacciata dei dirigenti. Rota non ci sta e gli risponde per le rime: perchè quel consigliere con l'accento sulla 'a' ha brigato tanto per far assumere da Rota un'azienda amica? E, perchè - lo scrivono oggi i giornali - i dirigenti ATAC nell'ultimo esercizio si sono spartiti oltre due milioni di Euro come premio produzione? Di debiti!
Che aspetta la Raggi a levarsi di torno, visto che il complotto del mondo intero contro di lei e contro il movimento Cinquestelle non si può sventare?
mercoledì 26 luglio 2017
1 romano a guardia di 1 cassonetto. La fantasia dei Cinquestelle al potere
La notizia è di quelle bomba. L'amministrazione capitolina e la sua controllata AMA - perchè poi le hanno dato un tale nome soave? - hanno assicurato che ci vorrà un anno prima che la situazione della monnezza a Roma venga definitivamente risolta.Nel frattempo, a giorni alterni, vediamo accumularsi montagne di rifiuti presso ogni cassonetto, che non riesce più a contenerli, visto che la raccolta non è più neanche giornaliera. L'assessore Montanari, spalleggiata dalla sindaca che ora , in verità, s'è trovata anche un'altra gatta da pelare, quella dell'acqua, messa in mezzo da Zingaretti da una parte - il quale ha emanato quella sua ordinanza di divieto di prelievo delle acque del Lago di Bracciano, che soddisfano solo l'8% del fabbisogno cittadino, dopo che il consorzio, presieduto da Raggi, che monitora la salute del nostro territorio, ha fatto presente che il Lago di sta abbassando, e, mentre , al
contrario, il presidente di Acea , pur considerando il periodo di grave siccità, dice che l'allarme per il Lago di Bracciano è ingiustificato - e dall'altra dalla ministra Lorenzin che ha ingiunto alla sindaca ed a Zingaretti, a provvedere di acqua gli ospedali , minacciandoli di denuncia.
Insomma la stessa Raggi che ha provocato l'ordinanza di Zingaretti, ora prova a gettare la croce sulle spalle del governatore, chiamandosi fuori e facendo la parte di chi vuole a tutti i costi risolvere il problema, convocando attorno ad un tavolo in Campidoglio i protagonisti dell'ultimo dramma capitolino. Perchè di dramma si tratta, anche se ora tutti invocano l'apparizione del deus ex machina, nella duplice veste: della pioggia - che oggi è arrivata, ma solo per inumidire il terreno e forse anche per evitare qualche altro incendio - e della vacanza agostana, quando la città si svuota di residenti e i consumi anche di acqua calano. Insomma anche il problema dell'acqua deve rivolverlo qualcun altro, come del resto tutti gli altri problemi, sempre.
Ma c'è anche la farsa. L'assessore Montanari, che non riesce ad assicurare alla Capitale al raccolta dei rifiuti ed il loro smaltimento - altrimenti si fa il gioco di toglierli da una parte e portarli in un'altra, ha avuto un'idea geniale: mettere un cittadino a guardia di ogni cassonetto, per una duplice o triplice funzione- dopo averli naturalmente istruiti questi guardiani ed educatori di monnezza.
Innanzitutto devono istruire i cittadini sul modo corretto di gettar i rifiuti nei cassonetti, ipotizzando dopo qualche mese di istruzione che i cittadini di rifiuti ne gettano sempre meno, e sanzionando quelli che continuano a tener un comportamento scorretto, cioè a gettare tutti i rifiuti che hanno accumulato in casa ( se vengono educati a gettarne sempre meno, forse un giorno impareranno anche a non produrli - sogna l'assessora che nel frattempo avrà trovato il modo di raccoglierli come si deve e smaltirli).
Il loro secondo compito è quello di restare a guardia dei cassonetti pieni e traboccanti di rifiuti, nel timore che qualcuno che non sia nè la Montanari, nè la Raggi e neppure l'AMA - gli unici abilitati a raccoglierli - li rubi , li trasferisca altrove e ne tragga profitto, come accade in molti paesi ed anche in qualche zona i cui governanti,con meno fantasia dei governanti romani, li raccolgono regolarmente, li trattano e ne traggono vantaggi anche economici, con il riciclo dei materiali che lo consentono.
E intanto, con questi angeli custodi della monnezza, attenderemo che Raggi, Montanari ed AMA, ci facciano l'atteso regalo di togliere dalle strade la montagna di rifiuti divenuta ormai parte del paesaggio romano.
contrario, il presidente di Acea , pur considerando il periodo di grave siccità, dice che l'allarme per il Lago di Bracciano è ingiustificato - e dall'altra dalla ministra Lorenzin che ha ingiunto alla sindaca ed a Zingaretti, a provvedere di acqua gli ospedali , minacciandoli di denuncia.
Insomma la stessa Raggi che ha provocato l'ordinanza di Zingaretti, ora prova a gettare la croce sulle spalle del governatore, chiamandosi fuori e facendo la parte di chi vuole a tutti i costi risolvere il problema, convocando attorno ad un tavolo in Campidoglio i protagonisti dell'ultimo dramma capitolino. Perchè di dramma si tratta, anche se ora tutti invocano l'apparizione del deus ex machina, nella duplice veste: della pioggia - che oggi è arrivata, ma solo per inumidire il terreno e forse anche per evitare qualche altro incendio - e della vacanza agostana, quando la città si svuota di residenti e i consumi anche di acqua calano. Insomma anche il problema dell'acqua deve rivolverlo qualcun altro, come del resto tutti gli altri problemi, sempre.
Ma c'è anche la farsa. L'assessore Montanari, che non riesce ad assicurare alla Capitale al raccolta dei rifiuti ed il loro smaltimento - altrimenti si fa il gioco di toglierli da una parte e portarli in un'altra, ha avuto un'idea geniale: mettere un cittadino a guardia di ogni cassonetto, per una duplice o triplice funzione- dopo averli naturalmente istruiti questi guardiani ed educatori di monnezza.
Innanzitutto devono istruire i cittadini sul modo corretto di gettar i rifiuti nei cassonetti, ipotizzando dopo qualche mese di istruzione che i cittadini di rifiuti ne gettano sempre meno, e sanzionando quelli che continuano a tener un comportamento scorretto, cioè a gettare tutti i rifiuti che hanno accumulato in casa ( se vengono educati a gettarne sempre meno, forse un giorno impareranno anche a non produrli - sogna l'assessora che nel frattempo avrà trovato il modo di raccoglierli come si deve e smaltirli).
Il loro secondo compito è quello di restare a guardia dei cassonetti pieni e traboccanti di rifiuti, nel timore che qualcuno che non sia nè la Montanari, nè la Raggi e neppure l'AMA - gli unici abilitati a raccoglierli - li rubi , li trasferisca altrove e ne tragga profitto, come accade in molti paesi ed anche in qualche zona i cui governanti,con meno fantasia dei governanti romani, li raccolgono regolarmente, li trattano e ne traggono vantaggi anche economici, con il riciclo dei materiali che lo consentono.
E intanto, con questi angeli custodi della monnezza, attenderemo che Raggi, Montanari ed AMA, ci facciano l'atteso regalo di togliere dalle strade la montagna di rifiuti divenuta ormai parte del paesaggio romano.
mercoledì 12 luglio 2017
Dopo le nuove finte rovine sul Palatino urgono SPIEGAZIONI
Ha ragione Sergio Rizzo - passato da poco a 'Repubblica' - quando dalle colonne del suo nuovo giornale invoca spiegazioni urgenti sulla lunga catena di inefficienze, leggerezze,colpe che hanno condotto. messe assieme, a quello sgorbio di metallo eretto sul Palatino ed alla figuraccia internazionale della quale nessuno sembra preoccuparsi. Passi per la sindaca Raggi, per la quale una figuraccia in più non la farà cadere dal cavallo di Mar' Aurelio, sul quale continua a destreggiarsi tenendosi aggrappata alle redini imperiali, ma neppure Franceschini si dà pena, e neanche Zingaretti, governatore e Prosperetti, sovrintendente. Tutti implicati in questa afaire vergognoso che ancora una volta stigmatizza in quali mani siamo finiti noi e a chi AFFIDIAMO LA CUSTODIA E SALVARGUARDIA DELLA NOSTRA MEMORIA STORICA, QUEL PETROLIO CHE DOVREBBE ARRICCHIRCI E CHE E' GESTITO DA INCAPACI ANALFABETI.
In cima alla piramide di inefficienze ed incapacità gestionali siede Franceschini, il quale quando gli hanno presentato il progetto sulla carta ha dato immediatamente il suo benestare. Entusiasta.
Anche il sovrintendente Prosperetti non si è potuto sottrarre. Non ci ha neppure provato a vigiliare, ma forse neanche lui avrebbe trovato nulla da ridire, perchè 'ubi major...,. dopo che Franceschini aveva detto sì, poteva lui, povero, dire no, oppure ni? Ha parlato invece dopo che ha visto il mostro di metallo obbrobriare il Palatino. Ma il sovrintendente , a differenze del ministro 'mezzodisastro' è un tecnico. E se anche lui che è un tecnico non ci capisce, potrebbe chiedere lumi a qualcuno più bravo e competente di lui 8 (sebbene il competente dovrebbe essere lui... che è poi quello implicato nello scandalo delle statue coperte per la visita in Campidoglio del Presidente iraniano. Poi però a cose fatte, ha dichiarato a Repubblica, che lui non se lo aspettava fosse così gigantesco il mostro di tubi sul Palatino. Una figura di merda, si dice a Roma , in Italia e dovunque. Eppure resta al suo posto, dimostrando che dopo la figura di merda, ha anche una faccia di culo.
Poi c'è Zingaretti, che sicuramente sarà stato informato della cosa, dato il lauto finanziamento attraverso una società della Regione. Oppure occorre alla fine constatare che anche lì c'è una mancia di coglioni che non capiscono nulla del mestiere che sono incaricati a svolgere?
Uno potrebbe obiettare che se ci sono cascati Ferretti e Lo Schiavo, forse coinvolti dal regista Landi, allora è possibile che ci siano cascati, come loro, anche chi avrebbe dovuto vigilare sul progetto prima di dare il via libera, E vigilare sia dal punto di vista tecnico che artistico.
Di questo secondo aspetto, quello artistico, non parliamo neppure, perché grida vendetta più dello scandalo tecnico. Nessuno si è preso la briga di vedere, leggere, sentire la materia di cui si componeva la cosiddetta 'opera rock' che andava a rappresentarsi sul colle più famoso per la storia di Roma, incuranti della figura che si faceva agli occhi del mondo intero.
Poi naturalmente ci sarebbe da capire le ragioni per cui il Comune ha dato il patrocinio allo schifo sul Palatino. ma forse sia Raggi che il suo vice Bergamo , assessore 'alla ricrescita culturale', avrammo, a loro volta pensato: hanno detto sì Francechini, Prosperetti, Zingaretti... per una volta diamogli in contentino di non metterci di traverso.
IN questa vicenda ci sono molti lati oscuri che i diretti interessati, che non sono la produzione e gli autori - che andrebbero cassati dalla SIAE e dalla Camera di Commercio - che hanno pensato di fottere con un progetto ignobile le pubbliche istituzioni che hanno avallato e finanziato l'oscenità neroniana, ma proprio quelle pubbliche istituzioni che avrebbero dovuto vigilare e non hanno vigilato, facendosi mettere nel sacco da affaristi senza scrupoli.
Se le domande non possono restare inevase, le risposte devono essere immediate e precise; e ad esse deve seguire che qualche testa cada.
Precisazione: abbiamo una volta usato un linguaggio da caserma... quando ci vuole ci vuole, e la caserma sta qui per la galera. E se non proprio la galera, almeno le dimissioni e la interdizione dai pubblici uffici.
In cima alla piramide di inefficienze ed incapacità gestionali siede Franceschini, il quale quando gli hanno presentato il progetto sulla carta ha dato immediatamente il suo benestare. Entusiasta.
Anche il sovrintendente Prosperetti non si è potuto sottrarre. Non ci ha neppure provato a vigiliare, ma forse neanche lui avrebbe trovato nulla da ridire, perchè 'ubi major...,. dopo che Franceschini aveva detto sì, poteva lui, povero, dire no, oppure ni? Ha parlato invece dopo che ha visto il mostro di metallo obbrobriare il Palatino. Ma il sovrintendente , a differenze del ministro 'mezzodisastro' è un tecnico. E se anche lui che è un tecnico non ci capisce, potrebbe chiedere lumi a qualcuno più bravo e competente di lui 8 (sebbene il competente dovrebbe essere lui... che è poi quello implicato nello scandalo delle statue coperte per la visita in Campidoglio del Presidente iraniano. Poi però a cose fatte, ha dichiarato a Repubblica, che lui non se lo aspettava fosse così gigantesco il mostro di tubi sul Palatino. Una figura di merda, si dice a Roma , in Italia e dovunque. Eppure resta al suo posto, dimostrando che dopo la figura di merda, ha anche una faccia di culo.
Poi c'è Zingaretti, che sicuramente sarà stato informato della cosa, dato il lauto finanziamento attraverso una società della Regione. Oppure occorre alla fine constatare che anche lì c'è una mancia di coglioni che non capiscono nulla del mestiere che sono incaricati a svolgere?
Uno potrebbe obiettare che se ci sono cascati Ferretti e Lo Schiavo, forse coinvolti dal regista Landi, allora è possibile che ci siano cascati, come loro, anche chi avrebbe dovuto vigilare sul progetto prima di dare il via libera, E vigilare sia dal punto di vista tecnico che artistico.
Di questo secondo aspetto, quello artistico, non parliamo neppure, perché grida vendetta più dello scandalo tecnico. Nessuno si è preso la briga di vedere, leggere, sentire la materia di cui si componeva la cosiddetta 'opera rock' che andava a rappresentarsi sul colle più famoso per la storia di Roma, incuranti della figura che si faceva agli occhi del mondo intero.
Poi naturalmente ci sarebbe da capire le ragioni per cui il Comune ha dato il patrocinio allo schifo sul Palatino. ma forse sia Raggi che il suo vice Bergamo , assessore 'alla ricrescita culturale', avrammo, a loro volta pensato: hanno detto sì Francechini, Prosperetti, Zingaretti... per una volta diamogli in contentino di non metterci di traverso.
IN questa vicenda ci sono molti lati oscuri che i diretti interessati, che non sono la produzione e gli autori - che andrebbero cassati dalla SIAE e dalla Camera di Commercio - che hanno pensato di fottere con un progetto ignobile le pubbliche istituzioni che hanno avallato e finanziato l'oscenità neroniana, ma proprio quelle pubbliche istituzioni che avrebbero dovuto vigilare e non hanno vigilato, facendosi mettere nel sacco da affaristi senza scrupoli.
Se le domande non possono restare inevase, le risposte devono essere immediate e precise; e ad esse deve seguire che qualche testa cada.
Precisazione: abbiamo una volta usato un linguaggio da caserma... quando ci vuole ci vuole, e la caserma sta qui per la galera. E se non proprio la galera, almeno le dimissioni e la interdizione dai pubblici uffici.
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martedì 9 maggio 2017
Avviso a Virginia Raggi. SPQR: Sporchissima - Povera!- Questa Roma
Ricomincia il gioco del rimbalzo di responsabilità. Raggi sostiene che la sporcizia della Roma d'oggi, giunta a livelli insostenibili - mentre l'assessore preposta dice, con la faccia tosta che dimostra, che a Roma non c'è un'emergenza rifiuti - è il risultato di Mafia Capitale e di vent'anni di malgoverno (anche se verrebbe da chiederle dove è stata stoccata la sporcizia che ora c'è dappertutto in questi vent'anni, in attesa che arrivassero i finti rivoluzionali dei cinque stelle al governo della città e per ritirarla fuori e spargerla per le strade); Zingaretti, governatore chiamato in causa dalla Raggi, risponde che il Comune deve fare la sua parte. Da mesi, da quasi un anno, la Regione attende dal Comune un piano per i rifiuti che non è mai stato né redatto né prodotto, e inviato alla Regione, e dunque che si vuole dalla Regione?
Raggi, emblema della più totale inefficienza ed incapacità di governo, invoca l'ennesimo complotto anche per l'incendio di Pomezia, spalleggiata dai dioscuri della chiacchiera, Dibatosta e Dipeggio.
E Lei, Virginia Raggi, per non allarmare i cittadini , che sono già allarmati anzi terrorizzati, non ci ha ancora detto, in coppia con il suo omologo di Pomezia, se dobbiamo preoccuparci ancora di più e quali misure prendere?
Si può continuare a lasciare nelle sue incapaci mani (ed anche mente) una città che è sotto gli occhi di tutti e che versa in uno stato pietoso che prelude forse a qualche preoccupante allarme di carattere sanitario?
P.S. Ieri sera in tv, Luigi Dipeggio, nel salotto di Giovanni Floris, alle contestazioni del conduttore sulla sporcizia - monnezza! - e sull'emergenza rifiuti, ha risposto che non si può gridare all'emergenza rifiuti per qualche cassonetto, non svuotato, che un cittadino, nemico del movimento, magari del PD, ha fotografato e messo in rete. Non aveva ancora terminato la sua barzelletta che tutto lo studio, ed anche Floris, gli ha riso in faccia sonoramente.
Raggi, emblema della più totale inefficienza ed incapacità di governo, invoca l'ennesimo complotto anche per l'incendio di Pomezia, spalleggiata dai dioscuri della chiacchiera, Dibatosta e Dipeggio.
E Lei, Virginia Raggi, per non allarmare i cittadini , che sono già allarmati anzi terrorizzati, non ci ha ancora detto, in coppia con il suo omologo di Pomezia, se dobbiamo preoccuparci ancora di più e quali misure prendere?
Si può continuare a lasciare nelle sue incapaci mani (ed anche mente) una città che è sotto gli occhi di tutti e che versa in uno stato pietoso che prelude forse a qualche preoccupante allarme di carattere sanitario?
P.S. Ieri sera in tv, Luigi Dipeggio, nel salotto di Giovanni Floris, alle contestazioni del conduttore sulla sporcizia - monnezza! - e sull'emergenza rifiuti, ha risposto che non si può gridare all'emergenza rifiuti per qualche cassonetto, non svuotato, che un cittadino, nemico del movimento, magari del PD, ha fotografato e messo in rete. Non aveva ancora terminato la sua barzelletta che tutto lo studio, ed anche Floris, gli ha riso in faccia sonoramente.
lunedì 8 maggio 2017
Virginia Raggi si dimetta, e con Lei tutta la sua squadra. E Roma venga affidata a mani più capaci
Non passa giorno senza che le cronache raccontino errori, inciampi inefficienze passi falsi di Virginia Raggi e della sua giunta. E non passa giorno che tutto questo non ci venga raccontato soprattutto dalle pagine del Corriere della Sera che, da quando Sergio Rizzo ha assunto la direzione della redazione romana, sembra tenere la sindaca e la sua amministrazione sotto stretta sorveglianza. Anche se, occorre dirlo, di tale stretta sorveglianza non ci sarebbe neanche bisogno, perché errori, scivoloni, manchevolezze ed inefficienze della sindaca, quasi quotidiani, sotto gli occhi di tutti. L'aggiornamento per gli ultimi giorni è presto fatto.
Primo: emergenza rifiuti. Ci risiamo, l'impianto di Rocca Cencia - ci pare si chiami così - è fuori uso da qualche giorno. Motivo addotto dalla sindaca: sabotaggio. Che fa il paio con l'incidente dei 'frigoriferi' lasciati per strada, di qualche mese fa, quando la sindaca gridò al 'complotto'. Conseguenze: la città è nuovamente invasa dai rifiuti con il riemergere dei soliti problemi di salute per i cittadini : puzzo terribile, topi che fanno festa ecc... Virginia Raggi incolpa la regione, cioè Zingaretti, il qual rimanda alla sindaca l'accusa, addebitandole l'incapacità a gestire lo smaltimento dei rifiuti che, da quando è al governo - e cioè da un anno ormai - ritorna, puntuale, ciclicamente. Basta un nulla per farla riemergere nella sua drammaticità.
Secondo: incendio a Pomezia, il cui Comune è retto da un sindaco della stessa galassia stellare della Raggi - cioè a cinque stelle. Da venerdì, da quando cioè si è verificato l'incendio, erano le otto circa del mattino, i comunicati dei due sindaci si sono seguiti, intrecciati ed alternati in evidente contraddizione fra loro: prima per tranquillizzare i cittadini del Comune di Pomezia ed anche quelli dei paesi vicini, poi per allarmarli; prima con l'invito a non uscire di casa ed a tenere le finestre chiuse, poi per rassicurarli che l'aria era pulita ( per moto di dire, perché pulita certamente non era, ma era comunque priva di diossina); prima l'assicurazione che nel fabbricato deposito di rifiuti non c'era amianto e poi la certezza che l'amianto c'era. A sottolineare che nel Comune laziale c'è identica inefficienza amministrativa che ogni giorno si verifica a Roma, i comunicati della ASL cittadina che avrebbe dovuto autorizzare o vietare lo svolgersi di un evento sportivo. Una confusione quasi istituzionale. E che dire della denuncia fatta agli Uffici Comunali di Pomezia di irregolarità in quell'impianto, ignorata?
Terzo: limitandoci a Roma, l'illuminazione delle strade, stravolta da quelle luci più adatte ad un negozio di generi alimentari o ad un bagno pubblico (ammesso che ve ne sia ancora qualcuno a Roma) che a strade, vicoli e piazze monumentali o suggestive della Capitale; e successivo dietrofront a seguito di aspre critiche corali della cittadinanza.
Quarto: mancata conservazione e tutela dei monumenti. L'allarme viene ormai lanciato quasi ogni giorno. I monumenti, anche quelli restaurati di recente, subiscono quotidianamente assalti incivili e barbari. E la sindaca , come anche il suo vice, l'assessore alla 'ricrescita' culturale Bergamo, non sanno che opporre l'invito ad educare i cittadini al rispetto dei monumenti. Giusto invito. Ma mentre i monumenti vengono nuovamente imbrattati e profanati che si fa, in attesa che i cittadini siano educati? Nè la Raggi nè Bergamo sanno dare una risposta. Negli ultimi giorni sono intervenuti il presidente di Bulgari ed il proprietario dell'Hotel Hassler per invitare l'autorità cittadina a provvedere con la vigilanza soprattutto. Nessuna risposta dai destinatari dell'ammonimento.
Quinto, Sesto: buche, strade dissestate, verde pubblico trascurato, trasporti pubblici in tilt. La città appare ormai agli occhi di tutti, romani e non allo sbando abbandonata, trascurata, sull'orlo della sua rovina.
Sesto: dove consumare i posta 'a sacco'.Una proposta, certamente non venuta dall'inconcludente amministrazione capitolina, relativa alla consumazioni di pasti 'a sacco' da parte di pellegrini e turisti (ma solo di quelli che non possono permettersi l'albergo). Ci si lamenta giustamente che consumano i pasti, ad esempio, sulla scalinata di Trinità dei Monti, ma anche altrove. Ma non si indica una soluzione alternativa, perché è evidente che i turisti e i pellegrini che arrivano e ripartono in giornata da Roma, in qualche posto devono consumare il loro pasto 'a sacco'. Dove, allora? Perchè non si attrezzano, a tale scopo, le rive del Tevere, quelle che ogni estate vengono occupate da gazebo e bancarelle dove esporre mercanzie e paccottiglia civile o religiosa, e da spettacoli con musica a tutto volume, anche a due passi da ospedali che quiete cercherebbero? Attrezziamo le rive e diamo a pellegrini e turisti una alternativa.
Settimo: vogliamo aggiungere anche dell'altro, come la stazione ferroviaria completa nuovissima, a Vigna Clara, chiusa, in attesa della sentenza del Tar, a seguito di ricorso di un gruppo di cittadini ( ci si mette anche un tribunale amministrativo a creare confusione); o l'appalto per i lavori di sistemazione di Piazza Augusto Imperatore, dove il restauro del mausoleo è cominciato, che è bloccato - come ha raccontato l'altro ieri l'ex assessore Causi, sempre dalle pagine del Corriere?
Insomma, anche senza continuare nell'elenco dei disastri cittadini, il campionato dell'inefficienza e cattiva amministrazione, nel quale capolista è la Raggi e la sua squadra, non accenna a concludersi con la retrocessione nella serie 'dilettanti' - come ormai pensa la quasi totalità di chi visita Roma o segue le cronache quasi giornaliere della incombente rovina generale.
Che aspetta allora Virginia Raggi a ritirarsi in buon ordine, ammettendo incapacità e inefficienza amministrativa?
Primo: emergenza rifiuti. Ci risiamo, l'impianto di Rocca Cencia - ci pare si chiami così - è fuori uso da qualche giorno. Motivo addotto dalla sindaca: sabotaggio. Che fa il paio con l'incidente dei 'frigoriferi' lasciati per strada, di qualche mese fa, quando la sindaca gridò al 'complotto'. Conseguenze: la città è nuovamente invasa dai rifiuti con il riemergere dei soliti problemi di salute per i cittadini : puzzo terribile, topi che fanno festa ecc... Virginia Raggi incolpa la regione, cioè Zingaretti, il qual rimanda alla sindaca l'accusa, addebitandole l'incapacità a gestire lo smaltimento dei rifiuti che, da quando è al governo - e cioè da un anno ormai - ritorna, puntuale, ciclicamente. Basta un nulla per farla riemergere nella sua drammaticità.
Secondo: incendio a Pomezia, il cui Comune è retto da un sindaco della stessa galassia stellare della Raggi - cioè a cinque stelle. Da venerdì, da quando cioè si è verificato l'incendio, erano le otto circa del mattino, i comunicati dei due sindaci si sono seguiti, intrecciati ed alternati in evidente contraddizione fra loro: prima per tranquillizzare i cittadini del Comune di Pomezia ed anche quelli dei paesi vicini, poi per allarmarli; prima con l'invito a non uscire di casa ed a tenere le finestre chiuse, poi per rassicurarli che l'aria era pulita ( per moto di dire, perché pulita certamente non era, ma era comunque priva di diossina); prima l'assicurazione che nel fabbricato deposito di rifiuti non c'era amianto e poi la certezza che l'amianto c'era. A sottolineare che nel Comune laziale c'è identica inefficienza amministrativa che ogni giorno si verifica a Roma, i comunicati della ASL cittadina che avrebbe dovuto autorizzare o vietare lo svolgersi di un evento sportivo. Una confusione quasi istituzionale. E che dire della denuncia fatta agli Uffici Comunali di Pomezia di irregolarità in quell'impianto, ignorata?
Terzo: limitandoci a Roma, l'illuminazione delle strade, stravolta da quelle luci più adatte ad un negozio di generi alimentari o ad un bagno pubblico (ammesso che ve ne sia ancora qualcuno a Roma) che a strade, vicoli e piazze monumentali o suggestive della Capitale; e successivo dietrofront a seguito di aspre critiche corali della cittadinanza.
Quarto: mancata conservazione e tutela dei monumenti. L'allarme viene ormai lanciato quasi ogni giorno. I monumenti, anche quelli restaurati di recente, subiscono quotidianamente assalti incivili e barbari. E la sindaca , come anche il suo vice, l'assessore alla 'ricrescita' culturale Bergamo, non sanno che opporre l'invito ad educare i cittadini al rispetto dei monumenti. Giusto invito. Ma mentre i monumenti vengono nuovamente imbrattati e profanati che si fa, in attesa che i cittadini siano educati? Nè la Raggi nè Bergamo sanno dare una risposta. Negli ultimi giorni sono intervenuti il presidente di Bulgari ed il proprietario dell'Hotel Hassler per invitare l'autorità cittadina a provvedere con la vigilanza soprattutto. Nessuna risposta dai destinatari dell'ammonimento.
Quinto, Sesto: buche, strade dissestate, verde pubblico trascurato, trasporti pubblici in tilt. La città appare ormai agli occhi di tutti, romani e non allo sbando abbandonata, trascurata, sull'orlo della sua rovina.
Sesto: dove consumare i posta 'a sacco'.Una proposta, certamente non venuta dall'inconcludente amministrazione capitolina, relativa alla consumazioni di pasti 'a sacco' da parte di pellegrini e turisti (ma solo di quelli che non possono permettersi l'albergo). Ci si lamenta giustamente che consumano i pasti, ad esempio, sulla scalinata di Trinità dei Monti, ma anche altrove. Ma non si indica una soluzione alternativa, perché è evidente che i turisti e i pellegrini che arrivano e ripartono in giornata da Roma, in qualche posto devono consumare il loro pasto 'a sacco'. Dove, allora? Perchè non si attrezzano, a tale scopo, le rive del Tevere, quelle che ogni estate vengono occupate da gazebo e bancarelle dove esporre mercanzie e paccottiglia civile o religiosa, e da spettacoli con musica a tutto volume, anche a due passi da ospedali che quiete cercherebbero? Attrezziamo le rive e diamo a pellegrini e turisti una alternativa.
Settimo: vogliamo aggiungere anche dell'altro, come la stazione ferroviaria completa nuovissima, a Vigna Clara, chiusa, in attesa della sentenza del Tar, a seguito di ricorso di un gruppo di cittadini ( ci si mette anche un tribunale amministrativo a creare confusione); o l'appalto per i lavori di sistemazione di Piazza Augusto Imperatore, dove il restauro del mausoleo è cominciato, che è bloccato - come ha raccontato l'altro ieri l'ex assessore Causi, sempre dalle pagine del Corriere?
Insomma, anche senza continuare nell'elenco dei disastri cittadini, il campionato dell'inefficienza e cattiva amministrazione, nel quale capolista è la Raggi e la sua squadra, non accenna a concludersi con la retrocessione nella serie 'dilettanti' - come ormai pensa la quasi totalità di chi visita Roma o segue le cronache quasi giornaliere della incombente rovina generale.
Che aspetta allora Virginia Raggi a ritirarsi in buon ordine, ammettendo incapacità e inefficienza amministrativa?
lunedì 27 febbraio 2017
Ignazio Marino si rifà vivo. E, per una volta, sembra dire una cosa giusta sullo Stadio della Roma
Da quel che sappiamo ufficialmente, lo Stadio della Roma si farà. Ma è lecito anche supporre ancor prima che i lavori comincino che quello della Roma non sarà l'unico nuovo stadio di Roma, perché, già adesso, Lotito, patron della Lazio, vuole anche lui uno stadio e così Roma diventerà oltre che la città dei sette colli, anche quella dei quattro stadi.
Intanto restiamo a quello della Roma, sul quale dopo i tagli apportati al progetto ed esibiti dalla Raggi come trofei di vittoria, interviene Ignazio Marino che, nel 2014, aveva dato il beneplacito di massima al progetto dello Stadio che comprendeva anche diverse opere pubbliche di grande interesse, dalle quali era dipesa l'approvazione del progetto; addirittura, dice l'ex sindaco, per un ammontare pari a 250 milioni, per verde e opere di urbanizzazione varie.
La Raggi dovrà attendere la nuova approvazione della conferenza dei servizi ed anche il via libera della Regione di Zingaretti, il quale sicuramente la penserà come Marino, che sottolinea come il taglio delle cubature non è una vittoria se appresso si tira il taglio di tutte quelle opere che rendevano la nuova struttura calcistica di 'pubblica utilità'.
Ora così come sarà lo è ancora? Secondo Marino, contrariamente a ciò che le apparenze potrebbero far credere, il nuovo progetto ridimensionato è un grande regalo fatto ai costruttori, i quali, riducendo alcune cubature, risparmiano quella grossa cifra per opere pubbliche e verde, prevista dal primitivo progetto: 250 milioni circa. E per questo, ironizzando, ha chiamato lo Stadio non 'della Roma' ma 'alla 'Romanella'. E forse potrebbe aver visto giusto.
Intanto restiamo a quello della Roma, sul quale dopo i tagli apportati al progetto ed esibiti dalla Raggi come trofei di vittoria, interviene Ignazio Marino che, nel 2014, aveva dato il beneplacito di massima al progetto dello Stadio che comprendeva anche diverse opere pubbliche di grande interesse, dalle quali era dipesa l'approvazione del progetto; addirittura, dice l'ex sindaco, per un ammontare pari a 250 milioni, per verde e opere di urbanizzazione varie.
La Raggi dovrà attendere la nuova approvazione della conferenza dei servizi ed anche il via libera della Regione di Zingaretti, il quale sicuramente la penserà come Marino, che sottolinea come il taglio delle cubature non è una vittoria se appresso si tira il taglio di tutte quelle opere che rendevano la nuova struttura calcistica di 'pubblica utilità'.
Ora così come sarà lo è ancora? Secondo Marino, contrariamente a ciò che le apparenze potrebbero far credere, il nuovo progetto ridimensionato è un grande regalo fatto ai costruttori, i quali, riducendo alcune cubature, risparmiano quella grossa cifra per opere pubbliche e verde, prevista dal primitivo progetto: 250 milioni circa. E per questo, ironizzando, ha chiamato lo Stadio non 'della Roma' ma 'alla 'Romanella'. E forse potrebbe aver visto giusto.
giovedì 23 febbraio 2017
Tutti per il Paese, nessuno per se stesso
Da qualche tempo, sempre più spesso, in questo blog compaiono post di argomento tutt'altro che musicale. Vorrete condannarci se ogni tanto distogliamo lo sguardo dal nostro mondo, quello della musica, dove comunque non sono tutte rose e fiori, per allargare l'orizzonte?
Se ci fermassimo alle parole dei politici, specie di quelli che ci governano, e concedessimo loro il massimo di credito, dovremmo ammettere che per tutto il tempo in cui governano non hanno altro pensiero per la testa che il bene del Paese.
Poi, invece, se ci prendiamo la briga di verificare come razzolano tizio o caio che abbiamo ascoltato predicar bene, le cose cambiano dal giorno alla notte, e si fa buio pesto.
Vogliamo parlare di Vasco Errani, uno nel mazzo? Pezzo da novanta del PD emiliano, appena scagionato da un'accusa di cui non ricordiamo il contenuto, per la sua passata responsabilità di governo della sua Regione, durante il quale ha gestito anche il terremoto e post terremoto, è stato nominato dal passato governo, quello di Renzi e confermato da Gentiloni, commissario straordinario per il terremoto. Lo abbiamo visto speso girare per le desolate zone terremotate, ed anche come accompagnatore di premier e ministri in quelle zone. Ora un commissario 'per il terremoto' in una zona in cui le scosse non accennano a diminuire, avrà da fare, ogni giorno, ogni ora, ogni minuto? Certo. E comunque non basterebbe. Perché per risolvere gli infiniti problemi le sue giornate dovrebbero durare dalle 48 alle 76 ore. E forse solo allora lavorerebbe con l'efficienza necessaria.
E invece che ti fa l'Errani, Vasco. Trova il tempo per andare nella sua sezione PD, a Ravenna, per dichiarare ai suoi compagni di sezione che lui lascia il PD, e si mette sulla strada degli altri compagni scissionisti. Ma, ha assicurato, che non lascerà l'incarico commissariale. Ma forse dovrà necessariamente trascurarlo.
Senza voler apparire per il difensore non richiesto di quella mammoletta che è Renzi, al quale tutti hanno rimproverato di aver fatto perdere all'Italia una intera stagione politica, impegnando le forze di governo e di opposizione sui temi del referendum del 4 dicembre, vorremmo far notare che fra gli accusatori dell'ex premier, c'era anche Emiliano, governatore pugliese, il quale per far campagna contro Renzi, quando era ancora premier, andava dicendo che al governo i problemi della sua governata Puglia non interessavano affatto, mentre a lui sì, E citava il caso drammatico dell'Ilva di Taranto, ma anche il referendum sulle trivelle che toglieva responsabilità al governatore che invece la voleva perché solo così si sentiva pienamente responsabile della sua Regione, ed in grado di dare risposta alle numerose richieste.. Ora, ad Emiliano che da qualche settimana sta ogni giorno, dall'alba a notte fonda, in tv, e perciò lontano anche con la testa dal governo della sua Puglia, è lecito domandare quando si occupa dell'Ilva, sempre che il problema esista ancora.
Possiamo chiedere anche a lui di razzolare bene, esattamente come va predicando?
E poi ci verrebbe da chiedere ai medici che si sono opposti al bando regionale del Lazio relativo all'assunzione di due medici per l'Ospedale s.Camillo, due ginecologi, che non si dichiarino obiettori in fatto di interruzione della gravidanza, se esiste una legge dello Stato in materia e se tale legge è osservata in tutte le strutture sanitarie del paese. Perché se tale legge viene di fatto disattesa, allora la decisione del governatore Zingaretti è più che motivata, essendo altissima la percentuale dei medici obiettori ( che va dall'80 addirittura ad oltre il 90%) Che si opponga la Conferenza episcopale è perfino pleonastico notarlo; ma che lo faccia lo stesso Ministro della salute (che però, non si dimentichi, viene da un partito che a parole si dichiara cattolico, di ispirazione, ed ora, in previsione delle elezioni, non vuole correre il rischio di perdere l'appoggio degli elettori cattolici), è grave; mentre incomprensibile risulta il diverso parere dei medici del Lazio (negativo), e, a favore, quello dell'Ordine nazionale.
Mentre, come molti sanno, specie se ci sono passati loro stessi o qualche loro congiunto o conoscente, fra gli obiettori non sono pochi coloro che in strutture private l'aborto lo praticano, a pagamento, e facendo cartelle false, senza chiedersi se così facendo non mettono alcune donne, che non dispongono dei soldi necessari, in pericolo di vita. A questi mascalzoni, altro che medici, mai nessun ordine professionale ha chiesto il conto, e nei rarissimi casi in cui un conto gli si è chiesto, lo ha fatto la magistratura. Solo la magistratura.
lunedì 3 ottobre 2016
Il governo delle città agli artisti, oltre che ai filosofi. Insomma ad oligarchie illuminate
Tempi e casi in cui al governo, addirittura di qualche paese, si potevano trovare esimi musicisti ( Paderewsky, il caso più eclatante, titolare delle più alte cariche pubbliche nella Polonia, dopo la Grande guerra) sono lontani, lontanissimi e sempre più rari. Perchè gli artisti, soprattutto, sanno che la politica, se assunta con l'impegno necessario, rischia di mettere fine alla attività principale per la quale essi stessi sono conosciuti ed apprezzati. In tempo recenti si registra il caso di Havel ed altri non se ne ricordano.
La candidatura di Riccardo Muti alla Presidenza della Repubblica, proposta da Vittorio Sgarbi è fortunatamente naufragata. Fortunatamente soprattutto per Muti che potrà continuare a fare il direttore, dove rende meglio che in qualunque altra possibile attività.
Oggi, filosofi ed artisti, preferiscono attività ed impegni più redditizi. Almeno fino a quando non scoprono che con certi incarichi politici, talvolta impegnativi, si possono avere benefici anche grandi, perfino più grandi di quelli che direttamente o indirettamente, alla luce del sole o sottobanco si ricevono assumendo incarichi dirigenziali in istituzioni culturali (sovrintendenze, direzioni artistiche, direzioni di celebri istituti culturali ecc...), talvolta senza nemmeno domandarli, perchè qualche servo che si prostra ai piedi di chi comanda, anche se non richiesto, è sempre dietro l'angolo, pronto a farsi avanti ed offrirsi.
Ma in anni molto recenti, con nostra sorpresa, troviamo due giovani musicisti, compositori per la precisione, che hanno assunto incarichi politici; in un caso, di grande peso, e cioè quello di Assessore alla cultura del Comune di Milano, nel gabinetto Pisapia, rinnovato anche da Sala, assunto da Filippo Del Corno, di cui non si è mai sentito parlare tanto, ma che forse proprio dietro la facciata silenziosa agisce e svolge con impegno e dedizione il suo delicato compito, come ha fatto quando ha dovuto risolvere il problema della successione a Francesco Micheli ed al suo gruppo, alla guida del festival Mito, affidato da Del Corno alle cure artistiche di un suo compagno di avventure musicali, come Nicola Campogrande, i cui esiti sorprendentemente entusiasmanti abbiamo sentito sottolineare dallo stesso direttore artistico e dai suoi sodali della stampa milanese. E le cui fortune artistiche sicuramente andranno a gonfie vele nei prossimi mesi od anni, cosa che non ci sembra sia accaduto a Del Corno - ma forse Milano è per noi troppo lontana perchè ci giungano gli echi della sue strabilianti imprese musiciali. Del Corno che sembra, dunque, aver trovato una buona soluzione per il Festival Mito, forse non è intervenuto con identica partecipazione e convinzione, assieme al suo sindaco, nella questione che ha visto Torino e Milano, contrapposte nel settore dei libri, per via della scissione prodottasi all'interno dell' AIE.
Ma ora un altro caso, con una responsabilità meno prestigiosa, seppure impegnativa altrettanto, è venuto alla luce, almeno per noi. Quello di Cristian Carrara, una altro compositore, friulano d'origine ma stabilitosi a Roma, dove ha fatto una discreta carriera nelle ACLI ed anche nelle sezioni dei partiti politici, riuscendo a vincere le elezioni regionali ultime, e divenendo, nel gabinetto Zingaretti, Presidente della Commissione cultura.
Il suo nome, nelle cronache musicali, dalle Alpi alla Sicilia, compare spesso e noi lo abbiamo notato con piacevole ricorrente sorpresa,ancora più grande dal momento che riscontriamo come tale e tanta attività musicale, almeno negli ultimi quattro o cinque anni, già prima del suo incarico in Regione, è convissuta con un impegno sociale civile e politico di qualche peso. E tuttora continua. Bravo!
La candidatura di Riccardo Muti alla Presidenza della Repubblica, proposta da Vittorio Sgarbi è fortunatamente naufragata. Fortunatamente soprattutto per Muti che potrà continuare a fare il direttore, dove rende meglio che in qualunque altra possibile attività.
Oggi, filosofi ed artisti, preferiscono attività ed impegni più redditizi. Almeno fino a quando non scoprono che con certi incarichi politici, talvolta impegnativi, si possono avere benefici anche grandi, perfino più grandi di quelli che direttamente o indirettamente, alla luce del sole o sottobanco si ricevono assumendo incarichi dirigenziali in istituzioni culturali (sovrintendenze, direzioni artistiche, direzioni di celebri istituti culturali ecc...), talvolta senza nemmeno domandarli, perchè qualche servo che si prostra ai piedi di chi comanda, anche se non richiesto, è sempre dietro l'angolo, pronto a farsi avanti ed offrirsi.
Ma in anni molto recenti, con nostra sorpresa, troviamo due giovani musicisti, compositori per la precisione, che hanno assunto incarichi politici; in un caso, di grande peso, e cioè quello di Assessore alla cultura del Comune di Milano, nel gabinetto Pisapia, rinnovato anche da Sala, assunto da Filippo Del Corno, di cui non si è mai sentito parlare tanto, ma che forse proprio dietro la facciata silenziosa agisce e svolge con impegno e dedizione il suo delicato compito, come ha fatto quando ha dovuto risolvere il problema della successione a Francesco Micheli ed al suo gruppo, alla guida del festival Mito, affidato da Del Corno alle cure artistiche di un suo compagno di avventure musicali, come Nicola Campogrande, i cui esiti sorprendentemente entusiasmanti abbiamo sentito sottolineare dallo stesso direttore artistico e dai suoi sodali della stampa milanese. E le cui fortune artistiche sicuramente andranno a gonfie vele nei prossimi mesi od anni, cosa che non ci sembra sia accaduto a Del Corno - ma forse Milano è per noi troppo lontana perchè ci giungano gli echi della sue strabilianti imprese musiciali. Del Corno che sembra, dunque, aver trovato una buona soluzione per il Festival Mito, forse non è intervenuto con identica partecipazione e convinzione, assieme al suo sindaco, nella questione che ha visto Torino e Milano, contrapposte nel settore dei libri, per via della scissione prodottasi all'interno dell' AIE.
Ma ora un altro caso, con una responsabilità meno prestigiosa, seppure impegnativa altrettanto, è venuto alla luce, almeno per noi. Quello di Cristian Carrara, una altro compositore, friulano d'origine ma stabilitosi a Roma, dove ha fatto una discreta carriera nelle ACLI ed anche nelle sezioni dei partiti politici, riuscendo a vincere le elezioni regionali ultime, e divenendo, nel gabinetto Zingaretti, Presidente della Commissione cultura.
Il suo nome, nelle cronache musicali, dalle Alpi alla Sicilia, compare spesso e noi lo abbiamo notato con piacevole ricorrente sorpresa,ancora più grande dal momento che riscontriamo come tale e tanta attività musicale, almeno negli ultimi quattro o cinque anni, già prima del suo incarico in Regione, è convissuta con un impegno sociale civile e politico di qualche peso. E tuttora continua. Bravo!
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sabato 3 ottobre 2015
Ignazio Marino o 'del delirio di bischeraggine', secondo l'espressione di mons. Paglia
Mons. Paglia doveva essere più attento nel rispondere con sincerità, seppure nel corso di una telefonata che immaginava privata, alle domande postegli da un 'finto' premier, con il quale evidentemente il prelato ha qualche familiarità, non solo telefonica, specie dopo che è stato prosciolto da quella compravendita diocesana, in quel di Terni, per la quale era stato imputato, in concorso, di truffa.
Paglia, quando Renzi , il finto Renzi, gli chiede di Marino, risponde in tutta sincerità: Marino è un imbucato ed un bischero. Imbucato, perché il sindaco di Roma non se ne perde una per apparire, sempre con la fascia tricolore, per paura che non lo riconoscano, dove sono puntati i riflettori, anche se la sua prima azione da imbucato è stata quella di candidarsi e salire al Campidoglio.
E bischero perché ogni giorno gliene capita - NE COMBINA - una, per sua incapacità ed inadeguatezza al ruolo che purtroppo il voto popolare, IGNARO, gli ha attribuito, quello di amministratore della Capitale d'Italia. Frutto anch'esso, indirettamente, della disaffezione verso la politica che arriva a premiare, per andare contro tutti i partiti, un esterno - ESTRANEO, AMERICANO - che di amministrazione pubblica non capisce nulla.
Ogni giorno accade qualcosa, Marino si lava sempre le mani ed ostenta sicurezza da bischero, sì da bischero. Al punto che arriva perfino a dire, nel corso di una trasmissione televisiva, alla quale l'hanno invitato per 'metterlo in mezzo'- come si dice in gergo - che se fosse stato lui il papa non avrebbe risposto al giornalista che gli chiedeva se era stato lui ad invitare Marino a Filadelfia.
Dopo quella dichiarazione, 'fossi stato io Papa Francesco', uno si aspettava che da Santa Maria della Pietà arrivasse un furgone del 'pronto intervento psichiatrico', lo vestisse di bianco per dargli l'impressione che papa lo era davvero e lo portasse all'ex nosocomio, dove ora non si dovrebbe stare neanche tanto male, dopo che Zingaretti l'ha risistemato trasformandolo in un '5 stelle' - ma non quelle di Grillo - per cittadini affetti da deliri vari, compreso quello della stupidità o bischeraggine, giusta l'annotazione azzeccata di mons. Paglia. Il quale la sa lunga e se si è lasciato andare l'ha fatto perchè vede quali altri guai potrebbe combinare a Roma durante il Giubileo, alla cui inaugurazione - Marino, attento, l'inaugurazione si fa con l'apertura della Porta santa, e non con la passerella di politici e politicanti - dovrebbe presentarsi, se proprio non riesce a starsene alla larga, con la fascia tricolore, ma non a tracolla, bensì a mò di turbante, per fasciarsi la testa.
Marino, ci faccia la MISERICORDIA GIUBILARE di star zitto e di mantenersi il più possibile invisibile ed inattivo. Roma ha dovuto già pagare per l'errore di averla eletto sindaco; e siccome dovrà ancora sopportarla per un pò, a causa della politica, almeno limiti i danni. E l'inaugurazione del Giubileo, se la guardi da casa, alla tv, se non altro per risparmiare a Lei e a tutti noi, qualche altro intervento pesante di sua santità papa Francesco il quale, per essersi sentito costretto a pronunciarsi sulla sua ( di Marino, lo sottolineamo, per evitare che anche questa volta lei possa equivocare e pensi che parliamo del papa) andata a Filadelfia, era veramente imbufalito, secondo la colorita ma efficace espressione di mons. Paglia.
Paglia, quando Renzi , il finto Renzi, gli chiede di Marino, risponde in tutta sincerità: Marino è un imbucato ed un bischero. Imbucato, perché il sindaco di Roma non se ne perde una per apparire, sempre con la fascia tricolore, per paura che non lo riconoscano, dove sono puntati i riflettori, anche se la sua prima azione da imbucato è stata quella di candidarsi e salire al Campidoglio.
E bischero perché ogni giorno gliene capita - NE COMBINA - una, per sua incapacità ed inadeguatezza al ruolo che purtroppo il voto popolare, IGNARO, gli ha attribuito, quello di amministratore della Capitale d'Italia. Frutto anch'esso, indirettamente, della disaffezione verso la politica che arriva a premiare, per andare contro tutti i partiti, un esterno - ESTRANEO, AMERICANO - che di amministrazione pubblica non capisce nulla.
Ogni giorno accade qualcosa, Marino si lava sempre le mani ed ostenta sicurezza da bischero, sì da bischero. Al punto che arriva perfino a dire, nel corso di una trasmissione televisiva, alla quale l'hanno invitato per 'metterlo in mezzo'- come si dice in gergo - che se fosse stato lui il papa non avrebbe risposto al giornalista che gli chiedeva se era stato lui ad invitare Marino a Filadelfia.
Dopo quella dichiarazione, 'fossi stato io Papa Francesco', uno si aspettava che da Santa Maria della Pietà arrivasse un furgone del 'pronto intervento psichiatrico', lo vestisse di bianco per dargli l'impressione che papa lo era davvero e lo portasse all'ex nosocomio, dove ora non si dovrebbe stare neanche tanto male, dopo che Zingaretti l'ha risistemato trasformandolo in un '5 stelle' - ma non quelle di Grillo - per cittadini affetti da deliri vari, compreso quello della stupidità o bischeraggine, giusta l'annotazione azzeccata di mons. Paglia. Il quale la sa lunga e se si è lasciato andare l'ha fatto perchè vede quali altri guai potrebbe combinare a Roma durante il Giubileo, alla cui inaugurazione - Marino, attento, l'inaugurazione si fa con l'apertura della Porta santa, e non con la passerella di politici e politicanti - dovrebbe presentarsi, se proprio non riesce a starsene alla larga, con la fascia tricolore, ma non a tracolla, bensì a mò di turbante, per fasciarsi la testa.
Marino, ci faccia la MISERICORDIA GIUBILARE di star zitto e di mantenersi il più possibile invisibile ed inattivo. Roma ha dovuto già pagare per l'errore di averla eletto sindaco; e siccome dovrà ancora sopportarla per un pò, a causa della politica, almeno limiti i danni. E l'inaugurazione del Giubileo, se la guardi da casa, alla tv, se non altro per risparmiare a Lei e a tutti noi, qualche altro intervento pesante di sua santità papa Francesco il quale, per essersi sentito costretto a pronunciarsi sulla sua ( di Marino, lo sottolineamo, per evitare che anche questa volta lei possa equivocare e pensi che parliamo del papa) andata a Filadelfia, era veramente imbufalito, secondo la colorita ma efficace espressione di mons. Paglia.
martedì 8 settembre 2015
La VECCHIA Italia dura a morire impedisce la nascita della NUOVA Italia
A partire dalle istituzioni, dove la VECCHIA Italia si è radicata da tempo e sradicarla, per impiantarne una NUOVA di zecca appare ogni volta, ad ogni nuovo tentativo, impresa impossibile. E' da quarant'anni circa che si discute dell'alleggerimento del nostro sistema parlamentare bicamerale; con Renzi, ma anche prima di lui, si torna a parlarne, e mentre si era prima tutti d'accordo nella sua soppressione, ad eccezione ovviamente degli stesi senatori - i quali non si sono ridotti neanche gli stipendi per sè e per tutti i dipendenti delle camere, e perciò potevano autoridursi ? - ed oggi alla viglia di una imminente discussione in aula, si rimette tutto in discussione. I senatori, quale che sia il loro numero - almeno su quello, sulla sua riduzione, c'è un qualche accordo? e perchè non si parla della riduzione anche dei parlamentari? - devono essere eletti, sostiene l'intransigente Brunetta, senza la modifica dell'art.2 del disegno di legge, dove si dovrebbe parlare appunto della elezione dei senatori ( ed ha aggiunto senza la modifica, nella legge elettorale del soggetto avente diritto al premio di maggioranza:coalizione e non lista) non se ne fa nulla. Punto a a capo, senza nulla concludere.
Alla Biennale di Venezia si prospetta la riconferma per il terzo incarico consecutivo di Paolo Baratta alla presidenza. Ma come, non ci si doveva fermare a due, al massimo, e nel caso di Baratta forse a quarto, essendo già stato altre due volte presidente, non consecutivamente? Sì per tutti ci si doveva e deve fermarsi a due, ma per Baratta. No, lo ha previsto l'ultima legge di stabilità, che ha derogato al principio dei due incarichi consecutivi. Quando ci sono gli amici non si guarda in faccia a niente e nessuno. Anche il direttore della sezione cinema, verrà prorogato di 12 mesi, come sia lui che Baratta speravano, si auguravano ed hanno ottenuto. Pur avendo denunciato quest'ultimo che in Italia si fanno molti film, troppi, dunque se ne devono fare meno, mentre loro due restano ancora per molti troppi anni al timone dell'Istituzione veneziana. Mentre nel resto del mondo ad ogni scadenza di mandato i vertici vengono rinnovati senza che caschi il mondo. In Italia no.
In Campidoglio tira una brutta aria, solo Marino non se ne accorge, fa finta di non accorgersi. Perchè non l'hanno mandato a casa? Non ne ha combinate già troppe, perfino la lunga vacanza in America mentre Roma era messa a fuoco e fiamme dai clan malavitosi ed attendeva il suo ritorno per dare il via ai lavori del Giubileo che non saranno mai finiti in tempo? Adesso se la prende con Alfano - che già di suo ha tante colpe al quale imputa di essere stato con Alemanno meno duro che con lui, perchè ambedue appartenevano al medesimo partito; dimenticando però che se lui non va a casa dipende solo dall'imminente Giubileo, dalla paura di perdere il Campidoglio da parte delle forze di sinistra e dalla volontà di resistere dei consiglieri comunali fino alla fine della legislatura, perchè anche loro 'tengono famiglia'.
E lui continua con la solita lentezza che ha fatto iniziare troppo tardi i lavori del Giubileo, solo perchè ha lottato strenuamente per mesi contro la nomina di un Commissario, la qual cosa ora ha dovuto subire, pur recalcitrando.
E con la sua solita e proverbiale lentezza, altro rimprovero che Roma gli fa - non ha ancora nominato il nuovo Amministratore delegato di Musica per Roma, lo spagnolo Noriega - esperto di corride e sponsorizzazioni, come sottolinea oggi sul Corriere maliziosamente Paolo Conti - dopo averlo scelto fra centinaia di candidati che avevano risposto ad un bando internazionale del quale Marino si vantava, ed averne resa nota l'elezione già un mese fa. Marino ancora non lo nomina (chissà con cosa sta barattando il decreto di nomina, a questo punto urgentissimo) ed anche il gioiello - così lo chiamano - dell'Auditorium rischia di perdere lucentezza ed accumulare ritardi.
Toh, chi si rivede. Paolo Pinamonti, musicologo veneziano, graziato da Mario Messinis, all'epoca sovrintendente della Fenice, che lo mise a fare il direttore artistico, e, finito il mandato di Messinis come di Pinamonti, richiesto dal teatro di Lisbona, dopo il quale anche Madrid, non volendo privarsi della sua competenza, lo chiamò a dirigere il teatro della Zarzuela.
Ora, al termine del mandato madrileno, ecco che Pinamonti riciccia a Napoli, al Teatro San Carlo, chiamato dalla Purchia, messa e confermata lì da Nastasi, contro il parere di De Magistris. Sempre meglio,quanto a competenza del suo predecessore De Vivo, fattosi direttore artistico sul campo- sappiamo come- senza nessuna credenziale precedente in fatto di preparazione, oltre quella di alcune recensioni discografiche per il vecchissimo Radio Corriere tv. Buonanima. Ma Pinamonti deve per forza fare il direttore artistico a vita? Non poteva tornare in laguna e mettersi, al Lido, meritatamente con i piedi a mollo?
Lamberto Sposini, vittima di un gravissimo problema, negli studi della 'Vita in diretta', alcuni anni fa, s'è rivolto alla magistratura chiedendo alla RAI per 'ritardi nei soccorsi' danni per 10.000.000,00 di Euro; la sua richiesta è stata respinta dal tribunale, in febbraio, Sposini ha presentato ricorso, e l'udienza è stata fissata per il luglio 2016, nel frattempo...
Analoga attesa, nonostante i proclami di Zingaretti, si ha nella prenotazione di visite mediche specialistiche in ospedali e analisi. Ad una nostra conoscente che aveva bisogno dell'eletrocardiogramma, e che aveva telefonato per questo ad un ospedale, hanno fissato un appuntamento per marzo del 2016, nel frattempo...
Alla Biennale di Venezia si prospetta la riconferma per il terzo incarico consecutivo di Paolo Baratta alla presidenza. Ma come, non ci si doveva fermare a due, al massimo, e nel caso di Baratta forse a quarto, essendo già stato altre due volte presidente, non consecutivamente? Sì per tutti ci si doveva e deve fermarsi a due, ma per Baratta. No, lo ha previsto l'ultima legge di stabilità, che ha derogato al principio dei due incarichi consecutivi. Quando ci sono gli amici non si guarda in faccia a niente e nessuno. Anche il direttore della sezione cinema, verrà prorogato di 12 mesi, come sia lui che Baratta speravano, si auguravano ed hanno ottenuto. Pur avendo denunciato quest'ultimo che in Italia si fanno molti film, troppi, dunque se ne devono fare meno, mentre loro due restano ancora per molti troppi anni al timone dell'Istituzione veneziana. Mentre nel resto del mondo ad ogni scadenza di mandato i vertici vengono rinnovati senza che caschi il mondo. In Italia no.
In Campidoglio tira una brutta aria, solo Marino non se ne accorge, fa finta di non accorgersi. Perchè non l'hanno mandato a casa? Non ne ha combinate già troppe, perfino la lunga vacanza in America mentre Roma era messa a fuoco e fiamme dai clan malavitosi ed attendeva il suo ritorno per dare il via ai lavori del Giubileo che non saranno mai finiti in tempo? Adesso se la prende con Alfano - che già di suo ha tante colpe al quale imputa di essere stato con Alemanno meno duro che con lui, perchè ambedue appartenevano al medesimo partito; dimenticando però che se lui non va a casa dipende solo dall'imminente Giubileo, dalla paura di perdere il Campidoglio da parte delle forze di sinistra e dalla volontà di resistere dei consiglieri comunali fino alla fine della legislatura, perchè anche loro 'tengono famiglia'.
E lui continua con la solita lentezza che ha fatto iniziare troppo tardi i lavori del Giubileo, solo perchè ha lottato strenuamente per mesi contro la nomina di un Commissario, la qual cosa ora ha dovuto subire, pur recalcitrando.
E con la sua solita e proverbiale lentezza, altro rimprovero che Roma gli fa - non ha ancora nominato il nuovo Amministratore delegato di Musica per Roma, lo spagnolo Noriega - esperto di corride e sponsorizzazioni, come sottolinea oggi sul Corriere maliziosamente Paolo Conti - dopo averlo scelto fra centinaia di candidati che avevano risposto ad un bando internazionale del quale Marino si vantava, ed averne resa nota l'elezione già un mese fa. Marino ancora non lo nomina (chissà con cosa sta barattando il decreto di nomina, a questo punto urgentissimo) ed anche il gioiello - così lo chiamano - dell'Auditorium rischia di perdere lucentezza ed accumulare ritardi.
Toh, chi si rivede. Paolo Pinamonti, musicologo veneziano, graziato da Mario Messinis, all'epoca sovrintendente della Fenice, che lo mise a fare il direttore artistico, e, finito il mandato di Messinis come di Pinamonti, richiesto dal teatro di Lisbona, dopo il quale anche Madrid, non volendo privarsi della sua competenza, lo chiamò a dirigere il teatro della Zarzuela.
Ora, al termine del mandato madrileno, ecco che Pinamonti riciccia a Napoli, al Teatro San Carlo, chiamato dalla Purchia, messa e confermata lì da Nastasi, contro il parere di De Magistris. Sempre meglio,quanto a competenza del suo predecessore De Vivo, fattosi direttore artistico sul campo- sappiamo come- senza nessuna credenziale precedente in fatto di preparazione, oltre quella di alcune recensioni discografiche per il vecchissimo Radio Corriere tv. Buonanima. Ma Pinamonti deve per forza fare il direttore artistico a vita? Non poteva tornare in laguna e mettersi, al Lido, meritatamente con i piedi a mollo?
Lamberto Sposini, vittima di un gravissimo problema, negli studi della 'Vita in diretta', alcuni anni fa, s'è rivolto alla magistratura chiedendo alla RAI per 'ritardi nei soccorsi' danni per 10.000.000,00 di Euro; la sua richiesta è stata respinta dal tribunale, in febbraio, Sposini ha presentato ricorso, e l'udienza è stata fissata per il luglio 2016, nel frattempo...
Analoga attesa, nonostante i proclami di Zingaretti, si ha nella prenotazione di visite mediche specialistiche in ospedali e analisi. Ad una nostra conoscente che aveva bisogno dell'eletrocardiogramma, e che aveva telefonato per questo ad un ospedale, hanno fissato un appuntamento per marzo del 2016, nel frattempo...
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sabato 6 giugno 2015
Se tua moglie ti mette le corna, puoi anche chiudere un occhio se hai qualcosa da farti perdonare; ma se spaccia e fa rapine e tu fai finta di nulla, allora...
Le storie parallelle di Odevaine-Veltroni e Venafro-Zingaretti continuano a tormentarci, non riusciamo a trovare una ragione plausibile della distrazione dei due politici sull'operato dei loro capi gabinetto. Ci spieghiamo.
In tante famiglie può accadere che uno dei coniugi metta di tanto in tanto le corna all'altro; cos'è una scappatella che in fondo non mina un rapporto solido? - così ci si giustifica; anzi talvolta potrebbe anche rinsaldare il legame fra i coniugi una scappatella o forse anche due di ciascuno dei coniugi. I quali, si spera, prima di convolare a giuste nozze hanno conosciuto se non bene ( le sorprese sono sempre possibili) almeno discretamente, chi si mettevano in casa stabilmente e con chi avrebbero diviso ogni sera il talamo.
Ma se oltre qualche corno, uno dei coniugi - facciamo la moglie - spaccia regolarmente o fa rapine, e l'altro non se ne accorge per lungo tempo oppure lascia andare fino a quando qualcun altro, magari la polizia o la magistratura, non gli apre gli occhi, allora le corna se le è proprio meritate, perchè è un coglione, oppure gli faceva comodo che la moglie contribuisse al menage famigliare, e non si sono mai chiesti dove prendeva tutti quei soldi. E in questo secondo caso sono dei papponi.
Mutatis mutandis, nel caso delle due coppie politiche chi ha fornito a Veltroni e Zingaretti i nomi rispettivamente di Odevaine o Venafro? Il partito, cioè quel covo di malfattori che si sta rivelando, cancellando una volta per tutte la superiorità morale ed ideale che il partito di sinistra ha sempre vantato sugli altri, i quali altri, non si dimentichi, non scherzano? Oppure sono stati loro medesimi a sceglierli nel mazzo? E in tutti gli anni in cui sono stati gomito a gomito con quei due farabutti, non si sono accorti mai di nulla? Beh, allora non hanno nessuna giustificazione; e di avere al loro servizio diretto due farabutti se lo sono proprio meritati. Ma ora non possono chiamarsi fuori, ergendosi a paladini della moralità pubblica, loro vanno mandati a casa perchè non hanno neppure capito che le loro 'mogli' , non solo gli mettevano le corna, ma erano autentiche puttane, spacciavano e facevano rapine a mano armata. E ciò vale naturalmente anche per Marino che ha mezza giunta ed un quarto dei consiglieri comunali del suo partito in galera, e vale altrettanto per Alemanno che ha governato prima e che di guai ne ha prodotti e lasciati tanti, tantissimi, come le recenti inchieste di 'Mafia Capitale' vanno scoprendo e spiattellando ogni giorno.
In tante famiglie può accadere che uno dei coniugi metta di tanto in tanto le corna all'altro; cos'è una scappatella che in fondo non mina un rapporto solido? - così ci si giustifica; anzi talvolta potrebbe anche rinsaldare il legame fra i coniugi una scappatella o forse anche due di ciascuno dei coniugi. I quali, si spera, prima di convolare a giuste nozze hanno conosciuto se non bene ( le sorprese sono sempre possibili) almeno discretamente, chi si mettevano in casa stabilmente e con chi avrebbero diviso ogni sera il talamo.
Ma se oltre qualche corno, uno dei coniugi - facciamo la moglie - spaccia regolarmente o fa rapine, e l'altro non se ne accorge per lungo tempo oppure lascia andare fino a quando qualcun altro, magari la polizia o la magistratura, non gli apre gli occhi, allora le corna se le è proprio meritate, perchè è un coglione, oppure gli faceva comodo che la moglie contribuisse al menage famigliare, e non si sono mai chiesti dove prendeva tutti quei soldi. E in questo secondo caso sono dei papponi.
Mutatis mutandis, nel caso delle due coppie politiche chi ha fornito a Veltroni e Zingaretti i nomi rispettivamente di Odevaine o Venafro? Il partito, cioè quel covo di malfattori che si sta rivelando, cancellando una volta per tutte la superiorità morale ed ideale che il partito di sinistra ha sempre vantato sugli altri, i quali altri, non si dimentichi, non scherzano? Oppure sono stati loro medesimi a sceglierli nel mazzo? E in tutti gli anni in cui sono stati gomito a gomito con quei due farabutti, non si sono accorti mai di nulla? Beh, allora non hanno nessuna giustificazione; e di avere al loro servizio diretto due farabutti se lo sono proprio meritati. Ma ora non possono chiamarsi fuori, ergendosi a paladini della moralità pubblica, loro vanno mandati a casa perchè non hanno neppure capito che le loro 'mogli' , non solo gli mettevano le corna, ma erano autentiche puttane, spacciavano e facevano rapine a mano armata. E ciò vale naturalmente anche per Marino che ha mezza giunta ed un quarto dei consiglieri comunali del suo partito in galera, e vale altrettanto per Alemanno che ha governato prima e che di guai ne ha prodotti e lasciati tanti, tantissimi, come le recenti inchieste di 'Mafia Capitale' vanno scoprendo e spiattellando ogni giorno.
Veltroni un tempo, ed ora Zingaretti gomito a gomito con due mascalzoni
Chi era Odevaine? Il capo gabinetto dell'allora sindaco di Roma Veltroni, Uolter per tutti. E Venafro? Il capo gabinetto del governatore Zingaretti. Veltroni e Zingaretti diranno che erano capi gabinetto ed ora non lo sono più, e per Venafro, Zingaretti aggiungerebbe s'è dimesso da tempo e successivamente è finito dietro le sbarre. Non fosse stato per la indagine della Porcura di Roma, quando mai saremmo venuti a capo di questa cloaca umana all'ombra della politica? La stessa cosa potrebbe dire Uolter del suo ex capo gabinetto, il quale, caro ex sindaco, deve aver cominciato molto tempo fa a curare i suoi affari criminali, non l'altro ieri. Naturalmente non parliamo della gestione Alemanno e dei consiglieri comunali o regionali, di tutti gli schieramenti, finiti dietro le sbarre.
Ora due politici di lungo corso si sono allevati ed hanno tenuto stretti due autentici malfattori che hanno lucrato perfino sugli sputi da pulire per terra, per non parlare degli appalti per lavori pubblici e per iniziative assistenziali come quelle destinate ai Rom o agli immigrati?
Ma ci dicano allora dove vanno a scegliersi i collaboratori Uolter e Zingaretti, per incarichi di grande responsabilità come lo è quello di capo gabinetto? Nel partito che è diventato un allevamento intensivo di ladri ed autentici delinquenti? Ma come fa il cittadino a fidarsi di politici che non si accorgono - così dichiarano, protestando la loro totale ed assoluta estraneità, alla quale non si può non credere - di che pasta di merda sono fatti i loro più stretti collaboratori?
E se politici come loro, onesti ed anche bravi e capaci non si accorgono del malaffare o si girano dall'altra parte per non vedere, cosa dovremmo pensare di tanti loro colleghi, ai vertici delle istituzioni, che hanno consentito il malaffare proprio e dei loro più stretti collaboratori, in un giro di ricatti e collusioni ignobili?
Perchè a questi politici il paese dovrebbe riservare un trattamento di favore dovuto ai soli servitori dello Stato e della Comunità? Non bastavano le mazzette che si sono rubati per ogni cosa, al punto che nell'ambiente della malavita organizzata con i quali avevano stretti rapporti, i loro nomi venivano indicati con aggettivi del tipo 'signor trentamila euro'.
Bella storia, e Uolter e Zingaretti, onesti, come anche il pur onesto Marino non possono chiamarsi fuori. Chi ha suggerito loro i nomi di questi farabutti? Possibile che solo loro erano all'oscuro dei loschi traffici di questi collaboratori, noti a tutti come i signori del 5 o 10 o 20 % su ogni spesa anche quelle di carità?
Filippo Ceccarelli oggi su Repubblica sussurra un'altra ipotesi, rammentando che il cavallo di Caligola aveva come nome 'incitatus', e chi se non Caligola era il suo incitatore? che traduce così Ceccarelli: ricordate il caso di Andreotti e di Evangelisti, suo braccio destro e suo 'esattore' dai vari imprenditori, come il più famoso di tutti Gaetano Caltagirone che, alla sola vista di Evangelisti gli domandava, prima che aprisse bocca: 'A Fra' che te serve'? ed anche il caso della segretaria di Galan. perchè - dice Ceccarelli- ci deve essere nel paese del malaffare quello che si sporca le mani per conto del capo che deve rimanere, almeno all'apparenza, puro come un giglio. Ma non dimentica di ricordare sempre Ceccarelli che in questi due casi, alla fine del rapporto, per incidenti giudiziari, i due principali collaboratori hanno buttato la croce sulle spalle dei loro capi, come accadde con Andreotti ed anche con Galan, al quale le accuse più forti furono rivolte dalla sua ex Claudia Minutillo; e c'è anche il caso Marco Milanese che alla fine gettò anche lui la croce sulle spalle del suo ex capo, il ministro Tremonti.
Ora due politici di lungo corso si sono allevati ed hanno tenuto stretti due autentici malfattori che hanno lucrato perfino sugli sputi da pulire per terra, per non parlare degli appalti per lavori pubblici e per iniziative assistenziali come quelle destinate ai Rom o agli immigrati?
Ma ci dicano allora dove vanno a scegliersi i collaboratori Uolter e Zingaretti, per incarichi di grande responsabilità come lo è quello di capo gabinetto? Nel partito che è diventato un allevamento intensivo di ladri ed autentici delinquenti? Ma come fa il cittadino a fidarsi di politici che non si accorgono - così dichiarano, protestando la loro totale ed assoluta estraneità, alla quale non si può non credere - di che pasta di merda sono fatti i loro più stretti collaboratori?
E se politici come loro, onesti ed anche bravi e capaci non si accorgono del malaffare o si girano dall'altra parte per non vedere, cosa dovremmo pensare di tanti loro colleghi, ai vertici delle istituzioni, che hanno consentito il malaffare proprio e dei loro più stretti collaboratori, in un giro di ricatti e collusioni ignobili?
Perchè a questi politici il paese dovrebbe riservare un trattamento di favore dovuto ai soli servitori dello Stato e della Comunità? Non bastavano le mazzette che si sono rubati per ogni cosa, al punto che nell'ambiente della malavita organizzata con i quali avevano stretti rapporti, i loro nomi venivano indicati con aggettivi del tipo 'signor trentamila euro'.
Bella storia, e Uolter e Zingaretti, onesti, come anche il pur onesto Marino non possono chiamarsi fuori. Chi ha suggerito loro i nomi di questi farabutti? Possibile che solo loro erano all'oscuro dei loschi traffici di questi collaboratori, noti a tutti come i signori del 5 o 10 o 20 % su ogni spesa anche quelle di carità?
Filippo Ceccarelli oggi su Repubblica sussurra un'altra ipotesi, rammentando che il cavallo di Caligola aveva come nome 'incitatus', e chi se non Caligola era il suo incitatore? che traduce così Ceccarelli: ricordate il caso di Andreotti e di Evangelisti, suo braccio destro e suo 'esattore' dai vari imprenditori, come il più famoso di tutti Gaetano Caltagirone che, alla sola vista di Evangelisti gli domandava, prima che aprisse bocca: 'A Fra' che te serve'? ed anche il caso della segretaria di Galan. perchè - dice Ceccarelli- ci deve essere nel paese del malaffare quello che si sporca le mani per conto del capo che deve rimanere, almeno all'apparenza, puro come un giglio. Ma non dimentica di ricordare sempre Ceccarelli che in questi due casi, alla fine del rapporto, per incidenti giudiziari, i due principali collaboratori hanno buttato la croce sulle spalle dei loro capi, come accadde con Andreotti ed anche con Galan, al quale le accuse più forti furono rivolte dalla sua ex Claudia Minutillo; e c'è anche il caso Marco Milanese che alla fine gettò anche lui la croce sulle spalle del suo ex capo, il ministro Tremonti.
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lunedì 18 maggio 2015
Maledetti vitalizi di cui i maestri del pensiero beneficiari non parlano mai.
In queste ultime settimane dei famigerati vitalizi di uomini politici a tutti i livelli si è spesso parlato. perchè innanzitutto dopo anni di discussione si è riusciti a toglierli a qualche decina di ex politici condannati per reati particolari. Poi anche perché il TAR del Lazio ha dato torto ai consiglieri regionali che gli si erano appellati a seguito delle decisioni della giunta Zingaretti di dare una stretta alla loro elargizione ed ai tempi della medesima. Infine, perchè il Presidente della Repubblica, con suo decreto, ha tagliato stipendi e cumuli per tutti i dipendenti del Quirinale, compreso il suo.
Dunque se si vuole gli organi costituzionali come se li sono accaparrati (rubati) tanti privilegi possono anche toglierseli e restituire il mal tolto. e non solo per il futuro, ma cominciando dal presente ed andando anche al passato, andando a toccare i beneficiari, alcuni - forse troppi- insospettabili. E che, sebbene parlino ogni giorno su tutto e tutti, taluni scrivendo sui giornali e pontificando anche sul pontefice, altri in tv interpellati perfino sul colore della m... l'argomento vitalizio del quale beneficiano solo perchè sono stati in Parlamento per una sola legislatura, nel secolo scorso, continuano a percepire il vitalizio che loro schifano al punto che uno di tali maestri, Cacciari, interpellato da 'Libero' che sta dando addosso agli altri, ha risposto nella nobile lingua di Dante: che cazzo me ne frega a me del vitalizio. Che comunque riceve.(Se cominciassero a rinunciarvi loro e ad invitare gli altri a fare altrettanto, saremmo già a buon punto. Ma loro non lo faranno mai, questi profeti moderni).
Fra i casi più eclatanti quello di Eugenio Scalfari, ricchisimo giornalista, fondatore di Repubblica, ma prima anche direttore ecc... ecc... oggi patriarca riconosciuto del giornalismo italiano, anche per la veneranda età, che forse da più di quarant'anni percepisce il suo vitalizio, avendo accumulato una somma che supera di gran lunga i versamenti fatti nel corso del suo mandato parlamentare, poco più di 60.000 Euro, e che fino ad oggi ha ricevuto oltre 1.200.000 Euro.
Dunque anche Scalfari, il ricco e potente giornalista, da quarant'anni lo mantiene in parte la comunità di cittadini. Non ha mai pensato barbapapà che sarebbe stato morale rinunciarvi? Lui forse obietterà che da quel vitalizio ha tirato fuori per anni la paghetta per le sue due figliole, prima che le sistemasse, una al telegiornale di mitraglietta e l'altra alla agenzia fotografica che lavorava anche per il suo giornale. Ma basta?
No, ma lui su questo argomento non vuole sentire ragioni. Perchè dovrebbe rinunciarvi? Già perchè dovrebbe? Solo perchè è un furto. E che rubino in tanti non giustifica nessuno. Non lo fa neppure oggi dietro la spinta di tanti cittadini che ritenendosi dei benestantti, a causa della loro pensione che supera, al netto, i 2000 Euro, hanno dichiarato, anche sulla sua 'Repubblica' che rinunciano, per il BENE del PAESE, alla rivalutazione sancita dalla Consulta che sta mettendo in ginocchio il paese, come vogliono gli amici di Berlusca e Salvini ed anche Grillo, per i quali se si va tutti a fondo non importa, perchè servirà a prendere il potere per Grillo e Salvini, o per tornarci al potere, nel caso di Berlusconi, che ancora ci pensa e nel frattempo manda avanti il suo capetto veneziano con casa anche in riviera amalfitana e altrove, Brunetta.
I quali tutti si sbracciano dicendo che stanno svolgendo un compito importante per il paese e che per questo vengono ora ed in eterno compensati e vitalizzati. Non è che il ruolo o compito più importante lo stanno svolgendo per loro stessi, per i loro interessi?
Fa un certo effetto vedere in tv, quasi ogni giorno, parlamentari o consiglieri regionali o sindaci, di ambo i sessi, che hanno subito vistosissime trasformazioni anche esterior i- vestono tutti griffati - da burini quali erano ai primi tempi. Ci hanno colpito in passato i gemelli ai polsi di Fiorito, o le 'mise', ogni giorno diverse e sempre più di qualità delle varie Polverini o Gelmini, tanto per citarne due che non ci vanno per nulla a genio, che prima delle loro carriere politiche sembravano, per come vestivano, delle poverette ed ora vogliono far vedere a tutti come si diventa, con i soldi pubblici, dei signori o delle signore.
Dunque se si vuole gli organi costituzionali come se li sono accaparrati (rubati) tanti privilegi possono anche toglierseli e restituire il mal tolto. e non solo per il futuro, ma cominciando dal presente ed andando anche al passato, andando a toccare i beneficiari, alcuni - forse troppi- insospettabili. E che, sebbene parlino ogni giorno su tutto e tutti, taluni scrivendo sui giornali e pontificando anche sul pontefice, altri in tv interpellati perfino sul colore della m... l'argomento vitalizio del quale beneficiano solo perchè sono stati in Parlamento per una sola legislatura, nel secolo scorso, continuano a percepire il vitalizio che loro schifano al punto che uno di tali maestri, Cacciari, interpellato da 'Libero' che sta dando addosso agli altri, ha risposto nella nobile lingua di Dante: che cazzo me ne frega a me del vitalizio. Che comunque riceve.(Se cominciassero a rinunciarvi loro e ad invitare gli altri a fare altrettanto, saremmo già a buon punto. Ma loro non lo faranno mai, questi profeti moderni).
Fra i casi più eclatanti quello di Eugenio Scalfari, ricchisimo giornalista, fondatore di Repubblica, ma prima anche direttore ecc... ecc... oggi patriarca riconosciuto del giornalismo italiano, anche per la veneranda età, che forse da più di quarant'anni percepisce il suo vitalizio, avendo accumulato una somma che supera di gran lunga i versamenti fatti nel corso del suo mandato parlamentare, poco più di 60.000 Euro, e che fino ad oggi ha ricevuto oltre 1.200.000 Euro.
Dunque anche Scalfari, il ricco e potente giornalista, da quarant'anni lo mantiene in parte la comunità di cittadini. Non ha mai pensato barbapapà che sarebbe stato morale rinunciarvi? Lui forse obietterà che da quel vitalizio ha tirato fuori per anni la paghetta per le sue due figliole, prima che le sistemasse, una al telegiornale di mitraglietta e l'altra alla agenzia fotografica che lavorava anche per il suo giornale. Ma basta?
No, ma lui su questo argomento non vuole sentire ragioni. Perchè dovrebbe rinunciarvi? Già perchè dovrebbe? Solo perchè è un furto. E che rubino in tanti non giustifica nessuno. Non lo fa neppure oggi dietro la spinta di tanti cittadini che ritenendosi dei benestantti, a causa della loro pensione che supera, al netto, i 2000 Euro, hanno dichiarato, anche sulla sua 'Repubblica' che rinunciano, per il BENE del PAESE, alla rivalutazione sancita dalla Consulta che sta mettendo in ginocchio il paese, come vogliono gli amici di Berlusca e Salvini ed anche Grillo, per i quali se si va tutti a fondo non importa, perchè servirà a prendere il potere per Grillo e Salvini, o per tornarci al potere, nel caso di Berlusconi, che ancora ci pensa e nel frattempo manda avanti il suo capetto veneziano con casa anche in riviera amalfitana e altrove, Brunetta.
I quali tutti si sbracciano dicendo che stanno svolgendo un compito importante per il paese e che per questo vengono ora ed in eterno compensati e vitalizzati. Non è che il ruolo o compito più importante lo stanno svolgendo per loro stessi, per i loro interessi?
Fa un certo effetto vedere in tv, quasi ogni giorno, parlamentari o consiglieri regionali o sindaci, di ambo i sessi, che hanno subito vistosissime trasformazioni anche esterior i- vestono tutti griffati - da burini quali erano ai primi tempi. Ci hanno colpito in passato i gemelli ai polsi di Fiorito, o le 'mise', ogni giorno diverse e sempre più di qualità delle varie Polverini o Gelmini, tanto per citarne due che non ci vanno per nulla a genio, che prima delle loro carriere politiche sembravano, per come vestivano, delle poverette ed ora vogliono far vedere a tutti come si diventa, con i soldi pubblici, dei signori o delle signore.
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giovedì 5 febbraio 2015
Michela di Biase. Una soluzione per i CDA di Opera e Musica per Roma.
Al Ministero come anche al Comune e pure alla Regione si stanno scervellando e forse anche scannando sui nomi da proporre nelle controllate culturali cittadine, di cui sono soci fondatori, dall'Opera di Roma a Musica per Roma, dove i rispettivi CDA sono in scadenza, e quello dell'Opera deve essere ridotto di due unità. Il Ministero giocando d'anticipo, e per non farsi fregare ha proposto l'ex vice sindaco cattolico della città, Maria Pia Garavaglia - che c'entra verrebbe da dire, ma si sa le vie dei signori sono infinite. La Garavagli era già stata consigliera dell'Arena di Verona, sempre per nomina ministeriale. E con questo ha acquistato la competenza 'ministeriale' che la abilita a farsi un giro in tutte le fondazioni liriche. Ma forse potrebbe ripensarci, a seguito della proposta che stiamo per fargli. Il sindaco ancora nicchia, forse lui come Renzi ha un asso nella manica che tirerà fuori all'ultimo minuto, tanto deve nominarlo lui, e nessuno può votargli contro.
Zingaretti che, evidentemente ha altro cui pensare riproporrebbe lo stesso nome della sua precedente rappresentante e cioè la Chialà, esperta di 'comunicazione' - poi si lamentano che succedono cose strane e che i consigli di amministrazione si chiamano fuori da disastri economici prodotti dagli amministratori ( ma ora forse le cose dovrebbero cambiare con la nuova fisionomia giuridica dei cosiddetti 'consigli di indirizzo', come si chiameranno i CDA, nelle fondazioni liriche).
Non sappiamo se la designazione della Garavaglia sia definitiva e se Marino non abbia già in tasca il nome del suo rappresentante che potrebbe anche avere il ruolo di vice presidente del teatro. Noi il nome ce lo avremmo, da indicare al ministro come al sindaco, con il vantaggio che potrebbero ridurre i membri del Consiglio da 7 a 4. Il suo nome è Michela Di Biase, la bella moglie, in dolce attesa, di Franceschini, che è già presidente della commissione cultura della giunta Marino, in Campidoglio. Chi meglio di lei a rappresentare entrambi? Farebbe anche risparmiare tempo in eventuali consultazioni fra Comune e Ministero.
E, perchè no, potrebbe avere lo stesso ruolo di rappresentanza nel CDA di Musica per Roma.
Zingaretti che, evidentemente ha altro cui pensare riproporrebbe lo stesso nome della sua precedente rappresentante e cioè la Chialà, esperta di 'comunicazione' - poi si lamentano che succedono cose strane e che i consigli di amministrazione si chiamano fuori da disastri economici prodotti dagli amministratori ( ma ora forse le cose dovrebbero cambiare con la nuova fisionomia giuridica dei cosiddetti 'consigli di indirizzo', come si chiameranno i CDA, nelle fondazioni liriche).
Non sappiamo se la designazione della Garavaglia sia definitiva e se Marino non abbia già in tasca il nome del suo rappresentante che potrebbe anche avere il ruolo di vice presidente del teatro. Noi il nome ce lo avremmo, da indicare al ministro come al sindaco, con il vantaggio che potrebbero ridurre i membri del Consiglio da 7 a 4. Il suo nome è Michela Di Biase, la bella moglie, in dolce attesa, di Franceschini, che è già presidente della commissione cultura della giunta Marino, in Campidoglio. Chi meglio di lei a rappresentare entrambi? Farebbe anche risparmiare tempo in eventuali consultazioni fra Comune e Ministero.
E, perchè no, potrebbe avere lo stesso ruolo di rappresentanza nel CDA di Musica per Roma.
sabato 29 novembre 2014
Rusalka ha fatto boom!
Come sia andata l'altra sera, all'Opera di Roma, con la serata inaugurale di stagione, non ci è dato di sapere, nonostante che abbiamo letto la maggior parte dei quotidiani.
Di certo si dava Rusalka, approdata all'Opera prima d'ora già otto anni fa (Roma è forse l'unico teatro dove in meno di 10 anni abbiano rappresentato due volte l'opera di Dvorak), il direttore, al suo debutto a Roma, è stato strattonato dalla critica sia di destra che di sinistra ( è importante segnalarlo perché la critica di destra e quella di sinistra si spartiscono i compiti) il regista era Krief che ha avuto a disposizione appena 50.000 Euro per l'allestimento (forse ne ha presi di più per la regia, dovendosi egli spremere le meningi per pescare nei magazzini del teatro tutto quello che poteva essere utile per il nuovo /vecchio allestimento) ha inscheletrito il mondo favolistico; e le voci, la principale delle quali, femminile, è stata sostituita per indisposizione negli ultimi giorni, non sappiamo di che pasta fossero fatte. Chi dice che erano assolutamente inadatte, chi ne salva la metà chi le promuove in toto, a seconda che fossero di destra o sinistra - i critici s'intende. Fra i quali c'erano i vedovi o le vedove di Muti , che lo rimpiangeranno in eterno (dimenticando di annotare che l'allestimento e il cast dell' Aida andata in fumo costava all'incirca 1.500.000 Euro) e che, inconsolate, vagano per le sabbie egizie; coloro i quali, anzi uno, che raccontava per l'ennesima volta la storia di Rusalka - che palle! - per non sporcarsi le mani, e, nel frattempo, prendeva tempo e spiava le mosse degli altri ( era un pezzo, bello corposo, da pubblicare alla vigilia e che, per mancanza di spazio, è finito all'indomani della prima); e poi c'era il cantore/poeta con il pensiero sempre verso Muti e famiglia ( altrimenti non gli avrebbero fatto presentare al festival ravennate, una sua opera: beccato, diavoletto di un critico!) ma che ora vuole salvare capra e cavoli, dove i cavoli sono i suoi rapporti anche lavorativi con Fuortes, da Roma a Bari e ritorno.
L'univo forse che dava conto, in breve, con un pezzo tozzo, era un critico 'da destra': poche annotazioni anche sull'esito della serata. Abbiamo anche letto di applausi di cortesia, ed anche di nove minuti di applausi. Vi meravigliate? Nove minuti di applausi possono essere di sola cortesia. Zitti!
Alla serata inaugrale, per non offendere il compaesano Riccardo, il presidente Napolitano non aveva partecipato, perchè - secondo il comunicato ufficiale del Quirinale, non richiesto - stava già preparando le valigie per il prossimo autosfratto; e neppure Franceschini il quale aveva prenotato un lungo fine settimana in Marocco con la sua bella, con la quale da quando s'è sposato non gli era riuscito ancora di portarla fuori; Marino era assente perchè ci aveva da fare (gli si era bucata la ruota della bicicletta sul Raccordo e stava attendendo il 113), e Zingaretti era impicciato con la sagra dell'olio ai Castelli, e perciò ha girato alla larga da Piazza Beniamino Gigli.
In compenso però c'era, al gran completo, il solito generone romano agghindato come la madonna di Pompei; c'era il ministro Padoan, unico caso di forte presenza istituzionale (per mantenere la promessa fatta alla sua signora: domani ti porto all'Opera!) - e c'era l'assessore Marinelli, altro sponsor di Fuortes.
Poi, scendendo giù giù (non si sono letti i nomi dei consiglieri di amministrazione né del direttore artistico che erano tutti impegnati o in altri teatri o a preparare l'albero di Natale) c'era Piovani e c'era anche Cagli. Non starà mica pensando di accasarsi per l'ennesima volta, al Teatro dell'Opera, ora che ha deciso di lasciare, dopo una ventina d'anni, Santa Cecilia? La santa della musica ci protegga!
Di certo si dava Rusalka, approdata all'Opera prima d'ora già otto anni fa (Roma è forse l'unico teatro dove in meno di 10 anni abbiano rappresentato due volte l'opera di Dvorak), il direttore, al suo debutto a Roma, è stato strattonato dalla critica sia di destra che di sinistra ( è importante segnalarlo perché la critica di destra e quella di sinistra si spartiscono i compiti) il regista era Krief che ha avuto a disposizione appena 50.000 Euro per l'allestimento (forse ne ha presi di più per la regia, dovendosi egli spremere le meningi per pescare nei magazzini del teatro tutto quello che poteva essere utile per il nuovo /vecchio allestimento) ha inscheletrito il mondo favolistico; e le voci, la principale delle quali, femminile, è stata sostituita per indisposizione negli ultimi giorni, non sappiamo di che pasta fossero fatte. Chi dice che erano assolutamente inadatte, chi ne salva la metà chi le promuove in toto, a seconda che fossero di destra o sinistra - i critici s'intende. Fra i quali c'erano i vedovi o le vedove di Muti , che lo rimpiangeranno in eterno (dimenticando di annotare che l'allestimento e il cast dell' Aida andata in fumo costava all'incirca 1.500.000 Euro) e che, inconsolate, vagano per le sabbie egizie; coloro i quali, anzi uno, che raccontava per l'ennesima volta la storia di Rusalka - che palle! - per non sporcarsi le mani, e, nel frattempo, prendeva tempo e spiava le mosse degli altri ( era un pezzo, bello corposo, da pubblicare alla vigilia e che, per mancanza di spazio, è finito all'indomani della prima); e poi c'era il cantore/poeta con il pensiero sempre verso Muti e famiglia ( altrimenti non gli avrebbero fatto presentare al festival ravennate, una sua opera: beccato, diavoletto di un critico!) ma che ora vuole salvare capra e cavoli, dove i cavoli sono i suoi rapporti anche lavorativi con Fuortes, da Roma a Bari e ritorno.
L'univo forse che dava conto, in breve, con un pezzo tozzo, era un critico 'da destra': poche annotazioni anche sull'esito della serata. Abbiamo anche letto di applausi di cortesia, ed anche di nove minuti di applausi. Vi meravigliate? Nove minuti di applausi possono essere di sola cortesia. Zitti!
Alla serata inaugrale, per non offendere il compaesano Riccardo, il presidente Napolitano non aveva partecipato, perchè - secondo il comunicato ufficiale del Quirinale, non richiesto - stava già preparando le valigie per il prossimo autosfratto; e neppure Franceschini il quale aveva prenotato un lungo fine settimana in Marocco con la sua bella, con la quale da quando s'è sposato non gli era riuscito ancora di portarla fuori; Marino era assente perchè ci aveva da fare (gli si era bucata la ruota della bicicletta sul Raccordo e stava attendendo il 113), e Zingaretti era impicciato con la sagra dell'olio ai Castelli, e perciò ha girato alla larga da Piazza Beniamino Gigli.
In compenso però c'era, al gran completo, il solito generone romano agghindato come la madonna di Pompei; c'era il ministro Padoan, unico caso di forte presenza istituzionale (per mantenere la promessa fatta alla sua signora: domani ti porto all'Opera!) - e c'era l'assessore Marinelli, altro sponsor di Fuortes.
Poi, scendendo giù giù (non si sono letti i nomi dei consiglieri di amministrazione né del direttore artistico che erano tutti impegnati o in altri teatri o a preparare l'albero di Natale) c'era Piovani e c'era anche Cagli. Non starà mica pensando di accasarsi per l'ennesima volta, al Teatro dell'Opera, ora che ha deciso di lasciare, dopo una ventina d'anni, Santa Cecilia? La santa della musica ci protegga!
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sabato 4 ottobre 2014
Fuortes e Marino danno i numeri sull'Opera di Roma con Orchestra esternalizzata
Il PD è un curioso partito. Da Franceschini a Zingaretti a Marino ed alla federazione romana con Cosentino sono tutti dalla parte di Fuortes, nonostante l'evidente incapacità sua a gestire l'emergenza e l'impotenza, ancora sua, a prospettare una soluzione che sia una soluzione. L'unico che gliele canta a Fuortes è il presidente del partito, del PD intendiamo, Matteo Orfini che ha detto chiaramente che Fuortes deve andare a casa, per evidente incapacità, e Cofferati conferma tale giudizio.
Gli scioperi e la continua belligeranza armata di fronde sindacali hanno messo nei guai il teatro, fanno sapere, ridimensionato gli abbonamenti ( ma allora perchè Marco Lodoli scrive oggi, su Repubblica, di aver visto con i suoi occhi file di persone al botteghino, ieri proprio ieri, per abbonarsi, e fra essi anche giovani? Ma allora che vanno raccontando?) e allontanato gli sponsor, che sarebbero arrivati - guarda caso - nonostante Fuortes avesse prospettato la sua infame decisione. Non si può credere a queste bugie su bugie 'pro domo sua', di Fuortes, che non è la stessa domus del Teatro dell'Opera. Nemmeno Muti avrebbe avuto tanti sponsor in fila a spingere per entrare.
Poi l'ennesima bugia e falsità riguardante i grandi teatri europei. Oggi il sovrintendente dell'Opera di Vienna ha mandato a dire all'ignorante Fuortes che i grandi teatri del mondo hanno un'orchestra stabile, interna, e non potrebbe essere altrimenti, se vogliono svolgere attività continua. Se poi intendono fare tre recite al mese, beh allora è un'altra storia. Ma Fuortes ha già detto che aumenterà di molto le recite del teatro, portandole ad oltre cento ( diciamo che in queste cento sono compresi melodramma, balletto e qualche altra cosa) altrimenti i finti risparmi ( quasi 4 milioni) con l'orchestra esternalizzata sfumerebbero. Anche su questo particolare il sovrintendente di Vienna precisa: se un teatro fa sulle cento recite l'anno non può non avere un'orchestra stabile ed interna. Non potrebbe avere questo ritmo di programmazione con una orchestra esterna. E il sovrintendente dell'Opera di Vienna che fa 300 alzate di sipario l'anno e che condivide con il Musikverein i Wiener queste cose immaginiamo che le sappia e parli con cognizione di causa, la stessa che Fuortes non ha e non sa neanche dove è di casa, venendo lui dall'esperienza di Musica per Roma che è un residence, affittato ora a questo ora a quello. Non è un caso che Santa Cecilia che, nel residence di Fuortes ha affittato due sale, ed ha una programmazione concertistica settimanale, tre concerti a settimana, tre di prove ed uno di riposo, non potrebbe fare a meno dell'orchestra stabile. Fuortes non riesce ad immaginare che con un andirivieni di orchestre, anche s è sempre la stessa , che esce ed entra, avrà più guai che risparmi. Proverà, in caso di inefficienza a protestare l'orchestra? Ma come può protestare l'orchestra che Muti dice essere la migliore di Italia?
Le incognite sulla miracolosa soluzione di Fuortes e Marino sono infinite, e potrebbero anche portare ad una fine ancor più disastrosa del teatro che dicono di voler salvare.
Infine, il capitolo stagione, a cominciare dall'Aida inaugurale orfana di Muti. Si farà, non si farà? C'è discordanza di pareri al vertice: secondo Fuortes e Marino: se si troverà un direttore per sostituire Muti, si farà. Ma lo stanno cercando o vogliono dar la colpa anche di questo agli scioperanti, quando invece rivela altre crepe nella dirigenza, questa volta soprattutto nella direzione artistica che privata del suo protettore Riccardo, mostra la sua incapacità a fronteggiare situazioni di emergenza che un teatro deve mettere in conto? Oggi, però Battistelli ha dichiarato che l'Aida salterà perché non ci sarà un direttore che voglia sostituire Muti. Che baggianate. Ma allora la Scala avrebbe dovuto chiudere dopo l'uscita di Muti. Ed invece non ha chiuso ed è andata avanti come un treno, con tutte le critiche che uno può muovere alla gestione Lissner. La differenza vera con la Scala è che Lissner è un manager che sa il fatto suo, e Fuortes dei fatti relativi alla gestione di un teatro sa poco. Anzi a voler giudicare dagli sfracelli di questa sua gestione, ci tocca dire che non sa proprio nulla.
E i sindacati? Anime nobili? No, la politica dei farabutti li aveva abituati a pensare che anche tirando e tirando, la corda comunque non si sarebbe mai rotta, perchè poco prima della rottura sarebbe giunto Zorro, il salvatore mascherato ora da Alemanno ora da... non ci vengono in mente in nomi degli inutili reggitori del teatro. E, invece, questa volta la corda , tira e tira, si è rotta. Adesso si pentono di averla fatta rompere, ma ormai il danno è fatto, anche perchè sulla loro strada non hanno trovato un abile amministratore che li facesse ragionare dicendo loro che il paese di bengodi di un tempo, anche recente, come quello di De Martino - che non ebbe alcuna opposizione in teatro dal capo della CGIL, che con De Martino aveva sottoscritto un patto di pace, avendone sposata la sorella - quel paese non c'è più. E se non si dimostra intelligenza si rischia di fare disastri peggiori di quelli dai quali ogni volta si finge di volersi tirar fuori. Che Dio gliela mandi buona al teatro ed alla sua orchestra.
Comunque a fine anno i consigli di amministrazione delle cosiddette fondazioni lirico sinfoniche che per la legge - altra famigerata decisione!- Veltroni sono diventati enti di diritto privato, decadranno , al loro posto verranno nominati i consigli di 'indirizzo'- una rivoluzione epocale - il sovrintendente dovrà esser nominato dal Ministero e al Ministero rendere conto della sua amministrazione. Ma il Ministero non diceva che era sua volontà liberarsi dei 'carrozzoni' teatrali?
Allora, tutto ritornerà nella mani di Nastasi, altro irremovibile, nonostante i disastri che recano la sua firma distruttrice, il quale nel ministero è il vero burattinaio che muove tutti i ministri incompetenti, che sono la totalità.
Gli scioperi e la continua belligeranza armata di fronde sindacali hanno messo nei guai il teatro, fanno sapere, ridimensionato gli abbonamenti ( ma allora perchè Marco Lodoli scrive oggi, su Repubblica, di aver visto con i suoi occhi file di persone al botteghino, ieri proprio ieri, per abbonarsi, e fra essi anche giovani? Ma allora che vanno raccontando?) e allontanato gli sponsor, che sarebbero arrivati - guarda caso - nonostante Fuortes avesse prospettato la sua infame decisione. Non si può credere a queste bugie su bugie 'pro domo sua', di Fuortes, che non è la stessa domus del Teatro dell'Opera. Nemmeno Muti avrebbe avuto tanti sponsor in fila a spingere per entrare.
Poi l'ennesima bugia e falsità riguardante i grandi teatri europei. Oggi il sovrintendente dell'Opera di Vienna ha mandato a dire all'ignorante Fuortes che i grandi teatri del mondo hanno un'orchestra stabile, interna, e non potrebbe essere altrimenti, se vogliono svolgere attività continua. Se poi intendono fare tre recite al mese, beh allora è un'altra storia. Ma Fuortes ha già detto che aumenterà di molto le recite del teatro, portandole ad oltre cento ( diciamo che in queste cento sono compresi melodramma, balletto e qualche altra cosa) altrimenti i finti risparmi ( quasi 4 milioni) con l'orchestra esternalizzata sfumerebbero. Anche su questo particolare il sovrintendente di Vienna precisa: se un teatro fa sulle cento recite l'anno non può non avere un'orchestra stabile ed interna. Non potrebbe avere questo ritmo di programmazione con una orchestra esterna. E il sovrintendente dell'Opera di Vienna che fa 300 alzate di sipario l'anno e che condivide con il Musikverein i Wiener queste cose immaginiamo che le sappia e parli con cognizione di causa, la stessa che Fuortes non ha e non sa neanche dove è di casa, venendo lui dall'esperienza di Musica per Roma che è un residence, affittato ora a questo ora a quello. Non è un caso che Santa Cecilia che, nel residence di Fuortes ha affittato due sale, ed ha una programmazione concertistica settimanale, tre concerti a settimana, tre di prove ed uno di riposo, non potrebbe fare a meno dell'orchestra stabile. Fuortes non riesce ad immaginare che con un andirivieni di orchestre, anche s è sempre la stessa , che esce ed entra, avrà più guai che risparmi. Proverà, in caso di inefficienza a protestare l'orchestra? Ma come può protestare l'orchestra che Muti dice essere la migliore di Italia?
Le incognite sulla miracolosa soluzione di Fuortes e Marino sono infinite, e potrebbero anche portare ad una fine ancor più disastrosa del teatro che dicono di voler salvare.
Infine, il capitolo stagione, a cominciare dall'Aida inaugurale orfana di Muti. Si farà, non si farà? C'è discordanza di pareri al vertice: secondo Fuortes e Marino: se si troverà un direttore per sostituire Muti, si farà. Ma lo stanno cercando o vogliono dar la colpa anche di questo agli scioperanti, quando invece rivela altre crepe nella dirigenza, questa volta soprattutto nella direzione artistica che privata del suo protettore Riccardo, mostra la sua incapacità a fronteggiare situazioni di emergenza che un teatro deve mettere in conto? Oggi, però Battistelli ha dichiarato che l'Aida salterà perché non ci sarà un direttore che voglia sostituire Muti. Che baggianate. Ma allora la Scala avrebbe dovuto chiudere dopo l'uscita di Muti. Ed invece non ha chiuso ed è andata avanti come un treno, con tutte le critiche che uno può muovere alla gestione Lissner. La differenza vera con la Scala è che Lissner è un manager che sa il fatto suo, e Fuortes dei fatti relativi alla gestione di un teatro sa poco. Anzi a voler giudicare dagli sfracelli di questa sua gestione, ci tocca dire che non sa proprio nulla.
E i sindacati? Anime nobili? No, la politica dei farabutti li aveva abituati a pensare che anche tirando e tirando, la corda comunque non si sarebbe mai rotta, perchè poco prima della rottura sarebbe giunto Zorro, il salvatore mascherato ora da Alemanno ora da... non ci vengono in mente in nomi degli inutili reggitori del teatro. E, invece, questa volta la corda , tira e tira, si è rotta. Adesso si pentono di averla fatta rompere, ma ormai il danno è fatto, anche perchè sulla loro strada non hanno trovato un abile amministratore che li facesse ragionare dicendo loro che il paese di bengodi di un tempo, anche recente, come quello di De Martino - che non ebbe alcuna opposizione in teatro dal capo della CGIL, che con De Martino aveva sottoscritto un patto di pace, avendone sposata la sorella - quel paese non c'è più. E se non si dimostra intelligenza si rischia di fare disastri peggiori di quelli dai quali ogni volta si finge di volersi tirar fuori. Che Dio gliela mandi buona al teatro ed alla sua orchestra.
Comunque a fine anno i consigli di amministrazione delle cosiddette fondazioni lirico sinfoniche che per la legge - altra famigerata decisione!- Veltroni sono diventati enti di diritto privato, decadranno , al loro posto verranno nominati i consigli di 'indirizzo'- una rivoluzione epocale - il sovrintendente dovrà esser nominato dal Ministero e al Ministero rendere conto della sua amministrazione. Ma il Ministero non diceva che era sua volontà liberarsi dei 'carrozzoni' teatrali?
Allora, tutto ritornerà nella mani di Nastasi, altro irremovibile, nonostante i disastri che recano la sua firma distruttrice, il quale nel ministero è il vero burattinaio che muove tutti i ministri incompetenti, che sono la totalità.
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venerdì 3 ottobre 2014
Orfini, Franceschini & Di Biase, Zingaretti, Marino su Fuortes e sul Teatro dell'Opera di Roma
Domanda che sorge spontanea. Poteva Franceschini non appoggiare il piano di Marino e Fuortes - ma suggerito da Nastasi, dei cui consigli, inutili e dannosi, non riesce a liberarsi al Ministero, come non se ne sono liberati altri ministri prima di lui, da Rutelli a Bondi ad Ornaghi a Galan?
No, non poteva. Avesse anche avuto qualcosa da ridire, e non l'ha avuta perchè non ha neanche gli elementi per riflettere sulla questione dell'Opera di Roma e la tragedia che stanno rappresentando anche con la sua firma, deve prendere per oro colato ciò che, tragicamente, gli dice Nastasi. E non solo lui. Da qualche giorno appena lui è marito di Michela Di Biase, presidente della Commissione 'cultura' del Comune di Roma, voluta da Marino, che avrebbe anche potuto darle l'assessorato alla cultura, ma non glielo ha dato per non sentirsi dire che fanno tutto in famiglia.
E già Michela Di Biase non avrebbe potuto permettere che ci fosse fra il Ministero di suo marito e il Comune del suo padrone su una questione che riguarda entrambi - il Teatro dell'Opera di Roma - difformità di vedute. E da ciò il suo, di Franceschini, totale assenso alla decisione folle di Marino e Fuortes, estorto dalla Di Biase, nel corso di una cenetta romantica fuori casa, messa in conto a Marino, fra le sue spese 'strumentali all'esercizio della professione', ovvio. Non solo, Franceschini ha dichiarato il suo totale appoggio a Fuortes ed alla sua azione risolutiva della crisi; come in passato s'era pornunciato altrettanto apertamente contro Nastasi. Mentre Matteo Orfini, presidente del PD, e in precedenza reponsabile 'cultura ed informazione' del partito, ha forte e chiaro negato il suo sostegno a Fuortes. E Zingaretti, nell'imbarazzo generale, si è limitato a dichiarare che tutti stanno lavorando al rilancio dell'Opera. Era meglio se taceva, avrebbe evitato di rovinarsi la buona fama che si è andato costruendo in questi mesi con una buona politica e scelte coraggiose ed azzeccate.
Qualche sindacalista, senza neanche essere un grande pensatore, s'è chiesto come mai fino a qualche settimana fa, dopo il referendum, l'Opera si poteva salvare, senza sacrifici 'umani', e appena qualche giorno dopo la salvezza dell'Opera, secondo Fuortes e compagni veniva fatta dipendere direttamente dal licenziamento in massa di orchestra e coro?
Come dargli torto a quel sindacalista? E poi Fuortes altra c...quando ha detto: gli sponsor sono andati via, lui aveva un appuntamento con quattro di essi, e loro l'hanno disdetto a seguito degli ultimi fatti che quindi avrebbero causato un ulteriore danno al Teatro dell'Opera. Non dica bugie, é da 10 mesi all'Opera e solo ora aveva tutti questi appuntamenti? Sponsor di un certo peso - come quelli che ha la Scala, per intenderci - l'Opera non ne ha avuti neanche in questi anni con Muti, figuriamoci ora; e poi, Fuortes se non sa governare le masse artistiche del teatro come fa a convincere gli sponsor ad investire su un teatro alla sbando, anche e soprattutto per colpa sua? Lui parla a vanvera e ormai non incanta più nessuno, all'infuori di Marino e Franceschini che se dicessero quello che veramente pensano, dovrebbero confessare che mai scelta fu più disastrosa della nomina di Fuortes, manager esperto di problemi di 'economia della cultura' che si è rivelato del tutto incapace, e che è riuscito, per farsi bello e accreditare la fama di 'duro' agli occhi dei suoi padrini politici, a mandare tutto a puttane.
Comunque la partita non è definitivamente chiusa, ed il bello potrebbe venire ora. Ma se non si decidono a cacciare Fuortes, le cose andranno ancora peggio, e il teatro rischia di chiudere definitivamente, con i 280 fra tecnici ed impiegati ( inutili ed in sovrannumero per la maggior parte, questi ultimi) asserragliati all'interno in difesa del fortino.
No, non poteva. Avesse anche avuto qualcosa da ridire, e non l'ha avuta perchè non ha neanche gli elementi per riflettere sulla questione dell'Opera di Roma e la tragedia che stanno rappresentando anche con la sua firma, deve prendere per oro colato ciò che, tragicamente, gli dice Nastasi. E non solo lui. Da qualche giorno appena lui è marito di Michela Di Biase, presidente della Commissione 'cultura' del Comune di Roma, voluta da Marino, che avrebbe anche potuto darle l'assessorato alla cultura, ma non glielo ha dato per non sentirsi dire che fanno tutto in famiglia.
E già Michela Di Biase non avrebbe potuto permettere che ci fosse fra il Ministero di suo marito e il Comune del suo padrone su una questione che riguarda entrambi - il Teatro dell'Opera di Roma - difformità di vedute. E da ciò il suo, di Franceschini, totale assenso alla decisione folle di Marino e Fuortes, estorto dalla Di Biase, nel corso di una cenetta romantica fuori casa, messa in conto a Marino, fra le sue spese 'strumentali all'esercizio della professione', ovvio. Non solo, Franceschini ha dichiarato il suo totale appoggio a Fuortes ed alla sua azione risolutiva della crisi; come in passato s'era pornunciato altrettanto apertamente contro Nastasi. Mentre Matteo Orfini, presidente del PD, e in precedenza reponsabile 'cultura ed informazione' del partito, ha forte e chiaro negato il suo sostegno a Fuortes. E Zingaretti, nell'imbarazzo generale, si è limitato a dichiarare che tutti stanno lavorando al rilancio dell'Opera. Era meglio se taceva, avrebbe evitato di rovinarsi la buona fama che si è andato costruendo in questi mesi con una buona politica e scelte coraggiose ed azzeccate.
Qualche sindacalista, senza neanche essere un grande pensatore, s'è chiesto come mai fino a qualche settimana fa, dopo il referendum, l'Opera si poteva salvare, senza sacrifici 'umani', e appena qualche giorno dopo la salvezza dell'Opera, secondo Fuortes e compagni veniva fatta dipendere direttamente dal licenziamento in massa di orchestra e coro?
Come dargli torto a quel sindacalista? E poi Fuortes altra c...quando ha detto: gli sponsor sono andati via, lui aveva un appuntamento con quattro di essi, e loro l'hanno disdetto a seguito degli ultimi fatti che quindi avrebbero causato un ulteriore danno al Teatro dell'Opera. Non dica bugie, é da 10 mesi all'Opera e solo ora aveva tutti questi appuntamenti? Sponsor di un certo peso - come quelli che ha la Scala, per intenderci - l'Opera non ne ha avuti neanche in questi anni con Muti, figuriamoci ora; e poi, Fuortes se non sa governare le masse artistiche del teatro come fa a convincere gli sponsor ad investire su un teatro alla sbando, anche e soprattutto per colpa sua? Lui parla a vanvera e ormai non incanta più nessuno, all'infuori di Marino e Franceschini che se dicessero quello che veramente pensano, dovrebbero confessare che mai scelta fu più disastrosa della nomina di Fuortes, manager esperto di problemi di 'economia della cultura' che si è rivelato del tutto incapace, e che è riuscito, per farsi bello e accreditare la fama di 'duro' agli occhi dei suoi padrini politici, a mandare tutto a puttane.
Comunque la partita non è definitivamente chiusa, ed il bello potrebbe venire ora. Ma se non si decidono a cacciare Fuortes, le cose andranno ancora peggio, e il teatro rischia di chiudere definitivamente, con i 280 fra tecnici ed impiegati ( inutili ed in sovrannumero per la maggior parte, questi ultimi) asserragliati all'interno in difesa del fortino.
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L'Opera di Roma è come una nave che, per fare l'inchino a Muti, si è fracassata sugli scogli
Solo un pazzo poteva assumere la decisione di esternalizzare - termine orrendo quanto e forse più della decisione medesima che esprime - Orchestra e Coro dell'Opera di Roma, ritenendoli non più indispensabili ed interni - come invece ritengono i più grandi teatri del mondo, e tutti quelli anche minori non governati da schizofrenici - per un teatro che ogni giorno dovrebbe - come, però, non è mai stato per l'Opera di Roma - aprire le sue porte per rappresentare il nostro grande melodramma.
La decisione l'ha assunto non un pazzo ma due, e cioè Marimo e Fuortes. Anzi, stando a quello che ha rivelato la finta svampita di Simona Marchini (l'unica a parlare mentre gli altri componenti il CDA sono diventati muti, con la lettera minuscola) la decisione è stata solo avallata formalmente dal CDA, perchè l'avevano assunta non due ma quattro pazzi, incoscienti ed ignoranti: Franceschini, Zingaretti, Marino e Fuortes. Del quale ultimo, Fuortes almeno, a gran voce chiede le dimissione il PD Orfini - sacrosante - motivandole con la sua incapacità a reggere un teatro. E poi giungono, anche se tiepide, per non infastidire il manovratore occulto di questa tragedia, le richieste di dimissioni di Salvo Nastasi. Ad eccezione di Merlo che sul suo giornale, La Repubblica, fa una lucida analisi della situazione, seconda dopo quella di qualche giorno fa altrettanto lucida, giungendo alle stesse conclusioni, tutta la stampa canta in coro la vittoria di Fuortes.
Chi ha preso questa decisione non è che un pazzo o un comitato di pazzi, se arriva persino a dichiarare che " si tratta di una decisione dura e dolorosa per tutti - ipocriti ! - ma se applicata su scala nazionale potrebbe riportare la lirica italiana a livelli internazionali". E la solerte cronista del Messaggero aggiunge di suo " ad una eccellenza degna della patria del melodramma dove , invece , al momento, vivono in stato di precarietà la maggior parte delle 14 fondazioni liriche alimentate dal FUS e dagli enti locali e dissanguate da contratti integrativi. Provi ad applicare lo stesso ragionamento alla sua redazione, e tiri poi le medesime conclusioni dei 'matti all'Opera'.
Vogliamo rammentare ai disinformati cronisti che i massimi teatri del mondo - dove non sono abituati a buttare soldi nè a lavorare poco - hanno loro proprie orchestre. Perchè Pappano, che da anni ne guida uno, non si è fatto neppure sentire in questa occasione per gridare a tutti, Fuortes compreso, di non dire sciocchezze? E perché non si è letta nessuna dichiarazione del presidente dell'AGIS, Fontana, uno che di teatri ne capisce, e neanche del Presidente dell'associazione che riunisce i teatri lirici italiani? Dove sono finiti?
Ciò che non si vuole capire, seguendo le farneticazioni dei 'matti all'Opera', è che per evitare scioperi, che si potevano e dovevano evitare da parte di FUORTES, il principale responsabile del disastro romano, si è mandato all'aria un complesso che secondo Muti era il massimo che si potesse avere, ma che ora viene rimandato a dicembre e poi riassunto, sempre che poi si mettano d'accordo. E se non si accordassero? Accadrebbe che quello stesso complesso che, a dire di Muti, era il massimo italiano, venga respinto e disperso. Naturalmente tutti si prodigano a dire e gridare che questa ricchezza non può essere dilapidata ( la ricchezza sarebbe l'orchestra, perchè invece la ricchezza dell'Opera è stata interamente dilapidata da alcuni mascalzoni mezzi ai vertici!), e che tutti torneranno da gennaio ad essere l'Orchestra dell'Opera, Solo che non potranno più scioperare perchè se lo faranno saranno rimandati a casa ed al loro posto ne verrà un'altra. Ma quale? quella del prossimo teatro che adotterà la magnifica soluzione romana e licenzierà la sua orchestra, riducendo in meno di un anno le fondazioni liriche da 14 a 5 o 6, ad essere generosi, se non addirittura a due sole: Scala e Santa Cecilia. Con grande gioia e soddisfazione di Nastasi, protetto come tutti sanno da Letta, ma non il nipote, lo zio: il cardinale.
E se dovessero arrivare opposizioni dei sindacati in base al famoso art. 18 qui cancellato ancor prima che lo faccia il Parlamento? Il nostro continua ad essere un paese incredibile: i cittadini solitamente lenti, superano in velocità il Parlamento e perfino il velocissimo premier Renzi.
E se venisse fuori che la nave dell'Opera è andata a sbattere sugli scogli perchè ha avuto come comandanti, in due diverse traversate vicine, prima De Martino-Alemanno, e poi Marino-Fuortes, brilli tutti, ai quali è stato intimato di fare l'inchino a Muti, negli anni di sua permanenza a capo della compagnia? E che , per fare quell'inchino, pur di tenerselo, non hanno badato a spese, e, finito il carburante, sono andati a sbattere, facendo male ad alcuni passeggeri, quelli con gli strumenti che, se colpe hanno, non le hanno tutte, e comunque non quante ne hanno i timonieri ubriachi?
La decisione l'ha assunto non un pazzo ma due, e cioè Marimo e Fuortes. Anzi, stando a quello che ha rivelato la finta svampita di Simona Marchini (l'unica a parlare mentre gli altri componenti il CDA sono diventati muti, con la lettera minuscola) la decisione è stata solo avallata formalmente dal CDA, perchè l'avevano assunta non due ma quattro pazzi, incoscienti ed ignoranti: Franceschini, Zingaretti, Marino e Fuortes. Del quale ultimo, Fuortes almeno, a gran voce chiede le dimissione il PD Orfini - sacrosante - motivandole con la sua incapacità a reggere un teatro. E poi giungono, anche se tiepide, per non infastidire il manovratore occulto di questa tragedia, le richieste di dimissioni di Salvo Nastasi. Ad eccezione di Merlo che sul suo giornale, La Repubblica, fa una lucida analisi della situazione, seconda dopo quella di qualche giorno fa altrettanto lucida, giungendo alle stesse conclusioni, tutta la stampa canta in coro la vittoria di Fuortes.
Chi ha preso questa decisione non è che un pazzo o un comitato di pazzi, se arriva persino a dichiarare che " si tratta di una decisione dura e dolorosa per tutti - ipocriti ! - ma se applicata su scala nazionale potrebbe riportare la lirica italiana a livelli internazionali". E la solerte cronista del Messaggero aggiunge di suo " ad una eccellenza degna della patria del melodramma dove , invece , al momento, vivono in stato di precarietà la maggior parte delle 14 fondazioni liriche alimentate dal FUS e dagli enti locali e dissanguate da contratti integrativi. Provi ad applicare lo stesso ragionamento alla sua redazione, e tiri poi le medesime conclusioni dei 'matti all'Opera'.
Vogliamo rammentare ai disinformati cronisti che i massimi teatri del mondo - dove non sono abituati a buttare soldi nè a lavorare poco - hanno loro proprie orchestre. Perchè Pappano, che da anni ne guida uno, non si è fatto neppure sentire in questa occasione per gridare a tutti, Fuortes compreso, di non dire sciocchezze? E perché non si è letta nessuna dichiarazione del presidente dell'AGIS, Fontana, uno che di teatri ne capisce, e neanche del Presidente dell'associazione che riunisce i teatri lirici italiani? Dove sono finiti?
Ciò che non si vuole capire, seguendo le farneticazioni dei 'matti all'Opera', è che per evitare scioperi, che si potevano e dovevano evitare da parte di FUORTES, il principale responsabile del disastro romano, si è mandato all'aria un complesso che secondo Muti era il massimo che si potesse avere, ma che ora viene rimandato a dicembre e poi riassunto, sempre che poi si mettano d'accordo. E se non si accordassero? Accadrebbe che quello stesso complesso che, a dire di Muti, era il massimo italiano, venga respinto e disperso. Naturalmente tutti si prodigano a dire e gridare che questa ricchezza non può essere dilapidata ( la ricchezza sarebbe l'orchestra, perchè invece la ricchezza dell'Opera è stata interamente dilapidata da alcuni mascalzoni mezzi ai vertici!), e che tutti torneranno da gennaio ad essere l'Orchestra dell'Opera, Solo che non potranno più scioperare perchè se lo faranno saranno rimandati a casa ed al loro posto ne verrà un'altra. Ma quale? quella del prossimo teatro che adotterà la magnifica soluzione romana e licenzierà la sua orchestra, riducendo in meno di un anno le fondazioni liriche da 14 a 5 o 6, ad essere generosi, se non addirittura a due sole: Scala e Santa Cecilia. Con grande gioia e soddisfazione di Nastasi, protetto come tutti sanno da Letta, ma non il nipote, lo zio: il cardinale.
E se dovessero arrivare opposizioni dei sindacati in base al famoso art. 18 qui cancellato ancor prima che lo faccia il Parlamento? Il nostro continua ad essere un paese incredibile: i cittadini solitamente lenti, superano in velocità il Parlamento e perfino il velocissimo premier Renzi.
E se venisse fuori che la nave dell'Opera è andata a sbattere sugli scogli perchè ha avuto come comandanti, in due diverse traversate vicine, prima De Martino-Alemanno, e poi Marino-Fuortes, brilli tutti, ai quali è stato intimato di fare l'inchino a Muti, negli anni di sua permanenza a capo della compagnia? E che , per fare quell'inchino, pur di tenerselo, non hanno badato a spese, e, finito il carburante, sono andati a sbattere, facendo male ad alcuni passeggeri, quelli con gli strumenti che, se colpe hanno, non le hanno tutte, e comunque non quante ne hanno i timonieri ubriachi?
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lunedì 29 settembre 2014
Franceschini,zingaretti,marino, fuortes,marinelli: riuniti per non decidere. Il clima dell'Opera non è sereno. Bella scoperta!
Ministro, governatore, sindaco, sovrintendente, assessore riuniti al Collegio romano per sbrogliare la matassa dell'Opera di Roma, dopo l'uscita di scena di Muti. Dopo attento ed approfondito esame constatano che il clima in teatro non è pacificato. La constatazione meriterebbe una semplice ed immediata riflessione: bella scoperta. Pensavate forse che la notizia della vostra inutile riunione avrebbe disteso gli animi dei contendenti rabbiosi che si fronteggiano in teatro? Fuortes credeva che facendo la faccia feroce, avrebbe addomesticato le belve feroci; voi, sul suo esempio, pensate di non prendere decisioni e di rimandare tutto al Consiglio di amministrazione - che ricordiamo a chi non dovesse conoscere bene le cose, è espressione del ministero, regione, comune, insomma di tutti, manca solo la Santa sede? Il consiglio di amministrazione, espressione dei riuniti di oggi, dovrebbe prendere una decisione che i 'mandanti', riuniti oggi, non hanno preso, saputo prendere? Forse semplicemente si vuol prendere tempo? altri due giorni per contatti informali?
Forse il problema del ritorno alla normalità passa anche attraverso la permanenza o l'uscita di scena, per far ritorno alla più rassicurante casa di 'Musica per Roma', di Fuortes che agli occhi dei dimostranti è causa dei dissapori. Certo permanendo le ragioni di dissidio fra le fazioni ed il management il teatro non tornerà mai alla normalità. E, ne consegue, che persistendo tale clima nessun direttore voglia assumersi la responsabilità di gettarsi nella mischia di Aida, pensando di commettere uno sgarbo ( quale sgarbo? Muti non è certo l'unico direttore al mondo) nei confronti di Muti ( ma potrebbe gioire se la sua uscita dovesse essere l'inizio della fine? Non possiamo pensare simile cinismo) o temendo di dover, a prove avviate, dare forfait per il clima irrespirabile in teatro che metterebbe a rischio il lavoro di concertazione? Bella parola, tanto necessaria oggi!
E poi, che fine ha fatto la giovane bella direttrice, Fratta, che dovrebbe fare il grande salto professionale, giacchè nelle sue mani Marino vorrebbe riporre le sorti future dell'Opera? C'è da augurarsi che Marino per un pò stia zitto, non sapendo quel che dice anche a tal proposito.
Con Fuortes subito fuori, i problemi potrebbero risolversi? Rimandando o addirittura cancellando le opere affidate a Muti e quindi di fatto rimandando di oltre due mesi l'inizio della stagione, il teatro dell'Opera di Roma Capitale - è una beffa già il semplice nome; e che dire poi della pubblicità che i romani leggono sulle fiancate degli autobus: La grande opera. Sta per iniziare una nuova stagione?) ne trarrebbe un qualche vantaggio?
La stagione deve cominciare il 27 novembre con Aida, si trovi un bravo direttore, ve ne sono tanti che all'Opera di Roma non sono stati mai invitati; a casa Vald, van Hoecke ( i 'mutiani') doc; Fuortes tiri avanti fino alla fine dell'anno, ma annunciando in anticipo il suo ritorno a Musica per Roma: missione fallita. Nel frattempo si risolvano i problemi, e sono tanti, all'origine della grave conflittualità del teatro. E intanto si cerchi un vero sovrintendente, un vero direttore musicale ed un altrettanto vero direttore artistico, e, da ultimo, anche una vera direttrice del ballo, come forse la Abbagnato non sarebbe ! A casa anche il capo dell'Ufficio stampa, Arriva (tardi!), che in questi anni ha fatto il megafono dell'imbroglio: neanche lui sapeva nulla? ma come, lui così intelligente e sveglio non ha visto nè capito nulla? Tutti a casa, a trovarsi un altro padrone, come saggiamente faceva Leporello seguito da tutti gli altri attori del 'Don Giovanni' mozartiano.
Ma sin d'ora non si pensi o creda, illudendosi, che rimandando l'apertura e la risoluzione dei problemi, all'Opera accada qualcosa di buono.
E il ministero di quell'elefante di Nastasi per una volta provi a correre come una gazzella, cancellando tutte le occasioni di balzelli ingiuriosi - indennità per qualunqne cosa - che gettano fango e discredito sul comparto dei teatri italiani.
Forse il problema del ritorno alla normalità passa anche attraverso la permanenza o l'uscita di scena, per far ritorno alla più rassicurante casa di 'Musica per Roma', di Fuortes che agli occhi dei dimostranti è causa dei dissapori. Certo permanendo le ragioni di dissidio fra le fazioni ed il management il teatro non tornerà mai alla normalità. E, ne consegue, che persistendo tale clima nessun direttore voglia assumersi la responsabilità di gettarsi nella mischia di Aida, pensando di commettere uno sgarbo ( quale sgarbo? Muti non è certo l'unico direttore al mondo) nei confronti di Muti ( ma potrebbe gioire se la sua uscita dovesse essere l'inizio della fine? Non possiamo pensare simile cinismo) o temendo di dover, a prove avviate, dare forfait per il clima irrespirabile in teatro che metterebbe a rischio il lavoro di concertazione? Bella parola, tanto necessaria oggi!
E poi, che fine ha fatto la giovane bella direttrice, Fratta, che dovrebbe fare il grande salto professionale, giacchè nelle sue mani Marino vorrebbe riporre le sorti future dell'Opera? C'è da augurarsi che Marino per un pò stia zitto, non sapendo quel che dice anche a tal proposito.
Con Fuortes subito fuori, i problemi potrebbero risolversi? Rimandando o addirittura cancellando le opere affidate a Muti e quindi di fatto rimandando di oltre due mesi l'inizio della stagione, il teatro dell'Opera di Roma Capitale - è una beffa già il semplice nome; e che dire poi della pubblicità che i romani leggono sulle fiancate degli autobus: La grande opera. Sta per iniziare una nuova stagione?) ne trarrebbe un qualche vantaggio?
La stagione deve cominciare il 27 novembre con Aida, si trovi un bravo direttore, ve ne sono tanti che all'Opera di Roma non sono stati mai invitati; a casa Vald, van Hoecke ( i 'mutiani') doc; Fuortes tiri avanti fino alla fine dell'anno, ma annunciando in anticipo il suo ritorno a Musica per Roma: missione fallita. Nel frattempo si risolvano i problemi, e sono tanti, all'origine della grave conflittualità del teatro. E intanto si cerchi un vero sovrintendente, un vero direttore musicale ed un altrettanto vero direttore artistico, e, da ultimo, anche una vera direttrice del ballo, come forse la Abbagnato non sarebbe ! A casa anche il capo dell'Ufficio stampa, Arriva (tardi!), che in questi anni ha fatto il megafono dell'imbroglio: neanche lui sapeva nulla? ma come, lui così intelligente e sveglio non ha visto nè capito nulla? Tutti a casa, a trovarsi un altro padrone, come saggiamente faceva Leporello seguito da tutti gli altri attori del 'Don Giovanni' mozartiano.
Ma sin d'ora non si pensi o creda, illudendosi, che rimandando l'apertura e la risoluzione dei problemi, all'Opera accada qualcosa di buono.
E il ministero di quell'elefante di Nastasi per una volta provi a correre come una gazzella, cancellando tutte le occasioni di balzelli ingiuriosi - indennità per qualunqne cosa - che gettano fango e discredito sul comparto dei teatri italiani.
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