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mercoledì 16 agosto 2017

Cristiano Chiarot e Giorgio Battistelli, dirimpettai a Firenze, non si parlano neanche per concordare la normale amministrazione

L'eco della loro incomunicabilità - assai strana per le ragioni che ora vi diremo -  è giunta fino a noi, portata dai giornali toscani. L'incomunicabilità riguarda, per ora, la serata inaugurale delle rispettive stagioni sinfoniche, quella dell'Opera di Firenze, dove da poco è giunto Chiarot, proveniente dalla Fenice, per mettere ordine nei conti; e quella dell'Orchestra della Toscana, presieduta da Battistelli, con il finanziamento statale più alto  fra le orchestre italiane.
La prima tiene la sua stagione nel nuovo Teatro dell'Opera, la seconda allo storicoTeatro Verdi, oltre che nella provincia e in regione. Non tanto lontane da non potersi sentire ed accordare, se non sui programmi, almeno per questioni pratiche, come sulle date ed altri fatti che possono  incidere negativamente sulle  attività l'una dell'altra, se non addirittura apparire come concorrenza sleale. E noi aggiungeremmo: stupida oltre che inutile!

E la cosa non può non apparire molto strana anche a noi che conosciamo bene i due, e Chiarot lo abbiamo frequentato per molti anni - oltre dieci - a Venezia, in occasione e ragione del Concerto di Capodanno, del quale per conto della Rai, siamo stati fin dalla prima edizione 'consulente artistico', con l'incarico di sovrintendere - o, come è accaduto quasi sempre, di proporlo - alla formazione del programma del concerto (che negli anni in cui lo abbiamo curato, sia nella definizione del programma che nella scelta degli interpreti, suggerendo talvolta anche questi, è stato sempre sopra i 4.000.000, fino a 4.500.000 telespettatori, crescendo di anno in anno;  mentre da quando  lo abbiamo abbandonato, in tre anni appena, gli spettatori sono precipitati fino a quasi 3.650.000, a causa del programma assolutamente inadatto, formulato dal direttore artistico del teatro, Ortombina, il quale non si dà pena della débacle e insiste con i suoi programmi che al tempo della nostra consulenza, con fatica, ma sempre riuscendoci anche con la mediazione di Chiarot, aggiustavamo!).

Che Chiarot e Battistelli, negli anni veneziani di Chiarot, si parlassero,  risulta dal fatto che nel giro di due stagioni, le ultime due, Chiarot e Ortombina, hanno messo in cartellone due opere di Battistelli ( Il medico dei pazzi, Riccardo III) ma anche per un'altra ragione che ci riguarda direttamente e che fu all'origine del nostro abbandono del Concerto di Capodanno.

Si era nell'autunno del 2014, ed era in preparazione il concerto del Capodanno 2015, per il quale il vertice della Fenice aveva scelto gli interpreti ( direttore e cantanti) mentre si lavorava con la consueta fatica alla definizione del programma, del quale una bozza avevamo preparato durante l'estate, inviandola ai primi di settembre a Venezia. Il motivo della rottura definitiva fu, senza sua colpa diretta, proprio Battistelli, del quale Chiarot voleva inserire nel programma, addirittura in apertura, una sua breve nuova composizione ( ancora da scrivere, non sappiamo se già commissionata, immaginiamo di sì) dal titolo Expo. Noi gli dicemmo, senza mezzi termini, che era inopportuna,  le ragioni gliele spiegammo, per la parte trasmessa in  diretta da Rai 1; mentre avrebbe potuto inserirla nella prima parte del concerto , quella riservata al  solo pubblico del teatro, che non doveva sottostare a certe regole, dettate soprattutto dalla diretta televisiva,  e da un programma ' classico' ma 'popolare' in un giorno di festa, e in un orario insolito.

Chiarot non volle sentire ragione. Perchè? Cosa lo legava a Battistelli, quali impegni aveva preso con lui? Non lo abbiamo mai capito. Immaginiamo che lui non mandò giù che un consulente lo obbligasse a rivedere una sua decisione o un impegno già preso; e così, pur non inserendo il brano di Battistelli (che, sappiamo, non ha mai neppure scritto, dunque Chiarot poteva recedere dai suoi propositi bellicosi verso di noi che, del successo del Concerto di Capodanno, potevamo a ragione vantare qualche merito, forse più di qualche merito),  scavalcandoci - come non aveva mai fatto, fidandosi ciecamente  del nostro lavoro, coronato da  ottimi risultati - presentò in prima persona un suo programma che si discostava di molto da quello da noi suggerito. Mal gliene incolse, perchè  il Concerto ebbe quasi 300.000 telespettatori in meno. Avrebbe dovuto fare 'mea culpa' e riconoscere che avevamo ragione. Invece,  il sovrintendente, che negli anni precedenti era stato sempre al nostro fianco, anche  quando c'era da far cambiare idea al suo direttore artistico su qualche numero del programma che noi giudicavamo fuori luogo, quella volta ci si mise contro. E  Battistelli fu la causa scatenante.

Per questo sorprende che Chiarot e Battistelli a Firenze, quasi dirimpettai, sembrano non comunicare, mentre quando uno era a Venezia e l'altro a Firenze, evidentemente corrispondevano con maggiore frequenza e più solida intesa.

Noi una ragione ce la siamo fatta. Chiarot, occupato nel tenere in ordine i conti, impresa quasi impossibile '(de minimis' - come sarebbero i rapporti con i vicini - 'non curat' , secondo la sapienza giuridica dei  latini, che si riferivano al 'praetor', il giudice); e, insuperbito per la promozione fiorentina, egli, salvatore della patria, avrebbe rinnegato  amicizie e contatti anteriori, non certo disinteressati;  a sua volta, Battistelli, dopo essere uscito con la coda fra le gambe dall'Opera di Roma, si dev'essere incattivito, forse addirittura inacidito, al punto da non voler più sentire ragioni da nessuno.

E così insuperbito l'uno, incattivito l'altro,  è accaduto che a Firenze l'inaugurazione delle due stagioni sinfoniche loro affidate, con il medesimo 'profumo' russo nel programma, in luoghi ad un tiro di schioppo l'uno dall'altro, sia stata fissata per il prossimo 28 ottobre, alla medesima ora.  La singolare coincidenza, in una città non così grande, non poteva sfuggire ai giornali che l'hanno sottolineata, facendo successivamente decidere a Battistelli di anticipare l'inizio del concerto, almeno quello. Quasi che il medesimo pubblico dovesse prima andare a sentire l'Orchestra della Toscana, e poi, al termine del concerto, precipitarsi a sentire l'Orchestra dell'Opera di Firenze. Quando mai?

Sarebbe stato  opportuno che i due, comunicando fra loro - come  a noi sembrarono fare prima che Chiarot giungesse a Firenze, senza che ne abbiamo mai compreso la ragione - avessero stabilito la data delle rispettive inaugurazioni in giorni diversi. Bastava si fossero parlati... ma c'è sempre tempo per riprendere, a Firenze, la 'conversazione' avviata a Venezia.

venerdì 21 aprile 2017

Annettere o disconnettere? Questo è il problema per Roma e Milano

Fitch abbassa il rating sull'Italia a causa della 'timidezza' del governo nel proseguire sulla strada delle riforme e dell'instabilità politica, ma anche per  la mancata riduzione del debito. Ma il vero problema italiano, a dispetto delle apparenti valutazioni 'a distanza' dell'agenzia di rating, è ANNETTERE o DISCONNETTERE.  Solo a seguito delle decisioni  su tale problema, Ficht - ha già fatto sapere - tornerà a riconoscere all'affidabilità italiana la tripla A.

A Roma  il Comune è in guerra con il Governo sulla configurazione giuridica del cosiddetto 'Parco archeologico del Colosseo'. La Raggi lo vuole per sè, annesso al Comune, Franceschini invece no; a Milano si discute sull'autonomia della Lombardia, sulla disconnessione cioè dall'Italia, come vorrebbe Maroni che su tale questione ha già indetto un referendum, fissandone la data al prossimo 22 ottobre (costo una cinquantina di milioni di Euro: spiccioli per le casse della regione più ricca del paese).

Insomma c'è chi lo vuole connesso (Parco archeologico del Colosseo) e chi disconnessa (Regione Lombardia, alla quale potrebbe unirsi anche il Veneto, sotto l'unica bandiera della Lega. Perchè? Per rivendicare buona amministrazione, dimostrata già nei fatti o per mettere le mani su qualche tesoretto? Nel caso di Roma,  il Comune reclama lo sbigliettamento del Colosseo che produce annualmente una cinquantina di milioni di Euro circa; e  la Lombardia, l'amministrazione diretta delle entrate tributarie, senza che queste debbano fare un lungo giro, passando prima per Roma, che  ci fa la cresta, prima di tornare in Lombardia?

 A Bergamo, dove ieri è stata data notizia del referendum 'separatista' ( ma solo amministrativamente, perché comunque si vuole restare in Italia!!!!), Giorgio Gori ( che ebbe l'appoggio di Renzi quando si candidò a sindaco di bergamo, e che si candiderà a governatore della Lombardia) ha fatto sapere che voterà sì al referendum, preannunciando che sua moglie Cristina Parodi, passerà a lavorare a Telelombardia,  che potrebbe assumere la denominazione transitoria di 'Telemarroni'  in omaggio al tribuno separatista, lasciando la Rai .  A Roma, al contrario, tace la combattiva Michela Di Biase, moglie di Franceschini e capogruppo PD in Campidoglio, combattuta se sposare la tesi del suo maritino oppure dare man forte alla Raggi che s'è già assicurata perfino l'appoggio di Fassina, antigovernativo ad oltranza.

Perchè tanta passione politica per la  questione se annettersi o disconnettersi  nel primo o nel secondo caso? Per rivendicare,  annettendosi o disconnettendosi, una migliore amministrazione? La Raggi potrebbe vantare una amministrazione migliore di quella che garantirebbe il Governo? E disconnettendosi, la Lombardia altrettanto, di deturpazione e pèerfino di crollo magari organizzando un altro Expo, fra qualche anno, senza i soldi del governo centrale?

Se la Raggi adducesse questa ragione - ma non lo fa - vorrebbe dire che ha la faccia di bronzo. Una amministrazione che fa acqua da tutte le parti, che ha ridotto la città nello stato pietoso che è sotto gli occhi di tutti, può  convincere che il Colosseo lasciato nelle sue mani  eviterebbe  ogni pericolo e sarebbe custodito come si custodisce il gioiello di famiglia?
 E Maroni  potrebbe assicurare i suoi cittadini che la Lombardia sarebbe meglio amministrata, finalmente libera dagli scandali che solo l'assoggettamento al governo centrale ha prodotto in questi anni- secondo il suo pensiero distorto?

La verità vera di questa lotta fra autonomie e governo centrale ha un diverso fine in ambedue i casi: mettere le mani sul malloppo, senza che nessuno garantisca preventivamente  per un migliore suo uso.
 E i cittadini dovrebbero fidarsi?

venerdì 20 gennaio 2017

Follie italiane: portare la musica alla gente o portare la gente alla musica? Più facile la prima, più utile la seconda

Gli esperimenti vanno sempre più moltiplicandosi. Ha cominciato, poco prima dell'Expo, la Scala che ha 'portato' l'Elisir d'amore di Donizetti all'Aeroporto di Malpensa, da poco restaurato. L'aeroporto con il suo traffico passeggeri sarebbe servito alla musica, a portare cioè più gente nel teatro milanese, o era invece la musica asservita a mostrare agli occhi dei viaggiatori l'aeroporto restaurato? La costosa operazione venne finanziata dal patron di Mapei, Squinzi, entrato poi nel CDA della Scala. L'esame costi/benefici per Mapei,  Malpensa e soprattutto  per la Scala non è stato mai fatto.

Poco prima, o poco dopo, l'esperimento milanese, anche Fiumicino, l'aeroporto internazionale della Capitale  ne aveva tentato uno analogo, mettendo a disposizione dei passeggeri in transito alcuni pianoforti lasciati alla mercé di tutti. Ma per inaugurare  tale inutile 'democratizzazione' musicale promosso dall'Accademia di Santa  Cecilia e dalla Società che gestisce l'aeroporto romano, era stato ingaggiato nientemeno che Tony Pappano, il quale s'è divertito così tanto da riprovarci altre volte, visti i suoi frequentissimi viaggi Roma-Londra e ritorno. Dopo di lui si sono fatti ascoltare anche piccoli gruppi di strumentisti ceciliani. Non sappiamo cosa abbiano suonato. Immaginiamo musica da piano bar. O ci sbagliamo? Magari  gli insensati reggitori dell'Accademia si sono perfino convinti che fra cigolii di valigie, annunci  di arrivi, partenze e ritardi, strilli di ragazzini ed altro ancora, si poteva suonare anche Beethoven. Anche qui  costi / benefici dell'operazione mai tentati, forse per paura dei risultati. Si sa solo che i pianoforti dislocati in vari punti dell'aerostazione sono stati 'massacrati' dagli improvvisati musicanti di passaggio.

Roma, il Teatro dell'Opera, ha anch'esso tentato un altro esperimento, in coproduzione con il Teatro Massimo di Palermo: l'Opera camion, partendo dal Barbiere rossiniano. Un camion si è fermato in varie piazze della Capitale ed anche di Palermo, si è aperto e, come d'incanto, gli spettatori improvvisati  hanno assistito alla rappresentazione - un pò improvvisata anch'essa - dell'opera. Tutto con un camion. Esperimento interessante, non nuovo, sfruttato anche dal teatro ma allo scopo di portare teatro (specie il teatro 'sperimentale') o opera in luoghi in cui sia il teatro che l'opera non erano mai arrivati. Noi stessi assistemmo una volta alla rappresentazione di Tosca nel nostro paesino d'origine, Trinitapoli, invitati a presentare l'opera. La cui rappresentazione iniziò con due ore di ritardo, perché la disastrata carovana- provenienza paesi dell'est, Balcani - che girava l'Italia con mezzi di fortuna, aveva avuto problemi. Costo poco più di 10-12.000 Euro - ricordiamo bene? - tutto compreso. Senza quel tragico esperimento l'opera a Trinitapoli non sarebbe mai giunta, sebbene in occasione delle feste patronali, una riduzione per banda di temi celebri del nostro melodramma sia tuttora all'ordine del giorno.
 Va bene Trinitapoli o tante altre periferie del nostro pese, ma Roma...

Se Milano e Roma, perchè non anche noi, a Napoli - si sono detti i dirigenti del San Carlo che hanno messo in scena nella Stazione di Montesanto, il Rigoletto o qualcosa che somiglia all'opera di Verdi.

Non dimentichiamo che in passato sono stati tentati esperimenti 'popolari' di rappresentazione del melodramma, come potrebbe anche ritenersi in linea di massima l'intera stagione estiva di Verona. Pensiamo all'opera portata a Piazza del Popolo a Roma, o all'opera allo Stadio Olimpico, dove anche noi - ma per ragioni professionali - assistemmo alla Turandot. Ricordiamo anche l'idiota manifesto che mostrava Puccini in campo con il pallone.

Capiamo bene che tutti questi esperimenti, ed anche altri analoghi che possono uscire in futuro dalle menti frastornate dei dirigenti di teatri  ed istituzioni musicali sono  facili, assai facili. Ciò che eventualmente li renderebbe difficili potrebbe essere il costo, esorbitante - ma per il costo si può sempre trovare un benefattore che magari li fa tirare fuori ad una azienda pubblica. Mentre difficile ,molto più difficile, è portare nuovo pubblico, creandolo, soprattutto delle nuove generazioni in teatro e sale da concerto. Per questo ci vuole intelligenza, lungo lavoro, e i risultati non sono mai immediatamente evidenti, anzi eclatanti, come quelli dell'opera o della musica portata in questi luoghi tutt'altro che ameni ed adatti.
 Ma allora  bisogna continuare a far uscire la musica  dai teatri per incontrare nuovo pubblico, o incominciare seriamente a pensare come far entrare  nuovo pubblico in teatro? Noi siamo per la seconda opzione.
 Forse a far uscire la musica dai luoghi deputati, in  cerca di nuovo pubblico, dovrebbe pensarci stabilmente e con un progetto organico, che non c'è, la tv. Ma questa è un'altra storia.

mercoledì 11 novembre 2015

Salvo Nastasi, il bonificatore, assente giustificato da Bagnoli, in trasferta a Milano

Ieri la mole del bonificatore di Bagnoli, in tutta la sua esuberanza corporea, s'è materializzata al Piccolo Teatro di Milano, retto da Sergio Escoabr,  guardaspalle di Renzi, che ha scelto la platea milanese per sparare tutte le cartucce in canna sul bersaglio EXPO ( il dopo Expo) senza essere sicuro ancora di centrarlo in pieno. Intanto si è esercitato nel tiro, se poi soltanto poche andranno a segno, si vedrà.  Ma in futuro.
 Che ci faceva Nastasi a Milano al seguito del premier? Lo accompagnava nella veste di vice segretario generale di palazzo Chigi che è il suo nuovo incarico. Per spinta di Nardella, che ha voluto aiutare un amico, o di Franceschini, che voleva liberarsi di quel fastidioso ingombro che un pò di guai ha combinato anche al suo ministero, l'ultimo dei quali è stata l'adozione di quel fottuto  algoritmo che ha decimato, strangolandole economicamente, alcune centinaia di istituzioni musicali italiane che ha estromesso dai finanziamenti del FUS; e per il quale guaio Franceschini ne avrà dovrà darsi da fare per rispondere alle numerose proteste ed interrogazioni parlamentari che gli imporrebbero di cercare un modo, indolore, per tornare sui propri passi: e, questa volta, senza chiedere aiuto a Nastasi, il barbaro distruttore?
 Ora Nastasi darà consigli a Renzi, ignorante in materia culturale più di Franceschini, e Renzi dovrà fidarsi ciecamente di quel che gli dice il 'grande&grosso' ex direttore generale dello spettacolo, non sapendo da dove cominciare.
 E già il primo consiglio è stato costretto a darglielo, altrimenti Renzi gli avrebbe chiesto ragione della mancata autonomia del Piccolo Teatro di Milano. E, infatti, ieri  presentava a Renzi tutti i protagonisti della scena milanese, non solo quella teatrale, mano sulla spalla a Pisapia.
E quando Escobar, dopo averlo ospitato nel suo teatro, s'è lamentato con Renzi della mancata autonomia, non concessa dall'ex direttore generale Natasi - che in ambito teatrale anche lì ha  fatto casini -  il premier ha dovuto promettergli, dietro consiglio di Nastasi - come scrivono oggi i giornali- di far intervenire a tamburo battente Nastasone, presso Franceschini, perchè tale autonomia venga immediatamente concessa. Come sarebbe dovuto accadere da tempo, se non ci fosse stato Nastasi al Ministero.
 Escobar, che ne esce vincitore su Nastasone, farebbe bene a  seguire la pratica. Perchè Nastasone è diabolico, ha remato contro anche il suo stesso ministro, quando non ha promosso, a livello di finanziamenti, l'Orchestra Verdi di Milano, nonostante da mesi ci fosse il decreto del ministro per l'inclusione della benemerita orchestra fra le ICO. Nastasone è capace anche di questo. Chi non si fa parte della sua cerchia di amicizie e di potere,  può anche morire di stenti, anche se si chiama Beethoven, che lui ovviamente non sa chi sia.
 Nastasi, al fianco di Renzi, è più pericoloso che al fianco di Franceschini che poco contava mentre Renzi conta.  Dunque all'erta.

lunedì 9 novembre 2015

I Conservatori di musica italiani al tempo dell'EXPO

Tutti si sono messi in bella mostra nel padiglione Italia, attraverso la presenza di piccoli gruppi che, di pomeriggio, hanno accompagnato ed allietato, Quignard li perdoni, l'andirivieni di visitatori. Non potevano scegliere vetrina e occasione peggiori i nostri Conservatori, per far sapere che esistono e che hanno tanti problemi, sebbene della loro esistenza e dei loro problemi, anche in occasione della loro presenza all'EXPO, nessuno ha fatto parola. Nessuno ha parlato, neanche in questa occasione, del futuro non così roseo dei giovani musicisti italiani, assediati dalla massiccia presenza di musicisti stranieri - una invasione a danno degli italiani, simile, mutatis mutandis, a quella dell'immigrazione. Con la differenza che nel caso dell'immigrazione ci sono gli scafisti che speculano sulla pelle delle persone, sulla loro vita, nel caso dei musicisti,  speculano sul loro futuro e sull'incerto presente, sia gli agenti che i direttori artistici, molti dei quali fanno conto, per non mostrare le loro lacune, sui nomi stranieri che colpiscono più di quelli italiani e dei quali non è sempre facile conoscere il curriculum. Anche nel caso dell'EXPO la musica è stata considerata l'eterna intrattenitrice ed accompagnatrice di ogni nostra azione.
 Dell'esistenza e dell'attività, ambedue intermittenti, della Orchestra nazionale dei Conservatori Italiani,  invece 'nessuna nuova', che in questo caso non vuol dire 'buona nuova'. Anzi. La conferenza dei direttori ed il suo presidente dovrebbero forse, se tengono alle sorti della musica italiana, interessarsene di più e farsi sentire.
 Come si fanno sentire alcuni Conservatori con attività sempre più frenetica . Ma serve?
 Novara ad esempio, il cui Conservatorio è intitolato a Guido Cantelli, il giovane direttore pupillo di Toscanini, scomparso nel famoso incidente aereo all'aeroporto di Orly, ha organizzato  una mostra dedicata al direttore novarese, mettendo sotto gli occhi di tutti, cimeli e documenti del direttore, raccolti amorosamente da Badalì.
 Sempre sul terreno delle mostre, in questo caso si tratterebbe invece di una mostra permamente, si è attivato il Conservatorio Verdi di Milano per celebrare  Toscanini. Nella mostra è finito - omaggio del proprietario -  anche un prezioso frac del celebre direttore, donato da Riccardo Muti che del Conservatorio milanese è stato allievo (dopo gli studi  di pianoforte con Vitale a Napoli) studiando composizione con Bettinelli e direzione con Votto.
 Sul terreno, invece, della produzione musicale,  risulta superattivo il Conservatorio di Roma, intitolato a Santa Cecilia, come la omonima Accademia con la quale viene spesso, indebitamente, scambiato da gazzettieri ignoranti. Il Conservatorio di Roma, con i suoi complessi, dall'orchestra interna ai gruppi cameristici, ai solisti, tiene concerti e stagioni di concerti - chiamati tutti senza eccezioni: EVENTI) in tutta la città e ad ogni ora ( l'ultima al Teatro Eliseo, la domenica mattina), in numero superiore forse anche a quelli canonici dell'Accademia. Già altre volte ci siamo chiesti ciò che nuovamente ora facciamo: ma questi ragazzi quando studiano?

venerdì 6 novembre 2015

L'errore di Eleonora Abbagnato che Roberto Bolle ha evitato

La tentazione per un ballerino o una ballerina di fare il passo più lungo e più alto di quanto le gambe non gli consentono è forte. E, nonostante il pericolo che tale azzardo comporta, primo fra tutti quello di spezzarsele le gambe, c'è chi rischia. Secondo noi ha rischiato  e tuttora rischia Eleonora Abbagnato che ha voluto ad ogni costo assumere la direzione del ballo all'Opera di Roma, spalleggiata da due ignari irresponsabili, come Fuortes e Marino, che pensarono di rimpiazzare con una bella giovane brava famosa ballerina , il non più giovane Mischa che ha seguito Muti, suo patron, lontano dall'Opera di Roma (se non lo avesse fatto, forse neanche a Ravenna, regno incontrastato dei Muti, troverebbe impiego).
 Staremo a vedere i frutti della gestione Fuortes-Abbagnato; se son fiori fioriranno e noi saremo pronti ad ammettere che non avevamo visto giusto.
 Ma se di errore s'è trattato nel caso della Abbagnato - come noi crediamo, convinti  che natura ed anche danza 'non faciunt saltus' - Roberto Bolle, altro grande nome internazionale della danza italiana, ha evitato accuratamente di cadere nello steso tranello, al momento in cui il direttore del ballo della Scala ha fatto sapere che, fra qualche mese, lascerà la Scala per tornare nella sua Mosca. Milano con Bolle poteva  fare la stessa scelta -errata, lo ripetiamo - che Roma ha fatto con la Abbagnato, ma Roberto il bello ha detto no. E bene ha fatto. Lui sa fare il ballerino, non ha mai diretto un corpo di ballo, perchè deve cominciare ora un lavoro che non sa fare e che potrebbe oscurare i suoi trionfi e le sue capacità come ballerino?
 Lui, Roberto, fa altri progetti, alcuni dei quali con il suo quasi coetaneo Dudamel, Gustavo per gli amici, che ha una moglie ex ballerina dilettante e amante della danza, già programmati a Los Angeles dove il direttore venezuelano è di casa e lo sarà ancora per qualche anno.
 Insieme stanno pensando ad alcuni concerti coreografici. Cioè, Dudamel esegue alcuni celebri pezzi scritti per balletto, con l'orchestra sul palco e nello stesso tempo questi stessi pezzi, nati per la danza, vengono danzati su quello stesso palco. Si tratta di un esperimento nuovo. Non è la stessa cosa del balletto normale, con l'orchestra in buca, o con nastro preregistrato ed il palcoscenico tutto abitato dalla danza; no, ma di un concerto in forma ballettistica,  un concerto con coreografia, nel caso di balletti celebri (ci sembra abbiamo pensato a celeberrimi pezzi di Stravinsky, con l'Apollo Bolle che li danza).
Fa bene Bolle; mentre farebbe altrettanto bene a desistere da quella sua recente attività, un solo caso, di regista, che ha fatto conoscere ai milanesi ed al mondo la Milano della Scala, in occasione dell'EXPO.
 Perché il mestiere del regista, come quello di direttore di un corpo di ballo, non si improvvisa; e  perchè se continuasse, darebbe ragione a Gabriele Muccino che, nel criticare Pasolini autore di capolavori cinematografici che lui sostiene essere regista 'amatoriale', anzi 'non' regista, pensa che quella sua attività ha fatto credere a molti che il mestiere del regista sia alla portata di tutti.
E noi non vorremmo per lui che dopo aver evitato la padella, nella quale è cascata la Abbagnato, cada nella brace, frutto dell'esempio pasoliniano, secondo Muccino, che rosica.

mercoledì 16 settembre 2015

Ignazio Marino e Dario Franceschini, se zitti e fermi farebbero più bella figura

E' così, non c'è dubbio. Ogni volta che uno dei due apre bocca, viene da pensare a tutti che sarebbe stato molto meglio anche per loro stessi pensarci bene prima di parlare, o magari non parlare affatto.
 Nel segnalarvi gli ultimi casi, cominciamo dal più alto di grado, dal meno gaffeur, se è possibile fare una classifica 'del meno peggio' fra i due campioni.  Dal ministro.
 Ieri Franceschini, assieme a Renzi, ha presentato alla stampa i nuovi 20 direttori scelti attraverso una 'call' internazionale - altro punto in comune fra i due, ambedue amano le 'call' - dei maggiori musei e siti archeologici italiani. E nell'accennare che da subito queste nostre eccellenza artistiche avrebbero avuto nuove guide, ha aggiunto, che le eccellenze artistiche andavano  affiancate con eccellenze culinarie. Franceschini, che ha qualche difficoltà di espressione voleva dire, infondo in fondo, che tutto nei musei, dalla professionalità delle guide, alla efficienza dei botteghini, alla ristorazione e tutto il resto, doveva essere all'altezza del luoghi.
E diceva giusto, perchè si verifica che il visitatore che va in un nostro museo anche il più importante del paese,deve imbattersi in servizi logistici ed igienici vergognosi e se vuole bere un caffè o consumare un pasto veloce, deve prima vaccinarsi contro le intossicazioni  alimentari. Perciò ha ragione Franceschini.
E, infatti, tranne che in Italia, nelle gallerie e musei del mondo si hanno servizi all'altezza del sito artistico.  L'abbiamo verificato di persona recentemente, e possiamo perciò testimoniarlo, a Dublino, ad esempio, dove nel museo dedicato all'arte moderna e dove è ricostruito lo studio di Francis Bacon, abbiamo potuto consumare un pasto in un piccolo ristorante, con cibi e servizi adeguati.
 Ma quando Franceschini dice che all'eccellenza artistica  deve affiancarsi l'eccellenza della cucina, si capisce che ha scambiato i ristoranti dell'EXPO che ospitavano opere d'arte con i musei italiani. Perdoniamogli questo scambio di luogo!
Pentre non possiamo perdonarlo per l'ennesimo crollo a Pompei dove, stando alle sue dichiarazioni ed alla visita  in loco di Giuliano Ferrara, tutto è a posto, anzi di più.
Ignazio Marino, imparentato a Franceschini per l'affezione alle 'call' internazionali, si distingue dal suo gemello, perchè dopo aver scelto, attraverso una 'call', il nuovo amministratore delegato di Musica per Roma - l'Auditorium di Renzo Piano, per intenderci finora retto da Carlo Fuortes - nella persona di un tal Noriega, esperto in 'corride e sponsorizzazioni' si dimentica di firmare il decreto di nomina, che rimanda al suo ritorno dalle vacanze americane, quando è troppo tardi anche  per le nomine del consiglio di amministrazione, ridotto per la sua assenza, da una quindicina di membri - tutto il generone romano c'era dentro - ad appena cinque ( sarebbero potuti essere una quindicina se avesse firmato il decreto entro il 15 agosto. Ma come poteva lui che era in vacanza in USA? Dopo quella data le regole sono cambiate anche per il sindaco  americano).
 Esperto di corride si legge nel curriculum di Noriega, scelto forse per questo, nonostante che poi il sindaco chirurgo ogni giorno ribadisca che i responsabili delle municipalizzate, prima della sua ascesa al Campidoglio, erano scelti non in base alla loro professionalità, ma per l' appartenenza a questo o quel clan politico o affaristico. Esattamente quello che lui ha avallato nel caso dell'Auditorium, che comunque non ha ancora formalmente nominato e Noriega, continua ad occuparsi di corride e resta in Spagna. A meno che  Marino, d'accordo con il suo sodale Franceschini, per il tramite della moglie del ministro, presidente della Commissione cultura del Campidoglio, non stia pensando di trasferire le corride dalle arene spagnole in quella romana del Colosseo. Ce lo fa pensare la fretta con cui Franceschini, vuole a tutti i costi risistemare il Colosseo, per ospitarvi spettacoli, anche di corride, perchè no?
 Ma le gaffe di Marino non finiscono qui. L'ultima riguarda la toponomastica della città. Oggi o domani inaugura, affiancato dal suo assessore appoggiatutto,  Giovanna Marinelli, una piazza intitolata a Martin Lutero, a pochi mesi dall'inizio del Giubileo della Chiesa cattolica e, se non ci sbagliamo, a  due passi dal Colosseo, golgota romano di tanti martiri.
 E' chiaro che Martin Lutero meriti che gli si intitoli una piazza forse anche due - anche se ci vien da ridere al pensiero che molti, sentendo pronunciare il suo cognome, penseranno si sia sbagliato accento, e scriveranno sicuramente L'Utero - ma la tempestività ci fa capire come Marino non ne indovini una, con tutta la sua buona volontà. Quando si parla di Giubileo,  intitola una piazza a Lutero, proprio a Roma? Alla richiesta, partita quattro o cinque anni fa, dalle Chiese evangeliche, si doveva dar corso proprio ora? E la Marinelli non ha avuto nulla da obiettare sulla inopportunità della tempistica? No, Marino è coerente con se stesso e non si ferma neanche di fronte al Giubileo. Almeno un pò di misericordia per noi!

lunedì 31 agosto 2015

Milano, alla stessa maniera con cui Salvini si rivolta contro i migranti, si rivolta contro la musica che la sta invadendo. Arriva il festival MiTo, si salvi chi può.

A Milano non ce la fanno più.' Pace pace', 'silenzio, silenzio' vanno sussurrando cortei improvvisati di cittadini, in uscita dall'Expo che hanno appena visitato e diretti alla Scala, dove però non intendono entrare, e si fermano a manifestare  nel piazzale antistante.
 L'aveva capito anche Pereira, dopo le prime settimane dell'Expo, che Milano e la Scala non potevano trarre il  beneficio sperato dall'Expo e che la programmazione 'intensiva' musicale ed operistica del teatro, era stato un errore madornale (suo o di Lissner?). La sala del Piermarini non era piena come al solito, anche quando suonavano orchestre blasonate, che da tempo non si ascoltavano a Milano, in tale sequenza  fittissima, o si rappresentavano titoli del repertorio operistico amatissimi.  Aver voluto tenere aperto il teatro anche tutto agosto costituiva un dispendio economico e di energie umane inutile e infruttuoso. Meglio sarebbe stato chiudere il teatro d'agosto e mandare tutti - come salutare - in vacanza. Questo in sostanza aveva detto Pereria, e non c'è motivo per non credergli; che motivo avrebbe a chiudere gli occhi su una realtà diversa?
Ora, nel mese di settembre, a questa ondata soffocante di musica -  la musica non soffoca mai, va da sè, ma quando è troppo è troppo !- se ne aggiunge una  seconda, addirittura più invasiva della prima alla quale si aggiunge e sovrappone, una sorta di tsunami sonoro, con la programmazione di MiTo, il festival che intreccia Milano e Torino e intreccia pure Micheli & Colombo a Restagno.
I giornali, a pagamento, si sono sgolati a farci sapere che la programmazione è di quelle che non lasciano scampo: 180 'eventi' - il termine 'concerto' vi è bandito per principio - in un mese circa, con diversi luoghi contemporaneamente coinvolti nella programmazione.
 Che motivo c'era di fare una controprogrammazione - perchè di controprogrammazione si tratta, che fa concorrenza aperta anche alla Scala -  alla musica, già molto presente, causa Expo, a Milano? Non si poteva limitarla al minimo per quest'anno, finanche saltare una edizione di MiTo per far riposare anche le orecchie dei poveri milanesi e dei turisti che visitano Milano in questo periodo più per l'Expo che per la Scala, e non profittano della presenza della Scala, per assistervi ad una rappresentazione?
 MiTo della premiata ditta Micheli & Colombo e C. ha invitato anche  le due più importanti orchestre di San Pietroburgo, rappresentate da due diverse agenzie, la Filarmonica con il suo direttore, Temirkanov, e quella del Marijnski con Gergiev, nell'intento di riprodurre anche fuori la  città d'origine e residenza, l'antagonismo che  le due istituzioni covano ed alimentano a casa.
 E' vero, allora, che in Italia ci sono casi ( e sono tanti) dove i soldi, anche quelli necessari mancano, ed altri in cui  ve ne sono in abbondanza e perciò ci si può permettere il lusso di sprecarli impegnandoli in operazioni inutili. Che è come gettarli dalla finestra o nel cestino delle cartacce, se a Milano c'è la differenziata.

lunedì 24 agosto 2015

Pacifica invasione venezuelana di Milano. Però non facciamo loro sconti perchè sono ragazzi.

Non si tratta della sola orchestra 'Bolivar', agli ordini di Dudamel, chiamato ormai da tutti Gustavo, ad aver invaso Milano in questi giorni, dove vi resterà fino ai primi di settembre, per la Bohéme scaligera e per altri concerti. No,  a Milano c'è anche il coro annesso all'orchestra e poi ancora un'orchestra di ragazzi che si è già esibita  diretta da un tredicenne, percussionista di professione, un altro ragazzo che promette bene anche nella direzione come  del resto Dudamel e Matheuz ( a proposito quest'ultimo che fine  ha fatto?).
In tutto un migliaio circa di  ragazzi e giovani invitati a Milano, in occasione dell'EXPO, senza che a nessuno sia venuto in mente di unirvi od invitare anche la 'costola' italiana del cosiddetto 'Sistema' venezuelano, già abbastanza presente nel nostro paese. No, s'è preferita questa ostentata esibizione di gioventù e di allegria, ed anche di prestazione musicale, ad ogni altra cosa.
 Passi per la 'Bolivar' che anche noi abbiamo ascoltato tante volte a Roma, rapiti dall'entusiasmo e dalla bravura - non è tutta forma ed esteriorità, c'è anche sostanza - cresciuta di anno in anno; e passi anche per i ragazzi dell'orchestra 'minore' e del loro direttore in fasce.
Però noi stiamo parlando di musica, senza voler frenare il giusto contagioso entusiasmo di tali giovani, al quale soprattutto i giornali sembrano aver prestato attenzione.
E di musica avremmo voluto leggere sui giornali, i quali c'è sembrato fare troppi sconti alle giornate venezuelane a Milano, in un atteggiamento di imbarazzo generale. Qualche giornale se l'è presa, avendo deciso di chiudere un orecchio oltre che un occhio sull'orchestra, con Grigolo e la Agresta, facendo le pulci ad ambedue, rilevando per il primo che la sua voce non era poi a posto, e per la seconda, che stilisticamente era 'fuori'.
E tutto questo puntiglio per non toccare minimamente  giovani e ragazzi venezuelani,  riguardo ai quali l'unica cosa che è parsa importante rilevare era la nascita di un altro direttore prodigio, quel timpanista che, ora, le bacchette con le quali percuote i timpani, le usa per impartire ordini.  

lunedì 17 agosto 2015

Pereira spinge Muti, ma Muti mette il freno sul suo possibile ritorno alla Scala, dove stanno per arrivare nuovi sponsor

Dopo la trasferta a Ravenna dell'attuale sovrintendente-direttore artistico della Scala, Alexander Pereira - con un ramoscello d'ulivo da consegnare brevi manu a Riccardo Muti, nella prospettiva di un suo ritorno alla Scala -  il sovrintendente incalza nuovamente il direttore nei giorni dei suoi trionfi salisburghesi con i Wiener e la solista Mutter, recapitandogli una lettera di invito a tornare, firmata da una novantina di orchestrali della Scala. Non tutti, perciò. E Muti ripete quel che ha detto a Pereira a Ravenna: non ho ancora preso una decisione. Così ribadendo, avrebbe lasciato una porta aperta, secondo alcuni osservatori, detto invece un diplomatico 'si vedrà', che significa no, secondo altri.
 Ora, inutile insistere, se  i tempi saranno maturi, quando sarà, Muti tornerà alla Scala. Altrimenti, sebbene possa apparire abbastanza strano che nel suo paese il più noto direttore vivente non diriga l'orchestra della più importante istituzione, non cascherà il mondo per questo; e la vita musicale continuerà con alti e bassi ma continuerà, perchè Beethoven o Verdi sopravviveranno alla Scala ed a Muti, anche senza che fra loro si sopisca la vecchia ruggine che portò la prima a divorziare dal secondo, e viceversa.
Ad una disattenta giornalista, che ha affrontato la questione, è sfuggita la idiozia più idiota. e cioè che  per far tornare Muti alla Scala occorre decidersi il prima possibile, insomma bisogna costringerlo a tornare, perchè con il carnet fittissimo di impegni  del direttore - che sono, a suo dire, quello con la Chicago Symphony, e l'Aida a Salisburgo nel 2017 - sarebbe difficile poi trovare un periodo libero. Siamo a metà 2015!
 Muti però ha ragione quando a proposito della Scala segnala l'anomalia della presenza dei giovani musicisti venezuelani della Bolivar con Dudamel, a Milano, per un intero mese - chi ha voluto questa lunga trasferta, Lissner o Pereira?- quando invitare un'orchestra giovanile italiana, proprio in occasione dell'EXPO sarebbe parso più opportuno. Ancor più adesso anche Pereira ammette che i biglietti per tutti i concerti e per l'opera con l'Orchestra 'Bolivar' non sono stati tutti venduti ed anzi sono lungi dall'esserlo.  Perchè in questa estate scaligera sono lontani dall'orizzonte i 'tutto esaurito' che si attendevano con l'EXPO, al punto da  tenere il teatro aperto anche per tutta l'estate, oltre che per i sei mesi di EXPO. Pereira ammette che  a Milano in queste settimane la sera si preferisce frequentare i ristoranti dell'EXPO, piuttosto che il teatro  che negli altri periodi dell'anno, anche senza EXPO, si vede quasi sempre gremito. Un errore perciò, secondo Pereira, tenere aperto il teatro anche in agosto; se lo si chiudeva non  si faceva un soldo di danno, anzi  si potevano dare le ferie a tutto il personale, orchestra compresa.
 L'unica buona notizia arriva dal fronte degli sponsor. E la dà, orgoglioso e soddisfatto, lo stesso Pereira che  si è sempre fatto vanto di avere il fiuto per i soldi e di saperli trovare, per le sue imprese, là dove ci sono. Ha già trovato  qualcosa come 7 milioni  di sponsorizzazioni e starebbe per arrivare alla Scala un altro socio fondatore che porterebbe 6 milioni di Euro in dote. Si dice Rolex, ma il contratto non è stato ancora firmato. E dunque non  si canti ancora l'inno della vittoria.

martedì 12 maggio 2015

Renzi ed il suo cerchio magico - ma non solo i soli - con i giornalisti si comportano da gentiluomini.

All'inaugurazione dell'EXPO - come si è visto nella diretta tv - un giornalista, dichiarando le sue generalità ed anche la professione, rivolge ad alta voce una domanda al premier che si sta recando  all'inaugurazione della manifestazione milanese. Fra lui e il premier si piazza un omone, con cartellino appeso al collo - molto simile alle felpe di Salvini, al quale  se non gli scrivono  sopra dove si trova neppure lo sa, e per questo le cambia ad ogni spostamento - che ne indicava l'appartenenza alle forze dell'ordine ed al servizio di sicurezza del premier, gli chiede di mostrargli la tessera professionale, la qual cosa il giornalista fa; non contento vuole anche vedere un altro documento - capite che becero? come se la tessera professionale con foto possa essere falsificata da uno che si presenta ufficialmente ad una manifestazione importante come l'EXPO.
Accanto all'omone, cì è anche una giovane donna bionda, capelli lisci e lunghi, anch'ella del servizio d'ordine la quale rimbrotta il giornalista dicendogli che quella non è una conferenza stampa, dunque nessuna domanda è ammessa.
Questo dialogo avviene mentre l'omone  prende nota delle generalità del giornalista, per attivare  chissà quale censura o provvedimento nei suoi confronti. O magari  una semplice segnalazione, che ha i toni della minaccia.
 L'omone non dà al giornalista le sue generalità, come sarebbe normale, anche perchè, se nessuno gliele legge sul pendaglio  che porta appeso al collo, lui non se ne ricorda. Permetteteci la cattiveria che è pari alla brutalità ed inciviltà con la quale i politici spesso  si comportano nei confronti dei cittadini, e quell'omone con il giornalista, colpevole di aver rivolto una domanda al premier.
 E siccome l'insegnamento del maestro viene diligentemente appreso e letteralmente messo in pratica dagli allievi,  qualche giorno dopo,  un giornalista che voleva fare delle domande  a Nardella - petalo del giglio fiorentino di Renzi - viene strattonato  non senza 'sgrazia' dal portavoce del sindaco toscano. E l'elenco non si ferma qui.
 Ogni giorno la tv ci mostra parlamentari e politici i quali interrogati su qualcosa che, evidentemente, non gli piace, fanno il voto del silenzio; qualche giorno fa è accaduto a rappresentanti di tutti gli schieramenti di non rispondere e tirar dritto a domande, certo scomode, sui vitalizi ai parlamentari condannati.
 L'unico che risponde sempre, perfino quando viene respinto da folle contrarie alle sue tante esternazioni,  o non è neppure interpellato, è Salvini. Ma lui è giustificato. La mattina quando si sveglia, gli danno la carica e lui comincia a parlare finchè la carica non si esaurisce, e cioè a notte fonda, quando va a letto, in attesa di riprendere l'indomani, con nuova carica,  a parlare.  Ma lui, lui solo può essere perdonato, non ha tempo per riflettere a quello che dice.

lunedì 4 maggio 2015

Mazzi e Presta che c'entrano con il Concerto in Piazza Duomo con l'Orchestra della Scala, trasmesso da Rai1, per l'apertura di Expo 2015?

Non ci crediamo ancora a quel che abbiamo letto sul Corriere, nella rubrica del lunedì di Aldo Grasso, ' A fil di rete'. E cioè che ad organizzare il Concerto di Rai1 con l'Orchestra della Scala , Armiliato sul podio ed una schiera di illustri solisti, a cominciare da Andrea Bocelli, e che ha avuto un enorme successo, quasi 6.400.000 telespettatori, siano stati Gianmarco Mazzi e Lucio Presta. Che c'entrano i due ?
 Il primo  ha a che fare con Sanremo e qualche cantante, come Gianni Morandi, il secondo con presentatori tv ( Bonolis, Clerici) ed alcuni attori. Ma in Piazza Duomo c'era l'Orchestra della Scala, c'erano cantanti con i quali il Mazzi non ha mai avuto nulla da spartire e soprattutto si trattava di un concerto dal quale i due dovevano girare alla larga, mentre qualcuno li ha chiamati.
  Presta aveva invece altre ragioni. Presto detto: la presenza sul palco di Bonolis e Clerici come presentatori, l'unica nota stonata della serata, con le gags di Bonolis ed anche qualche volgarità, e la Clerici, intirizzita dal freddo, nonostante fosse ben infagottata, e chiamata a  leggere quattro cosette. Per non dire degli strafalcioni di Bonolis, dei quali forse né lui né Mazzi e neppure Presta si sono neanche accorti. Esemplare quello sul rondò di Mozart 'Alla turca' suonato da Lang Lang, che secondo Bonolis era un 'concerto' per pianoforte, invece che una sonata ( un tempo di sonata, l'ultimo nel nostro caso, della sonata n.11). Cose simili non sono tollerabili nel corso di un concerto classico in una occasione di grande rilevanza, come l'apertura dell'Expo, trasmesso in Mondovisione. La Rai non aveva i mezzi per organizzare in proprio quel concerto? Orchestra  e Coro erano della Scala, ed il concerto al Teatro milanese faceva capo  anche per la locandina e gli artisti presenti. E allora che c'entrava  la strana coppia? Ha allestito il palco, curato l'illuminazione, la diffusione audio - quest'utlima la Rai sa fare benissimo con i suoi bravi tecnici.
 L'Espresso un paio di anni fa, a ridosso di Sanremo, raccontò le gesta di Mazzi, sponsorizzato da Gasparri, poi anche da La Russa ecc. ed anche dello sbarco armato di Presta in tv.
"Evidentemente l'Auditel giustifica i mezzi. A condurre le danze ormai sono personaggi abili e disinvolti come Mazzi e Presta, mentre la struttura pubblica abdica al proprio ruolo. Non a caso nei giorni del Festival Rai e Mediaset hanno sospeso qualsiasi serio tentativo di contro-programmazione. E così l'edizione 2012 sembra quasi una sfida di Mazzi con se stesso. Impermeabile alle critiche e alle polemiche, il direttore del Festival aspetta solo il risultato televisivo. Tra tanti cantanti in gara, l'unico vincitore annunciato è lui: il veronese di Sanremo."
Ora i due ascriveranno alla propria presenza il successo di quel concerto che ,sia chiaro a chi li assumerà per un altro concerto del genere, loro con quel successo c'entrano come i cavoli... del proverbio.

giovedì 30 aprile 2015

Peracottari a Milano, in piazza Duomo, per l'apertura dell'EXPO.

Il concerto di questa sera che ha  inaugurato ufficialmente l'Expo 2015, con l'Orchestra ed il Coro del Teatro alla Scala di Milano, ci ha fatto subito pensare al Concerto di Capodanno che, in diretta, Rai Uno ha trasmesso dal Teatro La Fenice, a partire dal 2004 per festeggiare  'dov'era e com'era' il teatro ricostruito, dopo l'incendio.  E, più ancora,  alla fatica che un direttore artistico come Pereira ( sovrintendente, innanzitutto) ha dovuto fare per convincere i solisti, soprattutto loro, a cantare all'aperto una serie di brani celebri di opere le più diverse e di diversi autori, l'uno dietro l'altro, alla maniera di famosi Concerti 'Martini & Rossi', ed anche, appunto, del Concerto di Capodanno  di Rai Uno.
Perché i cantanti - lo sappiamo per esperienza diretta, o perchè così ci è stato detto in più d'una occasione - non amerebbero questo tipo di concerti, anche se al chiuso, come non li amerebbero neanche i direttori artistici che, invece, godono solo alla riscoperta di un titolo sconosciuto,  soprattutto quando è apprezzato solo dalla critica e niente affatto dal pubblico, che per loro vuol dire appuntarsi una medaglia al 'valore culturale' sul petto.
 S'è ascoltata anche 'Di quella pira' - che a Venezia è vietato - il brindisi dalla Traviata,  la Tarantella di Rossini, e il pucciniano 'e lucean le stelle' ecc... Bocelli mattatore, direttore Armiliato.
 E c'è poi il capitolo P.P.( Presentatori Peracottari), nel quale  è scritto a lettere cubitali il nome di Bonolis che non è capace di presentare, come si deve, una serata che mette l'Italia sotto gli occhi di tutti, come quella dell'inaugurazione dell'EXPO. Saluta in varie lingue,  trattandosi di una trasmissione in mondovisione, ma le storpia e ci scherza come si fa quando si vuole ingiuriare uno straniero di cui non si capisce la lingua. Vergognoso. Scherza,  rasentando anche la volgarità, nel presentare la Clerici - certo una scelta non felicissima per l'occasione - attirata a Milano, sottolinea  Bonolis, a causa del cibo, ( lei la signora delle tagliatelle!) anzi, aggiunge,  'lei stessa è un padiglione' che...' andrebbe visitata' aggiunge testualmente, mentre gli punta  gli occhi addosso, squadrandola  dalla testa al petto.
 E poi, annunciando Lang Lang che sta per suonare 'alla turca',  celebre rondò da una sonata di Mozart ( n.11) dice testualmente: ed ora  'il Concerto per pianoforte n.11 di Mozart'. E' possibile che nessuno degli autori sapesse il titolo esatto del brano pianistico mozartiano? Che figura ci facciamo di fronte al mondo?
 Non manca - come poteva? - il coro 'Va pensiero'. esattamente come a Venezia, mentre il brindisi finale del concerto veneziano qui è  stato servito in apertura, per augurare all'EXPO un felice svolgimento.
 E, per finire, sorpresa delle sorprese, 'O sole mio', cantato a squarciagola da tutti i cantanti schierati davanti all'orchestra,  augurandosi che domani il sole ,  più sereno sereno, splenda davvero sull'avversata EXPO milanese, oscurando quel costoso inutile pacchiano 'albero della vita' orgoglio di Balich, inventore agricoltore.
P.S. Grande successo per Rai 1: 6.361.000 telespettatori, per uno share del 27,2%, hanno seguito la lunga diretta da Piazza Duomo, per il concerto inaugurale dell'EXPO, durato dalle 21.15 circa fin quasi a mezzanotte. 

lunedì 13 aprile 2015

Gli sfracelli di Freccero, le idiozie di Salvini. L'EXPO, e l'ANAS. Mai più ciucci a capo dell'ANAS

Se ogni volta che apre bocca il Matteo lombardo non riesce a trattenere una qualche scemenza - l'ultima sui campi rom gli meriterebbe il taglio della lingua, semplicemente per non fargli fare continuamente la figura dell'idiota - quando in uno studio televisivo siede l'apocalittico Freccero allora c'è da attendersi un qualche sfracello, annunciato, minacciato o narrato. Qualunque, perchè su qualunque argomento egli potrebbe scrivere un' enciclica di disastri, gicchè sa tutto,  perfino quello che non sa.
 In faccia a lui i 'Freccero Boy's, Gomez e Travaglio sono dei bamboccioni, mollaccioni, anche quando seguono alla lettera la lezione del loro guru, Freccero.
 Il quale ieri, nello studio di 'Piazza pulita' si interrogava sull'EXPO.  Era proprio necessario farla? a che serve oggi una Expo? perchè prima di prendere una decisione non si è andati a vedere i risultati disastrosi delle ultime? E McDonald's all'EXPO? E' una ingiuria , nonostante che io - ha detto -  consumi abitualmente  panini della multinazionale  e coca. E poi c'è lo scandalo dell'incompiuto, tipico  di tutta la storia italiana  che ora non risparmia neanche la manifestazione milanese che ci esporrà al ridicolo di fronte al mondo. Che se ne farà dell'EXPO, una volta finito? Un' Expo doveva incidere sulla città, si doveva fare non in una landa deserta ma in città ( Freccero straparla).  E i padiglioni di carta pesta (reggeranno?) e la sicurezza che fa acqua da ogni parte, perfino in Tribunale? E le consuete mazzette,  gli appalti truccati e non fatti e qualunque altra apocalittica nefandezza? Freccero le elenca tutte per concludere, o far concludere, che l'Expo non s'ha da fare.
 Gomez invece ha raccontato - più credibile - che  a Smirne, da quando la città è stata  scartata, a favore di Milano, hanno costruito una autostrada, università ed altro. E Crozza, perfino Crozza, parlando dell'EXPO, ha detto cose più dure ma più precise sull'EXPO, a proposito di alcuni progetti, messi nero su bainco, dei quali s'è persa  anche la memoria,  quando sono iniziati i lavori. Gomez e Crozza meglio di Freccero. Il quale, quando alla RAI l'hanno chiamato per affidargli 'RAI EXPO' ha preso un fugone ed ha rinunciato, sapendo che cosa sarebbe successo. Ed oggi, a meno di un mese dall'inaugurazione, le cose mi danno ragione., ha concluso l'apocalittico disintegrato.
Però...però  si può concepire un presidente del Consiglio che dopo gli ultimi  tre collassi autostradali, gestione ANAS, sta  rinchiuso a Palazzo Chigi a leggersi i fumetti e non manda a casa - sarebbe meglio in galera, dopo che si è saputo che di quelle strade o autostrade non furono fatti nennche i collaudi- i vertici? Qualche volta potrebbe distogliere l'attenzione dai fumetti preferiti, e dare un'occhiata alla TV, a quella che ogni tanto fa inchieste giornalistiche, anche sull'ANAS, che la Gabanelli ci fa fatto conoscere meglio l'altra sera, procurandoci brividi e sussulti. Mentre le autostrade collassano, lui continua a leggere fumetti. Legge fumetti Renzi? Dicono di sì, anche se poi, quando va in libreria  ne esce con un bustone di libri che mai e poi mai leggerà.
 Sulle letture del premier c'è stata una accesa polemica nei mesi corsi fra lui e Salvini, il quale in fatto di lettura manca anche di sfogliare i fumetti,  tanto cari al Matteo fiorentino.
 Per tornare all'EXPO, Freccero ha ragione solo quando sottolinea che in Italia tutto si fa sul filo dell'emergenza, si termina e completa ogni cosa due minuti dopo il tempo massimo. E' da parecchi anni che  s'era decisa l'EXPO. Noi stessi, tanto per non perdere l'abitudine ad auto compiacerci, pubblicammo (sul bimestrale Music@, edito dal Conservatorio dell'Aquila) nel lontano 2009, una serie di progetti  messi a punto da rinomati artisti italiani, destinati all'EXPO, seguendone il tema. Di quei progetti presentati per tempo, seppure non richiesti,  gli organizzatori, che hanno ben altro per la testa- come ad esempio. come fare affari - non  si sono dati  neanche la pena di leggerli, per vedere se ce ne fosse qualcuno realizzabile. Semplicemente perché - osiamo pensare - non c'era odore di mazzette ed imbrogli.
 E così, mentre Renzi è al suo ventesimo fumetto, Salvini pensa  come  farci ridere ogni giorno e Freccero dà gli ultimi ritocchi all'affresco della fine del mondo.

P.S. Dai giornali di oggi apprendiamo che il famoso Ciucci - non vogliamo ironizzare sul cognome,  del resto non potremmo farlo a causa del nostro cognome pur esso assai singolare - si è dimesso dall'ANAS, con una modica buonuscita di 1.800.000 Euro. Per la sua presidenza dell'ANAS,  ultimamente anche da pensionato, dobbiamo ringraziare prima Prodi, poi Berlusconi, e, per ultimo anche  gli altri premier: Monti Letta ed anche, buon ultimo Renzi. Siamo disposti a sopportare anche questo, a patto che mai più ciucci a comandare in ANAS. Basta.

domenica 15 marzo 2015

Un Giubileo in cerca di cervello ed ingegno. Marino ed Alfano lo stanno cercando?

Scartata subito l'ipotesi che si possano programmare e  mettere in cantiere grandi nuove opere per il prossimo Giubileo - che avrà inizio l'8 dicembre, appena un mese dopo la chiusura dell'Expo milanese - per mancanza di tempo ed anche di soldi, si ricorre al cilindro magico per cavarci qualcosa di miracoloso.
Marino, il sindaco della Capitale, ha subito detto di sentirsi pronto alla sfida perché il prossimo Giubileo non ha 'bisogno di grande opere, ma di CERVELLO'. Si è chiesto dove andrà a cercarlo? Non si sarà sopravvalutato  quando ha supposto che quella dose di cervello  necessaria era da ricercare nella sua testa, dove sarebbe risposta da tempo anche se fatica a venir fuori?
 Più modesto il ministro dell'Interno Angelino Alfano, il quale, riferendosi ai gravi problemi di ordine pubblico che un tale viavai di gente porrà alla Capitale, non ha parlato di 'ingegno'- perchè sa  di non averne disponibile in quantità necessaria, come ha ampiamente dimostrato in questi anni - bensì di 'impegno', come solitamente fanno i secchioni che non possono offrire altro che una promessa di impegnarsi a fondo, anche se poi non  concludono alcunché, nel qual caso avanzeranno riflessioni del tipo: non ci posso far nulla... io ce l'ho messa tutta, siamo stati sfortunati...il destino ha lavorato contro di noi... ed anche i gufi non sono stati al loro posto.
 Mancando cervello ed ingegno dove lo si va a cercare se non laddove  si pensa che  ve ne sia stato, a conti fatti. Si ricorrerà - anche se ancora Marino non ha preso la fatale decisione - al gruppo di lavoro che gestì il Giubileo del 2000? A cominciare da Rutelli, allora sindaco commissario - che involontariamente, suo malgrado, senza colpa e responsabilità, assume fisionomia da statista, grande statista - a Pucci, che è già nella giunta di Marino  e poi forse a Zanda, a Giachetti, ad Anzaldi a Bonaccorsi,  perfino a Bertolaso, tutti del pollaio rutelliano, al tempo della sua permanenza in Campidoglio ed al collegio romano.
 E pensare che Rutelli da tempo se ne sta in disparte, pellegrino sulle grandi vie di comunicazione religiosa, e  dice che non vuole nessun incarico ufficiale, semmai  collaborerà da volontario.
Aspettatevi una ridiscesa in campo, in veste ufficiale, fra qualche ora, o forse anche meno.

martedì 17 febbraio 2015

Scala. Alexander Pereira confermato per acclamazione sovrintendente, per cinque anni

Alexander Pereira, per quella sua mossa falsa- ma era davvero una mossa falsa, quella cioè di aver acquistato alcuni allestimenti di Salisburgo, per la Scala, ove sarebbe dovuto arrivare ufficialmente il primo settembre 2014, il giorno dopo la fine del festival di Salisburgo, ma avendo già cominciato a lavorare con il mandato di programmare per il 2015 e oltre, prima ancora di prendere effettivamente  possesso della carica - era stato sanzionato dal Consiglio di amministrazione in carica, con l'avallo del Ministero al quale pure CdA e Sindaco si erano rivolti per avere lumi, con un incarico a termine, della durata di un anno appena.
 Pereira, che evidentemente il mondo lo conosce, altrimenti non stava con lui una giovane  e bella aspirante stilista, aveva accettato lanciando una sfida: mettetemi alla prova, poi deciderete se prolungare il mandato oppure no.
Aveva avuto ragione perchè i nuovi consiglieri, quelli del cosiddetto 'Consiglio di indirizzo, evidentemente una accolta di buffoni 'fuori scala' e 'fuori misura', prima ancora che si arrivi alla fine dell'anno e che l'Expo sia iniziato, gli hanno prolungato i l'incarico a cinque anni, la stessa durata del consiglio di buffoni 'fuori scala'.
 Se uno si va a leggere tutte le polemiche  dei giorni dell'acquisto 'incauto',  si sbellica dalle risate pensando alla decisione appena assunta dal consiglio che, in buona parte, è lo stesso che prima lo aveva sanzionato, richiedendo le carte dei contratti, mettendolo con le spalle al muro dell'illiceità - ma quando? non ci hanno ancora spiegato perchè avrebbe dovuto cominciare a lavorare prima di insediarsi se non per  assicurarsi e formalizzare contratti  per la sua gestione; dunque oltre che buffoni anche ipocriti - e che adesso lo premia, prima ancora  di giudicare il suo operato, semplicemente per mettere al sicuro l'EXPO e dare stabilità di  governance al teatro, così ha detto Pisapia che non sa ancora se si ricandiderà al Comune o ad altro.
  Nel nuovo consiglio scaligero è entrato qualcuno che sa mettere zizzania, e che proprio per questo se ne era andato alcuni anni fa, non condividendo l'operato di Lissner.
Parliamo di Francesco Micheli, il barone rosso della finanza, candidato da Franceschini, 'mezzo disastro', sponsorizzato da Renzi, in aperto contrasto con Pisapia.
  Micheli appena entrato ha cominciato a cantare. Vi sembra normale che alla parata di orchestre  invitate per l'EXPO,  risultino assenti le orchestre italiane che oggi hanno parecchia sofferenza, mentre largo spazio sì è dato ad orchestre sudamericane ( il riferimento è alla Bolivar diretta da Dudamel - fatto stigmatizzato anche da Muti apertamente)?
 Il barone rosso, 'deus ex machina' ed anche 'ex familia' di MiTo, non ha torto, perchè la scelta di Lissner fa il paio con il canadese 'Cirque du soleil' che pure all'EXPO ha uno spazio di quasi rappresentanza ( dell'Italia? no del Canada).  Ed ha anche  ragione a mettere zizzania quando dice che la Scala deve ritrovare le sue origini, la sua tradizione di grande teatro del repertorio italiano. Ma mentre qui ha  Alexander Pereira  sulla sua stessa lunghezza d'onda, per le orchestre non potrà ottenere nulla perchè i contratti e il calendario sono stati da tempo fissati da Lissner, il quale al pari di Pereira ha deciso di  cose che non entravano sotto la sua giurisdizione per le quali non ha tenuto conto del bilancio e delle disponibilità economiche;  l'uno e le altre fanno parte gli ulteriori appunti che il barone ha voluto muovere, in aperto contrasto con la gestione Lissner, ma anche con Pisapia.
 Ma si sa che poi a Milano, dopo aver fatto la 'faccia feroce',  ci si ritrova tutti, con la 'faccia fessa' negli stessi salotti a bere champagne e fare  chiacchiere. Chissà che ne scriverebbe la Natalia Aspesi, vedova di Lissner e perciò nemica dichiarata di Micheli.

sabato 14 febbraio 2015

'Mezzo disastro' Franceschini fa marcia indietro per la paura. Niente Leonardo all'EXPO, per decisione degli Uffizi

 Il ministro 'mezzo disastro' Franceschini, dopo aver dichiarato pubblicamente che avocava a sé la decisione dell'eventuale trasferta milanese, per l'EXPO, dell'Annuncizione di Leonardo, ha fatto marcia indietro, nel giro di ventiquattrore, subissato dalle critiche di chi gli rimprovera di aver prima bandito un concorso internazionale per trovare i direttori dei venti musei più importanti del paese e poi di avocare a sé decisioni che sono di sola spettanza dei direttori. Temendo la cattiva stampa che anche oggi, dopo altri  recentissimi disastri pompeiani, è ancora troppo tenera con il ministro 'nnammurato', se l'è fatta sotto dalla paura ed ha fatto marcia indietro.
Ecco il proclama della ritirata: "Il direttore degli Uffizi, Antonio Natali, mi ha fatto presente che il suo museo resterebbe privo di opere di Leonardo durante i sei mesi della manifestazione milanese, perché un altro capolavoro è in restauro. Sono molto rispettoso dell'autonomia dei direttori dei musei e delle loro scelte... Non credo che la politica debba intervenire in un campo che non è di sua competenza".
 Antepone una ragione tecnica Franceschini: gli Uffizi resterebbero per i sei mesi dell'EXPO, senza opere di Leonardo - cosa che certamente Natali, direttore del museo fiorentino, gli aveva fatto notare prima che assumesse l'avventata decisione di avocare a sè l'ultima parola sul trasferimento. Poi, il ministro, accortosi che la toppa era peggiore del buco, aggiunge una ragione istituzionale, che è quella che avrebbe dovuto far valere fin dal primo  momento, tirandosi fuori dalla questione e lasciando che fosse il direttore del Museo a decidere. E non la politica, come ogni politico di lungo corso e breve consistenza tenta ogni volta di fare.

venerdì 13 febbraio 2015

La musica di Ennio Morricone che rilassa Raffaele Fitto ed altre cosucce su Franceschini, Pizzarotti....

Ieri, sul 'Sette' del Corriere della Sera, si leggeva una lunga intervista a Raffaele Fitto - quello che Berlusconi vede ormai come fumo negli occhi - e che invece è solo  un parlamentare pugliese, già governatore della regione del su d'Italia, succeduto nell'impegno politico e di amministratore, a suo padre, anch'egli governatore, indaffaratissimo anche nel dire a Berlusconi quel che si merita che gli si dica e che nessun altro dice, il quale -  come ha dichiarato - alla fine della giornate, si rilassa con la musica di Ennio Morricone: non c'è altra musica, a suo dire, che lo rilasso altrettanto. Chissà cosa avrà pensato il musicista alla lettura della confessione di Fitto. Sicuramente gli consiglierà, non sentendosi onorato anzi, alla prima occasione, di far  più uso di camomilla e di lasciar stare la sua musica per scopi soporiferi. Naturalemnte Fitto si riferiva alla musica per il  cinema di Morricone: offesa ancora più grande.
 A proposito di musica, da alcune settimane sempre sul 'Sette', viene richiesto a noti personaggi del gran mondo,  quali sono le loro 'musiche del cuore'. Ieri toccava all'ineffabile, mezzo disastro Franceschini, il ministro 'nammurato'. naturalmente canzoni su canzoni, per tenere alto il tono ( questo in Italia lo fanno tutti, non  conoscendo altra musica!); ma poi, pentito per l'altissimo livello della sua classifica, ci ha messo in mezzo anche il Concerto n.2 per pianoforte e orchestra di Rachmaninov, tanto per giocare sporco.
 E sempre 'mezzo disastro' Franceschini, si è fatto sentire, intervenendo in una polemica sulla quale  lui non ha argomenti, e cioè se mandare all'Expo, l'Annunciazione di Leonardo, custodita agli Uffizi.
 Non sarà il direttore del museo fiorentino a decidere - esautorato da un ministro incompetente - ma lui, 'mezzo disastro' in prima  persona. Si capisce ora perchè nei posti di responsabilità in tutti i settori la politica non vuole persone con la schiena dritta che al momento opportuno assumano decisioni richieste e responsabili. Ma non si capisce però perché per venti fra i più importanti musei italiani egli abbia diffuso un bando internazionale per reperire i direttori che avranno ampia autonomia di gestione. A meno che anche nel caso dei direttori dei musei non scelga poi, fottendosene delle professionalità dei candidati, come del resto ha già fatto in altri casi, Vedi commissioni centrali del ministero, fra le quali, per conoscenza diretta, quella  che si occupa di musica è tra le peggiori e meno qualificate, per lasciare spazio a 'grande & grosso' Nastasi.
 Il caso delle nomine  ai vertici del Teatro Regio di Parma  ha generato una forte polemica  che ha come obiettivo primo il comportamento di Pizzarotti, che ha  bandito anch'egli, come Franceschini, un concorso, nominato una commissione per esaminare i curriculum dei candidati e poi se ne è fottuto, nominando di testa sua altre persone, ovviamente di sua conoscenza o che gli hanno suggerito, fuori concorso.
 Ma il caso del Teatro Regio ha generato un altro caso, che ha per protagonista uno degli esclusi che , da quel che si dice, figurava fra quelli ritenuti dalla commissione, fra gli idonei. L'escluso in questione ha inviato una lettera  a Pizzarotti,  e che è stata poi resa pubblica, denunciando il caso e chiedendo attenzione. Il fatto è che ora, quell'escluso, uno dei tanti, con titoli che secondo noi non sono tali da affidargli la direzione di un teatro, sta diventando un eroe nazionale, e per tale ragione, e solo per questo, alla prima poltrona vuota, sarà chiamato a ricoprirla, pur  non avendo anche in quel caso, i titoli per sedervisi.
 Una delle tante anomalie italiane. Ne volete un esempio. Molti molti anni fa fu nominato direttore artistico della Scala Roman Vlad, che era amico di Muti e presidente o qualcosa di simile della SIAE. Egli accettò, ma volle che la Scala gli nominasse seduta stante un aiutante, perchè ' non aveva tempo per occuparsi come avrebbe dovuto della Scala per i suoi  numerosi precedenti impegnai. Chissà se qualcuno, allora come oggi si rende conto della anomalia!) che Vlad scelse nella persona di Paolo Arcà, suo aiutante nella rivista 'Musica & Dossier. Arcà, da quel momento, ha fatto una carriera luminosissima, mettendo sempre nel suo curriculum che egli era il direttore artistico della Scala, come poi è avvenuto dopo l'uscita di Vlad che non si è ripreso il suo  aiutante. Risultò evidente che Arcà il direttore artistico proprio non poteva farlo, non sapendo nulla o quasi di voci e melodramma ( come si dice, a ragion veduta, di alcuni altri direttori artistici in attività!). Eppure restò alla Scala. Si disse che per anni si occupava delle tournée istituzionali del teatro - forse conosceva l'inglese. E si scrisse che quando una volta telefonò a Domingo per una scrittura , il tenore  gli rispose:  fammi parlare con il direttore della Scala, io non conosco nessun Arca alla Scala ( si lesse questo sul Corriere!).  Arcà poi, per essere passato dalla Scala,  è diventato direttore artistico di tutto quello che si poteva in Italia; e a Milano, sono secoli che lo fa anche per la Società del Quartetto e lo ha fatto anche per gli Arcimboldi, forse con le stesse modalità scaligere. Poi Fontana  se l'è tirato appresso anche a Parma ed ora, assai strano, sembra a riposo. Ma c'è da scommettere che non  lo sarà per molto, perché anche lui è nella lista nazionale di quelli da ricollocare, anzi in due liste: quella dei partiti e quella dei grembiulini. L'unica stranezza nella sua carriera è che non è stato ancora fatto 'accademico' di santa cecilia. Un vero mistero che si può spiegare, dopo aver letto i nomi degli utlii infornati, solo con faide interne ed odii personali. Che non sarebbero una eccezione in quell'ambiente che  nella prossima settimana eleggerà il successore di Cagli. Anche Petrobelli, accademico di mezoz mondo, non lo fu di Santa cecilia. Chissà perchè.

sabato 7 febbraio 2015

All'Opera di Roma Fuortes voleva licenziare in blocco orchestra e coro; alla Scala Pereira non vuole licenizare neanche una decina di operai. Adesso ci pensa Renzi

La storia  dello sciopero di una dozzina di operai scaligeri per il 1 maggio quando è prevista , in concomitanza con l'inaugurazione dell'EXPO, la prima di Turandot, è ormai nota. Come è altrettanto noto l'invito del sovrintendente della Scala a comunicare la volontà di sciopero per quel giorno, in seguito alla quale l'opera salterebbe, senza attendere l'ultimo minuto, come purtroppo il sindacalismo idiota ha imparato a fare negli ultimi anni.
 Il fatto nuovo delle ultime ore è che uno strumentista dell'orchestra ha scritto una lettera a Renzi, pregandolo forse di intervenire su quel 'manipolo' di  operai sciagurati - si può dire 'quattro gatti' senza offendere nessuno? - che imporrebbe la sua volontà a tutto il teatro. Quel giorno i lavoratori chiamati a sacrificare la festa del lavoro, a Milano, saranno a migliaia, e  nessuno di loro pare abbia avanzato la pregiudiziale delle manifestazioni dei lavoratori, salvo quei pochi della Scala.
 Ma se  a Roma Fuortes ha minacciato il licenziamento in blocco di orchestra e coro, avendo dalla sua perfino sindaco e ministero, perchè Pereira non può minacciare il licenziamento di quel manipolo di irriducibili che tengono in ostaggio un intero teatro?
 E i dirigenti sindacali nazionali nulla possono?
P.S. Gli irriducibili 'apostoli' e 'missionari' della festa dei lavoratori hanno fatto sapere che Renzi non gli mette paura e che se ci sarà un decreto ingiuntivo loro ricorreranno contro tale decreto in Tribunale.
 Ancora una volta la cecità del sindacato mette in pericolo il lavoro stesso dei propri iscritti che ovviamente non si ribellano a tale strumentalizzazione. Esattamente come è avvenuto a Roma, quando per colpa dei sindacati - beceri - tutti i lavoratori del settore 'artistico' del teatro ( orchestra e coro)  quando sono rientrati in pianta stabile, hanno dovuto pagare un prezzo (maggiore impegno lavorativo, minore retribuzione, scioperi vietati) del quale dovrebbero farsi  risarcire dai loro ottusi rappresentanti.  A quelli di Milano non è servita, lo ripetiamo, la lezione di Roma.

venerdì 30 gennaio 2015

Ancora su Schubert/Berio, sigla di Radio 3

Se si voleva, attraverso quella sigla , dare una mano ai compositori d'oggi, bistrattati ed ignorati  anche dalla radio di Stato - salvo alcuni, amici degli amici - quella mano era più logico darla ad altri compositori meno esposti ed eseguiti di Berio e perciò impossibilitati a ricavare dal loro lavoro di musicisti un solo Euro. Berio  non ne aveva bisogno. Ma se quello era il 'pio' scopo, allora  era più serio, dopo aver cominciato con Berio,  passare, ogni due o tre anni, ad altri compositori. Mentre Berio resiste da almeno una quindicina d'anni e forse più (Non è che l'uso di quella sigla coincise con l'arrivo di Berio a Roma, prima Commissario e poi Sovrintendente dell'Accademia? Per ingraziarselo?) E invece no. Berio, solo lui e gli altri si arrangino.
 Ma c'è anche un'altra ragione, più squisitamente artistica, per togliere quella musica, anche se da questo orecchio coloro i quali hanno promosso ed avallato l'operazione Berio non ci sentono. E cioè che Berio, in questo caso, lucrerebbe sulla pelle di Schubert. Povero.  E non sulla musica solo sua, cioè farina esclusiva del suo sacco.
Nella sua vita ed attività, operazioni simili a questa, di cannibalismo musicale,  Berio ne ha fatte più d'una, a cominciare da Boccherini (Ritirata notturna di Madrid sulla quale ha prodotto quattro versioni con un giochetto, rifilate alla Scala) per finire a Puccini(Turandot), costruendo il finale dell'opera incompiuta (?) destinandola a Chailly che l'ha più volte  utilizzato, ma che non è riuscito a scalzare quello più usato. E  forse Chailly  lo utilizzerà anche per le recite previste all'inizio dell Expo di Milano, alla Scala.
Per questa seconda ragione, soprattutto, quella musichetta dovrebbe sparire da Radio 3. In Italia di musica molto più bella e più adatta allo scopo di quella di Berio ve ne è a josa, c'è solo l'imbarazzo della scelta, che dovrebbe cadere di colpo, al tintinnare del denaro che finisce nelle tasche dei suoi eredi.