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mercoledì 23 maggio 2018

Vale per Minoli che si candida al CdA Rai, ma non per Conte, candidato premier, secondo Travaglio: competenza ed esperienza

Alla fine di questo mese scade il termine per la presentazione dei curriculum da parte chi aspira ad entrare nel CdA Rai che  a giugno dovrà esser rieletto, essendo quello in carica in scadenza.

  Michele Santoro ha fatto sapere che lui ha presentato il suo curriculum, in nome della sua competenza in materia, ed altrettanto ha fatto Giovanni Minoli, 72 anni, che è passato da tutti piani di Viale Mazzini - senza che il suocero Bernabei abbia mai mosso un dito in suo favore, mentre avrebbe potuto farlo, dunque si è fatto tutto da sè - salvo quello del CdA, nel quale ambisce ora sedersi.

In nome di che cosa sia Santoro che Minoli intendono candidarsi per il CdA della Rai? In nome, sacrosanto, della loro conoscenza della materia in via diretta e per la loro competenza in fatto di televisione a tutti i livelli - questo vale a maggior ragione per Minoli che ha avuto incarichi dirigenziali e di gestione ma anche autorali.

 Lo ha affermato  chiaramente oggi in un'intervista al Corriere, di 'Cairo' - proprietario anche della Ditta per la quale lavora: La 7, che sta dimostrando di fare squadra e di saperla fare - dove ha esplicitamente detto che per stare in quel CdA occorre  conoscere la televisione, e chi meglio e più di lui?

 Ha ragione Minoli, ed il suo discorso vale per tutti i campi; ma va tenuto presente, nel suo caso, anche il fatto che ritornare sul luogo del delitto non fa bene all'interessato, e che  stare per molto tempo in uno stesso posto, può incancrenire, a dispetto della competenza, certe situazioni anche negative.

Ora  il discorso che fa Minoli potrebbe essere applicato anche a Giuseppe Conte, prelevato di peso dall'Università e dallo Studio legale dove lavora e catapultato a Palazzo Chigi, in nome e per conto dell'accordo Di Maio-Salvini. Ma senza competenza alcuna nel governo del paese o in amministrazione della cosa pubblica. Sì, ma che c'è di strano, rifletteva ieri dall'emittente di Cairo, Marco Travaglio?
 C'è per tutti  e in ogni campo una prima volta. Forse che tutti i presidenti del Consiglio italiani prima di andare a Palazzo Chigi avevano avuto una precedente esperienza, che li promuoveva e giustificava per quell'incarico? No, sosteneva convinto -  semplice finzione televisiva  e per mantenere il punto dell' appoggio ai Cinquestelle - Travaglio.

 E ha fatto anche qualche esempio per convincere della sua asserzione. Forse Ciampi, Monti, Renzi,  Gentiloni ed i loro predecessori avevano tali credenziali? Sì, caro Travaglio. In un modo o nell'altro l'avevano, comunque avevano esperienze di amministrazione della cosa pubblica,  erano politici attivi, o godevano di grande prestigio nel consesso internazionale europeo ecc.. Cosa che Conte non potrà vantare e, peggio ancora, comincia la sua corsa azzoppato. E, fatto non da poco, nessuno al mondo, salvo in quello accademico del diritto amministrativo molto ristretto, conosce neppure di nome.

E del resto, Travaglio, nessuno avrebbe affidato a te la direzione del 'Fatto' se tu fossi appena arrivato nel consesso dei giornalisti pur essendo, per tua stessa convinzione, il più bravo, il più puro (  hai sentito la pernacchietta?) Intendiamoci, nessun editore te lo avrebbe consentito.  Ti avrebbe detto: datti da fare, impara il mestiere e poi concorrerai alla direzione.
 Se il giornale fosse tuo è evidente che potresti fare quello che ti pare, anche farlo fallire - gli esempi sono tanti.
 Dunque è così strano che le forze più responsabili del paese - che naturalmente non sono tutte di quel consesso di bravuomini litigiosi del PD - non vogliano far correre all'Italia pericolo alcuno?

venerdì 11 maggio 2018

Attenti a quei due. Di Maio-Salvini

Adesso che la bomba del loro matrimonio sarebbe sul punto di scoppiare, molti sensali , attivissimi nel tifo a favore nelle settimane precedenti, si smarcano e prendono le distanze. Qualche ragione c'è. Hanno fatto di tutto per organizzare  e far andare in porto quelle nozze,  ed ora che le pubblicazioni sono state affisse  e la cerimonia potrebbe svolgersi  a breve, officiata da Mattarella,  con la fascia azzurra europea, ecco che si preparano ad intraprendere la nuova strategia, che li porterà a fare di tutto perché quel matrimonio non duri a lungo.

Si sta verificando, ancor prima che quel matrimonio si celebri di fatto, ciò che accadde qualche anno fa, quando il nemico Berlusconi non esisteva più, messo fuori gioco dalla legge Severino, contro la cui applicazione al suo caso, si è rivolto alla Corte europea ed attende proprio in queste settimane una pronuncia a  suo favore.

Non avendo più un nemico, occorre trovarsene un altro. Ora Berlusconi non c'è (ma forse c'è), l'opposizione vaga in cerca di se stessa, e allora  per non stare con le mani in mano, tanto vale giocare a smontare quel matrimonio.

Sanno già coloro che per il matrimonio Di Maio-Salvini hanno fatto da sensali che i due per quanto abbiano gli stessi interessi - il principale dei quali è il potere - impossibile che la convivenza quotidiana non logori il rapporto, facendo seguire una cappellata dietro l'altra. E i sensali che altro potrebbero fare? Girarsi dall'altra parte per non vedere? Sarebbero anche capaci ma non lo faranno; e per questo hanno già cominciato a dire e scrivere che  comunque andrà a finire, sarà una schifezza. Così la pensa Travaglio che già sta  riposizionando i suoi cannoni  con i quali per mesi e mesi  ha sparato contro la povera Maria Elena Boschi, come fosse la Merkel, e contro il suo protettore Renzi , per puntarli contro la  coppia del secolo, la prima di una lunga serie di matrimoni fra parenti stretti., che la scienza ci ha raccontato come finiscono: con gravi deficit genetici.

I primi colpi sono già pronti. Che ne sarà quando i due dovranno affrontare il tema del conflitto di interessi? Ieri i giornali, in concomitanza con l'uscita del film di Sorrentino 'Loro 2', si sono divertiti a fare la cronistoria delle dichiarazioni infinite di Di Maio contro Berlusconi e delle risposte feroci del Cavaliere al giovinotto senza arte né parte.
Che fa il giovinotto, si rimangia tutto quello che ha detto e si convince che andare a pulire i cessi in Mediaset sia un lavoro onorevole e ben retribuito con la cosiddetta 'astensione benevola' dal principale?   Che faranno Travaglio e i suoi ? Assisteranno muti al silenzio assordante sull'argomento dopo il chiasso dei mesi precedenti?

Intanto i due trattano, mettendo a  confronto quello che possono portare in dote l'uno all'altro. E al paese. Al quale potrebbero far passare, una volta sposati, giorni difficili.

P.S. Notizia di queste ultime ore, ripresa oggi dal Corriere: il Tribunale di Milano ha concesso di nuovo a Silvio Berlusconi la facoltà di candidarsi alle elezioni, che gli era stata inibita alcuni anni fa, con l'applicazione della cosiddetta legge Severino.

lunedì 26 febbraio 2018

Vota Berlusconi/ posti nuovi:due milioni

Non tutti in una botta i due milioni di nuovi posti di lavoro. Anche per Berlusconi sarebbero troppi. Ma un secondo milione che va aggiungersi  al primo che Berlusconi tirò fuori dal suo cilindro magico molti anni fa,  regalandoli al paese, dopo averli promessi con impegno solenne assunto con la firma del suo 'patto' con gli italiani nel salotto tv di Bruno Vespa.

 Sono trascorsi molti anni da allora, l'Italia gode ancora dei benefici del suo governo - anzi dei suoi governi, perchè altre volte è tornato al timone della nazione - ed ora torna più arzillo che mai - salvo che per la calotta  marrone che ogni giorno deve disegnarsi in testa prima di uscire allo scoperto - a  offrire benefici e miracoli al paese.

 Allora come oggi è chiaro a tutti che lui non scende in politica per farsi gli affari suoi, perchè quelli se li è già fatti, ma per liberare l'Italia dal pericolo grillino, esattamente come allora, quando scese in politica per liberarla da un altro pericolo, quello comunista.

Accanto a sè chiama  persone che appartengono al mondo del 'fare',  al mondo dell'imprenditoria e delle professioni, al quale anche lui appartiene,  a coloro cioè che hanno dimostrato di saper governare i loro affari; e se hanno fatto e bene con le loro cose, sapranno farlo con la 'cosa pubblica', senza badare al proprio tornaconto, perché i loro affari vanno in automatico - come ha dimostrato anche Berlusconi con le sue aziende.

 Ci sarebbe da dire qualcosa sugli alleati di Berlusconi, ma per ora basta lui, meglio non  parlare dei suoi soci, per non  danneggiarlo.

Niente a che vedere con i grillini - i nemici suoi e del paese, di oggi.  Chi è quel Di Maio - mette in guardia Berlusconi? Un giovanotto, che non è riuscito neanche a laurearsi, che non ha fatto mai un lavoro vero in vita sua, ma solo 'lavoretti', e che ora pretenderebbe di governare il paese, anche con l'appoggio incondizionato di Travaglio e del suo Fatto. Con quale esperienza, va ripetendo Berlusconi? Ma come, aggiunge il Cav. non bastano gli esempi disastrosi che hanno dato al paese governando le città, Capitale compresa? Travaglio affiderebbe il suo Fatto  a coloro i quali  non hanno saputo governare una città?  Ci proverebbe comunque, non temendo che mandino tutto gambe all'aria?

Certi giornali e opinionisti  non  darebbero mai e poi mai altrettanto credito ai grillini al governo, quando dovessero mettere nelle loro mani i propri beni. Mica fessi!

E il PD? Un titolo de La Stampa di oggi, fotografa la loro attuale situazione: il PD vota contro il PD. Negli interventi televisivi dei vari leader, PD ed ex PD, se le danno di santa ragione. Emerge che il nemico o l'avversario da sconfiggere siano i loro ex compagni. E le varie frangette, staccatesi dalla casa madre, vagano alla ricerca di un posto, senza un capo credibile. Perchè quel Grasso,  che hanno voluto al vertice, è l'assicurazione della loro sconfitta. Ieri, a Mentana che gli chiedeva della presenza delle donne nel partito, ha  fatto un paio di nomi -  ma si stava per dimenticare che vi milita anche la Boldrini - e poi ha detto  che hanno coinvolto anche una direttrice d'orchestra. Chi è costei? Si chiama Gianna Fratta, è moglie di Piero Pelù, ma le sue gesta direttoriali solo Grasso apprezza, avendola invitata, un paio di anni fa, a dirigere un concertino in Senato ( noi quel concerto l'abbiamo anche visto e non ci è parso che  Grasso e il suo partito con Lei abbia fatto un grande acquisto, non essendo una esponente  di valore  nel suo campo!) .

Insomma per chi votare?  In fin dei conti quello più affidabile è Berlusconi con il secondo milione di nuovi posti di lavoro. L'ha promesso. E Berlusconi le  Promesse - le chiama così le olgettine? -le mantiene. ( La battuta,  caustica ma esilarante, non è nostra, l'abbiamo letta su qualche giornale!)
 Vero!

venerdì 5 gennaio 2018

Sfogliando 'Il fatto quotidiano' di Marco Travaglio, che non è il 'Washington Post' di Carl Bernstein

Marco Travaglio s'è messo in testa, da qualche mese, di essere il fratello gemello di Carl Bernstein, e che 'Il fatto quotidiano' non è che la riproduzione 3D del 'Washington Post' . Solo che  il caso 'Banca Etruria' non è assimilabile al caso 'Watergate', e soprattutto perchè MEB - per i non addetti ai lavori : Maria Elena Boschi - non è Nixon. Perchè se anche riuscisse, come riuscirono  Carl Bernstein e il suo  collega Bob Woodward, giornalisti del Washington Post, con Nixon, a farla dimettere - ma non lo farà, non c'è più tempo, ed anzi lei si candida al Parlamento alle prossime elezioni, in un collegio senza paracadute perchè vuole avere la conferma del gradimento popolare nel collegio elettorale toscano in cui si candida - non succederebbe proprio nulla.

E allora se Travaglio non è Bernstein, se 'Il Fatto Quotidiano' non è il 'Washintgon Post', e se il caso 'Banca Etruria' non è il Watergate, perchè accanirsi contro MEB, ogni giorno, per qualunque cosa, anche per fatti ed atti insignificanti politicamente? Tanto rumor per nulla!

Rumori e tanti ne fa anche Andrea Scanzi, detto 'pum pum', l'unico italiano non assoggettato al divieto dei botti. Scanzi, sul 'Washington Post' italiano, scrive quasi ogni giorno articoli pirotecnici, per  far la festa a qualunque patrono, si chiami Grasso, Renzi, Pisapia o Madia, quando la bionda madonna tocca il giornale di Travaglio. Un pò meno con i Cinquestelle, troppo alti, per raggiungerli con i suoi fuochi. Spara colpi fallocchi contro tutti, ma che male non fanno a nessuno, mentre possono ferire chi confeziona quelle sparate multicolori. Chissà che fra breve non dovremo leggere di lui su qualche altro giornale italiano,  esattamente le stesse cose che ha scritto di recente di  Maria Teresa Meli  del 'Corriere', e non ha scritto, né scriverà, di Gianluigi Paragone che si candida con i Cinquestelle, come prima aveva fatto con la Lega, che gli aveva regalato una vicedirezione in Rai. 

 Più mirato di Travaglio - che tiene per sè sempre la 'lista della spesa' politica che apre e chiude le pagine del giornale - e meno fallocco di Scanzi qualche tiro lo spara Peter Gomez che l'altro giorno ha certificato l'uscita dalla crisi del nostro paese, con una acuta ragione, a metà strada tra economia e sociologia politica. La certificazione inconfutabile che l'Italia è ormai fuori dalla crisi ci viene da un fatto incontrovertibile: i politici si sono aumentati stipendi e vitalizi. 

lunedì 2 ottobre 2017

Fake News: una, colossale, sulla prima pagina del Fatto Quotidiano di ieri

Ieri, in prima pagina, in alto e in bella evidenza, si leggeva: ALFANO fa la voce grossa." L'ambasciatore nordcoreano  in Italia sarà espulso. Peccato che non esista proprio: mai accreditato. Il solito ruggito del coniglio".

Verrebbe da aggiungere,  ma a proposito del Fatto Quotidiano: il solito 'raglio dell'asino'.

 Già perchè la Nord Corea ha in Italia una rappresentanza diplomatica, con sede a Roma, in Viale dell'Esperanto, al civico 26, cap 00144, zona Eur.

Potrebbe anche essere - ma  ne dubitiamo - che il rappresentante diplomatico nordcoreano, che si presume sia il uso ambasciatore o console generale, abbia presentato le credenziali al governo italiano, attraverso il Ministero degli esteri di cui Alfano è titolare, e  non gli siano state accettate. Ma che in Italia non ci sia  una rappresentanza diplomatica della Nord Corea è una fake news, caro Travaglio. Questa mattina proveremo anche a telefonare alla sede diplomatica, per nostra maggiore sicurezza.

Resta il fatto che un'Ambasciata nordcoreana esista a Roma e presumiamo sia anche abitata, altrimenti perché pagare l'affitto di una sede non utilizzata e dunque vuota?  E  quell'ambasciata ha un suo sito, e compare  nell'elenco delle rappresentanze diplomatiche estere in Italia, fornito dal Ministero di Alfano.

Per il quale, come ben sappiamo, ci sarebbero mille ed una ragione per dargli addosso, a cominciare da quel 'senso di responsabilità verso il paese' del suo partito, sbandierato ad ogni passo, anche falso,  da tutti gli altri partiti (si appellano a quel senso di responsabilità tutti, perfino Razzi e Scilipoti, Salvini e Raggi, figuriamoci se non può farlo Alfano) dalla travagliata legge elettorale, alla legge sul cosiddetto 'Jus soli' ecc...

Ma quando fa una semplice constatazione, beh, almeno in quel caso, magari solo in quello, lasciamoglielo fare. E , comunque, Travaglio e il suo Fatto quotidiano, si informi prima di scrivere fake news, ovverossia: cazzate.

P.S. Non dimentichiamo che noi, quand'anche Alfano facesse sapere all'ambasciatore nordcoreano che non è gradito in Italia, abbiamo sempre Razzi che sul dittatore bombarolo ha un grande ascendente. A lui in governo, in assenza di ambasciatore,  potrebbe rivolgersi per qualunque necessità. Razzi è amico del dittatore e parla anche la sua lingua.

sabato 30 settembre 2017

Anche 'Il Fatto quotidiano', con Raggi e Sala, usa due pesi e due misure. All'incontrario degli altri giornali

Quasi giornalmente, Travaglio o chi per lui, sul Fatto quotidiano, bacchetta  tutti i giornali - in particolar modo i 'giornaloni' che sulla Raggi - la poverina, sempre nei pasticci ed in perenne disgrazia amministrativa -  fanno titoloni, mentre sul sindaco di Milano, Sala, pur egli indagato per Expo, mettono quattro righe a pag. 20.

Come hanno fatto ancora oggi per segnalare l'ultima anomalia riguardante la Raggi, tutti: giornaloni e giornalini, ad eccezione de Il Fatto quotidiano, per il quale evidentemente l'ultimo incidente della giunta Raggi  riguardante il bilancio del 2016, non è da prendere in seria considerazione. Altrimenti non avrebbe fatto un titolino a pag. 9 o giù di lì, avendone 20 appena, in un piccolo riquadro, che sembra avvalorare la tesi dei Cinquestelle, sposata senza riserve da Travaglio.

 E accaduto, infatti che ieri il bilancio consolidato del 2016 non  abbia ottenuto l'approvazione del Comitato dei Revisori contabili del Comune di Roma (OREF), accusato di non essere un comitato 'tecnico' ma politico.  Mentre lo era, proprio per la Raggi, appena due anni fa quando quello stesso Comitato si fece sentire nella gestione Marino, per un caso analogo. Stessa posizione dell'assessore livornese Lemmetti, che giudica quel parere come alcuni cittadini disinvolti giudicano il rosso dei semafori, un semplice consiglio, di cui si può tener conto ma anche no. Per Lemmetti e la giunta capitolina il parere 'tecnico dell' OREF non è vincolante' .

 Curioso poi, che nella stessa pagina del Fatto quotidiano, insistendo sulla tesi della stampa di regime: 'stampa e regime'  a caratteri cubitali, campeggi una foto della Raggi, con fascia  tricolore,  ed articolone di contorno nel quale  lei spiega che ai pm  non ha detto il falso, sulla nomina del Marra n.2, quando disse che quella nomina fu decisa da lei e dal suo assessore. Dunque anche l'accusa resistente, quella di 'falso', entro breve cadrà e i giornaloni si meriteranno una bella dose di fischi  anche dal Fatto quotidiano

venerdì 29 settembre 2017

Se l'assessore Luca Bergamo avesse occhi per guardare, orecchie per ascoltare e naso per sentire il puzzo generale...

E' intervenuto lui, l'assessore Luca Bergamo che viene dalle file della sinistra e perciò in apparenza più credibile, per difendere la Raggi e la sua amministrazione dall' accanimento, presunto, della stampa contro l'amministrazione romana, accanimento ancora più feroce, secondo Bergamo, all'indomani della notizia del rinvio a giudizio della sindaca, per falso ( sulla questione delle nomine per la quale è stata scagionata da un altro reato, l'abuso di ufficio). Ma Bergamo dimentica volutamente i sostenitori o fiancheggiatori della Raggi, sempre nella stampa, contro ogni evidenza e con tutta la benevolenza possibile, come ha sempre fatto il giornale di Travaglio, che , oggi, comincia a vacillare.

Ieri, a poche ore dalla notizia, nel salotto della Gruber, ha parlato il 'ragioner' Bonafede, incaricato dal Movimento di controbattere al 'conto della serva',  che oggi, dopo un anno e mezzo dal loro insediamento, i cittadini romani fanno ai Cinquestelle, relativamnete all' amministrazione della Capitale.

Bonafede, prima di Bergamo, ha chiesto a tutti di avere ancora fiducia, sulla parola, sul caos rifiuti, ad esempio che, in tre anni, per merito dei Cinquestelle sarà risolto.  Ed ha insistito sulla correttezza  dei Cinquestelle, che sono diversi dai tutti gli altri partiti; che  questa richiesta di 'rinvio' della Procura di Roma, metterebbe in dubbio. La Raggi spiegherà alla Procura la storia e tutto si risolverà in una bolla di sapone, ha detto. E l'emergenza 'rifiuti' non è che una delle tante che oggi ammorbano la Capitale - ieri glielo ha detto a brutto muso l'attrice Anna Foglietta a Bonafede, sempre nel salotto di Gruber, presentando il suo film Contagio sui mali romani passati, ed anche presenti.

Ma per tornare a Bergamo che stigmatizza l'accanimento della stampa contro i 'diversi' del Movimento, sarebbe  assai più interessante se spiegasse, per le competenze che lo riguardano più direttamente ( la 'ricrescita culturale' come noi da sempre andiamo ironizzando) alcune cose:
1.che ne è del Teatro Valle, chiuso da anni, più volte annunciato in procinto di essere riaperto, mentre invece i lavori non sono neppure cominciati;
2.come ha trasformato l'Estate romana, risolta a dare elemosine (elettorali!!!) a tutti i municipi,  perché la cultura deve essere popolare, senza nessuna attenzione alla qualità delle proposte;
3. perché la buffonata del Capodanno che, a Roma e solo a Roma, Bergamo ha voluto che non si celebrasse alla mezzanotte,  ma dalle 3 in avanti del primo giorno del nuovo anno e sui ponti del Tevere...

E qui chiediamo ragione a Bergamo di altri problemi della Capitale, visto il suo secondo ruolo di Vice sindaco:
1. In attesa che l'emergenza rifiuti venga risolta - per Bonafede in tre anni - che fanno i Romani? La monnezza se la mangiano? La buttano direttamente al Tevere, o la portano, specie i pensionati che hanno tanto tempo libero, sotto casa della Raggi  degli assessori Montanari e Bergamo?
 Alcuni slarghi  con i cassonetti danno di Roma l'immagine di una città in guerra, bombardata: cassonetti che non stanno neanche in piedi, che vomitano monnezza, perchè non viene regolarmente raccolta, e topi, piccioni e perfino gabbiani che ringraziano. Mentre i cittadini si turano il naso per non sentire il puzzo nauseabondo.
2. E il caos dei trasporti, con il concordato di Atac?
3. E l'emergenza idrica?
4. E la manutenzione delle strade e degli impianti ( acqua, luce, gas) di pubblico servizio?
5. E l'abbandono generale di tutti i polmoni verdi della città, con alcuni parchi e ville storiche  invasi dalla sterpaglie? Dobbiamo attendere che venga fatto il bando, entro la fine dell'anno, per nuovi giardinieri e responsabili, uno per ciascun  parco o villa?

Chi vive a Roma o la visita semplicemente per qualche giorno si rende immediatamente conto della rovina - non le rovine storiche - della città, per il cui decoro ora, meritoriamente, si muovono singoli cittadini o associazioni private ( ultimamente anche le guide turistiche si sono impegnate a fare pulizia nelle aree in prossimità dei monumenti).

 Possiamo anche fermarci, ma l'elenco è ancora molto lungo. Bergamo, ma prima ancora la Raggi, deve sapere e capire che l'onestà, fondamentale, ma sbandierata eccessivamente ( un pò facile per chi fino all'altro ieri non ha avuto potere, in futuro staremo a vedere!), non basta per governare una città. Occorre efficienza e tempestività. E finora la Raggi e tutto il suo gabinetto non ha saputo proporre soluzioni ai problemi, e s'è limitata a far sapere che  nel giro di mesi se non di anni saranno risolti questo o quel problema.  La politica degli annunci. Troppo comodo; nel frattempo cosa fare?

martedì 19 settembre 2017

Il vero scandalo non è Veronica Oliva, ma Fabio Fazio, detto 'Fabbio'

Nella nostra quotidiana puntatina all'edicola sotto casa,  oltre i soliti quotidiani, ci siamo fatti convincere dalla copertina, ad acquistare anche un noto settimanale, sulla quale campeggiava, un titolone: 'Per questa donna Fazio è nella bufera', settimanale che mai e poi mai avremmo comprato per il resto dei servizi.

 La copertina ritrae anche Fazio in compagnia di una giovane donna, Veronica Oliva, che è fra le autrici di 'Che tempo che fa' e lo è stata anche delle trasmissioni extra di Fazio. Della quale, altri settimanali, specializzati in gossip e rivelazione sui vip e sulle persone del loro circondario, hanno scritto che aveva iniziato come 'guardarobiera' della trasmissione di Fazio, e che poi aveva scalato tutti i gradini  intermedi fino a raggiungere, e a stabilirvisi, quello di 'autore'. I giornali accennano anche ad altro, e cioè che fra Fabbio e la Veronica ci sia del tenero, e che il mega contratto che Lei ha sottoscritto con la società Officina CHE PRODUCE IL PROGRAMMA, è di proprietà anche di Fabbio, il quale  le assegna la bella cifra di 300.000 Euro circa, superiore anche a quello del direttore generale  Rai, Mario Orfeo.

Avesse lavorato in Rai, dipendente o  in qualunque altra maniera, ancor più se collaboratrice, appena superata la cifra di 80.000 Euro come compenso, il  suo nome figurava nell'elenco dei dipendenti e collaboratori, di pubblico dominio. Ma lì il suo nome non c'è. Dunque se anche percepisce quel compenso - non male, direbbe Selvaggia Lucarelli che un compenso simile ambirebbe ricevere dal Fatto Quotidiano, ma Travaglio e Padellaro fanno orecchie da mercante; e per questo ha chiesto a Fazio di arruolarla fra i suoi autori, pagandola anche meno, ma non di tanto, di Veronica Oliva - il compenso glielo dà la società produttrice che è anche di Fazio. Fabbio un corno, perchè la società si fa pagare il prodotto dalla Rai,  e se lo fa pagare profumatamente - per poter compensare anche profumatamente la Oliva?

Ora non è scandaloso che una ragazza, partita come guardarobiera sia diventata, applicandosi ed applicandosi, autrice del programma nel quale si era introdotta, con un lavoro fra i più umili.
 Non sarebbe il primo caso e neppure l'ultimo. Conoscete la diva del canto Anna Netrebko, bella brava e strapagata? Lei, da giovane, tanto era l'amore per l'opera, che per entrare al  Teatro Mariinsky di San Pietroburgo, s'era fatta assumere come donna delle pulizie. Ed oggi è una diva dei teatri d'opera, dal cachet stellare.

E non è neppure scandaloso che fra lei e Fabbio, qualora fosse vero, sia scoccato l'amore. beati loro. Come non lo è neanche il suo compenso, che possiamo almeno definire generoso?

LO scandalo, quello vero è Fabbio che riesce sempre a farsi dare, dai dirigenti consenzienti e di manica larga ma con i soldi pubblici Rai, quello che vuole, non vergognandosi lui che poi fa il moralista e  predicatore, dal suo pulpito della domenica sera. Quello è il vero scandalo, e la giustificazione che lui si fa pagare per quello che vale e secondo il mercato, è una giustificazione del c... . Peggio ancora fanno coloro che le sue richieste esosissime ed anche un pò scandalose assecondano, nel finto timore che il giovanotto dalle uova d'oro - più per il suo pollaio che per quello della televisione pubblica  - vada a deporle altrove. E tutto per quell'altra idiota storia del political correct di cui Fabbio si ritiene essere l'incarnazione.

sabato 16 settembre 2017

Marco Travaglio ha visto giusto su Virginia Raggi e sui suoi disastri romani. Altro che ironia

Adesso che Di Maio, obtorto collo (che sceneggiata!), ha deciso di accettare la candidatura a premier, per il suo movimento, candidatura che lo porterà anche a reggere le sorti del partito - ma non si criticava Renzi perchè da premier guidava anche la segreteria del PD? - vien da convincersi che i guai non vengono mai da soli. Non bastava Raggi, ci voleva anche Di Maio? L'unica speranza è che il popolo degli elettori si ravveda e non faccia l'ulteriore tragico errore di mettere, dopo Roma, anche l'Italia, nelle mani di un perfetto incapace, alle prime armi con l'amministrazione pubblica, non di una città ma del paese. Dio ce ne scampi!

 Ma adesso che il pericolo Di Maio è ancora lontano e ci sarebbe tempo per scongiurarlo, vogliamo fermarci alla Raggi, che Travaglio nei giorni scorsi ha difeso a spada tratta contro tutti quelli che vorrebbero ritenerla responsabile di tutti i mali di Roma passati e presenti, compreso - ironizzava il giornalista - un eventuale futuro assalto di cavallette e l' invasione dei dinosauri.

Per le cavallette ed anche per i dinosauri Travaglio ha buon gioco a difendere la Raggi. Ma, per quasi tutto il resto tirato in ballo, con acuta ironia, no.

Ieri s'è venuto a sapere, dopo la paventata epidemia del morso della zanzara tigre che sta colpendo, in modo particolare nel Lazio, ed anche a Roma, ma che si teme colpirà ancora fino a quando il clima non diventerà freddo, che l'assessore Montanari, ad aprile quando si doveva prevenire, non ha dato seguito alla normale disinfestazione, per il timore di nuocere all'ambiente. Cioè quei disinfettanti che gli avvisi affissi nei vari condomini, che a loro volta praticano la disinfestazione in spazi privati, assicurano non essere nocivi per le persone, lo sarebbero, secondo la assessora alla monnezza, per l'ambiente. Fatto sta che la mancata generale disinfestazione  pubblica ha fatto sì che le larve con il clima caldo si schiudessero e facessero uscire le temibili zanzare.
 La Raggi non ha ascoltato neanche il primo allarme nei primi giorni di settembre, quando la si invitava a provvedere con urgenza, anche se troppo tardi, alla disinfestazione. Lei ha atteso una settimana, consentendo ad altre zanzare di volare libere e mordere gli ignari incolpevoli cittadini.

La disinfestazione da sola non basta, Travaglio; occorre anche che i cassonetti per la raccolta dei rifiuti vengano regolarmente svuotati  e disinfettati per evitare, dopo le zanzare, anche i ratti che ora girano indisturbati a pascersi nella monnezza.

Travaglio, scherzi ed ironia a parte, dovrebbe spiegare perchè non dovremmo attribuire alla Raggi la responsabilità - che è sua e solo sua - di questi disastri.

Il direttore del Il Fatto Quotidiano che ieri si è improvvisato critico musicale del suo giornale, per il concerto di Bocelli al Colosseo, dove naturalmente era ospite: due ore di bellezza, ha scritto, dimostrando di non avere nessuna contezza del dozzinale spettacolo (perchè non ha chiesto a Isotta di scriverne?), avrebbe dovuto prestare ascolto al lapsus di Bocelli, il quale nell'Inno a Roma di Puccini, avrebbe cantato, se abbiamo sentito bene, rivolto al 'Sole che sorge,: non vedrai nessuna cosa al mondo peggior ( maggior, dice il testo originale) di Roma, sotto la Raggi. Alla quale, presente al concerto, sono sicuramente fischiate le orecchie

mercoledì 25 gennaio 2017

Tribuni in politica - Travestiti in tv - Futuro di/per Renzi

Nei giorni dell'emergenza fa un certo effetto ascoltare gli arringapopolo di tutte le scuole politiche, indistintamente, discettare sull'emergenza, e con più determinazione e durezza soprattutto sull'inefficienza - inefficienze - che ad ogni emergenza emergono nel nostro Paese, per molti anni lasciato in balia di se stesso e dei cattivi amministratori che ora si ergono a tribuni.
 L'altro ieri, dopo l'avviso di garanzia a Virginia Raggi, i pentastellati hanno avuto il coraggio di fare il loro show in Parlamento: in questa emergenza - hanno detto -  chi governa, con tutte le sue propaggini, ha dato segni di colpevole inefficienza, facendoci venire in mente il vecchio detto del bue che dà del cornuto all'asino.  Parla chi, fuori dall'emergenza, non riesce a governare la quotidianità, come ormai da più di mezz'anno sta dimostrando ai cittadini romani Virginia Raggi? Non hanno risposto a simile normale appunto, perché - ha detto uno degli anziani del movimento - 'non ho mai rilasciato interviste e non  lo farò ora', (dopo che il Movimento gli ha messo la museruola). E tutto il mondo politico, e quello dell'informazione più di ogni altro, è caduto nella più profonda angoscia, impedito di conoscere quale acuto pensiero avrebbe partorito quella mente stellata. Per fortuna del mondo politico e anche dell'informazione, nella quasi totalità, che c'è Travaglio che, per qualunque fatto quotidiano, legge nella mente dei Cinquestelle e traduce per il popolo.

Chi di notte si sveglia di soprassalto per un cattivo sogno - e occasioni ed avvenimenti per averne ce n'è in abbondanza -  può anche accendere la tv, sperando di  riaddormentarsi presto. Ma al malcapitato potrebbe toccare di sintonizzarsi su 'Uomini e Donne' della premiata ditta 'De Filippi', e di domandarsi in quale mondo si è affacciato, osservando una passerella di travestiti e travestimenti, compresa la titolare della ditta. Tutti sono vestiti come appena scesi dalle passerelle di moda,  di normale non c'è neanche uno,  compresa la titolare, che comunque pende per la sobrietà; si vedono sfilare uomini che se li incontrassi  per strada  ti farebbero girare  la testa, e ragazze, per lo più giovani e sempre belle, altrimenti la titolare non le vuole, truccate  con quattro dita di cerone, che partecipano alla fiera degli scambisti.  Naturalmente non fa eccezione la grande matrona assisa in trono, che l'altra notte, di giallo vestita,  che noi abbiamo scambiato per una zucca anemica. Ma dove nascondono nel nostro paese le persone normali?

Matteo Renzi ha inaugurato l'altro ieri, alla vigilia della pronuncia dell Corte costituzionale sulla legge elettorale, il suo blog (nuovo?), postando il seguente messaggio, urbi et orbi: 'il futuro prima o poi ritorna'. Non è difficile immaginare che, neppure tanto segretamente, Matteo Renzi pensi al futuro che si identifica con la sua persona. E che  tale futuro stia per tornare, non sappiamo quando, prima o poi,  come ci suggerisce l'interessato. Ancora un pò di pazienza.
Ma forse, più modestamente - sebbene la modestia non rientri fra le sue più profonde virtù -  Renzi intendeva dire che il futuro immaginato con le riforme bocciate dal referendum popolare, prima o poi dovranno essere riprese, per dare la scossa ad un paese  in letargo mortale.
 Noi invece vogliamo pensare che egli intendesse dire che questo paese, ora fiaccato da continue terribili emergenze, prima o poi - speriamo con lui, quanto prima - tornerà a  immaginare, sognare e poi a vedere un futuro migliore.

lunedì 5 dicembre 2016

Le lacrime di 'Coccodrillo-Travaglio' sul dimissionario Governo Renzi

Alla fine il partito della non-riforma ha vinto per tre a due sul partito della riforma-non-perfetta. E guai a chi ora e per i prossimi anni si lamenterà della burocrazia italiana, delle lungaggini parlamentari e delle trappole che una delle due camere tende troppo spesso all'altra, e, infine, della mancata soppressione di un ente inutile ma costoso come il CNEL ( Sarà contento, per questo, l'amico Pennisi che ora, essendo ancora nel CNEL, avrà da scrivere meno su o contro il Governo Renzi che voleva eliminarlo ed invece è stato eliminato proprio lui, l'eliminatore, o il rottamatore; e tornerà a concentrare le sue energie prevalentemente sulla musica, la sua passione bruciante.).

Ieri tutti a ricordare gli esempi vicini  della Brexit o di Trump alla Casa Bianca. Alla vigilia tutti minacciavano l'imminente fine del mondo, tutti dopo poco si sono dovuti ricredere proprio sulla fine del mondo, perchè che non c'è stata, nonostante che di tanto in tanto qualche fulmine inglese o americano si abbatta sul mondo.
 Ma nessuno può fare lo stesso discorso anche per l'Italia: la fine del mondo, così come  non c'è stata per quei due paesi, sostengono i vincitori, non ci sarà in Italia; perché non può ignorare che l'Italia non è né la Gran Bretagna nè gli Stati Uniti, e che un qualche problema, magari anche grosso, potrebbe averlo, a causa del suo debito pubblico, enorme, ed anche perché con la guida pur criticabile e criticata di Renzi e l'aiuto del suo validissimo ministro Padoan , il nostro paese 'rischiava' di uscire dal guado. Lentamente, certo, e per questo fra i mugugni. Ora dobbiamo stare in finestra.  Non affogherà, ma potrebbe avere  un pericoloso naufragio sia in patria che in Europa.

Mentre Travaglio-coccodrillo-arrogante versa  lacrime sull'uscita di  scena di Renzi, dichiarandosi - ora, ma solo ora - dispiaciuto perché mancherà al governo del  nostro paese la sua giovinezza, il suo entusiasmo. Peccato - ha avuto l'arroganza di dichiarare - dando del cornuto all'asino-Renzi, lui bue-Travaglio riconosciuto, arrogante quanto e forse più dello stesso Renzi.

Adesso la palla passa al Presidente della repubblica che dovrò designare un nuovo capo del governo italiano il quale dovrà recarsi in Parlamento e domandare la fiducia. Non dimentichiamo che il PD ha la maggioranza ed è quindi abilitato a governare fino a nuove elezioni, a meno che non sfiduci il prossimo incaricato da premier.

Tutti gli altri partiti, quelli del fronte del NO chiedono a gran voce elezioni subito, non gli frega nulla di quel cesso di legge elettorale denominata 'Porcellum' e della possibilità di cambiare l'Italicum non ne vogliono sapere. Vogliono subito approfittarne, e portarsi a casa, sbranato, Renzi.

Il pericolo di avere anche in Italia un governo 'simil-Raggi' non impensierisce nessuno, nonostante il clamoroso flop del Campidoglio pentastellato.

mercoledì 28 settembre 2016

D'Alema s'è fatto un litro. Del suo vino?

La 7 quest'anno ogni sera cambia pelle. Da Lilly sono apparsi prima Renzi e Travaglio,  il secondo molto simile ad una serpe velenosa che non guarda mai in faccia l'avversario ma che è pronto a morderlo - anche se spesso senza iniettargli veleno velenoso, perchè non ne ha di efficace nella sacca in cui lo raccoglie - mentre l'altro le spara ogni giorno più grosse - il 'promessificio' di Renzi non ha limiti - benchè qualcosa a Travaglio gliela spieghi, nonostante che lui  faccia finta di non capire o non vuol proprio capire.
Nei giorni successivi, sempre Lilly, nel suo salottino soft, post Mentana,  ha ospitato due coppie salite ma sul ring 'parrocchiale', nonostante fingano di lottare. Una sera  Padellaro/Augias e l'altra Severgnini/ Scalfari .

Nella coppia Padellaro/ Augias chi tira pugni è Padellaro. Augias sembra uno che le ha prese di santa ragione ed ancora non si è ripreso,  mentre con buone maniere ammanta banalità ed ovvietà e risponde picche alle domande della Gruber che gli chiede di politica, e  che  lui dichiara  di non conoscere a  fondo.  Peché allora c'è andato sul ring? Per presentare il suo nuovo libro?

Nella seconda coppia, salita sul finto ring, Severgnini - che ha sempre l'aria di 'primo della classe'  cui non sfugge nulla in nessun campo, non proprio il massimo della simpatia nonostante i suoi forzi sovrumani per apparire 'piacione', e che invidiamo soprattutto perchè parla sempre inglese che noi non consociamo - e Scalfari che, oltre che per l'età e la lentezza conseguente, porta i segni  dei pugni che c'ha preso che l'hanno reso anche incontinente. Altrimenti quei fatterelli relativi al cimitero e soprattutto alla garconnière berlusconiani poteva risparmiarseli, richiesto semplicemente di fare gli auguri per gli ottant'anni a Berlusconi.
 Sul primo ring fra i due un accenno di lotta c'era, mentre si allenavano a mandare al tappeto in ambedue gli incontri Renzi ed il suo referendum; sul secondo era tutta una finta, anzi i due hanno fatto a gara, pur agendo sulla carta stampata (di appartenenza) su fronti diversi, a difendere sia Renzi che il referendum. Qualche pugno, innocuo, hanno fatto finta anche loro di tirarselo, ma niente di serio.

Dal salotto di Lilly alla piazza di Giovanni (Floris). Qui, come in piazza, si parla di tutto e così passa la serata, ci si ritrova dopo cena e si resta a cazzeggiare fino a notte inoltrata, quando i regolamenti comunali consigliano a tutti di andare a casa se non si vogliono prendere multe per schiamazzi.
 C'è anche Massimo D'Alema che dà veramente l'impressione di essersi scolato un bel litro di vino a cena, non sappiamo se del suo. Certo è che gli ha fatto male. Se Giovanni non  lo avesse più volte chiamato per nome, incalzandolo con le domande - come del resto hanno fatto poi anche altri due giornalisti invitati nella piazza - chiunque avrebbe potuto pensare che su quella poltrona non c'era D'Alema bensì Brunetta e in certi momenti Salvini o Grillo, e financo Travaglio.

Ma come può presentarsi in tv, con quale faccia intendiamo, uno che è del PD e sparare a zero su tutto e per tutto contro Renzi? Non gli sta bene la data del referendum - mancanza di rispetto per gli italiani che dovranno andare a votare in un periodo freddo, suvvia - la riduzione dei parlamentare, l'abolizione del Senato, il risparmio. Nulla, proprio nulla. Tanto che - ma non è la prima volta che gli si chiede - Giovanni gli chiede cosa gli abbia mai fatto Renzi per avercela così tanto con lui. Ha biascicato qualche parola per rispondere alla domanda delle domande, lasciando intendere che Renzi è per lui, per il Pd e per l'Italia tutta l'incarnazione del male assoluto.
 Alla prossima beva meno e cambi fornitore, perchè il vino che s'è scolato poteva essere avariato.
                      

venerdì 11 dicembre 2015

La comunicazione al tempo del Giubileo. Anche Travaglio le spara grosse.

'Il fatto quotidiano' come tutti gli altri giornali, anzi peggio. L'altro ieri, in prima pagina, un titolo con foto, in tutta evidenza, diceva Olmi: "Questo Giubileo è un film sbagliato". 'Il regista curò l'Anno santo del 2000'. Il titolo rimandava a pag. 9 dove si leggeva l'intervista al noto regista, firmata da Carlo Tecce. E cosa si leggeva? Che Olmi elogiava Wim Wenders, chiamato a girare il 'film' dell'apertura della Porta santa in san Pietro, martedì 8 dicembre. Un film analogo a quello che lui, Olmi,  era stato incaricato di girare nel precedente Giubileo del 2000.  Nulla da dire secondo Olmi, salvo un piccolo neo: quella folla di giornalisti e fotografi alle spalle di Papa Francesco, mentre fa il suo ingresso nella Basilica, dopo aver sospinto i battenti, duri ad aprirsi, della Porta santa. Commovente invece l'incontro dei due Papi e promosso a pieni voti tutto il resto. Bravo Wenders! Questo in sintesi. Ma allora dov'è il 'film sbagliato' del titolo?  Travaglio, deve darsi una calmata. Se l'etichetta posta su un prodotto non lo definisce con esattezza, come nel nostro caso, al prossimo giro di acquisti quel prodotto verrà lasciato negli scaffali - in edicola, nel caso del quotidiano.
 Ma cominciano a circolare altre  informazioni, alcune inesatte; mentre altre sembrano essere taciute appositamente, mentre non dovrebbero.
 Le prime riferiscono di un ordine dato da chi sovrintendente alla sicurezza a lasciar passare più pellegrini (e, di conseguenza, ad accelerare i controlli) perché la folla di Piazza san Pietro, meno folta del solito, rischia di dare l'informazione preventiva che questo Giubileo, in fatto di pellegrini calati a Roma, sarà un flop. Attenti, la sicurezza in questo momento è molto più importante della piazza piena solo a metà.
 E poi ci sono notizie che i giornali non danno senza che se ne comprenda la ragione. Ci ha pensato a rimediarvi, la tv dell'intrattenimento. I barboni, o clochard,  accampati in centro e in luoghi comunque visibili, taluni anche con le proprie  roulotte o macchine da rottamare, sono stati trasferiti, di forza, in periferia. Il giornalista chiede ad uno di essi, fatto venire in studio, se l'operazione è stata dettata da ragioni di sicurezza. No, risponde più d'una volta il clochard al giornalista duro a capire: no, ci hanno detto che dovevamo sloggiare per non far vedere ai pellegrini che verranno a Roma, questo 'indecente' spettacolo, e che sarebbero tornati ai loro precedenti rifugi di fortuna, a Giubileo terminato. Che poi sarebbe lo spettacolo di chi non ha un tetto sotto il quale rifugiarsi, un letto nel quale dormire, un pasto caldo ogni giorno.
Ma allora? Quel Papa Francesco che parla di un Giubileo che deve servire per andare incontro ai poveri, e che fa costruire bagni sotto il colonnato per offrire un pò di ristoro a chi vive sotto qualunque portico, protetto da cartoni, all'aperto e non può mai lavarsi, è lo stesso Papa Francesco che chiude gli occhi su una simile disumana 'deportazione', per non far toccare con mano ai pellegrini il fenomeno della povertà? Papa Francesco, faccia sentire la sua voce, altrimenti la sua tacita complicità fa gridare vendetta.

lunedì 13 aprile 2015

Gli sfracelli di Freccero, le idiozie di Salvini. L'EXPO, e l'ANAS. Mai più ciucci a capo dell'ANAS

Se ogni volta che apre bocca il Matteo lombardo non riesce a trattenere una qualche scemenza - l'ultima sui campi rom gli meriterebbe il taglio della lingua, semplicemente per non fargli fare continuamente la figura dell'idiota - quando in uno studio televisivo siede l'apocalittico Freccero allora c'è da attendersi un qualche sfracello, annunciato, minacciato o narrato. Qualunque, perchè su qualunque argomento egli potrebbe scrivere un' enciclica di disastri, gicchè sa tutto,  perfino quello che non sa.
 In faccia a lui i 'Freccero Boy's, Gomez e Travaglio sono dei bamboccioni, mollaccioni, anche quando seguono alla lettera la lezione del loro guru, Freccero.
 Il quale ieri, nello studio di 'Piazza pulita' si interrogava sull'EXPO.  Era proprio necessario farla? a che serve oggi una Expo? perchè prima di prendere una decisione non si è andati a vedere i risultati disastrosi delle ultime? E McDonald's all'EXPO? E' una ingiuria , nonostante che io - ha detto -  consumi abitualmente  panini della multinazionale  e coca. E poi c'è lo scandalo dell'incompiuto, tipico  di tutta la storia italiana  che ora non risparmia neanche la manifestazione milanese che ci esporrà al ridicolo di fronte al mondo. Che se ne farà dell'EXPO, una volta finito? Un' Expo doveva incidere sulla città, si doveva fare non in una landa deserta ma in città ( Freccero straparla).  E i padiglioni di carta pesta (reggeranno?) e la sicurezza che fa acqua da ogni parte, perfino in Tribunale? E le consuete mazzette,  gli appalti truccati e non fatti e qualunque altra apocalittica nefandezza? Freccero le elenca tutte per concludere, o far concludere, che l'Expo non s'ha da fare.
 Gomez invece ha raccontato - più credibile - che  a Smirne, da quando la città è stata  scartata, a favore di Milano, hanno costruito una autostrada, università ed altro. E Crozza, perfino Crozza, parlando dell'EXPO, ha detto cose più dure ma più precise sull'EXPO, a proposito di alcuni progetti, messi nero su bainco, dei quali s'è persa  anche la memoria,  quando sono iniziati i lavori. Gomez e Crozza meglio di Freccero. Il quale, quando alla RAI l'hanno chiamato per affidargli 'RAI EXPO' ha preso un fugone ed ha rinunciato, sapendo che cosa sarebbe successo. Ed oggi, a meno di un mese dall'inaugurazione, le cose mi danno ragione., ha concluso l'apocalittico disintegrato.
Però...però  si può concepire un presidente del Consiglio che dopo gli ultimi  tre collassi autostradali, gestione ANAS, sta  rinchiuso a Palazzo Chigi a leggersi i fumetti e non manda a casa - sarebbe meglio in galera, dopo che si è saputo che di quelle strade o autostrade non furono fatti nennche i collaudi- i vertici? Qualche volta potrebbe distogliere l'attenzione dai fumetti preferiti, e dare un'occhiata alla TV, a quella che ogni tanto fa inchieste giornalistiche, anche sull'ANAS, che la Gabanelli ci fa fatto conoscere meglio l'altra sera, procurandoci brividi e sussulti. Mentre le autostrade collassano, lui continua a leggere fumetti. Legge fumetti Renzi? Dicono di sì, anche se poi, quando va in libreria  ne esce con un bustone di libri che mai e poi mai leggerà.
 Sulle letture del premier c'è stata una accesa polemica nei mesi corsi fra lui e Salvini, il quale in fatto di lettura manca anche di sfogliare i fumetti,  tanto cari al Matteo fiorentino.
 Per tornare all'EXPO, Freccero ha ragione solo quando sottolinea che in Italia tutto si fa sul filo dell'emergenza, si termina e completa ogni cosa due minuti dopo il tempo massimo. E' da parecchi anni che  s'era decisa l'EXPO. Noi stessi, tanto per non perdere l'abitudine ad auto compiacerci, pubblicammo (sul bimestrale Music@, edito dal Conservatorio dell'Aquila) nel lontano 2009, una serie di progetti  messi a punto da rinomati artisti italiani, destinati all'EXPO, seguendone il tema. Di quei progetti presentati per tempo, seppure non richiesti,  gli organizzatori, che hanno ben altro per la testa- come ad esempio. come fare affari - non  si sono dati  neanche la pena di leggerli, per vedere se ce ne fosse qualcuno realizzabile. Semplicemente perché - osiamo pensare - non c'era odore di mazzette ed imbrogli.
 E così, mentre Renzi è al suo ventesimo fumetto, Salvini pensa  come  farci ridere ogni giorno e Freccero dà gli ultimi ritocchi all'affresco della fine del mondo.

P.S. Dai giornali di oggi apprendiamo che il famoso Ciucci - non vogliamo ironizzare sul cognome,  del resto non potremmo farlo a causa del nostro cognome pur esso assai singolare - si è dimesso dall'ANAS, con una modica buonuscita di 1.800.000 Euro. Per la sua presidenza dell'ANAS,  ultimamente anche da pensionato, dobbiamo ringraziare prima Prodi, poi Berlusconi, e, per ultimo anche  gli altri premier: Monti Letta ed anche, buon ultimo Renzi. Siamo disposti a sopportare anche questo, a patto che mai più ciucci a comandare in ANAS. Basta.