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mercoledì 4 ottobre 2017

Conflitto di interessi n.3: Antonio Di Pietro e Bobo Craxi in MDP

Notizia fresca fresca: due nemici dichiarati come Bobo Craxi, figlio di Bettino, di professione 'consulente' ( de che?), e Antonio Di Pietro, ex magistrato e fondatore del partito 'Italia dei valori', di gloriosa memoria, si sono trovati, ambedue ad aderire a MDP, il partitino fondato dai fuorusciti dal PD, Bersani e Speranza, per opposizione 'personale' alla segreteria Renzi, perchè MDP - hanno dichiarato - è il partito più vicino alla mia storia politica, ha dichiarato Bobo; perchè me lo chiesto D'Alema - il convitato di pietra di MDP  - ha detto Di Pietro.

Senonchè i due, che sono per la storia personale come il topo ( Craxi) e il gatto ( Di Pietro), si sentono a disagio a convivere, per cui Bobo che i suoi principi ideologici e morali non intende abbandonare,  sta meditando di ritirarsi da MDP, perché lui con Di Pietro che ha inquisito, condannato e, indirettamente contribuito anche all'esilio di suo padre, non intende convivere, neanche in una situazione  abbastanza poco impegnativa come un movimento politico.

In questo caso il conflitto di interessi di Bobo Craxi non sta tanto nella convivenza conflittuale con Di Pietro, quanto con il lavoro che Bobo Craxi dovrà trovarsi per sopravvivere, anche se la sua permanenza negli anni in Parlamento potrebbe avergli dato diritto alla pensione, magari non da oggi, e nel frattempo  potrebbe lavorare alla fondazione (ne esiste una? ) intitolata a suo padre, o, nella ipotesi più vicina che un lavoro non lo trovi,  svernare ad Hammamet, nella casa paterna. Il conflitto da sanare perciò non è tanto quello con Di Pietro, bensì con un lavoro vero  che lui non ha mai svolto

Potrebbe così finire una storia nella quale un' altra esponente della famiglia, sua sorella Stefania che, vivo suo padre, ma aiutata dai vari ministri socialisti, fondava e mandava avanti la società 'Italiana produzioni' ( corposi finanziamenti il ministro socialista De Michelis le procurò per due ricerche imprescindibili delle quali tutti avremmo potuto fare a meno: i tratturi nel sud italia, e la lingua italiana nel racconto della nostra arte, anche musicale, agli stranieri. All'epoca denunciammo dalle pagine di Piano Time quello sconcio!) e poi l'amico Berlusconi, riconoscente, assunse in Forza Italia, affidandole perfino il sottosegretariato agli esteri.

 Ora è venuto il momento che i due rampolli Craxi si cerchino un lavoro vero, l'Italia  anche  per riconoscenza nei confronti di Bettino verso il quale negli ultimi anni s'è comportata malissimo, ha dato loro già tanto, forse troppo. Sanino perciò, quanto prima il loro unico vero conflitto di interessi: quello con un lavoro.

 

lunedì 24 ottobre 2016

Nella 'Buona scuola' come nel partito di Renzi c'è posto per troppe anomalie

Due notizie  dal mondo della scuola ci hanno impressionato non poco. In Veneto, non ricordiamo  più dove con esattezza,  ma in una scuola superiore, una insegnante di inglese, ha postato, sul suo profilo, delle frasi che da sole dovrebbero meritarle un processo per razzismo ed istigazione alla violenza, e l'immediata radiazione dalla scuola. Cosa avrebbe scritto di tanto grave? Che gli immigrati andrebbero affogati nel Mediterraneo, e quindi mai salvati, che sono tutti delinquenti ed altre balordaggini dello stesso tenore. Qualcuno ha detto che bisognerebbe informarsi per capire se anche in classe quella signora si esprima gli stessi convincimenti ed apprezzamenti. Ma occorre attendere che lo faccia anche davanti ad una scolaresca? Non basta averlo scritto a chiare lettere sul suo profilo di animale disumano? La Giannini ma anche la Procura veneziana perchè tacciono sul caso?

Da Roma la seconda notizia . Allievi del Liceo 'della moda' 'Diaz'( ?) hanno scritto al Corriere per far sapere che nella loro scuola a fine ottobre, anche nelle classi che quest'anno devono sostenere l'esame di maturità, mancano gli insegnanti delle materie principali come Italiano.  E' questa la 'Buona scuola' secondo il vangelo di Renzi e Giannini?

Alla stessa maniera dal partito del premier non giungono buone nuove. Nell'ultima sua  mascalzonata  Massimo D'Alema, più noto come 'il rosicone' ha lanciato un avvertimento minaccioso all'indirizzo di Renzi. Non ti fare tanto forte - gli ha fatto sapere - dell'appoggio di Obama; perché io quando ebbi l'appoggio di Clinton perdetti le elezioni: forse i presidenti USA portano male.  Perciò premier avvisato...
 Ma questa sortita di D'Alema non è che l'ultima ed è in linea con atteggiamenti ormai normali di altri esponenti nel partito del premier. Al quale hanno chiesto insistentemente  di modificare la legge elettorale. E lui ha detto di sì ed ha immediatamente formato una commissione a tale scopo. Avuta la concessione,  il partito non vuole più quella riforma della legge elettorale chiesta a gran voce.

Ma si deve anche dire che alla proposta dei Cinque stelle di ritoccare al ribasso gli emolumenti dei parlamentari il Pd non può rispondere picche, facendo ostruzionismo. Perché questa potrebbe essere  una occasione preziosa, che quindi non va persa, per mostrare la comune volontà politica di riformare il paese, cominciando a tagliare i privilegi che  nel tempo i parlamentari, che  se ne sono sempre  fottuti delle condizioni reali di gran parte della popolazione, si sono attribuiti a vantaggio di se stessi e della loro progenie.

mercoledì 28 settembre 2016

D'Alema s'è fatto un litro. Del suo vino?

La 7 quest'anno ogni sera cambia pelle. Da Lilly sono apparsi prima Renzi e Travaglio,  il secondo molto simile ad una serpe velenosa che non guarda mai in faccia l'avversario ma che è pronto a morderlo - anche se spesso senza iniettargli veleno velenoso, perchè non ne ha di efficace nella sacca in cui lo raccoglie - mentre l'altro le spara ogni giorno più grosse - il 'promessificio' di Renzi non ha limiti - benchè qualcosa a Travaglio gliela spieghi, nonostante che lui  faccia finta di non capire o non vuol proprio capire.
Nei giorni successivi, sempre Lilly, nel suo salottino soft, post Mentana,  ha ospitato due coppie salite ma sul ring 'parrocchiale', nonostante fingano di lottare. Una sera  Padellaro/Augias e l'altra Severgnini/ Scalfari .

Nella coppia Padellaro/ Augias chi tira pugni è Padellaro. Augias sembra uno che le ha prese di santa ragione ed ancora non si è ripreso,  mentre con buone maniere ammanta banalità ed ovvietà e risponde picche alle domande della Gruber che gli chiede di politica, e  che  lui dichiara  di non conoscere a  fondo.  Peché allora c'è andato sul ring? Per presentare il suo nuovo libro?

Nella seconda coppia, salita sul finto ring, Severgnini - che ha sempre l'aria di 'primo della classe'  cui non sfugge nulla in nessun campo, non proprio il massimo della simpatia nonostante i suoi forzi sovrumani per apparire 'piacione', e che invidiamo soprattutto perchè parla sempre inglese che noi non consociamo - e Scalfari che, oltre che per l'età e la lentezza conseguente, porta i segni  dei pugni che c'ha preso che l'hanno reso anche incontinente. Altrimenti quei fatterelli relativi al cimitero e soprattutto alla garconnière berlusconiani poteva risparmiarseli, richiesto semplicemente di fare gli auguri per gli ottant'anni a Berlusconi.
 Sul primo ring fra i due un accenno di lotta c'era, mentre si allenavano a mandare al tappeto in ambedue gli incontri Renzi ed il suo referendum; sul secondo era tutta una finta, anzi i due hanno fatto a gara, pur agendo sulla carta stampata (di appartenenza) su fronti diversi, a difendere sia Renzi che il referendum. Qualche pugno, innocuo, hanno fatto finta anche loro di tirarselo, ma niente di serio.

Dal salotto di Lilly alla piazza di Giovanni (Floris). Qui, come in piazza, si parla di tutto e così passa la serata, ci si ritrova dopo cena e si resta a cazzeggiare fino a notte inoltrata, quando i regolamenti comunali consigliano a tutti di andare a casa se non si vogliono prendere multe per schiamazzi.
 C'è anche Massimo D'Alema che dà veramente l'impressione di essersi scolato un bel litro di vino a cena, non sappiamo se del suo. Certo è che gli ha fatto male. Se Giovanni non  lo avesse più volte chiamato per nome, incalzandolo con le domande - come del resto hanno fatto poi anche altri due giornalisti invitati nella piazza - chiunque avrebbe potuto pensare che su quella poltrona non c'era D'Alema bensì Brunetta e in certi momenti Salvini o Grillo, e financo Travaglio.

Ma come può presentarsi in tv, con quale faccia intendiamo, uno che è del PD e sparare a zero su tutto e per tutto contro Renzi? Non gli sta bene la data del referendum - mancanza di rispetto per gli italiani che dovranno andare a votare in un periodo freddo, suvvia - la riduzione dei parlamentare, l'abolizione del Senato, il risparmio. Nulla, proprio nulla. Tanto che - ma non è la prima volta che gli si chiede - Giovanni gli chiede cosa gli abbia mai fatto Renzi per avercela così tanto con lui. Ha biascicato qualche parola per rispondere alla domanda delle domande, lasciando intendere che Renzi è per lui, per il Pd e per l'Italia tutta l'incarnazione del male assoluto.
 Alla prossima beva meno e cambi fornitore, perchè il vino che s'è scolato poteva essere avariato.
                      

venerdì 2 settembre 2016

Massimo Bray e Virginia Raggi: soltanto indecisi? No, 'calcolatore' il primo, 'incapace' la seconda.

L'ex Ministro, l'ex 'Italianoeuropeo', l'ancòra e sempre Dalemiano, finché dura - altrimenti la carriera non la faceva - ed ora anche 'Amatiano' ( nel senso di Giuliano Amato, suo più fresco sponsor): Massimo Bray, Dante, clemente, lo  avrebbe messo nel girone degli eterni indecisi, e noi, invece, nella 'Umana Commedia', in quello dei 'calcolatori'.
Non ricordiamo con particolare nostalgia il periodo in cui il Letta nipote lo volle ministro, 'togliendolo ai suoi studi' e 'facendoselo prestare, causa premio' da D'Alema; e neanche per qualche segno lasciato, salvo quella legge che porta il suo nome e che dovrebbe tirar fuori dai guai economici le fondazioni liriche. Non è che il Ministero della cultura abbia brillato per presenze egregie negli ultimi anni, forse decenni: Urbani - che risplende come una stella su tutti gli altri, figurati -  Buttiglione, poi Rutelli, se non sbagliamo, e  Veltroni e Melandri ed ancora Bondi e Galan e quel bocconiano di cui non ricordiamo neanche il nome, Ornaghi forse, ed infine l'inviato del 'massimo' che c'è - Massimo come D'Alema - e cioè il Massimo 'minimo'.
 Direttore editoriale della Treccani, per molti anni, quando il PD, per volere del Massimo 'massimo' lo fa eleggere al Parlamento; alla prima occasione utile di cambio del governo, in Italia tanto frequenti, D'Alema lo sostiene e lo fa nominare ministro - ministro della cultura, per i suoi studi,  iniziati nella fondazione dalemiana  e proseguiti alla Treccani,  ma anche e soprattutto per essere stato issato alla presidenza dai luogotenenti di D'Alema, della 'Notte della taranta', festival salentino di musica popolare - sempre in zona dalemiana - noto nel mondo e di primissima qualità. Al ministero il suo incarico finisce ben presto,  non quello al Parlamento. Ma ci pensano ancora D'Alema e Amato a farlo tornare in Treccani, questa volta lui si dimette da parlamentare, perché ritorna in Treccani non più con il semplice incarico di 'direttore editoriale', bensì con quello di 'direttore generale ( 'un incarico per volta, dichiara furbescamente, la Treccani lo richiama per un incarico ben più impegnativo' ma forse più remunerativo anche per immagine: di Treccani ce n'è una, al Parlamento son cinquecento) scacciando via 'Kaiser Franz' che in una decina d'anni aveva risanato i bilanci e digitalizzato tutta la produzione del famoso istituto. Anche se  nei riguardi dello stesso istituto, per  volontà  e merito di quella signora di sua moglie, Sonia Raule, aveva osato uno sfregio, utilizzando nella sua masseria pugliese, ben cento volumi della famosa enciclopedia a mò di tavolino - tavolone - da salotto, sul quale servire tè e pasticcini. Una vergogna oltre che uno sfregio. Ma intanto i bilanci li aveva risanati.
 Poi arriva la scadenza delle elezioni comunali a Roma, e il Massimo 'minimo', per 'senso di responsabilità' - l'interesse non esiste nel suo vocabolario -  prima mette in giro la voce che vuole candidarsi a sindaco; poi un lungo tira e molla, e alla fine si sfila, quando si accorge che nessuno lo  avrebbe votato - chi è Massimo Bray, si chiedevano anche nello stesso PD - accampando la generosissima tesi che 'non voleva spaccare il partito'.
 Ancora una volta, in tempi più recenti, riciccia il Massimo 'minimo' come candidato a difendere dalla rovente concorrenza milanese il Salone del Libro di Torino. Lui sarebbe un presidente di 'peso',  pensano in Piemonte: dello stesso peso dei volumi che l'Istituto che dirige produce e di quelli inamovibili che la Sonia Tatò ha usato per tavolo da salotto,  facendoli incellofanare - proprio come fa un famoso artista impacchettatore - non per evitare che si sporchino, come verrebbe da pensare visto il già grave scempio, semplicemente perché non si spostino ogni volta che i pargoli di Franz Kaiser e signora ci giocano con le macchinine telecomandate.
 Il Massimo 'minimo' - torniamo alla sua candidatura a Torino -  dichiara di essere onorato della proposta torinese, ma non si decide ad accettarla, attende che nelle prossime settimane la Appendino e la Fondazione si diano il nuovo statuto, leggi: gli diano altre certezze, perchè il Massimo 'minimo',  quando il Massimo 'massimo' avesse a dimenticarsi di lui, teme di finire chissà dove, senza garanzie, e perciò le pretende in ogni incarico. E , del resto, i casi di tutti gli altri ministri finiti nel dimenticatoio una volta che i loro protettori politici sono caduti in disgrazia o li hanno abbandonati, suonano come ammonimento sinistro, anche per il Massimo 'minimo'.

Il Massimo 'minimo' fa il paio con Virginia Raggi, l'intraprendente sindaca romana sull'orlo di una crisi di governo. Su molti, quasi tutti i settori di sua competenza non decide ( Fiera di Roma, Olimpiadi del 2024, nettezza urbana,  metrò,  trasporti, ma anche sui suoi collaboratori), non solo; ma perde pezzi importanti, come è accaduto anche ieri, ed è presa in carico, per evidente incapacità, accompagnata da indecisione perenne, dal direttorio del suo partito, pardon 'movimento' attraversato da lotte intestine per accaparrarsi, ciascun ducetto ma anche ciascun soldato semplice, la sua fetta di potere e popolarità.  E intanto Roma affonda anche sotto le 5 Stelle che avrebbero dovuto brillare nel suo cielo.

mercoledì 29 luglio 2015

L'unica cosa sulla quale siamo d'accordo con Causi, nuovo assessore al Bilancio del Comune di Roma

Interrogato, a poche ore dall'accettazione dell'assessorato al Bilancio  del Comune di Roma, su come ha trovato il Campidoglio, dopo otto anni di assenza, Causi ha risposto che l'aveva trovato cambiato in peggio, relativamente alla sala consigliare, il cui arredamento - aggiungiamo noi - è stato rifatto da quegl'incolti e cafoni dell'amministrazione Alemanno. Ed ha ragione, ce ne rendiamo conto e ci arrabbiamo per lo sfregio, ogni volta che la tv mostra qualche ignobile spettacolo della sala consigliare e di tutti i suoi abitanti scalmanati.
Da tempo pensavamo di scriverlo, avendo visitato quella sala una sola volta, prendendo posto negli scranni dei consiglieri, quando fu presentato il CD del Pontefice, il primo nella storia in cui il papa cantava. Chi fosse non lo ricordiamo. Allora quella sala aveva  gli scranni, per i consiglieri e  della giunta, di una volta; poi  nell'era Alemanno tutto è stato cambiato , mettendoci al loro posto dei bruttissimi scranni levigati, contro i quali - chissà perchè - non ci è sembrato mai che Sgarbi si sia  scagliato. Chissà quale clan avrà foraggiato per tanto orrendo arredamento.
 Ci ha fatto la stessa impressione di incultura, inciviltà e cattivo gusto che  ci fece qualche anno fa un giro nella Toscana senese, visitando alcune case dei contadini. I quali avevano venduto il loro mobilio antico in cambio di credenze, tavoli e sedie di formica. Una cosa orrenda, la stessa fatta dall' amministrazione Alemanno.
Ma Causi donde deriva tanta sensibilità artistica? Dalla sua dolce metà, Monique Veaute, stabilitasi nella Capitale ormai quasi da una quarantina d'anni, salvo brevi intervalli per trasferte lavorative a Parigi e Venezia, ma con un piede sempre a Roma. Veaute, da  altrettanti anni è al vertice della Fondazione Romaeuropa e relativo omonimo festival romano - che ora  avrà dall'assessore al bilancio del Comune di Roma, suo marito, una maggiore attenzione (finanziaria!) - e da poco anche  nella triade che regge il MAXXI ( che proprio ieri era chiuso alle visite, piazzale compreso!!!).
 Da tutte le accuse che Causi si è sentito muovere in questi giorni lui s'è difeso dicendo che se il Comune aveva chiuso i due precedenti bilanci in pareggio lo si deve alla gestione commissariale richiesta da Alemanno, dopo l' uscita dalla giunta Veltroni, dalla finanza allegra - questo hanno ancora scritto i giornali- che lui ha gestito negli anni di Veltroni.
 A proposito di Veltroni, c'è venuta in mente qualche battuta di Renzi che ha dato la sua benedizione all'arrivo di Causi in Campidoglio. Intervistato da PIF, sul tema PD, sottolineava la necessità di cambiare, 'rottamare' il termine più recente da lui usato. Perchè da quando lui era alla prima esperienza di votante, nel PD, fino ad oggi, nulla è cambiato: c'è sempre il clan D'Alema con il suo  capoclan, Massimo,  in perpetua lotta contro il clan Veltroni ed il suo capoclan, Uolter, l'americano.
 Ed ancora oggi, dopo l'ascesa al potere di Renzi, D'Alema e Veltroni  - nel caso di Causi - comandano ancora. Segno evidente che nulla è cambiato, salvo l'arredo orrendo e cafone della sala consigliare del Campidoglio.

martedì 29 aprile 2014

I soci fondatori del festival del cinema di Roma

I Soci fondatori  del Festival del Cinema di Roma- comune, regione, provincia - già l'anno scorso hanno diminuito di parecchio il loro apporto finanziario al festival veltroniano che costa 10 milioni di Euro circa e che quest'anno si svolgerà nella seconda metà di ottobre all'Auditorium di Roma. A tale festa del cinema, considerata dal grande ministro veneziano Galan come un nemico in casa ( Biennale) e dunque da combattere/abbattere, il Ministero non ha mai dato un consistente contributo,  e negli anni in cui l'ha fatto tale contributo è stato davvero miserabile.
 Ora i soci fondatori hanno scritto ufficialmente a Franceschini, chiedendogli di entrare fra i soci fondatori. In realtà Franceschini era a conoscenza di questa esplicita richiesta da tempo, fin da quando era balenata in mente a Marino; gliene aveva parlato la sua compagna Michela Di Biase, a capo dell'Ufficio cultura del Comune, direttamente interessata perciò alla questione.
Ora come andranno le cose? Franceschini  dirà no alla sua compagna? O chiederà in cambio della sua entrata ('sua', come ministero), al momento del rimpasto della giunta, che la sua compagna Di Biase, prenda il posto della Barca alla cultura, come si vociferava al tempo della formazione del gabinetto Marino?
 I due si trovano ora in una situazione imbarazzante, ma che dovrebbero fare? Separarsi in nome della correttezza?  Non spargiamo la voce perchè se fosse la scorrettezza istituzionale(  o i conflitti di interesse) presa a motivo di separazione, allora  la questione investirebbe anche le famiglie Alemanno, Bassanini, D'Alema e chissà quante altre, con grande gioia per gli avvocati matrimonialisti.

mercoledì 16 aprile 2014

Pena mai iniziata per il cav (ex)? D'Alema, suo nemico giurato, delira

Siamo venuti a conoscenza del documento segreto del Tribunale di Milano che stabilisce tutto ciò che il cav (ex) deve fare per scontare la pena che gli ha inflitto il Tribunale di Milano e la Cassazione ha confermato. Perciò non possiamo concordare con D'Alema che ha detto,  dopo aver appreso, senza approfondire, i particolari della sentenza che  se fosse stato un comune mortale - ma come il cav(ex) non lo è? - ben altre misure il tribunale avrebbe preso nei suoi confronti. Purtroppo D'Alema non ha avuto, come noi, fra le mani il documento che ci accingiamo a rivelare.
1. Una volta a settimana, la domenica, prima delle 22, e per almeno quattro ore consecutive, lezioni di 'bunga bunga' nell'ospizio a 40 km. da alla sua residenza di Arcore. Lezioni/spettacolo agli anziani ospitati nella struttura. Professoresse d'eccezione le Olgettine , ex anche'esse. Il cav( ex) deve solo guardare ed alla fine pagare le prof.
2. Il lunedì,venerdì e sabato saranno gli anziani della suddetta casa ad andare ad Arcore, ospiti del cav (ex) e della sua compagna Pascale. Si fermeranno ad Arcore per il pranzo, la pennichella e la cena. Alle 22 ritorno nell'ospizio e liberazione di Arcore. Il cav (ex) è condannato per quelle tre sere a restare solo con la Pascale, e con dudù, ammesso che lo voglia l'amabile animale.
3.Nei  tre giorni a Roma, nella residenza di palazzo Grazioli, dovrà incontrare Bonaiuti, Alfano, Bondi e sig nora ma anche Cicchitto e Schifani e, a settimane alterne, Bossi, e, una volta al mese, Renzi.  Non è contemplata la presenza nè della Pascale nè di Dudù, ma solo della Rossi che,invece, non è ammessa ad Arcore, nelle altre giornate del cav (ex).
4 Nelle  giornate romane,infine, quanto al piano di lavoro, dovrà registrare un minimo di quattro interventi televisivi per le reti tv, esclusa Mediaset. Per Mediaset, il Toti sta già programmando registrazioni ad Arcore o a Cologno Monzese, dove il cav ( ex) potrà recarsi ogni volta che lo vorrà.
5. Nella trasferta romana, il Cav (ex) non dovrà vedere nessuna donna prima del calar del sole, e per il giovedì nessuna in assoluto, anche perchè sarebbe poi costretto a portarsele a dArcore, dove altre donne nonsono ammesse al di fuori di quelle previste. Unica eccezione in tal senso, la sera del mercoledì dopo aver cantato il 'Vespro' con i suoi chierichetti, per la recita delle 'Grazioline' che la Rossi sta già reclutando ed organizzando. Le Grazioline sono la versione romana degli ospiti dell'ospizio  milanese, la Rossi le sta esaminando una per una,  nella foresteria di Villa Arzilla. Le Grazioline potrebbero diventare la versione romana delle Olgettine, con una sola differenza riguardante l'età: sui settanta di media le Grazioline.
  E D'Alema, continua a dire che non si tratta di pena? Vorremmo vedere lui impegnato in questo tour de force quotidiano, non reggerebbe  neanche un paio di settimane. Il cav (ex) conta comunque di arrivare in piena forma al prossimo febbraio, alla scadenza della pena, per insediarsi, alle prossime elezioni, rinfrancato e purificato, nuovamente a palazzo Chigi. Alla faccia di chi gli vuol male.
Se, invece, Berlusconi, come ha cominciato a fare, a  gridare, cioè, contro la 'sentenza mostruosa', finirà agli arresti domiciliari - come quasi sicuramente accadrà, visto che i magistrati l'hanno avvisato che non tollereranno attacchi alla magistratura- allora  lui potrà fare la campagna da martire, come desiderava fin da principio per riprendersi un pò di quei milioni di voti che ha perso- e i magistrati potranno dire : noi siamo stati fin troppo clementi, ma per un delinquente recidivo non si può far nulla a suo favore. In tutto ciò, si dimentica, al di là del fatto che berlusconi è forse il 'primo'contribuente d'Italia che lui ha evaso le tasse; e questo che  è un grave reato per qualunque cittadino, è è un reato gravissimo per un politico E si dimentica che anche per un ricchissimo che ha versato allo Stato in tasse alcuni miliardi di euro, risparmiarne, evadendo, 400 milioni, è pur sempre un bel risparmio. Sono quasi 1000 miliardi delle vecchie care ed indimenticate lire italiane.

martedì 8 ottobre 2013

Valore cultura. Altri imbrogli dallo Stato con la faccia tosta

Il decreto legge del governo Letta, 'Valore Cultura' pubblicato sulla Gazzetta ufficiale l'8 agosto - ne abbiamo parlato a suo tempo - e, di recente, approvato dal Parlamento, accanto ad alcune misure senza dubbio positive e che fanno immaginare un governo attento ai problemi del settore, che al governo Berlusconi non ha mai interessato, in alcuni articoli contiene norme che fanno tornare  indietro di anni tutta l'organizzazione culturale in Italia. Nell'art.11, criticatissimo, si riducono i componenti dei consigli di amministrazione,  riduzione che toccherà soprattutto la presenza dei membri privati,  ai quali si domanda una 'fidelizzazione' consistente e di durata quinquennale. Insomma un privato, per avere un posto in consiglio di amministrazione della Scala, per esemplificare, deve assicurare per un periodo di cinque anni  un consistente apporto finanziario.  Bray, l'attuale ministro, quando gli hanno fatto notare che, evidentemente, i suoi consiglieri andrebbero cambiati perché tentano con ogni mezzo, e ogni volta ritentano, di  riportare indietro tutto il settore, dopo quei pochi  passi avanti che sembrano essersi fatti - Nastasi c'entra? Eccome! - ha promesso di rimediarvi,  a questo come ad altre incongruenze che riguardano il Piccolo e la Scala di Milano, in riferimento alla loro autonomia che sembrava raggiunta. Insomma lo Stato vorrebbe che i privati abbiano nei confronti delle nostre fondazioni culturali quella affezione che esso Stato non ha mai avuto e tuttora sembra continuare a non avere, perché non ha mai assicurato  il finanziamento necessario , e perché , nonostante le promesse,  ogni anno - e non ogni cinque- cambia idea, e sempre in peggio, cosa che i privati, naturalmente, secondo l'integerrimo Stato, non possono fare. Che faccia tosta!
 E tutto questo accade quando il pachiderma Stato,  mostro sempre  affamato, non c'è verso che  tagli tutti i privilegi che nel corso degli anni s'è assicurato per sè e per i suoi devoti servitori. Oggi, il quotidiano 'Il tempo' riportava alcuni dati allarmanti sui profeti, di destra e sinistra,  che sputano sentenze a suon di pensioni non meritate e laute, sulle quali poggiano tranquilli i loro orrendi culi, da Veltroni a D'Alema a  tutti gli altri. Evidentemente chi ci governa non si è ancora accorto che il paese non può tenersi ancora per molto e che, se non corrono in tempo ai ripari, chissà cosa può succedere. Ogni giorno tagliano qualcosa a tutti, persino ... mentre mai nulla si taglia e si può tagliare a loro, neanche le mani con le quali  fanno, ogni giorno che passa, razzia dei beni del paese.