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giovedì 5 aprile 2018

Vitalizi degli ex parlamentari? Alla prossima legislatura

Prima che chiudesse la precedente legislatura, Giorgia Meloni, a proposito dei vitalizi  se ne era uscita con una battuta: rimandata alla prossima legislatura. Infatti se ne era parlato per l'ennesima volta  negli ultimi mesi di attività del vecchio Parlamento, tanto per finire in bellezza dopo una legislatura ingloriosa, ma con un nulla di fatto; le varie proposte erano state bocciate da veti incrociati  e dalle minacce di 'incostituzionalità', lanciate dagli strenui difensori dei diritti - chiamiamoli  con il vero nome: privilegi - acquisiti.

I Cinquestelle, più dei Leghisti di Salvini, ed anche del PD che dopo la bocciatura della proposta di legge di Richetti aveva deciso di glissare sull'argomento, ne avevano fatto un cavallo di battaglia durante la campagna elettorale; ed ora, cominciando dalla Camera, presidente Fico, una delle prime  decisioni da assumere. Anche perché, con le  evidenti  (e forse anche prevedibili fin dal 4 marzo) difficoltà nella formazione del nuovo governo, i Cinquestelle, nel caso si dovesse andare a seconde immediate elezioni, sperano  intervenendo sui vitalizi, che gli elettori dimentichino le pretese di Di Maio sul premierato:  o io o morte!

 Senonchè già ancora prima di procedere a calendarizzare tale provvedimento, si rifanno vivi gli strenui difensori dei privilegi dei Parlamentari. Che pochissimi vorrebbero cancellare, pochi ridurre, ricalcolandoli con il sistema contributivo -  tutti quelli in essere prima del 2012, quando è entrato in vigore il sistema contributivo per tutti - e, forse, la maggioranza potrebbe accettare che ad essi venisse  applicato un contributo di solidarietà ancora per qualche anno, fino a quando i populisti la faranno finita di mettere in piazza la vita agiata degli ex parlamentari, a spese dello Stato. Tanto per fare un solo esempio: l'ex Parlamentare, Publio Fiori, del quale nessuno aveva memoria, già quando  esercitava, figuriamoci dopo, riceve da molti anni un vitalizio di oltre 10.000 Euro mensili: un furto - come altrimenti vogliamo chiamarlo?

  I Cinquestelle temendo  le elezioni bis, almeno sui vitalizi vogliono portare a casa il risultato,  anche prevedendo che  un futuro Parlamento possa nuovamente intervenire sulla materia,  con una decisione più favorevole ai 'ladri di Stato'!

Naturalmente tutti sottolineano che tale misura antivitalizi di per sé non arrecherebbe grandi vantaggi alle casse dello Stato, trattandosi della revisione di un numero limitato di ex Parlamentari che godono del vitalizio: 2500 circa; ma che, comunque, andrebbe assunta per mandare un segnale al paese: i privilegi vanno cancellati, se non possono goderne tutti i cittadini nella stessa misura, e se la situazione economica generale non li consente.

C'è infine chi, a difesa dell'operato del Parlamento afferma che  esso è già intervenuto, energicamente e con determinazione, su detta materia nella passata legislatura; dunque non è restato alla finestra a guardare senza agire. Ha, infatti, tolto i vitalizi ai Parlamentari  cui è stata inflitta una condanna definitiva.

Forse volevano dirci che tale misura ha fatto rientrare nelle casse dello Stato ingenti somme, perchè il numero dei Parlamentari che delinquono abitualmente e che per questo hanno subito una condanna definitiva è quasi pari al totale dei componenti le due Camere?

giovedì 8 marzo 2018

La musica nei Palazzi del potere. Sciupata

Sulla opportunità di ospitare nei palazzi del potere la musica, abbiamo sempre nutrito la convinzione della sua necessità. Anche dopo che l'attuale Pontefice l'ha evidentemente snobbata, dichiarando di avere altro da fare, più importante, ogni volta che avrebbe potuto  (e dovuto) assistere ad un concerto in Vaticano - mentre ha trovato ogni volta il tempo per intrattenersi anche a lungo con giocatori di calcio. Ad ognuno, pure al Pontefice, i suoi hobby!

 Ma,  oltre che convinti della necessità che i Palazzi del potere ospitassero la musica che dell'Italia è vanto, durante tutta la storia e nel mondo, siamo altrettanto convinti, all'esame dei fatti, che tale presenza od ospitalità occasionale, sia stata sempre SCIUPATA, o sfruttata per fini tutt'altro che leciti.

 Tralasciamo il Quirinale, dove da molti anni la musica è di casa, con I Concerti del Quirinale della domenica, in collaborazione e per l'organizzazione di Radio 3,  un tempo direttamente  da Michele Dall'Ongaro che negli anni di sua permanenza in Rai se ne è servito come 'merce di scambio' con molti interpreti  regolarmente invitati (come abbiamo documentato ampiamente per difenderci, in tribunale, dall'accusa di calunnia rivoltaci da Dall'Ongaro. Il quale, avendo stabilito - per un minimo di decenza - che la sua musica non venisse trasmessa alla radio dove aveva la responsabilità della programmazione musicale, contraccambiava gli esecutori che gli eseguivano altrove la sua musica o addirittura gliela commissionavano, invitandoli a suonare ai Concerti del Quirinale) ed ora da Stefano Catucci (?), perchè in qualche modo, salvo eccezioni, i musicisti invitati potevano vantare carriere luminose, anche  se al tramonto, oppure esordi folgoranti, o, infine,  l'interesse e la novità del repertorio praticato.

 Tutto questo per dire che, in certo modo, la qualità, nelle stagioni de I Concerti del Quirinale, è tutelata. Mentre non lo è affatto in tutti gli altri palazzi del potere, in tutte le occasioni nelle quali le autorità decidono di ospitare la musica. Dal concerto di Natale, al Concerto per le donne, a quello per le vittime delle mafie o delle guerre... Ogni volta, con nostra grande sorpresa, vediamo l'occasione sciupata, presentandosi davanti ai nostri occhi  un teatrino con attori sconosciuti per nulla accreditati nel mondo della musica. Perché le decisioni  vengono prese da chi di musica non capisce nulla -  ed è la gran parte dei casi - e dove basta avere qualche buona entratura e la cosa è fatta.

E dove può anche accadere, laddove gli interpreti siano conosciuti, che, non essendosi calcolata la durata della musica prescelta in relazione alla 'diretta' televisiva, si sia stati costretti a tagliarla senza rispetto, in maniera grossolana e volgare, oltre che offensiva. E' accaduto alla Petite messe sollennelle di Rossini, diretta dal pianoforte, anni fa, da Michele Campanella in Senato, interrotta a metà, per la fine del collegamento. Ma Campanella non sapeva della durata della Messa e di quella della diretta televisiva? Perchè non ha scelto altra musica?

Tornando, infine, al Quirinale,  ci piacerebbe ,e sarebbe anche opportuno che, in occasione di visite di Stato, volendo offrire all'ospite di riguardo, un concerto, non ci si rivolga a vecchie glorie  in disarmo oppure giovani di - forse - belle speranze. Il Quirinale, per simili occasioni straordinarie dovrebbe mostrare, come fa  nel pranzo di gala con le eccellenze culinarie italiane, le eccellenze musicali,  ma quelle vere.

sabato 30 dicembre 2017

I Concerti ' di Natale' della Rai - che hanno avuto buoni ascolti - porteranno bene anche al Concerto di Capodanno dalla Fenice che da qualche anno perde pubblico?

 Quando diciamo che i concerti natalizi della Rai, sono andati bene, prescindiamo dallo spot televisivo che in questi giorni si vede spesso sulle reti Rai, un spot al buio che anche quando si illumina cambia poco. Ci riferiamo, invece, ai dati di ascolto dei concerti che nel periodo delle festività natalizie la Rai, come consuetudine, manda in onda, in diretta o differita, dalla viglia di Natale alla Befana.

 Cominciamo dal Concerto di Natale dal Senato, che ha avuto come protagonisti principali l'Orchestra Nazionale dei Conservatori italiani - che si fa resuscitare solo quando serve, e mai per una regolare attività concertistica, colme logico ed utile - e il direttore  Alessandro Cadario, che al pari della direttrice dello scorso anno, Gianna Fratta, dimostra quanto il Senato sia lontano dal paese, non conoscendo le vere eccellenze da mettere in mostra. Comunque sempre meglio di niente, e dell'Orchestra italiana diretta da Renzo Arbore o di quell'altra orchestra con Giovanni Allevi, a nostro modesto parere, scarsino come compositore ed ancor meno come direttore, mentre come pianista non sappiamo dire,  suonando egli solo 'cosucce' sue.

 Il Concerto di Natale dal Senato ( Rai 1, in differita) ha tenuto, rispetto allo scorso anno, anzi ha aumentato di poco il numero dei telespettatori, passando da 2.045.000 a 2.077.000, benchè, al contrario, lo share sia sceso di qualche decimale, da 14,2 a 13,6 . Dunque bene.

 Mentre la vigilia di Natale, il Concerto di Natale  dalla Scala , in differita,  con un programma che come sempre è quello di un normale concerto  che  in nulla fa riferimento alla festività e non tiene conto della trasmissione tv,  ha avuto uno share del 9,2%, e 610.000 telespettatori.
 Se la Scala, sia per qualche  concerto particolare che per l'opera inaugurale di stagione, facesse attenzione alla particolarità della trasmisione Rai, sicuramente ne guadagnerebbe in termini di ascolto e di telespettatori. Ma, come si sa, alla Scala, hanno la testa dura - ma non solo alla Scala - e non tollerano che la tv detti legge, però poi non devono lamentarsi degli ascolti insoddisfacenti, colpa soprattutto del repertorio.

Meglio ha fatto il Concerto di Natale da Assisi, trasmesso ( Rai 1, in differita) il giorno di Natale subito dopo la benedizione papale - lo stesso orario nel quale andrà in onda il Concerto di Capodanno dalla Fenice, dopodomani.  Ha acquistato quasi 500.000 telespettatori in più, rispetto al 2016, quando ne  aveva inchiodati davanti al teleschermo 1.920.000: quest'anno ha raggiunto la bella cifra di 2.463.000,  tornando ai livelli del 2015. Dunque è andato bene.

Possiamo dire che tale tendenza  positiva toccherà anche al Concerto di Capodanno da Venezia, invertendo la vertiginosa perdita dei precedenti tre anni, essendo passato da 4.400.000 a 3.600.000 circa? Se la nostra esperienza serve a qualcosa, temiamo che ciò non avverrà - ne abbiamo spiegato le ragioni più volte in questo blog. Ma che almeno si fermi la perdita.

sabato 10 giugno 2017

SOS salute.Vitamine per il governo Gentiloni e vaccini per i Grillini

Cominciamo dai vaccini  la cui  somministrazione sembra più urgente, dopo la firma del Quirinale al decreto Lorenzin e la pubblicazione del medesimo sulla Gazzetta ufficiale.
 Preoccupano le voci giunte da alcune asl sulla mancanza di vaccini disponibili e sul  differimento della loro somministrazione all'autunno, quando le scorte saranno nuovamente  disponibili.

Ora però occorre, ad ogni costo, che il vaccino 'trivalente' capace, forse, di immunizzare contro la stupidità, la paranoia e la dissociazione di personalità, venga  fornito alla Asl parlamentare per la vaccinazione obbligatoria dei parlamentari grillini, particolarmente affetti da tali malattie professionali. A cominciare dal parlamentare Sibilia il quale, a sua volta, ha consigliato sempre alla asl del Parlamento di procurarsi il vaccino da somministrare alla Lorenzin, contro la decretazione vaccinale, dalla quale a suo paranoico parere, sembrerebbe affetta. E speriamo che la vaccinazione sortisca i suoi effetti; perchè la sua efficacia potrebbe essere annullata  dall'età avanzata e dallo stato di salute 'mentale' già compromesso dei vaccinandi. Vaccinar non nuoce.

Dai vaccini alle vitamine.  Nei giorni scorsi  più d'un giornale ha elencato tutte le leggi che con le elezioni anticipate avrebbero interrotto il loro cammino parlamentare per l'approvazione, notando che si tratta di leggi importanti che farebbero compiere al nostro paese un passo avanti  decisivo sul cammino delle riforme che da anni si attendono.

Ora, scongiurate - come sembrano -  le elezioni anticipate, il Governo Gentiloni ha bisogno di una robusta iniezione di vitamine per proseguire nel suo cammino riformatore, non strombazzato (alla maniera di Renzi) ma  continuo. Forse con una robusta dose di vitamine anche lo stesso Gentiloni che appare un pò impallidito, prenderebbe  più vigore, e potrebbe fare orecchie da mercante alle lusinghe delle sirene che continuamente vogliono indicargli la strada de seguire ( vedi Renzi). Gentiloni sa che non verrà rieletto, e che forse otterrà, o potrebbe ottenere un ministero nel prossimo gabinetto, anche se per uno che è stato capo del governo, non sarebbe il massimo.

E allora, visto che ha davanti ancora un semestre o poco più di governo, nel quale dimostrerà tutte le sue capacità, governi e faccia, senza sentire nessuno, ciò che crede necessario al futuro del nostro paese. Non serve ingraziarsi nessuno, se farà il premier come il paese si attende da lui, avrà fatto il massimo.

Oltre le vitamine, a Gentiloni serviebbe anche un aiutino dei presidenti delle due Camere. Visto che ora sono salvi i vitalizi degli eletti per la prima volta - secondo la legge vigente - che almeno  Camera e Senato discutano la proposta di legge Richetti, per la quale, vitalizi presenti, e futuri, siano ricalcolati TUTTI, secondo il sistema contributivo. Sarebbe un segnale, non da poco.

venerdì 17 marzo 2017

Di Battista e Di Maio incitano alla violenza. Cesare Lanza, da 'La verità', scommette sul loro futuro al governo

Il Senato che non vota la decadenza del giornalista Minzolini - come del resto ha fatto il giorno prima con il Ministro Lotti non approvando la mozione di sfiducia - ha fatto un vero e proprio 'colpo di Stato', un 'atto eversivo'. A seguito del quale non ci si può lamentare se le manifestazioni di piazza sfociano anche in atti violenti - ed  ha accennato anche ai prossimi scioperi,  quello dei Taxi ad esempio.

E' questo il succo del discorso che ieri Di Maio ha tenuto, dopo l'assoluzione di Minzolini, avendo al suo fianco Di Battista il quale, come tutti i replicanti  che conosciamo bene dai salotti televisivi, ad ogni affermazione dell'aspirante premier, annuiva vistosamente compiaciuto.

Nella stessa giornata di ieri, ma prima di tale discorso, a braccio  'di ferro' ,di Di Maio, Cesare Lanza dalla sua rubrica sul neonato quotidiano 'La verità', si lanciava spericolatamente in difesa dei Cinquestelle - in special modo della coppia al governo, in pectore, Di Maio e Di Battista - sui quali scommetteva non solo che andranno al governo -  fatto assodato da sondaggi ed umori -  ma che sicuramente governeranno bene.

Lanza, come la mette con il caso Raggi? Troppo sveglio e forte di esperienza, per farsi cogliere in castagna Lanza, il quale dichiara che lui non si è fatto arruolare nella schiera dei denigratori della sindaca, il cui governo delle città a lui va bene e a nessun altro, oltre Di Maio e Di Battista - battezzati rispettivamente. 'di mejo' niente, e che 'batosta'  - e forse neanche a loro.
Cesare Lanza spera di avere un posto dai possibili futuri governanti? I quali per ora guardano alle stelle, almeno a quelle cinque avute in  dotazione dal comico fondatore, per farsi indicare la retta via che non hanno ancora individuato per raggiungere il governo delle  città loro affidate.

 Fossimo in Cesare Lanza, con riverenza parlando, non scommetteremmo neanche un centesimo sul buon governo cinquestelle di Di Maio e Di Battista. Su quello della Raggi, inutile ostinarsi a darle credito e tempo. Ancora?

martedì 7 febbraio 2017

Italiani, popolo di teatranti che interpreta quotidianamente tragedie, ma che si attende da altri il lieto fine

Lo spettacolo indecente del Senato vuoto - 13 senatori su 320 - mentre Padoan, il ministro, illustra il richiamo dell'UE e la risposta italiana a tale richiamo - argomenti dell'uno e dell'altra, la crisi economica, i conti non in ordine, la ripresa che non c'è e semmai è troppo lenta, la disoccupazione, specie quella giovanile, che non accenna a diminuire e mettiamoci anche i terremoti  ed i terremotati - ci ha indotti a riflettere sull'inclinazione tutta italiana alla teatralità con la quale ogni giorno interpretiamo la tragedie che si sono abbattute si abbattono e certamente continueranno anche ad abbattersi su di noi e sul nostro territorio.

Mentre non siamo gli unici al mondo ad essere colpiti da tragedie, siamo gli unici a vivere queste tragedie da attori, che confidano in salvatori venuti dal cielo.
Un solo esempio che può essere applicato a tutti gli altri. La cronaca passata e presente ci mette sotto gli occhi ogni giorno la situazione di grave pericolo nella quale viviamo.

Da quando ci si dice, tanto per fare un esempio illuminante, che non solo le popolazioni Campane, ma in qualche modo anche tutta l'Italia, vive  sotto la minaccia di una improvvisa eruzione del Vesuvio, che - come i terremoti - non si sa quando avverrà, ma si sa per certo che potrebbe avvenire, anzi avverrà? Da sempre. Ma s'è mai sentito di qualche provvedimento preso concretamente per ridimensionare il pericolo effettivo, non virtuale? No, mai.

E pure ogni giorno recitiamo le tragedie del nostro paese, da interpreti fedeli al canovaccio ed anche bravi. E le recitiamo fino alla penultima scena, ben consapevoli, come la storia del teatro ci ha insegnato, che poco prima di sprofondare divorati dalle fauci del Vesuvio, nell'ultima scena della nostra interminabile tragedia, ci sarà un 'deus ex machina' capace di liberarci dalle fiamme,  evacuando con velocissimi yacht, navi e portaerei, l'intera popolazione.
 Noi la salvezza non ce la procureremo da noi stessi, attendiamo sempre che ci arrivi da altri, dall'alto, o anche, dal basso, con il Vesuvio che implode su se stesso, bloccando nelle viscere della terra la lava incandescente e distruttrice.

E così oltre che attori, dimostriamo al mondo intero, che siamo anche fessi.

venerdì 3 febbraio 2017

Parlamentari d'Italia. Chi li rivota è un idiota. Padoan parla davanti al Senato vuoto

Da ieri, da quando la tv ha trasmesso le immagini di Padoan che parlava al Senato - si fa per dire - per illustrare il richiamo di Bruxelles sui nostri conti, e la risposta italiana alle contestazioni, una fortissima indignazione  ci ha colti. Certo che siamo abituati da sempre a vedere quell'ignobile spettacolo delle due Camere vuote, per una ragione o per l'altra, anche quando è in discussione un tema di una certa importanza. E abituati  lo sono anche i giornali che ormai non ci fanno più caso, e anche le televisioni, complici,  che hanno imparato il trucco: non inquadrano mai l'emiciclo, ma solo il relatore. Per fortuna che oggi, precedendoci nell'indignazione di qualche ora, il Corriere, punta il dito contro l'intero corpo senatoriale, indegno, mettendo in prima pagina una foto che grida vendetta.

Vedere il Senato con soli 13 senatori, dei 320  eletti, è vergogna senza pari. Mentre si parla del futuro, dei destini del paese ai quali  uno per uno i Senatori dichiarerebbero di essere massimamente interessati,  senza che però più nessuno li prenda in seria considerazione, loro pensano a quando votare, ai capilista bloccati, all'Italicum o al Porcellum o al Mattarellum o al premio di maggioranza; e a quel fatidico 16 settembre, al quale vogliono arrivare ancora in scranno. Che gliene fotte dell'Italia? Come del resto agli Italiani non gliene fotte nulla se i parlamentari che hanno eletto appartengono alla peggiore classe italiana. E' così. E mai lo sdegno arriverà ad indurre tutti a votare scheda bianca, in modo da non eleggere nessuno e chiuderlo se non proprio il Parlamento intero, almeno il Senato. Tanto per cominciare.

Renzi era partito dalla riduzione, ma non gli è riuscita; e tutto resta come prima in un paese alla deriva, immobile. Si pensa alle elezioni. Se poi tutti i cittadini  avranno maggiori problemi e difficoltà, cosa importa a loro che una volta entrati in Parlamento si garantiscono per qualche tempo un bel vivere e, se furbi, anche una tranquilla vecchiaia?
 Abbasso il Senato!

domenica 25 dicembre 2016

E' ripartita la giostra dei Concerti di Natale in tv

Come sempre, ogni anno, ancor prima che il Natale arrivi, partono in tv i Concerti di Natale. Si comincia una settimana prima, dal Senato, su Rai 1, con un concerto ibrido di cui abbiamo già scritto e che ha avuto anche buoni risultati: 14,2% di share e poco sopra i 2.000.000 i telespettatori.
La vigilia, il 'Concerto di Natale' dalla Scala, ripreso nel teatro milanese che del Natale se ne fotte, ma che viene spacciato per tale solo perché fatto in prossimità delle feste natalizie. Messo in onda, sempre su Rai 1, la viglia, alle 10,15 del mattino, non ha brillato particolarmente sul piano degli ascolti (il programma ha pure il suo peso, ma alla Scala non ne vogliono sapere). Dohnanyi, il vecchio direttore, 87 anni, tornato a Milano dopo molti anni, ha eseguito la Sinfonia n. 9 di Beethoven  che certo la mattina della vigilia non è il massimo per telespettatori in tutt'altre faccende affaccendati. E infatti ha raggiunto uno share ridotto ( 9,2%) e 610.000 telespettatori.
 Diversa sorte dovrebbe avere il Concerto di stamane, sempre su Rai 1, da Assisi, con l'Orchestra nazionale della Rai, nonostante il programma presenti alcune evidenti incongruenze ( la Danza cosacca da Mazeppa, il brano virtuosistico, per violino e orchestra, di Saint-Saens)  ogni anno fa considerevoli ascolti.  Su tutti va il Concerto di Capodanno della Fenice che, nonostante il calo di telespettatori degli ultimi due anni, si mantiene sopra i 4.000.000.
Del Concerto di Assisi ci ha colpiti la regia trasandata ed inesistente - ad un certo punto ci ha mostrato  anche la campagna con un cavallo allo stato brado, e la solita passerella da destra a sinistra sul coro e da sinistra a destra. che palle! -  e qualche chicca inutile e fuori luogo dei testi affidati , colme sempre lodevolmente alla voce di Roberto Chevalier. Il quale, ad un certo punto, è stato costretto a comunicarci che Paul Klee diceva che l'arte rivelava cose  che altrimenti non consoceremmo.... che c'entrava ? Fra un brano e l'altro scivolano via una ventina di parole al massimo ma servono ad  introdurre ciò che si sta per ascoltare, non riflessioni di altro tenore e adatte ad altre occasioni.
 Per concludere, visto che ormai latv tiene ogni anno fede ai suoi numerosi appuntamenti musicali durante le feste, perché non manda uno dei suoi registi a studiare presso qualche rete televisiva europea per imparare il mestiere della regia di un concerto? Non sarebbe una cattiva idea. E soprattutto eviteremmo di vedere i cavalli, al di fuori delle corse o di ' Rai Agricoltura'?

sabato 1 ottobre 2016

Renzi-Zagrebelsky. Pari

A giudicare l'incontro/scontro di ieri sera fra Renzi e Zagrebelsky arbitrato da Mentana, sugli schermi de La 7, con gli stessi criteri con cui la stampa ha giudicato  lo scontro americano televisivo fra Trump, l'impresentabile e Clinton, l'antipatica, si dovrebbe concludere che non ci è stato nè vincitore nè vinto, e che tutti e due si sono difesi, ognuno con le proprie ragioni, senza riuscire a  tirarsi dalla propria parte nessuno dello schieramento opposto.

Sebbene il grande costituzionalista abbia dichiarato alla vigilia che  non si sentiva  a suo agio  davanti ad una telecamera, il suo compito di professore, competente e sicuro delle sue idee, l'ha svolto egregiamente.
E al presidente Renzi,  dei due il più svantaggiato, di fronte a chi voleva a tutti i costi fargli un esame di diritto costituzionale, e quindi di considerarlo alla stregua di uno studente in attesa di ricevere la votazione d'esame, gli va dato atto che s'è difeso abbastanza bene, nonostante qualche momento di nervosismo che avrebbe fatto bene a dominare.

In sostanza Zagrebelsky ha sostenuto la tesi che sebbene la riforma fosse anche necessaria, di una riforma pasticciata come ha giudicato quella di Renzi, non c'era proprio bisogno. Si elimina il CNEL, si ridisegnano le competenze delle Regioni e dello Stato centrale, si riducono i costi della politica,  si elimina il Senato, la cosiddetta 'seconda' Camera, in parte bene... ma  la nuova assise creerà più problemi di quanti avrebbe voluto risolverne.
 Ed ha anche aggiunto che il modo in cui  Renzi esponeva le novità della riforma - soprattutto con quel 'si sa subito chi vince' lo preoccupa, più che per Renzi stesso, per ciò che potrebbe accadere in futuro, in un paese non più bipolare per le forze politiche in campo, bensì tripolare, e con il ballottaggio che potrebbe, attraverso il premio di maggioranza, consegnare Paese e Parlamento ad una forza politica non maggioritaria, e potrebbe anche darsi che in futuro - disgraziatamente- a governarci, non sia Salvemini, ma uno che per il cognome gli somiglia molto, Solo per il cognome.

Anche Zegrebelsky, in qualche momento, ha tirato fuori qualche ruggine nata per il comportamento della ministra Boschi, quando ha ricordato di essere stato richiesto di un parere costituzionale sulla riforma e di averlo, una volta ricevuto, gettato nel cestino della cartaccia. E qualche spettatore ha anche pensato che alla base di alcune sue critiche ci fosse proprio questa ruggine con la ministra, più volte citata.
 Renzi ha ribadito sempre che la riforma è attesa dal paese da molti anni e che non può essere ancora una volta affossata dalle discussioni infinite del Parlamento, anche questa volta che il testo è stato discusso e ridiscusso votato e rivotato.

Alla fine quell'incontro-scontro che doveva risolversi in una sconfitta del Premier bacchettato dal celebre professore s'è concluso con un pari delle forze in campo.
 Nessuno dei due è riuscito a convincere pienamente, o meglio ambedue hanno convinto su singoli aspetti della riforma, nessuno decisivo e dirimente. E il pubblico, il Paese, resta diviso fra chi vuole la riforma, anche se non perfetta perchè il Paese deve rinnovarsi, e chi invece pensa sia meglio lasciare le cose come stanno per non peggiorarle.
Ma quest'ultima affermazione si va facendo da anni, mentre contemporaneamente si dice che le cose vanno assolutamente cambiate perchè così non si va avanti.

mercoledì 1 giugno 2016

La stampa italiana si mobilita contro il Senato che vuole in galera i giornalisti mentre salva i politici corrotti ( dal sito di Franco Abruzzo)

ROMA. Conferenza stampa organizzata dalla Fnsi. Sanzioni più severe per la diffamazione di politici e magistrati. L'appello alle Istituzioni: "Quella norma va ritirata. Secco NO. Il Parlamento riprenda a discutere di abolizione del carcere per i reati di opinione e di tutti gli altri interventi che possano rendere più civile questo Paese". "Se questa norma – ha osservato Giuseppe Giulietti – è solo un equivoco, il Senato la ritiri. Se così non è siamo pronti a mobilitarci fino a scendere in piazza per ribadire quello che in Europa è ormai una certezza: il carcere per i reati di opinione va abolito". Raffaele Lorusso: "Al congresso della Federazione internazionale dei giornalisti chiederemo il sostegno dei colleghi di tutto il mondo".

 «Ci aspettiamo il ritiro della norma e un intervento del governo sul tema delle sanzioni previste per la diffamazione a mezzo stampa. Il Parlamento riprenda a discutere di abolizione del carcere per i reati di opinione e di tutti gli altri interventi che possano rendere più civile questo Paese». Questo l’appello rivolto alle istituzioni nel corso della conferenza stampa organizzata in Fnsi per ribadire il secco «No» dei giornalisti al tentativo di inasprire le sanzioni per la diffamazione a mezzo stampa nei confronti di politici e magistrati.«Ci aspettiamo il ritiro della norma in tempi brevi e ci aspettiamo anche una parola da parte del governo sul tema delle sanzioni previste per la diffamazione a mezzo stampa. Ma non ci fermiamo a questo: è necessario, infatti, che il Parlamento riprenda a discutere di abolizione del carcere per i reati di opinione e di tutti gli altri interventi che possano rendere più civile questo Paese». Questo l’appello lanciato dal segretario della Fnsi, Raffaele Lorusso, al termine della conferenza stampa indetta nella sede del sindacato dei giornalisti per protestare contro la previsione dell’inasprimento delle pene per i cronisti che dovessero essere riconosciuti colpevoli di diffamazione nei confronti di politici, amministratori locali e magistrati contenuta nel disegno di legge in materia di contrasto al fenomeno delle intimidazioni ai danni degli amministratori locali.


Dopo l’introduzione della portavoce di Articol21, Elisa Marincola, la conferenza stampa, organizzata da Federazione nazionale della stampa italiana, Articolo 21, Usigrai, Ordine dei giornalisti del Lazio e Pressing NoBavaglio, è stata aperta dall’intervento dell’avvocato D’Amati, che ha ricordato i diversi pronunciamenti della giurisprudenza, sia italiana che europea, secondo i quali la previsione della detenzione per i giornalisti è una pena sproporzionata: «L'apparato sanzionatorio che prevede il carcere per i giornalisti è medievale, fuori dal tempo. Piuttosto la politica e le istituzioni dovrebbero pensare a come rendere più facile il lavoro dei cronisti agevolando la consultazione di atti e documenti», ha detto D’Amati. E se è vero che i giudici della Corte di Cassazione hanno ormai segnato con le loro sentenze un consolidato indirizzo favorevole ai giornalisti, «restano – ha spiegato Domenico D’Amati – negli altri gradi di giudizio orientamenti spesso discordanti».


Nel corso del dibattito sono state affrontate anche le questioni delle richieste danni in sede civile, le cosiddette "liti temerarie", e i ripetuti tentativi di riproporre la questione delle intercettazioni: «Questo è solo l’ultimo tentativo – ha spiegato Marino Bisso, del comitato Pressing-NoBavaglio – di imbavagliare i giornalisti e creare una serie di impedimenti al diritto di cronaca. Anche indebolendo, come ha fatto il jobs act, le tutele dei lavoratori dell’informazione».Della necessità di ritornare ad una informazione di qualità, che eviti anche che il giornalista possa incorrere in errori in buona fede, ha parlato Paolo Butturini, della segreteria della Fnsi. Mentre Alessandro Galimberti, presidente dell’Unione cronisti, ha rilanciato l’opportunità di individuare con chiarezza gli obiettivi da perseguire: no al bavaglio alla stampa e no al carcere per il giornalismo. Spazio poi alle testimonianze di Vincenzo Vita, Paolo Brogi, Graziella Di Mambro e alle domande dei colleghi. Fino alle conclusioni del presidente della Fnsi Giulietti.


«Se questa norma – ha osservato Giuseppe Giulietti – è solo un equivoco, il Senato la ritiri. Se così non è siamo pronti a mobilitarci fino a scendere in piazza per ribadire quello che in Europa è ormai una certezza: il carcere per i reati di opinione va abolito. Quella di cui parliamo è una norma antinazionale, inserita nel provvedimento contro le minacce agli amministratori ma non richiesta dagli stessi promotori della legge, cioè Libera e Avviso Pubblico. Noi vogliamo ribaltare lo schema chiedendo di introdurre il reato di molestie all'informazione». «La prossima settimana – ha quindi anticipato in chiusura il segretario Lorusso – saremo al congresso della Federazione internazionale dei giornalisti e in quella sede presenteremo come Federazione nazionale della stampa italiana un documento sul tema del carcere per i cronisti sul quale chiederemo il sostegno dei colleghi di tutto il mondo. Nessuno chiede l’impunità. Se un giornalista sbaglia è giusto che venga sanzionato, ma servono gli strumenti giusti, come il Giurì dell'informazione, e sanzioni adeguate. Sarebbe sufficiente recepire l'indirizzo consolidato della Corte europea dei diritti dell'uomo». INhttp://www.fnsi.it/sanzioni-piu-severe-per-la-diffamazione-di-politici-e-magistrati-la-fnsi-quella-norma-va-ritirata

martedì 8 settembre 2015

La VECCHIA Italia dura a morire impedisce la nascita della NUOVA Italia

 A partire dalle istituzioni, dove la VECCHIA Italia si è radicata da tempo e sradicarla, per impiantarne una NUOVA di zecca appare ogni volta, ad ogni nuovo tentativo, impresa impossibile. E' da quarant'anni circa che si discute dell'alleggerimento del nostro sistema  parlamentare bicamerale;  con Renzi, ma anche prima di lui, si torna a parlarne,  e mentre si era prima tutti d'accordo nella sua soppressione, ad eccezione ovviamente degli stesi senatori - i quali non si sono ridotti neanche gli stipendi per sè e per tutti i dipendenti delle camere, e perciò  potevano autoridursi ? - ed oggi alla viglia di una imminente discussione in aula, si rimette tutto in discussione. I senatori, quale che sia il loro numero - almeno su quello, sulla sua riduzione, c'è un qualche accordo? e perchè non si parla della riduzione anche dei parlamentari? - devono essere eletti, sostiene l'intransigente Brunetta, senza la modifica dell'art.2 del disegno di legge, dove si dovrebbe parlare appunto della elezione dei senatori ( ed ha aggiunto senza la modifica, nella legge elettorale del soggetto avente diritto al premio di maggioranza:coalizione e non lista) non se ne fa nulla. Punto a a capo, senza nulla concludere.

 Alla Biennale di Venezia si prospetta la riconferma per il terzo incarico consecutivo di Paolo Baratta alla presidenza. Ma come, non ci si doveva fermare a due, al massimo, e nel caso di Baratta forse a quarto, essendo già stato altre due volte presidente,  non consecutivamente? Sì per tutti ci si doveva e deve fermarsi a due, ma per Baratta. No, lo ha previsto l'ultima legge di stabilità, che ha derogato al principio dei due incarichi consecutivi. Quando ci sono gli amici non si guarda in faccia a niente e  nessuno. Anche il direttore della sezione cinema, verrà prorogato di 12 mesi, come sia lui che Baratta speravano, si auguravano ed hanno ottenuto. Pur avendo denunciato quest'ultimo che in Italia si fanno molti film, troppi, dunque se ne devono fare meno, mentre loro due restano ancora per molti troppi anni al timone dell'Istituzione veneziana. Mentre nel resto del mondo ad ogni scadenza di mandato i vertici vengono rinnovati senza che caschi il mondo. In Italia no.

In Campidoglio tira una brutta aria, solo Marino non se ne accorge, fa finta di non accorgersi. Perchè non l'hanno mandato a casa? Non ne ha combinate già troppe,  perfino la lunga vacanza in America mentre Roma era messa a fuoco e fiamme dai clan malavitosi ed attendeva il suo ritorno per dare il via ai lavori del Giubileo che non saranno mai finiti in tempo? Adesso se la prende con Alfano - che già di suo ha tante colpe  al quale imputa di essere stato con Alemanno meno duro che con lui, perchè ambedue appartenevano al medesimo partito; dimenticando però che se lui non va a casa dipende solo dall'imminente Giubileo, dalla paura di perdere il Campidoglio da parte delle forze di sinistra e dalla volontà di resistere dei consiglieri comunali fino alla fine della legislatura, perchè anche loro 'tengono famiglia'.
 E lui continua con la solita lentezza che ha fatto iniziare troppo tardi i lavori del Giubileo, solo perchè ha lottato strenuamente per mesi contro la nomina di un Commissario, la qual cosa ora ha dovuto subire, pur recalcitrando.
 E con la sua solita e proverbiale lentezza, altro rimprovero che Roma gli fa - non ha ancora nominato il nuovo Amministratore delegato di Musica per Roma, lo spagnolo Noriega - esperto di corride e sponsorizzazioni, come sottolinea oggi sul Corriere maliziosamente Paolo Conti - dopo averlo  scelto fra centinaia di candidati che avevano risposto ad un bando internazionale del quale Marino si vantava, ed averne resa nota l'elezione già un mese fa. Marino ancora non lo nomina (chissà con cosa sta barattando il decreto di nomina, a questo punto urgentissimo) ed anche il gioiello - così lo chiamano - dell'Auditorium rischia di perdere lucentezza ed accumulare ritardi.

Toh, chi si rivede. Paolo Pinamonti, musicologo veneziano, graziato da Mario Messinis, all'epoca sovrintendente della Fenice,  che lo mise a fare il direttore artistico,  e, finito il mandato di Messinis come di Pinamonti,  richiesto dal teatro di Lisbona, dopo il quale anche Madrid, non volendo privarsi della sua competenza,  lo chiamò a dirigere il teatro della Zarzuela.
 Ora, al termine del mandato madrileno, ecco che Pinamonti riciccia a Napoli, al  Teatro San Carlo, chiamato dalla Purchia, messa e confermata lì da Nastasi,  contro il parere di De Magistris. Sempre meglio,quanto a competenza del suo predecessore De Vivo, fattosi direttore artistico sul campo- sappiamo come- senza nessuna credenziale precedente in fatto di preparazione, oltre quella di alcune recensioni discografiche per il vecchissimo Radio Corriere tv. Buonanima. Ma Pinamonti deve per forza fare il direttore artistico a vita? Non poteva tornare in laguna  e mettersi, al Lido,  meritatamente con i piedi a mollo?

Lamberto Sposini, vittima di un gravissimo problema, negli studi della 'Vita in diretta', alcuni anni fa, s'è rivolto alla magistratura chiedendo alla RAI per 'ritardi nei soccorsi' danni per 10.000.000,00 di Euro; la sua richiesta è stata respinta dal tribunale, in febbraio, Sposini ha presentato ricorso, e l'udienza è stata fissata per il luglio 2016, nel frattempo...
 Analoga attesa, nonostante i proclami di Zingaretti, si ha nella prenotazione di visite mediche specialistiche in ospedali e analisi. Ad una nostra conoscente che aveva bisogno dell'eletrocardiogramma, e che aveva telefonato per questo ad un ospedale, hanno fissato un appuntamento per marzo del 2016, nel frattempo...

domenica 30 agosto 2015

'Furti di Stato' autorizzati per i vertici delle amministrazioni parlamentari e repubblicane. Serafin, Pagano, Aquilanti, Zampetti. Dietro di loro, una lunga scia di altri furti autorizzati ed impuniti

Leggevamo qualche giorno fa del problema sorto con l'attuale segretario generale di Palazzo Chigi, Paolo Aquilanti, che proviene dal Senato, dal quale tuttora dipende, distaccato alla Presidenza del Consiglio. Il problema nasceva nella impossibilità da parte della Presidenza del Consiglio di adeguare il suo compenso  a quello consentito in Italia per i vertici di qualunque istituzione pubblica, e cioè 240.000 Euro. Uno stipendio da fame, appena bastante per mantenere una famiglia di quattro persone che vive in due camere e cucina.
 Aquilanti non può avere quello stipendio. Essendo egli in pianta al Senato, benche distaccato presso altra amministrazione, il suo stipendio lo stabilisce il Senato, ed è di 427.000 Euro.
Il quale Senato, che avalla  anche le leggi che mettono le  mani nelle tasche dei cittadini - l'ultimo furto sventato pare fosse stato ipotizzato da Cottarelli, il quale aveva proposto di abbassare le pensioni oltre i 2.000 Euro, considerate troppo alte - quando s'è trattato di mettere in atto la direttiva del Governo relativa  all'abbassamento degli stipendi massimi a 240.000 Euro - che è poi lo stipendio del Presidente della Repubblica Italiana, che è a sua volta superiore a quello di Barak Obama -  ha messo le mani avanti: non si può fare. Sia Grasso che la Boldrini hanno fatto di tutto, almeno a parole, perchè dalle due Camere arrivasse al paese un segnale positivo, ma nulla da fare, perchè quegli stipendi non si possono toccare. Può ritoccarli  solo il Senato medesimo che - direte voi - non se li abbassa neanche a schioppettate nella schiena.
L'attuale segretario generale del Senato, la bionda signora con il boccolo che le pende sulla guancia destra, Elisabetta Serafin, ha uno stipendio di 427.000 Euro, con un incremento annuo del 2%.
Alla Camera dei Deputati le cose non stanno diversamente. Lucia Pagano, da pochi mesi segretario generale, ha uno stipendio di 479.000 Euro.
 E il segretario generale della Presidenza della Repubblica, provenienza Camera dei Deputati, e cioè Ugo Zampetti, che la stessa Presidenza s'è subito sbracciata a dire che alla Presidenza della Repubblica non costa nulla perchè lui ha rinunciato allo stipendio -  lo credo bene! - guadagna  in virtù del suo precedente incarico,  dal quale, se non andiamo errati è in pensione, il doppio di quel che potrebbe guadagnare se fosse stipendiato dalla Presidenza. Guadagna cioè 478.000 Euro (che sarebbe, salvo una nostra clamorosa svista, la sua pensione).
 Il Parlamento e il Senato per non turbare le notti dei loro più alti dirigenti, a cominciare dai segretari generali, ha stabilito, dopo  infinite proteste, che l'adeguamento ai 240.000 Euro partirà solo dal 2018. Perchè? Sarebbe bene domandarlo a Grasso e Boldrini.
Perchè prevedendo lo stipendio da fame di 240.000 Euro, devo pensarci in tempo a cambiar casa e ad adeguare il loro tenore di vita.
 E intanto in questi tre anni, questi quattro ladroni di Stato, e non solo loro, intascano ciascuno quasi 800.000 di Euro in più, che tradotti in lire fanno quasi un miliardo e mezzo di lire ciascuno?
 Non è uno scandalo se il governo fa una legge e gli organi costituzionali di più alto grado non la osservano e nessuno può dire loro nulla, perchè a decidere se osservarla o meno sono loro e nessun altro, il governo del paese su di loro non ha giurisdizione?

sabato 7 febbraio 2015

Je suis calderoli, c'ha scritto in petto un maiale

La figura che la commissione per le autorizzazioni a procedere ha fatto, l'ennesima, non dando l'autorizzazione a procedere contro Calderoli, che aveva apostrofato la ministra Kyenge, con espressione che neanche i maiali, fra di loro, sono soliti usare, e cioè: 'quando vedo la ministra Kyenge non posso non pensare ad un orango'.
 Ieri su un giornale è apparsa una vignetta che  riproduceva un roseo maiale  - povero animale costretto dal vignettista ad offrire le sue sembianze a Calderoli - che recava appeso al collo un cartello, nello stile 'Charlie Hebdo',  'Je suis Calderoli'. Il maiale non si offende?
 Sembra che alcuni componenti della Commissione si siano pentiti della schifezza ed abbiano assicurato che, in Aula, voteranno a favore della autorizzazione a procedere contro il Calderoli/maiale che ha apostrofato la ministra Kyenge.
P.S. Il maiale ritratto nella vignetta, ci ha fatto sapere, attraverso il suo avvocato, che non intende prestare la sua faccia paffuta e rosea a Calderoli e che perciò farà causa al vignettista per l'uso diffamatorio della sua immagine. Ed ha suggerito di rivolgersi ad uno scarafaggio, di quelli che  sul dorso hanno striature verdastre, i più schifosi della specie.

giovedì 22 gennaio 2015

Il diritto acquisito della povertà, per molti italiani

Di diritti acquisiti si fa un gran parlare in questi ultimi tempi, e lo fanno in molti,  ne straparla anche Capanna, ex Lotta continua, che  rinunciare al suo 'diritto acquisito' delle super pensioni non ci pensa affatto. Come non ci pensa affatto neanche quell'avvocato perugino, dipendente del Comune del capoluogo, che per una strana curiosa contingenza riceve una pensione di oltre 600.000 Euro l'anno. O quel segretario generale della Regione siciliana che, in difesa del diritto acquisito ad una ricca pensione, si è dimesso prima che entrasse in vigore la legge che gli avrebbe decurtato la pensione di oltre 400.000 Euro, l'anno - sia chiaro. E' bene chiarirlo perchè di questo passo non sarebbe neppure così peregrina l'idea che in Italia ci possano essere persone che percepiscono pensioni di 400.000 Euro, magari lordi, al mese.
 E, mentre, contro certi cumuli, quelli di poche lire, l'INPS spara  pallettoni, al punto da azzerare alcune pensioni minime, contro cumuli consistenti - come ad esempio quelli del candidato primo al Quirinale, il prof. Amato, sembra abbia consumato tutte le munizioni possibili. Ma il diretto interessato, Amato, che certamente non vi rinuncia ed anzi le somma alle briciole del suo stipendio come giudice costituzionale ( appena 400.000 Euro, l'anno), ha dichiarato che  molti dei suoi compensi finiscono in beneficienza (dei suoi familiari?).
E potremmo continuare con la lista di quelli che vengono definiti 'diritti acquisiti', e perciò intoccabili. Certo  i diritti, se meritati, conquistati, pagati e perciò acquisiti sarebbero intoccabili. Ma gran parte dei casi citati ed anche molti altri sono privilegi scambiati, per proprio comodo, in diritti.
 Come le pensioni baby, fra le quali quelle dei parlamentari di ogni ordine e grado, in cima alla lista di quelle da cassare seduta stante, senza attendere un minuto in più.   O i privilegi che uomini politici che hanno avuto un tempo delle cariche istituzionali, si sono dati, ed ai quali non intendono mai e poi mai rinunciare.  Esponenti di tutti gli schieramenti: ex presidenti di Camera e Senato, come Casini o Pera e altri ancora, hanno uffici e segreteria ed altri agi che comprendono magari macchina con autista ecc... nonostante non ricoprano più quelle cariche ed alcuni siano perfino sconosciuti ai più.
 In questo ultimi tempi, infine, sembra essersi diffusa la coscienza di  un altro diritto acquisito in Italia, difeso a denti stretti da una fetta sempre più grande di popolazione. Il diritto 'acquisito' alla povertà. E non c'è governo che intenda eliminarlo.

giovedì 17 luglio 2014

Vietato procurare scossoni ai parlamentari italiani e ai dipendenti del Parlamento

L'Italia, ogni giorno ce ne convinciamo di più, non è un paese normale. Continuano gli sprechi, i soldi letteralmente buttati, i privilegi immeritati anche in termini economici e, d'altro canto si perpetua la disattenzione dello Stato e della società verso i deboli, i poveri e quello che sappiamo e che ogni giorno si arricchisce di nuovi sconcertanti particolari. In ogni senso.
 L'ultimo è questo. Si sta mettendo mano alla riforma del Senato, si parla dell'accorpamento delle due camere, liberando quindi completamente Palazzo Madama che forse si svenderà oppure ospiterà altri uffici parlamentari, e si pensa anche a ridurre - come è naturale che sia; lo si pensa e dice da molti anni, ma guai a mettere mano alla riforma - privilegi  stipendiali  per l'esercito di dipendenti, tutti- assicura la Boldrini - superspecializzati.
Senonchè la ventina circa di sigle sindacali alle quali aderiscono i dipendenti, evidentemente divisi e riuniti per classi di stipendio, scatti e mansioni, sono già sul piede di guerra. Se tagliano gli stipendi ai loro associati, addio alle quote d'iscrizione - ma forse anche quelle le pagano i cittadini per i loro dipendenti del Parlamento superspecializzati.
Ma la Boldrini e lo stesso Parlamento le pensano  tutte per difendere il durissimo lavoro dei Parlamentari e degli assistenti, e per non turbare la loro quiete. Gli stipendi e gli alti privilegi andranno rivisti, ma con gradualità, per non creare traumi in quelle menti nobili impegnate nel rendere la vita dei cittadini sempre più facile ed agevole. Insomma se tagli ci saranno,  cominceranno ad avere effetto dal 2018. Cioè fra quattro anni, quando, probabilmente, con il cambio di Governo e nuove elezioni - come si va sempre più spesso paventando, nonostante le rassicurazioni di Renzi che vuole regnare ancora per mille giorni - quelle decisioni potrebbero essere riviste  e modificate nel senso che tornano ad essere quelle di oggi. Perchè è molto difficile che i parlamentari si taglino i privilegi accumulati- sarebbe come tagliarsi da soli le p.... - come, si teme fin d'oggi, per la modifica e l'abolizione del Senato, la doppia Camera che tanti problemi ogni giorno procura all'iter parlamentare.
In questi stessi giorni è venuta fuori anche un'altra proposta, quella di tagliare anche il numero dei parlamentari della restante Camera, che oggi sono più di seicento. Ma anche questa riflessione in libertà non si sa da quale pensiero scaturisca. Si vuole tagliare tutto il tagliabile, per destabilizzare oppure  c'è una qualche altra ragione? E si può tagliare, per tagliare comunque,  o così facendo si vanno a toccare i livelli e le percentuali di rappresentanza dei cittadini?
In un paese normale si vorrebbe capire, ogni volta che si assume una decisione, da quale ragionamento scaturisca. In Italia è pretendere troppo?
 Ultimissime dal Parlamento.  Molti dipendenti stanno pensando di andare in pensione il prima possibile, prima che la scure dei tagli si abbatta sui loro indecenti compensi, onde evitare una decurtazione secca anche delle loro pensioni e buonuscite. Mica fessi i dipendenti del Parlamento. E, del resto, la Boldrini l'aveva detto: si tratta di dipendenti superspecializzati.

mercoledì 16 aprile 2014

salutare censura

 Se il pubblico della tv italiana seguisse soltanto Rai Parlamento, si farebbe delle nostre attuali due Camere  legislative una idea molto diversa dalla realtà,  anzi diversissima. Viene inquadrato il ministro o il capogruppo di turno, in primo piano, lasciando accuratamente fuori qualunque totale, da cui ricavare una immagine dei parlamentari. Il più delle volte le aule sono vuote, vistosamente vuote - come si deduce, invece, da altre trasmissioni, telegiornali o dirette di altre reti. Insomma Rai Parlamento tenta di stendere un velo pietoso per nasconderci, almeno così sembra, quale monnezza noi abbiamo eletto come rappresentanti . Gentaglia, autentica gentaglia per la quasi maggioranza degli eletti. e se non gentaglia, praticamente gentucola interessata  ai propri affari. Durante qualunque relazione, anche in casi di votazioni importanti, non c'è uno che ascolti, tutti chatttano- li mort...loro!- parlano a telefono, scrivono al computer- che cosa si scrivono ?
 C'è però qualche caso in cui, dai telegiornali, apprendiamo che le camere non sono popolate di cadaveri, ma di gente di cui vergognarci. Le proteste ormai giornaliere ci mostrano una massa di cialtroni, cafoni, che , senza esagerazione, andrebbero trattati con la stessa durezza con la quale a parole vengono apostrofati coloro i quali sono  professionisti riconosciuti del casino sociale. Oggi, nelle due sedute al Senato ed alla Camera, durante l'approvazione della legge contro il voto di scambio,  abbiamo avuto una ulteriore prova di quanto sia necessario al più presto chiudere almeno una delle due camere e, della restante,  fare a tutti i parlamentari, ridotti comunque di numero, almeno una prova tossicologica.
 Si lamentano delle maniere forti con cui li ha apostrofati papa Francesco, non ne hanno ragione; perchè noi  che non siamo papa Francesco, possiamo solo vergognarci di loro.  

domenica 9 febbraio 2014

Nastasi lo smemorato. Muti e Abbado, ancora fratelli

Chi glielo ha chiesto? Nastasi senza essere interrogato - 'excusatio non petita, accusatio manifesta', dicevano i latini - precisa,  a Valerio Cappelli sul 'Corriere' di oggi, che l'Orchestra Cherubini riceve dal ministero identico contributo dell'Orchestra Mozart, cioè 300.000 Euro.  Come a dire, non c'è mai stato nessun occhio di riguardo o preferenza per l'una o l'altra orchestra, naturalmente sempre a favore di quella di Muti, la Cherubini. Falso! Oggi è così, ma non lo è stato sempre. In anni passati, la Cherubini  veniva finanziata con ben altri soldi, anche con il contributo di ARCUS, mentre la Mozart prendeva, quando le prendeva, le briciole che cadevano dalla tavola del Ministero, imbandita per Nastasi e soci. Oggi la Mozart è in grave difficoltà, semplicemente perchè la sua esistenza era troppo legata ad Abbado, alla cui morte - ma il dramma si presentò già in tutta la sua tragicità,  al ricomparire in maniera violenta della sua malattia - una  sentenza di chiusura definitiva sembrerebbe pendere anche sulla testa della povera 'Mozart'. Insomma  data la instabilità di questi organismi non è automatico che 'morto un direttore se ne fa un altro' come avviene in ben altri ambienti, dove  immediatamente sostituiscono il defunto regnante, e non è raro che il sostituto sia migliore del sostituito.
 La notizia di oggi è che Muti dirigerà, il prossimo 30 giugno, un concerto in ricordo di Claudio Abbado, a Ravenna, nel festival di sua (di Muti) moglie Cristina, il Ravenna Festival, mettendo inseme  la Cherubini e la Mozart, come del resto aveva lasciato fare ad Abbado qualche anno fa quando gli aveva imprestato la sua Cherubini per il 'Te Deum' di Berlioz.
 Possiamo parlare in tutta sincerità, senza inutili pudori , come richiederebbe, secondo un galateo di maniera, la memoria del defunto direttore? Se questo fair play i due direttori l'avessero mostrato da sempre, se ne sarebbe avvantaggiata la vita musicale e i giovani componenti delle due compagini orchestrali, ma anche i giornali, almeno i più idioti - che sono la maggioranza -  che non avrebbero più avuto giustificazione alcuna per il tempo perso a ricamare sopra  le invidiuzze dei due.
 Ai quali, senza mezzi termini,  va  detto che quel loro slancio verso i giovani, avrebbero deivuto indirizzarlo anche altrove,  spingendoli  a  salire almeno una volta, sul podio, ad esempio, dell'Orchestra 'Verdi', la gloriosa orchestra di Milano ( che sia Abbado che Muti conoscevano bene!) fondata da Delman, negli anni  duri che ha attraversato in passato. I giovani della 'Verdi' erano forse diversi da quelli della Cherubini e della Mozart? Nessuno dei due  può avere alcuna giustificazione.
 E, infine, andiamo fino in fondo:  non sarebbe stato opportuno che sia Muti che Abbado  lavorassero con le due orchestre giovanili sempre e solo GRATUITAMENTE? Forse che quei compensi erano indispensabili alla sopravvivenza?  Non sappiamo se qualche volta l'abbiano fatto. Se sì, siamo contenti e riconoscenti. Ma certamente non l'hanno fatto sempre, come ci convincono due notizie che riguardano rispettivamente l'uno e l'altro e che  ci sono rimaste impresse - negativamente - nella memoria.
A Roma Muti diresse un concerto al Senato alcuni anni fa. Era a Vienna per le 'Nozze' mozartiane, un aereo privato lo prelevò condusse a Roma e lo riportò a Vienna. Si scrisse che quel concerto costò la bellezza di 300.000 Euro. Una bella sommetta! Andò  all'orchestra ed a sostenere le spese?
Sempre alcuni anni fa - lo scrisse L'Unità - Abbado diresse a Bologna i 'Brandeburghesi' e il  suo cachet era di 100.000 Euro.
 Ciò non ci impedisce di riconoscere ad Abbado il nobile gesto di devolvere alla Scuola di Musica di Fiesole il suo vitalizio di senatore a vita, sebbene giunto quando ormai le  sue condizioni di salute facevano temere  il peggio.

sabato 5 ottobre 2013

Berlusconi cambia nome

La sua prima dichiarazione a caldo, dopo la sentenza della giunta del senato è stata: quella sentenza è  un 'duro colpo a democrazia'. non sarà che  ha cambiato nome all'anagrafe; da Berlusconi a Democrazia. Da Silvio Berlusconi a Silvio Democrazia?

mercoledì 2 ottobre 2013

Un galeotto tiene in scacco il paese e si prende gioco delle istituzioni

Una persona condannata, con condanna definitiva, per frode fiscale per giunta, pur essendo un parlamentare,  che, addirittura, in passato,  è stato anche presidente del consiglio ( il che rende la condanna ancora più dura!),  ancora fuori dalle  patrie galere, semplicemente perchè l'età gli consente di domandare 'l'affidamento ai servizi sociali'  nella lingua italiana si dice che è un galeotto. Ora può un galeotto, per quanto persona in vista nel mondo politico, ed ancor più in vista nel mondo degli affari, tenere in scacco il paese, togliendo la fiducia al governo, minacciando sfracelli  perchè pretende, a differenza di qualunque altro cittadino condannato,  un lasciapassare ed addirittura la cancellazione di quella condanna, pesantissima per un uomo di governo? In questi giorni passati ha annunciato la caduta del governo; ritirato i ministri, chieste le dimissioni di tutti i suoi parlamentari ( atti di gravità inaudita ed inammissibile, per i quali, soltanto per questi, dovrebbe finire in galera, a causa dell' evidente procurato invito alla rivolta; dall'altro lato,  il presidente  Letta, nipote, ha detto al Presidente della repubblica che voleva andare in Parlamento e domandare la fiducia; il galeotto gliela ha negata alla vigilia, in Parlamento s'è verificata una scissione all'interno del PDL, ma oggi, ecco che il galeotto, dopo aver dichiarato ancora questa mattina che non avrebbe dato la fiducia al governo Letta - fiducia che, invece, i dissidenti del PDL avevano assicurato per evitare il trionfo dei falchi ( Verdini, la pitonessa maculata, Bondi il serafico  e signora ed altri volatili ); il galeotto per non farsi superare  e mettere in un angolo dai suoi stessi parlamentari, arriva in Senato e dice che dà la fiducia al governo, a causa del grande senso di responsabilità e di dovere nei confronti del Paese. Ahahahahahahahha! non so se riuscite a sentire al risata.
Il galeotto, finchè non sarà decaduto da parlamentare e non sarà affidato ai servizi sociali - a seguito del quale affidamento vedremo se avrà avuto effetto la sua rieducazione - deve essere fatto tacere, perchè non possiamo più tollerare che proprio un galeotto si prenda gioco delle istituzioni,  e tenga in scacco il paese, fregandosene - ma cosa si pretende da un galeotto? - dei problemi drammatici che il nostro paese sta attraversando. i galeotti stanno in galera. non in parlamento.

giovedì 19 settembre 2013

Incoscienti e irresponsabili. Ma anche profittatori

'Oggi è festa' dice con quella sua bocca, da cui sgorga il fiume in piena della sua intelligenza, l'ex presidente del Senato, Schifani, ed ora capogruppo del PDL, da oggi FI, rinata, nel corso dell'inaugurazione della nuova sede del partito i n Piazza san Lorenzo in Lucina a Roma. Abito scuro, cravatta sgargiante,  barbiere e manicure appena fatte,  camicia con polsini fermati da preziosi, come ha la maggioranza dei burini seduti nelle due camere del nostro parlamento, insomma vestito a festa per un giorno di festa. Lo dice anche Berlusca che è un giorno di festa; con più ragioni  di Schifani, perchè anche lui, in procinto di essere tirato giù dal piedistallo e finire addirittura affidato ai servizi sociali, si merita  qualche momento di allegria, dopo giornate in cui l'ha prese di santa ragione dalla Cassazione, e mentre sa che il suo nemico De Benedetti se la gode  ai Caraibi con i  soldi che gli ha scucito.
 Ma l'atmosfera di festa si diffonde anche negli altri palazzi del potere.  Ci sembra di vedere l'ultima scena di un naufragio, nella quale i signori della prima classe, sebbene avvertiti dal comandante che la nave sta affondando, restano nella sala  delle feste, al piano più alto, a sorseggiare  Dom Perignon ed a gustare ostriche e  caviale, tanto a loro- ne sono pienamente convinti - qualcuno verrà sempre a salvarli, non possono affondare come tutti i passeggeri della classe economica. Ecco qual è l'immagine dell'Italia. Un paese ridotto alla povertà con l'eccezione dei  ricchi e dei frequentatori dei palazzi del potere.
 Da anni non si adeguano gli stipendi di milioni di italiani, le pensioni non vengono rivalutate neppure in funzione dell'inflazione, mentre loro mantengono i lauti stipendi di un tempo che non riescono a trovare il tempo per abbassare, e non riescono ad abbassare neanche il numero degli occupanti le due camere parlamentari come i consigli regionali;  ritoccano del solo 20% il numero delle autoblu che costano una cifra spropositata, a Roma si paga un autoparco per auto di servizio del comune 1.000.000 di Euro e via di questo passo. Dimenticavamo: topolino Amato, criticato per le sue pensioni d'oro  che andavano ad aggiungersi allo stipendio alla Treccani, ora nominato giudice costituzionale, aggiungerà ai 30.000 Euro di pensione mensili  lo stipendio di 400.000 Euro  che dovrà,  controvoglia, prendere alla Consulta.  Insomma topolino e tutti gli altri  non si accorgono neppure che fuori la plebe 'litiga', come  ironizzava Petrolini.  Che accadrà quando non basterà più alla plebe di 'litigare' e andrà a stanare  per esempio, Sandro Bondi, proprio lui che aveva  dichiarato che se nel paese le cose non cambiano (ma lui intendeva:  a favore di Berlusconi, per il quale auspicava che la condanna in Cassazione fosse solo uno scherzo!) poteva esserci la guerra civile. La quale, se un giorno ci sarà - speriamo mai, perchè alla  fine, poco prima dell'affondamento, anche Bondi  potrebbe rendersi  conto della situazione , ma non di Berlusocni, di tutti) - Bondi potrebbe essere il primo dei suoi simili ad andarci di mezzo. Perchè  certo lui  non la farà. Perchè dovrebbe?  Non c'è altro  angolo del pianeta nel quale lui e la sua compagna, deputata Repetti, godrebbero degli stessi benefici di cui godono, grazie a Berlusconi, oggi in Italia.
 Ora intanto, anche nel clima di festa, si esercitano tutti, Schifani, Brunetta e Bondi compresi, a minacciare la crisi del governo, come in un gioco di società. Cacciamoli  tutti alla prossima occasione elettorale.