Il vantaggio dei due ex presidenti di Camera e Senato , Boldrini e Grasso, sugli attuali, i neo eletti Fico e Casellati, sta nel fatto che i primi due assunsero le rispettive carche ai vertici del Parlamento italiano, senza essere stati prima attivi politicamente, ma solo negli ambii delle rispettive professioni, nelle quali potevano vantare un curriculum di tutto rispetto, e quando aprivano bocca non lo facevano per favorire questa o quella parte politica o per danneggiare ora l'una ora l'altra.
Dunque furono issati sugli scranni più prestigiosi di Camera e Senato, in qualche modo vergini. Si poteva essere d'accordo o meno sulle rispettive nomine - ma dopo la Pivetti chiunque può aspirare a quelle cariche - ma nessuno poteva contestare loro di aver onorato le rispettive professioni, senza demeriti: la magistratura e la cooperazione internazionale. Che erano poi le ragioni principali per cui i rispettivi schieramenti politici li avevano candidati. Avevano spesso anche loro parlato di fatti che conoscevano bene e sui quali potevano esprimere pensieri ponderati; in base ad essi la gente li conosceva ed apprezzava e, di conseguenza li ha mandati in Parlamento, dove, esattamente come è avvenuto l'altro ieri, per evitare stalli nelle nomine dei presidenti dei due rami del Parlamento, qualcuno li tirò fuori dal cilindro magico li propose e le assemblee li votarono.
E, bisogna anche dirlo - contrariamente a quello che pensano Salvini o Calderoli che è meglio ignorarli per la vergogna che ne deriverebbe per loro - Grasso e la Boldrini, hanno tenuto onorevolmente e per tutto il periodo del loro mandato alti i nomi delle due Camere.
Poi, a Camere sciolte, anche loro hanno fatto passi falsi, come tutti i politici . Se avessero taciuto avrebbero creato meno sconquasso alle rispettive parti politiche e forse sarebbero stati rieletti senza disonore. E, invece, si son messi a fare quello che fanno tutti, dimentichi di essere stati per un quinquennio AUTORITA' DI GARANZIA.
Lo svantaggio con cui, invece, partono sia la Casellati che Fico è dato dal fatto che ambedue, vengono dalla politica, dove hanno lavorato chi più chi meno in questo o quel partito: la Casellati addirittura dal 1994, in Forza Italia, e Fico nei Cinquestelle, dal 2013. In questi anni, la Casellati da più tempo rispetto a Fico, ha offerto molte occasioni per essere accusata di partigianeria ( e forse anche di piaggeria, nel suo caso, da parte di Berlusconi, suo benefattore politico).
A parte quella vergognosa scivolata sui senatori a vita, Lei che non ha nessun merito nè scientifico nè sociale, che tutti i senatori a vita citati hanno e in abbondanza, ha difeso negli anni il suo benefattore politico, anche contro l'evidenza nei vari inciampi in cui l'ex Cavaliere è caduto: politici e giudiziari alcuni, morali e civili altri. Secondo Lei il condannato Berlusconi non ha commesso nè frode fiscale, di cui è stato accusato e condannato dalla Cassazione, nè evasione ed altro ancora. Basta un sua dichiarazione a chiarire i termini della questione che certamente alla neo presidente del Senato - seconda carica dello Stato - non fa onore:
" Cassazione o meno, Berlusconi, è e rimane l'unico e irrinunciabile leader politico di Forza Italia e del centrodestra. Oggi con una sentenza che completa un percorso giudiziario lastricato da distorsioni giuridiche, palesi incostituzionalità, si è raggiunto il traguardo coltivato da vent'anni di estromettere Berlusconi dalla scena politica. Un vero e proprio scippo della democrazia. Ma stiamo sereni".
No, con queste affermazioni, noi non siamo affatto sereni sulla neo presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati; anzi nutriamo qualche serio dubbio che Lei sia in grado di svolgere il suo mandato parlamentare con assoluta correttezza istituzionale.
Roberto Fico desta minori preoccupazioni e per la sua giovane età e anche per la sua non ancora lunga carriera politica, Presidente in Commissione di Vigilanza Rai. E forse può anche vantare il merito di aver affrontato a viso aperto Di Maio.
Le sue esternazioni pubbliche, poi, a confronto di quelle imbarazzanti della Casellati, sembrano addirittura amenità da 'bar sport', come quella su Beppe Grillo, suo e di tutto il Movimento, vero unico capo: "Per me Beppe Grillo è patrimonio mondiale dell'umanità come le Dolomiti, la costiera amalfitana ( non anche la 'pastiera' napoletana? forse l'ha dimenticata ) e la musica". Bravo Fico, adesso datti da fare per tagliare, come hai detto, i costi della democrazia, cominciando dai privilegi dei rappresentanti del popolo nel Parlamento che presiedi. Daje, Fico!
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lunedì 26 marzo 2018
domenica 3 settembre 2017
Tangenti da versare al PD dai suoi manager, per statuto
Non poteva non fare scalpore, con tutte le possibili ragioni e precisazioni, la notizia che il PD - ora più che mai a corto di fondi, come tutti gli altri partiti da quando non prendono più nè le tangenti occulte nè quelle, alla luce del sole, del contributo pubblico - chiede, anzi ordina ai suoi manager - 'suoi', da intendersi come manager che il partito nomina nei vari enti ed istituzioni come nelle partecipate pubbliche - di versare nelle casse del partito dal 10% fino al 30% dei loro compensi.
La cosa non è del tutto nuova. La rapacità dei partiti che succhiano soldi dalle tasche degli eletti nelle loro liste è ben nota, non risparmia neanche i Cinquestelle, e riguarda lo stesso PD, Forza Italia e anche la Lega, che potrebbe avere le sue casse vuote in senso letterale, dopo che una sentenza ha ordinato al partito di ritornare alla Stato una cinquantina di milioni di Euro.
Se la sentenza del tribunale dovesse avere immediata applicazione, Salvini non avrebbe più i soldi neanche per comprare ogni giorno - come fa ora e da sempre - una felpa diversa sulla quale i suoi ci fanno scrivere il nome della città dove si trova, temendo che Salvini non sappia neanche dove i suoi lo mandando o lui sta andando.
Dicevamo che adesso il PD vuole dai suoi manager - ma praticamente non c'è ente che non abbia al suo interno amministratori di nomina politica e non c'è partito che faccia eccezione, fra quelli che piccolo o grande hanno un qualche potere di ogni partito - che ritornino al partito che li ha nominati parte dei loro compensi, fino al 30% dell'ammontare . Il che per manager di importanti società vuol dire bei soldini. Tutto regolare? Regolare un corno.
Innanzitutto perchè ci fa capire che i partiti decidono le sorti di un manager, che scelgono non tanto in base alle sue competenze quanto per la sua fedeltà a capi e capetti, unita ad un pizzico di adesione ideale la partito.
Ma la riflessione, ancor più drammatica, è che quei manager - che , ripetiamo, sono la maggioranza per le società dove i partiti hanno messo lo zampino - rispondano non alla società che dirigono o alla società civile, ma direttamente ai partiti mandatari. Senza i quali, forse, non avrebbero fatto nessuna carriera.
E infatti , come tante volte abbiamo detto e scritto e non solo noi, molti di quei manager fedelissimi dei vari partiti, in nessun altra società ed ente occuperebbero un analogo posto di responsabilità.
Pensate che De Benedetti o Berlusconi, tolti figli, mogli, nipoti ed anche amanti trattandosi di aziende private, metterebbero mai nelle mani di uno di quei manager nominati dai partiti le loro aziende? Con c...
La cosa non è del tutto nuova. La rapacità dei partiti che succhiano soldi dalle tasche degli eletti nelle loro liste è ben nota, non risparmia neanche i Cinquestelle, e riguarda lo stesso PD, Forza Italia e anche la Lega, che potrebbe avere le sue casse vuote in senso letterale, dopo che una sentenza ha ordinato al partito di ritornare alla Stato una cinquantina di milioni di Euro.
Se la sentenza del tribunale dovesse avere immediata applicazione, Salvini non avrebbe più i soldi neanche per comprare ogni giorno - come fa ora e da sempre - una felpa diversa sulla quale i suoi ci fanno scrivere il nome della città dove si trova, temendo che Salvini non sappia neanche dove i suoi lo mandando o lui sta andando.
Dicevamo che adesso il PD vuole dai suoi manager - ma praticamente non c'è ente che non abbia al suo interno amministratori di nomina politica e non c'è partito che faccia eccezione, fra quelli che piccolo o grande hanno un qualche potere di ogni partito - che ritornino al partito che li ha nominati parte dei loro compensi, fino al 30% dell'ammontare . Il che per manager di importanti società vuol dire bei soldini. Tutto regolare? Regolare un corno.
Innanzitutto perchè ci fa capire che i partiti decidono le sorti di un manager, che scelgono non tanto in base alle sue competenze quanto per la sua fedeltà a capi e capetti, unita ad un pizzico di adesione ideale la partito.
Ma la riflessione, ancor più drammatica, è che quei manager - che , ripetiamo, sono la maggioranza per le società dove i partiti hanno messo lo zampino - rispondano non alla società che dirigono o alla società civile, ma direttamente ai partiti mandatari. Senza i quali, forse, non avrebbero fatto nessuna carriera.
E infatti , come tante volte abbiamo detto e scritto e non solo noi, molti di quei manager fedelissimi dei vari partiti, in nessun altra società ed ente occuperebbero un analogo posto di responsabilità.
Pensate che De Benedetti o Berlusconi, tolti figli, mogli, nipoti ed anche amanti trattandosi di aziende private, metterebbero mai nelle mani di uno di quei manager nominati dai partiti le loro aziende? Con c...
mercoledì 12 luglio 2017
Il palco dell'opera rock, Divo Nerone, UN NUOVO RUDERE SUL PALATINO. Cronache del 2020
Chi smonterà quello spropositato palco di ferro sul Palatino e quell'immensa platea di tremila posti, dei quali in alcune sere, delle meno di dieci in tutto in cui l'opera è stata rappresentata, appena una trentina erano occupati? La società produttrice? Difficile, se già ora, nonostante abbia preso il milione circa dalla poco avveduta società della Regione Lazio, Lazio Innova, PUBBLICA (non 'Laziale' PRIVATA, siamo precisi!) non ha pagato attori, due di essi sono sono stati sfrattati dal residence in cui alloggiavano per mancato pagamento, comparse e hostess? Con quali soldi smonteranno quell'insulto alla storia ed alla civiltà?
Le cose potranno andare più o meno così. Le rappresentazioni dovrebbero - il condizionale è in questo caso davvero obbligatorio! - dal 9 agosto e se non saranno affollate dovranno concludersi prima del previsto, con conseguenti mancati incassi che aggiungeranno debiti a debiti.
Allora chi smonterà quello sgorbio? La società? E con quali soldi? Interverrà la magistratura che, forse, fra qualche anno, darà definitivamente torto alla società ( nella quale fra i soci c'è anche un ex pezzo grosso dei giovani di Forza Italia, Casella. Capito?), ma questa avrà ancor prima portato i libri in tribunale per fallimento.E allora chi smonterà lo sgorbio ormai arrugginito se non la società? Il ministero? Non sia mai. Non ha soldi per la gestione normale, come può averli per spese extra? E poi anche li avesse, e li aveva, li ha impegnati tutti per dar corpo a quell'altra pazzia venuta in testa a Franceschini, e cioè alla platea lignea del Colosseo.
Nel frattempo le scenografie dell'antica Roma neroniana, giaceranno sul palcoscenico, non avendo i soldi neanche per ripararle in un deposito scene. E perciò anche l'idea di realizzare ricostruzioni in 3D sarà coronata.
Per questa ed altre ragioni, senza neanche contare i finti centurioni che ronzano attorno al Colosseo - che nei giorni scorsi abbiamo viso come falchi rapaci aggirarsi anche nei pressi di Fontana di Trevi, sotto gli occhi poco vigili dei vigili di Roma Capitale 'dello sfascio' - ai turisti che dalla prossima estate - tempo qualche pioggia e sole successivo per fare arrugginire i tubi - visiteranno il Palatino, quelle rovine di metallo, finte antiche, verranno inglobate di diritto fra quelle antiche originali:" qui alla vostra destra - si ascolterà dalle guide turistiche - la Domus Aurea, ricostruita secondo un progetto 3D degli scenografi 'premi Oscar' Ferretti-Lo Schiavo. I quali, pure, come hanno fatto dalle comparse agli attori, si sono rivolti agli avvocati perchè agiscano contro la società produttrice, che di augusto aveva solo il nome, latino,' NERO DIVINE Venture. ventura finita certo molto male, anche se non fino ad un rovinoso secondo incendio della città.
Le cose potranno andare più o meno così. Le rappresentazioni dovrebbero - il condizionale è in questo caso davvero obbligatorio! - dal 9 agosto e se non saranno affollate dovranno concludersi prima del previsto, con conseguenti mancati incassi che aggiungeranno debiti a debiti.
Allora chi smonterà quello sgorbio? La società? E con quali soldi? Interverrà la magistratura che, forse, fra qualche anno, darà definitivamente torto alla società ( nella quale fra i soci c'è anche un ex pezzo grosso dei giovani di Forza Italia, Casella. Capito?), ma questa avrà ancor prima portato i libri in tribunale per fallimento.E allora chi smonterà lo sgorbio ormai arrugginito se non la società? Il ministero? Non sia mai. Non ha soldi per la gestione normale, come può averli per spese extra? E poi anche li avesse, e li aveva, li ha impegnati tutti per dar corpo a quell'altra pazzia venuta in testa a Franceschini, e cioè alla platea lignea del Colosseo.
Nel frattempo le scenografie dell'antica Roma neroniana, giaceranno sul palcoscenico, non avendo i soldi neanche per ripararle in un deposito scene. E perciò anche l'idea di realizzare ricostruzioni in 3D sarà coronata.
Per questa ed altre ragioni, senza neanche contare i finti centurioni che ronzano attorno al Colosseo - che nei giorni scorsi abbiamo viso come falchi rapaci aggirarsi anche nei pressi di Fontana di Trevi, sotto gli occhi poco vigili dei vigili di Roma Capitale 'dello sfascio' - ai turisti che dalla prossima estate - tempo qualche pioggia e sole successivo per fare arrugginire i tubi - visiteranno il Palatino, quelle rovine di metallo, finte antiche, verranno inglobate di diritto fra quelle antiche originali:" qui alla vostra destra - si ascolterà dalle guide turistiche - la Domus Aurea, ricostruita secondo un progetto 3D degli scenografi 'premi Oscar' Ferretti-Lo Schiavo. I quali, pure, come hanno fatto dalle comparse agli attori, si sono rivolti agli avvocati perchè agiscano contro la società produttrice, che di augusto aveva solo il nome, latino,' NERO DIVINE Venture. ventura finita certo molto male, anche se non fino ad un rovinoso secondo incendio della città.
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martedì 4 luglio 2017
Barbareschi dimezzato dal Parlamento
Aveva già cantato vittoria Barbareschi: 4 milioni per il 2017, e 4 ancora per il 2018. Una bella vittoria contro la quale c'era stata la rivolta di tutto lo spettacolo italiano all'unisono: ma come, in tempo di crisi e fra il lamento generale, a Barbareschi, per il suo Teatro Eliseo - glorioso sì, ma privato - si danno in una botta sola ben 8 milioni di Euro? E giù il grido: è uno scandalo!
In effetti di un mezzo scandalo si trattava, anche se Barbareschi, gongolante ancor prima di vedere i soldi in cassa, s'era improvvisato caritatevole: voleva insegnare alle altre istituzioni culturali italiane come ottenere fondi imprevisti e generosi. E magari anche non del tutto meritati. Come ha fatto?
C'è stato anche chi ha tirato in ballo la passata esperienza di Barbareschi in Parlamento nelle file di Forza Italia, incaricato, in coppia con la Carlucci parlamentare, di occuparsi di cultura e spettacolo.
Ed anche chi, a mezza voce, aveva ricordato che l'attuale moglie di Barbareschi è la figlia di Monorchio, l'ex ragioniere generale dello Stato, una potenza, il cui fuoco di influenza non si sarà ancora del tutto esaurito.
Alla fine il Parlamento ha capito che quella 'elargizione' era ingiustificata, pur considerando la storia del teatro romano e la sua attuale vitalità dopo che l'attore l'aveva rilevato dai precedenti gestori( Monaci) e rimesso a nuovo, anche nell'arredo. Come fare per attutire anzi mettere a tacere i malumori?
Dimezzare senza una ragione il finanziamento, pur incautamente elargito, significava fare una ignobile marcia indietro, un voltafaccia senza vergogna. E allora, lo stesso Parlamento - si deduce che quando vuole, sa anche evitare plateali figuracce! - dimezza il finanziamento, con la seguente motivazione: gli altri quattro milioni li devolviamo alle zone terremotate. E perciò Barbareschi ne ha solo 4 di milioni di Euro, ma non può che tacere, perchè certamente i terremotati ne hanno più diritto di lui.
E così il Parlamento ha messo nel sacco Barbareschi che credeva di aver messo nel sacco il Parlamento e buona parte dello spettacolo in Italia.
In effetti di un mezzo scandalo si trattava, anche se Barbareschi, gongolante ancor prima di vedere i soldi in cassa, s'era improvvisato caritatevole: voleva insegnare alle altre istituzioni culturali italiane come ottenere fondi imprevisti e generosi. E magari anche non del tutto meritati. Come ha fatto?
C'è stato anche chi ha tirato in ballo la passata esperienza di Barbareschi in Parlamento nelle file di Forza Italia, incaricato, in coppia con la Carlucci parlamentare, di occuparsi di cultura e spettacolo.
Ed anche chi, a mezza voce, aveva ricordato che l'attuale moglie di Barbareschi è la figlia di Monorchio, l'ex ragioniere generale dello Stato, una potenza, il cui fuoco di influenza non si sarà ancora del tutto esaurito.
Alla fine il Parlamento ha capito che quella 'elargizione' era ingiustificata, pur considerando la storia del teatro romano e la sua attuale vitalità dopo che l'attore l'aveva rilevato dai precedenti gestori( Monaci) e rimesso a nuovo, anche nell'arredo. Come fare per attutire anzi mettere a tacere i malumori?
Dimezzare senza una ragione il finanziamento, pur incautamente elargito, significava fare una ignobile marcia indietro, un voltafaccia senza vergogna. E allora, lo stesso Parlamento - si deduce che quando vuole, sa anche evitare plateali figuracce! - dimezza il finanziamento, con la seguente motivazione: gli altri quattro milioni li devolviamo alle zone terremotate. E perciò Barbareschi ne ha solo 4 di milioni di Euro, ma non può che tacere, perchè certamente i terremotati ne hanno più diritto di lui.
E così il Parlamento ha messo nel sacco Barbareschi che credeva di aver messo nel sacco il Parlamento e buona parte dello spettacolo in Italia.
domenica 1 gennaio 2017
Dichiarazione del senatore Francesco Giro sul Concerto di Capodanno. Da 'Il Fatto quotidiano.it'
Il prossimo anno sarà
Riccardo Muti a dirigere il concerto di Capodanno dei Wiener da
Vienna. Speriamo che la Rai
se
ne accorga perchè anche quest’anno, come gli anni precedenti, si è
consumata a viale Mazzini la vergogna del celebre concerto da Vienna
trasmesso non in diretta su Rai Uno ma in differita su un canale
minore. Vergogna! Con Muti sul podio non dovrà accadere.
domenica 5 aprile 2015
Fine della storia d'amore fra Repetti, Bondi e Berlusconi
Come si possono dimenticare le terzine e quartine amorose rivolte da Bondi, non alla Repetti - l'amore con la quale è storia più recente - ma all'amatissimo Cavaliere? Bondi e Berlusconi non si sono fidanzati solo perchè il Cavaliere ha ben altre tendenze e, per il suo divertimento, preferisce serate culturali, stile bunga bunga, con una scolaresca di ragazze disposte a succhiargli ogni sillaba di saggezza che sgorga dalla sua bocca.
Poi... un giorno Bondi, il poeta del Cavaliere, incontra la sua Giulietta, la Repetti, senatrice. Per causa della intrusa insorgono i primi malumori fra il poeta ed il suo Cavaliere, quando il poeta ritiene che il Cavaliere non prenda in seria considerazione la sua Giulietta per incarichi di prestigio. Nel frattempo sia il poeta che la Giulietta sistemano le rispettive famiglie, profittando della generosità del cavaliere. Bondi, causa Repetti, si sente tradito; pian piano si defila, poi un certo giorno il devoto poeta veste l'abito di accusatore non più in versi in rima: Forza Italia è un cesso - non ha usato questo termine il poeta, anche per la difficile rima con altro - ma il senso era proprio questo - sbatte la porta e con lui anche la sua compagna. Escono da Forza Italia che accusano è percorsa da orde di banditi interessati solo al potere - mentre il poeta e la sua Giulietta no, mai!
A questo punto ci si aspetterebbe che si dimettano dagli incarichi parlamentari, dallo stesso Parlamento, per tornare ad essere cittadini normali, come normali non sono stati più dal momento in cui si sono messi al servizio del Cavaliere. No, loro abbandonano il gruppo di Forza Italia e confluiscono nel gruppo misto, perchè - così sostengono - non possono rinunciare al mandato degli elettori che li avrebbero eletti. Quando mai. Loro, come infiniti altri parlamentari non sono stati eletti bensì nominati dal padrone-cavaliere-capo partito.
E così, abbandonato l'amatissimo Cavaliere si ritirano in solitudine a piangere, lontano da lui, l'una sulla spalla dell'altro, lei e il suo compagno - così Giulietta parla del suo poeta ogni volta che lo nomina, mai con il cognome - con l'unica magra consolazione dei quasi 30.000 Euro mensili, che percepiscono da sempre, e da molti mesi senza che facciano alcunché, semplicemente per l'incarico eccessivamente retribuito da un popolo di scemi quali noi siamo. La Repetti un altro impiego l'ha trovato - le donne sono più intraprendenti dei maschi - è diventata una delle nuove starlette della tv, vi appare quasi ogni giorno, anche al posto di Bondi che non si fa più vedere e quando esce cammina muro muro.
Le statistiche dicono che oltre 200 parlamentari, nella presente legislatura, hanno già cambiato casacca, si sono cioè dimessi dai partiti che li hanno eletti. Se si fossero dimessi, come la decenza avrebbe richiesto, non solo dal loro partito ma dal Parlamento, che gran risparmio avremmo avuto. Invece no, si dimettono, vestono una casacca diversa, mentre il loro lauto immeritato stipendio continua a correre come fosse la cosa più normale, E non lo è.
Poi... un giorno Bondi, il poeta del Cavaliere, incontra la sua Giulietta, la Repetti, senatrice. Per causa della intrusa insorgono i primi malumori fra il poeta ed il suo Cavaliere, quando il poeta ritiene che il Cavaliere non prenda in seria considerazione la sua Giulietta per incarichi di prestigio. Nel frattempo sia il poeta che la Giulietta sistemano le rispettive famiglie, profittando della generosità del cavaliere. Bondi, causa Repetti, si sente tradito; pian piano si defila, poi un certo giorno il devoto poeta veste l'abito di accusatore non più in versi in rima: Forza Italia è un cesso - non ha usato questo termine il poeta, anche per la difficile rima con altro - ma il senso era proprio questo - sbatte la porta e con lui anche la sua compagna. Escono da Forza Italia che accusano è percorsa da orde di banditi interessati solo al potere - mentre il poeta e la sua Giulietta no, mai!
A questo punto ci si aspetterebbe che si dimettano dagli incarichi parlamentari, dallo stesso Parlamento, per tornare ad essere cittadini normali, come normali non sono stati più dal momento in cui si sono messi al servizio del Cavaliere. No, loro abbandonano il gruppo di Forza Italia e confluiscono nel gruppo misto, perchè - così sostengono - non possono rinunciare al mandato degli elettori che li avrebbero eletti. Quando mai. Loro, come infiniti altri parlamentari non sono stati eletti bensì nominati dal padrone-cavaliere-capo partito.
E così, abbandonato l'amatissimo Cavaliere si ritirano in solitudine a piangere, lontano da lui, l'una sulla spalla dell'altro, lei e il suo compagno - così Giulietta parla del suo poeta ogni volta che lo nomina, mai con il cognome - con l'unica magra consolazione dei quasi 30.000 Euro mensili, che percepiscono da sempre, e da molti mesi senza che facciano alcunché, semplicemente per l'incarico eccessivamente retribuito da un popolo di scemi quali noi siamo. La Repetti un altro impiego l'ha trovato - le donne sono più intraprendenti dei maschi - è diventata una delle nuove starlette della tv, vi appare quasi ogni giorno, anche al posto di Bondi che non si fa più vedere e quando esce cammina muro muro.
Le statistiche dicono che oltre 200 parlamentari, nella presente legislatura, hanno già cambiato casacca, si sono cioè dimessi dai partiti che li hanno eletti. Se si fossero dimessi, come la decenza avrebbe richiesto, non solo dal loro partito ma dal Parlamento, che gran risparmio avremmo avuto. Invece no, si dimettono, vestono una casacca diversa, mentre il loro lauto immeritato stipendio continua a correre come fosse la cosa più normale, E non lo è.
sabato 6 dicembre 2014
De Rita &Sons: il Censis di padre in figlio. Ora è Roma un pericolo per Ignazio Marino e non viceversa. Augias ha fatto conoscere in Francia Rossini, Bellini, Donizetti
Augias Corrado, Legionario (d'onore). Al giornalista italiano la Francia ha attribuito la Legion d'onore per i suoi altissimi meriti culturali. Senza il suo impegno di divulgatore anche musicale - il riferimento è a quelle videocassette pubblicate da Repubblica e dedicate ad alcuni notissimi musicisti - i Francesi non avrebbero conosciuto Rossini, Bellini, Donizetti. Se i Francesi, per conoscere musicisti della grande storia, hanno bisogno del dilettante Corrado Augias vuol dire che siamo davvero alla frutta. Augias è un ottimo e conosciutissimo giornalista, parla della Francia agli italiani e viceversa; ma, per carità, lasci stare i musicisti. Lui, senza il bravo Modugno, in quelle sue lezioni mostra, senza vergogna, tutta la sua superficiale conoscenza della musica, al cui mondo egli è del tutto estraneo. Eppur si muove.
Ma quali famiglie? Mio figlio è il candidato che ha titoli per assumere quell'incarico. Non ne avrei potuto trovare un altro più idoneo. Che sia poi mio figlio non conta. E' la giustificazione miserevole che Giuseppe De Rita porta per il passaggio della direzione del CENSIS dalle sue mani in quelle di suo figlio. Il quale, laureato in ingegneria aeronautica, pensò bene fin dall'inizio del suo lavoro, terminati gli studi, di atterrare su una pista, guidato dal pilota automatico che aveva predisposto suo padre: quello della ricerca sociale prevalentemente. Poi passò a Nomisma e da lì, prima segretario generale del CENSIS ed ora anche direttore, al posto che è stato di suo padre fino a ieri.
In Italia, ha detto di recente il CENSIS nel suo annuale rapporto, tutti sono convinti che senza una protezione - unita nei casi migliori a meriti propri - non si va da nessuna parte. E il primo a dar prova dell'affermazione è stato proprio il direttore del CENSIS medesimo, Giuseppe De Rita, facendosi succedere da suo figlio. Perdonate l'uso improprio del verbo, ma la sostanza è ben più grave ed impossibile da perdonare.
Da qualche giorno non è più Marino il vero pericolo di Roma, bensì la città da lui governata, come si ritiene da più parti, ad essere un pericolo per lui. E perciò il pericolo dell'altro ieri è oggi sotto minaccia e diventa il bene più prezioso da difendere. Il prefetto è convinto che egli possa essere in pericolo e perciò gli assegna una scorta, vietandogli di usare la sua amatissima bici per gli spostamenti. Il presidente del PD, inviato da Renzi a far pulizia nel Comune infangato dalla malavita, ha blindato lui ed il suo gabinetto, dicendo fin d'ora che se dovessero esserci nuove elezioni -richieste a gran voce da Movimento 5 Stelle e Forza Italia, più velatamente da Alfano - lui sarebbe il candidato del PD e nessun altro, perchè forse uno dei pochissimi, addirittura l'unico a non essersi sporcato con la cupola del malaffare.
Ma quali famiglie? Mio figlio è il candidato che ha titoli per assumere quell'incarico. Non ne avrei potuto trovare un altro più idoneo. Che sia poi mio figlio non conta. E' la giustificazione miserevole che Giuseppe De Rita porta per il passaggio della direzione del CENSIS dalle sue mani in quelle di suo figlio. Il quale, laureato in ingegneria aeronautica, pensò bene fin dall'inizio del suo lavoro, terminati gli studi, di atterrare su una pista, guidato dal pilota automatico che aveva predisposto suo padre: quello della ricerca sociale prevalentemente. Poi passò a Nomisma e da lì, prima segretario generale del CENSIS ed ora anche direttore, al posto che è stato di suo padre fino a ieri.
In Italia, ha detto di recente il CENSIS nel suo annuale rapporto, tutti sono convinti che senza una protezione - unita nei casi migliori a meriti propri - non si va da nessuna parte. E il primo a dar prova dell'affermazione è stato proprio il direttore del CENSIS medesimo, Giuseppe De Rita, facendosi succedere da suo figlio. Perdonate l'uso improprio del verbo, ma la sostanza è ben più grave ed impossibile da perdonare.
Da qualche giorno non è più Marino il vero pericolo di Roma, bensì la città da lui governata, come si ritiene da più parti, ad essere un pericolo per lui. E perciò il pericolo dell'altro ieri è oggi sotto minaccia e diventa il bene più prezioso da difendere. Il prefetto è convinto che egli possa essere in pericolo e perciò gli assegna una scorta, vietandogli di usare la sua amatissima bici per gli spostamenti. Il presidente del PD, inviato da Renzi a far pulizia nel Comune infangato dalla malavita, ha blindato lui ed il suo gabinetto, dicendo fin d'ora che se dovessero esserci nuove elezioni -richieste a gran voce da Movimento 5 Stelle e Forza Italia, più velatamente da Alfano - lui sarebbe il candidato del PD e nessun altro, perchè forse uno dei pochissimi, addirittura l'unico a non essersi sporcato con la cupola del malaffare.
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giovedì 21 agosto 2014
Lectio penitenziaria dell'ex cavaliere Berlusconi nella sua università.
Il caso 'Berlusconi & Giustizia' ci sembra inspiegabile, ogni giorno di più, con tutta la benevolenza possibile e la convinzione, non totale e neppure ferma, che contro di lui si sia potuto accanire un esercito di magistrati, quelli di sinistra, per vederlo defunto. Addirittura un complotto che ha fatto gridare ai rauchi forzisti che è in atto un attacco alla democrazia, come quello che c'è stato nei lunghi anni di Berlusconi e la sua ciurma al governo, raccattata negli uffici di Mediaset e Pubblitalia e per le strade del commercio chic di Roma e Milano o nelle sfilate di moda e di altro. Una ciurma di amazzoni, alla maniera geddafiana - Gelmini, Carfagna, ed altre di cui non ricordiamo al momento i nomi - ancora attiva ed in perenne trincea a devota commovente difesa del capo.
Perché addirittura un 'caso'? Perché ogni giorno, salvo che per quelle quattro ore settimanali all'ospizio e la tre giorni nel suo dorato esilio lombardo, per il resto della settimana, il cav. ex, circola in macchinoni blindati con vetri oscurati, circondato da uno stuolo di guardie del corpo - che dovrebbero essere guardie carcerarie, che , invece di proteggere noi e le istituzioni da un condannato per evasione fiscale, proteggono lui, come fosse Abele, e non Caino.
Scende dai suoi macchinoni, riceve il saluto di uscieri e polizia o carabinieri, ed entra nelle sedi dei gruppi parlamentari per riunire i suoi, lanciare proclami ed offrire ricette su come salvare l'Italia. Da Berlusconi e dal berlusconismo - ma lui questo non lo dice.
E come non bastasse, ora nella nuova università che intende inaugurare, allo scopo di formare i quadri del futuro suo nuovo/vecchisimo movimento politico - sì, avete capito bene, lui non molla - una università legata a Pegaso, istituto universitario riconosciuto dallo Stato, terrà una lezione che i suoi scagnozzi chiamano 'magistrale', ma che avrebbero invece dovuto chiamare 'penitenziaria' o 'carceraria', se avessero a disposizione un vocabolario appena più ricco. Non ricco alla maniera di Berlusconi.
Perché addirittura un 'caso'? Perché ogni giorno, salvo che per quelle quattro ore settimanali all'ospizio e la tre giorni nel suo dorato esilio lombardo, per il resto della settimana, il cav. ex, circola in macchinoni blindati con vetri oscurati, circondato da uno stuolo di guardie del corpo - che dovrebbero essere guardie carcerarie, che , invece di proteggere noi e le istituzioni da un condannato per evasione fiscale, proteggono lui, come fosse Abele, e non Caino.
Scende dai suoi macchinoni, riceve il saluto di uscieri e polizia o carabinieri, ed entra nelle sedi dei gruppi parlamentari per riunire i suoi, lanciare proclami ed offrire ricette su come salvare l'Italia. Da Berlusconi e dal berlusconismo - ma lui questo non lo dice.
E come non bastasse, ora nella nuova università che intende inaugurare, allo scopo di formare i quadri del futuro suo nuovo/vecchisimo movimento politico - sì, avete capito bene, lui non molla - una università legata a Pegaso, istituto universitario riconosciuto dallo Stato, terrà una lezione che i suoi scagnozzi chiamano 'magistrale', ma che avrebbero invece dovuto chiamare 'penitenziaria' o 'carceraria', se avessero a disposizione un vocabolario appena più ricco. Non ricco alla maniera di Berlusconi.
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mercoledì 23 aprile 2014
Letto sui giornali: varia umanità
Alessandra Mussolini ha escogitato un sistema pratico e poco dispendioso per la sua campagna elettorale alle Europee. Candidatura che, detto fra noi, berlusca si poteva risparmiare, avendo la signora già fatto la sua campagna d'Italia da molto tempo, ed essendosi meritata, a seguito della stessa, un riposo domestico. Ed invece il cav ( ex) la costringe e restare sulla breccia. E lei che s'inventa? Si presenterà - ha già cominciato- in televisione ogni volta che la inviteranno - e la inviteranno, c'è da giurarci, molte volte perché chiassona - con un braccialetto luminoso al collo; non le servirà per coprire quel brutto effetto della pelle sul collo che si chiama ' di tartaruga', ma perché si leggerà la scritta luminosa 'Forza Italia'. La candidata ha premesso che quel braccialetto, evidentemente molto estensibile, lo portava un tempo in vita, non ci ha detto cosa vi si leggeva. Perché ha scelto di dirlo a voce, ogni volta che si presenta ad una trasmissione, a quale partito appartiene? se ne vergogna?
'ULisse 2000', 'Frecciarossa' - o come c. si chiama quest'ultimo mensile, sono le inutili pubblicazioni della nostra compagnia di bandiera e di Trenitalia. Noi non ci abbiamo mai scritto neanche una riga, ma le abbiamo sempre avidamente sfogliate nella speranza di trovarvi qualcosa che valesse la pena di leggere e che giustificasse la pubblicazione medesima e i lauti compensi alle articolesse del nostro più inutile ma salottiero giornalismo. Mai che avessimo trovato qualcosa di interessante. Ora la nuova Alitalia rifà il look alla sua rivista, affidandola ad una società, il cui capitale sociale è inferiore di molto a ciò che costa un singolo numero della sua rivista, per farci cosa non si sa. Secondo noi nulla, come sempre., mentre la compagnia di bandiera, nel frattempo, deve licenziare e essere venduta ad un compratore orientale.
Nel caso poi della rivista di Trenitalia, se non andiamo errati, nel colophon un solo cognome compare più volte. Non crediamo di ricordar male; questo stile 'famigliare' è assai diffuso. Lo abbiamo segnalato molto tempo fa, a proposito dell'agenzia 'angeli' affidata ad una grande giornalista (Paola Severini), che naturalmente vi ha chiamato a scrivere anche due suoi figli, nati Guidi, corrispondenti da Parigi e New York. Non sarà che gli angeli - gli stessi dell'agenzia - li mantengono agli studi?
'ULisse 2000', 'Frecciarossa' - o come c. si chiama quest'ultimo mensile, sono le inutili pubblicazioni della nostra compagnia di bandiera e di Trenitalia. Noi non ci abbiamo mai scritto neanche una riga, ma le abbiamo sempre avidamente sfogliate nella speranza di trovarvi qualcosa che valesse la pena di leggere e che giustificasse la pubblicazione medesima e i lauti compensi alle articolesse del nostro più inutile ma salottiero giornalismo. Mai che avessimo trovato qualcosa di interessante. Ora la nuova Alitalia rifà il look alla sua rivista, affidandola ad una società, il cui capitale sociale è inferiore di molto a ciò che costa un singolo numero della sua rivista, per farci cosa non si sa. Secondo noi nulla, come sempre., mentre la compagnia di bandiera, nel frattempo, deve licenziare e essere venduta ad un compratore orientale.
Nel caso poi della rivista di Trenitalia, se non andiamo errati, nel colophon un solo cognome compare più volte. Non crediamo di ricordar male; questo stile 'famigliare' è assai diffuso. Lo abbiamo segnalato molto tempo fa, a proposito dell'agenzia 'angeli' affidata ad una grande giornalista (Paola Severini), che naturalmente vi ha chiamato a scrivere anche due suoi figli, nati Guidi, corrispondenti da Parigi e New York. Non sarà che gli angeli - gli stessi dell'agenzia - li mantengono agli studi?
domenica 27 ottobre 2013
L'azienda Forza Italia
Chi non lo avesse ancora capito fino in fondo, Berlusconi è l'industriale che 20 anni fa ha fondato Forza Italia, la sua seconda azienda, accanto a Mediaset, forse anche per salvare la prima. Non importa. Ci ha messo dei soldi, forse tanti, ma i calcoli li ha fatti bene, perchè i conti di mediaset, per molti anni sono andati a gonfie vele, oggi un pò meno. Ma in tempo di crisi anche i ricchi possono piangere.
Ora accade che il Popolo delle libertà, nato sulle ceneri di Forza Italia, terza sua industria, viene chiuso, e il padrone torna a Forza Italia. Chiama il management, nel consiglio di amministrazione con sede a palazzo Grazioli, e dice che tutte le cariche sono azzerate, esattamente come si fa nelle ristrutturazioni aziendali. Berlusconi avoca a sé ogni delega o incarico, in attesa di trovare nuovi manager a cui affidare la guida della sua nuova-vecchia azienda. E di indicare anche il suo successore al vertice, fra i membri della sua famiglia, proprietari dell'azienda, quantomeno maggiori azionisti - si fa il nome di Marina, la tosta. Intanto ha da saldare alcuni debiti che ammontano ad un centinaio di milioni, per i quali è difficile possa chiedere contributi ai manager che ha appena scalzato dai posti di comando. Dunque lui paga, e solo lui, i debiti, perchè è lui il padrone dell'azienda e l'amministratore delegato pro tempore. Si tiene del vecchio management solo la sua femme de chambre, segretaria particolare, la parlamentare Rossi, che lo segue passo passo come un ombra e che dunque parlamentare è stata assai poco, occupatissima a reggere l'ingorgata segreteria del padrone. Il quale deve quanto prima passare comunque la mano perchè è stato condannato per frode fiscale, con condanna definitiva e quindi fra breve, dovrà scontare la pena in affidamento ai servizi sociali, visto che il carcere per un reato in fondo veniale come quello della frode fiscale, il carcere non è previsto e neanche una multa che farebbe arrivare nelle casse dello Stato quei sei milioni evasi, più interessi. I manager messi alla porta dal padrone e quei pochi che se ne sono andati sua sponte, quando hanno visto le cattive acque in cui navigava dell'azienda, ora si sono messi su pizza in cerca di un nuovo padrone, esattamente come fece Leporello alla morte del suo Don Giovanni - l'accostamento a Don Giovanni non tanto per il prestigio del mito quanto per le debolezze umane dei due ha perseguitato il capo azienda e continua tuttora a perseguitarlo. Quei manager, infatti, abituati a mangiar caviale ed a bere champagne, alla faccia del padrone, prima di accontentarsi di bruschetta e gazzosa, vogliono provarle tutte. Per tener alto il nome del Paese.
Ora accade che il Popolo delle libertà, nato sulle ceneri di Forza Italia, terza sua industria, viene chiuso, e il padrone torna a Forza Italia. Chiama il management, nel consiglio di amministrazione con sede a palazzo Grazioli, e dice che tutte le cariche sono azzerate, esattamente come si fa nelle ristrutturazioni aziendali. Berlusconi avoca a sé ogni delega o incarico, in attesa di trovare nuovi manager a cui affidare la guida della sua nuova-vecchia azienda. E di indicare anche il suo successore al vertice, fra i membri della sua famiglia, proprietari dell'azienda, quantomeno maggiori azionisti - si fa il nome di Marina, la tosta. Intanto ha da saldare alcuni debiti che ammontano ad un centinaio di milioni, per i quali è difficile possa chiedere contributi ai manager che ha appena scalzato dai posti di comando. Dunque lui paga, e solo lui, i debiti, perchè è lui il padrone dell'azienda e l'amministratore delegato pro tempore. Si tiene del vecchio management solo la sua femme de chambre, segretaria particolare, la parlamentare Rossi, che lo segue passo passo come un ombra e che dunque parlamentare è stata assai poco, occupatissima a reggere l'ingorgata segreteria del padrone. Il quale deve quanto prima passare comunque la mano perchè è stato condannato per frode fiscale, con condanna definitiva e quindi fra breve, dovrà scontare la pena in affidamento ai servizi sociali, visto che il carcere per un reato in fondo veniale come quello della frode fiscale, il carcere non è previsto e neanche una multa che farebbe arrivare nelle casse dello Stato quei sei milioni evasi, più interessi. I manager messi alla porta dal padrone e quei pochi che se ne sono andati sua sponte, quando hanno visto le cattive acque in cui navigava dell'azienda, ora si sono messi su pizza in cerca di un nuovo padrone, esattamente come fece Leporello alla morte del suo Don Giovanni - l'accostamento a Don Giovanni non tanto per il prestigio del mito quanto per le debolezze umane dei due ha perseguitato il capo azienda e continua tuttora a perseguitarlo. Quei manager, infatti, abituati a mangiar caviale ed a bere champagne, alla faccia del padrone, prima di accontentarsi di bruschetta e gazzosa, vogliono provarle tutte. Per tener alto il nome del Paese.
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