Sembra che adesso siamo alle ultime battute della scrittura della comica rappresentazione - la 'storia' è altra cosa - di governo fra Di Maio e Salvini. E forse l'accelerazione potrebbe essere venuta alla coppia di drammaturghi, dopo l'uscita pilotata di quella bozza di contratto che l'Huffington Post ha reso pubblica ieri, alla cui sola lettura si sono drizzati i capelli in testa a mezza Italia e a tutta Europa.
Usiamo i cannoni per vedere l'effetto che fa? Ma che effetto poteva fare quel cumulo di progetti irrealizzabili, quel libro di sogni, e le spallate all'Europa ai suoi trattati alle sue regole? Senza parlare poi del vero nodo della discussione - che sta maggiormente a cuore ai due drammaturghi - è il nome del capo del governo, la scelta dei ministri, oltre che la spartizione dei dicasteri, come è sempre accaduto nelle trattative di governi di tutto il mondo, alle quali neanche questo, in procinto di nascere - sempre che non ne esca un aborto subito bocciato anche da Mattarella - non riesce a sottrarsi.
La faccenda del premier non è affatto secondaria, come vorrebbe far creder il comico Di Maio, il quale ogni volta si presenta dicendo che la trattativa verte esclusivamente sui contenuti del contratto, perché a loro - Cinquestelle - stanno a cuore i problemi e le sorti del Paese, non la spartizione e l'accaparramento delle poltrone. Poi, due ore dopo, ritorna la storia della staffetta al Palazzo Chigi dei due leader, e la richiesta di Di Maio di essere lui il premier, ed anche il primo eventualmente. Dunque sì i problemi degli italiani, ma anche le poltrone.E nessuno si azzardi a sfilare da sotto il culo di Di Maio quella poltrona alla quale lui tiene tanto, anzi più di ogni altra cosa.
Poi ci sono le incongruenze di quel contratto, come quel'consiglio di sorveglianza', che non si capisce che livello verrà posizionato se prima o dopo addirittura il Consiglio dei ministri, il quale dovrebbe vigilare sui due sposi per interesse, e sulle loro azioni.
Sabino Cassese, dall'alto dei suoi anni, della sua esperienza di professore e della competenza in fatto di Stato, stamattina interpellato alla radio, ha riso di queste idiozie ed altre e si è detto sinceramente disposto ad impartire qualche lezioncina di politica e di governo ai due giovanotti, che in tal senso hanno un deficit per loro costituzione umana, culturale e politica.
Cottarelli, interpellato in tv, ha detto che per ora non è preoccupato per la salita dello spread e per gli indici negativi della borsa di Milano. Per ora. Ma che, se le cose dovessero andare nel senso in cui quel contratto farebbe supporre, allora ci si dovrebbe preoccupare. Perchè lo spread che sale o scende non è il risultato di un giochino, come vorrebbero fare intendere i due comici, e la comparsa Santanchè, che comunque non tifa per quel governo; ma sta a dimostrare quanto è affidabile o meno un paese; e che se si fanno giochi spericolati, potrebbe accadere che lo Stato non abbia più soldi per pagare anche gli stipendi, ad esempio; ed allora sarebbero c... - come si dice a Roma.
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mercoledì 16 maggio 2018
domenica 12 febbraio 2017
Virginia Raggi. Tutti contro Feltri, in favore della sindaca. Solo quaranta, meno uno, in soccorso del 'coglione':Berdini
Il clamore nato dall'infelice, ma voluto affatto casuale, titolo del giornale di Feltri: 'Patata bollente', con il quale - si spiega nel sommario - si allude sia al problema dell'amministrazione 'Cinquestelle' a Roma, sia alle vicende sentimentali della sindaca, ha ricompattato tutto l'arco costituzionale (che forse di 'costituzionale' ha ben poco, interessato a difendere i propri interessi alla faccia di quelli del paese) attorno alla sindaca inefficiente, a sua difesa.
Che l'indignazione sia riuscita a ricompattare tutti in difesa della Raggi, lo dimostra anche la difesa - l'unica - di Feltri, dovuta alla Santanchè che in quel titolo non ci ha visto nulla di male, ma semplicemente l'uso di una espressione che ben illustra il 'caso' Roma, senza riguardare in alcun modo i 'casi propri' della Raggi.
La storia ha dato agio a Di Maio, che nell'affaire Roma sembra aver avuto una qualche responsabilità, di chiedere subito le elezioni, perché loro non hanno paura del voto popolare; certo, perché temono che andando avanti di questo passo, a Roma, le cose si metterebbero male, malissimo fra qualche mese, in tutto il paese per i grillini, quando - come cominciano a pensare in tanti - la sindaca, dopo essere stata commissariata dal suo movimento, sarà verosimilmente costretta a dare le dimissioni.
Analogo effetto, favorevole in certo modo ai Cinquestelle capitolini, dai quali l'attenzione è stata momentaneamente distolta, ha avuto la storia del 'coglione', secondo l'autodefinizione di Berdini, assessore del Gabinetto Raggi, in un settore - quello dell'Urbanistica - assolutamente strategico nella Capitale assediata dal mattone, nel più totale disordine.
Sì, a Berdini, secondo i suoi sostenitori - quaranta meno uno - è stata tesa una trappola dal suo stesso entourage, attraverso le quattro chiacchiere con un giovane giornalista che gli ha tirato fuori quello che tutti pensano, Cinquestelle compresi, della sindaca e dei suoi rapporti con il suo cerchio magico, ma soprattutto della sua incapacità a governare - che è il maggior suo difetto e peccato, non quello del possibile trasporto sentimentale di e per Romeo ( cui Feltri fa riferimento con quel titolo a doppio senso), che lei Giulietta, avrebbe corrisposto con un aumento di stipendio ed un incarico di grado superiore nell'Amministrazione.
Una lunga sfilza di intellettuali della capitale e della società civile ha sottoscritto un appello in favore di Berdini, defensor civitatis, dallo scempio dei costruttori che farebbero qualunque cosa pur di toglierselo dai piedi, anche farlo inciampare in un incidente giornalistico. Uno di questi intellettuali, ufficialmente sottoscrittori dell'appello, Alberto Asor Rosa, si è chiamato fuori dicendo che lui non ha mai firmato quell'appello, ed a Berdini avrebbe consigliato di non entrare mai in quella giunta di improvvisatori e dilettanti, perché avrebbe dovuto immaginarselo che si sarebbe potuto trovare in qualche guaio.
Ora i sottoscrittori, quaranta meno uno, di quell'appello, vogliono che Berdini non molli. Eh sì, oltre la prima figura da 'coglione'- la definizione , ripetiamo è sua di Berdini- vogliono fargliene fare una seconda dello stesso tenore, consigliandogli, indirettamente, di attendere che sia la sindaca a mandarlo via, appena trovato il sostituto, dopo averlo affidato ad un paio di badanti.
Che accadrà immancabilmente, quando approvato il progetto dello Stadio, da Berdini avversato - come qualunque altro progetto dalle Olimpiadi in poi, ad eccezione della 'Formula Uno all'Eur, nefasto progetto già accarezzato da Alemanno - dovrà andarsene, per non fare anche una terza figura da 'coglione'. Intanto la discussa intervista a Berdini distoglie l'attenzione delle continue capriole del Movimento sullo Stadio, ultima delle quali, firmata da Dibba. assicura che lo Stadio si farà.
Che l'indignazione sia riuscita a ricompattare tutti in difesa della Raggi, lo dimostra anche la difesa - l'unica - di Feltri, dovuta alla Santanchè che in quel titolo non ci ha visto nulla di male, ma semplicemente l'uso di una espressione che ben illustra il 'caso' Roma, senza riguardare in alcun modo i 'casi propri' della Raggi.
La storia ha dato agio a Di Maio, che nell'affaire Roma sembra aver avuto una qualche responsabilità, di chiedere subito le elezioni, perché loro non hanno paura del voto popolare; certo, perché temono che andando avanti di questo passo, a Roma, le cose si metterebbero male, malissimo fra qualche mese, in tutto il paese per i grillini, quando - come cominciano a pensare in tanti - la sindaca, dopo essere stata commissariata dal suo movimento, sarà verosimilmente costretta a dare le dimissioni.
Analogo effetto, favorevole in certo modo ai Cinquestelle capitolini, dai quali l'attenzione è stata momentaneamente distolta, ha avuto la storia del 'coglione', secondo l'autodefinizione di Berdini, assessore del Gabinetto Raggi, in un settore - quello dell'Urbanistica - assolutamente strategico nella Capitale assediata dal mattone, nel più totale disordine.
Sì, a Berdini, secondo i suoi sostenitori - quaranta meno uno - è stata tesa una trappola dal suo stesso entourage, attraverso le quattro chiacchiere con un giovane giornalista che gli ha tirato fuori quello che tutti pensano, Cinquestelle compresi, della sindaca e dei suoi rapporti con il suo cerchio magico, ma soprattutto della sua incapacità a governare - che è il maggior suo difetto e peccato, non quello del possibile trasporto sentimentale di e per Romeo ( cui Feltri fa riferimento con quel titolo a doppio senso), che lei Giulietta, avrebbe corrisposto con un aumento di stipendio ed un incarico di grado superiore nell'Amministrazione.
Una lunga sfilza di intellettuali della capitale e della società civile ha sottoscritto un appello in favore di Berdini, defensor civitatis, dallo scempio dei costruttori che farebbero qualunque cosa pur di toglierselo dai piedi, anche farlo inciampare in un incidente giornalistico. Uno di questi intellettuali, ufficialmente sottoscrittori dell'appello, Alberto Asor Rosa, si è chiamato fuori dicendo che lui non ha mai firmato quell'appello, ed a Berdini avrebbe consigliato di non entrare mai in quella giunta di improvvisatori e dilettanti, perché avrebbe dovuto immaginarselo che si sarebbe potuto trovare in qualche guaio.
Ora i sottoscrittori, quaranta meno uno, di quell'appello, vogliono che Berdini non molli. Eh sì, oltre la prima figura da 'coglione'- la definizione , ripetiamo è sua di Berdini- vogliono fargliene fare una seconda dello stesso tenore, consigliandogli, indirettamente, di attendere che sia la sindaca a mandarlo via, appena trovato il sostituto, dopo averlo affidato ad un paio di badanti.
Che accadrà immancabilmente, quando approvato il progetto dello Stadio, da Berdini avversato - come qualunque altro progetto dalle Olimpiadi in poi, ad eccezione della 'Formula Uno all'Eur, nefasto progetto già accarezzato da Alemanno - dovrà andarsene, per non fare anche una terza figura da 'coglione'. Intanto la discussa intervista a Berdini distoglie l'attenzione delle continue capriole del Movimento sullo Stadio, ultima delle quali, firmata da Dibba. assicura che lo Stadio si farà.
venerdì 28 agosto 2015
Attenti alla foto (Corriere). Senti chi parla ( Santanchè)
Ieri all'ennesima intervista legata alla venuta a Milano dei rappresentanti del Sistema di Abreu, nato in Venezuela, ma che mirava a segnalare una iniziativa del quotidiano milanese ( che ha ospitato il direttore Dudamel, in redazione per porgli domande) era allegata una foto, gigante, di Dudamel che dirigeva. Dalla didascalia si apprendeva che stava dirigendo l'Orchestra 'Simon Bolivar' del Venezuela, orchestra che notoriamente è fatta di strumentisti giovani, mentre quelli che si vedevano nella foto giovani davvero non erano. Si trattava quasi sicuramente dell'Orchestra di Los Angeles oggi affidata a Dudamel. Gli unici a non saperlo erano i redattori del Corriere, benché l'intervista ed anche i pezzoni usciti nei giorni precedenti sottolineavano il fatto che il 'Sistema' di Abreu era rivolto ai giovani, ai quali voleva dare un futuro anche attraverso la musica.
Sempre ieri ad un dibattito televisivo ( La7) sui migranti, l'ennesimo a seguito dell'ennesimo affondamento ed elenco di morti, hanno invitato anche la pitonessa Santanchè, che quasi sicuramente in tv è più presente che in Parlamento, sempre agghindata di tutto punto, con una decina di braccialetti al polso, collegata dalla sua capanna di legno in Versilia, dove passa le vacanze, due cuori in una capanna, con il suo compagno attuale, il direttore del Giornale ( al quale per una decina d'anni abbiamo collaborato anche noi), pure egli intervistato nei giorni scorsi dalla medesima capanna.
La Santanchè si infervora quando sente parlare di migranti - che non sono disgraziati in fuga da guerre e fame, ma clandestini e terroristi - e parte nella difesa stantia dei poveri italiani - anziani, giovani, e senzalavoro - per i quali lei si è sempre battuta - così ripete ogni volta - e si batterà sempre, contro questo governo che ai migranti dà soldi che nega agli italiani indigenti. La somma che il Ministero degli interni dà ai migranti regolari, residenti in Italia è di 30-35 Euro circa, giornalieri.
La Santanchè non ci ha visto più ed è sbottata: gli italiani sono stanchi di mantenere questi clandestini terroristi. Le ha risposto per le rime Daverio. Ma non sono - ha detto - gli stessi italiani che mantengono al Parlamento e nelle Regioni e nei Comuni migliaia e migliaia di politici e non a 30-35 Euro al giorno? E mantengono anche la stessa Santanché che, si sa, fa l'imprenditrice ( cura anche la pubblicità del quotidiano diretto dal suo compagno) ma alla quale evidentemente quel lavoro non basta e perciò si fa mantenere a 15.000 Euro al mese dagli Italiani, per sedere in Parlamento e fare casino in tv?
Sempre ieri ad un dibattito televisivo ( La7) sui migranti, l'ennesimo a seguito dell'ennesimo affondamento ed elenco di morti, hanno invitato anche la pitonessa Santanchè, che quasi sicuramente in tv è più presente che in Parlamento, sempre agghindata di tutto punto, con una decina di braccialetti al polso, collegata dalla sua capanna di legno in Versilia, dove passa le vacanze, due cuori in una capanna, con il suo compagno attuale, il direttore del Giornale ( al quale per una decina d'anni abbiamo collaborato anche noi), pure egli intervistato nei giorni scorsi dalla medesima capanna.
La Santanchè si infervora quando sente parlare di migranti - che non sono disgraziati in fuga da guerre e fame, ma clandestini e terroristi - e parte nella difesa stantia dei poveri italiani - anziani, giovani, e senzalavoro - per i quali lei si è sempre battuta - così ripete ogni volta - e si batterà sempre, contro questo governo che ai migranti dà soldi che nega agli italiani indigenti. La somma che il Ministero degli interni dà ai migranti regolari, residenti in Italia è di 30-35 Euro circa, giornalieri.
La Santanchè non ci ha visto più ed è sbottata: gli italiani sono stanchi di mantenere questi clandestini terroristi. Le ha risposto per le rime Daverio. Ma non sono - ha detto - gli stessi italiani che mantengono al Parlamento e nelle Regioni e nei Comuni migliaia e migliaia di politici e non a 30-35 Euro al giorno? E mantengono anche la stessa Santanché che, si sa, fa l'imprenditrice ( cura anche la pubblicità del quotidiano diretto dal suo compagno) ma alla quale evidentemente quel lavoro non basta e perciò si fa mantenere a 15.000 Euro al mese dagli Italiani, per sedere in Parlamento e fare casino in tv?
giovedì 19 giugno 2014
Buona giustizia a tutti, eccetto Berlusconi
Ieri, come già era accaduto altre volte, davanti a giudici con le orecchie tappate, il cav. in un'aula di tribunale - a Napoli, dove veniva ascoltato come teste nel processo in cui era imputato Latitola - si è nuovamente prodotto in un attacco frontale alla magistratura, davanti al pubblico ed ai suoi avvocati visibilmente imbarazzati, sapendo questi ultimi che con questo suo comportamento il cav. rischia veramente - se tiri e tiri continuamente la corda, ad un certo punto questa si spezzerà - che gli venga revocato l'affidamento ai servizi sociali e comminato, di conseguenza, l'arresto nel proprio domicilio. E allora non potrà puù scorazzare ogni giorno su e giù per l'Italia, come inspiegabilmente, fa tuttora. Capito cav.?
Ha detto ai giudici che sono 'IRRESPONSABILI', e 'IRREFRENABILI', e, alla fine, con la restituzione del giuramento che i testi fanno, ha platealmente oltraggiato la corte e la giustizia del nostro e suo paese. E i giudici sono rimasti a guardare, allibiti ma sordi e muti, come continuano a fare quelli del tribunale di Milano che, all'atto di concedergli l'affidamento ai servizi sociali, gli hanno detto che tale favore gli verrebbe tolto, quando lui offendesse nuovamente la magistratura. Allora che aspettano? Se la fanno sotto dalla paura? Dove stanno i giudici coraggiosi? Se temono una sollevazione popolare guidata da Brunetta, Ghedini e la Santanchè, stiano tranquilli, fra breve forse anche questi lo abbandoneranno. E poi la giustizia non deve essere giusta ma uguale per tutti? Mentre con berlusconi è evidente che la giustizia non è affatto giusta, per colpa della stessa giustizia e dei suoi sacerdoti, magistrati infedeli.
Oggi poi un nuovo capitolo si apre nella vicenda giudiziaria del cav. A Milano si apre il processo di appello 'Ruby' ed altre trenta ex olgettine, tutte incinte o già mamme. Sarà davvero commovente ed edificante vederle sfilare con i loro pancioni o con i pargoli in braccio o in carrozzina. E lo stesso cav. sicuramente non riuscirà a trattenere le lacrime. Anche lì rischia grosso.
Ad essere giusti, il titolo di cav. gli dovrebbe essere stato tolto, a seguito della condanna ecc... ecc..
o anche in questo caso il cav. gode di un regime 'speciale'?
Ha detto ai giudici che sono 'IRRESPONSABILI', e 'IRREFRENABILI', e, alla fine, con la restituzione del giuramento che i testi fanno, ha platealmente oltraggiato la corte e la giustizia del nostro e suo paese. E i giudici sono rimasti a guardare, allibiti ma sordi e muti, come continuano a fare quelli del tribunale di Milano che, all'atto di concedergli l'affidamento ai servizi sociali, gli hanno detto che tale favore gli verrebbe tolto, quando lui offendesse nuovamente la magistratura. Allora che aspettano? Se la fanno sotto dalla paura? Dove stanno i giudici coraggiosi? Se temono una sollevazione popolare guidata da Brunetta, Ghedini e la Santanchè, stiano tranquilli, fra breve forse anche questi lo abbandoneranno. E poi la giustizia non deve essere giusta ma uguale per tutti? Mentre con berlusconi è evidente che la giustizia non è affatto giusta, per colpa della stessa giustizia e dei suoi sacerdoti, magistrati infedeli.
Oggi poi un nuovo capitolo si apre nella vicenda giudiziaria del cav. A Milano si apre il processo di appello 'Ruby' ed altre trenta ex olgettine, tutte incinte o già mamme. Sarà davvero commovente ed edificante vederle sfilare con i loro pancioni o con i pargoli in braccio o in carrozzina. E lo stesso cav. sicuramente non riuscirà a trattenere le lacrime. Anche lì rischia grosso.
Ad essere giusti, il titolo di cav. gli dovrebbe essere stato tolto, a seguito della condanna ecc... ecc..
o anche in questo caso il cav. gode di un regime 'speciale'?
giovedì 12 giugno 2014
Sottoscrizione. Firmate per una telecamera nelle mutande della ...Santanchè
L'uscita della Santanchè, nel corso di una trasmissione condotta da Ilaria D'Amico su SKY, dal titolo 'tango' - e non 'tanga' come farebbe pensare il linguaggio da caserma della Daniela Santanchè - ci ha indotti ad aprire una sottoscrizione per mettere una telecamera nelle mutande, 'tanga' forse, della parlamentare, che la vorrebbe invece nelle mutande della D'Amico, perchè in quel luogo appartato e solitario, precluso ad altri occhi indiscreti oltre quelli di una telecamerina, anche in quello, secondo la parlamentare, i magistrati qualcosa scoverebbero. Ha ragione la Santanchè, che non teme scoperte immorali per sè. Del resto le sue intenzioni in fatto di morale sessuale le aveva espresse molti anni fa, prima della sua liaison con Sallusti e del suo contratto per la pubblicità del Giornale, quando aveva detto che Berlusconi, che aveva tutte le donne che voleva a sua disposizione ma in posizione distesa, in quella posizione non avrebbe mai avuto anche Lei, la Maria Goretti della piazza milanese, nè allora nè dopo, nè mai. E così è stato. Perciò mettiamo una telecamera nelle mutande della Santanchè e ci renderemo conto che Lei è una donna tutta d'un pezzo. Telecamera o non telecamera, lei non la dà a nessuno. Mai. Avremo sprecato solo i soldi che costa oggi una microtelecamera, ma avremo verificato che pasta di donna è Daniela Santanchè.
domenica 1 giugno 2014
Questi li ho inventati io
"Li ho inventati io, senza di me non esisterebbero". Si badi bene, non dicono "questi li ho scoperti io" che attesterebbe la presa d'atto di un valore, come va dicendo, con orgoglio, il vecchio Pippo Baudo ogni volta che in televisione lo invitano a raccontare la sua vita e le sue doti di scopritore di talenti. Lui veramente ha avuto un fiuto speciale per i talenti, molti dei quali si sono rivelati completamente in seguito, ma che Pippo ha tenuto a battesimo, quando nessuno avrebbe scommesso su di loro neanche un centesimo.
Nulla di questo, nell'attuale situazione. Quelle frasi che sentiamo più una volta, anzi troppo spesso pronunciate, stanno a testimoniare ben altra situazione, ben altri talenti. Se tali si possono considerare.
Non è un caso che Berlusconi, tanto per fare un esempio, quelle frasi non le abbia mai pronunciate; mentre l'abbiano fatto taluni suoi accoliti, fra tutte la pantera Santanchè, più grintosa da quando lavora per il padrone, la quale non ha usato mezzi termini, riferendosi ai vari Alfano ed agli altri fuorusciti dal partito del comune padrone: questi li ha creati Berlusconi, ha detto, senza di lui non esisterebbero. Mai analisi fu più veritiera e spietata, estesa anche alla pantera ovviamente. Ci siamo sempre chiesti se Berlusconi avrebbe scelto le medesime persone per governare le sue aziende; magari alcuni, nei ruoli di soubrette o in quelli dei presentatori; ma per mandare all'aria tutte le sue redditizie imprese, mai e poi mai. Ci aveva messo tanto per costruirle e tanto aveva brigato per raggiungere l'obbiettivo che sarebbe stato veramente da fessi metterle nelle mani di molti inetti che, invece, ha scelto per popolare il suo Parlamento, con il preciso incarico di curare anche i suoi interessi.
Quella stessa espressione, di recente, è uscita anche dalla bocca di Grillo. All'indomani dell'amara sconfitta elettorale alle Europee, quando da più bocche dei suoi 'concittadini' uscivano espressioni disappunto, anzi di censura, con la sottintesa ingiunzione per il capo di ritirarsi, lui, capo-padrone, rispondeva che tutti quei cittadini dei quali aveva esaltato le virtù fino a qualche attimo prima, senza di lui non sarebbero esistiti. Bravo Grillo.
Aggiornamento. Anche Berlusconi non ha resistito ed ha ripreso la frase dei suoi, quando ha detto, riferendosi a Mara Carfagna: "l'ho creata io ed adesso mi tratta così".
Nulla di questo, nell'attuale situazione. Quelle frasi che sentiamo più una volta, anzi troppo spesso pronunciate, stanno a testimoniare ben altra situazione, ben altri talenti. Se tali si possono considerare.
Non è un caso che Berlusconi, tanto per fare un esempio, quelle frasi non le abbia mai pronunciate; mentre l'abbiano fatto taluni suoi accoliti, fra tutte la pantera Santanchè, più grintosa da quando lavora per il padrone, la quale non ha usato mezzi termini, riferendosi ai vari Alfano ed agli altri fuorusciti dal partito del comune padrone: questi li ha creati Berlusconi, ha detto, senza di lui non esisterebbero. Mai analisi fu più veritiera e spietata, estesa anche alla pantera ovviamente. Ci siamo sempre chiesti se Berlusconi avrebbe scelto le medesime persone per governare le sue aziende; magari alcuni, nei ruoli di soubrette o in quelli dei presentatori; ma per mandare all'aria tutte le sue redditizie imprese, mai e poi mai. Ci aveva messo tanto per costruirle e tanto aveva brigato per raggiungere l'obbiettivo che sarebbe stato veramente da fessi metterle nelle mani di molti inetti che, invece, ha scelto per popolare il suo Parlamento, con il preciso incarico di curare anche i suoi interessi.
Quella stessa espressione, di recente, è uscita anche dalla bocca di Grillo. All'indomani dell'amara sconfitta elettorale alle Europee, quando da più bocche dei suoi 'concittadini' uscivano espressioni disappunto, anzi di censura, con la sottintesa ingiunzione per il capo di ritirarsi, lui, capo-padrone, rispondeva che tutti quei cittadini dei quali aveva esaltato le virtù fino a qualche attimo prima, senza di lui non sarebbero esistiti. Bravo Grillo.
Aggiornamento. Anche Berlusconi non ha resistito ed ha ripreso la frase dei suoi, quando ha detto, riferendosi a Mara Carfagna: "l'ho creata io ed adesso mi tratta così".
domenica 29 settembre 2013
Tragica orchestra sinfonica del cav. berlusconi
Sulla copertina del mensile di musica 'Applausi' che dirigevamo, nel numero di febbraio del 1995, si mostrava un fotomontaggio. Al celebre storico manifesto de 'I Pagliacci' di Leoncavallo, il manichino aveva la faccia di Berlusconi. Si poteva vedere, di conseguenza, su uno sfondo rosso sangue, il protagonista vestito di bianco - una camicia di forza, per la verità - con la faccia del Cav. Sotto, la scritta: ' Orchestra ' I pagliacci' del cav. Berlusconi. Concerto annullato'. Riferimento chiarissimo all'azione del governo ed alle sue maldestre uscite, con quell'orchestra di incompetenti ed improvvisatori. Nell'orchestrina allora suonavano 'la spalla' Letta, zio- allora come ora - poi tutti i bossiani, una lega vera e propria, i fiati - poveri loro che dagli strumenti riuscivano ad emettere solo suoni sconnessi e maleodoranti ( una curiosità: nei fiati dominavano cognomi con la finale in 'oni' , Maroni e Speroni tra gli altri, che tante rime evocavano e stimolavano) ; le percussioni erano guidate da Fini; e nelle file dei contrabbassi, al primo leggio 'stabat' Ferrara, Giulianone. Nel frattempo in quell'orchestra, ai vari leggii, molti si sono avvicendati, anche perchè in alcune stagioni ha suonato nei ridotti e nelle sale di paese. Oggi la spalla è sempre Letta, zio, che però è costretto a mettersi da parte quando suona Verdini o Santanchè, spalle 'autorevolissime' anche se troppo rumorose; le percussioni sono in cerca di sostituti, dopo l'addio di Fini, mentre per i fiati a seguito della defezione dei bossiani e maroniani, sono stati reclutati Bondi e signora, Gasparri, Cicchitto, Ghedini - i primi due riconfermati, anche se ripresi dal direttore stabile per uscite fuori tempo; mentre il solo Ferrara, è tuttora incatenato al suo contrabbasso. Nel frattempo, il grande contrabbassista va a sentire regolarmente i concerti romani delle altre orchestre - un modo geniale per reclutare nuovo pubblico: far suonare gente nuova nell'Orchestra del cav. Berlusconi, per appassionarla alla musica.
L'ultima svolta nel cartellone dell'orchestra è la trasformazione da 'comica' in 'tragica'. E siamo ai nostri giorni. Il prossimo concerto si inizia con 'marcia per l'impiccagione del tiranno' del nostro Cimarosa, per terminare con il Dies Irae per il cavaliere, giorno d'ira non più così lontano. Mentre è stato cancellata 'o patria mia, mai più ti rivedrò' che avrebbe dovuto cantare il cavaliere in persona, per evidente falsità espressiva.
L'ultima svolta nel cartellone dell'orchestra è la trasformazione da 'comica' in 'tragica'. E siamo ai nostri giorni. Il prossimo concerto si inizia con 'marcia per l'impiccagione del tiranno' del nostro Cimarosa, per terminare con il Dies Irae per il cavaliere, giorno d'ira non più così lontano. Mentre è stato cancellata 'o patria mia, mai più ti rivedrò' che avrebbe dovuto cantare il cavaliere in persona, per evidente falsità espressiva.
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sabato 28 settembre 2013
Incoscienti, irresponsabili, profittatori ...
Al punto in cui siamo, molti parlamentari si dimostrano oltre che incoscienti, irresponsabili e profittatori, anche MASCALZONI. A scanso di equivoci, tutti questi appellativi che in altri momenti della nostra storia potevano riguardare parlamentari dell'intero arco costituzionale, dal comportamento poco consono al loro ruolo istituzionale, oggi riguardano soprattutto i parlamentari del partito del Cavaliere, i quali, per salvare il loro padrone, e lui solo, se ne fottono di gettare nella merda il paese intero. Loro una ragione per tale atteggiamento da mascalzoni ce l'hanno: senza il loro capo non esisterebbero, perchè non sono che pupazzi gonfiabili nei quali il cavaliere ha soffiato del gas per dare loro una qualche stabilità, momentanea. Una volta che il gas sarà uscito - e in queste settimane ne esce molto da quelle inutili bocche sempre aperte a sparare idiozie - si afflosceranno, anche quelli che, per aver il cavaliere soffiato tanto, li ha gonfiati al punto da farli sembrare dei palloni. Ma è possibile che per non fare andare in galera il cavaliere, che ha sbagliato - come hanno sentenziato tre diversi collegi giudicanti - il paese deve avere uno spread più alto, non può aspirare al taglio dell'IVA e della seconda rata dell'IMU ecc.. ecc... I pupazzi gonfiati finchè hanno gas, stanno tranquilli, mentre il paese, gas o non gas, è , scusate il bisticcio, alla canna del gas. Non possiamo pagare tutti per uno che oltretutto, sebbene buon imprenditore, si è arricchito per gli infiniti favori che ha ricevuto prima dalla politica e poi autoattribuendoseli, in questi vent'anni in cui di leggi in proprio favore il cavaliere ne ha fatte approvare tante, anche quando era all'opposizione. Ora basta. Ascoltare Bondi, Santanchè, Brunetta, Schifani, Gasparri e seguito viene voglia veramente di scendere in piazza, non agli ordini di Bondi, ma di chi finalmente vuole liberarsi di Berlusconi e dei suoi servi. perchè è vero: quando abbiamo dovuto salvare la Costa Concordia siamo andati a cercarci i migliori uomini, mentre per governare il nostro paese- che è un compito ben più difficile e lungo- ci affidiamo a degli
incoscienti, irresponsabili, profittatori e mascalzoni.
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lunedì 19 agosto 2013
Diario personale(politico). Delle aquile e della zanzara; dei servizi sociali gratuiti.
Dopo aver ascoltato dichiarazioni di noti esponenti politici di ambo i sessi e di tutti gli orientamenti sessuali, ed indipendentemente dal loro schieramento politico,come la sig.ra Carfagna e la Prestigiacomo la Santanchè, e la Biancofiore, ma anche Schifani, Cicchitto, Brunetta e Gasparri... mi scopro a riflettere: che ci posso fare io che sono una povera zanzara e non potrò mai volare alto come quelle aquile?
La questione immigrazione s'è affacciata di nuovo prepotente nella stagione estiva, e a causa delle rivoluzioni (controrivoluzioni) che stanno agitando il nord Africa. La ministra Kyenge ha suggerito, anzi rivelato che la cosiddetta legge 'Bossi -Fini' va rivista. Le hanno risposto, a distanza, ma come sanno fare solo loro, sia Calderoli che Salvini. Vorremmo consigliare alla ministra delle pari opportunità, dicastero che fu già della Prestigiacomo e della Carfagna, di affidare Calderoli e Salvini ai servizi sociali, senza nessun onere per i due. Una spesa non enorme per il bene di tutti, e per il loro reinserimento nella società civile
La questione immigrazione s'è affacciata di nuovo prepotente nella stagione estiva, e a causa delle rivoluzioni (controrivoluzioni) che stanno agitando il nord Africa. La ministra Kyenge ha suggerito, anzi rivelato che la cosiddetta legge 'Bossi -Fini' va rivista. Le hanno risposto, a distanza, ma come sanno fare solo loro, sia Calderoli che Salvini. Vorremmo consigliare alla ministra delle pari opportunità, dicastero che fu già della Prestigiacomo e della Carfagna, di affidare Calderoli e Salvini ai servizi sociali, senza nessun onere per i due. Una spesa non enorme per il bene di tutti, e per il loro reinserimento nella società civile
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