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mercoledì 4 ottobre 2017

Conflitto di interessi n.2. L'avv. Brigandì(Matteo) e il suo cognome

 UN avvocato, il cui nome qualcosa avrebbe dovuto far sospettare ai suoi clienti, è finito in carcere. La storia l'hanno raccontata questi giorni i giornali. L'avvocato, ancora sotto la segreteria Bossi era stato assunto dalla Lega perchè la difendesse nei vari processi.  L'abbia difesa effettivamente o no, in quanti processi, pochi o molti, non sappiamo - perchè i giornali non l'hanno raccontato ritenendolo un particolare ininfluente - sappiamo, invece, che alla fine l'avvocato  mandò al tesoriere della Lega, in evidente (no?) sodalizio - più che conflitto - di interessi, una parcella per complessivi 1.800.000,00 Euro che gli furono liquidati, crediamo di ricordare in due tranches.
L'avvocato spedì  quei soldi su un conto estero,  di una banca in una  delle isole del Mediterraneo (?) per farli tornare poi vicino casa, su un conto svizzero. Se la storia sia leggermente diversa non importa, la sostanza è comunque questa.

Ora non ricordiamo, per quale dei tanti reati che l'avvocato con la sua condotta non proprio specchiata ha commesso, sia finito al gabbio.

Ammettiamo che alla Lega non tutti sapevano scrivere e parlare all'epoca, ma leggere sì. Ma allora, come mai nessuno s'è domandato come poteva  un avvocato che di cognome faceva Brigandì, Matteo di nome, avere le mani pulite?

venerdì 6 maggio 2016

Teatro alla Scala, Teatro di San Carlo, Festival di Spoleto, Opera di Firenze, Franceschini e signora. Appunti

L'assessore regionale alla cultura, rappresentante di Maroni (Regione, socio fondatore) nel Consiglio d'Amministrazione della Scala, ha bocciato il cartellone 2016-17 per due ragioni. La prima perchè alcune produzioni vengono da Salisburgo e Zurigo - precedenti approdi direttoriali di Pereira - e la seconda per l'eccesso di titoli offerti. 15 titoli sono tanti in tempi in cui nessuno ha più soldi da 'gettare' secondo l'evidente, anche se non dichiarato, credo leghista nel quale crede fermamente l'assessora Cristina Cappellini formatasi nelle Università parlamentari, nelle classi di alta specializzazione di Bossi, padre, e Calderoli.
L' abbiamo ascoltata, in video, rimestare a vuoto, alla presentazione di un  Convegno milanese sulla famiglia, promosso dal suo assessorato che comprende anche la responsabilità della famiglia. E dunque non ci meravigliano queste sue uscite scaligere, suggerite direttamente da Maroni che, quando le ha assegnato l'incarico nel CdA scaligero deve averle ordinato - e lei, sottomessa e riconoscente, ubbidì -  di votare sempre contro, tanto i soldi spesi per la Sala sono soldi buttati; e comunque finché sindaco resta Pisapia, e non viene un leghista, tassativo votare contro.
 In tutto il mondo, italiano ed estero,  si dice che i nostri teatri hanno una produzione striminzita, rispetto solo a qualche decennio fa, con pochi titoli; mentre  nel teatro più importante del mondo   si deve sentire un'assessora alla cultura venirci a dire che 15 titoli sono troppi.
 Tornare poi sugli acquisti fatti a Salisburgo ed anche a Zurigo, certo qualcosa si può rimproverare a Pereira,  se consta la bruttezza degli allestimenti, regia compresa, ed anche il loro costo, esoso. Ma eliminati tali appunti che altro vuol ordinare la Cappellini, a Pereira, senza essere Lei la sovrintendente, e non vantando competenze e conoscenza in materia?

Tanto per fare un paragone istruttivo, al San Carlo, quest'anno - dove è arrivato per la direzione artistica, Paolo Pinamonti, provenienza San Carlo di Lisbona e poi Madrid, zarzuela - i titoli in cartellone (la stagione è stata appena presentata) sono 18, tre in più della Scala; ed anche al San Carlo, un allestimento viene da un teatro del quale Pinamonti è stato sovrintendente, perché ognuno si avvale delle proprie conoscenze, attinte in tutti i posti di lavoro.
 Semmai qualche appunto potrebbe esser mosso qualora si dimostri che a fronte di quegli acquisti, vengono scartati allestimenti di proprietà del teatro, molto più belli  e gratuiti - basti pensare al successo che ha da decenni l'allestimento zeffirelliano di Bohème . Pietà, per la Cappellini.

A Spoleto, la più ricca passerella di registi  e spettacoli teatrali, dove regna, da nove anni già, Giorgio Ferrara, regista anch'egli, solo il titolo d'opera - uno all'anno, mentre numerosi sono gli spettacoli teatrali - non ha un regista di nome, essendosi accaparrate egli medesimo le regie per la cosiddetta trilogia 'italiana' di Mozart  ( i giornali più informati parlano di una 'trilogia mozartiana'  che non conosciamo e sarà, dunque, scoperta recentissima) data una all'anno, senza che nessuno gli muova qualche appunto, come se l'opera ( da ferrara ridotta al lumicino, a Spoleto), a differenza del teatro di prosa non meriti una regia d'autore. Quanto poi alle collaborazione fra Spoleto e Ravenna ( benedette e spinte, disinteressatamente, da Nastasi), è proprio necessario che l'unico spettacolo in coproduzione sia un'opera con la regia della signora Muti, il cui marito - ma questo va bene - l'anno prossimo con la Cherubini, residente a Spoleto, dirigerà il Concerto in Piazza conclusivo?

Infine due capitoli che vedono interessato il ministro Franceschini. Due capitoli di finanziamento che qualche sospetto lo destano.  Il primo riguarda l'Opera di Firenze che, dal recentissimo stanziamento per la cultura, riceve 60 milioni per il suo completamento - ma qui ovvio che ci sia lo zampino, anzi zampone, di Renzi - stanziamento tuttavia provvidenziale, per non erigere un altro monumento all'ennesima  'incompiuta' italiana; seppure, d'altro canto, non sembri fuori luogo sottolineare che trattasi dell'unico finanziamento riservato ad un teatro in Italia, mentre  tutti gli altri riguardano musei, siti archeologici.
Ad eccezione di uno solo: 30 milioni per la ristrutturazione di manufatti industriali del passato a Roma, da destinare a luoghi della creatività. E qui cascò il ministro, come ha fatto notare 'Il fatto quotidiano' oggi, quando ha raccontato che questo stanziamento, cospicuo,  è di fatto un gran favore 'elettorale' alla di lui bella signora, Michela Di Biase, in vista delle prossime elezioni comunali, ma anche in prospettiva di quelle politiche, quando sicuramente il PD non si vorrà privare della di lei competenza e determinazione. Tali manufatti industriali in deperimento si trovano proprio nel collegio elettorale della Di Biase ; e sono in molti a giurare che la brava ( e  bella, che non guasta) consigliera sarà fra le più votate  nelle prossime elezioni.

venerdì 9 ottobre 2015

Ignazio Marino ha avviato la bonifica di Roma, togliendosi di mezzo.

Ignaro Marino le ha tentate tutte in questi mesi per difendersi, da ultimo s'è asserragliato nel suo fortino in Campidoglio dal quale non voleva più uscire, mentre ripeteva ai suoi più stretti collaboratori che lo consigliavano a mollare il ritornello della famosa barzelletta: qui comando io e sto dove mi pare!. E ciò,  mentre la città precipitava nelle buche omicide che lui stesso non riusciva a far riempire di asfalto, lui e l'assessore Pucci, arrivato da poco e che aveva promesso il miracolo della rinascita di Roma, ben sapendo che quando si parla di miracoli non si va oltre la promessa. Perché i miracoli non avvengono mai; perfino quelli della Chiesa vengono troppo spesso messi in discussione anche dalle stesse autorità ecclesiastiche.
 Poi all'inefficienza dell'amministratore si è aggiunto lo scandalo di  'Mafia Capitale', nel quale anche il suo partito, dal quale ha preso le distanze per togliersi qualche sassolino dalle scarpe, era coinvolto.  Ed ha convinto il commissario Orfini che da lì ricominciava la rinascita, dopo tale prima bonifica della Capitale. E Orfini , fino a ieri l'ha difeso, anche con il premier Renzi, il quale - è bene dirlo- con l'uscita di Marino si trova a dover provvedere in tempi brevi il PD romano di un candidato capace di togliere il Campidoglio a i '5 stelle', gli aspiranti al ruolo di sindaco con maggiori chances, fatta fuori la destra che con lo scandalo di 'mafia capitale' è stata affossata definitivamente, per le enormi responsabilità dell'amministrazione di Alemanno.
 Marino avrebbe dovuto mettersi al lavoro e farsi finalmente apprezzare da amministratore, anche in vista del Giubileo. Ma che? Marino ci ricasca. Parte per le vacanze, dimentica di firmare i decreti relativi a CdA e AD di Musica per Roma. Nuovo grattacapo che si presenta al suo ritorno quando non si può più rimediare. Nel frattempo c'è stato ancora un problema  con il funerale del capoclan Casamonica, mentre lui era in vacanza, da dove non ha fatto ritorno neanche un'ora prima di quando aveva stabilito in partenza.
 Non contento ancora riparte per gli Stati Uniti, al 'seguito del Papa' - lui dice,  temerario assai. A questo punto, alla vigilia del Giubileo, crea imbarazzo anche in Vaticano tanto da costringere Papa Francesco a dover scandire che  lui Marino non lo ha invitato in America. CHIARO?
E Marino, ormai fuori di testa - lo temono tutti - risponde anche in tv che lui, fosse stato Papa Francesco, non avrebbe fatto quella precisazione. Marino da quel momento in avanti non deve solo dimettersi ma deve essere preso in cura da una struttura sanitaria per il trattamento obbligatorio, cosi ci chiama, previsto in simili casi.
 E poi, l'ultimo capitolo, quelle delle cene e pranzi, pagati con la carta di credito del Comune, a ai cittadini addebitate. Ha detto una cesta enorme di bugie sui suoi commensali e sugli scopi di tali incontri conviviali. Smentiscono le sue ricostruzione i trattori dai quali egli si è fatto servire piatti anche costosi e vini che forse neanche per casa sua, benchè li conosca, compra mai; e dai suoi ipotetici ospiti che non possono tutti dire il falso, allo scopo di prendere le distanze dal sindaco.
 E' chiaro che tutte le ricostruzioni giustificative di tali incontri a tavola sono FALSE. Ma allora c'è da dubitare degli sventolati, a mo' di minaccia,' suoi diari nei quali per filo e per segno ogni sera scrive ciò che ha fatto o gli è stato fatto. Con questi diari aveva minacciato anche il suo partito quando aveva detto che avrebbe rivelato le numerose pressioni del partito al momento delle nomine della giunta. Se tanto mi dà tanto,  anche quelle ricostruzioni sono false, e lui le ha minacciate sapendo di dire il falso, nella grande maggioranza dei casi.
 Quando il sindaco, di una grande città, anzi della Capitale di un paese, fa questi scivoloni che vanno ad aggiungersi alla sua evidente incapacità di governare, allora vuol dire che è arrivato il momento di farsi da parte. E espatriare.
 Perché nessuno gli affiderebbe più incarichi amministrativi di responsabilità e perché ogni volta che verrebbe mandato a comprare qualcosa gli si chiederebbe, seduta stante, lo scontrino ed il resto, fino all'ultimo centesimo. Come si fa con i servi, dopo che si è scoperto che sono ladruncoli e  che fanno la cresta sulla spesa.
Marino come Cota, come Fiorito ( Batman, per il Consiglio del Lazio),Bossi e tanti altri colti sul fatto, sorpresi con le mani nel barattolo della marmellata, come si dice.  Peccati da uomini, meno le donne, Fra le pochissime beccate in simili traffici, si ricorda solo un caso eclatante, quello di Giovanna Maglie, corrispondente RAi da New York, con la differenza che lei non era un pubblico amministratore mentre Marino e gli altri ladruncoli da quattro soldi lo sono stati.
  A che serve a questo punto minacciare che le dimissioni appena date potrebbe egli stesso revocarle, come prevede la legge? Che altra follia vuole fare? Il PD stia attento, lo faccia curare perchè un uomo della notorietà di Marino che essendosi imbarcato in una impresa più grande di lui, fa buca, può commettere qualunque cosa. E noi, sinceramente, senza essere nè psicologi nè psichiatri, lo temiamo davvero.

sabato 7 marzo 2015

La BUONA(?) SCUOLA Giannini del CATTIVO(!) GOVERNO Renzi

Tre governi, tre diversi ministri  dopo la Gelmini per mettere finalmente una toppa alle cosiddette riforme della ministra del governo Berlusconi, la Maria Stella, la quale era stata messa lì dal Cavaliere proprio in dispregio al merito, al quale andava dicendo che avrebbe improntato la sua riforma scolastica. Sì questo diceva anche la Gelmini, proprio lei che per prendere l'abilitazione alla pratica forense era andata in un distretto calabrese dove gliel'avrebbero data con più facilità. Come poi regolarmente accadde. Berlusconi, per dimostrare che sì vale il merito e valgono anche le capacità, però se uno si industria, non importa in quale modo, ottiene sempre quel che vuole, la mise all'Istruzione. Non lo dimostrò, sempre sotto il governo Berlusconi, anche il 'trota' di bossiana filiazione, come del resto la Gelmini, con la sua laurea 'albanese', pagata con i soldi pubblici, di cui l'altro genio 'verde', Salvini, ha perso la memoria?
 Berlusca chiese al suo ministro  Maria Stella - che mai ha luccicato, salvo che per il suo cavaliere benefattore - in linea con le richieste sottoscritte anche da Tremonti, di ridurre  le spese, e lei non solo, ubbidiente e riconoscente ridusse le spese, ma ridusse anche gli insegnanti. Ridusse quasi tutto, e poco ci mancò che non riducesse, fino a cancellarli, anche i cosiddetti 'plessi' scolastici, che pur ridusse. Con il miraggio del premio al merito, agitato sotto il naso degli insegnanti. I più bravi e meritevoli li premiava. Così disse.
 Poi fortunatamente per la scuola, la Maria Stella fu mandata a casa, e da quel momento si disse 'niente più analfabete  al Ministero dell'Istruzione'. Ancora gira la barzelletta  dei neutrini  che da Ginevra viaggiavano, in un tunnel sotterraneo, alla velocità superiore a quella della luce fin sotto il Gran Sasso. Poverina, Lei, oltre i suoi dati anagrafici e la devozione totale per il Berlusca, non sapeva nient'altro.
 E perciò, nei governi che si succedettero al ritmo di uno all'anno, si ricorse a professori per il Ministero dell'Istruzione, anzi a Rettori di istituti universitari. Prima Profumo, dal Politecnico di Torino, nel governo Monti, poi la Carrozza dalla Scuola di Sant'Anna di Pisa- da dove proveniva il suo capo, Letta, il nipote - ed infine con il Governo dello sveltino Renzi, la 'straniera' Giannini, da Perugia. Tutti e tre con un'unica missione: cancellare i danni prodotti dalla cosiddetta riforma Gelmini che della scuola voleva fare un riformatorio. Oltre il riformatorio che la scuola - come qualunque altro ambiente professionale - è già, senza neppure la geniale Gelmini.
 Chi ha insegnato per tutta la vita, come noi abbiamo fatto in diversi ordini di scuola, sa che la scuola - gli insegnanti intendiamo -  presentano vizi e virtù in egual misura di qualunque altro ambiente. Con una sola differenza.  che nella scuola le criticità caratteriali e di preparazione degli insegnanti producono maggiori danni che in altri ambienti.  Di insegnanti bravi ne abbiamo incontrati tanti, ed anche di insegnanti dediti al loro lavoro senza mai risparmiarsi, convinti che al centro della loro professione andavano sempre e comunque messi gli alunni. Ma anche di insegnanti disadattati, di insegnanti con turbe mentali, tutti dannosi per la crescita e la formazione degli alunni, ne abbiamo anche incontrati. Insegnanti ai quali noi non avremmo mai, e per nessuna ragione, affidato un nostro figlio, anzi avremmo fatto di tutto per  farlo cacciar dalla scuola. Cosa che non sempre riesce ed è possibile. E nei Conservatori, dove abbiamo insegnato per trent'anni, casi simili, purtroppo, ve ne sono più d'uno.
 Dopo la Gelmini la canzone del merito l'hanno cantata tutti da Profumo alla Carrozza ed ora alla Giannini. Tutti convinti che la scuola 'buona' la fanno i 'buoni'( bravi) insegnanti.
Naturalmente ci sono anche altri problemi, senza arrivare ai soldi per l'acquisto della carta igienica o alla messa in sicurezza degli edifici - un problema che accomuna scuole di ogni ordine ed in ogni angolo del paese. Questo sì da risolvere immediatamente, come va promettendo Renzi da quando è arrivato a Palazzo Chigi, mentre ogni tanto si ha ancora notizia di controsoffitti o intonaci che crollano sugli allievi, per fortuna senza danni negli ultimi mesi. O di scuole  che, semplicemente entrandoci, mettono il malumore ed invitano a degradarle sempre più, senza ritegno, tanto fanno schifo.
 Per certi ordini di scuola - vedi il settore AFAM - oggi c'è anche il problema dei capi di istituto eletti direttamente dai docenti i quali assai spesso preferiscono avere un capo di istituto 'ciuccio' del tutto, che già non dovrebbe insegnare, che però asseconda ogni loro richiesta, piuttosto che uno bravo che, invece, discute, in nome della buona scuola, ogni richiesta. quando sia di dubbia provenienza. Ed ha un progetto in testa. Potremmo fare anche qualche nome, per conoscenza diretta. Evitiamo solo per carità cristiana.
 Adesso con la Giannini le cose stanno per cambiare davvero, sempre ed ancora un volta sotto la bandiera del 'premio al merito'. Ed anche per altre cosucce di cui si parla da tempo ( studio delle lingue, scuola-lavoro, istruzione artistica, musica ecc..).
 Finalmente con la buona(?) scuola della Giannini , dopo una decina d'anni di fermo, anche i compensi degli insegnanti - che sono fra i più bassi del mondo civile! - riprenderanno a salire, perchè a detta di Renzi un buon governo si misura dall'impegno che mette nel migliorare la sua scuola, quella che forma i cittadini di domani. E gli insegnanti sono  il perno di questa riforma.
 Sono pronte già le tabelle che saranno presto  approvate dal Consiglio dei ministri e avallate dal Parlamento.
 L'anzianità degli insegnanti si tradurrà in 10,00 Euro lordi al mese in busta paga, e per i più bravi, il merito sarà premiato con 16,00 Euro lordi al mese, che sommati- ma solo e soltanto per i più bravi e meritevoli - fanno 26,00 Euro lordi al mese; e netti, qualcosa - ma solo per i più bravi e meritevoli - come 192,00 Euro all'anno. Finalmente. Converrebbe agli insegnanti, autoridursi di poco lo stipendio,  per  essere iscritti di diritto  nelle liste dei più bisognosi per avere 80.00 Euro al mese. Ma da subito.
Perchè invece gli aumenti della Giannini e di Renzi dovrebbero - il condizionale è necessario - a partire dal 2019. Il domani della riforma della Scuola. Quando Renzi non ci sarà più, ed il suo successore lavorerà per premiare merito e bravura degli insegnanti. A partire dal...

domenica 14 dicembre 2014

Berlusconi al Qurinale, a patto che Fabrizio Corona resti in carcere e Giancarlo Galan alla Commissione cultura della Camera

Saremmo tutti felici se, alla fine, cancellata anche la condanna della Cassazione - la pena è stata da subito resa innocua, come se non ci fosse - Berlusconi succedesse a Napolitano. Finalmente avremmo le gloriose ma austere sale del Palazzo del Quirinale invase dalla allegre brigate di signorine fatte venire apposta dalla villa berlusconiana, nella quale erano relegate per mancanza di altri più ampi spazi, negli anni del bunga bunga. E nessuno potrebbe obiettare qualcosa, perchè al padre e salvatore della patria Berlusconi gli verrebbe restituito l'onore ed il rispetto che si è meritato in vent'anni circa di governo, con alterne vicende, del nostro paese. Oggi è riabilitato di fatto, agli occhi della nazione. Ha una macchina blindata con guardie del corpo -  e non si tratta né del furgone penitenziario né delle guardie carcerarie, come qualche infame potrebbe suggerire - viene omaggiato dai corpi militari dello Stato ogni volta che da quella sua macchina cassaforte ne discende, parla alla Camera dei deputati, riunisce i suoi a palazzo Grazioli, tiene comizi. Cos'altro manca alla piena riabilitazione di un uomo che per il suo paese ha fatto moltissimo, più di chiunque altro? La presidenza della repubblica: Berlusconi for President (e speriamo di non aver toppato con l'inglese, che, a dir la verità, ci fa difetto).
Sì Berlusconi Presidente della repubblica a patto che Fabrizio Corona resti in carcere, per dimostrare al mondo che quando uno ha commesso un reato, per piccolo che sia, in Italia viene sempre punito. Se lui sta in carcere è perché il reato, anzi i reati da lui commessi, sono tanto più gravi di quelli addebitati a berlusconi, per i quali lui si professa innocente e ricorre alla Corte dei diritti umani di Strasburgo, che ascolterà il suo grido di dolore e la sua richiesta di giustizia. E' la ragione per cui Berlusconi non ha mai voluto chiedere la grazia, e Corona ora s'è deciso a domandarla a Napolitano.
Sostenendo la candidatura di Berlusconi, saltano le candidature che non hanno fondamento come quella di Tremonti ad opera di Bossi.  Perchè Bossi, in effetti, per il parallelo con il caso di Fabrizio Corona, non potrebbe candidare nessuno, essendosi fottuto non pochi soldi pubblici per sè ( non solo per curarsi), sua moglie (per la scuola, ora al verde come la sua cravatta), per il povero 'trota' (che ha fatto laureare in Albania) e per soddisfare le mire dell'altro suo figlio pilota che voleva aprire la 'Formula Uno' alle biciclette ed ai motoscafi che lui pilotava, sulle piste, da dio.
 Ma per vedere Berlusconi al Quirinale, occorre che anche illeciti non  ne vengano più  commessi sul suolo italico, che con la salita al Quirinale di Berlusconi, deve essere dichiarato, 'territorio deingiustizializzato'. Perciò, il deputato Galan, affondato con le pesanti mazzette del Mose legate in vita, non è giusto che si dimetta dalla presidenza della Commissione cultura del Parlamento. Sarebbe un'ingiustizia come ha spiegato la maestrina Boldrini dalle pagine del Corriere.  Già soffre tanto agli arresti domiciliari, dopo qualche mese durissimo di carcere. Perchè dovrebbe? Cosa c'entra la cultura con le mazzette, mazzettone? E chi a suo carico mette anche la nomina di qual ladro di libri, De caro, segnalatogli dall'amico bibliofilo Dell'Utri, alla direzione della Biblioteca napoletana dei Girolamini, sappia che quella - per dichiarazione dello stesso Galan- è stata una svista. non ha letto e verificato bene il curriculum del promuovendo direttore.

giovedì 15 maggio 2014

La Scala e la vergogna dell'indecisione

Continua l'indecisione del CDA della Scala, con Pisapia che sta a guardare moderno Pilato, sul caso Pereira. Ci avevano detto che oggi sarebbe stata la giornata decisiva,  che dal CDA sarebbe uscita la risposta defnitiva sul rapporto fra teatro e Pereira, meglio di Pereira con il teatro. Ed oggi, il CDA risulta ancora spaccato;  le prime indiscrezioni danno in aumento il fronte contrario alla permanenza di Pereira, ma il fatto che in questo fronte primeggi la Lega dovrebbe far decidere il fronte opposto a votare immediatamente la permanenza di Pereira in teatro (cosa c'entra La Lega con La Scala, oltre la presenza di Maroni,governatore?). Perchè questo tira e molla alimenta alcuni paragoni sacrileghi, fra il marcio milanese attorno all'Expo e il caso Pereira-Salisburgo. Pereira avrebbe commesso un illecito amministrativo - diciamo così, anche se non ne è del tutto chiara la consistenza e chiaro non è neppure il ruolo di Lissner - ma non ha rubato come i rappresentanti di tutti i partiti, a Milano, negli affari dell'EXPO. A Salvini che si è presentato in Piazza Scala con un sacco e vi ha rovesciato dell'immondizia andrebbe chiesto se quella immondizia l'ha raccolta facendo finta di ripulire la sede della Lega dai rifiuti che il cerchio magico, i figli del capo, l'amministratore piemontese  vi hanno accumulato con furti reiterati di soldi pubblici, ad uso di  impresentabili analfabeti. Come altro definire i figli del Bossi, se non ladri abituali ?
 Ieri, poi, Lissner, ha fatto il bilancio del suo periodo a Milano, ed ha detto che a Parigi gli mancherà l'adrenalina ed anche qualche altra cosa. Però, ha voluto anche lui inzuppare il pane come si dice  nel caso Pereira,  facendo rilevare che il futuro sovrintendente ha cambiato qualcosa nella programmazione già predisposta, ma della quale lui non si impiccia, come non si è impicciato nella programmazione di Parigi già predisposta dall' attuale sovrintendente. Ma allora perchè lo denuncia? E poi qualche frecciatina a Pereira l'ha lanciata quando ha parlato  delle sponsorizzazione, facendo notare che lui  di sponsor ne ha portati di nuovi, e dicendo (a Pereira senza nominarlo)   a chi ha dichiarato che altri ne porterà: staremo a vedere, avanti!
 Poi il bilancio ha investito anche l'aspetto artistico: il teatro ha migliorato, l'orchestra pure, e Barenboim è stato un buon 
acquisto. Vero, tutto vero. Bravo Lissner. Ha sorvolato invece sulle polemiche relative alla celebrazioni Wagner-Verdi; ha giustificato con ragioni pochissimo convincenti la rara presenza dell'opera italiana nei lunghi anni di permanenza alla Scala ( Lissner provi a dire ai tedeschi che a Bayreuth non si deve fare Wagner!) non ha spiegato l'assenza di notissimi direttori dalla Scala, e neppure una parola ha detto sulla eccessiva presenza di direttori troppo giovani e poco esperti del melodramma nelle stagioni scaligere da lui programmate.
 Ha reso noto una sconfitta ( non essere riuscito a portare Rattle alla Scala) ed ha detto una bugia grande quando una casa, e cioè di aver tentato con Muti senza riuscirci. A Lissner vogliamo ricordare che alcuni anni fa egli andò a Salisburgo, nei giorni in cui dirigeva Muti (anche noi lo incontrammo) ma non andò nel suoi camerino a salutarlo o ad invitarlo, come dichiarò, immediatamente, sb ugiardandolo, il direttore che  noi incontrammo ( aveva diretto, se non andiamo errati Berlioz) e lui no.
 Ciò detto - e noi lo diciamo da sempre - va riconosciuto a Lissner il merito di aver  governato la nave scaligera con il mare in burrasca, specie nei primi tempi del dopo Muti.
 Per tornare a Pereira, va ribadito che lui non è un ladro, come lo sono molti di quelli  che governano le istituzioni medesime rappresentate nel CDA della Scala. Pereira ha solo commesso una imperdonabile leggerezza. Imperdonabile, sia chiaro. Ma ora, mandandolo via dalla Scala, si fa il gioco sfascista di grillini e leghisti. Possibile che Pisapia e quei pochi che hanno sale in zucca nel CDA non se ne rendano conto? Pereira deve restare. Per ora. Ma anche oltre dicembre.

mercoledì 16 aprile 2014

Pena mai iniziata per il cav (ex)? D'Alema, suo nemico giurato, delira

Siamo venuti a conoscenza del documento segreto del Tribunale di Milano che stabilisce tutto ciò che il cav (ex) deve fare per scontare la pena che gli ha inflitto il Tribunale di Milano e la Cassazione ha confermato. Perciò non possiamo concordare con D'Alema che ha detto,  dopo aver appreso, senza approfondire, i particolari della sentenza che  se fosse stato un comune mortale - ma come il cav(ex) non lo è? - ben altre misure il tribunale avrebbe preso nei suoi confronti. Purtroppo D'Alema non ha avuto, come noi, fra le mani il documento che ci accingiamo a rivelare.
1. Una volta a settimana, la domenica, prima delle 22, e per almeno quattro ore consecutive, lezioni di 'bunga bunga' nell'ospizio a 40 km. da alla sua residenza di Arcore. Lezioni/spettacolo agli anziani ospitati nella struttura. Professoresse d'eccezione le Olgettine , ex anche'esse. Il cav( ex) deve solo guardare ed alla fine pagare le prof.
2. Il lunedì,venerdì e sabato saranno gli anziani della suddetta casa ad andare ad Arcore, ospiti del cav (ex) e della sua compagna Pascale. Si fermeranno ad Arcore per il pranzo, la pennichella e la cena. Alle 22 ritorno nell'ospizio e liberazione di Arcore. Il cav (ex) è condannato per quelle tre sere a restare solo con la Pascale, e con dudù, ammesso che lo voglia l'amabile animale.
3.Nei  tre giorni a Roma, nella residenza di palazzo Grazioli, dovrà incontrare Bonaiuti, Alfano, Bondi e sig nora ma anche Cicchitto e Schifani e, a settimane alterne, Bossi, e, una volta al mese, Renzi.  Non è contemplata la presenza nè della Pascale nè di Dudù, ma solo della Rossi che,invece, non è ammessa ad Arcore, nelle altre giornate del cav (ex).
4 Nelle  giornate romane,infine, quanto al piano di lavoro, dovrà registrare un minimo di quattro interventi televisivi per le reti tv, esclusa Mediaset. Per Mediaset, il Toti sta già programmando registrazioni ad Arcore o a Cologno Monzese, dove il cav ( ex) potrà recarsi ogni volta che lo vorrà.
5. Nella trasferta romana, il Cav (ex) non dovrà vedere nessuna donna prima del calar del sole, e per il giovedì nessuna in assoluto, anche perchè sarebbe poi costretto a portarsele a dArcore, dove altre donne nonsono ammesse al di fuori di quelle previste. Unica eccezione in tal senso, la sera del mercoledì dopo aver cantato il 'Vespro' con i suoi chierichetti, per la recita delle 'Grazioline' che la Rossi sta già reclutando ed organizzando. Le Grazioline sono la versione romana degli ospiti dell'ospizio  milanese, la Rossi le sta esaminando una per una,  nella foresteria di Villa Arzilla. Le Grazioline potrebbero diventare la versione romana delle Olgettine, con una sola differenza riguardante l'età: sui settanta di media le Grazioline.
  E D'Alema, continua a dire che non si tratta di pena? Vorremmo vedere lui impegnato in questo tour de force quotidiano, non reggerebbe  neanche un paio di settimane. Il cav (ex) conta comunque di arrivare in piena forma al prossimo febbraio, alla scadenza della pena, per insediarsi, alle prossime elezioni, rinfrancato e purificato, nuovamente a palazzo Chigi. Alla faccia di chi gli vuol male.
Se, invece, Berlusconi, come ha cominciato a fare, a  gridare, cioè, contro la 'sentenza mostruosa', finirà agli arresti domiciliari - come quasi sicuramente accadrà, visto che i magistrati l'hanno avvisato che non tollereranno attacchi alla magistratura- allora  lui potrà fare la campagna da martire, come desiderava fin da principio per riprendersi un pò di quei milioni di voti che ha perso- e i magistrati potranno dire : noi siamo stati fin troppo clementi, ma per un delinquente recidivo non si può far nulla a suo favore. In tutto ciò, si dimentica, al di là del fatto che berlusconi è forse il 'primo'contribuente d'Italia che lui ha evaso le tasse; e questo che  è un grave reato per qualunque cittadino, è è un reato gravissimo per un politico E si dimentica che anche per un ricchissimo che ha versato allo Stato in tasse alcuni miliardi di euro, risparmiarne, evadendo, 400 milioni, è pur sempre un bel risparmio. Sono quasi 1000 miliardi delle vecchie care ed indimenticate lire italiane.

sabato 29 marzo 2014

Marino, Pivetti, Cutaia

Si è risentito il sindaco Marino, perché non preso in considerazione dal cerimoniale  della visita presidenziale di Obama. Niente sindaco, neanche al Colosseo, dove ci teneva davvero (A proposito di Colosseo, quell'inefffabile di Gasaprri,  ha ripreso il presidente USA che ha detto che il Colosseo era più grande  di un grande campo di baseball, ed ha detto :'se Berlusconi avesse detto che somigliava  ad un campo di calcio tutti avremmo reagito male. Sì. Il fatto è che Berlusconi non avrebbe mai fatto quel paragone, perchè lui in visita in una città che non conosce, non va a visitare i monumenti, semmai va a visitare Noemi, ed altre monumenti simili, in carne ed ossa). E lui non ci sta, al punto che pur di farsi vedere lo va a salutare all'aeroporto di Fiumicino, alla partenza da Roma. Per mostrare a tutti che Marino esiste - perchè i Romani hanno molti dubbi della sua esistenza, giacché conoscono solo un manichino che gli somiglia, con fascia tricolore  che si materializza nelle occasioni di rappresentanza - è andato a salutarlo, ha ricordato al presidente che lui ha lavorato in America, e chissenefrega, l'ha inviato a visitare Roma il prossimo giugno, per i 70 anni della Liberazione. Obama gli avrebbe fatto una mezza promessa. E Marino è soddisfatto. Mentre non lo siamo di lui, per le condizioni pessime in cui ha ridotto la città ed anche per mille altri pasticci. Come per il caso di
Cutaia all'Argentina, nominato direttore da un mese circa o poco più ed ora dimesso, perchè incompatibile secondo il Ministero di Franceschini, mentre compatibile lo era quando era di Bray, ma allora come ora aveva gli stessi dirigenti, Nastasi e  Recchia, richiesti di pareri tecnici ed accordati.
 Cutaia  lavorava al Ministero ed ora non può dirigere l'Argentina, manda a dire Franceschini al teatro. Forse lo fa dire allo stesso Nastasi che prima aveva detto che poteva andare all'Argentina. Ma perchè non lo cambia il suo direttore generale? Nastasi è una specie di Marzullo, che è quello che è, ma che nessuno riesce a rimuovere da Rai Uno, seppure avvolto dalle notturne nebbie televisive.
 ma c'è qualcosa di assai curioso in questo voltafaccia del Ministero. Il ministro Franceschini manda a dire a Marino, meglio al suo assessore alla cultura, cioè alla Barca - ma potremmo anche dire alla Commissione cultura del Comune, presieduta dalla sua  donna, Michela Di Biase - che Cutaia è incompatibile. A lei lo avrò detto prima, lei gli avrà fatto presente che stava per succedere un quarantotto, ma lui irremovibile, benchè inamovibile nel suo letto d'ospedale per infarto (per fortuna superato) non ha ceduto. Quando si dice: i casi della vita.
 Al tempo della formazione del gabinetto Marino, Michela Di Biase era in predicato per l'Assessorato della Cultura - allora non si sapeva che il suo compagno, Franceschini, sarebbe diventato ministro proprio di quel dicastero. Col senno di poi, visto che si parla di rimpasto, non sarebbe opportuno che al posto della Barca - che ha fatto acqua ogni volta che si mossa - non potrebbe andare la Di Biase? Risparmieremmo tempo e soldi,  senza nè telefonate nè dispacci cartacei, perchè le comunicazioni del ministro al sindaco Marino arriverebbero brevi manu,  da Franceschini alla sua compagna Di Biase.
 La nomina di Pivetti alla Camera andò così, come ha raccontato l'interessata che ora fa l'imprenditrice e porta in Cina  prodotti e produttori italiani, ma prima ha fatto la showgirl, l'opinionista televisiva ed anche l'ex presidente della camera con tanto di segreteria e privilegi. Non dimentichiamocelo. Lei era a Milano - come poteva una ragazza qualunque, diciamo anche senza arte nè parte, sebbene eletta nella Lega, per via di genitori leghisti  e legati al Boss Bossi- in macchina , guidava quando viene raggiunta a una telefonata del Bossi:' mi sa che   devi fare la presidente della Camera. Perchè il candidato Speroni è stato scartato per le sue camice  troppo colorate (ed anche troppo cafone, per un presidnete della Camera); Maroni, sibito dopo Speroni preferisce un Ministero, quello dell'interno, ed allora siccome nessuno la vuole questa presidenza tocca a te. Ecco, signori in quali mani siamo!
 E poi i politici, con la faccia come il culo che tutti gli riconosciamo se la prendono con Papa Francesco che li ha bacchettati. Ma come si permette? Lui si  può permettere, perché quel discorso gliel'ha dettato parola per parola lo Spirito santo, a nome di tutti gli italiani.

lunedì 11 novembre 2013

Hanno la faccia come il CULO - perdonate la proprietà di parola - e sono anche LADRI

Leggo sui giornali che stanno lavorando per non  bloccare le pensioni fino a 3.000,00 Euro lordi, che netti significa intorno ai 1700,00 Euro. Stanno lavorando perchè loro vorrebbero bloccare anche quelle, nel senso che  vogliono  annullare l'automatico  adeguamento al costo della vita, al 100%. Cioè questa massa di ladroni, da Letta nipote fino a Bossi - nel qual caso l'appellativo non è  detto a caso, lui e quella banda bassoti costituita da moglie ( con la sua bella pensione da quando aveva 19 anni!!!!) e figli !- che vivono con 15.000,00 Euro mensili e si lamentano:  tutto sommato  dicono - non sono poi tanti e  dobbiamo sacrificarci per arrivare a fine mese. Loro non prendono assolutamente in considerazione la possibilità di decurtare  quello che guadagnano - più propriamente: RUBANO - per mesi e mesi, anzi per anni, e continueranno a RUBARE, anche quando andranno in pensione. E ruberanno ancora perchè e con la bella pensione che si sono rubati vivranno  a lungo, senza stress per ragioni economiche. Ma la vogliamo finire con questi ladri? Continuano a  non vergognarsi.  Che paese di facce di culo è il nostro ( ritornello)
 Devono solo ringraziare gli italiani per la grande  pazienza, che però potrebbe finir,e e costringendoli, malgrado la nostra paciosità, a scendere in piazza. La storia di altre nazioni europee sembra non insegni nulla a questi MASCALZONI.
 Poi c'è quell'evasore dichiarato , condannato in tre gradi di giudizio, che pretende di tenere in scacco la nazione, e non accenna ad andarsene in galera o ai servizi sociali, ammesso che anche lì non lo schifino.  E' patetico lui ed il suo cameriere Bondi quando di questo o quel parlamentare o ministro si ostinano a dire: t'ho creato io!  bell'impresa! L'evasore, in verità,  ad alcuni dovrebbe dire - come le procure stanno accertando - t'ho pagato io! Pretende l'evasore, con la tecnica del ricatto mafioso, di salvarsi il culo o la faccia, essendo  l'uno al posto dell'altro. Che paese di facce di culo è il nostro( ritornello)
 Infine leggo di Prodi, sì,  del nostro più splendente luminare della politica, mai interessato agli affari, e sempre in sintonia con gli interessi del paese. In un editoriale per il Messaggero scrive che con il Turismo,  che ha tantissimi addetti e che costituisce addirittura il 10% del PIL, l'Italia potrebbe salvarsi. Che scoperta, mortadella! solo che i governi non prestano mai attenzione a questo settore strategico. E lo dice proprio lui che negli anni in cui ha governato ha ridotto i finanziamenti alla cultura , turismo compreso, allo 0,1 % del PIL. Bella faccia di culo, pardon, di mortadella ( ritornello, con variazione)

domenica 29 settembre 2013

Tragica orchestra sinfonica del cav. berlusconi

Sulla copertina del mensile di musica 'Applausi' che dirigevamo, nel numero di febbraio del 1995,  si mostrava  un fotomontaggio. Al celebre storico manifesto de 'I Pagliacci' di Leoncavallo, il manichino aveva  la faccia di Berlusconi. Si poteva vedere, di conseguenza, su uno sfondo rosso sangue, il protagonista vestito di bianco - una camicia di forza, per la verità - con la faccia del Cav. Sotto, la scritta: ' Orchestra ' I pagliacci' del cav. Berlusconi. Concerto annullato'. Riferimento chiarissimo  all'azione del governo ed alle sue maldestre uscite, con quell'orchestra di incompetenti ed improvvisatori. Nell'orchestrina allora suonavano  'la spalla' Letta, zio- allora come ora - poi tutti i bossiani, una lega vera e propria, i fiati - poveri loro che dagli strumenti riuscivano ad emettere solo suoni sconnessi e maleodoranti (  una curiosità: nei fiati dominavano cognomi con la finale in 'oni' , Maroni e Speroni  tra gli altri, che tante rime evocavano e stimolavano) ; le percussioni  erano guidate da Fini; e nelle file dei contrabbassi, al primo leggio 'stabat'  Ferrara, Giulianone. Nel frattempo in quell'orchestra, ai vari leggii, molti si sono avvicendati, anche perchè in alcune stagioni ha suonato nei ridotti e nelle sale di paese. Oggi la spalla è sempre Letta, zio, che però è costretto a mettersi da parte quando  suona Verdini o  Santanchè, spalle 'autorevolissime' anche se troppo rumorose; le percussioni sono in cerca di sostituti, dopo l'addio di Fini, mentre per i fiati   a seguito della defezione dei bossiani e maroniani, sono stati reclutati Bondi e signora, Gasparri, Cicchitto, Ghedini - i primi due riconfermati, anche  se ripresi dal direttore stabile per uscite fuori tempo; mentre il solo Ferrara,  è tuttora  incatenato al suo contrabbasso. Nel frattempo, il  grande contrabbassista va a sentire regolarmente i concerti romani delle altre orchestre - un modo geniale per reclutare  nuovo pubblico: far suonare  gente nuova nell'Orchestra del cav. Berlusconi, per appassionarla alla musica.
 L'ultima svolta nel cartellone dell'orchestra è la trasformazione da 'comica' in 'tragica'. E siamo ai nostri giorni. Il prossimo concerto si inizia con 'marcia per l'impiccagione del tiranno' del nostro Cimarosa, per terminare con il Dies Irae per il cavaliere, giorno d'ira non più così lontano. Mentre è stato cancellata 'o patria mia, mai più ti rivedrò' che avrebbe dovuto cantare il cavaliere in persona, per  evidente falsità espressiva.  

lunedì 19 agosto 2013

Diario personale(politico). Delle aquile e della zanzara; dei servizi sociali gratuiti.

Dopo aver ascoltato dichiarazioni di noti esponenti politici di ambo i sessi e di tutti gli orientamenti sessuali,  ed indipendentemente dal loro schieramento politico,come la sig.ra Carfagna e la Prestigiacomo  la Santanchè, e la Biancofiore,  ma anche Schifani, Cicchitto, Brunetta e Gasparri...  mi scopro a riflettere: che ci posso fare io che sono una povera zanzara e non potrò mai volare alto come quelle aquile?
 La questione immigrazione s'è affacciata di nuovo prepotente nella stagione estiva, e a causa delle rivoluzioni (controrivoluzioni) che stanno agitando il nord Africa. La ministra Kyenge ha suggerito, anzi rivelato che la  cosiddetta legge 'Bossi -Fini' va rivista. Le hanno risposto, a  distanza, ma come sanno fare solo loro, sia Calderoli che Salvini. Vorremmo consigliare alla ministra delle pari opportunità, dicastero che fu già della Prestigiacomo e della Carfagna, di affidare Calderoli e Salvini ai servizi sociali, senza nessun onere per i due. Una spesa non enorme per il bene di tutti, e per il loro reinserimento  nella società civile